Paese: Italia

  • Ferrata alle Cascate di Fanes

    Ferrata alle Cascate di Fanes

    Vie Ferrate โ€บ Veneto โ€บ Belluno
    Ferrata alle Cascate di Fanes

    La Ferrata alle Cascate di Fanes è una piacevole escursione attrezzata in un ambiente di grande bellezza, adatta anche ai principianti. In realtà riunisce tre itinerari percorribili anche singolarmente — la Ferrata Giovanni Barbara, la Ferrata Lucio Delaiti e la Ferrata alla Cengia di Mattia — che si sviluppano soprattutto su cenge e tratti verticali privi di difficoltà, con l'eccezione di una paretina verticale di 4 metri sulla Delaiti, appena più impegnativa.

    ▲Approach

    Si parte dal parcheggio del Parco Naturale Dolomiti d'Ampezzo, a circa 6 km da Cortina d'Ampezzo (Belluno) lungo la statale 51 verso Dobbiaco. Da Cortina, dopo circa 5 km, un cartello marrone indica "Val di Fanes": si scende a sinistra su una stretta strada asfaltata e la si percorre per circa un chilometro fino al parcheggio (starting point on Google Maps). Dal parcheggio (circa 1300 m) si costeggia il lato destro del torrente in leggera salita fino a una deviazione a sinistra, dove si tiene il segnavia 10 verso ovest; si attraversa il ponte sul Rio Fanes evitando il sentiero che prosegue sulla sinistra orografica e si sale fino al Ponte Alto (1470 m, 45' dal parcheggio), da cui si vedono in alto la Ferrata Giovanni Barbara e, sul versante opposto, i primi metri della Lucio Delaiti. Oltrepassato il ponte, un sentiero a destra scende all'attacco della Ferrata Giovanni Barbara (1h dal parcheggio).

    ▲The path

    La Ferrata Giovanni Barbara inizia con un'esposta ma ampia cengia che sale a sinistra fino a un punto da cui si scende verso la prima cascata, passando sotto un tetto roccioso con il salto d'acqua sulla destra. Si risale un breve canalino sabbioso aiutati dalla fune, si attraversa una stretta forcella e si scende sul versante opposto, dove alcune traversine riducono le difficoltà. Si prosegue senza problemi fino al passaggio chiave — comunque modesto —: si scende una paretina appoggiata con l'aiuto di staffe, un traverso verso destra e un tratto più ripido, poi alcuni grossi massi verso il torrente fino al cartello che chiude la Giovanni Barbara (20' dall'attacco). Attraversato il ponte sul Rio Fanes, alcuni facili balzi attrezzati portano alla targa d'inizio della Ferrata Lucio Delaiti: una cengia ascendente verso sinistra, a destra del torrente, conduce dopo un breve traverso un poco esposto sotto il passaggio chiave, probabilmente il più impegnativo dell'intero giro — una parete verticale di 4 metri piuttosto liscia sul lato destro della corda, con appigli migliori a sinistra. Superata, una lunga cengia ascendente, dapprima sabbiosa poi più stabile, riporta al sentiero 10 poco prima dell'attacco della Giovanni Barbara (20' dal termine della Giovanni Barbara, 1h 40' totali). Si prosegue verso la Ferrata alla Cengia di Mattia: lungo il sentiero 10 si tiene la destra seguendo il cartello "Scorciatoia" fino alla località "Bus de l'Orso" (1507 m, 10'), dove si raggiunge la targa d'inizio. Brevi passaggi attrezzati portano al tratto caratteristico, una cengia che passa sotto una cascata; qui il passaggio chiave è l'uscita: un traverso ascendente verso destra con staffe, su roccia bagnata che può rendere instabili. La cengia prosegue sotto la cascata, si salgono alcune roccette con staffe nei punti più umidi e, aggirato uno spigolo, un ultimo balzo chiude la Cengia di Mattia (20' dall'attacco, 2h 30' totali).

    ▲Character and difficulty

    Le tre vie sono da considerarsi facili e adatte ai neofiti. Nell'itinerario proposto la Giovanni Barbara si percorre in discesa, il che aumenta leggermente le difficoltà soprattutto nel tratto verticale con le staffe.

    ⚠ È possibile percorrere la Giovanni Barbara anche in salita utilizzando, durante l'avvicinamento, il sentiero che tiene la sinistra orografica del Rio Fanes. Attenzione ai tratti bagnati sotto le cascate, dove la roccia può risultare scivolosa.

    ▲Discipline

    Dal termine della Cengia di Mattia il sentiero attraversa il Rio Fanes su un ponticello di legno e si ricongiunge al sentiero 10: lo si prende a sinistra e si ripercorre a ritroso il tracciato dell'andata fino al parcheggio (1h dal termine, 3h 30' totali).

    ▲To match

    L'itinerario è breve e si presta a essere abbinato a vie più impegnative della zona di Cortina: la difficile Ferrata Ettore Bovero al Col Rosà, la Ferrata Strobel a Punta Fiames o la Terza Cengia del Pomagagnon; salendo verso Dobbiaco si incontra la Ferrata René de Pol, mentre scendendo verso Cortina si trova la molto difficile Ferrata Sci Club 18 al Faloria.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyEasy
    • RegionVeneto
    • GroupDolomiti d'Ampezzo
    • Approach1:00 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)3:30 h
    • Hardware level difference120 m
    • Route difference210 m
    • Max1510 m
    • Length10,2 Km
  • Ferrata Sperti โ€“ Schiara

    Ferrata Sperti - Schiara

    Vie Ferrate โ€บ Veneto โ€บ Belluno
    Ferrata Sperti – Schiara

    ⚠ Stato da verificare. Nell'estate 2019 la Ferrata e il Bivacco Sperti risultavano chiusi, con cartello presente a Case Bortot. Prima di percorrere l'itinerario contattate il Rifugio VII Alpini per conoscere lo stato attuale delle attrezzature.

    La Ferrata Sperti risale il versante ovest dello Schiara fino a Forcella Sperti, per poi collegarsi alla Gusela del Vescovà, dove termina la Ferrata Zacchi. È un itinerario impegnativo, lungo e molto articolato, con una grande varietà di passaggi e panorami stupendi sullo Schiara e sui principali gruppi dolomitici del bellunese.

