Caratteristica: Atletica

  • Ferrata Ivano Dibona al Cristallo

    Ferrata Ivano Dibona al Cristallo

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Ivano Dibona al Cristallo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Avviso — La bidonvia che saliva a Forcella Staunies è stata smantellata (luglio 2017) ed è in attesa di ricostruzione a data da destinarsi; l’unico modo per raggiungere l’attacco è oggi risalire il ripido vallone detritico del Gran Staunies, su fondo ghiaioso instabile (almeno 2h dal termine della seggiovia). Anche il Rifugio Lorenzi, all’inizio della ferrata, risulta chiuso. È un itinerario lungo e impegnativo a prescindere: pianificare tempi e meteo con cura.

    La Ferrata Ivano Dibona è uno stupendo itinerario di cresta sul Gruppo del Cristallo. Da Forcella Staunies percorre tutta la cresta che scende al Col dei Stombi, in un percorso di grande interesse paesaggistico e ricco di tracce indelebili dei combattimenti della Grande Guerra. Le difficoltà tecniche non sono elevate, ma alcuni tratti sono esposti e soprattutto il dislivello complessivo richiede un ottimo allenamento.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio presso il Ristorante Rio Gere, da cui sale la seggiovia che collega Rio Gere (1700 m) con il Rifugio Son Forca (2215 m), lungo la strada del Passo delle Tre Croci che unisce Cortina d’Ampezzo ad Auronzo di Cadore, sul versante ampezzano (apri su Google Maps). L’attacco è a Forcella Staunies (2932 m): dal Rio Gere ci sono quasi 1250 m di dislivello, quindi è vivamente consigliato usare la seggiovia fino al Rifugio Son Forca. Da qui, smantellata la vecchia bidonvia che saliva alla forcella, l’unica soluzione è risalire il vallone detritico del Gran Staunies, un canale ripido e su fondo ghiaioso instabile da affrontare con prudenza, mettendo in conto almeno 2 ore dal termine della seggiovia.

    ▲Il percorso

    Raggiunta la Forcella Staunies si scorge la sagoma del Rifugio Lorenzi, in posizione stupenda ma chiuso; dietro di esso una scala metallica incastonata nella roccia dà inizio alla ferrata. Terminata la passerella metallica, una scaletta avvia la prima sezione, la più “ferrata” dell’intero itinerario: una cengia con un passaggio su passerella di legno, un breve traverso che aggira un risalto roccioso con un paio di saliscendi privi di difficoltà, alcune roccette verso una galleria bellica piuttosto breve che piega subito a sinistra (torcia non necessaria) e una comoda cengia con passerella di legno. Si salgono altre roccette e si prosegue poco sotto il filo di cresta, con passaggi ampi e passerelle in legno dove il terreno si restringe, fino al ponte sospeso di circa 30 metri, uno dei punti più iconici del percorso: voltandosi si vedono il Rifugio Lorenzi appena lasciato e l’inizio della Ferrata Bianchi, che procedeva in senso inverso (15′ dall’attacco al rifugio, 2h30 totali). Il ponte è molto ampio, costruito con traversine di legno (un paio non fisse). Oltre il ponte una lunga scala metallica, divisa in due sezioni, fa guadagnare quota e porta sulla lunga cresta che caratterizza questa parte del percorso, ottimamente attrezzata con fune nonostante sia quasi ovunque ampia. Dopo una leggera discesa verso la Forcella Grande si incontra un bivio (2980 m, 15′ dal ponte, 30′ dall’attacco): si può proseguire dritto sulla Dibona oppure prendere la deviazione facoltativa a sinistra per la Cima Cristallino, salendo a mezzacosta a un’insellatura e poi su uno spigolo non difficile alla base della vetta (2997 m, 10′ dal bivio); si sale preferibilmente dal versante ovest, con una breve cengia e un ultimo strappo verticale di una decina di metri attrezzato con staffe, fino alla cima del Cristallino (3008 m), rientrando per la variante est lungo un canalino attrezzato e poi a ritroso fino alla Dibona (deviazione per il Cristallino circa 40′ andata e ritorno). Ripresa in discesa la Dibona, si scende verso la Forcella Grande (2874 m), dove a destra si stacca il sentiero per la Ferrata Renè de Pol alla Punta del Forame e si incontrano alcuni resti di postazioni di cecchini della Grande Guerra; alla forcella si tiene la sinistra restando sulla Dibona. Sul versante sinistro si passa accanto al rudere di un ex ricovero militare italiano e si percorre, sotto la Cresta Bianca, un tratto in cui si alternano sentiero, cenge, facili traversi e camminamenti attrezzati a modesto dislivello, fino alla Forcella Padeon (2762 m, 2h dall’attacco inclusa la deviazione al Cristallino, 4h15 totali), dove sorge il Bivacco Buffa di Perrero, ex caserma di guerra ristrutturata e in posizione panoramica eccellente, ideale per una sosta. Si prosegue a mezzacosta sul versante sud del Vecio del Forame, con alcune esposte cenge a tratti non protette, fino a un canalone detritico che si scende sulla sinistra con un lungo tratto attrezzato, raggiungendo prima la Forcella Alta (2650 m) e poi un bivio (2490 m, 1h dal Bivacco Buffa di Perrero, 5h15 totali). Qui, mentre a sinistra il ripido canalino franoso della Val Padeon costituisce una via di fuga difficile e poco consigliabile, si prosegue dritti sul Sentiero Dibona fino alla Forcella Bassa (2450 m); si cammina poi a mezzacosta senza attrezzature lungo la Cresta dello Zurlon, si sale una scaletta che porta ad alcuni ruderi militari (2360 m, 40′ da Forcella Bassa, 6h totali) e, dopo un breve tratto in salita a una forcella, si scende un ripido canalone ghiaioso fino al Col dei Stombi (2017 m, 40′ dai ruderi dello Zurlon, 6h45 totali), dove finisce l’ambiente roccioso e iniziano pini e mughi. Dal Col dei Stombi si scende ripidamente, tra tornanti e serpentine, fino all’innesto sulla forestale (CAI 203, 1700 m, 30′ dal colle, 7h15 totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le difficoltà tecniche non sono elevate, ma l’itinerario è lungo e committente, con tratti esposti e alcune cenge non protette; il dislivello da affrontare è notevole e richiede ottimo allenamento. Storicamente è uno dei percorsi più affascinanti delle Dolomiti, disseminato di tracce della Grande Guerra.

