Caratteristica: Rifugio sul percorso

  • Ferrata Anita Goitan at Jof Fuart

    Ferrata Anita Goitan at Jof Fuart

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Anita Goitan at Jof Fuart
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Anita Goitan (o Sentiero Attrezzato Goitan) è un lungo e panoramico itinerario ad anello nelle Alpi Giulie (provincia di Udine), con partenza da Sella Nevea, appoggio al Rifugio Corsi e traversata da est a ovest dell’anfiteatro del Jof Fuart, di cui è possibile salire la vetta (2666 m). Itinerario esposto ma mai tecnicamente difficile, salvo un paio di passaggi in discesa presso la Madre dei Camosci; molto lungo e con forte dislivello, conviene spezzarlo in due giorni pernottando al Rifugio Corsi.

    ▲Approach

    Si parte da Sella Nevea, raggiungibile da Chiusaforte (uscita A23 Carnia-Tolmezzo, poi 20 km verso est): si lascia l’auto nell’ampio parcheggio con paline CAI (circa 1200 m; open the starting point on Google Maps – 46.395039, 13.477250). Si seguono in salita i segnavia CAI 625 nel bosco fino alla Casera di Cregnedul; si prosegue piegando a right per aggirare il Monte La Plagnota, tagliandone a mezzacosta il versante sud-est verso il Passo degli Scalini (2022 m). Oltre il passo si taglia un vallone fino a un bivio dove a left scende il sentiero 626 dalla Forcella Lavinal dell’Orso (sarà il rientro); si prosegue dritti, perdendo un po’ di quota, ignorando a destra il 628 per Malga Grantagar, e si aggira lo spallone del Campanile di Villico (postazioni della Grande Guerra scavate nella roccia) fino alla conca del Rifugio Guido Corsi (1874 m, 2h 30′ dal parcheggio).

    Dietro il rifugio si segue il 625 per circa 15′ fino a un bivio: a destra prosegue il 625 verso la Forcella del Vallone, si tiene invece la left sul 627. Dopo meno di 5′ un secondo bivio: a sinistra la via normale al Jof Fuart verso la Forcella Mosè, si prosegue a destra sul 627 verso la Forcella di Riofreddo. Si sale ripidi su misto di sassi e prato sotto l’anfiteatro (cengia, canalino roccioso) fino a un bivio (2165 m, 40′ dal rifugio): a destra il 627 al Rifugio Pellarini, si tiene la sinistra verso Goitan. Si sale piegando a sinistra tra roccia e prato, attenti ai segni rossi, per un canalino con roccette fino alla Forcella Riofreddo, dove è l’attacco (2240 m, 1h dal Rifugio Corsi, 3h 30′ dal parcheggio), con una Madonna e una targa commemorativa della Grande Guerra.

    ▲The path

    Si attacca un ripido canalino roccioso non attrezzato con roccette nella parte alta; seguendo la traccia e i segni rossi si sale a sinistra verso un evidente intaglio (attenzione al fondo di ghiaina instabile), poi una cengia attrezzata a esposizione crescente verso sinistra. Se ne esce in salita a sinistra su roccette facili, si risale un canalino attrezzato e una nuova cengia fino alla base di un canalino che porta a una forcella affacciata sulla Conca di Valbruna. Dalla forcella, su tratti attrezzati non difficili, si sale una paretina verticale e poi una rampa a destra, aggirando uno spallone con in vista la Madre dei Camosci. Per raggiungerla si scendono due canalini attrezzati su fondo scivoloso (massima attenzione nella discesa di entrambi), separati da un breve tratto di collegamento, fino al canale che divide le due vette.

    Attraversato il canale si sale decisi verso la Madre dei Camosci: un tratto appoggiato, poi una placca verticale attrezzata con solide staffe e infine un tratto verticale molto arrampicabile. In cima si percorre un panoramico tratto di sentiero che aggira la Madre dei Camosci su un’ampia cengia (alcuni punti esposti sono attrezzati), con vista su guglie e pinnacoli – qui l’Ago dei Camosci – e sull’intera catena delle Giulie, con il Rifugio Corsi visibile in basso. Terminata la cengia, dopo un tratto di collegamento si raggiunge la via normale al Jof Fuart che sale dalla Forcella Mosè (2350 m, 1h 30′ dall’attacco, 5h totali).

