Caratteristica: Molto esposta

  • Ferrata Alfonso Vandelli al Sorapiss

    Ferrata Alfonso Vandelli al Sorapiss

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Alfonso Vandelli al Sorapiss
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Alfonso Vandelli è una via piacevole e di media difficoltà che taglia in diagonale la parete orientale del Col del Fuoco, sul versante orientale del Gruppo del Sorapiss (Dolomiti Ampezzane, provincia di Belluno). Non raggiunge una vetta: collega il Rifugio Vandelli al Bivacco Comici. Spesso viene inserita nell’anello del Sorapiss insieme alla Ferrata Berti; questa relazione descrive la sola Vandelli con partenza e rientro a Federavecchia, senza bisogno di una seconda auto.

    ▲Avviso importante
    ⚠ Dal 2019 il Sentiero Attrezzato Osiride Brovedani (qui usato per il rientro) è interessato in alcuni punti da una frana ed è fortemente sconsigliato a chi non è esperto nel muoversi su terreno instabile. In alternativa si rientra a ritroso per l’itinerario d’andata oppure si percorre la Vandelli nel più lungo anello del Sorapiss che include la Ferrata Berti. Verifica sempre le condizioni aggiornate prima di partire.
    ▲Avvicinamento

    Si parte da Federavecchia (1368 m), lungo la strada che collega Misurina con Auronzo di Cadore sul versante nord del Sorapiss: si lascia l’auto nell’ampio spiazzo presso l’Hotel Cristallo (apri il punto di partenza su Google Maps – 46.546699, 12.248738). Si segue il sentiero CAI 217 / AV4, prima verso ovest poi verso sud-ovest: nel bosco la pendenza è modesta, poi la traccia si inerpica tra tornanti e strappi più marcati e, dopo quasi 600 m di dislivello, raggiunge il Rifugio Vandelli (1928 m) (1h 45′ dal parcheggio); vale la pena una deviazione al vicino Lago del Sorapiss, dalle caratteristiche acque turchesi. Dal rifugio si segue il segnavia 243, lasciando a destra l’aguzza sagoma del Dito di Dio e salendo deciso verso sud fino alla parete della ferrata, indicata da una targhetta metallica (45′ dal rifugio, 2h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via risale in diagonale la parete orientale del Col del Fuoco, tracciata molto bene per evitare i passaggi difficili. Si attacca con una breve scaletta, seguita da una rampa diagonale verso sinistra con facili balzi rocciosi, fino a un camino che si risale sul versante sinistro grazie a una serie di scalette. Usciti dal camino, sempre verso sinistra, si seguono alcune roccette e poi una cengia; questa termina presto e si sale una fessura appoggiata, da affrontare in spaccata sugli abbondanti appoggi. Termina così la prima sezione.

    La parte centrale è un susseguirsi di strette ed esposte cenge protette da fune metallica. Si prosegue verso sinistra fino a un breve diedro molto appigliato dove si scende di circa 4 metri, poi si continua su una cengia e quindi su un traverso orizzontale: il vuoto alle spalle è notevole – sotto si vedono il Rifugio Vandelli, il Lago del Sorapiss e, in lontananza, il parcheggio di Federavecchia. I traversi mantengono difficoltà moderata con ottimi appoggi per i piedi, ma conviene non temporeggiare per non affaticare le braccia. Tagliando trasversalmente la parete tra strette cenge e brevi traversi sempre esposti, ma privi di difficoltà tecniche sostanziali, si raggiunge l’ingresso di un canalone: ci si addentra prestando attenzione a eventuali residui di neve e sassi smossi, ci si sposta sul lato sinistro e si risalgono alcuni balzi verticali non difficili fino al punto più alto dell’escursione (2370 m). In breve si passa sul versante opposto, dove compaiono alcune indicazioni per chi percorre la via in discesa.

    Da qui l’obiettivo è scendere al Bivacco Comici: la discesa avviene per tratti di sentiero, cenge e alcune roccette attrezzate da percorrere in discesa, senza difficoltà significative ma con attenzione alla roccia non sempre stabile e alla fune metallica, non tesa e quindi di scarso aiuto. Si scende fino al Bivacco Comici (2000 m), dove la ferrata ha termine (2h dall’attacco, circa 4h 15′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile, con difficoltà tecniche 2/5, ambientali 3/5, esposizione 3/5 e impegno fisico 4/5 (per la lunghezza notevole dell’itinerario, oltre 15 km e quasi 1200 m di dislivello). È una via molto ben tracciata che sfrutta le naturali debolezze della parete: non richiede di trazionare sul cavo e nei tratti verticali si può quasi sempre arrampicare. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Tratto centrale molto esposto sulle cenge; nel canalone attenzione a neve residua e sassi smossi; in più punti le scalette e il cavo non sono in condizioni ottimali e la fune spesso non è tesa. Ricorda l’avviso sul Sentiero Brovedani in discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via d’alta montagna (fino a 2370 m) da percorrere in piena estate con meteo stabile e roccia asciutta; il canalone può conservare neve a inizio stagione. L’itinerario è lungo: parti presto e valuta le energie, anche in vista del rientro.

