Stato: Chiusa

  • Sentiero Attrezzato al Rifugio Dalmazzi – Bacino del Triolet

    Sentiero Attrezzato al Rifugio Dalmazzi – Bacino del Triolet

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › AO
    Sentiero Attrezzato al Rifugio Dalmazzi – Bacino del Triolet

    ⚠ Il sentiero attrezzato risulta al momento smantellato. Le corde fisse sono state rimosse. Verificare le condizioni aggiornate prima di avvicinarsi al rifugio.

    Itinerario di alta montagna in Val Ferret che conduce al Rifugio Dalmazzi nel bacino del Ghiacciaio del Triolet (Monte Bianco). Tecnicamente non difficile, il contesto alpino severo con nevaio, morena e rischio caduta sassi richiede esperienza d'alta montagna. Sentiero attrezzato attualmente smantellato.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la frazione di Arnouva, ultima località di Val Ferret nel comune di Courmayeur (AO). Si parcheggia nel piazzale antistante il ristorante-campeggio e si percorre la sterrata (segnavia 23 poi 32) per circa 1 km verso il Rifugio Elena. A una curva a destra si trova il bivio a sinistra per il Rifugio Dalmazzi. Si risale il fondo valle ignorando il Bivacco Comine (sentiero 22), si attraversano 4 torrenti affluenti della Dora di Ferret e si raggiunge la morena del Ghiacciaio del Triolet. Seguendo i bolli gialli si percorre la pietraia, il fianco nord del vallone, un tratto in leggera discesa verso il vallone glaciale e poi nuovamente in salita fino alla cresta, dove un nevaio precede l'ultimo tratto (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dalla cresta si incontrano grossi roccioni con spezzoni di corda fissa ancorata a fittoni e chiodi (attualmente rimossi). Si risale il canale verso sinistra, si supera uno spigolo esposto e si affronta un diedro con corde e staffe metalliche. Sul pianoro erboso soprastante un traverso a destra e pochi metri di sentiero concludono il tratto attrezzato in prossimita del Rifugio Dalmazzi (30' dalla prima corda, 2h30' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Facile tecnicamente, ma è un'escursione di alta montagna con ambienti severi, ghiacciaio nelle vicinanze e rischio caduta sassi lungo il canale di salita.

    ⚠ Ambiente alpino impegnativo: non sottovalutare la quota, il ghiacciaio e la caduta sassi lungo il canale di salita.

    ▲Periodo e sicurezza

    Estate (luglio-agosto) con meteo stabile. Neve residua in quota fino a stagione inoltrata. Prima di partire verificare lo stato del percorso attrezzato con il rifugio o le guide locali.

    ▲Discesa

    Stesso percorso di salita (2h dal rifugio, 5h totali). I tratti attrezzati, se presenti, risultano agevoli in discesa.

    ▲Da abbinare

    Nella zona si trovano la Ferrata al Bivacco Borelli e la Ferrata del Bicentenario al Mont Chetif.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoMonte Bianco / Val Ferret
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario800 m
    • Quota max2590 m
    • Lunghezza9,8 Km
  • Sentiero Attrezzato Baglioni – Pasubio

    Sentiero Attrezzato Baglioni – Pasubio

    Vie Ferrate › Veneto › VI
    Sentiero Attrezzato Baglioni – Pasubio

    ⚠ SENTIERO CHIUSO Il Sentiero Attrezzato Baglioni è attualmente chiuso a causa di una frana pericolosa lungo il percorso. Non avventurarsi fino alla riapertura ufficiale confermata dal CAI locale o dall’Ente Parco.

    Il Sentiero Attrezzato intitolato a Pasquale Baglioni corre a mezzacosta sul versante occidentale del Pasubio, nella Valle delle Prigioni, in un’area ricca di testimonianze della Prima Guerra Mondiale. L’itinerario con partenza da Pian delle Fugazze è tanto interessante dal punto di vista storico quanto variato negli ambienti, con tratti attrezzati, gallerie e belvederi sulla sottostante vallata.

    ▲Avvicinamento

    Da Pian delle Fugazze (parcheggio ampio al passo, raggiungibile da Rovereto o Schio, indicazioni Maps) si attraversa la strada verso nord e si sale per il sentiero CAI 179 (‘Strada degli Eroi’), carrareccia che si percorrerà anche al rientro. Il sentiero accorcia i tornanti della strada e arriva a Malga Val di Fieno, dove si lascia il sentiero 170 per il Rifugio Papa e si seguono le indicazioni per il Sentiero Attrezzato Baglioni con segnavia CAI 141 (1645 m, 1h15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il sentiero prosegue a mezzacosta tagliando la dorsale sud della Cima Palon. I primi tratti attrezzati, con cavi che fungono più da corrimano che da vera protezione, accompagnano una lieve perdita di quota. La visuale sulla sottostante vallata e sui rilievi sovrastanti è notevole per tutta la progressione. Si raggiunge il passaggio più impegnativo: un canalino roccioso con fondo instabile e franoso, disceso mantenendosi sul versante destro con l’aiuto di cambre. Dopo circa 1h15′ dall’inizio del Sentiero Baglioni si incontrano due gallerie che attraversano la roccia senza richiedere la torcia. Terminate le gallerie si risale una verde vallata fino a un bivio: a sinistra il Passo dell’Omo, dritto il proseguimento (1h45′ dall’inizio, 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificato Difficile. Il canalino con fondo franoso è il passaggio più tecnico; i tratti attrezzati nel resto del percorso hanno difficoltà contenuta. Il valore aggiunto è l’ambiente storico-alpinistico unico del Pasubio con le sue gallerie e le testimonianze della Grande Guerra.

