Gruppo: Dolomiti Ampezzane

  • Sentiero Attrezzato Olivieri โ€“ Rifugio Ra Vales

    Sentiero Attrezzato Olivieri โ€“ Rifugio Ra Vales

    Vie Ferrate › Veneto › BL
    Sentiero Attrezzato Olivieri โ€“ Rifugio Ra Vales
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Itinerario di rilievo sotto la parete est di Punta Anna nelle Tofane, con un percorso attrezzato su cenge esposte, scale e un camino che porta a 2580 m nel cuore delle Dolomiti d’Ampezzo. Il Rifugio Ra Vales rappresenta la meta intermedia dell’anello, immerso in uno scenario dolomitico d’eccezione raggiungibile da Cortina.

    ▲Avvicinamento

    Da Cortina d’Ampezzo si sale alla Baita Pie Tofana (1675 m, indicazioni Maps) e si prosegue in seggiovia oppure a piedi per il sentiero 405 fino al Rifugio Pomedes (2303 m). Dal rifugio si percorre la carrareccia e poi una traccia nel ghiaione sotto la parete est di Punta Anna, fino alla targa commemorativa che segna l’attacco (1h15′ dall’impianto superiore, 1h45′ totali).

    ▲Il percorso

    Si attacca con una cengia in salita attrezzata, seguita dalla discesa di una breve paretina con canalino (possibile neve residua in primavera). Si attraversa un secondo canalino e si percorre una nuova cengia su fondo detritico. Si incontra la prima scala esposta, poi alcune roccette e una cengia in discesa. Un tratto ripido e tortuoso su ghiaia porta allo sperone con la seconda scala. Si risale quindi un camino il cui primo balzo รจ atletico, si percorre una cengia sotto un tetto e si supera uno spigolo: il Sentiero Attrezzato termina a 2580 m (1h15′ dall’attacco). Da qui si scende nella valle destra verso il Rifugio Ra Vales (2470 m, 2h totali).

    ▲Carattere e difficoltร 

    Classificato Moderatamente Difficile. Il camino con il primo balzo atletico e le scale esposte sono i passaggi che richiedono maggiore tecnica. Il fondo detritico e la possibile neve residua aumentano il grado di attenzione necessario.

    ⚠ I canalini possono conservare neve fino a luglio inoltrato. Verificare le condizioni prima di partire, soprattutto nella prima parte di stagione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Da luglio a ottobre. Il Rifugio Ra Vales offre ristoro a metร  percorso.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Ra Vales si segue il sentiero 407 verso nord fino alla Forcella Ra Vales (2300 m), poi si scende per canalone alla Baita Pie Tofana (5h30′ totali ad anello). In alternativa si rientra in funivia dal Rifugio Pomedes.

    ▲Da abbinare

    La zona delle Tofane offre numerosi altri itinerari d’alta quota nelle Dolomiti d’Ampezzo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti Ampezzane
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata120 m
    • Dislivello itinerario280 m
    • Quota max2576 m
    • Lunghezza2,9 Km
  • Sentiero Attrezzato Kaiserjager al Lagazuoi

    Sentiero Attrezzato Kaiserjager al Lagazuoi

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato Kaiserjager al Lagazuoi

    Il Sentiero Attrezzato Kaiserjager sale al Piccolo Lagazuoi dal Passo di Valparola, in un contesto impregnato di storia bellica: le trincee e le strutture difensive austriache della Grande Guerra accompagnano ogni passo. Itinerario facile, ideale per avvicinarsi al mondo delle vie ferrate con un’esperienza panoramica di grande impatto.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge il Passo di Valparola, 2 Km a est del Passo Falzarego sulla strada tra Cortina e la Val Badia. Ampio parcheggio nei pressi del bar-ristorante (indicazioni Maps). Dal parcheggio si scende leggermente su sentiero e si percorre una traccia che punta verso le pareti meridionali del Lagazuoi, identificando in alto la gola con il ponte sospeso. In circa 45 minuti si raggiunge la cengia attrezzata che segna l’inizio del percorso.

