Caratteristica: Adatta a neofiti

  • Sentiero Attrezzato Burrone Giovanelli

    Sentiero Attrezzato Burrone Giovanelli

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato Burrone Giovanelli

    Il Sentiero Attrezzato al Burrone Giovanelli si sviluppa nel suggestivo burrone di Mezzocorona, in provincia di Trento. Non presenta particolari difficoltà tecniche, è esposto solo in singoli passaggi e molto piacevole; pur essendo di bassa quota si può percorrere anche d'estate perché corre in gran parte dentro una forra fresca e caratteristica.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Mezzocorona: usciti al casello di San Michele all'Adige (A22) si raggiunge il centro, si prende a sinistra Via Cesare Battisti e, prima di arrivare a Mezzolombardo, si tiene sulla destra una strada stretta ma asfaltata tra i vigneti fino a un parcheggio con bacheca informativa. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si seguono i segni del CAI 505 nel bosco; a un primo bivio (5', palina CAI) si tiene la sinistra (CAI 505A), variante più completa, raggiungendo un ponticello sul torrente e salendo sulla destra orografica fino al cartello rosso e alla targa in marmo che segnano l'inizio del sentiero attrezzato (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dall'inizio delle attrezzature una facile cengia orizzontale porta alla prima cascata, dove si attraversa il rio e ci si trova sotto una lunga scala metallica in due tronconi, verticale ed esposta ma senza difficoltà tecniche (attenzione alle suole bagnate dopo il guado); in cima, voltandosi, si gode la vista sulla Piana Rotaliana. Un facile tratto attrezzato con roccette e una seconda scaletta più corta conduce dentro il burrone; una cengia in lieve salita e uno stretto passaggio attrezzato portano all'ingresso vero e proprio della forra. Si scende una corta scaletta, si attraversa il rio e si risale il versante destro su ampie e solide cambre, piegando a destra; una breve scaletta e una cengia con passerella in legno portano presso una statua della Madonna. Si entra nel tratto più angusto del burrone, poco illuminato salvo nelle ore centrali, salendo a fianco del rio in ambiente molto suggestivo fino a uscirne; si prosegue fino a una cascata di circa 100 metri. Alternando tratti attrezzati e facili salite, superate alcune roccette umide e una scala lunga e appoggiata, si raggiunge l'ultima scala che chiude le attrezzature; in una decina di minuti il sentiero termina presso una strada forestale (765 m, 1h 15' dall'attacco, 1h 30' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via attrezzata facile, superata grazie a numerose scale e cambre, con esposizione limitata a pochi passaggi; l'ambiente di forra è il vero punto di forza. Ottima anche per neofiti accompagnati.

    ⚠ Dopo il guado del rio le suole bagnate scivolano sulle scale: prudenza. Roccia spesso umida nel burrone; casco e set da ferrata indispensabili.

    ▲Discesa

    Raggiunta la forestale, per il rientro ci sono più opzioni: tenendo la sinistra si scende nel bosco sul sentiero 504 fino all'auto in circa 45' (2h 30' complessive); tenendo la destra, in circa un'ora sul sentiero 505 (passando da Baita Manzi) si raggiunge la stazione a monte della funivia di Mezzocorona, da cui si scende a valle. Esiste anche una variante più lunga: conviene verificare la segnaletica in loco.

    ▲Da abbinare

    In zona, vicine, la Ferrata Rio Secco a Cadino di Faedo, la Ferrata di Favogna e la Ferrata Val del Rì a Mezzolombardo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoPaganella
    • Avvicinamento15 min
    • Tratto attrezzato1h 30'
    • Itinerario completo2h 30'
    • Dislivello attrezzato480 m
    • Dislivello itinerario670 m
    • Quota massima918 m
    • Lunghezza5 km
  • Sentiero Attrezzato Bertotti alla Croce del Chegul

    Sentiero Attrezzato Bertotti alla Croce del Chegul

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato Bertotti alla Croce del Chegul

    Il Sentiero Attrezzato Bertotti è un piacevole itinerario di bassa difficoltà che sale alla Croce del Chegul, sulle montagne a est di Trento. Non presenta difficoltà tecniche ed è adatto anche a neofiti o a chi ha poca esperienza di ferrate; dalla cima il panorama è a 360 gradi.

