Caratteristica: Ambiente selvaggio

  • Sentiero Attrezzato del Vofrede (Ferrata dello Sperone)

    Sentiero Attrezzato del Vofrede (Ferrata dello Sperone)

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Sentiero Attrezzato del Vofrede (Ferrata dello Sperone)

    Il Sentiero Attrezzato del Vofrede — chiamato da alcuni Ferrata dello Sperone — è un itinerario non difficile ma dai panorami mozzafiato, che risale il vallone della Cignana contornato da stupendi laghi alpini. Si arriva ai pressi del Colle di Vofrede con un rientro ad anello in un giro molto appagante, sotto lo sguardo del Cervino.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è lungo la strada che da Châtillon risale verso Breuil-Cervinia (AO). Si oltrepassa Valtournenche e si prosegue oltre la centrale idroelettrica di Perrères fino a vedere sulla sinistra un’area in cui si lavora la sabbia; lungo un rettilineo si nota una strada sterrata che scende in quella direzione e, prima di oltrepassare il ponte, si parcheggia a bordo strada. Se l’ingresso nella sterrata non fosse possibile per lavori, si prosegue per qualche metro sulla strada principale e si parcheggia a destra in uno spiazzo, allungando di poco l’escursione (apri su Google Maps). Dal parcheggio si supera il ponte sul torrente Marmore svoltando a destra in direzione del laghetto per la pesca sportiva; nei pressi del cartello di divieto di accesso si imbocca il largo sentiero che risale il vallone del torrente Creton, fino a una palina con i vari segnavia, dove si tiene il segnavia 9 (segni gialli). Dove il sentiero piega a sinistra si attraversa un torrente e si risale un tratto gradonato su roccia viva; su comodo sentiero si giunge a un bivio dove, mentre a sinistra si va verso il ghiacciaio di Vofrede, si tiene la destra proseguendo dritti lungo la morena e, dopo alcuni tornanti, si raggiunge l’attacco del Sentiero Attrezzato del Vofrede (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto si svolge su alcune brevi pareti, seguite da un traverso orizzontale esposto ma con abbondante posto per i piedi; si aggira uno spigolo poco marcato e si risalgono facili roccette. Le attrezzature terminano momentaneamente e si segue la traccia fino a una parete verticale, arrampicabile agevolmente assicurati dal cavo; si superano alcuni balzi di roccia non ripidi fino a un balcone affacciato sul ghiacciaio del Vofrede. Dal terrazzino si affronta una parete verticale di alcuni metri, non difficile, che porta a un secondo balcone panoramico, oltre il quale prosegue il tratto verticale; il sentiero attrezzato continua senza difficoltà fino ad attraversare una spaccatura nella roccia, ormai in prossimità del termine. Si percorrono le ultime decine di metri e, nel pianoro sotto il Castelletto Whymper, il sentiero attrezzato si conclude con una magnifica vista sul vicino Cervino (1h30 dall’attacco, 3h30 totali). Dal termine si prosegue verso ovest (sinistra) lungo la pietraia in direzione del Colle di Vofrede (3130 m, punto più alto dell’escursione, 4h totali), seguendo i segni gialli e gli ometti.

    ▲Carattere e difficoltà

    L’itinerario non è difficile tecnicamente, ma è lungo: giunti al Colle di Vofrede si è a meno di metà escursione, quindi va valutata bene la lunghezza complessiva, soprattutto per il rientro.

    ⚠ Il rientro, pur non difficile, si svolge in una zona remota con sentiero non sempre ben segnato: può avere senso portare una traccia GPS, in particolare in caso di annuvolamenti o nebbia con difficoltà di orientamento.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 3130 m), in ambiente selvaggio e di grande bellezza. Lo sviluppo lungo e la lontananza da punti d’appoggio richiedono buona autonomia e attenzione al meteo.

