Caratteristica: Breve

  • Sentiero Attrezzato delle Laste – Cima Capi

    Sentiero Attrezzato delle Laste – Cima Capi

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato delle Laste – Cima Capi

    Il Sentiero Attrezzato delle Laste è la via più diretta per salire da Biacesa al Bivacco Arcioni e alla Chiesa di San Giovanni, sotto Cima Capi e Cima Rocca. Percorso breve, privo di esposizione marcata, adatto a chi muove i primi passi sui sentieri attrezzati in un contesto lacustre di grande fascino.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge Biacesa, 4 Km da Riva del Garda percorrendo le gallerie verso la Val di Ledro (indicazioni Maps). Imboccando via dei Dazi e svoltando a destra si arriva a un parco giochi con ampio parcheggio. Si segue il sentiero CAI 470 (Sentiero dei Bech) verso est in direzione di Cima Capi per circa 15 minuti fino al bivio dove il CAI 471 sale a sinistra: è l'attacco del Sentiero delle Laste.

    ▲Il percorso

    Il primo ostacolo è un diedro di 6 metri con cavo sul lato sinistro e buoni appigli naturali sul destro. Seguono una cengia erbosa nel bosco e una rampa diagonale ben gradinata. Si arriva a una galleria con libro delle firme — ottimo punto di sosta. Ripartendo si sale una paretina con ampie cambre metalliche, poi un secondo tratto simile in diagonale esaurisce le attrezzature. Il sentiero continua su terreno più aperto fino al Bivacco Arcioni (45' dall'attacco), quindi alla Chiesa di San Giovanni.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificato Facile: i tratti attrezzati non superano il secondo grado e non presentano esposizione. Complessità: tecnica 1/5, fisica 2/5, esposizione 1/5, ambiente 2/5. Adatto a bambini già abituati all'uso del casco e dell'imbrago con supervisione adulta.

    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile quasi tutto l'anno grazie alla quota modesta. In caso di pioggia il diedro iniziale può essere scivoloso.

    ▲Discesa

    Dalla Chiesa di San Giovanni si prende il sentiero CAI 460 verso ovest fino all'incrocio col CAI 417, poi a sinistra verso Biacesa (45' — 1h 45' totali compresa la salita).

    ▲Da abbinare

    Nella stessa zona del Garda: il Sentiero Attrezzato Mora Pellegrini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMonte Baldo e Garda
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata231 m
    • Dislivello itinerario440 m
    • Quota max858 m
    • Lunghezza4 Km
  • Sentiero Attrezzato della Vergella al Monte San Martino

    Sentiero Attrezzato della Vergella al Monte San Martino

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Sentiero Attrezzato della Vergella al Monte San Martino

    Il Sentiero Attrezzato della Vergella è una variante di salita rispetto al più battuto sentiero che da Lecco porta alla Cappella della Madonna del Carmine, sotto il Monte San Martino. Non presenta difficoltà sostenute e permette di risalire un paio di risalti rocciosi più impegnativi con l’aiuto di alcune catene. È generalmente percorribile tutto l’anno, prestando attenzione ai mesi più caldi.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall’abitato di Rancio Alto, sopra Lecco. Da Lecco si prende la strada verso Ballabio fino a un evidente doppio tornante in mezzo alle case: in prossimità del secondo tornante, dove a sinistra una strada prosegue dritta, si imbocca via Quarto e si percorrono circa 200 metri fino a notare, nei pressi di uno spiazzo, una stradina asfaltata sulla destra che risale ripida con una sbarra bianca arrugginita aperta. Si sale questa ripida via, si compie un primo tornante a sinistra e, a un bivio, si prosegue a destra in salita per un paio di minuti fino a una sbarra dove si parcheggia (apri su Google Maps). Dal parcheggio si prosegue sulla strada cementata fino a un tornante, dove si continua dritti su una mulattiera (CAI 52); si ignorano alcuni bivi che si staccano a destra (tra cui il CAI 58 per la Ferrata del Medale) e, sotto le pareti del Monte San Martino, si risalgono alcuni tornanti fino a un bivio dove un cartello bianco indica a sinistra il Sentiero Attrezzato della Vergella (20′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dalla deviazione si seguono i segni gialli del percorso; in prossimità della falesia delle Placchette di San Martino si prosegue dritti fino all’attacco. Il sentiero attrezzato risale un canale roccioso in cui la catena si sviluppa subito in verticale su una parete dapprima levigata, poi più appigliata, risalita abbastanza agevolmente; nella parte alta si traversa verso sinistra uscendo su un bel terrazzo panoramico. Si prosegue fino a una seconda parete verticale, dalle sembianze di un diedro non pronunciato, che si attacca seguendo la catena sul lato sinistro; risalita la parete e affrontato un traverso a sinistra, si esce e si risalgono alcuni gradoni rocciosi fino al termine delle attrezzature. Tra balzi rocciosi e roccette non impegnative, e un ultimo ripido tratto di sentiero, si conclude il Sentiero della Vergella (1h dall’attacco, circa 1h30 dal parcheggio), con la Cappella della Madonna del Carmine ormai in vista.

