Caratteristica: Adatta ai principianti

  • Ferrata Sass de Rocia

    Ferrata Sass de Rocia

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Sass de Rocia

    La Ferrata al Sass de Rocia sorge vicino a Laste, in provincia di Belluno, ed è tra le più semplici del sottogruppo della Marmolada. Tecnicamente elementare e con dislivello modesto, è perfetta per chi vuole prendere confidenza con la verticalità: i pochi tratti ripidi sono attrezzati con abbondanti staffe e scalette, e il percorso è movimentato da tre ponti sospesi che ne fanno una meta ideale anche per famiglie e neofiti.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge la frazione di Ronch, poco sopra Laste (Belluno), e si lascia l'auto nel piazzale al centro del paese. Già lungo la strada, poco prima dell'abitato, un cartello segnala il sentiero che sale nel bosco verso l'attacco. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal piazzale si torna sull'asfalto per pochi metri e si imbocca a sinistra, in salita, il sentiero nel bosco: ben segnato e privo di difficoltà, in circa 10 minuti porta all'attacco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca una paretina attrezzata con staffe e una scaletta metallica, oltre la quale ci si infila in un anfratto stretto fra le pareti del Sass de Rocia, risalito con la corda che fa da corrimano. In fondo una scaletta metallica appoggiata di circa 4 metri conduce a una cengia che, dopo pochi passi, piega con un tornante a sinistra sotto una parete verticale: la roccia è liscia e povera di appigli ma fittamente attrezzata di staffe, e un breve tratto leggermente strapiombante costituisce l'unica vera difficoltà. Si esce su un terrazzino dove le attrezzature piegano a sinistra per qualche metro prima di ripartire in verticale con altre staffe e un breve passaggio a sinistra. Si guadagna così il primo ponte sospeso, che scavalca la gola attraversata all'ingresso. Da qui il tracciato diventa sentiero attrezzato: alcune facili roccette tra i mughi portano al secondo ponte sospeso, quindi un tratto di sentiero inizialmente attrezzato conduce al terzo ponte sospeso. Un'ultima breve traccia termina al Bivacco Pian delle Stelle, dove finisce la ferrata (30' dall'attacco, 45' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via decisamente facile, pensata per principianti e famiglie: si superano alcuni tratti verticali aiutandosi con le staffe, riducendo al minimo l'arrampicata. L'esposizione è contenuta e l'impegno fisico modesto.

    ▲Periodo e sicurezza

    Per via dell'avvicinamento e del rientro brevissimi, è un itinerario ideale anche nelle giornate di meteo incerto. Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ) scaricabili dalla scheda.

    ▲Discesa

    La discesa può ripercorrere interamente la via di salita; in alternativa, superati i primi due ponti e giunti in prossimità del terzo, si segue la traccia che aggira la gola scendendo prima una scaletta e poi un sentiero, fino a innestarsi nel sentiero di avvicinamento e rientrare al parcheggio (30' dal bivacco, 1h 15' in totale).

    ▲Da abbinare

    È la più facile delle ferrate del sottogruppo della Marmolada, dove spiccano le storiche vie Eterna, a Punta Penia, al Col Ombert e al Colac. Verso il Passo Falzarego si trovano due vie facili, la Ra Gusela e l'Averau; scendendo verso il Civetta le impegnative Fiamme Gialle, Tissi e Alleghesi, oltre alla lunga Costantini alla Moiazza.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMarmolada
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:15 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario130 m
    • Quota max1576 m
    • Lunghezza0,9 Km
  • Ferrata di San Silvestro al Monte Totoga (Primiero)

