Caratteristica: Bassa quota

  • Ferrata Salvatori alla Pania Forata (Monte Forato)

    Ferrata Salvatori alla Pania Forata (Monte Forato)

    Vie Ferrate › Toscana › Lucca
    Ferrata Salvatori alla Pania Forata (Monte Forato)

    La Ferrata Salvatori è una via facile ma aerea, che segue fedelmente la cresta dalla Foce di Petrosciana al Monte Forato (o Pania Forata), nelle Alpi Apuane. La bassa quota la rende percorribile gran parte dell'anno; il celebre arco naturale del Monte Forato vale da solo l'intera escursione.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l'Albergo Alto Matanna, in Garfagnana: da Lucca si segue la SS 12, poi Diecimo e Pescaglia, si attraversa il borgo di Pascoso e, alle indicazioni per l'albergo, si svolta a sinistra su una stradina asfaltata. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dall'albergo si sale e poco dopo si prende a destra il CAI 109, restando sulla parete nord del Monte Nona; si raggiunge la Foce delle Porchette e, ignorando le deviazioni, si prosegue dritti sul 109 fino alla Foce di Petrosciana (1h 20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Alla Foce di Petrosciana una targa in marmo indica il ripido accesso alla ferrata (si ignora il sentiero che costeggia in basso il crinale, percorso al ritorno). Si salgono facili roccette fino al primo cavo, che costeggia un traverso e porta a una via di fuga; proseguendo si raggiunge un gendarme roccioso da risalire su un esposto diedro attrezzato di 15 metri, che deposita su un piccolo piano da cui si riparte su una parete ripida con pochi appigli (passaggio chiave). Una scaletta di 5 metri chiude le difficoltà tecniche; da qui la via segue il filo di cresta, esposto ma mai difficile, fino al termine delle attrezzature. Per un'esile traccia si raggiunge la cima del Monte Forato / Pania Forata (50' dall'attacco / 2h 15' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Complessivamente facile, con solo alcuni passaggi più tecnici nella parte iniziale (il diedro e la paretina del passaggio chiave); il resto è cresta aerea. Dall'arco della Pania Forata è possibile effettuare una calata in corda doppia. Intitolata a Renato Salvatori, vicepresidente del CAI di Forte dei Marmi; installata nell'autunno del 1977, inaugurata nel 1978 e rinnovata nel 1998.

    ⚠ Pur facile, la via si svolge su cresta esposta: imbrago, casco e kit da ferrata indispensabili; attenzione con roccia bagnata o vento forte.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (massima 1150 m): percorribile gran parte dell'anno con roccia asciutta.

    ▲Discesa

    Si scende dal lato garfagnino per circa 40 metri fino al marcato CAI 110, che si percorre a ritroso verso l'attacco della ferrata (20' dal termine); da qui si segue a ritroso il sentiero dell'andata fino all'auto (3h 45' totali). In alternativa si può salire da Fornovolasco (Grotta del Vento) per il CAI 6, che risale il torrente Caraglione passando per la grotta «La tana che urla» fino alla Foce di Petrosciana.

    ▲Da abbinare

    Si concatena bene con la vicina Ferrata del Procinto (l'itinerario combinato è descritto nella relazione del Procinto).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneToscana
    • GruppoAlpi Apuane
    • Avvicinamento1:20 h
    • Ferrata0:50 h
    • Itinerario (a/r)3:45 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario420 m
    • Quota max1150 m
    • Lunghezza9,4 Km
  • Ferrata della Ruceia a Condove

    Ferrata della Ruceia a Condove

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata della Ruceia a Condove

    La Ferrata della Ruceia è una via recente e facile, ottima per avvicinare i neofiti alle vie attrezzate. Divisa in settori collegati da sentiero, nessuno con difficoltà di rilievo, è piacevole, corta e percorribile praticamente tutto l'anno. È dedicata agli alpinisti Gian Carlo Grassi e Diego Cordola.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il paese di Condove (TO): si attraversa il ponte sul torrente Gravio e si parcheggia subito dopo, presso l'area attrezzata e il parco avventura a bordo torrente. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue la sterrata che costeggia il parco avventura e, nel bosco, porta verso l'attacco (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è fatta di più sezioni collegate da tratti di sentiero. La prima sezione risale una parete verticale su placca, prima dritta poi virando leggermente a sinistra su alcune staffe; senza le staffe servirebbe procedere in aderenza. Si supera un breve tratto in leggero strapiombo (circa 3 metri, agevole con le staffe) e si chiude con una placca prima inclinata poi verticale. Dopo il sentiero di collegamento si risale un tratto verticale di 4 metri con staffe per i piedi fino a un terrazzino; verso sinistra un tratto diagonale con staffe, poi un diedro appoggiato più facile. La terza sezione è un masso da risalire in verticale, comunque aggirabile sulla destra. La quarta e ultima, presso la falesia di Roccabruna, risale sul lato sinistro un diedro verticale ben attrezzato, poi un traverso a sinistra, un secondo diedro simile e una placca verticale che porta in cima (1h dall'attacco / 1h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Adatta ai principianti e anche ai più giovani: abbondantemente attrezzata, senza passaggi difficili; solo il primo tratto è un po' più impegnativo degli altri. Inaugurata nel 2016 e intitolata a Gian Carlo Grassi, grande alpinista piemontese originario di Condove, e a Diego Cordola, autore della guida «Arrampicare a Caprie».

