Caratteristica: Casco obbligatorio

  • Sentiero Attrezzato Pojesi al Carega

    Sentiero Attrezzato Pojesi al Carega

    Vie Ferrate › Veneto › Verona
    Sentiero Attrezzato Pojesi al Carega
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato Pojesi sale al Carega nelle Piccole Dolomiti veronesi. Di recente ristrutturazione, offre un'escursione varia e appagante con difficoltà complessivamente contenute: pochi passaggi di media difficoltà, ma fondo a tratti instabile su cui prestare attenzione. È lungo se si include la salita al Carega.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Rifugio Revolto (1355 m), risalendo la Val d'Illasi: da sud si esce dall'A4 a Verona Est o Soave, si raggiunge Selva di Progno e poi Giazza, da cui si prosegue circa 7 km su strada stretta ma asfaltata fino al rifugio. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal Revolto si sale al Rifugio Passo Pertica (1530 m), per la forestale (30') o per il sentiero nel bosco che la taglia (20'); da qui si seguono le targhette verso nord-ovest fino all'inizio del sentiero attrezzato, presso una cengia (circa 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il Pojesi inizia con un'esposta ma comoda cengia attrezzata verso sinistra, con passerelle, brevi balzi e scalini; una scaletta metallica e un tratto su fondo ghiaioso portano a un breve e aereo traverso da percorrere su cambre e pioli. Aggirato uno spigolo, una passerella riporta sulla cengia; in lieve discesa su fondo instabile si raggiunge un traverso più corto e facile, poi un tratto di discesa attrezzata, e si piega a destra in salita chiudendo il primo tratto di cengia. Inizia il secondo tratto: un balzo verticale di 4 metri e una serie di balzi e massi attrezzati – il primo realmente arrampicabile – poi un camino con cavo a sinistra e solide cambre a destra. Si prosegue in salita fino a un tratto di discesa attrezzata di circa 15 metri (paretina con cambre, roccette, canalino) e a ripidi gradoni di legno; segue un breve tratto attrezzato e una disarrampicata verticale su roccia molto appigliata. Si scende ancora tra mughi e ghiaioni, con brevi tratti attrezzati, fino sotto una bella parete verticale che si risale per una ventina di metri (cambre e appigli naturali), uscendo su una rampa gradonata; si raggiunge il libro delle firme. La salita però non è finita: si entra in un canalone attrezzato e arrampicabile (conviene restare sul lato destro in spaccata anche se la fune corre a sinistra), poi si risale una parete verticale di una trentina di metri su cambre e appigli. Con alcune roccette e brevi tratti attrezzati il Pojesi termina innestandosi sul sentiero 108 (2h 30' dall'attacco, 3h dal parcheggio). Dal bivio si può rientrare a destra al Rifugio Pertica (circa 1h 15') oppure proseguire a sinistra verso il Rifugio Fraccaroli (2230 m, 45' dal termine) su un bel sentiero di cresta panoramico, salendo infine alla vetta del Carega (2259 m, 4h complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    La ristrutturazione ha ammodernato la via e aggiunto appigli artificiali: a parte tre passaggi (il traverso iniziale e i due canalini finali) l'itinerario può considerarsi di difficoltà facile. Fune, infissi e passerelle sono in ottime condizioni.

    ⚠ Le Piccole Dolomiti si avvolgono spesso di nebbia nel pomeriggio, specie nei mesi caldi: meglio partire presto. Attenzione a sassi e fondo instabile; in zona ci sono molti camosci, quindi casco sempre indispensabile.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Carega si torna al bivio tra il Pojesi e il sentiero 108 e si scende sul 108, senza difficoltà, prima al Rifugio Pertica e poi, per il sentiero dell'avvicinamento, al Rifugio Revolto (2h dalla vetta, 6h complessive).

    ▲Da abbinare

    Dal Rifugio Pertica parte la verticale ed esposta Ferrata Biasin e l'escursione alla Ferrata Campalani. Verso il Gramolon ci sono la Ferrata Viali e la Ferrata Ferrari; verso il Pasubio il Vajo Scuro e il Vajo Stretto.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • ProvinciaVerona
    • GruppoPiccole Dolomiti – Carega
    • Avvicinamento30 min
    • Tratto attrezzato3h 30'
    • Itinerario completo6h
    • Dislivello attrezzato700 m
    • Dislivello itinerario908 m
    • Quota massima2260 m
    • Lunghezza15 km
  • Sentiero Attrezzato Astaldi

