Difficoltà: Difficile

  • Ferrata Eterna alla Marmolada

    Ferrata Eterna alla Marmolada

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Eterna alla Marmolada

    La Ferrata Eterna è dedicata alla Brigata Cadore e sale dal Passo Fedaia fino a Punta Serauta, sul versante orientale della Marmolada, con una progressione lunga e mai monotona che concatena tre sezioni dal carattere molto diverso. Si svolge in pieno ambiente di alta montagna e termina nella Zona Sacra del Serauta, presidio italiano della Prima Guerra Mondiale: è un itinerario riservato a chi ha gambe allenate e una solida esperienza di vie ferrate.

    ▲Approach

    Si parte dal Passo Fedaia, raggiungibile da Canazei (Trento) oppure da Malga Ciapela (Belluno); si lascia l'auto nei pressi del Rifugio Fedaia, sul lato veneto del Lago Fedaia (starting point on Google Maps). Dal rifugio si seguono le indicazioni verso la pista da sci in direzione della Marmolada; poco dopo un cartello e un segno dipinto su un masso invitano ad abbandonare l'ampio sentiero per portarsi verso la cresta rocciosa su cui corre la prima parte della via. Si rimonta il ghiaione seguendo i bolli rossi e i segnavia bianco-rossi del CAI con pendenza costante fino all'attacco, a quota 2460 m (1h dal Passo Fedaia).

    ▲The path

    La via si articola in tre sezioni. Prima sezione: si attacca una parete affrontata in diagonale sfruttando buoni appoggi per gli scarponi, poi un traverso esposto verso sinistra aggira uno spigolo; di qui il cavo piega in diagonale a sinistra nel tratto più impegnativo, reso insidioso dalla roccia a tratti umida, alternando brevi salti verticali a traversi orizzontali e diagonali che caricano le braccia. Un terrazzino consente di rifiatare prima di una risalita verticale a zig-zag su roccia più appigliata, che chiude la sezione (30' dall'attacco, circa 1h 30' totali). Seconda sezione, la più faticosa: si rimonta il grande lastrone monolitico di Punta Serauta, dapprima su fondo ghiaioso e moderata pendenza, poi, superato un salto, su un'ampia placconata priva di difficoltà tecniche ma di dislivello crescente, fino a un balzo più marcato. Terza sezione, la più aerea: una breve cengia in leggera discesa verso destra porta a una forcella da cui si risale il versante opposto con un passaggio adrenalinico; seguono un traverso molto esposto e uno spigolo verticale che immettono in cresta. Si percorre quindi una lunga cresta aerea, con precipizi su entrambi i lati, che si allarga a tratti in comode cenge; una serie di sali-scendi tra brevi salti e traversi conduce in vista della stazione a monte degli impianti che salgono da Malga Ciapela. Prima di raggiungere il Rifugio Serauta si affrontano alcuni tratti in discesa impegnativi (camini, traversi, una ripida placca da scendere d'aderenza con l'aiuto dei fittoni, infine un camino attrezzato con staffe), poi una cengia conduce alla Zona Sacra del Serauta, dove si possono visitare vedette, gallerie, trincee e i resti dell'avamposto italiano, oltre al museo presso il rifugio. Qui termina la ferrata (3h 15' dall'attacco, circa 4h 15' totali).

    ▲Character and difficulty

    L'Eterna non presenta passaggi tecnici di livello estremo, ma la somma delle tre sezioni la rende molto esigente sul piano fisico e mentale: il primo tratto è il più tecnico, il secondo il più stancante per il dislivello sulla placca, il terzo il più esposto lungo la cresta. La stanchezza accumulata è il vero fattore critico.

    ⚠ Itinerario lungo e d'alta quota, privo di vie di fuga: percorrerlo solo in ottime condizioni fisiche e con meteo stabile. Anche il tratto di discesa interno alla via è sostenuto ed esposto e va affrontato con piede fermo.

    ▲Period and safety

    Via per la piena stagione estiva, in ambiente severo (quota massima 2951 m al Rifugio Serauta). Dal rifugio si può eventualmente salire al Monte Serauta (3069 m) per sentiero esposto e in parte attrezzato. Cartografia consigliata: carta della Val di Fassa di 4Land. Da evitare assolutamente in caso di meteo incerto, anche per la proverbiale nebbia della Marmolada.

    ▲Discipline

    Dal Rifugio Serauta verso il Passo Fedaia ci sono due opzioni. La più semplice: scendere a Malga Ciapela con gli impianti di risalita e da lì risalire al Passo Fedaia in autostop o con l'autobus (partenza di fronte alla stazione a valle). L'alternativa è la discesa sul Ghiacciaio della Marmolada, tenendosi sul versante sud-est verso le piste degli skilift: richiede ramponi e piccozza, attenzione ai crepacci (variabili di anno in anno) e alla nebbia, e comporta circa 1h 30' dal termine della ferrata (circa 6h totali).

    ⚠ Dal 2023 la discesa sul ghiacciaio risulta vietata per le condizioni del ghiacciaio stesso. Anche la vecchia Ferrata Pontura, che dal Rifugio Serauta scende a Malga Ciapela, è sconsigliata per lo stato fatiscente delle attrezzature.

    ▲To match

    Dallo stesso Passo Fedaia si può salire a Porta Vescovo per la Ferrata delle Trincee; scendendo verso Canazei si raggiunge il Colac per la Ferrata dei Finanzieri, mentre sul Gruppo Sella spicca la difficile Ferrata Piazzetta al Piz Boè. Sul versante occidentale della Marmolada sale invece la Ferrata Ovest a Punta Penia.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionVeneto
    • GroupMarmolada
    • Approach1:00 h
    • Ferrata3:15 h
    • Itinerary (a/r)6:00 h
    • Hardware level difference462 m
    • Route difference894 m
    • Max2951 m
    • Length7,6 Km
  • Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo

    Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo

    La Ferrata Dino Buzzati sale al Cimerlo, in un angolo stupendo e poco battuto delle Pale di San Martino, ricco di guglie e panorami dolomitici. È una via storica divisa in due sezioni: la prima medio-facile, la seconda impegnativa ed esposta lungo un lungo diedro aereo. Avvicinamento e rientro sono lunghi e a tratti difficili: itinerario da non sottovalutare.

