Regione: Sardegna

  • Ferrata Ulassai One

    Ferrata Ulassai One

    Vie Ferrate › Sardegna › Nuoro
    Ferrata Ulassai One
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Ulassai One è una via recente, breve e divertente, sopra il paese di Ulassai in Ogliastra. Offre panorama costante sul paese e tratti esposti prevalentemente orizzontali, su traversi, oltre a un ponte tibetano; dalla sommità lo sguardo arriva fino al mare.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal paese di Ulassai, parcheggiando tra il parco giochi e il chiosco-bar. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si prende la stradina dietro il chiosco e in un paio di minuti si entra in un boschetto, seguendo le frecce arancioni; si sale fino a un canale tra le pareti rocciose, si oltrepassa una piccola recinzione (apribile con le corde già presenti) e si raggiunge l'attacco, sulla sinistra (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si inizia con un traverso verso sinistra che esce dal canale, poi una scala staffata sale in verticale una decina di metri fino a una cengia da cui si apre il panorama su Ulassai. Si prosegue arrampicando facilmente su roccia ricca di appigli, un traverso diagonale porta a uno spigolo esposto, quindi un altro traverso e una parete in salita diagonale (con appoggi e cambre dove servono) conducono a una cengia. Una breve verticale staffata porta al ponte tibetano, lungo circa 10 metri e stabile; oltrepassatolo si sale ancora a destra su roccia ben appigliata e, con un'ultima scala staffata verticale, si raggiunge la sommità e la fine della ferrata, con vista fino al mare (1h dall'attacco, 1h 10' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via non particolarmente difficile, con alcuni punti esposti e un ponte tibetano; avvicinamento breve e durata di circa un'ora. Inaugurata nel 2025, si sviluppa per lo più all'ombra e si presta quindi bene anche nelle giornate estive. Quota massima 830 m, sviluppo 1 km.

    ⚠ Nel canale dell'attacco e in discesa alcune corde di servizio sono usurate: prestare attenzione nell'appoggiarvisi.
    ▲Discesa

    Dal termine si tiene la destra seguendo gli ometti di pietra lungo un percorso che chiude l'anello: in breve si raggiunge il sentiero nel boschetto e l'apice del canale dell'attacco; si scende il canale aiutati da alcune corde, tra grandi rocce, gradoni e un suggestivo camino, fino all'attacco (20' dalla fine) e poi a ritroso al parcheggio (1h 40' totali).

    ▲Da abbinare

    Tra le ferrate sarde: la Ferrata Gutturu Xeu, la Ferrata di Giorrè, la Ferrata al Pan di Zucchero e la Ferrata di Badde Pentumas.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneSardegna
    • GruppoOgliastra
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello itinerario120 m
    • Quota max830 m
    • Lunghezza1 Km
  • Ferrata della Regina

    Ferrata della Regina

    Vie Ferrate › Sardegna › Sassari
    Ferrata della Regina

    La Ferrata della Regina percorre un ampio tratto delle cenge che caratterizzano il rilievo di Su Monte, presso Monteleone Rocca Doria, a sud di Sassari e a ridosso del lago del Temo. È ampiamente attrezzata con staffe, il che la rende tecnicamente non difficile, ma esposta lungo ampi tratti e impreziosita da un adrenalinico ponte tibetano.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è sulla Strada Panoramica Subramonte che gira attorno a Monteleone Rocca Doria: lungo la strada si nota una bacheca di legno con le informazioni sulla via, dove si parcheggia. Punto di partenza su Google Maps. Dalla sterrata si prosegue fino a un cartello che indica un sentiero in discesa verso la ferrata; si scendono alcuni gradini, si volta a destra e, sempre in discesa, si arriva sotto un tetto roccioso e quindi sotto una maestosa parete; tra saliscendi si raggiunge una sorgente all'attacco, segnalato da una bacheca in legno (20' dall'auto).

    ▲Il percorso

    L'attacco è molto particolare: una rete composta da cavi ferrati che si risale come una scala. In cima si sale la parete verticale su staffe, in leggero strapiombo, guadagnando quota rapidamente; il cavo gira a sinistra e su staffe si prosegue in orizzontale aggirando un esposto spigolo. Terminato l'orizzontale, il cavo riparte verticale, sempre con abbondanti staffe, fino a un passaggio in leggero strapiombo che deposita su un'ampia cengia in parte protetta. Proseguendo sulla cengia, con vista sul lago artificiale e sulla diga, si arriva a un bivio: a sinistra la via di fuga, dritti la prosecuzione. Si continua su sentiero fino a un cartello che indica a sinistra una scala con armatura metallica da scendere; dalla cengia sottostante si prosegue in orizzontale fino a una serie di cambre in discesa, con il ponte sospeso già visibile sotto. Si attraversa il ponte tibetano a 3 corde, si percorre una lunga cengia orizzontale e si risale una parete verticale attrezzata con cambre; infine, verso destra, una cengia sotto un tetto e un ultimo tratto in discesa chiudono la via vicino all'attacco (1h 15' dall'attacco, 1h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le staffe lungo tutte le pareti riducono la difficoltà tecnica; l'impegno viene dall'esposizione, presente per ampi tratti, e dal ponte tibetano (circa 15-20 m).

