Gruppo: Pale di San Martino

  • Sentiero Attrezzato Gusella – Passo di Ball

    Sentiero Attrezzato Gusella – Passo di Ball

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › TN
    Sentiero Attrezzato Gusella – Passo di Ball
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Un grande anello alpinistico nelle Pale di San Martino che combina la breve Ferrata della Vecia con il più impegnativo Sentiero Attrezzato Gusella–Ball, attraversando forcelle selvagge e ambienti di alta montagna in un itinerario completo di circa 9 ore. Una delle proposte più complete del Parco Naturale Paneveggio–Pale di San Martino.

    ▲Avvicinamento

    Da Malga Civertaghe (1375 m, indicazioni Maps) si imbocca il sentiero 713 verso le malghe superiori. Si segue il 713 fino alla Malga Sopra Ronz, poi a sinistra la variante ripida verso la pietraia. A un bivio si prende il sentiero 739 a sinistra verso la Ferrata della Vecia (2h30′ fino alla Forcella del Porton a 2460 m).

    ▲Il percorso

    La Ferrata della Vecia copre circa 50 m di cambre verticali. Dalla Forcella del Porton (2460 m) si svolta sul sentiero 714 verso Gusella, aggirando la Cima Ball sul versante sud e risalendo alla Forcella della Fede. Si scende un canalino senza protezioni, quindi inizia il Sentiero Attrezzato Gusella: un lungo traverso diagonale sul versante ovest di Cima Ball segnato da bolli rossi, con tratti attrezzati alternati a sezioni su terreno libero. Si giunge alla Forcella Stephen (2650 m, 4h totali). La discesa verso il Passo di Ball (2443 m, 4h45′) è ripida e attrezzata in più punti: una placca di 20 m, un camino e cenge verticali richiedono attenzione. Dal Passo si raggiunge il Rifugio Pradidali (2278 m) per poi risalire al Porton e rientrare a Malga Civertaghe (9h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificato Moderatamente Difficile, ma lungo e impegnativo fisicamente. Combina ferrata vera e propria, sentiero alpinistico attrezzato, tratti liberi esposti e lunga traversata ad alta quota. Necessario partire all’alba.

    ⚠ Il tratto Gusella è segnato solo da bolli rossi: seguirli con attenzione. Non adatto alle prime uscite in ferrata.
    ▲Periodo e sicurezza

    Da luglio a settembre inoltrato, verificando che la Forcella della Fede sia libera da neve. Partenza consigliata alle prime luci.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Pradidali si risale al Porton (7h15′ totali) e si rientra per il sentiero 713 a Malga Civertaghe (9h totali).

    ▲Da abbinare

    L’area delle Pale di San Martino offre itinerari per tutti i livelli; la Ferrata del Porton, inclusa in questo anello nel tratto di salita, è percorribile anche come escursione a sé.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)9:00 h
    • Dislivello ferrata262 m
    • Dislivello itinerario1270 m
    • Quota max2698 m
    • Lunghezza18 Km
  • Sentiero Attrezzato dei Mar al Mulaz

    Sentiero Attrezzato dei Mar al Mulaz

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato dei Mar al Mulaz
    Moderatamente Difficile● ChiusaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ ATTENZIONE — Via CHIUSA: Il Sentiero Attrezzato dei Mar risulta chiuso. Verificare le condizioni aggiornate prima di qualsiasi pianificazione.

    Il Sentiero Attrezzato dei Mar percorre il versante settentrionale delle Pale di San Martino con partenza dall'isolato abitato di Gares, salendo verso il Mulaz tra panorami sul Focobon. Itinerario poco frequentato, tecnicamente non difficile ma con fondo talvolta insidioso su erba e terroso.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge Gares da Canale d'Agordo svoltando verso sud (ovest) per circa 7 Km su una bella vallata (indicazioni Maps). Parcheggio comodo nel paese. A piedi si raggiunge la chiesa e si imbocca l'itinerario verso Malga Stia seguendo le indicazioni, salendo prima su carrareccia poi sul sentiero 754 sul versante sinistro della Val di Greta. In circa 50 minuti si arriva a Malga Stia (1785 m), poi si continua sul sentiero 752 verso Forcella Stia.

    ▲Il percorso

    Da Malga Stia si percorre il sentiero 752 su prati verso Forcella Stia. Puntando alla Cresta dei Mar si arriva a una scaletta metallica e a un cartello che segnano l'inizio delle attrezzature. Si risale la scaletta e si affronta una prima esile cengia attrezzata. Si prosegue su crinale erboso seguendo la labile traccia verso la cresta rocciosa che si percorre restando appena sotto il filo di cresta, seguendo i cavi metallici e prestando attenzione al fondo erboso e terroso che può risultare scivoloso con umidità. Il percorso porta infine verso il Mulaz.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificato Moderatamente Difficile. I tratti attrezzati non sono tecnicamente esigenti ma il fondo instabile e la labilità della traccia richiedono orientamento e prudenza. Complessità: tecnica 2/5, fisica 3/5, esposizione 2/5, ambiente 3/5.

    ⚠ Via attualmente chiusa. Non percorrere senza aver verificato lo stato dell'attrezzatura con la Sezione CAI competente o con la Guardia di Finanza di Falcade.
    ▲Periodo e sicurezza

    Normalmente aperto da luglio a settembre. Verificare la riapertura prima di pianificare l'escursione.

    ▲Discesa

    Dal Mulaz si scende verso il Rifugio Mulaz e poi per sentiero verso Falcade oppure si rientra a Gares per la via di salita.

    ▲Da abbinare

    Nelle Pale di San Martino: la Ferrata del Canalino al Mulaz e la Ferrata Gabitta d'Ignoti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:
    • Itinerario (a/r)7:00 h
    • Dislivello itinerario1180 m
    • Quota max2560 m
    • Lunghezza13 Km
  • Sentiero Attrezzato del Cacciatore alla Cima Stanga