    Salita al Jof Fuart (opzionale). Si tiene la destra in salita seguendo segni e ometti fino all’anticima con croce e Madonna e, poco oltre, al punto più alto del Jof Fuart (2666 m, 45′ dal bivio, 5h 45′ totali). Si rientra poi a ritroso al bivio.

    Per proseguire l’anello si tiene la destra verso sud-ovest: il sentiero taglia la montagna e scende per tratti ripidi, alcuni attrezzati (canalino, placca, cengia), fino alla Forcella Mosè (2271 m, 1h dalla vetta) col suo caratteristico gendarme – da qui è possibile scendere per la normale al Rifugio Corsi. Si prosegue invece in salita con brevi tratti attrezzati verso la Cima di Castrein, ricca di residui bellici (postazioni, ricoveri, scalinate e camminamenti); la breve ed esposta deviazione alla cima non viene qui considerata. Si scende quindi per ripidi pendii erbosi, su cui prestare molta attenzione, fino alla Forcella Lavinal dell’Orso (2138 m), dove la Goitan termina (4h 30′ dall’attacco inclusa la salita al Jof Fuart, 8h totali).

    ▲Character and difficulty

    Classificata Moderatamente Difficile, con difficoltà tecniche 2/5, ambientali 3/5, esposizione 3/5 e impegno fisico 4/5. Non è mai tecnicamente dura, ma è esposta e soprattutto molto lunga (oltre 20 km, circa 1400 m di dislivello): richiede ottima autonomia. Attrezzatura in buono stato. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ I due canalini in discesa verso la Madre dei Camosci, su fondo scivoloso, sono i passaggi più delicati. Attenzione a camosci e stambecchi, numerosi lungo il percorso, che smuovono sassi. Al di sotto della Forcella Riofreddo, sul lato nord, il vecchio sentiero verso il Rifugio Pellarini (cavi arrugginiti) non è più agibile. Verifica inoltre l’apertura del Rifugio Corsi prima di programmare il pernottamento.
    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta montagna (fino a 2666 m) da percorrere in piena estate con meteo stabile e roccia asciutta. Data la lunghezza, conviene partire all’alba o, meglio, spezzarlo in due giorni con notte al Rifugio Corsi. Possibili nevai residui nei canalini a inizio stagione.

    ▲Discipline

    Dalla Forcella Lavinal dell’Orso si tiene la sinistra in discesa lungo il vallone, senza difficoltà, fino a innestarsi sul sentiero 625 dell’avvicinamento (15′ dal termine della ferrata). Si tiene la destra e si ripercorre a ritroso il sentiero già fatto: Passo degli Scalini, quindi discesa a Sella Nevea e al parcheggio (2h 30′ dal termine della ferrata, circa 11 ore totali).

    ▲Carattere storico

    La via è dedicata ad Anita Goitan, alpinista e sciatrice triestina, ed è stata completata nel 1973 dal CAI di Trieste. Tutto l’itinerario attraversa luoghi segnati dalla Grande Guerra, con postazioni e camminamenti ancora ben visibili.

    ▲To match

    Con un avvicinamento diverso si può salire il Sentiero Attrezzato Re di Sassonia. Sul vicino Jof di Montasio, in più giorni, la Ferrata Amalia, il Sentiero Attrezzato Leva e il Sentiero Ceria-Merlone. Sul versante della Val Dogna, il Monte Cavallo con la Ferrata Norina. Da Sella Nevea, sul versante del Canin, la Ferrata Julia e la Ferrata Grasselli; verso il confine, al Mangart, l’esposta Ferrata della Vita e la Ferrata delle Balze del Mangart.

