Caratteristica: Alta quota

  • Sentiero Attrezzato Leva – Cima di Terrarossa, Montasio

    Sentiero Attrezzato Leva – Cima di Terrarossa, Montasio

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Sentiero Attrezzato Leva – Cima di Terrarossa, Montasio
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato Leva percorre la scenografica cengia tra la Cima di Terrarossa e la Forca dei Disteis alle pendici del Jof di Montasio. Itinerario di media difficoltà con tratti esposti e non protetti che richiedono passo sicuro: ideale da inserire in un giro di più giorni sull'Altopiano del Montasio.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge Chiusaforte sull'A23 (uscita Carnia Tolmezzo) e si prosegue verso est per 20 Km fino a Sella Nevea. Da un tornante si segue il cartello marrone per Altopiano del Montasio fino al termine della strada, dove si trova un ampio parcheggio (indicazioni Maps). Il percorso proposto passa per il Rifugio Brazza e la Cima di Terrarossa; non include la salita al Jof di Montasio (quella è la Ferrata Amalia).

    ▲Il percorso

    Si percorre il sentiero da Cima Terrarossa verso ovest in direzione Forca dei Disteis. Dalla cima si scende verso la Forca del Pallone (2242 m) affrontando una caratteristica scala metallica appoggiata alla roccia — richiede attenzione. Si imbocca poi la cengia attrezzata che aggira la parete ovest della Cima Terrarossa: il tratto è esposto per lunghi tratti e non sempre protetto da cavi. Superata la Forca del Pallone, la via riprende sul versante opposto della gola risalendo gli infissi verso la Forca dei Disteis. I tratti più verticali si trovano nei pressi della Forca, dove si effettua la salita più impegnativa dell'intero percorso.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificato Moderatamente Difficile. I tratti attrezzati sono contenuti ma i passaggi non protetti su cengia esposta rappresentano la vera sfida: richiedono concentrazione e stabilità anche con zaino pesante. Complessità: tecnica 2/5, fisica 3/5, esposizione 3/5, ambiente 3/5.

    ⚠ L'Altopiano del Montasio può conservare neve fino a giugno inoltrato. Verificare le condizioni con il Rifugio Brazza prima di partire.
    ▲Periodo e sicurezza

    Da luglio a settembre. Alta montagna con meteo instabile: partire presto. L'itinerario è percorribile in entrambi i sensi ma nel verso descritto (est→ovest) si percorre in salita il tratto più verticale.

    ▲Discesa

    Dalla Forca dei Disteis si scende al Rifugio Brazza e poi al parcheggio di partenza lungo i sentieri dell'Altopiano del Montasio.

    ▲Da abbinare

    Nelle Alpi Giulie: la Ferrata Goitan al Jof Fuart e la Ferrata Julia al Canin.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata178 m
    • Dislivello itinerario918 m
    • Quota max2420 m
    • Lunghezza9,1 Km
  • Sentiero Attrezzato dell’Ideale – Bocca d’Ambiez

    Sentiero Attrezzato dell'Ideale – Bocca d'Ambiez

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato dell'Ideale – Bocca d'Ambiez
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato dell'Ideale attraversa la parete sotto la Cima d'Ambiez nelle Dolomiti di Brenta, collegando i Rifugi XII Apostoli e Agostini. Sebbene storicamente classificato come sentiero attrezzato, presenta tratti verticali ed esposti degni di una vera via ferrata — da non sottovalutare.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza più comune è la funivia da Pinzolo al Doss del Sabion (indicazioni Maps). Da Pinzolo sulla SS 239 si parcheggia negli ampi spiazzi accanto agli impianti di risalita. Dalla stazione a monte si segue il Sentiero Attrezzato della Scala Santa per raggiungere il Rifugio XII Apostoli (circa 3h).

    ▲Il percorso

    Dal Rifugio XII Apostoli si segue il CAI 307 verso est in direzione della Bocchetta dei Camosci. Si risale un vallone su fondo detritico con pendenza sostenuta fino a un punto dove la parete si stringe: qui iniziano i tratti verticali ed esposti che giustificano la reputazione di questo percorso. La via sale verso la Bocca d'Ambiez alternando roccette attrezzate e cenge aeree. L'uscita conduce al Rifugio Agostini. Il percorso può essere percorso anche in senso inverso, oppure come naturale prosecuzione della Ferrata Brentari che parte dal Rifugio Pedrotti.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificato Moderatamente Difficile, ma con passaggi che si avvicinano al Difficile per esposizione e verticalità. Non adatto a chi è alle prime armi con l'uso del set da ferrata. Complessità: tecnica 2/5, fisica 3/5, esposizione 3/5, ambiente 3/5.

    ⚠ L'itinerario si svolge ad alta quota nel Brenta: possibile presenza di neve e ghiaccio anche in estate. Verificare le condizioni al Rifugio Agostini prima di partire.
    ▲Periodo e sicurezza

    Da luglio a settembre. L'alta quota e l'orientamento ombreggiato possono mantenere neve a lungo. Consigliato in compagnia o dopo aver percorso altre ferrate di livello simile.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Agostini si può scendere verso Molveno lungo sentieri CAI oppure rientrare al Rifugio XII Apostoli per riprendere la funivia verso Pinzolo.

