Caratteristica: Nessuna via di fuga

  • Ferrata Laurenzi al Molignon

    Ferrata Laurenzi al Molignon

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Laurenzi al Molignon

    La Ferrata Laurenzi è un magnifico itinerario di cresta che si snoda in un angolo selvaggio del gruppo del Catinaccio, fra il Molignon di Dentro e il Molignon di Fuori. Richiede un lungo avvicinamento e un altrettanto lungo rientro, ed è percorribile in entrambi i sensi: qui la descriviamo nel verso Rifugio Antermoia → Rifugio Tires, con partenza da Mazzin in Val di Fassa (Trento).

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Mazzin in Val di Fassa: dalla statale si svolta nella Strada de Chiavacia fino a un restringimento con divieto di transito, dove si trovano pochi posti auto a bordo strada (altrimenti si parcheggia in paese). Punto di partenza su Google Maps.

    Dal parcheggio si sale lungo la carrareccia che coincide con il sentiero CAI 580: si ignora il bivio a sinistra per il più impegnativo Sentiero Paola e si prosegue in salita lungo la Val de Udai. All'incrocio fra il 580 e il CAI 577 si tiene la sinistra rimanendo sul 580, che poco dopo incrocia il CAI 578; di nuovo a sinistra sul 578, che sale ripido a tornanti fra il Sas de Dona (a destra) e il Mantel (a sinistra) fino al Pass de Dona (2516 m). Da qui, in leggera discesa, si raggiunge il Rifugio d'Antermoia (2496 m, 3h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal rifugio si prosegue verso ovest sul sentiero 584, che costeggia il Lago d'Antermoia tenendolo alla propria destra. Superato il lago si avanza in falsopiano e, circa 5' oltre il termine dello specchio d'acqua, si individua una traccia non segnalata che si stacca a destra verso un canalone ghiaioso in direzione nord. Lo si risale interamente tenendo il ramo di sinistra fino a incontrare, sulla destra, il caratteristico cartello rosso che segna l'attacco (30' dal Rifugio Antermoia, 4h totali).

    Si sale subito una parete verticale e povera di appigli, dove la roccia aiuta poco: prima alcuni zigzag, poi un tratto più appoggiato e infine roccette esposte ma non difficili che immettono su un sentiero a mezzacosta (volgendosi si vedono il rifugio e il lago). Si superano alcuni balzi rocciosi, oggi attrezzati e meno insidiosi rispetto al passato, fino all'ometto di vetta del Molignon di Dentro (2852 m, 45' dall'attacco), con ampia vista sul Sassopiatto. Inizia ora il tratto più aereo: si percorre la cresta su fondo sdrucciolevole prestando massima attenzione, si scende un breve tratto, si rimonta un salto e si cala in un canalino franoso fino al libro delle firme. Si risale verso una forcella (2730 m), oltre la quale un tratto verticale molto esposto, con discreti appigli, conduce nuovamente in cresta; si procede in forte esposizione un paio di metri a fianco del filo fino a uno spigolo e a un'ulteriore parete verticale. Seguono traversi e gradoni di media difficoltà e infine una ripida salita al Molignon di Fuori (2779 m, 1h 30' dal Molignon di Dentro), affacciato sul Catinaccio d'Antermoia, sul Sassopiatto e sulla cresta dei Denti di Terrarossa.

    Si scende verso nord-ovest seguendo traccia e ometti fino a ritrovare le attrezzature, che senza particolari difficoltà portano alle ultime roccette e al termine della ferrata, segnalato da un cartello rosso presso il Passo di Molignon (in tutto circa 3h di ferrata dal Rifugio Antermoia, 7h 30' complessive). Poco oltre, una palina indica a destra il Rifugio Alpe di Tires e a sinistra il Rifugio Passo Principe.

    ▲Carattere e difficoltà

    Pur classificata come ferrata a tutti gli effetti dopo la ristrutturazione, la Laurenzi è impegnativa per esposizione e continuità: lo sviluppo è quasi sempre in cresta, con la roccia che nel primo tratto offre pochi appigli.

    ⚠ Non esistono vie di fuga e l'ambiente è selvaggio e isolato: l'itinerario richiede buona preparazione fisica e un'attenta programmazione, vista la lunghezza complessiva (fino a 14h con il rientro per l'avvicinamento).
    ▲Periodo e sicurezza

    La via si sviluppa oltre i 2800 m in alta montagna; valutare con cura meteo, condizioni della cresta e residui di neve a inizio stagione. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Fassa o quella di Sciliar-Catinaccio-Latemar.

