Caratteristica: Funivia al ritorno

  • Ferrata al Sentiero dei Fiori

    Ferrata al Sentiero dei Fiori

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata al Sentiero dei Fiori

    La Ferrata al Sentiero dei Fiori e’ uno splendido itinerario di cresta d’alta quota, attorno ai 3000 metri, sul gruppo dell’Adamello: un percorso attrezzato dove necessario, preparato dai militari italiani che qui avevano il fronte durante la Prima guerra mondiale, con panorami magnifici sui ghiacciai del Presena e del Pisgana. La difficolta’ tecnica e’ nel complesso modesta, con poche eccezioni nei tratti finali, ma l’ambiente d’alta montagna e l’innevamento possono alzare molto l’impegno reale; la classifichiamo Difficile.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo del Tonale, al confine tra le province di Trento e Brescia, raggiungibile da Bolzano (2h) o Brescia (2h30′) sulla SS42 oppure dalla Valtellina con la SS39 (1h45′ da Sondrio); si parcheggia presso la Funivia al Passo Paradiso, sul versante lombardo del passo (punto di partenza su Google Maps). Si sale con la funivia al Passo Paradiso (2585 m); scesi, si aggira il piccolo lago seguendo il CAI 44 in salita verso il Passo del Castellaccio. A un bivio non segnalato, dove alcuni segni CAI si staccano a sinistra, si tira dritto verso il passo lungo un sentiero ben segnato, su terreno d’alta montagna con alcuni balzi rocciosi non difficili, fino al Passo del Castellaccio (2963 m, 1h15′ dalla stazione a monte della funivia). Qui si indossa l’imbrago, si lascia il CAI 44 che scende nel versante opposto (valle di Narcanello) e si inizia la ferrata.

    ▲Il percorso

    Dal passo si procede verso sud seguendo segni e tracce abbondanti. Il primo tratto attrezzato e’ una lunga cengia con una serie di saliscendi, senza particolari difficolta’, che porta a una serie di passerelle in legno. Su una di queste, a sinistra, una fila di staffe sale a una punta panoramica: e’ una deviazione consigliata (circa 10 minuti) che porta al cosiddetto nido dell’aquila, costruito a scopo militare nella Grande Guerra; si rientra poi a ritroso sulla via. Si raggiunge cosi’ il punto piu’ iconico del percorso, il Gendarme di Casamadre, avvicinato e superato da due lunghi ponti sospesi, stabili e ben costruiti, con un tratto di collegamento tra l’uno e l’altro; chi non volesse percorrere i ponti puo’ utilizzare una galleria scavata durante la guerra che li evita. Oltre il gendarme una cengia aggira uno spigolo e scende di alcuni metri, senza difficolta’ di rilievo per l’escursionista esperto. Si incontra poi un tratto dove puo’ esserci neve anche in stagione inoltrata: se il cavo e’ nascosto dalla neve diventa necessaria l’attrezzatura da ghiaccio (ramponi, piccozza, corda per conserva). Si prosegue su sentiero relativamente facile, segnato dagli interventi bellici che ne hanno moderato le difficolta’, fino a ritrovare le attrezzature presso una paretina e alcune roccette; poi, superati alcuni massi talvolta instabili, si raggiunge il Bivacco Amici della Montagna, in genere aperto e gestito d’estate (3160 m, 1h15′ dall’attacco, 2h30′ totali). Proseguendo si perde quota fino a una prima via di fuga: a sinistra si scende a Capanna Presena (1h, con tratti attrezzati) per prendere il secondo troncone della funivia. Continuando sul sentiero si affronta un tratto a mezzacosta tra massi e si scende lungo una trincea di guerra fino al Passo di Lagoscuro (2970 m, 30′ dal bivacco, 3h totali), dove sorge una cappella di legno. Da qui chi vuole prosegue verso sud in direzione di Cima Payer, su cenge e balzi rocciosi sul versante occidentale del filo di cresta, senza grandi difficolta’, fino alla croce di Cima Payer (3056 m). Oltre, verso Passo Payer (2978 m), la difficolta’ aumenta davvero (e’ il tratto che merita la classifica Difficile): si scendono balzi e placche a ritroso, il filo si assottiglia e si percorrono esposti traversi in discesa. L’ultima parte del Sentiero dei Fiori, da Passo Payer verso il Passo del Lago di Pisgana (2933 m), sale su roccette attrezzate alternate a placche granitiche appoggiate, difficili da arrampicare ma sostenute dalla catena, e percorre un’aerea cresta attrezzata da non sottovalutare fino a Punta Pisgana (3088 m), prima di scendere al Passo del Lago di Pisgana.

    ▲Carattere e difficolta’

    Per gran parte dello sviluppo le difficolta’ tecniche sono modeste: a fare la differenza sono la quota, l’esposizione di alcuni tratti finali e soprattutto l’innevamento. Il tratto tra Cima Payer e la zona di Cima Lago Ghiacciato e’ il piu’ esposto e impegnativo e alza di un grado l’impegno complessivo dell’intero giro. Nel 2022 il sentiero e’ stato riammodernato dopo un periodo di manutenzione; sono stati installati cartelli che suggeriscono di percorrerlo dalla seconda stazione dell’ovovia al Passo Presena verso il Passo del Castellaccio, cioe’ nel senso opposto a questa relazione: di conseguenza si incontrano spesso escursionisti che procedono in direzione contraria e occorre attenzione agli incroci.

