Gruppo: Dolomiti di Brenta

  • Ferrata Ottone Brentari

    Ferrata Ottone Brentari

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Ottone Brentari
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Ottone Brentari collega i Rifugi Agostini e Pedrotti sotto la Cima d'Ambiez, nelle Dolomiti di Brenta, senza difficoltà tecniche di rilievo ma con tratti esposti e l'attraversamento di vedrette. Qui è descritta in direzione Agostini-Pedrotti, che consente di percorrere la parte attrezzata in salita godendo dei panorami migliori.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dal Ristoro Dolomiti (768 m) sopra Dorsino: in paese una strada segnalata «Val d'Ambiez» sale stretta lungo la valle fino al ristorante, dove si parcheggia. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio si sale sul CAI 325 fino al Rifugio al Cacciatore (1820 m, 2h 15'), poi sempre sul 325 (Sentiero Dallago) al Rifugio Agostini (2410 m, 3h 30' totali). L'avvicinamento è lungo e supera circa 1700 m di dislivello: ha senso valutare un pernottamento in rifugio per affrontare riposati l'itinerario in quota.

    ▲Il percorso

    Dal Rifugio Agostini si risale verso nord il vallone della Bocca d'Ambiez; si supera il bivio col CAI 321 (Ferrata Castiglioni) tenendo il lato sinistro e affrontando facili tratti attrezzati su roccette e cenge, fino alla Vedretta d'Ambiez (2800 m, 45' dal rifugio). Qui, dove il CAI 304 prosegue dritto verso la Bocca d'Ambiez, si tiene la destra attraversando la vedretta seguendo alcune bandierine rosse e prestando attenzione alla stabilità del ghiaccio presso il bordo. All'attacco (cartello rosso) si sale una parete appoggiata con ampie staffe, poi un traverso ascendente a sinistra e una serie di gradini metallici fino a un segnavia: a sinistra si va verso la Bocca d'Ambiez, a destra in salita prosegue la Brentari. Si guadagna quota con esposizione crescente ma su passaggi mai difficili: una scala metallica prima verticale poi appoggiata, facili balzi attrezzati, un'ampia cengia a destra e altre roccette. Si percorrono una seconda cengia, una serie di scale appoggiate e un tratto facile fino a un'altra scala; una lunga cengia conduce alla Bocca di Tosa (2845 m) e all'ultima scala, percorsa in discesa. Aggirato uno spigolo, dove un tempo c'era un ponte sospeso traballante si percorre una breve ed esposta cengia fino alla Sella di Tosa (2860 m, 45' dall'attacco, 1h 30' dal Rifugio Agostini), dove la ferrata termina.

    Da qui si scende verso il Rifugio Pedrotti su tracce, con splendida vista sulla parete sud di Cima Tosa, sul Campanil Basso e sugli Sfulmini: alcune roccette non attrezzate portano sul versante sinistro della Vedretta di Tosa, che si scende affrontando alcuni nevai. Risalito un breve tratto, si incontrano i bivi per il Sentiero Attrezzato Apolloni e per il Sentiero Palmieri; proseguendo sul CAI 304 si aggira Cima di Brenta Bassa e si arriva al Rifugio Pedrotti (2491 m, 1h dalla Sella di Tosa, 6h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente non difficile, ma abbastanza esposta nel tratto che sale dalla Vedretta d'Ambiez alla Sella di Tosa. Si presta benissimo a essere concatenata con gli altri itinerari attrezzati del Brenta.

    ⚠ Gli attraversamenti delle vedrette dipendono dall'innevamento e dalla sua stabilità, variabili di anno in anno: i ramponi sono un'opzione consigliabile anche in stagione avanzata. Indispensabile meteo stabile, vista la quota e l'ambiente.
    ▲Discesa

    La ferrata termina ben prima del Pedrotti. Per non raggiungere il rifugio si può imboccare il Sentiero Attrezzato Apolloni (CAI 320B), che si stacca a destra circa 20' prima del Pedrotti: esposto ma non difficile, resta in quota fino a Passo Forcoletta (2433 m) e scende al Rifugio al Cacciatore (2h 15' dal termine della ferrata, 8h 30' totali) e quindi al Ristoro Dolomiti (circa 10h). Volendo passare dal Pedrotti si percorre a ritroso il tratto fino all'Apolloni, aggiungendo circa un'ora (11h totali).

