Caratteristica: Itinerario ad anello

  • Sentiero Attrezzato del Vofrede (Ferrata dello Sperone)

    Sentiero Attrezzato del Vofrede (Ferrata dello Sperone)

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Sentiero Attrezzato del Vofrede (Ferrata dello Sperone)

    Il Sentiero Attrezzato del Vofrede — chiamato da alcuni Ferrata dello Sperone — è un itinerario non difficile ma dai panorami mozzafiato, che risale il vallone della Cignana contornato da stupendi laghi alpini. Si arriva ai pressi del Colle di Vofrede con un rientro ad anello in un giro molto appagante, sotto lo sguardo del Cervino.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è lungo la strada che da Châtillon risale verso Breuil-Cervinia (AO). Si oltrepassa Valtournenche e si prosegue oltre la centrale idroelettrica di Perrères fino a vedere sulla sinistra un’area in cui si lavora la sabbia; lungo un rettilineo si nota una strada sterrata che scende in quella direzione e, prima di oltrepassare il ponte, si parcheggia a bordo strada. Se l’ingresso nella sterrata non fosse possibile per lavori, si prosegue per qualche metro sulla strada principale e si parcheggia a destra in uno spiazzo, allungando di poco l’escursione (apri su Google Maps). Dal parcheggio si supera il ponte sul torrente Marmore svoltando a destra in direzione del laghetto per la pesca sportiva; nei pressi del cartello di divieto di accesso si imbocca il largo sentiero che risale il vallone del torrente Creton, fino a una palina con i vari segnavia, dove si tiene il segnavia 9 (segni gialli). Dove il sentiero piega a sinistra si attraversa un torrente e si risale un tratto gradonato su roccia viva; su comodo sentiero si giunge a un bivio dove, mentre a sinistra si va verso il ghiacciaio di Vofrede, si tiene la destra proseguendo dritti lungo la morena e, dopo alcuni tornanti, si raggiunge l’attacco del Sentiero Attrezzato del Vofrede (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto si svolge su alcune brevi pareti, seguite da un traverso orizzontale esposto ma con abbondante posto per i piedi; si aggira uno spigolo poco marcato e si risalgono facili roccette. Le attrezzature terminano momentaneamente e si segue la traccia fino a una parete verticale, arrampicabile agevolmente assicurati dal cavo; si superano alcuni balzi di roccia non ripidi fino a un balcone affacciato sul ghiacciaio del Vofrede. Dal terrazzino si affronta una parete verticale di alcuni metri, non difficile, che porta a un secondo balcone panoramico, oltre il quale prosegue il tratto verticale; il sentiero attrezzato continua senza difficoltà fino ad attraversare una spaccatura nella roccia, ormai in prossimità del termine. Si percorrono le ultime decine di metri e, nel pianoro sotto il Castelletto Whymper, il sentiero attrezzato si conclude con una magnifica vista sul vicino Cervino (1h30 dall’attacco, 3h30 totali). Dal termine si prosegue verso ovest (sinistra) lungo la pietraia in direzione del Colle di Vofrede (3130 m, punto più alto dell’escursione, 4h totali), seguendo i segni gialli e gli ometti.

    ▲Carattere e difficoltà

    L’itinerario non è difficile tecnicamente, ma è lungo: giunti al Colle di Vofrede si è a meno di metà escursione, quindi va valutata bene la lunghezza complessiva, soprattutto per il rientro.

    ⚠ Il rientro, pur non difficile, si svolge in una zona remota con sentiero non sempre ben segnato: può avere senso portare una traccia GPS, in particolare in caso di annuvolamenti o nebbia con difficoltà di orientamento.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 3130 m), in ambiente selvaggio e di grande bellezza. Lo sviluppo lungo e la lontananza da punti d’appoggio richiedono buona autonomia e attenzione al meteo.

    ▲Discesa

    Dal Colle di Vofrede si scende verso ovest in direzione del Gran Lago, seguendo la traccia labile del sentiero e poi gli sfasciumi fino al lato orientale del bacino; si percorre il muro di contenimento verso valle fino a un piccolo rudere dal tetto sfondato, da cui un sentiero si connette poco dopo a uno più ampio che risale alla parete dove sorge il Rifugio Perucca Vuillermoz. Dal rifugio si segue il sentiero 6 – Alta Via 3 verso il bivacco Manenti, a tornanti, fino al bordo del lago di Balanselmo; si prosegue con un lungo tratto a mezzacosta all’Alpe di Chevalley, poi su una sterrata fino a una selletta da cui si prende il sentiero 107, tenendo la sinistra verso il rifugio La Riondè e proseguendo verso l’ormai visibile cava di sabbia e quindi al parcheggio (3h30 dal termine del sentiero attrezzato, 7h30 complessive).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoCervino – Valtournenche
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario1200 m
    • Quota max3130 m
    • Lunghezza14,9 Km
  • Sentiero Attrezzato del Gronton a Cima Bocche

    Sentiero Attrezzato del Gronton a Cima Bocche

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato del Gronton a Cima Bocche

    Il Sentiero Attrezzato del Gronton è un percorso attrezzato in quota che non presenta particolari difficoltà tecniche, ma la cui esposizione, costante lungo tutto l’itinerario, richiede una certa esperienza di montagna. Parte dal Passo Lusia, sale verso Cima Bocche e scende ai Laghi di Lusia, snodandosi su una linea di difesa austriaca della Grande Guerra.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Passo Lusia, raggiungibile tramite una strada sterrata che si stacca dalla statale del Passo San Pellegrino vicino a Moena (TN). Da Moena si procede verso il Passo San Pellegrino per pochi chilometri fino agli impianti di risalita Lusia, utilizzabili per raggiungere il rifugio; chi sale in auto imbocca la sterrata che risale subito dopo il passaggio sotto le piste e la percorre per alcuni chilometri fino al rifugio (apri su Google Maps). Dal Rifugio al Passo Lusia (2055 m) si procede verso sud sul CAI 633 in direzione di Cima Bocche, risalendo i prati a modesta pendenza fino alla Sella Lusia (2360 m), da cui si ha una vista ideale sull’intero giro: a sinistra la cresta del Gronton, dritto davanti Cima Bocche e in basso i Laghi, lungo i quali corre il rientro. Dalla sella si scende a mezzacosta fino al Bivacco Redolf (2335 m), dove a un bivio si lascia il 633 (che sarà il sentiero di rientro) e si tiene a sinistra il CAI 634 per l’attrezzata del Gronton, che inizia a Forcella Cajerin (2365 m, 1h30 dal Rifugio Lusia).

