Caratteristica: Panoramica

  • Ferrata del Monte Amariana

    Ferrata del Monte Amariana

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata del Monte Amariana

    Il Monte Amariana (in friulano «La Mariane»), nelle Prealpi Carniche, sorge alla confluenza tra Fella e Tagliamento e regala dalla vetta (1905 m) un panorama a 360 gradi, ben più alta di tutte le cime vicine. La ferrata sul versante sud è un itinerario facile e di media lunghezza (circa 7 km tra salita e discesa) che risale un canalone fino alla selletta sotto la cima.

    ▲Avvicinamento

    Usciti dal casello autostradale di Amaro si svolta a destra verso il paese; presso l'abitato si gira a sinistra e lo si attraversa verso le pendici del monte. Alle ultime case si prosegue lungo la strada militare fino alla Forca del Cristo (980 m). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla Forca del Cristo si imbocca il segnavia CAI 414, si passa per il cuel dai noglars e, usciti dal bosco, ci si apre la visuale sul Monte San Simeone e la vallata. Dopo circa 2,6 km si raggiunge l'attacco, a circa 1700 m; il sentiero è ben tracciato e privo di incroci (tranne uno a fine ferrata), quindi è praticamente impossibile sbagliare strada.

    ▲Il percorso

    Dall'attacco, segnalato dalla cartella rossa del CAI (posta dopo il risanamento della struttura nel 2016), si prosegue per circa 500 m con pratici cavi innestati nel canalone d'ascesa fino alla selletta sotto la cima. La ferrata è di livello facile; il canalone ha fondo piuttosto instabile, quindi il casco è indispensabile e va prestata attenzione a non smuovere detriti, che scivolerebbero verso chi segue. Terminato il canalone, i tratti attrezzati continuano su facili rampe oblique fino al loro termine; si raggiunge poi la vetta (1905 m) in breve, su sentiero (2h 30' dall'inizio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario facile, di fatto un sentiero attrezzato: l'ascesa si potrebbe compiere anche senza i cavi, ma resta consigliata almeno per chi ha un minimo di esperienza.

    ⚠ Caschetto comunque fortemente consigliato: nel canalone non sono infrequenti le cadute di sassi mossi dalle intemperie o da altri escursionisti. Per la bassa quota e l'esposizione, affrontarla in primavera o autunno: d'estate le temperature sono molto elevate.
    ▲Periodo e sicurezza

    Primavera e autunno sono i periodi migliori. Caschetto sempre indossato per il rischio di scariche nel canalone.

    ▲Discesa

    L'opzione più rapida è il rientro per la via di salita, di nuovo alla Forca del Cristo (giro complessivo 4h 45'). In alternativa, disponendo di due auto, si può scendere sul versante nord con l'altra ferrata fino alla sella Pradut, con eventuale sosta al recentemente ristrutturato Bivacco Cimenti-Floreanini (1067 m), proseguendo fino a Illeggio (607 m); oppure scendere la cresta est passando per il ricovero Pian d'Aiars (1475 m) e il ric. M. Forcella (1098 m) fino al «Ponte della Carnia» sul Fella.

    ▲Da abbinare

    In Carnia: la recente Ferrata Farina del Diavolo a Villa Santina, la Ferrata Cassiopea al Torrione Comici e la Ferrata Cinquanta del Clap.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoPrealpi Carniche
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario870 m
    • Quota max1905 m
  • Ferrata delle Mesules (Pößnecker)

    Ferrata delle Mesules (Pößnecker)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata delle Mesules (Pößnecker)

    La Ferrata delle Mesules — storica Pößnecker Klettersteig del 1912 — risale il versante occidentale del Gruppo Sella fino al Piz Selva (2941 m). È un itinerario lungo, tecnico e vario, con alcuni punti chiave non protetti che richiedono piede fermo e assenza di vertigini, immerso in un panorama a 360 gradi sui grandi gruppi dolomitici di Val di Fassa e Val Gardena.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Sella, tra Val di Fassa e Val Gardena. Conviene lasciare l'auto sul versante della Val di Fassa, nei pressi dell'Albergo Maria Flora: così si imbocca direttamente il sentiero d'attacco e ci si ritrova allo stesso versante al rientro. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si segue il segnavia CAI 649 verso nord-est, in direzione delle Torri del Sella: prima su prato, poi su fondo detritico con pendenza crescente fino all'attacco (2290 m, 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'attacco è stato modificato rispetto al tracciato originale e oggi è considerato più difficile. Superate le prime roccette non protette si entra nel primo di una lunga serie di camini, su parete appoggiata verso sinistra; pochi chiodi segnalano l'aumento di difficoltà e la riduzione degli appigli. Si alternano tratti verticali e diagonali con una fessura d'appoggio fino a un terrazzino. Qui inizia la sezione più impegnativa: ci si addentra in un anfratto risalendo roccette di I grado fino a un passaggio di II grado in spaccata, non protetto da fune, da affrontare con buon piede, cercando gli appoggi e aiutandosi con le mani su entrambi i lati dell'anfratto per superare un masso fino ad alcune staffe. Si scende qualche metro alla prima scaletta, da cui ci si gira a osservare il tratto appena salito. Dopo una seconda scaletta arriva l'altro punto chiave: uno stretto camino con staffe (prima a sinistra), unica assicurazione perché manca la fune; nella parte alta le staffe passano sul lato destro e occorre girarsi su sé stessi (manovra ostica con zaino voluminoso), per uscire poi a sinistra su due pioli in un passaggio molto aereo e prendere una scaletta poco stabile. Si sale una parete levigata, quindi un facile camino con buoni appoggi e staffe; brevi tratti orizzontali e roccette chiudono le attrezzature. Si entra in un vallone che si risale su traccia, si superano altri facili tratti attrezzati e un sentiero esposto a mezzacosta verso destra fino all'Altopiano delle Mesules. Un sentiero di collegamento porta sotto l'ultima sezione: una cengia esposta, balzi rocciosi ben appigliati e passaggi solo a tratti attrezzati conducono alla vetta del Piz Selva (2941 m), affacciata sul Sassolungo (3h dall'attacco, 3h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Escursione ad ampio respiro, dal carattere alpino, riservata a ferratisti esperti e preparati. I due passaggi chiave della prima sezione (max II grado) non sono protetti: le difficoltà sono soprattutto psicologiche, per l'esposizione e per gli spazi angusti. Il lungo camino richiede agilità nella parte alta e sconsiglia zaini ingombranti.