    ▲Da abbinare

    Per il lungo avvicinamento conviene unirla ad altri itinerari del Brenta: in più giorni con la Ferrata Castiglioni e il Sentiero dell'Ideale, oppure dal Pedrotti verso Bocca di Brenta con la Ferrata delle Bocchette Centrali e la recente Ferrata Spellini. Più a nord, la Ferrata delle Bocchette Alte con il proseguo nella Benini e il Sentiero Sosat.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Brenta
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata350 m
    • Dislivello itinerario2100 m
    • Quota max2860 m
  • Ferrata Spellini

    Ferrata Spellini

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Spellini
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La recente Ferrata Felice Spellini collega il Rifugio Tosa-Pedrotti con la Bocca degli Armi, punto di raccordo tra la Ferrata delle Bocchette Centrali e quella delle Bocchette Alte, nelle Dolomiti di Brenta. Non presenta difficoltà tecniche elevate, ma è molto esposta e si svolge in pieno ambiente di alta montagna; spesso viene usata come via di rientro, qui invece è descritta in salita all'interno di un anello con le Bocchette Centrali.

    ▲Avvicinamento

    Come per molti itinerari delle Dolomiti di Brenta il punto di partenza può variare; questa relazione considera la Spellini percorsa in salita partendo da Molveno, lasciando l'auto nei pressi della Baita Ciclamino, raggiungibile salendo da Molveno per via Dolomiti (punto di partenza su Google Maps). Dalla baita si segue il segnavia CAI 319 lungo una sterrata in modesta salita fino a un bivio, dove a sinistra il 319 sale ripido al Rifugio Selvata (1630 m, 1h 30'); proseguendo sul 319 si raggiungono prima il Rifugio Tosa (2439 m) e poi il Rifugio Pedrotti (2491 m, 2h 30' dal Selvata, 4h dal parcheggio). Dal Pedrotti si torna al Rifugio Tosa e di qui si procede verso nord-est sul Sentiero Attrezzato Orsi, che in circa 30' porta al bivio di Busa degli Sfulmini (2364 m), dove a sinistra inizia l'itinerario della Spellini (4h 45' dal parcheggio). Per evitare la sosta al Pedrotti e l'ultimo tratto di salita ripida, circa 20' prima del rifugio un'indicazione porta al Sentiero Attrezzato Orsi (CAI 303), prima verso ovest e poi a nord-est, raggiungendo in 30' la palina di Busa degli Sfulmini con la targa metallica (4h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dalla palina di Busa degli Sfulmini si risale il vallone con discreta pendenza, su sentiero ben segnato a serpentine, lungo i ghiaioni sotto il Campanil Basso, fino al cartello rosso che segna l'inizio della ferrata vera e propria, che si sviluppa su circa 200 metri verticali fino alla Bocca degli Armi. Un primo tratto privo di difficoltà, su roccette con staffe di sostegno, conduce sotto la prima lunga e impegnativa scala: in questa via si incontrano diverse scale, ma la prima e l'ultima sono le più faticose perché tendono a spingere in fuori (per chi non è ben allenato può essere utile un rinvio). Si prosegue verso destra affrontando un traverso breve ma da non sottovalutare, poi una breve scala e quindi una salita che alterna scale a cenge, roccette e un paio di facili traversi; merita una nota a parte l'ultima scala, la più lunga e impegnativa. L'esposizione lungo il percorso è notevole, ma mai su passaggi tecnicamente difficili. Dopo l'ultima scala una breve serie di tratti attrezzati porta al termine della Spellini, segnalato da una seconda targa metallica e da un cartello rosso per chi la percorre in discesa (1h 30' da Busa degli Sfulmini, 5h 30' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    La Spellini è caratterizzata da elevata esposizione, accentuata dalla serie di scale; le difficoltà tecniche sono ridotte e, a parte lo sforzo fisico per risalire le scale, solo un traverso è degno di nota. L'attrezzatura è quasi ovunque nuova e in ottimo stato.

    ⚠ Itinerario molto lungo (circa 11h nell'anello completo) e in ambiente d'alta montagna: va affrontato ben allenati e partendo presto. Attenzione all'eventuale neve nel canalone prima dell'inizio della ferrata.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via per la piena stagione estiva. Cartografia consigliata: carta del Gruppo di Brenta di 4Land.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata alla Bocca degli Armi (2749 m), per chiudere l'anello proposto si procede verso sud lungo la Ferrata delle Bocchette Centrali: percorso esposto ma generalmente ben assicurato e senza particolari difficoltà tecniche, con panorami notevoli su Cima Brenta Alta e sulle guglie vicine. Si raggiunge in 2h 30' la Bocca di Brenta, dove finisce la parte impegnativa, e in 15' il Rifugio Pedrotti (2h 45' dal termine della Spellini, 8h 15' dal parcheggio); da qui si ripercorre a ritroso il sentiero di avvicinamento fino alla Baita Ciclamino (3h, 11h 15' totali). In alternativa si può percorrere la Spellini a ritroso e tornare per la via dell'andata, ma vista la lunghezza dell'avvicinamento l'abbinamento con le Bocchette Centrali è decisamente consigliato.

