Caratteristica: Ponte sospeso

  • Ferrata della Falconera

    Ferrata della Falconera

    Vie Ferrate › Piemonte › Vercelli
    Ferrata della Falconera

    La Ferrata della Falconera sale una parete verticale sopra Varallo, in provincia di Vercelli. È una via atletica e molto esposta, con alcuni tratti strapiombanti e un ponte sospeso: più faticosa che tecnicamente difficile, ma da non sottovalutare. Adatta a escursionisti esperti e ben allenati; per i passaggi strapiombanti è consigliato l'uso di un rinvio o di una longe.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Varallo (Vercelli), parcheggiando nell'ampio piazzale presso la casa di riposo «Casa Serena» (punto di partenza su Google Maps). Si attraversa la strada in direzione di una mulattiera e di una bacheca informativa, si risale una decina di minuti fino a un bivio dove un sentiero a mezzacosta nel bosco conduce a un facile tratto attrezzato e quindi al cartello d'inizio della ferrata (20' dal parcheggio). All'attacco una panchina permette di vestire imbrago e attrezzatura, ma è bene mettere il casco già dal parcheggio: non di rado cadono pietre dall'alto.

    ▲Il percorso

    Dall'attacco si percorrono un paio di metri in orizzontale a destra e si risale una prima parete di roccette appoggiate piegando verso destra. Iniziano presto le abbondanti staffe che fanno guadagnare quota ed esposizione, con un primo assaggio di parete leggermente strapiombante, fino al traverso verso destra detto «Traverso della chiappa tremante», prima orizzontale poi più diagonale. Si raggiunge una cengia che passa accanto alla «Grotta del Fico» e conduce sotto una prima parete verticale più impegnativa: la si risale verso un tetto roccioso, con funi su entrambi i lati, aggirandolo dal lato sinistro lungo un tratto che ricorda un breve diedro. Si percorre quindi la panoramica «Cengia dei 4000» e, in forte esposizione, si arriva alla «Cengia della Campana», con la sua campanella metallica, che porta verso destra sotto la parete verticale dei due passaggi più impegnativi della via. Il primo è un tetto roccioso molto spanciante, breve (un paio di metri) ma esposto, da superare con agilità senza indugiare nel cambio del moschettone per non affaticare le braccia; si prosegue in verticale sui pioli fino a un secondo tetto, simile ma con un effetto di sbandieramento verso l'esterno, che richiede forte esposizione e impegno fisico. Si raggiunge così un terrazzino panoramico dove riprendere fiato. Dopo un paio di pareti più semplici e un tratto gradonato di cresta, in parte rocciosa in parte erbosa, si arriva al ponte sospeso «Ponte Via col Vento»: a quattro corde e abbastanza stabile, ma con le funi intrecciate da scavalcare in alcuni punti (lo si può percorrere anche su due funi, come un ponte delle scimmie). Dal termine del ponte un facile ma esposto traverso orizzontale verso destra introduce agli ultimi passaggi: una parete verticale, alcune roccette e un paio di balzi rocciosi portano alla «Cresta del Traguardo» e, dopo alcuni passaggi ben assistiti, al libro delle firme che segna la fine della via (2h dall'attacco, 2h 20' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    La Falconera è ottimamente attrezzata e tecnicamente non difficile, poiché le attrezzature guidano per tutta la salita riducendo l'arrampicabilità; è però molto atletica, con un dislivello elevato e due passaggi chiave davvero impegnativi sul piano fisico. I fittoni sono numerati, cosa utile per la localizzazione in caso di incidente.

    ⚠ L'esposizione è elevata lungo tutto il percorso e i due tetti strapiombanti tendono a buttare in fuori: in questi punti un rinvio o una longe sono molto utili. Attenzione alla caduta di pietre: casco fin dal parcheggio.

    ▲Periodo e sicurezza

    Da inizio 2020 la via è dotata di illuminazione notturna, caratteristica che la rende unica in Italia: l'accensione avviene di norma il sabato negli orari indicati dai gestori e in prossimità di alcune festività (conviene verificare giornate e orari ufficiali prima di andare). A prescindere dall'illuminazione, la torcia frontale è comunque necessaria per il ripido rientro. Cartografia consigliata: carta della Valsesia.

    ▲Discesa

    La via di rientro più diretta verso Varallo segue il sentiero 636C in direzione nord-est, poi il 636B verso il laghetto di Scarpia; giunti al lago si imbocca il 636 in discesa verso Varallo (circa 40' di discesa, 3h totali). Lungo il percorso, a meno di 10 minuti dal termine della ferrata, si trovano alcuni tavoli in pietra per una sosta.

