Gruppo: Dolomiti di Zoldo

  • Ferrata Costantini at Moiazza

    Ferrata Costantini at Moiazza

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Costantini at Moiazza
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Gianni Costantini alla Moiazza Sud e’ una delle vie attrezzate piu’ lunghe e impegnative d’Italia, tanto da essere soprannominata la “Super-Ferrata”: oltre 1000 metri di sviluppo attrezzato e quasi 1300 di dislivello complessivo, fino ai 2878 m della Moiazza Sud. I passaggi tecnici, pur presenti, non sono i piu’ estremi del panorama dolomitico, ma la fatica, la lunghezza e l’ambiente isolato la riservano a escursionisti esperti e molto allenati. La classifichiamo Molto Difficile: tecnica da “difficile”, impegno fisico da “estremamente difficile”.

    ▲Approach

    Si parte dal Passo Duran (1605 m), in provincia di Belluno, che collega Dont in Val Zoldana con Agordo in Val Cordevole; si parcheggia nel piazzale antistante il Rifugio Tome’ al Passo Duran (starting point on Google Maps). Dal passo si segue il sentiero 549 verso il Rifugio Bruto Carestiato (1834 m), lungo la maestosa parete del Sass de Duram, propaggine meridionale del gruppo della Moiazza: la salita e’ costante e mai eccessiva. Si ignora la deviazione (bollo rosso) che si stacca a destra per il percorso alpinistico della Cengia Letizia e si prosegue tra pini e mughi fino al rifugio (45′ dal passo). Dal Carestiato si individua a vista il vicino attacco, segnalato da un grosso quadrato rosso dipinto sulla parete: un breve sentiero di collegamento porta sotto la parete, accanto alla targhetta metallica dove inizia la ferrata (circa 1h dal parcheggio).

