Caratteristica: Adatta ai principianti

  • Sentiero Attrezzato delle Scalette al Catinaccio (Larsec)

    Sentiero Attrezzato delle Scalette al Catinaccio (Larsec)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato delle Scalette al Catinaccio (Larsec)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato delle Scalette è la via più diretta che dal Rifugio Gardeccia conduce nelle austere valli del Larsec e della Laussa, nel cuore del Catinaccio. L’itinerario non presenta particolari difficoltà tecniche e può essere percorso anche da chi è alle prime esperienze sulle vie attrezzate; va però prestata grande attenzione al meteo se si decide di proseguire nelle due valli in quota.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Rifugio Gardeccia, nella Val del Vajolet (parallela alla Val di Fassa, TN) e interdetta al traffico privato. Per raggiungerlo ci sono varie opzioni: salire con la funivia da Vigo di Fassa al Rifugio Ciampedie e proseguire su comodo sentiero in circa 45′; usare il bus navetta da Pozza di Fassa (20′, conviene verificare punto e orari con l’ufficio turistico); oppure salire con la funivia da Pera di Fassa e raggiungere il rifugio a piedi (apri su Google Maps). Dal Rifugio Gardeccia (1949 m) si segue il CAI 583 che, a mezzacosta, passa sotto i dirupi del Larsec verso est, aggira le imponenti bastionate rocciose e prosegue verso nord in più marcata salita; a un certo punto una palina indica di tenere la sinistra su una nuova traccia, che sostituisce una vecchia via soggetta a una frana (1h dal Rifugio Gardeccia).

    ▲Il percorso

    Da qui in avanti si percorre l’effettivo Sentiero delle Scalette, che si inerpica in un canalone al termine del quale si raggiunge il Passo delle Scalette. I primi tratti attrezzati sono su un’esposta cengia, oltre la quale una serie di staffe metalliche permette di risalire un traverso; segue un tratto di erto sentiero senza attrezzature fino a un secondo tratto attrezzato, composto da roccette che si risalgono restando sul lato sinistro del canalone. Si supera un breve salto verticale, dove alcune nuove cambre metalliche danno sostegno, e si risale un ulteriore tratto di erto sentiero fino al Passo delle Scalette (2348 m, 1h dall’attacco, 2h dal Rifugio Gardeccia).

    ▲Carattere e difficoltà

    Il sentiero non presenta particolari difficoltà tecniche; l’impegno principale è il dislivello, che richiede un buono stato di forma. Merita una nota a parte l’eventuale proseguimento nelle detritiche valli del Larsec o di Laussa.

    ⚠ Le valli del Larsec e della Laussa sono prive di punti d’appoggio: proseguire l’escursione sotto un temporale può renderle molto più proibitive del normale. Pianificare l’itinerario con un occhio costante al meteo.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 2720 m sull’anello più lungo). Le difficoltà tecniche sono contenute, ma lo sviluppo e l’ambiente d’alta quota richiedono buona preparazione fisica e attenzione alle condizioni meteo.

    ▲Discesa

    Dal Passo delle Scalette si sceglie tra varie opzioni di rientro. La più battuta percorre la desolata Valle del Larsec fino al Passo Pope (2720 m), da cui si scende col ripido sentiero Don Guido al Rifugio Vajolet (2243 m) e, lungo la Valle del Vajolet, al Rifugio Gardeccia (1950 m, 5h30). L’opzione più lunga resta sul CAI 583 nella Valle di Laussa fino all’omonimo passo (2700 m), per scendere al Rifugio d’Antermoia (2497 m) presso il lago glaciale, oppure tenere la sinistra verso il Passo Principe; dal Rifugio Antermoia si può raggiungere il Passo Principe percorrendo la Ferrata al Catinaccio d’Antermoia, e dal Passo Principe scendere tutta la Valle del Vajolet fino al Gardeccia (5h30 senza raggiungere il Lago d’Antermoia e senza la ferrata, 8h includendoli). L’opzione più breve, ma meno appagante, è il rientro a ritroso lungo il percorso dell’andata (3h30 totali).

    ▲Da abbinare

    Il sentiero si presta a essere abbinato alla Ferrata al Catinaccio d’Antermoia — come descritto nel rientro — oppure alla Ferrata Bepo de Medil, preferibilmente in discesa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario761 m
    • Quota max2720 m
    • Lunghezza16 Km
  • Sentiero Attrezzato della Vergella al Monte San Martino

    Sentiero Attrezzato della Vergella al Monte San Martino

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Sentiero Attrezzato della Vergella al Monte San Martino

