Paese: Italia

  • Ferrata Julia al Monte Canin

    Ferrata Julia al Monte Canin

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Julia al Monte Canin
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Julia sale al Monte Canin, sul confine italo-sloveno, partendo dalla stazione a monte della funivia che da Sella Nevea raggiunge il Rifugio Gilberti. È un itinerario lungo, con un avvicinamento che risale il ghiacciaio del Canin, e offre la possibilità di un ampio anello passando in territorio sloveno. L'ambiente d'alta montagna è magnifico.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che da Sella Nevea (Udine) sale al Rifugio Gilberti Soravito. Sella Nevea si raggiunge da Chiusaforte (a 20 minuti dall'uscita Carnia-Tolmezzo dell'A23) seguendo le indicazioni verso est per circa 20 km; poche decine di metri oltre il cartello di benvenuto, sulla destra, una via porta agli impianti (starting point on Google Maps). Dal Rifugio Gilberti (1850 m), raggiunto in funivia o da Sella Nevea col segnavia 635 (2h, 750 m di dislivello), si prende il sentiero 632 a destra del rifugio; superato il bivio con il 636 (a sinistra), si tiene la destra in salita verso la Sella Bila Pec, con il rudere di una vecchia caserma. A un nuovo bivio (45' dalla stazione a monte), dove dritto il 632 prosegue per Sella Grubia e il Bivacco Marussich, si tiene la sinistra seguendo i bolli rossi verso il Ghiacciaio del Canin. Il sentiero a mezzacosta porta al ghiacciaio, risalito un dosso morenico con alcuni buchi a cui prestare attenzione; lo stato del ghiacciaio cambia molto di anno in anno e la pendenza cresce avvicinandosi all'attacco. Senza buona segnaletica nei pressi del ghiacciaio, ci si orienta salendo centralmente il canale innevato verso la forcella alta da cui, seguendo la linea logica, si raggiungono le funi: in alto, dove a sinistra i bolli rossi portano alla via attrezzata delle Cenge, si tiene la destra individuando l'attacco della Ferrata Julia (2350 m, 1h 45' dalla stazione a monte).

    ▲The path

    Raggiunto l'attacco — che, a seconda dello stato del ghiacciaio, a volte impone di passare sopra un crepaccio vicino alla parete — si sale in diagonale su una parete levigata dall'azione del ghiaccio. Dopo i primi metri su catena ci si sposta a destra; questo primo tratto, su roccia levigata, è poco arrampicabile e richiede una certa forza di braccia, sfruttando alcuni pioli infissi. Si prosegue verticali con esposizione crescente, ma su roccia ora più appigliata; questa prima parte non era presente nel percorso originario, che con il ghiacciaio intatto attaccava 30 metri più in alto. Un tratto di collegamento a destra, su terreno più facile, porta alla targhetta della Via Julia; si sale su roccette e, spostandosi a sinistra, in un canalino piacevole da arrampicare in spaccata, poi su roccette e facili balzi fino a una parete verticale con ampie staffe metalliche. Oltre la parete, un nuovo canalino si risale senza problemi, prestando attenzione al fondo detritico che, se smosso, cadrebbe su chi sta sotto. La via prosegue con facili tratti verticali, balzi e un paio di traversi, fino a un ultimo canalino che porta al crinale, dove termina la parte attrezzata, con il ghiacciaio circa 200 metri più in basso (2530 m, 45' dall'attacco). Sul crinale corre il confine italo-sloveno e a sinistra sale la via normale; tenendo la destra e seguendo i bolli rossi, con un sentiero di media difficoltà a tratti esposto si raggiunge la croce di legno (attualmente spezzata) della vetta del Canin (2587 m, 15' dal termine della ferrata, 1h dall'attacco, 2h 45' dalla stazione a monte).

    ▲Character and difficulty

    L'escursione è molto appagante, tra paesaggi dolomitici del lato sloveno, ghiacciaio e depressioni moreniche; la ferrata, a parte la prima sezione levigata, è ben arrampicabile e priva di difficoltà tecniche di rilievo.

    ⚠ L'avvicinamento risale il ghiacciaio del Canin: lo stato cambia di anno in anno ed è vivamente consigliato avere con sé i ramponi. L'attacco può richiedere di superare un crepaccio vicino alla parete. Il rientro per il Sentiero delle Cenge richiede passo fermo e capacità di disarrampicare passaggi di I e II grado in esposizione; meno difficile, ma più lungo, il rientro dal versante sloveno.

    ▲Discipline

    Dalla vetta si torna fino al bivio con l'arrivo della ferrata, dove si hanno tre opzioni. La più impegnativa è il Sentiero delle Cenge: dal bivio si segue il crinale fino a un cartello da cui una traccia scende a sinistra, su strette ed esposte cenge che riportano al ghiacciaio, con un passaggio chiave in spaccata su un breve canalino esposto e tratti di disarrampicata tra le cenge (la segnatura non è perfetta in discesa); rientrati al ghiacciaio (1h 45' dalla vetta), si torna alla funivia per il sentiero di avvicinamento (circa 6h totali). La più lunga ma meno impegnativa segue il crinale verso Sella Prevala, poco sotto la cresta in territorio sloveno: ignorati i bivi che scendono in Slovenia, si raggiunge il Monte Forato (con la sua "finestra" sul lato italiano), si passa accanto alla stazione a monte della funivia slovena e si arriva a Sella Prevala (2067 m, 2h 30' dalla vetta); a sinistra, col segnavia 636, si scende il vallone glaciale fino alla stazione a valle (1h 15' da Sella Prevala, circa 6h 30' totali). La terza opzione è il rientro a ritroso per la Ferrata Julia e il sentiero di avvicinamento.

    ▲History

    La Ferrata Julia fu costruita nel 1962-63 dagli alpini della Brigata Julia, che di recente ne hanno curato il completo ripristino.