    ▲Approach

    Punto di partenza è la località Prati di Fosne, in Val Canali. Dalla SS347 del Passo Duran, venendo da Fiera di Primiero (TN) verso Agordo, dopo circa 5 km si imbocca a un ampio tornante la deviazione per la Val Canali; si risale la valle, si segue un ampio tornante a sinistra e si prosegue sulla strada stretta e a tratti sterrata fino all’Hotel Casera, dove a un incrocio si tiene la destra in salita fino al parcheggio (starting point on Google Maps). Dal parcheggio (1319 m), tra prati e baite con il Cimerlo che svetta a nord, si risale lo stradello a tornanti seguendo i segnavia 747, in costante salita nel bosco verso le propaggini meridionali del Cimerlo. Usciti dal bosco si sale un primo ripido canalone sassoso e poi un secondo che porta all’attacco della ferrata (2120 m, 2h dal parcheggio).

    ▲The path

    La ferrata inizia salendo in diagonale una parete appoggiata e ben appigliata, fino a un primo salto verticale attrezzato con abbondanti cambre; il cavo piega a destra in un canalino con cambre nella parte alta, si risale un breve camino sul lato sinistro e poi la salita si fa più facile, con cenge a tratti esposte e sentiero attrezzato su roccette dentro un canalino. Si arriva così alla seconda sezione, più impegnativa. Qui la via è stata modificata: a sinistra lo stretto intaglio dove un tempo si saliva l’angusto camino (con scale e passaggi di forza e agilità), a destra una lunga placca verticale che forma un diedro con la parete; oggi si sale all’esterno del camino lungo l’esposto diedro, con attrezzature nuove e in perfetto stato. Si raggiunge il diedro dopo un sentiero attrezzato che sale una rampa e poi un canalino a destra (alcune staffe a sinistra per i balzi più marcati); aggirata la lama di roccia ci si trova sotto il passaggio chiave: un lungo ed esposto diedro con un tratto strapiombante circa a metà. Si parte sul lato sinistro, appoggiati poi verticali; a metà ci si sposta con cautela sul lato destro in forte esposizione e si risale una lunga serie di cambre sopra una fessura; dopo una decina di metri si torna sul lato sinistro salendo la lama attrezzata con cambre, sempre molto esposti, fino a uscire dal camino e a esaurire le attrezzature sui prati sommitali (1h 15′ dall’attacco). Seguendo la traccia a zig-zag si raggiunge lo spallone orientale del Cimerlo (2480 m, 20′ dal termine delle attrezzature, circa 1h 40′ dall’attacco, circa 3h 40′ totali); la vetta del Cimerlo richiede altri 15′ a sinistra.

    ▲Character and difficulty

    Via Difficile, con attrezzatura rinnovata di recente e in ottimo stato: la prima sezione è medio-facile, la seconda — il lungo e aereo diedro — è medio-difficile e molto esposta. L’itinerario complessivo è lungo e a tratti difficile, in zona meno frequentata di altre Pale.

    ⚠ Avvicinamento e rientro sono lunghi e impegnativi: da non sottovalutare. Attenzione al tratto non banale in discesa sotto il Cimerlo, su fondo franoso anche se attrezzato.

    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2503 m). Cartografia: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino (4Land). Cenni storici: la via fu attrezzata nel 1977 dalla guida alpina Gabriele Franceschini in memoria dello scrittore e giornalista Dino Buzzati (1906-1972), grande appassionato di montagna.

    ▲Discipline

    Dallo spallone orientale si scende un tratto ripido attrezzato: ripide roccette, un canalino (passando da destra a sinistra su un masso incastrato), fondo franoso ma sempre attrezzato, e alcuni balzi verticali fino a un sentiero sotto la cresta tra Cima Stanga e il Cimerlo. A un bivio (30′ dal termine delle attrezzature): a destra scende il Sentiero Attrezzato del Cacciatore (segnavia 742, circa 2h, mediamente impegnativo) che alla base del Sass Maor immette sul sentiero 719, in prevalenza in falsopiano fino al parcheggio (circa 7h 30′ totali); diritti si scende invece al Rifugio Velo della Madonna (30′) per il Sentiero Attrezzato Depaoli (circa 8h totali). Qui descriviamo il rientro più rapido per il Sentiero del Cacciatore.

    ▲To match

    Spesso abbinata in discesa al Sentiero del Cacciatore; raggiungendo il Rifugio Velo della Madonna si collega alla Ferrata del Velo, al Sentiero Gusella e alla Ferrata del Porton verso il Pradidali; più avanti la Gabitta d’Ignoti. In itinerari di più giorni anche la Ferrata Bolver Lugli, la Ferrata delle Fiamme Gialle e la Ferrata del Canalone.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupPale di San Martino
    • Approach2:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)8:30 h
    • Hardware level difference403 m
    • Route difference1177 m
    • Max2503 m
    • Length9,2 Km
  • Ferrata del Velo

    Ferrata del Velo

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata del Velo

    La Ferrata del Velo sale a Forcella del Porton in un bellissimo ambiente delle Pale di San Martino, dominato da Sasso Maor e Cima della Madonna. È una via di media difficoltà, perfettamente attrezzata, che qui descriviamo in salita con rientro ad anello per la breve Ferrata della Vecia.