    ▲Discesa

    Il rientro al parcheggio descritto avviene lungo il Sentiero Attrezzato Osiride Brovedani (vedi l’avviso frana 2019: non togliere l’imbraco, vista la presenza di tratti attrezzati anche verticali). Dal Bivacco Comici si scende verso il vallone detritico Busa del Banco, seguendo la traccia verso nord-est e ignorando il sentiero che si stacca verso sud (Sentiero Attrezzato Minazio). Dopo circa 15′ si incontra un primo tratto attrezzato in discesa; seguono altri tratti attrezzati che aiutano nei passaggi ripidi e in un paio di salti verticali più da ferrata che da sentiero. Si scende ripidi tra i mughi, con nuovi salti, un traverso e tratti dal fondo instabile dove l’attrezzatura funge da corrimano; poi, su terreno non più attrezzato, si scende l’ultimo canalone facendo attenzione al fondo erboso scivoloso. Una bacheca segna la fine del Brovedani: ci si innesta sul 226, in falso piano verso est; per tornare all’auto si tiene la sinistra risalendo circa 200 m lungo il sentiero che costeggia il Fiume Ansiei, fino al parcheggio (2h 30′ dal Bivacco Comici, circa 6h 45′ totali).

    ▲Carattere storico

    La ferrata – come l’omonimo rifugio – è intitolata ad Alfonso Vandelli, presidente del CAI di Venezia e celebre alpinista dell’epoca, che si adoperò attivamente e finanziariamente alla costruzione del rifugio e della via. La Vandelli completava l’anello del Sorapiss insieme alla Ferrata Berti e al Sentiero Attrezzato Minazio.

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico è l’anello del Sorapiss con la Ferrata Berti sul versante orientale. In zona Cadore spicca la vicina Ferrata al Ghiacciaio dell’Antelao; a sud la nuova Ferrata dei Caprioli a San Vito di Cadore. Verso le Dolomiti di Sesto, la Cengia Gabriella, la Zandonella e la Strada degli Alpini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento2:15 h
    • Durata ferrata2:00 h
    • Itinerario totale6:45 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario1195 m
    • Altitudine massima2370 m
    • Lunghezza15,6 Km
  • Ferrata del 30° OSA al Corno Rat

    Ferrata del 30° OSA al Corno Rat

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata del 30° OSA al Corno Rat

    La Ferrata del 30° OSA al Corno Rat è un itinerario difficile che risale la bastionata calcarea sopra Valmadrera, nel cuore del Triangolo Lariano (provincia di Lecco, Prealpi Comasche). Via tecnica, atletica e a tratti molto esposta: dà il meglio a chi ha confidenza con l’arrampicata, perché in molti tratti si può progredire sulla roccia riducendo la trazione sulla catena. Si può concatenare con il sentiero attrezzato che porta in vetta al Corno Orientale di Canzo, per un anello attrezzato più lungo (circa 2 ore di solo tratto ferrato-attrezzato).

    ▲Avviso importante
    ⚠ Nel 2021 la ferrata è stata interamente ristrutturata, con l’aggiunta di numerosi infissi: le difficoltà tecniche reali oggi sono inferiori a quelle storiche. La sequenza del percorso e i valori di complessità riportati qui sotto si riferiscono al vecchio tracciato: tienine conto nel pianificare l’uscita e verifica sempre le condizioni aggiornate prima di partire.
    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la frazione Belvedere, sopra Valmadrera (apri il punto di partenza su Google Maps – 45.85047, 9.35219). Raggiunto l’abitato isolato si lascia l’auto nei pressi dell’inizio di una stradina chiusa al traffico, da dove parte il sentiero. Si risale la strada acciottolata verso Belvedere, con la bianca bastionata del Corno Rat che incombe sopra la testa; la carrareccia si fa poi sterrata e passa accanto ad alcune aziende agricole fino a una palina fitta di segnavia. A questo bivio si tiene la destra, seguendo le indicazioni per l’itinerario attrezzato OSA. Si prosegue, si guada un torrente e al bivio successivo si tiene la sinistra, sempre nella direzione dell’itinerario attrezzato; il sentiero sale ripido nel bosco fino all’attacco della ferrata (50′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via attacca su una placca inclinata dai pochi appigli: si sale con la fune al proprio fianco, facendo attenzione a non essere spinti verso l’esterno – è uno dei passaggi più impegnativi e conviene pesare bene i piedi, sfruttando le pedivelle per non gravare troppo sulla catena. Dopo pochi metri il cavo piega e sale verticale, con alcune vecchie staffe a sostegno dei piedi; la roccia è molto solida, calcarea ma povera di appigli. Si raggiunge uno spigolo, risalito tenendo la catena a sinistra e la fune a destra con qualche staffa per i piedi; superato lo spigolo fune e catena si riuniscono e introducono in un angusto canalino, dove un primo passaggio è particolarmente ostico: si supera una sporgenza in cui è difficile non «mungere» la catena. Termina così la prima sezione, la risalita del Sasso OSA, in genere considerata la parte più dura della via.