    ▲To match

    La Julia è abbinabile alla salita al Canin dalla Ferrata Grasselli, sul versante ovest (preferibile scendere dalla Julia). Da Sella Nevea, sul versante opposto, si salgono il Jof Montasio e il Jof Fuart con la Ferrata Amalia, la Ferrata Anita Goitan e i sentieri attrezzati Leva e Ceria Merlone; verso il confine nord, al Mangart, attendono la Ferrata della Vita e la Ferrata delle Balze del Mangart.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionFriuli-Venezia Giulia
    • GroupJulian Alps
    • Approach1:45 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)6:30 h
    • Hardware level difference185 m
    • Route difference737 m
    • Max2587 m
    • Length10,2 Km
  • Ferrata Kaiserjager al Col Ombert

    Ferrata Kaiserjager al Col Ombert

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Kaiserjager al Col Ombert
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Kaiserjager al Col Ombert si sviluppa in un ambiente stupendo della Val San Nicolò, valle secondaria della Val di Fassa. È una via piacevole e in gran parte arrampicabile, relativamente breve ma inserita in un itinerario lungo; il panorama dalla vetta abbraccia Cima Uomo, la Marmolada e i gruppi dolomitici circostanti.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è Baita Ciampiè, in Val San Nicolò, raggiungibile da Pozza di Fassa verso sud: ignorate le indicazioni per la Val Monzoni, si prosegue sulla stretta asfaltata fino a un ampio parcheggio a destra (in bassa stagione si può proseguire fino a Baita Ciampiè, in alta stagione è obbligatorio il parcheggio a pagamento) (starting point on Google Maps). Si risale la strada fino a Baita Ciampiè (20'), con il Col Ombert ben visibile, e si resta sulla sterrata (CAI 608) verso il Passo San Nicolò. A un bivio segnalato (1960 m, 30' dal parcheggio) si tiene la sinistra su un sentiero a pendenza costante che porta a Pociace (2260 m, 1h) e a Cima Pre de Contrin (2365 m, 1h 15'), dove si incontra il CAI 613; tenendo la destra, a mezzacosta sulla Val de Contrin, si raggiungono il Rifugio al Passo San Nicolò (2340 m, 1h 30' dal parcheggio) e quindi, in una ventina di minuti seguendo le chiare indicazioni, una caverna della Prima Guerra Mondiale con targa commemorativa, dove conviene indossare l'imbrago prima di iniziare la ferrata (circa 2h dal parcheggio).

    ▲The path

    La via attacca con un difficile camino, ostico ma ben gradonato, che si risale con pazienza cercando gli appigli per gli scarponi. Un breve traverso a sinistra porta al passaggio chiave: un tratto strapiombante con una pancia da superare, risolvibile con buona tecnica d'arrampicata o con un secco passaggio di braccia. Si entra in un tratto più tranquillo, con panorama verso il Passo San Nicolò, salendo roccette tra la fune metallica da un lato e le vecchie attrezzature dall'altro; a uno sperone roccioso si resta sul versante sinistro, su roccia abbastanza arrampicabile, fino a una lunga rampa priva di difficoltà con un'antica scala a metà percorso. Al termine della rampa la pendenza aumenta e, con un certo zig-zag, si raggiunge un'esposta cengia con le vecchie attrezzature sul lato esterno; oltre la cengia si risale una parete verticale e un po' atletica, dove i meno preparati dovranno trazionare sulla corda, fino a un terzo passaggio impegnativo con un leggero strapiombo, da affrontare preferibilmente sul versante destro. Nel tratto conclusivo si salgono alcuni facili balzi rocciosi e si raggiunge un sentiero non protetto che in pochi minuti porta alla croce di vetta (1h dall'attacco, 3h totali), circondati dal panorama su Cima Uomo, Marmolada e Val San Nicolò.

    ▲Character and difficulty

    Via davvero piacevole e paesaggisticamente stupenda, difficile in tre o quattro passaggi che richiedono buona preparazione atletica, ma per il resto arrampicabile e scorrevole; il lungo avvicinamento e il lungo rientro la rendono meno battuta delle vie vicine.

    ⚠ Il fondo è abbastanza sporco ed è facile smuovere sassi che, vista la linea di salita, rischiano di cadere su chi sta salendo: massima attenzione a questo aspetto.

    ▲Discipline

    Dalla vetta (2670 m) si rientra sul versante opposto alla salita, scendendo un ripido sentiero (attenzione se bagnato) e poi, sulla parete est, un canalone a ripidi tornanti fino al CAI 609. Da qui due opzioni: tenendo la sinistra si scende fino a una traccia che aggira la parete nord-ovest del Col Ombert e, su ghiaione a mezzacosta, porta al CAI 608 proveniente dalla Val Contrin, da cui si risale al Rifugio Passo San Nicolò (2340 m, 1h 15' dalla vetta); si riprende per pochi metri il sentiero dell'avvicinamento fino a un'ampia mulattiera che scende alla Baita delle Cascate (2011 m, 1h 45' dalla vetta) e quindi, sulla sterrata e lungo la carrareccia, al parcheggio (2h 15' dalla vetta, 5h 15' totali). In alternativa, dal bivio si può tenere la destra verso il Pas Paschè (2500 m), perdendo meno dislivello, e scendere col CAI 609 alla Baita delle Cascate (1h 15' dalla vetta) e quindi al parcheggio (4h 45' totali); nel 2017 è però stata segnalata una frana che rende più problematica questa deviazione.

    ▲History

    La via originaria è molto antica: la prima ferrata al Col Ombert fu costruita nel 1915, durante la Grande Guerra, per scopi militari — ne sono testimonianza i lunghi pioli metallici ancora presenti in salita — e fu poi ristrutturata e parzialmente modificata nel 1996 da Bernard e Corradi. Il nome richiama i Kaiserjager, reggimenti di fanteria dell'esercito austriaco molto attivi nel conflitto e sciolti al suo termine.

    ▲To match

    La Val San Nicolò offre la difficile Ferrata dei Magnifici 4, la Ferrata Gadotti e l'accesso alle ferrate Bepi Zac e Bruno Federspiel; verso la Val Contrin si trova la Funds for the Colac, mentre verso il Catinaccio attendono la Ferrata Santner, la Ferrata at the Catinaccio d'Antermoia, la Masarè e la Roda di Vael.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupCostabella – Monzoni
    • Approach2:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)4:45 h
    • Hardware level difference200 m
    • Route difference936 m
    • Max2670 m
    • Length13 Km
  • Ferrata Uiberlacher – Creta di Aip

    Ferrata Uiberlacher - Creta di Aip

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Uiberlacher – Creta di Aip
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Uiberlacher (Uiberlachersteig) sale alla Creta di Aip dal versante austriaco. È un itinerario di media difficoltà con un lungo avvicinamento: per larghi tratti è più assimilabile a un sentiero attrezzato, con solo un paio di passaggi verticali e impegnativi, in un ambiente di grande respiro.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è il Passo del Cason di Lanza (1552 m), in provincia di Udine, raggiungibile da Paularo o da Pontebba a distanza simile (strada migliore da Pontebba: uscita A23 Pontebba, indicazioni Studena Bassa, circa 13 km fino al passo, con ampio parcheggio e possibilità di vitto e alloggio) (starting point on Google Maps). Obiettivo è la sella erbosa a est della Creta di Aip (Trogkofel), cima delle Alpi Carniche sul confine italo-austriaco. Dal passo si sale la forestale dietro la grande casera; il segnavia 439 si stacca a destra presso un tornante e porta alla Casera di Val Dolce (circa 30'), con la Creta di Aip davanti. Rientrati nella forestale fino a un bivio segnalato (1750 m, circa 1h), si sale deciso verso le pareti est e sud della Creta di Aip, con lo Zermula visibile sul versante opposto; alla base delle alte pareti, a un bivio dove a sinistra sale la Ferrata Crete Rosse, si tiene la salita fino alla sella a destra della cima (2017 m), già in territorio austriaco. Si segue il sentiero verso nord fino a un bivio dove il sentiero 413 si stacca a sinistra con chiare indicazioni; si sale ripidi a mezzacosta tagliando la parete est e, seguendo i segni rosso-blu, si raggiunge l'attacco presso una scaletta e una targa in marmo (2h 45' dal parcheggio).