    ▲Il percorso

    Si percorre la cengia fino a un canalino: lo si risale sfruttando tavole di legno incastrate come gradini e una serie di infissi metallici privi di cavo continuo. Attenzione โ€” su questi infissi ci si deve assicurare singolarmente se si vuole procedere in sicurezza. Superato il canalino si entra su una cengia attrezzata con cavo che porta verso l’alto, offrendo una vista sempre piรน ampia sulle Dolomiti. Si raggiunge il pianoro sommitale e il bivacco militare del Piccolo Lagazuoi (1h 15′ dall’attacco, 2778 m). In discesa si puรฒ scegliere la stessa via o imboccare la galleria di guerra del Lagazuoi che scende alla stazione della funivia.

    ▲Carattere e difficoltร 

    Classificato Facile: i passaggi attrezzati non presentano difficoltร  tecniche significative. Complessitร : tecnica 1/5, fisica 2/5, esposizione 2/5, ambiente 2/5. Ottimo per neofiti con guida o per famiglie con esperienza escursionistica.

    ⚠ Gli infissi metallici del canalino non hanno un cavo continuo: chi intende assicurarsi deve collegare la longe direttamente ad ogni infisso. Verificare le condizioni della via in stagione primaverile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Da giugno a ottobre. Evitare in caso di temporale: la cengia รจ esposta ai fulmini. La funivia del Lagazuoi offre un comodo rientro alternativo.

    ▲Discesa

    Si scende per la via di salita (45′ al parcheggio) oppure si percorre la galleria di guerra interna al Lagazuoi fino alla stazione della funivia e si scende a Passo Falzarego (funivia a pagamento).

    ▲Da abbinare

    Nelle vicinanze: la Ferrata Fusetti al Sass de Stria, la Ferrata Tomaselli e la classica Ra Gusela.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Facile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti Ampezzane
    • Avvicinamento0:40 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata350 m
    • Dislivello itinerario575 m
    • Quota max2778 m
    • Lunghezza5,2 Km
  • Ferrata Alfonso Vandelli al Sorapiss

    Ferrata Alfonso Vandelli al Sorapiss

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Alfonso Vandelli al Sorapiss
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Alfonso Vandelli è una via piacevole e di media difficoltà che taglia in diagonale la parete orientale del Col del Fuoco, sul versante orientale del Gruppo del Sorapiss (Dolomiti Ampezzane, provincia di Belluno). Non raggiunge una vetta: collega il Rifugio Vandelli al Bivacco Comici. Spesso viene inserita nell’anello del Sorapiss insieme alla Ferrata Berti; questa relazione descrive la sola Vandelli con partenza e rientro a Federavecchia, senza bisogno di una seconda auto.

    ▲Avviso importante
    ⚠ Dal 2019 il Sentiero Attrezzato Osiride Brovedani (qui usato per il rientro) è interessato in alcuni punti da una frana ed è fortemente sconsigliato a chi non è esperto nel muoversi su terreno instabile. In alternativa si rientra a ritroso per l’itinerario d’andata oppure si percorre la Vandelli nel più lungo anello del Sorapiss che include la Ferrata Berti. Verifica sempre le condizioni aggiornate prima di partire.
    ▲Avvicinamento

    Si parte da Federavecchia (1368 m), lungo la strada che collega Misurina con Auronzo di Cadore sul versante nord del Sorapiss: si lascia l’auto nell’ampio spiazzo presso l’Hotel Cristallo (apri il punto di partenza su Google Maps – 46.546699, 12.248738). Si segue il sentiero CAI 217 / AV4, prima verso ovest poi verso sud-ovest: nel bosco la pendenza è modesta, poi la traccia si inerpica tra tornanti e strappi più marcati e, dopo quasi 600 m di dislivello, raggiunge il Rifugio Vandelli (1928 m) (1h 45′ dal parcheggio); vale la pena una deviazione al vicino Lago del Sorapiss, dalle caratteristiche acque turchesi. Dal rifugio si segue il segnavia 243, lasciando a destra l’aguzza sagoma del Dito di Dio e salendo deciso verso sud fino alla parete della ferrata, indicata da una targhetta metallica (45′ dal rifugio, 2h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via risale in diagonale la parete orientale del Col del Fuoco, tracciata molto bene per evitare i passaggi difficili. Si attacca con una breve scaletta, seguita da una rampa diagonale verso sinistra con facili balzi rocciosi, fino a un camino che si risale sul versante sinistro grazie a una serie di scalette. Usciti dal camino, sempre verso sinistra, si seguono alcune roccette e poi una cengia; questa termina presto e si sale una fessura appoggiata, da affrontare in spaccata sugli abbondanti appoggi. Termina così la prima sezione.