    ▲Il percorso

    Dalla Forcella Cajerin il sentiero attrezzato si sviluppa generalmente poco sotto il filo di cresta, tranne nel tratto conclusivo, ed è protetto nei punti più esposti. Poco dopo l’inizio si incontra una cengia esposta con la fune alla destra, oltre la quale si susseguono passaggi su grossi blocchi di roccia alternati a tratti gradonati, residui delle attività militari di un secolo fa. Si raggiunge una nuova cengia con un innocuo ponte sospeso a funi, che porta verso una forcella ben visibile; superata la forcella, si perde leggermente quota lungo una cengia esposta e attrezzata. La salita, non particolarmente ripida, conduce alla cresta, da cui si vedono il percorso appena fatto e i sottostanti Laghi di Lusia; si percorre quindi il tratto più scenografico, un’esposta cengia che aggira uno sperone roccioso, e un ultimo tratto di cresta fino a un bivio: a destra si scende verso la Forcella delle Bocche, a sinistra si sale a Cima Gronton (1h andata e ritorno, con altri resti bellici). L’escursione prosegue scendendo verso la Forcella delle Bocche (2543 m, 1h dall’attacco, 2h30 totali); poco prima, sulla sinistra, un bivio consente di salire a Cima Bocche (2745 m, 1h andata e ritorno, salita consigliata, 3h30 totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Non presenta difficoltà tecniche né situazioni di arrampicata verticale; è un’escursione piacevole, interessante dal punto di vista storico e paesaggistico e meno battuta di tante altre delle valli vicine. L’unica vera nota di impegno è l’esposizione, presente lungo tutto il percorso e non indifferente.

    ⚠ L’esposizione accompagna l’intero itinerario, pur con protezioni nei tratti più critici: servono esperienza di montagna e passo fermo.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 2622 m). L’ambiente attorno ai Laghi di Lusia è molto caratteristico; più che la tecnica, è l’esposizione a richiedere attenzione.

    ▲Discesa

    Dalla Forcella delle Bocche si rientra lungo il sentiero 633, che scende nella vallata dei Laghi di Lusia — non è raro incontrare cavalli allo stato brado — fino alla Forcella Lusia e quindi al Rifugio al Passo Lusia (2h da Forcella Bocche; 4h30 totali senza la salita a Cima Bocche, 5h30 con la salita).

    ▲Da abbinare

    Sul versante opposto della valle che porta al Passo San Pellegrino si trovano due itinerari ben più impegnativi: l’Alta Via Bepi Zac e l’Alta Via Bruno Federspiel.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoLagorai – Catena di Bocche
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata256 m
    • Dislivello itinerario567 m
    • Quota max2622 m
    • Lunghezza13,4 Km
  • Sentiero Attrezzato de le Stel in Val d’Adige

    Sentiero Attrezzato de le Stel in Val d'Adige

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato de le Stel in Val d'Adige

    Il Sentiero Attrezzato de le Stel è un itinerario piuttosto facile della Val d’Adige, con alcuni passaggi attrezzati e un breve tratto arrampicabile. Sviluppandosi a bassa quota, è consigliato in inverno o a inizio stagione, quando le quote alte non sono ancora percorribili.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal paese di Aldeno, in Val d’Adige a sud di Trento. Si raggiunge la località La Busa lungo Via al Bondone, dove uno stradello sale ripido verso ovest: si cerca parcheggio nelle vicinanze e si imbocca lo stradello cementato (apri su Google Maps). Si sale tra i vigneti seguendo il CAI 631 su carrareccia, ignorando alcune tracce che si staccano a destra e a sinistra, fino a un punto panoramico con panchine (40′ dal parcheggio). Si affrontano alcuni innocui tratti attrezzati, poi si lascia il 631 per il sentiero delle cascate, ci si reinnesta brevemente sul 631 e infine lo si abbandona per imboccare il sentiero F01, ovvero il Sentiero Attrezzato de le Stel, ben segnalato dai segni biancorossi del CAI (620 m, 1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il sentiero si snoda a mezzacosta su buona traccia, con alcuni facili balzi dotati di infissi metallici che ne agevolano il superamento; si alternano tratti di facile sentiero a brevi tratti attrezzati ripidi ma facili, fino a raggiungere la Madonna caratteristica del percorso, dove una panchina invita a sostare e ad ammirare la Val d’Adige con i suoi vigneti e frutteti. Ripreso il sentiero, ora più stretto, si arriva a una stretta cengia rocciosa piuttosto esposta ma opportunamente attrezzata; terminata la cengia, la pendenza aumenta su piccoli balzi e roccette attrezzate. È la parte più interessante: si possono arrampicare i facili passaggi, mai superiori al II grado, mantenendo l’attrezzatura come autoassicurazione. Si guadagna quindi quota ripidamente fino a una palina con cartello che segna il termine del Sentiero de le Stel (circa 1h30 dall’inizio della parte attrezzata, 2h30 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    L’itinerario non è difficile, anche se una sezione sale verticale tra facili passaggi arrampicabili. La parte più impegnativa è probabilmente individuare la via nella prima metà: il tracciato non è segnato in modo impeccabile e a volte serve un po’ di fiuto per capirne il proseguimento nel bosco tra le sterpaglie.

    ⚠ Orientamento non banale nella prima metà, con segnaletica incompleta. Attenzione a un punto in cui il vecchio tracciato sale a sinistra, con un cordino in condizioni non ottime: vecchio e nuovo sentiero si riuniscono poco più avanti.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 808 m): è uno degli itinerari ideali per l’inverno o l’inizio della stagione. Le difficoltà tecniche sono contenute, ma conviene affrontarlo con roccia asciutta, dato qualche tratto esposto.

    ▲Discesa

    Dal termine del sentiero si sale per un breve tratto nel bosco, poi si imbocca la discesa alternando tratti su forestale dentro e fuori dal bosco; si procede senza difficoltà in parallelo rispetto al Sentiero de le Stel fino a reinnestarsi sul 631 e proseguire la discesa (2h dal termine del sentiero attrezzato, 4h30 complessive).

