Caratteristica: Funivia all’andata

  • Ferrata Ivano Dibona al Cristallo

    Ferrata Ivano Dibona al Cristallo

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Ivano Dibona al Cristallo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Avviso — La bidonvia che saliva a Forcella Staunies รจ stata smantellata (luglio 2017) ed รจ in attesa di ricostruzione a data da destinarsi; l’unico modo per raggiungere l’attacco รจ oggi risalire il ripido vallone detritico del Gran Staunies, su fondo ghiaioso instabile (almeno 2h dal termine della seggiovia). Anche il Rifugio Lorenzi, all’inizio della ferrata, risulta chiuso. รˆ un itinerario lungo e impegnativo a prescindere: pianificare tempi e meteo con cura.

    La Ferrata Ivano Dibona รจ uno stupendo itinerario di cresta sul Gruppo del Cristallo. Da Forcella Staunies percorre tutta la cresta che scende al Col dei Stombi, in un percorso di grande interesse paesaggistico e ricco di tracce indelebili dei combattimenti della Grande Guerra. Le difficoltร  tecniche non sono elevate, ma alcuni tratti sono esposti e soprattutto il dislivello complessivo richiede un ottimo allenamento.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio presso il Ristorante Rio Gere, da cui sale la seggiovia che collega Rio Gere (1700 m) con il Rifugio Son Forca (2215 m), lungo la strada del Passo delle Tre Croci che unisce Cortina d’Ampezzo ad Auronzo di Cadore, sul versante ampezzano (apri su Google Maps). L’attacco รจ a Forcella Staunies (2932 m): dal Rio Gere ci sono quasi 1250 m di dislivello, quindi รจ vivamente consigliato usare la seggiovia fino al Rifugio Son Forca. Da qui, smantellata la vecchia bidonvia che saliva alla forcella, l’unica soluzione รจ risalire il vallone detritico del Gran Staunies, un canale ripido e su fondo ghiaioso instabile da affrontare con prudenza, mettendo in conto almeno 2 ore dal termine della seggiovia.

    ▲Il percorso

    Raggiunta la Forcella Staunies si scorge la sagoma del Rifugio Lorenzi, in posizione stupenda ma chiuso; dietro di esso una scala metallica incastonata nella roccia dร  inizio alla ferrata. Terminata la passerella metallica, una scaletta avvia la prima sezione, la piรน “ferrata” dell’intero itinerario: una cengia con un passaggio su passerella di legno, un breve traverso che aggira un risalto roccioso con un paio di saliscendi privi di difficoltร , alcune roccette verso una galleria bellica piuttosto breve che piega subito a sinistra (torcia non necessaria) e una comoda cengia con passerella di legno. Si salgono altre roccette e si prosegue poco sotto il filo di cresta, con passaggi ampi e passerelle in legno dove il terreno si restringe, fino al ponte sospeso di circa 30 metri, uno dei punti piรน iconici del percorso: voltandosi si vedono il Rifugio Lorenzi appena lasciato e l’inizio della Ferrata Bianchi, che procedeva in senso inverso (15′ dall’attacco al rifugio, 2h30 totali). Il ponte รจ molto ampio, costruito con traversine di legno (un paio non fisse). Oltre il ponte una lunga scala metallica, divisa in due sezioni, fa guadagnare quota e porta sulla lunga cresta che caratterizza questa parte del percorso, ottimamente attrezzata con fune nonostante sia quasi ovunque ampia. Dopo una leggera discesa verso la Forcella Grande si incontra un bivio (2980 m, 15′ dal ponte, 30′ dall’attacco): si puรฒ proseguire dritto sulla Dibona oppure prendere la deviazione facoltativa a sinistra per la Cima Cristallino, salendo a mezzacosta a un’insellatura e poi su uno spigolo non difficile alla base della vetta (2997 m, 10′ dal bivio); si sale preferibilmente dal versante ovest, con una breve cengia e un ultimo strappo verticale di una decina di metri attrezzato con staffe, fino alla cima del Cristallino (3008 m), rientrando per la variante est lungo un canalino attrezzato e poi a ritroso fino alla Dibona (deviazione per il Cristallino circa 40′ andata e ritorno). Ripresa in discesa la Dibona, si scende verso la Forcella Grande (2874 m), dove a destra si stacca il sentiero per la Ferrata Renรจ de Pol alla Punta del Forame e si incontrano alcuni resti di postazioni di cecchini della Grande Guerra; alla forcella si tiene la sinistra restando sulla Dibona. Sul versante sinistro si passa accanto al rudere di un ex ricovero militare italiano e si percorre, sotto la Cresta Bianca, un tratto in cui si alternano sentiero, cenge, facili traversi e camminamenti attrezzati a modesto dislivello, fino alla Forcella Padeon (2762 m, 2h dall’attacco inclusa la deviazione al Cristallino, 4h15 totali), dove sorge il Bivacco Buffa di Perrero, ex caserma di guerra ristrutturata e in posizione panoramica eccellente, ideale per una sosta. Si prosegue a mezzacosta sul versante sud del Vecio del Forame, con alcune esposte cenge a tratti non protette, fino a un canalone detritico che si scende sulla sinistra con un lungo tratto attrezzato, raggiungendo prima la Forcella Alta (2650 m) e poi un bivio (2490 m, 1h dal Bivacco Buffa di Perrero, 5h15 totali). Qui, mentre a sinistra il ripido canalino franoso della Val Padeon costituisce una via di fuga difficile e poco consigliabile, si prosegue dritti sul Sentiero Dibona fino alla Forcella Bassa (2450 m); si cammina poi a mezzacosta senza attrezzature lungo la Cresta dello Zurlon, si sale una scaletta che porta ad alcuni ruderi militari (2360 m, 40′ da Forcella Bassa, 6h totali) e, dopo un breve tratto in salita a una forcella, si scende un ripido canalone ghiaioso fino al Col dei Stombi (2017 m, 40′ dai ruderi dello Zurlon, 6h45 totali), dove finisce l’ambiente roccioso e iniziano pini e mughi. Dal Col dei Stombi si scende ripidamente, tra tornanti e serpentine, fino all’innesto sulla forestale (CAI 203, 1700 m, 30′ dal colle, 7h15 totali).

    ▲Carattere e difficoltร 

    Le difficoltร  tecniche non sono elevate, ma l’itinerario รจ lungo e committente, con tratti esposti e alcune cenge non protette; il dislivello da affrontare รจ notevole e richiede ottimo allenamento. Storicamente รจ uno dei percorsi piรน affascinanti delle Dolomiti, disseminato di tracce della Grande Guerra.

    ⚠ Itinerario molto lungo (23 km, fino a 10h) e impegnativo, con tratti esposti e cenge a tratti non protette: partire presto, con meteo stabile, e tenere conto dell’accesso ora piรน faticoso (risalita del Gran Staunies).
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 3008 m al Cristallino). La lunghezza, l’esposizione e l’accesso impegnativo lo rendono adatto a escursionisti ben allenati e autonomi.

    ▲Discesa

    Raggiunta la forestale si tiene la sinistra sul sentiero 203, ignorando tutte le deviazioni, fino al Passo Son Forcia (2109 m, 1h45 dall’innesto sulla forestale, 8h totali). Da qui si puรฒ salire al Rifugio Son Forca per prendere la seggiovia che scende al Rio Gere (attenzione agli orari di apertura impianti), oppure tenere la destra sul 203 fino alla deviazione a sinistra per il CAI 206 (1948 m, 20′ dal Passo Son Forcia), in direzione di Malga Lareto; si scende sul 206 fino a individuare un’esile traccia non segnata che scende al Rio Gere (30′ dall’innesto sul 206, 2h45 dal termine della ferrata, 10h complessive).

    ▲Da abbinare

    Dalla Forcella Grande si stacca la Ferrata Renรจ de Pol alla Punta del Forame, naturale prosecuzione per chi ha ancora energie.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoCristallo
    • Avvicinamento2:15 h
    • Ferrata5:00 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata1300 m
    • Dislivello itinerario1300 m
    • Quota max3008 m
    • Lunghezza23 Km
  • Sentiero Attrezzato della Cengia Veronesi

    Sentiero Attrezzato della Cengia Veronesi

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato della Cengia Veronesi
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Cengia Veronesi รจ un itinerario tecnicamente non difficile ma molto esposto, da non prendere alla leggera giร  per l’avvicinamento: per raggiungerla, infatti, occorre percorrere un tratto della difficile Ferrata Tomaselli. In cambio regala paesaggi magnifici nel cuore del gruppo del Fanis. Qui la descriviamo in direzione Cima Fanis – Forcella Lech, ma nulla vieta di percorrerla in senso inverso, in salita.