    ▲The path

    Si salgono un paio di gradoni fino alla scaletta metallica che apre la ferrata; oltre la scala, un tratto esposto di sentiero attrezzato percorre una cengia verso sinistra. Si affrontano alcuni gradoni rocciosi piegando a sinistra verso un vallone, si salgono roccette e si risale la base di un canalone sul lato sinistro, protetti dal cavo, fino a una freccia rossa su un grosso sasso che indica di passare sul versante opposto. Saliti alcuni roccette appoggiate, le attrezzature terminano momentaneamente (alle spalle si vede l'arrivo della funivia austriaca); si segue la traccia tra la roccia e si risalgono facili roccette non protette verso un diedro. Il cavo sale a destra del diedro, appoggiato, mentre una scaletta metallica sale sul lato sinistro: risalita la scala, una serie di maniglie metalliche porta alla parte alta del diedro; il cavo piega a destra in un canalino dove sale una nuova scala metallica, che si risale uscendo sul lato destro. Si salgono roccette attrezzate e, seguendo i segni rosso-blu o bianco-rosso-gialli, altre roccette non attrezzate ma facili; un tratto attrezzato in un facile camino, che si risale sul lato destro, precede gli ultimi metri di cavo su roccette. Terminate le attrezzature, un tratto di sentiero in quota tra sassi e tratti erbosi conduce, seguendo l'evidente traccia, alla grande croce metallica della Creta di Aip (2280 m, 1h dall'attacco, 3h 45' totali).

    ▲Character and difficulty

    Ferrata di media difficoltà, spesso più vicina a un sentiero attrezzato, con un paio di passaggi verticali più impegnativi e un avvicinamento lungo ma in bell'ambiente.

    ⚠ Il tratto a cui prestare maggiore attenzione è la discesa dall'altopiano della Creta di Aip, delicata in caso di terreno scivoloso e con possibili difficoltà di orientamento in caso di nebbia.

    ▲Discipline

    Dalla vetta si seguono le indicazioni per il Rattendorfer Alm (segnavia 416) verso sud-ovest; sull'altopiano, circa 200 metri sotto la cima, una serie di ripidi passaggi conduce in un canalone da scendere con un tratto attrezzato piuttosto verticale, oltre il quale ci si innesta sul sentiero 403 (45' dalla vetta). Da qui, anziché rientrare a ritroso per il 439, si segue il 403 verso ovest, con un tratto panoramico, fino alla Sella di Val Dolce (1781 m, 45' dal bivio); a sinistra il sentiero 458 scende alla Casera del Cason di Lanza (1522 m, 45' dalla sella, 2h 15' dalla Creta di Aip, 6h totali).

    ▲To match

    La stessa cima si raggiunge dal versante italiano con la Ferrata Crete Rosse, più impegnativa, abbinabile alla Uiberlacher. Dal Passo del Cason di Lanza si può salire allo Zermula con la Ferrata degli Amici della Montagna oppure allo Zuc della Guardia con la Alpine Ferrata.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionFriuli-Venezia Giulia
    • GroupAlps Carnia
    • Approach2:45 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerary (a/r)6:00 h
    • Hardware level difference304 m
    • Route difference727 m
    • Max2279 m
    • Length16 Km
  • Ferrata Josè Angster

    Ferrata Josè Angster

    Vie Ferrate › Aosta Valley › Aosta
    Ferrata Josè Angster
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Josè Angster è una piacevole via su una parete rocciosa con circa 250 metri di dislivello, sopra Gressoney-Saint-Jean. La difficoltà è moderata, con un tratto leggermente strapiombante come passaggio chiave; la sua caratteristica sono i gradini metallici molto distanziati, più difficili da raggiungere per le persone di bassa statura.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è Gressoney-Saint-Jean: giunti in paese, un piccolo ponte a sinistra attraversa il torrente Lys; lo si attraversa e si prosegue dritti lungo una stradina per 200 metri fino a uno spiazzo dove parcheggiare (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si va a destra verso il lago di Gover, si supera una costruzione di legno e ci si porta sul versante occidentale del lago, verso la montagna; si imbocca il sentiero 4A (segnavia rossi sui sassi) che risale nel bosco e, a un bivio, si lascia il 4A per il sentiero 15 verso nord, a destra. Dopo un centinaio di metri si raggiunge una pietraia con un cartello e una tabella: si abbandona il 15 (che proseguirebbe in falsopiano) e si sale lungo la pietraia seguendo i segni gialli, fino alle falesie e a un gabbiotto di legno; ancora un centinaio di metri a destra portano all'attacco (30' dal parcheggio), segnalato come F1, con la guarnizione in gomma gialla attorno al cavo (la verde indica invece la Ferrata dei Bambini, F2).

    ▲The path

    La via attacca subito una parete verticale con gradini e staffe distanti tra loro; si superano alcuni balzi rocciosi e un traverso orizzontale fino a una cengia dove si incrocia il cavo della F2, che sale da sinistra. Si prosegue invece lungo una linea verticale, piegando gradualmente a destra verso alcuni evidenti tetti, con un bellissimo panorama sul vicino Monte Rosa. Superato uno spigolo, si sale in verticale con un tratto leggermente strapiombante — il passaggio chiave — sempre con gradini distanti, fino a una statua della Madonna protetta da un vetro in una fessura della roccia. Si continua verticali verso i tetti raggiungendo l'ultima parete, bella da arrampicare, verticale ed esposta; a metà parete una passerella ospita una madonnina. Si prosegue in verticale su passaggi di media difficoltà finché la parete si corica, e una traccia conduce a una bandiera che segna la fine della via (1h 30' dall'attacco, 2h totali).

    ▲Character and difficulty

    Via di difficoltà moderata, resa più impegnativa dai gradini molto distanziati.

    ⚠ Attenzione all'avvicinamento: paline e cartelli con segni gialli indicano come raggiungere la fine della ferrata, non l'inizio. Se si arriva a un edificio diroccato con la targa 1750 m si è presso il termine della via e si è sbagliato strada. Il cavo tende a sbalzare in fuori: dove i gradini sono lontani conviene arrampicare direttamente sulla roccia con mani e piedi. La ferrata è percorribile da inizio giugno a fine ottobre.