    ▲Da abbinare

    L'abbinamento naturale è con la Ferrata delle Bocchette Centrali. Pernottando in quota (ad esempio al Rifugio Alimonta, 45' dal termine della Spellini) si può concatenare il giorno seguente la Ferrata delle Bocchette Alte. Tra gli altri itinerari del Brenta segnaliamo il Sentiero Attrezzato Sosat, quello dell'Ideale, la Ferrata Castiglioni e la Ferrata Brentari.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Brenta
    • Avvicinamento4:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)11:15 h
    • Dislivello ferrata180 m
    • Dislivello itinerario1236 m
    • Quota max2749 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Castiglioni

    Ferrata Castiglioni

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Castiglioni

    La Ferrata Castiglioni e’ un’esposta via d’alta quota che collega i Rifugi XII Apostoli e Agostini, nelle Dolomiti di Brenta meridionali. Risale una imponente bastionata con un uso abbondante di scale, per cui le difficolta’ tecniche restano contenute (Moderatamente Difficile); a rendere serio l’itinerario sono l’esposizione, la lunghezza e i nevai che si possono incontrare anche in stagione inoltrata. Per dislivello e durata si presta bene a un’escursione di piu’ giorni, con sosta in rifugio.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia che da Pinzolo sale al Doss del Sabion: arrivando a Pinzolo dalla SS239 da Trento, gli impianti sono sulla destra e un ampio parcheggio sulla sinistra (punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione a monte si segue lo stesso avvicinamento del Sentiero Attrezzato della Scala Santa, che conduce al Rifugio XII Apostoli (2489 m, 3h dalla stazione a monte della funivia). Dal XII Apostoli ci sono due modi di affrontare la Castiglioni: percorrerla in discesa verso il Rifugio Agostini (lungo la parete sud della Cima d’Agola, dalla Bocchetta dei Due Denti, 2859 m, fino al bivio per la Ferrata Brentari, 2500 m, da cui si scende 100 m al Rifugio Agostini tenendo la destra al bivio); oppure, piu’ facilmente, percorrerla in salita partendo dal Rifugio Agostini (2410 m) e raggiungendo il XII Apostoli. In quest’ultimo caso, dal XII Apostoli si prende il Sentiero Attrezzato dell’Ideale in direzione del Rifugio Agostini (2h30′ dal XII Apostoli, circa 6h totali); volendo, senza scendere all’Agostini, si tiene a destra il CAI 321 che porta direttamente alla ferrata (circa 5h30′ totali). La descrizione che segue presenta la via in salita.

    ▲Il percorso

    Imboccato il CAI 321 nei pressi del Rifugio Agostini, si sale seguendo i segni bianco-rossi e gli ometti sotto le imponenti pareti della Cima d’Agola, fino alla targhetta metallica che segna l’inizio della ferrata (30′ dal Rifugio Agostini). Si parte risalendo una cengia facile che si stacca a destra della targa; poco dopo due sezioni di gradini in acciaio continui superano un paio di risalti (un tempo attrezzati con scale). Si percorre quindi una cengia abbastanza comoda e ancora una sezione con tre scale, poi una cengia piu’ stretta porta a un terrazzino comodo per gli incroci. Terminata la cengia si sale una nuova scala; spostandosi leggermente a destra si affrontano due scale, la prima con un tratto di un paio di metri molto verticale e la seconda piu’ appoggiata. Il canalone si restringe avvicinandosi alla Bocca dei Due Denti: si risalgono le ultime due scale e si sbuca alla Bocca dei Due Denti (2859 m, 1h15′ dall’attacco), con una stupenda vista sulla Presanella. Da qui si scende lungo il vallone attraversando alcuni tratti di nevaio e facili tratti attrezzati di roccette, con un paio di brevi passaggi di discesa in libera (I grado) che non danno problemi a fondo asciutto, fino a raggiungere il Rifugio XII Apostoli (2h30′ dal Rifugio Agostini, 7h totali).

    ▲Carattere e difficolta’

    La via e’ esposta ma tecnicamente abbordabile grazie alle numerose scale, al punto da risultare a tratti ripetitiva; l’ambiente e il panorama dalla Bocca dei Due Denti ripagano ampiamente. L’aspetto piu’ delicato e’ l’innevamento in quota: e’ prudente informarsi presso i rifugi e portare l’attrezzatura da ghiacciaio, soprattutto se si percorre la variante che passa dal Sentiero Attrezzato dell’Ideale, dove si attraversano nevai perenni.