    ⚠ Itinerario aereo: casco e set da ferrata indispensabili. Una via di fuga consente di interrompere a metà percorso.
    ▲Periodo e sicurezza

    A bassa quota e in clima mite, è percorribile gran parte dell'anno; da evitare con roccia bagnata e nelle ore più calde dell'estate.

    ▲Discesa

    Si segue il sentiero di rientro che riporta in breve sul sentiero di avvicinamento e quindi in salita all'auto (20' dal termine, 1h 50' totali).

    ▲Da abbinare

    È una delle ferrate della Sardegna. A meno di due ore d'auto la Ferrata del Cabirol, la Ferrata del Castello Medusa, la Ferrata di Badde Pentumas e la Ferrata di Giorrè; la Ferrata degli Angeli a Tavolara richiede di organizzare il battello. Verso il Sulcis le Ferrata del Pan di Zucchero e Gutturu Xeu.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneSardegna
    • GruppoMonteleone Rocca Doria
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario70 m
    • Quota max400 m
    • Lunghezza1,4 Km
  • Ferrata Gutturu Xeu

    Ferrata Gutturu Xeu

    Vie Ferrate › Sardegna › Sud Sardegna
    Ferrata Gutturu Xeu
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Gutturu Xeu sale la gola del Gutturu Xeu, vicino a Iglesias, in Sardegna. È un itinerario di media difficoltà, con attrezzatura in buono stato di manutenzione, piuttosto esposto e con una discesa adrenalinica in corda doppia. Si può scegliere tra una variante di sinistra e una di destra, tecnicamente simili.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Iglesias: in paese si percorre via Cavalier San Filippo fino al termine, si svolta a sinistra in Via Falcone e poi a destra alla prima via, entrando in una strada stretta ma asfaltata che si segue per 1,5 km fino a notare sulla destra una sterrata in salita; la si percorre per alcune centinaia di metri fino all'inizio del sentiero, segnalato da una sbarra (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si segue una mulattiera verso l'antica miniera di ferro: in circa 20 minuti si arriva presso il massiccio su cui si sviluppa la via, dove a sinistra di una piccola grotta si vedono le attrezzature metalliche (20' dal parcheggio). Qui si valuta se percorrere la variante di sinistra o quella di destra: quest'ultima attacca leggermente più in alto e richiede di arrampicare alcuni metri in libera senza protezioni. Entrambi i percorsi terminano con una calata di circa 30-40 metri da effettuare in corda doppia.

    ▲Il percorso

    Ferrata di sinistra: attacca vicino a una grotta che fungeva da galleria mineraria; seguendo un ometto di pietra si raggiunge una cengia da cui parte la via, con una serie di passaggi gradonati verso destra privi di difficoltà, poi più in verticale tra roccia e vegetazione mediterranea. Ci si sposta a sinistra verso un colatoio rossastro che si risale in bella arrampicata, si prosegue su un tratto di sentiero attrezzato con facili balzi fino a una parete verticale presso uno spigolo; tenendosi sul lato sinistro si sale in verticale con le molte cambre presenti e, senza difficoltà sostanziali, si doppia uno spigolo verso destra raggiungendo in breve il termine della via. Ferrata di destra: le attrezzature iniziano alcuni metri più in alto rispetto al sentiero (si usano un paio di alberi per rimontarli) e si raggiunge il cavo; si parte su facili balzi attrezzati verso sinistra fino a una parete verticale con cambre, si guadagna quota fino a un comodo terrazzino e si prosegue su roccia ricca di appigli e gradonata fino a una nuova parete verticale con abbondanti cambre, salendo verticali e spostandosi gradualmente a destra in una sezione decisamente esposta ma non difficile. Si raggiunge una cengia terrosa che si segue verso destra, attrezzata in discesa, e con il cavo e alcune cambre si arriva a un traverso in discesa con buoni appoggi per i piedi; si aggira un esposto spigolo e, seguendo in discesa le cambre, si percorre un aereo traverso verso destra di una trentina di metri, camminando sul vuoto ma su numerose cambre, fino a una cengia terrosa con il libro delle firme. Si prosegue sul sentiero attrezzato tra la vegetazione mediterranea, su placche appoggiate, fino a un diedro da salire sul lato sinistro con le cambre — passaggio non difficile ma più atletico, con cambre distanziate e cavo leggermente in strapiombo — oltre il quale le difficoltà calano e un muretto di una trentina di metri, ricco di cambre, conduce al termine della ferrata.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di gola di media difficoltà, esposta ma ben attrezzata con cambre; l'arrampicata è piacevole tra roccia e macchia mediterranea.