    ▲Carattere e difficoltà

    L’itinerario non presenta difficoltà di rilievo. I due tratti più verticali sono opportunamente attrezzati e danno la sicurezza necessaria agli escursionisti meno esperti, mentre chi è più allenato può provare a risalirli senza utilizzare la catena.

    ⚠ Dopo abbondanti piogge o nei mesi autunnali il fogliame rende scivolosi alcuni tratti, soprattutto se la via viene percorsa in discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 742 m): è un itinerario percorribile quasi tutto l’anno, con attenzione al caldo nei mesi estivi e alla scivolosità del fondo nelle stagioni umide.

    ▲Discesa

    Se l’itinerario si conclude alla cappella, si prende il sentiero alla sua destra, che scende prima nel bosco, poi tra gradoni rocciosi e infine sotto le pareti del Monte San Martino, fino a ricongiungersi con il sentiero dell’andata e quindi al parcheggio (45′ dalla cappella, 2h15 totali). In alternativa si può proseguire lungo altri itinerari: a destra della cappella si imbocca il Sentiero Attrezzato Silvia per la vetta del Monte San Martino (45′), valutando poi se proseguire verso il Corno del Medale e scendere lungo il Sentiero del Medale, oppure verso il Coltiglione lungo il Sentiero del GER; un’altra possibilità è salire in vetta per la via normale e, verso il Rifugio Piazza, scendere lungo il più difficile Sentiero dei Pizzetti.

    ▲Da abbinare

    Per gli escursionisti esperti un’alternativa interessante è salire l’impegnativa Ferrata del Medale e scendere lungo il Sentiero Attrezzato Silvia e poi questo della Vergella. Nei dintorni si trovano anche il Sentiero Attrezzato del GER al Coltiglione e il più difficile Sentiero Attrezzato dei Pizzetti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Lecchesi – Monte San Martino
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario372 m
    • Quota max742 m
    • Lunghezza7 Km
  • Sentiero Attrezzato delle Cascate di Monticelli Brusati

    Sentiero Attrezzato delle Cascate di Monticelli Brusati

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Sentiero Attrezzato delle Cascate di Monticelli Brusati

    Nella gola scavata dal torrente Gaina, in provincia di Brescia, questo sentiero attrezzato regala un itinerario facile e suggestivo, senza difficoltà tecniche e con un paesaggio adatto anche a famiglie e bambini. È il tipo di percorso che si gioca tutto sull’ambiente: acqua, rocce stratificate e cascate, con le attrezzature usate solo per accompagnare la progressione lungo il torrente.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall’abitato di Gaina, frazione di Monticelli Brusati (BS). Superata la stazione degli autobus di Monticelli Brusati, dopo un paio di minuti si nota sulla sinistra un cartello bianco che indica Gaina: si imbocca la strada in salita, che presto si restringe, fino al paese, dove la carreggiata si biforca. Si tiene la destra e si trova subito il parcheggio dove lasciare l’auto (apri su Google Maps). Dal parcheggio, di fronte, un cartello marrone indica “Cascate”: si prosegue sulla strada, inizialmente asfaltata, fino a un bivio (10′ dal parcheggio) dove si sceglie fra il percorso facile e quello per esperti. La soluzione più bella è salire dal percorso per esperti e rientrare da quello facile.

