Gruppo: Alpi Giulie

  • Sentiero Attrezzato Leva โ€“ Cima di Terrarossa, Montasio

    Sentiero Attrezzato Leva โ€“ Cima di Terrarossa, Montasio

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Sentiero Attrezzato Leva โ€“ Cima di Terrarossa, Montasio
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato Leva percorre la scenografica cengia tra la Cima di Terrarossa e la Forca dei Disteis alle pendici del Jof di Montasio. Itinerario di media difficoltร  con tratti esposti e non protetti che richiedono passo sicuro: ideale da inserire in un giro di piรน giorni sull'Altopiano del Montasio.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge Chiusaforte sull'A23 (uscita Carnia Tolmezzo) e si prosegue verso est per 20 Km fino a Sella Nevea. Da un tornante si segue il cartello marrone per Altopiano del Montasio fino al termine della strada, dove si trova un ampio parcheggio (indicazioni Maps). Il percorso proposto passa per il Rifugio Brazza e la Cima di Terrarossa; non include la salita al Jof di Montasio (quella รจ la Ferrata Amalia).

    ▲Il percorso

    Si percorre il sentiero da Cima Terrarossa verso ovest in direzione Forca dei Disteis. Dalla cima si scende verso la Forca del Pallone (2242 m) affrontando una caratteristica scala metallica appoggiata alla roccia โ€” richiede attenzione. Si imbocca poi la cengia attrezzata che aggira la parete ovest della Cima Terrarossa: il tratto รจ esposto per lunghi tratti e non sempre protetto da cavi. Superata la Forca del Pallone, la via riprende sul versante opposto della gola risalendo gli infissi verso la Forca dei Disteis. I tratti piรน verticali si trovano nei pressi della Forca, dove si effettua la salita piรน impegnativa dell'intero percorso.

    ▲Carattere e difficoltร 

    Classificato Moderatamente Difficile. I tratti attrezzati sono contenuti ma i passaggi non protetti su cengia esposta rappresentano la vera sfida: richiedono concentrazione e stabilitร  anche con zaino pesante. Complessitร : tecnica 2/5, fisica 3/5, esposizione 3/5, ambiente 3/5.

    ⚠ L'Altopiano del Montasio puรฒ conservare neve fino a giugno inoltrato. Verificare le condizioni con il Rifugio Brazza prima di partire.
    ▲Periodo e sicurezza

    Da luglio a settembre. Alta montagna con meteo instabile: partire presto. L'itinerario รจ percorribile in entrambi i sensi ma nel verso descritto (estโ†’ovest) si percorre in salita il tratto piรน verticale.

    ▲Discesa

    Dalla Forca dei Disteis si scende al Rifugio Brazza e poi al parcheggio di partenza lungo i sentieri dell'Altopiano del Montasio.

    ▲Da abbinare

    Nelle Alpi Giulie: la Ferrata Goitan al Jof Fuart e la Ferrata Julia al Canin.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata178 m
    • Dislivello itinerario918 m
    • Quota max2420 m
    • Lunghezza9,1 Km
  • Sentiero Attrezzato Ceria Merlone al Modeon del Buinz

    Sentiero Attrezzato Ceria Merlone al Modeon del Buinz

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Sentiero Attrezzato Ceria Merlone al Modeon del Buinz
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato Ceria Merlone รจ un lungo e panoramico itinerario delle Alpi Giulie, con partenza dall’Altopiano del Montasio. Dopo un lungo avvicinamento fino alla Forcella Lavinal dell’Orso, segue un magnifico percorso di cresta che chiude un grande anello in discesa al Rifugio Brazzร . Numerosi tratti non sono protetti, e in alcuni casi richiedono brevi passaggi di disarrampicata: un percorso superbo ma da affrontare con esperienza. La via รจ dedicata agli alpinisti triestini Celestino Ceria e Ruggero Merlone, ed รจ stata inaugurata nel 1971 dal Battaglione Alpini Cividale, a memoria della linea tenuta dagli Alpini su questa cresta durante la Grande Guerra.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da un ampio parcheggio lungo la strada che collega Malga Montasio con Sella Nevea, sull’Altopiano del Montasio (UD). Per arrivare a Sella Nevea si raggiunge Chiusaforte, a 20 minuti dall’uscita Carnia-Tolmezzo della A23; da lรฌ si seguono le indicazioni per Sella Nevea verso est, si supera il ponte e si guida per 20 km fino al paese, dove a un tornante un cartello marrone indica l’Altopiano del Montasio, da seguire fino al termine della strada (apri su Google Maps). L’itinerario รจ qui proposto da est (Forcella Lavinal dell’Orso) a ovest (Cima Terrarossa), verso in cui molti tratti attrezzati si percorrono in salita. Dal parcheggio (circa 1500 m) si sale su sterrata verso il Rifugio Brazzร ; dopo pochi minuti si incrocia una sterrata con segnavia 624 che taglia a destra in falsopiano. Perdendo un poco di quota si oltrepassano le Casere Parte di Mezzo e poi le Casere Larice (1479 m, 30′ dal parcheggio); ignorata una traccia a destra che scende a Sella Nevea, si raggiunge il Rifugio Casere Cregnedul di sopra (1515 m, 1h dal parcheggio). Ci si innesta sul sentiero 625 che sale da Sella Nevea, si tiene la sinistra in salita, prima nel bosco e poi puntando deciso a nord; usciti dal bosco si taglia a mezzacosta la parete sud del Cregnedul fino al Passo degli Scalini (2022 m, 1h dal Rifugio Casere Cregnedul, 2h totali). Oltrepassato il passo si apre un vallone: a sinistra in alto si notano la Forcella Lavinal dell’Orso e la cresta della Ferrata Goitan. Si taglia il vallone seguendo la traccia e, sul versante opposto, i segni bianco-rossi, salendo con un certo affanno verso la forcella; poco prima si segue una scritta su roccia e una traccia che si stacca a sinistra: comincia qui il Sentiero Attrezzato Ceria Merlone (30′ dal Passo degli Scalini, circa 2h30 totali).