    ▲Approach

    Si parte da Case Bortot (695 m), in provincia di Belluno. Da Belluno si segue la strada regionale del Col di Lana e, a una rotonda, si tiene la destra per Bolzano Bellunese e per il Parco delle Dolomiti Bellunesi; oltrepassati Bolzano Bellunese e Gioz, si seguono i cartelli per il Rifugio Case Bortot fino all'omonima località, dove la strada termina in uno spiazzo per il parcheggio (starting point on Google Maps). Primo obiettivo è il Rifugio VII Alpini, ai piedi dello Schiara: si imbocca il sentiero CAI 501, dapprima piacevole nel bosco con lo Schiara a destra e la Gusela del Vescovà a sinistra, e si scende al Ponte del Mariano (30' dal parcheggio). Al bivio successivo, dove a destra sale il CAI 507 verso il Pelf, si resta sul CAI 501 e si sale decisi nel bosco lungo il torrente Ardo, in un tratto soleggiato e faticoso. Superati alcuni tornanti, la valle si apre nella radura del Rifugio VII Alpini (1502 m, 2h 45' dal parcheggio). Dal rifugio si seguono le indicazioni per la Ferrata e il Bivacco Sperti lungo il segnavia 504, che sale in diagonale verso nord-ovest su prati e mughi fino alle pareti rocciose dell'attacco (45' dal rifugio, 3h 30' totali).

    ▲The path

    La via inizia con un breve balzo roccioso e prosegue a sinistra in un canalino franoso non troppo difficile, dove si nota la targhetta d'inizio. Si raggiunge una parete verticale che si attacca da destra con un traverso seguito da un camino poco accentuato; poi senza attrezzature su sentiero e su cengia, che diventa attrezzata quando si restringe. Una bella parete si sale da sinistra, dapprima su buona roccia appigliata e quindi con un paio di passaggi più impegnativi a appigli ridotti; un canalino franoso attrezzato porta al Bivacco Sperti (2000 m), in un ambiente stupendo dominato da pareti imponenti verso lo Schiara e la Pala del Balcon. Si riprende seguendo i bolli rossi verso Forcella Sperti: un tratto di sentiero misto a facili attrezzature conduce a un'esposta cengia attrezzata che, verso destra, aggira uno spigolo e porta sotto il canalone che sale alla forcella. Il canalone, ripido e incastonato tra le pareti, si risale sul versante destro con la fune lungo la spalla destra; un paio di scalette permettono di passare sul lato sinistro della gola, dove conviene non smuovere sassi, e gli ultimi metri portano a Forcella Sperti (2250 m). Dalla forcella si seguono i segni rossi verso destra lungo il tratto di collegamento tra la Gusela del Vescovà e la Pala del Balcon, in un saliscendi tra panorami entusiasmanti: si sale un canalino attrezzato, si procede su sentiero mai troppo esposto, si risale un canalino verticale con la fune sul lato destro e, lungo il crinale, si aggira uno sperone su una cengia esposta fino al Nasòn. Un ultimo tratto verso est, con sezioni attrezzate e un canalino non attrezzato, conduce alla Gusela del Vescovà, presso il Bivacco Dalla Bernardina (2320 m, 3h dall'attacco, 6h 30' totali).

    ▲Character and difficulty

    La via alterna una prima sezione verticale — con la parte più impegnativa sotto Forcella Sperti — a una seconda sezione di crinale, sul versante ovest dello Schiara. Pur considerata tecnicamente meno dura della Ferrata Zacchi, non va sottovalutata per i molti passaggi aerei; nella parte bassa la roccia è buona e offre appigli dove mancano le attrezzature.

    ⚠ La parte alta, tra Forcella Sperti e il Bivacco della Bernardina, si svolge tra canalini, cenge e tratti di sentiero esposti che possono creare problemi di orientamento in caso di nebbia. Vista la lunghezza dell'itinerario, specie includendo la salita allo Schiara, conviene spezzarlo in due giorni pernottando al rifugio o in uno dei bivacchi in quota.

    ▲Discipline

    Dal Bivacco della Bernardina il rientro può seguire due itinerari. Si può salire allo Schiara (1h) con la Ferrata Berti, scendere poi lungo la cresta est per affrontare in discesa la Ferrata Piero Rossi e raggiungere il Rifugio VII Alpini (3h 30' dalla vetta, 4h 30' dal termine della Sperti). In alternativa si torna a ritroso per la Ferrata Sperti (3h dal bivacco al rifugio); è invece sconsigliato il rientro per l'impegnativa Ferrata Zacchi. Dal Rifugio VII Alpini si rientra a Case Bortot lungo il sentiero di avvicinamento (2h — circa 13h totali includendo la salita allo Schiara, 11h 30' rientrando a ritroso per la Sperti).

    ▲History

    La Ferrata Sperti fu inaugurata nel 1963 per volontà della vedova dell'alpinista bellunese Giangelo Sperti e venne costruita dal CAI di Belluno per facilitare l'accesso alle numerose vie di roccia della zona; lungo il percorso sorge il bivacco che ne porta il nome.

    ▲To match

    La Sperti si presta a un giro di più giorni che includa le altre vie dello Schiara: la Ferrata Berti, la Zacchi, la Piero Rossi ed eventualmente il Sentiero Attrezzato Guardiano verso il Pelf. Sul versante opposto si raggiunge il Civetta con le ferrate Titus e Alleghesi, oppure le Pale di San Martino con la Ferrata dell'Orsa e la Bolver Lugli.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionVeneto
    • GroupUnited States
    • Approach3:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerary (a/r)13:00 h
    • Hardware level difference600 m
    • Route difference1865 m
    • Max2565 m
    • Length17 Km
  • Ferrata Gamma 2

    Ferrata Gamma 2

    Vie Ferrate โ€บ Lombardia โ€บ Lecco
    Ferrata Gamma 2
    Very difficultโ— OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Gamma 2, che sale al Dente del Resegone, è una delle vie attrezzate più tecniche e impegnative del panorama italiano. La prima metà è nettamente più facile della seconda: conviene dosare con cura le energie, prediligendo l'arrampicata all'abuso della catena, perché i passaggi più duri sono concentrati nella parte alta. Non è un itinerario per neofiti o per chi è in cattiva forma. La ristrutturazione del 2020 ha aggiunto cavo d'acciaio e infissi che ne hanno ridotto le difficoltà, facendola passare da "Estremamente Difficile" a "Molto Difficile" (relazione e foto sono però anteriori a quei lavori).

    ▲Approach

    Si parte dal piazzale della funivia per i Piani d'Erna, a Lecco, raggiungibile dalla superstrada Lecco–Ballabio seguendo le indicazioni per "Piani d'Erna" e salendo tra i tornanti (starting point on Google Maps). Come per molte vie sui versanti sud ed est del Resegone, conviene salire in funivia ai Piani d'Erna risparmiando circa 1h 30' di sentiero. Da qui si segue il sentiero 5 verso il Rifugio Azzoni fino al bivio con il sentiero 1: si imbocca il sentiero 1 in salita verso sinistra fino a una palina, poi facili roccette portano all'attacco della Gamma 2 (40' dalla funivia). A piedi si sale invece dal lato destro del parcheggio per il sentiero 1, oltre il Rifugio Stoppani, ignorando il bivio con il sentiero 5 e proseguendo come sopra. La variante più dura è salire prima la Gamma 1 e poi raggiungere l'attacco della Gamma 2 in circa 4h 15' dal parcheggio: in tal caso va calcolato bene lo sforzo, perché la seconda ferrata è assai più impegnativa.