    ⚠ Itinerario molto lungo (23 km, fino a 10h) e impegnativo, con tratti esposti e cenge a tratti non protette: partire presto, con meteo stabile, e tenere conto dell’accesso ora più faticoso (risalita del Gran Staunies).
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 3008 m al Cristallino). La lunghezza, l’esposizione e l’accesso impegnativo lo rendono adatto a escursionisti ben allenati e autonomi.

    ▲Discesa

    Raggiunta la forestale si tiene la sinistra sul sentiero 203, ignorando tutte le deviazioni, fino al Passo Son Forcia (2109 m, 1h45 dall’innesto sulla forestale, 8h totali). Da qui si può salire al Rifugio Son Forca per prendere la seggiovia che scende al Rio Gere (attenzione agli orari di apertura impianti), oppure tenere la destra sul 203 fino alla deviazione a sinistra per il CAI 206 (1948 m, 20′ dal Passo Son Forcia), in direzione di Malga Lareto; si scende sul 206 fino a individuare un’esile traccia non segnata che scende al Rio Gere (30′ dall’innesto sul 206, 2h45 dal termine della ferrata, 10h complessive).

    ▲Da abbinare

    Dalla Forcella Grande si stacca la Ferrata Renè de Pol alla Punta del Forame, naturale prosecuzione per chi ha ancora energie.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoCristallo
    • Avvicinamento2:15 h
    • Ferrata5:00 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata1300 m
    • Dislivello itinerario1300 m
    • Quota max3008 m
    • Lunghezza23 Km
  • Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana

    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana

    Il Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana, nel Gruppo delle Marmarole, è un itinerario impegnativo: elevato dislivello, ambiente selvaggio e poco battuto. I tratti attrezzati sono di difficoltà medio-bassa, ma i lunghi tratti non protetti sono difficili e vanno evitati assolutamente con il maltempo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla località Stua, vicino a Calalzo di Cadore (BL). A Calalzo si seguono le indicazioni per Pian dei Buoi, su strada stretta ma asfaltata, addentrandosi nel bosco verso la Val d’Oten fino a un bivio a 2,5 km dal centro, dove si prende a destra e si prosegue per altri 2,5 km nel bosco fino al parcheggio (apri su Google Maps). Da Stua (1555 m) si segue il sentiero 261, che sale ripido nel bosco a tornanti verso il Rifugio Chiggiato: si oltrepassa la località Costapiana (1337 m, 30′ dal parcheggio) e la località La Serra, riconoscibile per un cippo che ricorda il passaggio di Papa Giovanni Paolo II, fino al Rifugio Chiggiato (1911 m, 2h dal parcheggio). Dal rifugio si va verso nord lungo l’alta via 5, segnavia 260/262, fino alla Forcella Sacu, dove si incontra un primo facile passaggio attrezzato (1914 m, 15′ dal rifugio, 2h15 totali). Da qui il sentiero cambia carattere e comincia a inerpicarsi verso nord-est, tagliando in diagonale le pareti sud del Cimon della Froppa con un susseguirsi di strette cenge esposte; in alto, dritto davanti, si nota l’intaglio della Forcella Jau Tana, la meta. Attraversato un vallone detritico si incontrano le prime attrezzature metalliche (1h da Forcella Sacu, 3h15 totali).

    ▲Il percorso

    Si salgono una ventina di metri di roccette senza particolari difficoltà e si raggiunge una prima scala metallica appoggiata; le funi aiutano poi a risalire il canalone, addentrandosi nella gola che porta alla forcella. Superata una seconda scaletta si aggira uno spigolo e si sale verso la forcella, con tratti attrezzati in genere facili che si alternano a tratti di sentiero non protetti e piuttosto esposti, da affrontare con cautela. Nella parte alta del vallone si sale sul versante destro senza attraversarlo, con poche attrezzature, fino a raggiungere la forcella dopo una lunga e costante salita (1h dall’attacco, 4h15 totali). L’ambiente è selvaggio e imponente, con il Cimon della Froppa che spicca a destra. L’itinerario piega ora a destra verso la Forcella delle Marmarole, dove inizierà la discesa: si taglia a mezzacosta i ghiaioni sommitali, con attenzione al fondo non sempre stabile, fino alla Forcella delle Foppe (2790 m), poi un tratto di discesa a tratti attrezzato conduce alla Forcella Marmarole (2661 m, 1h15 da Forcella Jau Tana), con davanti la Cresta degli Invalidi. Le difficoltà però non sono finite: la discesa prosegue lungo il Vallon del Froppa, un ripido canalone dal fondo instabile, attrezzato nei primi metri e seguito da circa 20 minuti su fondo infido ed esposto da percorrere con grande attenzione. Al termine del ghiaione ci si innesta sul sentiero 262, dove le difficoltà — e con esse il sentiero attrezzato — terminano (1h da Forcella Marmarole, 6h30 totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    I tratti attrezzati non presentano difficoltà tecniche di rilievo: le vere difficoltà sono i lunghi tratti non protetti su fondo instabile, in particolare il tratto di collegamento in quota e la discesa nel Vallon del Froppa. È un itinerario fisicamente molto impegnativo, in un ambiente selvaggio e poco frequentato.