    ▲Discesa

    Data la lunghezza conviene spezzare il tour pernottando in uno dei rifugi vicini (Alpe di Tires, Bergamo o Passo Principe). Dal Rifugio Passo Principe (1h dal termine), per i sentieri 3A e poi 11, si può salire la ferrata al Catinaccio d'Antermoia, scendere sul versante opposto fino al Lago e al Rifugio d'Antermoia (2h 30' dal Passo Principe, 11h totali) e infine rientrare per l'avvicinamento (14h totali), con un itinerario di due giorni.

    ▲Da abbinare

    Partendo da Mazzin, la Laurenzi si combina bene con la Ferrata Maximilian sopra il Rifugio Tires; per un anello più lungo si può scendere la Valle del Vajolet e percorrere la ferrata al Passo Santner o la Ferrata Bepo de Medil, eventualmente con il Sentiero delle Scalette in discesa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)14:00 h
    • Dislivello ferrata250 m
    • Dislivello itinerario1452 m
    • Quota max2852 m
    • Lunghezza25 Km
  • Ferrata Eterna alla Marmolada

    Ferrata Eterna alla Marmolada

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Eterna alla Marmolada

    La Ferrata Eterna è dedicata alla Brigata Cadore e sale dal Passo Fedaia fino a Punta Serauta, sul versante orientale della Marmolada, con una progressione lunga e mai monotona che concatena tre sezioni dal carattere molto diverso. Si svolge in pieno ambiente di alta montagna e termina nella Zona Sacra del Serauta, presidio italiano della Prima Guerra Mondiale: è un itinerario riservato a chi ha gambe allenate e una solida esperienza di vie ferrate.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Fedaia, raggiungibile da Canazei (Trento) oppure da Malga Ciapela (Belluno); si lascia l'auto nei pressi del Rifugio Fedaia, sul lato veneto del Lago Fedaia (punto di partenza su Google Maps). Dal rifugio si seguono le indicazioni verso la pista da sci in direzione della Marmolada; poco dopo un cartello e un segno dipinto su un masso invitano ad abbandonare l'ampio sentiero per portarsi verso la cresta rocciosa su cui corre la prima parte della via. Si rimonta il ghiaione seguendo i bolli rossi e i segnavia bianco-rossi del CAI con pendenza costante fino all'attacco, a quota 2460 m (1h dal Passo Fedaia).

    ▲Il percorso

    La via si articola in tre sezioni. Prima sezione: si attacca una parete affrontata in diagonale sfruttando buoni appoggi per gli scarponi, poi un traverso esposto verso sinistra aggira uno spigolo; di qui il cavo piega in diagonale a sinistra nel tratto più impegnativo, reso insidioso dalla roccia a tratti umida, alternando brevi salti verticali a traversi orizzontali e diagonali che caricano le braccia. Un terrazzino consente di rifiatare prima di una risalita verticale a zig-zag su roccia più appigliata, che chiude la sezione (30' dall'attacco, circa 1h 30' totali). Seconda sezione, la più faticosa: si rimonta il grande lastrone monolitico di Punta Serauta, dapprima su fondo ghiaioso e moderata pendenza, poi, superato un salto, su un'ampia placconata priva di difficoltà tecniche ma di dislivello crescente, fino a un balzo più marcato. Terza sezione, la più aerea: una breve cengia in leggera discesa verso destra porta a una forcella da cui si risale il versante opposto con un passaggio adrenalinico; seguono un traverso molto esposto e uno spigolo verticale che immettono in cresta. Si percorre quindi una lunga cresta aerea, con precipizi su entrambi i lati, che si allarga a tratti in comode cenge; una serie di sali-scendi tra brevi salti e traversi conduce in vista della stazione a monte degli impianti che salgono da Malga Ciapela. Prima di raggiungere il Rifugio Serauta si affrontano alcuni tratti in discesa impegnativi (camini, traversi, una ripida placca da scendere d'aderenza con l'aiuto dei fittoni, infine un camino attrezzato con staffe), poi una cengia conduce alla Zona Sacra del Serauta, dove si possono visitare vedette, gallerie, trincee e i resti dell'avamposto italiano, oltre al museo presso il rifugio. Qui termina la ferrata (3h 15' dall'attacco, circa 4h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    L'Eterna non presenta passaggi tecnici di livello estremo, ma la somma delle tre sezioni la rende molto esigente sul piano fisico e mentale: il primo tratto è il più tecnico, il secondo il più stancante per il dislivello sulla placca, il terzo il più esposto lungo la cresta. La stanchezza accumulata è il vero fattore critico.