    ▲The path

    La via attacca una prima parete verticale con ottime maniglie naturali e buoni appoggi, da iniziare arrampicando; un sentierino porta a una seconda paretina analoga e quindi a un primo camino da salire in spaccata sfruttando alcune staffe. Dopo un breve sentiero e un paio di risalti si arriva sotto un secondo camino, più impegnativo: la catena corre sul lato destro e due staffe (una per lato) aiutano l'avvio in spaccata; stabilizzati i piedi conviene tenere il lato destro, attenti alla solidità della roccia, risalendo lo spigolo che delimita il camino e uscendone in alto. Già qui si intuisce il livello tecnico della via. Si superano poi alcune pareti ben appigliate, con la catena spesso davanti che consente di arrampicare, fino a un sentiero con catena corrimano verso destra che chiude il primo tratto. La seconda sezione apre con due metri verticali e un diedro: la catena scorre a sinistra ma anche a destra si trovano appigli, seppur stretti; si risale il diedro, non senza affanno, fino a uno stretto terrazzino, poi altri cinque metri ne completano la prima parte. La seconda parte del diedro ha roccia molto levigata nei primi metri, che costringe a tirare sulla catena prima di trovare un paio di staffe e qualche appiglio naturale. Un breve tratto attrezzato porta a una parete verticale esposta che, salendo, diventa un diedro con fessura pronunciata (catena a destra, buoni appigli a sinistra); usciti dal diedro si piega a sinistra su una parete esposta di una decina di metri con rocce sporgenti come appoggio. Una cengia conduce a destra al primo passaggio chiave: un esposto traverso diagonale verso sinistra su roccia molto levigata che obbliga di fatto all'uso della catena, fino a uno spigolo esposto da risalire sui pochi appigli presenti — serve forza di braccia, assenza di vertigini e pazienza. Risalito il pilone si percorre una cresta attrezzata e un sentierino fino all'ultima parte. Questa apre con elevata difficoltà: una parete verticale dapprima quasi priva di appigli, poi alcune staffe metalliche e, in alto, una spaccata sfruttando un masso a destra. Si aggira poi un canalone, si percorre una cengia e si arrampicano alcuni balzi, fino al secondo passaggio chiave. È un lungo camino di circa 30 metri, di assoluta difficoltà, che richiede un buon mix di tecnica, forza e agilità: prima di affrontarlo conviene recuperare tutte le energie, perché un'eventuale ritirata sarebbe estremamente difficile e pericolosa. Si attacca sul lato sinistro con un paio di maniglie metalliche, poi torna comodo il lato destro per la spaccata; la catena attraversa il camino e si risale a destra una parete verticale esposta fino a una provvidenziale maniglia, poi la catena rientra nel camino sul lato sinistro (attenzione a non incastrarsi). Dopo un punto tecnico in spaccata si guadagna un tratto più largo dove appoggiare entrambi i piedi e, con un ultimo tratto verticale liscio attrezzato con staffe, si esce su un terrazzino panoramico. Gli ultimi dieci metri portano fuori dal camino e, risalito l'ultimo pendio, al termine della salita (2h 30' dall'attacco, 3h 15' dalla stazione a monte della funivia), con la croce del Resegone e Lecco sulla destra.

    ▲Character and difficulty

    A differenza di altre vie estreme, la Gamma 2 è modesta nella primissima parte e cresce regolarmente fino all'apice nell'esposto traverso diagonale e nel lungo camino finale da risalire in spaccata, dove saper arrampicare aiuta moltissimo.

    ⚠ In molti punti la catena è posizionata per trattenere la caduta, non per favorire la progressione: tirarla in eccesso stanca rapidamente le braccia. In alcuni tratti (ad esempio al termine del diedro) i fittoni sono molto distanziati, con il rischio di voli lunghi e conseguenze serie in caso di caduta. Può essere utile portare rinvii o fettucce per creare soste mobili nei passaggi più duri.

    ▲Discipline

    La via di rientro più comoda passa dal Rifugio Azzoni: dal termine si prosegue verso destra (ovest-nord-ovest) tra alcuni saliscendi fino al rifugio (15'), poi si scende per il sentiero 1 fino al bivio con il sentiero 5. Qui si sceglie se raggiungere la funivia (sentiero 5 a destra fino ai Piani d'Erna, 1h 45' dal termine, circa 5h totali) oppure scendere a piedi ignorando il bivio fino al Rifugio Stoppani e quindi al parcheggio (2h 15' dal termine, circa 5h 30' totali). In alternativa, dal termine ci si può dirigere a nord (sinistra) fino al canale Bobbio e scendere il Sentiero Attrezzato Carlo Villa.

    ▲To match

    Per chi ha ancora energie, la discesa può avvenire lungo il Sentiero Attrezzato del Canale Bobbio o, dal lungo rientro per il sentiero 1, lungo il Sentiero Attrezzato del Buco della Carlotta. In salita verso il Resegone si possono scegliere le meno difficili Ferrata del Centenario e Ferrata Silvano de Franco, oppure la più abbordabile Ferrata Gamma 1.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionLombardy
    • GroupResegone
    • Approach0:40 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerary (a/r)5:00 h
    • Hardware level difference424 m
    • Route difference624 m
    • Max1875 m
    • Length6,7 Km
  • Ferrata Gamma 1

    Ferrata Gamma 1

    Vie Ferrate โ€บ Lombardia โ€บ Lecco
    Ferrata Gamma 1
    Very difficultโ— OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    Tracciata sulla grande bastionata rocciosa del Pizzo d'Erna, sopra Lecco, la Gamma 1 è una delle ferrate più battute delle Prealpi lombarde. La sua firma sono le numerose scale metalliche che risalgono buona parte della prima e dell'ultima sezione: le difficoltà tecniche restano contenute — con un paio di passaggi appena più impegnativi ma brevi — mentre l'esposizione è spesso notevole. A metà tracciato una via di fuga consente di rientrare senza completare l'itinerario.

    ▲Approach

    Si parte dall'ampio piazzale della funivia per i Piani d'Erna, a Lecco. Arrivando dalla superstrada che collega Lecco a Ballabio e alla Valtellina, all'uscita di una galleria si seguono le chiare indicazioni per "Piani d'Erna" e si sale tra i tornanti fino al piazzale (starting point on Google Maps). Dal lato destro del parcheggio rispetto agli impianti parte in discesa il sentiero 1, diretto al Rifugio Stoppani: lo si segue in saliscendi per una ventina di minuti fino a un bivio con cartello, dove si abbandona la traccia principale per un ripido sentiero che sale a sinistra e in una decina di minuti porta all'attacco (25' dal parcheggio).

