Paese: Italia

  • Ferrata al Canalone Belasa

    Ferrata al Canalone Belasa

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata al Canalone Belasa

    Il Canalone Belasa è una via attrezzata dal carattere alpinistico che risale un canalone selvaggio del Monte Moregallo, sopra Valmadrera. Non è una ferrata a cavo continuo: alterna tratti attrezzati a passaggi di arrampicata in libera fino al III grado, in un ambiente isolato e poco turistico. Richiede dimestichezza con la roccia ed è riservata a ferratisti esperti.

    ▲Avvicinamento

    Dalla frazione Belvedere di Valmadrera si parcheggia all’inizio di una strada chiusa al traffico; la si percorre fino a una cappella con palina, poi si segue il sentiero 7 verso la sorgente di Sambrosera e, ai cartelli, il Sentiero EE del Canalone Belasa (circa 1h15 dal parcheggio). Indicazioni stradali →

    ▲Il percorso

    L’inizio del canalone è segnato dalla prima catena su una placca coricata. Si sale alternando brevi tratti di sentiero a balzi rocciosi, alcuni attrezzati altri da arrampicare in libera. I due passaggi chiave sono una paretina verticale di circa 10 metri e un camino con catena e uscita leggermente strapiombante su roccia liscia. La parte terminale propone ancora due brevi passaggi verticali su appigli naturali, poi il canalone finisce e si raggiunge la vetta del Monte Moregallo (1276 m) per cresta.

    ⚠ Via per esperti: i passaggi in libera arrivano al III grado e l’ambiente è isolato. Il caschetto è fortemente consigliato per la caduta sassi nel canalone. Il prato sommitale e il canale erboso sono molto ripidi e pericolosi se l’erba è umida: da evitare dopo le piogge.
    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende verso est (Bocchetta di Sambrosera / Sentiero Paolo ed Eliana) o verso ovest, rientrando poi per l’avvicinamento (circa 1h30 dalla vetta, 4h15 totali).

    ▲Da abbinare

    Sul Moregallo e dintorni si trovano il Sentiero Attrezzato al Moregallo e la Ferrata 30° OSA al Corno Rat.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • ProvinciaLecco
    • GruppoMonte Moregallo
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario totale4:15 h
    • Dislivello ferrata~400 m
    • Dislivello itinerario1025 m
    • Altitudine max1276 m
    • Lunghezza9,8 km
  • Ferrata alla Croda Rossa di Sesto

    Ferrata alla Croda Rossa di Sesto

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata alla Croda Rossa di Sesto
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La ferrata dei Costoni della Croda Rossa di Sesto risale una delle cime simbolo delle Dolomiti di Sesto, in un ambiente d’alta quota carico di storia della Grande Guerra. È una via di media difficoltà ma lunga e d’impegno, agevolata in partenza dalla seggiovia dei Prati di Croda Rossa, con scale metalliche e tratti attrezzati fino ai 2939 m della vetta.

    ▲Avvicinamento

    Dalla stazione a monte della seggiovia (~1924 m, presso il Rifugio Prati di Croda Rossa) si segue il sentiero 15 e poi il 15B verso la Croda Rossa, in circa 30 minuti, fino a un balzo verticale. Indicazioni stradali →

    ▲Il percorso

    Il balzo si supera con una serie di scale metalliche (la prima è la più lunga); si prosegue su ghiaioni e roccette attrezzate fino a una forcella, passando accanto ai resti di baracche della Prima Guerra Mondiale. Dopo un tratto in leggera discesa e altri resti bellici, un tratto verticale a camino e alcune roccette finali conducono alla croce di vetta (circa 2936 m, circa 2h15 dall’attacco).

    ⚠ Itinerario lungo da non sottovalutare; l’esposizione prevalente a nord lascia neve anche a stagione inoltrata in alcuni punti. Da non confondere con la “Ferrata alla Croda Rossa” (sentiero 100). La variante di discesa per la Ferrata del Castelliere verso il Passo della Sentinella è più impegnativa. Verifica gli orari della seggiovia: in genere chiude verso le 17:30.
    ▲Discesa

    La discesa avviene per il medesimo itinerario (circa 2h45 dalla vetta), in alternativa — per esperti — lungo la più impegnativa Ferrata del Castelliere verso il Passo della Sentinella.