    ▲Da abbinare

    Da Aldeno si raggiunge rapidamente, lungo la Val d’Adige, il paese di Mori, dove sale l’esposta Ferrata Marangoni; poco lontano si trova la facile e panoramica Ferrata del Somator. In Val d’Adige si può percorrere anche la Ferrata Rio Secco vicino a Cadino, mentre salendo verso Trento si incontrano il Sentiero Attrezzato Bertotti e la difficile Ferrata Segata al Bondone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMonte Bondone – Val d'Adige
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata90 m
    • Dislivello itinerario583 m
    • Quota max808 m
    • Lunghezza8,8 Km
  • Sentiero Attrezzato del Cacciatore alla Cima Stanga

    Sentiero Attrezzato del Cacciatore alla Cima Stanga

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato del Cacciatore alla Cima Stanga
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato del Cacciatore risale la parete orientale del Sass Maor, nelle Pale di San Martino. È un itinerario con elevato dislivello e piuttosto lungo, ma non difficile dal punto di vista tecnico, immerso in uno degli ambienti più spettacolari delle Dolomiti.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è in Val Canali, nella località di Prati Fosne. Per raggiungere la Val Canali si percorre la SS 347 del Passo Duran: arrivando da Fiera di Primiero (TN) si prosegue per circa 5 km verso Agordo fino a un ampio tornante con chiare indicazioni per la Val Canali, quindi si risale la valle, si supera un ampio tornante a sinistra e si continua su strada stretta e a tratti sterrata fino all’Hotel Casera; all’incrocio nei pressi dell’hotel si tiene la destra in salita fino al parcheggio (apri su Google Maps). Il Cacciatore è spesso abbinato alla vicina Ferrata Buzzati come via di rientro; qui lo proponiamo in salita, con rientro lungo il Sentiero Attrezzato Depaoli passando per il Rifugio Velo della Madonna. Dalla località Fosne si segue lo stradello e in breve lo si abbandona per il segnavia 719, che sale a moderata pendenza, dapprima nel bosco; usciti dal bosco si procede verso nord risalendo la Val Pradidali in falsopiano fino al bivio in località Pedemonte (1h30 dal parcheggio): mentre dritti si salirebbe al Rifugio Pradidali, si tiene la sinistra sul segnavia 742, che con ripida salita su ghiaia porta sotto le pareti orientali del Sass Maor, all’attacco del Sentiero del Cacciatore, nei pressi di una frana caduta dal Sass Maor alcuni anni fa (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale con le attrezzature l’area interessata dalla frana fino all’attacco originale del sentiero; si aggira uno spigolo e si sale verso sinistra su una cengia a tratti esposta, che prosegue sotto le strapiombanti pareti del Sass Maor. La salita è piacevole e alterna tratti di cengia protetta a brevi roccette molto arrampicabili e prive di difficoltà, con alcune staffe metalliche nei passaggi più verticali: questi nuovi infissi, aggiunti nell’ultima manutenzione, hanno ridotto considerevolmente i tratti impegnativi di questo storico sentiero. Si prosegue su una lunga cengia dal fondo erboso, in costante esposizione, fino ad aggirare uno sperone ed entrare nel vallone che separa il Cimerlo dal Sass Maor; attraversato un tratto su fondo instabile si raggiunge quello che era il punto chiave della via, un impegnativo diedro che oggi si sale grazie a una lunga serie di cambre metalliche, che riducono se non azzerano le difficoltà originali. Usciti dal passaggio, in un vallone misto di sassi ed erba si seguono i segni biancorossi fino alla forcella (2410 m, 2h30 dall’attacco), raggiunta con salita faticosa ma non difficile, dove termina l’itinerario attrezzato.

    ▲Carattere e difficoltà

    L’itinerario è lungo e con un notevole dislivello, ma le difficoltà tecniche sono ridotte: serve soprattutto prudenza nei vari tratti non attrezzati. L’unico passaggio impegnativo del tracciato originario, il diedro, è ora attrezzato con molte staffe e dunque notevolmente facilitato.

    ⚠ Itinerario lungo e con forte dislivello (1370 m, 8h30): servono resistenza e attenzione costante nei tratti non attrezzati ed esposti, su fondo a tratti instabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 2550 m). Lo sviluppo impegnativo e l’esposizione di alcune cenge richiedono buona preparazione fisica e passo fermo.

    ▲Discesa

    Dalla forcella si hanno due opzioni: a sinistra, lungo l’iniziale sentiero di cresta con segnavia 747 e poi per tratti attrezzati (descritti nella relazione della Ferrata Buzzati), si raggiunge lo spallone orientale del Cimerlo e si può salire in vetta (1h dal bivio); a destra, sul segnavia 742, si sale al Passo della Stanga (2530 m) e si scende al Rifugio Velo della Madonna (2358 m, 30′ dal bivio, 5h totali). Seguendo questa seconda opzione, dal rifugio si imbocca il segnavia 734 del Sentiero Attrezzato Depaoli, che riporta al parcheggio costeggiando le pareti occidentali prima dello Stanga e poi del Cimerlo: si affrontano alcuni tratti attrezzati non difficili — un canalino, alcune cenge, un facile camino — fino al termine delle attrezzature, poi si taglia a mezzacosta con bei panorami, perdendo gradualmente quota fino a Fosne (3h dal Rifugio Velo della Madonna, 8h30 complessive).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico è con la Ferrata Buzzati al Cimerlo, spesso usata come via di rientro. Nella stessa zona si trova anche la Ferrata del Velo della Madonna.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)8:30 h
    • Dislivello ferrata650 m
    • Dislivello itinerario1370 m
    • Quota max2550 m
    • Lunghezza14,2 Km
  • Sentiero Attrezzato degli Eroi al Monte Peurna

    Sentiero Attrezzato degli Eroi al Monte Peurna

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato degli Eroi al Monte Peurna