    ⚠ La discesa è obbligata in corda doppia: servono due corde da almeno 40 m, oltre a freno discensore, longe e cordino autobloccante per la manovra. La variante di destra richiede inoltre alcuni metri di arrampicata in libera senza protezioni all'attacco.

    ▲Periodo e sicurezza

    Clima mediterraneo e quota bassa: percorribile in gran parte dell'anno, preferibilmente fuori dalle ore più calde. Talvolta è in funzione una funicolare installata dal gruppo locale di appassionati.

    ▲Discesa

    Effettuate le calate in corda doppia, che riportano alla base della via vicino all'attacco, si percorre a ritroso il sentiero dell'andata fino all'auto.

    ▲Da abbinare

    Da Iglesias, spostandosi verso la costa, si può affrontare la magnifica escursione che sale al Pan di Zucchero. Verso nord la Sardegna propone molti itinerari attrezzati: la recente Ferrata Regina, la Ferrata del Giorrè, la Ferrata di Badde Pentumas, la Ferrata degli Angeli sull'isola di Tavolara e, più a nord, la Ferrata del Cabirol.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneSardegna
    • GruppoIglesiente
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata180 m
    • Dislivello itinerario300 m
    • Quota max470 m
    • Lunghezza5,3 Km
  • Ferrata di Giorrè

    Ferrata di Giorrè

    Vie Ferrate › Sardegna › Sassari
    Ferrata di Giorrè
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Giorrè corre lungo le alte pareti che delimitano l’altopiano di Giorrè, presso Cargeghe, nell’entroterra a sud di Sassari. È un percorso sorprendente fatto di cenge, traversi e brevi tratti verticali molto esposti, sviluppato come un lungo ‘8’ tra una Cengia Bassa e una Cengia Alta.

    ▲Avvicinamento

    L’attacco è appena fuori Cargeghe: si parcheggia lungo la provinciale che da Cargeghe porta a Florinas, dove una stradina si stacca dal lato destro; conviene fermarsi circa 200 metri oltre, in direzione Florinas, a bordo strada (punto di partenza su Google Maps). Venendo da Cargeghe, con il paese alle spalle, si imbocca la prima stradina asfaltata in salita seguendo il cartello ‘Magola – Giorrè’; il sentiero è obbligato fino a una bacheca con la mappa, poi si sale seguendo gli ometti al bordo della macchia fino a un bivio segnato dove si tiene la sinistra, arrivando in breve all’attacco della Cengia Bassa (45′ dall’auto). Il rientro avverrà dalla Cengia Alta.

    ▲Il percorso

    Si attacca su un’ampia cengia verso sinistra, si aggira uno spigolo e si prosegue su cengia ampia ma non protetta; ci si stacca dal cavo scendendo alcuni metri su sentiero ripido, poi a destra si raggiunge una parete che si percorre in diagonale presso uno spigolo e quindi in verticale con alcune staffe, non difficile ma molto esposta. Un traverso orizzontale chiude la prima parte; segue un lungo alternarsi di strette cenge protette e brevi traversi fino al punto più iconico: un esposto traverso con staffe per i piedi che raggiunge un diedro, che non si risale ma si aggira a sinistra con un tratto di discesa facile ma molto esposto; si prosegue sul traverso e si supera un esposto spigolo con un passaggio in leggero strapiombo. Le attrezzature cessano momentaneamente su un’ampia cengia; dove si stringe, il cavo aiuta nei passaggi. Dopo un traverso che supera un canalino detritico e un altro traverso con staffe si arriva alla via di fuga: a destra sale verso la Cengia Alta (uscita anticipata), a sinistra prosegue la Cengia Bassa. Tenendo la sinistra, dopo un tratto di sentiero si ritrova il cavo che aggira uno spigolo; si prosegue lungo la cengia con un tratto di discesa e una sezione non protetta che si stringe presso il libro delle firme, poi una placchetta verticale con cambre e un sentiero più ampio oltre un piccolo pinnacolo. L’ultima parte della Cengia Bassa attraversa un esposto spigolo, un traverso su staffe in leggera discesa, una cengia non protetta piuttosto infida e un ultimo traverso esposto a sinistra, fino a uscire su sentiero al segnavia che indica a destra il rientro per la Cengia Alta. La Cengia Alta inizia non protetta (massima attenzione), poi le attrezzature proteggono la cengia, non difficile; superato l’incrocio della via di fuga, la seconda parte della Cengia Alta è quasi sempre in falsopiano fino ad aggirare uno spigolo e arrivare sotto i tetti rocciosi al termine della ferrata (1h 30′ dall’attacco, circa 2h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Moderatamente Difficile caratterizzata da forte esposizione ma difficoltà tecnica contenuta: una serie di cenge e traversi più o meno esposti con un paio di tratti verticali mai difficili grazie alle abbondanti staffe; richiede però piede fermo e testa per i tratti non protetti.