    Si prosegue su sentiero verso sinistra con un paio di facili balzi rocciosi; attenzione a un bivio: si segue il sentiero di sinistra, perché quello di destra è la via alpinistica al Corno Rat. La seconda parete si percorre inizialmente in diagonale verso destra, sfruttando ottimi appigli naturali per i piedi, fino sotto una parete verticale più lunga di quanto sembri: si parte con alcune staffe su roccia coricata, poi si risale fino a un traverso verso sinistra che deposita su uno stretto e panoramico terrazzino, buono per riprendere fiato con la vista su Lecco e sul Resegone. Segue un tratto breve ma difficile: una frattura da superare in spaccata (lolotte, per chi arrampica) per guadagnare l’altezza utile a cambiare moschettone – passaggio disagevole soprattutto per le persone di bassa statura, quasi costrette a tirare sulla catena.

    Si esce sotto una nuova parete verticale che diventa un camino con buoni appigli per mani e piedi; si arriva sotto un masso che conviene risalire sul suo lato destro, anche se catena e fune corrono sul sinistro, più levigato. Si supera quindi l’esposta parete soprastante con l’aiuto di alcune staffe, fino a uno stretto terrazzino. Aggirato un poco marcato spigolo si riparte in salita su una parete di nuovo difficile, dalla roccia levigata, con un passaggio più ostico in prossimità di una sporgenza che richiede una trazione sulla catena per essere rimontata. Si aggira un altro spigolo e si risale una placca più coricata, lunga ma di difficoltà inferiore, fino a un ulteriore terrazzino. Un breve tratto di sentiero porta all’ultima parete verticale, più appoggiata e ricca di appigli rispetto alle precedenti – senza però abbassare la concentrazione dopo lo sforzo accumulato. Risalita questa parete si esce in vetta al Corno Rat e la ferrata ha termine (1h 15′ dall’attacco, circa 2 ore complessive dalla partenza).

    Prosecuzione al Corno Orientale (facoltativa). Dalla vetta, al bivio si prosegue verso destra su sentiero segnato da cartelli e bolli a tratti rossi e a tratti giallo-rossi, con alcuni passaggi un po’ esposti assicurati da catena. Dopo circa 30′ si risale una placca inclinata, con la parete verticale alla sinistra, salendo in aderenza con gli scarponi e cercando gli appigli nelle fessure. Si alternano poi tratti di sentiero, roccette e facili passaggi di I grado fino a un bivio: a sinistra si raggiunge il Rifugio SEV, a destra si sale l’ultimo tratto attrezzato. Tenendo la destra si percorre una bella placca arrampicabile, si aggira uno spigolo e si sale una paretina appoggiata con esposizione crescente fino al termine della catena; su roccette si raggiunge infine la croce del Corno Orientale di Canzo (1h dal termine della ferrata, circa 3 ore complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile, è una via tecnica e atletica con valori di complessità alti su difficoltà tecniche (4/5) ed esposizione (4/5), impegno fisico 3/5 e difficoltà ambientali 2/5. Sono presenti sia la catena sia la fune metallica: conviene agganciare i moschettoni alla fune e, all’occorrenza, usare la catena per trazionare. La via vive di un doppio approccio: chi sa arrampicare (eventualmente con scarpette), riducendo la trazione, la trova impegnativa ma piacevole; chi non ha dimestichezza con l’arrampicata finisce per usare molto la catena in più tratti, con il rischio concreto di affaticarsi e rendere la salita molto atletica.