    Ferrata di San Silvestro al Monte Totoga (Primiero)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata di San Silvestro al Monte Totoga (Primiero)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di San Silvestro prende il nome dalla chiesetta a mezza costa del Monte Totoga, meta finale dell'itinerario. È una via breve, prevalentemente facile con alcuni passaggi moderatamente difficili, divisa in due sezioni; avvicinamento di meno di 5 minuti, bassa esposizione e rientro rapido la rendono ideale per principianti ed escursionisti che cercano un percorso attrezzato semplice.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è a bordo della SS 50 del Grappa e del Passo Rolle, salendo da Feltre verso il Primiero: appena finito il lago di Schenér, poco prima della rotatoria per Imer e appena prima della galleria per Canal San Bovo, c'è uno spiazzo con indicazione «Falesia San Silvestro» (un altro parcheggio più grande sul lato opposto), a quota 600 m. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue il sentiero «Falesia di San Silvestro» e, poco dopo, un cartello a destra indica l'attacco, col classico cartello rosso (5' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Prima sezione: si parte con un tratto abbastanza verticale ma ben ammanigliato (gradini in roccia, staffe e facili roccette), poi si sale in diagonale verso sinistra su gradoni di solida roccia con varie cambre, una serie di cambre verticali, qualche balzo e una paretina staffata, fino al pianoro boschivo che chiude la prima sezione (circa 150 m di quota dal parcheggio): la parte iniziale è moderatamente difficile, il resto facile. In 5 minuti si arriva a un bivio sotto un traliccio: a sinistra il percorso per ragazzi «Sandokan», dritto la seconda sezione (qui un primo rientro per chi non vuole proseguire, 20' dall'attacco). Si prosegue nel sottobosco e in circa 15' si raggiungono le attrezzature: tre tratti di semplice sentiero attrezzato, poi facili roccette con qualche staffa e un traverso a sinistra fino a una parete verticale di circa 10 m ben provvista di cambre — il primo dei due tratti più esposti, comunque contenuto. Da un terrazzino panoramico (a destra il lago di Schenér, a sinistra Imer e Mezzano) si continua con altri passaggi su appoggi naturali e staffe; un traverso a destra e una lunga serie di staffe irregolari per circa 15 m costituiscono il secondo tratto più esposto. Si prosegue tra roccette, scalini e staffe, poi un lungo e semplice traverso a destra protetto dal bosco; si aggira la parete in obliquo aiutandosi col cordino a sinistra e, dopo un ultimo facile tratto attrezzato (terreno a tratti fangoso dopo le piogge), si arriva alla Chiesetta di San Silvestro, splendido punto panoramico (circa 1h dall'attacco / 1h 5' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via adatta ai principianti: avvicinamento brevissimo, esposizione contenuta, impegno fisico modesto. A metà percorso, presso il traliccio, si stacca la facile variante «Sandokan» (a cura di Alberto Zanon), che scende a una larga cengia e poi a zig-zag nel bosco fino a un'altra falesia e al parcheggio (circa 20', percorribile in salita o in discesa).

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota: percorribile tutto l'anno, con attenzione a neve o ghiaccio in inverno. Esposta a sud-est, è sconsigliata nelle giornate estive molto calde, pur essendo in parte riparata dalla vegetazione. Nessun GPS ufficiale disponibile per questa via.

    ▲Discesa

    Dalla chiesetta un cartello indica due opzioni. Consigliata: sentiero 346 che in circa 40' porta sulla provinciale ai Masi di Imer (ristorante «Al Bus») e in altri 10' al parcheggio, attraversando la strada e la rotatoria davanti al tunnel (50' dal termine). In alternativa si può allungare il giro salendo per il 346 fino al Passo Gobbera e scendere per la provinciale verso Imer o per sterrata/sentiero che si ricollega più in basso alla prima opzione (circa 1h 30').

    ▲Da abbinare

    Nel Primiero e dintorni: la Ferrata del Canalone al Rifugio Treviso e, alle Pale, la Ferrata Bolver-Lugli; verso le Dolomiti Feltrine la Ferrata al Monte Coppolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPrimiero
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)1:50 h
    • Dislivello ferrata330 m
    • Dislivello itinerario380 m
    • Quota max965 m
    • Lunghezza5,4 Km
  • Ferrata della Ruceia a Condove

    Ferrata della Ruceia a Condove

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata della Ruceia a Condove

    La Ferrata della Ruceia è una via recente e facile, ottima per avvicinare i neofiti alle vie attrezzate. Divisa in settori collegati da sentiero, nessuno con difficoltà di rilievo, è piacevole, corta e percorribile praticamente tutto l'anno. È dedicata agli alpinisti Gian Carlo Grassi e Diego Cordola.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il paese di Condove (TO): si attraversa il ponte sul torrente Gravio e si parcheggia subito dopo, presso l'area attrezzata e il parco avventura a bordo torrente. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue la sterrata che costeggia il parco avventura e, nel bosco, porta verso l'attacco (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è fatta di più sezioni collegate da tratti di sentiero. La prima sezione risale una parete verticale su placca, prima dritta poi virando leggermente a sinistra su alcune staffe; senza le staffe servirebbe procedere in aderenza. Si supera un breve tratto in leggero strapiombo (circa 3 metri, agevole con le staffe) e si chiude con una placca prima inclinata poi verticale. Dopo il sentiero di collegamento si risale un tratto verticale di 4 metri con staffe per i piedi fino a un terrazzino; verso sinistra un tratto diagonale con staffe, poi un diedro appoggiato più facile. La terza sezione è un masso da risalire in verticale, comunque aggirabile sulla destra. La quarta e ultima, presso la falesia di Roccabruna, risale sul lato sinistro un diedro verticale ben attrezzato, poi un traverso a sinistra, un secondo diedro simile e una placca verticale che porta in cima (1h dall'attacco / 1h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Adatta ai principianti e anche ai più giovani: abbondantemente attrezzata, senza passaggi difficili; solo il primo tratto è un po' più impegnativo degli altri. Inaugurata nel 2016 e intitolata a Gian Carlo Grassi, grande alpinista piemontese originario di Condove, e a Diego Cordola, autore della guida «Arrampicare a Caprie».