    ▲Avvicinamento

    Si deve arrivare sotto Cima Fanis Sud. Il modo piรน rapido coincide con l’avvicinamento della Ferrata Tomaselli: si raggiunge il Passo Falzarego (2105 m) โ€” da Cortina d’Ampezzo, da San Cassiano in Val Badia o da Alleghe (Belluno) โ€” si parcheggia nell’ampio piazzale presso la stazione a valle e si sale con la funivia al Rifugio Lagazuoi (apri su Google Maps). Da qui ci sono tre opzioni, in ordine crescente di impegno. La prima segue l’avvicinamento della Tomaselli sul versante orientale del Grande Lagazuoi, da Forcella Travenazes a Forcella Gasser Depot, poi su fino a sella Fanes; si presta poi la massima attenzione a una cengia che si stacca a sinistra (ometti), la si percorre e si arriva alla cengia da cui parte la via (2h dalla stazione a monte). La seconda raggiunge il Bivacco Chiesa sempre lungo la Tomaselli, ne percorre il primo difficile tratto โ€” compreso il famoso traverso โ€” e sbuca nella cengia di partenza (1h45 dalla stazione a monte): รจ l’opzione qui descritta per i tempi. La terza percorre l’intera difficile Ferrata Tomaselli (3h), ne scende la ferrata di discesa e individua un sentiero a mezzacosta che, con un primo tratto attrezzato, conduce al tunnel per la Cengia Veronesi (4h dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Dalla seconda cengia dopo l’attacco della Tomaselli si fa attenzione a un bivio dove la Tomaselli prosegue verso destra mentre la Cengia Veronesi va a sinistra, con segni purtroppo sbiaditi. Si comincia subito con un tratto di cengia esposta e non assicurata, seguito da un passaggio ancora piรน esposto e stretto, in leggera discesa ma protetto. Superato questo, si risale un canalino fino a una sella e si prosegue sempre verso sinistra fino a una grotta (punto d’incontro con l’avvicinamento 3): la si puรฒ attraversare per circa 100 metri con pila frontale, sbucando sul versante opposto di Cima Fanis. Imboccando invece la lunga cengia si segue la traccia che, tra modesti saliscendi su tratti esposti, conduce a uno spigolo che si aggira alternando brevi tratti attrezzati a lunghi tratti, anche molto esposti, del tutto privi di protezione. La cengia corre con un notevole precipizio sulla sinistra e richiede piede fermo, pur senza difficoltร  tecniche di rilievo. Si procede fino a una prima forcella tra Cima Fanis e Piz Scottoni e poi, con esposizione minore, verso la Forcella Lech, dove l’itinerario termina (1h15 dalla deviazione dalla Tomaselli, 3h complessive).

    ▲Carattere e difficoltร 

    รˆ un percorso difficile da classificare: la cengia in sรฉ รจ molto esposta e a tratti non attrezzata, ma per l’escursionista esperto con piede fermo non pone problemi, anzi diventa un’esperienza piacevolissima per i panorami. รˆ l’esposizione costante, piรน che la tecnica, a poter mettere in difficoltร  chi manca di esperienza.

    ⚠ In ogni variante l’accesso impone di percorrere un tratto della difficile Ferrata Tomaselli (compreso il celebre traverso): va valutato con onestร  e non sottovalutato. Aggirarlo รจ possibile ma il sentiero รจ poco segnato e difficile da individuare. La cengia รจ molto esposta e in piรน punti priva di protezione, con precipizio a fianco: serve piede fermo assoluto. Per la grotta (100 m) รจ necessaria una pila frontale.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta montagna (quota massima 2843 m), da affrontare nella stagione estiva con tempo stabile. Riservato a escursionisti esperti, abituati all’esposizione e all’autonomia su terreno in parte non protetto.

    ▲Discesa

    Da Forcella Lech (2486 m) si scende un ripido canalone detritico che fa perdere rapidamente quota in direzione del Lago di Lagazuoi. Prima di raggiungere il lago, a un bivio, conviene tenere la sinistra senza scendere troppo, per innestarsi piรน avanti sul sentiero 20 che sale a Forcella Lagazuoi; da qui, a ritroso, si torna alla stazione a monte della funivia e quindi al parcheggio (2h da Forcella Lech, 5h complessive).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento naturale รจ proprio con la Ferrata Tomaselli, di cui la Cengia Veronesi costituisce spesso una variante o un prolungamento.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti d'Ampezzo – Fanis
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario370 m
    • Quota max2843 m
    • Lunghezza7,8 Km
  • Alta Via dei Rondoi

    Alta Via dei Rondoi

    Vie Ferrate › Friuli Venezia Giulia › Pordenone
    Alta Via dei Rondoi

    L’Alta Via dei Rondoi e’ un bell’anello sul massiccio del Monte Cavallo, nelle Prealpi Friulane, in provincia di Pordenone: un itinerario di crinale che nella versione completa tocca cinque cime (Monte Tremol, Monte Colombera, Cimon della Palantina, Cimon del Cavallo e Cimon dei Furlani), alternando tratti attrezzati, roccette e passaggi di I grado in libera. Tecnicamente e’ Moderatamente Difficile: la parte propriamente attrezzata e’ breve, ma l’ambiente di crinale e i passaggi esposti richiedono attenzione.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte del primo troncone della funivia che sale da Piancavallo (Pordenone): si raggiunge Tremol, a 1 km da Piancavallo con abbondante segnaletica, e si parcheggia dopo il Palasport (punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione, presso la Baita Arneri, ci si porta dietro la funivia ignorando i segni del Sentiero Gerometta e di Casera Palatina e si seguono i chiari cartelli del CAI 918 per l’Alta Via dei Rondoi. Si sale passando sotto il secondo troncone della funivia, restando sempre sul 918 e ignorando i sentieri laterali; dopo un primo facile tratto attrezzato si arriva a un ripetitore e, lungo il crinale, al Monte Tremol (2007 m, 1h15′ dall’arrivo della funivia).

    ▲Il percorso

    Dal Monte Tremol si scende alla Forcella del Tremol (1974 m), ben visibile sul crinale, e si risale verso il Monte Colombera; in salita una traccia a destra permette di bypassare sia la vetta sia la parte attrezzata della discesa successiva, ma qui si prosegue fino al Monte Colombera (2066 m, 40′ dal Monte Tremol), da cui inizia il tratto attrezzato. Si scende verso la Forcella Colombera lungo un affilato crinale a tratti attrezzato: su tracce d’erba e calcare si incontrano un paio di salti pronunciati di una quindicina di metri da disarrampicare aiutati dal cavo, intervallati da traversi attrezzati; seguendo i bolli rossi si raggiunge la Forcella Colombera (1974 m, circa 30′ dal Monte Colombera, circa 2h30′ totali), dove da destra rientra il sentiero che bypassava la ferrata. Si prosegue verso il Cimon della Palantina su crinale non difficile fino a un bivio, dove si ignora il sentiero che scende ripido a sinistra verso Casera Palantina: da qui si puo’ salire alla vetta del Cimon della Palantina (2190 m, andata e ritorno circa 30′) oppure proseguire direttamente. Tenendo la destra lungo l’Alta Via 7 si raggiunge in una decina di minuti la Forcella Palantina, da cui si sale al Cimon del Cavallo lungo un crinale a tratti attrezzato con passaggi di I grado sprotetti, che richiedono attenzione ma non sono difficili: in circa 30 minuti si tocca la cima piu’ alta dell’escursione, il Cimon del Cavallo (2251 m, circa 4h totali). Si scende a ritroso pochi minuti fino a una traccia che, a sinistra, scende in un canalone attrezzato tra sassi ed erba fino a una cengia in parte attrezzata, circa 100 metri sotto la vetta, che aggira il Cimon del Cavallo e porta alla Forcella dei Furlani (2135 m); l’ultima cima si raggiunge su sentiero senza problemi, il Cimon dei Furlani (2183 m, 5h totali), dove termina la parte in salita.