    ⚠ La via è in parte chiusa (ma comunque percorribile) tra il 1° marzo e il 15 giugno di ogni anno per tutelare la nidificazione della fauna: verificare il periodo. Diversi tratti di cengia non sono protetti dal cavo e sono esposti: attenzione costante.

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (massimo circa 513 m): percorribile gran parte dell’anno, preferibilmente fuori dalle ore e dai mesi più caldi e rispettando la finestra di tutela della fauna. Ambiente carsico e mediterraneo.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata il rientro è intuitivo: si raggiunge il sentiero di avvicinamento e lo si ripercorre a ritroso fino all’auto (circa 3h totali).

    ▲Da abbinare

    In provincia di Sassari, vicine, la Ferrata di Cabriol e la Ferrata della Regina; verso Olbia la spettacolare Ferrata degli Angeli a Tavolara; nel Nuorese la Ferrata di Badde Pentumas, nell’Oristanese la Ferrata del Castello di Medusa; nel Sulcis-Iglesiente la Ferrata di Gutturu Xeu e la magnifica Ferrata Pan di Zucchero.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneSardegna
    • GruppoAltopiano di Giorrè
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata130 m
    • Dislivello itinerario170 m
    • Quota max513 m
    • Lunghezza4,2 Km
  • Ferrata del Cabirol – Capo Caccia

    Ferrata del Cabirol - Capo Caccia

    Vie Ferrate › Sardegna › Sassari
    Ferrata del Cabirol – Capo Caccia
    Moderatamente Difficile● ChiusaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Cabirol corre lungo una parete a strapiombo sul mare nel promontorio di Capo Caccia, all’estremità nord-occidentale della Sardegna, a pochi chilometri da Alghero. Tra cenge sospese, traversi esposti e pareti verticali offre un itinerario breve ma di grande respiro, costantemente affacciato sul Mediterraneo.

    ⚠ Aggiornamento: la via risulta attualmente CHIUSA per ordinanza comunale e in parte smantellata. Non percorrerla finché non verrà ufficialmente riaperta e ripristinata.
    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge Capo Caccia lungo la panoramica SP 55 bis: nei pressi dell’aeroporto di Alghero si seguono le indicazioni per il promontorio. L’auto si lascia in uno slargo della strada panoramica all’altezza del Belvedere sull’isola Foradada (punto di partenza su Google Maps). Da qui una traccia evidente, ma priva di segnavia, prosegue verso sud costeggiando le falesie; si passa accanto alla Grotta delle Brocche Rotte e in pochi minuti si arriva all’attacco, segnalato da un cartello (20′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un facile tratto in discesa verso la cengia bassa, che si segue verso sinistra su ampio ripiano privo di protezioni. Il ripiano si restringe poi su fondo sabbioso e scivoloso fino a un tetto roccioso attrezzato; superatolo si prosegue fino a un tratto verticale con un breve passaggio in leggero strapiombo, addomesticato dalle staffe. Seguono alcuni traversi esposti ma non difficili e quindi un traverso più atletico, con il cavo che spinge verso l’esterno: conviene attraversarlo con decisione per non affaticare le braccia. Si scendono poi due pareti verticali non impegnative e si affronta un traverso strapiombante; superato uno spigolo si scende un tratto verticale ed esposto, dove le cambre guidano la progressione. Il tratto conclusivo, tra cenge e brevi salti verticali, porta al termine della via (3h dall’attacco, circa 3h 20′ dall’auto).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario di difficoltà media (Moderatamente Difficile), reso accessibile dalle numerose staffe nei punti strapiombanti; ciò che resta impegnativo è l’esposizione continua sul mare e qualche traverso atletico.

    ⚠ Via interamente a picco sul mare, con traversi esposti e strapiombanti: vanno attraversati con scioltezza per non affaticare le braccia. Stato attuale: CHIUSA e in parte smantellata.

    ▲Periodo e sicurezza

    La quota minima (massimo 200 m) e il clima mite renderebbero la via percorribile in ogni stagione; da evitare comunque con mare mosso o vento forte sul promontorio. Si ricorda che al momento l’itinerario non è agibile.

    ▲Discesa

    Dal termine si prosegue verso sinistra, in discesa lungo il bordo delle falesie, fino a tornare all’auto (15′ dal termine, 3h 40′ complessive). La via è percorribile anche in senso inverso: in tal caso, dal bivio iniziale si segue il bordo della falesia per un centinaio di metri fino a un ometto di pietre, da cui si scende all’attacco.