    La parte centrale è un susseguirsi di strette ed esposte cenge protette da fune metallica. Si prosegue verso sinistra fino a un breve diedro molto appigliato dove si scende di circa 4 metri, poi si continua su una cengia e quindi su un traverso orizzontale: il vuoto alle spalle è notevole – sotto si vedono il Rifugio Vandelli, il Lago del Sorapiss e, in lontananza, il parcheggio di Federavecchia. I traversi mantengono difficoltà moderata con ottimi appoggi per i piedi, ma conviene non temporeggiare per non affaticare le braccia. Tagliando trasversalmente la parete tra strette cenge e brevi traversi sempre esposti, ma privi di difficoltà tecniche sostanziali, si raggiunge l’ingresso di un canalone: ci si addentra prestando attenzione a eventuali residui di neve e sassi smossi, ci si sposta sul lato sinistro e si risalgono alcuni balzi verticali non difficili fino al punto più alto dell’escursione (2370 m). In breve si passa sul versante opposto, dove compaiono alcune indicazioni per chi percorre la via in discesa.

    Da qui l’obiettivo è scendere al Bivacco Comici: la discesa avviene per tratti di sentiero, cenge e alcune roccette attrezzate da percorrere in discesa, senza difficoltà significative ma con attenzione alla roccia non sempre stabile e alla fune metallica, non tesa e quindi di scarso aiuto. Si scende fino al Bivacco Comici (2000 m), dove la ferrata ha termine (2h dall’attacco, circa 4h 15′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile, con difficoltà tecniche 2/5, ambientali 3/5, esposizione 3/5 e impegno fisico 4/5 (per la lunghezza notevole dell’itinerario, oltre 15 km e quasi 1200 m di dislivello). È una via molto ben tracciata che sfrutta le naturali debolezze della parete: non richiede di trazionare sul cavo e nei tratti verticali si può quasi sempre arrampicare. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Tratto centrale molto esposto sulle cenge; nel canalone attenzione a neve residua e sassi smossi; in più punti le scalette e il cavo non sono in condizioni ottimali e la fune spesso non è tesa. Ricorda l’avviso sul Sentiero Brovedani in discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via d’alta montagna (fino a 2370 m) da percorrere in piena estate con meteo stabile e roccia asciutta; il canalone può conservare neve a inizio stagione. L’itinerario è lungo: parti presto e valuta le energie, anche in vista del rientro.

    ▲Discesa

    Il rientro al parcheggio descritto avviene lungo il Sentiero Attrezzato Osiride Brovedani (vedi l’avviso frana 2019: non togliere l’imbraco, vista la presenza di tratti attrezzati anche verticali). Dal Bivacco Comici si scende verso il vallone detritico Busa del Banco, seguendo la traccia verso nord-est e ignorando il sentiero che si stacca verso sud (Sentiero Attrezzato Minazio). Dopo circa 15′ si incontra un primo tratto attrezzato in discesa; seguono altri tratti attrezzati che aiutano nei passaggi ripidi e in un paio di salti verticali più da ferrata che da sentiero. Si scende ripidi tra i mughi, con nuovi salti, un traverso e tratti dal fondo instabile dove l’attrezzatura funge da corrimano; poi, su terreno non più attrezzato, si scende l’ultimo canalone facendo attenzione al fondo erboso scivoloso. Una bacheca segna la fine del Brovedani: ci si innesta sul 226, in falso piano verso est; per tornare all’auto si tiene la sinistra risalendo circa 200 m lungo il sentiero che costeggia il Fiume Ansiei, fino al parcheggio (2h 30′ dal Bivacco Comici, circa 6h 45′ totali).

    ▲Carattere storico

    La ferrata – come l’omonimo rifugio – è intitolata ad Alfonso Vandelli, presidente del CAI di Venezia e celebre alpinista dell’epoca, che si adoperò attivamente e finanziariamente alla costruzione del rifugio e della via. La Vandelli completava l’anello del Sorapiss insieme alla Ferrata Berti e al Sentiero Attrezzato Minazio.