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota: percorribile in gran parte dell'anno con roccia asciutta. Comunque sempre necessari imbrago, casco e kit da ferrata.

    ▲Discesa

    Dalla cima si può scendere sia dal lato sinistro sia dal destro; è preferibile il lato destro, meno accidentato. In entrambi i casi si completa un giro ad anello e si rientra al parcheggio (30' dal termine / 1h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Per la brevità si collega facilmente con altre vie della Val di Susa: la Ferrata Guido Rossa a Caprie e la Ferrata Carlo Giorda (a 10' d'auto), la Ferrata dell'Orrido di Chianocco, la Ferrata dell'Orrido di Foresto e, più in alto, la Ferrata del Rouas a Bardonecchia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal di Susa
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario160 m
    • Quota max541 m
    • Lunghezza1,2 Km
  • Ferrata di Rosazza (Valle Cervo)

    Ferrata di Rosazza (Valle Cervo)

    Vie Ferrate › Piemonte › Biella
    Ferrata di Rosazza (Valle Cervo)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Rosazza percorre la bellissima gola del torrente Cervo, fra il cimitero di Rosazza e il ponte stradale poco a valle: granito levigato dall'acqua, pozze cristalline che d'estate invitano al bagno e uno sviluppo prevalentemente orizzontale con brevi tratti verticali in salita e discesa. Due sezioni ben distinte e quota di soli 900 m la rendono adatta a tutte le stagioni.

    ▲Avvicinamento

    La via inizia al ponte stradale sul torrente Cervo che si incontra arrivando da Campiglia Cervo, prima di Rosazza. Da Biella si risale la Valle Cervo; superato il ponte tra Campiglia e Rosazza si parcheggia all'altezza del cimitero di Rosazza. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. A piedi si torna al ponte a valle e si scende dalla scaletta subito a valle del ponte, sulla destra orografica (5' dal parcheggio); al cartello descrittivo si arriva sul greto, dove un codice QR fornisce le informazioni sul primo tratto.

    ▲Il percorso

    La prima sezione parte con abbondanti cambre che facilitano la progressione e prosegue in orizzontale, con un facile traverso attrezzato, passando sotto il ponte stradale; si arriva al ponte tibetano, oltre il quale si scende verso la riva del torrente su una spiaggetta di ciottoli, dove la prima sezione (facile) termina e si trova una comoda via di fuga verso la strada. La seconda sezione, segnalata da un secondo QR e da appoggi per i piedi realizzati con sassi inchiodati, mostra subito il carattere più tecnico con alcuni cambi moschettone in lieve strapiombo; risalendo la gola il paesaggio si fa più selvaggio. A metà circa il percorso guadagna quota fino al retro di alcuni garage presso la strada, dove c'è una seconda via di fuga; poi torna a metà parete con traversi tecnici, discese e risalite in strapiombo. Quando si risale di nuovo la gola e compare il ponte del cimitero monumentale di Rosazza la ferrata termina (25' dall'attacco / 30' dal parcheggio); la pozza a valle del ponte invita a un bagno.

    ▲Carattere e difficoltà

    Molto breve e con più vie di fuga: la prima parte è facile, adatta anche ai principianti; la seconda è più tecnica ma con difficoltà mai eccessive, ideale per chi vuole cimentarsi per la prima volta con qualche passaggio più complesso. Relazione a cura di Stefano Caprile.

    ⚠ Difficoltà ambientali ridotte, ma valutare la portata del torrente: dopo forti piogge alcune sezioni possono risultare scivolose.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (circa 900 m): percorribile in tutte le stagioni, gradevole anche d'estate per la freschezza della gola.

    ▲Discesa

    Il parcheggio è a meno di 100 m dalla fine della ferrata: si raggiunge l'auto in un minuto (circa 10' dal termine / 50' totali).

    ▲Da abbinare

    In zona si sviluppano altre cinque vie, tutte moderatamente difficili: la Ferrata Nito Staich, la Ferrata Ciao Miki, la Ferrata del Limbo, la Ferrata dell'Infernone e la Ferrata della Balma (le prime tre presso Oropa, a circa 30' d'auto).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoValle Cervo
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)0:50 h
    • Quota max880 m
  • Ferrata Romana Nesi al Pratomagno

    Ferrata Romana Nesi al Pratomagno

    Vie Ferrate › Toscana › Arezzo
    Ferrata Romana Nesi al Pratomagno
    Moderatamente Difficile● ChiusaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Via segnalata come CHIUSA. La fonte riporta lo stato di questa ferrata come chiusa: prima di programmare l'uscita verificare le condizioni e l'agibilità presso il CAI di Arezzo o le autorità locali, e non percorrerla finché non risulta riaperta.