    Sentiero Attrezzato del Cacciatore alla Cima Stanga

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato del Cacciatore alla Cima Stanga
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato del Cacciatore risale la parete orientale del Sass Maor, nelle Pale di San Martino. È un itinerario con elevato dislivello e piuttosto lungo, ma non difficile dal punto di vista tecnico, immerso in uno degli ambienti più spettacolari delle Dolomiti.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è in Val Canali, nella località di Prati Fosne. Per raggiungere la Val Canali si percorre la SS 347 del Passo Duran: arrivando da Fiera di Primiero (TN) si prosegue per circa 5 km verso Agordo fino a un ampio tornante con chiare indicazioni per la Val Canali, quindi si risale la valle, si supera un ampio tornante a sinistra e si continua su strada stretta e a tratti sterrata fino all’Hotel Casera; all’incrocio nei pressi dell’hotel si tiene la destra in salita fino al parcheggio (apri su Google Maps). Il Cacciatore è spesso abbinato alla vicina Ferrata Buzzati come via di rientro; qui lo proponiamo in salita, con rientro lungo il Sentiero Attrezzato Depaoli passando per il Rifugio Velo della Madonna. Dalla località Fosne si segue lo stradello e in breve lo si abbandona per il segnavia 719, che sale a moderata pendenza, dapprima nel bosco; usciti dal bosco si procede verso nord risalendo la Val Pradidali in falsopiano fino al bivio in località Pedemonte (1h30 dal parcheggio): mentre dritti si salirebbe al Rifugio Pradidali, si tiene la sinistra sul segnavia 742, che con ripida salita su ghiaia porta sotto le pareti orientali del Sass Maor, all’attacco del Sentiero del Cacciatore, nei pressi di una frana caduta dal Sass Maor alcuni anni fa (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale con le attrezzature l’area interessata dalla frana fino all’attacco originale del sentiero; si aggira uno spigolo e si sale verso sinistra su una cengia a tratti esposta, che prosegue sotto le strapiombanti pareti del Sass Maor. La salita è piacevole e alterna tratti di cengia protetta a brevi roccette molto arrampicabili e prive di difficoltà, con alcune staffe metalliche nei passaggi più verticali: questi nuovi infissi, aggiunti nell’ultima manutenzione, hanno ridotto considerevolmente i tratti impegnativi di questo storico sentiero. Si prosegue su una lunga cengia dal fondo erboso, in costante esposizione, fino ad aggirare uno sperone ed entrare nel vallone che separa il Cimerlo dal Sass Maor; attraversato un tratto su fondo instabile si raggiunge quello che era il punto chiave della via, un impegnativo diedro che oggi si sale grazie a una lunga serie di cambre metalliche, che riducono se non azzerano le difficoltà originali. Usciti dal passaggio, in un vallone misto di sassi ed erba si seguono i segni biancorossi fino alla forcella (2410 m, 2h30 dall’attacco), raggiunta con salita faticosa ma non difficile, dove termina l’itinerario attrezzato.

    ▲Carattere e difficoltà

    L’itinerario è lungo e con un notevole dislivello, ma le difficoltà tecniche sono ridotte: serve soprattutto prudenza nei vari tratti non attrezzati. L’unico passaggio impegnativo del tracciato originario, il diedro, è ora attrezzato con molte staffe e dunque notevolmente facilitato.

    ⚠ Itinerario lungo e con forte dislivello (1370 m, 8h30): servono resistenza e attenzione costante nei tratti non attrezzati ed esposti, su fondo a tratti instabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 2550 m). Lo sviluppo impegnativo e l’esposizione di alcune cenge richiedono buona preparazione fisica e passo fermo.

    ▲Discesa

    Dalla forcella si hanno due opzioni: a sinistra, lungo l’iniziale sentiero di cresta con segnavia 747 e poi per tratti attrezzati (descritti nella relazione della Ferrata Buzzati), si raggiunge lo spallone orientale del Cimerlo e si può salire in vetta (1h dal bivio); a destra, sul segnavia 742, si sale al Passo della Stanga (2530 m) e si scende al Rifugio Velo della Madonna (2358 m, 30′ dal bivio, 5h totali). Seguendo questa seconda opzione, dal rifugio si imbocca il segnavia 734 del Sentiero Attrezzato Depaoli, che riporta al parcheggio costeggiando le pareti occidentali prima dello Stanga e poi del Cimerlo: si affrontano alcuni tratti attrezzati non difficili — un canalino, alcune cenge, un facile camino — fino al termine delle attrezzature, poi si taglia a mezzacosta con bei panorami, perdendo gradualmente quota fino a Fosne (3h dal Rifugio Velo della Madonna, 8h30 complessive).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico è con la Ferrata Buzzati al Cimerlo, spesso usata come via di rientro. Nella stessa zona si trova anche la Ferrata del Velo della Madonna.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)8:30 h
    • Dislivello ferrata650 m
    • Dislivello itinerario1370 m
    • Quota max2550 m
    • Lunghezza14,2 Km
  • Ferrata Stella Alpina all’Agner

    Ferrata Stella Alpina all'Agner

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Stella Alpina all'Agner

    La Ferrata Stella Alpina è la via attrezzata che porta verso il Monte Agner, nelle Pale di San Martino. Il percorso completo è tra i più impegnativi del panorama italiano: oltre 10 ore, riservate a escursionisti molto esperti non solo di ferrate ma anche di alta montagna. Alla difficoltà del tratto attrezzato si sommano la lunga traversata delle Laste, la salita all'Agner e la difficile discesa lungo il Canalone.