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico è l’anello del Sorapiss con la Ferrata Berti sul versante orientale. In zona Cadore spicca la vicina Ferrata al Ghiacciaio dell’Antelao; a sud la nuova Ferrata dei Caprioli a San Vito di Cadore. Verso le Dolomiti di Sesto, la Cengia Gabriella, la Zandonella e la Strada degli Alpini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento2:15 h
    • Durata ferrata2:00 h
    • Itinerario totale6:45 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario1195 m
    • Altitudine massima2370 m
    • Lunghezza15,6 Km
  • Ferrata Gianni Aglio alla Tofana di Mezzo

    Ferrata Gianni Aglio alla Tofana di Mezzo

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Gianni Aglio alla Tofana di Mezzo

    La Ferrata Gianni Aglio alla Tofana di Mezzo percorre il crinale che collega il Dos de Tofana alla vetta della Tofana di Mezzo (3244 m), nel cuore delle Dolomiti Ampezzane (provincia di Belluno). È una via difficile e molto lunga, in ambiente d’alta montagna, con passaggi tecnicamente di media difficoltà ma esposizione costante e panorami tra i più spettacolari delle Dolomiti. Itinerario impegnativo per dislivello e durata: da affrontare solo con tempo stabile e buona preparazione.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza di riferimento è il Rifugio Dibona (2083 m), raggiungibile per strada asfaltata che si stacca dalla via Cortina–Passo Falzarego (evitare il bivio per il Rifugio Duca d’Aosta; apri il punto di partenza su Google Maps). La ferrata vera e propria parte dal Dos de Tofana (2850 m), che dal Dibona si raggiunge con tre opzioni: 1) al Rifugio Pomedes (2303 m, 45′) per il sentiero 421, poi la Ferrata Olivieri a Punta Anna fino al Dos de Tofana (2h 45′ dal Dibona); 2) al Pomedes (421), poi il Sentiero Attrezzato Olivieri verso il Rifugio Ra Vales e su per il vallone detritico che scende dal Dos de Tofana (circa 3h 30′ dal Dibona); 3) dal Dibona verso ovest sul sentiero 403 nel vallone tra Tofana di Mezzo e Tofana di Rozes, in direzione del Rifugio Giussani; poco prima del rifugio una traccia a destra sale ripida ed esposta, in parte attrezzata, verso Punta Anna, dove si segue l’ultimo tratto della Ferrata Olivieri fino al Dos de Tofana (2h 45′ dal Dibona). In alternativa si può accorciare salendo in funivia da Cortina verso Ra Vales.

    ▲Il percorso

    Dal Dos de Tofana l’itinerario inizia senza targa né attrezzature: si sale verso destra una serie di tornanti fino al filo di cresta, con di fronte l’imponente parete sud della Tofana di Rozes. Sulla cresta i primi passaggi sono semplici, su rampa ben gradonata a zigzag, fino a un’ampia e panoramica cengia con precipizi su entrambi i lati. Si prosegue sul crinale, a tratti attrezzato ma facile, fino a un improvviso balzo dove la prima scala metallica aiuta a rimontarlo. Si percorre un secondo tratto di crinale detritico fino a un altro balzo roccioso, che si sale sul lato sinistro con passaggi verticali; alcune staffe agevolano il singolo passaggio più difficile (leggermente strapiombante). Attraverso un intaglio si torna su un tratto pianeggiante di cresta che si sposta sul versante occidentale; una cengia conduce verso un’evidente forcella, con di fronte la sagoma della Torre Aglio. La forcella (2920 m, 30′ dal Dos de Tofana) è attrezzata con uno spezzone di corda per l’attraversamento.