    ▲Approach

    Punto di partenza è Malga Civertaghe, nel comune di San Martino di Castrozza (TN), raggiungibile per circa 3 km di strada forestale: da San Martino si prende la statale verso sud e, al quarto tornante, si imbocca diritta la strada (parzialmente attrezzata ma in discrete condizioni), tenendo poi la destra in salita fino al parcheggio della malga (starting point on Google Maps). Da Malga Civertaghe (1375 m) si sale verso le pareti della Cima Val di Roda sul sentiero 713, oltre i ruderi di Malga Sopra Ronz; a un bivio si tiene la sinistra (713, in salita ripida) lasciando il 724. Usciti dal bosco su pietraia si arriva a un bivio: a destra il 713 prosegue verso il Rifugio Velo della Madonna, a sinistra si stacca la traccia che si userà per il rientro dalla Ferrata della Vecia. Restando sul 713, con qualche facile tratto attrezzato, si raggiunge il Rifugio Madonna del Velo (2358 m, 2h 15′ dal parcheggio).

    ▲The path

    Dal rifugio si sale prima su ghiaione poi su roccia fino all’attacco, con San Martino di Castrozza alle spalle. Si inizia con una rampa diagonale, poi si sale in diagonale a sinistra e di nuovo a destra in un passaggio un po’ atletico fino alle prime cambre; si prosegue in verticale su parete attrezzata con cambre e un passaggio leggermente strapiombante. Dopo una placca appoggiata in diagonale si affronta il tratto più adrenalinico: dopo una leggera discesa, un traverso prima orizzontale su cambre poi in diagonale, con buona esposizione, quindi un salto di 3 metri con cambre e un tratto verticale attrezzato, le cui difficoltà sono molto ridotte dall’abbondanza di cambre e appigli naturali. Dopo un canalino si sale uno spigolo (prima a destra, poi a sinistra) e ci si inserisce in un canalino appoggiato con cambre nella parte alta. Il tratto conclusivo prevede una paretina verticale, un traverso che gradualmente si allarga e un sentiero attrezzato in diagonale fino al termine delle attrezzature; si prosegue su sentiero in modesta salita e, dopo alcuni tornanti, si raggiunge la Forcella del Porton (2460 m, 1h dal Rifugio Madonna del Velo, 3h 15′ totali), con splendido panorama su Sasso Maor e Cima della Madonna.

    ▲Character and difficulty

    Via di media difficoltà senza singoli passaggi tecnicamente duri: è perfettamente attrezzata e i tratti più impegnativi sono protetti da cambre ampie e abbondanti che riducono molto le difficoltà.

    ⚠ Itinerario d’alta quota: nei canaloni e nei valloni rivolti a nord può esserci neve anche in stagione inoltrata; affrontarlo con tempo stabile.

    ▲Period and safety

    Stagione estiva (quota massima 2460 m circa). Cartografia: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino (4Land).

    ▲Discipline

    Poco prima della Forcella del Porton una palina indica sia il Sentiero Gusella (714) sia la discesa in Val della Vecia (739). Si scende lungo il vallone, prima sassoso poi erboso, fino all’attacco superiore della Ferrata della Vecia, che con una lunga serie di cambre aiuta a scendere circa 50 metri di dislivello; al termine il sentiero si innesta a destra sul 713 dell’avvicinamento, che si ripercorre a ritroso fino al parcheggio (2h dalla Forcella del Porton, 5h 15′ totali).

    ▲To match

    La Ferrata del Velo è spesso percorsa in discesa dopo la Ferrata del Porton; in un giro di due giorni si può aggiungere il Sentiero Gusella a Forcella Stephen, mentre per un anello più breve la si abbina alla Ferrata della Vecia. Nelle Pale anche la Ferrata Bolver Lugli, la Ferrata Buzzati, la Gabitta d’Ignoti, il Sentiero del Cacciatore, la Ferrata dell'Orsa and the commitment Ferrata del Canalone.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupPale di San Martino
    • Approach2:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)5:15 h
    • Hardware level difference200 m
    • Route difference1085 m
    • Max2460 m
    • Length17,6 Km
  • Ferrata delle Scalette alla Torre di Toblin

    Ferrata delle Scalette alla Torre di Toblin

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata delle Scalette alla Torre di Toblin

    La Ferrata delle Scalette risale la parete nord-ovest della Torre di Toblin, nelle Dolomiti di Sesto, in uno degli scenari più celebri delle Dolomiti (Tre Cime, Croda dei Toni, Monte Paterno). È breve ed esposta, fatta in gran parte di scalette metalliche ma con tre passaggi che ne alzano sensibilmente il grado; si sale dalle Scalette e si scende dalla vicina Ferrata Cappellano Hosp, in un anello logico molto frequentato.

    ▲Approach

    Si parte dal Rifugio Auronzo (2320 m), raggiungibile in auto da Misurina lungo la strada panoramica a pedaggio (7 km); Misurina è accessibile da Cortina/Auronzo (SR48, SP49) o da Dobbiaco (SS51, SP49) (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si segue il sentiero panoramico 101 fino al Rifugio Lavaredo (2344 m, circa 30′) e quindi a Forcella Lavaredo (2454 m, 45′), dove si apre il panorama su Croda di Passaporto, Monte Paterno, Sasso di Sesto e Torre di Toblin. Si continua in discesa sul 101, ignorando le tracce che si staccano a sinistra, fino al Rifugio Locatelli (2450 m, 1h 15′ dal parcheggio). Da qui si seguono i triangoli rossi verso nord, aggirando il Sasso di Sesto e restando sul lato sinistro della Torre di Toblin, oltre un vecchio rifugio della Grande Guerra, fino a una caratteristica croce metallica; le indicazioni rosse sulla roccia portano all’attacco (20′ dal Locatelli, circa 1h 30′ totali).