    ▲Da abbinare

    Restando in Sardegna: la Ferrata di Badde Pentumas nell’entroterra di Nuoro, la Ferrata del Castello di Medusa nell’oristanese e la celebre Ferrata del Pan di Zucchero sull’omonimo scoglio nel Sulcis.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneSardegna
    • GruppoCapo Caccia
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)3:40 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario200 m
    • Quota max200 m
    • Lunghezza2 Km
  • Ferrata del Castello di Medusa

    Ferrata del Castello di Medusa

    Vie Ferrate › Sardegna › Oristano
    Ferrata del Castello di Medusa

    La Ferrata del Castello di Medusa è un anello di circa 400 metri che gira attorno alla rocca calcarea sormontata dai ruderi del Castello, nell’entroterra di Oristano tra Samugheo e Asuni. Un itinerario breve ma vario e sorprendente, sospeso sopra la valle dell’Araxisi, con un singolo passaggio a strapiombo che ne alza il grado complessivo.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Castello di Medusa, lungo la SP38 tra Samugheo e Asuni: circa a metà strada tra i due paesi si svolta verso l’entroterra (a sinistra arrivando da Samugheo, a destra da Asuni) e si percorre una sterrata a corsia unica che in 5 km porta al rifugio (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si scende per sentiero verso il Castello seguendo i cartelli per «Araxisi»; si raggiunge il torrente e un bivio: a destra si va al corso d’acqua, a sinistra alla ferrata. Si accede a una cengia orizzontale che contorna lo sperone roccioso detto «Sa Conca de Su Casteddu» e si attacca la via (20′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dopo l’attacco si sale una breve rampa diagonale gradonata di 3 metri e si percorre una stretta cengia orizzontale che aggira la roccia, con il Castello sopra la testa e il torrente Araxisi sotto i piedi. Si prosegue su facili roccette fino a un punto in cui il cavo termina e subentra un tratto di sentiero: qui si chiude la prima parte della ferrata. Le attrezzature riprendono con un tratto in discesa, non difficile ma aereo, che porta a un traverso esposto; si aggira uno spigolo e si arriva al passaggio chiave, uno strapiombo breve ma impegnativo che richiede forza di braccia e agilità. Superato lo spigolo si risale un tratto verticale a strapiombo dove le cambre aiutano la progressione, una decina di metri in forte esposizione, fino a un passaggio nella roccia: si entra in una cavità che porta sul lato opposto dello sperone. Si scende quindi un tratto di disarrampicata facilitato dalle cambre, poi un traverso orizzontale con poco spazio per i piedi e infine una comoda cengia diagonale conducono al termine delle attrezzature (1h 15′ di sola ferrata; circa 1h 35′ dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di difficoltà moderata immersa in un ambiente inusuale dell’entroterra sardo, dominato dalla parete calcarea che si erge verticale per una novantina di metri. Il livello complessivo è Difficile, determinato soprattutto dall’unico passaggio a strapiombo, aereo e fisico, che spezza un itinerario altrimenti abbordabile.

    ⚠ Il passaggio chiave a strapiombo è breve ma atletico: chi non ha forza di braccia lo troverà ostico. Casco, imbrago e kit da ferrata sono indispensabili nonostante lo sviluppo contenuto.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 300 m) e clima sardo: percorribile gran parte dell’anno, preferibilmente nelle stagioni intermedie evitando il caldo estivo e la roccia bagnata. Sviluppo breve, 1,6 km e 150 m di dislivello complessivo.

    ▲Discesa

    Dal termine delle attrezzature si risale il sentiero fino a una staccionata, la si aggira e per traccia si rientra in breve al rifugio (20′ dalla fine della ferrata, 2h totali per l’anello).

    ▲Da abbinare

    Risalendo verso la costa occidentale della Sardegna si incontrano in successione la Ferrata Regina, la Ferrata di Giorrè e la Ferrata Cabirol; verso la costa tirrenica la Ferrata di Badde Pentumas. Più a sud, la Ferrata di Gutturu Xeu e, sulla costa, la Ferrata al Pan di Zucchero. Discorso a parte la Ferrata degli Angeli sull’isola di Tavolara, raggiungibile in battello da Porto San Paolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneSardegna
    • GruppoCastello di Medusa – Valle dell'Araxisi
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata50 m
    • Dislivello itinerario150 m
    • Quota max300 m
    • Lunghezza1,6 Km
  • Ferrata Badde Pentumas

    Ferrata Badde Pentumas

    Vie Ferrate › Sardegna › Nuoro
    Ferrata Badde Pentumas

    Una ferrata che si snoda tra cenge e traversi sul lato destro del Canyon di Badde Pentumas, nel cuore selvaggio della Valle di Lanaittu. L’ambiente e maestoso e l’attrezzatura, sostituita di recente, e ora in ottimo stato; restano pero alcuni tratti non protetti e passaggi molto esposti che ne fanno una via impegnativa.