    ▲Da abbinare

    Nelle Dolomiti di Sesto si trovano la Ferrata Zandonella, la Strada degli Alpini e la Ferrata Roghel.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaBolzano
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario totale5:45 h
    • Dislivello ferrata~400 m
    • Dislivello itinerario1090 m
    • Altitudine max2939 m
    • Lunghezza7,3 km
  • Ferrata al Monte Zermula

    Ferrata al Monte Zermula

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata al Monte Zermula
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Realizzata nel 1983 dagli Amici della Montagna di Paularo, la ferrata al Monte Zermula sale la parete nord di questa cima delle Alpi Carniche e si conclude con una suggestiva cresta tra trincee e postazioni della Grande Guerra. È una via di media difficoltà, mai estrema, su buona roccia ricca di appigli, con un forte valore storico e panoramico.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Cason di Lanza (1552 m): attraversata la strada, una sterrata e poi il segnavia 442 nel bosco portano alla base della parete nord; un vallone detritico tagliato in diagonale conduce all’attacco (1833 m) in circa un’ora. Indicazioni stradali →

    ▲Il percorso

    Dall’attacco si sale su roccette fino al cavo; la parete è ripida ma molto appigliata, e si procede in arrampicata divertente tra diedri, placche scanalate e terrazzini panoramici. Dopo un tratto su sentiero e una stretta cengia, alcune paretine più verticali e un colatoio detritico portano alla cresta (circa un’ora dall’attacco). Da qui un sentiero di cresta esposto ma comodo, sul versante sud, conduce alla croce di vetta del Monte Zermula (2145 m).

    ⚠ La segnaletica iniziale non è ottimale: consigliata la traccia GPS. Le placche con solchi carsici diventano scivolose se umide; alcuni tratti della ferrata e del sentiero di cresta sono esposti. A inizio stagione valuta la possibile lingua di neve nel vallone di avvicinamento.
    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende lungo la panoramica Cresta delle Trincee, tra camminamenti e baraccamenti, fino a innestarsi sul 442 e raggiungere la Forcella di Lanza; la traccia 442a riporta poi al Cason di Lanza (circa 3h45 totali). Chi ha energie e meteo favorevole può abbinare la vicina Ferrata Zuc della Guardia.

    ▲Da abbinare

    Nella zona del Cason di Lanza si trovano la Ferrata Zuc della Guardia, la Ferrata Crete Rosse e la Ferrata Senza Confini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • ProvinciaUdine
    • GruppoMonte Zermula (Alpi Carniche)
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario totale3:45 h
    • Dislivello ferrata252 m
    • Dislivello itinerario593 m
    • Altitudine max2145 m
    • Lunghezza5 km
    • Apertura1983
  • Ferrata Anelli delle Anguane

    Ferrata Anelli delle Anguane

    Vie Ferrate › Veneto › Vicenza
    Ferrata Anelli delle Anguane
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Gli Anelli delle Anguane sono un vero parco di vie ferrate sopra San Pietro Valdastico, sulle bastionate del Sojo di Mezzogiorno: un intreccio di anelli, ponti sospesi, scale metalliche e varianti che si possono combinare in itinerari di difficoltà molto diversa, dalla media fino a sezioni estreme. La quota bassa li rende percorribili gran parte dell’anno, anche d’inverno.

    ▲Avvicinamento

    Dal parcheggio di San Pietro Valdastico un sentiero sale verso le bastionate fino a una bacheca con la mappa dei percorsi; si seguono i sentieri S1 e poi S2 fino all’attacco, raggiunto in 20-25 minuti. Indicazioni stradali →

    ▲Il percorso

    L’itinerario base alterna paretine verticali ricche di cambre, traversi su roccia compatta, tratti di sentiero attrezzato nel bosco e canalini. Il pezzo forte è il ponte sospeso a quattro corde (circa 25 m), seguito da salite diagonali e brevi strapiombi attrezzati; lunghe cenge esposte collegano i vari anelli. Chi cerca difficoltà maggiori può inserire le varianti estreme: il “Salto delle Anguane” con scale metalliche mobili e tratti strapiombanti, le lunghe scale sospese “Scala Bruna” (40 m) e “Scala Grazia” (70 m), e il “Tetto dei Salbanei”, un tetto roccioso da superare in piena esposizione.

