Caratteristica: Breve ma intensa

  • Ferrata Bovero al Col Rosà

    Ferrata Bovero al Col Rosà

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Bovero al Col Rosà

    La Ferrata Ettore Bovero al Col Rosà è breve ma tutt'altro che banale: una salita quasi sempre verticale e aerea, ricca di diedri, camini e traversi, che porta in poco più di un'ora sul panoramico pianoro sommitale del Col Rosà, sopra Cortina d'Ampezzo. Richiede buona preparazione fisica e assenza di vertigini; sono presenti anche brevi tratti di I grado non protetti.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio presso l'ingresso del Campeggio Olympia, a Fiames, a nord di Cortina d'Ampezzo: raggiunta Fiames si attraversa il ponte sul Torrente Boite, lo si oltrepassa, si svolta a destra e in breve si arriva al campeggio, dove si parcheggia all'esterno (punto di partenza su Google Maps). Si imbocca l'ampia forestale con segnavia 417 che sale verso nord; raggiunto Pian de Ra Spines (1301 m, 25' dal parcheggio) si prende a sinistra il sentiero 408, che sale ripido e costante nel bosco fino al Passo Posporcora (1711 m, 1h 15' dal parcheggio). Si ignora il bivio a sinistra per il 409 e si prosegue sul 408 fino alla deviazione segnalata a destra per il 447, che con indicazioni per il Col Rosà e la Ferrata Bovero porta, dopo una salita ripida su gradoni, cenge e roccette, all'attacco a quota 1950 m (1h 45' totali). Conviene indossare l'imbrago su un terrazzino prima degli ultimi risalti; le attrezzature iniziano pochi minuti dopo la targa metallica.

    ▲Il percorso

    La prima sezione è quella vera e propria attrezzata, subito verticale ed esposta. Si attacca un diedro dagli appigli scarsi e, in alto, ci si incunea in uno stretto canalino che si supera tenendosi sul lato destro, fino a un terrazzino. Dopo un breve tratto di sentiero senza fune si risale agevolmente una placca inclinata e gradinata; da un nuovo terrazzino parte una parete verticale in corrispondenza di un diedro liscio, con qualche appoggio in più sul lato sinistro presso una fessura. Si prosegue in forte esposizione dove il cavo corre dentro una fessura angusta: si sosta su un terrazzino a destra e bisogna cercare gli appigli per alzarsi di un paio di metri, con il cavo sul lato destro del camino. Superato questo punto si sale in verticale su roccia ben gradinata fino a un altro diedro, con fune sul lato destro e buoni appigli a sinistra: con un paio di passaggi atletici in spaccata si supera quello che è probabilmente il tratto più impegnativo della via. Raggiunto un pulpito panoramico ci si sposta a destra su uno spigolo esposto, salendone una decina di metri in diagonale e poi dritti; il cavo piega quindi a destra dello spigolo in una fessura diagonale, da risalire con un passaggio tecnico e aereo cercando appigli su entrambi i lati. Seguono una parete frastagliata ma verticale presso una fessura, l'aggiramento a sinistra di uno spanciamento, un traverso esposto a sinistra attorno a uno spigolo e una nuova salita verticale, prima a sinistra fino a un balconcino e poi a destra su parete più appigliata. Sotto un tetto si affronta un passaggio impegnativo cercando appigli nell'ennesima fessura, quindi un'uscita in diagonale a sinistra, più facile, chiude la prima sezione e le attrezzature. Si percorre poi un tratto di collegamento tra mughi e roccette (I grado); sotto un tetto roccioso il cavo riprende per un balzo più marcato, poi si seguono il sentiero verso la croce di vetta e una serie di ampie staffe metalliche (prima a sinistra di un oscuro camino, poi a sinistra di un diedro). Un ultimo tratto senza protezioni su balzi gradinati entra in un canalino, dove altre staffe sul lato sinistro e alcune roccette di I grado conducono al pianoro sommitale del Col Rosà (2166 m, 1h dall'attacco, 2h 45' totali), con vista a 360 gradi sui gruppi dolomitici circostanti.

    ▲Carattere e difficoltà

    La breve durata della parte attrezzata (circa 1h) non deve trarre in inganno: la salita è pressoché verticale e l'esposizione cresce in fretta. La roccia alterna tratti molto arrampicabili a punti levigati con pochi appigli stabili.

    ⚠ L'attrezzatura non è in ottimo stato: la chiodatura è rada, con distanze a volte eccessive tra i fittoni e quindi un possibile fattore di caduta elevato, e in un paio di punti la fune è lasca, cosa che su una via così verticale crea qualche difficoltà in più. Attenzione ai tratti di I grado non protetti e ad alcuni punti esposti anche al rientro. Itinerario privo di punti d'appoggio intermedi e di fonti d'acqua.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via per la stagione estiva, da affrontare con autonomia idrica (nessuna fonte lungo l'itinerario). Cartografia consigliata: carta di Cortina e delle Dolomiti d'Ampezzo di 4Land.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Col Rosà si scende verso nord seguendo i segni CAI 447: si percorre l'evidente sentiero fino a un canalone detritico, lo si scende in parte e poi si taglia a mezzacosta in direzione di una caratteristica torre rocciosa, raggiunta la quale si scende ripidamente nel bosco fino a innestarsi sull'ampia forestale CAI 417 (1300 m, 1h 30' dalla vetta). Si tiene la destra e si rientra al parcheggio (30' dall'innesto, 2h dalla vetta, 5h totali).