    ⚠ Possibili nevai anche in stagione inoltrata, in particolare lungo il Sentiero Attrezzato dell’Ideale: sentire i rifugi e valutare ramponi e piccozza. I brevi tratti di discesa in libera (I grado) vanno affrontati a fondo asciutto. Tenere conto degli orari degli impianti di risalita per il rientro a Pinzolo: per un itinerario cosi’ lungo conviene pernottare in rifugio.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione utile dall’estate inoltrata all’inizio autunno, quando i nevai si riducono. Set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco), eventuale attrezzatura da ghiacciaio, acqua e cibo per una lunga giornata. Verificare meteo e condizioni della neve presso i rifugi e organizzare l’uscita tenendo conto degli orari della funivia.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio XII Apostoli si rientra a Pinzolo lungo il Sentiero Attrezzato della Scala Santa percorso in avvicinamento (2h, circa 9h totali). Vista la lunghezza complessiva e gli orari degli impianti, e’ spesso conveniente dormire in uno dei rifugi della zona.

    ▲Da abbinare

    La Castiglioni si combina naturalmente con il facile Sentiero Attrezzato della Scala Santa e con il Sentiero Attrezzato dell’Ideale. Per un’uscita di piu’ giorni, dal Rifugio Agostini si puo’ puntare al Rifugio Pedrotti tramite la Ferrata Brentari o il piu’ facile Sentiero Attrezzato Apolloni; dal Pedrotti partono le Bocchette Alte, le Bocchette Centrali e la recente Ferrata Spellini. Spostandosi a nord si trovano il Sentiero Attrezzato SOSAT, la Ferrata Oliva Detassis, la Ferrata Benini e il Sentiero Attrezzato Vidi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:00 h
    • Durata ferrata2:30 h
    • Itinerario totale9:00 h
    • Dislivello ferrata370 m
    • Dislivello itinerario759 m
    • Altitudine massima2859 m
    • Lunghezza15 Km
  • Ferrata delle Bocchette Alte

    Ferrata delle Bocchette Alte

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata delle Bocchette Alte

    La Ferrata delle Bocchette Alte e’ una delle vie d’alta quota piu’ celebri dell’arco alpino: un itinerario grandioso nel cuore delle Dolomiti di Brenta, che tocca e supera i 3000 metri. I passaggi attrezzati non sono tecnicamente estremi, ma l’ambiente e’ di vera alta montagna, con lunghi tratti esposti (alcuni non protetti) e neve e ghiaccio persistenti presso la Vedretta di Tucket: e’ classificata Difficile soprattutto per esposizione, lunghezza e impegno fisico. Si presta a essere percorsa ad anello e ad essere concatenata con le Bocchette Centrali pernottando in rifugio.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio del Rifugio Vallesinella (1513 m), sopra Madonna di Campiglio: dalla rotonda all’ingresso del paese un cartello marrone indica la strada che in 4 km porta al parcheggio (punto di partenza su Google Maps). La via e’ percorribile in entrambi i sensi (Alimonta-Tucket o viceversa); qui si descrive l’anello che dal Vallesinella sale al Brentei, prosegue all’Alimonta dove inizia la ferrata e termina al Rifugio Tucket, da cui si rientra al Vallesinella. Dal Rifugio Vallesinella si sale per il CAI 317, ripido nel bosco, fino al Rifugio Casinei (1850 m, 45′). Dal Casinei si prosegue sul CAI 318 verso sud-est fino al Rifugio Brentei (2182 m): questo tratto, noto anche come Sentiero della Galleria Bogani, presenta alcuni passaggi esposti ma non difficili (2h15′ dal parcheggio). Dal Brentei si procede sul CAI 323 verso nord-est in direzione del Rifugio Alimonta, ignorando il bivio per la Ferrata Detassis, fino al rifugio dove inizia l’itinerario attrezzato (3h15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal Rifugio Alimonta si sale lungo il vallone detritico tra grossi massi fino a un bivio: a destra si va alla Bocca degli Armi (attacco delle Bocchette Centrali o, in discesa, della Ferrata Spellini), a sinistra verso l’attacco delle Bocchette Alte. Si percorre il versante sinistro del vallone con alcune cenge e roccette attrezzate, fino all’attacco vero e proprio, presso una scala accanto alla quale c’e’ una targhetta metallica (45′ dall’Alimonta, 4h totali). Inizia il tratto dedicato a Umberto Quintavalle, dove diverse scale salgono il versante settentrionale di Cima Molveno; si scende poi verso nord-ovest fino alla Bocca Bassa di Massodi (2790 m, 45′ dall’attacco, 4h45′ totali), dove a sinistra scende la Ferrata Oliva Detassis, utilizzabile anche come via di fuga verso l’Alimonta o il Brentei. La Bocca Bassa di Massodi e’ un tratto di una decina di metri particolarmente esposto, su neve o ghiaia, dove per gli inesperti puo’ servire uno spezzone di corda per procedere in conserva. Da qui parte il tratto dedicato a Mario Coggiola: una serie di scale intervallate da tratti attrezzati esposti ma non difficili porta alla cima pianeggiante dello Spallone di Massodi (2999 m), da cui si scende lungo l’iconica Scala degli Amici, lunga 30 metri, esposta e impegnativa per la pendenza. Seguono facili tratti attrezzati e scale fino alla Bocchetta Alta di Massodi (2950 m, 45′ dalla Bocca Bassa, 2h15′ dall’Alimonta). Si prosegue in salita oltre i 3000 metri nel tratto dedicato a Maria Foresti, caratterizzato non da salite e discese verticali ma da lunghe cenge esposte: pur sembrando meno arduo, i canalini eventualmente innevati richiedono concentrazione. Attraversati i canalini critici si raggiunge una nuova scala che sale passando dalla Spalla Nord della Cima Brenta; si scende poi senza difficolta’ nel tratto dedicato a Carlo Garbari e, dopo una serie di scale e gradini attrezzati, si arriva alla Bocca di Tucket (2648 m, 45′ dalla Spalla Nord della Cima Brenta, 5h dall’Alimonta). Dalla Bocca di Tucket si scende un nevaio non particolarmente agevole, dove serve buon piede (utili i bastoncini), e poi le tracce di sentiero conducono al Rifugio Tucket (30′ dalla Bocca di Tucket, 5h30′ dall’Alimonta).