    ▲Avvicinamento

    Da Nuoro si procede verso Oliena e poi in direzione Dorgali; alle indicazioni per Su Cologne si svolta a destra e, poco prima del piazzale della fontana, si imbocca a destra una strada prima cementata e poi sterrata che entra nella Valle di Lanaittu. Lungo lo sterrato, raggiunta la seconda grande tabella di legno, NON si gira a destra verso il Rifugio Sa Oche ma si prosegue DIRITTO in direzione Su Ruvagliu / Tiscali (segnavia 409B) per circa 700 metri, fino a uno spiazzo di terra scura sulla destra con due grossi massi distanti una decina di metri, sormontati da ometti di pietra; tra i due c’e un albero con segnavia bianco-rosso. Si parcheggia qui e si segue l’ampio sentiero che entra nel bosco, costellato di ometti. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    L’avvicinamento prosegue scendendo verso un torrente, generalmente secco: dopo circa 10 minuti si cerca un bivio a destra non segnalato e man mano si seguono i segnavia 410. Dove il sentiero principale sale, si tiene la destra in discesa fino al letto del torrente; pochi minuti seguendo gli ometti e si entra nelle Gole di Pentumas. Inizia qui una lunga risalita nel canyon, 30-45 minuti tra roccette e brevi balzi, fino a un salto di una decina di metri oggi assicurato da una corda fissa. Si supera un primo anfiteatro roccioso con grotta (non e ancora la meta) e si raggiunge un secondo anfiteatro dominato da grandi pareti e tetti strapiombanti; una scritta verde indica l’attacco, vicino a un vecchio tronco dove un primo spezzone di corda segnala l’inizio della ferrata (circa 1 ora dall’auto).

    ▲Il percorso

    Si parte subito con una placca verticale priva di infissi metallici: il fondo coperto di sabbiolina rende difficile arrampicare senza usare il cavo. Si sale a una prima serie di cenge non protette, con passaggi mai oltre il primo grado ma esposti, che richiedono piede fermo. Segue una nuova placca verticale, questa volta con alcune cambre, verticale nei primi metri e poi piu appoggiata. Dopo una cengia terrosa si affronta un breve ma impegnativo traverso a sinistra e un tratto di collegamento piuttosto esposto lungo le cenge; presso un albero con una pietra incastrata riprendono le attrezzature. La via prosegue su una lunga cengia attrezzata, molto esposta, che si restringe fino a diventare traverso. Dove la ferrata riprende, una grossa catena sostituisce il cavo nella sezione piu adrenalinica: un traverso orizzontale esposto verso sinistra porta a un diedro; dopo i primi metri verticali si supera uno strapiombo impegnativo, aiutati da una cambra, in forte esposizione, fino a un traverso a sinistra e a un esposto spigolo da aggirare. Una serie di traversi piu facili precede un tratto di cavo verticale, bello e arrampicabile, e un ultimo diedro impegnativo con alcune cambre che ne riducono le difficolta ma non l’esposizione. Gli ultimi metri aprono il panorama fuori dall’anfiteatro e chiudono la ferrata (circa 1 ora e 30 dall’attacco, 2 ore e 15 dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficolta

    Tecnicamente non e durissima, se non in un paio di punti, ma alcuni traversi richiedono una discreta forza di braccia e assoluta assenza di vertigini, soprattutto nei tratti privi di protezione. In compenso il canyon offre un interesse paesaggistico di prim’ordine.

    ⚠ L’avvicinamento non e ben segnato e richiede spirito di orientamento; in via ci sono cenge non protette ed esposte. Portate la traccia GPS e affrontatela solo con buona forma fisica e nessun problema di vertigini.
    ▲Discesa

    Si risale completamente la parete fino alla sommita e si scende poi verso destra, seguendo un sentiero nel bosco che riporta sul letto del torrente percorso all’andata e quindi al punto di partenza (circa 30 minuti dal termine della ferrata, 2 ore e 45 in totale).

