Gruppo: Sassolungo

  • Ferrata Oskar Schuster al Sassopiatto

    Ferrata Oskar Schuster al Sassopiatto

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Oskar Schuster al Sassopiatto
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La storica Ferrata Oskar Schuster è un itinerario parzialmente attrezzato che sale alla Cima di Mezzo del Sassopiatto, nel gruppo del Sassolungo. I tratti attrezzati sono di media difficoltà, ma la via alterna passaggi su cavo a sezioni in libera (per lo più I grado, qualche II) all'inizio e alla fine: ambiente di alta montagna senza vie di fuga, da percorrere solo con tempo sicuro.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a valle della funivia che dal Passo Sella sale al Rifugio Toni Demetz; il Passo Sella si raggiunge dalla Val di Fassa (Canazei) o dalla Val Gardena (Selva). Punto di partenza su Google Maps. Conviene salire il primo dislivello dal Passo Sella (2180 m) al Rifugio Toni Demetz (2685 m) con la cabinovia (in alternativa il sentiero CAI 525, circa 1h 30'). Dal Demetz si scende ripidi sul CAI 525 nel vallone fino al Rifugio Vicenza (2253 m, 45' dalla stazione a monte). Lasciato il rifugio si prosegue nella detritica conca del Sassopiatto verso il punto più alto del cono formato da un ripido canalone, dove si trova l'attacco (45' dal Vicenza, 1h 30' totali); prima della prima fune si risalgono alcune roccette seguendo i segni a vernice rossa.

    ▲Il percorso

    Le prime funi sono su una rampa inclinata che aggira uno spigolo (2550 m); poi le attrezzature si interrompono e si alternano tratti su cavo a passi in libera. Si superano roccette e un secondo spezzone aiuta a rimontare un balzo verticale; si entra in un canalino su gradoni naturali seguendo i bolli rossi fino a un nuovo salto, vinto con due staffe, seguito da un traverso esposto ma facile verso destra. Si continua su rampe e roccette non difficili e su un ampio vallone piacevole da arrampicare senza cavo, fino al punto più verticale dell'itinerario: una parete di una trentina di metri con ottimi appigli naturali e fune, che porta a un'ampia forcella di sosta. Oltre la forcella un nuovo tratto verticale, privo di appigli, si supera con solide staffe e una scaletta metallica; poco oltre si entra in un canalino e, aggirato uno spigolo, si raggiunge la suggestiva Forcella delle Torri (2730 m, 1h dall'attacco). Una comoda cengia in quota aggira la parete sud del Sassopiatto fino a un breve salto attrezzato; segue un lungo canalone senza attrezzature, con passi in libera non difficili ma da calcolare per il detrito. In alto il canalone si stringe in una fessura che immette nella cresta sommitale e quindi sulla Cima di Mezzo del Sassopiatto (2955 m, 2h dall'attacco, 3h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata vecchio stile, senza difficoltà tecniche elevate, che porta a una vetta di rilievo per un versante più alpinistico rispetto alla via normale (estiva e molto frequentata). Piacevole e arrampicabile sia sul cavo sia in libera; i passi liberi su roccia asciutta restano tra il I e il II grado e l'esposizione è in genere contenuta.

    ⚠ Itinerario di alta montagna senza vie di fuga: indispensabile meteo stabile. Attenzione ai tratti innevati fino a stagione inoltrata, soprattutto nei canalini e nel canalone finale.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, con neve possibile a inizio e fine estate. Cartografia consigliata: carte 4Land della Val di Fassa oppure della Val Gardena, Val di Funes e Alpe di Siusi.

    ▲Storia

    La via è dedicata all'alpinista tedesco Oscar Schuster, medico ed esploratore tra fine Ottocento e inizio Novecento, morto in Russia durante la Grande Guerra. Ripercorre in larga parte la salita che Schuster compiè nel 1895 con l'austriaco Hans Lorenz sulla parete est del Sassopiatto; attrezzata poco dopo, divenne una delle prime ferrate delle Dolomiti, come riporta il rapporto del 1896 della Sezione Accademica di Vienna del Club Alpino Austriaco, che ne propose il nome di Oscar-Schuster-Weg.