    ▲Carattere e difficolta’

    Le difficolta’ tecniche sono moderate: la via e’ un continuo saliscendi di scale, cenge e tratti attrezzati, ma classificato Difficile per l’esposizione e per alcuni passaggi non protetti, su tutti la Bocca Bassa di Massodi. Serve buona dimestichezza nel disarrampicare i tratti attrezzati e un buon allenamento, perche’ l’itinerario e’ lungo e dispendioso, in ambiente di alta montagna. Le attrezzature sono in buono stato e le scale, anche se non recenti, sono stabili e ben costruite. Nel 2025 e’ stato installato un nuovo ponte sospeso nel canale sud della Cima Brenta, stabile e ben costruito, che evita un tratto insidioso famoso per le scariche di detriti e neve.

    ⚠ Il tratto Garbari e i canalini in quota possono essere innevati anche in stagione inoltrata: portare ramponi e piccozza nel caso le attrezzature risultino inagibili per la neve. La Bocca Bassa di Massodi e’ esposta e non protetta. Attenzione anche all’affollamento di luglio e agosto nei punti piu’ esposti: conviene partire presto.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota: la stagione utile e’ l’estate inoltrata e l’inizio autunno, quando neve e ghiaccio presso la Vedretta di Tucket si riducono. Oltre al set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco) sono raccomandati ramponi e piccozza, abbigliamento adeguato all’alta montagna e scorta d’acqua e cibo per una giornata di circa 10 ore. Verificare meteo e condizioni dei nevai presso i rifugi prima di partire.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Tucket (2272 m), dove termina la ferrata, la discesa al Rifugio Vallesinella avviene lungo il CAI 317, un lungo sentiero senza difficolta’ che in direzione nord-ovest porta prima nei pressi del Rifugio Casinei e poi giu’ al Vallesinella (1h30′ dal Rifugio Tucket, circa 10h totali per l’intero anello).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento naturale e’ con la Ferrata delle Bocchette Centrali, di cui le Bocchette Alte sono il proseguimento: in questo caso conviene pernottare al Rifugio Pedrotti. La Ferrata Oliva Detassis e’ una variante nel tratto da Bocca d’Armi a Cima Molveno. Proseguendo si puo’ concatenare la Ferrata Benini fino al Passo del Groste’, da cui partono altri itinerari (Sentiero Attrezzato Vidi, Ferrata della Val Gelada, Sentiero Attrezzato delle Palete). In avvicinamento si puo’ usare il Sentiero Attrezzato Violi verso il Brentei, mentre a sud meritano la Ferrata Brentari, la Ferrata Castiglioni, il Sentiero Attrezzato dell’Ideale e il Sentiero Attrezzato Apolloni.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:15 h
    • Durata ferrata5:30 h
    • Itinerario totale10:00 h
    • Dislivello ferrata438 m
    • Dislivello itinerario1500 m
    • Altitudine massima3011 m
    • Lunghezza19 Km
  • Ferrata delle Bocchette Centrali

    Ferrata delle Bocchette Centrali

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata delle Bocchette Centrali

    La Ferrata delle Bocchette Centrali e’ una delle vie attrezzate piu’ famose d’Italia e probabilmente del mondo: un viaggio aereo e spettacolare nel cuore delle Dolomiti di Brenta. Tecnicamente non e’ estrema (Moderatamente Difficile), ma si svolge in alta montagna, e’ molto lunga e attraversa nevai che possono essere ghiacciati: va affrontata con preparazione e con i materiali giusti. La sua bellezza sta nelle lunghe cenge scavate nella roccia e nei panorami sui campanili del Brenta.