    ▲Gallery
    Technical data
    • Approach3:30 h
    • Duration4:30 h
    • Total itinerary11:00 h
    • Hardware level difference223 m
    • Route difference1406 m
    • Maximum altitude2666 m
    • Length20,2 Km
  • Ferrata Alfonso Vandelli al Sorapiss

    Ferrata Alfonso Vandelli al Sorapiss

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Alfonso Vandelli al Sorapiss
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Alfonso Vandelli è una via piacevole e di media difficoltà che taglia in diagonale la parete orientale del Col del Fuoco, sul versante orientale del Gruppo del Sorapiss (Dolomiti Ampezzane, provincia di Belluno). Non raggiunge una vetta: collega il Rifugio Vandelli al Bivacco Comici. Spesso viene inserita nell’anello del Sorapiss insieme alla Ferrata Berti; questa relazione descrive la sola Vandelli con partenza e rientro a Federavecchia, senza bisogno di una seconda auto.

    ▲Avviso importante
    ⚠ Dal 2019 il Sentiero Attrezzato Osiride Brovedani (qui usato per il rientro) è interessato in alcuni punti da una frana ed è fortemente sconsigliato a chi non è esperto nel muoversi su terreno instabile. In alternativa si rientra a ritroso per l’itinerario d’andata oppure si percorre la Vandelli nel più lungo anello del Sorapiss che include la Ferrata Berti. Verifica sempre le condizioni aggiornate prima di partire.
    ▲Approach

    Si parte da Federavecchia (1368 m), lungo la strada che collega Misurina con Auronzo di Cadore sul versante nord del Sorapiss: si lascia l’auto nell’ampio spiazzo presso l’Hotel Cristallo (open the starting point on Google Maps – 46.546699, 12.248738). Si segue il sentiero CAI 217 / AV4, prima verso ovest poi verso sud-ovest: nel bosco la pendenza è modesta, poi la traccia si inerpica tra tornanti e strappi più marcati e, dopo quasi 600 m di dislivello, raggiunge il Rifugio Vandelli (1928 m) (1h 45′ dal parcheggio); vale la pena una deviazione al vicino Lago del Sorapiss, dalle caratteristiche acque turchesi. Dal rifugio si segue il segnavia 243, lasciando a destra l’aguzza sagoma del Dito di Dio e salendo deciso verso sud fino alla parete della ferrata, indicata da una targhetta metallica (45′ dal rifugio, 2h 15′ dal parcheggio).

    ▲The path

    La via risale in diagonale la parete orientale del Col del Fuoco, tracciata molto bene per evitare i passaggi difficili. Si attacca con una breve scaletta, seguita da una rampa diagonale verso sinistra con facili balzi rocciosi, fino a un camino che si risale sul versante sinistro grazie a una serie di scalette. Usciti dal camino, sempre verso sinistra, si seguono alcune roccette e poi una cengia; questa termina presto e si sale una fessura appoggiata, da affrontare in spaccata sugli abbondanti appoggi. Termina così la prima sezione.

    La parte centrale è un susseguirsi di strette ed esposte cenge protette da fune metallica. Si prosegue verso sinistra fino a un breve diedro molto appigliato dove si scende di circa 4 metri, poi si continua su una cengia e quindi su un traverso orizzontale: il vuoto alle spalle è notevole – sotto si vedono il Rifugio Vandelli, il Lago del Sorapiss e, in lontananza, il parcheggio di Federavecchia. I traversi mantengono difficoltà moderata con ottimi appoggi per i piedi, ma conviene non temporeggiare per non affaticare le braccia. Tagliando trasversalmente la parete tra strette cenge e brevi traversi sempre esposti, ma privi di difficoltà tecniche sostanziali, si raggiunge l’ingresso di un canalone: ci si addentra prestando attenzione a eventuali residui di neve e sassi smossi, ci si sposta sul lato sinistro e si risalgono alcuni balzi verticali non difficili fino al punto più alto dell’escursione (2370 m). In breve si passa sul versante opposto, dove compaiono alcune indicazioni per chi percorre la via in discesa.