    ▲Discesa

    Si scende sul versante opposto (ovest), dapprima su sentiero roccioso poi ampio e facile, fino al Rifugio Sassopiatto (2300 m, 1h dal termine). Si prosegue sul CAI 557 toccando il Rifugio Sandro Pertini (2316 m) e il Rifugio Federico Augusto (2298 m), fino ai pressi del Col Rodella, da cui si raggiunge il parcheggio (3h dal termine, 6h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Sul Sassopiatto non vi sono altre vie attrezzate, ma dal Passo Sella si possono salire la breve Ferrata al Col Rodella o l'impegnativa Ferrata delle Mesules. Scendendo in Val Gardena: la Ferrata Tridentina e le ferrate del Piz da Cir; verso il Passo Pordoi la molto difficile Ferrata Piazzetta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoSassolungo
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)6:30 h
    • Dislivello ferrata395 m
    • Dislivello itinerario700 m
    • Quota max2964 m
    • Lunghezza12,8 Km
  • Ferrata Col Rodella

    Ferrata Col Rodella

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Col Rodella

    La Ferrata Col Rodella è una via breve sopra il Passo Sella, che collega la Val di Fassa con la Val Gardena (provincia di Bolzano). Avvicinamento e rientro corti la rendono una buona scelta nelle giornate di meteo incerto, quando è sconsigliato impegnarsi nei lunghi itinerari tipici delle ferrate dolomitiche della zona. Di difficoltà medio-bassa, ha però un paio di passaggi su roccia levigata che richiedono attenzione.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Passo Sella (tra Canazei e Selva di Val Gardena): al passo si imbocca la stradina che sale ripida sul versante della Val di Fassa verso i Rifugi Valentini e Salei, percorrendola in salita per un centinaio di metri e parcheggiando a bordo strada prima del divieto di transito (apri il punto di partenza su Google Maps). Dal Rifugio Valentini (2213 m) si segue la carrareccia, che coincide con il sentiero CAI 557, verso sud-ovest in direzione del Rifugio Salei (2222 m) e poi della stazione a monte della funivia che sale da Campitello di Fassa (in alternativa si può salire direttamente con la funivia). Dalla stazione a monte, proprio sotto i cavi della funivia, si stacca un sentiero privo di segnali per la ferrata: lo si segue aggirando la base del Col Rodella per circa 5 minuti fino a notare un ghiaione sulla destra, risalendo il quale si raggiunge il non evidente attacco (30 minuti dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Da un terrazzino terroso, dove indossare l’imbracatura, si sale una parete ben appigliata e una serie di roccette facilmente arrampicabili. Guadagnata quota si piega a sinistra verso un grosso masso, che si aggira in un tratto esposto; segue un camino non particolarmente impegnativo, da superare in spaccata, prima di una parete su roccia levigata che costringe a una certa trazione sul cavo. Si arriva poi sotto una parete attrezzata con una serie di solide staffe metalliche; risalite queste, un secondo passaggio impegnativo — una nuova parete levigata, breve, da superare con un po’ di trazione. Si prosegue su una parete esposta ma ottimamente appigliata, arrampicabile, fino a un traverso esposto che aggira uno spigolo; oltre lo spigolo, alcuni facili balzi rocciosi portano al termine della via, al Rifugio Col Rodella (2484 m, 40 minuti dall’attacco, 1h 30′ complessive), con notevole panorama sul Gruppo Sella e sulla Val di Fassa.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD): difficoltà tecniche ed esposizione attorno al 3/5, impegno fisico contenuto (2/5). È un buon “test” per chi passa dalle ferrate facili a quelle più difficili. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ La roccia è abbastanza levigata e in alcuni punti unta: è sconsigliato percorrere la via subito dopo scrosci di pioggia o con umidità. I due passaggi su roccia liscia richiedono una certa trazione sul cavo e non la rendono adatta ai neofiti assoluti, nonostante la brevità. Una targa commemora una persona deceduta per malore lungo la via nel 2020: un promemoria che in montagna nulla è mai banale. Verificare eventuali chiusure del sentiero d’avvicinamento per lavori, segnalate in passato.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo, ideale come “riscaldamento” a inizio vacanza o per le giornate dal meteo incerto vista la brevità e la presenza del rifugio all’arrivo. Affrontarla con roccia asciutta e verificare l’apertura della funivia se la si usa per l’avvicinamento.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Col Rodella si scende per comodo sentiero fino al bivio percorso all’andata e, a ritroso lungo il sentiero d’avvicinamento, si rientra all’auto (30 minuti dal Col Rodella, 2 ore complessive).