    ▲The path

    I primi metri di catena aiutano a superare un breve camino molto appigliato; si piega a destra per un paio di metri e si sale una paretina con buoni appigli e qualche staffa metallica, prestando attenzione alla roccia a tratti sporca. Ancora a destra si guadagna quota rapidamente fino a una placchetta, dove un traverso diagonale verso sinistra su roccia levigata sfrutta vecchie staffe come appoggio per i piedi, e si raggiunge la prima lunga scala. Sopra di essa si traversa a destra su buoni appoggi e si segue una cengia attrezzata fino a una parete esposta che, con l'aiuto di alcune staffe, risale una fessura sboccando su un pulpito da cui parte un'altra scala. Da qui la via è un susseguirsi di scale che fanno salire in fretta, intervallate da facili paretine e da un diedro con fessura arrampicabile su appigli naturali e artificiali. Usciti dal diedro, alcuni balzi verso sinistra portano a una nuova lunga scala che si termina in forte esposizione; si supera una placca attrezzata con staffe e, piegando a destra, si raggiunge un'ulteriore lunga scala con un breve tratto di collegamento. Segue un esposto traverso a sinistra protetto da due catene, poi un'altra serie di scale, sempre molto esposte, chiude la prima sezione. A questo punto si può imboccare la via di fuga verso il Rifugio Stoppani oppure tenere la sinistra lungo un sentiero di collegamento che porta alla seconda sezione. Si risale qualche roccetta, prima a destra poi a sinistra, fino al passaggio chiave: una parete più povera di appigli con un leggero strapiombo, breve ma più impegnativo della media. Superato il pulpito roccioso aggirandolo da destra, si arriva al primo ponte delle scimmie (due funi, circa 8 metri, evitabile con una comoda traccia); due scalette e alcune roccette piacevoli conducono in cresta al secondo ponte, una solida passerella metallica. Si prosegue in cresta alternando tratti attrezzati, brevi scalette e sentiero fino all'ultimo torrione, che si risale con una serie di scale ravvicinate sboccando sulla crestina sommitale presso la grande croce del Pizzo d'Erna (1375 m — 3h dall'attacco, circa 3h 30' dal parcheggio). Il panorama spazia su Lecco, sul Lago di Como e sulla pianura; con cielo terso si scorge perfino il lontano Cervino.

    ▲Character and difficulty

    La prima parte combina forte esposizione e moltissime scale con difficoltà tecniche modeste; lo sviluppo in altezza è però notevole e può risultare faticoso per chi è poco allenato. La seconda parte ha un unico punto tecnicamente più difficile, comunque non ostico, e un ponte sospeso breve e non troppo esposto.

    ⚠ Attenzione ad alcuni tratti in cui i fittoni che reggono la pesante catena sono piuttosto distanziati: in caso di caduta il fattore di caduta può farsi elevato. A metà percorso un tratto di sentiero permette la via di fuga verso il Rifugio Stoppani.

    ▲Discipline

    Dalla croce si scende in breve alle costruzioni dei Piani d'Erna, dove sorge un rifugio. Da qui due opzioni: la funivia, che in pochi minuti riporta al parcheggio, oppure il sentiero che dai Piani d'Erna scende sul versante nord verso il Rifugio Stoppani e prosegue fino al parcheggio (1h 30' dai Piani d'Erna, circa 5h complessive).

    ▲To match

    I Piani d'Erna sono un crocevia di itinerari attrezzati sui versanti sud e sud-est del Resegone. In ordine crescente di difficoltà si possono concatenare il Sentiero Attrezzato del Buco della Carlotta, il Sentiero Attrezzato del Canale Bobbio, la Ferrata del Centenario, la Ferrata Silvano de Franco e infine la ben più dura Ferrata Gamma 2, che portano in vetta al Resegone.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionLombardy
    • GroupResegone
    • Approach0:25 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerary (a/r)5:00 h
    • Hardware level difference600 m
    • Route difference700 m
    • Max1375 m
    • Length6,5 Km
  • Ferrata delle Guide di Gressoney

    Ferrata delle Guide di Gressoney

    Vie Ferrate โ€บ Aosta Valley โ€บ Aosta
    Ferrata delle Guide di Gressoney
    Very difficultโ— OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    Sotto l'aspetto puramente atletico, la Ferrata delle Guide di Gressoney è probabilmente la più impegnativa d'Italia: una via ricca di pareti strapiombanti che mettono a dura prova la forza fisica. Le difficoltà tecniche non sono elevatissime, vista l'abbondante attrezzatura, ma molti passaggi restano ostici; le varianti gialla e nera, al termine dell'itinerario, concentrano le difficoltà maggiori.

    ▲Approach

    Si parte dalla località Tache, nel comune di Gressoney-La-Trinité (provincia di Aosta). Risalendo la strada che costeggia il torrente Lys, in prossimità di La Trinité la principale prosegue a destra oltrepassando il torrente; seguendo invece le indicazioni per "Loc Tache" si prosegue dritti per poco più di 200 metri, aggirando l'evidente chiesa, fino a uno spiazzo dove parcheggiare (starting point on Google Maps). Si imbocca verso sinistra il sentiero, passando accanto ai bagni pubblici, con la parete della via dritta davanti; superata una cava dismessa si intravedono già le attrezzature e si raggiunge l'attacco (10' dal parcheggio).

    ▲The path

    L'itinerario è diviso in tre sezioni: il Percorso Rosso da Gressoney-La-Trinité ai ripetitori (Difficile); il Percorso Giallo, dopo il ponte tibetano a destra fino alle baite Bodma (Molto Difficile); il Percorso Nero, dopo il ponte tibetano a sinistra fino alle baite Bodma (Estremamente Difficile). Il Percorso Rosso mostra subito le sue caratteristiche, costante verticalità e uso abbondante di staffe: dalla parete iniziale verticale a un traverso a destra che aggira un tetto, poi un diedro verticale, un nuovo traverso a destra, una rampa appoggiata e un diedro non difficile; si supera un primo passaggio strapiombante (cercando appoggi per i piedi a sinistra si fa meno fatica), si aggira da destra un altro tetto e, risalito un diedro, si raggiunge un terrazzino panoramico sulla valle e sul vicino Monte Rosa. Si prosegue a sinistra su parete gradonata che diventa traverso fino a un bel camino verticale, da arrampicare cercando gli appoggi sui lati opposti; si aggira da sinistra un imponente tetto, si sale un balzo e un diedro appoggiato fino a una scala metallica di 7-8 metri molto stabile, oltre la quale ci si sposta a sinistra sul bordo di uno spigolo. Una serie di pareti verticali piuttosto facili, dove serve un po' di agilità per raggiungere le prime staffe, porta — con un piccolo strapiombo in alto — al terrazzino panoramico dove termina il Percorso Rosso (a destra parte il rientro). Davanti sono visibili le pareti delle due varianti: si scende e si attraversa un lungo ponte sospeso (circa 40 metri, stabile, con ampie barre per i piedi), al termine del quale si sceglie se salire verticali sul Percorso Giallo o spostarsi in discesa a sinistra sul Percorso Nero. Il Percorso Giallo attacca subito una parete lunga, verticale e strapiombante, molto impegnativa fisicamente, dove conviene non temporeggiare; oltre lo strapiombo la parete diventa verticale fino a un terrazzino di riposo, poi due ulteriori strapiombi faticosi chiudono la via a 2100 m, presso le baite Bodma. Il Percorso Nero, invece di attaccare la parete del giallo, scende leggermente a sinistra in un tratto aereo che aggira uno spigolo fino a un secondo ponte sospeso a 3 corde, più corto ma assai più dondolante; dopo un terrazzo di sosta si affronta un'impressionante parete strapiombante, immediatamente selettiva, in diagonale verso destra con cambi di moschettone faticosi, un traverso orizzontale che aggira uno spigolo, nuovi tratti in strapiombo e, dopo un punto di pausa, un boulder finale di 4-6 metri in netto strapiombo con un paio di cambi di moschettone delicati, fino ai prati sommitali e alle baite Bodma.