    Da qui l’obiettivo è scendere al Bivacco Comici: la discesa avviene per tratti di sentiero, cenge e alcune roccette attrezzate da percorrere in discesa, senza difficoltà significative ma con attenzione alla roccia non sempre stabile e alla fune metallica, non tesa e quindi di scarso aiuto. Si scende fino al Bivacco Comici (2000 m), dove la ferrata ha termine (2h dall’attacco, circa 4h 15′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Classificata Moderatamente Difficile, con difficoltà tecniche 2/5, ambientali 3/5, esposizione 3/5 e impegno fisico 4/5 (per la lunghezza notevole dell’itinerario, oltre 15 km e quasi 1200 m di dislivello). È una via molto ben tracciata che sfrutta le naturali debolezze della parete: non richiede di trazionare sul cavo e nei tratti verticali si può quasi sempre arrampicare. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Tratto centrale molto esposto sulle cenge; nel canalone attenzione a neve residua e sassi smossi; in più punti le scalette e il cavo non sono in condizioni ottimali e la fune spesso non è tesa. Ricorda l’avviso sul Sentiero Brovedani in discesa.
    ▲Period and safety

    Via d’alta montagna (fino a 2370 m) da percorrere in piena estate con meteo stabile e roccia asciutta; il canalone può conservare neve a inizio stagione. L’itinerario è lungo: parti presto e valuta le energie, anche in vista del rientro.

    ▲Discipline

    Il rientro al parcheggio descritto avviene lungo il Sentiero Attrezzato Osiride Brovedani (vedi l’avviso frana 2019: non togliere l’imbraco, vista la presenza di tratti attrezzati anche verticali). Dal Bivacco Comici si scende verso il vallone detritico Busa del Banco, seguendo la traccia verso nord-est e ignorando il sentiero che si stacca verso sud (Sentiero Attrezzato Minazio). Dopo circa 15′ si incontra un primo tratto attrezzato in discesa; seguono altri tratti attrezzati che aiutano nei passaggi ripidi e in un paio di salti verticali più da ferrata che da sentiero. Si scende ripidi tra i mughi, con nuovi salti, un traverso e tratti dal fondo instabile dove l’attrezzatura funge da corrimano; poi, su terreno non più attrezzato, si scende l’ultimo canalone facendo attenzione al fondo erboso scivoloso. Una bacheca segna la fine del Brovedani: ci si innesta sul 226, in falso piano verso est; per tornare all’auto si tiene la sinistra risalendo circa 200 m lungo il sentiero che costeggia il Fiume Ansiei, fino al parcheggio (2h 30′ dal Bivacco Comici, circa 6h 45′ totali).

    ▲Carattere storico

    La ferrata – come l’omonimo rifugio – è intitolata ad Alfonso Vandelli, presidente del CAI di Venezia e celebre alpinista dell’epoca, che si adoperò attivamente e finanziariamente alla costruzione del rifugio e della via. La Vandelli completava l’anello del Sorapiss insieme alla Ferrata Berti e al Sentiero Attrezzato Minazio.

    ▲To match

    L’abbinamento classico è l’anello del Sorapiss con la Ferrata Berti sul versante orientale. In zona Cadore spicca la vicina Ferrata al Ghiacciaio dell’Antelao; a sud la nuova Ferrata dei Caprioli a San Vito di Cadore. Verso le Dolomiti di Sesto, la Cengia Gabriella, la Zandonella e la Strada degli Alpini.