    Il Sentiero Attrezzato della Vergella è una variante di salita rispetto al più battuto sentiero che da Lecco porta alla Cappella della Madonna del Carmine, sotto il Monte San Martino. Non presenta difficoltà sostenute e permette di risalire un paio di risalti rocciosi più impegnativi con l’aiuto di alcune catene. È generalmente percorribile tutto l’anno, prestando attenzione ai mesi più caldi.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall’abitato di Rancio Alto, sopra Lecco. Da Lecco si prende la strada verso Ballabio fino a un evidente doppio tornante in mezzo alle case: in prossimità del secondo tornante, dove a sinistra una strada prosegue dritta, si imbocca via Quarto e si percorrono circa 200 metri fino a notare, nei pressi di uno spiazzo, una stradina asfaltata sulla destra che risale ripida con una sbarra bianca arrugginita aperta. Si sale questa ripida via, si compie un primo tornante a sinistra e, a un bivio, si prosegue a destra in salita per un paio di minuti fino a una sbarra dove si parcheggia (apri su Google Maps). Dal parcheggio si prosegue sulla strada cementata fino a un tornante, dove si continua dritti su una mulattiera (CAI 52); si ignorano alcuni bivi che si staccano a destra (tra cui il CAI 58 per la Ferrata del Medale) e, sotto le pareti del Monte San Martino, si risalgono alcuni tornanti fino a un bivio dove un cartello bianco indica a sinistra il Sentiero Attrezzato della Vergella (20′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dalla deviazione si seguono i segni gialli del percorso; in prossimità della falesia delle Placchette di San Martino si prosegue dritti fino all’attacco. Il sentiero attrezzato risale un canale roccioso in cui la catena si sviluppa subito in verticale su una parete dapprima levigata, poi più appigliata, risalita abbastanza agevolmente; nella parte alta si traversa verso sinistra uscendo su un bel terrazzo panoramico. Si prosegue fino a una seconda parete verticale, dalle sembianze di un diedro non pronunciato, che si attacca seguendo la catena sul lato sinistro; risalita la parete e affrontato un traverso a sinistra, si esce e si risalgono alcuni gradoni rocciosi fino al termine delle attrezzature. Tra balzi rocciosi e roccette non impegnative, e un ultimo ripido tratto di sentiero, si conclude il Sentiero della Vergella (1h dall’attacco, circa 1h30 dal parcheggio), con la Cappella della Madonna del Carmine ormai in vista.

    ▲Carattere e difficoltà

    L’itinerario non presenta difficoltà di rilievo. I due tratti più verticali sono opportunamente attrezzati e danno la sicurezza necessaria agli escursionisti meno esperti, mentre chi è più allenato può provare a risalirli senza utilizzare la catena.

    ⚠ Dopo abbondanti piogge o nei mesi autunnali il fogliame rende scivolosi alcuni tratti, soprattutto se la via viene percorsa in discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 742 m): è un itinerario percorribile quasi tutto l’anno, con attenzione al caldo nei mesi estivi e alla scivolosità del fondo nelle stagioni umide.

    ▲Discesa

    Se l’itinerario si conclude alla cappella, si prende il sentiero alla sua destra, che scende prima nel bosco, poi tra gradoni rocciosi e infine sotto le pareti del Monte San Martino, fino a ricongiungersi con il sentiero dell’andata e quindi al parcheggio (45′ dalla cappella, 2h15 totali). In alternativa si può proseguire lungo altri itinerari: a destra della cappella si imbocca il Sentiero Attrezzato Silvia per la vetta del Monte San Martino (45′), valutando poi se proseguire verso il Corno del Medale e scendere lungo il Sentiero del Medale, oppure verso il Coltiglione lungo il Sentiero del GER; un’altra possibilità è salire in vetta per la via normale e, verso il Rifugio Piazza, scendere lungo il più difficile Sentiero dei Pizzetti.

    ▲Da abbinare

    Per gli escursionisti esperti un’alternativa interessante è salire l’impegnativa Ferrata del Medale e scendere lungo il Sentiero Attrezzato Silvia e poi questo della Vergella. Nei dintorni si trovano anche il Sentiero Attrezzato del GER al Coltiglione e il più difficile Sentiero Attrezzato dei Pizzetti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Lecchesi – Monte San Martino
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario372 m
    • Quota max742 m
    • Lunghezza7 Km
  • Sentiero Attrezzato de le Stel in Val d’Adige

    Sentiero Attrezzato de le Stel in Val d'Adige

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato de le Stel in Val d'Adige