    ⚠ Caschetto obbligatorio: i percorsi si intrecciano e ci possono essere escursionisti sopra, con possibili scariche di sassi segnalate da cartelli. Le varianti estreme (Salto delle Anguane, Tetto dei Salbanei) alzano nettamente difficoltà ed esposizione: affrontale solo se esperti, valutando una longe per le soste. I tempi sono indicativi e dipendono dalla combinazione di anelli scelta.
    ▲Discesa

    Il rientro avviene a ritroso lungo i sentieri di avvicinamento, a seconda degli anelli percorsi.

    ▲Da abbinare

    Nelle vicinanze, tra Grappa e Pasubio, si trovano la Ferrata Sass Brusai, la Ferrata di Santa Felicita e la Ferrata Carlo Campalani al Carega.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • ProvinciaVicenza
    • ZonaVal d'Astico
    • Avvicinamento0:25 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario totale4:30 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Altitudine max750 m
    • Lunghezza5,5 km
    • Apertura2018
  • Ferrata al Medale

    Ferrata al Medale

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata al Medale

    La ferrata Gruppo Alpini al Corno Medale è una delle vie attrezzate più verticali e atletiche delle Prealpi lecchesi: 414 metri di dislivello attrezzato su roccia calcarea levigata, a picco sopra Lecco. È impegnativa ed esposta, soprattutto nella prima metà, e non è adatta a principianti. È stata riaperta nel 2022 dopo la manutenzione, con il vecchio sistema di catene sostituito da cavo metallico.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio sopra Rancio Alto, oltre la sbarra a fine stradina. Si segue la stradina cementata fino a un tornante, poi le indicazioni costeggiando le reti paramassi fino al bivio dove si lascia il CAI 52 per il ripido CAI 58 nel bosco; un sentiero a mezzacosta tra i sassi (bolli rossi) porta all’attacco in circa 40 minuti. Indicazioni stradali →

    ▲Il percorso

    L’attacco è subito verticale, su roccia con appigli naturali ma levigata. Dopo un breve traverso a destra si sale in diagonale a sinistra fino al passaggio chiave: un traverso esposto a destra che aggira uno spigolo con l’aiuto di staffe. La via si impenna allora in verticale, molto aerea, alternando placche, diedri e spigoli; a metà di una lunga placca un terrazzino con madonnina precede un diedro appoggiato impegnativo. Superata la prima sezione difficile (circa 1h15 dall’attacco), un tratto pianeggiante introduce la seconda parte, meno verticale, con roccette inclinate e brevi paretine, fino al sentiero sommitale attrezzato e alla croce di vetta (1029 m, circa 2h dall’attacco).

    ⚠ Via verticale ed esposta, sconsigliata a inesperti o poco allenati. Non ci sono fonti d’acqua lungo il percorso e la quota è bassa: con il caldo estivo conviene percorrerla nelle ore fresche o nei mesi freddi. La discesa per il Sentiero Attrezzato del Medale è ripida e scivolosa — utili i bastoncini.
    ▲Discesa

    Dalla croce si scende verso nord per pochi minuti a una selletta con palina (Coltiglione/San Martino), quindi a destra sul Sentiero Attrezzato del Medale fino a Rancio (circa 1h dalla vetta).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • ProvinciaLecco
    • GruppoCorno Medale
    • Avvicinamento0:40 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario totale3:45 h
    • Dislivello ferrata414 m
    • Dislivello itinerario632 m
    • Altitudine max1029 m
    • Lunghezza4 km
    • Riaperta2022
  • Ferrata al Gran Paradiso

    Ferrata al Gran Paradiso

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata al Gran Paradiso

    Il Gran Paradiso (4061 m) è l’unico quattromila interamente in territorio italiano, e la sua via attrezzata ne fa una delle salite alpinistiche più ambite delle Alpi. Non è una ferrata sportiva: è un itinerario di alta montagna su ghiacciaio in cui il tratto con cavo è solo una parte di una lunga salita tra morene, nevai e crepacci fino alla celebre madonnina di vetta. Richiede esperienza alpinistica e attrezzatura da ghiacciaio.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla località Pont, in fondo alla Valsavarenche (~1960 m). Un sentiero evidente sale al pianoro del Rifugio Vittorio Emanuele II (2732 m) in circa 2h30 (~745 m di dislivello). La salita di vetta si affronta di norma il giorno seguente, partendo dal rifugio prima dell’alba. Indicazioni stradali per Pont →