    ▲Gallery
    Technical data
    • Approach2:15 h
    • Duration2:00 h
    • Total itinerary6:45 h
    • Hardware level difference300 m
    • Route difference1195 m
    • Maximum altitude2370 m
    • Length15,6 Km
  • Ferrata Aldo Roghel alla Forcella delle Guglie

    Ferrata Aldo Roghel alla Forcella delle Guglie

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Aldo Roghel alla Forcella delle Guglie

    La Ferrata Aldo Roghel sale alla Forcella delle Guglie (2565 m) sul versante occidentale del Vallon de Popera, fra i Campanili di Popera e Stallata, nelle Dolomiti di Sesto (versante veneto, provincia di Belluno). Itinerario di buon dislivello e difficoltà tecniche medie, con un tratto intermedio difficile e atletico: è l’ingresso a un giro d’alta montagna lungo e impegnativo, da affrontare con esperienza e con tempo stabile.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è il Rifugio Lunelli (1950 m), raggiungibile dal versante bellunese del Passo Monte Croce di Comelico, che separa Sesto (Bolzano) da Comelico Superiore in Cadore (Belluno): scendendo dal passo si imbocca a destra Via Valgrande, seguendola fino al termine, presso il rifugio (open the starting point on Google Maps – 46.63348, 12.41906). Lasciata l’auto al Lunelli si prende il sentiero 101, che dapprima verso ovest e poi sempre più verso sud sale ripido in direzione del Rifugio Berti (1h dal parcheggio). Dopo una lunga serie di tornanti si raggiunge un torrente, dove si tiene la sinistra seguendo il cartello per i sentieri 109 e 110 e lasciando la traccia per il Rifugio Berti. Si prosegue verso ovest e a un bivio si tiene ancora la sinistra (cartelli), salendo i ripidi pendii a tratti franosi del Canalone dei Fulmini fino all’attacco della ferrata (2350 m, 2h dal parcheggio).

    ▲The path

    La via attacca con un traverso ascendente verso destra, segnalato da frecce rosse sulla roccia, che conduce a un intaglio. Si raggiunge uno spigolo e, aggiratolo, si sale una parete verticale ben appigliata; si superano un paio di balzi rocciosi e si procede senza particolari difficoltà, grazie ai buoni appigli, verso il canalone alla destra. Si percorre una cengia verso destra fino a un caminetto, da risalire sfruttando bene gli appigli per mani e piedi; un’altra cengia verso destra porta alla parte più impegnativa della via, dove le pareti si restringono e la verticalità aumenta nettamente.

    Si risale ora un canalone verticale tenendo il lato destro: prima alcuni metri di parete verticale, poi una rampa verso destra e alcune roccette, prima di scendere leggermente verso la base del canalone (spesso innevato anche a stagione inoltrata). Qui è il passaggio chiave: una parete di una ventina di metri, generalmente umida e in un tratto strapiombante, dove alcune staffe aiutano una progressione che resta comunque impegnativa. Superato il tratto, dopo una breve cengia si sale verso destra su un passaggio non difficile ma con scarse possibilità di arrampicare, che tende ad affaticare le braccia. Si raggiunge un terrazzino sopra un grosso masso e si affronta l’ultima salita: si sale dritti per pochi metri, poi in diagonale fino all’intaglio della Forcella delle Guglie (2565 m), dove terminano le attrezzature (1h dall’attacco, circa 3 ore dalla partenza).

    Dalla forcella inizia un tratto di discesa attrezzato su un ripido canale: non ci sono singoli passaggi estremi, ma non va sottovalutato. Si piega a destra verso il vallone detritico sottostante, perdendo rapidamente quota lungo la ripida parete; percorsi gli ultimi tratti attrezzati si traversa a mezzacosta nel vallone fino a un bivio, dove l’itinerario ferrato vero e proprio si conclude (45′ dalla Forcella delle Guglie, circa 3h 45′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Classificata Difficile, con difficoltà tecniche 3/5, ambientali 4/5, esposizione 3/5 e impegno fisico 3/5. La via in sé ha difficoltà medie, ma il canalone intermedio – verticale, spesso umido e con un tratto strapiombante – la rende localmente atletica; l’ambiente d’alta montagna e la lunghezza complessiva del giro alzano l’impegno. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Raggiunta la Forcella delle Guglie valuta con onestà le energie residue: la discesa verso il Rifugio Carducci o verso Giralba rende l’escursione lunga e con elevato dislivello. In mancanza di forze conviene tornare a ritroso lungo la Ferrata Roghel. Il passaggio chiave è spesso umido e la base del canalone può essere innevata anche d’estate. Itinerario da percorrere solo con tempo stabile.
    ▲Period and safety