    ▲Il percorso

    Il primo obiettivo รจ la Forcella Cregnedul, raggiunta guadagnando circa 200 metri attorno alle imponenti pareti di Punta Plagnis. Si sale su fondo ghiaioso fino a un primo tratto attrezzato che supera alcune roccette, una parete verticale e una placchetta inclinata; lasciata alle spalle la Forcella Lavinal dell’Orso, si prosegue in diagonale fino a un camino attrezzato e a una scaletta metallica a pioli appoggiata alla roccia, e in un alternarsi di passaggi a destra e a sinistra si chiude il primo tratto faticoso alla Forcella Cregnedul (2340 m, 1h15 dall’attacco). Si segue ora la traccia su un’ampia cengia non protetta che aggira le pareti sud di Punta Plagnis, passando dal versante est a quello ovest: i passaggi sono esposti ma generalmente ampi, salvo un paio di forcelle e roccette sul versante ovest dove il sentiero si stringe; i tratti piรน esposti hanno un cordino corrimano. Con un tratto attrezzato in discesa si scende di alcuni metri, poi si cammina su cenge ampie e comode fino alla Forca de la Val (2352 m, 1h15 da Forcella Cregnedul), che separa il Modeon del Buinz dalla Cima de la Puartate. Si salgono canalini attrezzati intervallati da ghiaione detritico, tenendosi a sud per evitare a nord la ripida parete, in un tratto ricco di esposte cenge protette; si raggiunge una forcellina incastonata e si comincia ad aggirare la parete meridionale del Modeon del Buinz verso la Sella di Buinz, con davanti il Foronon del Buinz e il suo bivacco poco sotto la vetta. Si aggira un’esposta cengia attrezzata, si sale un breve tratto sprotetto su fondo instabile, si percorre una cengia e ci si porta sulla parete ovest del Modeon; lungo un ampio crinale sul lato sud, in leggera salita, si superano tratti attrezzati di roccette e facili balzi rocciosi fino al nuovo e funzionale Bivacco Vuerich (2531 m, 1h15 da Forca de la Val, 3h45 dall’attacco). Dalla cima del Foronon del Buinz si segue l’ampio crinale, si percorre una passerella e si comincia a perdere quota con facili passaggi di disarrampicata, attrezzati nei casi piรน impegnativi; tenendosi sul lato sud si percorrono esposte cenge in genere non protette e si raggiunge un nuovo tratto verticale, con un canalino attrezzato ripido ma ben appigliato, seguito da alcune roccette, fino alla Forca de Lis Siens (2274 m, 1h dal Bivacco Vuerich). Dall’ampia sella il sentiero corre in falsopiano tra modesti saliscendi sul lato sud fino al bivio segnalato con scritta su sasso (2285 m, 15′ da Forca de Lis Siens, 5h dall’attacco) tra la salita a Cima Terrarossa e il Sentiero Ceria Merlone, dove la via attrezzata termina.

    ▲Carattere e difficoltร 

    Non presenta particolari difficoltร  tecniche, nรฉ nei tratti attrezzati nรฉ in quelli non protetti; merita perรฒ grande attenzione per i numerosi passaggi esposti lungo cenge e canalini. Si sviluppa interamente in quota, con il Bivacco Vuerich a metร  percorso in ottime condizioni, ma con solo due vie di fuga, entrambe non segnate.

    ⚠ Itinerario molto lungo (9h, 16 km) in ambiente d’alta montagna, con molti tratti esposti e non protetti e brevi passaggi di disarrampicata. Le sole due vie di fuga โ€” a Forca de la Val verso la Conca di Casera Cregnedul e a Punta Plagnis per la Plagnota โ€” sono ripide e non segnate, da usare solo in emergenza. Partire presto, con meteo stabile e buona autonomia.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna nelle Alpi Giulie (quota massima 2531 m). Le attrezzature e la segnaletica sono in buone condizioni, ma lo sviluppo, l’esposizione e la scarsitร  di vie di fuga richiedono esperienza, allenamento e attenzione al meteo.

    ▲Discesa

    Dal bivio finale (2285 m) la discesa piรน rapida รจ a sinistra, in direzione dell’Altopiano del Montasio; volendo si puรฒ salire alla vicina Cima Terrarossa (2420 m, 45′ andata e ritorno). Tenendo la destra e scendendo verso l’altopiano si raggiunge il Rifugio Brazzร  (1660 m, 1h15 dal termine della ferrata) e quindi il parcheggio (circa 1h30 dal termine, 9h complessive).

    ▲Da abbinare

    L’ambiente si presta a itinerari di piรน giorni: si puรฒ salire al Jof di Montasio per la Ferrata Amalia e usare il Ceria Merlone per rientrare sul versante nord, oppure abbinarlo al Sentiero Attrezzato Leva pernottando in rifugio o bivacco. Dalla Forcella Lavinal dell’Orso si puรฒ intraprendere la Ferrata Goitan verso il Jof Fuart. Restando nelle Alpi Giulie segnaliamo anche la Ferrata Julia al Canin e la Ferrata della Vita al Mangart.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata5:00 h
    • Itinerario (a/r)9:00 h
    • Dislivello ferrata257 m
    • Dislivello itinerario1031 m
    • Quota max2531 m
    • Lunghezza16 Km
  • Ferrata Grasselli al Picco di Carnizza e Monte Canin

    Ferrata Grasselli al Picco di Carnizza e Monte Canin

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Grasselli al Picco di Carnizza e Monte Canin

    Itinerario impegnativo e alpinistico nelle Alpi Giulie: la Ferrata Grasselli sale il Picco di Carnizza, poi una lunga cresta collega al Monte Canin (2587 m) e la discesa avviene dalla Ferrata Julia fino al Ghiacciaio del Canin. Via molto varia, con tratti esposti sia in cresta sia in discesa, da affrontare solo con esperienza e tempo stabile.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia che da Sella Nevea sale al Rifugio Gilberti-Soravito. Da Chiusaforte (20' dall'uscita Carnia-Tolmezzo sull'A23) si seguono le indicazioni per Sella Nevea verso est, si supera il ponte e si guida per circa 20 km fino agli impianti. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal rifugio (1850 m) si prende a destra il sentiero 632 verso la Sella Bila Pec (ruderi di una caserma), poi a mezzacosta verso la Sella Grubia e il Bivacco Marussich, risalendo ghiaioni verso ovest con il Montasio alle spalle, fino al Bivacco Marussich (2040 m, 1h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Dal bivacco si sale su traccia per prati e rocce verso l'evidente spigolo dove la targa segna l'inizio della Ferrata Grasselli (20' dal bivacco). Spostandosi un paio di metri a destra della targa e seguendo i triangoli rossi, si risale una prima parete verticale ben appigliata ma impegnativa (qualche piolo aiuta); si guadagna quota ed esposizione fino a una parete con fessura, che si supera restando a destra su staffe metalliche. Un breve tratto di collegamento e una traccia esposta a sinistra portano su un tratto di cresta attrezzata: roccette esposte ma senza difficoltà sostanziali e alcuni canalini concludono il primo tratto ferrato. Per sentiero ripido tra sfasciumi si raggiunge l'ampia cresta che porta al Picco di Carnizza (2441 m, 1h dall'attacco / circa 3h totali). Inizia la seconda parte verso il Canin: si perde quota e si percorre una cresta che alterna sentiero e placche inclinate (attenzione col bagnato), con notevole precipizio a nord verso il Ghiacciaio del Canin. Seguendo i bolli rossi (triangoli dell'Alta Via Resiniana) si aggira una cengia erbosa, si risalgono balzi attrezzati lungo un canalino e si raggiunge lo spigolo ovest del Canin; alternando tratti su sentiero, placche e roccette si sale fino ai resti della croce del Monte Canin (2587 m, 2h 30' dall'attacco / circa 4h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario bello e appagante ma impegnativo, esposto e in più tratti difficile: sia la Grasselli sia la Julia in discesa richiedono buona esperienza, discreta tecnica e nessun problema con l'esposizione. Installata nel 1995 dal CAI di Tricesimo, è intitolata a Rosalba Grasselli.

