Caratteristica: Panorama a 360 gradi

  • Sentiero Attrezzato Bertotti at the Cross of Chegul

    Sentiero Attrezzato Bertotti at the Cross of Chegul

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato Bertotti at the Cross of Chegul

    Il Sentiero Attrezzato Bertotti is a pleasant itinerary of low difficulty that climbs to the Chegul Cross, on the mountains to the east of Trento. It has no technical difficulties and is also suitable for neophytes or those with little experience of ferrate; from the top the panorama is 360 degrees.

    ▲Approach

    From the Passo del Cimirlo (733 m), reached by Trento, take the road to the right with indications for Maranza; after about 1.5 km, narrow but asphalted, you can see on the left the signs CAI 418 of the Route Attrezzato Bertotti. You park on the road. Open road signs on Google Maps. From the sign (850 m) you climb steeply into the wood between bends, rocky and massive steps under the walls of the Chegul, then right on a slope up to a census under the crest; with short stretches equipped you reach the libro of the signatures, where a plate marks l' start of the path equipped (1115 m, 30' from the parking lot).

    ▲The path

    You go up a canyon in the woods to its più point; high, where you pass between two rocks; then you face a vertical parete equipped with wide cambre. The trail continues easy and free of equipment for a few minutes, up to some small rocks and a long 20-metre-long wire scale, a series of equipped steps leads smoothly to the Croce del Chegul (1263 m), with excellent views of Trento and Bondone (30' from the signature book, 1h overall).

    ▲Character and difficulty

    Itinerary is not difficult: the two vertical sections are facilitated by a staircase and a series of brackets; the difference in altitude is exceeded with stretches equipped in the most exposed points, but the difficulty remains modest. Very beautiful instead the view from the top.

    ⚠ Although easy, it remains an equipped way: helmet and ferrata sets are recommended, especially for the neophytes that approach you.

    ▲Discipline

    On the same route (45' 1h 45' overall) or take a più along anello: a bridge goes up to the Spiaz delle Patate (1310 m), then south to the CAI 411 towards Monte Lalonila, passing old war stations; at a crossroad (1541 m) From the bivouac, in steep descent with the CAI 412 to the west, you reach the Rifugio Maranza (1072 m) and finally, on the CAI 426 and 413, l' car (about 5h total).

    ▲To match

    Walking through the short variant remain time and energy for another way: in Val d'Adige la Ferrata Rio Secco e la Ferrata di Favogna, o il Burrone Giovannelli; towards Garda la Ferrata Che Guevara e la Sentiero de le Stel.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyEasy
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • ProvinceTrento
    • GroupValsugana
    • Approach30 min
    • Fully equipped30 min
    • Ring itinerary5h
    • Level difference150 m
    • Route difference886 m
    • Maximum1737 m
    • Length14,7 km
  • Funds for the Colac

    Funds for the Colac

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Funds for the Colac

    La Ferrata dei Finanzieri risale l'imponente massiccio del Colac, sopra Alba di Canazei in Val di Fassa. È una via difficile per la presenza di alcuni passaggi impegnativi, ma su roccia ben arrampicabile e piacevole; l'itinerario, di media lunghezza, è agevolato dalla funivia del Ciampac e si può abbinare in giornata al Sentiero Attrezzato Lino Pederiva.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia Ciampac, che parte da Alba di Canazei (Trento): raggiunta Canazei si segue per il Passo Fedaia e si parcheggia nell'ampio piazzale presso gli impianti (starting point on Google Maps). In alternativa si può salire al Rifugio Ciampac a piedi da Alba di Canazei lungo il CAI 644, circa 600 m di dislivello in un'ora e mezza. Dalla stazione a monte si vede chiaramente la meta, la vetta del Colac; si seguono i cartelli che, facendo dapprima perdere quota verso sud in direzione di un lago artificiale, portano sotto il massiccio. Si risale un irto sentiero su fondo ghiaioso fino alla targa commemorativa e alle prime funi metalliche (2190 m, 20' dalla stazione a monte).