    ▲Discipline

    Dal termine, sulla sinistra, si nota una baita semidistrutta con la targa 1750 m; a sinistra della baita un sasso con indicazioni segnala il sentiero 4A, che si scende a tornanti nel bosco fino a incrociare il sentiero proveniente dal termine della F2; si continua a scendere fino al percorso dell'andata e quindi all'auto (30' dal termine, 2h 30' totali).

    ▲To match

    La via corre accanto alla Ferrata dei Bambini, ben più facile e con cui condivide avvicinamento e parte del rientro: percorrerle entrambe riempie una mezza giornata. Si può proseguire con altre vie da mezza giornata come la Ferrata Covarey o la Ferrata del Gorbeillon; di tutt'altra difficoltà è invece la vicina Ferrata delle Guide di Gressoney, che richiede ottima preparazione fisica.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionAosta Valley
    • GroupValli del Monte Rosa
    • Approach0:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)2:30 h
    • Hardware level difference255 m
    • Route difference395 m
    • Max1750 m
    • Length3,5 Km
  • Ferrata Innerkofler – De Luca al Monte Paterno

    Ferrata Innerkofler - De Luca al Monte Paterno

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Innerkofler – De Luca al Monte Paterno
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Innerkofler – De Luca sale al Monte Paterno, nelle Dolomiti di Sesto, con un tracciato di salita relativamente breve e senza difficoltà tecniche di rilievo. È un itinerario dai paesaggi stupendi, ricco di gallerie e resti della Prima Guerra Mondiale; il rientro, soprattutto per Forcella Passaporto, richiede maggiore attenzione.

    ▲Approach

    Si parte dal Rifugio Auronzo (2320 m), sul versante veneto delle Dolomiti di Sesto, raggiungibile in auto da Misurina (1750 m) lungo la strada panoramica a pedaggio di 7 km; Misurina è raggiungibile da Cortina o Auronzo (SR48 e SP49) oppure da Dobbiaco (SS51 e SP49) (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si segue l'ampio sentiero panoramico 101 fino al Rifugio Lavaredo (2344 m, circa 30') e a Forcella Lavaredo (2454 m, 45'), da cui si aprono la Croda di Passaporto, il Monte Paterno, il Sasso di Sesto, la Torre di Toblin e, a sinistra, le Tre Cime di Lavaredo. Si prosegue in discesa sul 101, ignorando le tracce che si staccano a sinistra, fino al Rifugio Locatelli (2450 m, 1h 15' dal parcheggio). Da qui si va verso sud-est, a destra, in direzione dell'evidente parete nord del Paterno, oltre il pinnacolo Frankfurter Wurstl, fino alla prima galleria di guerra, bassa ma illuminata da fori nella roccia; saliti alcuni gradini si esce su un ballatoio artificiale e si passa sul versante opposto, entrando in una seconda galleria lunga oltre 300 metri, con scalinate interne, da percorrere con una torcia. All'uscita, una targa metallica segnala l'inizio della ferrata alla Forcella del Camoscio (2650 m, 30' dal Locatelli, 1h 45' totali).

    ▲The path

    L'attacco è presso un esposto spigolo: dopo un breve tratto orizzontale il cavo sale verticale su una paretina con buoni appigli, seguita da roccette non attrezzate verso destra. Si piega a sinistra in salita entrando in una trincea, che diventa una rampa con cui si guadagna quota in fretta, fino a un balzo roccioso di una decina di metri ben gradonato: lo si risale spostandosi gradualmente verso l'esterno e rimontando lo spigolo in forte esposizione, con il cavo che corre tra un canalino interno alla montagna e la parete esterna. Si piega a destra risalendo un canalino detritico sul lato destro fino alla Forcella dei Camosci, crocevia di sentieri (30' dall'attacco, 2h 45' totali). Per la vetta si perde qualche metro fino a un bivio con due percorsi attrezzati: per evitare affollamenti si sale di norma quello di destra, che con il cavo sale in diagonale a sinistra su fondo gradonato e poi verticale su roccia ben appigliata, fino a una cengia non attrezzata da percorrere verso sinistra; pochi minuti di salita portano alla croce del Monte Paterno (2744 m, 20' dal bivio, circa 3h totali). Si scende quindi a sinistra fino al bivio, si ripercorre il piano sommitale fino al cavo che scende sul versante orientale — due tratti verticali gradonati separati da un'esposta cengia panoramica — e si torna al bivio e alla Forcella dei Camosci, dove si sceglie il rientro (3h 30' circa totali al ritorno alla forcella).

    ▲Character and difficulty

    È una ferrata piacevole di media difficoltà, ben arrampicabile e mai esageratamente impegnativa, che abbina paesaggi mozzafiato e memoria della Grande Guerra.

    ⚠ È necessaria la torcia per la Galleria Paterno (oltre 300 m) ed eventualmente per una galleria nel rientro da Forcella Passaporto. Attenzione al canalino prima della Forcella dei Camosci, che può presentare neve e ghiaccio anche in stagione inoltrata; il rientro per Forcella Passaporto richiede piede fermo.

    ▲Discipline

    Dalla Forcella dei Camosci ci sono due opzioni. La più breve è il Sentiero Attrezzato di Forcella Passaporto (2379 m) verso Forcella Lavaredo: presenta alcuni punti esposti — dopo una cengia attrezzata si scende e si attraversa un canalino franoso non attrezzato risalendolo sul versante opposto prima di una galleria, e più avanti una cengia non attrezzata particolarmente stretta — ma per il resto è attrezzato e non difficile, con le Tre Cime davanti per tutto il percorso fino a Forcella Lavaredo (1h dalla Forcella dei Camosci, 4h 30' totali); poi a ritroso sul 101 al parcheggio (5h totali). La seconda opzione è il Sentiero Attrezzato delle Forcelle, che corre sotto la cresta verso la Forcella Pian di Cengia (2522 m, 2h dalla Forcella dei Camosci) tra cenge, ponti e resti bellici; da Forcella Pian de Cengia, con breve deviazione a nord si raggiunge il Rifugio Pian de Cengia (2528 m), poi si rientra per i sentieri 107 e 104 a Forcella Lavaredo (1h dal rifugio) e quindi al parcheggio (7h totali).

    ▲History

    Le Dolomiti di Sesto furono teatro di durissimi combattimenti nella Grande Guerra: la guida alpina Sepp Innerkofler morì nel 1915 proprio durante un attacco al Monte Paterno, divenendo una figura mitica in Austria e Tirolo. La via è dedicata anche alla memoria dell'alpino Pietro De Luca, distintosi nella difesa della postazione sul Paterno in quello stesso attacco.