    ▲Carattere e difficolta’

    E’ un itinerario logico e panoramico, che con un solo anello collega cinque cime in una zona molto bella delle Prealpi Friulane. La parte attrezzata e’ breve e di difficolta’ contenuta; gli aspetti a cui prestare attenzione sono il fondo, in buona parte erboso, che se umido diventa insidioso, e alcuni passaggi esposti sul versante nord. La segnaletica e’ buona lungo tutto il percorso in quota.

    ⚠ Con fondo umido l’erba puo’ rendere scivolosi crinali e traversi: meglio percorrerlo con tempo asciutto. Alcuni passaggi esposti a nord possono presentare nevai a inizio stagione. Se si intende usare la seggiovia, verificare gli orari di apertura, soprattutto in bassa stagione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione utile dalla tarda primavera all’autunno, evitando i periodi con neve residua sui passaggi a nord. Set da ferrata (imbracatura, kit, casco) per i tratti attrezzati, calzature con buona aderenza per i tratti erbosi, acqua e cibo per una giornata di circa 6h30′. Verificare meteo e orari degli impianti prima di partire.

    ▲Discesa

    Dal Cimon dei Furlani si scende sull’ampio crinale fino a una forcella, si risale un tratto un po’ piu’ esposto e si prosegue in costante discesa fino a un importante crocevia di sentieri (1h dal Cimon dei Furlani). Qui si tiene la sinistra per scendere verso Piancavallo, ignorando i segnavia che riportano all’arrivo della funivia (chi preferisce scendere con la funivia prosegue invece dritto). Si entra quindi nel bosco e si scende fino alla base degli impianti di risalita (2h dal Cimon dei Furlani, 6h30′ totali).

    ▲Da abbinare

    In provincia di Pordenone l’altra via attrezzata della zona e’ la Ferrata Tramuntin, che sale al Monte Rest sopra Tramonti di Sopra. Nel vicino bellunese, in Alpago, si trova la lunga escursione che comprende la Ferrata Costacurta; nei pressi di Soverzene ci sono la Ferrata Parete dei Falchi, la Palestra di Roccia della Val Gallina e la Ferrata della Memoria al Vajont.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:30 h
    • Durata ferrata0:30 h
    • Itinerario totale6:30 h
    • Dislivello ferrata88 m
    • Dislivello itinerario953 m
    • Altitudine massima2251 m
    • Lunghezza10 Km
  • Ferrata al Sentiero dei Fiori

    Ferrata al Sentiero dei Fiori

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata al Sentiero dei Fiori

    La Ferrata al Sentiero dei Fiori e’ uno splendido itinerario di cresta d’alta quota, attorno ai 3000 metri, sul gruppo dell’Adamello: un percorso attrezzato dove necessario, preparato dai militari italiani che qui avevano il fronte durante la Prima guerra mondiale, con panorami magnifici sui ghiacciai del Presena e del Pisgana. La difficolta’ tecnica e’ nel complesso modesta, con poche eccezioni nei tratti finali, ma l’ambiente d’alta montagna e l’innevamento possono alzare molto l’impegno reale; la classifichiamo Difficile.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo del Tonale, al confine tra le province di Trento e Brescia, raggiungibile da Bolzano (2h) o Brescia (2h30′) sulla SS42 oppure dalla Valtellina con la SS39 (1h45′ da Sondrio); si parcheggia presso la Funivia al Passo Paradiso, sul versante lombardo del passo (punto di partenza su Google Maps). Si sale con la funivia al Passo Paradiso (2585 m); scesi, si aggira il piccolo lago seguendo il CAI 44 in salita verso il Passo del Castellaccio. A un bivio non segnalato, dove alcuni segni CAI si staccano a sinistra, si tira dritto verso il passo lungo un sentiero ben segnato, su terreno d’alta montagna con alcuni balzi rocciosi non difficili, fino al Passo del Castellaccio (2963 m, 1h15′ dalla stazione a monte della funivia). Qui si indossa l’imbrago, si lascia il CAI 44 che scende nel versante opposto (valle di Narcanello) e si inizia la ferrata.

    ▲Il percorso

    Dal passo si procede verso sud seguendo segni e tracce abbondanti. Il primo tratto attrezzato e’ una lunga cengia con una serie di saliscendi, senza particolari difficolta’, che porta a una serie di passerelle in legno. Su una di queste, a sinistra, una fila di staffe sale a una punta panoramica: e’ una deviazione consigliata (circa 10 minuti) che porta al cosiddetto nido dell’aquila, costruito a scopo militare nella Grande Guerra; si rientra poi a ritroso sulla via. Si raggiunge cosi’ il punto piu’ iconico del percorso, il Gendarme di Casamadre, avvicinato e superato da due lunghi ponti sospesi, stabili e ben costruiti, con un tratto di collegamento tra l’uno e l’altro; chi non volesse percorrere i ponti puo’ utilizzare una galleria scavata durante la guerra che li evita. Oltre il gendarme una cengia aggira uno spigolo e scende di alcuni metri, senza difficolta’ di rilievo per l’escursionista esperto. Si incontra poi un tratto dove puo’ esserci neve anche in stagione inoltrata: se il cavo e’ nascosto dalla neve diventa necessaria l’attrezzatura da ghiaccio (ramponi, piccozza, corda per conserva). Si prosegue su sentiero relativamente facile, segnato dagli interventi bellici che ne hanno moderato le difficolta’, fino a ritrovare le attrezzature presso una paretina e alcune roccette; poi, superati alcuni massi talvolta instabili, si raggiunge il Bivacco Amici della Montagna, in genere aperto e gestito d’estate (3160 m, 1h15′ dall’attacco, 2h30′ totali). Proseguendo si perde quota fino a una prima via di fuga: a sinistra si scende a Capanna Presena (1h, con tratti attrezzati) per prendere il secondo troncone della funivia. Continuando sul sentiero si affronta un tratto a mezzacosta tra massi e si scende lungo una trincea di guerra fino al Passo di Lagoscuro (2970 m, 30′ dal bivacco, 3h totali), dove sorge una cappella di legno. Da qui chi vuole prosegue verso sud in direzione di Cima Payer, su cenge e balzi rocciosi sul versante occidentale del filo di cresta, senza grandi difficolta’, fino alla croce di Cima Payer (3056 m). Oltre, verso Passo Payer (2978 m), la difficolta’ aumenta davvero (e’ il tratto che merita la classifica Difficile): si scendono balzi e placche a ritroso, il filo si assottiglia e si percorrono esposti traversi in discesa. L’ultima parte del Sentiero dei Fiori, da Passo Payer verso il Passo del Lago di Pisgana (2933 m), sale su roccette attrezzate alternate a placche granitiche appoggiate, difficili da arrampicare ma sostenute dalla catena, e percorre un’aerea cresta attrezzata da non sottovalutare fino a Punta Pisgana (3088 m), prima di scendere al Passo del Lago di Pisgana.

    ▲Carattere e difficolta’

    Per gran parte dello sviluppo le difficolta’ tecniche sono modeste: a fare la differenza sono la quota, l’esposizione di alcuni tratti finali e soprattutto l’innevamento. Il tratto tra Cima Payer e la zona di Cima Lago Ghiacciato e’ il piu’ esposto e impegnativo e alza di un grado l’impegno complessivo dell’intero giro. Nel 2022 il sentiero e’ stato riammodernato dopo un periodo di manutenzione; sono stati installati cartelli che suggeriscono di percorrerlo dalla seconda stazione dell’ovovia al Passo Presena verso il Passo del Castellaccio, cioe’ nel senso opposto a questa relazione: di conseguenza si incontrano spesso escursionisti che procedono in direzione contraria e occorre attenzione agli incroci.

    ⚠ Itinerario attorno ai 3000 m: l’innevamento puo’ coprire i cavi anche in stagione inoltrata e in quel caso servono ramponi, piccozza e corda per procedere in conserva. Tempo e quota possono cambiare rapidamente: portare attrezzatura adeguata all’alta montagna. Attenzione agli incroci dovuti al senso di percorrenza consigliato dai cartelli e all’aerea cresta attrezzata verso Punta Pisgana, da non sottovalutare.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione utile dall’estate inoltrata all’inizio autunno, in funzione dell’innevamento. Set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco) e, quando la neve e’ presente, attrezzatura da ghiaccio; abbigliamento da alta quota e scorta d’acqua e cibo per una giornata lunga. Organizzare l’uscita in base agli orari della funivia/ovovia del Passo Paradiso e del Passo Presena.