    ▲The path

    Alcune frecce rosse conducono su facili roccette, prima a sinistra poi a destra, fino a una targa in marmo che ricorda l’origine bellica della via. La ferrata parte verticale in un diedro ben appigliato, con il cavo a sinistra: passaggio impegnativo ma con buoni appoggi per i piedi. Si piega a destra entrando in una fessura ben gradinata, poi a sinistra in diagonale fino alla prima scaletta; seguono facili balzi e il primo tratto decisamente esposto, dove si sale uno spigolo presso una vecchia asse di legno e due scalette in piena esposizione. Una cengia verso destra sotto un tetto introduce al tratto centrale, il più caratteristico: si risale un lungo camino con varie scale (le prime due verticali, la terza obliqua che taglia il camino sul versante opposto). Si arriva al passaggio più impegnativo: per raggiungere la scala e il cavo sul lato sinistro del camino occorre procedere in spaccata, perché la parete sinistra, spesso umida, è priva di appoggi; lo sforzo è nei primi due passi, poi cercando con cura gli appoggi si guadagna la scaletta. Usciti dal camino, dopo alcune roccette a sinistra si percorre un esposto traverso con staffe per i piedi e si arriva all’ultimo camino, di nuovo ricco di scalette: due nella fessura, poi a sinistra in completa esposizione un’altra scala. Si sale infine l’esposto spigolo ben appigliato e, piegando a destra, un’ultima scaletta accanto a resti della Grande Guerra porta al piano sommitale con la Croce di Vetta della Torre di Toblin (2617 m, 45′ dall’attacco, 2h 15′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Spesso considerata facile per via della brevità, in realtà merita il grado Difficile: pur essendo in larga parte costituita da scalette, presenta tre passaggi più severi (il diedro iniziale, il passaggio in spaccata nel camino, lo spigolo finale) e un’esposizione costante. Per il ferratista allenato i singoli tratti sono moderatamente difficili, ma nel complesso la via va affrontata con rispetto.

    ⚠ Itinerario molto frequentato in estate: per evitare ingorghi (e gli incroci pericolosi sulle scalette) conviene percorrerlo a inizio mattinata o nella seconda metà del pomeriggio. Si sale dalle Scalette e si scende dalla Hosp: non invertire il senso.

    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta quota per la stagione estiva (vetta 2617 m). Cartografia consigliata: carta delle Dolomiti di Sesto (4Land). Cenni storici: durante la Prima Guerra Mondiale la Torre di Toblin era al confine tra Italia e Impero austro-ungarico; le truppe austriache vi piazzarono un mortaio per controllare il Sasso di Sesto e le linee italiane.

    ▲Discipline

    Dalla vetta entrambe le opzioni di discesa sono attrezzate, ma quella consigliata è scendere per la Ferrata Cappellano Hosp (30′ dalla vetta, 2h 45′ totali), tecnicamente più facile delle Scalette. Scesi a valle si riprende a ritroso il sentiero dell’avvicinamento fino al Rifugio Locatelli, a Forcella Lavaredo e quindi al Rifugio Auronzo (1h 45′ dalla vetta, 4h totali).

    ▲To match

    L’abbinamento naturale è la Ferrata Cappellano Hosp in discesa; nelle vicinanze la Ferrata Innerkofler al Monte Paterno (anello dal Locatelli), la Ferrata Severino Casara alla Croda dei Toni e, alla Croda Rossa di Sesto, la Ferrata dei Costoni e la Ferrata Zandonella. Verso Misurina il Sentiero Bonacossa, la Ferrata Capitano Bilgeri al Monte Piano e la Ferrata Merlone ai Cadini.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionVeneto
    • GroupSesto Dolomites
    • Approach1:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerary (a/r)4:00 h
    • Hardware level difference115 m
    • Route difference317 m
    • Max2617 m
    • Length10,9 Km
  • Ferrata delle Ginestre

    Ferrata delle Ginestre

    Vie Ferrate › Lombardy › Brescia
    Ferrata delle Ginestre

    La Ferrata delle Ginestre è una via breve ma fisica sul versante orientale del Lago d’Idro (BS), fatta quasi tutta di traversi esposti e impegnativi. Si abbina spesso alla sottostante e difficile Ferrata del Fregio, per un’uscita corta ma severa, soprattutto per le braccia.

    ▲Approach

    Si parte dal paese di Vesta, sulla riva orientale del Lago d’Idro: arrivando da Pieve Vecchia e Crone, sulla destra si nota un piccolo spiazzo ghiaioso con una palina segnaletica in ferro, da cui parte il sentiero (starting point on Google Maps). Si può parcheggiare nello spiazzo (max 2 auto) o poco più avanti. L’avvicinamento naturale è salire la difficile Ferrata del Fregio e proseguire con le Ginestre (40′ dal parcheggio); per andare diretti alle Ginestre si segue lo stesso sentiero fino a un bivio dove, ignorata a sinistra l’indicazione per l’attacco della Fregio, si sale tra ripidi tornanti fino alla targa in legno dell’attacco (30′ dal parcheggio).

    ▲The path

    L’inizio inganna: un traverso diagonale con buoni appoggi per i piedi sale verso destra senza difficoltà. Usciti dal primo tratto cominciano i passaggi più duri, con sezioni leggermente strapiombanti in lieve salita e pioli per i piedi posti piuttosto in alto rispetto al cavo (scomodi per chi è alto, più agevoli per statura medio-bassa). Un paio di passaggi in lieve discesa affaticano le braccia; si prosegue sull’impegnativo traverso fino a un bivio: a destra continua la via, a sinistra un tratto attrezzato evita il ponte sospeso, mentre un sentiero scende nel bosco. Si percorre una cengia scivolosa in leggera discesa, si aggira uno spigolo e si affronta un nuovo traverso esposto con appoggi artificiali per i piedi (sempre con il cavo vicino agli appoggi); aggirato un ulteriore spigolo si arriva a un ponte tibetano (‘delle scimmie’) di 15 metri, da percorrere faccia a monte. Si risale poi una facile parete verticale con abbondanti maniglie e staffe e, su un breve tratto di cresta, si chiude la ferrata (20′ dall’attacco).