    La Ferrata Romana Nesi è una via breve e atletica lungo la Panoramica del Pratomagno. Non spicca per l'ambiente né per l'arrampicabilità, ma per l'atleticità di alcuni passaggi e per la possibilità di percorrerla in ogni stagione; con avvicinamento e rientro l'intera escursione si chiude in poco più di due ore.

    ▲Avvicinamento

    Si arriva lungo la Strada Panoramica del Pratomagno: usciti a Valdarno si raggiunge Terranuova Bracciolini (SP 11), poi Loro Ciuffenna (SP 5) e la frazione di Anciolina. Attraversato il paese si sale per un paio di minuti fino a un bivio: a sinistra il Pratomagno, si tiene la destra in discesa; dopo circa 400 m uno spiazzo (spesso con legna accatastata) consente di parcheggiare, e poco oltre, sulla sinistra, un secondo spiazzo sopra il ciglio strada. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. A piedi si risale la strada per circa 200 m fino a un largo e ripido sentiero segnalato da un cartello del CAI di Arezzo; dopo qualche centinaio di metri si seguono due segnavia (freccia rossa su un sasso e su un albero) che salgono a destra, si supera il greto di un torrente di solito asciutto e, per facili roccette seguendo i segni bianco-rossi, si arriva all'attacco (25' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è breve e risale una serie di balzi rocciosi con un tracciato non sempre logico, che rende atletici alcuni tratti. Il primo tratto sale una parete di una decina di metri dove, per mancanza di appigli, è difficile non trazionare sul cavo, poi una parete apparentemente liscia in cui si trovano alcune rientranze; si stacca e per sentiero si raggiunge il secondo tratto, con una cengia protetta e una parete leggermente strapiombante dove sfruttare infissi ed esili appigli (cambio moschettone rapido per non sforzare le braccia). La terza sezione, la più difficile, è una parete verticale priva di appigli da superare in aderenza e trazione, con uno spigolo esposto e un diedro finale ancora in aderenza. Il quarto tratto è un diedro che, dopo un balzo iniziale per staccarsi da terra, diventa arrampicabile e piacevole; si raggiunge un masso attrezzato (aggirabile) e l'ultima parte, con un diedro e uno spigolo affilato ma ben appigliato, fino all'ultimo salto che conclude la via (1h dall'attacco / 1h 30' dal parcheggio). Ogni sezione è aggirabile per sentiero, così da poter evitare le parti non desiderate.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ambiente senza particolari difficoltà; le difficoltà sono «cercate» nei vari balzi, a scapito dell'arrampicata. Realizzata dal CAI di Arezzo nel 1992, è utile come banco di prova e come allenamento invernale in vista di escursioni estive più impegnative.

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota, in teoria percorribile tutto l'anno; al momento, tuttavia, la via risulta chiusa (vedi avviso in testa). Sentieri di avvicinamento e rientro ottimamente segnati.

    ▲Discesa

    Dal termine si seguono pochi metri di traccia fino alla targhetta della ferrata; il rientro più rapido è per la traccia di sinistra, che scende alternando bosco e tratti scoperti fino alla strada asfaltata. La si percorre in discesa verso sinistra fino al bivio raggiunto in auto; ignorata la deviazione a destra, si prosegue dritti in discesa fino all'auto (30' dal termine / 2h dall'inizio).

    ▲Da abbinare

    In Toscana, verso Pisa, la Ferrata Sant'Antone sul Monte Serra; nell'Appennino, la Ferrata Salvatori alla Pania Forata. Per chi sale dall'A1, in Emilia, la Ferrata di Rocca di Badolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneToscana
    • GruppoPratomagno
    • Avvicinamento0:25 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)1:50 h
    • Dislivello ferrata180 m
    • Dislivello itinerario300 m
    • Quota max1280 m
    • Lunghezza4,5 Km
  • Ferrata di Rocca di Badolo (Contrafforte Pliocenico)

    Ferrata di Rocca di Badolo (Contrafforte Pliocenico)

    Vie Ferrate › Emilia-Romagna › Bologna
    Ferrata di Rocca di Badolo (Contrafforte Pliocenico)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Rocca di Badolo risale il Contrafforte Pliocenico sopra Badolo, nell'Appennino bolognese. La caratteristica roccia di arenaria, coperta da un sottile strato di sabbia e di per sé piuttosto liscia, è la nota dominante: corta ma con qualche passaggio da non sottovalutare, è un'ottima palestra per migliorare la tecnica di arrampicata.