    ⚠ L'Altopiano delle Mesules è selvaggio e isolato, senza punti d'appoggio: con nebbia il rischio di perdere l'orientamento è concreto. Percorrere la via solo con previsioni di tempo stabile. Per uscire dal camino può servire un rinvio o una fettuccia per agganciare lo zaino all'imbraco e riuscire a girarsi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Piena estate, con meteo stabile: l'itinerario è lungo (16 km, 7h 45' complessive) e si svolge a quasi 3000 m senza punti d'appoggio. Buona pianificazione e partenza mattutina.

    ▲Discesa

    Dal Piz Selva si percorre il lungo e brullo Altopiano delle Mesules verso nord-est seguendo i radi segni del CAI 649 fino al Piz Miara (2964 m). Da qui l'opzione normale prosegue sul 649 perdendo leggermente quota: si ignorano i bivi col 767 (Rifugio Pisciadù) e col 666 (Val de Tita) fino alla Forcella dell'Antersass (2842 m, 1h 15' dalla vetta). Si prende a destra il sentiero 647 che cala nella Val de Lasties fino al Pian di Sella (2283 m, 2h 30' dalla vetta), poi indicazioni e tratto asfaltato fino al Passo Sella (4h dalla vetta, 7h 30' totali). Solo per esperti, un canalone non segnato sotto il Piz Miara (labili tracce, un paio di tratti attrezzati) scende diretto nella Val de Lasties risparmiando circa 1h 30'.

    ▲Da abbinare

    Sul Gruppo Sella, raggiungibili in breve in auto: Ferrata Piazzetta, Ferrata Tridentina, Ferrata del Piz da Lech e Ferrata del Vallon; vicino al Passo Sella la Ferrata Schuster al Sassopiatto e la Ferrata al Col Rodella.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoGruppo del Sella
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)7:45 h
    • Dislivello ferrata650 m
    • Dislivello itinerario700 m
    • Quota max2973 m
    • Lunghezza16 Km
  • Ferrata Merlone ai Cadini di Misurina

    Ferrata Merlone ai Cadini di Misurina

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Merlone ai Cadini di Misurina

    La Ferrata Merlone raggiunge la cima più alta del sottogruppo dei Cadini di Misurina, nelle Dolomiti di Sesto: una linea verticale e fortemente aerea, celebre (e discussa) per le sue interminabili scalinate metalliche e per un traverso esposto che resta impresso. Itinerario lungo, con dislivello assoluto importante e un rientro che impone saliscendi e la risalita di forcelle.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla strada che collega il Lago di Misurina al Rifugio Auronzo. Poco prima del pedaggio, dopo una doppia curva, sulla destra si apre uno spiazzo in leggera discesa dove lasciare l'auto (posti limitati in alta stagione), riconoscibile da una palina biancorossa del CAI. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dallo spiazzo si imbocca la sterrata che sale verso est nel bosco di conifere seguendo il segnavia CAI 115; superato il Pian degli Spiriti (1895 m) la pendenza resta moderata fino al Rifugio Fonda Savio (2367 m, 1h 30' dal parcheggio), al Passo di Toce. Da qui si segue l'indicazione in ripida salita verso sud fino a un vallone detritico; una traccia con radi segni lo attraversa portando sul versante opposto, dove due lunghe scale metalliche — già visibili dal basso — annunciano l'attacco (30' dal rifugio, 2h totali dall'auto).

    ▲Il percorso

    Si risalgono alcune roccette instabili fino alla prima fune, che procede orizzontale per pochi metri prima di un balzo di un paio di metri dove si trova la targhetta dedicatoria. La prima sezione alterna roccette attrezzate e un paio di facili salti da arrampicare in libera (I grado, segni blu, roccia ben appigliata) e porta verso destra, in direzione delle lunghe scale. La prima parte da un terrazzino panoramico affacciato sulle Tre Cime di Lavaredo: inizia qui la salita di oltre 300 gradini, tecnicamente facile ma via via sempre più esposta. Un tratto diagonale verso destra, un breve diedro e una parete appoggiata conducono a nuove serie di scale in forte esposizione, a volte sorprendenti perché da verticali piegano bruscamente a destra o a sinistra. Si raggiunge un traverso esposto verso sinistra che porta a una passerella in legno; oltre la passerella il traverso si impenna nel passaggio chiave, molto aereo, fino a un'altra scaletta verticale. Questa termina sotto un masso, che si aggira a sinistra per riprendere a salire in verticale; segue un traverso ascendente verso destra che, presso un salto, piega a sinistra dove una delle poche staffe della via aiuta a superare un leggero spanciamento. Nel tratto conclusivo si sale una parete appigliata ma verticale ed esposta, quindi un sentiero e un ultimo dislivello di circa 70 m fino alla vetta Cadin di Nord Est (2788 m), segnalata da uno spartano cartello rosso (1h 30' di sola ferrata).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le scale — a tratti davvero troppe per i puristi dell'arrampicata — abbassano la difficoltà tecnica di una parete che, senza attrezzatura e su roccia spesso verticale e tendente all'unto, sarebbe molto difficile. Resta però la forte esposizione, costante, e un paio di passaggi più impegnativi nella seconda metà: di qui la valutazione complessiva Molto Difficile. Attenzione anche ai brevi tratti in libera (I grado), dove la sabbiolina può rendere insidiosi gli appoggi.