    ⚠ Attenzione alla nebbia pomeridiana, caratteristica del Pasubio e frequente anche d’estate. Preferire le ore del mattino per l’escursione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Il sentiero è attualmente chiuso. Quando sarà riaperto, la stagione consigliata è da maggio a ottobre. Verificare sempre lo stato di apertura presso il CAI locale prima di partire.

    ▲Discesa

    Dal termine del Sentiero Baglioni si segue il segnavia 135 verso destra con indicazioni per il Rifugio del Generale Papa. Si può scendere al rifugio oppure proseguire in quota attraverso gallerie e reperti di guerra, innestendosi sul sentiero di salita al Papa da Pian delle Fugazze e scendendo fino al bivio d’andata (2h30′ dal termine, 5h45′ totali).

    ▲Da abbinare

    Le Piccole Dolomiti offrono itinerari di grande valore tra cui il Sentiero Alpinistico Falcipieri, il Sentiero Attrezzato al Monte Cornetto, la Ferrata Campalani, il Sentiero Attrezzato Pojesi al Carega, la Ferrata Biasin, la Ferrata Viali e la Ferrata Ezio Ferrari.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPiccole Dolomiti
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)5:45 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario988 m
    • Quota max2150 m
    • Lunghezza8 Km
  • Sentiero Attrezzato dei Mar al Mulaz

    Sentiero Attrezzato dei Mar al Mulaz

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato dei Mar al Mulaz
    Moderatamente Difficile● ChiusaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ ATTENZIONE — Via CHIUSA: Il Sentiero Attrezzato dei Mar risulta chiuso. Verificare le condizioni aggiornate prima di qualsiasi pianificazione.

    Il Sentiero Attrezzato dei Mar percorre il versante settentrionale delle Pale di San Martino con partenza dall'isolato abitato di Gares, salendo verso il Mulaz tra panorami sul Focobon. Itinerario poco frequentato, tecnicamente non difficile ma con fondo talvolta insidioso su erba e terroso.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge Gares da Canale d'Agordo svoltando verso sud (ovest) per circa 7 Km su una bella vallata (indicazioni Maps). Parcheggio comodo nel paese. A piedi si raggiunge la chiesa e si imbocca l'itinerario verso Malga Stia seguendo le indicazioni, salendo prima su carrareccia poi sul sentiero 754 sul versante sinistro della Val di Greta. In circa 50 minuti si arriva a Malga Stia (1785 m), poi si continua sul sentiero 752 verso Forcella Stia.

    ▲Il percorso

    Da Malga Stia si percorre il sentiero 752 su prati verso Forcella Stia. Puntando alla Cresta dei Mar si arriva a una scaletta metallica e a un cartello che segnano l'inizio delle attrezzature. Si risale la scaletta e si affronta una prima esile cengia attrezzata. Si prosegue su crinale erboso seguendo la labile traccia verso la cresta rocciosa che si percorre restando appena sotto il filo di cresta, seguendo i cavi metallici e prestando attenzione al fondo erboso e terroso che può risultare scivoloso con umidità. Il percorso porta infine verso il Mulaz.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificato Moderatamente Difficile. I tratti attrezzati non sono tecnicamente esigenti ma il fondo instabile e la labilità della traccia richiedono orientamento e prudenza. Complessità: tecnica 2/5, fisica 3/5, esposizione 2/5, ambiente 3/5.

    ⚠ Via attualmente chiusa. Non percorrere senza aver verificato lo stato dell'attrezzatura con la Sezione CAI competente o con la Guardia di Finanza di Falcade.
    ▲Periodo e sicurezza

    Normalmente aperto da luglio a settembre. Verificare la riapertura prima di pianificare l'escursione.

    ▲Discesa

    Dal Mulaz si scende verso il Rifugio Mulaz e poi per sentiero verso Falcade oppure si rientra a Gares per la via di salita.