    Il Sentiero Attrezzato de le Stel è un itinerario piuttosto facile della Val d’Adige, con alcuni passaggi attrezzati e un breve tratto arrampicabile. Sviluppandosi a bassa quota, è consigliato in inverno o a inizio stagione, quando le quote alte non sono ancora percorribili.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal paese di Aldeno, in Val d’Adige a sud di Trento. Si raggiunge la località La Busa lungo Via al Bondone, dove uno stradello sale ripido verso ovest: si cerca parcheggio nelle vicinanze e si imbocca lo stradello cementato (apri su Google Maps). Si sale tra i vigneti seguendo il CAI 631 su carrareccia, ignorando alcune tracce che si staccano a destra e a sinistra, fino a un punto panoramico con panchine (40′ dal parcheggio). Si affrontano alcuni innocui tratti attrezzati, poi si lascia il 631 per il sentiero delle cascate, ci si reinnesta brevemente sul 631 e infine lo si abbandona per imboccare il sentiero F01, ovvero il Sentiero Attrezzato de le Stel, ben segnalato dai segni biancorossi del CAI (620 m, 1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il sentiero si snoda a mezzacosta su buona traccia, con alcuni facili balzi dotati di infissi metallici che ne agevolano il superamento; si alternano tratti di facile sentiero a brevi tratti attrezzati ripidi ma facili, fino a raggiungere la Madonna caratteristica del percorso, dove una panchina invita a sostare e ad ammirare la Val d’Adige con i suoi vigneti e frutteti. Ripreso il sentiero, ora più stretto, si arriva a una stretta cengia rocciosa piuttosto esposta ma opportunamente attrezzata; terminata la cengia, la pendenza aumenta su piccoli balzi e roccette attrezzate. È la parte più interessante: si possono arrampicare i facili passaggi, mai superiori al II grado, mantenendo l’attrezzatura come autoassicurazione. Si guadagna quindi quota ripidamente fino a una palina con cartello che segna il termine del Sentiero de le Stel (circa 1h30 dall’inizio della parte attrezzata, 2h30 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    L’itinerario non è difficile, anche se una sezione sale verticale tra facili passaggi arrampicabili. La parte più impegnativa è probabilmente individuare la via nella prima metà: il tracciato non è segnato in modo impeccabile e a volte serve un po’ di fiuto per capirne il proseguimento nel bosco tra le sterpaglie.

    ⚠ Orientamento non banale nella prima metà, con segnaletica incompleta. Attenzione a un punto in cui il vecchio tracciato sale a sinistra, con un cordino in condizioni non ottime: vecchio e nuovo sentiero si riuniscono poco più avanti.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 808 m): è uno degli itinerari ideali per l’inverno o l’inizio della stagione. Le difficoltà tecniche sono contenute, ma conviene affrontarlo con roccia asciutta, dato qualche tratto esposto.

    ▲Discesa

    Dal termine del sentiero si sale per un breve tratto nel bosco, poi si imbocca la discesa alternando tratti su forestale dentro e fuori dal bosco; si procede senza difficoltà in parallelo rispetto al Sentiero de le Stel fino a reinnestarsi sul 631 e proseguire la discesa (2h dal termine del sentiero attrezzato, 4h30 complessive).

    ▲Da abbinare

    Da Aldeno si raggiunge rapidamente, lungo la Val d’Adige, il paese di Mori, dove sale l’esposta Ferrata Marangoni; poco lontano si trova la facile e panoramica Ferrata del Somator. In Val d’Adige si può percorrere anche la Ferrata Rio Secco vicino a Cadino, mentre salendo verso Trento si incontrano il Sentiero Attrezzato Bertotti e la difficile Ferrata Segata al Bondone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMonte Bondone – Val d'Adige
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata90 m
    • Dislivello itinerario583 m
    • Quota max808 m
    • Lunghezza8,8 Km
  • Sentiero Attrezzato al Cuestalta (Hoher Trieb)

    Sentiero Attrezzato al Cuestalta (Hoher Trieb)

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Sentiero Attrezzato al Cuestalta (Hoher Trieb)

    Il Sentiero Attrezzato al Cuestalta sale all’omonimo monte (Hoher Trieb in tedesco), posto sul confine tra Italia e Austria. È un itinerario lungo ma mai eccessivamente impegnativo, con un tratto in cresta attrezzato nei punti più esposti e verticali, in un ambiente carnico ricchissimo di storia della Grande Guerra.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Malga Pramosio, nel comune di Paluzza (UD), raggiungibile su una sterrata in buone condizioni dal paese di Claulis, lungo la statale che da Tolmezzo sale al Passo di Monte Croce Carnico; all’ingresso del paese un chiaro cartello indica la Foresta di Pramosio, e si segue la strada fino al termine presso la malga, che offre anche possibilità di pernottamento (apri su Google Maps). Dalla Casera di Pramosio (1521 m) si segue il sentiero 407 verso est; si ignora subito il bivio del 404 e si oltrepassano la Sella di Cercevesa e i ruderi dell’omonima casera. A un nuovo bivio (1h15 dal parcheggio) si lascia il 407 che scende a destra e si resta sul sentiero 448, indicato come esposto, che taglia a mezzacosta la cresta del Cuestalta (attenzione al fondo in caso di abbondanti piogge). A un bivio successivo, dove a sinistra il 448 sale alla via normale italiana, si prosegue a mezzacosta sul 448a verso il Rifugio Fabiani; il sentiero piega verso la Creta Rossa, raggiunta dopo un tratto di cresta un po’ esposto ma non difficile (1770 m, 1h dal bivio del 407, 2h15 totali), e da qui si scende ripidamente al Rifugio Fabiani (1539 m, 2h40 totali). Dal rifugio il sentiero 454 sale al Passo Pecol di Chiaula (1797 m, 3h totali), confine di Stato tra Italia e Austria, con numerose testimonianze della Grande Guerra: gallerie, trincee e baraccamenti. Si scende ora in territorio austriaco verso un rifugio con cappella; dopo alcuni minuti, ignorate le tracce a sinistra, conviene scendere fino a un bivio segnalato e seguire a sinistra il cartello per il Kleiner Trieb (sentiero 421) salendo verso Cima Medatte; ripidi, si raggiunge la croce di Punta Medatte (2095 m, 1h dal Passo Pecol di Chiaula, 4h totali).