    ▲Il percorso

    Si scende sul letto del torrente, procedendo ora sulla destra ora sulla sinistra orografica a seconda di dove il fondo è asciutto, aiutandosi con i grossi massi per attraversarlo. Si incontra un bivio che riporterebbe al sentiero facile: lo si ignora e si punta verso una cascata, dove inizia il tratto attrezzato. Si attacca risalendo una scala metallica di una decina di metri, poi si cammina a fianco del torrente fra rocce stratificate e bosco. Dopo una prima curva la gola si stringe e comincia finalmente la parte attrezzata: si parte sulla sinistra orografica con alcune catene su rocce inclinate, poi si passa sulla destra orografica con un breve traverso dotato di tre staffe per i piedi, che evita di entrare in acqua. Si prosegue in lieve diagonale e si riattraversa il torrente, quindi si risale una cengia rocciosa in diagonale a fianco dell’acqua (attenzione alla roccia umida). Un nuovo attraversamento bagna i piedi, salvo nei mesi estivi; sull’altra sponda si ritrova la catena presso una cascata, in corrispondenza dell’unico tratto verticale attrezzato, una paretina di 6-8 metri da superare anche con l’aiuto delle staffe. Si riattraversa il torrente e si entra nel tratto finale: in breve, su sentiero, si raggiunge l’ultima bellissima cascata, a fianco della quale una seconda scala chiude l’itinerario (1h15 dall’attacco, 1h30 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Anche nella variante per esperti il percorso non presenta difficoltà tecniche di rilievo: è adatto ai neofiti e mantiene ovunque un’esposizione contenuta. L’unica vera attenzione va all’umidità portata dal torrente, che può rendere più scivolosi alcuni passaggi.

    ⚠ La roccia presso il torrente è spesso umida: piede attento nei traversi e sulle cenge. Diversi attraversamenti bagnano i piedi, salvo in estate quando la portata è bassa o il letto è asciutto.
    ▲Periodo e sicurezza

    La quota è bassa (538 m), quindi l’itinerario è percorribile in gran parte dell’anno; nei mesi caldi il torrente può però presentarsi con poca acqua o asciutto, riducendo la spettacolarità delle cascate.

    ▲Discesa

    Dal termine della scala si risale la traccia fino a un bivio che indica il rientro facile o quello per esperti. Si può quindi tornare a ritroso lungo il sentiero attrezzato oppure, più rapidamente, prendere la variante facile che corre più in alto rispetto al torrente. In entrambi i casi si raggiunge il paese e quindi il parcheggio (30′ dal termine della via, 2h complessive).

    ▲Da abbinare

    Energie permettendo, è un itinerario che si presta a essere abbinato a una via più impegnativa della zona, come la Ferrata Corno del Bene o il Sentiero Attrezzato Trentapassi. Spostandosi in Val Trompia si raggiungono la Ferrata Caspai, la Ferrata Nasego e il Parco delle Fucine di Casto.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bresciane
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata190 m
    • Dislivello itinerario200 m
    • Quota max538 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata della Ruceia a Condove

    Ferrata della Ruceia a Condove

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata della Ruceia a Condove

    La Ferrata della Ruceia è una via recente e facile, ottima per avvicinare i neofiti alle vie attrezzate. Divisa in settori collegati da sentiero, nessuno con difficoltà di rilievo, è piacevole, corta e percorribile praticamente tutto l'anno. È dedicata agli alpinisti Gian Carlo Grassi e Diego Cordola.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il paese di Condove (TO): si attraversa il ponte sul torrente Gravio e si parcheggia subito dopo, presso l'area attrezzata e il parco avventura a bordo torrente. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue la sterrata che costeggia il parco avventura e, nel bosco, porta verso l'attacco (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è fatta di più sezioni collegate da tratti di sentiero. La prima sezione risale una parete verticale su placca, prima dritta poi virando leggermente a sinistra su alcune staffe; senza le staffe servirebbe procedere in aderenza. Si supera un breve tratto in leggero strapiombo (circa 3 metri, agevole con le staffe) e si chiude con una placca prima inclinata poi verticale. Dopo il sentiero di collegamento si risale un tratto verticale di 4 metri con staffe per i piedi fino a un terrazzino; verso sinistra un tratto diagonale con staffe, poi un diedro appoggiato più facile. La terza sezione è un masso da risalire in verticale, comunque aggirabile sulla destra. La quarta e ultima, presso la falesia di Roccabruna, risale sul lato sinistro un diedro verticale ben attrezzato, poi un traverso a sinistra, un secondo diedro simile e una placca verticale che porta in cima (1h dall'attacco / 1h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Adatta ai principianti e anche ai più giovani: abbondantemente attrezzata, senza passaggi difficili; solo il primo tratto è un po' più impegnativo degli altri. Inaugurata nel 2016 e intitolata a Gian Carlo Grassi, grande alpinista piemontese originario di Condove, e a Diego Cordola, autore della guida «Arrampicare a Caprie».