    ⚠ Lunghi tratti non protetti su fondo instabile e infido, esposti, da evitare assolutamente con il maltempo. Lo sviluppo (17 km, 1498 m di dislivello, 8h15) richiede ottima preparazione fisica, esperienza e meteo stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 2790 m), riservato a escursionisti allenati ed esperti, autonomi su terreno instabile e non protetto. Il fondo detritico e l’esposizione impongono prudenza costante.

    ▲Discesa

    Si segue in discesa il sentiero 262 verso sud (destra) fino alla Forcella Sacu e quindi a ritroso, lungo il sentiero di avvicinamento, al Rifugio Chiggiato e infine al parcheggio (1h45 dall’innesto sul 262, 8h15 complessive).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMarmarole
    • Avvicinamento3:15 h
    • Ferrata3:15 h
    • Itinerario (a/r)8:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1498 m
    • Quota max2790 m
    • Lunghezza17 Km
  • Sentiero Attrezzato Cecilia alla Grigna Meridionale

    Sentiero Attrezzato Cecilia alla Grigna Meridionale

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Sentiero Attrezzato Cecilia alla Grigna Meridionale
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato Cecilia collega il Rifugio Rosalba al sentiero della Cresta Cermenati, che sale in vetta alla Grigna Meridionale (Grignetta). Non è un percorso prettamente verticale: serve piuttosto a tagliare, fra continui saliscendi, la parete rocciosa che corre sotto la Cresta Segantini. Un itinerario lungo e impegnativo nelle gambe, in uno degli angoli più amati delle Grigne.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dai Piani dei Resinelli, in provincia di Lecco, raggiunti da Ballabio risalendo i tornanti. Arrivati alla frazione si cerca parcheggio nei pressi dell’ex rifugio Alippi (apri su Google Maps). Da qui si sale al Rifugio Rosalba seguendo il sentiero 9, noto come Sentiero Attrezzato delle Foppe (1h45 dal parcheggio). In alternativa, lungo la salita si può scegliere la variante del Sentiero Attrezzato dei Morti, più ripida, che fa risparmiare una quindicina di minuti e porta comunque al rifugio (1h30 dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal Rifugio Rosalba si imbocca il sentiero 10, che entra in un anfiteatro roccioso e in una decina di minuti, con le prime attrezzature metalliche, porta al Colle Garibaldi (1824 m). Si prosegue ora sul versante della Val Scarettone, incontrando alcuni tratti attrezzati, fino al Colle Valsecchi (1898 m), dove il Sentiero della Direttissima si innesta nel Cecilia. Poco dopo si ignora la deviazione a sinistra per il Sentiero Attrezzato della Val Scarettone e si continua tra saliscendi sotto la Cresta Segantini. Si affronta un lungo traverso in diagonale con catene sotto il Pilone Centrale, alternando tratti di sentiero comodo a roccette, traversi e cenge, a volte attrezzati con catene a volte no. Si risalgono alcune pareti esposte ma ben appigliate fino a raggiungere il sentiero 7 della Cresta Cermenati: da qui le difficoltà calano nettamente e, con ancora pochi passaggi attrezzati con catena, si guadagna la cima della Grigna Meridionale (1h30 dal Rifugio Rosalba, 3h15 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente non è un itinerario estremo, ma chiede attenzione costante per i numerosi tratti esposti su cenge e traversi, alcuni dei quali non protetti, e per lo sviluppo lungo e faticoso. Lungo la via occorre seguire con cura la segnaletica (cerchi blu-rossi), che in qualche tratto non è immediata.

    ⚠ Per buona parte del percorso si cammina lungo traversi posti sotto l’alta Cresta Segantini, un itinerario alpinistico: il casco è vivamente consigliato per tutto il tracciato, per il rischio di scariche di sassi dall’alto.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna nelle Grigne (quota massima 2184 m). Lo sviluppo di 14 km e i tratti esposti richiedono buona preparazione fisica, passo fermo e attenzione all’orientamento.

    ▲Discesa

    Dalla cima della Grignetta si può scendere in più modi. Tornando a ritroso si percorre il Sentiero Attrezzato Cecilia oppure il Sentiero Attrezzato della Val Scarettone (impegnativo in discesa) fino al Rifugio Rosalba, e di lì il Sentiero delle Foppe o la variante dei Morti (circa 2h30 dalla vetta, 5h30 complessive). In alternativa si scende il versante sud lungo la Cresta Cermenati fino al Rifugio Carlo Porta e quindi al parcheggio, oppure si affronta la più complicata Cresta Sinigaglia, con il suo sentiero attrezzato, sempre verso il Rifugio Carlo Porta: in quest’ultimo caso si chiude un lungo e bellissimo anello di circa 7 ore complessive.