    Segue una sezione verticale: un diedro di quasi dieci metri (cavo a sinistra, alcune staffe), poi una piccola sella e una parete di una quindicina di metri dove il cavo sale in diagonale a destra, alternando buoni appoggi a singoli passaggi in cui occorre trazionare sul cavo. Una breve cengia e un facile traverso a destra portano a uno spigolo, che si aggira scendendo leggermente sotto la Torre Aglio. Da qui parte la salita alla Torre Aglio, probabilmente il passaggio più impegnativo dell’intera via: circa 30 metri su roccia povera di appigli, aerea, con passaggi difficili sia in salita sia in discesa (20′ andata e ritorno); l’itinerario principale prosegue invece dal bivio. Seguendo la scritta “Tofana” sulla roccia si scende un paio di metri aggirando lo spigolo con l’aiuto di alcuni pioli, e ci si trova davanti a un traverso orizzontale estremamente esposto e leggermente strapiombante: prosegue alcuni metri a destra sfruttando una rientranza per i piedi ed è bene non temporeggiare per non affaticare le braccia. Si esce su una cengia e si prosegue verso un intaglio tra la parete e un torrione.

    Un nuovo tratto di cresta, con un tratto in discesa di sentiero e roccette, porta a un’insellatura sopra il Bus de Tofana (2900 m, 1h 45′ dal Dos de Tofana), dove sulla sella una via di fuga a destra consente (dopo un tratto attrezzato) il rientro per il ghiaione fino al Rifugio Ra Vales. Seguendo la scritta “Cima” si perde un po’ di quota su un lungo tratto quasi orizzontale di cenge e brevi salti; si aggira uno spigolo (freccia) salendo una placca attrezzata con staffe, poi una lunga placca inclinata fino a un camino molto impegnativo, reso più abbordabile da numerose staffe: si sale sul lato sinistro e si esce a destra su un esposto traverso orizzontale con staffe; il cavo riprende poi bruscamente in verticale, aereo ed esposto ma non difficile, grazie a molte staffe. Una cengia a destra porta verso il più piccolo Bus de Tofana; sul versante orientale due scale e un tratto verticale molto esposto, con parete levigata e staffe, conducono alla cresta soprastante. Si percorre l’ampio crinale, una cengia e, oltre alcune reti paravalanghe, una placca appoggiata seguendo le funi verso destra; due scalette metalliche fanno guadagnare ancora quota fino al crinale finale. Tenendo il versante destro si risalgono un paio di balzi e l’ultima scaletta; gli ultimi metri, privi di attrezzature, portano alla croce di vetta della Tofana di Mezzo (3244 m, 3 ore dal Dos de Tofana).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile (D): tecnicamente è piuttosto “assistita” (molte scale e staffe), tanto che la vicina Ferrata Olivieri risulta più impegnativa sul piano tecnico (difficoltà tecniche 2/5). La Aglio mantiene però un grado elevato per l’ambiente d’alta montagna, il dislivello, la lunghezza e l’esposizione costante: complessità ambientale, esposizione e impegno fisico sono tutti 4/5. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Itinerario lungo e d’alta quota (vetta a 3244 m): da percorrere solo con meteo stabile, partendo molto presto. L’esposizione è continua e il traverso strapiombante prima del Bus de Tofana è intenso: gestire le energie e non sostare inutilmente sui passaggi aerei. La via è molto frequentata in alta stagione, con rischio di code nelle tarde ore della mattina. Verificare sempre l’apertura degli impianti di risalita usati per avvicinamento e rientro: se la funivia dalla vetta non è in servizio, occorre programmare il rientro dal Bus de Tofana o verso la Tofana di Dentro, allungando notevolmente l’itinerario.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta montagna, da affrontare in piena stagione con tempo stabile e assenza di neve sui passaggi. Data la lunghezza (8h 30′ o più complessivi) è indispensabile una buona preparazione fisica, scorta d’acqua e abbigliamento adeguato alle rapide variazioni meteo in quota. Pianificare con attenzione gli orari degli impianti per non restare bloccati a fine giornata.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende in direzione nord verso la stazione a monte della funivia, fino a un bivio. 1) Tenendo la destra si raggiunge il Rifugio Cima Tofana (3190 m, 10′ dalla vetta) e si prende la funivia in discesa: lasciata l’auto al Dibona, si scende alla stazione intermedia di Ra Vales (2470 m), si risale brevemente il pendio detritico fino a un bivio e, a sinistra, si percorre in discesa il Sentiero Attrezzato Olivieri verso il Rifugio Pomedes e quindi il Dibona (circa 8h 45’–9h 30′ complessivi a seconda dell’avvicinamento). 2) Dal bivio si scende invece verso la Tofana di Dentro lungo il crinale che porta alla Forcella di Tofana (3085 m, 40′ dalla vetta) — primo tratto, attrezzato, della Ferrata del Formenton; quindi a sinistra su un sentiero esposto a mezzacosta sulla parete occidentale fino alla Forcella del Vallon, da cui si scende per ripido ghiaione al Rifugio Giussani (1h 30′ dalla vetta) e infine, sull’ampio sentiero, al Rifugio Dibona (1h dal Giussani, 2h 30′ dalla vetta).