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota: percorribile in gran parte dell'anno con roccia asciutta. Comunque sempre necessari imbrago, casco e kit da ferrata.

    ▲Discesa

    Dalla cima si può scendere sia dal lato sinistro sia dal destro; è preferibile il lato destro, meno accidentato. In entrambi i casi si completa un giro ad anello e si rientra al parcheggio (30' dal termine / 1h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Per la brevità si collega facilmente con altre vie della Val di Susa: la Ferrata Guido Rossa a Caprie e la Ferrata Carlo Giorda (a 10' d'auto), la Ferrata dell'Orrido di Chianocco, la Ferrata dell'Orrido di Foresto e, più in alto, la Ferrata del Rouas a Bardonecchia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal di Susa
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario160 m
    • Quota max541 m
    • Lunghezza1,2 Km
  • Ferrata di Rosazza (Valle Cervo)

    Ferrata di Rosazza (Valle Cervo)

    Vie Ferrate › Piemonte › Biella
    Ferrata di Rosazza (Valle Cervo)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Rosazza percorre la bellissima gola del torrente Cervo, fra il cimitero di Rosazza e il ponte stradale poco a valle: granito levigato dall'acqua, pozze cristalline che d'estate invitano al bagno e uno sviluppo prevalentemente orizzontale con brevi tratti verticali in salita e discesa. Due sezioni ben distinte e quota di soli 900 m la rendono adatta a tutte le stagioni.

    ▲Avvicinamento

    La via inizia al ponte stradale sul torrente Cervo che si incontra arrivando da Campiglia Cervo, prima di Rosazza. Da Biella si risale la Valle Cervo; superato il ponte tra Campiglia e Rosazza si parcheggia all'altezza del cimitero di Rosazza. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. A piedi si torna al ponte a valle e si scende dalla scaletta subito a valle del ponte, sulla destra orografica (5' dal parcheggio); al cartello descrittivo si arriva sul greto, dove un codice QR fornisce le informazioni sul primo tratto.

    ▲Il percorso

    La prima sezione parte con abbondanti cambre che facilitano la progressione e prosegue in orizzontale, con un facile traverso attrezzato, passando sotto il ponte stradale; si arriva al ponte tibetano, oltre il quale si scende verso la riva del torrente su una spiaggetta di ciottoli, dove la prima sezione (facile) termina e si trova una comoda via di fuga verso la strada. La seconda sezione, segnalata da un secondo QR e da appoggi per i piedi realizzati con sassi inchiodati, mostra subito il carattere più tecnico con alcuni cambi moschettone in lieve strapiombo; risalendo la gola il paesaggio si fa più selvaggio. A metà circa il percorso guadagna quota fino al retro di alcuni garage presso la strada, dove c'è una seconda via di fuga; poi torna a metà parete con traversi tecnici, discese e risalite in strapiombo. Quando si risale di nuovo la gola e compare il ponte del cimitero monumentale di Rosazza la ferrata termina (25' dall'attacco / 30' dal parcheggio); la pozza a valle del ponte invita a un bagno.

    ▲Carattere e difficoltà

    Molto breve e con più vie di fuga: la prima parte è facile, adatta anche ai principianti; la seconda è più tecnica ma con difficoltà mai eccessive, ideale per chi vuole cimentarsi per la prima volta con qualche passaggio più complesso. Relazione a cura di Stefano Caprile.

    ⚠ Difficoltà ambientali ridotte, ma valutare la portata del torrente: dopo forti piogge alcune sezioni possono risultare scivolose.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (circa 900 m): percorribile in tutte le stagioni, gradevole anche d'estate per la freschezza della gola.