    ▲Discesa

    Dal Colle di Vofrede si scende verso ovest in direzione del Gran Lago, seguendo la traccia labile del sentiero e poi gli sfasciumi fino al lato orientale del bacino; si percorre il muro di contenimento verso valle fino a un piccolo rudere dal tetto sfondato, da cui un sentiero si connette poco dopo a uno più ampio che risale alla parete dove sorge il Rifugio Perucca Vuillermoz. Dal rifugio si segue il sentiero 6 – Alta Via 3 verso il bivacco Manenti, a tornanti, fino al bordo del lago di Balanselmo; si prosegue con un lungo tratto a mezzacosta all’Alpe di Chevalley, poi su una sterrata fino a una selletta da cui si prende il sentiero 107, tenendo la sinistra verso il rifugio La Riondè e proseguendo verso l’ormai visibile cava di sabbia e quindi al parcheggio (3h30 dal termine del sentiero attrezzato, 7h30 complessive).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoCervino – Valtournenche
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario1200 m
    • Quota max3130 m
    • Lunghezza14,9 Km
  • Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana

    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana

    Il Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana, nel Gruppo delle Marmarole, è un itinerario impegnativo: elevato dislivello, ambiente selvaggio e poco battuto. I tratti attrezzati sono di difficoltà medio-bassa, ma i lunghi tratti non protetti sono difficili e vanno evitati assolutamente con il maltempo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla località Stua, vicino a Calalzo di Cadore (BL). A Calalzo si seguono le indicazioni per Pian dei Buoi, su strada stretta ma asfaltata, addentrandosi nel bosco verso la Val d’Oten fino a un bivio a 2,5 km dal centro, dove si prende a destra e si prosegue per altri 2,5 km nel bosco fino al parcheggio (apri su Google Maps). Da Stua (1555 m) si segue il sentiero 261, che sale ripido nel bosco a tornanti verso il Rifugio Chiggiato: si oltrepassa la località Costapiana (1337 m, 30′ dal parcheggio) e la località La Serra, riconoscibile per un cippo che ricorda il passaggio di Papa Giovanni Paolo II, fino al Rifugio Chiggiato (1911 m, 2h dal parcheggio). Dal rifugio si va verso nord lungo l’alta via 5, segnavia 260/262, fino alla Forcella Sacu, dove si incontra un primo facile passaggio attrezzato (1914 m, 15′ dal rifugio, 2h15 totali). Da qui il sentiero cambia carattere e comincia a inerpicarsi verso nord-est, tagliando in diagonale le pareti sud del Cimon della Froppa con un susseguirsi di strette cenge esposte; in alto, dritto davanti, si nota l’intaglio della Forcella Jau Tana, la meta. Attraversato un vallone detritico si incontrano le prime attrezzature metalliche (1h da Forcella Sacu, 3h15 totali).

    ▲Il percorso

    Si salgono una ventina di metri di roccette senza particolari difficoltà e si raggiunge una prima scala metallica appoggiata; le funi aiutano poi a risalire il canalone, addentrandosi nella gola che porta alla forcella. Superata una seconda scaletta si aggira uno spigolo e si sale verso la forcella, con tratti attrezzati in genere facili che si alternano a tratti di sentiero non protetti e piuttosto esposti, da affrontare con cautela. Nella parte alta del vallone si sale sul versante destro senza attraversarlo, con poche attrezzature, fino a raggiungere la forcella dopo una lunga e costante salita (1h dall’attacco, 4h15 totali). L’ambiente è selvaggio e imponente, con il Cimon della Froppa che spicca a destra. L’itinerario piega ora a destra verso la Forcella delle Marmarole, dove inizierà la discesa: si taglia a mezzacosta i ghiaioni sommitali, con attenzione al fondo non sempre stabile, fino alla Forcella delle Foppe (2790 m), poi un tratto di discesa a tratti attrezzato conduce alla Forcella Marmarole (2661 m, 1h15 da Forcella Jau Tana), con davanti la Cresta degli Invalidi. Le difficoltà però non sono finite: la discesa prosegue lungo il Vallon del Froppa, un ripido canalone dal fondo instabile, attrezzato nei primi metri e seguito da circa 20 minuti su fondo infido ed esposto da percorrere con grande attenzione. Al termine del ghiaione ci si innesta sul sentiero 262, dove le difficoltà — e con esse il sentiero attrezzato — terminano (1h da Forcella Marmarole, 6h30 totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    I tratti attrezzati non presentano difficoltà tecniche di rilievo: le vere difficoltà sono i lunghi tratti non protetti su fondo instabile, in particolare il tratto di collegamento in quota e la discesa nel Vallon del Froppa. È un itinerario fisicamente molto impegnativo, in un ambiente selvaggio e poco frequentato.