    Sentiero Attrezzato Astaldi

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato Astaldi
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato Astaldi percorre la cengia basale del versante meridionale di Punta Anna, nelle Tofane sopra Cortina d'Ampezzo. È paesaggisticamente notevole, con difficoltà tecniche modeste e impegno fisico contenuto, ideale per una mezza giornata; va però affrontato con attenzione per un paio di canalini detritici non protetti.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Rifugio Dibona (2083 m), raggiungibile per strada asfaltata dalla statale Cortina–Passo Falzarego (seguire le indicazioni per il Dibona, evitando il bivio per il Rifugio Duca d'Aosta). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si segue verso est il sentiero 403 (verso il Rifugio Giussani) lungo il vallone tra la parete sud della Tofana di Rozes a sinistra e Punta Anna a destra; in salita si individua una traccia che lascia la mulattiera in corrispondenza di una decisa curva a sinistra. Si sale su pendio detritico fino a uno scollinamento e si segue la traccia verso la bastionata rocciosa, dove – a destra di un foro artificiale nella roccia – inizia il sentiero attrezzato (45' dal Rifugio Dibona).

    ▲Il percorso

    Il sentiero taglia trasversalmente la coloratissima Formazione di Raibl. Si scende qualche metro in un canalino fino alla prima fune, che assiste sulla cengia esposta; si prosegue alternando tratti larghi e non protetti a punti più stretti. Presso un tetto roccioso la cengia si restringe e in alcuni tratti bisogna abbassarsi per passarvi sotto. Si raggiunge un canale che interrompe il percorso e si risale sfruttando le traversine poste a rendere meno scivoloso il fondo; segue una cengia più esposta sopra le rosse stratificazioni. Aggirato uno spigolo si affronta il passaggio più insidioso: un canalino dal fondo instabile, breve e non attrezzato, dove è assolutamente da evitare una scivolata. Dopo un breve traverso su staffe e un altro canalino detritico si entra nell'ultima sezione, su cengia più ampia e in gran parte non protetta; si scende un ultimo tratto e si raggiunge l'ultimo tratto attrezzato, terminando presso il sentiero 421 Dibona–Pomedes (1h 15' dall'attacco, 2h dal rifugio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario prevalentemente in cengia, di difficoltà modeste; i punti critici sono i due canalini detritici non protetti, dal fondo non del tutto stabile.

    ⚠ Il casco è indispensabile, sia per la possibile caduta di materiale detritico sia per i tetti rocciosi a tratti bassi. Massima cautela nei canalini non attrezzati: una scivolata è da evitare assolutamente.

    ▲Discesa

    Si rientra subito al parcheggio percorrendo il sentiero 421 tenendo la destra: tra rocce e conifere, in poco più di 30 minuti si torna al Rifugio Dibona (2h 15' complessive). Dal bivio è possibile salire in 10' al Rifugio Pomedes.

    ▲Da abbinare

    L'Astaldi collega i due versanti di Punta Anna. Dal Rifugio Giussani si raggiungono la Ferrata Lipella alla Tofana di Rozes; sul versante orientale la Ferrata Olivieri, la Ferrata Aglio e la Ferrata Formenton.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • ProvinciaBelluno
    • GruppoTofane
    • Avvicinamento45 min
    • Tratto attrezzato1h
    • Itinerario completo2h 15'
    • Dislivello attrezzato50 m
    • Dislivello itinerario240 m
    • Quota massima2283 m
    • Lunghezza3,3 km
  • Ferrata Viali al Monte Gramolon

    Ferrata Viali al Monte Gramolon

    Vie Ferrate › Veneto › Vicenza
    Ferrata Viali al Monte Gramolon
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Viali sale un canalone sotto il Monte Gramolon, nel vicentino. È varia, di media difficoltà con alcuni passaggi più impegnativi e atletici (in particolare due pareti strapiombanti attrezzate a staffe), con avvicinamento e rientro brevi e sviluppo a bassa quota.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Rifugio Bepi Bertagnoli (1225 m), dove termina la strada della valle di Campodalbero (da Arzignano verso Chiampo, poi a destra per Campodalbero). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Oltre il rifugio, presso una chiesetta, una palina CAI indica a destra il sentiero 221; tra salita e discesa, con alcuni passaggi attrezzati esposti su fondo un po' franoso, si scende alla base del canalone fino al primo cartello della Ferrata Viali e all'attacco poco più in alto (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si sale in diagonale su uno spigolo a sinistra del canalone, su roccia gradonata, poi un traverso a destra di media difficoltà porta sul versante destro del canale. Dopo una breve cengia si affronta il passaggio chiave: una parete strapiombante di una quindicina di metri attrezzata con una lunga serie di staffe ampie (strapiombante all'inizio, verticale al centro, di nuovo strapiombante in alto). Un traverso esposto conduce a una seconda parete attrezzata, impegnativa ma più breve, che termina con staffe in diagonale su una cengia. Seguono una scala verticale di una ventina di pioli, traversi e tratti verticali su pioli e staffe nel canalone, un lungo tratto su spigolo leggermente strapiombante e una salita sul lato opposto, esposta e gradonata. Un sentiero attrezzato con una panchina collega alla sezione finale: una lunga scala metallica di circa 25 metri e un tratto di sentiero attrezzato portano al sentiero 202, dove la Ferrata Viali termina (2h dall'attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via divertente e atletica nei tratti strapiombanti, su roccia non sempre solida. Dislivello in ferrata 370 m, complessivo 550 m, quota massima 1700 m, sviluppo 3,5 km. Trattandosi di bassa quota, da evitare nelle giornate estive troppo calde.