    ▲Da abbinare

    La Tofana di Mezzo permette molti concatenamenti. L’itinerario classico unisce la Ferrata Olivieri, la Ferrata Aglio e il Sentiero Attrezzato Olivieri; salendo direttamente la Aglio si può abbinare la Ferrata del Formenton alla Tofana di Dentro. In più giorni: le ferrate alla Tofana di Rozes (Lipella e Scala del Menighel) e il facile Sentiero Astaldi tra Pomedes e Dibona. Verso il Passo Falzarego, la Ferrata Tomaselli, la Ferrata al Col dei Bos e la Ferrata Averau.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento2:45 h
    • Durata ferrata3:00 h
    • Itinerario totale8:30 h
    • Dislivello ferrata594 m
    • Dislivello itinerario944 m
    • Altitudine massima3244 m
    • Lunghezza3,2 Km
  • Ferrata Averau

    Ferrata Averau

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Averau

    La Ferrata Averau sale la cima più alta del Gruppo del Nuvolau, nelle Dolomiti Ampezzane (provincia di Belluno). È un percorso attrezzato molto breve, di grado moderatamente difficile, con passaggi nel complesso facili a eccezione di un punto chiave dove la roccia è levigata e priva di appigli. Si raggiunge in pochi minuti dal Rifugio Averau e si abbina con naturalezza alla vicina Ferrata Ra Gusela, regalando dalla vetta un panorama eccezionale su Tofane e Cinque Torri.

    ▲Avvicinamento

    La via si può affrontare dal versante sud (Passo Giau) o nord (Passo Falzarego); in entrambi i casi si deve raggiungere il Rifugio Averau (2413 m). L’opzione più rapida parte dal Passo Giau: scendendo verso Selva di Cadore per circa 3 km (5 minuti d’auto), presso un tornante, si trovano il parcheggio del Rifugio Fedare e gli impianti di risalita che portano direttamente al Rifugio Averau (apri il punto di partenza su Google Maps). Dal Passo Falzarego, invece, si parcheggia al passo (2105 m) e si seguono i sentieri 441 e poi 419 fino alla Forcella Averau (2435 m, 1h 30′); aggirando il monte si raggiunge comodamente il rifugio (15′ dalla forcella, 1h 45′ dal Falzarego). Dal Rifugio Averau un comodo sentiero verso nord-nordest porta all’attacco della ferrata in circa 15 minuti.

    ▲Il percorso

    Dall’attacco si vede l’intera prima sezione. Si inizia con un traverso di una decina di metri in diagonale verso sinistra, reso facile dai buoni appigli; seguono alcuni metri verticali su una parete levigata e povera di appigli, che costituiscono il passaggio chiave della via. Si raggiunge un bivio: a sinistra si entra in uno stretto camino dove alcune staffe agevolano la salita, a destra si supera un passaggio di circa 6 metri su placca verticale ma non difficile. Si prosegue su una cengia fino al secondo tratto verticale, un canalino attrezzato: dopo un primo balzo le difficoltà restano modeste, cercando gli abbondanti appoggi per i piedi. Uscendo dal canalino terminano le attrezzature (15′ dall’attacco). Restano da aggirare le pareti sommitali per la croce di vetta: si sale seguendo alcuni ometti, tenendo il versante destro per evitare alcune roccette, fino alla cima dell’Averau (2649 m, 15′ dal termine delle attrezzature, 45′ dal rifugio), con vista magnifica sulle Tofane e sulle Cinque Torri.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD) soprattutto per via della brevità, ha tutti i parametri di complessità attorno al 2/5. È spesso ritenuta facile, ma il punto chiave senza appigli richiede una certa trazione e l’intera via va percorsa anche in discesa. La roccia, molto frequentata, è in alcuni tratti liscia e unta. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Aggiornamento importante: la ferrata è stata sdoppiata e segnalata con frecce rosse โ€” un percorso per la salita (a sinistra guardando la parete) e uno parallelo, a pochi metri, per la discesa (a destra). Questo riduce gli ingorghi, ormai molto frequenti vista la brevità dell’avvicinamento, ma la discesa resta più impegnativa della salita, con un paio di punti in cui gli appoggi per i piedi sono scarsi e poco visibili. Attenzione alle scariche di sassi e a non smuovere pietre su chi sta sotto. Non adatta a principianti del tutto inesperti se non accompagnati.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota, da percorrere in estate e inizio autunno con meteo stabile. Per evitare il forte affollamento conviene partire nelle ore meno frequentate o nei periodi di bassa stagione. Verificare l’apertura degli impianti se si sale dal Passo Giau e il bollettino meteo prima della partenza.