    ▲Discesa

    Il Sentiero dei Fiori puo’ essere interrotto in piu’ punti, tutti che riportano verso la Capanna Presena passando dal Passo di Maroccaro. Dal Passo di Lagoscuro (circa 2h dall’inizio del tratto attrezzato) si scende a sinistra verso il Lago Scuro, si risale al Passo di Maroccaro e si scende per nevaio del ghiacciaio Presena alla Capanna Presena (circa 2h dal passo). Dal Passo Payer (1h dal Passo di Lagoscuro) si scende verso il Rifugio Citta’ di Trento al Mandrone e, poco prima del rifugio, si prende a sinistra il CAI 209 fino al Passo di Maroccaro e quindi alla Capanna Presena (circa 2h30′ dal Passo Payer). Dal Passo del Lago di Pisgana si scende a sinistra al Rifugio Citta’ di Trento al Mandrone e si risale poi al Passo di Maroccaro per scendere alla Capanna Presena (circa 3h15′ dal passo). Dalla Capanna Presena si rientra a valle con la funivia. L’intero giro completo richiede circa 9h30′.

    ▲Da abbinare

    Sul versante nord del Passo del Tonale si trova il Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta d’Albiolo. Il gruppo dell’Adamello offre molte vie attrezzate, tra cui la Ferrata Terzulli all’Adamello, la molto difficile Ferrata al Corno del Grevo, la Ferrata al Pizzo Badile Camuno e, sul versante trentino, la Ferrata Monte Nero alla Presanella.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:15 h
    • Durata ferrata5:00 h
    • Itinerario totale9:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario490 m
    • Altitudine massima3088 m
    • Lunghezza15 Km
  • Ferrata Bolver Lugli

    Ferrata Bolver Lugli

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Bolver Lugli

    La Ferrata Bolver Lugli sale lo Spallone del Cimon della Pala, nelle Pale di San Martino: una via di media difficolta’ con alcuni passaggi impegnativi, ma soprattutto una grande escursione di alta montagna, con avvicinamento lungo e rientro altrettanto impegnativo verso la funivia. La ferrata e’ solo una parte della giornata: a fare la differenza sono il dislivello, l’ambiente alpino e i nevai. Va pianificata con attenzione al meteo e agli orari degli impianti.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza e’ la stazione della funivia Col Verde a San Martino di Castrozza (TN), raggiungibile dalla Val di Fiemme via Passo Rolle o dalla SS50 Bassano del Grappa-Passo Rolle; gli impianti si trovano poco prima di uscire dal paese verso il Passo Rolle, presso un tornante con ampio piazzale (punto di partenza su Google Maps). Se gli impianti sono chiusi si puo’ parcheggiare a un tornante successivo, da cui un sentiero sale a Malga Pala e poi alla stazione a monte. Vista la lunghezza dell’itinerario conviene salire con la funivia, risparmiando circa 500 m di dislivello. Dalla stazione a monte di Col Verde si prosegue in salita pochi minuti fino a una palina con la prima indicazione per la ferrata; si tiene la sinistra in salita seguendo il segnavia 706. La salita inizia gradevole nel bosco, dove si incontra un singolare cartello, poi attraversa pietraie esposte a sud che si scaldano in fretta. Si sale costantemente fino a incrociare il sentiero 712: ignorato il bivio, si prosegue verso nord verso le alte pareti sud-est del Cimon della Pala, raggiungendo la targhetta metallica della Bolver Lugli (circa 2300 m, 1h dalla stazione a monte), che pero’ e’ solo il preludio: l’attacco vero e’ 300 metri di dislivello piu’ in alto. Da qui, seguendo i segni rossi, si sale su roccette (massimo II-), tracce su sassi e tratti attrezzati, in ripida progressione su fondo detritico talvolta infido, fino all’attacco appoggiato della ferrata (1h dalla targa, 2h dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Si parte spostandosi in diagonale verso sinistra su roccette dentro un canalino, fino a uno spigolo che si aggira, poi altre roccette e facili balzi. Si raggiunge un camino non troppo impegnativo, risalito con la fune sul lato destro e buoni appigli al centro; usciti dal camino, dopo un breve tratto verticale attrezzato, si percorre un tratto di collegamento (segnato con bolli rossi) da cui, a sinistra, si scorge in lontananza la meta finale dell’escursione, la stazione a monte della funivia del Col Rosetta. Ripreso il cavo, si sale in diagonale aggirando un paio di sassi prima a destra poi a sinistra, fino a una bella parete verticale ben appigliata che si arrampica sfruttando le naturali debolezze della roccia; segue un traverso orizzontale esposto ma ricco di appoggi e poi una seconda parete verticale, piu’ impegnativa. Si affronta quindi un tratto vario: a destra su gradoni, poi un tratto verticale fino a un pulpito panoramico; si sale una placchetta sul lato sinistro di uno speroncino e ci si porta sotto una parete dove si incontra la prima staffa della via, prima di una salita a zigzag. La parte alta porta a sinistra su un traverso orizzontale, da cui si riparte verticali in forte esposizione verso sinistra. Si sale in diagonale e poi su brevi tratti verticali fino a una parete che parte sul lato destro di una fessura, attrezzata con solide staffe metalliche, seguita da un tratto verticale su roccia piu’ povera di appigli. La sezione resta impegnativa: un diedro con la fune a destra, poi uno stretto canalino (fune a destra, buoni appigli) da cui si esce senza eccessive difficolta’; si aggira un aereo spigolo e si supera un passaggio piuttosto impegnativo e leggermente strapiombante, poi un diedro appoggiato dove conviene cercare appoggi anche sul lato opposto alla fune, e infine una placca appoggiata. Nell’ultima sezione, intorno ai 3000 m, la fatica e l’altitudine si fanno sentire, ma il panorama sulle slanciate Beppine accompagna gli ultimi metri. Si prosegue su un tratto gradonato verso un’evidente forcellina che si oltrepassa: sul versante opposto appaiono il Bivacco Fiamme Gialle e un panorama del tutto nuovo. Un breve tratto di cresta attrezzata verso sinistra, poi a destra, e una traccia evidente conduce al Bivacco Fiamme Gialle (3005 m, 2h dall’attacco, 4h totali).

    ▲Carattere e difficolta’

    La via fu costruita dalle Aquile di San Martino e inaugurata nel 1970, lungo la storica Via Higusi del 1921 (aperta dagli alpinisti Hilde, Sigur e Langes); e’ intitolata a Bolver Lugli, notaio di Mestre, e l’ultima ristrutturazione risale al 2016. Tecnicamente e’ Difficile, con passaggi verticali ed esposti e una sezione centrale sostenuta, ma l’impegno maggiore e’ dato dall’insieme: lungo avvicinamento, alta quota e un rientro articolato tra nevai. E’ un itinerario per chi ha gia’ buona esperienza di vie ferrate e di ambiente alpino.

    ⚠ A inizio stagione si attraversano molti nevai: uno ripido sotto l’attacco, uno prima del bivacco e uno decisamente ripido tra il bivacco e il Passo del Travignolo, oltre ad altri verso il Passo Bettega. Portare sempre ramponi e bastoncini, valutandone l’uso in loco. Attenzione a non perdere i bolli rossi, soprattutto tra la targhetta e l’attacco e nella salita a Cima Vezzana. Partire presto per fare l’avvicinamento all’ombra e rientrare prima della chiusura degli impianti.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota oltre i 3000 m: la stagione utile va dall’estate inoltrata, quando i nevai si riducono, all’inizio autunno. Oltre al set da ferrata (imbracatura, kit, casco) sono necessari ramponi e bastoncini, abbigliamento da alta montagna e scorta d’acqua e cibo per una giornata che puo’ arrivare a 9 ore. Verificare meteo e condizioni dei nevai, e organizzare l’uscita in base agli orari della funivia.