    ▲Il percorso

    Dal rifugio si seguono le tracce della via normale; in una ventina di minuti si attraversa un torrente glaciale e si risale l’affilata morena fino alla parete, aggirata a destra su roccette con ometti, dove un cartello multilingue segnala l’inizio del tratto attrezzato. La ferrata corre su una costa rocciosa con funi metalliche: traversi esposti, brevi pareti verticali, passaggi sul filo di cresta, placche attrezzate e un traverso orizzontale sotto un tetto. Si esce sulla “schiena d’asino”, dove confluiscono le vie dai rifugi Chabod e Vittorio Emanuele, e si prosegue su pendii nevosi fino al circo glaciale di vetta. Superato l’ultimo crepaccio, una cresta sommitale di roccette molto esposte e una stretta cengia sul Ghiacciaio della Tribolazione conducono alla madonnina (4061 m).

    ⚠ Salita di alta montagna a carattere alpinistico — il cartello iniziale la classifica come “Estremamente Difficile”. Servono attrezzatura da ghiacciaio completa (ramponi, piccozza, corda) e capacità di muoversi su ghiacciaio crepacciato in conserva. A stagione inoltrata fune e staffe possono essere sepolte da neve dura. Da affrontare solo con esperienza adeguata o con una guida alpina; i tempi sono molto variabili in base alle condizioni del ghiaccio.
    ▲Discesa

    La discesa avviene per la via normale, ripercorrendo a ritroso ghiacciaio e tratto attrezzato fino al rifugio, e da lì a valle.

    ▲Da abbinare

    In Valle d’Aosta si trovano altre vie attrezzate come la Ferrata Casimiro, la Ferrata Marguerettaz e la Ferrata al Mont Chetif.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • ProvinciaAosta
    • GruppoGran Paradiso
    • Avvicinamento al rifugio2:30 h
    • Itinerario totale~8:00 h
    • Dislivello itinerario2110 m
    • Altitudine max4061 m
    • Lunghezza22 km
  • Ferrata al Pan di Zucchero

    Ferrata al Pan di Zucchero

    Vie Ferrate › Sardegna › Sud Sardegna
    Ferrata al Pan di Zucchero

    Il Pan di Zucchero è uno dei faraglioni più alti d’Europa: 133 metri di roccia che si ergono dal mare al largo di Masua, sulla costa iglesiente della Sardegna sud-occidentale. La sua ferrata è un’esperienza fuori dal comune — si attacca dal pelo dell’acqua, raggiunti in gommone, si risale lo scoglio fino alla vetta e si rientra con una calata in corda doppia che termina direttamente sulla barca. Tecnicamente è facile e alla portata anche dei principianti, ma il contesto, completamente a picco sul mare aperto, la rende una delle uscite più scenografiche d’Italia.

    ▲Partenza e avvicinamento

    Il punto di partenza è la spiaggia di Masua, nel Sud Sardegna, raggiungibile in auto lungo la strada che costeggia un vecchio impianto minerario fino al parcheggio: da qui il Pan di Zucchero appare di fronte, stagliato sul blu. Dalla spiaggia un gommone (servizio a pagamento) porta alla base del faraglione, dove la ferrata attacca a pochi metri dall’imbarcazione. L’avvicinamento via mare dura una manciata di minuti. Indicazioni per il parcheggio di Masua su Google Maps →

    ▲Il percorso

    I primi metri sono gradonati e arrampicabili con facilità, agevolati da qualche piolo; si sale in verticale accanto alla targa del “Sentiero dei Minatori”, poi una cengia verso sinistra apre la vista sul vicino arco naturale. Si guadagna quota su balzi rocciosi ben attrezzati con infissi recenti, attraversando un anfratto di roccia rossastra prima di uscire in piena esposizione sul mare.

    La via alterna tratti di sentiero attrezzato a brevi salti verticali, dove staffe e cambre annullano le difficoltà tecniche. Un bel diedro, arrampicabile senza problemi ma ormai a strapiombo sull’acqua, conduce al libro di via; da lì una traccia tra gli arbusti mediterranei porta al pianoro sommitale, con panorama aperto sulla costa iglesiente.