    ⚠ Itinerario lunghissimo (oltre 10 ore, dislivello quasi 1700 m, vetta 2872 m) ed estremamente serio. La traversata delle Laste è esposta, con segni spesso sbiaditi, e diventa proibitiva con la nebbia; con rocce bagnate è sconsigliata. La discesa lungo il Canalone è ripida, su fondo ghiaioso instabile, spesso con nevaio nella parte bassa: utili i ramponi e i bastoncini telescopici. Affrontarla solo in buono stato di allenamento e con meteo stabile; si consiglia di spezzarla in due giorni (Bivacco Biasin a Forcella Pizzon).
    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la località Frassanè (Belluno), alle pendici dell'Agner, raggiungibile da Agordo o da Fiera di Primiero. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. In paese, da via della Vittoria si prende via Domadore fino a una biforcazione coi segnavia CAI (a destra il 771, a sinistra il 772) e si parcheggia in uno spiazzo (1182 m). Si sale col 771 lungo la forestale, poi per prati lungo le piste da sci fino al Rifugio Scarpa (1735 m, 1h dal parcheggio). Dal rifugio, seguendo le indicazioni per la Ferrata e il Sentiero Miniussi, si raggiunge Malga Losch e si tiene la sinistra uscendo dal bosco; avvicinandosi alle bastionate dell'Agner, a un bivio (dove davanti si vede il nevaio del canalone di rientro) si segue a sinistra per l'attacco, al termine di una gola senza uscita, su roccette con bolli giallo-rossi e l'attraversamento di un canale fino al cartello romboidale (1955 m, 1h 45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La prima sezione supera un risalto roccioso, verticale ma appigliato, poi piega a destra su roccette e a sinistra; segue un tratto di collegamento su ghiaia, prato e roccia con vistosi bolli gialli. Si ritrovano le attrezzature presso un cartello che invita a non smuovere sassi: inizia la seconda e più impegnativa sezione. Dopo un tratto diagonale, il cavo sale verticale su una parete dagli appigli poco evidenti, poi traversa a destra verso il primo di una serie di camini, risalito in spaccata con l'aiuto di alcuni pioli. Si traversa a destra verso una stretta gola (attenzione agli zaini ingombranti), che si risale sul versante sinistro; seguono passaggi verticali in esposizione crescente, con il canalone innevato del rientro alle spalle. L'ultima sezione traversa a sinistra fino a un aereo spigolo con vista sul Rifugio Scarpa; si sale una parete verticale fino a un passaggio delicato e leggermente strapiombante lungo una fessura, da affrontare con agilità, poi il cavo piega a destra sotto il passaggio chiave: una placca verticale e liscia da risalire cercando i pochi appigli naturali e i pioli metallici. Gli ultimi metri esposti portano a «Le Laste» (2320 m, 1h 45' dall'attacco, 3h 30' totali). Inizia qui il lungo attraversamento delle Laste dell'Agner, su sentiero dapprima su sassi e prato poi su fondo roccioso, tutt'altro che banale (proibitivo con la nebbia): si seguono segni sbiaditi e ometti, fra roccette da arrampicare in libera e tratti attrezzati su placca e cengia, generalmente esposti e sconsigliati con roccia bagnata, fino al Bivacco Biasin a Forcella Pizzon (2645 m, 1h 45' dal termine della ferrata, 5h 15' totali). Per chi prosegue verso la vetta, si aggira la parete sud-occidentale dell'Agner su tratti attrezzati e un'esposta e aerea cengia, poi una rampa esposta ma non difficile e una traccia ripida fino alla croce sull'anticima dell'Agner (2872 m, 1h dal Bivacco Biasin, 6h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le difficoltà tecniche del solo tratto ferrato sono «molto difficili»; a queste si aggiungono le difficoltà oggettive delle Laste, la salita all'Agner e la difficile discesa lungo il Canalone, oltre a un lungo avvicinamento e rientro. Nel complesso è una delle escursioni attrezzate più impegnative d'Italia.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ). Dalla Forcella Pizzon è possibile rientrare evitando la salita alla vetta. Il Bivacco Biasin è in buone condizioni per l'eventuale pernottamento.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si torna a Forcella Pizzon e al Bivacco Biasin (45' dalla vetta), prestando attenzione al tratto tra cima e cengia per i pochi segni sbiaditi. Dal bivacco si scende ripidamente sul lato sinistro del canalone, su fondo sdrucciolevole con tratti attrezzati, fino a un bivio (segni sbiaditi su roccia): a destra il sentiero lungo il Canalone (qui descritto), a sinistra la via normale con segni gialli. Il Canalone scende a ripidi tornanti su ghiaione instabile, con nevaio nella parte bassa, fino in vista del Rifugio Scarpa e al bivio dell'attacco (1820 m, 1h 30' dal bivacco, 8h 30' totali); poi a ritroso fino al Rifugio Scarpa e, per il 771, al parcheggio (circa 10h totali).

    ▲Da abbinare

    Itinerario che da solo impegna comodamente due giorni. Restando nelle Pale di San Martino si possono raggiungere la Ferrata dell'Orsa in Val San Lucano o, in Val Canali, la Ferrata Buzzati, il Sentiero del Cacciatore e la Ferrata del Canalone; verso il Civetta la Fiamme Gialle, l'estenuante Costantini, la Tissi e l'Alleghesi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata346 m
    • Dislivello itinerario1692 m
    • Quota max2872 m
    • Lunghezza14,4 Km
  • Ferrata Gabitta d’Ignoti a Cima Vezzana

    Ferrata Gabitta d'Ignoti a Cima Vezzana

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Gabitta d'Ignoti a Cima Vezzana
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La breve Ferrata Gabitta d'Ignoti collega Cima Vezzana, la cima più alta del gruppo delle Pale di San Martino, con la Val Strutt. I tratti attrezzati sono tecnicamente di media difficoltà, ma sono inseriti in un lungo anello d'alta montagna che richiede esperienza, allenamento e condizioni meteo stabili; l'ambiente è selvaggio e magnifico e dalla vetta il panorama ripaga ogni fatica. Salita e rientro sfruttano la funivia.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione della funivia di Col Verde, a San Martino di Castrozza (Trento), raggiungibile dalla Val di Fiemme passando dal Passo Rolle oppure dalla SS50 che collega Bassano del Grappa al Passo Rolle; in paese, sul versante verso il Passo Rolle, poco prima di uscire in prossimità di un tornante, si trovano gli impianti e il piazzale per il parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Questo itinerario percorre la Gabitta d'Ignoti in salita, risalendo la Val Strutt e rientrando dalla Val dei Cantoni: è lungo e può convenire spezzarlo in due giorni pernottando al Rifugio Pedrotti o in uno dei bivacchi in quota (Brunner o Fiamme Gialle). Con la funivia si sale a Col Verde e poi al Rifugio Rosetta (2633 m), da cui parte l'itinerario. Si scende verso il vicino Rifugio Vezzana Pedrotti (2581 m, 15') e si segue il sentiero 703 dapprima verso est in discesa, con indicazioni per Val Strutt e Passo delle Farangole; a un primo bivio si ignora il 707 verso la Forcella de Miel tenendo la sinistra in discesa, a un secondo bivio si ignora il 756 che taglia l'altopiano e si resta sul 703 verso nord, innestandosi sulla Valle delle Comelle, fino a un bivio nel Pian dei Cantoni, alla base di un vallone (a sinistra la Val dei Cantoni, che si scenderà al rientro). Si prosegue sul 703 verso il Passo delle Farangole, ignorando il 704, lungo il Sentiero delle Farangole: un primo tratto attrezzato di alcuni metri, poi un percorso più esposto ma piacevole e attrezzato nei punti più aerei, fino alla Val Strutt. A un bivio segnalato con palina si lascia il 703 (che porta al Passo delle Farangole) e si tiene la sinistra salendo lungo il 716 in Val Strutt (2h 30' dalla stazione a monte). Si risale la ripida Val Strutt prestando attenzione a traccia e segni non sempre evidenti, fino al Bivacco Brunner (2667 m, 30' dal bivio), sotto le pareti de Le Ziroccole; dove un tempo c'era un ghiacciaio oggi restano due nevai di dimensioni variabili con la stagione. Si continua a salire al centro del vallone, dove mancano i segni, fino a individuare una palina che segna l'inizio della Gabitta d'Ignoti. Attenzione a non proseguire verso l'attacco della vecchia ferrata, ormai smantellata: il sentiero corretto si trova sulla sinistra e mostra dopo poco un cordino, mentre la traccia di destra conduce alla parete della vecchia via (3h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Individuata la palina sul lato sinistro del vallone si va a sinistra e si risale un canalino non in perfette condizioni, dove serve molta attenzione, fino a incontrare le corde fisse. La ferrata è divisa in due tratti attrezzati con un tratto di collegamento: il primo è un passaggio verticale su balzi e roccette seguito da un traverso a sinistra; segue il collegamento, con un passaggio su cengia e su sentiero; il secondo tratto sale in diagonale su una placca e poi su roccette attrezzate non difficili. Esaurite le attrezzature si seguono la traccia e gli sbiaditi segni rossi in salita verso Cima Vezzana; prima di raggiungerla vale uno sguardo alla Val Strutt appena risalita e alle cime aguzze che la sovrastano. Si arriva quindi a Cima Vezzana (45' dall'attacco, 4h 15' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    I tratti attrezzati sono tecnicamente di difficoltà medio-bassa, ma non devono trarre in inganno sull'impegno complessivo: l'itinerario è lungo e il dislivello assoluto, contando i numerosi saliscendi, è ben maggiore di quello relativo. L'esposto Sentiero delle Farangole, la risalita della Val Strutt, l'ultimo tratto di avvicinamento e la discesa da Cima Vezzana richiedono più esperienza di montagna che di vie attrezzate.