    ▲Discesa

    Dal Bivacco Fiamme Gialle inizia il lungo rientro. Si raggiunge prima il Passo del Travignolo (2985 m), che divide il Cimon della Pala a sud e la Cima Vezzana a nord, tagliando a mezzacosta in discesa dal bivacco (15′, attenzione a tratti innevati). Al passo si sceglie se salire a Cima Vezzana o scendere subito per la Val dei Cantoni. Per la vetta si segue il sentiero 716 verso nord fino alla forcella tra Cima Vezzana e Cima Nuvolo, poi un tratto di cresta e una conca spesso innevata anche in stagione inoltrata, fino all’anticima e alla cima di Cima Vezzana (3192 m, 1h dal bivacco). Da qui si puo’ tornare al Passo del Travignolo (40′) e scendere la Val dei Cantoni, oppure percorrere in discesa la Ferrata Gabitta Ignoti e scendere la Val Strutt; entrambe sono impegnative e attraversano nevai (la seconda e’ piu’ lunga, con il Sentiero delle Farangole e il solo Bivacco Brunner come appoggio). Seguendo la prima opzione, dal Passo del Travignolo si scende ripidi nel vallone generalmente innevato (i crepacci sono di solito nella parte inferiore): dopo circa 20 minuti, presso un grosso sasso al centro della valle, una freccia indica di spostarsi sul lato destro verso la roccia per evitare un tratto molto ripido, con alcuni passaggi attrezzati. Si prosegue nel vallone, affrontando con attenzione un paio di attraversamenti su neve esposti; terminato il vallone (circa 1h dal bivacco) si segue a destra il sentiero 716 che taglia a mezzacosta in salita verso il Passo Bettega (2658 m). Al passo si ignora la traccia a sinistra e si scende fino a un bivio: a destra si scende ripidi su roccette verso Col Verde, a sinistra si va senza difficolta’ verso il Rifugio Pedrotti-Rosetta (2581 m) e si risale alla stazione a monte presso il Rifugio Rosetta (2678 m; 2h dal termine del vallone, 3h dal bivacco, circa 7h totali senza la salita a Cima Vezzana, 9h con la vetta). La discesa a destra verso Col Verde lungo il 716 presenta tratti esposti con attrezzature non in buone condizioni: meglio salire al rifugio e usare la cabinovia.

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico e’ Bolver Lugli in salita, vetta di Cima Vezzana e discesa con la Ferrata Gabitta Ignoti. Facendo tappa al Rifugio Pedrotti si possono concatenare il Sentiero Attrezzato Gusella, la Ferrata del Porton e la Ferrata Velo, oltre alla Ferrata della Vecia in discesa; verso est si raggiungono il Sentiero Attrezzato del Cacciatore e la difficile Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo. Sul versante orientale delle Pale ci sono la Ferrata del Canalone e la Ferrata Fiamme Gialle (versante trentino), la Ferrata Stella Alpina e la Ferrata dell’Orsa (versante veneto). Abbinando la Gabitta Ignoti si puo’ infine proseguire verso il Passo delle Farangole e il Rifugio Mulaz, da cui scendere la Ferrata del Mulaz.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento2:00 h
    • Durata ferrata2:00 h
    • Itinerario totale9:00 h
    • Dislivello ferrata455 m
    • Dislivello itinerario1222 m
    • Altitudine massima3192 m
    • Lunghezza8,4 Km
    • Anno apertura1970
  • Ferrata Castiglioni

    Ferrata Castiglioni

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Castiglioni

    La Ferrata Castiglioni e’ un’esposta via d’alta quota che collega i Rifugi XII Apostoli e Agostini, nelle Dolomiti di Brenta meridionali. Risale una imponente bastionata con un uso abbondante di scale, per cui le difficolta’ tecniche restano contenute (Moderatamente Difficile); a rendere serio l’itinerario sono l’esposizione, la lunghezza e i nevai che si possono incontrare anche in stagione inoltrata. Per dislivello e durata si presta bene a un’escursione di piu’ giorni, con sosta in rifugio.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia che da Pinzolo sale al Doss del Sabion: arrivando a Pinzolo dalla SS239 da Trento, gli impianti sono sulla destra e un ampio parcheggio sulla sinistra (punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione a monte si segue lo stesso avvicinamento del Sentiero Attrezzato della Scala Santa, che conduce al Rifugio XII Apostoli (2489 m, 3h dalla stazione a monte della funivia). Dal XII Apostoli ci sono due modi di affrontare la Castiglioni: percorrerla in discesa verso il Rifugio Agostini (lungo la parete sud della Cima d’Agola, dalla Bocchetta dei Due Denti, 2859 m, fino al bivio per la Ferrata Brentari, 2500 m, da cui si scende 100 m al Rifugio Agostini tenendo la destra al bivio); oppure, piu’ facilmente, percorrerla in salita partendo dal Rifugio Agostini (2410 m) e raggiungendo il XII Apostoli. In quest’ultimo caso, dal XII Apostoli si prende il Sentiero Attrezzato dell’Ideale in direzione del Rifugio Agostini (2h30′ dal XII Apostoli, circa 6h totali); volendo, senza scendere all’Agostini, si tiene a destra il CAI 321 che porta direttamente alla ferrata (circa 5h30′ totali). La descrizione che segue presenta la via in salita.

    ▲Il percorso

    Imboccato il CAI 321 nei pressi del Rifugio Agostini, si sale seguendo i segni bianco-rossi e gli ometti sotto le imponenti pareti della Cima d’Agola, fino alla targhetta metallica che segna l’inizio della ferrata (30′ dal Rifugio Agostini). Si parte risalendo una cengia facile che si stacca a destra della targa; poco dopo due sezioni di gradini in acciaio continui superano un paio di risalti (un tempo attrezzati con scale). Si percorre quindi una cengia abbastanza comoda e ancora una sezione con tre scale, poi una cengia piu’ stretta porta a un terrazzino comodo per gli incroci. Terminata la cengia si sale una nuova scala; spostandosi leggermente a destra si affrontano due scale, la prima con un tratto di un paio di metri molto verticale e la seconda piu’ appoggiata. Il canalone si restringe avvicinandosi alla Bocca dei Due Denti: si risalgono le ultime due scale e si sbuca alla Bocca dei Due Denti (2859 m, 1h15′ dall’attacco), con una stupenda vista sulla Presanella. Da qui si scende lungo il vallone attraversando alcuni tratti di nevaio e facili tratti attrezzati di roccette, con un paio di brevi passaggi di discesa in libera (I grado) che non danno problemi a fondo asciutto, fino a raggiungere il Rifugio XII Apostoli (2h30′ dal Rifugio Agostini, 7h totali).

    ▲Carattere e difficolta’

    La via e’ esposta ma tecnicamente abbordabile grazie alle numerose scale, al punto da risultare a tratti ripetitiva; l’ambiente e il panorama dalla Bocca dei Due Denti ripagano ampiamente. L’aspetto piu’ delicato e’ l’innevamento in quota: e’ prudente informarsi presso i rifugi e portare l’attrezzatura da ghiacciaio, soprattutto se si percorre la variante che passa dal Sentiero Attrezzato dell’Ideale, dove si attraversano nevai perenni.

    ⚠ Possibili nevai anche in stagione inoltrata, in particolare lungo il Sentiero Attrezzato dell’Ideale: sentire i rifugi e valutare ramponi e piccozza. I brevi tratti di discesa in libera (I grado) vanno affrontati a fondo asciutto. Tenere conto degli orari degli impianti di risalita per il rientro a Pinzolo: per un itinerario cosi’ lungo conviene pernottare in rifugio.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione utile dall’estate inoltrata all’inizio autunno, quando i nevai si riducono. Set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco), eventuale attrezzatura da ghiacciaio, acqua e cibo per una lunga giornata. Verificare meteo e condizioni della neve presso i rifugi e organizzare l’uscita tenendo conto degli orari della funivia.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio XII Apostoli si rientra a Pinzolo lungo il Sentiero Attrezzato della Scala Santa percorso in avvicinamento (2h, circa 9h totali). Vista la lunghezza complessiva e gli orari degli impianti, e’ spesso conveniente dormire in uno dei rifugi della zona.