    ▲Discesa

    Per il rientro ci sono due opzioni: ripercorrere a ritroso la ferrata, oppure — come indicato da chi gestisce il trasporto — scendere con una calata in corda doppia di circa 45 metri nel vuoto, che termina proprio sul gommone. È il momento più adrenalinico dell’uscita e, da solo, vale il viaggio.

    ▲Carattere e difficoltà

    Sul piano tecnico non ci sono passaggi impegnativi: la via è classificata Facile ed è adatta anche a chi è alle prime esperienze, purché accompagnato e con attrezzatura adeguata. A fare la differenza non è la difficoltà ma l’ambiente: si arrampica letteralmente sul mare, con il blu sotto i piedi per tutta la salita. Restano obbligatori casco, kit da ferrata e imbragatura; per la calata servono corda e dimestichezza con la corda doppia, di norma fornite e gestite dal servizio gommoni.

    ▲Periodo e accesso

    Periodo ideale dalla primavera all’autunno, con mare calmo per l’avvicinamento in gommone. Attenzione: l’accesso al Pan di Zucchero può essere interdetto dall’1 aprile al 30 giugno per la nidificazione dell’avifauna — verifica sempre prima di programmare l’uscita.

    Trattandosi di un avvicinamento via mare, l’uscita dipende dalle condizioni del mare: con onda il servizio gommoni può non operare.
    ▲Da abbinare

    Restando nell’Iglesiente si può aggiungere la Ferrata Gutturu Xeu. Salendo verso nord, la Sardegna offre altri itinerari attrezzati di pregio: la Ferrata Regina, la Ferrata del Giorrè, la Ferrata di Badde Pentumas, la Ferrata degli Angeli sull’isola di Tavolara e la Ferrata del Cabirol a Capo Caccia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneSardegna
    • ProvinciaSud Sardegna
    • ZonaIglesiente
    • Avvicinamento0:15 h (gommone)
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario totale2:30 h
    • Dislivello133 m
    • Altitudine max133 m
    • Lunghezza1,3 km
  • Ferrata alla Forcella del Sassolungo

    Ferrata alla Forcella del Sassolungo, gruppo del Sassolungo, Dolomiti

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata alla Forcella del Sassolungo
    Moderatamente Difficile
    ● Aperta
    Caratteristiche
    Complessità
    📍 Maps

    Galleria

    Inaugurata nel 2022, la ferrata che sale alla Forcella del Sassolungo è un itinerario attrezzato moderno, vario e molto arrampicabile che dal Passo Sella porta al Rifugio Toni Demetz, nel cuore del gruppo Sassolungo–Sassopiatto, tra la Val Gardena e la Val di Fassa. È una via di media difficoltà (MD) che, pur non raggiungendo una vetta, regala una progressione divertente, qualche tratto aereo e un panorama d’eccezione sui gruppi dolomitici attorno al Passo Sella. La quota non è elevata e l’avvicinamento è breve, il che la rende un’ottima ferrata d’inizio stagione o da abbinare ad altri itinerari della zona.

    ▲Partenza e avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a valle della funivia che dal Passo Sella (2180 m) sale al Rifugio Demetz. Il passo si raggiunge in auto sia da Canazei, salendo dalla Val di Fassa, sia da Selva, dalla Val Gardena. Qui le indicazioni stradali e il parcheggio su Google Maps →

    Ci sono due modi per arrivare all’attacco. Il primo è tutto a piedi: dal parcheggio si segue il sentiero CAI 525 e, dopo circa 45–60 minuti, si individuano sulla sinistra i cartelli che indicano l’inizio della via attrezzata. Il secondo sfrutta la funivia Passo Sella → Demetz: una volta in quota si perde un po’ di dislivello scendendo lungo il 525 fino al bivio per l’attacco, risparmiando circa un’ora di cammino. La salita a piedi resta la scelta più appagante e completa.

    ▲Il percorso, tratto per tratto

    La ferrata non concede riscaldamento: i primi metri sono i più impegnativi di tutta la via. Si attacca un breve diedro verticale di roccia scura con un passo iniziale in leggero strapiombo per staccarsi da terra; pioli e staffe metalliche aiutano nei primissimi metri, poi si traversa a destra e si comincia a guadagnare quota. Superato questo primo balzo si aggira uno spigolo e si percorre una stretta cengia verso sinistra, fino a una bella paretina verticale.

