Caratteristica: Orientamento impegnativo

  • Ferrata del Vajo Scuro e variante Lontelovare

    Ferrata del Vajo Scuro e variante Lontelovare

    Vie Ferrate › Veneto › Vicenza
    Ferrata del Vajo Scuro e variante Lontelovare

    La Ferrata del Vajo Scuro, con la nuova variante Lontelovare, è un lungo e vario itinerario nelle Piccole Dolomiti sopra Recoaro Terme. Mette insieme molti tratti attrezzati, alcuni impegnativi e strapiombanti, un avvicinamento ripido e un lungo saliscendi di cresta. Pur a quota contenuta offre passaggi notevoli e panorami magnifici, ma richiede buona forza, allenamento e attenzione all’orientamento.

    ▲Avvicinamento

    Si parte presso il Rifugio Cesare Battisti alla Gazza (1275 m), sopra Recoaro Terme: dal centro si seguono i cartelli marroni verso est, tenendo la sinistra in paese e risalendo fino alla località Parlati, poi la stretta strada a tornanti (7 km); ci si ferma circa 200 m prima del rifugio, all’ultimo tornante, dove a destra c’è un parcheggio con bacheca e palina CAI (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio (1250 m) si segue verso nord il sentiero 105 in falsopiano, si supera a sinistra il sentiero 113 (rientro) e si sale fino a un bivio (20′): si lascia a sinistra il Vajo di Pelagatta e si tiene a destra il 105, che rientra nel bosco. A un bivio segnalato si tiene la sinistra (105, indicazioni Vajo Scuro) e si sale deciso, con brevi tratti attrezzati, alla Selletta Poe (1515 m, 1h dal parcheggio), riconoscibile dai due pinnacoli a sinistra. Si prosegue verso nord sotto le pareti fino alla prima fune metallica presso il Vajo di Lovaraste (1550 m, 1h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto è in discesa, fino alla base del Vajo di Lovaraste: si scende in diagonale, poi un tratto verticale con staffe e pioli, una cengia a sinistra che si restringe e un salto verticale di 8-10 metri (staffe e maniglie nella parte bassa); si scende quindi lungo il vajo, sul lato destro dove ci sono infissi, fino a esaurire le attrezzature. Usciti sul versante opposto, a un bivio (15′ dall’attacco) si presenta la scelta: salire la variante difficile ‘Lontelovare’ oppure proseguire sul sentiero verso il Vajo di Lazocli e l’attacco originale della Ferrata del Vajo Scuro. A causa di una frana questo secondo percorso non è al momento praticabile, per cui è necessario salire la variante Lontelovare. La variante attacca in diagonale su balzi misto roccia e terra, taglia la parete su facili roccette e raggiunge una bella parete verticale: la parte iniziale è attrezzata con maniglie, la parte alta offre più appigli naturali; segue un traverso a destra con appigli via via minori, poi il cavo riparte verticale su una parete impegnativa con passaggi leggermente strapiombanti (le maggiori difficoltà fin qui). Una stretta cengia a destra, alcuni balzi esposti su terra e un diedro di circa 6 metri con infissi portano a una nuova cengia a destra e a una parete gradonata (fondo terroso scivoloso). Si risale poi una parete verticale di 35-40 metri, simile alla precedente ma più impegnativa e con più passaggi in leggero strapiombo, sempre con abbondanti maniglie, fino a uno stretto balconcino; si continua su roccia più gradonata ma esposta e si esce su un tratto di sentiero tra i mughi. Una cengia a destra porta presso il Torrione Recoaro dove, tenendo la destra, si entra nel Vajo Scuro e inizia la ferrata originale (1645 m, 1h dall’attacco del Vajo di Lovaraste). Questa si sviluppa dentro una stretta gola: si risale il fondo con la fune fino ai primi infissi, poi il cavo sale verticale con un passaggio in leggero strapiombo verso una strettoia; addentrandosi nel budello verso sinistra si raggiunge il passaggio più iconico, dove si sale stretti tra le pareti fino a un buco da superare con un misto di agilità e forza (vietati zaini ingombranti). Si prosegue lungo la fessura tra massi incastrati, si esce su un balconcino e si risale una bella parete verticale per scavalcare un masso che ostruisce la via; poi la salita si fa più appoggiata e si esce dal Vajo Scuro su una forcella (1812 m, 40′ dall’attacco del Vajo Scuro). A sinistra una traccia taglia a mezzacosta il vallone detritico: si ignora un primo canalino e si sale il secondo verso un evidente masso incastrato, si rimonta un balzo di circa 4 metri con la fune, si passa sotto il masso e, sul versante opposto, si scende in diagonale aiutandosi con grossi massi incastrati fino a esaurire le difficoltà attrezzate (1h dall’attacco del Vajo Scuro). Si prosegue su sentiero verso la Forcella della Scala (1850 m), oltre l’intaglio dell’Orecchia del Diavolo e il masso della Porta dell’Inferno; a un bivio non segnalato ci si innesta sul sentiero 195 (a destra scende a Campogrosso) tenendo la sinistra in salita fino alla Forcella del Lovaraste (1919 m, da cui è facoltativa Punta Lovaraste). Si risale alla Cima Centrale del Fumante con tratti attrezzati esposti e si scende alla Forcella del Fumante (1905 m); si scende quindi verso il Rifugio Scalorbi innestandosi sul sentiero 109 fino al Passo di Pelegatta (1776 m, 3h 45′ dall’attacco, 5h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario Molto Difficile per la somma dei passaggi (alcuni strapiombanti) e la lunghezza complessiva: non ci sono tratti tecnicamente proibitivi, ma i due passaggi verticali della variante Lontelovare sono molto atletici e richiedono forza e allenamento. Nel complesso è un’escursione molto appagante e panoramica.