    ⚠ Via esposta in molti punti che richiede esperienza, ottimo allenamento e idealmente confidenza con l’arrampicata. Attenzione alla roccia unta in alcuni passaggi. Al bivio dopo il Sasso OSA seguire il sentiero di sinistra: quello di destra è la via alpinistica. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario prealpino a quota contenuta (vetta a 1232 m), percorribile in gran parte dell’anno con roccia asciutta e meteo stabile; va evitato con roccia bagnata o ghiacciata, vista l’esposizione e la roccia levigata. L’avvicinamento è breve ma molto ripido. Si ricorda che il tracciato è stato ristrutturato nel 2021: verificare sempre le condizioni e le attrezzature aggiornate.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Corno Rat si può chiudere subito l’escursione scendendo lungo il sentiero segnato «San Tommaso – Valmadrera» e tornando a ritroso al parcheggio (45′ dal termine della ferrata, 2h 45′ complessive). Se invece si è proseguito fino al Corno Orientale, si scende lungo il sentiero segnalato fino al crocevia fra Corno Centrale e Corno Orientale, quindi si seguono le indicazioni per San Tommaso e Valmadrera verso sinistra fino al punto in cui si era deviati per l’attacco; da lì a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino all’auto (1h dalla vetta del Corno Orientale, circa 4 ore complessive).

    ▲Da abbinare

    La 30° OSA è logisticamente vicina alla Ferrata del Venticinquennale al Corno Occidentale (Ferrata di Canzo): salendo al Corno Orientale e proseguendo verso il Rifugio SEV e il Rifugio Terz’Alpe se ne raggiunge l’attacco, per un grande anello dei Corni di Canzo da 7-8 ore. Nelle vicinanze, sul versante del Moregallo, anche il Sentiero Attrezzato del Moregallo e la Ferrata al Canalone Belasa; sopra Valmadrera, oltre San Tommaso, il Sentiero Attrezzato delle Vasche.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:40 h
    • Durata ferrata2:00 h
    • Itinerario totale5:00 h
    • Dislivello ferrata340 m
    • Dislivello itinerario966 m
    • Altitudine massima1232 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata al Medale

    Ferrata al Medale

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata al Medale

    La ferrata Gruppo Alpini al Corno Medale è una delle vie attrezzate più verticali e atletiche delle Prealpi lecchesi: 414 metri di dislivello attrezzato su roccia calcarea levigata, a picco sopra Lecco. È impegnativa ed esposta, soprattutto nella prima metà, e non è adatta a principianti. È stata riaperta nel 2022 dopo la manutenzione, con il vecchio sistema di catene sostituito da cavo metallico.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio sopra Rancio Alto, oltre la sbarra a fine stradina. Si segue la stradina cementata fino a un tornante, poi le indicazioni costeggiando le reti paramassi fino al bivio dove si lascia il CAI 52 per il ripido CAI 58 nel bosco; un sentiero a mezzacosta tra i sassi (bolli rossi) porta all’attacco in circa 40 minuti. Indicazioni stradali →

    ▲Il percorso

    L’attacco è subito verticale, su roccia con appigli naturali ma levigata. Dopo un breve traverso a destra si sale in diagonale a sinistra fino al passaggio chiave: un traverso esposto a destra che aggira uno spigolo con l’aiuto di staffe. La via si impenna allora in verticale, molto aerea, alternando placche, diedri e spigoli; a metà di una lunga placca un terrazzino con madonnina precede un diedro appoggiato impegnativo. Superata la prima sezione difficile (circa 1h15 dall’attacco), un tratto pianeggiante introduce la seconda parte, meno verticale, con roccette inclinate e brevi paretine, fino al sentiero sommitale attrezzato e alla croce di vetta (1029 m, circa 2h dall’attacco).

    ⚠ Via verticale ed esposta, sconsigliata a inesperti o poco allenati. Non ci sono fonti d’acqua lungo il percorso e la quota è bassa: con il caldo estivo conviene percorrerla nelle ore fresche o nei mesi freddi. La discesa per il Sentiero Attrezzato del Medale è ripida e scivolosa — utili i bastoncini.
    ▲Discesa

    Dalla croce si scende verso nord per pochi minuti a una selletta con palina (Coltiglione/San Martino), quindi a destra sul Sentiero Attrezzato del Medale fino a Rancio (circa 1h dalla vetta).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • ProvinciaLecco
    • GruppoCorno Medale
    • Avvicinamento0:40 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario totale3:45 h
    • Dislivello ferrata414 m
    • Dislivello itinerario632 m
    • Altitudine max1029 m
    • Lunghezza4 km
    • Riaperta2022
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