    ▲Avvicinamento

    Si esce dall'A1 a Sasso Marconi, si gira a sinistra sulla SS 325 e poi a destra verso Badolo; si risale la provinciale per 9 tornanti e si parcheggia a bordo strada (al nono tornante una tabella illustrativa; la parete è già ben visibile). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si costeggia in salita un campo coltivato fino al bosco, si prosegue dritti verso la parete e, raggiuntala, si tiene la sinistra: in pochi metri si trova l'attacco (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via si articola in tre parti. (1) Si risale una prima parete inclinata fino a un diedro con scala a pioli; al termine una parete leggermente strapiombante richiede attenzione (10' dall'attacco / 20' dal parcheggio). (2) Si sale verticali su parete liscia con fessure intagliate, poi con l'aiuto di staffe e fori artificiali; una breve scala strapiombante butta in fuori ma, vista la brevità, non crea difficoltà atletiche. Si raggiunge un ampio terrazzo (a destra le soste delle vie d'arrampicata, a sinistra prosegue la terza parte). (3) Una parete di 6 metri (aggirabile a sinistra) butta leggermente in fuori: senza corda serve attenzione, perché in caso di caduta si rischia di battere sotto. Un breve tratto ripido di sentiero porta all'ultima parete, il diedro finale, il punto tecnicamente più impegnativo: la posizione di cavo e appigli spinge verso l'esterno e impone di arrampicare; è stretto in alcuni punti e richiede passo fermo e un minimo di tecnica, ma è breve (8 metri) e poco faticoso. Si conclude con una scala a pioli che porta in cima al pianoro sommitale (30' dall'attacco / 40' dal parcheggio).

    Dal 2022 esiste una variante più impegnativa, il «Traverso dei Magnifici 4» (dedicato a Oscar Belotti, Nando Stagni, Augusto Righi e Otello Olivini): un traverso orizzontale in forte esposizione che taglia il paretone di Badolo Alto. Si stacca a metà della terza sezione, evita il diedro finale e non porta in cima a Rocca Badolo; può essere percorso anche in senso inverso a fine itinerario, scendendo dalla cima fino alle vie di Badolo Altissimo (versante sud) e seguendo il cartello presso i monotiri, in senso orario, per poi risalire il diedro finale. È classificato «Difficile» e si percorre in circa 5 minuti.

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario non complesso ma con passaggi da non sottovalutare per la natura dell'arenaria, liscia e sabbiosa. Costruita nel 1976 per agevolare l'accesso ai settori d'arrampicata di Badolo Medio e Alto, ammodernata dal CAI di Bologna nel 2015, con il Traverso dei Magnifici 4 aggiunto nel 2022.

    ⚠ Sul Traverso dei Magnifici 4 conviene una longe per la scarsità di soste. Attenzione assoluta a non smuovere sassi, soprattutto se ci sono arrampicatori nella falesia sottostante.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (massima 476 m): percorribile praticamente tutto l'anno, ottima come allenamento. Dislivello della ferrata 100 m, sviluppo dell'itinerario circa 2,5 km.

    ▲Discesa

    Dal pianoro sommitale si scende dal lato opposto seguendo le tracce ripide nel bosco fino a un sentiero a mezzacosta, che si prende a destra; in pochi minuti si raggiunge una chiesetta e, per mulattiera, in 10 minuti la provinciale. Si scende ancora per un paio di tornanti fino all'auto (20' dal termine / 1h dall'inizio dell'itinerario).

    ▲Da abbinare

    Per chi arriva da nord-ovest sull'A1, si combina bene con la Ferrata Pietra Nera (uscita Salsomaggiore-Fidenza). Nell'Appennino emiliano, alla Pietra di Bismantova, la Ferrata degli Alpini e la recente Ferrata Ovest; verso la Toscana la Ferrata Sant'Antone (Pisa) e la Ferrata Romana Nesi (Arezzo).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneEmilia-Romagna
    • GruppoContrafforte Pliocenico
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario225 m
    • Quota max476 m
    • Lunghezza2,5 Km
  • Ferrata Rio Secco a Cadino