    ⚠ La via è percorsa nei due sensi: il caschetto è obbligatorio per il rischio di scariche di sassi smossi da chi sta sopra. Il vallone che precede l'attacco resta spesso innevato anche a stagione inoltrata; la pendenza è modesta (i ramponi sono in genere eccessivi), ma per le condizioni conviene sentire il Rifugio Fonda Savio.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, quando il vallone d'attacco è libero dalla neve. Verificare le condizioni al Rifugio Fonda Savio. Calma e prudenza nei tratti in libera e nei diagonali sabbiosi; la discesa è impegnativa per l'esposizione continua.

    ▲Discesa

    Si scende disarrampicando la stessa Ferrata Merlone fino al vallone detritico (1h 30' dalla vetta, 5h totali). Da qui tre opzioni: (1) verso sud, tenendosi sul versante destro del vallone, con brevi tratti attrezzati fino alla Forcella de la Neve (2471 m, 1h 30'), poi giù nel Ciadin de la Neve sul sentiero 118 fino alla deviazione a destra per il 115 e ritorno all'auto (1h 30', 8h totali); (2) tenere la destra fino al Rifugio Fonda Savio e prendere il sentiero 117 verso la Forcella del Diavolo (alcuni tratti attrezzati), scendendo poi nel Ciadin de la Neve come nell'opzione 1 (7h 30' totali); (3) a ritroso per il sentiero dell'andata (2h, 7h totali).

    ▲Da abbinare

    Con partenza all'alba la Merlone si concatena con il Sentiero Attrezzato Bonacossa. Nelle vicinanze, sulle Dolomiti di Sesto: Ferrata delle Scalette, Ferrata Cappellano Hosp alla Torre di Toblin e Ferrata Innerkofler al Monte Paterno; sul Cristallo la Ferrata Bianchi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoCadini di Misurina
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata438 m
    • Dislivello itinerario1036 m
    • Quota max2788 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata al Catinaccio d’Antermoia

    Ferrata al Catinaccio d'Antermoia

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata al Catinaccio d'Antermoia
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata al Catinaccio d’Antermoia è un itinerario di grande respiro paesaggistico che sale e poi ridiscende le pareti del Catinaccio d’Antermoia, nel cuore del gruppo del Catinaccio. L’ambiente è frequentato, ma si superano i 3000 metri e la cresta sommitale non è protetta: servono allenamento e le precauzioni tipiche dell’alta montagna. La relazione parte dal Rifugio Gardeccia e prevede due opzioni di rientro.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Gardeccia (1960 m), nella Val del Vajolet, parallela alla Val di Fassa (Trento) e interdetta al traffico privato (punto di partenza su Google Maps). Per raggiungere il rifugio si può salire con la funivia da Vigo di Fassa al Rifugio Ciampedie e proseguire a piedi (circa 45′), oppure con la funivia da Pera di Fassa e sentiero (il bus navetta da Pozza di Fassa non è più in funzione dal 2019). Dal Gardeccia si segue l’ampio sentiero CAI 546 verso nord nella valle del Vajolet, raggiungendo in rapida successione i Rifugi Vajolet e Preuss (45′); si prosegue sul CAI 584, sul versante sinistro del vallone, fino al Rifugio Passo Principe (2599 m, 1h 30′ dal Gardeccia, circa 2h 30′ dagli impianti), con il Catinaccio d’Antermoia a destra.

    ▲Il percorso

    Dal Passo Principe si va verso la bastionata del Catinaccio d’Antermoia, risalendo un ripido canale tra rocce e detriti che taglia la montagna in diagonale. Si raggiunge un’esposta cengia che porta a una ripida placca; si scende una scaletta e si risale sul versante opposto un tratto di roccette attrezzate, con la Valle del Vajolet sotto i piedi. Una serie di balzi attrezzati conduce al termine della ferrata, sulla cresta nord: davanti si vede la croce di vetta, che si raggiunge percorrendo un’aerea cresta non protetta, in alcuni punti stretta ma mai proibitiva, fino alla cima (3002 m, 1h 30′ dal Passo Principe, 3h dal Gardeccia, 4h totali). La discesa avviene sul versante opposto lungo la Ferrata Est, che dalla vetta prosegue verso sud: si percorre una lunga cengia discendente assicurata da una fune fino a un ripido canalino, con davanti il Lago d’Antermoia, l’omonimo rifugio e, più in alto, la cresta del Molignon; due scalette e una serie di roccette e tratti diagonali, senza particolari difficoltà, portano al termine delle attrezzature (1h dalla vetta, 2h 30′ dall’attacco, 5h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario di difficoltà tecnica media (Moderatamente Difficile) ma di grande impegno per quota e ambiente: 403 m di dislivello attrezzato, salita e discesa entrambe in ferrata e una vetta oltre i 3000 m. Difficoltà soprattutto ambientale.