    ⚠ Lunghi tratti non protetti su fondo instabile e infido, esposti, da evitare assolutamente con il maltempo. Lo sviluppo (17 km, 1498 m di dislivello, 8h15) richiede ottima preparazione fisica, esperienza e meteo stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 2790 m), riservato a escursionisti allenati ed esperti, autonomi su terreno instabile e non protetto. Il fondo detritico e l’esposizione impongono prudenza costante.

    ▲Discesa

    Si segue in discesa il sentiero 262 verso sud (destra) fino alla Forcella Sacu e quindi a ritroso, lungo il sentiero di avvicinamento, al Rifugio Chiggiato e infine al parcheggio (1h45 dall’innesto sul 262, 8h15 complessive).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMarmarole
    • Avvicinamento3:15 h
    • Ferrata3:15 h
    • Itinerario (a/r)8:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1498 m
    • Quota max2790 m
    • Lunghezza17 Km
  • Sentiero Attrezzato Amalio da Prà al Monte Ciareido

    Sentiero Attrezzato Amalio da Prà al Monte Ciareido

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato Amalio da Prà al Monte Ciareido
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato Amalio da Prà aggira il Monte Ciareido nelle Marmarole, un gruppo dolomitico molto meno frequentato dei vicini e per questo selvaggio e sorprendente. È un anello di media difficoltà: un paio di passaggi attrezzati impegnativi e, soprattutto, tratti esposti e non protetti che alzano l'impegno complessivo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Parco alla Memoria di Pian dei Buoi, sopra Lozzo di Cadore. Poco prima dell'incrocio tra la SS52 e la SS51 una strada sulla sinistra, con indicazioni per il Ciareido e le Marmarole, sale per diversi chilometri ed è stretta: in alta stagione vige il senso unico alternato a orari (verificare sul sito del Comune). Si arriva all'ultimo parcheggio (100 posti), non lontano dal Rifugio Ciareido. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si prosegue sulla sterrata fino al Rifugio Ciareido (1969 m, 15' dal parcheggio); poco oltre, a un bivio, si tiene la destra sul CAI 272 verso nord, restando in piano fino a un bivio dove a sinistra un sentiero con segni rossi sale rapidamente verso l'evidente forcella tra il Ciareido e un gendarme roccioso; si risale il ghiaione fino alla forcella dove inizia il sentiero attrezzato (circa 1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dalla forcella si scende verso sinistra incontrando presto le attrezzature: il cavo funge da corrimano in discesa per aggirare prima la Torre Pian dei Buoi e poi il versante est del Ciareido; caratteristico un passaggio dove il cavo corre lungo un canale scavato in diagonale nella parete. Il sentiero scende ripido e piega a sinistra incontrando alcune cenge quasi sempre protette. Inizia il tratto più interessante: si scende qualche metro in disarrampicata sulle pareti est del Ciareido, si percorre un tratto di sentiero esposto e attrezzato e si risale una parete verticale attrezzata – il punto più difficile del tracciato, comunque su livelli moderati. Un ultimo canalino con alcuni balzi chiude le attrezzature; si prosegue a mezzacosta seguendo gli abbondanti segni fino alla forcella sul versante sud del Ciareido, dove il sentiero attrezzato termina (1h 30' dall'attacco, 2h 30' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le parti attrezzate sono piuttosto facili, salvo il tratto in discesa e la parete verticale da risalire, non banali. L'impegno maggiore sta nei tratti non protetti ed esposti, dove servono piede fermo e attenzione: nessun passaggio eccessivamente difficile, ma da non sottovalutare.

    ⚠ Alcuni tratti restano spesso innevati anche a stagione inoltrata: è prudente portare piccozza e ramponi. Massima attenzione nei passaggi esposti e non attrezzati.