    ▲Avvicinamento

    Dal Passo del Cimirlo (733 m), raggiunto da Trento, si prende a destra la strada con indicazioni per Maranza; dopo circa 1,5 km, stretti ma asfaltati, si nota a sinistra il segnavia CAI 418 del Sentiero Attrezzato Bertotti. Si parcheggia a bordo strada. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal cartello (850 m) si sale ripidi nel bosco tra tornanti, gradoni rocciosi e massi sotto le pareti del Chegul, poi a destra su un pendio fino a una cengia sotto la cresta; con brevi tratti attrezzati si raggiunge il libro delle firme, dove una targa segna l'inizio del sentiero attrezzato (1115 m, 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale un canalone nel bosco fino al suo punto più alto, dove si passa tra due rocce; si affronta poi una parete verticale attrezzata con larghe cambre. Il sentiero prosegue facile e privo di attrezzature per alcuni minuti, fino ad alcune roccette e a una lunga scala metallica di 20 metri; superata la scala, una serie di gradoni attrezzati conduce senza problemi alla Croce del Chegul (1263 m), con ottima vista su Trento e sul Bondone (30' dal libro delle firme, 1h complessiva).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario non difficile: i due tratti verticali sono facilitati da una scala e da una serie di staffe; il dislivello è superato con tratti attrezzati nei punti più esposti, ma la difficoltà resta modesta. Molto bello invece il panorama dalla cima.

    ⚠ Pur facile, resta una via attrezzata: casco e set da ferrata sono raccomandati, soprattutto per i neofiti che vi si avvicinano.

    ▲Discesa

    Si può scendere al parcheggio per lo stesso itinerario (45', 1h 45' complessive) oppure compiere un più lungo anello: oltrepassato un ponticello si sale allo Spiaz delle Patate (1310 m), poi verso sud sul CAI 411 verso il Monte La Marzola, superando vecchie postazioni di guerra; a un bivio (1541 m) si può salire a La Marzola (1738 m) col CAI 411A oppure proseguire sul CAI 411/412 fino al Bivacco Bailoni (1632 m). Dal bivacco, in ripida discesa col CAI 412 verso ovest, si raggiunge il Rifugio Maranza (1072 m) e infine, sui CAI 426 e 413, l'auto (circa 5h complessive).

    ▲Da abbinare

    Percorrendolo nella variante breve restano tempo ed energie per un'altra via: in Val d'Adige la Ferrata Rio Secco e la Ferrata di Favogna, o il Burrone Giovannelli; verso il Garda la Ferrata Che Guevara e la Sentiero de le Stel.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoValsugana
    • Avvicinamento30 min
    • Tratto attrezzato30 min
    • Itinerario ad anello5h
    • Dislivello attrezzato150 m
    • Dislivello itinerario886 m
    • Quota massima1737 m
    • Lunghezza14,7 km
  • Ferrata Arenazzo

    Ferrata Arenazzo

    Vie Ferrate › Basilicata › Potenza
    Ferrata Arenazzo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Una ferrata breve e divertente nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, incassata nella stretta valle scavata dal torrente Arenazzo. Le difficolta tecniche restano contenute: il vero protagonista e il lungo ponte tibetano finale, che da solo vale la salita.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza e l’abitato di Sasso di Castalda, in provincia di Potenza. Dal paese ci si porta nei pressi del Ponte alla Luna, dove la segnaletica e abbondante, e si imboccano i segnavia blu “Ferrata Arenazzo” che scendono verso il torrente. Bastano circa 15 minuti per raggiungere l’attacco. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    Si parte percorrendo in discesa un facile sentiero attrezzato che conduce al primo ponte tibetano, teso su 3 corde, lungo 15 metri e alto circa 8. Superato il ponte si affronta un breve tratto verticale, dove alcune staffe agevolano la progressione in diagonale. Segue un traverso con saliscendi mai impegnativi. Dopo questa sezione si scende una placchetta fino al secondo ponte tibetano, quello decisivo: 40 metri di lunghezza, 20 di altezza, teso su 4 corde. Proprio con la sua traversata si chiude la ferrata, a circa 40 minuti dall’attacco.

    ▲Carattere e difficolta

    Tecnicamente e una via alla portata anche di chi ha poca esperienza, ma il passaggio chiave resta il lungo ponte tibetano finale, che oscilla naturalmente durante l’attraversamento.

    ⚠ Il ponte da 40 metri richiede passo fermo e totale assenza di vertigini: valutatelo con onesta prima di impegnarvi nella traversata.
    ▲Discesa

    Terminato il ponte si rientra comodamente in paese lungo un sentiero senza difficolta, per un totale di circa 1 ora e 15 minuti sull’intero anello.

    ▲Da abbinare

    In zona si combina alla perfezione con la Ferrata Belvedere (indicazioni in loco) e con la traversata del celebre Ponte alla Luna. Sempre nel Potentino si trovano la Ferrata Marcirosa e la Ferrata Salemm; lungo la costa tirrenica la panoramica Ferrata al Cristo Redentore di Maratea; in Campania, a Volturara Irpina, la recente Ferrata Maroia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneBasilicata
    • GruppoAppenino Lucano
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata0:40 h
    • Itinerario (a/r)1:15 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario300 m
    • Quota max975 m
    • Lunghezza1,5 Km
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