    ⚠ La cresta sommitale, tra la fine della salita e l’inizio della discesa, è aerea e NON protetta: richiede piede fermo e assenza di vertigini. Ambiente di alta montagna oltre 3000 m: attenzione a meteo e temperatura, e all’eventuale neve residua nei canali a inizio stagione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Alta quota dolomitica (massimo 3004 m): stagione estiva, a canali sgombri da neve. Giornata lunga, circa 7h 30′ complessive per 1041 m di dislivello e 12 km, legata anche agli orari degli impianti di risalita.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si può rientrare in due modi: il più diretto segue il sentiero a destra che, dal Rifugio Antermoia, riporta al Passo Principe (30′) e quindi a ritroso al Gardeccia (1h 15′ dal Passo Principe, circa 6h 30′ totali); in alternativa si prosegue verso il Rifugio Antermoia e si tiene a destra il CAI 583B che, per il Passo di Laussa (2700 m) e la selvaggia Val del Laussa (segni e tracce poco visibili), raggiunge il Passo delle Scalette, da cui il ripido Sentiero Attrezzato delle Scalette scende nella Val del Vajolet, a valle del Gardeccia.

    ▲Da abbinare

    Nello stesso gruppo del Catinaccio si trovano la Ferrata Laurenzi sulla cresta del Molignon e la Ferrata del Passo Santner.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoCatinaccio – Dolomiti di Fassa
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata403 m
    • Dislivello itinerario1041 m
    • Quota max3004 m
    • Lunghezza12 Km
  • Ferrata Cinquanta del Clap al Creton di Culzei

    Ferrata Cinquanta del Clap al Creton di Culzei

    Vie Ferrate › Friuli Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Cinquanta del Clap al Creton di Culzei

    La Ferrata Cinquanta del Clap risale il Creton di Culzei, nelle Alpi Carniche sopra Pesariis. È un itinerario molto appagante e vario, con un lungo tratto attrezzato che alterna passaggi tecnici a estese sezioni di cresta, in un ambiente di grande respiro. Sia l’avvicinamento sia il rientro sono lunghi e impegnativi: una giornata da affrontare con allenamento ed esperienza.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il centro di sci di fondo Pian di Casa, nel comune di Pesariis (Udine), lungo la SS465 della Forcella Lavardet (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio (1236 m) si sale sul sentiero 201, ben segnato, verso il Rifugio de Gasperi, ignorando in successione i bivi per i sentieri 202, 203 e 315 e tenendo sempre la destra sul 201; dopo una grotta e un paio di punti esposti e franosi (attrezzati) si raggiunge il Rifugio de Gasperi della sezione CAI di Tolmezzo (1767 m, 1h 30′ dal parcheggio). Dal rifugio, ben visibile la cresta del Creton, si percorre verso est il Sentiero Attrezzato Corbellini (segnavia 316), che corre parallelo alla ferrata ma più a valle: un susseguirsi di cenge esposte, tratti su prato e passaggi che aggirano spigoli e colatoi del versante sud, con un paio di tratti verticali attrezzati (staffe, cambre, scalette) e alcune passerelle di legno. Dopo circa 45′ dal rifugio e superati due colatoi, al terzo si lascia il sentiero che prosegue dritto sui prati e si segue a sinistra l’evidente traccia segnalata da una targa metallica, fino alle prime attrezzature (2h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto sale un balzo roccioso appoggiato sotto una sporgenza, con il cavo in diagonale da destra a sinistra e un paio di staffe; si entra poi in un canalone roccioso che sale ripido seguendo i bolli rossi, alternando passaggi su sassi e roccette, facili tratti di arrampicata e sezioni attrezzate nei punti più esposti. Si risale una parete appoggiata col cavo a zigzag aiutati da staffe, si scende nella parte bassa del canalone e ci si sposta a sinistra su roccette; una forcellina attrezzata da attraversare introduce a un traverso a destra e a una salita verticale di crescente esposizione proprio sotto la bastionata sud del Creton. Da un terrazzino erboso, attraverso tratti di sentiero e cenge esposte attrezzate, si aggira il canalone e si raggiunge una forcella dove inizia il sentiero attrezzato di cresta (2h dall’attacco): qui è possibile interrompere l’escursione scendendo a nord verso il Sentiero Corbellini presso Casara Siera. La cresta attrezzata porta a un paretone che si sale con le staffe, prima verticale poi verso destra, in forte esposizione; si risale un torrione esposto con un passaggio a sinistra, si aggira un tetto roccioso spostandosi a destra e si torna in cresta, fra passaggi impegnativi ed esposti. Si scende qualche metro, si prosegue su passaggi gradonati a sinistra e terminano le attrezzature su un’ampia cresta diretta verso il pulpito del Creton; si scende in un canalino e si risale il versante opposto su parete verticale attrezzata, poi una serie di balzi e una nuova parete appigliata. Dopo una placca appoggiata in cresta, i segni rossi guidano su un sentiero in quota fino a un camino impegnativo (lato destro, poi sinistro); alternando tratti attrezzati in salita e discesa e brevi canaloni si raggiunge infine la croce di vetta (2458 m, 4h dall’attacco, circa 6h 30′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via lunga e completa (658 m di dislivello attrezzato) che alterna passaggi tecnici verticali a una lunga cresta aerea, con impegno omogeneamente alto su tutti i fronti. Difficoltà complessiva Molto Difficile.

    ⚠ Sia l’avvicinamento (con tratti franosi e il Sentiero Corbellini soggetto a smottamenti) sia il rientro sono lunghi e impegnativi: la giornata supera le 9 ore complessive. Esiste una via d’uscita intermedia alla forcella, prima della cresta attrezzata. Indispensabile partire presto e con meteo stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente carnico d’alta quota (massimo 2458 m): stagione estiva, a versanti puliti. Itinerario lungo, 12 km e 1658 m di dislivello complessivo, tempo totale circa 9h 30′.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende verso ovest lungo la traccia che cala su sentiero ripido, rientrando verso il Rifugio de Gasperi e quindi al Pian di Casa lungo il sentiero 201 percorso all’andata.