    Ferrata Rio Secco a Cadino

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Rio Secco a Cadino
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Rio Secco si svolge nella suggestiva forra di un rio quasi sempre asciutto (da cui il nome), sopra Cadino. È una via varia e appagante, con qualche tratto atletico ma mai tecnicamente proibitivo; restando per lo più all'ombra, la temperatura resta gradevole anche d'estate.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l'abitato di Cadino (TN): si esce dall'autostrada del Brennero a San Michele all'Adige e, restando sul versante orientale della valle, si risale per circa 4 km verso Bolzano fino a trovare comodo parcheggio presso il Ristorante Al Cadino. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Sul lato opposto del parcheggio i segni biancorossi CAI salgono ripidi nel bosco; a un bivio si tiene la destra (a sinistra scende il sentiero di rientro) e si sale fino a una panchina di legno, dove indossare comodamente imbrago e casco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    I primi metri seguono una facile cengia discendente fino al letto del torrente, spesso secco. Sul versante opposto si risale una parete liscia e leggermente strapiombante, agevolata da numerose cambre metalliche e da due corde; poi si traversa a destra su un tratto pianeggiante prima del «Salto dei Caprioi», un bel diedro che alterna ottimi appigli naturali e ampie cambre. Si piega a sinistra su una cengia che aggira uno spigolo e porta sotto una parete verticale solcata da una profonda fessura (buoni appigli naturali e artificiali). Una targhetta «Belvedere» invita a voltarsi sul panorama della piana Rotaliana; un tratto di sentiero attrezzato scende in un caratteristico anfiteatro roccioso con molti omini di pietra. Si risale il versante opposto (sinistra orografica) in un anfratto di roccia levigata e si percorre un lungo traverso a sinistra risalendo il rio, fino a un sentiero attrezzato nel bosco e al «Passaggio dei Gabbiani», un aereo spigolo oggi superabile con discreto sforzo ma senza affanno eccessivo. Segue un lungo traverso in leggera salita con brevi balzi; si passa sulla destra orografica e la parete si stringe in verticale, da risalire con le cambre, poi un breve traverso fino a una via di fuga: a sinistra il CAI 490A (30' per il rientro), a destra si prosegue la via (45' dall'attacco / 1h totali). Si continua su facili roccette e passaggi attrezzati fino al secondo anfiteatro, la «Grotta del Basalisc», dove i passaggi si fanno più impegnativi per la roccia levigata: il primo tratto sale in diagonale su roccia liscia priva di appigli naturali, resa percorribile dalle cambre (media difficoltà, un po' spinti in fuori dal cavo). Al libro delle firme seguono un paio di facili traversi a sinistra e l'aggiramento di uno spigolo esposto dove le staffe aiutano molto; presso la Grotta della Mariotta si risale una parete verticale ben servita da staffe e appigli, dove terminano le attrezzature (1h 15' dall'attacco / 1h 30' totali). Un sentiero ripido nel bosco porta in 5 minuti al cartello che indica a sinistra il rientro a Cadino.

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà media: percorso vario, con tratti atletici ma senza passaggi tecnicamente proibitivi. Attrezzatura recente e abbondante; ambiente di forra molto suggestivo, da percorrere volentieri anche nei mesi caldi.

    ⚠ La portata d'acqua del rio varia con la stagione: in primavera e inverno può essere presente acqua anche impetuosa; in estate e autunno (salvo piogge recenti) il rio è effettivamente secco. Valutare le condizioni dopo precipitazioni.
    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile gran parte dell'anno grazie alla bassa quota (massima 640 m) e all'esposizione ombreggiata. Dislivello della ferrata 234 m, sviluppo complessivo circa 2,5 km.

    ▲Discesa

    Il sentiero esce in breve dal bosco affacciandosi sulla Val d'Adige 600 metri più in basso e scende ripido (utili i bastoncini). Si incontra una lunga scala metallica e alcuni facili tratti attrezzati in discesa, per cui conviene tenere ancora l'imbrago; si prosegue ripidi nel bosco fino al bivio dell'avvicinamento, dove si tiene la destra per scendere al parcheggio (1h dal termine della ferrata / 2h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Per il breve avvicinamento si combina bene con altri itinerari della Val d'Adige: la vicina Ferrata di Favogna, la Ferrata Mendola al Roen, la Ferrata delle Aquile ad Andalo, oppure, in Val di Sarca, la Ferrata Pisetta, la Ferrata Che Guevara e la Ferrata Marangoni a Mori. Da segnalare anche la recente Ferrata della Croce di Fai.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal d'Adige
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata234 m
    • Dislivello itinerario384 m
    • Quota max640 m
    • Lunghezza2,5 Km
  • Ferrata Poppele Knott a Laces (Val Venosta)

    Ferrata Poppele Knott a Laces (Val Venosta)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Poppele Knott a Laces (Val Venosta)

    La Ferrata Poppele Knott è una breve via attrezzata appena sopra Laces, in Val Venosta: itinerario corto e poco impegnativo, perfetto per una mezza giornata o per chi muove i primi passi sulle ferrate. Il nome viene da un grosso masso erratico, il Poppele Knott, che si incontra proprio nei pressi dell'attacco.