    Via d’alta montagna (fino a 2565 m) da percorrere in piena stagione estiva, con meteo stabile e roccia asciutta. La base del canalone-chiave può conservare neve fino a tarda estate: in tal caso servono prudenza ed eventualmente attrezzatura adeguata. Lunghezza e dislivello del giro completo richiedono partenza mattutina e buona autonomia.

    ▲Discipline

    Al bivio finale si incrociano il sentiero 109 (che scende verso Giralba) e il sentiero 110 (che arriva dal Rifugio Carducci lungo la Cengia Gabriella). Le opzioni principali sono due. 1) Scendere lungo il ghiaione verso il Bivacco Battaglione Cadore (2250 m) e, da qui, lungo il sentiero 109 (inizialmente un canalino esposto non banale) verso Giralba, in cresta sopra la Val Stralata, poi a Pian de le Selere e quindi a Giralba (3h dal termine della ferrata, circa 6h 45′ totali); per rientrare al rifugio occorre poi raggiungere Auronzo di Cadore in corriera e risalire al passo – se si sceglie questa via conviene lasciare l’auto direttamente al passo e avvicinarsi dal Rifugio Berti (sentieri 15, 124, 122). 2) In un itinerario di più giorni, proseguire a mezzacosta verso l’attacco della Ferrata Cengia Gabriella, che porta al Rifugio Carducci (2297 m) in circa 4h 30′ dall’attacco. Esiste infine la terza opzione di rientrare a ritroso percorrendo la Ferrata Roghel in senso inverso.

    ▲To match

    Le Dolomiti di Sesto sono un reticolo di sentieri e ferrate. L’opzione lunga concatena la Ferrata Cengia Gabriella e, dal Rifugio Carducci, la Ferrata Strada degli Alpini. Su più giorni si possono aggiungere la Ferrata Severino Casara alla Forcella dei Toni e la salita alla Croda Rossa di Sesto dalla Ferrata Zandonella o dalla Ferrata dei Costoni. Dal Rifugio Lunelli, sul versante del Comelico, anche la recente Ferrata Bepi Martini al Colle di Colesei.

    ▲Gallery
    Technical data
    • Approach2:00 h
    • Duration1:45 h
    • Total itinerary7:00 h
    • Hardware level difference240 m
    • Route difference997 m
    • Maximum altitude2565 m
    • Length3,9 Km
  • Ferrata alla Forcella del Sassolungo

    Ferrata alla Forcella del Sassolungo, group of Sassolungo, Dolomites

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata alla Forcella del Sassolungo
    Moderately Hard
    ● Open
    Description
    Complexity
    Maps

    Gallery

    Inaugurated in 2022, the railway that climbs to the Forcella del Sassolungo is a modern, varied and very climbing route that leads from Passo Sella to the Toni Demetz Refuge, in the heart of the Sassolungo–Sassopiatto group, between the Val Gardena wood carving e la Val di Fassa. It is a medium difficulty road (MD) that, while not reaching a peak, gives a fun progression, some air stroke and an exceptional panorama on the Dolomite groups around Passo Sella. The altitude is not high and the approach is short, which makes it an excellent start of season or to be combined with other itineraries of the area.

    ▲Departure and approach

    The starting point & the valley station of the cable car that from the Passo Sella (2180 m) rises to the Demetz Refuge. The pass is reached by car both from Canazei, coming up from Val di Fassa, and from Selva, from Val Gardena. Here the road signs and parking on Google Maps →

    There are two ways to get to the’ attack. The first è all on foot: from the parking lot follow the sentiero CAI 525 and, after about 45–60 minutes, the signs indicate l’ are located on the left. The second takes advantage of the funivia Passo Sella → Demetz: once in altitude you lose a po’ of difference in altitude descending along the 525 until the junction for l’ attack, saving about one’ hour of walk. The climb on foot remains the più choice; satisfying and complete.