    ▲Da abbinare

    Dal Passo Sella si possono affrontare, ben più impegnative, la Ferrata Schuster al Sassopiatto e la Ferrata delle Mesules al Gruppo Sella. Verso Canazei e il Passo Pordoi: la difficile Ferrata Piazzetta al Piz Boè, la Ferrata delle Trincee al Padon e la Ferrata dei Finanzieri al Colac. Verso la Val Gardena, la Ferrata Tridentina e la Ferrata Sass Rigais.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:30 h
    • Durata ferrata0:40 h
    • Itinerario totale2:00 h
    • Dislivello ferrata120 m
    • Dislivello itinerario260 m
    • Altitudine massima2485 m
    • Lunghezza4,9 Km
  • Ferrata alla Forcella del Sassolungo

    Ferrata alla Forcella del Sassolungo, gruppo del Sassolungo, Dolomiti

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata alla Forcella del Sassolungo
    Moderatamente Difficile
    ● Aperta
    Caratteristiche
    Complessità
    📍 Maps

    Galleria

    Inaugurata nel 2022, la ferrata che sale alla Forcella del Sassolungo è un itinerario attrezzato moderno, vario e molto arrampicabile che dal Passo Sella porta al Rifugio Toni Demetz, nel cuore del gruppo Sassolungo–Sassopiatto, tra la Val Gardena e la Val di Fassa. È una via di media difficoltà (MD) che, pur non raggiungendo una vetta, regala una progressione divertente, qualche tratto aereo e un panorama d’eccezione sui gruppi dolomitici attorno al Passo Sella. La quota non è elevata e l’avvicinamento è breve, il che la rende un’ottima ferrata d’inizio stagione o da abbinare ad altri itinerari della zona.

    ▲Partenza e avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a valle della funivia che dal Passo Sella (2180 m) sale al Rifugio Demetz. Il passo si raggiunge in auto sia da Canazei, salendo dalla Val di Fassa, sia da Selva, dalla Val Gardena. Qui le indicazioni stradali e il parcheggio su Google Maps →

    Ci sono due modi per arrivare all’attacco. Il primo è tutto a piedi: dal parcheggio si segue il sentiero CAI 525 e, dopo circa 45–60 minuti, si individuano sulla sinistra i cartelli che indicano l’inizio della via attrezzata. Il secondo sfrutta la funivia Passo Sella → Demetz: una volta in quota si perde un po’ di dislivello scendendo lungo il 525 fino al bivio per l’attacco, risparmiando circa un’ora di cammino. La salita a piedi resta la scelta più appagante e completa.

    ▲Il percorso, tratto per tratto

    La ferrata non concede riscaldamento: i primi metri sono i più impegnativi di tutta la via. Si attacca un breve diedro verticale di roccia scura con un passo iniziale in leggero strapiombo per staccarsi da terra; pioli e staffe metalliche aiutano nei primissimi metri, poi si traversa a destra e si comincia a guadagnare quota. Superato questo primo balzo si aggira uno spigolo e si percorre una stretta cengia verso sinistra, fino a una bella paretina verticale.

    Qui la roccia è molto ammanigliata e conviene arrampicare cercando gli appigli naturali invece di trazionare sul cavo: è uno dei tratti più piacevoli. Si raggiunge il bordo di un canalino, lo si attraversa e si prosegue su cengia verso destra; aggirato un altro spigolo ci si trova sotto un balzo nei pressi di un diedro, dove alcune staffe facilitano la risalita di un passaggio logico e divertente. Poco sopra si sbuca su un piccolo pianoro erboso.