    ⚠ Da evitare con tempo instabile: tra il Picco di Carnizza, il Canin e la discesa dalla Julia non ci sono vie di fuga. Attenzione all'innevamento a inizio stagione sul versante nord del Picco di Carnizza.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota (2587 m): piena estate con condizioni stabili. Per la discesa sul ghiacciaio sono consigliati i ramponi.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Canin si scende per la via normale (versante est) e in 10-15' si raggiunge il bivio a sinistra per la Ferrata Julia (media difficoltà, in discesa richiede attenzione; roccia ben appigliata salvo l'ultima placchetta, più faticosa per le braccia ma di pochi metri). La ferrata termina sul Ghiacciaio del Canin (1h 30' dalla vetta / 6h totali). La discesa del ghiacciaio richiede molta attenzione e i ramponi sono decisamente consigliati (di norma senza grossi crepacci); individuata la traccia si prosegue verso sud, alla Sella Bila Pec e alla stazione a monte della funivia (1h 15' dal termine della Julia / circa 7h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Nelle Alpi Giulie: sul Jof Montasio la Via Amalia; verso la Val Dogna la lunga Ferrata Norina al Monte Cavallo; sul Jof Fuart la Ferrata Anita Goitan; verso il Mangart la Ferrata della Vita.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata547 m
    • Dislivello itinerario737 m
    • Quota max2587 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Ponza Grande

    Ferrata Ponza Grande

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Ponza Grande

    La Ferrata Ponza Grande sale alla cima omonima (2274 m) nelle Alpi Giulie, partendo dai Laghi di Fusine. È un itinerario di media difficoltà tecnica che diventa esposto nel tratto di cresta e nella discesa lungo il canalone; il panorama sui monti delle Giulie, sia sul versante italiano che su quello sloveno, è magnifico.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio dei Laghi di Fusine (Udine): da Tarvisio (uscita A23) si raggiunge Fusine Valromana e si segue la deviazione per i laghi. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio si segue il sentiero 512 verso il Rifugio Zacchi: ampio all'inizio lungo uno stradello, piega poi a destra nel bosco e con circa 400 m di dislivello raggiunge il rifugio (1380 m, 1h 15' dal parcheggio). Dal rifugio, crocevia di sentieri, si seguono verso est le indicazioni per la Ponza Grande (ferrata già segnalata) e per la Forca Rossa e la falesia. Usciti dal bosco si sale su pietraie tra i mughi incontrando una prima serie di tratti attrezzati non difficili; il sentiero diventa poi ripido, esposto e non protetto (serve piede fermo). A un grosso bollo rosso sulla parete si tiene la sinistra (a destra le indicazioni per la Ponza di Mezzo); si attraversa un colatoio franoso e un altro tratto attrezzato mentre il sentiero si stringe, con un ultimo passo disturbato da una frana, fino all'attacco segnato da un bollo rosso ben visibile (1h 30' dal rifugio, 2h 45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia su una placchetta verticale con cui si aggira uno sperone roccioso; la roccia è ottima e, salvo un paio di punti, regala una bella arrampicata. Si alternano balzi rocciosi e traversi fino a una vecchia ma solida scaletta metallica; voltandosi si scorge il Mangart nell'intaglio della Forcella Planiza, dove inizierà poi il rientro. Si percorre una cengia che aggira uno spigolo e si entra in un canalone detritico, da risalire senza attrezzature fino a sbucare sul crinale e raggiungere la vetta della Ponza Grande (2274 m, 1h 15' dall'inizio della ferrata, 4h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le Alpi Giulie offrono un ambiente austero ed emozionante: la difficoltà tecnica è media, ma cresta e discesa richiedono piede fermo e assenza di vertigini.

    ⚠ Il crinale che dalla Ponza Grande porta verso il Mangart è molto bello ma esposto e con attrezzature talvolta precarie: sconsigliato a chi non sia esperto. Attenzione nell'avvicinamento ai colatoi, che a inizio stagione possono essere innevati e instabili.
    ▲Storia

    Come la vicina Ferrata della Vita, fu realizzata dai reparti degli Alpini negli anni ’20 per monitorare il confine con l'ex Jugoslavia: costituiva uno degli accessi alla «Strada degli Alpini», percorso attrezzato di cresta che dalla Ponza Grande giungeva alla Forcella Sagherza.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si seguono i segni bianco-rossi sul versante sloveno, alcuni metri sotto il filo di cresta, in un tratto esposto e solo in parte attrezzato; si perde leggermente quota e si torna sul filo — stretto e adrenalinico — prima di scendere a una forcella, da cui un sentiero a destra riporta in territorio italiano e più in basso al rifugio (discesa ripida con qualche traverso esposto). Si ritrova il bivio dell'andata e a ritroso si rientra al Rifugio Zacchi e quindi al parcheggio (2h 30' dalla vetta, 6h 30' totali). In alternativa, dal 2022 la storica Ferrata Kugy allo Strugova è stata ristrutturata e offre un rientro diverso: si percorre la cresta che collega le Ponze allo Strugova (tutt'altro che banale, con vecchie attrezzature in cattivo stato che non offrono vera assicurazione), si scende la ferrata dello Strugova e dal ghiaione alla base si torna al Rifugio Zacchi — opzione riservata agli esperti.

    ▲Da abbinare

    Dai Laghi di Fusine partono altre due belle ferrate sul crinale italo-sloveno, la Ferrata della Vita e la Ferrata al Mangart; a valle, sull'A23, la breve e atletica Ferrata Tenente Ferrante di Ruffano. Sul versante di Sella Nevea, in ordine di difficoltà, il Sentiero Attrezzato Re di Sassonia e la Ferrata Anita Goitan.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento2:45 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)6:30 h
    • Dislivello ferrata330 m
    • Dislivello itinerario1337 m
    • Quota max2274 m
    • Lunghezza10 Km
  • Ferrata Norina al Monte Cimone

    Ferrata Norina al Monte Cimone

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Norina al Monte Cimone
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Norina sale al Monte Cimone dalla Val Dogna, nelle Alpi Giulie: un lungo itinerario che include un guado del torrente, un avvicinamento dapprima nel bosco e poi su tratti ripidi ed esposti, una ferrata di media difficoltร  e la salita finale alla vetta passando dal Bivacco Del Torso. Escursione isolata, per esperti, lontana dalle folle.

    ▲Avvicinamento

    Si parte in Val Dogna, raggiungibile dall'omonimo comune (Udine): attraversato il ponte a Dogna si prosegue circa 4 km fino a uno stretto spiazzo presso un tornante con palina CAI. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si scende con il CAI 640 nel bosco (circa 100 m di dislivello) fino al letto del fiume: il vecchio ponte metallico รจ stato distrutto da una piena e oggi รจ necessario guadare il torrente (d'estate l'acqua arriva alle ginocchia). Sul versante opposto, sempre sul 640, si sale ripido nel bosco ignorando il bivio del 651 fino al Bivacco Cividale (1414 m, 2h 30' dall'auto). Si prosegue in falso piano (sentiero a tratti invaso dalla vegetazione), si ignora il bivio 655 e si segue una scritta su roccia verso la ferrata; attenzione a un paio di canaloni spesso innevati anche a stagione inoltrata. Su rocce e tratti esposti, alcuni attrezzati, si raggiunge l'attacco della Norina (1807 m, 4h 45' dal parcheggio, 2h 30' dal Bivacco Cividale).