    ▲Discesa

    Dal termine si aggira la parete sud del Ciareido (lasciandosi alle spalle la guglia detta «Il Pupo») in un ambiente molto bello, scendendo verso il rifugio. A un bivio si può scendere a destra al Rifugio Baion-Boni (1828 m, 45' dal termine), oppure proseguire aggirando il Ciareido fino al Rifugio Ciareido dell'andata e quindi a ritroso al parcheggio (1h 15' dal termine, 3h 45' complessive).

    ▲Da abbinare

    Nelle vicinanze, impegnativo, il Sentiero Attrezzato degli Alpini che sale a Forcella Jau Tana: facile nei tratti attrezzati ma di forte carattere in quelli non protetti, da riservare a escursionisti esperti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • ProvinciaBelluno
    • GruppoMarmarole
    • Avvicinamento1h
    • Tratto attrezzato1h 30'
    • Itinerario ad anello4h
    • Dislivello attrezzato100 m
    • Dislivello itinerario550 m
    • Quota massima2298 m
    • Lunghezza8,7 km
  • Ferrata Selvaggio Verde (Val Grande)

    Ferrata Selvaggio Verde (Val Grande)

    Vie Ferrate › Piemonte › Verbano-Cusio-Ossola
    Ferrata Selvaggio Verde (Val Grande)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Inaugurata nel 2022, la Ferrata Selvaggio Verde percorre la lunga forra del Rio Val Grande collegando con molti tratti attrezzati «In la Piana» e «Ponte Velina». Non è né una ferrata moderna né una via di stampo dolomitico, ma un lungo itinerario «selvaggio» nel cuore di uno dei parchi più belli delle Alpi Centrali. Difficilmente percorribile in giornata, conviene spezzarlo in due giorni usando i punti d'appoggio lungo il percorso. La classificazione «moderatamente difficile» vale solo per i tratti attrezzati: a renderlo davvero impegnativo sono la lunghezza e la distanza, per escursionisti esperti e ben allenati.

    ▲Avvicinamento

    L'itinerario si può affrontare da più punti; qui si considera la partenza dal paese di Cicogna (VB) verso In La Piana e poi in discesa verso la Valle Loana. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Il percorso non è ad anello: l'ideale è disporre di due automobili. Presso il cimitero di Cicogna si segue una strada sterrata per una quindicina di minuti in falsopiano, oltre baite e alpeggi, finché diventa sentiero che si addentra nel parco della Val Grande con una serie di saliscendi tra ruderi e vecchie baite (alcuni tratti già attrezzati per sicurezza). Si guada il torrente Velina, si raggiunge l'alpeggio di Velina e quindi il Ponte Velina (circa 3h dal parcheggio), dove inizia il vero e proprio itinerario.

    ▲Il percorso

    Il tratto attrezzato vero e proprio si svolge tra Ponte Velina (478 m) e Alpe In La Piana (895 m), seguendo fedelmente il Rio Val Grande in un ambiente isolato e selvaggio. La distanza è di circa 11 km per circa 450 m di dislivello, ma fra i continui saliscendi il dislivello reale è ben maggiore. Il sentiero attrezzato è segnato P50 e alterna tratti esposti protetti ad altri esposti non protetti, con 2 ponti sospesi, diverse passerelle in legno piuttosto vecchie (da verificarne la tenuta in loco), scalette e lunghi tratti di sentiero. A circa un terzo del percorso, dopo 2h 30' da Ponte Velina, si incontra un bivacco in pietra in località Orfalecchio (590 m); poco prima una possibile via di rientro verso Ompio e Sciellina, a sinistra, evita la forra e i tratti attrezzati. La via prosegue risalendo la valle tra pareti verdissime, dirupi ed esposti sentieri, con i ponti sospesi e un paio di guadi; occorre seguire i bolli rossi e una traccia a tratti nascosta dall'erba alta. Dopo circa 7-8 ore dall'inizio del tratto attrezzato si giunge ad Alpe In La Piana, dove si può bivaccare (circa 10h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Più che una ferrata, è un lungo trekking selvaggio con numerosi tratti attrezzati, esposti e a tratti scivolosi.