    ▲Discesa

    Dalla croce di vetta si scende a ritroso lungo l’itinerario di salita (ora sulla corsia dedicata alla discesa). Tornati all’attacco, a seconda del punto di partenza si valuta se rientrare al Rifugio Averau per prendere la seggiovia verso il Passo Giau, oppure proseguire verso il Rifugio Scoiattoli e quindi il sentiero 440 in direzione del Passo Falzarego.

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico è con la Ferrata Ra Gusela al Nuvolau, in un bell’anello attorno alle Cinque Torri. La zona del Passo Falzarego è ricchissima: il Sentiero Kaiserjager al Lagazuoi, la Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos e le ferrate delle Tofane (Aglio, Olivieri, Lipella, Astaldi). Verso sud, al Civetta, la Ferrata degli Alleghesi, la Ferrata Tissi e la Ferrata Costantini alla Moiazza.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:15 h
    • Durata ferrata0:15 h
    • Itinerario totale2:30 h
    • Dislivello ferrata60 m
    • Dislivello itinerario234 m
    • Altitudine massima2647 m
    • Lunghezza3,8 Km
  • Ferrata Albino Michielli Strobel a Punta Fiames

    Ferrata Albino Michielli Strobel a Punta Fiames

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Albino Michielli Strobel a Punta Fiames