    ▲The path

    La prima sezione e’ una lunga traversata diagonale: nei primi 50 metri si percorre soprattutto un traverso verso sinistra con pochi e piccoli appigli, salendo in diagonale verso un diedro a 90 gradi da cui si esce in forte esposizione, per poi proseguire il traverso. Qui e’ fondamentale dosare le forze cercando ovunque possibile gli appoggi per i piedi, per non sovraccaricare le braccia in vista della lunga salita. Si raggiunge una strettissima cengia molto esposta che porta ancora a sinistra, poi si alternano brevi placche appoggiate, facili balzi verticali e cenge fino a un tratto di roccette senza difficolta’. Sempre verso sinistra, segnalato da una parete giallastra e da un bollo rosso, si arriva al traverso considerato il passaggio chiave: sale in diagonale a sinistra su una placca unta, ma con appigli per i piedi che ne riducono molto la difficolta’; lo si completa in breve e si trovano due pioli per una sosta (1h15′ dall’attacco). La via cambia carattere e si fa decisamente verticale, con staffe e pioli lungo una parete liscia per circa 60 metri: molto esposti i primi 20, poi si piega a destra su roccia piu’ gradonata; ancora verticale, un breve salto per attraversare una stretta gola e alcune roccette portano a un tratto di sentiero fino alla Pala del Belia (2295 m, 1h45′ dall’attacco, targhetta metallica). Si attacca poi un traverso a sinistra e una paretina esposta con discreti appigli, quindi ci si porta in un canalone chiuso tra pareti verticali, dove si sale una lunga serie di roccette appoggiate con la fune sul lato debole; un passaggio verticale piu’ impegnativo di 6-8 metri e’ facilitato da un paio di pioli. Si percorre poi una cengia non protetta verso destra, una paretina verticale ben appigliata e una placca, una prima cengia e alcuni balzi, una seconda cengia esposta e infine un camino non particolarmente difficile che porta a Cima Cattedrale (2557 m, 2h30′ dall’attacco). Seguendo la freccia rossa a sinistra si sale un balzo e, su sentiero, si imbocca il proseguimento verso la cresta: una serie di cenge inclinate e brevi balzi, con un salto di 6 metri su roccia levigata, e una paretina di 15 metri portano sulla Cresta delle Masenade, con la vetta della Moiazza Sud davanti (3h dall’attacco). Lungo la cresta si alternano tratti facili e impegnativi, tra cui un passaggio in discesa attrezzata che conduce alla Forcella delle Masenade (2650 m): qui serve massima attenzione, anche a un paio di passaggi non protetti poco sotto il filo. Alla forcella (targhetta metallica) una deviazione a destra porta al Bivacco Grisetti e, in ripida discesa, al paese di Chiesa. Dopo la forcella la via diventa meno esposta: si lascia il filo di cresta e si tagliano a mezzacosta lunghe placche inclinate verso le pendici della Moiazza Sud, fino a una cengia in leggera discesa che introduce l’ultima sezione verticale (4h dall’attacco). Il cavo vira bruscamente in verticale lungo pareti nero-giallastre: un balzo verticale, alcuni gradoni in diagonale a destra e un canalino gradonato portano, dopo passaggi non difficili, al termine delle attrezzature. Si seguono i bolli rossi su un piano inclinato verso sinistra fino a un nuovo filo di cresta; al termine del ghiaione un bivio offre la scelta tra salire in vetta (a destra) o aggirarla lungo la Cengia Angelini (a sinistra). Salendo in vetta si affronta il tratto piu’ impegnativo, da valutare con lucidita’ vista la stanchezza accumulata: un traverso diagonale a destra su roccia povera di appigli porta sull’esposta cresta, poi sul versante sinistro si superano due passaggi aerei su pareti lisce; finite momentaneamente le attrezzature si percorre una cengia molto esposta con precipizio a sinistra, fino a ritrovare il cavo su placca. Terminata la placca, un sentiero a bolli rossi conduce all’anticima; gli ultimi metri verso la cima non sono banali: si scende qualche metro lungo la cresta che collega anticima e cima e si risale fino alla Cima Moiazza Sud (2878 m, 6h dall’attacco, 7h totali), segnalata da ometti, con panorama a 360 gradi su Pale di San Martino, Civetta e Dolomiti Bellunesi. Sotto si scorge gia’ il Bivacco Ghedini, prossima meta della discesa.

    ▲Character and difficulty

    Aperta nel 1974, due anni dopo la morte di Gianni Costantini, membro del CAI Agordino, la Costantini segue una logica quasi perfetta e regala enorme soddisfazione. Non lascia tregua: e’ lunghissima, fisicamente e psicologicamente esigente, e va affrontata solo da chi ha gia’ molta esperienza di ferrate e di alta montagna. Esistono due vie di fuga (verso il Bivacco Grisetti dalla Forcella delle Masenade), ma l’ambiente e’ austero e isolato e le conseguenze di un temporale lungo la via possono essere gravi.

    ⚠ Partire presto e percorrerla solo con tempo stabile: con questa lunghezza non bisogna temporeggiare e occorre rientrare con la luce. In un paio di punti, su tratti non protetti, si possono trovare nevai anche in stagione inoltrata, che obbligano a deviazioni non semplici o all’uso di ramponi e piccozza. Massima attenzione ai tratti di cresta e di cengia non protetti, alle placchette in cresta e al traverso diagonale poco sotto la vetta, da ripercorrere anche in discesa.
    ▲Period and safety

    Stagione utile dall’estate inoltrata all’inizio autunno, quando i nevai si riducono. Set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco), eventuali ramponi e piccozza, abbigliamento da alta montagna e abbondante scorta d’acqua e cibo per una giornata di circa 11 ore. Indispensabili buon allenamento, partenza all’alba e meteo stabile; verificare le condizioni dei nevai presso i rifugi.