    ▲The path

    La ferrata inizia con una serie di roccette senza difficoltà, dove il cavo può servire anche solo per l'autoassicurazione; terminate le prime attrezzature si prosegue su un sentiero ghiaioso che con alcuni tornanti faticosi porta sotto la parete principale. Si risale un breve balzo, si percorre un traverso esposto ma facile verso sinistra, si scende verso un canalino detritico (caratteristica ricorrente della via) e si risale il versante opposto con alcune roccette; una rampa inclinata conduce a una fessura rocciosa che richiede più impegno, poi una stretta cengia verso sinistra porta a una serie di staffe metalliche su una placca appoggiata, spesso umida e ghiaiosa. Si entra quindi nella parte centrale, la più impegnativa (di livello medio): alcune esposte balze rocciose, agilmente arrampicabili, introducono al passaggio chiave, una sequenza di tre diedri verticali ed esposti, attrezzati con staffe e con qualche tratto strapiombante e atletico, da salire alternando le staffe a destra, poi al centro a sinistra e di nuovo a destra. Si esce su una rampa inclinata (attenzione a non smuovere sassi sui diedri sottostanti) che, con l'aiuto del cavo per l'aderenza, porta a un terrazzo panoramico verso il Gruppo Sella e il Sassolungo. Superato il tratto più ostico si prosegue su un lungo sentiero attrezzato in quota, tra brevi balzi e roccette, dentro un canalino e fuori su altre roccette; si risale un balzo più evidente ma arrampicabile fino a un breve camino da superare in spaccata, poi una serie di canalini e piccole pareti ben appigliate rende la salita piacevole. Si raggiunge una cengia e un tratto verticale che sale in diagonale a sinistra dentro un canalone: qui, nel finale modificato nel 2019, ci si sposta a sinistra su una placca verticale e quasi priva di appigli, che richiede forza nelle braccia e progressione in aderenza; dopo i primi metri ci si sposta a sinistra in buona esposizione e si riparte in verticale per vincere un leggero strapiombo, il passaggio più impegnativo della via, dove alcune staffe vengono in aiuto. Le difficoltà calano gradualmente e si raggiunge la cresta finale, percorsa fino alla croce di vetta con vista a 360 gradi sui gruppi della Val di Fassa e sulla Marmolada (2715 m, 2h dall'attacco, 2h 20' dalla stazione a monte).

    ▲Character and difficulty

    Una via varia e gratificante: i tratti più ostici (i tre diedri e la placca finale) sono compensati da lunghi tratti su roccia ottima e ben appigliata, che la rendono piacevole da arrampicare.

    ⚠ Nei diedri e nei canalini detritici prestare attenzione a non smuovere sassi su chi sale più in basso. Il finale rimaneggiato nel 2019 è più impegnativo della vecchia uscita, con una placca verticale a scarsi appigli.

    ▲Period and safety

    Via d'alta quota per la stagione estiva; conviene verificare gli orari di apertura della funivia Ciampac per organizzare salita e rientro.

    ▲Discipline

    Si torna brevemente a ritroso sugli ultimi metri prima della vetta e si scende per il ripido canale attrezzato segnalato da una scritta su roccia: un primo tratto attrezzato porta a una forcella, oltre la quale un secondo ripido canalone e una parete attrezzata con staffe fanno perdere quota fino a una cengia sotto la parete est del Colac. Seguendo il sentiero a mezzacosta si raggiunge Forcia Negra (2509 m, 1h dal termine della ferrata). Da qui due opzioni: la più rapida resta sul sentiero 613, che senza difficoltà aggira il Colac e riporta al Rifugio Ciampac e alla funivia (30' da Forcia Negra, circa 4h totali); in alternativa si percorre il Sentiero Attrezzato Lino Pederiva, prendendo il CAI 613 verso il Passo San Nicolò e poi, a un bivio, il CAI 613B che a mezzacosta sotto il Sas de Roces porta alla Sella de Brunec (2428 m, 1h 45' da Forcia Negra), da cui col CAI 644 si rientra al Rifugio Ciampac e alla funivia (30' dalla Sella, 5h 45' totali).

    ▲To match

    In giornata si può concatenare il Sentiero Attrezzato Lino Pederiva, lungo il rientro. Dal vicino Passo Fedaia partono inoltre la Ferrata Eterna alla Marmolada e la Ferrata delle Trincee.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupColac – Val di Fassa
    • Approach0:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)5:15 h
    • Hardware level difference565 m
    • Route difference655 m
    • Max2715 m
    • Length5 Km
  • Ferrata Bovero al Col Rosà

    Ferrata Bovero al Col Rosà

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Bovero al Col Rosà

    La Ferrata Ettore Bovero al Col Rosà è breve ma tutt'altro che banale: una salita quasi sempre verticale e aerea, ricca di diedri, camini e traversi, che porta in poco più di un'ora sul panoramico pianoro sommitale del Col Rosà, sopra Cortina d'Ampezzo. Richiede buona preparazione fisica e assenza di vertigini; sono presenti anche brevi tratti di I grado non protetti.

    ▲Approach

    Si parte dal parcheggio presso l'ingresso del Campeggio Olympia, a Fiames, a nord di Cortina d'Ampezzo: raggiunta Fiames si attraversa il ponte sul Torrente Boite, lo si oltrepassa, si svolta a destra e in breve si arriva al campeggio, dove si parcheggia all'esterno (starting point on Google Maps). Si imbocca l'ampia forestale con segnavia 417 che sale verso nord; raggiunto Pian de Ra Spines (1301 m, 25' dal parcheggio) si prende a sinistra il sentiero 408, che sale ripido e costante nel bosco fino al Passo Posporcora (1711 m, 1h 15' dal parcheggio). Si ignora il bivio a sinistra per il 409 e si prosegue sul 408 fino alla deviazione segnalata a destra per il 447, che con indicazioni per il Col Rosà e la Ferrata Bovero porta, dopo una salita ripida su gradoni, cenge e roccette, all'attacco a quota 1950 m (1h 45' totali). Conviene indossare l'imbrago su un terrazzino prima degli ultimi risalti; le attrezzature iniziano pochi minuti dopo la targa metallica.