    ⚠ Il fondo è composto da sassolini e tratti instabili e non sono rare le scariche di sassi: il casco è assolutamente obbligatorio e occorre attenzione a non smuovere rocce sul canalone verso chi segue.
    ▲Discesa

    Per rientrare al Rifugio Bertagnoli si segue il sentiero 202 a sinistra, si attraversa una galleria militare (non serve la torcia) fino a un ripido sentiero prima del Passo di Scagina che scende nel bosco, passando accanto al monumento a Bepi Bertagnoli, fino all'attacco della ferrata (40' dal termine) e quindi a ritroso al parcheggio (circa 1h dal termine, 3h 30' totali). In alternativa si può proseguire verso la vetta del Gramolon.

    ▲Da abbinare

    Sullo stesso Gramolon la Ferrata Ezio Ferrari; poco distante, verso il Carega, la Ferrata Campalani.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPiccole Dolomiti
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata370 m
    • Dislivello itinerario550 m
    • Quota max1700 m
    • Lunghezza3,5 Km
  • Ferrata del Vajo Stretto

    Ferrata del Vajo Stretto

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata del Vajo Stretto
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Vajo Stretto sale la parete orientale del Monte Cornetto, nelle Piccole Dolomiti al confine tra Trento e Vicenza. Risale una stretta fenditura rocciosa con difficoltà mai significative, in un ambiente molto bello; abbinata alla vetta del Cornetto diventa un lungo e appagante anello.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Malga Cornetto (1225 m), sulla strada che collega Pian delle Fugazze al Sacrario del Pasubio (ampio parcheggio a pagamento). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue il sentiero 150 (ex 44) prima su prati poi nel bosco, con segni CAI e scritte sui sassi, fino all'attacco (circa 40' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal cartello rosso si salgono facili roccette verso l'evidente canalone, alternando risalti e cenge erbose fino all'ingresso del vajo. Le attrezzature si interrompono e ci si sposta sul lato sinistro per risalire il canale su roccia appigliata e qualche cambra, verso un caratteristico tunnel naturale tra massi incastrati. Oltre il tunnel si prosegue nella fenditura tra incombenti pareti, alternando tratti di sentiero a tratti assicurati con passi di arrampicata mai difficili e diversi passaggi in camino tra rocce incastrate. Un passaggio più verticale (molte cambre) e un traverso esposto a sinistra, oltre un grande masso spesso umido, portano al libro firme; si sale infine la rampa sul lato destro e si esce dal Vajo Stretto, dove termina la ferrata (circa 1550 m, 1h dall'attacco, 1h 45' dal parcheggio). All'intersezione col Vajo Cassa da Morto si tiene la sinistra in salita fino a un ghiaione e alla Selletta dell'Emmele (1675 m, 20'); consigliato proseguire per la vecchia mulattiera militare alla Forcella del Cornetto (1825 m) e, per il sentiero attrezzato della via normale (esposto ma non difficile, tratti con catena), alla croce del Monte Cornetto (1899 m, circa 3h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario di difficoltà contenuta ma di grande atmosfera, tra camini e massi incastrati. Dislivello complessivo 600 m, quota massima 1899 m, sviluppo 8,6 km.