    ▲To match

    Già il rientro percorre il Sentiero Attrezzato del Passaporto o quello delle Forcelle. Dal Rifugio Locatelli si può salire alla Torre di Toblin con la Ferrata delle Scalette o la Ferrata Cappellano Hosp; verso Misurina si trovano la Ferrata Merlone, la Ferrata Capitano Bilgeri e il Sentiero Attrezzato Bonacossa.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • GroupSesto Dolomites
    • Approach1:45 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)5:00 h
    • Hardware level difference90 m
    • Route difference419 m
    • Max2745 m
    • Length9,7 Km
  • Sentiero Attrezzato dell’Infernone

    Sentiero Attrezzato dell'Infernone

    Vie Ferrate › Piedmont › Biella
    Sentiero Attrezzato dell'Infernone
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    Il Sentiero Attrezzato dell'Infernone si sviluppa lungo la gola del torrente Elvo, presso Sordevolo, in un ambiente di grande pregio paesaggistico. Non presenta particolari difficoltà tecniche e si snoda quasi tutto poco sopra l'acqua; tre ponti sospesi aggiungono un po' di esposizione a un percorso altrimenti privo di tratti aerei.

    ▲Approach

    Si parte da Sordevolo, in provincia di Biella, parcheggiando nel parcheggio pubblico lungo via Bagneri (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si scende lungo la via con un primo tornante a sinistra, seguendo gli abbondanti cartelli, i segni e una bacheca; a un bivio si tiene la sinistra (cartello CAI per la Ferrata dell'Infernone) fino al termine dell'asfalto, dove si imbocca la sterrata in discesa. Ignorato un bivio verso una cascina, si continua a scendere fino all'attacco del sentiero attrezzato (20' dal parcheggio).

    ▲The path

    L'ultimo tratto di discesa, scivoloso per l'umidità, è assicurato da una corda. Si gira a destra iniziando il vero sentiero attrezzato: una rampa diagonale, poi una cengia, fino a passare sotto il ponte in pietra per Bagneri. Attraversato il ponte, un comodo sentiero costeggia il torrente tra scorci bellissimi, alternando tratti attrezzati — talvolta in fune metallica, altre in corda, leggermente più esposti, con appigli artificiali per i piedi — e tratti liberi. Si procede tra saliscendi attrezzati fino a un tratto di discesa su corda verso il torrente; più in basso si cammina su comode rocce, traversando verso sinistra fino a una breve parete verticale con staffe metalliche. Un tratto di sentiero attrezzato porta al primo ponte delle scimmie a tre corde, che conduce sulla destra orografica; segue un tratto in discesa fino a un ponte di pietra che riporta sulla sinistra orografica. Si prosegue a bordo torrente sulle rocce, ignorando una deviazione con segni gialli verso una cascata, fino a un traverso orizzontale poco sospeso sul fiume, presso una cascata, e quindi al secondo ponte sospeso, di nuovo sulla destra orografica. Si riprende a destra su un traverso con staffe proprio sopra il torrente, dove questo si stringe, fino a una cengia spesso umida con comodi saliscendi; un tratto di discesa verticale verso il greto e una rampa diagonale portano a un piccolo canyon naturale, dove si procede orizzontali con i piedi sulle staffe a picco sull'acqua. Aggirato uno spigolo non marcato, il lungo traverso attraversa un ambiente sempre più meraviglioso, con il torrente che si insinua nel canyon dopo una cascata; un tetto roccioso obbliga a scendere leggermente e, dopo un tratto con i piedi su una corda, si raggiunge il terzo e ultimo ponte sospeso, il meno corto dei tre. Si torna sulla sinistra orografica e, dopo gli ultimi metri di fune, termina il sentiero attrezzato (2h dall'attacco, 2h 20' totali).

    ▲Character and difficulty

    L'itinerario è tecnicamente contenuto e regala un ambiente di forra di rara bellezza, con attrezzature discontinue tra fune metallica e corda.

    ⚠ Trovandosi lungo un torrente e, nell'ultimo tratto, dentro una forra, va evitato nei periodi successivi ad abbondanti piogge, quando il tracciato risulterebbe molto umido e scivoloso. La provincia di Biella mette a disposizione mappe e tracce dei propri sentieri.

    ▲Discipline

    Dal termine si risale il pendio verso la costa che sovrasta la forra fino a una mulattiera che, in discesa, riporta a Sordevolo, a via Bagneri e quindi al parcheggio (40' dalla fine, 3h totali). Volendo, gli appassionati possono percorrere l'itinerario in senso opposto e rientrare lungo lo stesso sentiero attrezzato, con difficoltà leggermente maggiori nei pochi tratti verticali.

    ▲To match

    Non lontano si sviluppano altre vie ferrate moderatamente difficili: la Ferrata Nito Staich, la Ferrata di Rosazza e la Ferrata Hi Miki nei pressi di Oropa (circa 30 minuti d'auto), la Ferrata del Limbo sempre a Oropa e la Ferrata della Balma presso San Paolo Cervo (circa 40 minuti).

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionPiedmont
    • GroupPrealpi Biellesi
    • Approach0:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)3:00 h
    • Hardware level difference170 m
    • Route difference300 m
    • Max800 m
    • Length7,8 Km
  • Ferrata Ibex

    Ferrata Ibex

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Ibex
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    Installata a Racines, non lontano da Vipiteno, la Ferrata Ibex riunisce quattro percorsi dalle caratteristiche simili ma a difficoltà crescente: il tratto iniziale è facile, il percorso principale obbliga almeno al Moderatamente Difficile e due varianti arrivano all'Estremamente Difficile. Non porta a una cima né a un rifugio: è un itinerario atletico di media quota, ideale per le mezze stagioni, su una roccia stratificata e ruvida dal grip elevatissimo.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è a Racines di Dentro, con parcheggio presso il Maso Pulvererhof, gli ultimi 100 metri su strada sterrata transitabile (1380 m, starting point on Google Maps). Dal parcheggio si prosegue oltre la baita in legno verso l'evidente parete rocciosa: un sentiero conduce in pochi passi all'attacco, già visibile per la grande insegna in ferro (1390 m, 1' dal parcheggio).