    ⚠ Itinerario lungo e d'alta quota, privo di vie di fuga: percorrerlo solo in ottime condizioni fisiche e con meteo stabile. Anche il tratto di discesa interno alla via è sostenuto ed esposto e va affrontato con piede fermo.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via per la piena stagione estiva, in ambiente severo (quota massima 2951 m al Rifugio Serauta). Dal rifugio si può eventualmente salire al Monte Serauta (3069 m) per sentiero esposto e in parte attrezzato. Cartografia consigliata: carta della Val di Fassa di 4Land. Da evitare assolutamente in caso di meteo incerto, anche per la proverbiale nebbia della Marmolada.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Serauta verso il Passo Fedaia ci sono due opzioni. La più semplice: scendere a Malga Ciapela con gli impianti di risalita e da lì risalire al Passo Fedaia in autostop o con l'autobus (partenza di fronte alla stazione a valle). L'alternativa è la discesa sul Ghiacciaio della Marmolada, tenendosi sul versante sud-est verso le piste degli skilift: richiede ramponi e piccozza, attenzione ai crepacci (variabili di anno in anno) e alla nebbia, e comporta circa 1h 30' dal termine della ferrata (circa 6h totali).

    ⚠ Dal 2023 la discesa sul ghiacciaio risulta vietata per le condizioni del ghiacciaio stesso. Anche la vecchia Ferrata Pontura, che dal Rifugio Serauta scende a Malga Ciapela, è sconsigliata per lo stato fatiscente delle attrezzature.

    ▲Da abbinare

    Dallo stesso Passo Fedaia si può salire a Porta Vescovo per la Ferrata delle Trincee; scendendo verso Canazei si raggiunge il Colac per la Ferrata dei Finanzieri, mentre sul Gruppo Sella spicca la difficile Ferrata Piazzetta al Piz Boè. Sul versante occidentale della Marmolada sale invece la Ferrata Ovest a Punta Penia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMarmolada
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata3:15 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata462 m
    • Dislivello itinerario894 m
    • Quota max2951 m
    • Lunghezza7,6 Km
  • Ferrata al Corno del Grevo (Erminio Arosio)

    Ferrata al Corno del Grevo (Erminio Arosio)

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata al Corno del Grevo (Erminio Arosio)

    La Ferrata al Corno del Grevo (Erminio Arosio) è una delle vie attrezzate più impegnative dell’arco alpino. Risale da ovest la frastagliata cresta del Corno del Grevo, in Val Camonica, con esposizione fortissima e continua, poca attrezzatura artificiale e passaggi vari e difficili. Ambiente severo e poco battuto: itinerario da riservare a escursionisti molto esperti e in ottima forma.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è il parcheggio presso Malga Licino. Si risale la Val Camonica (BS) fino a Cedegolo, si prende a destra per Valle (15 km) e, all’uscita del paese, si seguono diritti i cartelli marroni per le località Rasega e Forami; si continua sulla stretta strada fino alla fine dell’asfalto presso un ponte, dove si parcheggia (punto di partenza su Google Maps). Si segue il sentiero CAI 15 fino alle Scale di Adamè e quindi al Rifugio Lissone (2000 m, 45′ dal parcheggio). Dietro il rifugio una traccia sale tra i mughi verso sudest (CAI 24) in direzione del Passo di Forcella Rossa; salendo ripidi, a sinistra compaiono il Corno di Grevo e la cresta ovest della ferrata. A un bivio segnato su una roccia si tiene la sinistra (a destra il CAI 24 prosegue verso la forcella e la via normale) e si raggiunge l’attacco, con targa bianca accanto a una ex galleria militare (1h dal rifugio, 1h 45′ totali).