    ▲Da abbinare

    Complementare alla Ferrata Brentari, al Sentiero della Scala Santa e alla Ferrata Benini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Brenta
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)10:30 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario450 m
    • Quota max1750 m
    • Lunghezza6 Km
  • Sentiero Attrezzato della Cresta Sinigaglia alla Grigna Meridionale

    Sentiero Attrezzato della Cresta Sinigaglia alla Grigna Meridionale

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Sentiero Attrezzato della Cresta Sinigaglia alla Grigna Meridionale
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato della Cresta Sinigaglia è una delle possibili vie di salita alla Grigna Meridionale partendo dai Piani Resinelli. Rispetto alla vicina e più frequentata Cresta Cermenati è meno battuta e un po’ più difficile, pur restando su difficoltà tecniche moderate; l’ultimo tratto è molto esposto, anche se le difficoltà di arrampicata rimangono contenute.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dai Piani dei Resinelli, in provincia di Lecco. Da Ballabio si risale il versante in salita e, dopo i molti tornanti, in prossimità del grosso cartello marrone di benvenuto si prosegue ancora per un tornante; si sale brevemente e al bivio successivo si tiene la sinistra lungo la stretta strada asfaltata fino a un parcheggio presso una sbarra (apri su Google Maps). Dal parcheggio in 5 minuti si raggiunge il Rifugio Carlo Porta e si prosegue sui sentieri 1/2 dentro il bosco; si ignora un bivio a destra per il Rifugio Soldanella, poi, usciti dal bosco, un altro bivio dove a sinistra il sentiero 2 risale il Canalone Porta. Ignorati entrambi, si continua sul sentiero 1 per la Cresta Sinigaglia salendo ripidamente verso nord-est; si ignorano i bivi per le vie alpinistiche fino a una piazzola per l’atterraggio degli elicotteri, si prosegue dritto e, ignorato anche il sentiero 3 che scende al Canalone Porta, si raggiungono le prime parti attrezzate (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il tratto attrezzato inizia con un traverso esposto, il “Salto del Gatto”, dove una fune metallica con guaina nera aiuta a passare in maggiore sicurezza fino all’inizio di un canalino roccioso da risalire. Superato il canalino si arriva alla Bocca del Vento (2065 m), da cui si vede finalmente la cima della Grigna Meridionale. Si prosegue lungo il crinale del sentiero 1 verso ovest, ignorando il sentiero che a destra scende lungo il ripidissimo Canalino della Federazione; dopo il bivio mancano una decina di minuti alla vetta, da guadagnare risalendo l’ultimo tratto attrezzato con grosse catene: una serie di roccette e un’ultima esposta paretina conducono al Bivacco Ferrario e alla croce di vetta (45′ dal Salto del Gatto, 2h45 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Due punti meritano attenzione lungo la via: il “Salto del Gatto” e l’ultimo tratto attrezzato che porta in cima. Non sono passaggi difficili, ma sono esposti e richiedono un minimo di esperienza.

    ⚠ L’ultimo tratto verso la croce è molto esposto, pur con difficoltà tecniche contenute: piede fermo e un minimo di abitudine ai percorsi attrezzati.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna nelle Grigne (quota massima 2177 m). L’esposizione dei tratti attrezzati richiede attenzione, soprattutto con roccia bagnata.

    ▲Discesa

    Dalla Grigna Meridionale la via più usata per rientrare al Rifugio Carlo Porta è il sentiero 7 lungo la Cresta Cermenati: non difficile, ma generalmente abbastanza affollato e un po’ sdrucciolevole. In circa 1h30 riporta al rifugio (4h complessive).

    ▲Da abbinare

    Si può combinare in un lungo anello con il Sentiero Attrezzato Cecilia verso il Rifugio Rosalba, scendendo poi ai Piani Resinelli con il Sentiero delle Foppe. Per un itinerario di più giorni verso la Grigna Settentrionale si può valutare la Ferrata del CAI Mandello.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoGrigne
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)4:00 h
    • Dislivello ferrata123 m
    • Dislivello itinerario629 m
    • Quota max2177 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata Stella Alpina all’Agner

    Ferrata Stella Alpina all'Agner

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Stella Alpina all'Agner

    La Ferrata Stella Alpina è la via attrezzata che porta verso il Monte Agner, nelle Pale di San Martino. Il percorso completo è tra i più impegnativi del panorama italiano: oltre 10 ore, riservate a escursionisti molto esperti non solo di ferrate ma anche di alta montagna. Alla difficoltà del tratto attrezzato si sommano la lunga traversata delle Laste, la salita all'Agner e la difficile discesa lungo il Canalone.