    ▲Da abbinare

    La Castiglioni si combina naturalmente con il facile Sentiero Attrezzato della Scala Santa e con il Sentiero Attrezzato dell’Ideale. Per un’uscita di piu’ giorni, dal Rifugio Agostini si puo’ puntare al Rifugio Pedrotti tramite la Ferrata Brentari o il piu’ facile Sentiero Attrezzato Apolloni; dal Pedrotti partono le Bocchette Alte, le Bocchette Centrali e la recente Ferrata Spellini. Spostandosi a nord si trovano il Sentiero Attrezzato SOSAT, la Ferrata Oliva Detassis, la Ferrata Benini e il Sentiero Attrezzato Vidi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:00 h
    • Durata ferrata2:30 h
    • Itinerario totale9:00 h
    • Dislivello ferrata370 m
    • Dislivello itinerario759 m
    • Altitudine massima2859 m
    • Lunghezza15 Km
  • Ferrata degli Alleghesi al Civetta

    Ferrata degli Alleghesi al Civetta

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata degli Alleghesi al Civetta

    La Ferrata degli Alleghesi e’ uno dei grandi itinerari classici delle Dolomiti: porta in cima al Monte Civetta (3220 m), nelle Dolomiti di Zoldo, con una salita lunga e ininterrotta che mette alla prova soprattutto la resistenza. Tecnicamente e’ valutata Moderatamente Difficile (MD), ma i 870 m di dislivello attrezzato, i 1790 m complessivi e i 18,5 km di sviluppo ne fanno una giornata da escursionisti molto allenati. Chi non se la sente di chiudere tutto in un giorno puo’ spezzare l’itinerario in due tappe appoggiandosi ai rifugi della zona.

    ▲Avvicinamento

    Ci sono due possibili basi di partenza, a seconda di come si vuole rientrare. Per salire la ferrata e tornare dalla via normale conviene lasciare l’auto vicino a Palafavera, tra la Val Zoldana e il Passo Staulanza: presso il campeggio c’e’ un ampio piazzale da cui parte l’escursione (punto di partenza su Google Maps). La seconda opzione, pensata per chi rientra lungo la Ferrata Tissi, parte invece da Malga Grava in Val Agordina: risalendo la valle, all’altezza dell’abitato di Chiesa si imbocca a sinistra Via Grava fino al suo termine, presso una malga circondata da prati. La descrizione che segue si riferisce alla prima opzione. Da Palafavera si sale seguendo il sentiero 564, che attraverso il bosco su stradino guadagna quota con pendenza dolce fino a Malga Pioda (1850 m, circa 1 ora); in alternativa la seggiovia da Palafavera porta al Col de la Traversa risparmiando circa 400 m di dislivello. Si prosegue poi sul sentiero 556, ben segnalato, che conduce al Rifugio Sonino Coldai (2132 m, circa 1h30′ dal parcheggio). Dal rifugio ci si dirige verso la Forcella Coldai fino a un bivio: sulla sinistra si stacca il sentiero 557, noto come Sentiero Tivan, che senza eccessiva pendenza porta verso l’attacco. Salendo si piega poi a destra (est) risalendo un canalone detritico con brevi tratti gia’ attrezzati; un ultimo spezzone di corda piu’ esposto su roccette, sotto il Muro del Tivan, introduce all’attacco vero e proprio (1h30′ dal Rifugio Coldai, circa 3 ore dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si parte su una serie di staffe metalliche lungo una placca verticale. Si traversa a destra su alcuni pioli, quindi si risale una nuova fila di staffe verticali e poi lunghi pioli in traverso verso sinistra; ancora un tratto orizzontale e di nuovo in verticale su una lunga sequenza di staffe. Guadagnando rapidamente quota ed esposizione si raggiunge una scaletta metallica molto aerea. Si entra poi in un canalino verticale ma ricco di buoni appigli per mani e piedi su roccia solida, dove si arrampica aiutandosi in un paio di punti da pioli sul lato destro. Usciti dal canalino, seguendo gli abbondanti bolli rossi si piega a sinistra su placca verso un secondo canalino, anch’esso arrampicabile: lo si risale sul lato destro sfruttando gli ottimi appigli e una fitta serie di staffe, uscendone grazie ad alcuni infissi metallici. Termina cosi’ la prima lunga sezione e l’ambiente si apre, con la vetta finalmente in vista. Si attacca una serie di placchette levigate e con pochi appigli, superate a tratti in aderenza e a tratti sui pioli; la vista spazia dall’imponente Punta Tissi al Lago Coldai, quasi mille metri piu’ in basso. Questo settore e’ relativamente facile, con brevi balzi verticali e tratti di trasferimento, fino a una cengia che conduce in cresta; si percorre un tratto di filo e poi si resta sul lato sinistro lungo una cengia attrezzata ed esposta. Segue un nuovo tratto di salita su roccette e placche piuttosto impegnative, rese ostiche dalla roccia molto levigata, alternando passaggi lisci ad altri ben appigliati. Si esce su un ampio crinale con balzi rocciosi: qui occorre attenzione sia a non smuovere sassi sia a eventuali residui di neve. L’ultima sezione, circa cento metri di dislivello, richiede concentrazione piu’ per la stanchezza accumulata che per la difficolta’: da un terrazzino panoramico affacciato sul Pelmo si sale una parete verticale ma appigliata, si piega a sinistra superando alcuni balzi, si traversa esposti verso sinistra (passaggio aereo ma non difficile), si torna a destra e si guadagnano gli ultimi metri su roccia levigata che puo’ richiedere un po’ di trazione. Raggiunto il crinale, la cresta ampia e con traccia evidente prosegue verso sinistra, con grande vista verso Alleghe oltre mille metri piu’ in basso, fino alla croce di vetta del Civetta (3220 m, 3h30′ dall’attacco, circa 6h30′ totali).

    ▲Carattere e difficolta’

    La difficolta’ tecnica e’ moderata e questo, insieme alle attrezzature abbondanti dove i passaggi si fanno sostenuti, rende la via uno degli itinerari piu’ frequentati delle Dolomiti Bellunesi. La vera misura della giornata e’ pero’ la lunghezza: sviluppo, dislivello e durata impongono un ottimo allenamento e una buona gestione delle energie, perche’ la parte piu’ delicata – la discesa – arriva quando si e’ gia’ stanchi. L’itinerario, voluto per salire una montagna che per decenni fu un banco di prova per l’alpinismo mondiale, richiese un lavoro enorme: i lavori iniziarono nel 1949 e si conclusero solo nel 1966.

    ⚠ Itinerario molto lungo e d’alta quota: partire presto, valutare la seggiovia per risparmiare dislivello e considerare di spezzarlo in due giorni. Attenzione alle placche levigate e ai tratti che restano umidi sotto il nevaio, alla caduta sassi sull’ampio crinale e a eventuali residui di neve. Il rientro per la via normale e’ impegnativo e richiede massima concentrazione fino alla fine.
    ▲Periodo e sicurezza

    Trattandosi di un itinerario che tocca i 3220 m, la stagione utile e’ quella estiva e di inizio autunno, quando i nevai residui si sono ridotti. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco, con scorta abbondante di acqua e cibo per una giornata lunga. Si parte presto per evitare i temporali pomeridiani in quota e si verifica il bollettino meteo prima di muoversi; in caso di maltempo si rinuncia. La via e’ generalmente in buone condizioni e ben attrezzata.