    ⚠ Casco assolutamente necessario per il pericolo di caduta sassi lungo il vajo. Attenzione al fondo sdrucciolevole di alcune sezioni; gli zaini ingombranti creano problemi nei punti più angusti, meglio uno zaino piccolo o collegarlo all'imbrago con una fettuccia.
    ▲Discesa

    Si scende a ritroso il sentiero attrezzato di vetta fino al sentiero 149; consigliato proseguire verso sud a mezzacosta verso il Baffelan e il Passo di Campogrosso, tra tratti attrezzati mai difficili e gallerie di guerra, fino al Passo degli Onari (1760 m) e al Passo del Baffelan. Da qui il sentiero 177 (Boale del Baffelan) scende un canalone (attenzione, con un salto verticale protetto da catena) fino alla Strada del Re (sentiero 175) che riporta a Malga Cornetto (3h dalla vetta, 6h totali).

    ▲Da abbinare

    La zona del Cornetto è ricca di itinerari attrezzati: verso il Carega la Ferrata del Vajo Scuro e la Ferrata Campalani al Carega.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPiccole Dolomiti
    • Avvicinamento0:40 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello itinerario600 m
    • Quota max1.899 m
    • Lunghezza8,6 Km
  • Ferrata dell’Amicizia alla Torre Clampil

    Ferrata dell'Amicizia alla Torre Clampil

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata dell'Amicizia alla Torre Clampil

    La Ferrata dell’Amicizia alla Torre Clampil è una via molto difficile, recente e dichiaratamente atletica, che sale in forte esposizione la parete nord della Torre Clampil, sulle Alpi Carniche al confine fra la provincia di Udine e l’Austria. È un crescendo di passaggi strapiombanti e aerei: una salita per ferratisti ben allenati, abituati all’esposizione e ai passaggi di forza.

    ▲Avviso importante
    ⚠ Via fortemente sconsigliata a chi non è ben allenato e non ha dimestichezza con vie ferrate, esposizione e passaggi atletici. La tracciatura cerca le placche più esposte: i fittoni che reggono il cavo sono piuttosto distanziati, il che peggiorerebbe le conseguenze di una caduta – massima attenzione. Consigliata una fettuccia con moschettoni per riposare in caso di stanchezza. In base alla stagione è facile trovare neve nel canalino d’accesso all’attacco: valutare i ramponi. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.
    ▲Avvicinamento

    Il parcheggio (1568 m) si trova poche centinaia di metri prima del Passo di Pramollo, accanto a una bianca caserma dismessa, nei pressi del penultimo tornante prima del passo (apri il punto di partenza su Google Maps – 46.55258, 13.27393). Dal versante italiano si esce dalla A23 a Pontebba e si sale tra tornanti per circa 12 km (20′). Si segue il segnavia 433 lungo una sterrata nel bosco, tra sali e scendi, fino a vedere la colorata baita Winkel (1470 m) oltre un ponticello sul Rio Winkel. Si resta sul 433, ignorando il bivio a sinistra per l’Alta Via CAI Pontebba verso la Sella della Pridola (possibile rientro), e si sale gradualmente verso le pareti di fondovalle; si oltrepassa il bivio a sinistra del Sentiero Alpinistico Schiavi e si prosegue dritti fino a un secondo bivio importante, segnalato su un sasso e da un cartello CAI: a sinistra la Ferrata Contin, a destra la Ferrata Torre Clampil. Si tiene la destra, tagliando in diagonale il pietrisco di un vallone seguendo evidenti segni arancioni, fino alla bastionata della Torre Clampil e all’attacco, indicato anche da un’immagine con i settori e le difficoltà della via (1h 30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata si divide in 3 settori a difficoltà crescente. Il primo, più appoggiato, è una rampa diagonale seguita da passaggi che portano gradualmente verso destra, sotto la verticale della Torre; si affronta una prima placca verticale con discreti appigli naturali e qualche infisso – conviene già qui arrampicare il più possibile per risparmiare le braccia. I tratti verticali, di difficoltà media, sono intervallati da terrazzini detritici dove sostare comodamente.

    Nel secondo settore si piega con decisione a destra salendo una placchetta in forte esposizione fino a un terrazzino; si risale una parete liscia seguita da un traverso diagonale verso destra che inizia a sollecitare le braccia, poi una placca liscia attrezzata con staffe chiude la sezione.

    Il terzo settore è la parte molto difficile: placca levigata, spesso strapiombante, fitta di staffe, maniglie e pioli. Si parte con un tratto molto impegnativo – il cavo, inizialmente a sinistra, sale verticale su un passaggio strapiombante dove cambre, maniglie e chiodi (non sempre ben posizionati) aiutano la risalita; poi il cavo si sposta a destra e si supera con fatica uno spanciamento della roccia. Segue una lunga fila di cambre metalliche in forte esposizione: attenzione a non «sbandierare» per la pendenza della roccia. Si continua atletici, appena troppo distanti da una fessura a sinistra che offrirebbe appigli naturali, usando invece le cambre e piegando gradualmente a sinistra; un altro passaggio strapiombante (da studiare bene prima di affrontarlo) introduce a un canalino abbondantemente attrezzato, all’uscita del quale la ferrata termina (1h dall’attacco, 2h 30′ totali).