    ⚠ Itinerario lunghissimo (oltre 10 ore, dislivello quasi 1700 m, vetta 2872 m) ed estremamente serio. La traversata delle Laste è esposta, con segni spesso sbiaditi, e diventa proibitiva con la nebbia; con rocce bagnate è sconsigliata. La discesa lungo il Canalone è ripida, su fondo ghiaioso instabile, spesso con nevaio nella parte bassa: utili i ramponi e i bastoncini telescopici. Affrontarla solo in buono stato di allenamento e con meteo stabile; si consiglia di spezzarla in due giorni (Bivacco Biasin a Forcella Pizzon).
    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la località Frassanè (Belluno), alle pendici dell'Agner, raggiungibile da Agordo o da Fiera di Primiero. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. In paese, da via della Vittoria si prende via Domadore fino a una biforcazione coi segnavia CAI (a destra il 771, a sinistra il 772) e si parcheggia in uno spiazzo (1182 m). Si sale col 771 lungo la forestale, poi per prati lungo le piste da sci fino al Rifugio Scarpa (1735 m, 1h dal parcheggio). Dal rifugio, seguendo le indicazioni per la Ferrata e il Sentiero Miniussi, si raggiunge Malga Losch e si tiene la sinistra uscendo dal bosco; avvicinandosi alle bastionate dell'Agner, a un bivio (dove davanti si vede il nevaio del canalone di rientro) si segue a sinistra per l'attacco, al termine di una gola senza uscita, su roccette con bolli giallo-rossi e l'attraversamento di un canale fino al cartello romboidale (1955 m, 1h 45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La prima sezione supera un risalto roccioso, verticale ma appigliato, poi piega a destra su roccette e a sinistra; segue un tratto di collegamento su ghiaia, prato e roccia con vistosi bolli gialli. Si ritrovano le attrezzature presso un cartello che invita a non smuovere sassi: inizia la seconda e più impegnativa sezione. Dopo un tratto diagonale, il cavo sale verticale su una parete dagli appigli poco evidenti, poi traversa a destra verso il primo di una serie di camini, risalito in spaccata con l'aiuto di alcuni pioli. Si traversa a destra verso una stretta gola (attenzione agli zaini ingombranti), che si risale sul versante sinistro; seguono passaggi verticali in esposizione crescente, con il canalone innevato del rientro alle spalle. L'ultima sezione traversa a sinistra fino a un aereo spigolo con vista sul Rifugio Scarpa; si sale una parete verticale fino a un passaggio delicato e leggermente strapiombante lungo una fessura, da affrontare con agilità, poi il cavo piega a destra sotto il passaggio chiave: una placca verticale e liscia da risalire cercando i pochi appigli naturali e i pioli metallici. Gli ultimi metri esposti portano a «Le Laste» (2320 m, 1h 45' dall'attacco, 3h 30' totali). Inizia qui il lungo attraversamento delle Laste dell'Agner, su sentiero dapprima su sassi e prato poi su fondo roccioso, tutt'altro che banale (proibitivo con la nebbia): si seguono segni sbiaditi e ometti, fra roccette da arrampicare in libera e tratti attrezzati su placca e cengia, generalmente esposti e sconsigliati con roccia bagnata, fino al Bivacco Biasin a Forcella Pizzon (2645 m, 1h 45' dal termine della ferrata, 5h 15' totali). Per chi prosegue verso la vetta, si aggira la parete sud-occidentale dell'Agner su tratti attrezzati e un'esposta e aerea cengia, poi una rampa esposta ma non difficile e una traccia ripida fino alla croce sull'anticima dell'Agner (2872 m, 1h dal Bivacco Biasin, 6h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le difficoltà tecniche del solo tratto ferrato sono «molto difficili»; a queste si aggiungono le difficoltà oggettive delle Laste, la salita all'Agner e la difficile discesa lungo il Canalone, oltre a un lungo avvicinamento e rientro. Nel complesso è una delle escursioni attrezzate più impegnative d'Italia.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ). Dalla Forcella Pizzon è possibile rientrare evitando la salita alla vetta. Il Bivacco Biasin è in buone condizioni per l'eventuale pernottamento.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si torna a Forcella Pizzon e al Bivacco Biasin (45' dalla vetta), prestando attenzione al tratto tra cima e cengia per i pochi segni sbiaditi. Dal bivacco si scende ripidamente sul lato sinistro del canalone, su fondo sdrucciolevole con tratti attrezzati, fino a un bivio (segni sbiaditi su roccia): a destra il sentiero lungo il Canalone (qui descritto), a sinistra la via normale con segni gialli. Il Canalone scende a ripidi tornanti su ghiaione instabile, con nevaio nella parte bassa, fino in vista del Rifugio Scarpa e al bivio dell'attacco (1820 m, 1h 30' dal bivacco, 8h 30' totali); poi a ritroso fino al Rifugio Scarpa e, per il 771, al parcheggio (circa 10h totali).

    ▲Da abbinare

    Itinerario che da solo impegna comodamente due giorni. Restando nelle Pale di San Martino si possono raggiungere la Ferrata dell'Orsa in Val San Lucano o, in Val Canali, la Ferrata Buzzati, il Sentiero del Cacciatore e la Ferrata del Canalone; verso il Civetta la Fiamme Gialle, l'estenuante Costantini, la Tissi e l'Alleghesi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata346 m
    • Dislivello itinerario1692 m
    • Quota max2872 m
    • Lunghezza14,4 Km
  • Ferrata Severino Casara (Croda dei Toni)

    Ferrata Severino Casara (Croda dei Toni)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Severino Casara (Croda dei Toni)

    La Ferrata Severino Casara (sentiero 107) collega il versante orientale con quello occidentale sotto Cima Dodici (Croda dei Toni), nelle Dolomiti di Sesto. È un itinerario d'alta montagna molto impegnativo e faticoso se percorso in giornata (circa 19 km, 10 ore, dislivello 1350 m), esposto ma senza difficoltà tecniche di rilievo nei tratti attrezzati, in un ambiente spettacolare al cospetto di alcune fra le cime dolomitiche più ardite.

    ⚠ Avviso: Una grossa frana staccatasi dalla Torre Witzenmann nel 2017 ha colpito gli ultimi metri di ferrata verso la Forcella de l'Agnel, rendendo la via formalmente inagibile. Il tratto è stato messo solo parzialmente in sicurezza con corde alpinistiche: la deviazione è difficile e richiede esperienza, da non sottovalutare. Prima di partire verificare l'effettiva percorribilità contattando i Rifugi Comici e Carducci.
    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l'albergo Dolomitenhof in Val Fiscalina (1454 m), raggiungibile da Moso in Val Pusteria. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue la carrareccia 102 verso sud fino al Rifugio al Fondo Valle (1548 m, 30'); si prosegue sul 102 verso sud-ovest e a un bivio si tiene la sinistra sul sentiero 103 verso il Rifugio Comici, salendo costantemente lungo la sinistra orografica della Val Fiscalina Bassa (sul versante opposto si nota la cresta della Strada degli Alpini) fino al Rifugio Comici (2224 m, 2h 30' dal parcheggio). Si continua sul 103 verso sud, con la parete nord della Croda dei Toni davanti, fino a Forcella Giralba (2431 m); si scende per vallone detritico al Rifugio Carducci (2297 m, 3h 30' totali), inizio del sentiero 107 «Sentiero Attrezzato Severino Casara».