    ▲Da abbinare

    Restando nelle Alpi Carniche e nelle vicine Dolomiti Friulane, si combina con la Ferrata del Chiadenis e con la Ferrata Cassiopea al Torrione Comici.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneFriuli Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento2:15 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerario (a/r)9:30 h
    • Dislivello ferrata658 m
    • Dislivello itinerario1658 m
    • Quota max2458 m
    • Lunghezza12 Km
  • Ferrata Ciao Miki al Monte Mars

    Ferrata Ciao Miki al Monte Mars

    Vie Ferrate › Piemonte › Biella
    Ferrata Ciao Miki al Monte Mars
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Ciao Miki, sulle Alpi Biellesi sopra il Santuario di Oropa, è breve e intensa: quattro torri con pareti verticali, tratti orizzontali e qualche passaggio leggermente strapiombante. Il tratto attrezzato non è tecnicamente difficile, ma è molto vario e aereo; soprattutto va considerato il lungo e impegnativo sentiero di cresta che dalla fine della ferrata porta alla vetta del Monte Mars, da non affrontare con la pioggia.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la stazione a monte della funivia Oropa–Lago Mucrone: da Biella si raggiunge Oropa e si parcheggia nell’ampio piazzale di partenza della funivia (punto di partenza su Google Maps). Usciti dalla stazione a monte si segue verso sinistra il sentiero D23, oltrepassando il rifugio Savoia e dirigendosi verso il Lago Mucrone; poco prima si svolta restando sul D23, che sale ripido fino a scollinare presso il Colle Rosso e il Laghetto Rosso, proseguendo poi verso il Colle Chardon (2221 m). Nei pressi del colle, a un bivio, il D23 continua mentre noi teniamo la sinistra verso l’attacco, segnalato da un cartello bianco (1h 15′ dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    La via attacca con una parete verticale, sul lato sinistro di uno spigolo, risalita con abbondante attrezzatura; segue una serie di gradoni in misto roccia-terra in diagonale a sinistra, iniziando a seguire la cresta verso il Monte Mars. Si sale una parete di una quindicina di metri, all’inizio leggermente strapiombante, se ne aggira la cima e si scende un poco, poi si affronta un’altra parete verticale con staffe abbondanti. Un breve traverso a sinistra porta a un balzo su roccia solida e ben appigliata; si sale in diagonale aggirando uno spigolo, si affronta un breve tratto di discesa esposto sul lato sinistro della cresta e si aggira uno spigolo in discesa in forte esposizione (passaggio delicato). Dopo un traverso si raggiunge una nuova parete verticale con buoni appigli naturali e artificiali, con un tratto leggermente strapiombante dovuto a una pancia della roccia; superatolo si prosegue verticali e molto esposti sulle staffe fino a un intaglio nella roccia. Si risale ancora tra gradoni e piccoli balzi fino a un cartello bianco che annuncia la fine imminente; dopo alcuni passi delicati in discesa, il cavo si interrompe e inizia una corda, che segna il termine della ferrata (1h 30′ dall’attacco, 2h 45′ dalla stazione a monte). Da qui parte il sentiero di cresta verso il Monte Mars, in alcuni punti stretto ed esposto: si aggira una lama tenendo il pendio a destra, si percorrono tratti aerei alternati a sezioni più larghe, qualche passaggio su roccette di I grado e un ultimo tratto attrezzato con corda su rocce lisce (scivolose se umide); tra sali e scendi e un pulpito panoramico si raggiunge infine la croce di vetta del Monte Mars (2600 m, 2h 30′ dal termine della ferrata, 5h 15′ dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata varia e divertente, esposta ma non tecnicamente difficile (Moderatamente Difficile), con 379 m di dislivello attrezzato. Il vero impegno della giornata è il sentiero di cresta successivo, che pur non essendo alpinistico ne conserva i caratteri.

    ⚠ Il sentiero di cresta dalla fine della ferrata al Monte Mars è esposto, stretto e privo di vie di fuga: richiede piede fermo ed esperienza, ed è da evitare assolutamente con tempo instabile o roccia bagnata. Le rocce della cresta diventano scivolose con l’umidità.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente d’alta quota (massimo 2600 m): stagione estiva, con tempo stabile. Giornata lunga, circa 6h 45′ complessive per 787 m di dislivello e 11 km, agevolata in partenza dalla funivia di Oropa.

    ▲Discesa

    Dal Monte Mars si scende seguendo per intero il sentiero D23, che dalla cima riporta al Colle Chardon e quindi alla stazione a monte della funivia (1h 30′ dalla vetta, 6h 45′ totali).

    ▲Da abbinare

    Spostandosi verso la Valle d’Aosta si trovano altre vie attrezzate panoramiche, come la Ferrata Bethaz-Bovard e la Ferrata di Covarey.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Biellesi – Monte Mars
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)6:45 h
    • Dislivello ferrata379 m
    • Dislivello itinerario787 m
    • Quota max2600 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boè

    Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boè

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boè

    La Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boè è una delle vie attrezzate più famose e severe delle Dolomiti. Deve la sua fama al contesto magnifico del Gruppo del Sella e a un primo tratto di difficoltà estrema, su roccia levigata e priva di appoggi; superato il ponte sospeso il livello cala, ma la stanchezza accumulata impone concentrazione fino in vetta. Da affrontare solo se ben allenati e abituati alle ferrate impegnative.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Pordoi (2239 m), che collega Canazei (Trento) e Arabba (Belluno), parcheggiando in uno degli spiazzi del passo (punto di partenza su Google Maps). Si percorre la stretta strada asfaltata tra i prati fino all’Ossario del Pordoi (2229 m, 20′ dal passo), tenendosi sul versante est del Gruppo Sella; da qui un sentiero via via più ripido risale un canalone ghiaioso fino a innestarsi sul CAI 626, che corre a mezzacosta sotto le pareti del Sella. Seguendo il 626 verso destra si raggiunge la targa metallica dell’attacco, sotto una liscia parete giallastra (2630 m, 1h 15′ dal Passo Pordoi).