    ▲Discipline

    La discesa e’ lunga e in larga parte attrezzata. Dalla vetta si ripercorre a ritroso l’ultimo tratto di ferrata fino al bivio tra la via di salita e la Cengia Angelini, prestando attenzione ai punti gia’ segnalati (tratti in cresta e cengia non protetti, le placchette e il traverso diagonale). Dal bivio si seguono i bolli rossi a sinistra verso la Cengia Angelini (2784 m, 30′ dalla vetta): oltre un cartello la fune riprende per pochi metri, poi inizia un’ampia cengia, in genere non protetta, che aggira il versante ovest della Moiazza Sud (attenzione a eventuali residui di neve). La cengia si restringe ma torna attrezzata, aggira alcuni spigoli e perde quota senza difficolta’ in direzione del Bivacco Ghedini (2600 m), sotto la Forcella delle Nevere, raggiunto scendendo le ultime decine di metri su ghiaione instabile (1h dal bivio, 1h30′ dalla vetta). Dal bivacco si scende qualche metro con la fune, si risale a destra e poi si imbocca la discesa definitiva a valle, con passaggi impegnativi alternati a tratti di sentiero e brevi balzi, un paio di passaggi attrezzati non banali e alcune placche lisce, fino a incrociare il sentiero CAI 554 tra alberi e mughi, dove terminano difficolta’ e attrezzature (1h30′ dal bivacco, 3h dalla vetta, 9h dall’attacco, 10h totali). Al bivio si tiene la sinistra sul comodo 554, che costeggia la base delle pareti appena salite e porta senza difficolta’ al Rifugio Bruto Carestiato (30′ dal bivio col 554), per poi tornare a ritroso al Passo Duran (30′ dal rifugio, 11h totali).

    ▲To match

    La Costantini si sviluppa nel gruppo della Moiazza, a sud del Civetta, ben visibile dalla vetta. Nei dintorni ci sono altri itinerari impegnativi: le ferrate Titus e Alleghesi al Civetta e la Fiamme Gialle alla Palazza Alta. Verso le Pale di San Martino si trovano la Ferrata dell’Orsa e la Ferrata Stella Alpina, mentre scendendo a sud verso la Schiara ci sono le ferrate Sperti, Zacchi, Piero Rossi e il Sentiero Attrezzato Marino Guardiano.

    ▲Gallery
    Technical data
    • Approach1:00 h
    • Duration9:00 h
    • Total itinerary11:00 h
    • Hardware level difference1028 m
    • Route difference1278 m
    • Maximum altitude2878 m
    • Length11 Km
    • Year opening1974
  • Ferrata Tissi al Civetta

    Ferrata Tissi al Civetta

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Tissi al Civetta

    La Ferrata Tissi sale il versante sud-est del Monte Civetta, nelle Dolomiti di Zoldo, ed e’ un itinerario impegnativo (Difficile): non tanto per i passaggi attrezzati, quanto per la lunghezza, il dislivello e soprattutto i nevai spesso perenni che ne attraversano il percorso e richiedono vera esperienza di montagna. La via porta al Rifugio Torrani (2984 m), da dove si puo’ salire in vetta al Civetta (3220 m) e rientrare lungo la via normale. E’ la salita classicamente abbinata alla Ferrata degli Alleghesi, che si sviluppa sul versante opposto.

    ▲Approach

    Il punto di partenza e’ Malga Grava: risalendo la Val Agordina, all’altezza dell’abitato di Chiesa si imbocca a sinistra Via Grava fino al suo termine, presso una malga circondata da ampi prati (starting point on Google Maps). Dalla Casera di Grava (1627 m) si segue verso nord-ovest l’ampio sentiero 557 in dolce salita fino alla Forcella del Pecol/Grava (1784 m). Si prosegue sullo stesso 557, il cosiddetto Sentiero Tivan che si percorrera’ soprattutto al ritorno, fino a un bivio in corrispondenza della Forcella della Grava. Qui si tiene la sinistra sul sentiero 558 in direzione del Rifugio Vazzoler, ignorando a destra le indicazioni per la Ferrata degli Alleghesi. Il sentiero piega dapprima verso sud, poi torna a destra verso ovest mostrando il primo obiettivo proprio davanti: la Forcella delle Sasse (2475 m). La salita alla forcella e’ faticosa, con circa 600 m di dislivello su fondo ghiaioso a pendenza decisa; in circa 2 ore dalla partenza si raggiunge la Forcella delle Sasse. Si prosegue ignorando la traccia che si stacca a sinistra e si aggirano le alte pareti est del Civetta: la traccia perde quota e poi risale lungo un canalone ghiaioso poco stabile fino all’attacco della Ferrata Tissi, segnalato da una scritta ormai sbiadita su un masso, sotto le imponenti bastionate sud-est del Civetta (45′ dalla Forcella delle Sasse, 2h45′ totali).