    ▲Da abbinare

    Nelle Pale di San Martino: la Ferrata del Canalino al Mulaz e la Ferrata Gabitta d'Ignoti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:
    • Itinerario (a/r)7:00 h
    • Dislivello itinerario1180 m
    • Quota max2560 m
    • Lunghezza13 Km
  • Sentiero Attrezzato Monte Gendarme – Passo del Cerreto

    Sentiero Attrezzato Monte Gendarme – Passo del Cerreto

    Vie Ferrate › Toscana › Massa-Carrara
    Sentiero Attrezzato Monte Gendarme – Passo del Cerreto

    ⚠ ATTENZIONE — Via SMANTELLATA: I tratti attrezzati del Sentiero Attrezzato Monte Gendarme sono stati smantellati. La salita richiede ora passaggi di arrampicata di II grado non protetti o da proteggere con materiale individuale. Non percorrere come sentiero attrezzato.

    Il Sentiero Attrezzato del Monte Gendarme risale il Vallone dell'Inferno sull'Appennino Tosco-Emiliano, partendo dal Passo del Cerreto verso i 1895 m del Monte La Nuda e del Monte Gendarme (1872 m). La via originale presentava un breve tratto attrezzato nel tratto sommitale, ora rimosso. La salita escursionistica rimane percorribile ma richiede esperienza alpinistica di base.

    ▲Avvicinamento

    Il Passo del Cerreto (1261 m) si raggiunge da Reggio Emilia oppure da Aulla (A15) lungo la SS 63 (indicazioni Maps). Ampio parcheggio e possibilità di ristoro al passo. Si segue la traccia del sentiero 00 verso il Vallone dell'Inferno.

    ▲Il percorso

    Dal Passo del Cerreto si risale il Vallone dell'Inferno lungo il sentiero 00 fino al Bivacco Rosario (1h 30'). Raggiunto il crinale si può salire a sinistra verso il Monte La Nuda (15') oppure verso destra seguire il CAI 94 che costeggia il vallone fino alla base della parete rocciosa del Monte Gendarme (1h 45' totali). Il tratto sommitale dove era collocata l'attrezzatura ora richiede passaggi liberi di II grado. La vetta (2h circa) offre vista sulle Apuane a ovest e sul Golfo della Spezia a nord-ovest.

    ▲Carattere e difficoltà

    Originariamente classificato Facile per la presenza delle attrezzature. Dopo lo smantellamento i passaggi sommitali richiedono esperienza alpinistica (II grado). Complessità escursionistica: tecnica 1/5, fisica 2/5, esposizione 2/5, ambiente 3/5.

    ⚠ La via è ufficialmente smantellata. Non avvicinarsi al tratto sommitale senza conoscenze di arrampicata o senza protezioni individuali adeguate.
    ▲Periodo e sicurezza

    Il Vallone dell'Inferno è percorribile da maggio a ottobre come escursione. La salita alla vetta del Gendarme è sconsigliata senza adeguata attrezzatura alpinistica.

    ▲Discesa

    Si scende per la via di salita fino al Passo del Cerreto.

    ▲Da abbinare

    Sull'Appennino Emiliano: la Ferrata degli Alpini alla Pietra di Bismantova e la Ferrata dell'Ultimo Sole.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneToscana
    • GruppoAppennino Tosco-Emiliano
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata0:15 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata47 m
    • Dislivello itinerario630 m
    • Quota max1895 m
    • Lunghezza13 Km
  • Ferrata Sant’Antone al Monte Serra (Buti)

    Ferrata Sant'Antone al Monte Serra (Buti)

    Vie Ferrate › Toscana › Pisa
    Ferrata Sant'Antone al Monte Serra (Buti)

    ⚠ Via segnalata come CHIUSA. La fonte riporta lo stato di questa ferrata come chiusa: verificare agibilità e condizioni presso la sezione CAI di Pontedera (che la gestisce) o le autorità locali, e non percorrerla finché non risulta riaperta.