    ▲Avvicinamento

    Si lascia l'auto al piccolo parcheggio della chiesa in località Tiss, vicino a Laces (una quindicina di posti). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si imbocca la stradina che scende verso sinistra fra i meleti; in una decina di minuti si arriva quasi alla statale dello Stelvio. Poco prima di raggiungerla, sulla sinistra, una palina segnala chiaramente la ferrata («Tiss Klettersteig»); un ultimo strappo ripido nel bosco porta all'attacco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è corta: circa 60 m di dislivello attrezzato per 0,6 km di sviluppo, percorribili in una ventina di minuti, con quota massima attorno ai 750 m. Allo stato attuale la fonte non pubblica la descrizione dettagliata, passo per passo, del tratto attrezzato: per correttezza non la riportiamo e ci atteniamo ai soli dati certi (sviluppo, dislivello, tempi e grado). Il carattere complessivo è facile, in ambiente soleggiato fra i meleti della Val Venosta.

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà facile, adatta anche a chi è alle prime esperienze su via attrezzata. La brevità la rende ideale come uscita introduttiva o come complemento di un'altra ferrata della zona.

    ⚠ Pur essendo facile resta una via attrezzata su roccia: imbrago, casco e kit da ferrata omologato sono obbligatori. Conviene percorrerla con roccia asciutta.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota: percorribile in gran parte della stagione con roccia asciutta. In estate la parete resta esposta al sole.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si segue il sentiero 5A verso sinistra, che in una quindicina di minuti riporta all'attacco; da qui si rientra al parcheggio (circa 50' in totale).

    ▲Da abbinare

    Nei dintorni, a Naturno, la difficile Ferrata Hoachwool e la varia Ferrata Knott; a Merano la Ferrata Heini Holzer (moderatamente difficile), buon passo successivo per alzare il grado. Inaugurate di recente: la Ferrata Olberg presso Vipiteno (2022) e la Ferrata Larix in Val Senales (2022). Lungo la statale dello Stelvio si raggiunge la Ferrata di Trafoi; verso Trento, di media difficoltà, la Ferrata Mendola al Roen e la Ferrata di Favogna.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal Venosta
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)0:20 h
    • Dislivello ferrata60 m
    • Dislivello itinerario90 m
    • Quota max750 m
    • Lunghezza0,6 Km
  • Ferrata di Favogna

    Ferrata di Favogna

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata di Favogna
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Favogna è una via di media difficoltà che collega la Val d'Adige all'Altopiano di Favogna, al confine tra le province di Bolzano e Trento. Si svolge a bassa quota, fattore da considerare nei mesi estivi, e non presenta difficoltà tecniche elevate, salvo un paio di punti più impegnativi della media.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza si trova lungo la strada provinciale 14 che collega Roverè della Luna (Trento) a Magrè (Bolzano). Da sud l'uscita autostradale consigliata è San Michele all'Adige, da nord Egna-Ora. In prossimità del cartello che separa le due province, sul versante di Trento, si nota un cartello a bordo strada (sul versante in cui sale la ferrata): si parcheggia a lato strada (punto di partenza su Google Maps). Dal cartello si sale ripidamente nel bosco e si incontrano un paio di balzi rocciosi attrezzati poco prima della targa metallica che segna l'inizio vero e proprio della via (332 m, 10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via si apre presso un camino roccioso, il punto tecnicamente più impegnativo: il cavo corre a sinistra e si sale sfruttando buoni appigli naturali e un paio di staffe metalliche. Superato il camino si prosegue dentro un canale ghiaioso e detritico, lo si lascia tenendo la sinistra e, dopo alcuni passi nel bosco, ci si trova sotto una parete verticale percorsa da una lunga serie di staffe metalliche: qui non c'è cavo (ci si assicura direttamente alle staffe) e i primi metri vanno affrontati in libera (I grado) per raggiungere le prime staffe. Risalita la parete si piega a destra fino a una scala metallica abbastanza appoggiata, che sbuca su un terrazzino panoramico sulla piana Rotaliana. Si traversa a destra su un facile tratto di sentiero fino a una gola sopra la quale sale una seconda scala, più esposta e strapiombante della precedente; salita la scala si risalgono alcune roccette su un canale dapprima instabile e poi più solido, quindi un traverso a destra porta a un balcone panoramico sulla Val d'Adige e i suoi vigneti (45' dall'attacco). Si percorre un tratto di sentiero verso sinistra in direzione di un'imponente parete strapiombante: si risale un primo tratto appoggiato piegando a destra fino al libro delle firme, poi si prosegue ancora a destra, si aggira uno spigolo esposto e si risalgono alcune roccette appoggiate, dove termina la ferrata (975 m, 1h 30' dall'attacco, 1h 40' totali). Si continua sul sentiero nel bosco fino a raggiungere l'altopiano di Favogna con le sue prime case (30' dal termine, 2h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di difficoltà media con due tratti più impegnativi, il camino iniziale e la parete con le staffe senza cavo.

    ⚠ In alcuni punti l'attrezzatura metallica è un po' molla, cosa che può complicare la progressione a chi è inesperto. All'attacco un cartello segnala la presenza di zecche. Il rientro è lungo in entrambe le direzioni: può avere senso lasciare l'auto nei pressi del punto di rientro e allungare l'avvicinamento finché si è freschi.