    La Ferrata Albino Michielli «Strobel» sale alla Punta Fiames, nel Gruppo del Pomagagnon che domina Cortina d’Ampezzo (provincia di Belluno). È una via di media difficoltà, molto arrampicabile e divertente, con alcuni tratti più impegnativi (i camini) ed esposti (il passaggio dopo la scala), alternati a tratti di cengia e collegamento. Dalla cima il panorama spazia sul Cristallo e sulle Tofane; il rientro, lungo il canalone detritico del Pomagagnon, è la parte più delicata dell’itinerario.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è l’albergo Fiames, a nord di Cortina d’Ampezzo lungo la SS 51 per Dobbiaco, con ampio parcheggio a fianco dell’hotel (apri il punto di partenza su Google Maps). Si attraversa la strada verso nord, in direzione del Pomagagnon e di Punta Fiames, seguendo i cartelli con segni biancorossi che entrano nel bosco di conifere. Il sentiero sale deciso e, dopo alcuni tratti su forestali e ciclabili, prosegue nel bosco in moderata pendenza; dopo una ventina di minuti si esce dal bosco e si affronta una faticosa salita su un ripido pendio detritico fino sotto la parete. Superate alcune facili roccette si raggiunge la targa d’inizio (1650 m, 1 ora dal parcheggio), dove conviene indossare imbracatura e casco anche se la ferrata vera e propria inizia poco oltre. Si percorre una cengia per circa 15 minuti verso sud, seguendo i segni rossi, fino all’attacco delle attrezzature dopo una decina di metri di roccette verso sinistra (1740 m, 1h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto è una bella parete verticale ben appigliata: dopo i primi metri il cavo piega a sinistra e fa guadagnare rapidamente quota, poi un facile traverso di 3-4 metri a sinistra precede un tratto diagonale che porta in un primo camino, una fessura che si allarga e che si risale sul lato sinistro, ben appigliato, con l’aiuto di alcuni pioli. Usciti dal camino, alcune roccette conducono a un secondo camino, più verticale ed esposto: si parte all’interno per poi uscirne sullo spigolo con un movimento un po’ atletico, scavalcando la fune. Seguono roccette esposte, alcuni balzi e un terrazzino panoramico dove riprendere fiato. Dopo un tratto di collegamento tra rocce e mughi (1960 m, 1 ora dall’attacco) il cavo risale molto verticale su roccia levigata, con alcune staffe d’aiuto; un traverso esposto a sinistra porta a una cengia e a un nuovo balzo, seguiti da un tratto di collegamento più lungo che, tra gli ometti, conduce al versante sud. Si supera un salto attrezzato e, dopo una cengia a destra, una lunga scala metallica (2000 m) da cui si esce a sinistra in forte esposizione, su una parete con staffe e pioli: un passaggio aereo e impegnativo. Si sale a un balconcino panoramico e si affronta l’ultima sezione: un traverso a sinistra con buoni appoggi fino a un tetto roccioso, oltre il quale il cavo sale verticale (un piolo aiuta presso una sporgenza); seguono roccette, un balcone e un tratto diagonale a sinistra ben appigliato. Gli ultimi passaggi, su roccette, balzi e brevi traversi non difficili, portano oltre uno spigolo al pianoro sommitale, dove terminano le attrezzature. Un sentiero verso destra, fra gli ometti, conduce alla vetta di Punta Fiames (2240 m, 1h 45′ dall’attacco, 3 ore complessive), con magnifico panorama sul Cristallo e sulle Tofane.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD), con tutti i parametri di complessità sul 3/5: piacevole e ben arrampicabile, con appigli abbondanti, ma con un paio di passaggi più tecnici (i camini) ed esposti (dopo la scala). Le attrezzature sono in buono stato, con fune rinnovata. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ La lunga scala metallica non è protetta da fune ai lati: occorre assicurarsi direttamente alla scala. La via presenta varie interruzioni e non è sempre immediato individuare il percorso, soprattutto nella parte alta dove l’ambiente si fa più severo: seguire con attenzione gli ometti di pietra senza insistere su tracce poco convincenti. Il rientro nel canalone detritico è ripido e impegnativo e in alcuni tratti la traccia è poco evidente: richiede concentrazione e piede fermo, e i bastoncini telescopici sono d’aiuto.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva, da percorrere con meteo stabile: dopo i temporali il canalone di discesa può risultare sfasciato e ancora più insidioso. L’avvicinamento sale rapidamente di quota ed è faticoso con il caldo: servono gambe allenate o molta calma. Portare acqua a sufficienza e verificare il bollettino prima della partenza.

    ▲Discesa

    Si torna a ritroso per gli ultimi metri di sentiero fino a una traccia, sulla destra, che scende sul versante nord verso la Forcella del Pomagagnon (2178 m, 20′ dalla vetta). Si scende quindi a destra nel lungo canalone detritico seguendo il segnavia 202, molto ripido, mantenendo per quanto possibile il lato destro. Raggiunto il Gravon del Pomagagnon — dove a destra si possono seguire le tracce per la Ferrata alla Terza Cengia del Pomagagnon verso Punta Erbing — si tiene la sinistra per tracce fino a intercettare il Sentiero 218, che a destra scende verso Fiames; dalla comoda ciclabile si raggiunge il parcheggio (2h 15′ dalla vetta, 5h 15′ complessive).

    ▲Da abbinare

    Nel rientro si incrocia l’avvicinamento per la Ferrata alla Terza Cengia del Pomagagnon, naturale prosecuzione dell’itinerario verso Punta Erbing. Nelle vicinanze di Fiames parte l’impegnativa Ferrata Bovero al Col Rosa; verso Dobbiaco il Sentiero alle Cascate di Fanes e la Ferrata René de Pol. Verso il Passo Tre Croci, al Cristallo, la Ferrata Bianchi e il Sentiero Dibona.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:15 h
    • Durata ferrata1:30 h
    • Itinerario totale5:15 h
    • Dislivello ferrata495 m
    • Dislivello itinerario1145 m
    • Altitudine massima2240 m
    • Lunghezza7,2 Km
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