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota: percorribile in gran parte dell'anno con roccia asciutta. Comunque sempre necessari imbrago, casco e kit da ferrata.

    ▲Discesa

    Dalla cima si può scendere sia dal lato sinistro sia dal destro; è preferibile il lato destro, meno accidentato. In entrambi i casi si completa un giro ad anello e si rientra al parcheggio (30' dal termine / 1h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Per la brevità si collega facilmente con altre vie della Val di Susa: la Ferrata Guido Rossa a Caprie e la Ferrata Carlo Giorda (a 10' d'auto), la Ferrata dell'Orrido di Chianocco, la Ferrata dell'Orrido di Foresto e, più in alto, la Ferrata del Rouas a Bardonecchia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal di Susa
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario160 m
    • Quota max541 m
    • Lunghezza1,2 Km
  • Ferrata Poppele Knott a Laces (Val Venosta)

    Ferrata Poppele Knott a Laces (Val Venosta)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Poppele Knott a Laces (Val Venosta)

    La Ferrata Poppele Knott è una breve via attrezzata appena sopra Laces, in Val Venosta: itinerario corto e poco impegnativo, perfetto per una mezza giornata o per chi muove i primi passi sulle ferrate. Il nome viene da un grosso masso erratico, il Poppele Knott, che si incontra proprio nei pressi dell'attacco.

    ▲Avvicinamento

    Si lascia l'auto al piccolo parcheggio della chiesa in località Tiss, vicino a Laces (una quindicina di posti). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si imbocca la stradina che scende verso sinistra fra i meleti; in una decina di minuti si arriva quasi alla statale dello Stelvio. Poco prima di raggiungerla, sulla sinistra, una palina segnala chiaramente la ferrata («Tiss Klettersteig»); un ultimo strappo ripido nel bosco porta all'attacco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è corta: circa 60 m di dislivello attrezzato per 0,6 km di sviluppo, percorribili in una ventina di minuti, con quota massima attorno ai 750 m. Allo stato attuale la fonte non pubblica la descrizione dettagliata, passo per passo, del tratto attrezzato: per correttezza non la riportiamo e ci atteniamo ai soli dati certi (sviluppo, dislivello, tempi e grado). Il carattere complessivo è facile, in ambiente soleggiato fra i meleti della Val Venosta.

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà facile, adatta anche a chi è alle prime esperienze su via attrezzata. La brevità la rende ideale come uscita introduttiva o come complemento di un'altra ferrata della zona.

    ⚠ Pur essendo facile resta una via attrezzata su roccia: imbrago, casco e kit da ferrata omologato sono obbligatori. Conviene percorrerla con roccia asciutta.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota: percorribile in gran parte della stagione con roccia asciutta. In estate la parete resta esposta al sole.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si segue il sentiero 5A verso sinistra, che in una quindicina di minuti riporta all'attacco; da qui si rientra al parcheggio (circa 50' in totale).

    ▲Da abbinare

    Nei dintorni, a Naturno, la difficile Ferrata Hoachwool e la varia Ferrata Knott; a Merano la Ferrata Heini Holzer (moderatamente difficile), buon passo successivo per alzare il grado. Inaugurate di recente: la Ferrata Olberg presso Vipiteno (2022) e la Ferrata Larix in Val Senales (2022). Lungo la statale dello Stelvio si raggiunge la Ferrata di Trafoi; verso Trento, di media difficoltà, la Ferrata Mendola al Roen e la Ferrata di Favogna.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal Venosta
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)0:20 h
    • Dislivello ferrata60 m
    • Dislivello itinerario90 m
    • Quota max750 m
    • Lunghezza0,6 Km
  • Ferrata di Cima Rocca