    Si riparte verso sinistra su una cengia che si assottiglia fino a diventare un traverso, raggiungendo un classico canale dolomitico. Il cavo guida in salita diagonale, con buoni appoggi per i piedi ma un impegno costante, fino a un breve passo strapiombante: anche qui le staffe riducono la difficoltà, ma serve uno spunto deciso per affrontarlo. All’uscita dal camino le guglie del Sassolungo e del Sassopiatto si ergono imponenti sopra la testa. Si arriva così alla cassetta con il libro di vetta e a una panchina panoramica, circa 30–40 minuti dopo l’attacco: il punto ideale per una sosta.

    Da qui la via risale qualche roccetta, supera uno spigolo e con un traverso a destra svela il Rifugio Demetz, meta dell’itinerario. Si guadagna il filo di cresta, facile ma esposto, lo si percorre tra brevi sali-scendi e un caratteristico ponte sospeso, poi si disarrampica un tratto verticale fino a una forcellina. Oltre la forcella il cavo riparte in verticale e, per roccette più facili, conduce a una bella placconata giallastra: un primo passo impegnativo, quindi ancora salita verticale fino a un diedro lavorato. Gli ultimi cinquanta metri si mantengono belli e continui, riportando sul filo di cresta con uno stretto camino, prima della breve discesa attrezzata che chiude la via proprio sopra il rifugio (circa 1h 30′ dall’attacco, 2h 30′ dal Passo Sella).

    Numerose vie di fuga attrezzate permettono di rientrare sul sentiero 525 senza completare l’intera ferrata: utile in caso di affollamento o di meteo in peggioramento.

    ▲Carattere e difficoltà

    Nonostante la classificazione di media difficoltà (MD), la Forcella del Sassolungo non è una via per principianti assoluti. È continuamente attrezzata e quindi sempre sicura, ma si sviluppa spesso in verticale e in esposizione, con tre o quattro passaggi che richiedono buona forza di braccia e dimestichezza con la roccia. Dove la progressione si fa più dura intervengono pioli e staffe artificiali che abbassano la difficoltà tecnica, ma l’attacco iniziale e i passi strapiombanti restano impegnativi. È perfetta per chi ha già qualche ferrata nelle gambe e vuole arrampicare divertendosi; sconsigliata a chi soffre il vuoto o è alla primissima esperienza.

    ▲Periodo, attrezzatura e discesa

    Periodo consigliato: da inizio estate all’autunno, neve permettendo; la quota contenuta la rende percorribile anche a stagione non ancora matura. Attrezzatura: kit da ferrata omologato, imbragatura e casco obbligatorio — trattandosi di una via di apertura recente, la roccia può presentare tratti ancora friabili, quindi attenzione ai sassi mobili, soprattutto in partenza e con altre cordate sopra. Discesa: dal termine dei cavi si scende per traccia al vicino Rifugio Demetz (2685 m, circa 10 minuti); da qui si rientra con la funivia al Passo Sella oppure a piedi sul sentiero 525 (circa 1h 15′), per un giro complessivo di circa 4 ore.

    ▲Da abbinare

    Il proseguimento naturale dal Demetz è la vetta del Sassopiatto con la Ferrata Oskar Schuster: chi parte presto e è ben allenato può concatenare le due vie in un anello impegnativo. Dal Passo Sella sono inoltre raggiungibili la breve Ferrata al Col Rodella e l’impegnativa Ferrata delle Mesules nel Gruppo di Sella; scendendo in Val Gardena si trovano la Tridentina, il Piccolo e il Gran Cir.

    ▲Galleria

    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaBolzano
    • GruppoSassolungo
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario totale4:00 h
    • Dislivello ferrata~200 m
    • Dislivello itinerario440 m
    • Altitudine max2685 m
    • Lunghezza~5 km
    • Apertura2022
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