    ▲Periodo e sicurezza

    Trattandosi di un itinerario a bassa quota, va evitato nelle giornate estive più calde. Cartografia consigliata: carta della Val di Non oppure della Strada del Vino e Monte Corno di 4Land.

    ▲Discesa

    Dall'altopiano si hanno due opzioni. A destra si segue il sentiero 3 che in moderata discesa porta a Magrè (2h dal termine della ferrata, 4h 15' totali), da dove, percorrendo verso sud la strada provinciale, si torna al parcheggio (5h totali). A sinistra si segue invece la strada asfaltata (1 km) e poi il sentiero CAI 519 fino a un bivio che indica Roverè della Luna lungo il sentiero 502B: questo scende ripido, con un paio di roccette di I grado in discesa libera e il guado di un torrente, fino a Roverè della Luna, da cui si rientra all'auto lungo la provinciale (1h 45' dal termine, 4h totali).

    ▲Da abbinare

    Nella Val d'Adige ci sono diversi itinerari attrezzati brevi, abbinabili in giornata: la Ferrata Rio Secco o il Burrone Giovanelli presso Mezzocorona, oppure la Ferrata Mendola al Roen (attenzione alla lunghezza). Scendendo verso il Lago di Garda si trovano la Ferrata Mori, la Ferrata Che Guevara e la Ferrata di Castel Drena; tra le vie recenti segnaliamo la Ferrata della Val del Rì e la Ferrata della Croce di Fai.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal d'Adige – Monte Corno
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)4:00 h
    • Dislivello ferrata700 m
    • Dislivello itinerario900 m
    • Quota max1121 m
    • Lunghezza13,2 Km
  • Ferrata Crench

    Ferrata Crench

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Crench
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Crench è una bella via di media difficoltà sopra Crone, con il Lago d’Idro alle spalle. La linea è logica e priva di difficoltà particolari, salvo un paio di passaggi atletici; il breve avvicinamento e rientro e la bassa quota la rendono ideale da concatenare con altre ferrate della zona o come gita di mezza giornata.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l’abitato di Crone, sul versante orientale del Lago d’Idro (Brescia): superato il paese, pochi metri dopo una casa bianca sul lato sinistro della strada, si imbocca a destra via Preonde, che sale ripida; seguendone la curva a sinistra si raggiunge un parcheggio con le indicazioni per la ferrata (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si seguono i segni del CAI 452 che parte verso sinistra tra i muri delle case; nel bosco, a un bivio, si lascia a destra il 452 per Cima Crench e si tiene la sinistra verso la palestra di roccia e la ferrata; a un nuovo bivio (a destra la palestra) si prosegue diritti fino al cartello bianco dell’attacco (15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia con una breve cengia ascendente verso destra che porta sotto uno dei passaggi più belli: una parete verticale con ottimi appigli, arrampicabile, con il tratto finale leggermente più difficile dove il cavo aiuta l’equilibrio. Si piega a sinistra su alcune roccette e si sale un breve diedro, agevole, con appigli su entrambi i lati; un facile sentiero e una cengia in discesa portano a una via di fuga segnalata da un cartello metallico. Accanto al cartello il cavo sale verticale, su roccia perfettamente appigliata; dopo un facile traverso a destra si affronta un secondo tratto più impegnativo, con una sporgenza dagli appoggi alti per i piedi che obbliga a un paio di metri di trazione sul cavo, poi nuovamente arrampicabile. Si percorre una cengia e un breve verticale aiutati da una staffa, si aggira a sinistra un tetto roccioso e, dopo un traverso non difficile, si sale una placca levigata con staffe e una sporgenza nella parte alta. Superate alcune roccette si arriva al passaggio chiave: un breve tratto strapiombante, dove si risale una sporgenza per un paio di metri aiutati da una catena (lasca ma utile) sul lato sinistro, che permette di compensare la mancanza di appigli naturali tirandosi di braccia. Concluse le difficoltà, una breve cengia di trasferimento porta sotto le ultime due pareti verticali, non difficili e arrampicabili; un facile sentiero attrezzato e un tratto di cresta conducono infine alla croce di vetta di Cima Pelada (778 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà (Moderatamente Difficile), in gran parte arrampicabile su buona roccia, con un paio di passaggi atletici — in particolare la sporgenza strapiombante del passaggio chiave, attrezzata con catena. 288 m di dislivello attrezzato in ambiente panoramico sul Lago d’Idro.

    ⚠ I passaggi atletici (la sporgenza con appoggi alti e lo strapiombo finale con la catena) richiedono un po’ di forza di braccia: chi è alle prime armi li troverà i punti più ostici. Casco indispensabile sui tratti verticali.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (massimo 778 m): percorribile gran parte dell’anno con roccia asciutta. Itinerario breve, 3 km e 328 m di dislivello, circa 2 ore complessive: ideale per essere concatenata in giornata con altre vie della zona.