    Ferrata di Cima Rocca

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata di Cima Rocca

    La Ferrata di Cima Rocca è una breve via che ricalca un sentiero di guerra fino alla cima dell’omonimo monte, sopra l’Alto Garda. Si percorrono gallerie risalenti alla Prima Guerra Mondiale, ben segnalate al loro interno, per guadagnare quota e affacciarsi su un panorama splendido verso il Lago di Garda, il Monte Baldo e le Valli Giudicarie. Più che dalle difficoltà tecniche, la via è caratterizzata dal forte interesse storico.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il paese di Biacesa, a 4 km da Riva del Garda: da Riva si seguono le gallerie verso la Val di Ledro e, usciti dalla seconda, si raggiunge Biacesa; si imbocca via dei Dazi a destra e, a fine strada, si gira di nuovo a destra fino a un parco giochi con ampio parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Ci sono due avvicinamenti. Il più facile segue il CAI 417 verso nord e, dopo una decina di minuti, tiene la destra (CAI 460) verso la Chiesa di San Giovanni, sotto l’imponente parete di Cima Rocca (1h dal parcheggio); oltre la chiesa i segni bianco-rossi salgono a nord verso l’attacco (CAI 471). In alternativa si può salire per il CAI 470 (Sentiero dei Bech) fino al bivio col 417, poi a sinistra sul 471 — ben attrezzato nei tratti difficili — passando presso il Bivacco Accioni fino alla Chiesa di San Giovanni (1h 15′).

    ▲Il percorso

    Dalla chiesa si salgono alcuni ripidi tornanti sul CAI 471 fino alla prima galleria, dove un cartello segna l’inizio del tratto attrezzato (10′ dalla chiesa). Si entra nella galleria, seguendo le indicazioni interne, e si esce sopra una scala metallica di 13 metri, nel bosco; si procede lungo ripidi canali terrosi e alcuni balzi rocciosi attrezzati fino alla seconda galleria, anch’essa ben segnalata all’interno. Usciti, si segue un sentiero a tratti attrezzato fino alla terza galleria, che per ora si ignora seguendo il CAI 471A che, lungo una trincea di guerra, conduce alla cima di Cima Rocca (1090 m, 45′ dalla Chiesa di San Giovanni, 2h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via non difficile (Difficile come grado complessivo per via di alcuni tratti esposti), breve, con solo 70 m di dislivello attrezzato: il suo valore sta nelle gallerie e nelle trincee della Grande Guerra e nel panorama, più che nell’impegno tecnico.

    ⚠ È assolutamente necessario portare una torcia, idealmente frontale per avere le mani libere: si attraversano gallerie di guerra prive di illuminazione. Attenzione inoltre al caldo nei mesi estivi, vista la bassa quota e l’esposizione verso il Garda.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota dell’Alto Garda (massimo 1090 m): percorribile gran parte dell’anno, meglio nelle stagioni intermedie evitando il caldo estivo. Itinerario breve, 5,8 km e 672 m di dislivello, circa 3 ore complessive.

    ▲Discesa

    Da Cima Rocca si può scendere lungo l’itinerario di salita fino alla Chiesa di San Giovanni, oppure per il sentiero attrezzato che cala sulla parete nord verso Bocca Pasumer (attrezzato nei punti più esposti, non difficile); a un bivio, a sinistra, una lunga galleria di guerra di 300 m (torcia necessaria) porta all’imbocco della terza galleria non percorsa all’andata, mentre proseguendo dritti il CAI 460B riporta alla chiesa. Da qui si rientra in paese per uno dei due itinerari di avvicinamento (circa 1h 30′ dalla vetta, 3h totali).

    ▲Da abbinare

    Nell’Alto Garda, poco distante, si trovano la Ferrata di Cima Capi e la Ferrata di Colodri ad Arco.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoAlto Garda – Val di Ledro
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario672 m
    • Quota max1090 m
    • Lunghezza5,8 Km
  • Ferrata alla Crepa Neigra