    Il Sentiero Attrezzato degli Eroi sale al Monte Peurna, in Val Schievenin. È facile nei brevi tratti attrezzati, ma ostico nei lunghi tratti non protetti su fondo instabile; l’itinerario non è soggetto a manutenzione puntuale e a volte risulta difficile da individuare. Corre in una zona ricca di testimonianze della Grande Guerra.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge la Valle di Schievenin, in provincia di Belluno: dalla valle del Piave, in prossimità di Quero, si procede verso est seguendo le indicazioni per Schievenin; arrivati in paese ci si addentra nella valle su strada stretta ma asfaltata fino a un parcheggio, oltre il quale c’è divieto di transito (attenzione ad alcuni colatoi e buche che possono danneggiare le auto basse) (apri su Google Maps). Dal parcheggio (515 m) si cammina lungo la strada interdetta al traffico verso nord, su sterrata con segnavia 848, seguendo per Forcella Bassa; in prossimità di una curva una traccia si stacca a sinistra nel bosco, senza palina e segnalata solo da un piccolo cartello (15′ dal parcheggio). Il sentiero 848 sale lungo la Valle dell’Inferno fino a Forcella Bassa: un tratto che al 2017 risultava piuttosto mal tenuto, con alberi divelti, traccia a volte difficile da individuare e passaggi a mezzacosta su fondo scivoloso ed esposto sul lato sinistro. Raggiunta Forcella Bassa (1044 m, 1h dal bivio), si tiene la sinistra innestandosi nel più lungo Sentiero degli Eroi (cartelli AV8), di cui si percorre solo un tratto; verso sud, sul versante orientale del Peurna, il sentiero presenta tratti su erba e terriccio insidiosi e non protetti. Aggirata la parete est, sul versante sud-orientale si raggiunge il primo tratto attrezzato (1h15 da Forcella Bassa, 2h30 totali).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto attrezzato si sviluppa in cresta, con il cavo alla destra: si scende lungo questo tratto fino a una facile e ampia cengia attrezzata. Si prosegue sul sentiero verso sud fino al secondo tratto attrezzato, dove si risale un passaggio molto ripido su fondo scivoloso, protetto per sicurezza. Oltre questo punto terminano le attrezzature e con esse la parte attrezzata del Sentiero degli Eroi (30′ dall’attacco, 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Dove protetto, l’itinerario non presenta difficoltà tecniche; le principali difficoltà sono dovute ai numerosi tratti di sentiero su fondo insidioso e non protetto. È inoltre facile perdere la traccia: sia in avvicinamento sia al rientro ci sono punti con alberi caduti e tratti invasi da ortiche ed erbe alte.

    ⚠ Itinerario poco mantenuto e a tratti difficile da individuare, con lunghi tratti non protetti su fondo instabile, scivoloso ed esposto. Sono consigliati pantaloni lunghi e bastoncini telescopici; valutare con cura meteo e capacità di orientamento.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 1207 m): l’itinerario è percorribile in buona parte della stagione escursionistica, ma le condizioni del fondo e la vegetazione possono renderlo faticoso. La cura nell’orientamento è il fattore di sicurezza principale.

    ▲Discesa

    Si prosegue in leggera discesa fino a intersecare il sentiero 843, si tiene la sinistra e poco dopo ancora la sinistra seguendo il segnavia 839 che riporta a Schievenin. Raggiunta l’asfaltata percorsa all’andata, ci si ritrova a valle rispetto al parcheggio, quindi si risale la strada fino al punto di partenza (2h dal termine delle attrezzature, 5h complessive).

    ▲Da abbinare

    Verso sud, in direzione di Bassano del Grappa, si trovano due ferrate che salgono alla zona sacra del Grappa, la Ferrata Sass Brusai e la Ferrata Guzzella; per qualcosa di più impegnativo, seppur breve, la Ferrata Santa Felicità. Verso nord si raggiunge il Lagorai con la Ferrata Gabrielli a Cima d’Asta, mentre verso le Dolomiti Feltrine si trova la Ferrata al Monte Coppolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti Feltrine – Val Schievenin
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario785 m
    • Quota max1207 m
    • Lunghezza9,1 Km
  • Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana

    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana

    Il Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana, nel Gruppo delle Marmarole, è un itinerario impegnativo: elevato dislivello, ambiente selvaggio e poco battuto. I tratti attrezzati sono di difficoltà medio-bassa, ma i lunghi tratti non protetti sono difficili e vanno evitati assolutamente con il maltempo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla località Stua, vicino a Calalzo di Cadore (BL). A Calalzo si seguono le indicazioni per Pian dei Buoi, su strada stretta ma asfaltata, addentrandosi nel bosco verso la Val d’Oten fino a un bivio a 2,5 km dal centro, dove si prende a destra e si prosegue per altri 2,5 km nel bosco fino al parcheggio (apri su Google Maps). Da Stua (1555 m) si segue il sentiero 261, che sale ripido nel bosco a tornanti verso il Rifugio Chiggiato: si oltrepassa la località Costapiana (1337 m, 30′ dal parcheggio) e la località La Serra, riconoscibile per un cippo che ricorda il passaggio di Papa Giovanni Paolo II, fino al Rifugio Chiggiato (1911 m, 2h dal parcheggio). Dal rifugio si va verso nord lungo l’alta via 5, segnavia 260/262, fino alla Forcella Sacu, dove si incontra un primo facile passaggio attrezzato (1914 m, 15′ dal rifugio, 2h15 totali). Da qui il sentiero cambia carattere e comincia a inerpicarsi verso nord-est, tagliando in diagonale le pareti sud del Cimon della Froppa con un susseguirsi di strette cenge esposte; in alto, dritto davanti, si nota l’intaglio della Forcella Jau Tana, la meta. Attraversato un vallone detritico si incontrano le prime attrezzature metalliche (1h da Forcella Sacu, 3h15 totali).