    La Ferrata Sant'Antone è una via difficile sui Monti Pisani, fra i 500 e i 600 metri di quota. Non ha grande dislivello, ma è fatta di numerosi traversi esposti e strapiombanti che mettono alla prova braccia e tecnica.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza una piazzola ben visibile lungo la SP 56 che da Buti (PI) sale al Monte Serra, riconoscibile per la fontana e la casa cantoniera sul lato opposto. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si risale la strada asfaltata per circa 200 m fino al cartello della ferrata, si prende per 5' un sentiero in salita con segni bianco-rossi e al bivio si tiene la destra verso l'attacco (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si parte subito con un obliquo traverso che supera uno spigolo in esposizione, in trazione sul cavo e con gli scarponi in aderenza — il tema dominante della via. Si risale una parete verticale con attacco leggermente strapiombante (aiutano le cambre), poi un esposto traverso orizzontale in aderenza, attenti alla roccia sporgente sopra la testa; un passaggio in discesa non banale (bisogna buttarsi in fuori per cercare gli appoggi) precede un impegnativo traverso a sinistra leggermente strapiombante che entra e aggira una gola. Si sale in diagonale dove un tetto obbliga ad abbassarsi, si supera un'ultima parete verticale di media difficoltà e si raggiunge una via di fuga (in salita conduce alla fine della via in 5', in discesa all'attacco in 10'). Proseguendo a sinistra, dopo un traverso obliquo e l'aggiramento di un altro spigolo esposto, si scende un passaggio in cui studiare bene la posizione per non essere sbalzati contro la roccia; seguono saliscendi, camini e traversi generalmente difficili e atletici. L'ultima sezione, più verticale, ha due passaggi più duri: un camino decisamente strapiombante (tecnico nei primi metri) e, dopo una breve interruzione delle attrezzature, un sasso da risalire in spaccata con pochi appigli e un leggero strapiombo. Alcuni traversi esposti ma non difficili portano all'ultimo bivio: a destra si conclude la via; a sinistra, dopo un traverso, un breve ed esposto ponte sospeso introduce al passaggio chiave, un tratto verticale tecnico e fisico (5 fittoni fino alla bandiera italiana), reso difficile dalla mancanza di appigli e dalla stanchezza: l'ostacolo maggiore è staccarsi dal ponte, soprattutto per chi è di bassa statura, aiutandosi poi con due singolari staffe a Y sul lato destro. Così si conclude la ferrata (1h 15' dall'attacco / 1h 25' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via molto varia e atletica: abbondanza di traversi, tratti in discesa impegnativi, pareti e camini, con molti passaggi strapiombanti che richiedono buona forza di braccia. Ogni fittone è numerato (circa 170 in tutto). Inaugurata il 14 giugno 2008 e gestita dalla sezione CAI di Pontedera; molto emozionante il tratto in discesa in cresta.

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota, in teoria percorribile tutto l'anno con buona aderenza della roccia; al momento, però, la via risulta chiusa (vedi avviso in testa). Per i molti traversi si presta a essere percorsa a ritroso dagli esperti.

    ▲Discesa

    Dal termine si segue una traccia labile verso sinistra fino a una serie di sassi da risalire e allo spiazzo detto «Ghiaccietto»; si attraversa a destra verso il parcheggio seguendo il sentiero CAI fino alla prima via di fuga, poi giù fino all'attacco e, a ritroso, all'auto. Dopo l'incrocio con la via di fuga la segnaletica è scarsa: la strada è comunque poche decine di metri più in basso e, tra arbusti e tratti franosi, la si raggiunge tenendo la sinistra (25' dal termine / 1h 45' dal parcheggio).

    ▲Da abbinare

    In Toscana, verso Arezzo la Ferrata Romana Nesi al Pratomagno; sulle Apuane la Ferrata Salvatori e la Ferrata del Procinto.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneToscana
    • GruppoMonti Pisani
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:10 h
    • Itinerario (a/r)1:50 h
    • Dislivello ferrata120 m
    • Dislivello itinerario200 m
    • Quota max540 m
    • Lunghezza3,3 Km
  • Ferrata Romana Nesi al Pratomagno

    Ferrata Romana Nesi al Pratomagno

    Vie Ferrate › Toscana › Arezzo
    Ferrata Romana Nesi al Pratomagno
    Moderatamente Difficile● ChiusaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Via segnalata come CHIUSA. La fonte riporta lo stato di questa ferrata come chiusa: prima di programmare l'uscita verificare le condizioni e l'agibilità presso il CAI di Arezzo o le autorità locali, e non percorrerla finché non risulta riaperta.

    La Ferrata Romana Nesi è una via breve e atletica lungo la Panoramica del Pratomagno. Non spicca per l'ambiente né per l'arrampicabilità, ma per l'atleticità di alcuni passaggi e per la possibilità di percorrerla in ogni stagione; con avvicinamento e rientro l'intera escursione si chiude in poco più di due ore.