    ▲Il percorso

    I primi tratti risalgono uno stretto canalino, seguiti da sentiero esposto e una stretta cengia attrezzata. Inizia poi la ferrata vera e propria, su balze rocciose molto arrampicabili che alternano passaggi di II grado a qualche singolo passaggio piรน impegnativo; il fondo รจ detritico, quindi serve attenzione. Si sale tra rocce rotte e colatoi attrezzati, in ambiente sempre piรน bello e austero, aggirando un esposto spigolo e alternando tratti facili a collegamenti, fino a un camino poco marcato con alcune staffe. Si raggiunge il passaggio piรน iconico: un cupo canalino chiuso da un masso, in cui ci si addentra per uscirne con un bel passaggio in spaccata, da cui lo sguardo si apre sul Monte Cimone e sul Bivacco Del Torso (2110 m, 1h 30' dall'attacco, circa 6h totali), raggiunto in pochi minuti in discesa. Da qui si puรฒ chiudere l'escursione oppure proseguire verso la vetta del Monte Cimone, al lato della cresta, in circa 45' dal bivacco (circa 7h totali), con un paio di passaggi su roccette (max I grado).

    ▲Carattere e difficoltร 

    Ferrata di media difficoltร  ma inserita in un itinerario lungo e impegnativo. Storica: realizzata all'inizio degli anni '80 dal gruppo Rocciatori del CAI Cividale per collegare la Val Dogna alla Val Raccolana; รจ dedicata a Norina, madre di Ivano Baracchini, ideatore e capocantiere. Panorama splendido dal Cimone su Jof di Montasio e Canin.

    ⚠ Si percorre la via attrezzata e il guado anche in discesa: vista lunghezza e dislivello (oltre 1700 m, fino a 13h) si consiglia di spezzare in due giorni (Bivacco Cividale o Del Torso). A inizio stagione meglio ramponi e piccozza per canaloni innevati. Tratti di sentiero su fondo sdrucciolevole ed esposto: passo fermo ed esperienza necessari.
    ▲Periodo e sicurezza

    Piena estate, quando il guado รจ agevole e i canaloni sono liberi dalla neve. Itinerario isolato: non raro incontrare animali allo stato brado.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Cimone si percorre a ritroso l'intero itinerario dell'andata, guado compreso (circa 6h dal Cimone, 13h totali). Spezzare in due giorni rende il rientro piรน sicuro.

    ▲Da abbinare

    In questo angolo di Alpi Giulie: la Ferrata Anita Goitan al Jof Fuart, l'impegnativa Ferrata Amalia al Jof di Montasio e la Ferrata Julia al Canin.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento4:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)13:00 h
    • Dislivello ferrata310 m
    • Dislivello itinerario1739 m
    • Quota max2379 m
    • Lunghezza15,2 Km
  • Ferrata Kugy allo Strugova

    Ferrata Kugy allo Strugova

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Kugy allo Strugova
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Kugy è un bellissimo itinerario nel cuore delle Alpi Giulie, sul crinale che divide il Friuli dalla Slovenia. Installata in origine per scopi militari e ristrutturata nel 2022, conduce alla vetta dello Strugova. È un itinerario lungo e faticoso, soprattutto nell'avvicinamento; il rientro, se non si torna a ritroso, diventa di tipo alpinistico nel tratto di cresta.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'ampio parcheggio dei Laghi di Fusine (Udine), presso Fusine Valromana, vicino a Tarvisio (uscita A23 Tarvisio, poi deviazione a destra per i laghi) (punto di partenza su Google Maps). Dal Lago Superiore si prende il sentiero 512 che in circa un'ora nei boschi porta al Rifugio Zacchi; da qui si segue verso sud il sentiero 513, in direzione della Ferrata della Vita e del Mangart, dapprima su sterrata poi su sentiero, fino a un cartello per il sentiero 513c, a sinistra, che indica la "Via Attrezzata Kugy allo Strugova". Usciti dal bosco, di fronte alle imponenti pareti calcaree, si risale a fatica un lungo e ripido ghiaione tenendo il lato destro e cercando i radi bolli rossi e la labile traccia; in cima al ghiaione si aggira sulla sinistra il resto di un ghiacciaio e si scende qualche decina di metri fino alle attrezzature metalliche dell'attacco.

    ▲Il percorso

    I primi metri sono i più impegnativi della parte attrezzata: un risalto roccioso leggermente strapiombante richiede una certa decisione, seppur breve. Superato il passaggio, il resto della salita resta tra il facile e il moderatamente difficile, alternando facili traversi, balzi, cenge e rampe diagonali; il cavo è molto utile come appoggio, ma la roccia, generalmente buona, si lascia arrampicare con bella progressione mai difficile. Dopo circa 45 minuti si raggiunge una cengia mediana, dove si resta sulla destra di un canalone detritico, e si prosegue senza particolari difficoltà su altri tratti attrezzati fino in prossimità della cresta sommitale. Raggiunta la cresta — a sinistra prosegue verso la Ponza — si tiene la destra continuando su tratti attrezzati fino alla vetta dello Strugova (2242 m, 1h 30' dall'attacco). Maestosa la vista sui giganti delle Giulie, sia verso la Slovenia sia sul versante friulano.

    ▲Carattere e difficoltà

    La ferrata è in ottime condizioni dopo il ripristino e regala un ambiente d'alta montagna superbo.

    ⚠ Il ghiacciaio incontrato nell'avvicinamento è ormai ridotto, ma a inizio stagione può presentarsi come nevaio di maggiori dimensioni: valutare i ramponi. I rientri di cresta (verso la Veunza o verso le Ponze) sono esposti, con attrezzature spesso vetuste e poco affidabili: servono esperienza e piede fermo.

    ▲Discesa

    Dalla vetta dello Strugova ci sono tre opzioni, tutte impegnative. La più semplice è ripercorrere a ritroso la via di salita — tratto terminale, via attrezzata, ghiaione e sentiero di avvicinamento — ed è quella su cui si basano distanze e tempi della relazione. La seconda segue la cresta a sud verso la Veunza e ridiscende l'impegnativa Ferrata della Vita; la terza segue la cresta a nord verso le Ponze e ridiscende la Ferrata della Ponza Grande. Entrambe aggiungono difficoltà a un itinerario già molto impegnativo.

    ▲Storia

    La via ripercorre un itinerario alpinistico salito da Julius Kugy nel 1898; come altre della zona, fu attrezzata tra le due guerre per scopi militari e di pattugliamento del confine lungo la cresta delle Ponze, poi dimenticata e resa insicura dagli anni Novanta. Nel 2022 la Brigata Alpina Julia ne ha curato il rinnovo e l'inaugurazione.