    ▲Il percorso

    Si salgono una ventina di metri di roccette senza particolari difficoltà e si raggiunge una prima scala metallica appoggiata; le funi aiutano poi a risalire il canalone, addentrandosi nella gola che porta alla forcella. Superata una seconda scaletta si aggira uno spigolo e si sale verso la forcella, con tratti attrezzati in genere facili che si alternano a tratti di sentiero non protetti e piuttosto esposti, da affrontare con cautela. Nella parte alta del vallone si sale sul versante destro senza attraversarlo, con poche attrezzature, fino a raggiungere la forcella dopo una lunga e costante salita (1h dall’attacco, 4h15 totali). L’ambiente è selvaggio e imponente, con il Cimon della Froppa che spicca a destra. L’itinerario piega ora a destra verso la Forcella delle Marmarole, dove inizierà la discesa: si taglia a mezzacosta i ghiaioni sommitali, con attenzione al fondo non sempre stabile, fino alla Forcella delle Foppe (2790 m), poi un tratto di discesa a tratti attrezzato conduce alla Forcella Marmarole (2661 m, 1h15 da Forcella Jau Tana), con davanti la Cresta degli Invalidi. Le difficoltà però non sono finite: la discesa prosegue lungo il Vallon del Froppa, un ripido canalone dal fondo instabile, attrezzato nei primi metri e seguito da circa 20 minuti su fondo infido ed esposto da percorrere con grande attenzione. Al termine del ghiaione ci si innesta sul sentiero 262, dove le difficoltà — e con esse il sentiero attrezzato — terminano (1h da Forcella Marmarole, 6h30 totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    I tratti attrezzati non presentano difficoltà tecniche di rilievo: le vere difficoltà sono i lunghi tratti non protetti su fondo instabile, in particolare il tratto di collegamento in quota e la discesa nel Vallon del Froppa. È un itinerario fisicamente molto impegnativo, in un ambiente selvaggio e poco frequentato.

    ⚠ Lunghi tratti non protetti su fondo instabile e infido, esposti, da evitare assolutamente con il maltempo. Lo sviluppo (17 km, 1498 m di dislivello, 8h15) richiede ottima preparazione fisica, esperienza e meteo stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 2790 m), riservato a escursionisti allenati ed esperti, autonomi su terreno instabile e non protetto. Il fondo detritico e l’esposizione impongono prudenza costante.

    ▲Discesa

    Si segue in discesa il sentiero 262 verso sud (destra) fino alla Forcella Sacu e quindi a ritroso, lungo il sentiero di avvicinamento, al Rifugio Chiggiato e infine al parcheggio (1h45 dall’innesto sul 262, 8h15 complessive).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMarmarole
    • Avvicinamento3:15 h
    • Ferrata3:15 h
    • Itinerario (a/r)8:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1498 m
    • Quota max2790 m
    • Lunghezza17 Km
  • Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura

    Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Avviso — Nel 2017 la ferrata risultava chiusa per manutenzione e non risulta conferma di riapertura ufficiale. Due tratti possono presentare attrezzatura mancante o in manutenzione, cosa che innalza sensibilmente il grado di difficoltà. Verificare le condizioni aggiornate prima di partire: per procedere in sicurezza servono piede fermo e una corda per assicurare il compagno che sale.

    Il Sentiero Attrezzato Chiesa è una piacevole escursione che risale l’angusta Val Scura, vicino a Levico Terme, in provincia di Trento. La difficoltà è moderata e il fondo, a tratti instabile, richiede un minimo di esperienza di escursioni attrezzate. È un itinerario perfetto per le mezze stagioni, quando il Rio Bianco ha buona portata e si possono ammirare le numerose cascate lungo il percorso; lo proponiamo come anello con rientro dal Sentiero del Menador.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è nel comune di Levico (TN). Da Levico Terme si procede a sud in direzione Lochere fino a raggiungere l’Albergo Paoli, presso il quale si parcheggia (ampio spiazzo sulla sinistra), punto ideale per l’anello con rientro dal Sentiero del Menador (apri su Google Maps). Si risale la strada asfaltata fino al primo tornante: dove questa prosegue a destra in salita, un cartello e una targa rossa indicano l’ingresso nel bosco. Si sale su facile sentiero tenendo la sinistra orografica verso sud, con il Monte Pegolara a destra e il Monte Calmo a sinistra. Mano a mano che si sale si affrontano diversi guadi del Rio Bianco — sei in tutto prima dell’inizio della ferrata — mentre l’ambiente si fa sempre più bello, con pronunciate guglie rocciose ai lati. In breve si incontra il primo tratto attrezzato (850 m, 1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale un primo tratto di fune metallica per superare una sella; oltre, dopo una facile ma scivolosa cengia detritica, si scende una scaletta metallica perdendo un poco di quota verso il torrente e una guglia che sembra sbarrare la valle. Si riattraversa il torrente e si sale la seconda scala metallica, che aiuta a superare un macigno, seguita poco dopo da una terza scala. Si percorre quindi una cengia a bordo torrente, dove serve attenzione perché il cavo tende a spingere verso l’esterno e il fondo è scivoloso per l’umidità. Si risale una nuova scala e si prosegue su comodo sentiero con splendido panorama su monti, cascate e ruscelli; superato questo tratto facile, si affronta una salita più ripida su fondo terroso poco stabile fino a un punto panoramico sulla Valsugana. Comincia così la seconda parte: il primo tratto attrezzato è un traverso esposto ma non difficile, con staffe di sostegno; seguono una comoda cengia e una nuova scaletta. Si percorre quindi un tratto non attrezzato, si scende in un solco detritico e si risale quello che è probabilmente il passaggio più difficile della via, una parete inclinata composta da gradoni naturali su cui serve attenzione. Si superano due scalette metalliche e si prosegue fino a scendere un tratto detritico abbastanza impegnativo; si risale poi su fondo poco stabile ma non difficile, si supera la targa dedicata a Clemente Chiesa e si completa il tratto detritico. Passando accanto a una bella cascata si raggiunge una nuova cengia rocciosa, che si imbocca verso destra; la si completa, si sale una scaletta appoggiata a un masso e si scavalca il torrente presso alcuni massi rocciosi. Con un’ultima scaletta si conclude la parte attrezzata, in prossimità di un altopiano (1247 m, 1h45 dall’attacco, 2h45 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Per le difficoltà tecniche pure la via sarebbe da catalogare come facile, ma lo stato delle attrezzature ne ha innalzato il grado: con due tratti privi di protezione o in manutenzione, servono piede fermo e una corda per assicurare il compagno. L’ambiente è davvero suggestivo e, per la bassa altitudine, l’itinerario è assolutamente da visitare, specie nelle mezze stagioni.