    La croce di vetta della Torre Clampil (2078 m) è pochi minuti più in alto, con bella vista sulla Creta di Aip a ovest e sul Monte Cavallo a sud (1h 15′ dall’attacco, 2h 45′ totali). Seguendo i segni verso la sella fra Torre Clampil e Torre Winkel – raggiungibile anche con la più facile Ferrata Contin – si salgono 3 brevi ma impegnativi tratti attrezzati fino alla vetta della Torre Winkel, segnata da un sasso colorato e da una targhetta (2041 m, 15′ dalla Torre Clampil, 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Molto Difficile, con difficoltà tecniche 4/5, ambientali 3/5, esposizione 5/5 e impegno fisico 4/5. Non è lunga, ma è un crescendo di passaggi atletici ed esposti: la tracciatura privilegia volutamente le placche più esposte e strapiombanti anziché le naturali debolezze della parete.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via d’alta quota da percorrere in estate con meteo stabile e roccia asciutta. Il canalino d’accesso può conservare neve anche a stagione avanzata (valutare i ramponi). Data l’esposizione e i tratti strapiombanti, è opportuna ottima forma fisica e padronanza delle tecniche di sosta su ferrata.

    ▲Discesa

    Dalla Torre Winkel si scende lungo la Ferrata Winkelturn, sul versante austriaco, verso il lago che ha accompagnato la salita: si segue il cavo verso nord-ovest, alternando facili tratti su roccia, erba e terra, perdendo i circa 200 m attrezzati senza grossi problemi (45′ dalla Torre Winkel). Si raggiunge il lago, lo si costeggia sulla destra fino al Passo di Madrizze (1919 m), quindi si segue il sentiero a destra che scende dolce tra bosco e mughi fino al sentiero 433 presso la Baita Winkel (1h dal lago); da qui, a ritroso lungo l’avvicinamento, si torna al parcheggio (2h 15′ dalla Torre Winkel, circa 6 ore totali). In alternativa si può rientrare sul versante italiano lungo la più facile Ferrata Contin.

    ▲Carattere storico

    Inaugurata nel 2007 dall’allora governatore del Friuli Venezia Giulia Illy e dal suo omologo della vicina Carinzia, fu battezzata Ferrata dell’Amicizia a testimoniare la vicinanza, non solo geografica, fra le due regioni ai lati del Passo di Pramollo.

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento naturale è con la vicina Ferrata Contin (in discesa). In zona, vicino al confine austriaco, le due ferrate alla Creta di Aip (Crete Rosse e Uiberlachersteig), il Sentiero Attrezzato Cuestalta, la Ferrata Senza Confini e la Steinbergerweg. Più a sud, verso le Alpi Giulie, la Ferrata Amalia, la Ferrata della Vita e la Ferrata delle Balze del Mangart.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:30 h
    • Durata ferrata1:30 h
    • Itinerario totale6:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario700 m
    • Altitudine massima2079 m
    • Lunghezza7 Km
  • Ferrata del 30° OSA al Corno Rat

    Ferrata del 30° OSA al Corno Rat

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata del 30° OSA al Corno Rat

    La Ferrata del 30° OSA al Corno Rat è un itinerario difficile che risale la bastionata calcarea sopra Valmadrera, nel cuore del Triangolo Lariano (provincia di Lecco, Prealpi Comasche). Via tecnica, atletica e a tratti molto esposta: dà il meglio a chi ha confidenza con l’arrampicata, perché in molti tratti si può progredire sulla roccia riducendo la trazione sulla catena. Si può concatenare con il sentiero attrezzato che porta in vetta al Corno Orientale di Canzo, per un anello attrezzato più lungo (circa 2 ore di solo tratto ferrato-attrezzato).