    ▲Il percorso

    Inizia qui il tratto di cresta con i passaggi attrezzati. Punta Medatte (Kleiner Trieb) è separata dalla vicina Cuestalta (Hoher Trieb) da una sella: si scende lungo il crinale, attrezzato con cavo corrimano nei punti esposti. Dalla sella (10′ da Punta Medatte) parte la breve ferrata che sale al Cuestalta: si superano alcune roccette non protette fino a incontrare il cavo, che guida prima su roccette e poi, da sinistra verso destra, su una paretina. La ferrata, di livello facile, sale su una cresta molto ben appigliata, piacevole da arrampicare; essendo un percorso di cresta è esposta, ma mai eccessivamente. La salita, molto logica, deposita poco sotto la cima del Cuestalta, segnalata da una croce metallica che si raggiunge per sentiero (2199 m, 20′ dalla sella, 30′ da Punta Medatte, 4h30 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    È un bell’itinerario che taglia un pezzo del crinale di confine italo-austriaco, lungo ma non eccessivamente impegnativo: la parte attrezzata serve soltanto a salire la cresta nei tratti più verticali ed esposti. Il contesto storico, con le testimonianze della Grande Guerra, è uno dei suoi punti di forza.

    ⚠ Itinerario lungo (13 km, 6h15) in ambiente di montagna di confine: attenzione al fondo dei tratti a mezzacosta in caso di abbondanti piogge.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, quota massima 2199 m. Pur senza difficoltà rilevanti, lo sviluppo lungo richiede buona gestione dei tempi e attenzione al meteo, dato l’ambiente di alta montagna.

    ▲Discesa

    Dalla cima del Cuestalta si scende affiancando, lungo i tratti ripidi, alcuni ruderi di trincee, fino al bivio tra il sentiero 448 (via normale italiana) e quello che prosegue in cresta verso il Passo Pramosio. Si resta su quest’ultimo, di cresta solo a tratti esposta e privo di arrampicata, passando vicino al Monte Scarniz (salibile con una breve deviazione), fino al Passo Pramosio (1785 m, 1h15 dal Cuestalta, 5h30 complessive). Dal passo, visibile alcune centinaia di metri più a valle, si raggiunge la Malga Pramosio con un tratto di sentiero e poi di strada sterrata (6h15 complessive).

    ▲Da abbinare

    Lungo questo tratto di confine si trovano altri itinerari attrezzati, in genere più difficili e atletici: in ordine crescente di impegno, relativamente vicine, la Ferrata Steinbergerweg al Cellon, la Ferrata al Coglians e la Ferrata Senza Confini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento4:00 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)6:15 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario678 m
    • Quota max2199 m
    • Lunghezza13 Km
  • Sentiero Attrezzato delle Cavre (Scaloni e Anglone)

    Sentiero Attrezzato delle Cavre (Scaloni e Anglone)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato delle Cavre (Scaloni e Anglone)