    ⚠ Lungo il percorso si affrontano numerosi guadi del Rio Bianco e diverse cenge a bordo torrente con fondo scivoloso per l’umidità: attenzione al passo e alla tendenza del cavo a spingere verso l’esterno.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 1370 m): l’itinerario si presta bene alle mezze stagioni, quando il Rio Bianco ha buona portata e le cascate sono al meglio. Oltre a verificare lo stato delle attrezzature, è bene valutare la portata del torrente per i numerosi guadi.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si prosegue lungo il sentiero nel bosco che, verso sud, punta alla località Seghetta. Al primo bivio si tiene la sinistra in direzione della Baita Cangi, sul segnavia 201. Pur non essendo la via più rapida, proponiamo il rientro per il Sentiero del Menador nella Val Pisciavacca: al secondo bivio si tiene ancora la sinistra e si percorre un piacevole sentiero tra saliscendi, tratti un poco scivolosi su detrito, ponticelli e guadi, fino a tornare verso l’auto. Al termine del Sentiero del Menador (2h30 dal termine della ferrata) si tiene la sinistra lungo via delle Valli fino a riprendere la strada provinciale dell’andata; di nuovo a sinistra si raggiunge in breve il parcheggio di fronte all’albergo (5h30 complessive).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoValsugana – Vigolana
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata390 m
    • Dislivello itinerario828 m
    • Quota max1370 m
    • Lunghezza11,7 Km
  • Sentiero Attrezzato Ceria Merlone al Modeon del Buinz

    Sentiero Attrezzato Ceria Merlone al Modeon del Buinz

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Sentiero Attrezzato Ceria Merlone al Modeon del Buinz
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato Ceria Merlone è un lungo e panoramico itinerario delle Alpi Giulie, con partenza dall’Altopiano del Montasio. Dopo un lungo avvicinamento fino alla Forcella Lavinal dell’Orso, segue un magnifico percorso di cresta che chiude un grande anello in discesa al Rifugio Brazzà. Numerosi tratti non sono protetti, e in alcuni casi richiedono brevi passaggi di disarrampicata: un percorso superbo ma da affrontare con esperienza. La via è dedicata agli alpinisti triestini Celestino Ceria e Ruggero Merlone, ed è stata inaugurata nel 1971 dal Battaglione Alpini Cividale, a memoria della linea tenuta dagli Alpini su questa cresta durante la Grande Guerra.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da un ampio parcheggio lungo la strada che collega Malga Montasio con Sella Nevea, sull’Altopiano del Montasio (UD). Per arrivare a Sella Nevea si raggiunge Chiusaforte, a 20 minuti dall’uscita Carnia-Tolmezzo della A23; da lì si seguono le indicazioni per Sella Nevea verso est, si supera il ponte e si guida per 20 km fino al paese, dove a un tornante un cartello marrone indica l’Altopiano del Montasio, da seguire fino al termine della strada (apri su Google Maps). L’itinerario è qui proposto da est (Forcella Lavinal dell’Orso) a ovest (Cima Terrarossa), verso in cui molti tratti attrezzati si percorrono in salita. Dal parcheggio (circa 1500 m) si sale su sterrata verso il Rifugio Brazzà; dopo pochi minuti si incrocia una sterrata con segnavia 624 che taglia a destra in falsopiano. Perdendo un poco di quota si oltrepassano le Casere Parte di Mezzo e poi le Casere Larice (1479 m, 30′ dal parcheggio); ignorata una traccia a destra che scende a Sella Nevea, si raggiunge il Rifugio Casere Cregnedul di sopra (1515 m, 1h dal parcheggio). Ci si innesta sul sentiero 625 che sale da Sella Nevea, si tiene la sinistra in salita, prima nel bosco e poi puntando deciso a nord; usciti dal bosco si taglia a mezzacosta la parete sud del Cregnedul fino al Passo degli Scalini (2022 m, 1h dal Rifugio Casere Cregnedul, 2h totali). Oltrepassato il passo si apre un vallone: a sinistra in alto si notano la Forcella Lavinal dell’Orso e la cresta della Ferrata Goitan. Si taglia il vallone seguendo la traccia e, sul versante opposto, i segni bianco-rossi, salendo con un certo affanno verso la forcella; poco prima si segue una scritta su roccia e una traccia che si stacca a sinistra: comincia qui il Sentiero Attrezzato Ceria Merlone (30′ dal Passo degli Scalini, circa 2h30 totali).

    ▲Il percorso

    Il primo obiettivo è la Forcella Cregnedul, raggiunta guadagnando circa 200 metri attorno alle imponenti pareti di Punta Plagnis. Si sale su fondo ghiaioso fino a un primo tratto attrezzato che supera alcune roccette, una parete verticale e una placchetta inclinata; lasciata alle spalle la Forcella Lavinal dell’Orso, si prosegue in diagonale fino a un camino attrezzato e a una scaletta metallica a pioli appoggiata alla roccia, e in un alternarsi di passaggi a destra e a sinistra si chiude il primo tratto faticoso alla Forcella Cregnedul (2340 m, 1h15 dall’attacco). Si segue ora la traccia su un’ampia cengia non protetta che aggira le pareti sud di Punta Plagnis, passando dal versante est a quello ovest: i passaggi sono esposti ma generalmente ampi, salvo un paio di forcelle e roccette sul versante ovest dove il sentiero si stringe; i tratti più esposti hanno un cordino corrimano. Con un tratto attrezzato in discesa si scende di alcuni metri, poi si cammina su cenge ampie e comode fino alla Forca de la Val (2352 m, 1h15 da Forcella Cregnedul), che separa il Modeon del Buinz dalla Cima de la Puartate. Si salgono canalini attrezzati intervallati da ghiaione detritico, tenendosi a sud per evitare a nord la ripida parete, in un tratto ricco di esposte cenge protette; si raggiunge una forcellina incastonata e si comincia ad aggirare la parete meridionale del Modeon del Buinz verso la Sella di Buinz, con davanti il Foronon del Buinz e il suo bivacco poco sotto la vetta. Si aggira un’esposta cengia attrezzata, si sale un breve tratto sprotetto su fondo instabile, si percorre una cengia e ci si porta sulla parete ovest del Modeon; lungo un ampio crinale sul lato sud, in leggera salita, si superano tratti attrezzati di roccette e facili balzi rocciosi fino al nuovo e funzionale Bivacco Vuerich (2531 m, 1h15 da Forca de la Val, 3h45 dall’attacco). Dalla cima del Foronon del Buinz si segue l’ampio crinale, si percorre una passerella e si comincia a perdere quota con facili passaggi di disarrampicata, attrezzati nei casi più impegnativi; tenendosi sul lato sud si percorrono esposte cenge in genere non protette e si raggiunge un nuovo tratto verticale, con un canalino attrezzato ripido ma ben appigliato, seguito da alcune roccette, fino alla Forca de Lis Siens (2274 m, 1h dal Bivacco Vuerich). Dall’ampia sella il sentiero corre in falsopiano tra modesti saliscendi sul lato sud fino al bivio segnalato con scritta su sasso (2285 m, 15′ da Forca de Lis Siens, 5h dall’attacco) tra la salita a Cima Terrarossa e il Sentiero Ceria Merlone, dove la via attrezzata termina.