    ▲Avviso importante
    ⚠ Nel 2021 la ferrata è stata interamente ristrutturata, con l’aggiunta di numerosi infissi: le difficoltà tecniche reali oggi sono inferiori a quelle storiche. La sequenza del percorso e i valori di complessità riportati qui sotto si riferiscono al vecchio tracciato: tienine conto nel pianificare l’uscita e verifica sempre le condizioni aggiornate prima di partire.
    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la frazione Belvedere, sopra Valmadrera (apri il punto di partenza su Google Maps – 45.85047, 9.35219). Raggiunto l’abitato isolato si lascia l’auto nei pressi dell’inizio di una stradina chiusa al traffico, da dove parte il sentiero. Si risale la strada acciottolata verso Belvedere, con la bianca bastionata del Corno Rat che incombe sopra la testa; la carrareccia si fa poi sterrata e passa accanto ad alcune aziende agricole fino a una palina fitta di segnavia. A questo bivio si tiene la destra, seguendo le indicazioni per l’itinerario attrezzato OSA. Si prosegue, si guada un torrente e al bivio successivo si tiene la sinistra, sempre nella direzione dell’itinerario attrezzato; il sentiero sale ripido nel bosco fino all’attacco della ferrata (50′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via attacca su una placca inclinata dai pochi appigli: si sale con la fune al proprio fianco, facendo attenzione a non essere spinti verso l’esterno – è uno dei passaggi più impegnativi e conviene pesare bene i piedi, sfruttando le pedivelle per non gravare troppo sulla catena. Dopo pochi metri il cavo piega e sale verticale, con alcune vecchie staffe a sostegno dei piedi; la roccia è molto solida, calcarea ma povera di appigli. Si raggiunge uno spigolo, risalito tenendo la catena a sinistra e la fune a destra con qualche staffa per i piedi; superato lo spigolo fune e catena si riuniscono e introducono in un angusto canalino, dove un primo passaggio è particolarmente ostico: si supera una sporgenza in cui è difficile non «mungere» la catena. Termina così la prima sezione, la risalita del Sasso OSA, in genere considerata la parte più dura della via.

    Si prosegue su sentiero verso sinistra con un paio di facili balzi rocciosi; attenzione a un bivio: si segue il sentiero di sinistra, perché quello di destra è la via alpinistica al Corno Rat. La seconda parete si percorre inizialmente in diagonale verso destra, sfruttando ottimi appigli naturali per i piedi, fino sotto una parete verticale più lunga di quanto sembri: si parte con alcune staffe su roccia coricata, poi si risale fino a un traverso verso sinistra che deposita su uno stretto e panoramico terrazzino, buono per riprendere fiato con la vista su Lecco e sul Resegone. Segue un tratto breve ma difficile: una frattura da superare in spaccata (lolotte, per chi arrampica) per guadagnare l’altezza utile a cambiare moschettone – passaggio disagevole soprattutto per le persone di bassa statura, quasi costrette a tirare sulla catena.

    Si esce sotto una nuova parete verticale che diventa un camino con buoni appigli per mani e piedi; si arriva sotto un masso che conviene risalire sul suo lato destro, anche se catena e fune corrono sul sinistro, più levigato. Si supera quindi l’esposta parete soprastante con l’aiuto di alcune staffe, fino a uno stretto terrazzino. Aggirato un poco marcato spigolo si riparte in salita su una parete di nuovo difficile, dalla roccia levigata, con un passaggio più ostico in prossimità di una sporgenza che richiede una trazione sulla catena per essere rimontata. Si aggira un altro spigolo e si risale una placca più coricata, lunga ma di difficoltà inferiore, fino a un ulteriore terrazzino. Un breve tratto di sentiero porta all’ultima parete verticale, più appoggiata e ricca di appigli rispetto alle precedenti – senza però abbassare la concentrazione dopo lo sforzo accumulato. Risalita questa parete si esce in vetta al Corno Rat e la ferrata ha termine (1h 15′ dall’attacco, circa 2 ore complessive dalla partenza).

    Prosecuzione al Corno Orientale (facoltativa). Dalla vetta, al bivio si prosegue verso destra su sentiero segnato da cartelli e bolli a tratti rossi e a tratti giallo-rossi, con alcuni passaggi un po’ esposti assicurati da catena. Dopo circa 30′ si risale una placca inclinata, con la parete verticale alla sinistra, salendo in aderenza con gli scarponi e cercando gli appigli nelle fessure. Si alternano poi tratti di sentiero, roccette e facili passaggi di I grado fino a un bivio: a sinistra si raggiunge il Rifugio SEV, a destra si sale l’ultimo tratto attrezzato. Tenendo la destra si percorre una bella placca arrampicabile, si aggira uno spigolo e si sale una paretina appoggiata con esposizione crescente fino al termine della catena; su roccette si raggiunge infine la croce del Corno Orientale di Canzo (1h dal termine della ferrata, circa 3 ore complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile, è una via tecnica e atletica con valori di complessità alti su difficoltà tecniche (4/5) ed esposizione (4/5), impegno fisico 3/5 e difficoltà ambientali 2/5. Sono presenti sia la catena sia la fune metallica: conviene agganciare i moschettoni alla fune e, all’occorrenza, usare la catena per trazionare. La via vive di un doppio approccio: chi sa arrampicare (eventualmente con scarpette), riducendo la trazione, la trova impegnativa ma piacevole; chi non ha dimestichezza con l’arrampicata finisce per usare molto la catena in più tratti, con il rischio concreto di affaticarsi e rendere la salita molto atletica.