    ▲The path

    La prima sezione è quella vera e propria attrezzata, subito verticale ed esposta. Si attacca un diedro dagli appigli scarsi e, in alto, ci si incunea in uno stretto canalino che si supera tenendosi sul lato destro, fino a un terrazzino. Dopo un breve tratto di sentiero senza fune si risale agevolmente una placca inclinata e gradinata; da un nuovo terrazzino parte una parete verticale in corrispondenza di un diedro liscio, con qualche appoggio in più sul lato sinistro presso una fessura. Si prosegue in forte esposizione dove il cavo corre dentro una fessura angusta: si sosta su un terrazzino a destra e bisogna cercare gli appigli per alzarsi di un paio di metri, con il cavo sul lato destro del camino. Superato questo punto si sale in verticale su roccia ben gradinata fino a un altro diedro, con fune sul lato destro e buoni appigli a sinistra: con un paio di passaggi atletici in spaccata si supera quello che è probabilmente il tratto più impegnativo della via. Raggiunto un pulpito panoramico ci si sposta a destra su uno spigolo esposto, salendone una decina di metri in diagonale e poi dritti; il cavo piega quindi a destra dello spigolo in una fessura diagonale, da risalire con un passaggio tecnico e aereo cercando appigli su entrambi i lati. Seguono una parete frastagliata ma verticale presso una fessura, l'aggiramento a sinistra di uno spanciamento, un traverso esposto a sinistra attorno a uno spigolo e una nuova salita verticale, prima a sinistra fino a un balconcino e poi a destra su parete più appigliata. Sotto un tetto si affronta un passaggio impegnativo cercando appigli nell'ennesima fessura, quindi un'uscita in diagonale a sinistra, più facile, chiude la prima sezione e le attrezzature. Si percorre poi un tratto di collegamento tra mughi e roccette (I grado); sotto un tetto roccioso il cavo riprende per un balzo più marcato, poi si seguono il sentiero verso la croce di vetta e una serie di ampie staffe metalliche (prima a sinistra di un oscuro camino, poi a sinistra di un diedro). Un ultimo tratto senza protezioni su balzi gradinati entra in un canalino, dove altre staffe sul lato sinistro e alcune roccette di I grado conducono al pianoro sommitale del Col Rosà (2166 m, 1h dall'attacco, 2h 45' totali), con vista a 360 gradi sui gruppi dolomitici circostanti.

    ▲Character and difficulty

    La breve durata della parte attrezzata (circa 1h) non deve trarre in inganno: la salita è pressoché verticale e l'esposizione cresce in fretta. La roccia alterna tratti molto arrampicabili a punti levigati con pochi appigli stabili.

    ⚠ L'attrezzatura non è in ottimo stato: la chiodatura è rada, con distanze a volte eccessive tra i fittoni e quindi un possibile fattore di caduta elevato, e in un paio di punti la fune è lasca, cosa che su una via così verticale crea qualche difficoltà in più. Attenzione ai tratti di I grado non protetti e ad alcuni punti esposti anche al rientro. Itinerario privo di punti d'appoggio intermedi e di fonti d'acqua.

    ▲Period and safety

    Via per la stagione estiva, da affrontare con autonomia idrica (nessuna fonte lungo l'itinerario). Cartografia consigliata: carta di Cortina e delle Dolomiti d'Ampezzo di 4Land.

    ▲Discipline

    Dalla vetta del Col Rosà si scende verso nord seguendo i segni CAI 447: si percorre l'evidente sentiero fino a un canalone detritico, lo si scende in parte e poi si taglia a mezzacosta in direzione di una caratteristica torre rocciosa, raggiunta la quale si scende ripidamente nel bosco fino a innestarsi sull'ampia forestale CAI 417 (1300 m, 1h 30' dalla vetta). Si tiene la destra e si rientra al parcheggio (30' dall'innesto, 2h dalla vetta, 5h totali).

    ▲To match

    La Bovero sale sul versante occidentale della Valle del Boite; sul versante opposto, all'altezza di Fiames, sale la Ferrata Strobel a Punta Fiames. Sullo stesso Pomagagnon corre la Ferrata della Terza Cengia, mentre proseguendo verso Dobbiaco si incontra la Ferrata Dalaiti alle Cascate di Fanes e, sopra Cortina, l'impegnativa Ferrata Sci Club 18 al Monte Faloria.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionVeneto
    • GroupPomagagnon – Dolomiti d'Ampezzo
    • Approach1:45 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)5:00 h
    • Hardware level difference216 m
    • Route difference878 m
    • Max2166 m
    • Length11 Km
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