    ▲The path

    La ferrata inizia con un tratto diagonale verso sinistra senza particolari difficolta’, seguito da una parete verticale ma appoggiata con buoni appigli. Si percorre poi una stretta cengia non protetta verso sinistra, dove alcuni bolli rossi indicano la direzione: in questo punto puo’ esserci neve anche in alta stagione, quindi serve attenzione. Dopo la cengia si risale una parete inclinata, non troppo difficile, con il cavo sulla destra e roccia frastagliata ricca di appigli; in una ventina di metri si raggiunge una rampa inclinata che sale a sinistra, forse il passaggio piu’ caratteristico della via: pur restando abbastanza larga e dotata di pioli d’appoggio per i piedi, sulla sinistra si accumula una notevole esposizione. Superati gli ultimi metri piu’ stretti della rampa, la via aggira un piccolo tetto roccioso. Si sale quindi un tratto verticale esposto ma non eccessivamente difficile sfruttando i buoni appoggi per i piedi, poi si piega a destra aggirando un piccolo sperone e si affronta un camino, restando sul lato sinistro dove alcuni pioli aiutano la progressione. Seguono roccette appoggiate che attenuano l’esposizione fino a un breve balzo verticale di circa 4 metri, vinto grazie ad alcuni infissi metallici. Si entra ora nel tratto che spesso risulta umido per l’acqua che scende dai nevai sovrastanti: prima una placca inclinata da superare in aderenza, poi una cengia attrezzata verso sinistra, un breve tratto verticale e un traverso a sinistra corto ma reso insidioso dalla parete scivolosa. Si susseguono brevi tratti di cengia alternati a balzi verticali, fino a un’ultima lunga e ampia cengia verso sinistra; un ultimo balzo verticale chiude la ferrata nel cosiddetto Pian della Tenda (1h15′ dall’attacco, 4h totali). Per completare l’itinerario si sale al Rifugio Torrani, posto a monte del Pian della Tenda: spesso e’ presente un nevaio da risalire, piu’ ostico in caso di nebbia, da affrontare lungo la linea di massima pendenza restando al centro. Poco dopo si incontra il bivio di discesa della via normale; proseguendo ancora pochi minuti in salita si raggiunge il Rifugio Torrani (2984 m, 1h30′ dall’attacco, circa 4h15′ totali).

    ▲Character and difficulty

    La Tissi e’ valutata Difficile soprattutto per le difficolta’ ambientali: il versante sud-est resta in larghi tratti all’ombra e tre punti della salita risultano spesso innevati anche in stagione inoltrata, ovvero prima dell’attacco, poco dopo l’attacco e al termine della via, nei pressi del Rifugio Torrani. Tecnicamente i passaggi sono sostenuti ma ben appigliati; e’ la combinazione di esposizione, roccia a tratti scivolosa e neve residua a richiedere esperienza. La via e’ una delle ferrate storiche delle Dolomiti orientali, realizzata nel 1938 e dedicata ad Attilio Tissi, alpinista, politico e partigiano agordino, forte arrampicatore del suo tempo, scomparso a 59 anni durante una discesa in montagna.