    Il Sentiero Attrezzato delle Cavre è un anello che cuce insieme due tratti attrezzati — il Sentiero degli Scaloni e il Sentiero dell’Anglone — collegati in alto da un tratto panoramico. Facile, esposto e molto ben attrezzato, è uno degli itinerari ideali per chi è alle prime esperienze. La bassa quota, vicino ad Arco, lo rende percorribile tutto l’anno, con l’unica accortezza di evitarlo nelle ore più calde.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal paese di Ceniga, vicino ad Arco (TN). Venendo da Arco si svolta a sinistra uscendo dalla statale verso il centro del paese; all’altezza di Via del Ponte, sulla destra, si trova un ampio parcheggio dove lasciare l’auto (apri su Google Maps). Dal parcheggio si risale Via del Ponte sul lato opposto della strada in direzione del Ponte Romano e, attraversandolo, si passa sulla sponda opposta del fiume Sarca. Si tiene la destra e si incontra presto una palina CAI con l’indicazione del Sentiero Attrezzato degli Scaloni; seguendo le paline si sale su fondo sassoso fino all’attacco del primo tratto (30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il Sentiero degli Scaloni sale in diagonale su facili roccette e porta a una cengia terrosa che prosegue verso sinistra, attrezzata, con tratti esposti e più ripidi; si supera un breve ponticello su uno spacco e si arriva al tratto più caratteristico, da cui il percorso prende il nome. Sotto un’imponente parete una scala con base metallica e gradoni in legno sale in diagonale, prima verso destra e poi verso sinistra, facendo guadagnare quota ed esposizione senza alcuna difficoltà reale. In cima alla scala si affronta una placca inclinata con gradini artificiali ricavati nella roccia e fune alla sinistra; si prosegue su un tratto di sentiero attrezzato fino a una rampa inclinata con gradini di pietra, esposta ma facile. Si esce risalendo verso sinistra alcune roccette e si termina lo Scaloni presso la cassetta di legno con il libro delle firme e il cartello rosso (30′ dall’attacco, 1h dal parcheggio). Da qui si va verso nord/nord-ovest fino al Dos Tondo, dove inizia il sentiero 428B; si ignora il bivio a sinistra per la chiesa di Sant’Antonio (CAI 408). Il 428B, vero e proprio sentiero delle Cavre, corre a mezzacosta verso il Bivacco Crozolam; dal bivacco si continua a nord ignorando la forestale e si segue per Dro fino a un bivio dove, mentre il CAI 425 prosegue a sinistra, si scende a destra per intercettare il Sentiero Attrezzato dell’Anglone (1h dal termine dello Scaloni, 2h complessive). L’Anglone presenta cenge esposte attrezzate e tratti messi in sicurezza soprattutto per il maltempo: la parte alta è decisamente facile, mentre la seconda è più ripida e include una placca inclinata da scendere con cautela usando le attrezzature per fare aderenza. Si arriva a un canalino con gradini in roccia e roccette attrezzate — il punto più esposto, che richiede però solo piede fermo — e infine a un’ultima cengia scavata nella roccia che cala ripida nei prati, fino alle case di Dro e a una stradina asfaltata (45′ dall’attacco dell’Anglone, 2h45 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    L’anello è composto da due tratti attrezzati, uno percorso in salita e uno in discesa, ma nulla vieta di affrontarli in entrambe le direzioni. È adatto ai neofiti, senza particolari difficoltà tecniche, con attrezzature abbondanti e in ottimo stato di manutenzione. Curiosità storica: il Sentiero degli Scaloni risale al 1909 come via militare dei soldati austriaci.

    ⚠ Bassa quota: nei mesi caldi va evitato nelle ore centrali della giornata. La placca inclinata in discesa sull’Anglone richiede attenzione, soprattutto se umida.
    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile tutto l’anno grazie alla quota contenuta (514 m). Pur senza difficoltà tecniche, alcuni tratti su cengia sono esposti: serve passo fermo e attenzione costante.

    ▲Discesa

    Dal termine dell’Anglone si segue verso sud il sentiero CAI 425, che corre su una strada asfaltata poco trafficata, fino al Ponte Romano e di lì a ritroso al parcheggio (30′ dal termine dell’Anglone, 3h15 complessive).

    ▲Da abbinare

    Partendo presto al mattino restano tempo ed energie per concatenare un secondo itinerario della zona: la facile Ferrata Colodri ad Arco o la Ferrata di Rio Sallagoni a Castel Drena. Spostandosi verso Fiavè si trovano la Ferrata di Ballino alle cascate e, allungando un po’, la Ferrata di Preore.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoValle del Sarca
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)3:15 h
    • Dislivello ferrata390 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max514 m
    • Lunghezza6 Km
  • Sentiero Attrezzato delle Cascate di Monticelli Brusati

    Sentiero Attrezzato delle Cascate di Monticelli Brusati

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Sentiero Attrezzato delle Cascate di Monticelli Brusati

    Nella gola scavata dal torrente Gaina, in provincia di Brescia, questo sentiero attrezzato regala un itinerario facile e suggestivo, senza difficoltà tecniche e con un paesaggio adatto anche a famiglie e bambini. È il tipo di percorso che si gioca tutto sull’ambiente: acqua, rocce stratificate e cascate, con le attrezzature usate solo per accompagnare la progressione lungo il torrente.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall’abitato di Gaina, frazione di Monticelli Brusati (BS). Superata la stazione degli autobus di Monticelli Brusati, dopo un paio di minuti si nota sulla sinistra un cartello bianco che indica Gaina: si imbocca la strada in salita, che presto si restringe, fino al paese, dove la carreggiata si biforca. Si tiene la destra e si trova subito il parcheggio dove lasciare l’auto (apri su Google Maps). Dal parcheggio, di fronte, un cartello marrone indica “Cascate”: si prosegue sulla strada, inizialmente asfaltata, fino a un bivio (10′ dal parcheggio) dove si sceglie fra il percorso facile e quello per esperti. La soluzione più bella è salire dal percorso per esperti e rientrare da quello facile.