    ⚠ Via esposta in molti punti che richiede esperienza, ottimo allenamento e idealmente confidenza con l’arrampicata. Attenzione alla roccia unta in alcuni passaggi. Al bivio dopo il Sasso OSA seguire il sentiero di sinistra: quello di destra è la via alpinistica. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario prealpino a quota contenuta (vetta a 1232 m), percorribile in gran parte dell’anno con roccia asciutta e meteo stabile; va evitato con roccia bagnata o ghiacciata, vista l’esposizione e la roccia levigata. L’avvicinamento è breve ma molto ripido. Si ricorda che il tracciato è stato ristrutturato nel 2021: verificare sempre le condizioni e le attrezzature aggiornate.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Corno Rat si può chiudere subito l’escursione scendendo lungo il sentiero segnato «San Tommaso – Valmadrera» e tornando a ritroso al parcheggio (45′ dal termine della ferrata, 2h 45′ complessive). Se invece si è proseguito fino al Corno Orientale, si scende lungo il sentiero segnalato fino al crocevia fra Corno Centrale e Corno Orientale, quindi si seguono le indicazioni per San Tommaso e Valmadrera verso sinistra fino al punto in cui si era deviati per l’attacco; da lì a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino all’auto (1h dalla vetta del Corno Orientale, circa 4 ore complessive).

    ▲Da abbinare

    La 30° OSA è logisticamente vicina alla Ferrata del Venticinquennale al Corno Occidentale (Ferrata di Canzo): salendo al Corno Orientale e proseguendo verso il Rifugio SEV e il Rifugio Terz’Alpe se ne raggiunge l’attacco, per un grande anello dei Corni di Canzo da 7-8 ore. Nelle vicinanze, sul versante del Moregallo, anche il Sentiero Attrezzato del Moregallo e la Ferrata al Canalone Belasa; sopra Valmadrera, oltre San Tommaso, il Sentiero Attrezzato delle Vasche.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:40 h
    • Durata ferrata2:00 h
    • Itinerario totale5:00 h
    • Dislivello ferrata340 m
    • Dislivello itinerario966 m
    • Altitudine massima1232 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata alla Forcella del Sassolungo

    Ferrata alla Forcella del Sassolungo, gruppo del Sassolungo, Dolomiti

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata alla Forcella del Sassolungo
    Moderatamente Difficile
    ● Aperta
    Caratteristiche
    Complessità
    📍 Maps

    Galleria

    Inaugurata nel 2022, la ferrata che sale alla Forcella del Sassolungo è un itinerario attrezzato moderno, vario e molto arrampicabile che dal Passo Sella porta al Rifugio Toni Demetz, nel cuore del gruppo Sassolungo–Sassopiatto, tra la Val Gardena e la Val di Fassa. È una via di media difficoltà (MD) che, pur non raggiungendo una vetta, regala una progressione divertente, qualche tratto aereo e un panorama d’eccezione sui gruppi dolomitici attorno al Passo Sella. La quota non è elevata e l’avvicinamento è breve, il che la rende un’ottima ferrata d’inizio stagione o da abbinare ad altri itinerari della zona.

    ▲Partenza e avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a valle della funivia che dal Passo Sella (2180 m) sale al Rifugio Demetz. Il passo si raggiunge in auto sia da Canazei, salendo dalla Val di Fassa, sia da Selva, dalla Val Gardena. Qui le indicazioni stradali e il parcheggio su Google Maps →

    Ci sono due modi per arrivare all’attacco. Il primo è tutto a piedi: dal parcheggio si segue il sentiero CAI 525 e, dopo circa 45–60 minuti, si individuano sulla sinistra i cartelli che indicano l’inizio della via attrezzata. Il secondo sfrutta la funivia Passo Sella → Demetz: una volta in quota si perde un po’ di dislivello scendendo lungo il 525 fino al bivio per l’attacco, risparmiando circa un’ora di cammino. La salita a piedi resta la scelta più appagante e completa.