    ⚠ Se la via si percorre in salita dalla Val Strutt, prestare attenzione a non essere attratti dal vecchio tracciato ormai dismesso (ancora indicato sulle cartine non recenti). Percorrerla solo con cielo limpido e tempo stabile, vista la lunghezza e i tratti su nevaio.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota per la stagione estiva. Lungo la discesa permangono nevai e, nella Val dei Cantoni, possibili crepacci nella parte inferiore: l'innevamento varia di stagione in stagione. La via è dedicata alla memoria dei finanzieri Salvatore Gabitta e Giuseppe D'Ignoti, assassinati il 24 luglio 1966 nella caserma della Guardia di Finanza di San Martino di Casies (Alto Adige) in un attentato del Bas; tra il 1956 e il 1988 quella stagione di violenza contò 361 attentati, 21 morti e 57 feriti.

    ▲Discesa

    Per chiudere l'anello si scende sul versante opposto, verso il Passo di Travignolo. Da Cima Vezzana si segue una traccia (segnavia 716) con, alla destra, i resti del Ghiacciaio del Travignolo; si percorre un tratto di cresta e poi una discesa generalmente coperta da nevaio, a zigzag, fino al Passo di Travignolo (2985 m, 40' da Cima Vezzana). Inizia quindi l'impegnativa discesa lungo il nevaio della Val dei Cantoni, con alcuni tratti attrezzati e un paio di attraversamenti su neve in passaggi esposti. Terminata la discesa del vallone si segue il 716 che taglia a mezzacosta a destra, in salita, verso il Passo Bettega (2658 m); dal passo si scende fino a un bivio dove a destra si cala ripidi su roccette verso Col Verde, oppure si prosegue su sentiero privo di difficoltà verso il Rifugio Pedrotti (2581 m) e quindi in salita alla stazione a monte della funivia, presso il Rifugio Rosetta (2h dal termine del vallone, 2h 45' da Cima Vezzana, circa 7h complessive).

    ▲Da abbinare

    La Gabitta d'Ignoti viene spesso abbinata alla Ferrata Bolver Lugli, salendo a Cima Vezzana da San Martino e percorrendo in senso inverso gran parte di questo itinerario; in tal caso, valutando la lunghezza, conviene spezzarlo in due giorni proseguendo verso il Passo delle Farangole e il Rifugio Mulaz, da cui eventualmente la Ferrata del Mulaz. Pernottando al Rifugio Rosetta si può poi puntare a sud verso il Passo di Ball, con il Sentiero Attrezzato Gusella, la Ferrata del Porton e in discesa la Ferrata del Velo; a est si incontrano la Ferrata Dino Buzzati e il Sentiero del Cacciatore. Nella zona orientale delle Pale si trovano infine la Ferrata dell'Orsa, la Ferrata Stella Alpina all'Agner e la Ferrata Fiamme Gialle.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)7:00 h
    • Dislivello ferrata120 m
    • Dislivello itinerario624 m
    • Quota max3192 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Fiamme Gialle alla Croda Granda

    Ferrata Fiamme Gialle alla Croda Granda

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Fiamme Gialle alla Croda Granda