    ▲Avvicinamento

    Si arriva lungo la Strada Panoramica del Pratomagno: usciti a Valdarno si raggiunge Terranuova Bracciolini (SP 11), poi Loro Ciuffenna (SP 5) e la frazione di Anciolina. Attraversato il paese si sale per un paio di minuti fino a un bivio: a sinistra il Pratomagno, si tiene la destra in discesa; dopo circa 400 m uno spiazzo (spesso con legna accatastata) consente di parcheggiare, e poco oltre, sulla sinistra, un secondo spiazzo sopra il ciglio strada. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. A piedi si risale la strada per circa 200 m fino a un largo e ripido sentiero segnalato da un cartello del CAI di Arezzo; dopo qualche centinaio di metri si seguono due segnavia (freccia rossa su un sasso e su un albero) che salgono a destra, si supera il greto di un torrente di solito asciutto e, per facili roccette seguendo i segni bianco-rossi, si arriva all'attacco (25' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è breve e risale una serie di balzi rocciosi con un tracciato non sempre logico, che rende atletici alcuni tratti. Il primo tratto sale una parete di una decina di metri dove, per mancanza di appigli, è difficile non trazionare sul cavo, poi una parete apparentemente liscia in cui si trovano alcune rientranze; si stacca e per sentiero si raggiunge il secondo tratto, con una cengia protetta e una parete leggermente strapiombante dove sfruttare infissi ed esili appigli (cambio moschettone rapido per non sforzare le braccia). La terza sezione, la più difficile, è una parete verticale priva di appigli da superare in aderenza e trazione, con uno spigolo esposto e un diedro finale ancora in aderenza. Il quarto tratto è un diedro che, dopo un balzo iniziale per staccarsi da terra, diventa arrampicabile e piacevole; si raggiunge un masso attrezzato (aggirabile) e l'ultima parte, con un diedro e uno spigolo affilato ma ben appigliato, fino all'ultimo salto che conclude la via (1h dall'attacco / 1h 30' dal parcheggio). Ogni sezione è aggirabile per sentiero, così da poter evitare le parti non desiderate.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ambiente senza particolari difficoltà; le difficoltà sono «cercate» nei vari balzi, a scapito dell'arrampicata. Realizzata dal CAI di Arezzo nel 1992, è utile come banco di prova e come allenamento invernale in vista di escursioni estive più impegnative.

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota, in teoria percorribile tutto l'anno; al momento, tuttavia, la via risulta chiusa (vedi avviso in testa). Sentieri di avvicinamento e rientro ottimamente segnati.

    ▲Discesa

    Dal termine si seguono pochi metri di traccia fino alla targhetta della ferrata; il rientro più rapido è per la traccia di sinistra, che scende alternando bosco e tratti scoperti fino alla strada asfaltata. La si percorre in discesa verso sinistra fino al bivio raggiunto in auto; ignorata la deviazione a destra, si prosegue dritti in discesa fino all'auto (30' dal termine / 2h dall'inizio).

    ▲Da abbinare

    In Toscana, verso Pisa, la Ferrata Sant'Antone sul Monte Serra; nell'Appennino, la Ferrata Salvatori alla Pania Forata. Per chi sale dall'A1, in Emilia, la Ferrata di Rocca di Badolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneToscana
    • GruppoPratomagno
    • Avvicinamento0:25 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)1:50 h
    • Dislivello ferrata180 m
    • Dislivello itinerario300 m
    • Quota max1280 m
    • Lunghezza4,5 Km
  • Ferrata Guerino Rossi al Pizzo Strinato

    Ferrata Guerino Rossi al Pizzo Strinato

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata Guerino Rossi al Pizzo Strinato
    Moderatamente Difficile● ChiusaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ FERRATA SMANTELLATA A LUGLIO 2020. La via attrezzata risulta rimossa: questa scheda è mantenuta a scopo documentale e storico. Non considerarla percorribile come ferrata; verificare sempre lo stato attuale presso i rifugi e le fonti locali prima di programmare qualsiasi salita al Pizzo Strinato.

    La Ferrata Guerino Rossi era inserita in un'impegnativa ascensione al Pizzo Strinato, nelle Alpi Orobie: più un percorso alpinistico dal carattere selvaggio che una semplice ferrata, in un ambiente molto bello e panoramico. La salita non presentava tratti tecnicamente difficili, ma era a lungo esposta e su fondo spesso instabile, da evitare con tempo incerto e con pernottamento consigliato al Rifugio Barbellino per spezzare il lungo itinerario.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è l'abitato di Grumetti, nel comune di Valbondione (provincia di Bergamo), in alta Val Seriana: da Valbondione si prosegue dritti fino a Grumetti, parcheggiando nello spiazzo al termine della strada (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si risale il sentiero 332 verso il lago artificiale del Barbellino, dove sul bordo si trova l'ostello Curò (circa 2h 15' dal parcheggio); si costeggia la riva sud del lago e si segue il sentiero 308/324 fino al Rifugio Barbellino (3h 30' dal parcheggio), in una bella conca da cui, verso sud-est, si individua il Pizzo Strinato. Dal rifugio si tiene la destra risalendo una morena con segnavia rossi e ometti verso sud-est fino a un masso indicato "Pizzo Strinato"; a un bivio successivo, dove la via normale prosegue dritto, si vira a sinistra sui segni bianco-rossi fino all'attacco, segnalato da una targa bianca (1h dal rifugio, 4h 15' dal parcheggio). Vista la lunghezza dell'avvicinamento conveniva raggiungere il rifugio il giorno prima e pernottare, per disporre poi di molte ore di luce.