    ▲Character and difficulty

    Via Difficile e tutta sui traversi: il primo parte facile e diventa impegnativo ed esposto, con un paio di passaggi di scomoda discesa; il secondo è più esposto ma meno faticoso; adrenalinico il ponte tibetano finale. Difficoltà tecniche, esposizione e impegno fisico 3/5, ambiente più contenuto (1/5).

    ⚠ La ridotta distanza tra il cavo e i sostegni per i piedi richiede fatica extra, soprattutto a chi è di statura elevata; la via stanca molto le braccia, ancor di più se abbinata alla Fregio. Attenzione alle cenge scivolose.

    ▲Period and safety

    Bassa quota (massimo 600 m): percorribile gran parte dell’anno, evitando le giornate più calde e umide. Cartografia: carta del Parco Alto Garda Bresciano (4Land).

    ▲Discipline

    Dal termine delle attrezzature si sale per un breve tratto, oltre il quale inizia la ripida discesa che riporta all’attacco e poi, lungo il sentiero, al bivio per la Ferrata del Fregio; da qui a ritroso per l’avvicinamento fino al parcheggio (30′ dal termine, circa 1h 45′ totali).

    ▲To match

    È il naturale proseguimento della sottostante Ferrata del Fregio (la combinazione mette alla prova la tenuta fisica); vicine anche la Ferrata Crench e i più facili sentieri attrezzati Sasse e delle Cascate di Idro. Verso Brescia, valutando le energie, la Ferrata Caspai o la Ferrata Nasego, di media difficoltà ma più lunghe.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionLombardy
    • GroupLago d'Idro
    • Approach0:30 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerary (a/r)1:45 h
    • Hardware level difference20 m
    • Route difference200 m
    • Max600 m
    • Length2 Km
  • Ferrata Rocca dei Corvi

    Ferrata Rocca dei Corvi

    Vie Ferrate › Piedmont › Cuneo
    Ferrata Rocca dei Corvi

    La Ferrata Rocca dei Corvi è una via aerea e impegnativa che sale la Rocca dei Corvi sopra il torrente Mongia, nelle Alpi Liguri cuneesi. Appagante, faticosa e mai banale nonostante l’abbondanza di staffe, alterna traversi orizzontali e diagonali, tratti in disarrampicata e ponti tibetani: poco conosciuta ma molto coinvolgente.

    ▲Approach

    Punto di partenza è la Cappella di Santa Caterina presso Viola (Cuneo): da Ceva (uscita A6) si risale la SS 28 della Valle del Mongia per Mombasiglio e Viola; superato il paese verso Saint Grée si segue un cartello giallo a sinistra per la Ferrata Rocca dei Corvi e, su stradina asfaltata, si raggiunge la cappella (parcheggio), o si prosegue ancora un chilometro su sterrata fino a un parcheggio dopo un rio (starting point on Google Maps). Si prosegue sulla sterrata e, alle indicazioni con freccia gialla, si scende a sinistra fino a uno spiazzo roccioso con un bivio: a sinistra “risalita del torrente Mongia” (via completa), a destra “dal ponte tibetano” (che taglia la prima parte). Seguendo a sinistra si scende circa 10′ fino all’attacco sul lato sinistro del Mongia, oltre una passerella di legno instabile poco sopra il torrente (30′ dal parcheggio).

    ▲The path

    Si attacca una breve parete scivolosa presso una cascata (in primavera insidiosa per la portata del torrente), poi un tratto di collegamento con un’altra passerella e un tratto verticale a fianco dell’acqua, aiutati da staffe. Ignorata una passerella sul fiume, si sale una scala di legno su una parete di circa 5 metri in leggero strapiombo accanto a un’altra cascata; con un traverso a destra si aggira uno spigolo sopra il torrente (staffe per mani e piedi) e si risale il risalto, sotto il ponte sospeso che si percorrerà al ritorno. Si prosegue su una crestina, si scavalca un albero, si aggira un grosso sasso e, dopo un breve tratto verticale, si affronta un traverso obliquo con pioli a sinistra, poi una parete verticale e un altro traverso che porta a un terrazzino panoramico per la sosta (40′ dall’attacco). Si sale una parete appoggiata in diagonale, una parete verticale in un camino con leggero strapiombo e una paretina con catena; una cengia a destra e un ultimo salto più impegnativo portano alla crestina finale e alla vetta della Rocca dei Corvi con la madonnina (1h 15′ dall’attacco, circa 1h 45′ dal parcheggio).

    ▲Character and difficulty

    Via faticosa (Difficile) con diversi tratti strapiombanti: pur ben staffata, può affaticare molto le braccia, e un rinvio torna utile in un paio di traversi. Gli escursionisti meno allenati possono attraversare subito il ponte tibetano e salire/scendere solo per la parte facile.

    ⚠ In seguito agli eventi atmosferici dell’inverno 2020-2021 la passerella e i primi cavi del tratto iniziale sono stati danneggiati: per percorrere la prima parte serve prestare molta attenzione ai primi metri. La variante dal ponte tibetano evita il tratto danneggiato.

    ▲Period and safety

    Via di media quota, da evitare nei periodi di forte portata del torrente (primavera) per via dei passaggi vicino alle cascate. Attrezzatura ottima e abbondante.