    ▲Il percorso

    Si scende sul letto del torrente, procedendo ora sulla destra ora sulla sinistra orografica a seconda di dove il fondo è asciutto, aiutandosi con i grossi massi per attraversarlo. Si incontra un bivio che riporterebbe al sentiero facile: lo si ignora e si punta verso una cascata, dove inizia il tratto attrezzato. Si attacca risalendo una scala metallica di una decina di metri, poi si cammina a fianco del torrente fra rocce stratificate e bosco. Dopo una prima curva la gola si stringe e comincia finalmente la parte attrezzata: si parte sulla sinistra orografica con alcune catene su rocce inclinate, poi si passa sulla destra orografica con un breve traverso dotato di tre staffe per i piedi, che evita di entrare in acqua. Si prosegue in lieve diagonale e si riattraversa il torrente, quindi si risale una cengia rocciosa in diagonale a fianco dell’acqua (attenzione alla roccia umida). Un nuovo attraversamento bagna i piedi, salvo nei mesi estivi; sull’altra sponda si ritrova la catena presso una cascata, in corrispondenza dell’unico tratto verticale attrezzato, una paretina di 6-8 metri da superare anche con l’aiuto delle staffe. Si riattraversa il torrente e si entra nel tratto finale: in breve, su sentiero, si raggiunge l’ultima bellissima cascata, a fianco della quale una seconda scala chiude l’itinerario (1h15 dall’attacco, 1h30 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Anche nella variante per esperti il percorso non presenta difficoltà tecniche di rilievo: è adatto ai neofiti e mantiene ovunque un’esposizione contenuta. L’unica vera attenzione va all’umidità portata dal torrente, che può rendere più scivolosi alcuni passaggi.

    ⚠ La roccia presso il torrente è spesso umida: piede attento nei traversi e sulle cenge. Diversi attraversamenti bagnano i piedi, salvo in estate quando la portata è bassa o il letto è asciutto.
    ▲Periodo e sicurezza

    La quota è bassa (538 m), quindi l’itinerario è percorribile in gran parte dell’anno; nei mesi caldi il torrente può però presentarsi con poca acqua o asciutto, riducendo la spettacolarità delle cascate.

    ▲Discesa

    Dal termine della scala si risale la traccia fino a un bivio che indica il rientro facile o quello per esperti. Si può quindi tornare a ritroso lungo il sentiero attrezzato oppure, più rapidamente, prendere la variante facile che corre più in alto rispetto al torrente. In entrambi i casi si raggiunge il paese e quindi il parcheggio (30′ dal termine della via, 2h complessive).

    ▲Da abbinare

    Energie permettendo, è un itinerario che si presta a essere abbinato a una via più impegnativa della zona, come la Ferrata Corno del Bene o il Sentiero Attrezzato Trentapassi. Spostandosi in Val Trompia si raggiungono la Ferrata Caspai, la Ferrata Nasego e il Parco delle Fucine di Casto.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bresciane
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata190 m
    • Dislivello itinerario200 m
    • Quota max538 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata Fusetti al Sass de Stria

    Ferrata Fusetti al Sass de Stria

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Fusetti al Sass de Stria
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Fusetti sale il Sass de Stria, presso il Passo di Valparola al confine tra Belluno e Bolzano. Costruita dagli Alpini e dedicata al Sottotenente Mario Fusetti, caduto qui nella Prima Guerra Mondiale, è una via di medio-bassa difficoltà molto logica e arrampicabile, di grande valore storico e perfetta anche per chi è agli inizi.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'ampio parcheggio del Forte al Passo di Valparola, raggiungibile dalla Val Badia, da Cortina e dal versante veneto del Col di Lana. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. L'attacco è sul versante sud del Sass de Stria, opposto al parcheggio, e si raggiunge in due modi. Via breve: si segue la traccia minore che scende verso il versante ovest e in circa 5' porta alla postazione Edelweiss; da qui, attenzione a una traccia non segnalata che si stacca a sinistra aggirando la parete (presto compaiono bolli rossi e segni bianco-rossi) e, lungo la parete ovest, conduce sotto le bastionate sud fino a un sasso con l'indicazione della deviazione (20') e all'attacco (30' dall'auto). Via lunga: si segue la strada bianca verso il Falzarego, si visitano le Gallerie di Guerra e, aggirando i versanti est e sud, si raggiunge lo stesso sasso indicatore (1h dall'auto).

    ▲Il percorso

    I primi metri sono semplici: si sale in diagonale a sinistra e poi su una paretina appoggiata. Dopo un breve collegamento si superano facili balzi rocciosi su fondo detritico (attenzione a non smuovere sassi) spostandosi a destra, fino a una cengia con parasassi in legno che chiude la prima sezione, facile. Davanti si vede lo sviluppo su placca appoggiata: si sale prima a destra, poi a sinistra in un tratto orizzontale, quindi un breve camino ricco di appigli. Si arriva così sotto la sezione più impegnativa (moderatamente difficile): una placca verticale di una decina di metri con appoggi presenti ma meno evidenti. Superatala si raggiunge una galleria di guerra e, per gli ultimi metri appoggiati, si chiudono le attrezzature (45' dall'attacco, 1h 15' dall'auto).

    ▲Carattere e difficoltà

    Salita logica e molto arrampicabile: le difficoltà tecniche restano moderate e il ferratista esperto può ridurre al minimo l'uso del cavo, mentre i principianti trovano una via ideale. Dislivello in ferrata 200 m, complessivo 307 m, quota massima 2477 m, sviluppo 3,5 km. Inaugurata il 18 ottobre 2018, è un «ritorno all'antico» con attrezzatura metallica ridotta al minimo.