    ▲Discesa

    Il parcheggio è a meno di 100 m dalla fine della ferrata: si raggiunge l'auto in un minuto (circa 10' dal termine / 50' totali).

    ▲Da abbinare

    In zona si sviluppano altre cinque vie, tutte moderatamente difficili: la Ferrata Nito Staich, la Ferrata Ciao Miki, la Ferrata del Limbo, la Ferrata dell'Infernone e la Ferrata della Balma (le prime tre presso Oropa, a circa 30' d'auto).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoValle Cervo
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)0:50 h
    • Quota max880 m
  • Ferrata Poppele Knott a Laces (Val Venosta)

    Ferrata Poppele Knott a Laces (Val Venosta)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Poppele Knott a Laces (Val Venosta)

    La Ferrata Poppele Knott è una breve via attrezzata appena sopra Laces, in Val Venosta: itinerario corto e poco impegnativo, perfetto per una mezza giornata o per chi muove i primi passi sulle ferrate. Il nome viene da un grosso masso erratico, il Poppele Knott, che si incontra proprio nei pressi dell'attacco.

    ▲Avvicinamento

    Si lascia l'auto al piccolo parcheggio della chiesa in località Tiss, vicino a Laces (una quindicina di posti). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si imbocca la stradina che scende verso sinistra fra i meleti; in una decina di minuti si arriva quasi alla statale dello Stelvio. Poco prima di raggiungerla, sulla sinistra, una palina segnala chiaramente la ferrata («Tiss Klettersteig»); un ultimo strappo ripido nel bosco porta all'attacco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è corta: circa 60 m di dislivello attrezzato per 0,6 km di sviluppo, percorribili in una ventina di minuti, con quota massima attorno ai 750 m. Allo stato attuale la fonte non pubblica la descrizione dettagliata, passo per passo, del tratto attrezzato: per correttezza non la riportiamo e ci atteniamo ai soli dati certi (sviluppo, dislivello, tempi e grado). Il carattere complessivo è facile, in ambiente soleggiato fra i meleti della Val Venosta.

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà facile, adatta anche a chi è alle prime esperienze su via attrezzata. La brevità la rende ideale come uscita introduttiva o come complemento di un'altra ferrata della zona.

    ⚠ Pur essendo facile resta una via attrezzata su roccia: imbrago, casco e kit da ferrata omologato sono obbligatori. Conviene percorrerla con roccia asciutta.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota: percorribile in gran parte della stagione con roccia asciutta. In estate la parete resta esposta al sole.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si segue il sentiero 5A verso sinistra, che in una quindicina di minuti riporta all'attacco; da qui si rientra al parcheggio (circa 50' in totale).

    ▲Da abbinare

    Nei dintorni, a Naturno, la difficile Ferrata Hoachwool e la varia Ferrata Knott; a Merano la Ferrata Heini Holzer (moderatamente difficile), buon passo successivo per alzare il grado. Inaugurate di recente: la Ferrata Olberg presso Vipiteno (2022) e la Ferrata Larix in Val Senales (2022). Lungo la statale dello Stelvio si raggiunge la Ferrata di Trafoi; verso Trento, di media difficoltà, la Ferrata Mendola al Roen e la Ferrata di Favogna.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal Venosta
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)0:20 h
    • Dislivello ferrata60 m
    • Dislivello itinerario90 m
    • Quota max750 m
    • Lunghezza0,6 Km
  • Ferrata Adolfo Ferrari al Monte Roncalla

    Ferrata Adolfo Ferrari al Monte Roncalla

    Vie Ferrate › Emilia-Romagna › Piacenza
    Ferrata Adolfo Ferrari al Monte Roncalla

    La Ferrata Adolfo Ferrari al Monte Roncalla, inaugurata nel 2004, risale una panoramica cresta di balze e gendarmi fino alla vetta del Monte Roncalla (1683 m), nell’Appennino Ligure al confine fra Liguria ed Emilia. È una via facile e divertente, adatta sia ai neofiti sia ai ferratisti esperti che vogliono salirla in arrampicata usando il cavo solo come autoassicurazione; le difficoltà non sono mai sostenute, ma l’itinerario completo è lungo e impegnativo sul piano fisico.