    ▲Da abbinare

    Il Cecilia è spesso affrontato dopo il Sentiero Attrezzato delle Foppe. Restando in zona Grigne si può pensare a un itinerario di più giorni che includa la Ferrata del CAI Mandello al Sasso Carbonari sul Grignone; scendendo verso il lago si trovano invece il Sentiero Attrezzato del Sileggio e il Sentiero Attrezzato del Fiume.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoGrigne
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata259 m
    • Dislivello itinerario850 m
    • Quota max2184 m
    • Lunghezza14 Km
  • Ferrata Vigneron a Caspoggio

    Ferrata Vigneron a Caspoggio

    Vie Ferrate › Lombardia › Sondrio
    Ferrata Vigneron a Caspoggio
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Vigneron a Caspoggio (Valmalenco, Sondrio) è una via «alla francese», atletica, verticale ed esposta ma senza particolari difficoltà tecniche: risale lunghe placche abbondantemente attrezzate con staffe e fune molto tesa, e regala un ponte tibetano e scorci spettacolari sulla valle.

    ▲Avvicinamento

    Si parte presso la località «Castello» a Caspoggio (SO): si parcheggia vicino alla rotonda sulla provinciale della Valmalenco (o ai parcheggi del primo tornante per Caspoggio). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si sale la comunale per circa 150 m fino al tornante; oltre un grande masso un primo cartello indica il sentiero per la falesia «Il Castello» e un secondo l'attacco della ferrata, sul margine sud della falesia (circa 10' dall'auto).

    ▲Il percorso

    Si inizia con un muro a balzi quasi verticale che obliqua a sinistra, poi un murettino conduce alla grande cengia di fine prima sezione. Un facile traverso a nord porta alla seconda sezione, più lunga: balze verticali e appoggiate fino a una rampa quasi verticale, un breve traverso e un passaggio aereo tra spigolo e diedro con vista su Primolo. Dopo uno spigolo appoggiato si raggiunge il tratto più verticale, il muro della Vecchia Inghilterra, strapiombante per pochi metri all'inizio (passo atletico ed esposto) e poi verticale. La via obliqua a sinistra fino al ponte tibetano (circa 12 metri), che termina con un breve muro verticale molto aereo e uno spigolo panoramico su Chiesa Valmalenco; chi vuole evitare il ponte può aggirarlo a destra sulla cengia. Segue un altro lungo muro, in qualche punto verticale ed esposto, poi la ferrata si abbatte e per linea vita su sentiero attrezzato si arriva al termine (1h 45' dall'attacco, circa 2h totali), con vista sul Pizzo Scalino e su Caspoggio.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via verticale ed esposta con difficoltà atletiche ma ben attrezzata; la bassa quota la rende percorribile quasi tutto l'anno tranne i mesi invernali più freddi. Dislivello in ferrata 210 m, complessivo 260 m, quota massima 1215 m, sviluppo 3 km.

    ⚠ La via resta in ombra la mattina e prende poco sole d'inverno: attenzione al possibile ghiaccio sul sentiero di rientro e prudenza nel bosco dopo le piogge.
    ▲Discesa

    Dal boschetto sommitale, a sinistra (nord) un comodo sentiero porta in 10' alla frazione di Santa Elisabetta; prima delle prime villette si vira a sinistra (ovest) nel bosco verso Caspoggio, si raggiunge il centro sportivo Zenith e, per via Vanoni e via Burri, si segue verso la frazione Albertazzi fino alla strada dei parcheggi (45' dal termine, circa 3h totali).

    ▲Da abbinare

    In Valmalenco si può abbinare la Ferrata al Torrione Porro sopra Chiareggio.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoValmalenco
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata210 m
    • Dislivello itinerario260 m
    • Quota max1215 m
    • Lunghezza3 Km
  • Ferrata Tenente Ferrante di Ruffano

    Ferrata Tenente Ferrante di Ruffano

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Tenente Ferrante di Ruffano

    La Ferrata Tenente Ferrante di Ruffano è stata realizzata dagli Alpini vicino a Pontebba, in provincia di Udine. È una via verticale, impegnativa e atletica in molti passaggi, ideale come allenamento nei mesi in cui le quote alte non sono praticabili: non raggiunge alcuna vetta e si sviluppa a bassa quota a fianco di numerosi tiri di arrampicata.

    ▲Avvicinamento

    Dal casello autostradale di Pontebba si tiene la sinistra verso il centro; superato un ponte, sotto il viadotto dell'autostrada si svolta a destra su una stradina asfaltata che prosegue sotto l'autostrada verso la valle, diventa sterrata in buone condizioni e termina a uno spiazzo. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si prosegue verso la Falesia Rio degli Uccelli seguendo un cartello che indica l'attacco della ferrata (5' dall'auto), sul versante orografico destro del torrente, raggiunto con alcune corde fisse poco sopra il greto.

    ▲Il percorso

    Accanto alla targa commemorativa il cavo parte verticale e l'impostazione atletica è subito chiara. I primi metri salgono su roccia levigata e traversano a destra fino a un terrazzino con breve cengia; segue un impegnativo traverso orizzontale di 6-8 metri, dove la scarsità di appoggi per i piedi è la difficoltà principale: si scende un paio di metri e poi il cavo riparte verticale, agevolato da alcune cambre. Con l'aiuto di staffe si raggiunge un breve tratto di collegamento appoggiato (attenzione a non smuovere sassi su chi segue). Dopo una cengia a sinistra ci si porta verso un evidente diedro: lo si sale prima a destra, poi attraversandolo a sinistra senza difficoltà sostanziali grazie a numerose cambre, fino a un passo strapiombante da affrontare con decisione e rapidità (qui avviene il cambio di moschettone in pieno strapiombo). Si esce su una parete verticale molto esposta ma ricca di cambre, dove è possibile riposare; ci si sposta a sinistra su buona roccia e si sale una paretina e un bel diedro, quindi facili gradoni appoggiati. La via riparte verticale e impegnativa fino a un tratto di sentiero attrezzato tra i pini, da cui una deviazione raggiunge un pulpito. Riprende con un traverso a sinistra in leggera discesa (occhio ai sassi mobili) e uno in salita in lieve strapiombo, fino a uno spigolo da cui inizia un lungo tratto di discesa attrezzata su placca, non difficile ma che richiede attenzione nella ricerca degli appoggi. Si raggiunge così il termine della via (circa 1h 30' dall'attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata di bassa quota, allenante e verticale, fisica nei punti più difficili e con infissi nuovi in ottimo stato. Da non sottovalutare anche per il lungo tratto in discesa attrezzata. Dislivello in ferrata 130 m, complessivo 160 m, sviluppo 4 km.