    ▲Carattere e difficoltà

    Non presenta particolari difficoltà tecniche, né nei tratti attrezzati né in quelli non protetti; merita però grande attenzione per i numerosi passaggi esposti lungo cenge e canalini. Si sviluppa interamente in quota, con il Bivacco Vuerich a metà percorso in ottime condizioni, ma con solo due vie di fuga, entrambe non segnate.

    ⚠ Itinerario molto lungo (9h, 16 km) in ambiente d’alta montagna, con molti tratti esposti e non protetti e brevi passaggi di disarrampicata. Le sole due vie di fuga — a Forca de la Val verso la Conca di Casera Cregnedul e a Punta Plagnis per la Plagnota — sono ripide e non segnate, da usare solo in emergenza. Partire presto, con meteo stabile e buona autonomia.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna nelle Alpi Giulie (quota massima 2531 m). Le attrezzature e la segnaletica sono in buone condizioni, ma lo sviluppo, l’esposizione e la scarsità di vie di fuga richiedono esperienza, allenamento e attenzione al meteo.

    ▲Discesa

    Dal bivio finale (2285 m) la discesa più rapida è a sinistra, in direzione dell’Altopiano del Montasio; volendo si può salire alla vicina Cima Terrarossa (2420 m, 45′ andata e ritorno). Tenendo la destra e scendendo verso l’altopiano si raggiunge il Rifugio Brazzà (1660 m, 1h15 dal termine della ferrata) e quindi il parcheggio (circa 1h30 dal termine, 9h complessive).

    ▲Da abbinare

    L’ambiente si presta a itinerari di più giorni: si può salire al Jof di Montasio per la Ferrata Amalia e usare il Ceria Merlone per rientrare sul versante nord, oppure abbinarlo al Sentiero Attrezzato Leva pernottando in rifugio o bivacco. Dalla Forcella Lavinal dell’Orso si può intraprendere la Ferrata Goitan verso il Jof Fuart. Restando nelle Alpi Giulie segnaliamo anche la Ferrata Julia al Canin e la Ferrata della Vita al Mangart.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata5:00 h
    • Itinerario (a/r)9:00 h
    • Dislivello ferrata257 m
    • Dislivello itinerario1031 m
    • Quota max2531 m
    • Lunghezza16 Km
  • Sentiero Attrezzato Cecilia alla Grigna Meridionale

    Sentiero Attrezzato Cecilia alla Grigna Meridionale

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Sentiero Attrezzato Cecilia alla Grigna Meridionale
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato Cecilia collega il Rifugio Rosalba al sentiero della Cresta Cermenati, che sale in vetta alla Grigna Meridionale (Grignetta). Non è un percorso prettamente verticale: serve piuttosto a tagliare, fra continui saliscendi, la parete rocciosa che corre sotto la Cresta Segantini. Un itinerario lungo e impegnativo nelle gambe, in uno degli angoli più amati delle Grigne.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dai Piani dei Resinelli, in provincia di Lecco, raggiunti da Ballabio risalendo i tornanti. Arrivati alla frazione si cerca parcheggio nei pressi dell’ex rifugio Alippi (apri su Google Maps). Da qui si sale al Rifugio Rosalba seguendo il sentiero 9, noto come Sentiero Attrezzato delle Foppe (1h45 dal parcheggio). In alternativa, lungo la salita si può scegliere la variante del Sentiero Attrezzato dei Morti, più ripida, che fa risparmiare una quindicina di minuti e porta comunque al rifugio (1h30 dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal Rifugio Rosalba si imbocca il sentiero 10, che entra in un anfiteatro roccioso e in una decina di minuti, con le prime attrezzature metalliche, porta al Colle Garibaldi (1824 m). Si prosegue ora sul versante della Val Scarettone, incontrando alcuni tratti attrezzati, fino al Colle Valsecchi (1898 m), dove il Sentiero della Direttissima si innesta nel Cecilia. Poco dopo si ignora la deviazione a sinistra per il Sentiero Attrezzato della Val Scarettone e si continua tra saliscendi sotto la Cresta Segantini. Si affronta un lungo traverso in diagonale con catene sotto il Pilone Centrale, alternando tratti di sentiero comodo a roccette, traversi e cenge, a volte attrezzati con catene a volte no. Si risalgono alcune pareti esposte ma ben appigliate fino a raggiungere il sentiero 7 della Cresta Cermenati: da qui le difficoltà calano nettamente e, con ancora pochi passaggi attrezzati con catena, si guadagna la cima della Grigna Meridionale (1h30 dal Rifugio Rosalba, 3h15 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente non è un itinerario estremo, ma chiede attenzione costante per i numerosi tratti esposti su cenge e traversi, alcuni dei quali non protetti, e per lo sviluppo lungo e faticoso. Lungo la via occorre seguire con cura la segnaletica (cerchi blu-rossi), che in qualche tratto non è immediata.

    ⚠ Per buona parte del percorso si cammina lungo traversi posti sotto l’alta Cresta Segantini, un itinerario alpinistico: il casco è vivamente consigliato per tutto il tracciato, per il rischio di scariche di sassi dall’alto.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna nelle Grigne (quota massima 2184 m). Lo sviluppo di 14 km e i tratti esposti richiedono buona preparazione fisica, passo fermo e attenzione all’orientamento.