    ▲Character and difficulty

    La variante nera è considerata da molti il tratto atleticamente più impegnativo in Italia, e la gialla non è da meno; il Percorso Rosso, già Difficile, è un lungo susseguirsi di pareti verticali.

    ⚠ Conviene portare un paio di rinvii o fettucce con moschettone per creare soste mobili nei tratti strapiombanti ed evitare di bruciarsi le braccia prima della fine. La via è ottimamente attrezzata ed è percorribile solo da inizio giugno a fine ottobre.

    ▲Period and safety

    Stagione consigliata da inizio giugno a fine ottobre. Volendo, si possono percorrere tutte le varianti: raggiunte le baite Bodma si scende il sentiero 11 fino all'innesto di un sentiero che riporta al termine del Percorso Rosso, si ripercorre il primo ponte sospeso e si affronta l'altra variante (circa 1h in più, per un totale molto impegnativo di circa 4h 30').

    ▲Discipline

    Terminato il solo Percorso Rosso, si segue la traccia inizialmente in leggera salita fino a innestarsi in un sentiero che scende verso valle a Gressoney-La-Trinité (30' dal termine, 2h 45' complessive). Proseguendo invece sul Giallo o sul Nero, dalle baite Bodma si segue il sentiero 11, che riceve poi l'innesto del sentiero di discesa del Percorso Rosso, fino a valle (40' dal termine, 3h 30' complessive facendo una delle due varianti).

    ▲To match

    Essendo una via fisicamente estrema, è difficile mettersi alla prova con un'altra ferrata subito dopo; volendo, in zona ci sono la vicina Ferrata Josรฉ Angster, la Ferrata di Covarey oppure la Ferrata Nito Staich.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionAosta Valley
    • GroupValli del Monte Rosa
    • Approach0:10 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerary (a/r)3:30 h
    • Hardware level difference290 m
    • Route difference310 m
    • Max2030 m
    • Length2,5 Km
  • Ferrata del Gorbeillon

    Ferrata del Gorbeillon

    Vie Ferrate โ€บ Aosta Valley โ€บ Aosta
    Ferrata del Gorbeillon

    La Ferrata del Gorbeillon, in Valtournenche, è impegnativa e fisica ma non lunga: con avvicinamento e rientro corti si presta bene a mezza giornata. Non va però sottovalutata, per un paio di passaggi atletici e per l'esposizione costante, in un ambiente che guarda fino al Cervino.

    ▲Approach

    Si parte dalla frazione di Crepin, nel comune di Paquier, lungo la strada che collega Chatillon a Cervinia (provincia di Aosta). Lungo la regionale si raggiunge Paquier, si superano i tornanti del paese fino a notare sulla sinistra una strada in discesa con indicazioni per Crepin; si attraversa il torrente Marmore e, subito dopo il ponte, un cartello marrone indica Cignana, accanto a un largo spiazzo per parcheggiare (starting point on Google Maps). Si segue il sentiero 6 verso sinistra, in direzione del lago artificiale di Cignana, risalendo ripidi tornanti nel bosco, poi a mezzacosta e in un tratto in discesa fino a un ponticello di legno sul torrente; si passa accanto alla zona di arrampicata sportiva e, poco prima delle falesie, un masso con i segni 14 e 15 e un cartello indicano la ferrata. Si risale la pietraia e il sentiero ripido fino all'attacco, poco prima del bosco, presso una curva verso destra dove scende il sentiero usato per il rientro (20' dal parcheggio).

    ▲The path

    Il primo tratto è propedeutico e fa capire il livello della via: tra i larici un facile traverso a sinistra, gradonato e senza difficoltà, poi salita nel bosco e una breve discesa fino a un bivio (a sinistra si terminerebbe la ferrata, a destra si prosegue verso un delicato passaggio strapiombante); seguendo il cavo si arriva a un altro bivio dove si tiene la sinistra in leggera discesa, ignorando il cavo che sale (rientro). La parte iniziale vera e propria attacca su una cengia orizzontale gradonata a sinistra, prima in salita poi in discesa, con alcune staffe e una singolare maniglia rossa, fino a un primo passaggio strapiombante in diagonale verso un piccolo tetto, che si aggira con staffe e maniglia rossa per poi proseguire su un esposto traverso diagonale verso destra con staffe per i piedi; la roccia, molto frastagliata, offre buoni appigli a chi li cerca. La via diventa verticale per alcuni metri molto belli e arrampicabili fino a un terrazzino a destra, sotto un grosso tetto, dove ci si può voltare sul panorama verso il Cervino. Ci si sposta a sinistra in leggera discesa aggirando una sporgenza, con un traverso su pedivelle metalliche in decisa esposizione, poi su una lunga placconata verticale che gradualmente porta a sinistra; la pendenza cala diventando più gradonata fino a un terrazzino vicino a due alberi. Una seconda placca analoga conduce a un traverso esposto ma non difficile verso sinistra, inizialmente stretto e poi più ampio fino a uno spiazzo, accanto al quale c'è un passaggio atleticamente impegnativo: alcuni metri di strapiombo marcato, dove i primi 3-4 metri sono i più duri prima che la parete diventi verticale e arrampicabile. Più in alto la pendenza si appoggia e, con alcuni collegamenti verso destra, si raggiunge un altro grosso tetto, "L'Antro della Fata", superato con un traverso impegnativo in diagonale a sinistra; si sale poi in verticale e, con facili passaggi, ci si sposta verso un boschetto e quindi sul lato opposto della montagna. Si scende per una cengia in vista del ponte tibetano fino a una parete strapiombante da risalire prima in verticale poi in diagonale, dove conviene tenersi su a braccia per passare rapidamente il moschettone senza affaticarsi; aggirato uno spigolo si raggiunge il ponte sospeso su 4 corde (15 metri, abbastanza dondolante). Attraversato il ponte si risale una parete verticale, attrezzata all'inizio e poi arrampicabile, fino agli ultimi passi che chiudono la ferrata (1h 30' dall'attacco, circa 2h complessive).