    ▲Il percorso

    La ferrata si divideva in due sezioni distinte: la prima sulla parete nord, la seconda lungo l'esposto spigolo nord-est. Oltre alle difficoltà tecniche (moderate), l'itinerario richiedeva passo fermo, capacità di affrontare passi di I e II grado non attrezzati e buona preparazione fisica. La prima sezione attaccava con una lunga parete di rocce appoggiate, da arrampicare facendo attenzione alla roccia a tratti instabile (pareti coricate, roccette, tratti diagonali e balzi), guadagnando esposizione rapidamente; dopo la prima parete si piegava a destra in diagonale per una cinquantina di metri su roccette, fino a un tratto dove la catena era spesso coperta dalla neve accumulata (in tal caso si risaliva una ventina di metri di canalino per riprendere la catena pochi metri a sinistra, sulla parete superiore). Seguiva il tratto più impegnativo, un diedro con la catena sul versante sinistro da risalire in spaccata, che in alto si apriva in parete verticale; usciti dalla parete si risaliva uno spigolo non molto ripido, poi una parete appoggiata di roccia ed erba fino alla seconda sezione. Qui la catena diventava un canapone e si usciva dall'ombrosa parete nord sullo spigolo nord-est al sole: si risaliva lo spigolo in forte esposizione, alternando tratti facili a tratti di media difficoltà, tenendo conto che il canapone, con ancoraggi lontani, era meno teso e stabile di una fune metallica. Verso l'alto la parete saliva più ripida in vista di un gendarme roccioso, da discendere parzialmente, e l'ultima parte molto esposta risaliva alcuni balzi fino al termine del canapone, pochi metri sotto la croce (1h 30' dall'attacco, 5h 45' complessive). Dalla croce iniziava un tratto aereo e impegnativo: si proseguiva sulla sottile e aerea cresta fino al punto più alto del Pizzo Strinato (20' dalla croce, 6h complessive) con alcuni passaggi di I e II grado non protetti.

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario alpinistico austero e selvaggio, su roccia di arenaria a tratti poco stabile.

    ⚠ La parete nord della prima sezione restava innevata fino a stagione inoltrata: poteva avere senso portare ramponi e piccozza. I fittoni della catena, spesso lasca, erano distanti tra loro e una caduta era assolutamente da evitare. Da percorrere solo con tempo stabile. (Via comunque oggi smantellata.)

    ▲Periodo e sicurezza

    Quando era in opera, l'itinerario era riservato all'estate inoltrata e a giornate stabili, possibilmente senza nuvole, per l'ambiente austero. Oggi la via è smantellata: l'ascensione al Pizzo Strinato resta un terreno alpinistico da valutare con competenza e informazioni aggiornate.

    ▲Discesa

    La discesa scendeva per la cresta sud-ovest, tenendo spesso il versante destro su roccia a tratti instabile, con alcuni passaggi di disarrampicata di I grado e traversi esposti, fino alla Forcella del Lago; da qui si scendeva a destra verso il rifugio, seguendo i segni rossi sotto la parete del Pizzo Strinato, in una discesa lunga e faticosa fino al Rifugio Barbellino (1h 30' dalla vetta, 7h 30' complessive) e quindi al parcheggio per il sentiero dell'andata (2h 30' dal rifugio, 10h complessive). La prima mezz'ora di discesa richiedeva probabilmente più concentrazione della salita, per l'instabilità del fondo.

    ▲Da abbinare

    Restando nella zona del Lago del Barbellino si può intraprendere la Ferrata del Pizzo Recastello, pernottando in uno dei rifugi. Nelle alte valli bergamasche ci sono inoltre la Ferrata al Pizzo del Becco e la Ferrata al Passo della Porta, d'alta montagna e di media difficoltà; scendendo verso la città si incontrano la Ferrata Maurizio, la Ferrata alla Madonnina del Coren e, verso Lecco, la Ferrata al Monte Ocone, mentre in Val Brembana c'è la Ferrata di Santa Croce alla Corna Maria.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAlpi Orobie
    • Avvicinamento4:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata406 m
    • Dislivello itinerario1940 m
    • Quota max2836 m
    • Lunghezza23,5 Km
  • Ferrata Foro degli Occhialoni

    Ferrata Foro degli Occhialoni

    Vie Ferrate › Marche › Ancona
    Ferrata Foro degli Occhialoni
    Moderatamente Difficile● ChiusaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ ATTENZIONE: dalla metà di agosto 2021 questa ferrata risulta smantellata. In attesa di aggiornamenti se ne sconsiglia la percorrenza. La relazione che segue ha valore puramente informativo e storico.

    La Ferrata Foro degli Occhialoni si trova sul Monte Frasassi, a due passi dalle omonime Grotte, in provincia di Ancona. La sua particolarità è un enorme antro naturale che attraversa la montagna da parte a parte, da cui il nome: il percorso, privo di staffe e cambre, si svolge esclusivamente su roccia, tra gallerie naturali, traversi su terrazzi, cenge e spettacolari creste aeree.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è presso San Vittore di Chiuse (Genga), in provincia di Ancona; si lascia l'auto nel parcheggio di fronte all'eremo o, se occupato, nell'ampia zona di sosta vicino al paese (punto di partenza su Google Maps). Ci si incammina verso il ponte romano alle spalle del parcheggio, riconoscibile da una torre con un piccolo arco a volta; attraversato il ponte si segue l'evidente cartello dei sentieri CAI tenendo sempre le indicazioni per «Foro degli Occhialoni». In circa 1 ora si raggiunge l'attacco; unica accortezza, al primo bivio con cartello «Sulfuria» si prende il sentiero che sale a destra, da dove le indicazioni CAI proseguono regolari. L'attacco si trova all'interno dell'evidente antro, dopo un breve e facile passaggio su roccette.