    ▲Avvicinamento

    La cresta si può raggiungere da due versanti: da quello ligure, da Rocca d’Aveto (1280 m), oppure da quello piacentino, dal Rifugio Vincenzo Stoto presso il Passo Crociglia (1468 m, dove conviene parcheggiare se si sale da qui). Questa relazione descrive la salita dal versante ligure. Si raggiunge Santo Stefano d’Aveto e, oltrepassato il paese, si imbocca la strada che sale ripida a Rocca d’Aveto: si parcheggia presso il piazzale di partenza della seggiovia (apri il punto di partenza su Google Maps – 44.58562, 9.46976) e si imbocca una stradina asfaltata sulla sinistra. L’asfalto termina presto e, superato un cancello, si prosegue verso la Valle Tribolata, passando sotto le pareti del Groppo Rosso fino a incontrare i segnavia gialli triangolari. Prima della frana della Valle Tribolata compaiono le prime indicazioni per la ferrata; la traccia di salita è incerta e richiede attenzione. Dopo alcuni minuti si raggiungono le prime roccette, da affrontare in libera, fino all’attacco della ferrata (1h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata attacca rimontando uno sperone roccioso in cui si alternano tratti facili e di difficoltà moderata, che conviene affrontare arrampicando e usando il cavo solo come autoassicurazione. Segue un camino, leggermente più impegnativo nella parte iniziale; poi alcune attrezzature metalliche facilitano la progressione e conducono, tra roccette e selle, alla base di una placca ricca di appigli e fessure, ideale da arrampicare. Al termine della placca si arriva all’ultimo gendarme roccioso, che offre due opzioni: aggirarlo a sinistra lungo una traccia assicurata, oppure salire dritti l’esposto diedro (il passaggio chiave della via). Superato quest’ultimo risalto si prosegue sui prati che in breve portano in vetta al Monte Roncalla (40′ dall’attacco, circa 2 ore dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Facile, ha difficoltà tecniche e ambientali contenute (1/5), esposizione moderata (3/5) ma impegno fisico elevato (5/5) per la lunghezza complessiva dell’itinerario (circa 12 km e 1000 m di dislivello, soprattutto se concatenata con la vicina Ferrata Mazzocchi). È un’ottima via per iniziare o per divertirsi arrampicando in libera; non presenta mai difficoltà sostenute.

    ⚠ La traccia di avvicinamento è incerta e va seguita con attenzione; prima dell’attacco si superano alcune roccette in libera. Il passaggio chiave è l’esposto diedro dell’ultimo gendarme, evitabile a sinistra lungo la traccia assicurata. Restano obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario appenninico percorribile nella bella stagione con roccia asciutta e meteo stabile; in caso di pioggia o nebbia l’orientamento sull’avvicinamento e in cresta si complica. Va valutata la durata complessiva: la sola ferrata è breve, ma il giro completo è lungo. Si ricordi che si tratta di una montagna a quota media (1683 m), spesso ventosa e con possibili nevai a inizio stagione.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Roncalla ci sono due possibilità. La più rapida per rientrare a Rocca d’Aveto scende verso il vicino Groppo Rosso, prosegue al Prato della Cipolla e quindi a Rocca d’Aveto (1h 15′ dal termine della ferrata, 3h 15′ dal parcheggio). La seconda, più lunga ma molto più appagante, include la Ferrata Mazzocchi: subito a destra si scende nella faggeta ignorando i bivi per Prato Cipolla e Monte Bue; al primo bivio si tiene ancora la destra e al successivo la sinistra, sempre in discesa, verso il Passo Roncalla (45′ dal termine della ferrata), dove si svolta a sinistra in direzione Lago Nero e Fontana Gelata. Si scende fino alla confluenza di due ruscelli e si segue il sentiero 007 verso il Bivacco Sacchi; dal bivacco si seguono le indicazioni per la Ferrata Mazzocchi, più difficile della Ferrari (1h 30′ dal termine della Ferrari, 3h 30′ dal parcheggio). La Mazzocchi risale la parete nord del Groppo delle Ali (45′ dall’attacco); dalla cima si scende per tracce fino alla pista da sci che porta al Rifugio Prato Cipolla, poi si tiene la destra scendendo a Rocca d’Aveto (1h 15′ dal Groppo delle Ali, circa 5h 30′ totali).

    ▲Carattere storico

    La via è intitolata ad Adolfo (Alfo) Ferrari, originario della provincia di Cremona, campione del mondo di ciclismo nel 1947.