    ⚠ Itinerario lungo e isolato: i punti d'appoggio non sono gestiti, quindi servono cibo, sacco a pelo e l'occorrente per il bivacco (le baite hanno in genere stufa, tavoli e tavolati). I cellulari non hanno copertura su tutto il percorso. Diverse passerelle in legno sono vecchie: verificarne la tenuta sul posto. La zona è un'area tutelata (un tratto ricade nella Riserva Integrale del Monte Pedum, in ZSC e ZPS della Rete Natura 2000): non lasciare rifiuti.

    ▲Periodo e sicurezza

    Vista l'assenza di punti d'appoggio gestiti è vivamente consigliato portare una cartina della zona per orientarsi (per la cartografia, cartina della Val Grande). Punti di partenza alternativi: Bignugno, Ruspesso o Sciellina; rientri alternativi verso Premosello o Mottac. L'itinerario può essere percorso anche in senso opposto. Per questa via non è disponibile una traccia GPS ufficiale.

    ▲Discesa

    Da Alpe In La Piana, per raggiungere il parcheggio in Valle Loana si calcolano circa 4h: si segue il sentiero P30 verso Alpe Scaredi e poi l'M14 verso Fondo Li Gabbi, dapprima in salita toccando Alpe Portaiola (1288 m, ruderi), Alpe Scaredi (1842 m) e Alpe Cortenuovo (1793 m), quindi in discesa (circa 14-15h complessive).

    ▲Da abbinare

    In Val Grande non ci sono vere ferrate; volendo, tra le vie del Verbano e dell'Ossola si segnalano la nuova Ferrata di Montorfano e la Ferrata Walserfall non lontane da Cicogna; più a nord la lunga salita della Ferrata al Pizzo d'Andolla; sul Lago Maggiore la Picasass e la Miccia vicino a Baveno.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal Grande
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata8:00 h
    • Itinerario (a/r)15:30 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario1500 m
    • Quota max1842 m
  • Ferrata Badde Pentumas

    Ferrata Badde Pentumas

    Vie Ferrate › Sardegna › Nuoro
    Ferrata Badde Pentumas

    Una ferrata che si snoda tra cenge e traversi sul lato destro del Canyon di Badde Pentumas, nel cuore selvaggio della Valle di Lanaittu. L’ambiente e maestoso e l’attrezzatura, sostituita di recente, e ora in ottimo stato; restano pero alcuni tratti non protetti e passaggi molto esposti che ne fanno una via impegnativa.

    ▲Avvicinamento

    Da Nuoro si procede verso Oliena e poi in direzione Dorgali; alle indicazioni per Su Cologne si svolta a destra e, poco prima del piazzale della fontana, si imbocca a destra una strada prima cementata e poi sterrata che entra nella Valle di Lanaittu. Lungo lo sterrato, raggiunta la seconda grande tabella di legno, NON si gira a destra verso il Rifugio Sa Oche ma si prosegue DIRITTO in direzione Su Ruvagliu / Tiscali (segnavia 409B) per circa 700 metri, fino a uno spiazzo di terra scura sulla destra con due grossi massi distanti una decina di metri, sormontati da ometti di pietra; tra i due c’e un albero con segnavia bianco-rosso. Si parcheggia qui e si segue l’ampio sentiero che entra nel bosco, costellato di ometti. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    L’avvicinamento prosegue scendendo verso un torrente, generalmente secco: dopo circa 10 minuti si cerca un bivio a destra non segnalato e man mano si seguono i segnavia 410. Dove il sentiero principale sale, si tiene la destra in discesa fino al letto del torrente; pochi minuti seguendo gli ometti e si entra nelle Gole di Pentumas. Inizia qui una lunga risalita nel canyon, 30-45 minuti tra roccette e brevi balzi, fino a un salto di una decina di metri oggi assicurato da una corda fissa. Si supera un primo anfiteatro roccioso con grotta (non e ancora la meta) e si raggiunge un secondo anfiteatro dominato da grandi pareti e tetti strapiombanti; una scritta verde indica l’attacco, vicino a un vecchio tronco dove un primo spezzone di corda segnala l’inizio della ferrata (circa 1 ora dall’auto).