    ⚠ Lungo i tratti verticali e strapiombanti vale la pena pianificare le soste; nel tratto di collegamento e nei traversi si smuovono facilmente sassi: massima prudenza per chi sta sotto.
    ▲Periodo e sicurezza

    Trattandosi di una via a bassa quota è percorribile in gran parte dell'anno, condizioni della roccia permettendo. Sono disponibili le tracce GPX e KMZ.

    ▲Discesa

    Dal termine della via si segue la traccia di sentiero usata per le vie di arrampicata vicine (circa 30', 2h totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata130 m
    • Dislivello itinerario160 m
    • Quota max726 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata Tabaretta

    Ferrata Tabaretta

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Tabaretta

    La Ferrata Tabaretta è una delle vie più severe delle Alpi italiane: risale l'imponente parete nord dell'Ortles, sotto Punta Tabaretta, in un ambiente di alta montagna oltre i 3000 metri. Difficoltà tecniche fino all'estremo si sommano a un impegno fisico e mentale notevole; la roccia è spesso povera di appigli e in molti tratti si avanza tirando sul cavo. Non esistono vie di fuga.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della seggiovia dell'Orso a Solda (2330 m); è la quota a cui scendere, senza proseguire oltre. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla stazione si segue il sentiero CAI 10 a mezza costa fino a un bivio, dove si tiene la sinistra sul CAI 4A; si procede verso ovest aggirando la parete nord dell'Ortles fino a innestarsi sul CAI 4 e, per alcuni tornanti, si raggiunge il Rifugio Tabaretta (2556 m, 45' dalla stazione a monte). Dietro il rifugio parte il sentiero segnalato «Ferrata – Parete Nord» che, a mezza costa verso sud-ovest, porta sotto la bastionata all'attacco (15' dal rifugio, 1h dalla stazione).

    ▲Il percorso

    Si inizia su roccette presso uno spigolo; salendolo si guadagna subito esposizione e si entra nella cifra della via, con pochi appigli che obbligano a tirare sul cavo. Dopo un terrazzo si scende un paio di metri e si rimonta un diedro molto esposto, quindi una placca diagonale conduce a un terrazzino. Dal 2019 l'attacco originale è stato sostituito da una variante più impegnativa: una parete di un centinaio di metri, verticale, esposta e avara di appoggi, che si innesta sullo stesso terrazzino. Si prosegue a destra su roccette e su una placca verticale, un breve traverso a destra e un angusto diedro; un tetto roccioso costringe a traversare a sinistra presso una fessura (primo tratto faticoso). Il cavo riparte verticale in un passaggio leggermente strapiombante e poco appigliato fino a un terrazzino panoramico sul Rifugio Tabaretta e sull'Ortles. Dopo alcuni metri verticali si piega in diagonale a destra nel traverso ascendente del Geelen Knott, il passaggio chiave: pochissimi appoggi per i piedi, da superare con rapidità e forza di braccia per non «bruciarsi» (utile un rinvio o una fettuccia). Si supera il tetto, si risale con una seconda fune a destra, si aggira uno spigolo e si raggiunge un largo terrazzino con breve cengia. Seguono una placca di una ventina di metri, facili roccette, una placca liscia da superare tirando sul cavo, un traverso a destra molto esposto e tratti più arrampicabili, fino a un tratto di cresta e al libro firme. L'ultima sezione sale su spigolo aereo, un traverso orizzontale esposto, una parete verticale con un piccolo tetto sporgente e un traverso ascendente a destra impegnativo ma appigliato, quindi un diedro difficile e aereo (appigli sul lato destro, non sufficienti per salire senza cavo). Si esce a sinistra, si superano placca, roccette e un breve camino e terminano le attrezzature. Per un sentiero di ghiaia ci si collega alla cresta che dal Rifugio Payer sale all'Ortles, punto più alto dell'itinerario (3076 m), e si scende al Rifugio Payer (3029 m, 2h dall'attacco, 3h 45' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via continua e senza tregua: la maggior parte dei tratti è di livello difficile e molto difficile, con punte estreme come il traverso del Geelen Knott. Valutazioni massime su tutti i fronti (tecnica, ambiente, esposizione, impegno fisico). L'attrezzatura è ottima ma non deve indurre a sottovalutare la via.