    ▲Discipline

    Si rientra seguendo il percorso più facile: si scende lo sperone e la cresta est fino a un pulpito, quindi si aggira in discesa uno spigolo con staffe in forte esposizione (passaggio aereo e non banale); si prosegue su tratti più appoggiati fino a un bivio dove si tiene la sinistra lungo un canalino con fune, fino al ponte tibetano (lungo ma abbastanza stabile). Superato il ponte e un breve traverso si chiude l’anello attrezzato e si risale all’auto (circa 3h totali).

    ▲To match

    Nel Cuneese la Ferrata degli Alpini all’Oronaye, la Ferrata di Chiaronto e la Ferrata del Bec Valletta; verso Savona la Ferrata degli Artisti.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionPiedmont
    • GroupAlpi Liguri – Valle Mongia
    • Approach0:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)3:00 h
    • Hardware level difference100 m
    • Route difference250 m
    • Max900 m
    • Length2,5 Km
  • Ferrata della Vecia

    Ferrata della Vecia

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata della Vecia

    La Ferrata della Vecia è una breve via delle Pale di San Martino, di solito percorsa all’interno di itinerari più ampi attorno alla Forcella del Porton. È breve e verticale ma senza difficoltà tecniche sostanziali, essendo abbondantemente staffata; l’itinerario qui descritto la inserisce in un lungo anello con il Sentiero Attrezzato Gusella e il rientro dal Passo di Ball.

    ▲Approach

    Si parte a San Martino di Castrozza (Trento), lungo la stradina che porta all’Hotel Maso Col: presso una piccola costruzione in legno sulla destra parte il sentiero 721 (parcheggio nelle vicinanze o all’hotel) (starting point on Google Maps). Si sale tutto il sentiero 721 (verso il Rifugio del Velo), prima sui prati poi nel bosco, evitando la deviazione per Malga Civerteghe; dopo aver attraversato il greto di un torrente la salita si fa più ripida e taglia a mezzacosta sotto imponenti pareti. Usciti dal bosco dopo circa 2 ore, su fondo franoso si raggiunge la deviazione a sinistra per la Ferrata della Vecia (circa 2h dalla strada asfaltata).

    ▲The path

    La ferrata inizia con pareti verticali abbondantemente staffate con ampie cambre: i primi metri guadagnano rapidamente esposizione ma senza difficoltà, grazie agli infissi. Un facile traverso a destra, alcuni metri di salita e una piega a sinistra su una rampa rocciosa portano a un’altra parete analoga; un traverso orizzontale su buoni appoggi conduce sotto le ultime due pareti, che si risalgono senza difficoltà particolari, fino a chiudere la via su facili roccette (20′ dall’inizio della ferrata, circa 2h 30′ dalla partenza). Si prosegue sul sentiero 739B, ripido verso la Forcella del Porton; poco prima, a un bivio non segnalato, a destra si potrebbe raggiungere la Ferrata del Velo (rientro più rapido), mentre si tiene la sinistra fino a un bivio sotto la Forcella del Porton (30′ dal termine della ferrata, circa 3h totali), dove a sinistra parte il collegamento per il Sentiero Attrezzato Gusella che, sotto Cima Ball, porta a Forcella Stephen (1h 30′ dalla Forcella del Porton, 4h 30′ totali).

    ▲Character and difficulty

    La Vecia, presa singolarmente, è una ferrata di collegamento (Difficile nel contesto dell’anello complessivo) senza interesse particolare, ma molto comoda in salita e in discesa se abbinata agli altri itinerari attrezzati della zona, in un giro logico e ad anello.

    ⚠ Via verticale dove è facile smuovere sassi su chi sta sotto: massima prudenza, anche perché è comune incrociare chi la percorre in discesa. L’anello completo è lungo (circa 7h 30′).

    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta quota (Forcella Stephen 2705 m) per la piena stagione estiva; cartografia consigliata: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino di 4Land.

    ▲Discipline

    Da Forcella Stephen (punto più alto) inizia la lunga discesa verso San Martino: prima al Passo di Ball (2443 m) per ripidi tratti attrezzati (45′ da Forcella Stephen), poi, tenendo la sinistra, nel lungo vallone tra la Pala di San Martino e la Cima Val di Roda, con alcune cenge esposte protette da cavetti. A un bivio si tiene la sinistra (segnavia 702) scendendo ripidi fino alla stradina di partenza (circa 7h 30′ totali).

    ▲To match

    Si percorre spesso con la Ferrata del Porton, la Ferrata del Velo o il Sentiero Attrezzato Gusella; nelle Pale anche la Ferrata Bolver Lugli e la Ferrata del Canalone.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupPale di San Martino
    • Approach2:00 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerary (a/r)7:30 h
    • Hardware level difference100 m
    • Route difference1277 m
    • Max2705 m
    • Length20 Km
  • Ferrata degli Alpini all’Oronaye

    Ferrata degli Alpini all'Oronaye

    Vie Ferrate › Piedmont › Cuneo
    Ferrata degli Alpini all'Oronaye

    La Ferrata degli Alpini all’Oronaye si sviluppa su una via aperta dagli alpini a scopo militare al confine con la Francia, nell’alta Valle Maira (Cuneo). È un itinerario lungo, d’alta montagna e con pochi punti d’appoggio, da percorrere con meteo stabile e buon allenamento.

    ▲Approach

    Punto di partenza è la frazione di Viviere, in alta Valle Maira: superata Viviere si prosegue brevemente sull’asfaltata, che diventa sterrata, fino al cartello che indica l’inizio dell’itinerario (starting point on Google Maps). Si segue il sentiero S9 nel vallone di Enchiausa, verso l’evidente cima dell’Oronaye in fondo alla valle; a un tratto pianeggiante si prende a sinistra il sentiero S30 e si risale il vallone detritico, superando il Bivacco Valmaggia del CAI Dronero (recente) e raggiungendo il Bivacco Enrico Mario (2650 m), presso il quale un cartello descrive la via. Indossato l’imbrago, si sale verso un primo salto roccioso non protetto ma non difficile e si costeggia la montagna a destra su ghiaioni poco stabili fino all’attacco, seguendo le frecce gialle (3h dal parcheggio).