    ⚠ Il giro classico al Vajo Scuro per il Vajo di Lazocli è interrotto da una frana: salire la variante Lontelovare (Molto Difficile). Attenzione anche alla frana al termine della via ferrata, da risalire con prudenza. La nebbia pomeridiana è frequente e la segnaletica del sentiero è datata e non ottimale, specie dopo il Vajo Scuro e nel rientro: partire la mattina presto.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario di mezza montagna per la stagione estiva (quota massima 2035 m), con punto d’appoggio al Rifugio Scalorbi. Cartografia: carta del Pasubio e Vallagarina (4Land).

    ▲Discesa

    Per il rientro due opzioni: scendere l’angusto Vajo Pelegatta (sconsigliato) oppure, consigliato, seguire l’ampio sentiero 182 verso sud fino al bivio dove si tiene la sinistra sul CAI 113 (‘Omo e Dona’), in discesa poi in risalita e infine in ripida discesa a tornanti tra i mughi, fino a reimmettersi sul sentiero dell’andata e tornare a destra al parcheggio (2h dal Rifugio Scalorbi, 7h totali).

    ▲Da abbinare

    In zona, soprattutto verso il Carega: la Ferrata Campalani (verso il Rifugio Fraccaroli), la Ferrata Biasin e il Sentiero Pojesi (dal Rifugio Passo Pertica); verso il Gramolon, dal Rifugio Bertagnoli, la Ferrata Viali e la Ferrata Ferrari; da Pian delle Fugazze il Sentiero Baglioni; in Val d’Astico la recente Ferrata delle Anguane.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPiccole Dolomiti (Carega)
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata3:45 h
    • Itinerario (a/r)7:00 h
    • Dislivello ferrata264 m
    • Dislivello itinerario786 m
    • Quota max2035 m
    • Lunghezza9,5 Km
  • Ferrata dell’Orsa (Sentiero del Dottor)

    Ferrata dell'Orsa (Sentiero del Dottor)