    ▲Avvicinamento

    Ci sono due basi di partenza. Opzione 1 (Madonna di Campiglio): si parte dal parcheggio del Rifugio Vallesinella (1513 m), sopra Madonna di Campiglio (punto di partenza su Google Maps). Dal Vallesinella si sale sul CAI 317 nel bosco fino al Rifugio Casinei (1850 m, 45′). Dal Casinei due varianti per il Rifugio Brentei: il CAI 318, che sale deciso fino a un bivio (2048 m) dove a sinistra si andrebbe al Rifugio Tucket mentre si tiene la destra raggiungendo con alcuni saliscendi il Rifugio Brentei (1h30′ dal Casinei, 2h15′ dal parcheggio); oppure il piu’ basso Sentiero Attrezzato Violi (CAI 391), che porta sotto il Brentei con un tratto finale ripido (2h15′ dal Casinei, 3h dal parcheggio). Dal Brentei (2182 m) si segue il CAI 318 fino a un bivio poco prima di Bocche di Brenta, dove si tiene la sinistra raggiungendo l’inizio della ferrata (1h dal Brentei, circa 3h15′ dal parcheggio, 4h se si e’ saliti per il Violi). Opzione 2 (Molveno): dalla Baita Ciclamino, raggiungibile da Molveno salendo via Dolomiti, si segue il CAI 319 lungo una sterrata fino al Rifugio Croz dell’Altissimo (1430 m, 40′); poco oltre, a un bivio, si lascia la sterrata e si tiene la sinistra sul CAI 340 che sale nel bosco verso il Rifugio Selvata (1630 m). Dal Selvata il CAI 319 porta al Rifugio Tosa (2439 m) e poi al Rifugio Pedrotti (2491 m, 2h30′ dal Selvata, 4h30′ dal parcheggio); dal Pedrotti si sale ancora verso Bocche di Brenta (2552 m, 30′), dove inizia la ferrata.

    ▲Il percorso

    La via si apre con una scala metallica di una decina di metri, seguita subito da una seconda e una terza dello stesso sviluppo. Si imbocca poi una cengia con buono spazio per i piedi verso sinistra, facendo attenzione alle sporgenze della roccia; aggirato uno spigolo si risalgono alcune roccette, ormai immersi nei panorami sul Campanile Alto e sulla Cima degli Sfulmini. Inizia quindi una lunga cengia scavata nella roccia che aggira la base occidentale della Cima di Brenta Alta. Si affronta poi una parete piu’ verticale attrezzata prima con staffe e poi con una scala metallica: in questo punto puo’ esserci neve in un canalino anche a stagione inoltrata, e l’attraversamento richiede molta attenzione (per gli escursionisti meno sicuri puo’ essere utile uno spezzone di corda per assicurarsi). Superato il tratto ci si avvicina al raccordo tra la Cima di Brenta Alta e il Campanil Basso: questo primo settore, dedicato a Otto Gottstein e Arturo Castelli, termina alla Bocchetta del Campanil Basso (2620 m, 45′ dall’attacco). Si prosegue lungo il tratto dedicato a Carla Benini e Figari, salendo roccette e percorrendo alcune cenge, tra cui il celebre “ferro di cavallo”, dove la cengia disegna un’insenatura nella montagna con forte esposizione. Si scende poi per roccette e una scala fino a un’ampia cengia in direzione della Bocca degli Armi; dopo un tratto di cresta una serie di lunghe scale metalliche lascia sul nevaio. La condizione del nevaio cambia di anno in anno, ma essendo esposto a nord lo si trova spesso ghiacciato: ramponi e piccozza sono vivamente consigliati per percorrerlo in sicurezza. Si scende lungo il nevaio verso il versante destro del vallone fino a raggiungere il Rifugio Alimonta (2580 m, 2h45′ dall’attacco).

    ▲Carattere e difficolta’

    I passaggi attrezzati in se’ non sono difficili: la via e’ fatta di scale, cenge esposte e brevi tratti verticali ben attrezzati. La vera difficolta’ e’ l’ambiente di alta montagna, la grande lunghezza dell’itinerario e i nevai da attraversare. E’ un percorso adatto a chi ha gia’ esperienza di vie ferrate e di ambiente glaciale, da pianificare con cura, eventualmente con un pernottamento in rifugio per abbinarlo alle Bocchette Alte.