    ▲Da abbinare

    Sul versante tirrenico dell’isola; risalendo la costa, da Porto San Paolo si puo prendere il battello per Tavolara e percorrere la Ferrata degli Angeli. Verso la costa occidentale si scelgono la Ferrata del Castello di Medusa, la Ferrata Regina, la Ferrata di Giorre e la Ferrata Cabirol (tutte attorno a 1 ora e 45 – 2 ore e 15 di auto). Scendendo verso il Sulcis-Iglesiente ci sono la Ferrata di Gutturu Xeu e la Ferrata al Pan di Zucchero.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaDifficile
    • RegioneSardegna
    • GruppoMonti Sardi
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:15 h
    • Dislivello ferrata170 m
    • Dislivello itinerario500 m
    • Quota max726 m
    • Lunghezza8,5 Km
  • Ferrata degli Angeli (Tavolara – Punta Cannone)

    Ferrata degli Angeli (Tavolara - Punta Cannone)

    Vie Ferrate › Sardegna › Olbia-Tempio
    Ferrata degli Angeli (Tavolara – Punta Cannone)
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata degli Angeli è uno spettacolare itinerario che raggiunge la vetta dell’isola di Tavolara, sulla costa tirrenica della Sardegna di fronte a Olbia. Risale da Punta la Mandria e cavalca le creste del versante occidentale dell’isola, con vista mozzafiato sul mare: non è estremamente difficile ma è continuamente esposta e impegnativa sul piano fisico, con caratteristici tratti su tronchi e scalette di ginepro.

    ▲Avviso importante
    ⚠ Aggiornamento (agosto 2018): la Ferrata degli Angeli risulta smantellata nell’attacco originale e il percorso si svolge ora su un itinerario differente: occorre seguire le tracce in loco. Stato dell’itinerario da verificare: accertati delle condizioni reali e della presenza delle attrezzature prima di impegnarti nella salita.
    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge l’isola in battello da Porto San Paolo (verificare gli orari): si sbarca alla spiaggia dello Spalmatore e si segue l’evidente sentiero verso Punta la Mandria (apri il punto di partenza su Google Maps – 40.88053, 9.6369). Da Punta la Mandria si percorre un sentiero verso est che risale ripido le pareti; si supera un tratto ripido con l’aiuto di una corda (progressione in aderenza) fino alla targhetta che indica l’inizio della ferrata (20′ dall’arrivo in battello).

    ▲Il percorso

    Dalla targa si segue la freccia rossa che aggira uno spigolo dove inizia l’attrezzatura. Si attacca una rampa obliqua gradonata, poi una parete verticale con alcuni appigli; in cima compare il primo tronco di legno – caratteristica della via – che fa da appoggio in un esposto traverso orizzontale. Si entra in un anfratto roccioso e si risale uno spigolo esposto con l’aiuto di un paio di infissi; segue un traverso dove di nuovo un tronco sostiene i piedi, poi il tratto più caratteristico: una scaletta di legno di ginepro che fa salire in piena esposizione una parete verticale, qui assicurata anche da una robusta catena. Terminata la scala si vira a sinistra su un traverso orizzontale dove, per i pochi appigli, è necessario trazionare sul cavo; si sale poi in diagonale su un tratto non difficile ma privo di appoggi per i piedi e infine una breve parete verticale chiude la prima sezione (i cavi terminano momentaneamente).

    Si segue il sentiero risalendo alcune roccette con segni rossi fino a riprendere il cavo per la seconda sezione, prevalentemente in cresta. Si sale una prima parete in diagonale con un traverso non difficile che porta sul filo; inizialmente ci si tiene sul lato destro, poco sotto la cresta, poi si prosegue tra sali e scendi sui risalti rocciosi, con panorama meraviglioso. Un diedro di alcuni metri, agevole, porta a un terrazzino: si gira a destra e si prosegue in diagonale su una rampa gradonata; il cavo termina e su roccette si raggiunge la croce sommitale (598 m), circa 2 ore dall’attacco. Non togliere l’imbraco: il rientro prevede tratti attrezzati.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile, con difficoltà tecniche 2/5, ambientali 3/5, esposizione 3/5 e impegno fisico 2/5. Magnifica dal punto di vista paesaggistico, ma da non sottovalutare: l’esposizione è continua e il dislivello richiede buono stato di forma. Nei tratti difficili aiutano le attrezzature e i singolari tronchi di ginepro; la corda è di piccolo diametro ma ben tesa e in un passaggio è affiancata da una robusta catena. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario di mare percorribile da primavera ad autunno; va evitato nelle ore più calde e con vento forte sulle creste. Dipende dagli orari del battello da Porto San Paolo: pianifica andata e ritorno con margine. Vista l’esposizione costante e lo stato «da verificare» delle attrezzature, valuta con attenzione le condizioni in loco.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si prosegue in cresta verso Punta Cannone (circa 30′); in prossimità di una selletta fra la Sella di Lucca e Punta Cannone si individua un sentiero attrezzato in discesa con segnavia rosso, che riporta alla spiaggia (1h 30′ dal termine della ferrata, circa 4 ore totali).