    ⚠ Nessuna via di fuga e ambiente d'alta montagna oltre i 3000 m: salita riservata a ferratisti molto allenati, con valutazione attenta del meteo e partenza presto. Dislivello in ferrata 500 m, complessivo 720 m, sviluppo 9,6 km.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d'alta quota, da affrontare con condizioni stabili e roccia asciutta. Sono disponibili le tracce GPX e KMZ. I rifugi Tabaretta e Payer offrono appoggio lungo il percorso.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Payer si segue il sentiero di cresta CAI 4, con tratti esposti e parzialmente attrezzati, fino alla Forcella dell'Orso (2871 m); da qui si scende ripidamente, poi più dolcemente, nella vallata di Solda al Rifugio Tabaretta (1h 30' dal Payer, 5h 15' totali). Si rientra infine a ritroso per il sentiero di avvicinamento alla stazione a monte della funivia dell'Orso (30', 5h 45' totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoOrtles
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)5:45 h
    • Dislivello ferrata500 m
    • Dislivello itinerario720 m
    • Quota max3076 m
    • Lunghezza9,6 Km
  • Ferrata Spigolo della Bandiera

    Ferrata Spigolo della Bandiera

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Spigolo della Bandiera
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Spigolo della Bandiera sale un aereo spigolo presso il Monte Spino, sopra la costa occidentale del Lago di Garda. È una via breve ma esposta e atletica: in più punti l'ottima roccia frastagliata permette di arrampicare, ma un passaggio richiede uno slancio per via degli appigli naturali scarsi. La via è stata rinnovata nel 2019 con un tracciato leggermente modificato che evita il vecchio punto chiave, ma che introduce un breve passaggio strapiombante di livello difficile da non sottovalutare.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza San Michele, presso Gardone Riviera (versante bresciano del Garda): da San Michele si va verso la Val di Sura fino al Ristorante Colomber, presso una biforcazione. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si può parcheggiare al ristorante oppure tenere la sinistra su una strada che diventa presto sterrata e poi dissestata (sconsigliata alle auto basse), con vari slarghi fino alla località Verghere. Dal ristorante si prosegue sulla stradina a sinistra fino a Verghere, poi sul sentiero CAI 201, guadando due volte il torrente Barbarano (attenzione a seguire i segni CAI, talvolta ingannevoli) fino al bivio di Cascina Gemelle (950 m, 1h dal parcheggio), dove si tiene la sinistra in salita verso il Rifugio Pirlo allo Spino e la ferrata; un ripido sentiero porta al bivio segnalato per la Spigolo della Bandiera (1h 10' dal parcheggio, 1h 30' dal ristorante).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un traverso di media difficoltà verso sinistra fino a una parete verticale sul lato destro dello spigolo: parte abbastanza appigliata, con un paio di passaggi impegnativi per i piccoli appigli, fino a un chiodo oltre il quale lo spigolo diventa più facile e piacevolmente arrampicabile, seppur aereo (attenzione alla stabilità di alcuni blocchi). Si raggiunge un terrazzino terroso dove sostare. Sul nuovo tracciato 2019, dal terrazzino ci si sposta a sinistra in una zona esposta, traversando su roccia levigata e difficilmente arrampicabile, fino a buoni appoggi per i piedi che conducono sotto il nuovo passo chiave: una paretina strapiombante di 4-5 metri, dove due staffe aiutano i primi due metri ma il resto si supera probabilmente trazionando sul cavo — passaggio breve ma impegnativo. Si arriva sotto il caratteristico passaggio del vecchio tracciato, che si oltrepassa a destra salendo una paretina con l'ausilio di una staffa, ricollegandosi poco sopra all'itinerario originale sulla cresta terminale. Quest'ultimo tratto è esposto ma non difficile, con il cavo che fa soprattutto da corrimano; terminate le attrezzature, il sentiero porta alla bandiera sommitale (30' dall'attacco, 1h 40' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via breve ma esposta, buon banco di prova dopo le prime ferrate facili: verticale, con tratti privi di appigli naturali o artificiali in cui occorre tirarsi su di braccia con una certa atleticità. La roccia è però buona e in molti tratti dà idea di stabilità.

    ⚠ Forte esposizione lungo quasi tutto il percorso, con un picco nell'ultimo passaggio prima della crestina finale. Il nuovo tracciato 2019 non riduce le difficoltà ma le aumenta, con il passo strapiombante come punto chiave.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina del Parco Alto Garda Bresciano di 4Land.

    ▲Discesa

    Dal termine si segue la traccia più marcata a sinistra verso il Rifugio Pirlo (da cui il sentiero direttissimo riporta al bivio della ferrata e all'auto, 3h totali), oppure a destra verso il Passo dello Spino e poi il CAI 1 fino al bivio dell'andata (3h 30' totali); in alternativa l'ampia forestale riporta al Ristorante Colomber (4h totali).

    ▲Da abbinare

    La vicina Ferrata Ernesto Franco, un tempo ideale da abbinare, è stata smantellata e sostituita da una falesia attrezzata presso il Rifugio Pirlo. Rientrando, si può proseguire verso il Sentiero Sperone del Crocefisso o, verso il Lago di Idro, la Ferrata Crench e le vicine Fregio e Ginestre.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAlto Garda Bresciano
    • Avvicinamento1:10 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario650 m
    • Quota max1165 m
    • Lunghezza11,6 Km
  • Ferrata Sant’Antone al Monte Serra (Buti)

    Ferrata Sant'Antone al Monte Serra (Buti)

    Vie Ferrate › Toscana › Pisa
    Ferrata Sant'Antone al Monte Serra (Buti)

    ⚠ Via segnalata come CHIUSA. La fonte riporta lo stato di questa ferrata come chiusa: verificare agibilità e condizioni presso la sezione CAI di Pontedera (che la gestisce) o le autorità locali, e non percorrerla finché non risulta riaperta.