    ⚠ Nevai e vedrette perenni lungo il percorso (in particolare la vedretta presso Bocca d’Armi): non sono passaggi tecnici, ma con neve ghiacciata diventano pericolosi, quindi portare ramponi e piccozza. Possibili tratti di roccia bagnata anche fuori dalle attrezzature: nei tratti esposti e non protetti servono piede fermo e massima prudenza. Itinerario molto lungo: partire presto e valutare il pernottamento in quota.
    ▲Periodo e sicurezza

    La stagione utile e’ l’estate inoltrata, quando i nevai si sono ridotti, fino all’inizio dell’autunno. Oltre al set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco) sono raccomandati ramponi e piccozza per i nevai, abbigliamento da alta quota e scorta d’acqua e cibo per una giornata molto lunga. Controllare sempre meteo e condizioni dei nevai presso i rifugi prima di partire.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata in zona Bocca d’Armi, il rientro dipende dall’avvicinamento scelto. Se si e’ saliti da Madonna di Campiglio: dal Rifugio Alimonta si scende lungo il CAI 323 al Rifugio Brentei e quindi a ritroso per il sentiero di avvicinamento fino al Rifugio Casinei e infine, nel bosco, al Rifugio Vallesinella (3h45′ dal termine della ferrata, circa 9h45′ totali). Se si e’ saliti da Molveno: da Bocca d’Armi si scende con la recente Ferrata Spellini fino al sentiero CAI 303, dove al bivio con il Sentiero Attrezzato Orsi si tiene la destra (1h30′ da Bocca d’Armi); dal CAI 303 si scende al Rifugio Tosa e poi a ritroso per il Rifugio Selvata fino alla Baita Ciclamino (3h45′ dal termine della ferrata, circa 11h totali).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento piu’ appagante, con pernottamento in rifugio, e’ con la Ferrata delle Bocchette Alte. Da Bocca d’Armi, invece di scendere all’Alimonta, si puo’ proseguire sul CAI 305 fino a Bocca Bassa Massodi (2790 m) e scendere la Ferrata Detassis (CAI 396), eventualmente concatenando il Sentiero Attrezzato SOSAT verso il Rifugio Tucket. Nel gruppo meritano anche la Ferrata Brentari, la Ferrata Castiglioni, il Sentiero Attrezzato dell’Ideale e il Sentiero Attrezzato Apolloni a sud, mentre a nord si trovano la Ferrata Benini e il Sentiero Attrezzato Vidi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:15 h
    • Durata ferrata2:45 h
    • Itinerario totale9:45 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario1100 m
    • Altitudine massima2770 m
    • Lunghezza18 Km
  • Ferrata Alfredo Benini

    Ferrata Alfredo Benini

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Alfredo Benini

    La Ferrata Alfredo Benini è il tratto più settentrionale e recente della celebre Via delle Bocchette, nel cuore delle Dolomiti di Brenta (provincia di Trento). Collega il Passo Grostè alla Bocca di Tucket, naturale prosecuzione verso nord della Ferrata delle Bocchette Alte. Di grado moderatamente difficile, è un itinerario lungo fatto di sali-scendi ed esposte cenge con panorami mozzafiato; le difficoltà tecniche sono medie e la via si può percorrere in entrambe le direzioni.

    ▲Avvicinamento

    La via si svolge tra il Passo Grostè e la Bocca di Tucket; questa relazione la descrive dal Grostè verso Tucket, con discesa al Rifugio Tucket e rientro al Grostè. Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che collega Campo Carlo Magno con il Passo Grostè: da Madonna di Campiglio si prosegue verso Folgarida fino all’ampio parcheggio delle funivie sulla sinistra (apri il punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione a monte (presso il Rifugio Stoppani) si sale in moderata pendenza verso nord-est al Passo Grostè seguendo i segnavia CAI 305; si svolta a sud verso Cima Grostè e, a un bivio (CAI 311 che a est scende al Rifugio Graffer, 30′ dalla funivia), si prosegue in salita ignorando la normale a Cima Grostè. Si aggira la parete est di Cima Grostè verso una bocchetta e, dopo un ultimo tratto ripido con bolli rossi, si raggiunge il cartello d’inizio della Ferrata Benini (1 ora dalla funivia). Senza funivia si può salire dal sentiero 301 (2 ore, 600 m di dislivello da Campo Carlo Magno).