    ▲Da abbinare

    Sempre dai Laghi di Fusine si raggiungono le pendici del Mangart con la Ferrata della Vita e la Ferrata della Ponza Grande. Spostandosi a ovest, al Jof Fuart e al Jof di Montasio, attendono la Ferrata Amalia e la Ferrata Anita Goitan; a sud, nel gruppo del Canin, la Ferrata Grasselli e la Ferrata Julia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario1.314 m
    • Quota max2242
    • Lunghezza12,5 Km
  • Ferrata Julia al Monte Canin

    Ferrata Julia al Monte Canin

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Julia al Monte Canin
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Julia sale al Monte Canin, sul confine italo-sloveno, partendo dalla stazione a monte della funivia che da Sella Nevea raggiunge il Rifugio Gilberti. È un itinerario lungo, con un avvicinamento che risale il ghiacciaio del Canin, e offre la possibilità di un ampio anello passando in territorio sloveno. L'ambiente d'alta montagna è magnifico.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che da Sella Nevea (Udine) sale al Rifugio Gilberti Soravito. Sella Nevea si raggiunge da Chiusaforte (a 20 minuti dall'uscita Carnia-Tolmezzo dell'A23) seguendo le indicazioni verso est per circa 20 km; poche decine di metri oltre il cartello di benvenuto, sulla destra, una via porta agli impianti (punto di partenza su Google Maps). Dal Rifugio Gilberti (1850 m), raggiunto in funivia o da Sella Nevea col segnavia 635 (2h, 750 m di dislivello), si prende il sentiero 632 a destra del rifugio; superato il bivio con il 636 (a sinistra), si tiene la destra in salita verso la Sella Bila Pec, con il rudere di una vecchia caserma. A un nuovo bivio (45' dalla stazione a monte), dove dritto il 632 prosegue per Sella Grubia e il Bivacco Marussich, si tiene la sinistra seguendo i bolli rossi verso il Ghiacciaio del Canin. Il sentiero a mezzacosta porta al ghiacciaio, risalito un dosso morenico con alcuni buchi a cui prestare attenzione; lo stato del ghiacciaio cambia molto di anno in anno e la pendenza cresce avvicinandosi all'attacco. Senza buona segnaletica nei pressi del ghiacciaio, ci si orienta salendo centralmente il canale innevato verso la forcella alta da cui, seguendo la linea logica, si raggiungono le funi: in alto, dove a sinistra i bolli rossi portano alla via attrezzata delle Cenge, si tiene la destra individuando l'attacco della Ferrata Julia (2350 m, 1h 45' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Raggiunto l'attacco — che, a seconda dello stato del ghiacciaio, a volte impone di passare sopra un crepaccio vicino alla parete — si sale in diagonale su una parete levigata dall'azione del ghiaccio. Dopo i primi metri su catena ci si sposta a destra; questo primo tratto, su roccia levigata, è poco arrampicabile e richiede una certa forza di braccia, sfruttando alcuni pioli infissi. Si prosegue verticali con esposizione crescente, ma su roccia ora più appigliata; questa prima parte non era presente nel percorso originario, che con il ghiacciaio intatto attaccava 30 metri più in alto. Un tratto di collegamento a destra, su terreno più facile, porta alla targhetta della Via Julia; si sale su roccette e, spostandosi a sinistra, in un canalino piacevole da arrampicare in spaccata, poi su roccette e facili balzi fino a una parete verticale con ampie staffe metalliche. Oltre la parete, un nuovo canalino si risale senza problemi, prestando attenzione al fondo detritico che, se smosso, cadrebbe su chi sta sotto. La via prosegue con facili tratti verticali, balzi e un paio di traversi, fino a un ultimo canalino che porta al crinale, dove termina la parte attrezzata, con il ghiacciaio circa 200 metri più in basso (2530 m, 45' dall'attacco). Sul crinale corre il confine italo-sloveno e a sinistra sale la via normale; tenendo la destra e seguendo i bolli rossi, con un sentiero di media difficoltà a tratti esposto si raggiunge la croce di legno (attualmente spezzata) della vetta del Canin (2587 m, 15' dal termine della ferrata, 1h dall'attacco, 2h 45' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    L'escursione è molto appagante, tra paesaggi dolomitici del lato sloveno, ghiacciaio e depressioni moreniche; la ferrata, a parte la prima sezione levigata, è ben arrampicabile e priva di difficoltà tecniche di rilievo.

    ⚠ L'avvicinamento risale il ghiacciaio del Canin: lo stato cambia di anno in anno ed è vivamente consigliato avere con sé i ramponi. L'attacco può richiedere di superare un crepaccio vicino alla parete. Il rientro per il Sentiero delle Cenge richiede passo fermo e capacità di disarrampicare passaggi di I e II grado in esposizione; meno difficile, ma più lungo, il rientro dal versante sloveno.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si torna fino al bivio con l'arrivo della ferrata, dove si hanno tre opzioni. La più impegnativa è il Sentiero delle Cenge: dal bivio si segue il crinale fino a un cartello da cui una traccia scende a sinistra, su strette ed esposte cenge che riportano al ghiacciaio, con un passaggio chiave in spaccata su un breve canalino esposto e tratti di disarrampicata tra le cenge (la segnatura non è perfetta in discesa); rientrati al ghiacciaio (1h 45' dalla vetta), si torna alla funivia per il sentiero di avvicinamento (circa 6h totali). La più lunga ma meno impegnativa segue il crinale verso Sella Prevala, poco sotto la cresta in territorio sloveno: ignorati i bivi che scendono in Slovenia, si raggiunge il Monte Forato (con la sua "finestra" sul lato italiano), si passa accanto alla stazione a monte della funivia slovena e si arriva a Sella Prevala (2067 m, 2h 30' dalla vetta); a sinistra, col segnavia 636, si scende il vallone glaciale fino alla stazione a valle (1h 15' da Sella Prevala, circa 6h 30' totali). La terza opzione è il rientro a ritroso per la Ferrata Julia e il sentiero di avvicinamento.

    ▲Storia

    La Ferrata Julia fu costruita nel 1962-63 dagli alpini della Brigata Julia, che di recente ne hanno curato il completo ripristino.

    ▲Da abbinare

    La Julia è abbinabile alla salita al Canin dalla Ferrata Grasselli, sul versante ovest (preferibile scendere dalla Julia). Da Sella Nevea, sul versante opposto, si salgono il Jof Montasio e il Jof Fuart con la Ferrata Amalia, la Ferrata Anita Goitan e i sentieri attrezzati Leva e Ceria Merlone; verso il confine nord, al Mangart, attendono la Ferrata della Vita e la Ferrata delle Balze del Mangart.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)6:30 h
    • Dislivello ferrata185 m
    • Dislivello itinerario737 m
    • Quota max2587 m
    • Lunghezza10,2 Km
  • Ferrata della Vita al Mangart

    Ferrata della Vita al Mangart

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata della Vita al Mangart

    La Ferrata della Vita รจ il cuore tecnico di una grande traversata d’alta quota al Mangart, nelle Alpi Giulie. Si parte dai Laghi di Fusine (UD), si guadagna Forcella Segherza con la ferrata e si prosegue lungo la lunga cresta est fino in vetta, rientrando ad anello dal Bivacco Nogara. รˆ un itinerario lungo, faticoso e molto esposto, con panorami unici lungo il confine italo-sloveno.