    ⚠ Come spesso nelle ferrate dolomitiche il fondo è ricco di detriti e la linea di salita è lineare: prestare particolare attenzione a non smuovere sassi verso chi segue.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva dal forte valore storico, con un vero museo a cielo aperto della Grande Guerra (trincee e gallerie) lungo il percorso. Avvicinamento e rientro brevi, facilmente abbinabile alle ferrate vicine. Disponibili le tracce GPX e KMZ.

    ▲Discesa

    La ferrata termina su un pianoro a metà della via normale del Sass de Stria. Si può rientrare direttamente al Passo di Valparola (20' dal termine, circa 1h 30' totali) oppure, consigliato, salire in vetta: si seguono una traccia tra le trincee, alcune roccette di I grado e due serie di scalette con cordino, raggiungendo la cima in circa 30' dal termine della ferrata, con panorama a 360° sui gruppi dolomitici.

    ▲Da abbinare

    Dal Passo di Valparola e dal vicino Falzarego si aprono molte attrezzate: il Sentiero dei Kaiserjager al Lagazuoi, la Ferrata Cesco Tomaselli a Cima Fanis Sud, la Brigata Alpina Cadore al Col dei Bos; scendendo verso Cortina la Ferrata dell'Averau e la Nuvolau; sulla Tofana di Rozes la Ferrata Lipella; verso la Val Badia il Piz Conturines e la lunga Ferrata della Pace.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario307 m
    • Quota max2477 m
    • Lunghezza3,5 Km
  • Ferrata Sora el Sass

    Ferrata Sora el Sass

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Sora el Sass

    La Ferrata al Rifugio Sora el Sass, vicino allo Spitz di Mezzodì, è una via facile divisa in due brevi sezioni: la prima risale un canalone, la seconda sale a un pulpito panoramico detto Belvedere. Adatta ai neofiti, regala bei panorami sui gruppi dolomitici del Bellunese.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il parcheggio in località Pian de la Fopa, in Val Pramper a sud di Forni di Zoldo (Belluno): in paese si seguono le indicazioni verso sud per il Rifugio Pramperet, poi a un bivio si prende la strada secondaria (in parte sterrata ma in buone condizioni) per il Rifugio Sora el Sass, per circa 4,5 km fino al parcheggio. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue la forestale e poi il sentiero CAI 534 per il Rifugio Sora el Sass verso le pareti dello Spitz di Mezzodì; a un bivio si lascia il 522 (verso il Bivacco Carnielli) tenendo la sinistra verso un ombroso canalone, fino alle prime attrezzature (45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La prima sezione esce dal canalone con una rampa a sinistra priva di difficoltà e un facile canalino gradonato (attrezzatura a destra, appigli abbondanti a sinistra); si piega a destra per pochi metri e poi su comoda cengia a sinistra, si aggira uno spigolo e si salgono roccette ben appigliate, arrampicabili (attenzione al fondo di ghiaino instabile, rischio di smuovere detriti). Una facile placchetta e una cengia a sinistra chiudono le attrezzature (20' dall'attacco); su comodo sentiero si raggiunge il Rifugio Angelini (Sora el Sass, 1588 m, 1h 30' dal parcheggio). Da qui si può rientrare oppure proseguire verso il Belvedere col CAI 532: a un bivio si sale a destra per il sentiero attrezzato (per scendere poi dalla via normale), superando un balzo verticale ben appigliato, una cengia, un canalino e un balzo più marcato, fino al Belvedere, punto panoramico sui gruppi bellunesi con il Pelmo in evidenza (1965 m, 45' dal rifugio, 2h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario facile, ideale per neofiti e famiglie.

    ⚠ All'inizio della stagione il canalone può essere ancora innevato: utile avere con sé i ramponi. I tratti attrezzati sono parecchio sporchi di materiale detritico: prestare molta attenzione a non smuovere sassi.

    ▲Periodo e sicurezza

    Per questa via non è disponibile una traccia GPS ufficiale. Per la cartografia è utile la cartina delle Dolomiti di Zoldo di 4Land.

    ▲Discesa

    Dal Belvedere si scende sul lato nord per sentiero facile, si aggira il Belvedere e si rientra al Rifugio Angelini (45' dalla vetta); per chiudere l'anello si prosegue verso nord sul CAI 534 verso la Casera di Mezzodì, scendendo il ripido Vallon Piccolo a tornanti, poi sul 525 fino alla forestale e in salita al parcheggio (1h 30' dal Rifugio Angelini, 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    La via è nel gruppo del Pramper. Verso ovest il Civetta e la Moiazza con le difficili Costantini, Tissi, Alleghesi e Fiamme Gialle; verso sud la Ferrata della Memoria al Vajont e la Val Gallina; verso nord la Vandelli e l'impegnativa Ferrata al Ghiacciaio dell'Antelao; verso Agordo la Stella Alpina all'Agner.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPramper
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario764 m
    • Quota max1964 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata del Somator (Monte Biaena)