    ▲The path

    La via si compone di quattro itinerari. Il Percorso 1 (principianti) attacca subito dall'avvicinamento con difficoltà tra il facile e il moderatamente difficile, mai troppo esposto, su facili roccette, piccoli balzi e tracce di sentiero, con qualche infisso e cambra dove serve; prosegue poi pianeggiante e in leggera discesa, concludendosi senza bisogno di rientro in 10-15 minuti, adatto anche a bambini. Il Percorso 2 (principale) si imbocca al termine del primo o direttamente alla base del bosco, spostandosi a sinistra dell'accesso (cartello IBEX e panchina): è una ferrata articolata, dal Moderatamente Difficile in crescente esposizione fino al Difficile, lunga oltre 300 m, che alterna placche, diedri, traversi e piccoli strapiombi ben ammanigliati su roccia dall'ottimo grip. Si parte con il cordino che zigzaga tra roccette, piccoli diedri e balzi; dopo una decina di minuti un cartello rosso indica a sinistra una via d'uscita per chi non se la sentisse. Si prosegue su roccette e rampe, uno spigolo, balzi e gradoni senza esposizione significativa, fino a un lungo tratto che fa guadagnare quota più in fretta: prima agile su roccia e qualche staffa, poi su paretine e brevi placche più verticali dove per le mani occorre affidarsi al cordino — è il tratto più impegnativo del percorso principale, da considerarsi "difficile". Dopo un respiro tra gli alberi si affronta un lungo traverso orizzontale esposto ("Difficile"), con ottimi appoggi in aderenza ma senza una vera cengia, fino a una panchina panoramica a circa metà via (1h dall'attacco). Si riprende in traverso a destra, con un punto curioso in cui il cordino passa sotto il terreno e una grossa radice, poi su sentiero attrezzato erboso fino a un secondo lungo traverso sotto la roccia, leggermente discendente e più facile, da percorrere chinando la testa. Si perde quota e si aggira uno spigolo impegnativo che apre l'ambiente verso un enorme diedro, dove una parete nerastra e una bianca si incontrano sotto l'insegna in ferro "RACINES" e il cartello della prima variante; oltrepassato il diedro con buona esposizione verticale, si prosegue sul percorso principale fino alla panchina con il libro firme (1620 m). Conviene non togliere l'imbrago, perché il rientro sarà per metà una ferrata in discesa (circa 1h 40' dall'attacco del Percorso 1). Il Percorso 3 (variante "Molto Difficile") si stacca lungo la ferrata di rientro, a un bivio con cartello "Variante E": una grande placca quasi verticale e apparentemente liscia, ma dalla roccia ruvida con ottimo grip, si supera con buona dose di forza nelle braccia trazionando il cordino; il passaggio chiave è lo scavalcamento di uno spigolo ascendente, forse "Estremamente difficile", oltre il quale gli ultimi metri tornano facili (circa 30' dall'inizio della variante). Il Percorso 4 (variante "Estremamente Difficile"), nella parte alta della via principale, è fisico e atletico ma molto breve: un grande diedro a parete verticale liscia, poi il passaggio chiave su una paretina con breve strapiombo, una serie di diedri e un traverso ascendente, fino a reimmettersi nel percorso finale (circa 15' dall'inizio della variante).

    ▲Character and difficulty

    Di recente costruzione, ha attrezzatura ottima e cordino ben tensionato, con uso limitato di cambre e staffe; la particolarità è la roccia stratificata e ruvida, simile al granito, dal grip elevatissimo.

    ⚠ Esposta a est/sud-est, è sconsigliata nelle mattine calde d'estate e da valutare d'inverno se coperta da neve o ghiaccio, essendo tecnica e a tratti esposta anche nella versione normale. Per le due varianti estreme si consigliano scarpe da trekking/avvicinamento o da ferrata, non scarponi rigidi: le varianti sono leggermente meno dure del passaggio "Gelen Knott" della Tabaretta e simili alla prima variante della Stuller.

    ▲Discipline

    Dalla panchina con il libro firme si prosegue con le attrezzature in un tratto tutto in discesa, anche con staffe metalliche, senza particolari difficoltà, fino a un sentiero: dritti si continua il rientro, a destra si riprende la "Variante E" (Percorso 3). Il sentiero nel bosco riporta al parcheggio (circa 30' dal libro firme; circa 2h 40' per il solo percorso principale, circa 3h 30' percorrendo anche le due varianti).

    ▲History

    La Ferrata Ibex è stata inaugurata nell'agosto 2024 a cura dell'Ufficio Turismo del comprensorio di Racines, con il co-finanziamento di fondi europei.

    ▲To match

    Nella parte settentrionale dell'Alto Adige si segnalano la Ferrata delle Cascate di Stuller (simile per caratteristiche), la Ferrata Lampskopf, la Ferrata Bergkristall e la Ferrata Olberg; spostandosi a sud si percorrono le varie vie della Val Venosta.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupVal Racines
    • Approach0:05 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerary (a/r)3:30 h
    • Hardware level difference375 m
    • Max1.525 m
    • Length1,5 Km
  • Ferrata Hoachwool

    Ferrata Hoachwool

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Hoachwool

    L'impegnativa Ferrata Hoachwool risale una ripida parete sopra Naturno. È una via molto atletica e varia, che alterna placche, traversi, diedri e balzi per dare ritmo a una salita intensa; la roccia, compatta e levigata, rende lo sforzo elevato. La bassa quota e l'esposizione a ovest la rendono molto calda nelle ore centrali d'estate.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è la stazione a valle della funivia Unterstell a Naturno (Bolzano). Da Bolzano si prende la superstrada per Merano, poi la statale dello Stelvio uscendo a Naturno e seguendo le indicazioni per il parcheggio della funivia (starting point on Google Maps). Dal parcheggio i cartelli verso ovest conducono in 20 minuti al Mercato Contadino e quindi all'attacco della ferrata (20' dal parcheggio).