    ▲Avvicinamento

    Si lascia l’auto al parcheggio dei Laghi di Fusine (937 m), raggiungibile da Fusine Valromana presso Tarvisio (uscita A23 di Tarvisio) (punto di partenza su Google Maps). Oltre la sbarra si segue la sterrata indicata per il Rifugio Zacchi: a un primo bivio si ignora il sentiero CAI 512 (a sinistra, per il rifugio) restando sulla forestale che segue il CAI 513 per l’Alpe Vecchia. Dopo circa 30 minuti, a un secondo bivio (1030 m), si trascura a destra il CAI 517A (per il Bivacco Nogara, da cui si rientrerร ) e si tira dritto. La stradina si fa sentiero e sale ripida nel bosco fino all’Alpe Vecchia (circa 1300 m, 1h 15′), dove si lasciano a destra il CAI 517 e a sinistra il CAI 513 (per il Rifugio Zacchi) e si prosegue diritti su sbiaditi bolli rossi e ometti in una pietraia. Si entra in un circo di pareti verticali; a un bivio non segnalato (20′ dall’Alpe Vecchia) si ignora la traccia che scende a sinistra verso il CAI 513 e si continua diritti sul ghiaione. Individuata a sinistra la traccia verso il colatoio che scende da Forcella Segherza, si sale ripidi fino al nevaio perenne (ormai ridotto), che si taglia da destra verso sinistra; una stretta cengia con un paio di passaggi in disarrampicata e alcune roccette porta all’attacco, in un camino stretto (circa 1750 m, 2h 45′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L’attacco รจ subito impegnativo: alla base di un camino tetro il cavo sale a destra e nei primi metri, dove la fessura รจ troppo ampia per la spaccata, serve trazione sul cavo per superare la strozzatura; piรน in alto la roccia offre maggiori appigli. Una cengia esposta e attrezzata verso sinistra porta a un secondo camino, piรน facile; si prosegue su una cengia che taglia la montagna verso sinistra (in basso compaiono il Rifugio Zacchi e i Laghi di Fusine). Alcune roccette depositano su una seconda cengia, parallela ma verso destra, di nuovo in direzione del colatoio di Forcella Segherza, dove il cavo serve piรน da autoassicurazione che da appoggio. Si arriva al passaggio piรน iconico: la cengia si interrompe su uno spallone roccioso che si sale per un diedro, poi si traversa a destra aggirando lo spallone con vecchi infissi metallici per i piedi. Si sale quindi verticali, in forte esposizione, superando un tetto roccioso con alcune staffe e un diedro attrezzato con cavo, una grossa catena e staffe (prima a sinistra, poi a destra); spostandosi a destra si supera un ultimo tratto verticale con staffe. Una stretta cengia a destra, molto esposta sopra il nevaio dell’avvicinamento, porta a un breve salto verticale con staffe e quindi a una cengia verso sinistra; il cavo riparte verticale aggirando a sinistra un tetto, si sale una scaletta metallica per superare uno spanciamento e si percorre un esposto traverso a sinistra in leggera salita. Dopo un ultimo tratto verticale le attrezzature terminano momentaneamente: attenzione, perchรฉ qui il percorso non รจ protetto, รจ esposto e la traccia non รจ segnata (a destra il Piccolo Mangart di Coritenza, in lontananza il Bivacco Tarvisio). Seguendo la traccia si raggiunge Forcella Segherza e, tenendo la destra, il Bivacco Tarvisio (2160 m, 1h 45′ dall’attacco, 4h 30′ dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltร 

    Via Molto Difficile non per passaggi atletici continui, ma per l’esposizione costante, l’ambiente severo e la lunghezza complessiva dell’itinerario (difficoltร  ambientali 4/5, esposizione e impegno fisico 5/5). La ferrata รจ solo una parte di un’escursione molto piรน ampia e articolata.

    ⚠ La via, scavata in parte su colatoi, รจ soggetta a frequenti scariche di sassi e necessita di manutenzione: casco obbligatorio e massima attenzione. La traversata di cresta al Mangart va affrontata solo con tempo stabile, buon allenamento e passo fermo, perchรฉ diversi tratti non sono protetti.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2677 m). Punti d’appoggio lungo l’anello: il Bivacco Tarvisio, il rifugio sloveno Koฤa na Mangartskem sotto il Mangart e il Bivacco Nogara; valutabile il pernottamento per spezzare le circa 10 ore complessive in due giorni. Cartografia consigliata: carta delle Giulie Occidentali. Cenni storici: la via fu attrezzata negli anni Venti dagli alpini di confine ed era nota come ‘via della Morte’, anche per i profughi periti nel dopoguerra nel tentativo di varcare il confine; ristrutturata negli anni ’40 e nei primi anni ’80, fu allora ribattezzata ‘Via della Vita’.

    ▲Discesa

    Dal Bivacco Tarvisio si hanno tre possibilitร , tutte impegnative. (1) Tornare a ritroso per la Ferrata della Vita e il sentiero di salita: รจ l’opzione piรน breve ma meno appagante. (2) Seguire la cresta verso nord-nordest fino alla Ponza Grande: richiede esperienza, perchรฉ si procede su cresta con molti passaggi esposti e non protetti, attrezzature in cattivo stato dove presenti, e la salita/discesa alla Veunza chiede passo fermo e assenza di vertigini (utile la conserva); dalla Ponza Grande si scende con la Ferrata della Ponza Grande al Rifugio Zacchi (circa 7h dal bivacco). A metร  di questa cresta si innesta la Ferrata Kugy allo Strugova (ristrutturata nel 2022), valida via di rientro che evita il tratto piรน esposto. (3) Opzione qui consigliata, lunga ma meno impegnativa della cresta alle Ponze: dal bivacco verso sudovest in vetta al Piccolo Mangart di Coritenza (2333 m) con passaggi attrezzati in buono stato (Mala Forca), poi lungo la cresta di confine italo-sloveno (in vista Javolec e Triglav) fino a un bivio (2485 m, 2h 45′ dal termine della ferrata): a sinistra si sale in vetta al Mangart, a destra si scende piรน rapidi aggirando la parete nord per la via normale (brevi tratti attrezzati). Si raggiunge Forcella Mangart (2166 m) e, sul versante italiano, il Bivacco Nogara (1850 m, 1h 30′ dal bivio); da qui il segnavia 517A riporta alla sterrata e al parcheggio (1h 15′ dal Nogara, circa 10h totali). Conservare l’imbrago fino in fondo perchรฉ in cresta restano passaggi verticali attrezzati, e in discesa non lasciarsi sviare dai segnavia sloveni che fanno perdere quota.