    ▲Da abbinare

    Il proseguimento naturale è la Ferrata del Partusac, il cui attacco è vicino al termine della Falconera lungo il sentiero di rientro. In zona si possono percorrere la Ferrata dei Picasass (circa 1h d'auto verso il Lago Maggiore) e, nel biellese, la Ferrata della Balma, la Ferrata Nito Staich o il Sentiero Attrezzato dell'Infernone; il ponte sospeso ricorda quello della Ferrata Detomasi a Cimalegna.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoValsesia – Monte Tovo
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max830 m
    • Lunghezza4,8 Km
  • Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boè

    Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boè

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boè

    La Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boè è una delle vie attrezzate più famose e severe delle Dolomiti. Deve la sua fama al contesto magnifico del Gruppo del Sella e a un primo tratto di difficoltà estrema, su roccia levigata e priva di appoggi; superato il ponte sospeso il livello cala, ma la stanchezza accumulata impone concentrazione fino in vetta. Da affrontare solo se ben allenati e abituati alle ferrate impegnative.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Pordoi (2239 m), che collega Canazei (Trento) e Arabba (Belluno), parcheggiando in uno degli spiazzi del passo (punto di partenza su Google Maps). Si percorre la stretta strada asfaltata tra i prati fino all’Ossario del Pordoi (2229 m, 20′ dal passo), tenendosi sul versante est del Gruppo Sella; da qui un sentiero via via più ripido risale un canalone ghiaioso fino a innestarsi sul CAI 626, che corre a mezzacosta sotto le pareti del Sella. Seguendo il 626 verso destra si raggiunge la targa metallica dell’attacco, sotto una liscia parete giallastra (2630 m, 1h 15′ dal Passo Pordoi).

    ▲Il percorso

    L’avvio e i primi 30 metri — una placca e un traverso — sono di estrema difficoltà, tra i tratti più duri del panorama ferratistico italiano per roccia levigata, assenza di appoggi e intensità: meritano la qualifica di Estremamente Difficile, mentre il resto della via si attesta su Molto Difficile. Saliti 8-10 metri verticali, il cavo piega a sinistra in un traverso aereo e severo (può servire un rinvio o una fettuccia per sostare); oltre un terrazzino una breve cengia consente di riprendere fiato, con la Marmolada e il suo ghiacciaio di fronte. Si supera un salto verticale aiutati da due singolari staffe metalliche, poi la salita resta difficile su roccia liscia e spesso unta, costringendo a usare molto il cavo. Dopo una cengia a destra si risale una fessura verticale attrezzata con due cavi (uno per lato) e qualche chiodo, una scaletta metallica e una parete liscia, fino a un traverso a sinistra; si aggira uno spigolo e si sale a un’ampia cengia sabbiosa, ideale per una sosta panoramica. Segue il passaggio in un camino stretto entro una fessura: con zaini voluminosi conviene assicurare lo zaino all’imbrago e tenerlo sotto i piedi. Risalita la fessura e aggirata una spalla rocciosa si arriva al ponte sospeso (40′ dall’attacco, circa 2h totali). Oltre il ponte le difficoltà scendono al livello difficile: roccette più appigliate, una cengia a sinistra, un ultimo traverso impegnativo a sinistra e una cengia a destra che aggira una parete; poi balzi rocciosi e tratti che alternano arrampicata libera (max I grado) e attrezzature, fino al termine del cavo (1h 30′ dall’attacco) presso una caratteristica «porta naturale» di massi incastrati. Si sale infine il ghiaione dell’altopiano, si incontra il CAI 638 che sale da Corvara e con facili balzi si raggiunge il Rifugio Capanna Fassa, sopra il quale è la vetta del Piz Boè (3152 m, 45′ dal termine delle attrezzature, 2h 15′ dall’attacco, 3h 30′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via tecnica e atletica, con un avvio estremo e un seguito comunque sostenuto: 190 m di dislivello attrezzato in un contesto d’alta quota tra i più scenografici delle Dolomiti. Difficoltà complessiva Molto Difficile (primo tratto Estremamente Difficile).

    ⚠ I primi 30 metri selezionano subito: roccia levigata e unta, niente appoggi, forza di braccia indispensabile. La fessura/camino è ostica con zaini ingombranti — assicurarlo all’imbrago. Quota elevata (3152 m): attenzione a meteo e temperatura.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente di alta montagna (massimo 3152 m): stagione estiva, con roccia asciutta. La roccia spesso unta dal passaggio rende il primo tratto ancora più insidioso con umidità. Dislivello complessivo 910 m, sviluppo 8,6 km.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende sul sentiero CAI 638 verso la Forcella Pordoi; i primi metri sotto il Piz Boè sono ripidi e attrezzati nei punti più impegnativi. Dalla Forcella Pordoi si rientra al Passo Pordoi a piedi lungo il sentiero, oppure utilizzando la funivia del Sass Pordoi.

    ▲Da abbinare

    Restando nel Gruppo del Sella si possono combinare le altre vie del massiccio: la Ferrata Tridentina al Pisciadù, la Ferrata del Vallon e la Ferrata Gran Cir.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoGruppo del Sella
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata190 m
    • Dislivello itinerario910 m
    • Quota max3152 m
    • Lunghezza8,6 Km
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