    La Ferrata Sant'Antone è una via difficile sui Monti Pisani, fra i 500 e i 600 metri di quota. Non ha grande dislivello, ma è fatta di numerosi traversi esposti e strapiombanti che mettono alla prova braccia e tecnica.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza una piazzola ben visibile lungo la SP 56 che da Buti (PI) sale al Monte Serra, riconoscibile per la fontana e la casa cantoniera sul lato opposto. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si risale la strada asfaltata per circa 200 m fino al cartello della ferrata, si prende per 5' un sentiero in salita con segni bianco-rossi e al bivio si tiene la destra verso l'attacco (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si parte subito con un obliquo traverso che supera uno spigolo in esposizione, in trazione sul cavo e con gli scarponi in aderenza — il tema dominante della via. Si risale una parete verticale con attacco leggermente strapiombante (aiutano le cambre), poi un esposto traverso orizzontale in aderenza, attenti alla roccia sporgente sopra la testa; un passaggio in discesa non banale (bisogna buttarsi in fuori per cercare gli appoggi) precede un impegnativo traverso a sinistra leggermente strapiombante che entra e aggira una gola. Si sale in diagonale dove un tetto obbliga ad abbassarsi, si supera un'ultima parete verticale di media difficoltà e si raggiunge una via di fuga (in salita conduce alla fine della via in 5', in discesa all'attacco in 10'). Proseguendo a sinistra, dopo un traverso obliquo e l'aggiramento di un altro spigolo esposto, si scende un passaggio in cui studiare bene la posizione per non essere sbalzati contro la roccia; seguono saliscendi, camini e traversi generalmente difficili e atletici. L'ultima sezione, più verticale, ha due passaggi più duri: un camino decisamente strapiombante (tecnico nei primi metri) e, dopo una breve interruzione delle attrezzature, un sasso da risalire in spaccata con pochi appigli e un leggero strapiombo. Alcuni traversi esposti ma non difficili portano all'ultimo bivio: a destra si conclude la via; a sinistra, dopo un traverso, un breve ed esposto ponte sospeso introduce al passaggio chiave, un tratto verticale tecnico e fisico (5 fittoni fino alla bandiera italiana), reso difficile dalla mancanza di appigli e dalla stanchezza: l'ostacolo maggiore è staccarsi dal ponte, soprattutto per chi è di bassa statura, aiutandosi poi con due singolari staffe a Y sul lato destro. Così si conclude la ferrata (1h 15' dall'attacco / 1h 25' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via molto varia e atletica: abbondanza di traversi, tratti in discesa impegnativi, pareti e camini, con molti passaggi strapiombanti che richiedono buona forza di braccia. Ogni fittone è numerato (circa 170 in tutto). Inaugurata il 14 giugno 2008 e gestita dalla sezione CAI di Pontedera; molto emozionante il tratto in discesa in cresta.

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota, in teoria percorribile tutto l'anno con buona aderenza della roccia; al momento, però, la via risulta chiusa (vedi avviso in testa). Per i molti traversi si presta a essere percorsa a ritroso dagli esperti.

    ▲Discesa

    Dal termine si segue una traccia labile verso sinistra fino a una serie di sassi da risalire e allo spiazzo detto «Ghiaccietto»; si attraversa a destra verso il parcheggio seguendo il sentiero CAI fino alla prima via di fuga, poi giù fino all'attacco e, a ritroso, all'auto. Dopo l'incrocio con la via di fuga la segnaletica è scarsa: la strada è comunque poche decine di metri più in basso e, tra arbusti e tratti franosi, la si raggiunge tenendo la sinistra (25' dal termine / 1h 45' dal parcheggio).

    ▲Da abbinare

    In Toscana, verso Arezzo la Ferrata Romana Nesi al Pratomagno; sulle Apuane la Ferrata Salvatori e la Ferrata del Procinto.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneToscana
    • GruppoMonti Pisani
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:10 h
    • Itinerario (a/r)1:50 h
    • Dislivello ferrata120 m
    • Dislivello itinerario200 m
    • Quota max540 m
    • Lunghezza3,3 Km
  • Ferrata Santa Felicita (Bassano del Grappa)

    Ferrata Santa Felicita (Bassano del Grappa)

    Vie Ferrate › Veneto › Vicenza
    Ferrata Santa Felicita (Bassano del Grappa)

    La Ferrata Santa Felicita è una via breve e atletica nell'omonima valle presso Bassano del Grappa: itinerario corto ma vario e intenso, che richiede buona forza di braccia. Si svolge in una zona celebre per l'arrampicata sportiva ed è ideale come allenamento nei mesi freddi.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il parcheggio d'accesso alla Valle Santa Felicita, a Romano d'Ezzelino (VI): seguendo le indicazioni per via Santa Felicita si lascia l'auto nell'ampio parcheggio al termine della strada. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si cammina verso nord lungo il sentiero che porta alla parete; parte del percorso è faticosa, su una serie di gradini in roccia, fino alla palestra di roccia dove si trovano le indicazioni per la ferrata.

    ▲Il percorso

    Si attacca una bella parete verticale ben attrezzata con abbondanti staffe, su ottimo granito che, dove non sostituito da infissi, offre solidi appigli. Le staffe si spostano gradualmente a sinistra con un leggero strapiombo (prime difficoltà); dopo una decina di metri verticali un breve tratto orizzontale a sinistra precede un secondo tratto verticale, sempre su staffe, con cui si guadagna rapidamente quota ed esposizione. Si percorre un traverso a sinistra sfruttando gli appigli per i piedi, fino a una parete verticale di una quindicina di metri che in alto prende la forma di un diedro lungo una fessura: si sale su staffe, ci si sposta dal lato sinistro al destro del diedro, si supera un passaggio leggermente strapiombante e si esce su una cengia a sinistra dove riposare. Dalla cengia ci si sposta a sinistra in un tratto di discesa, si aggira uno spigolo e si arriva al tratto più caratteristico: un aereo traverso orizzontale con chiodi come appoggio per i piedi. Si scende una paretina attrezzata di circa 6 metri e in diagonale a sinistra inizia l'ultima sezione, con un traverso in leggera discesa (di nuovo su chiodi); si perde quota fino al termine del traverso, si scende una parete verticale su staffe e una rampa diagonale attrezzata fino al termine (30' dall'attacco / 1h 15' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Breve ma intensa e impegnativa, con forte esposizione lungo tutto il percorso. Le difficoltà sono soprattutto atletiche: la possibilità di arrampicare è limitata dall'abbondante uso di staffe e pioli, e serve buona forza di braccia.