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata dell'Orsa (Sentiero del Dottor)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata dell’Orsa, o Sentiero del Dottor, sale a Forcella dell’Orsa lungo la solitaria Val Angheraz, in un angolo poco battuto ma stupendo delle Pale di San Martino. Tecnicamente di media difficoltà ed esposta nella prima parte, è preceduta da un lungo avvicinamento e seguita da un rientro altrettanto lungo, con ulteriore dislivello in salita: serve allenamento e buon senso dell’orientamento.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Col di Prà, frazione di Taibon Agordino (BL): dalla regionale Belluno–Cencenighe si entra a Taibon e si segue via Aldo Moro verso la Val San Lucano, risalendo la strada asfaltata fino alla Locanda Col dei Prà, dove si parcheggia (858 m) (punto di partenza su Google Maps). Alla biforcazione si tiene la sinistra e, prima su asfalto poi su sterrata (segnavia 767), ci si addentra nella Val Angheraz in salita moderata ma costante. Quando i segnavia escono dalla forestale a destra (1270 m, 1h 30′ dal parcheggio) inizia la parte più impegnativa: ci si addentra tra le pareti dell’Agner (a sinistra) e del Coston del Miel (a destra), si raggiunge il greto secco di un torrente e lo si risale verso la Croda Grande; in alto, attenzione a prendere a destra la traccia che porta sotto la parete della ferrata, con la Forcella dell’Orsa ben visibile al centro e una grande fenditura diagonale che taglia la parete verso destra. Si raggiunge l’attacco (1560 m, 2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata sale subito verticale seguendo la fessura verso destra, su roccia via via esposta ma non difficile, fino a una prima scaletta metallica; segue una parete più impegnativa con buona roccia, poi il cavo piega a sinistra lungo alcune fessure. Si raggiunge un trittico di scalette metalliche piuttosto datate che salgono sotto un tetto roccioso; si risale una nuova parete verticale e si percorre una cengia a destra, uscendo dall’ambiente ombroso su facili balzi tra mughi e prati che chiudono la prima sezione (30′ dall’attacco). Si risale poi un canalone in parte erboso in parte detritico verso destra fino a una cengia a sinistra, dove il cavo aiuta su alcuni balzi di modesta difficoltà fino a un canalone ghiaioso. Tenendo la destra si sale a un bivio mal segnalato: a sinistra, con chiari segni biancorossi, si prosegue per Forcella dell’Orsa (con un ultimo tratto di ferrata); a destra, con sbiaditi segni gialloverdi lungo un canalone erboso (tenersi al centro), si sale verso Forcella di Miel accorciando l’escursione di almeno un’ora. Seguendo l’opzione principale, a sinistra si imbocca un sentiero in parte esposto verso la forcella, si attraversa un ghiaione (a inizio stagione spesso innevato) e, spostandosi a sinistra del vallone, si raggiunge l’ultimo breve tratto attrezzato in un canalino detritico che porta alla Forcella dell’Orsa (2330 m, 2h 30′ dall’attacco, 4h 30′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà, con qualche passaggio più sostenuto ed esposto nella prima sezione, inserita in un itinerario complessivamente lungo e remoto.

    ⚠ Dopo la prima parte di ferrata la segnaletica è scarsa: serve attenzione per individuare i segnavia, sia salendo a Forcella dell’Orsa sia imboccando il Sentiero Furlan verso Forcella di Miel. Il lungo rientro impone tempo stabile: in particolare la nebbia tra Passo Canali e Forcella di Miel può creare seri problemi di orientamento. Attenzione alla neve residua nei ghiaioni a inizio stagione.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2520 m), in zona poco frequentata dove è facile incontrare caprioli e fauna selvatica. Cartografia: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino (4Land). Il nome ‘Sentiero del Dottor’ ricorda Giulio Vianello, presidente del CAI di Treviso (detto ‘il Dottor’), che nel 1925 individuò e attrezzò il collegamento tra la Val Canali e la Val di San Lucano attraverso la Forcella dell’Orsa e la Val Angheraz.

    ▲Discesa

    Da Forcella dell’Orsa si ignora a sinistra il sentiero 707 per il Rifugio Treviso e si tiene la destra, passando sotto il Colle Canali fino al Passo Canali (2460 m, 30′); si scende verso nord sul 707 in una conca e la si risale sul versante opposto seguendo il 705 fino alla Forcella di Miel (2520 m, 45′ dal Passo Canali, 1h 15′ dal termine della ferrata). Dalla forcella il 705 inizia la lunga discesa lungo il Vallone del Miel, ripida e a tornanti, fino a un bivio dove si tiene la destra (705) proseguendo fino a una forestale; tenendo la destra si raggiunge Col di Prà e il parcheggio (2h 30′ da Forcella di Miel, circa 4h dal termine della ferrata, circa 8h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Dalla zona si raggiungono la Ferrata Fiamme Gialle al Bivacco Reali (Vallone del Coro) e, dal Rifugio Pradidali, la Ferrata del Porton, la Ferrata del Velo e il Sentiero Gusella; in Val Canali il Sentiero del Cacciatore e la Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo. Verso il Civetta la Ferrata degli Alleghesi, la Ferrata Tissi e la Ferrata Costantini alla Moiazza.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)9:30 h
    • Dislivello ferrata780 m
    • Dislivello itinerario1672 m
    • Quota max2520 m
    • Lunghezza18 Km
Serve aiuto? Scrivici!