    ⚠ Nevai spesso perenni in tre punti del percorso: valutare di portare i ramponi, in particolare per il passo subito dopo l’attacco, dove la neve ghiacciata puo’ rendere pericoloso il traverso. Attenzione alla cengia non protetta prima della parete inclinata, alle placche umide e scivolose nella parte alta e all’instabilita’ del canalone ghiaioso in avvicinamento. La discesa per la via normale e’ impegnativa e va affrontata con piede fermo.
    ▲Period and safety

    Essendo un itinerario d’alta quota che culmina oltre i 2900 m, e con neve che persiste a lungo, la stagione ideale e’ la piena estate e l’inizio autunno. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco, con scorta d’acqua e cibo adeguata a una giornata lunga; consigliati i ramponi nei periodi con maggiore innevamento. Partire presto, verificare il bollettino meteo e rinunciare in caso di maltempo o nevai ghiacciati.

    ▲Discipline

    L’itinerario attrezzato termina al Rifugio Torrani; da qui, volendo, si puo’ salire in vetta al Civetta (3220 m) per sentiero sul pendio est, senza particolari difficolta’ (circa 45′ dal rifugio). La discesa avviene comunque per la via normale al Civetta: dal rifugio si torna al bivio segnalato incontrato in salita. La via normale e’ un rapido susseguirsi di tratti esposti non protetti e di tratti attrezzati tutt’altro che banali, da percorrere in disarrampicata con la massima attenzione (per il dettaglio di questa discesa rimandiamo alla relazione della Ferrata degli Alleghesi). Terminate le attrezzature ci si trova davanti a un ghiaione e a un bivio sul sentiero 557: a sinistra si andrebbe verso il Rifugio Coldai e l’attacco della Ferrata degli Alleghesi, mentre noi proseguiamo dritti in discesa sul ghiaione seguendo per il Pecol/Grava, da cui si scende a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino alla Casera di Grava (2h30′ dal Rifugio Torrani; circa 6h45′ totali senza la salita al Civetta, circa 8h con la salita in vetta).

    ▲To match

    La Tissi e’ l’abbinamento naturale della Ferrata degli Alleghesi, percorsa di solito in discesa perche’ piu’ breve pur essendo tecnicamente piu’ impegnativa. Nella zona meritano la Ferrata Gianni Costantini alla Moiazza e la Ferrata Fiamme Gialle alla Palazza Alta, che ha nel Rifugio Vazzoler il suo punto d’arrivo. Per itinerari piu’ semplici ci sono la Ferrata Sora El Sass a Forni di Zoldo e, verso le Cinque Torri, le ferrate dell’Averau e Ra Gusela; spostandosi verso Agordo si raggiunge l’attacco dell’impegnativa Ferrata Stella Alpina all’Agner.

    ▲Gallery
    Technical data
    • Approach2:45 h
    • Duration1:30 h
    • Total itinerary6:45 h
    • Hardware level difference300 m
    • Route difference1436 m
    • Maximum altitude3220 m
    • Length11 Km
    • Year opening1938
  • Ferrata degli Alleghesi al Civetta

    Ferrata degli Alleghesi al Civetta

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata degli Alleghesi al Civetta

    La Ferrata degli Alleghesi e’ uno dei grandi itinerari classici delle Dolomiti: porta in cima al Monte Civetta (3220 m), nelle Dolomiti di Zoldo, con una salita lunga e ininterrotta che mette alla prova soprattutto la resistenza. Tecnicamente e’ valutata Moderatamente Difficile (MD), ma i 870 m di dislivello attrezzato, i 1790 m complessivi e i 18,5 km di sviluppo ne fanno una giornata da escursionisti molto allenati. Chi non se la sente di chiudere tutto in un giorno puo’ spezzare l’itinerario in due tappe appoggiandosi ai rifugi della zona.