    La Ferrata Fiamme Gialle è il cuore tecnico e atletico di una grande traversata al Bivacco Reali, ai piedi della Croda Granda, nel versante interno delle Pale di San Martino. La via attrezzata in sé non è lunga, ma è incastonata in un itinerario faticoso che pretende ottimo allenamento, esperienza alpinistica e tempo stabile: l'avvicinamento è impegnativo e il rientro, qualunque variante si scelga, non va mai sottovalutato.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla Val Canali, valle interna al gruppo delle Pale. Arrivando da Fiera di Primiero (Trento) si percorre la SS347 del Passo Duran per circa 5 km in direzione Agordo, fino a un ampio tornante con chiare indicazioni per la Val Canali; si risale tutta la valle, si ignora un tornante a sinistra proseguendo dritti e, a un bivio nei pressi di una chiesetta, si tiene la destra fino al parcheggio presso Malga Canali, a 1302 m (punto di partenza su Google Maps). Lasciata l'auto si imbocca l'ampia sterrata che entra nel bosco quasi in piano; ai due bivi successivi si ignorano sia il Troi del Todesch (a destra) sia il sentiero per il Bivacco Minazio (a sinistra) e si resta sul sentiero 707, che oltrepassa il torrente Canali e sale ripido con una lunga serie di tornanti al Rifugio Treviso (1631 m, 1h dal parcheggio). Dal rifugio si prosegue sul 707 verso nord, in direzione Forcella dell'Orsa e Forcella Miel, tagliando a mezzacosta con qualche strappo. Si aggira la parete occidentale della Pala del Rifugio, si attraversa in basso un primo vallone a nord di essa (dove può comparire il primo nevaio), si risale un facile canalino e si raggiunge il Vallone dei Vani Alti, sulla destra, con in alto a sinistra la Forcella dei Vani Alti (da cui parte il sentiero usato come possibile rientro). Restando sul 707 verso nord, oltre un eventuale secondo nevaio, si arriva al Vallone del Coro: qui un bivio segnalato indica a destra il Bivacco Reali e la Ferrata Fiamme Gialle (1h 15' dal Rifugio Treviso, 2h 15' dal parcheggio). Da questo punto l'avvicinamento si fa più severo: si risale il Vallon del Coro su ghiaione con ripide serpentine (in caso di nevaio prestare attenzione alla traccia sul lato sinistro, segnata su un sasso), si superano brevi strappi rocciosi seguendo bolli rossi e ometti e, su un tratto pianeggiante, si trova l'attacco (1h 15' dal bivio, 3h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata si apre alla classica targhetta rossa con un traverso a sinistra di circa 5 metri in buona esposizione, oltre il quale il cavo punta verso l'alto. Si sale lungo il lato destro di un canalone alternando brevi tratti verticali ben appigliati a traversi, in una sezione iniziale piacevole e senza eccessive difficoltà tecniche. Si arriva quindi a una prima parete verticale di una quindicina di metri, attrezzata con staffe nella metà inferiore per sopperire alla scarsità di appigli; si prosegue in diagonale, si aggira uno spigolo e si affronta una seconda parete verticale analoga, ancora con staffe. Alcune rampe inclinate fanno guadagnare quota rapidamente lungo il lato destro del canalone; in cima si supera una bella parete impegnativa su un diedro, da cui si esce verso sinistra. Un traverso verso destra porta a un canalino più stretto che si risale sul versante sinistro; lo si attraversa poi senza attrezzature, facendo attenzione al fondo non del tutto stabile. Si superano alcuni balzi verticali, in parte attrezzati con staffe metalliche, ed entra la sezione finale: un canalino che assume dapprima forma di camino e poi si allarga, da percorrere sul versante sinistro fino alla targhetta rossa che annuncia la fine della via, presso la Forcella del Mormor (2600 m). Tenendo la destra della forcella si segue una traccia con bolli, in salita tra le rocce, fino ad affacciarsi sull'altopiano opposto dove appare, a sinistra, il Bivacco Reali (2650 m, 1h 15' dall'attacco, 4h 45' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    La ferrata è oggi in ottime condizioni e alcuni anni fa è stata ammodernata con l'aggiunta di staffe nei passaggi più ostici, risultando tecnicamente meno dura rispetto al passato; resta comunque una via verticale e atletica, inserita in un contesto d'alta montagna selvaggio.

    ⚠ È un itinerario lungo e faticoso: l'avvicinamento, in particolare la risalita del Vallon del Coro, è impegnativo, e il rientro — in entrambe le varianti — comprende passaggi in libera e, sul sentiero dei Vani Alti, terreno alpinistico esposto. Da affrontare solo in ottime condizioni di allenamento e con meteo stabile; se si sale anche la Croda Grande conviene pernottare al bivacco o partire molto presto dal Rifugio Treviso.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario per la stagione estiva, con possibili nevai residui lungo l'avvicinamento e i valloni; nei tratti innevati prestare attenzione alla traccia. Dal Bivacco Reali, in 1h 30' andata e ritorno di buon passo, si può salire la vicina Croda Grande, allungando però notevolmente la giornata.

    ▲Discesa

    Il rientro inizia sull'ampio altopiano dei Foch, alla base della Croda Grande: si procede quasi in piano seguendo i radi segni fino alla Forcella Sprit (2573 m), poi in quota verso uno spigolo, giù in una conca e di nuovo in salita a una palina (2528 m, 45' dal bivacco) dove si presenta un bivio. A destra scende il Sentiero Alpinistico non attrezzato dei Vani Alti (più breve ma aereo e impegnativo): percorso alpinistico con qualche fittone per assicurarsi in autonomia con una corda (le eventuali corde fisse non sono garantite di stagione in stagione); in alto scende in diagonale a destra su fondo appigliato, poi affronta il tratto più ostico — un'esposta rampa/cengia verso sinistra e uno stretto canalino dal fondo scivoloso — quindi un ultimo passaggio difficile presso una targhetta, dove si scendono un paio di metri di spigolo aereo, e infine il ripido e instabile canalone fino al Vallone dei Vani Alti e al bivio sul 707; a ritroso si torna al Rifugio Treviso (2h dalla Forcella dei Vani Alti, 2h 45' dal termine della ferrata, circa 8h totali). Proseguendo invece dritti dal bivio si scende per il Sentiero della Scaletta, meno esposto ma più lungo e con tratti di disarrampicata di I grado: dalla Conca dei Vani Alti si scende verso sud-ovest verso il Sasso d'Ortiga incontrando il caratteristico passaggio della scaletta (15 m, I grado), poi a Forcella Sant'Anna (2445 m), giù fino all'innesto col sentiero 720 e in salita su vallone franoso alla Forcella delle Mughe (2244 m, 2h 30' dal termine della ferrata); da qui un erto sentiero scende il canalone tra Sasso d'Ortiga e Pala della Madonna fino al ghiaione e al bosco del Rifugio Treviso (1h 15' dalla Forcella delle Mughe, 3h 45' dal termine, circa 9h totali). Dal Rifugio Treviso si rientra al parcheggio per il sentiero dell'andata (45'): in totale circa 9h con i Vani Alti, circa 10h con la Scaletta.

    ▲Da abbinare

    L'itinerario è troppo lungo per deviazioni in giornata, ma volendo pernottare in zona si può aggiungere la breve ma difficile Ferrata del Canalone presso il Rifugio Treviso, oppure dalla Val Canali raggiungere la Ferrata Dino Buzzati e il Sentiero Attrezzato del Cacciatore. Dal bivio di avvicinamento si può salire alla Forcella dell'Orsa, arrivo della Ferrata dell'Orsa, mentre sullo stesso versante orientale delle Pale si raggiunge il Monte Agner con l'impegnativa Ferrata Stella Alpina.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata499 m
    • Dislivello itinerario1519 m
    • Quota max2849 m
    • Lunghezza21 Km
  • Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo

    Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo

    La Ferrata Dino Buzzati sale al Cimerlo, in un angolo stupendo e poco battuto delle Pale di San Martino, ricco di guglie e panorami dolomitici. È una via storica divisa in due sezioni: la prima medio-facile, la seconda impegnativa ed esposta lungo un lungo diedro aereo. Avvicinamento e rientro sono lunghi e a tratti difficili: itinerario da non sottovalutare.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è la località Prati di Fosne, in Val Canali. Dalla SS347 del Passo Duran, venendo da Fiera di Primiero (TN) verso Agordo, dopo circa 5 km si imbocca a un ampio tornante la deviazione per la Val Canali; si risale la valle, si segue un ampio tornante a sinistra e si prosegue sulla strada stretta e a tratti sterrata fino all’Hotel Casera, dove a un incrocio si tiene la destra in salita fino al parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio (1319 m), tra prati e baite con il Cimerlo che svetta a nord, si risale lo stradello a tornanti seguendo i segnavia 747, in costante salita nel bosco verso le propaggini meridionali del Cimerlo. Usciti dal bosco si sale un primo ripido canalone sassoso e poi un secondo che porta all’attacco della ferrata (2120 m, 2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia salendo in diagonale una parete appoggiata e ben appigliata, fino a un primo salto verticale attrezzato con abbondanti cambre; il cavo piega a destra in un canalino con cambre nella parte alta, si risale un breve camino sul lato sinistro e poi la salita si fa più facile, con cenge a tratti esposte e sentiero attrezzato su roccette dentro un canalino. Si arriva così alla seconda sezione, più impegnativa. Qui la via è stata modificata: a sinistra lo stretto intaglio dove un tempo si saliva l’angusto camino (con scale e passaggi di forza e agilità), a destra una lunga placca verticale che forma un diedro con la parete; oggi si sale all’esterno del camino lungo l’esposto diedro, con attrezzature nuove e in perfetto stato. Si raggiunge il diedro dopo un sentiero attrezzato che sale una rampa e poi un canalino a destra (alcune staffe a sinistra per i balzi più marcati); aggirata la lama di roccia ci si trova sotto il passaggio chiave: un lungo ed esposto diedro con un tratto strapiombante circa a metà. Si parte sul lato sinistro, appoggiati poi verticali; a metà ci si sposta con cautela sul lato destro in forte esposizione e si risale una lunga serie di cambre sopra una fessura; dopo una decina di metri si torna sul lato sinistro salendo la lama attrezzata con cambre, sempre molto esposti, fino a uscire dal camino e a esaurire le attrezzature sui prati sommitali (1h 15′ dall’attacco). Seguendo la traccia a zig-zag si raggiunge lo spallone orientale del Cimerlo (2480 m, 20′ dal termine delle attrezzature, circa 1h 40′ dall’attacco, circa 3h 40′ totali); la vetta del Cimerlo richiede altri 15′ a sinistra.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Difficile, con attrezzatura rinnovata di recente e in ottimo stato: la prima sezione è medio-facile, la seconda — il lungo e aereo diedro — è medio-difficile e molto esposta. L’itinerario complessivo è lungo e a tratti difficile, in zona meno frequentata di altre Pale.

    ⚠ Avvicinamento e rientro sono lunghi e impegnativi: da non sottovalutare. Attenzione al tratto non banale in discesa sotto il Cimerlo, su fondo franoso anche se attrezzato.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2503 m). Cartografia: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino (4Land). Cenni storici: la via fu attrezzata nel 1977 dalla guida alpina Gabriele Franceschini in memoria dello scrittore e giornalista Dino Buzzati (1906-1972), grande appassionato di montagna.

    ▲Discesa

    Dallo spallone orientale si scende un tratto ripido attrezzato: ripide roccette, un canalino (passando da destra a sinistra su un masso incastrato), fondo franoso ma sempre attrezzato, e alcuni balzi verticali fino a un sentiero sotto la cresta tra Cima Stanga e il Cimerlo. A un bivio (30′ dal termine delle attrezzature): a destra scende il Sentiero Attrezzato del Cacciatore (segnavia 742, circa 2h, mediamente impegnativo) che alla base del Sass Maor immette sul sentiero 719, in prevalenza in falsopiano fino al parcheggio (circa 7h 30′ totali); diritti si scende invece al Rifugio Velo della Madonna (30′) per il Sentiero Attrezzato Depaoli (circa 8h totali). Qui descriviamo il rientro più rapido per il Sentiero del Cacciatore.

    ▲Da abbinare

    Spesso abbinata in discesa al Sentiero del Cacciatore; raggiungendo il Rifugio Velo della Madonna si collega alla Ferrata del Velo, al Sentiero Gusella e alla Ferrata del Porton verso il Pradidali; più avanti la Gabitta d’Ignoti. In itinerari di più giorni anche la Ferrata Bolver Lugli, la Ferrata delle Fiamme Gialle e la Ferrata del Canalone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)8:30 h
    • Dislivello ferrata403 m
    • Dislivello itinerario1177 m
    • Quota max2503 m
    • Lunghezza9,2 Km
  • Ferrata del Velo

    Ferrata del Velo

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata del Velo

    La Ferrata del Velo sale a Forcella del Porton in un bellissimo ambiente delle Pale di San Martino, dominato da Sasso Maor e Cima della Madonna. È una via di media difficoltà, perfettamente attrezzata, che qui descriviamo in salita con rientro ad anello per la breve Ferrata della Vecia.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è Malga Civertaghe, nel comune di San Martino di Castrozza (TN), raggiungibile per circa 3 km di strada forestale: da San Martino si prende la statale verso sud e, al quarto tornante, si imbocca diritta la strada (parzialmente attrezzata ma in discrete condizioni), tenendo poi la destra in salita fino al parcheggio della malga (punto di partenza su Google Maps). Da Malga Civertaghe (1375 m) si sale verso le pareti della Cima Val di Roda sul sentiero 713, oltre i ruderi di Malga Sopra Ronz; a un bivio si tiene la sinistra (713, in salita ripida) lasciando il 724. Usciti dal bosco su pietraia si arriva a un bivio: a destra il 713 prosegue verso il Rifugio Velo della Madonna, a sinistra si stacca la traccia che si userà per il rientro dalla Ferrata della Vecia. Restando sul 713, con qualche facile tratto attrezzato, si raggiunge il Rifugio Madonna del Velo (2358 m, 2h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal rifugio si sale prima su ghiaione poi su roccia fino all’attacco, con San Martino di Castrozza alle spalle. Si inizia con una rampa diagonale, poi si sale in diagonale a sinistra e di nuovo a destra in un passaggio un po’ atletico fino alle prime cambre; si prosegue in verticale su parete attrezzata con cambre e un passaggio leggermente strapiombante. Dopo una placca appoggiata in diagonale si affronta il tratto più adrenalinico: dopo una leggera discesa, un traverso prima orizzontale su cambre poi in diagonale, con buona esposizione, quindi un salto di 3 metri con cambre e un tratto verticale attrezzato, le cui difficoltà sono molto ridotte dall’abbondanza di cambre e appigli naturali. Dopo un canalino si sale uno spigolo (prima a destra, poi a sinistra) e ci si inserisce in un canalino appoggiato con cambre nella parte alta. Il tratto conclusivo prevede una paretina verticale, un traverso che gradualmente si allarga e un sentiero attrezzato in diagonale fino al termine delle attrezzature; si prosegue su sentiero in modesta salita e, dopo alcuni tornanti, si raggiunge la Forcella del Porton (2460 m, 1h dal Rifugio Madonna del Velo, 3h 15′ totali), con splendido panorama su Sasso Maor e Cima della Madonna.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà senza singoli passaggi tecnicamente duri: è perfettamente attrezzata e i tratti più impegnativi sono protetti da cambre ampie e abbondanti che riducono molto le difficoltà.