    Ferrata del Somator (Monte Biaena)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata del Somator (Monte Biaena)

    La Ferrata del Somator è un piacevole itinerario ad anello al Monte Biaena, nelle Prealpi Gardesane tra Rovereto e Riva del Garda. È una via facile: alcuni risalti rocciosi elementari sono attrezzati con staffe e cambre per agevolare gli escursionisti, e l'ambiente con vista sul lago la rende una meta ideale per le famiglie.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il parcheggio del Ristorante Pizzeria La Baita, tra Ronzo-Chienis e Castellano (Trento). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si seguono i segnavia CAI 671 su strada asfaltata verso est; si ignora il primo bivio a sinistra per il Sentiero Attrezzato de le Laste (che sarà il rientro) e, fra le tracce che si staccano a destra, ci si innesta dopo alcuni minuti sul sentiero 673, dove inizia di fatto il Sentiero del Somator (30' dall'auto); volendo, una breve deviazione sul 642 raggiunge il Rifugio Malga Somator.

    ▲Il percorso

    Il sentiero resta sempre piuttosto facile, con alcuni tratti che si restringono e diventano attrezzati, un paio di facili balzi verticali e un canalino. Superati i tratti attrezzati si prosegue in vista del Monte Biaena, con bella visuale sul lago (1617 m, 1h 30' dall'auto).

    ▲Carattere e difficoltà

    Pur conosciuta come «ferrata», la salita al Monte Biaena è un itinerario facile, adatto a neofiti e famiglie.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina dell'Alto Garda e Valle di Ledro oppure quella del Pasubio e Vallagarina di 4Land.

    ▲Discesa

    Per il rientro si scende sul versante est seguendo la traccia 671; dopo circa 10' si ignora a sinistra il sentiero 678 e si prosegue nel bosco con alcuni facili tratti attrezzati fino a una carrareccia e al bivio dell'andata, tornando all'auto (circa 2h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Il Garda offre molti itinerari simili: la Ferrata Rio Sallagoni a Castel Drena, la Ferrata Colodri ad Arco; sul versante occidentale la Susatti a Cima Capi e l'Amicizia a Cima Sat; per un grado più alto la Marangoni a Mori.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPrealpi Gardesane
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario315 m
    • Quota max1617 m
    • Lunghezza4,5 Km
  • Ferrata della Sassella

    Ferrata della Sassella

    Vie Ferrate › Lombardia › Sondrio
    Ferrata della Sassella

    La Ferrata della Sassella è una breve via attrezzata ricavata sulla palestra di roccia omonima, alle porte occidentali di Sondrio in Valtellina. Lo sviluppo è contenuto e, salvo brevi sezioni, non presenta difficoltà di rilievo. La parete offre due percorsi paralleli collegati da un ponte sospeso, indicati nella bacheca all'ingresso: un itinerario rapido e divertente, perfetto da unire a qualche tiro d'arrampicata.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge la località Sassella, nella periferia ovest di Sondrio. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Già dal parcheggio è ben visibile, sul lato opposto della strada, la parete su cui corrono la ferrata e le vie d'arrampicata; un breve sentiero porta in pochi minuti alla bacheca e all'attacco.

    ▲Il percorso

    La parete, alta una sessantina di metri, ospita due tracciati che si ricongiungono a metà. Il settore di destra sale un diedro-rampa piuttosto appoggiato, poi una paretina dapprima verticale e infine con un breve tratto strapiombante, sostenuto da numerose staffe; si arriva così al ponte sospeso su tre corde. Attraversatolo, si prosegue su una placca con un facile traverso verso sinistra fino a incontrare il settore di sinistra, che attacca una cinquantina di metri oltre la partenza di destra risalendo una parete verticale ma ricca di staffe e maniglie. Dal punto in cui i due itinerari si uniscono si sale in verticale su staffe lungo una placconata, poi il percorso entra nel bosco trasformandosi in sentiero attrezzato e termina in breve (circa 20' complessivi di parete).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata breve e mai realmente difficile, ideale per chi muove i primi passi e perfetta da abbinare a qualche tiro lungo la palestra di roccia adiacente.

    ▲Periodo e sicurezza

    La bassa quota la rende percorribile per gran parte dell'anno. Per questa via non è disponibile una traccia GPS ufficiale.

    ▲Discesa

    Si scende sulla destra seguendo le tracce di rientro.

    ▲Storia

    La ferrata è stata inaugurata il 21 aprile 2018, contestualmente alla palestra di roccia adiacente.

    ▲Da abbinare

    Le ferrate in Valtellina non sono molte: la Sassella si presta a essere unita al Torrione Porro o alla Ferrata della Croce al Palabione; poco lontano, in Valchiavenna, le ferrate Biasini e Succetti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoValtellina
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata0:25 h
    • Itinerario (a/r)1:00 h
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario80 m
    • Lunghezza0,5 Km
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