    ▲Il percorso

    La via inizia scendendo per un tunnel roccioso scavato dall'acqua, sempre dotato di buoni appigli e appoggi, e prosegue in discesa su alcuni traversi rocciosi fino al fondo ghiaioso della caverna. Qui termina il primo tratto: tenendosi sulla sinistra del fondo ghiaioso si individua un piccolo sentiero sottostante, delimitato da un albero. Scesi sul sentiero la ferrata riprende con un lungo traverso che passa prima dentro una galleria naturale, poi su una cengia piuttosto esposta e infine su un terrazzo roccioso; al suo termine si sale in verticale su una placca appoggiata con alcuni infissi metallici, il passaggio chiave, che porta a una sottile cresta aerea. La si percorre fino al termine del cavo, poi si prosegue lungo la cresta nella sua interezza fino all'apice, da cui una traccia con curva a gomito introduce alla discesa: subito dopo la curva un ultimo tratto attrezzato aiuta a scendere in disarrampicata, dove la ferrata si conclude (circa 2h 40' dal parcheggio). Si continua poi su sentiero con brevi tratti esposti ma protetti dalla vegetazione e alcuni passaggi attrezzati con tronconi di corda.

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario suggestivo ma particolare: l'assenza di staffe e cambre obbliga a progredire arrampicando su roccia.

    ⚠ Non adatto ai neofiti, proprio perché privo di attrezzi d'appiglio. È consigliato portare un troncone di corda per assistere eventuali compagni in difficoltà nel passaggio chiave. Si ricorda che la via è attualmente smantellata.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario di bassa quota dell'Appennino Umbro-Marchigiano. Prima di qualsiasi programmazione è indispensabile verificare lo stato delle attrezzature, attualmente non presenti.

    ▲Discesa

    Proseguendo sul sentiero che scende dalla cresta si affrontano due passaggi in disarrampicata attrezzati con corde (entrambi di circa 2 metri), poi si scende ripidi su traccia sterrata fino al bosco. Si resta sulla traccia fino alla «Buca del Colonnello», piccola grotta d'accesso al complesso di Frasassi, dove riprendono i segni rossi del CAI; risalendo ci si ricongiunge al sentiero dell'andata e, svoltando a destra, si torna al punto di partenza ripercorrendo a ritroso l'avvicinamento (3h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Ricongiunti al sentiero principale si può svoltare a sinistra per visitare l'eremo di Santa Maria Infra Saxa, raggiungibile anche per la traccia attrezzata «i Gradoni» (EEA) e un successivo sentiero panoramico (EE) sopra gli strapiombi della valle. La gita si può completare con la visita alle celebri Grotte di Frasassi (biglietteria e navette a San Vittore di Chiuse).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneMarche
    • GruppoMonte Frasassi – Appennino Umbro-Marchigiano
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max610 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata Ernesto Franco al Monte Spino

    Ferrata Ernesto Franco al Monte Spino

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Ernesto Franco al Monte Spino

    ⚠ AVVISO: questa via ferrata è stata chiusa e smantellata all’inizio della primavera 2019 e sostituita da una falesia di arrampicata. La scheda è mantenuta a scopo storico e documentale: la Ferrata Ernesto Franco non è più percorribile.

    La Ferrata Ernesto Franco era una via breve ma difficile e molto fisica, sviluppata su lunghi traversi presso il Passo di Monte Spino, sopra la riva bresciana del Lago di Garda. È stata smantellata nel 2019: questa pagina ne conserva la documentazione.

    ▲Dove si trovava

    Il punto di partenza era San Michele, presso Gardone Riviera (BS), in direzione della Val di Sura; al Ristorante Colomber, presso una biforcazione, si poteva parcheggiare oppure proseguire a sinistra su una sterrata dissestata (sconsigliata alle auto basse) con vari slarghi (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si proseguiva oltre Voghere sul sentiero CAI 1, guadando due volte il torrente Barbarano fino alla località Cascina Gemelle (950 m, 1h dal parcheggio); tenendo la destra si saliva all’attacco, segnalato sulla destra del sentiero (1h 30′ dal parcheggio).