    ▲Discesa

    Dalla cima di Cima Pelada si rientra per sentiero, con breve sviluppo, fino al parcheggio di partenza sopra Crone.

    ▲Da abbinare

    Nel Bresciano, la Crench si concatena facilmente con la più impegnativa Ferrata Caspai a Lodrino e, sul Lago d’Iseo, con il Sentiero Attrezzato al Corno di Trentapassi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoLago d'Idro – Valle Sabbia
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata288 m
    • Dislivello itinerario328 m
    • Quota max778 m
    • Lunghezza3 Km
  • Sentiero Attrezzato al Corno di Trentapassi

    Sentiero Attrezzato al Corno di Trentapassi

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Sentiero Attrezzato al Corno di Trentapassi
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato al Corno di Trentapassi è una bella escursione a una vetta di modesta altezza (1248 m) ma molto appagante, affacciata sul Lago d’Iseo. La dicitura «sentiero attrezzato» è un po’ riduttiva: pur senza tratti tecnicamente difficili, l’itinerario è impegnativo per lunghi tratti e richiede di arrampicare alcune sezioni verticali. Da evitare dopo abbondanti piogge, per la presenza di tratti erbosi scivolosi e non protetti.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il piccolo abitato di Tolino, sulla riva orientale del Lago d’Iseo (Brescia): arrivando da Brescia si esce dalla provinciale per la Valcamonica e si sale la rampa per il centro di Tolino; dopo 50 metri, a sinistra, si trova un parco giochi con un piccolo parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Dal parco giochi si percorre Via Costa fino a svoltare a destra in via Canale; si prosegue fino a un ponticello dove una palina indica i segnavia CAI: si prende a destra il sentiero 212 per il Corno Trentapassi. Il sentiero sale ben segnato verso ovest, prima nel bosco poi su esposte coste rocciose, rientra nel bosco e continua con una lunga e faticosa salita fino a una capanna, da cui si intravede la cresta. A un bivio non segnalato, presso una pietra piatta e un grosso castagno, conviene tenere decisamente la destra salendo sul crinale boscoso (a sinistra si andrebbe per prati molto esposti, su sentiero difficile); risalite alcune roccette si raggiunge l’attacco, con il suo cartello giallo (1h 45′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Poco prima del cartello una catena aiuta a superare una fessura nella roccia; affianco al cartello si risale una scaletta e un breve camino con buoni appigli per mani e piedi. Si sale un breve balzo e una rampa verso sinistra, poi in diagonale con buoni appigli risalendo alcuni spuntoni rocciosi, mentre l’esposizione cresce. Si aggira uno spigolo e un piccolo sentierino erboso, si supera uno speroncino usando il cavo per equilibrio e si percorre un tratto di cresta; aggirato un altro spigolo, attraversata una stretta sella, si prosegue sul versante destro della cresta fino a una parete verticale di una quindicina di metri, arrampicabile con appigli abbondanti. Dopo alcuni metri di comodo sentiero si traversa brevemente a sinistra e si scavalca uno sperone esposto — il tratto più adrenalinico; si aggira un masso in forte esposizione e si percorre una cengia, poi roccette sprotette da risalire fino all’Anticima Nord, raggiunta superando un’esposta cengia obliqua e una placca inclinata e levigata. La parte attrezzata termina qui, alla croce (1h dall’attacco, 2h 45′ totali). Per la cima vera e propria del Corno di Trentapassi si prosegue per segni sul versante destro, si scende a una sella e si risale fino a un bivio: dritto per roccette (I grado) fino alla cresta, oppure a sinistra innestandosi sul più dolce sentiero CAI 205.

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario mai tecnicamente difficile (Moderatamente Difficile) ma impegnativo e con vari tratti verticali da arrampicare e cenge esposte: 100 m di dislivello attrezzato in una giornata da 1020 m complessivi. Più che la tecnica conta l’esposizione e la lunghezza.

    ⚠ Da evitare dopo abbondanti piogge: diversi tratti erbosi sono scivolosi e non protetti. Al bivio del castagno tenere la destra: la variante a sinistra, tra i prati, è esposta e su sentiero difficile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota prealpina (massimo 1248 m): percorribile gran parte dell’anno con fondo asciutto, evitando il caldo estivo. Giornata di circa 4h 45′ complessive per 1020 m di dislivello e 9,8 km.

    ▲Discesa

    Dalla cima si rientra verso Tolino seguendo il più dolce sentiero CAI 205 e le tracce di raccordo che riportano sul percorso di salita e al parcheggio del paese.

    ▲Da abbinare

    Sulla sponda orientale del Lago d’Iseo, sul massiccio del Monte Guglielmo, si trovano la Ferrata Corno del Bene e la Ferrata Corna delle Capre.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bresciane – Lago d'Iseo
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario1020 m
    • Quota max1248 m
    • Lunghezza9,8 Km
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