    ▲Da abbinare

    Sempre dai Laghi di Fusine si possono salire la Ferrata Italiana e la Ferrata Slovena al Mangart; piรน a ovest, sul Jof Fuart e Jof di Montasio, la Ferrata Anita Goitan, la Ferrata Amalia, il Sentiero Ceria Merlone e il Sentiero Re di Sassonia; piรน a sud, nel Canin, la Ferrata Grasselli e la Julia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Molto Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento2:45 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata240 m
    • Dislivello itinerario1540 m
    • Quota max2677 m
    • Lunghezza16 Km
  • Ferrata del Mangart

    Ferrata del Mangart

    Vie Ferrate › Friuli Venezia Giulia › Udine
    Ferrata del Mangart
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    L’itinerario al Mangart, nelle Alpi Giulie, concatena la verticale ed esposta Ferrata Italiana e la successiva Ferrata Slovena fino alla vetta a 2677 metri, con discesa per la via normale. Si parte dal territorio italiano, ai Laghi di Fusine: una giornata lunga e impegnativa, tecnicamente di media difficolta ma molto aerea e con un notevole dislivello.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall’ampio parcheggio dei Laghi di Fusine, in provincia di Udine; si raggiunge Fusine Valromana (vicino a Tarvisio, uscita A23 di Tarvisio) e da li la deviazione per i laghi. Dal parcheggio si segue la strada quasi pianeggiante verso sud in direzione del Bivacco Nogara, ignorando le deviazioni a destra per il Rifugio Zacchi (segnavia 512) e per l’Alpe Vecchia (513). Dopo circa 45 minuti si lascia la sterrata e si tiene a destra il sentiero 517A per il Bivacco Nogara; la salita si fa decisa nel bosco, poi si esce su ghiaione con il Mangart ben visibile sopra di noi fino al Bivacco Nogara (1850 m, 2 ore e 30 dal parcheggio). La parete della Ferrata Italiana, molto ripida e con intagli e grotte evidenti, e ben visibile nell’ultimo tratto. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    L’attacco e a pochi metri dal bivacco (cartello e scritta su sasso). Si salgono roccette in diagonale con qualche balzo, si entra in una fenditura e, seguendo il cavo, si esce da un foro nella parte alta della grotta. Si risale quindi una parete verticale con buoni appigli naturali e artificiali, mentre l’esposizione, marchio di questa via, aumenta gradualmente; in lontananza si vedono i Laghi di Fusine. Un facile traverso gradonato a sinistra porta a un primo colatoio (fondo un po’ instabile), seguito da un traverso molto esposto che aggira uno spigolo e da un secondo colatoio ben gradonato col cavo a destra. Si esce a sinistra fino alla base di un camino, lo si sale sul lato sinistro con le staffe, si risale un canalino instabile e si chiude la prima meta della via. Un tratto di sentiero di collegamento riporta alle attrezzature e a un terrazzino, sotto una parete verticale povera di appigli dove solide staffe aiutano nei tratti piu ripidi; la parete si restringe a diedro e una stretta cengia a sinistra porta al passaggio piu iconico: quattro metri verticali su staffe sotto un tetto, che si aggira a sinistra raggiungendo un esposto spigolo camminando un paio di passi su staffe sospese nel vuoto. Si aggira lo spigolo col cavo che riparte ripido; la parete e ben attrezzata di staffe ma molto esposta. Si sale verso un nuovo tetto, aggirato da destra con l’aiuto di alcune staffe, e si traversa a destra superando uno spallone. Una nuova parete verticale, verticale nei primi metri e poi piu appoggiata, si risale piegando a destra; segue un facile traverso a sinistra dove gli appigli si interrompono bruscamente e si procede su un paio di pioli sospesi nel vuoto, entrando nell’ultima sezione italiana. Dopo una breve rampa a sinistra e una parete che piega prima a sinistra e poi a destra, si vedono gli escursionisti sul versante sloveno della Forcella del Mangart; si scende a sinistra pochi metri su una cengia, i cavi si incrociano e si sale in diagonale sul bordo di una fessura, poi si scende un paio di metri alla base di un esposto diedro che si risale, seguito da un altro esposto traverso che aggira uno spigolo. Una serie di passaggi piu facili e appoggiati chiude la Ferrata Italiana (1 ora e 30 dall’attacco, 4 ore in totale).

    Si taglia quindi in diagonale verso destra, entrando in territorio sloveno; nei pressi della Forcella Mangart si tiene la sinistra in leggera discesa fino all’attacco della Ferrata Slovena (2240 m, 15 minuti dal termine della ferrata italiana). Questa e composta da due grandi sezioni: la prima risale una gola tenendosi inizialmente a sinistra, senza eccessive difficolta ne arrampicata; si prosegue su una cengia e quindi su tratti verticali, rampe e traversi (di media difficolta) fino a roccette e cenge non attrezzate, con attenzione al fondo detritico, raggiungendo la vetta del Mangart con la grande croce di legno (2677 m, 1 ora dall’attacco sloveno, circa 3 ore dall’attacco italiano, circa 5 ore e 30 in totale).

    ▲Carattere e difficolta

    Itinerario lungo e di grande respiro. Le due ferrate non presentano difficolta tecniche elevate ma sono molto diverse: l’Italiana e decisamente verticale ed esposta, resa di media difficolta dall’abbondanza di staffe; la Slovena e piu appoggiata e arrampicabile, con roccia talvolta levigata.

    ⚠ Giornata lunga con forte dislivello e tratti molto esposti: serve buon allenamento e passo sicuro. Attenzione alla roccia levigata e al fondo detritico; l’attacco della ferrata slovena, a seconda della stagione, puo presentare un ampio tratto innevato. L’itinerario attraversa il confine di Stato tra Italia e Slovenia (area Schengen, senza posti di controllo).
    ▲Discesa

    Dalla vetta si segue la traccia verso la Cresta del Mangart (est) e dopo pochi minuti, a un bivio (2530 m), si scende a sinistra per la via normale tra roccette e ghiaia aggirando la parete nord; i tratti piu ripidi ed esposti sono attrezzati ma non difficili. Dopo circa un’ora, a un bivio in territorio sloveno, si prosegue dritti per la Forcella del Mangart ignorando a destra la traccia per la Ferrata Italiana; si attraversa il confine e si scende ripidamente nel vallone misto di terra, sassi ed erba fino al Bivacco Nogara, da cui si ripercorre a ritroso l’avvicinamento fino al parcheggio (3 ore dalla vetta).

    ▲Storia e da abbinare

    Dopo la Seconda Guerra Mondiale la vetta del Mangart non era piu raggiungibile dal versante italiano perche la via normale saliva in territorio jugoslavo: per questo, nel 1955-56, la sezione CAI Monte Lussari di Tarvisio realizzo, con il contributo degli alpinisti di Cave del Predil, la Ferrata Italiana. In zona si possono dedicare giornate adiacenti alla Ferrata della Vita (abbinabile in discesa alla Ferrata Kugy o alla Ferrata alla Ponza di Mezzo); verso il Jof di Montasio ci sono la Ferrata Amalia, il Sentiero Attrezzato Leva e il Ceria Merlone; al Jof Fuart la Ferrata Anita Goitan e il Sentiero Attrezzato Re di Sassonia; sul versante di Sella Nevea la Ferrata Julia al Canin.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)8:30 h
    • Dislivello ferrata710 m
    • Dislivello itinerario1540 m
    • Quota max2677 m
    • Lunghezza10,5 Km
  • Ferrata Anita Goitan al Jof Fuart

    Ferrata Anita Goitan al Jof Fuart

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Anita Goitan al Jof Fuart
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Anita Goitan (o Sentiero Attrezzato Goitan) è un lungo e panoramico itinerario ad anello nelle Alpi Giulie (provincia di Udine), con partenza da Sella Nevea, appoggio al Rifugio Corsi e traversata da est a ovest dell’anfiteatro del Jof Fuart, di cui è possibile salire la vetta (2666 m). Itinerario esposto ma mai tecnicamente difficile, salvo un paio di passaggi in discesa presso la Madre dei Camosci; molto lungo e con forte dislivello, conviene spezzarlo in due giorni pernottando al Rifugio Corsi.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Sella Nevea, raggiungibile da Chiusaforte (uscita A23 Carnia-Tolmezzo, poi 20 km verso est): si lascia l’auto nell’ampio parcheggio con paline CAI (circa 1200 m; apri il punto di partenza su Google Maps – 46.395039, 13.477250). Si seguono in salita i segnavia CAI 625 nel bosco fino alla Casera di Cregnedul; si prosegue piegando a destra per aggirare il Monte La Plagnota, tagliandone a mezzacosta il versante sud-est verso il Passo degli Scalini (2022 m). Oltre il passo si taglia un vallone fino a un bivio dove a sinistra scende il sentiero 626 dalla Forcella Lavinal dell’Orso (sarà il rientro); si prosegue dritti, perdendo un po’ di quota, ignorando a destra il 628 per Malga Grantagar, e si aggira lo spallone del Campanile di Villico (postazioni della Grande Guerra scavate nella roccia) fino alla conca del Rifugio Guido Corsi (1874 m, 2h 30′ dal parcheggio).