    Ferrata alla Crepa Neigra

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata alla Crepa Neigra
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata alla Crepa Neigra è un itinerario di media difficoltà nella conca del Ciampac, in Val di Fassa. È breve (circa un’ora) e particolare: lo sviluppo verticale è di soli 80 metri, mentre il percorso è in prevalenza orizzontale, con tratti in forte esposizione. La via compie un anello passando dal versante sud a quello nord, restando sempre pochi metri sotto la sommità, su una roccia insolita di origine vulcanica, scura (da cui il nome «Neigra») e fittamente impastata di sassi incastonati.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la stazione a monte della cabinovia Ciampac, che sale da Alba di Canazei in Val di Fassa (lo stesso della vicina Ferrata dei Finanzieri al Colac): raggiunto Canazei si segue per il Passo Fedaia e si parcheggia presso gli impianti sotto il massiccio del Colac (punto di partenza su Google Maps). In alternativa si può salire al Rifugio Ciampac da Alba per il CAI 644 o la forestale 602 (circa 600 m di dislivello in 1h 30′). Uscendo dalla stazione a monte si vede a destra la cima; seguendo in piano i cartelli «Crepa Neigra» e poi il sentiero che sale in diagonale a mezzacosta verso destra si raggiunge in circa 30 minuti la selletta di Pian de Sele (2346 m), dove si tornerà a fine anello. Un breve sentiero a zigzag sul pendio erboso porta poi all’attacco in 10 minuti (40′ dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Presso l’attacco una panchina di legno permette di indossare comodamente imbrago e casco. Si inizia senza difficoltà con un breve tratto verticale di una decina di metri, poi un breve sentiero e un tratto in diagonale conducono alla prima e unica scala sospesa, lunga una decina di metri e comoda grazie alla giusta inclinazione. Si aggira il massiccio verso destra, imboccando il senso antiorario dell’anello: l’uso delle staffe è limitato ai punti necessari, mentre la roccia irregolare offre molti appoggi naturali per i piedi. Si guadagnano alcuni metri su roccette verticali con l’aiuto delle cambre e inizia il lungo traverso verso est, con la vista che si apre sul Gran Vernel e sulla Marmolada; l’esposizione è elevata, ma in assenza di difficoltà tecniche il cordino, sempre ben tensionato, funge da passamano per quasi tutto il percorso. Si prosegue in traverso con qualche saliscendi, si supera un piccolo canalino (assicurandosi con le due longe) e si percorre una strettissima cengia molto esposta, con la parete verticale sotto i piedi, aggirando un caratteristico torrione tondeggiante «a birillo». Risaliti alcuni metri, con vista su Canazei, il Sella e il Pordoi, una cengia in leggera salita porta sul versante nord-est, fino a un piccolo camino dove si può proseguire in traverso oppure salire la breve variante della prima cima. Continuando l’anello si rientra restando pochi metri sotto la sommità (2534 m) fino a chiudere il giro.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà (Moderatamente Difficile) ma con esposizione decisamente elevata, nonostante l’assenza di passaggi tecnici impegnativi: 80 m di dislivello attrezzato su un percorso quasi tutto orizzontale. La roccia vulcanica, ricca di sassi incastonati, offre buoni appoggi ai piedi ma appigli meno affidabili per le mani, dove subentra il cordino-passamano.

    ⚠ Il percorso è in gran parte un traverso su cenge strette e molto esposte, con la parete verticale sotto i piedi: pur senza difficoltà tecniche, richiede piede fermo e abitudine all’esposizione. Comodo avvicinamento con gli impianti: buona opzione di ripiego anche con meteo incerto, vista la brevità.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente dolomitico d’alta quota (massimo 2510 m circa, sommità 2534 m): stagione estiva, con apertura degli impianti del Ciampac. Itinerario breve, 5,5 km e 420 m di dislivello, circa 2h 45′ complessive.

    ▲Discesa

    Completato l’anello si rientra alla selletta di Pian de Sele incontrata all’andata e, per lo stesso sentiero, alla stazione a monte della cabinovia Ciampac.

    ▲Da abbinare

    Dalla stessa stazione a monte, sul versante opposto della conca del Ciampac, si raggiunge in breve la Ferrata dei Finanzieri al Colac, facilmente abbinabile in giornata.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoVal di Fassa – Ciampac
    • Avvicinamento0:40 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:45 h
    • Dislivello ferrata80 m
    • Dislivello itinerario420 m
    • Quota max2.510 m
    • Lunghezza5,5 Km
  • Ferrata del Cinzanino

    Ferrata del Cinzanino

    Vie Ferrate › Lombardia › Varese
    Ferrata del Cinzanino

    ⚠ Via di recentissima costruzione: i lavori si sono conclusi nel novembre 2025 e l’itinerario è in attesa di inaugurazione ufficiale. Verificare lo stato di apertura e l’agibilità delle attrezzature prima di percorrerla.