    ▲Discesa

    Dalla croce di vetta una traccia con bolli rossi scende sul versante est verso il sottostante Rifugio Torrani, visibile quasi subito e raggiungibile senza difficolta’ (circa 20′ dalla vetta). Dal rifugio si scende fino a un bivio segnalato: a destra parte l’impegnativa Ferrata Tissi, che porta a Forcella delle Sasse, mentre a sinistra scende la via normale, anch’essa attrezzata, qui descritta. La discesa per la via normale e’ tutt’altro che banale e va affrontata con la massima concentrazione: seguendo i bolli rossi si arriva presto a un primo passaggio di disarrampicata in un camino privo di protezioni, non proibitivo ma che richiede piede fermo. Si prosegue fino a un balconcino dove si incontra il primo tratto di fune, utile soprattutto come corrimano; dopo alcuni gradoni si scende a un pianoro da cui iniziano le difficolta’ principali. Si affronta quindi una lunga serie di roccette seguita da un balzo verticale piu’ impegnativo, poi una placchetta inclinata sotto un tetto roccioso che resta spesso umida per l’acqua del nevaio; seguono altri passaggi su placca e brevi camini, fino a placche e cenge che conducono al nevaio, dove finiscono le difficolta’ e le attrezzature. Da qui si percorre verso sinistra il Sentiero Tivan, che costeggia le pareti est del Civetta fino a ritrovare il punto in cui in salita si era lasciato il sentiero; si torna quindi a ritroso passando per il Rifugio Coldai e si scende a Palafavera (circa 4 ore dalla vetta, intorno alle 10h30′ totali senza considerare le pause).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico e’ con la Ferrata Tissi, spesso percorsa in discesa perche’ piu’ breve pur essendo piu’ difficile. Restando nel gruppo del Civetta meritano la Ferrata Gianni Costantini alla Moiazza e la Ferrata Fiamme Gialle nel Pelsa; verso Agordo si raggiunge l’attacco dell’impegnativa Ferrata Stella Alpina all’Agner, mentre scendendo verso Belluno si incontrano le ferrate Sperti, Marino Guardiano e Zacchi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:00 h
    • Durata ferrata3:30 h
    • Itinerario totale10:30 h
    • Dislivello ferrata870 m
    • Dislivello itinerario1790 m
    • Altitudine massima3220 m
    • Lunghezza18,5 Km
    • Anno apertura1966
  • Ferrata Piz da Lech

    Ferrata Piz da Lech

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Piz da Lech

    La Ferrata Piz da Lech sale una bastionata rocciosa nel versante orientale del Gruppo Sella fino alla vetta del Piz da Lech (2916 m), in provincia di Bolzano. È una via difficile, breve ma intensa, resa di avvicinamento brevissimo dagli impianti di Corvara: presenta alcuni passaggi atletici, due scale aeree e un breve ponte sospeso, in un ambiente d’alta montagna con panorama eccezionale dalla cima.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che da Corvara (Val Badia) sale prima al Crep de Mont e poi al Vallon (2537 m; apri il punto di partenza su Google Maps). In alternativa, dal Passo di Campolungo (tra Arabba e Corvara) si parcheggia presso l’Alberto Boè (1860 m) e si sale sul largo sentiero CAI 638 fino alla stazione a monte della seggiovia (1h 15′ dal passo). Scesi dalla seggiovia si ignorano le indicazioni per la via normale (646B) e si seguono i cartelli verso nord, in direzione di un vallone detritico dove si svolta a sinistra in salita fino all’attacco, sotto una caratteristica parete rocciosa giallo-nera (2560 m, 15 minuti dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    La ferrata apre con un balzo roccioso di media difficoltà e senza appigli evidenti, poi una facile cengia a sinistra e alcuni gradoni non difficili. Aggirato a sinistra uno spigolo con una cengia, si incontrano nuovi balzi sotto l’incombente bastionata nero-giallastra; si sale in verticale e ci si infila in un lungo canalino, tenendone il versante destro su gradoni rocciosi. Dove il canale si stringe si risalgono una quindicina di metri verticali, poi un breve ma esposto e impegnativo traverso verso destra aggira uno spigolo fino a una cengia. Segue il passaggio più impegnativo: un camino che sale prima sul versante destro e poi passa a sinistra con un balzo, complesso nella parte iniziale per la mancanza di appoggi, che aumentano gradualmente in alto. Alcune roccette esposte portano al punto più iconico della via: sotto la bastionata salgono due scale intervallate da un aereo passaggio su roccia con staffe; finita la seconda scala, un passaggio impegnativo aiutato da staffe. Nella sezione conclusiva si risalgono roccette esposte e una rampa fino alla cresta sommitale; dopo un tratto con le attrezzature a destra e un breve sentiero, si incontra un breve ponte sospeso (una scaletta orizzontale sopra uno stretto crepaccio), esposto ma non difficile. Una breve parete ben appigliata (spesso umida) e alcune roccette immettono sul sentiero finale, non attrezzato, che con attenzione porta alla croce di vetta del Piz da Lech (2916 m, 1h 45′ dall’attacco, 2 ore dalla stazione a monte), con vista magnifica sul Gruppo Sella, il Piz Boè e la Val de Mesdì.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile (D), con tutti i parametri di complessità sul 3/5: breve ma intensa, con un paio di passaggi atletici dove serve un buono spunto o una discreta tecnica di arrampicata (alcuni tratti di III-IV grado, comunque arrampicabili). Non è estremamente difficile, ma richiede buona preparazione ed esperienza. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ La cresta sommitale e lo spiazzo attorno alla croce non sono ampi e vanno percorsi con attenzione; il tratto finale e quello iniziale richiedono concentrazione. Il rientro lungo la via normale è ripido e comprende un paio di passaggi attrezzati in discesa: non togliere l’imbracatura al termine della ferrata. Una breve parete prima della vetta è spesso umida: prestare attenzione. Utile un frontalino se si parte tardi, perché tra salita e discesa la giornata può allungarsi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta quota, da percorrere con meteo stabile e roccia asciutta. Le attrezzature sono in ottimo stato, rinnovate di recente. Verificare l’apertura e gli orari di funivia e seggiovia (serve il biglietto andata e ritorno); chi sale a piedi dal Passo di Campolungo metta in conto un avvicinamento più lungo e faticoso.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende verso sud lungo la via normale, segnata dai bolli bianco-rossi del CAI 646, sui ghiaioni del versante sud; si superano in discesa un paio di passaggi attrezzati (una parete verticale di 6-8 metri con staffe e una breve serie di roccette). Si raggiunge un bivio col CAI 646B: a destra si scende un canalino franoso fino al sentiero d’avvicinamento e quindi alla seggiovia (45′ dalla vetta, 2h 45′ complessive); oppure si prosegue sul CAI 646 lungo una cresta sopra il Lago di Boè fino alla stazione a monte della funivia del Boè (2198 m, 1h 15′ dalla vetta, 3h 15′ complessive).

    ▲Da abbinare

    La Piz da Lech si abbina perfettamente alla vicina Ferrata del Vallon, eventualmente pernottando al Rifugio Kostner. Proseguendo a mezzacosta si raggiunge l’attacco dell’impegnativa Ferrata Piazzetta al Piz Boè. Sul Gruppo Sella anche la Ferrata Tridentina e la Ferrata delle Mesules. In Val Badia la Ferrata Sas dla Crusc e la Ferrata della Pace.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:15 h
    • Durata ferrata1:45 h
    • Itinerario totale4:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario371 m
    • Altitudine massima2911 m
    • Lunghezza2,2 Km
  • Ferrata del Vallon

    Ferrata del Vallon

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata del Vallon

    La Ferrata del Vallon sale la parete est del Gruppo Sella collegando il Rifugio Kostner alla zona del Piz Boè (provincia di Bolzano). È la via attrezzata meno conosciuta e tecnicamente meno impegnativa del Sella: per gran parte facile, ha un paio di passaggi più impegnativi nel tratto conclusivo dopo un suggestivo ponte sospeso accanto a una cascata. L’ambiente del circo glaciale del Vallon, contornato da imponenti pareti, è uno dei più belli e meno frequentati del gruppo.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che da Corvara (Val Badia) sale prima al Crep de Mont e poi al Vallon (2537 m; apri il punto di partenza su Google Maps). In alternativa, per evitare la funivia, dal Passo di Campolungo (tra Arabba e Corvara) si parcheggia presso l’Alberto Boè (1860 m) e si sale sul largo sentiero CAI 638 fino al bivio per la ferrata, poco prima del Rifugio Kostner (2500 m, 1h 30′ dal passo). Dalla stazione a monte si segue a destra il cartello per le Ferrate Piz da Lech e Vallon; in falsopiano si raggiunge una deviazione (a destra sale alla Ferrata Piz da Lech) e si prosegue a mezzacosta su pendio detritico, entrando nel Vallon sul versante destro fino all’attacco, segnato da grandi bolli rossi in fondo a un magnifico circo glaciale (45 minuti dalla stazione a monte). Si può anche seguire le indicazioni per il Rifugio Kostner e la Ferrata Piazzetta (CAI 638), facendo attenzione, prima del rifugio, ai segni e alla traccia che si addentrano nel circo.