    ▲Il percorso, tratto per tratto

    La ferrata non concede riscaldamento: i primi metri sono i più impegnativi di tutta la via. Si attacca un breve diedro verticale di roccia scura con un passo iniziale in leggero strapiombo per staccarsi da terra; pioli e staffe metalliche aiutano nei primissimi metri, poi si traversa a destra e si comincia a guadagnare quota. Superato questo primo balzo si aggira uno spigolo e si percorre una stretta cengia verso sinistra, fino a una bella paretina verticale.

    Qui la roccia è molto ammanigliata e conviene arrampicare cercando gli appigli naturali invece di trazionare sul cavo: è uno dei tratti più piacevoli. Si raggiunge il bordo di un canalino, lo si attraversa e si prosegue su cengia verso destra; aggirato un altro spigolo ci si trova sotto un balzo nei pressi di un diedro, dove alcune staffe facilitano la risalita di un passaggio logico e divertente. Poco sopra si sbuca su un piccolo pianoro erboso.

    Si riparte verso sinistra su una cengia che si assottiglia fino a diventare un traverso, raggiungendo un classico canale dolomitico. Il cavo guida in salita diagonale, con buoni appoggi per i piedi ma un impegno costante, fino a un breve passo strapiombante: anche qui le staffe riducono la difficoltà, ma serve uno spunto deciso per affrontarlo. All’uscita dal camino le guglie del Sassolungo e del Sassopiatto si ergono imponenti sopra la testa. Si arriva così alla cassetta con il libro di vetta e a una panchina panoramica, circa 30–40 minuti dopo l’attacco: il punto ideale per una sosta.

    Da qui la via risale qualche roccetta, supera uno spigolo e con un traverso a destra svela il Rifugio Demetz, meta dell’itinerario. Si guadagna il filo di cresta, facile ma esposto, lo si percorre tra brevi sali-scendi e un caratteristico ponte sospeso, poi si disarrampica un tratto verticale fino a una forcellina. Oltre la forcella il cavo riparte in verticale e, per roccette più facili, conduce a una bella placconata giallastra: un primo passo impegnativo, quindi ancora salita verticale fino a un diedro lavorato. Gli ultimi cinquanta metri si mantengono belli e continui, riportando sul filo di cresta con uno stretto camino, prima della breve discesa attrezzata che chiude la via proprio sopra il rifugio (circa 1h 30′ dall’attacco, 2h 30′ dal Passo Sella).

    Numerose vie di fuga attrezzate permettono di rientrare sul sentiero 525 senza completare l’intera ferrata: utile in caso di affollamento o di meteo in peggioramento.

    ▲Carattere e difficoltà

    Nonostante la classificazione di media difficoltà (MD), la Forcella del Sassolungo non è una via per principianti assoluti. È continuamente attrezzata e quindi sempre sicura, ma si sviluppa spesso in verticale e in esposizione, con tre o quattro passaggi che richiedono buona forza di braccia e dimestichezza con la roccia. Dove la progressione si fa più dura intervengono pioli e staffe artificiali che abbassano la difficoltà tecnica, ma l’attacco iniziale e i passi strapiombanti restano impegnativi. È perfetta per chi ha già qualche ferrata nelle gambe e vuole arrampicare divertendosi; sconsigliata a chi soffre il vuoto o è alla primissima esperienza.

    ▲Periodo, attrezzatura e discesa

    Periodo consigliato: da inizio estate all’autunno, neve permettendo; la quota contenuta la rende percorribile anche a stagione non ancora matura. Attrezzatura: kit da ferrata omologato, imbragatura e casco obbligatorio — trattandosi di una via di apertura recente, la roccia può presentare tratti ancora friabili, quindi attenzione ai sassi mobili, soprattutto in partenza e con altre cordate sopra. Discesa: dal termine dei cavi si scende per traccia al vicino Rifugio Demetz (2685 m, circa 10 minuti); da qui si rientra con la funivia al Passo Sella oppure a piedi sul sentiero 525 (circa 1h 15′), per un giro complessivo di circa 4 ore.

    ▲Da abbinare

    Il proseguimento naturale dal Demetz è la vetta del Sassopiatto con la Ferrata Oskar Schuster: chi parte presto e è ben allenato può concatenare le due vie in un anello impegnativo. Dal Passo Sella sono inoltre raggiungibili la breve Ferrata al Col Rodella e l’impegnativa Ferrata delle Mesules nel Gruppo di Sella; scendendo in Val Gardena si trovano la Tridentina, il Piccolo e il Gran Cir.

    ▲Galleria

    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaBolzano
    • GruppoSassolungo
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario totale4:00 h
    • Dislivello ferrata~200 m
    • Dislivello itinerario440 m
    • Altitudine max2685 m
    • Lunghezza~5 km
    • Apertura2022
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