    ▲Il percorso

    Poco sopra il Rifugio Carducci iniziano le attrezzature. Si percorre un'esile cengia su fondo detritico lungo la parete sud-est della Croda dei Toni, alternando tratti attrezzati e sentiero, fino al bivio di Forcella Maria (2351 m, 45' dal rifugio) tra il vecchio 107 (chiuso per frane) e la via ferrata. Un traverso esposto ma non difficile porta a un primo ponte sospeso (fune a sinistra, ampie traversine di legno); si prosegue in orizzontale aggirando uno spigolo su cengia, con qualche balzo attrezzato con staffe e cambre. Verso metà itinerario si aggira lo spigolo sud e si procede verso nord-ovest su cengie esposte sulla Val Gravasecca, alternate a tratti di sentiero anche non attrezzato su terreno friabile. Sotto un caratteristico tetto roccioso si trova il passaggio chiave: in forte esposizione si raggiunge un angusto passaggio da fare a carponi (Passo del Gatto), scomodo ma non difficile. Oltre il tetto, roccette e una nuova cengia; la ferrata svolta a destra risalendo roccette arrampicabili, poi entra in una gola fino a un secondo ponte sospeso, più esposto del primo, con un salto di un paio di centinaia di metri sotto. Si sale un breve salto con due pioli e si esce dalla gola su cengia; un tratto in discesa su fondo instabile porta verso il canalone. Qui il percorso compie attualmente una deviazione con corde alpinistiche verso l'alto per aggirare la frana del 2017: tratto difficile, da non sottovalutare. Risalito il ripido ghiaione, con radi segni bianco-rossi, si raggiunge il Bivacco De Toni e poco oltre la Forcella de l'Agnel (2490 m, 2h 30' dal Carducci, 6h totali). Per chiudere l'anello verso il Rifugio Comici si attraversa a mezzacosta la parete occidentale della Croda dei Toni: si scende un ripido canalone franoso, si prosegue a mezzacosta ignorando le tracce che scendono verso Giralba, fino a un'insellatura dove, secondo la stagione, è presente un nevaio assicurato da una fune; si risale la sella detritica e, per cengia e cresta, si raggiunge la Forcella dei Toni (2524 m, 1h da Forcella de l'Agnel, 7h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Attrezzatura recente e ben mantenuta. La via non offre passaggi tecnicamente difficili, ma l'ambiente di alta montagna, l'esposizione, la lunghezza e il dislivello la rendono molto impegnativa. Conviene percorrerla in questo verso per affrontare in salita il ripido e scivoloso tratto tra il termine della ferrata e la Forcella de l'Agnel.

    ⚠ Con nebbia o nuvole basse, attenzione a individuare l'attacco delle funi che aiutano a superare il nevaio tra Forcella de l'Agnel e Forcella dei Toni, presente anche a stagione inoltrata: la fune lo assicura, ma per maggiore sicurezza può convenire avere con sé i ramponi.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina delle Dolomiti di Sesto di 4Land. Verificare sempre lo stato della via con i Rifugi Comici e Carducci.

    ▲Storia

    La ferrata, che collega il Rifugio Carducci col Bivacco De Toni, è stata inaugurata nel 2015 ed è dedicata all'alpinista vicentino Severino Casara, figura controversa ma grandissimo alpinista del suo tempo: salì in cordata con Comici, aprì oltre 300 vie, fu scrittore e regista.

    ▲Discesa

    Da Forcella dei Toni inizia la lunga discesa: si scende sul ghiaione verso destra sotto la parete nord di Cima Dodici, si ignorano due tracce verso est, si passa sotto le bastionate del Collerena e, a mezzacosta, si raggiunge il Rifugio Comici; da qui a ritroso sul 103 fino al parcheggio (3h da Forcella dei Toni, 10h totali).

    ▲Da abbinare

    Dal Rifugio Carducci si può proseguire verso la Ferrata alla Cengia Gabriella e la Ferrata Roghel; più in là la Ferrata Zandonella al Croda Rossa di Sesto e i Costoni di Croda Rossa. Dal Rifugio Fondo Valle, lungo la Val Sasso Vecchio, si raggiungono la Ferrata Hosp alla Torre di Toblin e la Innerkofler al Monte Paterno.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata260 m
    • Dislivello itinerario1350 m
    • Quota max2556 m
    • Lunghezza19 Km
  • Ferrata Sass Rigais