    ⚠ Forte esposizione e passaggi atletici: sconsigliata a chi non è allenato di braccia. Ottima d'inverno per la bassa quota, ma sempre con roccia asciutta.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (massima 350 m): percorribile gran parte dell'anno, indicata come allenamento nei mesi freddi.

    ▲Discesa

    Dal termine un sentiero riporta in breve all'attacco; il rientro al parcheggio avviene per il sentiero di avvicinamento a ritroso (30' dal termine / 1h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Vicino al massiccio del Grappa, si combina in giornata con uno dei due itinerari che lo salgono: la Ferrata Sass Brusai e la Ferrata Guzzella. Verso nord la Ferrata Gabrielli alla Cima d'Asta; in Val d'Astico la recente Ferrata Anelli delle Anguane.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMassiccio del Grappa
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata40 m
    • Dislivello itinerario140 m
    • Quota max350 m
    • Lunghezza3 Km
  • Ferrata del Rouas a Bardonecchia

    Ferrata del Rouas a Bardonecchia

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata del Rouas a Bardonecchia
    Moderatamente Difficile● In ManutenzioneCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Stato segnalato: «In Manutenzione». La fonte indica lavori/manutenzione in corso: verificare l'agibilità e lo stato delle attrezzature prima di partire.

    La Ferrata del Rouas è una via recente nell'alta Val di Susa, al confine con la Francia: atletica e «alla francese», molto attrezzata, con una variante difficile e impegnativa. Nell'itinerario base è adatta anche ai neofiti, viste le attrezzature in ottimo stato. È intitolata a Bompard e Perona.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la frazione di Melezet, comune di Bardonecchia (TO): attraversato il paese si prosegue sulla SP216 per 300 m, fino a notare la parabola di un ripetitore; poco oltre si parcheggia presso la locandina della ferrata. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Un brevissimo sentiero porta in poco più di 5 minuti alla parete d'attacco.

    ▲Il percorso

    La via si compone di 3 settori non necessariamente concatenabili. Il settore A condivide il primo tratto col settore B: si risalgono un paio di pareti inclinate e balze con abbondanti cambre, si vira a sinistra su un traverso che aggira un'imponente sporgenza e si giunge a un bivio dove, verticalmente, parte l'itinerario B (Balma del Camoscio). Tralasciando il B, si risalgono tre pareti verticali con cambre, mai troppo difficili ma in crescente esposizione, intervallate da traversi (in un punto attenzione allo zaino ingombrante: utile un rinvio per appenderlo); si giunge alla spalla dove rientra il sentiero del tratto B e scende la via di fuga. Si prosegue su un lungo traverso obliquo fino alla grotta (tratto C); ignorando la deviazione si continua fino al ponte sospeso, lo si attraversa e inizia la discesa con traversi e brevi pareti assistite da staffe, mai difficili, fino al termine (2h dall'attacco ignorando le due deviazioni / 2h 5' totali). L'itinerario B, dal bivio, risale un primo tratto verticale e un lungo traverso, poi un altro tratto verticale impegnativo e infine il passaggio chiave: una parete strapiombante di circa 6 metri, perfettamente staffata ma che «spancia» mettendo a dura prova le braccia (utile un rinvio corto); seguono un traverso in leggera discesa (attenzione ai piedi), un diedro e un paio di piccoli strapiombi, fino a una facile cresta e al bosco di Rouas (1h 15' dal bivio / 1h 45' dall'attacco), da cui un sentiero riporta a un incontro con l'itinerario A. Il tratto C è una breve parete con una grotta e un piccolo tratto sospeso, dopo il quale si ridiscende verso il proseguimento dell'itinerario A (10' dalla deviazione).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via alla francese, molto attrezzata e divertente; non risale una vera vetta. L'itinerario A è adatto anche ai neofiti, mentre il settore B è nettamente più atletico (strapiombo chiave). Attrezzatura recente e in ottimo stato.

    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione dalla primavera all'autunno con roccia asciutta. Ricordando lo stato «In Manutenzione», accertarsi delle condizioni delle attrezzature.

    ▲Discesa

    Terminato il tratto A si scende lungo l'evidente sentiero fino a una strada, che si percorre verso sinistra in direzione del parcheggio (15' dal termine / 2h 20' totali se non percorsi i tratti B e C; 4h totali se percorsi A, B e C).

    ▲Da abbinare

    In Val di Susa, zona ricca di itinerari: a Claviere la Ferrata di Rocca Clarì, la Ferrata del Bunker e la Ferrata della Batteria Bassa; la Ferrata Guido Rossa a Caprie, la Ferrata dell'Orrido di Chianocco, la Ferrata dell'Orrido di Foresto e la Ferrata della Ruceia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal di Susa
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata2:40 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata125 m
    • Dislivello itinerario275 m
    • Quota max1500 m
    • Lunghezza1,4 Km
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