    ▲Da abbinare

    Su Tavolara non ci sono altre vie ferrate (ma belle vie lunghe d’arrampicata). Da Porto San Paolo si può puntare alla Ferrata di Badde Pentumas, alla Ferrata del Castello di Medusa, alla Ferrata di Giorrè, alla Ferrata Regina o alla Ferrata del Cabirol. Più a sud, in provincia di Carbonia-Iglesias, la Ferrata di Gutturu Xeu e la Ferrata del Pan di Zucchero.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:20 h
    • Durata ferrata2:00 h
    • Itinerario totale4:00 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario558 m
    • Altitudine massima598 m
    • Lunghezza6,7 Km
  • Ferrata al Pan di Zucchero

    Ferrata al Pan di Zucchero

    Vie Ferrate › Sardegna › Sud Sardegna
    Ferrata al Pan di Zucchero

    Il Pan di Zucchero è uno dei faraglioni più alti d’Europa: 133 metri di roccia che si ergono dal mare al largo di Masua, sulla costa iglesiente della Sardegna sud-occidentale. La sua ferrata è un’esperienza fuori dal comune — si attacca dal pelo dell’acqua, raggiunti in gommone, si risale lo scoglio fino alla vetta e si rientra con una calata in corda doppia che termina direttamente sulla barca. Tecnicamente è facile e alla portata anche dei principianti, ma il contesto, completamente a picco sul mare aperto, la rende una delle uscite più scenografiche d’Italia.

    ▲Partenza e avvicinamento

    Il punto di partenza è la spiaggia di Masua, nel Sud Sardegna, raggiungibile in auto lungo la strada che costeggia un vecchio impianto minerario fino al parcheggio: da qui il Pan di Zucchero appare di fronte, stagliato sul blu. Dalla spiaggia un gommone (servizio a pagamento) porta alla base del faraglione, dove la ferrata attacca a pochi metri dall’imbarcazione. L’avvicinamento via mare dura una manciata di minuti. Indicazioni per il parcheggio di Masua su Google Maps →

    ▲Il percorso

    I primi metri sono gradonati e arrampicabili con facilità, agevolati da qualche piolo; si sale in verticale accanto alla targa del “Sentiero dei Minatori”, poi una cengia verso sinistra apre la vista sul vicino arco naturale. Si guadagna quota su balzi rocciosi ben attrezzati con infissi recenti, attraversando un anfratto di roccia rossastra prima di uscire in piena esposizione sul mare.

    La via alterna tratti di sentiero attrezzato a brevi salti verticali, dove staffe e cambre annullano le difficoltà tecniche. Un bel diedro, arrampicabile senza problemi ma ormai a strapiombo sull’acqua, conduce al libro di via; da lì una traccia tra gli arbusti mediterranei porta al pianoro sommitale, con panorama aperto sulla costa iglesiente.

    ▲Discesa

    Per il rientro ci sono due opzioni: ripercorrere a ritroso la ferrata, oppure — come indicato da chi gestisce il trasporto — scendere con una calata in corda doppia di circa 45 metri nel vuoto, che termina proprio sul gommone. È il momento più adrenalinico dell’uscita e, da solo, vale il viaggio.

    ▲Carattere e difficoltà

    Sul piano tecnico non ci sono passaggi impegnativi: la via è classificata Facile ed è adatta anche a chi è alle prime esperienze, purché accompagnato e con attrezzatura adeguata. A fare la differenza non è la difficoltà ma l’ambiente: si arrampica letteralmente sul mare, con il blu sotto i piedi per tutta la salita. Restano obbligatori casco, kit da ferrata e imbragatura; per la calata servono corda e dimestichezza con la corda doppia, di norma fornite e gestite dal servizio gommoni.

    ▲Periodo e accesso

    Periodo ideale dalla primavera all’autunno, con mare calmo per l’avvicinamento in gommone. Attenzione: l’accesso al Pan di Zucchero può essere interdetto dall’1 aprile al 30 giugno per la nidificazione dell’avifauna — verifica sempre prima di programmare l’uscita.

    Trattandosi di un avvicinamento via mare, l’uscita dipende dalle condizioni del mare: con onda il servizio gommoni può non operare.
    ▲Da abbinare

    Restando nell’Iglesiente si può aggiungere la Ferrata Gutturu Xeu. Salendo verso nord, la Sardegna offre altri itinerari attrezzati di pregio: la Ferrata Regina, la Ferrata del Giorrè, la Ferrata di Badde Pentumas, la Ferrata degli Angeli sull’isola di Tavolara e la Ferrata del Cabirol a Capo Caccia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneSardegna
    • ProvinciaSud Sardegna
    • ZonaIglesiente
    • Avvicinamento0:15 h (gommone)
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario totale2:30 h
    • Dislivello133 m
    • Altitudine max133 m
    • Lunghezza1,3 km
Serve aiuto? Scrivici!