    ▲Il percorso

    Si comincia aggirando la parete di Cima Grostè con un primo tratto attrezzato che supera uno spigolo esposto, poi una cengia senza difficoltà verso la Bocca dei Camosci, dove un tratto attrezzato scende più ripido. Inizia una lunga cengia ascendente, dapprima stretta e poi via via più ampia (la fune resta come corrimano), in direzione di Cima Falkner; a tratti la cengia si assottiglia accentuando l’esposizione, ma senza aumenti sostanziali di difficoltà, salvo sporadiche sporgenze rocciose dove conviene abbassarsi. Si supera la deviazione per la via normale a Cima Falkner (40′ andata e ritorno, passaggi di I grado) e si segue la cengia che volge a sud verso il Campanile di Vallesinella e il ghiacciaio di Cima Brenta. Qui inizia un tratto di disarrampicata attrezzata, il più tecnico ed esposto della via (1h 30′ dall’attacco, 2h 30′ complessive).

    Persi un centinaio di metri, si prosegue su una cengia che costeggia la base del Campanile di Vallesinella, con larghezza ed esposizione variabili. Aggirato uno spigolo si attraversa un canalone, si risalgono alcuni facili infissi metallici e, lungo una cengia con il lago di Molveno di fronte, si raggiunge la Bocca Alta di Vallesinella (2897 m), dove si passa dal versante orientale a quello occidentale sotto Cima Sella. Si scende quindi su un tratto di nevaio poco pendente, con magnifica vista sul ghiacciaio di Cima Brenta, seguendo gli ometti (attenzione in caso di nebbia) fino al bivio per il Sentiero Dallagiacoma (2h 15′ dall’attacco), variante più rapida per il Rifugio Tucket (1 ora). Ignorando la deviazione si affronta l’ultimo tratto, il più impegnativo: si aggira la parete occidentale di Cima Sella e, vedendo dall’alto la Bocca di Tucket, si scende per tratti attrezzati fino a un intaglio nella roccia. Segue un passaggio adrenalinico con 5 scale metalliche in discesa e alcune cenge di collegamento, fino a un ultimo breve traverso in salita che porta alla Bocca di Tucket (2647 m), dove la ferrata termina (3 ore dall’attacco, 4 ore dalla funivia).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD): si sviluppa prevalentemente su cenge, con difficoltà tecniche medie (2/5) ed esposizione contenuta (2/5) ma complessità ambientale e impegno fisico più alti (3/5) per la lunghezza e l’ambiente d’alta quota. I due tratti più verticali sono quelli del Campanile di Vallesinella (disarrampicata) e della discesa alla Bocca di Tucket. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Itinerario lungo (oltre 6 ore complessive): da affrontare con meteo stabile, partendo presto e portando molta acqua. La nebbia è frequente in questo settore del Brenta e rende insidioso l’orientamento nel tratto che aggira Cima Sella, segnato soprattutto da ometti di pietra. La discesa dalla Bocca di Tucket si svolge su vedretta/nevaio che, a seconda dell’innevamento e del ghiaccio, può essere insidiosa: si consigliano ramponi e piccozza, e attenzione ai crepacci nel tratto inferiore (uscire dal nevaio in corrispondenza dei due ometti sulla destra).
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta quota, da percorrere a stagione inoltrata con condizioni stabili e nevai ridotti. Verificare l’apertura della funivia del Grostè per avvicinamento e rientro. Dato lo sviluppo e la possibilità di concatenarla con le altre Bocchette, valutare con attenzione tempi, scorta d’acqua e meteo.

    ▲Discesa

    Dalla Bocca di Tucket si scende lungo la vedretta in direzione del Rifugio Tucket (2272 m, 45′ dalla bocca), con la cautela descritta per il nevaio. Sul sentiero si incontrano, a sinistra, il bivio per il Sentiero Attrezzato Sosat e poco dopo l’innesto del Sentiero Dallagiacoma; tenendo il lato destro del vallone si raggiunge il rifugio. Per tornare alla stazione a monte della funivia del Grostè si segue il sentiero CAI 316 verso nord, senza particolari difficoltà (1h 30′ dal Rifugio Tucket, 2h 15′ dal termine della ferrata, 6h 15′ complessive).

    ▲Da abbinare

    La Benini è l’ultimo tratto della Via delle Bocchette e si concatena con la Ferrata delle Bocchette Alte, la Ferrata delle Bocchette Centrali, la Ferrata Brentari e il Sentiero dell’Ideale: percorrere l’intera traversata in più giorni, dormendo nei rifugi in quota, è una delle alte vie più belle dell’arco alpino. Restando attorno al Grostè: il Sentiero Vidi, il Sentiero delle Palete e la Ferrata della Val Gelada. Tra le altre vie del Brenta, la Ferrata Castiglioni.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:00 h
    • Durata ferrata3:00 h
    • Itinerario totale6:15 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario530 m
    • Altitudine massima2910 m
    • Lunghezza11 Km
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