    ▲Il percorso

    Si parte subito con una placca verticale priva di infissi metallici: il fondo coperto di sabbiolina rende difficile arrampicare senza usare il cavo. Si sale a una prima serie di cenge non protette, con passaggi mai oltre il primo grado ma esposti, che richiedono piede fermo. Segue una nuova placca verticale, questa volta con alcune cambre, verticale nei primi metri e poi piu appoggiata. Dopo una cengia terrosa si affronta un breve ma impegnativo traverso a sinistra e un tratto di collegamento piuttosto esposto lungo le cenge; presso un albero con una pietra incastrata riprendono le attrezzature. La via prosegue su una lunga cengia attrezzata, molto esposta, che si restringe fino a diventare traverso. Dove la ferrata riprende, una grossa catena sostituisce il cavo nella sezione piu adrenalinica: un traverso orizzontale esposto verso sinistra porta a un diedro; dopo i primi metri verticali si supera uno strapiombo impegnativo, aiutati da una cambra, in forte esposizione, fino a un traverso a sinistra e a un esposto spigolo da aggirare. Una serie di traversi piu facili precede un tratto di cavo verticale, bello e arrampicabile, e un ultimo diedro impegnativo con alcune cambre che ne riducono le difficolta ma non l’esposizione. Gli ultimi metri aprono il panorama fuori dall’anfiteatro e chiudono la ferrata (circa 1 ora e 30 dall’attacco, 2 ore e 15 dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficolta

    Tecnicamente non e durissima, se non in un paio di punti, ma alcuni traversi richiedono una discreta forza di braccia e assoluta assenza di vertigini, soprattutto nei tratti privi di protezione. In compenso il canyon offre un interesse paesaggistico di prim’ordine.

    ⚠ L’avvicinamento non e ben segnato e richiede spirito di orientamento; in via ci sono cenge non protette ed esposte. Portate la traccia GPS e affrontatela solo con buona forma fisica e nessun problema di vertigini.
    ▲Discesa

    Si risale completamente la parete fino alla sommita e si scende poi verso destra, seguendo un sentiero nel bosco che riporta sul letto del torrente percorso all’andata e quindi al punto di partenza (circa 30 minuti dal termine della ferrata, 2 ore e 45 in totale).

    ▲Da abbinare

    Sul versante tirrenico dell’isola; risalendo la costa, da Porto San Paolo si puo prendere il battello per Tavolara e percorrere la Ferrata degli Angeli. Verso la costa occidentale si scelgono la Ferrata del Castello di Medusa, la Ferrata Regina, la Ferrata di Giorre e la Ferrata Cabirol (tutte attorno a 1 ora e 45 – 2 ore e 15 di auto). Scendendo verso il Sulcis-Iglesiente ci sono la Ferrata di Gutturu Xeu e la Ferrata al Pan di Zucchero.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaDifficile
    • RegioneSardegna
    • GruppoMonti Sardi
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:15 h
    • Dislivello ferrata170 m
    • Dislivello itinerario500 m
    • Quota max726 m
    • Lunghezza8,5 Km
  • Ferrata Amalia al Jof Montasio

    Ferrata Amalia al Jof Montasio

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Amalia al Jof Montasio

    ⚠ ATTENZIONE — VIA INAGIBILE. Dall’agosto 2020 la Società Alpina delle Giulie ha dichiarato la Ferrata Amalia inagibile per una frana sul traverso erboso dopo la Cresta dei Draghi: di fatto non è possibile proseguire fino al Bivacco Suringar e si deve rientrare ridiscendendo la ferrata. Verifica sempre lo stato aggiornato presso il CAI/Società Alpina delle Giulie prima di pianificare.

    La Ferrata Amalia (1957) è una storica e severa via di alta montagna sul Jof di Montasio (2754 m), la seconda cima delle Alpi Giulie. È un itinerario lungo e alpinistico, con tratti attrezzati alternati a lunghi passaggi su terreno esposto e instabile in un ambiente selvaggio e poco battuto.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla Sella di Sompdogna (1427 m): un breve saliscendi sulla carrareccia 611 porta al Rifugio Fratelli Grego, poi il sentiero sale tra mughi e rocce, con vista sul vallone dell’ex ghiacciaio del Montasio, fino alla targhetta metallica d’attacco (~1h30). Indicazioni stradali →