    Ferrata Sass Rigais

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Sass Rigais
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata al Sass Rigais porta sulla cima più alta della Val Gardena e delle Odle, a 3025 m, combinando due itinerari attrezzati: la ferrata est e la ferrata sud. Le difficoltà sono medio-basse su entrambe, ma la est ha tratti verticali più accentuati ed è quindi consigliabile percorrerla in salita. Avvicinamento e rientro sono lunghi e impegnativi.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia che collega Selva di Val Gardena al Rifugio Col Raiser (2106 m): da Selva si va verso Santa Cristina fino alla Strada Ruecia, dove sono gli impianti, parcheggiando nell'ampio spiazzo di fronte. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla stazione a monte si seguono i cartelli per il Sass Rigais verso nord-est, segnavia 4, fino al Rifugio Firenze (2040 m), raggiunto in pochi minuti di saliscendi su carrareccia. Dal rifugio il sentiero 13 punta dritto al Sass Rigais fino al bivio presso il Plan Ciautier (2322 m, 1h dalla stazione a monte): qui si può tenere la destra e salire il lungo vallone detritico della Val Salieres (per la ferrata est) oppure la sinistra col segnavia 29 verso la Forcella de Mesdì (per la ferrata sud). In questa relazione si sale dalla est e si scende dalla sud. Tenuta la destra e risalito il vallone detritico tra Sass Rigais e Furchetta, si raggiunge la forcella che li separa (2696 m, 2h 15' totali), con vista sulla Val di Funes; si tiene poi la sinistra per salire su traccia con bolli rossi la placca est fino alla sella d'attacco (2800 m, 2h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La ferrata est inizia su roccette ben appigliate, dove il cavo serve da sola autoassicurazione; si supera una fessura e una rampa verso sinistra fino a un punto verticale che si affronta con un breve traverso a sinistra su semplici chiodi e poi in verticale su ampie e solide staffe. Seguono ancora roccette senza difficoltà e un canalino roccioso verso destra; usciti dal canalino si vede la croce sommitale. Una serie di balzi rocciosi alternati a facili roccette porta alla crestina finale e alla croce del Sass Rigais (3025 m, 1h dall'attacco, 3h 30' totali). Per la discesa si imbocca la ferrata sud: ci si dirige a sud lungo una crestina sommitale a tratti non protetta, poi su una lunga serie di roccette, rampe inclinate e balzi di difficoltà medio-bassa con cui si perde rapidamente quota fino a innestarsi in un sentiero ripido; un ultimo balzo con una rampa e un salto più verticale presso una passerella in legno chiude le attrezzature (1h dalla vetta, 4h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata di media difficoltà che porta su un Tremila delle Odle-Puez; la combinazione di una via in salita e una in discesa la rende piacevole anche per il ferratista esperto.

    ⚠ L'avvicinamento è lungo e impegnativo. Attenzione alla quota e al fatto che non esistono vie di fuga diverse dalle ferrate stesse: da evitare con tempo instabile. Nulla vieta di percorrere l'itinerario in senso inverso o di scendere dalla stessa via di salita.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina della Val Gardena, Val di Funes e Alpe di Siusi oppure quella della Val Badia di 4Land.

    ▲Storia

    Il Sass Rigais è il monte più alto della Val Gardena e delle Odle. Reinhold Messner lo salì con il padre a soli cinque anni, ben prima della costruzione della via ferrata.

    ▲Discesa

    Dal termine delle attrezzature si scende a valle per un vallone ghiaioso verso il Plan Ciautier; a un bivio si può tenere la destra per una scorciatoia segnalata verso il Col Raiser (rientro circa 1h, totale circa 6h).

    ▲Da abbinare

    In Val Gardena si possono unire le ferrate al Piccolo e al Gran Cir vicino a Selva; verso il Gruppo Sella la panoramica Tridentina; verso il Passo Sella, in ordine crescente di difficoltà, la Ferrata al Col Rodella, la Schuster al Sassopiatto e la delle Mesules al Piz Selva.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoOdle
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata225 m
    • Dislivello itinerario870 m
    • Quota max3025 m
    • Lunghezza9,7 Km
  • Ferrata Sasso delle Nove (Cima Nove)

    Ferrata Sasso delle Nove (Cima Nove)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Sasso delle Nove (Cima Nove)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata a Cima Nove (Sasso delle Nove) è un breve tratto attrezzato — gli ultimi 100 metri prima della croce — posto al termine di un lungo e impegnativo itinerario di alta montagna in Val Badia. Tecnicamente non è proibitiva, ma corre lungo una parete molto esposta, soprattutto sulla caratteristica placconata sud, in un ambiente solitario e austero con alcuni passaggi esposti e non protetti. La vetta tocca i 2968 m.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Pederù (1548 m), raggiungibile da San Vigilio di Marebbe seguendo le indicazioni «Pederù» già in paese, su strada asfaltata fino all'ampio parcheggio. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal rifugio si segue l'ampio sentiero turistico 7 verso sud nel Vallone di Fanes, toccando in rapida successione il Rifugio Pices Fanes (2007 m), il Rifugio Fanes (2060 m, breve deviazione opzionale) e il Rifugio Lavarella (2050 m, 1h 30' dalla partenza). Da qui si prende il segnavia 13 verso nord, a destra, sul Piano delle Sarenes, salendo costantemente fino al Passo di Sant'Antonio (Ju de Sant'Antone, 2466 m, 2h 30' totali). Si lascia il 13 e, seguendo il cartello, si sale verso est su un ripido ghiaione con alcuni bolli rossi e facili roccette fino a una sella prativa con vista su Cima Dieci e Cima Nove; qui i segni finiscono ma si segue a vista la cresta verso nord-ovest, fra precipizi su entrambi i lati, fino all'attacco delle attrezzature (2800 m, 3h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La ferrata supera circa 100 metri. I primi tratti assicurano una cresta ben gradonata vicino al precipizio della parete nord, più simile a un sentiero attrezzato; poi ci si sposta sul versante sud, più esposto, dove il cavo prosegue ancora senza difficoltà tecniche su moderata pendenza fino a un sasso dove il cavo si interrompe e riprende due metri più avanti. Inizia qui il tratto più interessante: un lungo e aereo traverso verso sinistra su una liscia placconata da percorrere in aderenza. Il cavo risale poi più verticale verso un tratto di spigolo molto aereo, in forte esposizione, fino a un camino di media difficoltà — il passaggio probabilmente più tecnico, però abbastanza appoggiato. Un'ultima placca inclinata e alcune esposte roccette sommitali chiudono le attrezzature (45' dall'attacco). Si prosegue su pendio ghiaioso fino alla croce di Cima Nove (2968 m, 15' dal termine delle attrezzature, 4h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via non presenta difficoltà tecniche di rilievo ma si sviluppa su una parete molto esposta, con placche lisce e verticali che possono mettere in difficoltà chi ha poca esperienza o piede non fermo; i passaggi attrezzati si alternano comunque a tratti senza difficoltà.