    ▲Da abbinare

    Il concatenamento naturale è con la Ferrata Mazzocchi al Groppo delle Ali, per un anello di circa 6 ore (soste incluse), vario e appagante. Più distanti per viabilità, ma abbinabili su più giorni, la Ferrata Deanna Orlandini e la Ferrata alla Pietra Nera.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:15 h
    • Durata ferrata0:50 h
    • Itinerario totale4:15 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario1000 m
    • Altitudine massima1689 m
    • Lunghezza12,2 Km
  • Ferrata Colodri

    Ferrata Colodri

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Colodri

    La Ferrata Colodri sale le pareti orientali del Monte Colodri, che domina la cittadina di Arco in provincia di Trento, a due passi dal Lago di Garda. È una via facile, ottimamente attrezzata e priva di difficoltà tecniche rilevanti: per questo è una delle mete più gettonate per chi vuole avvicinarsi al mondo delle vie ferrate. Si svolge accanto a pareti note per l’arrampicata libera e regala dalla cima un bel panorama su Arco, la valle del Sarca e il lago.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Arco. Si oltrepassa il fiume Sarca sul ponte e si prende a destra via Maini, proseguendo dritti fino all’ingresso di un campeggio sulla destra; subito dopo, sulla sinistra una bacheca e sulla destra uno slargo permettono di parcheggiare poche auto (apri il punto di partenza su Google Maps; in alternativa è segnalato l’ampio parcheggio gratuito presso le piscine). Entrati nel parco si seguono i segnavia bianco-rossi del CAI per Cima Colodri e per la ferrata, raggiunta in breve a una targa bianca, circa 10 minuti dal parcheggio.

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia su una rampa gradonata, arrampicabile comodamente anche senza usare il cavo. Saliti i primi gradoni si percorre un facile traverso verso destra e si prosegue su un’altra rampa gradonata, dove il cavo funge da corrimano. Si piega a destra su una larga cengia che porta a un primo tratto verticale ma appoggiato, con ottimi appigli; superato questo breve passaggio si volge a sinistra salendo in obliquo tra piccoli balzi rocciosi, cenge e tratti di sentiero. Lo sviluppo prosegue in prevalente falsopiano, su una cengia liscia ma priva di difficoltà tecniche, verso sinistra. Si risalgono un paio di placche inclinate attrezzate con cambre e staffe, alcuni tratti diagonali e una facile fessura, fino all’ultimo tratto: un diedro di una decina di metri dove le cambre annullano di fatto le difficoltà dove gli appigli naturali sono meno evidenti. Percorsa l’ultima placca appoggiata terminano le attrezzature; un breve sentiero conduce a Cima Colodri (400 m), con la sua croce e la caratteristica madonnina, in circa 30 minuti dall’attacco (40 minuti complessivi).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Facile (F), è un itinerario molto elementare, con tutti i parametri di complessità al minimo (1/5): ideale come prima ferrata, adatta anche a chi accompagna persone alle prime armi. Resta comunque indispensabile l’attrezzatura completa: imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Pericolo di scariche di materiale detritico dall’alto: indossare il casco già durante l’avvicinamento, non solo all’attacco. Sulla via si sono verificati incidenti gravi, anche mortali. Il terreno in alcuni punti è smosso e c’è il rischio di far cadere sassi su chi sta sotto, per cui è importante prestare attenzione, soprattutto quando la via è affollata. La parete è esposta a est ed è in pieno sole al mattino: in estate conviene partire nel pomeriggio per trovare ombra.
    ▲Periodo e sicurezza

    Grazie alla quota modesta e all’esposizione soleggiata, è percorribile in gran parte dell’anno ed è particolarmente indicata nelle mezze stagioni. La roccia, levigata dalle innumerevoli ripetizioni, può risultare scivolosa: meglio evitarla bagnata. Vista l’elevata frequentazione, mantenere ordine sui passaggi ed evitare di creare ingorghi. Portare acqua e verificare il bollettino meteo prima di partire.

    ▲Discesa

    Da Cima Colodri si scende sul versante opposto (ovest) fino a un bivio con il sentiero CAI 431. Per il rientro più breve si prosegue a sinistra in direzione di Santa Maria di Laghel, quindi si prende la stradina a sinistra che scende verso Arco; dal centro si ripercorre la strada asfaltata fino al parcheggio (1 ora dal termine della ferrata, 1 ora e 45 minuti complessivi). In alternativa è possibile un lungo itinerario ad anello: al bivio si tiene la destra sul CAI 431 fino al Monte Colt e alla Croce di Colt, si scende verso il Sentiero Attrezzato degli Scaloni (parte del Sentiero delle Cavre, circa 2 ore dal termine della ferrata), lo si percorre e, tenendo poi la sinistra sul CAI 408, si rientra nei pressi di Santa Maria di Laghel e quindi ad Arco (circa 4 ore dalla ferrata, circa 5 ore complessive).