    ▲Character and difficulty

    Caratteristiche e curiose sono alcune maniglie pensate per le mani, anelli di fune metallica rivestiti di guaina rossa, che in vari punti sostituiscono le solite staffe. È una via atletica ed esposta, in cui i tratti strapiombanti alzano il livello tecnico e fisico.

    ⚠ Il ponte sospeso, lungo quasi 30 metri, è adrenalinico e abbastanza dondolante. Vista l'esposizione costante e i passaggi strapiombanti, affrontarla con buona preparazione fisica.

    ▲Period and safety

    Itinerario per la bella stagione; l'altitudine moderata la rende esposta ma percorribile in un'ampia finestra estiva, evitando le ore più calde sui tratti atletici.

    ▲Discipline

    Dal termine si sale qualche metro e poi ci sono due opzioni. La prima prosegue in salita per una trentina di metri verso la strada che collega Crepin a Liortiere, da scendere a valle sull'asfaltata (1h dal termine, 3h complessive): più lunga e meno interessante, ma facile. La seconda, tenendo l'imbrago, segue la traccia verso nord ignorando quella che sale; si incontra un primo cavo in discesa tra tratti rocciosi ed erbosi, poi un sentiero e un traverso orizzontale fino a un bivio, dove si tiene la destra verso sud ignorando il ripido tracciato che scende (la ferrata di prova); un breve tratto di ferrata in discesa di un paio di metri riporta sul sentiero di avvicinamento, che si ripercorre a ritroso fino all'auto (45' dal termine, 2h 45' complessive).

    ▲To match

    Trattandosi di una via atletica ma corta, si abbina bene a un altro itinerario breve e senza lunghi avvicinamenti: un ottimo candidato è la Ferrata di Covarey (circa 1h d'auto verso sud), oppure la Ferrata di Casimir (circa 1h 30' risalendo oltre Aosta) o la Ferrata Josรฉ Angster (circa 1h 30' in direzione Gressoney).

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionAosta Valley
    • GroupValtournenche
    • Approach0:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerary (a/r)2:45
    • Hardware level difference200 m
    • Route difference300 m
    • Max1800 m
    • Length2,9 Km
  • Ferrata delle Guide di Macugnaga al Monte Moro

    Ferrata delle Guide di Macugnaga al Monte Moro

    Vie Ferrate โ€บ Piemonte โ€บ Verbano-Cusio-Ossola
    Ferrata delle Guide di Macugnaga al Monte Moro
    Moderately Hardโ— OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata delle Guide di Macugnaga è una via recente, di alta quota, che si sviluppa al Passo di Monte Moro lungo la Cresta di San Pietro. È una ferrata di cresta, aerea e breve: non presenta particolari difficoltà tecniche, ma è molto esposta e immersa in un ambiente d'alta montagna, alle soglie dei 3000 metri.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che collega Staffa (provincia del Verbano-Cusio-Ossola) al Passo di Monte Moro. Per raggiungere Staffa si percorre di norma l'A26 fino a Gravellona Toce, sul versante occidentale del Lago Maggiore, poi si prosegue oltre Anzola d'Ossola sulla SR549 di Macugnaga, risalendo la valle fino al paese, dove si parcheggia nei pressi della funivia (starting point on Google Maps). Dalla stazione a monte si scende verso il rifugio Oberto Maroli e da qui si prosegue in direzione della Cresta di San Pietro, seguendo le tracce sotto la roccia fino all'attacco della ferrata (30' dalla stazione della funivia).

    ▲The path

    La via parte subito verticale, risalendo una parete con abbondanti cambre a sostegno dei piedi; in cima si vira a destra lungo la cresta, con un breve tratto in disarrampicata, esposto ma non difficile. Si percorre poi un tratto di cresta con brevi salite e discese su pulpiti rocciosi — il primo in leggero strapiombo — fino a scendere alcuni metri e raggiungere un aereo e adrenalinico ponte sospeso. Attraversato il ponte si percorre un traverso verso destra, si risale una breve parete e si prosegue in salita lungo le attrezzature, sempre abbondanti; terminata in breve la salita inizia la discesa, anch'essa attrezzata ma meno impegnativa, che porta al termine della via ferrata (1h dall'attacco). Da qui si può rientrare alla funivia, oppure proseguire verso il Joderhorn: dal termine della ferrata si va a sinistra seguendo alcuni ometti nella ripida salita fino alla cresta sommitale (3036 m), da cui si scende alla croce di vetta con il libro delle firme; si ripercorre poi a ritroso il sentiero fino al Passo di Monte Moro, con un breve tratto attrezzato, e quindi alla funivia (45' dal Joderhorn).

    ▲Character and difficulty

    È una classica ferrata di cresta in cui l'esposizione è la protagonista: le difficoltà tecniche sono modeste e il dislivello basso, quasi tutto concentrato nella prima parete verticale; il resto è cresta aerea, con il ponte a rendere il tutto ancora più esposto.

    ⚠ Si è in alta montagna, alle soglie dei 3000 metri: prestare la dovuta attenzione all'equipaggiamento e alle condizioni meteo, che possono cambiare rapidamente.

    ▲Period and safety

    Itinerario d'alta quota legato all'apertura della funivia e alla stagione estiva; da valutare sempre con meteo stabile vista la quota e l'esposizione.

    ▲Discipline

    Dal termine della ferrata si segue il chiaro sentiero che in 20 minuti riporta alla funivia (2h complessive).

    ▲To match

    Relativamente vicine ci sono due ferrate periferiche che può valere la pena combinare una volta in zona: la Ferrata Gabi al Sempione, a circa 1h 15' da Staffa e con itinerario non particolarmente lungo, e la Ferrata del Lago, più lunga e che di solito richiede il pernottamento al Rifugio Andolla (2h di sentiero).

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionPiedmont
    • GroupMonte Rosa
    • Approach0:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)2:00 h
    • Hardware level difference120 m
    • Route difference250 m
    • Max2905 m
    • Length6 Km
  • Ferrata Guerino Rossi al Pizzo Strinato

    Ferrata Guerino Rossi al Pizzo Strinato

    Vie Ferrate โ€บ Lombardia โ€บ Bergamo
    Ferrata Guerino Rossi al Pizzo Strinato
    Moderately Hardโ— ClosedDescriptionComplexityMapsGallery

    ⚠ FERRATA SMANTELLATA A LUGLIO 2020. La via attrezzata risulta rimossa: questa scheda è mantenuta a scopo documentale e storico. Non considerarla percorribile come ferrata; verificare sempre lo stato attuale presso i rifugi e le fonti locali prima di programmare qualsiasi salita al Pizzo Strinato.