    ▲Discesa

    Dalla cima della Grignetta si può scendere in più modi. Tornando a ritroso si percorre il Sentiero Attrezzato Cecilia oppure il Sentiero Attrezzato della Val Scarettone (impegnativo in discesa) fino al Rifugio Rosalba, e di lì il Sentiero delle Foppe o la variante dei Morti (circa 2h30 dalla vetta, 5h30 complessive). In alternativa si scende il versante sud lungo la Cresta Cermenati fino al Rifugio Carlo Porta e quindi al parcheggio, oppure si affronta la più complicata Cresta Sinigaglia, con il suo sentiero attrezzato, sempre verso il Rifugio Carlo Porta: in quest’ultimo caso si chiude un lungo e bellissimo anello di circa 7 ore complessive.

    ▲Da abbinare

    Il Cecilia è spesso affrontato dopo il Sentiero Attrezzato delle Foppe. Restando in zona Grigne si può pensare a un itinerario di più giorni che includa la Ferrata del CAI Mandello al Sasso Carbonari sul Grignone; scendendo verso il lago si trovano invece il Sentiero Attrezzato del Sileggio e il Sentiero Attrezzato del Fiume.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoGrigne
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata259 m
    • Dislivello itinerario850 m
    • Quota max2184 m
    • Lunghezza14 Km
  • Sentiero Attrezzato delle Cavre (Scaloni e Anglone)

    Sentiero Attrezzato delle Cavre (Scaloni e Anglone)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato delle Cavre (Scaloni e Anglone)

    Il Sentiero Attrezzato delle Cavre è un anello che cuce insieme due tratti attrezzati — il Sentiero degli Scaloni e il Sentiero dell’Anglone — collegati in alto da un tratto panoramico. Facile, esposto e molto ben attrezzato, è uno degli itinerari ideali per chi è alle prime esperienze. La bassa quota, vicino ad Arco, lo rende percorribile tutto l’anno, con l’unica accortezza di evitarlo nelle ore più calde.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal paese di Ceniga, vicino ad Arco (TN). Venendo da Arco si svolta a sinistra uscendo dalla statale verso il centro del paese; all’altezza di Via del Ponte, sulla destra, si trova un ampio parcheggio dove lasciare l’auto (apri su Google Maps). Dal parcheggio si risale Via del Ponte sul lato opposto della strada in direzione del Ponte Romano e, attraversandolo, si passa sulla sponda opposta del fiume Sarca. Si tiene la destra e si incontra presto una palina CAI con l’indicazione del Sentiero Attrezzato degli Scaloni; seguendo le paline si sale su fondo sassoso fino all’attacco del primo tratto (30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il Sentiero degli Scaloni sale in diagonale su facili roccette e porta a una cengia terrosa che prosegue verso sinistra, attrezzata, con tratti esposti e più ripidi; si supera un breve ponticello su uno spacco e si arriva al tratto più caratteristico, da cui il percorso prende il nome. Sotto un’imponente parete una scala con base metallica e gradoni in legno sale in diagonale, prima verso destra e poi verso sinistra, facendo guadagnare quota ed esposizione senza alcuna difficoltà reale. In cima alla scala si affronta una placca inclinata con gradini artificiali ricavati nella roccia e fune alla sinistra; si prosegue su un tratto di sentiero attrezzato fino a una rampa inclinata con gradini di pietra, esposta ma facile. Si esce risalendo verso sinistra alcune roccette e si termina lo Scaloni presso la cassetta di legno con il libro delle firme e il cartello rosso (30′ dall’attacco, 1h dal parcheggio). Da qui si va verso nord/nord-ovest fino al Dos Tondo, dove inizia il sentiero 428B; si ignora il bivio a sinistra per la chiesa di Sant’Antonio (CAI 408). Il 428B, vero e proprio sentiero delle Cavre, corre a mezzacosta verso il Bivacco Crozolam; dal bivacco si continua a nord ignorando la forestale e si segue per Dro fino a un bivio dove, mentre il CAI 425 prosegue a sinistra, si scende a destra per intercettare il Sentiero Attrezzato dell’Anglone (1h dal termine dello Scaloni, 2h complessive). L’Anglone presenta cenge esposte attrezzate e tratti messi in sicurezza soprattutto per il maltempo: la parte alta è decisamente facile, mentre la seconda è più ripida e include una placca inclinata da scendere con cautela usando le attrezzature per fare aderenza. Si arriva a un canalino con gradini in roccia e roccette attrezzate — il punto più esposto, che richiede però solo piede fermo — e infine a un’ultima cengia scavata nella roccia che cala ripida nei prati, fino alle case di Dro e a una stradina asfaltata (45′ dall’attacco dell’Anglone, 2h45 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    L’anello è composto da due tratti attrezzati, uno percorso in salita e uno in discesa, ma nulla vieta di affrontarli in entrambe le direzioni. È adatto ai neofiti, senza particolari difficoltà tecniche, con attrezzature abbondanti e in ottimo stato di manutenzione. Curiosità storica: il Sentiero degli Scaloni risale al 1909 come via militare dei soldati austriaci.

    ⚠ Bassa quota: nei mesi caldi va evitato nelle ore centrali della giornata. La placca inclinata in discesa sull’Anglone richiede attenzione, soprattutto se umida.
    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile tutto l’anno grazie alla quota contenuta (514 m). Pur senza difficoltà tecniche, alcuni tratti su cengia sono esposti: serve passo fermo e attenzione costante.

    ▲Discesa

    Dal termine dell’Anglone si segue verso sud il sentiero CAI 425, che corre su una strada asfaltata poco trafficata, fino al Ponte Romano e di lì a ritroso al parcheggio (30′ dal termine dell’Anglone, 3h15 complessive).

    ▲Da abbinare

    Partendo presto al mattino restano tempo ed energie per concatenare un secondo itinerario della zona: la facile Ferrata Colodri ad Arco o la Ferrata di Rio Sallagoni a Castel Drena. Spostandosi verso Fiavè si trovano la Ferrata di Ballino alle cascate e, allungando un po’, la Ferrata di Preore.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoValle del Sarca
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)3:15 h
    • Dislivello ferrata390 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max514 m
    • Lunghezza6 Km
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