    ▲Il percorso

    Si parte su una bella placca verticale ben appigliata che porta subito sullo spigolo che caratterizza tutta la salita: si procede lungo l’esposto filo di cresta con il cavo (non sempre teso) sul lato sinistro, alternando i due versanti a seconda della convenienza, tra forcelline, brevi cenge e un singolare pilastro usato come appoggio. Si incontra un primo balzo difficoltoso (il cavo passa quasi sopra la testa, scarso aiuto: si rimonta con le gambe), poi si risale il filo sul versante destro, un tratto verticale, una placca ascendente con pochi appigli dove si traziona il cavo, alcune fessure e un tratto di discesa su placca inclinata fino a una forcellina erbosa. La cresta riparte ripida ed esposta: roccia frastagliata ma non sempre facile da arrampicare, da superare aiutandosi col cavo; seguono tratti pianeggianti, una breve parete inclinata, una verticale insidiosa con pochi appigli e poi un camino, affrontato prima come diedro e poi attraversato letteralmente quando la fessura si allarga (attenzione agli zaini ingombranti). Si esce in forte esposizione e si affronta un tratto diagonale, un breve diedro e una cengia ascendente molto esposta; aggirato uno spigolo arriva un traverso molto esposto, la cui parte chiave rimonta verso destra una parete liscia con alcune staffe, dove serve forza (cavo a tratti lasco). Dopo un terrazzino erboso si sale un lungo diedro fisico (a tratti in arrampicata, a tratti tirando il cavo), poi placche e tratti aerei a cavallo dello spigolo levigato. Seguono una cengia mista, una forcellina (maniglia per rimontare una sporgenza), una breve parete con pochi appigli e di nuovo il filo di cresta in fortissima esposizione; un terrazzino, uno sperone da salire e poi scendere, un diedro brevissimo ma poverissimo di appigli (gambe e una provvidenziale maniglia), un secondo diedro più appigliato, una fessura tra cresta e pilastro e una lama sporgente da aggirare a sinistra. Si rimonta l’ultima parete verticale, si scavalca la cresta sul versante destro e, salito l’ultimo balzo, si esce sul prato sommitale dove, lungo una cresta sassosa non difficile, terminano le attrezzature presso la croce di vetta del Corno del Grevo (2827 m, 3h 30′ dall’attacco, 5h 15′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di altissimo impegno, tra le più difficili delle Alpi. La roccia granitica è solida e ruvida, ma spesso povera di appigli evidenti: alcuni tratti si percorrono in aderenza tirando il cavo. Sono presenti un difficile traverso, un paio di diedri impegnativi e molti tratti verticali, ma soprattutto un’esposizione costante dall’inizio alla fine.

    ⚠ Via per espertissimi, ben allenati e con buona arrampicata: NON ha vie di fuga, quindi va affrontata solo in ottime condizioni fisiche, psicologiche e meteo. I fittoni sono distanti tra loro e il cavo resta mobile: valutare un cordino con nodo Prusik e un rinvio aggiuntivo per maggiore sicurezza; utili le scarpette d’arrampicata per l’aderenza. Nell’avvicinamento la deviazione per l’attacco è dipinta su un sasso: con nebbia o nevischio è facile non vederla.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima circa 2869 m), in ambiente severo e poco frequentato. Il cavo è stato ammodernato nel 2017. Cartografia: carta delle Giudicarie, Val di Daone e Valle del Chiese, oppure carta dell’Adamello & Presanella (4Land).

    ▲Discesa

    La discesa inizia poco oltre il termine delle attrezzature, sul versante sud: si scende a tratti con fune e catena, poi su roccette, alternando brevi salite e discese (fino al II grado in salita), alcune difficili e da affrontare con attenzione (segnavia biancorossi 24). In circa 40′ si raggiunge il Passo del Forcellino Rosso, dove si tiene la destra verso il Rifugio Lissone scendendo un lungo canalino franoso che richiede molta prudenza (consigliati i bastoncini); raggiunto il bivio dell’avvicinamento si torna a ritroso al rifugio e al parcheggio (3h dalla vetta, 8h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Via lunga e difficile che difficilmente lascia energie per un secondo itinerario in giornata; in zona, comunque, la Ferrata Terzulli all’Adamello (alpinistica) e la Ferrata al Pizzo Badile Camuno. Verso il Lago d’Idro l’atletica Ferrata del Fregio e la Ferrata delle Ginestre o la Ferrata Crench; verso il Tonale il Sentiero dei Fiori e il Sentiero degli Alpini a Punta d’Albiolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAdamello
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerario (a/r)8:30 h
    • Dislivello ferrata500 m
    • Dislivello itinerario1200 m
    • Quota max2869 m
    • Lunghezza11 Km
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