    ▲Da abbinare

    La Bovero sale sul versante occidentale della Valle del Boite; sul versante opposto, all'altezza di Fiames, sale la Ferrata Strobel a Punta Fiames. Sullo stesso Pomagagnon corre la Ferrata della Terza Cengia, mentre proseguendo verso Dobbiaco si incontra la Ferrata Dalaiti alle Cascate di Fanes e, sopra Cortina, l'impegnativa Ferrata Sci Club 18 al Monte Faloria.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPomagagnon – Dolomiti d'Ampezzo
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata216 m
    • Dislivello itinerario878 m
    • Quota max2166 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Corno del Bene

    Ferrata Corno del Bene

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Corno del Bene

    La recente Ferrata Corno del Bene, sul massiccio del Monte Guglielmo sopra Zone e il Lago d’Iseo, è breve ma intensa: atletica ed esposta, risale uno spigolo roccioso secondo una linea molto logica e di crescente esposizione. L’attrezzatura nuova e ben disposta rende la salita interessante, ma è una via sconsigliata a chi è alle prime armi. Bellissimo il panorama dalla cima.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l’abitato di Zone, vicino alla riva orientale del Lago d’Iseo (Brescia): da Marone, sulla strada che collega Brescia alla Valcamonica, si esce verso Zone; entrati in paese si imbocca a destra Corso Europa, poi a destra via Monte Guglielmo fino a un incrocio dove, sulla destra, risale ancora via Monte Guglielmo (indicazione anche per il Bosco degli Gnomi); si percorre la stretta strada fino a un parcheggio prima di un ponte, dove finisce l’asfalto (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si sale lungo la carrareccia (CAI 227) fino a un bivio: si lascia a destra il CAI 230 e si tiene il 227 a sinistra verso il Monte Guglielmo e il Corno del Bene. A un bivio dove la ferrata è segnata si tiene per essa, proseguendo sui prati fino a un nuovo bivio: dritto si salirebbe al Corno del Bene, noi teniamo la destra verso la costa rocciosa; al bivio successivo si ignora il sentiero che a destra scende verso Casentiga e si gira deciso a sinistra verso il bosco e l’evidente Corno del Bene, fino all’attacco (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un traverso orizzontale a destra non difficile, poi il cavo gira in verticale: nei primi metri la roccia offre buoni appoggi, anche se un po’ sporchi di terriccio. Si piega leggermente a destra incontrando un primo tratto strapiombante, dove alcune staffe ben poste aiutano; si traversa a sinistra prima in orizzontale poi in diagonale e si riprende una salita decisamente verticale, con meno appigli, in cui la fune ben tesa e alcune maniglie metalliche vengono in aiuto. Dopo una breve cengia stretta a destra si risale una parete con un terrazzino a metà per rifiatare; la parete prosegue verticale con maniglie ai lati del cavo e qualche staffa dove la roccia è povera di appigli: è il tratto più adrenalinico, fisico e aereo della via. Seguono un diedro diagonale con staffe e un diedro di quasi dieci metri, esposto ma non particolarmente difficile (appigli sul lato destro, attenzione ai tratti erbosi); si rimonta in obliquo a destra, si salgono un paio di metri in spaccata e si traversa a sinistra fino a una nuova parete verticale che culmina in una sporgenza da scavalcare tirandosi sul cavo. Dopo un tratto di roccette appoggiate a zigzag e una paretina di 4 metri con pochi appoggi, una rampa rocciosa a destra porta a un camino ben gradinato (le difficoltà sono nei primi passi, poi si procede in spaccata con buoni appigli); la seconda parte del camino piega a sinistra, con una placca liscia a destra che obbliga a usare la fune dove mancano gli appigli. Usciti dal camino in forte esposizione si traversa a destra e si riprende a salire fino alle ultime pareti verticali attrezzate con staffe, che conducono in vetta al Corno del Bene (quota massima 1695 m, circa 50′ di sola ferrata).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via breve (200 m di dislivello attrezzato) ma intensa, atletica ed esposta, su una logica linea di spigolo. Difficoltà complessiva Difficile, con attrezzatura nuova e ben posizionata.

    ⚠ Nonostante lo sviluppo contenuto è una via fisica ed esposta, sconsigliata ai neofiti e agli inesperti. Attenzione agli appoggi sporchi di terriccio e ai tratti erbosi, poco affidabili. Lungo avvicinamento di 2 ore.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota contenuta (massimo 1695 m): percorribile nelle mezze stagioni e nelle belle giornate, con roccia asciutta. Giornata di circa 4h 15′ complessive per 1000 m di dislivello e 9,9 km.

    ▲Discesa

    Dalla cima del Corno del Bene si rientra per i sentieri del massiccio (CAI 227 e diramazioni) fino al parcheggio di partenza, chiudendo l’anello.

    ▲Da abbinare

    Sullo stesso massiccio del Guglielmo, con avvicinamento più breve, la Ferrata Corna delle Capre; più impegnativa, sopra Lodrino, la Ferrata Caspai.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoMonte Guglielmo – Prealpi Bresciane
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata0:50 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1000 m
    • Quota max1695 m
    • Lunghezza9,9 Km
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