    La Ferrata del Cinzanino è una via breve e panoramica affacciata sul versante lombardo del Lago Maggiore, sopra Maccagno. Di livello facile, si sviluppa praticamente a filo d’acqua tra traversi e placchette, e si percorre in poco più di mezz’ora: ideale come prima esperienza o come gita rapida con vista sul lago.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è lungo la SS394 del Verbano Orientale, poco dopo Maccagno con Pino e Veddasca: uscendo dal paese verso nord si supera una galleria e subito dopo si svolta a sinistra in direzione del lago, parcheggiando in uno dei pochi posti disponibili (punto di partenza su Google Maps). Si seguono le indicazioni per la falesia del Cinzanino, sulle pareti grigiastre; da lì una scalinata scende a una piccola cappella, da cui parte la ferrata (3′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dall’attacco, dietro la cappelletta, si risale un breve traverso in diagonale aiutati da piccole cambre, per poi scendere quasi al livello del lago restando sempre in traverso. Terminato il traverso si sale una placchetta priva di cambre, sfruttando l’aderenza della roccia, e si prosegue con qualche saliscendi senza particolari difficoltà. L’ultimo tratto si percorre in discesa su una placca appoggiata, alla cui destra corrono alcune facili vie di arrampicata. In tutto circa mezz’ora di attrezzature.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via facile e divertente (20 m di dislivello attrezzato), giocata su traversi e placche a pochi metri dal lago. Difficoltà complessiva Facile: adatta anche a chi è alle prime armi, fermo restando l’uso di casco, imbrago e kit da ferrata.

    ▲Periodo e sicurezza

    Quota molto bassa (massimo 180 m): percorribile tutto l’anno, scegliendo il momento della giornata più adatto alla stagione per via dell’esposizione sul lago. Itinerario brevissimo, 0,4 km e 30 m di dislivello, circa 35′ complessivi.

    ▲Discesa

    Terminate le attrezzature si è su uno slargo della passerella che contorna la roccia; da qui una normale scala metallica riporta in breve sulla strada dell’avvicinamento, dove si trova anche un bar (5′, 35′ totali).

    ▲Da abbinare

    Sempre in provincia di Varese si può percorrere la Ferrata Bellotti a Mesenzana. Spostandosi, le opzioni vanno verso il Lago di Como (Monte Grona, Venticinquennale, Sass Tavaràc sul ramo lariano) o verso la Val d’Ossola (Picasass, Montorfano, Walserfall).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoLago Maggiore – Verbano
    • Avvicinamento0:03 h
    • Ferrata0:25 h
    • Itinerario (a/r)0:35 h
    • Dislivello ferrata20 m
    • Dislivello itinerario30 m
    • Quota max180 m
    • Lunghezza0,4 Km
  • Ferrata di Chiaronto

    Ferrata di Chiaronto

    Vie Ferrate › Piemonte › Cuneo
    Ferrata di Chiaronto

    La Ferrata di Chiaronto, sopra Frassino in Val Varaita, è un itinerario particolare, più vicino a un percorso avventura che a una ferrata classica: non raggiunge una vetta e si gioca tutto su quattro ponti sospesi (il più lungo di 70 metri) e su una parete strapiombante che è il vero passaggio chiave, breve ma molto fisica. Non ci sono tratti tecnici, ma serve buona forza di braccia.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la Borgata di Chiaronto, sopra Frassino (Cuneo): da Frassino, superato il bar La Spada Reale, si svolta a destra e subito a sinistra seguendo il cartello per Borgata Chiaronto, che si raggiunge in 3 km di asfalto; si parcheggia nei pressi della chiesa (punto di partenza su Google Maps). Dal centro del paese si intravedono i risalti rocciosi della via; seguendo i segni bianco-rossi e i cartelli «Percorso Avventura di Chiaronto», ben segnato, si raggiunge il primo tratto in 15′.

    ▲Il percorso

    Si risale un primo tratto verticale con abbondanti staffe fino a un terrazzino da cui parte il primo ponte, singolare perché contornato da una rete metallica: di fatto non si cammina su corde ma su un intreccio di cavi. Segue un tratto di sentiero e una breve discesa attrezzata con staffe, poi una rete di cavi intrecciati che questa volta va arrampicata al suo interno; se ne esce con l’aiuto di alcune staffe e si completa la parete. Si affronta quindi il secondo ponte, a tre corde e piuttosto ballerino, dopodiché si attacca il passaggio chiave: una parete strapiombante di una ventina di metri, impegnativa dal punto di vista fisico, con un paio di tratti che spanciano nettamente e richiedono di spingere bene con le gambe per non ritrovarsi a penzolare nel vuoto, nonostante le staffe. Superate le due pance la difficoltà cala e la parete termina; una lunga serie di staffe aiuta a salire un tratto verticale. Si arriva al terzo ponte, diverso dagli altri: ha pioli per i piedi, è più stabile ma più esposto e lungo (circa 60 metri). Si risale una rampa inclinata e si raggiunge il quarto ponte, simile al primo, con rete metallica, oltre il quale un terrazzino segna la fine di questa particolare via.