    ⚠ Il rientro avviene ripercorrendo la ferrata in discesa, da affrontare con grande attenzione data l'esposizione. L'escursione è lunga e, dopo i primi rifugi, abbastanza isolata: percorrerla solo con tempo stabile. In discesa, sul pianoro sommitale, con nebbia o nuvole basse fare attenzione a individuare il canalino dove corrono le attrezzature.

    ▲Periodo e sicurezza

    In alternativa al Rifugio Pederù si può partire dalla località Spescia (1549 m) in Val Badia salendo ripidamente per il sentiero 13 lungo la Val di Fanes fino al Ju de Sant'Antone: più breve come distanza ma più faticosa e ripida (circa 7h a/r). Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina della Val Badia di 4Land.

    ▲Storia

    Il Sasso delle Nove è una montagna particolare: la sua lunga placconata appoggiata della parete sud fu salita dai fratelli Messner con tre itinerari di pura aderenza (Direttissima, Heidi, Placche), alla fine degli anni Sessanta veri banchi di prova, per giunta affrontati con scarponi rigidi. La più ripetuta è oggi la Direttissima Messner.

    ▲Discesa

    Il rientro avviene a ritroso lungo l'itinerario di salita, ferrata compresa (3h 30' dalla vetta, 8h totali).

    ▲Da abbinare

    Cima Nove è la vetta settentrionale del Gruppo del Sasso della Croce, dove si trova anche la spesso abbinata ferrata al Sasso della Croce e a Cima Dieci. Più a sud sul gruppo corrono il Sentiero Attrezzato Tru Dolomieu e la lunga Ferrata della Pace; verso il Lago di Braies la facile Ferrata di Valdaora alla Cima dei Colli Alti e, al Passo Furcia, la Ferrata al Piz de Peres.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoSasso della Croce
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata110 m
    • Dislivello itinerario1424 m
    • Quota max2968 m
    • Lunghezza19 Km
  • Ferrata Sasso della Croce e Sasso delle Dieci

    Ferrata Sasso della Croce e Sasso delle Dieci

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Sasso della Croce e Sasso delle Dieci
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    L'abbinamento delle ferrate al Sass dla Crusc (Sasso della Croce) e a Cima Dieci è un grande itinerario di alta montagna con partenza da Badia, in Val Badia. I tratti attrezzati sono di media difficoltà, ma il percorso è lungo (oltre 16 km, quasi 1000 m di dislivello) e per ampi tratti corre su sentiero esposto e non protetto: va affrontato con buona preparazione e tempo stabile. In cambio regala panorami spettacolari su Val Badia, Sassolungo, Gruppo Sella e le cime dolomitiche di Cortina, con la vetta a 3026 m.

    ▲Avvicinamento

    Il punto d'appoggio è il Rifugio Santa Croce, sul versante orientale della Val Badia all'altezza di Badia, raggiungibile con le seggiovie «La Crusc 1» e «La Crusc 2» oppure a piedi per il comodo sentiero 7 da Badia (circa 1h 30'). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla stazione a monte (2045 m) si ha di fronte l'imponente bastionata del Sass dla Crusc, prima meta della giornata. Si seguono i segnavia 7 passando accanto a una chiesetta bianca; il sentiero sale poi a destra verso sud, dapprima dolce tra i mughi e quindi più deciso fuori dal bosco, verso la parete. Ci si incammina sotto la roccia lungo una cengia che si fa via via più stretta ed esposta: qui inizia il primo tratto attrezzato (1h dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Il primo cavo aiuta su una cengia esposta seguita da un salto verticale; si prosegue alternando sentiero a mezzacosta esposto a brevi tratti attrezzati. Si risale una rampa inclinata con il cavo a sinistra e si percorre l'esposto sentiero che aggira la parete sud-ovest del Sass dla Crusc; dopo un tratto di roccette non attrezzato se ne incontra uno attrezzato con due staffe metalliche e un facile traverso. Una lunga cengia, più stretta delle precedenti, è protetta da una fune di autoassicurazione; si volge quindi a sud per l'ultimo tratto di sentiero, parzialmente attrezzato dove entra in un ripido canalino franoso, fino alla Forcella dla Crusc (2h 30' in totale). Alla forcella, crocevia di sentieri, si tiene la sinistra per restare sull'altopiano. Si cammina tra sassi e ghiaioni un po' scivolosi ma non difficili fino al Piz Zuber, quindi al bivio per il Sass dla Crusc (2907 m, deviazione opzionale ma consigliata), e si prosegue lungo la cresta panoramica verso Cima Dieci. Qui inizia il secondo tratto ferrato: breve ma molto esposto, risale lo spigolo sud per una cinquantina di metri di balzi rocciosi verticali. Dopo i primi metri appoggiati si affronta una serie di salti più marcati con il cavo a sinistra; da un balconcino panoramico si sale in forte esposizione su due tratti impegnativi, poi si aggira lo spigolo sul versante orientale e si vede, a una quindicina di metri, la croce di legno. Qualche passo in orizzontale immette in un camino che si risale in spaccata, passando dal lato destro a quello sinistro; le ultime roccette portano al pianoro sommitale e alla croce di Cima Dieci, con vista a 360° (2h dalla Forcella, 4h 30' in totale). La cresta che si stacca verso Cima Nove è percorsa dalla relativa ferrata.