    ▲The path

    La ferrata supera un dislivello di 350 m. La prima sezione parte con roccette attrezzate, cenge, canalini, brevi pareti e salti di modesta difficoltà che in circa 30′ portano al primo bivacco d’emergenza (Nido d’Aquila); qui il cavo si interrompe per un tratto e, per gli escursionisti meno esperti, può servire uno spezzone di corda per procedere in conserva sui fittoni presenti. La seconda sezione aumenta verticalità ed esposizione: non segue la linea diretta ma, con un percorso orizzontale e poi diagonale, raggiunge sfruttando le debolezze della roccia il secondo bivacco d’emergenza, ricavato nella roccia presso la Forcella Dronero (3000 m). Accanto al bivacco parte una scala di circa 150 pioli che, dopo un breve tratto attrezzato, porta al termine della ferrata risalendo gli ultimi 50 metri; si giunge così in cima al Dronero (1h 30′ dall’attacco, 4h 30′ totali), con vista sulle Alpi Marittime su entrambi i lati del crinale e sulla vicina croce dell’Oronaye.

    ▲Character and difficulty

    Salita d’alta montagna di difficoltà media (Difficile) ma lunga e impegnativa per l’ambiente. Lungo il percorso sono visibili le vecchie attrezzature degli anni Trenta; quella attuale è in buono stato, rinnovata di recente (in più punti convivono cavo originale e cavo nuovo).

    ⚠ Attenzione alla scala finale: i pioli sono piuttosto vicini alla roccia e in discesa è facile perdere l’appoggio per i piedi. Diversi tratti hanno fondo instabile: non smuovere detriti su chi sta sotto. Dove il cavo manca ci si può assicurare agli spit in loco, utili soprattutto con roccia bagnata (necessari corda e materiale per le manovre).

    ▲Period and safety

    Itinerario di piena estate, lungo e d’alta quota: indispensabili meteo stabile e buon allenamento. Il Bivacco Enrico Mario è attualmente in condizioni non ottimali per umidità e se ne sconsiglia l’uso; nelle vicinanze il più recente Bivacco Valmaggia. Cartografia consigliata: carta della Val Maira.

    ▲Discipline

    La discesa avviene per lo stesso itinerario di salita: si riscende prima la scala, poi i due tratti di ferrata fino al Bivacco Enrico Mario (1h 30′ dal termine della ferrata, 5h totali) e quindi al parcheggio (2h 15′ dal bivacco, 7h 15′ totali senza soste eccessive). Pur non difficile tecnicamente, va affrontata tenendo conto della stanchezza accumulata e dei possibili cambi di meteo in alta montagna.

    ▲To match

    Vista la lunghezza, difficile concatenarla in giornata; nei giorni adiacenti la Ferrata di Camoglieres o la Ferrata di Chiaronto; tra le altre vie del Cuneese, la Ferrata Rocca dei Corvi e la Ferrata del Bec Valletta.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionPiedmont
    • GroupAlpi Cozie – Val Maira
    • Approach3:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)7:15 h
    • Hardware level difference350 m
    • Route difference1235 m
    • Max3050 m
    • Length12,6 Km
  • Ferrata Danesi at Corno Piccolo

    Ferrata Danesi at Corno Piccolo

    Vie Ferrate › Abruzzo › Teramo
    Ferrata Danesi at Corno Piccolo

    La Ferrata Danesi risale il Corno Piccolo nel massiccio del Gran Sasso, spesso in prosecuzione del Sentiero Attrezzato Ventricini. Percorre in parte la via normale al Corno Grande e prosegue tra funi e scalette verso il Corno Piccolo; per la cima servono alcuni passi di I e II grado non attrezzati.

    ▲Approach

    Si parte dai Prati di Tivo (A24 Roma-Teramo, uscita San Gabriele-Colledara, SP 491 fino a Montorio al Vomano e SS 80 verso L’Aquila fino al bivio per Prati di Tivo) (starting point on Google Maps). L’itinerario consigliato sale con la funivia verso la Madonnina; a un bivio si tiene la destra seguendo il sentierino a mezzacosta che porta al Sentiero Attrezzato Ventricini. Terminato il Ventricini (2h dalla funivia) si arriva a un bivio non segnalato: a sinistra sale la via normale al Corno Piccolo, mentre si prosegue dritti lungo una salita ripida e sdrucciolevole; in poco una scritta sulla roccia e una targhetta metallica segnalano l’attacco (2h 15′ dalla funivia). In alternativa, dal primo bivio si può raggiungere l’attacco passando dal Rifugio Franchetti, la Sella dei Due Corni e il Vallone dei Ginepri (2h 45′ dalla funivia).

    ▲The path

    La via risale subito un ripido sentiero ghiaioso e una serie di saliscendi che portano all’inizio delle attrezzature, poi una serie di ripidi canali rocciosi con cavo e scalette talvolta esposte; in molti punti è piacevolmente arrampicabile, sul II grado, salvo un paio di passaggi più impegnativi. Nel 2019 la via è stata ammodernata: il nuovo tracciato non entra più nel caratteristico “buco” (il sasso incastrato del vecchio percorso, ora dismesso) ma sale su una placca appoggiata a sinistra e prosegue su roccette ora protette. Si scendono alcuni metri sul versante opposto e si risale un passaggio tra due massi incastrati, dopo il quale terminano le attrezzature; pochi metri in piano tra risalti rocciosi portano a un intaglio superato con una corda fissa e, in diagonale, alla vetta del Corno Piccolo (1h dall’attacco, 3h 15′ dalla funivia).