    ▲Il percorso

    L’avvio e i primi 30 metri — una placca e un traverso — sono di estrema difficoltà, tra i tratti più duri del panorama ferratistico italiano per roccia levigata, assenza di appoggi e intensità: meritano la qualifica di Estremamente Difficile, mentre il resto della via si attesta su Molto Difficile. Saliti 8-10 metri verticali, il cavo piega a sinistra in un traverso aereo e severo (può servire un rinvio o una fettuccia per sostare); oltre un terrazzino una breve cengia consente di riprendere fiato, con la Marmolada e il suo ghiacciaio di fronte. Si supera un salto verticale aiutati da due singolari staffe metalliche, poi la salita resta difficile su roccia liscia e spesso unta, costringendo a usare molto il cavo. Dopo una cengia a destra si risale una fessura verticale attrezzata con due cavi (uno per lato) e qualche chiodo, una scaletta metallica e una parete liscia, fino a un traverso a sinistra; si aggira uno spigolo e si sale a un’ampia cengia sabbiosa, ideale per una sosta panoramica. Segue il passaggio in un camino stretto entro una fessura: con zaini voluminosi conviene assicurare lo zaino all’imbrago e tenerlo sotto i piedi. Risalita la fessura e aggirata una spalla rocciosa si arriva al ponte sospeso (40′ dall’attacco, circa 2h totali). Oltre il ponte le difficoltà scendono al livello difficile: roccette più appigliate, una cengia a sinistra, un ultimo traverso impegnativo a sinistra e una cengia a destra che aggira una parete; poi balzi rocciosi e tratti che alternano arrampicata libera (max I grado) e attrezzature, fino al termine del cavo (1h 30′ dall’attacco) presso una caratteristica «porta naturale» di massi incastrati. Si sale infine il ghiaione dell’altopiano, si incontra il CAI 638 che sale da Corvara e con facili balzi si raggiunge il Rifugio Capanna Fassa, sopra il quale è la vetta del Piz Boè (3152 m, 45′ dal termine delle attrezzature, 2h 15′ dall’attacco, 3h 30′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via tecnica e atletica, con un avvio estremo e un seguito comunque sostenuto: 190 m di dislivello attrezzato in un contesto d’alta quota tra i più scenografici delle Dolomiti. Difficoltà complessiva Molto Difficile (primo tratto Estremamente Difficile).

    ⚠ I primi 30 metri selezionano subito: roccia levigata e unta, niente appoggi, forza di braccia indispensabile. La fessura/camino è ostica con zaini ingombranti — assicurarlo all’imbrago. Quota elevata (3152 m): attenzione a meteo e temperatura.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente di alta montagna (massimo 3152 m): stagione estiva, con roccia asciutta. La roccia spesso unta dal passaggio rende il primo tratto ancora più insidioso con umidità. Dislivello complessivo 910 m, sviluppo 8,6 km.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende sul sentiero CAI 638 verso la Forcella Pordoi; i primi metri sotto il Piz Boè sono ripidi e attrezzati nei punti più impegnativi. Dalla Forcella Pordoi si rientra al Passo Pordoi a piedi lungo il sentiero, oppure utilizzando la funivia del Sass Pordoi.

    ▲Da abbinare

    Restando nel Gruppo del Sella si possono combinare le altre vie del massiccio: la Ferrata Tridentina al Pisciadù, la Ferrata del Vallon e la Ferrata Gran Cir.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoGruppo del Sella
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata190 m
    • Dislivello itinerario910 m
    • Quota max3152 m
    • Lunghezza8,6 Km
  • Ferrata Cengia Gabriella al Monte Giralba

    Ferrata Cengia Gabriella al Monte Giralba

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Cengia Gabriella al Monte Giralba
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Cengia Gabriella aggira la parete sud del Monte Giralba, collegando il Bivacco Battaglione Cadore (a est) con il Rifugio Carducci (a ovest) nelle Dolomiti di Sesto. Tecnicamente è di media difficoltà, ma la lunghezza, il forte dislivello e la difficoltà di un rientro rapido la rendono un itinerario impegnativo e molto fisico, da inserire in giri di più giorni e da abbinare ad altre ferrate.

    ▲Avvicinamento

    L’itinerario può essere percorso in entrambe le direzioni e il punto di partenza cambia di conseguenza. La relazione descrive il senso est→ovest. Partendo dal Rifugio Lunelli (raggiungibile dal versante bellunese del Passo Monte Croce di Comelico, lungo Via Valgrande fino al suo termine — punto di partenza su Google Maps) si percorre per intero la Ferrata Roghel, con salita al Rifugio Berti, raggiungimento della Forcella delle Guglie e discesa fino al bivio tra i sentieri 109 e 110 (3h 45′ dal parcheggio). In alternativa, per il senso ovest→est si raggiunge il Rifugio Carducci dall’albergo Dolomitenhof in Val Fiscalina, salendo al Rifugio Comici, alla Forcella Giralba e scendendo al Carducci (3h 30′), lo stesso avvicinamento della Ferrata Severino Casara. Da segnalare che il sentiero che sale da Giralba è stato a lungo interdetto per frana.