    ▲Da abbinare

    Arco e l’Alto Garda sono ricchissimi di vie attrezzate per ogni livello. Nella zona di Cima Capi si trovano la Ferrata Susatti e la Ferrata di Cima Rocca; vicino a Riva del Garda la Ferrata dell’Amicizia a Cima Sat. Per chi cerca più difficoltà, l’esposta Ferrata Marangoni a Mori o la molto impegnativa Ferrata Pisetta a Sarche. Verso nord, la Ferrata alla Cascata del Rio Ruzza e la Ferrata Artpinistica a Preore.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:10 h
    • Durata ferrata0:30 h
    • Itinerario totale1:30 h
    • Dislivello ferrata280 m
    • Dislivello itinerario300 m
    • Altitudine massima398 m
    • Lunghezza4,5 Km
  • Ferrata Gran Cir

    Ferrata Gran Cir

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Gran Cir

    La Ferrata Gran Cir sale la vetta più alta del Gruppo Cir, a nord del Passo Gardena (provincia di Bolzano). È una via attrezzata facile, con esposizione e difficoltà tecniche molto ridotte: per questo viene spesso scelta come prima ferrata o come itinerario panoramico per chi vuole avvicinarsi alle vie attrezzate. Breve e logica, si abbina con naturalezza alla vicina e più impegnativa Ferrata del Piccolo Cir.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Gardena, che collega la Val Badia (Corvara) con la Val Gardena (Selva); si lascia l’auto nell’ampio piazzale del passo (apri il punto di partenza su Google Maps). Dal passo si seguono i numerosi cartelli che, in direzione nord, guidano su traccia ben marcata verso il canalone che separa il Grande Cir dal Piccolo Cir. Si procede su facili sentieri fino a raggiungere il canalone detritico, dove sul lato destro iniziano le attrezzature metalliche (circa 45 minuti dal Passo Gardena).

    ▲Il percorso

    La ferrata apre con una rampa inclinata verso destra, un po’ scivolosa ma priva di difficoltà; a tratti si allarga in una cengia poco inclinata. Dopo una breve serie di roccette si prosegue lungo un sentiero, in un tratto facile e privo di attrezzature metalliche, fino a un secondo breve tratto attrezzato. Si superano alcuni facili balzi rocciosi, si riprende un comodo sentiero e si salgono le ultime roccette fino alla croce di vetta del Gran Piz da Cir (2592 m), raggiunta in circa 30 minuti dall’attacco e 1 ora e 15 minuti dal Passo Gardena. Dalla cima il panorama spazia sul vicino Gruppo Sella e sul Sassolungo.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Facile (F), è un’escursione attrezzata ideale per chi inizia: difficoltà tecniche minime (1/5), esposizione e impegno fisico contenuti (2/5), dislivello e durata ridotti. Resta comunque un ambiente di montagna e va affrontata con l’attrezzatura completa: imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Attenzione: buona parte del percorso si svolge su tratti facili ma sprotetti (senza cavo) e in alcuni punti esposti. Con roccia bagnata o unta diventano decisamente più insidiosi, sia in salita sia in discesa. Da non sottovalutare nonostante il grado facile: usare comunque l’imbracatura nei tratti attrezzati e procedere con prudenza.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario tipicamente estivo, da affrontare con meteo stabile e roccia asciutta vista la presenza di tratti scivolosi se bagnati. Trattandosi di una via molto frequentata e adatta anche a famiglie, conviene mantenere ordine sui passaggi e non creare ingorghi. Portare acqua, abbigliamento a strati e verificare il bollettino meteo prima della partenza.

    ▲Discesa

    La discesa avviene lungo il medesimo itinerario di salita, per un tempo complessivo dell’escursione di circa 2 ore. Nei tratti sprotetti ed esposti la discesa richiede la stessa attenzione della salita.