    ⚠ Itinerario d’alta quota: nei canaloni e nei valloni rivolti a nord può esserci neve anche in stagione inoltrata; affrontarlo con tempo stabile.

    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva (quota massima 2460 m circa). Cartografia: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino (4Land).

    ▲Discesa

    Poco prima della Forcella del Porton una palina indica sia il Sentiero Gusella (714) sia la discesa in Val della Vecia (739). Si scende lungo il vallone, prima sassoso poi erboso, fino all’attacco superiore della Ferrata della Vecia, che con una lunga serie di cambre aiuta a scendere circa 50 metri di dislivello; al termine il sentiero si innesta a destra sul 713 dell’avvicinamento, che si ripercorre a ritroso fino al parcheggio (2h dalla Forcella del Porton, 5h 15′ totali).

    ▲Da abbinare

    La Ferrata del Velo è spesso percorsa in discesa dopo la Ferrata del Porton; in un giro di due giorni si può aggiungere il Sentiero Gusella a Forcella Stephen, mentre per un anello più breve la si abbina alla Ferrata della Vecia. Nelle Pale anche la Ferrata Bolver Lugli, la Ferrata Buzzati, la Gabitta d’Ignoti, il Sentiero del Cacciatore, la Ferrata dell'Orsa e l’impegnativa Ferrata del Canalone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)5:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1085 m
    • Quota max2460 m
    • Lunghezza17,6 Km
  • Ferrata del Porton

    Ferrata del Porton

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata del Porton
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Porton è una verticale via delle Pale di San Martino che sale a Forcella del Porton lungo le pareti orientali di Cima Ball. Pur con dislivello assoluto contenuto, si inserisce in un classico anello lungo con partenza dalla funivia del Col Verde e avvicinamento dal Rifugio Pradidali: da non sottovalutare per la lunghezza complessiva.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla funivia Col Verde a San Martino di Castrozza (TN), raggiungibile dalla Val di Fiemme via Passo Rolle o dalla SS50 da Bassano del Grappa; gli impianti si trovano poco prima di uscire dal paese verso il Passo Rolle (punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione a monte sotto il Col Rosetta (2633 m) si scende al Rifugio Rosetta Pedrotti (2581 m); si segue poi a destra (sud) il sentiero 702 verso il Passo di Val di Roda e, per una lunga serie di tornanti, si scende nel vallone tra Cima Rosetta e Croda di Roda. Il sentiero piega a est aggirando la Croda di Roda; a un bivio si lascia il 702 (che scende a San Martino) e si tiene in quota il 715 verso il Rifugio Pradidali, su tratti esposti e attrezzati oltre la Pala di San Martino (attenzione a roccia bagnata e neve tardiva tra la Pala di San Martino e Cima Immink). Si raggiunge il Passo di Ball (2443 m, 1h 45′ dalla stazione a monte) e quindi, scendendo a destra sul 715, il Rifugio Pradidali (2278 m, 2h totali). Dal rifugio si segue il sentiero 739 verso la Forcella del Porton: in leggera salita e poi in ripida discesa nel Vallone Pradidali fino all’attacco (30′ dal rifugio, 2h 30′ totali).

    ▲Il percorso

    Dopo i primi metri orizzontali si sale una lunga serie di solide staffe metalliche: questa prima sezione è molto verticale, salvo brevi raccordi tra le linee di salita. Il cavo sale poi in diagonale su un traverso esposto ma non difficile (con qualche piolo), si scende un paio di metri e si risale un’altra parete attrezzata a staffe, fino a una stretta cengia a sinistra. Si supera una nuova placca a staffe piegando a sinistra in alto, si aggira uno spigolo e si percorre un traverso diagonale prima di un’altra serie di staffe verticali (in basso si rivede il Rifugio Pradidali e la quota guadagnata). Dopo un traverso attrezzato con pioli si affronta una salita esposta su staffe e poi un tratto in diagonale radente la roccia, fino a una serie di staffe in leggero strapiombo: dal punto di vista fisico è il passaggio chiave, pur con difficoltà tecniche ridotte. Si prosegue in diagonale fino a un salto verticale, si aggira uno spigolo e compare il canalone finale; segue un tratto in discesa su roccia leggermente strapiombante, da percorrere senza indugiare per non affaticare le braccia. Risalito il canalone detritico (attenzione alla traccia) fino a un bollo rosso sul lato sinistro, riprendono le attrezzature con la Forcella del Porton in vista: alcune roccette in diagonale, una solida scala metallica di circa 8 metri e un ultimo traverso diagonale con staffe e pioli portano al caratteristico intaglio di Forcella del Porton (2460 m, 1h 30′ dall’attacco, circa 2h 15′ dal Rifugio Pradidali, 4h 45′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Moderatamente Difficile: sale verticale, ma nei punti più impegnativi le staffe facilitano molto la progressione, simile a una lunga serie di gradoni. Tre passaggi richiedono maggiore attenzione: un traverso, la paretina leggermente strapiombante e la discesa nel canalone.

    ⚠ Attenzione ai canaloni poco prima dell’attacco e sotto Forcella del Porton: chiusi tra le pareti di Cima Ball e rivolti a nord, conservano neve anche in stagione inoltrata; un paio di canali nella parte alta hanno terreno detritico e instabile. Avvicinamento e rientro sono entrambi lunghi e con buon dislivello: serve allenamento.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2738 m). Cartografia: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino (4Land).

    ▲Discesa

    Da Forcella del Porton, a un primo bivio si può scendere per il 739B in Val Vecia con la Ferrata della Vecia fino all’innesto sul 713 (40′), oppure scendere al Rifugio Madonna del Velo (2358 m, 1h) percorrendo in discesa la Ferrata del Velo e proseguendo sul 713 fino allo stesso innesto (1h 30′). In entrambi i casi si segue il 713 fino al rudere di Malga Sopra Ronz, poi la forestale (segnavia 22) in falsopiano verso nord; dopo circa 20′ si seguono il 724 e poi il 702 fino al parcheggio della funivia (circa 3h da Forcella del Porton, circa 8h totali).