    Qui la roccia è molto ammanigliata e conviene arrampicare cercando gli appigli naturali invece di trazionare sul cavo: è uno dei tratti più piacevoli. Si raggiunge il bordo di un canalino, lo si attraversa e si prosegue su cengia verso destra; aggirato un altro spigolo ci si trova sotto un balzo nei pressi di un diedro, dove alcune staffe facilitano la risalita di un passaggio logico e divertente. Poco sopra si sbuca su un piccolo pianoro erboso.

    Si riparte verso sinistra su una cengia che si assottiglia fino a diventare un traverso, raggiungendo un classico canale dolomitico. Il cavo guida in salita diagonale, con buoni appoggi per i piedi ma un impegno costante, fino a un breve passo strapiombante: anche qui le staffe riducono la difficoltà, ma serve uno spunto deciso per affrontarlo. All’uscita dal camino le guglie del Sassolungo e del Sassopiatto si ergono imponenti sopra la testa. Si arriva così alla cassetta con il libro di vetta e a una panchina panoramica, circa 30–40 minuti dopo l’attacco: il punto ideale per una sosta.

    Da qui la via risale qualche roccetta, supera uno spigolo e con un traverso a destra svela il Rifugio Demetz, meta dell’itinerario. Si guadagna il filo di cresta, facile ma esposto, lo si percorre tra brevi sali-scendi e un caratteristico ponte sospeso, poi si disarrampica un tratto verticale fino a una forcellina. Oltre la forcella il cavo riparte in verticale e, per roccette più facili, conduce a una bella placconata giallastra: un primo passo impegnativo, quindi ancora salita verticale fino a un diedro lavorato. Gli ultimi cinquanta metri si mantengono belli e continui, riportando sul filo di cresta con uno stretto camino, prima della breve discesa attrezzata che chiude la via proprio sopra il rifugio (circa 1h 30′ dall’attacco, 2h 30′ dal Passo Sella).

    Numerose vie di fuga attrezzate permettono di rientrare sul sentiero 525 senza completare l’intera ferrata: utile in caso di affollamento o di meteo in peggioramento.

    ▲Carattere e difficoltà

    Nonostante la classificazione di media difficoltà (MD), la Forcella del Sassolungo non è una via per principianti assoluti. È continuamente attrezzata e quindi sempre sicura, ma si sviluppa spesso in verticale e in esposizione, con tre o quattro passaggi che richiedono buona forza di braccia e dimestichezza con la roccia. Dove la progressione si fa più dura intervengono pioli e staffe artificiali che abbassano la difficoltà tecnica, ma l’attacco iniziale e i passi strapiombanti restano impegnativi. È perfetta per chi ha già qualche ferrata nelle gambe e vuole arrampicare divertendosi; sconsigliata a chi soffre il vuoto o è alla primissima esperienza.

    ▲Periodo, attrezzatura e discesa

    Periodo consigliato: da inizio estate all’autunno, neve permettendo; la quota contenuta la rende percorribile anche a stagione non ancora matura. Attrezzatura: kit da ferrata omologato, imbragatura e casco obbligatorio — trattandosi di una via di apertura recente, la roccia può presentare tratti ancora friabili, quindi attenzione ai sassi mobili, soprattutto in partenza e con altre cordate sopra. Discesa: dal termine dei cavi si scende per traccia al vicino Rifugio Demetz (2685 m, circa 10 minuti); da qui si rientra con la funivia al Passo Sella oppure a piedi sul sentiero 525 (circa 1h 15′), per un giro complessivo di circa 4 ore.

    ▲Da abbinare

    Il proseguimento naturale dal Demetz è la vetta del Sassopiatto con la Ferrata Oskar Schuster: chi parte presto e è ben allenato può concatenare le due vie in un anello impegnativo. Dal Passo Sella sono inoltre raggiungibili la breve Ferrata al Col Rodella e l’impegnativa Ferrata delle Mesules nel Gruppo di Sella; scendendo in Val Gardena si trovano la Tridentina, il Piccolo e il Gran Cir.

    ▲Galleria

    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaBolzano
    • GruppoSassolungo
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario totale4:00 h
    • Dislivello ferrata~200 m
    • Dislivello itinerario440 m
    • Altitudine max2685 m
    • Lunghezza~5 km
    • Apertura2022
Serve aiuto? Scrivici!