    ▲Il percorso

    Il primo tratto attrezzato alterna roccette verticali, balzi e brevi sezioni in libera, con traversi, fessure diagonali e due camini saliti con staffe; il passaggio chiave è una parete verticale superata con staffe e chiodi, seguita da un canalino esposto fino alla forcella che chiude la ferrata. Si risale poi il canalone sotto la Cresta dei Draghi e si percorre la stretta ed esposta cresta omonima, con un tratto in discesa, fino alla Grande Cengia e al Bivacco Suringar (2430 m) — è qui che la via è interrotta dalla frana. In condizioni di agibilità la via Findenegg, su ghiaino e roccette con un camino in libera, conduceva alla cresta finale e alla croce di vetta del Jof di Montasio (2753 m).

    ⚠ Anche al netto della frana, è un itinerario per esperti molto allenati: traversi a mezzacosta su terreno instabile non attrezzati, disarrampicata fino al II grado non protetta, nevai da attraversare, ambiente isolato. Consigliati bastoncini; il giro completo è lungo e può richiedere il pernottamento in bivacco.
    ▲Discesa

    In condizioni normali la discesa avveniva per la cresta nord verso Cima Verde e la Scala Pipan (~60 m di pioli su funi), poi alla Forca dei Disteis e all’Altopiano del Montasio verso il Rifugio Brazza. Allo stato attuale (via inagibile) si rientra ridiscendendo la ferrata.

    ▲Da abbinare

    Sul Montasio e nelle Giulie si trovano il Sentiero Attrezzato Ceria Merlone, la Ferrata Anita Goitan al Jof Fuart e la Ferrata della Vita.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • StatoInagibile (frana 2020)
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • ProvinciaUdine
    • GruppoJof Montasio
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario totale11:00 h
    • Dislivello ferrata~530 m
    • Altitudine max2752 m
    • Lunghezza15 km
    • Apertura1957
  • Ferrata al Canalone Belasa

    Ferrata al Canalone Belasa

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata al Canalone Belasa

    Il Canalone Belasa è una via attrezzata dal carattere alpinistico che risale un canalone selvaggio del Monte Moregallo, sopra Valmadrera. Non è una ferrata a cavo continuo: alterna tratti attrezzati a passaggi di arrampicata in libera fino al III grado, in un ambiente isolato e poco turistico. Richiede dimestichezza con la roccia ed è riservata a ferratisti esperti.

    ▲Avvicinamento

    Dalla frazione Belvedere di Valmadrera si parcheggia all’inizio di una strada chiusa al traffico; la si percorre fino a una cappella con palina, poi si segue il sentiero 7 verso la sorgente di Sambrosera e, ai cartelli, il Sentiero EE del Canalone Belasa (circa 1h15 dal parcheggio). Indicazioni stradali →

    ▲Il percorso

    L’inizio del canalone è segnato dalla prima catena su una placca coricata. Si sale alternando brevi tratti di sentiero a balzi rocciosi, alcuni attrezzati altri da arrampicare in libera. I due passaggi chiave sono una paretina verticale di circa 10 metri e un camino con catena e uscita leggermente strapiombante su roccia liscia. La parte terminale propone ancora due brevi passaggi verticali su appigli naturali, poi il canalone finisce e si raggiunge la vetta del Monte Moregallo (1276 m) per cresta.

    ⚠ Via per esperti: i passaggi in libera arrivano al III grado e l’ambiente è isolato. Il caschetto è fortemente consigliato per la caduta sassi nel canalone. Il prato sommitale e il canale erboso sono molto ripidi e pericolosi se l’erba è umida: da evitare dopo le piogge.
    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende verso est (Bocchetta di Sambrosera / Sentiero Paolo ed Eliana) o verso ovest, rientrando poi per l’avvicinamento (circa 1h30 dalla vetta, 4h15 totali).

    ▲Da abbinare

    Sul Moregallo e dintorni si trovano il Sentiero Attrezzato al Moregallo e la Ferrata 30° OSA al Corno Rat.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • ProvinciaLecco
    • GruppoMonte Moregallo
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario totale4:15 h
    • Dislivello ferrata~400 m
    • Dislivello itinerario1025 m
    • Altitudine max1276 m
    • Lunghezza9,8 km
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