    ▲Carattere e difficoltà

    La prima ferrata, quella che porta alla Forcella dla Crusc, è nel complesso facile: presenta tre tratti verticali brevi e senza difficoltà tecniche, mentre gli altri cavi servono soprattutto a proteggere sentieri esposti. La ferrata di Cima Dieci è invece breve ma intensa, molto esposta e con la prima metà verticale e impegnativa.

    ⚠ Itinerario di alta montagna, lungo e con dislivello importante: richiede buona forma fisica. Diversi tratti di sentiero prima della Forcella sono esposti e non protetti, sconsigliati a chi non ha esperienza di montagna o piede fermo. Cima Dieci richiede assenza di vertigini. La stabilità del meteo è fondamentale: non ci sono veri punti d'appoggio e si trovano tratti attrezzati sia all'inizio sia alla fine del giro, da evitare con tempo instabile.

    ▲Storia

    Il Sasso della Croce è legato alla storia dell'alpinismo per via di Reinhold Messner: nel luglio 1968, salendo il Pilastro di Mezzo con il fratello Günther, si trovò davanti a una placca liscia di quattro metri da cui non poteva né salire né scendere. La superò, come racconta nel suo celebre «Settimo Grado», e le attribuì una valutazione di VIII grado, fino ad allora mai usata; va ricordato che la affrontò con scarponi a suola rigida.

    ▲Periodo e sicurezza

    Per questa via sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ) scaricabili dalla scheda; per la zona è utile la cartina della Val Badia di 4Land.

    ▲Discesa

    La discesa avviene lungo lo stesso sentiero dell'andata; i due tratti attrezzati richiedono particolare attenzione perché percorsi in discesa (3h dalla vetta, 7h 30' complessive).

    ▲Da abbinare

    Difficilmente questo giro lascia energie per una seconda ferrata in giornata, ma su più giorni dalla Forcella dla Crusc si può salire al Piz de Lavarella e scendere verso il Sentiero Attrezzato Tru Dolomieu. In Val Badia c'è la Ferrata della Pace; da Corvara, sul Gruppo Sella, la Ferrata al Piz de Lech e quella del Vallon; verso il Passo Gardena la Ferrata al Gran Cir e, verso il Passo della Furcia, la nuova Ferrata al Piz de Peres.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoSasso della Croce
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata75 m
    • Dislivello itinerario979 m
    • Quota max3026 m
    • Lunghezza16,1 Km
  • Ferrata Sartor al Monte Peralba

    Ferrata Sartor al Monte Peralba

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Sartor al Monte Peralba
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Sartor sale il versante sud del Monte Peralba (2694 m), la cima più alta della zona di Sappada. È una via di media difficoltà e piuttosto breve, inserita in una bella escursione; merita attenzione il rientro, che avviene per l'impegnativa via normale sul versante nord.

    ▲Avvicinamento

    Base il Rifugio Calvi, tra il Chiadenis e il Peralba. Si parte lungo la SP 22 che collega Cima Sappada con le Sorgenti del Piave: dal centro di Cima Sappada una strada a sinistra (indicazioni Sorgenti del Piave) sale per 8 km; poco prima del Rifugio Sorgenti del Piave si lascia l'auto in un ampio parcheggio a bordo strada (circa 1800 m). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si sale verso il Rifugio Calvi (2167 m) per la sterrata o per il «Sentiero delle Marmotte» (entrambi ~45'); dal rifugio si va verso il Peralba e il Passo Sesis e dopo ~15', a un bivio (2272 m), si tiene la sinistra verso la bastionata, fino alla targa e all'inizio delle attrezzature (2360 m, 1h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    A destra della targa in marmo bianco sale una lunga serie di cambre su placca liscia: si guadagna rapidamente quota ed esposizione superando un paio di punti leggermente strapiombanti. Dopo uno stretto balconcino la placca diventa più appoggiata, con cambre orizzontali, pioli e maniglie, su buona roccia dove alcune scanalature aiutano la progressione; il tracciato è quasi rettilineo. Dopo una settantina di metri il cavo piega a sinistra: una decina di metri su stretta cengia portano sotto un colatoio da risalire (attenzione alla possibile caduta di sassi), poi il cavo sale in diagonale a destra su parete ben appigliata fino al termine delle attrezzature (40' dall'attacco). Per la vetta si segue una modesta traccia con sbiaditi segni rossi fino al crinale: a destra si sale in cima, a sinistra scende la via Ovest (alternativa di discesa più lunga). Si raggiunge la vetta del Peralba (2694 m), con croce, campana e madonnina e vista magnifica (1h 15' dall'attacco / 2h 45' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata breve, priva di difficoltà tecniche di rilievo: prima sezione verticale ma molto staffata, seconda più appoggiata e arrampicabile, ultimo tratto su sentiero in quota. Escursione molto bella dal punto di vista paesaggistico.

    ⚠ Il rientro per la via normale nord è il tratto più impegnativo: ripido, esposto e con un canalino attrezzato su fondo friabile e roccia spesso umida, da affrontare con imbrago. Essendo esposto a nord può essere innevato anche a inizio stagione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota (2694 m): piena estate, a roccia asciutta e senza nevai sul versante nord.