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario adrenalinico più che tecnico: 240 m di dislivello attrezzato, quattro ponti sospesi e una parete strapiombante che ne determina il grado. Difficoltà complessiva Difficile, ma il solo passaggio chiave, affrontato senza moschettone per riposare, sale al livello Estremamente Difficile.

    ⚠ La parete strapiombante è molto provante per le braccia: conviene avere con sé un rinvio corto per potersi riposare. Pur senza tratti tecnici, è una via che richiede buona forma fisica.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 1277 m): percorribile gran parte dell’anno con roccia asciutta. Itinerario breve, 4 km e 458 m di dislivello complessivo, tempo totale circa 2h 30′. Cartografia consigliata: carta della Val Varaita.

    ▲Discesa

    Al termine della via si segue il sentiero di ritorno, ben segnato: inizialmente molto ripido e scosceso, diventa via via più facile e riporta al parcheggio nella borgata (30′ dal termine della ferrata, 2h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Se ben allenati, si può combinare con la vicina e altrettanto atletica Ferrata di Camoglieres in Val Maira (circa 1h di auto). Tra le altre vie del Cuneese: la Ferrata del Bec Valletta a Limone Piemonte e, più a sud, la Ferrata degli Artisti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal Varaita
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata240 m
    • Dislivello itinerario458 m
    • Quota max1277 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata Bergkristall

    Ferrata Bergkristall

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Bergkristall
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Bergkristall e un itinerario breve e moderno (inaugurato nel 2024) che sale una parete vicino all’omonimo campeggio in alta Val Passiria, presso Plan. E composta da due brevi varianti che si riuniscono circa a meta parete, entrambe di difficolta contenuta.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza e nei pressi del campeggio Bergkristall, in alta Val Passiria: da Vipiteno si risale la valle verso Moso e si seguono le indicazioni per Plan, raggiungendo il campeggio in circa 15 minuti. La ferrata attacca sul versante opposto del torrente. L’avvicinamento e brevissimo: un sentierino porta alla parete gia visibile e, attraversato il ponte, si incontra il primo itinerario a destra e, pochi metri piu in alto a sinistra, il secondo (circa 5 minuti dall’auto). Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    Si puo scegliere tra due varianti. L’itinerario Moderatamente Difficile (il primo che si incontra) presenta un tratto verticale, un traverso a destra e una seconda parete a destra; si risalgono un paio di balzi rocciosi e si sale verso sinistra, incontrando in pochi minuti il secondo itinerario che arriva, in leggera discesa, da sinistra. L’itinerario Facile (il secondo) ha solo un paio di passi moderatamente difficili: inizia con una rampa a destra, seguita da una parete verticale e da un traverso a destra, poi una sezione in discesa dove si intercetta il primo itinerario in arrivo da destra. Da qui il percorso comune: si sale una placca verticale di una ventina di metri, segue un lungo traverso a sinistra sotto le incombenti pareti nero-giallastre e infine un tratto attrezzato in discesa che chiude la ferrata.

    ▲Carattere e difficolta

    Via breve con attrezzature in ottimo stato, ideale per chi vuole iniziare o per una mezza giornata leggera, con la possibilita di scegliere il grado in base alla variante.

    ▲Discesa

    Dall’uscita si segue il sentiero 14B e poi la sterrata verso destra che riporta al parcheggio (circa 40 minuti).

    ▲Da abbinare

    Nella parte settentrionale dell’Alto Adige si trovano la Ferrata delle Cascate di Stuller, la Ferrata Ibex, la Ferrata Lampskorf e la Ferrata Olberg; spostandosi a sud, le varie vie ferrate della Val Venosta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoAlpi Breonie
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)0:45 h
    • Dislivello ferrata60 m
    • Dislivello itinerario70 m
    • Quota max1.600 m
    • Lunghezza0,8 Km
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