    ▲The path

    La via inizia con un breve traverso su un tronco e poi su roccia, lungo una cengia a bordo del torrente Senales fino a una palestra di roccia; si prosegue su sentiero nel bosco, privo di attrezzatura, fino a due ampi gradini metallici sotto una placca levigata da risalire senza poter arrampicare, dove una staffa metallica permette di uscire dal primo tratto impegnativo. Seguono un comodo sentiero attrezzato e alcuni facili traversi e brevi placche accanto al torrente, che fanno capire quanto la roccia sia liscia, fino a un lungo ponte tibetano a tre corde, piuttosto dondolante, che richiede piede sicuro e calma (30' dall'attacco). Aggiornamento 2021: a causa di una frana nel tratto precedente il lungo ponte, la via segue una deviazione — una catena vieta il passaggio e indica di scendere verso il torrente, attraversarlo su un nuovo ponte sospeso breve e stabile e risalire il versante opposto ricollegandosi al tracciato originario, con la frana ben visibile. Si percorre poi una breve cengia a destra fino a un balcone panoramico, quindi una parete verticale e liscia con pochi appigli che dopo i primi metri piega a sinistra; un terrazzino e una seconda parete più appoggiata portano a un tratto di sentiero nel bosco e su roccia in falsopiano con assicurazione a sinistra. Si supera un salto in leggero strapiombo che richiede agilità e forza, poi una placca inclinata da salire in aderenza con esposizione crescente — sulla destra un cartello chiede ironicamente lo stato di forma, pur in assenza di via di fuga. Dopo un breve diedro si affronta una scaletta di funi e traversine, poi una placca particolarmente levigata in diagonale dove una maniglia torna utile, fino a un traverso caratteristico in cui lunghi spuntoni metallici si alternano alle staffe per aggirare la parete esposta; il traverso prosegue su pensiline di legno del vecchio sistema d'irrigazione, che riducono nettamente la difficoltà di un tratto altrimenti strapiombante. Aggirato un albero, un breve traverso diventa una rampa inclinata panoramica (1h 30' dall'attacco). Si risale un difficile passaggio verticale e una serie di salti impegnativi con qualche buon appiglio, una breve cengia e poi un tratto molto impegnativo: una placca verticale e liscia, un esposto traverso a sinistra e una parete impegnativa, prima in diagonale poi verticale, con alcune buone staffe, fino a un balcone con panchina. Dopo un tratto di sentiero si affrontano salti verticali, traversi e roccette poco appigliate, talvolta con staffe, fino al libro firme — attenzione, manca ancora molto al termine. Una serie di placche con fessure richiede forza nelle braccia, poi un paio di balzi verticali portano a un terrazzo erboso; un tratto diagonale impegnativo e un ultimo tratto verticale attrezzato con staffe sboccano su facili roccette e un sentiero sommitale che chiude la via (3h 30' dall'attacco, circa 4h totali). Sono presenti due varianti: una "Estremamente Difficile" su placche e diedri lisci da affrontare in trazione sul cavo, e una lunga scala a pioli, tecnicamente facile ma esposta e verticale.

    ▲Character and difficulty

    È una ferrata impegnativa e fisica, che richiede impegno e concentrazione per tre intense ore, varia ma con molti punti non arrampicabili per il tipo di roccia. Il ponte tibetano è tra i più lunghi a tre corde in Italia e tra i più dondolanti, specie con vento.

    ⚠ Il ponte si può evitare, ma il tratto della via in quel punto è soggetto a scariche, quindi da evitare se possibile. L'esposizione a ovest e la bassa quota rendono la parete molto calda nelle ore centrali delle giornate estive: sconsigliata in quei momenti.

    ▲Discipline

    Dal termine si può scendere a valle lungo il comodo sentiero 10 (50' dal termine, 4h 45' totali) oppure salire verso la stazione a monte della funivia Unterstell (15' dal termine, 4h 15' totali) ed eventualmente, energie permettendo, percorrere la facile Ferrata Knott, che si sviluppa sotto la piattaforma panoramica a circa 20 minuti di salita.

    ▲To match

    Prima di rientrare si può percorrere la facile Ferrata Knott. In direzione di Merano c'è la Ferrata Heini Holzer; risalendo verso lo Stelvio, a Solda, attendono le difficili Tabaretta e Croda di Cengles, mentre verso la Val Passiria si trova la Ferrata delle Cascate di Stuller.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupVal Venosta
    • Approach0:20 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerary (a/r)4:45 h
    • Hardware level difference520 m
    • Route difference620 m
    • Max1120 m
    • Length3,3 Km
  • Ferrata Heini Holzer al Picco Ivigna

    Ferrata Heini Holzer al Picco Ivigna

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Heini Holzer al Picco Ivigna
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    Dedicata al celebre alpinista di Scena, la Ferrata Heini Holzer sale al Picco Ivigna sopra Merano. È un itinerario di media difficoltà, senza tratti tecnicamente duri, che richiede però una discreta preparazione: la roccia, solida e spesso levigata, costringe in più punti a tirare sul cavo per la mancanza di appigli. L'escursione si completa salendo al Piccolo e al Grande Picco Ivigna, pochi minuti oltre il termine della via.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia Merano 2000, raggiungibile dall'uscita Merano Sud della superstrada Bolzano–Merano (starting point on Google Maps). Dalla stazione a monte (1900 m) si seguono i segnavia 18, che indicano anche il Rifugio Ivigna; il sentiero 18 è a tratti attrezzato ed esposto ma non difficile (imbrago consigliato, non indispensabile). Ignorati i bivi per i sentieri 3 e 41, dopo circa mezz'ora chiare indicazioni mostrano a destra la piazzola da cui inizia la ferrata (30' dalla stazione a monte).

    ▲The path

    Dal terrazzino in legno si sale una parete con alcuni balzi di modesta difficoltà, si aggira uno spigolo e, dopo una breve placca diagonale liscia che richiede il cavo, si chiude la prima parte con un tratto di sentiero attrezzato. Tratti di sentiero collegano del resto le varie sezioni lungo tutto l'itinerario, suddiviso in sedici settori ciascuno con la propria targa. Si entra nella sezione "Erta", particolarmente verticale: il primo passaggio risale una parete liscia con l'aiuto di alcune staffe, si piega a sinistra e si riparte verticali fino al termine del settore, difficile da arrampicare senza usare il cavo. Un sentiero di collegamento porta alla "Via delle Guide", dapprima appoggiata e di media difficoltà, poi con un traverso a sinistra sotto un passaggio verticale privo di appigli all'avvio. Dopo un trasferimento si risale una placca inclinata in aderenza con gli scarponi e, dopo un altro tratto più gradonato, si raggiunge uno dei passaggi più belli: la Cresta degli Spiriti, che si percorre sul filo con passaggi emozionanti e paesaggisticamente molto appaganti. Segue il sentiero di collegamento accanto a una panchina ("Pascolo delle Capre"), poi un traverso ascendente a sinistra e alcuni balzi verticali fino al libro firme. Si risalgono balzi rocciosi a tratti attrezzati e si affronta il settore "Volo dell'Angelo", con roccette e uno spigolo che sboccano su una cengia erbosa verso destra. Nel tratto finale due placche levigate e verticali, abbondantemente attrezzate con staffe, portano al cartello "uscita", oltre il quale un sentiero appoggiato con qualche balzo conduce alla targa di fine via (2480 m, 2h dall'attacco, 2h 30' totali), con i due Picchi Ivigna di fronte. Proseguendo verso le cime si raggiunge un bivio: a sinistra, in 5 minuti, la croce del Piccolo Picco Ivigna (10' dal termine); a destra, un sentiero attrezzato su una lunga cengia ghiaiosa risale dalla forcella tra i due picchi e, con alcuni balzi e una placca inclinata attrezzata, porta alla croce del Grande Picco Ivigna (20' dal termine).

    ▲Character and difficulty

    La via è suddivisa in sedici settori, ciascuno presentato da una targa. L'attrezzatura è in ottimo stato e il cavo ha un diametro maggiore della media, utile dove si deve fare trazione.