    ▲Approach

    Ci sono due possibili basi di partenza, a seconda di come si vuole rientrare. Per salire la ferrata e tornare dalla via normale conviene lasciare l’auto vicino a Palafavera, tra la Val Zoldana e il Passo Staulanza: presso il campeggio c’e’ un ampio piazzale da cui parte l’escursione (starting point on Google Maps). La seconda opzione, pensata per chi rientra lungo la Ferrata Tissi, parte invece da Malga Grava in Val Agordina: risalendo la valle, all’altezza dell’abitato di Chiesa si imbocca a sinistra Via Grava fino al suo termine, presso una malga circondata da prati. La descrizione che segue si riferisce alla prima opzione. Da Palafavera si sale seguendo il sentiero 564, che attraverso il bosco su stradino guadagna quota con pendenza dolce fino a Malga Pioda (1850 m, circa 1 ora); in alternativa la seggiovia da Palafavera porta al Col de la Traversa risparmiando circa 400 m di dislivello. Si prosegue poi sul sentiero 556, ben segnalato, che conduce al Rifugio Sonino Coldai (2132 m, circa 1h30′ dal parcheggio). Dal rifugio ci si dirige verso la Forcella Coldai fino a un bivio: sulla sinistra si stacca il sentiero 557, noto come Sentiero Tivan, che senza eccessiva pendenza porta verso l’attacco. Salendo si piega poi a destra (est) risalendo un canalone detritico con brevi tratti gia’ attrezzati; un ultimo spezzone di corda piu’ esposto su roccette, sotto il Muro del Tivan, introduce all’attacco vero e proprio (1h30′ dal Rifugio Coldai, circa 3 ore dal parcheggio).

    ▲The path

    Si parte su una serie di staffe metalliche lungo una placca verticale. Si traversa a destra su alcuni pioli, quindi si risale una nuova fila di staffe verticali e poi lunghi pioli in traverso verso sinistra; ancora un tratto orizzontale e di nuovo in verticale su una lunga sequenza di staffe. Guadagnando rapidamente quota ed esposizione si raggiunge una scaletta metallica molto aerea. Si entra poi in un canalino verticale ma ricco di buoni appigli per mani e piedi su roccia solida, dove si arrampica aiutandosi in un paio di punti da pioli sul lato destro. Usciti dal canalino, seguendo gli abbondanti bolli rossi si piega a sinistra su placca verso un secondo canalino, anch’esso arrampicabile: lo si risale sul lato destro sfruttando gli ottimi appigli e una fitta serie di staffe, uscendone grazie ad alcuni infissi metallici. Termina cosi’ la prima lunga sezione e l’ambiente si apre, con la vetta finalmente in vista. Si attacca una serie di placchette levigate e con pochi appigli, superate a tratti in aderenza e a tratti sui pioli; la vista spazia dall’imponente Punta Tissi al Lago Coldai, quasi mille metri piu’ in basso. Questo settore e’ relativamente facile, con brevi balzi verticali e tratti di trasferimento, fino a una cengia che conduce in cresta; si percorre un tratto di filo e poi si resta sul lato sinistro lungo una cengia attrezzata ed esposta. Segue un nuovo tratto di salita su roccette e placche piuttosto impegnative, rese ostiche dalla roccia molto levigata, alternando passaggi lisci ad altri ben appigliati. Si esce su un ampio crinale con balzi rocciosi: qui occorre attenzione sia a non smuovere sassi sia a eventuali residui di neve. L’ultima sezione, circa cento metri di dislivello, richiede concentrazione piu’ per la stanchezza accumulata che per la difficolta’: da un terrazzino panoramico affacciato sul Pelmo si sale una parete verticale ma appigliata, si piega a sinistra superando alcuni balzi, si traversa esposti verso sinistra (passaggio aereo ma non difficile), si torna a destra e si guadagnano gli ultimi metri su roccia levigata che puo’ richiedere un po’ di trazione. Raggiunto il crinale, la cresta ampia e con traccia evidente prosegue verso sinistra, con grande vista verso Alleghe oltre mille metri piu’ in basso, fino alla croce di vetta del Civetta (3220 m, 3h30′ dall’attacco, circa 6h30′ totali).