    ▲Com’era il percorso

    La via attaccava con un traverso a sinistra in strapiombo (con una provvidenziale staffa metallica), poi in diagonale a destra; dopo un primo tratto ben appoggiato iniziava la parte più dura e meno appigliata, da superare in aderenza fino a una fessura dove riposare. Si risaliva uno spigolo impegnativo con scarsi appigli, poi un traverso in leggera discesa su roccia levigata, un altro spigolo esposto e liscio (difficile non trazionare il cavo) e un traverso più appigliato verso sinistra; un ultimo tratto, più arrampicabile e piacevole, portava alla crestina finale (20′ dall’attacco, circa 2h totali). Era una ferrata fisica e in gran parte non arrampicabile, su molti traversi orizzontali e diagonali che mettevano alla prova la tenuta atletica.

    ▲Discesa

    Dal termine si scendevano alcuni brevi tratti attrezzati fino all’attacco, poi verso il Passo di Spino e, a sinistra, di nuovo a Cascina Gemelle per il sentiero dell’andata (1h dal termine, 3h totali); in alternativa il Rifugio Pirlo e il sentiero diretto al CAI 1.

    ▲Da abbinare

    In zona restano altri itinerari attrezzati (la ferrata in sé non è più percorribile): lo Spigolo della Bandiera vicino a Cascina Gemelle; verso Casto e Lodrino la Ferrata Caspai, la Ferrata Nasego e gli itinerari delle Fucine di Casto.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAlto Garda Bresciano
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata40 m
    • Dislivello itinerario650 m
    • Quota max1165 m
    • Lunghezza11,6 Km
  • Ferrata del Cabirol – Capo Caccia

    Ferrata del Cabirol - Capo Caccia

    Vie Ferrate › Sardegna › Sassari
    Ferrata del Cabirol – Capo Caccia
    Moderatamente Difficile● ChiusaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Cabirol corre lungo una parete a strapiombo sul mare nel promontorio di Capo Caccia, all’estremità nord-occidentale della Sardegna, a pochi chilometri da Alghero. Tra cenge sospese, traversi esposti e pareti verticali offre un itinerario breve ma di grande respiro, costantemente affacciato sul Mediterraneo.

    ⚠ Aggiornamento: la via risulta attualmente CHIUSA per ordinanza comunale e in parte smantellata. Non percorrerla finché non verrà ufficialmente riaperta e ripristinata.
    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge Capo Caccia lungo la panoramica SP 55 bis: nei pressi dell’aeroporto di Alghero si seguono le indicazioni per il promontorio. L’auto si lascia in uno slargo della strada panoramica all’altezza del Belvedere sull’isola Foradada (punto di partenza su Google Maps). Da qui una traccia evidente, ma priva di segnavia, prosegue verso sud costeggiando le falesie; si passa accanto alla Grotta delle Brocche Rotte e in pochi minuti si arriva all’attacco, segnalato da un cartello (20′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un facile tratto in discesa verso la cengia bassa, che si segue verso sinistra su ampio ripiano privo di protezioni. Il ripiano si restringe poi su fondo sabbioso e scivoloso fino a un tetto roccioso attrezzato; superatolo si prosegue fino a un tratto verticale con un breve passaggio in leggero strapiombo, addomesticato dalle staffe. Seguono alcuni traversi esposti ma non difficili e quindi un traverso più atletico, con il cavo che spinge verso l’esterno: conviene attraversarlo con decisione per non affaticare le braccia. Si scendono poi due pareti verticali non impegnative e si affronta un traverso strapiombante; superato uno spigolo si scende un tratto verticale ed esposto, dove le cambre guidano la progressione. Il tratto conclusivo, tra cenge e brevi salti verticali, porta al termine della via (3h dall’attacco, circa 3h 20′ dall’auto).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario di difficoltà media (Moderatamente Difficile), reso accessibile dalle numerose staffe nei punti strapiombanti; ciò che resta impegnativo è l’esposizione continua sul mare e qualche traverso atletico.

    ⚠ Via interamente a picco sul mare, con traversi esposti e strapiombanti: vanno attraversati con scioltezza per non affaticare le braccia. Stato attuale: CHIUSA e in parte smantellata.

    ▲Periodo e sicurezza

    La quota minima (massimo 200 m) e il clima mite renderebbero la via percorribile in ogni stagione; da evitare comunque con mare mosso o vento forte sul promontorio. Si ricorda che al momento l’itinerario non è agibile.

    ▲Discesa

    Dal termine si prosegue verso sinistra, in discesa lungo il bordo delle falesie, fino a tornare all’auto (15′ dal termine, 3h 40′ complessive). La via è percorribile anche in senso inverso: in tal caso, dal bivio iniziale si segue il bordo della falesia per un centinaio di metri fino a un ometto di pietre, da cui si scende all’attacco.

    ▲Da abbinare

    Restando in Sardegna: la Ferrata di Badde Pentumas nell’entroterra di Nuoro, la Ferrata del Castello di Medusa nell’oristanese e la celebre Ferrata del Pan di Zucchero sull’omonimo scoglio nel Sulcis.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneSardegna
    • GruppoCapo Caccia
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)3:40 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario200 m
    • Quota max200 m
    • Lunghezza2 Km
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