    La Ferrata Guerino Rossi era inserita in un'impegnativa ascensione al Pizzo Strinato, nelle Alpi Orobie: più un percorso alpinistico dal carattere selvaggio che una semplice ferrata, in un ambiente molto bello e panoramico. La salita non presentava tratti tecnicamente difficili, ma era a lungo esposta e su fondo spesso instabile, da evitare con tempo incerto e con pernottamento consigliato al Rifugio Barbellino per spezzare il lungo itinerario.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è l'abitato di Grumetti, nel comune di Valbondione (provincia di Bergamo), in alta Val Seriana: da Valbondione si prosegue dritti fino a Grumetti, parcheggiando nello spiazzo al termine della strada (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si risale il sentiero 332 verso il lago artificiale del Barbellino, dove sul bordo si trova l'ostello Curò (circa 2h 15' dal parcheggio); si costeggia la riva sud del lago e si segue il sentiero 308/324 fino al Rifugio Barbellino (3h 30' dal parcheggio), in una bella conca da cui, verso sud-est, si individua il Pizzo Strinato. Dal rifugio si tiene la destra risalendo una morena con segnavia rossi e ometti verso sud-est fino a un masso indicato "Pizzo Strinato"; a un bivio successivo, dove la via normale prosegue dritto, si vira a sinistra sui segni bianco-rossi fino all'attacco, segnalato da una targa bianca (1h dal rifugio, 4h 15' dal parcheggio). Vista la lunghezza dell'avvicinamento conveniva raggiungere il rifugio il giorno prima e pernottare, per disporre poi di molte ore di luce.

    ▲The path

    La ferrata si divideva in due sezioni distinte: la prima sulla parete nord, la seconda lungo l'esposto spigolo nord-est. Oltre alle difficoltà tecniche (moderate), l'itinerario richiedeva passo fermo, capacità di affrontare passi di I e II grado non attrezzati e buona preparazione fisica. La prima sezione attaccava con una lunga parete di rocce appoggiate, da arrampicare facendo attenzione alla roccia a tratti instabile (pareti coricate, roccette, tratti diagonali e balzi), guadagnando esposizione rapidamente; dopo la prima parete si piegava a destra in diagonale per una cinquantina di metri su roccette, fino a un tratto dove la catena era spesso coperta dalla neve accumulata (in tal caso si risaliva una ventina di metri di canalino per riprendere la catena pochi metri a sinistra, sulla parete superiore). Seguiva il tratto più impegnativo, un diedro con la catena sul versante sinistro da risalire in spaccata, che in alto si apriva in parete verticale; usciti dalla parete si risaliva uno spigolo non molto ripido, poi una parete appoggiata di roccia ed erba fino alla seconda sezione. Qui la catena diventava un canapone e si usciva dall'ombrosa parete nord sullo spigolo nord-est al sole: si risaliva lo spigolo in forte esposizione, alternando tratti facili a tratti di media difficoltà, tenendo conto che il canapone, con ancoraggi lontani, era meno teso e stabile di una fune metallica. Verso l'alto la parete saliva più ripida in vista di un gendarme roccioso, da discendere parzialmente, e l'ultima parte molto esposta risaliva alcuni balzi fino al termine del canapone, pochi metri sotto la croce (1h 30' dall'attacco, 5h 45' complessive). Dalla croce iniziava un tratto aereo e impegnativo: si proseguiva sulla sottile e aerea cresta fino al punto più alto del Pizzo Strinato (20' dalla croce, 6h complessive) con alcuni passaggi di I e II grado non protetti.

    ▲Character and difficulty

    Itinerario alpinistico austero e selvaggio, su roccia di arenaria a tratti poco stabile.

    ⚠ La parete nord della prima sezione restava innevata fino a stagione inoltrata: poteva avere senso portare ramponi e piccozza. I fittoni della catena, spesso lasca, erano distanti tra loro e una caduta era assolutamente da evitare. Da percorrere solo con tempo stabile. (Via comunque oggi smantellata.)

    ▲Period and safety

    Quando era in opera, l'itinerario era riservato all'estate inoltrata e a giornate stabili, possibilmente senza nuvole, per l'ambiente austero. Oggi la via è smantellata: l'ascensione al Pizzo Strinato resta un terreno alpinistico da valutare con competenza e informazioni aggiornate.

    ▲Discipline

    La discesa scendeva per la cresta sud-ovest, tenendo spesso il versante destro su roccia a tratti instabile, con alcuni passaggi di disarrampicata di I grado e traversi esposti, fino alla Forcella del Lago; da qui si scendeva a destra verso il rifugio, seguendo i segni rossi sotto la parete del Pizzo Strinato, in una discesa lunga e faticosa fino al Rifugio Barbellino (1h 30' dalla vetta, 7h 30' complessive) e quindi al parcheggio per il sentiero dell'andata (2h 30' dal rifugio, 10h complessive). La prima mezz'ora di discesa richiedeva probabilmente più concentrazione della salita, per l'instabilità del fondo.

    ▲To match

    Restando nella zona del Lago del Barbellino si può intraprendere la Ferrata del Pizzo Recastello, pernottando in uno dei rifugi. Nelle alte valli bergamasche ci sono inoltre la Ferrata al Pizzo del Becco e la Ferrata al Passo della Porta, d'alta montagna e di media difficoltà; scendendo verso la città si incontrano la Ferrata Maurizio, la Ferrata alla Madonnina del Coren e, verso Lecco, la Ferrata al Monte Ocone, mentre in Val Brembana c'è la Ferrata di Santa Croce alla Corna Maria.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionLombardy
    • GroupAlps
    • Approach4:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)10:00 h
    • Hardware level difference406 m
    • Route difference1940 m
    • Max2836 m
    • Length23,5 Km
  • Ferrata della Gravina al Caldanello

    Ferrata della Gravina al Caldanello

    Vie Ferrate › Calabria › Cosenza
    Ferrata della Gravina al Caldanello
    Moderately Hardโ— OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata della Gravina, o del Caldanello, è un'interessante via attrezzata della Calabria, nel Parco Nazionale del Pollino: si snoda nella forra del torrente Caldanello sviluppandosi lungo le sue due pareti, in un ambiente paesaggisticamente notevole, sopra Cerchiara di Calabria.

    ▲Approach

    Per raggiungere Cerchiara di Calabria si esce al casello di Frascineto (A3) e si percorrono 28 km di tortuosa strada di montagna; conviene cercare parcheggio nelle vicinanze della chiesa del borgo medievale (starting point on Google Maps). Una peculiarità di questa ferrata è la possibilità di intraprenderla da quattro punti diversi: il più usato è dietro il Municipio (per raggiungerlo si risale dalla Chiesa di San Pietro Apostolo per circa 100 metri verso il municipio, individuando il cavo subito dietro la costruzione); un secondo ingresso, presso la Caserma dei Carabinieri, segue i segni bianco-rossi verso l'impianto depurativo della Fontana Vecchia ed è anche il punto di rientro della via di fuga; un terzo si trova ai ruderi del Castello Normanno, da cui si può percorrere la ferrata in discesa; il meno utilizzato è sul lato opposto del torrente, dalla località Calvario, con un sentiero esposto e in discesa che immette nella variante.