    ▲Discesa

    Si scende per il ripido sentiero del versante nord: già dai primi metri forte esposizione, fino a una forcella con due targhe metalliche (visita del papa e caduti della Grande Guerra). A un bivio (resti di guerra) si tiene la destra seguendo un bollo rosso e si scende il ripido canalino attrezzato su fondo friabile; per sentiero e tracce labili si segue la linea di discesa logica, si supera un canalone e si scende al margine di un ghiaione. A una palina si tiene la destra e si sale al Passo Sesis, da cui si scende al Rifugio Calvi (1h 15' dalla vetta) e infine al parcheggio per il sentiero dell'andata (30' dal rifugio / 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Dal Passo Sesis si raggiunge l'attacco (30') della Ferrata del Chiadenis, ottima per abbinare due itinerari in giornata. Verso le Dolomiti di Sesto la Ferrata Roghel e la Ferrata alla Croda Rossa di Sesto; verso il Friuli la Ferrata del Coglians e la Ferrata dei Cinquanta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata334 m
    • Dislivello itinerario894 m
    • Quota max2694 m
    • Lunghezza8,9 Km
  • Ferrata Grasselli al Picco di Carnizza e Monte Canin

    Ferrata Grasselli al Picco di Carnizza e Monte Canin

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Grasselli al Picco di Carnizza e Monte Canin

    Itinerario impegnativo e alpinistico nelle Alpi Giulie: la Ferrata Grasselli sale il Picco di Carnizza, poi una lunga cresta collega al Monte Canin (2587 m) e la discesa avviene dalla Ferrata Julia fino al Ghiacciaio del Canin. Via molto varia, con tratti esposti sia in cresta sia in discesa, da affrontare solo con esperienza e tempo stabile.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia che da Sella Nevea sale al Rifugio Gilberti-Soravito. Da Chiusaforte (20' dall'uscita Carnia-Tolmezzo sull'A23) si seguono le indicazioni per Sella Nevea verso est, si supera il ponte e si guida per circa 20 km fino agli impianti. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal rifugio (1850 m) si prende a destra il sentiero 632 verso la Sella Bila Pec (ruderi di una caserma), poi a mezzacosta verso la Sella Grubia e il Bivacco Marussich, risalendo ghiaioni verso ovest con il Montasio alle spalle, fino al Bivacco Marussich (2040 m, 1h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Dal bivacco si sale su traccia per prati e rocce verso l'evidente spigolo dove la targa segna l'inizio della Ferrata Grasselli (20' dal bivacco). Spostandosi un paio di metri a destra della targa e seguendo i triangoli rossi, si risale una prima parete verticale ben appigliata ma impegnativa (qualche piolo aiuta); si guadagna quota ed esposizione fino a una parete con fessura, che si supera restando a destra su staffe metalliche. Un breve tratto di collegamento e una traccia esposta a sinistra portano su un tratto di cresta attrezzata: roccette esposte ma senza difficoltà sostanziali e alcuni canalini concludono il primo tratto ferrato. Per sentiero ripido tra sfasciumi si raggiunge l'ampia cresta che porta al Picco di Carnizza (2441 m, 1h dall'attacco / circa 3h totali). Inizia la seconda parte verso il Canin: si perde quota e si percorre una cresta che alterna sentiero e placche inclinate (attenzione col bagnato), con notevole precipizio a nord verso il Ghiacciaio del Canin. Seguendo i bolli rossi (triangoli dell'Alta Via Resiniana) si aggira una cengia erbosa, si risalgono balzi attrezzati lungo un canalino e si raggiunge lo spigolo ovest del Canin; alternando tratti su sentiero, placche e roccette si sale fino ai resti della croce del Monte Canin (2587 m, 2h 30' dall'attacco / circa 4h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario bello e appagante ma impegnativo, esposto e in più tratti difficile: sia la Grasselli sia la Julia in discesa richiedono buona esperienza, discreta tecnica e nessun problema con l'esposizione. Installata nel 1995 dal CAI di Tricesimo, è intitolata a Rosalba Grasselli.

    ⚠ Da evitare con tempo instabile: tra il Picco di Carnizza, il Canin e la discesa dalla Julia non ci sono vie di fuga. Attenzione all'innevamento a inizio stagione sul versante nord del Picco di Carnizza.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota (2587 m): piena estate con condizioni stabili. Per la discesa sul ghiacciaio sono consigliati i ramponi.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Canin si scende per la via normale (versante est) e in 10-15' si raggiunge il bivio a sinistra per la Ferrata Julia (media difficoltà, in discesa richiede attenzione; roccia ben appigliata salvo l'ultima placchetta, più faticosa per le braccia ma di pochi metri). La ferrata termina sul Ghiacciaio del Canin (1h 30' dalla vetta / 6h totali). La discesa del ghiacciaio richiede molta attenzione e i ramponi sono decisamente consigliati (di norma senza grossi crepacci); individuata la traccia si prosegue verso sud, alla Sella Bila Pec e alla stazione a monte della funivia (1h 15' dal termine della Julia / circa 7h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Nelle Alpi Giulie: sul Jof Montasio la Via Amalia; verso la Val Dogna la lunga Ferrata Norina al Monte Cavallo; sul Jof Fuart la Ferrata Anita Goitan; verso il Mangart la Ferrata della Vita.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata547 m
    • Dislivello itinerario737 m
    • Quota max2587 m
    • Lunghezza11 Km
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