    ▲Da abbinare

    La Gran Cir si combina perfettamente con la vicina e più impegnativa Ferrata del Piccolo Cir. Restando in zona si possono salire la panoramica Ferrata Tridentina al Pisciadù e la Ferrata alla Forcella del Sassolungo; aggirando il Gruppo Sella, le più impegnative Ferrata del Vallon e Ferrata Piz da Lech. Verso la Val Gardena si trovano la Ferrata Sass Rigais, l’Alta Via Günther Messner e la Ferrata al Sass de Putia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:45 h
    • Durata ferrata0:30 h
    • Itinerario totale2:30 h
    • Dislivello ferrata212 m
    • Dislivello itinerario471 m
    • Altitudine massima2592 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata al Pan di Zucchero

    Ferrata al Pan di Zucchero

    Vie Ferrate › Sardegna › Sud Sardegna
    Ferrata al Pan di Zucchero

    Il Pan di Zucchero è uno dei faraglioni più alti d’Europa: 133 metri di roccia che si ergono dal mare al largo di Masua, sulla costa iglesiente della Sardegna sud-occidentale. La sua ferrata è un’esperienza fuori dal comune — si attacca dal pelo dell’acqua, raggiunti in gommone, si risale lo scoglio fino alla vetta e si rientra con una calata in corda doppia che termina direttamente sulla barca. Tecnicamente è facile e alla portata anche dei principianti, ma il contesto, completamente a picco sul mare aperto, la rende una delle uscite più scenografiche d’Italia.

    ▲Partenza e avvicinamento

    Il punto di partenza è la spiaggia di Masua, nel Sud Sardegna, raggiungibile in auto lungo la strada che costeggia un vecchio impianto minerario fino al parcheggio: da qui il Pan di Zucchero appare di fronte, stagliato sul blu. Dalla spiaggia un gommone (servizio a pagamento) porta alla base del faraglione, dove la ferrata attacca a pochi metri dall’imbarcazione. L’avvicinamento via mare dura una manciata di minuti. Indicazioni per il parcheggio di Masua su Google Maps →

    ▲Il percorso

    I primi metri sono gradonati e arrampicabili con facilità, agevolati da qualche piolo; si sale in verticale accanto alla targa del “Sentiero dei Minatori”, poi una cengia verso sinistra apre la vista sul vicino arco naturale. Si guadagna quota su balzi rocciosi ben attrezzati con infissi recenti, attraversando un anfratto di roccia rossastra prima di uscire in piena esposizione sul mare.

    La via alterna tratti di sentiero attrezzato a brevi salti verticali, dove staffe e cambre annullano le difficoltà tecniche. Un bel diedro, arrampicabile senza problemi ma ormai a strapiombo sull’acqua, conduce al libro di via; da lì una traccia tra gli arbusti mediterranei porta al pianoro sommitale, con panorama aperto sulla costa iglesiente.

    ▲Discesa

    Per il rientro ci sono due opzioni: ripercorrere a ritroso la ferrata, oppure — come indicato da chi gestisce il trasporto — scendere con una calata in corda doppia di circa 45 metri nel vuoto, che termina proprio sul gommone. È il momento più adrenalinico dell’uscita e, da solo, vale il viaggio.

    ▲Carattere e difficoltà

    Sul piano tecnico non ci sono passaggi impegnativi: la via è classificata Facile ed è adatta anche a chi è alle prime esperienze, purché accompagnato e con attrezzatura adeguata. A fare la differenza non è la difficoltà ma l’ambiente: si arrampica letteralmente sul mare, con il blu sotto i piedi per tutta la salita. Restano obbligatori casco, kit da ferrata e imbragatura; per la calata servono corda e dimestichezza con la corda doppia, di norma fornite e gestite dal servizio gommoni.

    ▲Periodo e accesso

    Periodo ideale dalla primavera all’autunno, con mare calmo per l’avvicinamento in gommone. Attenzione: l’accesso al Pan di Zucchero può essere interdetto dall’1 aprile al 30 giugno per la nidificazione dell’avifauna — verifica sempre prima di programmare l’uscita.

    Trattandosi di un avvicinamento via mare, l’uscita dipende dalle condizioni del mare: con onda il servizio gommoni può non operare.
    ▲Da abbinare

    Restando nell’Iglesiente si può aggiungere la Ferrata Gutturu Xeu. Salendo verso nord, la Sardegna offre altri itinerari attrezzati di pregio: la Ferrata Regina, la Ferrata del Giorrè, la Ferrata di Badde Pentumas, la Ferrata degli Angeli sull’isola di Tavolara e la Ferrata del Cabirol a Capo Caccia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneSardegna
    • ProvinciaSud Sardegna
    • ZonaIglesiente
    • Avvicinamento0:15 h (gommone)
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario totale2:30 h
    • Dislivello133 m
    • Altitudine max133 m
    • Lunghezza1,3 km
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