    ▲The route, stretch by stretch

    The ferrata does not allow heating: the first meters are the most challenging of the whole street. It attaches a short vertical dihedron of dark rock with an initial step in light overhangs to disconnect from the ground; pioli and metal brackets help in the very first meters, then it crosses right and begins to gain altitude. After passing this first leap, you walk around a corner and walk a narrow nod to the left, up to a beautiful vertical wall.

    Here the rock is very well-maintained and it is best to climb by looking for natural hooks instead of tractioning on the cable: it is one of the most pleasant traits. You reach the edge of a canal, you cross it and continue on the right side; bypassing another edge you are under a leap near a diedro, where some brackets facilitate the rise of a logical and fun passage. Upstairs it stands on a small grassy plateau.

    Start to the left on a nod that is thinned to become a cross, reaching a classic dolomitic channel. The cable leads uphill diagonally, with good supports for the feet but a constant commitment, up to a short overhanging step: here too the brackets reduce the difficulty and, but it serves a decisive point to face it. All’ exit from the fireplace the spires of the Sassolungo and the Sassopiatto emerge imposing above the head. The box with the libro of summit and a panoramic bench, about 30–40 minutes after l’ attack: the ideal spot for a stop.

    From here the road goes up some small rocks, over a corner and with a right-hand crossing reveals the Rifugio Demetz, destination of the ’ itinerary. You earn the ridge, easy but exposed, you walk through short climbs and a characteristic bridge suspended , then you wind up a vertical stretch up to a fork. In addition to the fork the cable is divided vertically and, for più rocks; easy, leads to a beautiful yellowish placconata: a challenging first step, then still vertical climb up to a worked dihedron. The last fifty meters remain beautiful and continuous, bringing back on the ridge with a narrow fireplace, before the short discesa equipped that closes the way just above the shelter (about 1h 30′ from the’ attack, 2h 30′ from Passo Sella).

    Numerous equipped escape routes allow you to return to path 525 without completing l’ entire ferrata: useful in case of crowding or weather worsening.

    ▲Character and difficulty

    Despite the classification of difficultà media; (MD), the Forcella del Sassolungo non è a way for absolute beginners. È continuously equipped and therefore always safe, but often develops vertically and on display, with three or four steps requiring good force of arms and familiarity with the rock. Where progression is made più hard intervene pioli and artificial brackets that lower the difficultà technique, but l’ initial attack and overhanging steps remain challenging. È perfect for those who have già some ferrata in the legs and want to climb having fun; not recommended to those suffering from vacuum or è to the very first experience.

    ▲Period, equipment and descent

    Recommended period: from the beginning of summer all’ autumn, snow allowing; the contained quota makes it available even at season not yet mature. Tool: homologated hardware kit, harness and mandatory helmet — this is a recent opening route, the può rock; present still friable traits, then pay attention to the mobile stones, especially at the start and with other ropes above. Descent: from the end of the cable leads down to the nearby Demetz Refuge (2685 m, about 10 minutes); from here you return with the cable car to Passo Sella or walk on path 525 (about 1h 15′), for a total of about 4 hours.

    ▲To match

    The natural continuation from Demetz is the summit of Sassopiatto with the Ferrata Oskar Schuster: who leaves early and is well trained can chain the two ways into a challenging ring. From Passo Sella you can also reach the short Ferrata at the Col Rodella and the commitment Ferrata delle Mesules in the Sella Group; coming down in Val Gardena you will find the Tridentine, il Small e il Gran Cir.

    ▲Gallery

    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • ProvinceBolzano
    • GroupSaxony
    • Approach1:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Total itinerary4:00 h
    • Hardware level difference~200 m
    • Route difference440 m
    • Max Altitude2685 m
    • Length~5 km
    • Opening2022
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