    Dietro il rifugio si segue il 625 per circa 15′ fino a un bivio: a destra prosegue il 625 verso la Forcella del Vallone, si tiene invece la sinistra sul 627. Dopo meno di 5′ un secondo bivio: a sinistra la via normale al Jof Fuart verso la Forcella Mosè, si prosegue a destra sul 627 verso la Forcella di Riofreddo. Si sale ripidi su misto di sassi e prato sotto l’anfiteatro (cengia, canalino roccioso) fino a un bivio (2165 m, 40′ dal rifugio): a destra il 627 al Rifugio Pellarini, si tiene la sinistra verso Goitan. Si sale piegando a sinistra tra roccia e prato, attenti ai segni rossi, per un canalino con roccette fino alla Forcella Riofreddo, dove è l’attacco (2240 m, 1h dal Rifugio Corsi, 3h 30′ dal parcheggio), con una Madonna e una targa commemorativa della Grande Guerra.

    ▲Il percorso

    Si attacca un ripido canalino roccioso non attrezzato con roccette nella parte alta; seguendo la traccia e i segni rossi si sale a sinistra verso un evidente intaglio (attenzione al fondo di ghiaina instabile), poi una cengia attrezzata a esposizione crescente verso sinistra. Se ne esce in salita a sinistra su roccette facili, si risale un canalino attrezzato e una nuova cengia fino alla base di un canalino che porta a una forcella affacciata sulla Conca di Valbruna. Dalla forcella, su tratti attrezzati non difficili, si sale una paretina verticale e poi una rampa a destra, aggirando uno spallone con in vista la Madre dei Camosci. Per raggiungerla si scendono due canalini attrezzati su fondo scivoloso (massima attenzione nella discesa di entrambi), separati da un breve tratto di collegamento, fino al canale che divide le due vette.

    Attraversato il canale si sale decisi verso la Madre dei Camosci: un tratto appoggiato, poi una placca verticale attrezzata con solide staffe e infine un tratto verticale molto arrampicabile. In cima si percorre un panoramico tratto di sentiero che aggira la Madre dei Camosci su un’ampia cengia (alcuni punti esposti sono attrezzati), con vista su guglie e pinnacoli – qui l’Ago dei Camosci – e sull’intera catena delle Giulie, con il Rifugio Corsi visibile in basso. Terminata la cengia, dopo un tratto di collegamento si raggiunge la via normale al Jof Fuart che sale dalla Forcella Mosè (2350 m, 1h 30′ dall’attacco, 5h totali).

    Salita al Jof Fuart (opzionale). Si tiene la destra in salita seguendo segni e ometti fino all’anticima con croce e Madonna e, poco oltre, al punto più alto del Jof Fuart (2666 m, 45′ dal bivio, 5h 45′ totali). Si rientra poi a ritroso al bivio.

    Per proseguire l’anello si tiene la destra verso sud-ovest: il sentiero taglia la montagna e scende per tratti ripidi, alcuni attrezzati (canalino, placca, cengia), fino alla Forcella Mosè (2271 m, 1h dalla vetta) col suo caratteristico gendarme – da qui è possibile scendere per la normale al Rifugio Corsi. Si prosegue invece in salita con brevi tratti attrezzati verso la Cima di Castrein, ricca di residui bellici (postazioni, ricoveri, scalinate e camminamenti); la breve ed esposta deviazione alla cima non viene qui considerata. Si scende quindi per ripidi pendii erbosi, su cui prestare molta attenzione, fino alla Forcella Lavinal dell’Orso (2138 m), dove la Goitan termina (4h 30′ dall’attacco inclusa la salita al Jof Fuart, 8h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile, con difficoltà tecniche 2/5, ambientali 3/5, esposizione 3/5 e impegno fisico 4/5. Non è mai tecnicamente dura, ma è esposta e soprattutto molto lunga (oltre 20 km, circa 1400 m di dislivello): richiede ottima autonomia. Attrezzatura in buono stato. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ I due canalini in discesa verso la Madre dei Camosci, su fondo scivoloso, sono i passaggi più delicati. Attenzione a camosci e stambecchi, numerosi lungo il percorso, che smuovono sassi. Al di sotto della Forcella Riofreddo, sul lato nord, il vecchio sentiero verso il Rifugio Pellarini (cavi arrugginiti) non è più agibile. Verifica inoltre l’apertura del Rifugio Corsi prima di programmare il pernottamento.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta montagna (fino a 2666 m) da percorrere in piena estate con meteo stabile e roccia asciutta. Data la lunghezza, conviene partire all’alba o, meglio, spezzarlo in due giorni con notte al Rifugio Corsi. Possibili nevai residui nei canalini a inizio stagione.

    ▲Discesa

    Dalla Forcella Lavinal dell’Orso si tiene la sinistra in discesa lungo il vallone, senza difficoltà, fino a innestarsi sul sentiero 625 dell’avvicinamento (15′ dal termine della ferrata). Si tiene la destra e si ripercorre a ritroso il sentiero già fatto: Passo degli Scalini, quindi discesa a Sella Nevea e al parcheggio (2h 30′ dal termine della ferrata, circa 11 ore totali).

    ▲Carattere storico

    La via è dedicata ad Anita Goitan, alpinista e sciatrice triestina, ed è stata completata nel 1973 dal CAI di Trieste. Tutto l’itinerario attraversa luoghi segnati dalla Grande Guerra, con postazioni e camminamenti ancora ben visibili.

    ▲Da abbinare

    Con un avvicinamento diverso si può salire il Sentiero Attrezzato Re di Sassonia. Sul vicino Jof di Montasio, in più giorni, la Ferrata Amalia, il Sentiero Attrezzato Leva e il Sentiero Ceria-Merlone. Sul versante della Val Dogna, il Monte Cavallo con la Ferrata Norina. Da Sella Nevea, sul versante del Canin, la Ferrata Julia e la Ferrata Grasselli; verso il confine, al Mangart, l’esposta Ferrata della Vita e la Ferrata delle Balze del Mangart.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:30 h
    • Durata ferrata4:30 h
    • Itinerario totale11:00 h
    • Dislivello ferrata223 m
    • Dislivello itinerario1406 m
    • Altitudine massima2666 m
    • Lunghezza20,2 Km
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