    ▲Character and difficulty

    La difficolta’ tecnica e’ moderata e questo, insieme alle attrezzature abbondanti dove i passaggi si fanno sostenuti, rende la via uno degli itinerari piu’ frequentati delle Dolomiti Bellunesi. La vera misura della giornata e’ pero’ la lunghezza: sviluppo, dislivello e durata impongono un ottimo allenamento e una buona gestione delle energie, perche’ la parte piu’ delicata – la discesa – arriva quando si e’ gia’ stanchi. L’itinerario, voluto per salire una montagna che per decenni fu un banco di prova per l’alpinismo mondiale, richiese un lavoro enorme: i lavori iniziarono nel 1949 e si conclusero solo nel 1966.

    ⚠ Itinerario molto lungo e d’alta quota: partire presto, valutare la seggiovia per risparmiare dislivello e considerare di spezzarlo in due giorni. Attenzione alle placche levigate e ai tratti che restano umidi sotto il nevaio, alla caduta sassi sull’ampio crinale e a eventuali residui di neve. Il rientro per la via normale e’ impegnativo e richiede massima concentrazione fino alla fine.
    ▲Period and safety

    Trattandosi di un itinerario che tocca i 3220 m, la stagione utile e’ quella estiva e di inizio autunno, quando i nevai residui si sono ridotti. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco, con scorta abbondante di acqua e cibo per una giornata lunga. Si parte presto per evitare i temporali pomeridiani in quota e si verifica il bollettino meteo prima di muoversi; in caso di maltempo si rinuncia. La via e’ generalmente in buone condizioni e ben attrezzata.

    ▲Discipline

    Dalla croce di vetta una traccia con bolli rossi scende sul versante est verso il sottostante Rifugio Torrani, visibile quasi subito e raggiungibile senza difficolta’ (circa 20′ dalla vetta). Dal rifugio si scende fino a un bivio segnalato: a destra parte l’impegnativa Ferrata Tissi, che porta a Forcella delle Sasse, mentre a sinistra scende la via normale, anch’essa attrezzata, qui descritta. La discesa per la via normale e’ tutt’altro che banale e va affrontata con la massima concentrazione: seguendo i bolli rossi si arriva presto a un primo passaggio di disarrampicata in un camino privo di protezioni, non proibitivo ma che richiede piede fermo. Si prosegue fino a un balconcino dove si incontra il primo tratto di fune, utile soprattutto come corrimano; dopo alcuni gradoni si scende a un pianoro da cui iniziano le difficolta’ principali. Si affronta quindi una lunga serie di roccette seguita da un balzo verticale piu’ impegnativo, poi una placchetta inclinata sotto un tetto roccioso che resta spesso umida per l’acqua del nevaio; seguono altri passaggi su placca e brevi camini, fino a placche e cenge che conducono al nevaio, dove finiscono le difficolta’ e le attrezzature. Da qui si percorre verso sinistra il Sentiero Tivan, che costeggia le pareti est del Civetta fino a ritrovare il punto in cui in salita si era lasciato il sentiero; si torna quindi a ritroso passando per il Rifugio Coldai e si scende a Palafavera (circa 4 ore dalla vetta, intorno alle 10h30′ totali senza considerare le pause).

    ▲To match

    L’abbinamento classico e’ con la Ferrata Tissi, spesso percorsa in discesa perche’ piu’ breve pur essendo piu’ difficile. Restando nel gruppo del Civetta meritano la Ferrata Gianni Costantini alla Moiazza e la Ferrata Fiamme Gialle nel Pelsa; verso Agordo si raggiunge l’attacco dell’impegnativa Ferrata Stella Alpina all’Agner, mentre scendendo verso Belluno si incontrano le ferrate Sperti, Marino Guardiano e Zacchi.

    ▲Gallery
    Technical data
    • Approach3:00 h
    • Duration3:30 h
    • Total itinerary10:30 h
    • Hardware level difference870 m
    • Route difference1790 m
    • Maximum altitude3220 m
    • Length18,5 Km
    • Year opening1966
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