Caratteristica: Traversata d’alta quota al Mangart

  • Ferrata della Vita al Mangart

    Ferrata della Vita al Mangart

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    Ferrata della Vita al Mangart

    La Ferrata della Vita è il cuore tecnico di una grande traversata d’alta quota al Mangart, nelle Alpi Giulie. Si parte dai Laghi di Fusine (UD), si guadagna Forcella Segherza con la ferrata e si prosegue lungo la lunga cresta est fino in vetta, rientrando ad anello dal Bivacco Nogara. È un itinerario lungo, faticoso e molto esposto, con panorami unici lungo il confine italo-sloveno.

    ▲Avvicinamento

    Si lascia l’auto al parcheggio dei Laghi di Fusine (937 m), raggiungibile da Fusine Valromana presso Tarvisio (uscita A23 di Tarvisio) (punto di partenza su Google Maps). Oltre la sbarra si segue la sterrata indicata per il Rifugio Zacchi: a un primo bivio si ignora il sentiero CAI 512 (a sinistra, per il rifugio) restando sulla forestale che segue il CAI 513 per l’Alpe Vecchia. Dopo circa 30 minuti, a un secondo bivio (1030 m), si trascura a destra il CAI 517A (per il Bivacco Nogara, da cui si rientrerà) e si tira dritto. La stradina si fa sentiero e sale ripida nel bosco fino all’Alpe Vecchia (circa 1300 m, 1h 15′), dove si lasciano a destra il CAI 517 e a sinistra il CAI 513 (per il Rifugio Zacchi) e si prosegue diritti su sbiaditi bolli rossi e ometti in una pietraia. Si entra in un circo di pareti verticali; a un bivio non segnalato (20′ dall’Alpe Vecchia) si ignora la traccia che scende a sinistra verso il CAI 513 e si continua diritti sul ghiaione. Individuata a sinistra la traccia verso il colatoio che scende da Forcella Segherza, si sale ripidi fino al nevaio perenne (ormai ridotto), che si taglia da destra verso sinistra; una stretta cengia con un paio di passaggi in disarrampicata e alcune roccette porta all’attacco, in un camino stretto (circa 1750 m, 2h 45′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L’attacco è subito impegnativo: alla base di un camino tetro il cavo sale a destra e nei primi metri, dove la fessura è troppo ampia per la spaccata, serve trazione sul cavo per superare la strozzatura; più in alto la roccia offre maggiori appigli. Una cengia esposta e attrezzata verso sinistra porta a un secondo camino, più facile; si prosegue su una cengia che taglia la montagna verso sinistra (in basso compaiono il Rifugio Zacchi e i Laghi di Fusine). Alcune roccette depositano su una seconda cengia, parallela ma verso destra, di nuovo in direzione del colatoio di Forcella Segherza, dove il cavo serve più da autoassicurazione che da appoggio. Si arriva al passaggio più iconico: la cengia si interrompe su uno spallone roccioso che si sale per un diedro, poi si traversa a destra aggirando lo spallone con vecchi infissi metallici per i piedi. Si sale quindi verticali, in forte esposizione, superando un tetto roccioso con alcune staffe e un diedro attrezzato con cavo, una grossa catena e staffe (prima a sinistra, poi a destra); spostandosi a destra si supera un ultimo tratto verticale con staffe. Una stretta cengia a destra, molto esposta sopra il nevaio dell’avvicinamento, porta a un breve salto verticale con staffe e quindi a una cengia verso sinistra; il cavo riparte verticale aggirando a sinistra un tetto, si sale una scaletta metallica per superare uno spanciamento e si percorre un esposto traverso a sinistra in leggera salita. Dopo un ultimo tratto verticale le attrezzature terminano momentaneamente: attenzione, perché qui il percorso non è protetto, è esposto e la traccia non è segnata (a destra il Piccolo Mangart di Coritenza, in lontananza il Bivacco Tarvisio). Seguendo la traccia si raggiunge Forcella Segherza e, tenendo la destra, il Bivacco Tarvisio (2160 m, 1h 45′ dall’attacco, 4h 30′ dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Molto Difficile non per passaggi atletici continui, ma per l’esposizione costante, l’ambiente severo e la lunghezza complessiva dell’itinerario (difficoltà ambientali 4/5, esposizione e impegno fisico 5/5). La ferrata è solo una parte di un’escursione molto più ampia e articolata.

    ⚠ La via, scavata in parte su colatoi, è soggetta a frequenti scariche di sassi e necessita di manutenzione: casco obbligatorio e massima attenzione. La traversata di cresta al Mangart va affrontata solo con tempo stabile, buon allenamento e passo fermo, perché diversi tratti non sono protetti.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2677 m). Punti d’appoggio lungo l’anello: il Bivacco Tarvisio, il rifugio sloveno Koča na Mangartskem sotto il Mangart e il Bivacco Nogara; valutabile il pernottamento per spezzare le circa 10 ore complessive in due giorni. Cartografia consigliata: carta delle Giulie Occidentali. Cenni storici: la via fu attrezzata negli anni Venti dagli alpini di confine ed era nota come ‘via della Morte’, anche per i profughi periti nel dopoguerra nel tentativo di varcare il confine; ristrutturata negli anni ’40 e nei primi anni ’80, fu allora ribattezzata ‘Via della Vita’.

    ▲Discesa

    Dal Bivacco Tarvisio si hanno tre possibilità, tutte impegnative. (1) Tornare a ritroso per la Ferrata della Vita e il sentiero di salita: è l’opzione più breve ma meno appagante. (2) Seguire la cresta verso nord-nordest fino alla Ponza Grande: richiede esperienza, perché si procede su cresta con molti passaggi esposti e non protetti, attrezzature in cattivo stato dove presenti, e la salita/discesa alla Veunza chiede passo fermo e assenza di vertigini (utile la conserva); dalla Ponza Grande si scende con la Ferrata della Ponza Grande al Rifugio Zacchi (circa 7h dal bivacco). A metà di questa cresta si innesta la Ferrata Kugy allo Strugova (ristrutturata nel 2022), valida via di rientro che evita il tratto più esposto. (3) Opzione qui consigliata, lunga ma meno impegnativa della cresta alle Ponze: dal bivacco verso sudovest in vetta al Piccolo Mangart di Coritenza (2333 m) con passaggi attrezzati in buono stato (Mala Forca), poi lungo la cresta di confine italo-sloveno (in vista Javolec e Triglav) fino a un bivio (2485 m, 2h 45′ dal termine della ferrata): a sinistra si sale in vetta al Mangart, a destra si scende più rapidi aggirando la parete nord per la via normale (brevi tratti attrezzati). Si raggiunge Forcella Mangart (2166 m) e, sul versante italiano, il Bivacco Nogara (1850 m, 1h 30′ dal bivio); da qui il segnavia 517A riporta alla sterrata e al parcheggio (1h 15′ dal Nogara, circa 10h totali). Conservare l’imbrago fino in fondo perché in cresta restano passaggi verticali attrezzati, e in discesa non lasciarsi sviare dai segnavia sloveni che fanno perdere quota.

    ▲Da abbinare

    Sempre dai Laghi di Fusine si possono salire la Ferrata Italiana e la Ferrata Slovena al Mangart; più a ovest, sul Jof Fuart e Jof di Montasio, la Ferrata Anita Goitan, la Ferrata Amalia, il Sentiero Ceria Merlone e il Sentiero Re di Sassonia; più a sud, nel Canin, la Ferrata Grasselli e la Julia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento2:45 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata240 m
    • Dislivello itinerario1540 m
    • Quota max2677 m
    • Lunghezza16 Km
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