    ▲The path

    Questa descrizione considera la partenza dal primo ingresso. Ci si aggancia subito dietro il municipio e si scende verso il Caldanello fino a un bivio, dove si tiene la destra; poco dopo inizia la ferrata vera e propria lungo un traverso chiamato "Ramo Imperiale", esposto e con il cavo posto ad altezze poco comode, che richiede buona forza di braccia in un paio di punti scomodi dove la roccia crea un effetto tetto. Terminato il traverso si risale un tratto di roccia verticale con l'aiuto delle attrezzature metalliche, poi si scende su una cengia fino alla via di fuga denominata "Briglia" (secondo ingresso). Proseguendo si risale un tratto verticale privo di fittoni intermedi, dove un'eventuale caduta avrebbe effetti severi: massima attenzione. Si arriva a un traverso esposto e poi a una lunga cengia; al suo termine si risale una parete verticale, anch'essa senza fittoni intermedi, fino ai ruderi del castello (terzo ingresso, 1h 15' complessive). Esiste anche una variante più difficile: dalla via di fuga (secondo ingresso) si può scendere verso il letto del torrente e percorrere il lato opposto della gola, con un paio di pareti verticali prive di appigli dove le condizioni dell'attrezzatura suggeriscono cautela (eventualmente scendendo in corda doppia), poi traversi e cenge fino a terminare a metà parete; da qui si può ripercorrere a ritroso l'andata e completare la via fino al Castello Normanno (2h 45' complessive) oppure risalire uno dei ripidi sentieri e rientrare a Cerchiara lungo una delle strade (circa 3h).

    ▲Character and difficulty

    Itinerario di gola, paesaggisticamente molto interessante, con difficoltà tecniche contenute ma alcune insidie.

    ⚠ Nei pochi tratti verticali, in salita e in discesa, mancano i fittoni intermedi: è particolarmente importante non cadere, perché una caduta sarebbe inevitabilmente grave. Può essere utile portare uno spezzone di corda (circa 20 m) per scendere in doppia i tratti verticali.

    ▲Period and safety

    Quota bassa e clima mediterraneo: percorribile in gran parte dell'anno, preferibilmente fuori dalle ore più calde; valutare la portata del torrente dopo le piogge.

    ▲Discipline

    Nell'itinerario classico, che termina vicino al castello, si ridiscende verso il paese e, a seconda di dove si è parcheggiato, si raggiunge l'auto (circa 15').

    ▲To match

    In zona non ci sono altre ferrate; le più vicine sono in Basilicata: la Ferrata Salemm, la Ferrata Belvedere, la Ferrata Marcirosa e la Ferrata Arenazzo. Spostandosi in Campania, a Volturara Irpina, si trova la recente Ferrata Maroia.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionCalabria
    • GroupPollino
    • Approach0:20 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)2:30 h
    • Hardware level difference60 m
    • Route difference200 m
    • Max1439 m
    • Length3 Km
  • Ferrata delle Gorge sulla Dora Riparia

    Ferrata delle Gorge sulla Dora Riparia

    Vie Ferrate โ€บ Piedmont โ€บ Turin
    Ferrata delle Gorge sulla Dora Riparia
    Moderately Hardโ— OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    Dopo anni di chiusura per una frana, nel 2022 è stata riaperta la bella Ferrata delle Gorge, che si svolge nel canyon scavato dalla Dora Riparia in Val di Susa. L'itinerario ha uno sviluppo prevalentemente orizzontale, con traversi e paretine mai troppo difficili, e gli attraversamenti del torrente la rendono emozionante: una ferrata di media difficoltà.

    ▲Approach

    La partenza è nei pressi della scuola di Giaglione (Torino), raggiungibile dall'autostrada della Val di Susa (starting point on Google Maps). Vicino al parcheggio un cartello fornisce informazioni sulla ferrata; si seguono i cartelli lungo la strada che passa accanto al campo sportivo in salita, dapprima asfaltata e poi sterrata nel bosco. Si prosegue sul sentiero, si oltrepassa un edificio e si raggiunge la bacheca in località Pineut; da qui si segue il sentiero verso sinistra (segni bianco-rossi) fino all'attacco (circa 35' dal parcheggio).

    ▲The path

    La ferrata si svolge inizialmente sulla sinistra orografica della Dora Riparia. La prima sezione è in discesa e, tra paretine e balzi rocciosi — uno dei quali più impegnativo —, si avvicina al canyon; segue un bel traverso esposto a picco sul torrente, dove abbondanti cambre aiutano a posizionare i piedi, fino al primo ponte sospeso, decisamente adrenalinico. Oltrepassato il ponte si passa sulla destra orografica, si traversa a sinistra e si sale nel bosco alternando tratti di sentiero attrezzato e tratti di semplice sentiero, fino a una lunga scala metallica; la si scende e si raggiunge un secondo ponte sospeso. L'ultima parte è più verticale: si risale una parete sfruttandone le debolezze, su difficoltà per lo più facili, fino a un ultimo salto di qualche metro con un paio di passi in strapiombo, dove le cambre aiutano decisamente. Esauriti i tratti su roccia, seguendo il sentiero attrezzato si raggiunge il termine della via (2h 30' dall'attacco, circa 3h 15' complessive).

    ▲Character and difficulty

    Percorso di forra in un ambiente molto bello, con poche occasioni di arrampicata ma decisamente panoramico; le difficoltà restano medie e ben distribuite.

    ⚠ La via è stata riaperta dopo anni di chiusura per frana: in ambiente di canyon prestare comunque attenzione alle condizioni del torrente e della roccia dopo le piogge.

    ▲Period and safety

    Quota contenuta e fondovalle: percorribile in un'ampia stagione, valutando portata e livello del torrente.

    ▲Discipline

    Si seguono le indicazioni in loco e in breve si raggiunge una sterrata e quindi il paese (30' dal termine della ferrata, 3h 45' complessive).

    ▲To match

    In posizione centrale lungo la Val di Susa, è facilmente concatenabile con le altre ferrate della valle: tra le più vicine la Ferrata della Ruceia, la Ferrata Carlo Giorda, la Ferrata Rossa a Caprie, la Ferrata dell'Orrido di Foresto e l'Orrido di Chianocco verso Torino. Spostandosi verso il Monginevro si incontrano le ferrate di Claviere (Rocca Clarì, dei Militari, Batteria Bassa e la lunga Ferrata dello Chaberton); dal 2024 è aperta anche la Ferrata delle Cascate di Novalesa.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionPiedmont
    • GroupVal di Susa
    • Approach0:35 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerary (a/r)4:00 h
    • Hardware level difference150 m
    • Route difference300 m
    • Max850 m
    • Length4 Km
Need help? Write to us!