    ▲Da abbinare

    Attorno a Cima Ball si sviluppano quattro attrezzate collegabili: la del Porton, la Ferrata del Velo, la Ferrata della Vecia e il Sentiero Gusella; dal Rifugio del Velo si raggiunge il Sentiero del Cacciatore a Cima Stanga, spesso usato in discesa dalla Ferrata Buzzati al Cimerlo. Dalla stazione a monte la Ferrata Gabitta d’Ignoti e la Ferrata Bolver Lugli a Cima Vezzana; più a est la Ferrata Fiamme Gialle al Bivacco Reali, la Ferrata del Canalone e la Ferrata dell'Orsa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata280 m
    • Dislivello itinerario535 m
    • Quota max2738 m
    • Lunghezza12,3 Km
  • Ferrata dell’Orsa (Sentiero del Dottor)

    Ferrata dell'Orsa (Sentiero del Dottor)

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata dell'Orsa (Sentiero del Dottor)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata dell’Orsa, o Sentiero del Dottor, sale a Forcella dell’Orsa lungo la solitaria Val Angheraz, in un angolo poco battuto ma stupendo delle Pale di San Martino. Tecnicamente di media difficoltà ed esposta nella prima parte, è preceduta da un lungo avvicinamento e seguita da un rientro altrettanto lungo, con ulteriore dislivello in salita: serve allenamento e buon senso dell’orientamento.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Col di Prà, frazione di Taibon Agordino (BL): dalla regionale Belluno–Cencenighe si entra a Taibon e si segue via Aldo Moro verso la Val San Lucano, risalendo la strada asfaltata fino alla Locanda Col dei Prà, dove si parcheggia (858 m) (punto di partenza su Google Maps). Alla biforcazione si tiene la sinistra e, prima su asfalto poi su sterrata (segnavia 767), ci si addentra nella Val Angheraz in salita moderata ma costante. Quando i segnavia escono dalla forestale a destra (1270 m, 1h 30′ dal parcheggio) inizia la parte più impegnativa: ci si addentra tra le pareti dell’Agner (a sinistra) e del Coston del Miel (a destra), si raggiunge il greto secco di un torrente e lo si risale verso la Croda Grande; in alto, attenzione a prendere a destra la traccia che porta sotto la parete della ferrata, con la Forcella dell’Orsa ben visibile al centro e una grande fenditura diagonale che taglia la parete verso destra. Si raggiunge l’attacco (1560 m, 2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata sale subito verticale seguendo la fessura verso destra, su roccia via via esposta ma non difficile, fino a una prima scaletta metallica; segue una parete più impegnativa con buona roccia, poi il cavo piega a sinistra lungo alcune fessure. Si raggiunge un trittico di scalette metalliche piuttosto datate che salgono sotto un tetto roccioso; si risale una nuova parete verticale e si percorre una cengia a destra, uscendo dall’ambiente ombroso su facili balzi tra mughi e prati che chiudono la prima sezione (30′ dall’attacco). Si risale poi un canalone in parte erboso in parte detritico verso destra fino a una cengia a sinistra, dove il cavo aiuta su alcuni balzi di modesta difficoltà fino a un canalone ghiaioso. Tenendo la destra si sale a un bivio mal segnalato: a sinistra, con chiari segni biancorossi, si prosegue per Forcella dell’Orsa (con un ultimo tratto di ferrata); a destra, con sbiaditi segni gialloverdi lungo un canalone erboso (tenersi al centro), si sale verso Forcella di Miel accorciando l’escursione di almeno un’ora. Seguendo l’opzione principale, a sinistra si imbocca un sentiero in parte esposto verso la forcella, si attraversa un ghiaione (a inizio stagione spesso innevato) e, spostandosi a sinistra del vallone, si raggiunge l’ultimo breve tratto attrezzato in un canalino detritico che porta alla Forcella dell’Orsa (2330 m, 2h 30′ dall’attacco, 4h 30′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà, con qualche passaggio più sostenuto ed esposto nella prima sezione, inserita in un itinerario complessivamente lungo e remoto.

    ⚠ Dopo la prima parte di ferrata la segnaletica è scarsa: serve attenzione per individuare i segnavia, sia salendo a Forcella dell’Orsa sia imboccando il Sentiero Furlan verso Forcella di Miel. Il lungo rientro impone tempo stabile: in particolare la nebbia tra Passo Canali e Forcella di Miel può creare seri problemi di orientamento. Attenzione alla neve residua nei ghiaioni a inizio stagione.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2520 m), in zona poco frequentata dove è facile incontrare caprioli e fauna selvatica. Cartografia: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino (4Land). Il nome ‘Sentiero del Dottor’ ricorda Giulio Vianello, presidente del CAI di Treviso (detto ‘il Dottor’), che nel 1925 individuò e attrezzò il collegamento tra la Val Canali e la Val di San Lucano attraverso la Forcella dell’Orsa e la Val Angheraz.

    ▲Discesa

    Da Forcella dell’Orsa si ignora a sinistra il sentiero 707 per il Rifugio Treviso e si tiene la destra, passando sotto il Colle Canali fino al Passo Canali (2460 m, 30′); si scende verso nord sul 707 in una conca e la si risale sul versante opposto seguendo il 705 fino alla Forcella di Miel (2520 m, 45′ dal Passo Canali, 1h 15′ dal termine della ferrata). Dalla forcella il 705 inizia la lunga discesa lungo il Vallone del Miel, ripida e a tornanti, fino a un bivio dove si tiene la destra (705) proseguendo fino a una forestale; tenendo la destra si raggiunge Col di Prà e il parcheggio (2h 30′ da Forcella di Miel, circa 4h dal termine della ferrata, circa 8h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Dalla zona si raggiungono la Ferrata Fiamme Gialle al Bivacco Reali (Vallone del Coro) e, dal Rifugio Pradidali, la Ferrata del Porton, la Ferrata del Velo e il Sentiero Gusella; in Val Canali il Sentiero del Cacciatore e la Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo. Verso il Civetta la Ferrata degli Alleghesi, la Ferrata Tissi e la Ferrata Costantini alla Moiazza.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)9:30 h
    • Dislivello ferrata780 m
    • Dislivello itinerario1672 m
    • Quota max2520 m
    • Lunghezza18 Km
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