    ▲Il percorso

    Dal ghiaione (dove a sinistra si scende al Bivacco Battaglione Cadore) si procede a mezzacosta in salita verso la parete nord-est del Monte Giralba. Le prime funi risalgono un tratto verticale ma ben gradonato — l’unico salto verticale della prima parte; segue una sequenza di sali e scendi che porta a fianco di una cengia molto esposta, comunque larga a sufficienza. Si percorre la lunga cengia verso sud-sud-ovest alternando tratti attrezzati e tratti di sentiero non protetti ma comodi; dopo una rampa discendente attrezzata si comincia ad aggirare la parete sud per portarsi verso est. Si passa sotto un tetto roccioso esposto ma protetto e si sale più decisi verso un torrione, percorrendo un tratto di cengia aerea e adrenalinica, ottimamente attrezzata. Dove la cengia si interrompe, la fune sale in verticale verso destra su roccette e una rampa; con un traverso a sinistra e una diagonale si raggiunge una stretta cengia che aggira lo spigolo sud del Giralba presso una sella (2h dall’attacco, circa 6h dal parcheggio), affacciata sulla Val Giralba Alta, la Croda dei Toni e, in basso, il Rifugio Carducci. Dalla sella una cengia discendente in falsopiano porta a un tratto verticale protetto: si scendono balzi rocciosi alternati a brevi tratti orizzontali, ben gradonati, seguendo segni rossi e funi. Si raggiunge un intaglio nella roccia che immette in un ripido canalino, il punto più impegnativo dell’intera via: i primi metri sono ripidi e non protetti, mentre più in basso alcune corde alpinistiche sul versante sinistro aiutano a scendere in sicurezza (45′ dalla sella, 2h 45′ dall’attacco). Il sentiero scende poi su ghiaioni fino a incrociare il sentiero 103 che sale dalla Val Giralba; a destra in salita si raggiunge il Rifugio Carducci (45′ dal termine della ferrata, 3h 30′ dall’attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà tecnica media (Moderatamente Difficile), ma impegno fisico massimo: 200 m di dislivello di sola ferrata inseriti in una giornata da circa 1650 m di dislivello complessivo e 20 km. L’esposizione è quasi sempre ben protetta, salvo il canalino di discesa.

    ⚠ Il vero nodo della Cengia Gabriella è la logistica: difficilmente consente un rientro rapido all’auto. Va pianificata su due o più giorni, appoggiandosi ai rifugi e ai bivacchi della zona. Il canalino di discesa, ripido e in parte non protetto nei primi metri, richiede attenzione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente d’alta quota (massimo 2418 m) nelle Dolomiti di Sesto: stagione estiva, a innevamento esaurito. Indispensabili buon allenamento, autonomia e una pianificazione attenta dei rifugi d’appoggio.

    ▲Discesa

    Una volta al Rifugio Carducci il rientro va organizzato in base al punto di partenza. Un’opzione classica per tornare verso il Rifugio Lunelli è percorrere la Ferrata Strada degli Alpini con discesa al Passo della Sentinella e poi in Val Popera; sono possibili anche rientri diretti ai fondovalle (Val Fiscalina/Moso o Giralba), comunque lunghi.

    ▲Da abbinare

    Naturale l’abbinamento con la Ferrata Roghel (avvicinamento del senso est→ovest) e con la Ferrata Severino Casara alla Croda dei Toni, oltre alla Ferrata Strada degli Alpini per chiudere giri di più giorni nelle Dolomiti di Sesto.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento4:00 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1650 m
    • Quota max2418 m
    • Lunghezza20 Km
  • Ferrata del Camoscio al Palombino

    Ferrata del Camoscio al Palombino

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata del Camoscio al Palombino
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Camoscio sale al Monte Palombino (2.589 m), bella vetta di confine tra Italia e Austria nelle Alpi Carniche. È un itinerario di media difficoltà, molto panoramico, con una ferrata su roccia ottimamente arrampicabile inserita in un lungo giro che copre un buon dislivello.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la Val Visdende (Belluno), presso il confine italo-austriaco. Da sud si risale il Cadore: a Santo Stefano di Cadore si seguono le indicazioni per Sappada e, dopo circa 7 km lungo il Piave, prima di una galleria, si svolta a sinistra su un ponte con indicazioni per la Val Visdende; al primo bivio si tiene la sinistra fino al parcheggio (punto di partenza su Google Maps). In alternativa si può salire in auto fino al secondo parcheggio al Bivio Ciadon, in Val di Londo. Dal parcheggio (circa 1.300 m) si segue la forestale 167 fino al Bivio Ciadon, poi a destra in salita sul CAI 170 (Strada delle Malghe); si raggiunge Malga Dignas (1.676 m), la si oltrepassa e a un bivio si lascia il 170 tenendo la sinistra verso la Forcella Dignas. Poco prima della forcella si svolta a sinistra sul CAI 172, che su prati e poi ghiaione porta all’attacco (2h 30′ dal parcheggio).

    Nota parcheggio: in Val Visdende le casse automatiche per il pagamento della sosta sono state installate di recente (nel 2024 circa 8 euro per l’intera giornata); quella del parcheggio di partenza non accetta pagamenti elettronici, quindi è necessario avere monete.

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia con una rampa diagonale attrezzata che porta dentro un canalino verso sinistra; risalito il canalino ci si sposta ancora a sinistra superando facili gradoni rocciosi arrampicabili e una scaletta in legno. La linea è logica e segue le debolezze della roccia: si aggira uno spigolo e, seguendo i numerosi segni bianco-rossi, si risalgono facili balzi su roccia molto appigliata, con continui spostamenti a destra e sinistra senza eccessive difficoltà. Dopo circa mezz’ora le attrezzature terminano; per la vetta si risale un tratto di sentiero con alcune facili roccette tra prati e sassaie fino alla cresta, dove corre il confine di Stato. Su entrambi i versanti c’è una croce di vetta — quella austriaca più grande e solida (1h 30′ dall’attacco, circa 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata molto arrampicabile, mai difficile, a tratti esposta. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ I tratti in cresta, sia in salita dopo la ferrata sia in discesa, sono privi di protezioni e richiedono attenzione e piede fermo. Da evitare con terreno bagnato.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta montagna (vetta a 2.589 m, dislivello ferrata circa 400 m): stagione estiva con terreno asciutto. Cartografia consigliata: carta di Sappada.