    ▲Il percorso

    Si inizia con un facile traverso diagonale in salita, oltre il quale si affrontano balzi rocciosi ben gradonati con il cavo a sinistra (utilizzabile solo come autoassicurazione, dato che i passaggi sono arrampicabili). Si supera un facile camino, dove una fessura offre molti appigli per salire in spaccata, poi un tratto facile di sentiero attrezzato verso destra e sinistra in direzione della bastionata nero-giallastra che sormonta la valle. Sotto la parete, verso destra, si risalgono alcune roccette (cavo a sinistra) e un nuovo breve camino simile al precedente; la roccia ben appigliata permette di uscirne in spaccata. Si raggiunge così il punto più iconico dell’escursione: un ponte sospeso accanto a una cascata (il tracciato originale passava a sinistra della cascata, ora si sviluppa a destra; sono ancora visibili le vecchie attrezzature). Passato il ponte si entra nella seconda sezione, più impegnativa: una parete esposta e verticale di una ventina di metri. Si sale una prima pancia rocciosa, poi si piega leggermente a sinistra e a destra su buoni appigli per mani e piedi (chi ha dimestichezza con l’arrampicata può procedere senza trazionare il cavo); segue un tratto diagonale che richiama un diedro appoggiato e, dopo le ultime roccette, si raggiunge il terrazzino roccioso che domina il circo glaciale (45 minuti dall’attacco, 1h 30′ complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD): difficoltà tecniche, esposizione e impegno fisico contenuti (2/5), con complessità ambientale un po’ più alta (3/5) per la quota e l’ambiente d’alta montagna. È una buona prima ferrata per chi è già esperto di montagna e di percorsi in quota; la parete dopo il ponte, pur ben appigliata, è esposta e richiede un minimo di dimestichezza con l’arrampicata. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Le attrezzature sono state completamente rinnovate nel 2024, ma l’inverno può danneggiare qualche fittone rendendo il cavo lasco in alcuni punti: con cavo molle conviene appoggiarsi alla roccia e prestare più attenzione. A inizio stagione alcuni brevi tratti di cavo possono restare sepolti sotto la neve: utile avere bastoncini per affrontare in sicurezza i tratti su neve. La parete verticale dopo il ponte non va sottovalutata dai principianti vista l’esposizione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta quota, da percorrere con tempo stabile e roccia asciutta; nelle giornate limpide il panorama sul Gruppo Sella e le sue valli interne è eccezionale. Verificare l’apertura della funivia se la si usa per l’avvicinamento e l’eventuale presenza di neve a inizio stagione.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si seguono le tracce verso il già visibile Piz Boè, salendo a una sella. A un bivio si può scendere a sinistra lungo il Sentiero Lichtenfels, che cala su un pendio detritico e poi in una più ripida vallata con alcuni tratti attrezzati di bassa difficoltà fino al Rifugio Kostner (2517 m, 1 ora dal bivio, 2h 45′ complessive); oppure proseguire dritti in salita al Piz Boè (3152 m, 1 ora dal bivio) per il CAI 672 lungo la Cresta Stenta, a tratti attrezzata ed esposta, rientrando poi a ritroso al bivio (45′ dal Piz Boè) e scendendo per il Lichtenfels al Kostner (4h 30′ complessive). Dal Rifugio Kostner si seguono il CAI 638 e poi il 646B fino alla stazione a monte della seggiovia (20′ dal rifugio) e quindi a Corvara.

    ▲Da abbinare

    La Vallon si abbina facilmente alla vicina Ferrata del Piz da Lech e, in un itinerario di più giorni, all’impegnativa Ferrata Piazzetta al Piz Boè. Sul Gruppo Sella, in ordine crescente di difficoltà, la Ferrata Tridentina e la Ferrata delle Mesules. In Val Badia il Sentiero Tru Dolomieu e la Ferrata della Pace; verso Canazei la Ferrata dei Finanzieri al Colac e la Ferrata delle Trincee al Padon.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:45 h
    • Durata ferrata0:45 h
    • Itinerario totale3:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario263 m
    • Altitudine massima2800 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata Col Rodella

    Ferrata Col Rodella

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Col Rodella

    La Ferrata Col Rodella è una via breve sopra il Passo Sella, che collega la Val di Fassa con la Val Gardena (provincia di Bolzano). Avvicinamento e rientro corti la rendono una buona scelta nelle giornate di meteo incerto, quando è sconsigliato impegnarsi nei lunghi itinerari tipici delle ferrate dolomitiche della zona. Di difficoltà medio-bassa, ha però un paio di passaggi su roccia levigata che richiedono attenzione.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Passo Sella (tra Canazei e Selva di Val Gardena): al passo si imbocca la stradina che sale ripida sul versante della Val di Fassa verso i Rifugi Valentini e Salei, percorrendola in salita per un centinaio di metri e parcheggiando a bordo strada prima del divieto di transito (apri il punto di partenza su Google Maps). Dal Rifugio Valentini (2213 m) si segue la carrareccia, che coincide con il sentiero CAI 557, verso sud-ovest in direzione del Rifugio Salei (2222 m) e poi della stazione a monte della funivia che sale da Campitello di Fassa (in alternativa si può salire direttamente con la funivia). Dalla stazione a monte, proprio sotto i cavi della funivia, si stacca un sentiero privo di segnali per la ferrata: lo si segue aggirando la base del Col Rodella per circa 5 minuti fino a notare un ghiaione sulla destra, risalendo il quale si raggiunge il non evidente attacco (30 minuti dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Da un terrazzino terroso, dove indossare l’imbracatura, si sale una parete ben appigliata e una serie di roccette facilmente arrampicabili. Guadagnata quota si piega a sinistra verso un grosso masso, che si aggira in un tratto esposto; segue un camino non particolarmente impegnativo, da superare in spaccata, prima di una parete su roccia levigata che costringe a una certa trazione sul cavo. Si arriva poi sotto una parete attrezzata con una serie di solide staffe metalliche; risalite queste, un secondo passaggio impegnativo — una nuova parete levigata, breve, da superare con un po’ di trazione. Si prosegue su una parete esposta ma ottimamente appigliata, arrampicabile, fino a un traverso esposto che aggira uno spigolo; oltre lo spigolo, alcuni facili balzi rocciosi portano al termine della via, al Rifugio Col Rodella (2484 m, 40 minuti dall’attacco, 1h 30′ complessive), con notevole panorama sul Gruppo Sella e sulla Val di Fassa.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD): difficoltà tecniche ed esposizione attorno al 3/5, impegno fisico contenuto (2/5). È un buon “test” per chi passa dalle ferrate facili a quelle più difficili. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ La roccia è abbastanza levigata e in alcuni punti unta: è sconsigliato percorrere la via subito dopo scrosci di pioggia o con umidità. I due passaggi su roccia liscia richiedono una certa trazione sul cavo e non la rendono adatta ai neofiti assoluti, nonostante la brevità. Una targa commemora una persona deceduta per malore lungo la via nel 2020: un promemoria che in montagna nulla è mai banale. Verificare eventuali chiusure del sentiero d’avvicinamento per lavori, segnalate in passato.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo, ideale come “riscaldamento” a inizio vacanza o per le giornate dal meteo incerto vista la brevità e la presenza del rifugio all’arrivo. Affrontarla con roccia asciutta e verificare l’apertura della funivia se la si usa per l’avvicinamento.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Col Rodella si scende per comodo sentiero fino al bivio percorso all’andata e, a ritroso lungo il sentiero d’avvicinamento, si rientra all’auto (30 minuti dal Col Rodella, 2 ore complessive).

    ▲Da abbinare

    Dal Passo Sella si possono affrontare, ben più impegnative, la Ferrata Schuster al Sassopiatto e la Ferrata delle Mesules al Gruppo Sella. Verso Canazei e il Passo Pordoi: la difficile Ferrata Piazzetta al Piz Boè, la Ferrata delle Trincee al Padon e la Ferrata dei Finanzieri al Colac. Verso la Val Gardena, la Ferrata Tridentina e la Ferrata Sass Rigais.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:30 h
    • Durata ferrata0:40 h
    • Itinerario totale2:00 h
    • Dislivello ferrata120 m
    • Dislivello itinerario260 m
    • Altitudine massima2485 m
    • Lunghezza4,9 Km
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