    ▲Character and difficulty

    Ferrata di media difficoltà (Difficile) salvo un paio di passaggi più duri, ma il vero aspetto da non sottovalutare è l’ambiente alpino, soprattutto in discesa lungo la via normale.

    ⚠ La via normale di discesa presenta passaggi di I e II grado NON protetti: richiede passo fermo, assenza di vertigini e dimestichezza con la disarrampicata. Assolutamente sconsigliata con tempo incerto. La funivia dei Prati di Tivo è risultata chiusa (estate 2021): verificare prima il funzionamento degli impianti.

    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta montagna da affrontare con meteo stabile e roccia asciutta. Cartografia consigliata: carta del Gran Sasso d’Italia.

    ▲Discipline

    La discesa avviene per la ripida via normale, con i passaggi non protetti di I e II grado (45′ dal termine della ferrata); si ripercorre poi a ritroso l’andata, incluso il Sentiero Ventricini, fino alla funivia (2h 30′ dal termine della ferrata, 5h 45′ totali).

    ▲To match

    La Danesi è il naturale proseguimento del Sentiero Attrezzato Ventricini. Sul versante sud del Corno Grande si trovano la Ferrata Brizio e la Ferrata del Bivacco Bafile; nella parte settentrionale del massiccio la Ferrata Bertona.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionAbruzzo
    • GroupGran Sasso – Corno Piccolo
    • Approach2:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)5:45 h
    • Hardware level difference180 m
    • Route difference900 m
    • Max2655 m
    • Length6,4 Km
  • Ferrata di Cima Rocca

    Ferrata di Cima Rocca

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata di Cima Rocca

    La Ferrata di Cima Rocca è una breve via che ricalca un sentiero di guerra fino alla cima dell’omonimo monte, sopra l’Alto Garda. Si percorrono gallerie risalenti alla Prima Guerra Mondiale, ben segnalate al loro interno, per guadagnare quota e affacciarsi su un panorama splendido verso il Lago di Garda, il Monte Baldo e le Valli Giudicarie. Più che dalle difficoltà tecniche, la via è caratterizzata dal forte interesse storico.

    ▲Approach

    Punto di partenza il paese di Biacesa, a 4 km da Riva del Garda: da Riva si seguono le gallerie verso la Val di Ledro e, usciti dalla seconda, si raggiunge Biacesa; si imbocca via dei Dazi a destra e, a fine strada, si gira di nuovo a destra fino a un parco giochi con ampio parcheggio (starting point on Google Maps). Ci sono due avvicinamenti. Il più facile segue il CAI 417 verso nord e, dopo una decina di minuti, tiene la destra (CAI 460) verso la Chiesa di San Giovanni, sotto l’imponente parete di Cima Rocca (1h dal parcheggio); oltre la chiesa i segni bianco-rossi salgono a nord verso l’attacco (CAI 471). In alternativa si può salire per il CAI 470 (Sentiero dei Bech) fino al bivio col 417, poi a sinistra sul 471 — ben attrezzato nei tratti difficili — passando presso il Bivacco Accioni fino alla Chiesa di San Giovanni (1h 15′).

    ▲The path

    Dalla chiesa si salgono alcuni ripidi tornanti sul CAI 471 fino alla prima galleria, dove un cartello segna l’inizio del tratto attrezzato (10′ dalla chiesa). Si entra nella galleria, seguendo le indicazioni interne, e si esce sopra una scala metallica di 13 metri, nel bosco; si procede lungo ripidi canali terrosi e alcuni balzi rocciosi attrezzati fino alla seconda galleria, anch’essa ben segnalata all’interno. Usciti, si segue un sentiero a tratti attrezzato fino alla terza galleria, che per ora si ignora seguendo il CAI 471A che, lungo una trincea di guerra, conduce alla cima di Cima Rocca (1090 m, 45′ dalla Chiesa di San Giovanni, 2h totali).

    ▲Character and difficulty

    Via non difficile (Difficile come grado complessivo per via di alcuni tratti esposti), breve, con solo 70 m di dislivello attrezzato: il suo valore sta nelle gallerie e nelle trincee della Grande Guerra e nel panorama, più che nell’impegno tecnico.

    ⚠ È assolutamente necessario portare una torcia, idealmente frontale per avere le mani libere: si attraversano gallerie di guerra prive di illuminazione. Attenzione inoltre al caldo nei mesi estivi, vista la bassa quota e l’esposizione verso il Garda.
    ▲Period and safety

    Bassa quota dell’Alto Garda (massimo 1090 m): percorribile gran parte dell’anno, meglio nelle stagioni intermedie evitando il caldo estivo. Itinerario breve, 5,8 km e 672 m di dislivello, circa 3 ore complessive.

    ▲Discipline

    Da Cima Rocca si può scendere lungo l’itinerario di salita fino alla Chiesa di San Giovanni, oppure per il sentiero attrezzato che cala sulla parete nord verso Bocca Pasumer (attrezzato nei punti più esposti, non difficile); a un bivio, a sinistra, una lunga galleria di guerra di 300 m (torcia necessaria) porta all’imbocco della terza galleria non percorsa all’andata, mentre proseguendo dritti il CAI 460B riporta alla chiesa. Da qui si rientra in paese per uno dei due itinerari di avvicinamento (circa 1h 30′ dalla vetta, 3h totali).

    ▲To match

    Nell’Alto Garda, poco distante, si trovano la Ferrata di Cima Capi e la Ferrata di Colodri ad Arco.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionTrentino Alto Adige
    • GroupAlto Garda – Val di Ledro
    • Approach1:15 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerary (a/r)3:00 h
    • Hardware level difference70 m
    • Route difference672 m
    • Max1090 m
    • Length5,8 Km
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