    ▲Discesa

    Dalla croce del Palombino si scende a ritroso sul versante italiano per alcune decine di metri fino al sentiero CAI 142; si scende lungo i “Muri del Palombino” verso una forcella con palina segnavia (ancora visibili abbondanti trincee della Grande Guerra). Si segue verso sud la cresta fino a una biforcazione dove, a destra, il sentiero scende nella Valle del Palombino lungo la “Traversata Carnica” e riconduce a Malga Dignas; di lì a ritroso fino al parcheggio (6h totali).

    ▲Da abbinare

    L’itinerario più vicino e facilmente abbinabile è il Sentiero Attrezzato d’Ambros alla Cresta di Pitturina. La zona è ricca di vie attrezzate: la Ferrata al Chiadenis, la Ferrata Sartor al Peralba, l’impegnativa Ferrata al Coglians; per itinerari più facili il Sentiero Cuestalta e il Sentiero Olivato.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Quota max2589 m
  • Ferrata CAI Mandello al Sasso dei Carbonari

    Ferrata CAI Mandello al Sasso dei Carbonari

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata CAI Mandello al Sasso dei Carbonari
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata CAI Mandello al Sasso dei Carbonari risale fino alla vetta della Grigna Settentrionale (Grignone) lungo un’aerea cresta che alterna tratti attrezzati e balzi rocciosi. È un itinerario lungo e impegnativo ma mai di difficoltà elevata, percorribile ad anello in circa 8 ore: richiede buona forma fisica e piede fermo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall’ampio spiazzo in località Cainallo, comune di Esino Lario (Lecco): da Varenna si sale a Esino Lario e si seguono i cartelli per Cainallo fino al parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Prima meta è il Rifugio Bietti (1.719 m): si sale per il sentiero 24 fino alla Bocchetta di Prada, si tiene la sinistra e tra sali-scendi si raggiunge il rifugio (1h 30′). Da qui si sale verso est, lungo il Canalone di Releccio e poi il Canalone della Neve, fino a un bivio dove si tiene la destra (cartello per la ferrata); per traccia un po’ franosa si arriva al Sasso dei Carbonari, lo si aggira a destra fino a un canalino in cima al quale è l’attacco. Un tratto in salita e poi in breve discesa (catene) porta all’intaglio della ferrata (1h dal rifugio, 2h 30′ totali).

    ▲Il percorso

    L’inizio risale una parete di circa 30 metri con una scala metallica a metà, catena e infissi; nel tratto finale si supera un intaglio roccioso, che chiude la sezione più difficile della via. Si guadagna quota tra gradoni terrosi e mughi, poi su pendio erboso fino alla cresta, che diventa via via più stretta e rocciosa ma con traccia evidente. Si risale una parete di una quindicina di metri arrampicando con l’ausilio della catena (un po’ lasca), quindi si percorre la cresta vera e propria, con un alternarsi di salite e discese a tratti attrezzate e a tratti no, in ambiente stupendo ma esposto. Un’ultima parete di una quarantina di metri, con alcune staffe e catena, conclude la ferrata sulla cresta sud del Grignone. Proseguendo si incrocia la Via del Caminetto (che sale da sinistra) e si tira dritto fino alla Bocchetta del Releccio; di lì, lungo la via normale orientale, si passa il Rifugio Brioschi e in breve si raggiunge la vetta (2h 15′ dall’attacco, 4h 45′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario lungo, panoramico e appagante, su cresta aerea ma senza difficoltà tecniche elevate. Aperta nel 1971; come molte vie del lecchese sfrutta una solida catena. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ In molti tratti la catena è lasca e la chiodatura distante: è assolutamente da evitare ogni caduta. L’itinerario è sconsigliato in caso di maltempo o nebbia per lo sviluppo in cresta e l’esposizione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Anello d’alta montagna con elevato dislivello (circa 970 m, quota max 2.409 m): da percorrere in stagione estiva con tempo stabile; a inizio stagione è possibile trovare neve in discesa. Cartografia consigliata: carta delle Grigne, Resegone e Valsassina.

    ▲Discesa

    Per chiudere l’anello, dalla vetta si scende verso il rifugio e si prosegue lungo la cresta nord-ovest su placche a tratti attrezzate. Si ignora il bivio a sinistra per la Bocchetta dei Guzzi tenendo la destra, si supera un passaggio più impegnativo con catena e, seguendo le indicazioni, si raggiunge il Rifugio Bogani. Di lì si scende verso sud-ovest fino al bivio segnalato per Cainallo e, per sentiero a tratti ripido ed esposto, si rientra sul percorso dell’andata fino al parcheggio (2h 45′ dalla cima, 7h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Per la lunghezza difficilmente si abbina in giornata, ma pernottando nei rifugi delle Grigne si possono percorrere il Sentiero Attrezzato Cecilia, la Direttissima alla Grigna Meridionale, il Sentiero delle Foppe o, salendo da Mandello, il Sentiero della Val Cassina.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoGrigne
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)7:45 h
    • Dislivello ferrata380 m
    • Dislivello itinerario970 m
    • Quota max2409 m
    • Lunghezza18 Km
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