    ⚠ La roccia è molto solida e a tratti levigata: in diversi passaggi, altrimenti di grado elevato, ci si troverà a tirare sul cavo per la mancanza di appigli. La salita ai due picchi aggiunge circa 1h al percorso ma merita decisamente.

    ▲Discipline

    Dal Grande Picco si scende a ritroso fino al bivio tra i due picchi, poi lungo il ripido e franoso sentiero 19 fino al Kulheiten (2362 m). Da qui due opzioni per tornare a Merano 2000: la carrareccia 19A, che con dolce pendenza e un ampio giro porta alla baita Waidmannalm (1998 m), oppure la traccia diretta sui prati, che fa risparmiare circa 15 minuti fino alla stessa baita; si segue infine l'ampio sentiero 3 (1h 15' dal termine della ferrata, 5h 30' totali).

    ▲History

    Inaugurata a Merano nel 2016, la via è dedicata al grande alpinista e scialpinista atesino Heini Holzer, protagonista dell'alpinismo negli anni Sessanta e pioniere dello sci estremo negli anni Settanta, scomparso in una discesa con gli sci nel 1977 nel gruppo del Bernina; alla sua vita è dedicato il libro "La mia traccia, la mia vita".

    ▲To match

    In Val Senales, in ordine di difficoltà crescente, la facile Ferrata Knott a Naturno, accanto alla più difficile Ferrata Hoachwool, e la recente Ferrata Larix. Verso la Val Passiria si trova la Ferrata delle Cascate di Stuller, mentre a Solda attendono le difficili Croda di Cengles e Tabaretta.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupMonti Sarentini
    • Approach0:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerary (a/r)5:30 h
    • Hardware level difference550 m
    • Route difference670 m
    • Max2581 m
    • Length6 Km
  • Ferrata Hans Kammerlander

    Ferrata Hans Kammerlander

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Hans Kammerlander
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    Tracciata sopra Acereto, in Valle Aurina, la recente Ferrata Hans Kammerlander è un itinerario moderno e impegnativo: non raggiunge una cima, ma cerca le difficoltà della parete con notevole esposizione e una grande varietà di passaggi. Avvicinamento e rientro brevi ne fanno un'ottima meta per una mezza giornata.

    ▲Approach

    Si parte da Acereto, tra Campo Tures e Riva di Tures, in provincia di Bolzano. Giunti a Campo Tures si seguono le indicazioni per la SP48 verso Riva di Tures; dopo qualche minuto, sulla sinistra, le indicazioni per Acereto portano a un ampio spiazzo ghiaioso sulla destra, presso una fermata dell'autobus, dove conviene parcheggiare perché l'itinerario è ad anello (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si sale sul bordo destro della strada e si imbocca la Hintergasse in leggera discesa, seguendola per circa 1 km fino a un tornante più marcato; pochi metri oltre, una traccia a sinistra scende nel bosco e, seguendo i cartelli, in pochi minuti porta all'attacco (circa 30' dal parcheggio).

    ▲The path

    Dalla nicchia di partenza si sale una breve scala metallica e si affronta una prima serie di traversi verso destra, già impegnativi per la scarsità di appoggi e per la roccia scivolosa e coperta di muschio; conducono al primo ponte sospeso, reso un po' ballerino dal fatto che gli appoggi per i piedi sono separati dalla struttura. Oltre il ponte, alcuni passaggi più semplici con comode staffe portano a una cengia erbosa dove conviene studiare il seguito, perché la difficoltà aumenta nettamente e si mantiene alta quasi fino alla fine. Si attacca un impegnativo traverso a destra su roccia via via strapiombante, con appoggi sfuggenti e umidi che riducono le possibilità di arrampicare e impongono l'uso del cavo; si sale poi un bel diedro a roccia levigata fino a un punto di riposo, con una panchina in legno a sinistra, sotto una lunga scala "marinara" meno stabile, da salire con equilibrio e decisione. Segue il passo chiave, breve ma intenso: un traverso a sinistra in forte esposizione per aggirare uno spigolo e salire una breve paretina levigata, con possibilità di arrampicare ridotte. Usciti dal passaggio si riposa su un tratto orizzontale e si riprende su una paretina verticale ricca di cambre metalliche per i piedi, poi un paio di paretine intervallate da facili traversi fino a due panchine in legno con il libro firme, a circa metà via, con vista su Campo Tures. La seconda parte attacca una paretina con staffe e un traverso orizzontale che supera un breve strapiombo; si prosegue a destra tra balzi e traversi fino a un passaggio difficile, sotto un pronunciato tetto da aggirare a sinistra usando un tronco d'albero sospeso come appoggio per i piedi attorno a uno spigolo marcato, con un traverso esposto e atletico ma breve. Raggiunto e superato il secondo ponte sospeso, si traversa a sinistra in grande esposizione, con buoni appoggi, fino a un diedro appoggiato dove le difficoltà calano. Nel tratto finale si sale verso sinistra al terzo e ultimo ponte, dagli ampi appoggi per i piedi ma con una sola fune come corrimano; oltre il ponte, gli ultimi dieci metri verso destra chiudono la via (circa 3h dall'attacco, 3h 30' totali).

    ▲Character and difficulty

    È una ferrata di stile moderno, con modeste possibilità di arrampicare sulla roccia, che concentra strapiombi, traversi, passaggi espostissimi, scale e ponti in un itinerario bello e vario.

    ⚠ Un paio di passaggi, brevi, sono estremi pur senza essere mai continui: è importante affrontare la via in buono stato di forma. Si consiglia di portare una longe per potersi fermare e riposare nei tratti più impegnativi.

    ▲Discipline

    Pochi metri oltre il termine si raggiunge una strada che si segue verso sinistra, in salita, per qualche minuto; il rientro si può abbreviare imboccando a sinistra alcune tracce che tagliano nel bosco verso il paese. In circa 30 minuti si è di nuovo in paese e quindi al parcheggio (circa 4h totali).

    ▲History

    La via è dedicata al fortissimo alpinista Hans Kammerlander, nato proprio ad Acereto: ha salito dodici dei quattordici Ottomila, sette dei quali con Reinhold Messner. La ferrata è stata inaugurata nel 2022.

    ▲To match

    A Campo Tures si trova la più breve ma altrettanto impegnativa Ferrata Pursteinwand. Salendo verso nord lungo la Valle Aurina si raggiunge il lungo itinerario che include la Ferrata al Sasso Nero e la più facile Ferrata di Speikboden; scendendo verso sud si arriva alle ferrate della Val Pusteria, tra cui la recente Ferrata del Piz de Peres.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupValle Aurina
    • Approach0:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerary (a/r)4:00 h
    • Hardware level difference300 m
    • Route difference340 m
    • Max1566 m
    • Length5,8 Km
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