    ⚠ Itinerario attorno ai 3000 m: l’innevamento puo’ coprire i cavi anche in stagione inoltrata e in quel caso servono ramponi, piccozza e corda per procedere in conserva. Tempo e quota possono cambiare rapidamente: portare attrezzatura adeguata all’alta montagna. Attenzione agli incroci dovuti al senso di percorrenza consigliato dai cartelli e all’aerea cresta attrezzata verso Punta Pisgana, da non sottovalutare.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione utile dall’estate inoltrata all’inizio autunno, in funzione dell’innevamento. Set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco) e, quando la neve e’ presente, attrezzatura da ghiaccio; abbigliamento da alta quota e scorta d’acqua e cibo per una giornata lunga. Organizzare l’uscita in base agli orari della funivia/ovovia del Passo Paradiso e del Passo Presena.

    ▲Discesa

    Il Sentiero dei Fiori puo’ essere interrotto in piu’ punti, tutti che riportano verso la Capanna Presena passando dal Passo di Maroccaro. Dal Passo di Lagoscuro (circa 2h dall’inizio del tratto attrezzato) si scende a sinistra verso il Lago Scuro, si risale al Passo di Maroccaro e si scende per nevaio del ghiacciaio Presena alla Capanna Presena (circa 2h dal passo). Dal Passo Payer (1h dal Passo di Lagoscuro) si scende verso il Rifugio Citta’ di Trento al Mandrone e, poco prima del rifugio, si prende a sinistra il CAI 209 fino al Passo di Maroccaro e quindi alla Capanna Presena (circa 2h30′ dal Passo Payer). Dal Passo del Lago di Pisgana si scende a sinistra al Rifugio Citta’ di Trento al Mandrone e si risale poi al Passo di Maroccaro per scendere alla Capanna Presena (circa 3h15′ dal passo). Dalla Capanna Presena si rientra a valle con la funivia. L’intero giro completo richiede circa 9h30′.

    ▲Da abbinare

    Sul versante nord del Passo del Tonale si trova il Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta d’Albiolo. Il gruppo dell’Adamello offre molte vie attrezzate, tra cui la Ferrata Terzulli all’Adamello, la molto difficile Ferrata al Corno del Grevo, la Ferrata al Pizzo Badile Camuno e, sul versante trentino, la Ferrata Monte Nero alla Presanella.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:15 h
    • Durata ferrata5:00 h
    • Itinerario totale9:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario490 m
    • Altitudine massima3088 m
    • Lunghezza15 Km
  • Ferrata Bolver Lugli

    Ferrata Bolver Lugli

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Bolver Lugli

    La Ferrata Bolver Lugli sale lo Spallone del Cimon della Pala, nelle Pale di San Martino: una via di media difficolta’ con alcuni passaggi impegnativi, ma soprattutto una grande escursione di alta montagna, con avvicinamento lungo e rientro altrettanto impegnativo verso la funivia. La ferrata e’ solo una parte della giornata: a fare la differenza sono il dislivello, l’ambiente alpino e i nevai. Va pianificata con attenzione al meteo e agli orari degli impianti.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza e’ la stazione della funivia Col Verde a San Martino di Castrozza (TN), raggiungibile dalla Val di Fiemme via Passo Rolle o dalla SS50 Bassano del Grappa-Passo Rolle; gli impianti si trovano poco prima di uscire dal paese verso il Passo Rolle, presso un tornante con ampio piazzale (punto di partenza su Google Maps). Se gli impianti sono chiusi si puo’ parcheggiare a un tornante successivo, da cui un sentiero sale a Malga Pala e poi alla stazione a monte. Vista la lunghezza dell’itinerario conviene salire con la funivia, risparmiando circa 500 m di dislivello. Dalla stazione a monte di Col Verde si prosegue in salita pochi minuti fino a una palina con la prima indicazione per la ferrata; si tiene la sinistra in salita seguendo il segnavia 706. La salita inizia gradevole nel bosco, dove si incontra un singolare cartello, poi attraversa pietraie esposte a sud che si scaldano in fretta. Si sale costantemente fino a incrociare il sentiero 712: ignorato il bivio, si prosegue verso nord verso le alte pareti sud-est del Cimon della Pala, raggiungendo la targhetta metallica della Bolver Lugli (circa 2300 m, 1h dalla stazione a monte), che pero’ e’ solo il preludio: l’attacco vero e’ 300 metri di dislivello piu’ in alto. Da qui, seguendo i segni rossi, si sale su roccette (massimo II-), tracce su sassi e tratti attrezzati, in ripida progressione su fondo detritico talvolta infido, fino all’attacco appoggiato della ferrata (1h dalla targa, 2h dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Si parte spostandosi in diagonale verso sinistra su roccette dentro un canalino, fino a uno spigolo che si aggira, poi altre roccette e facili balzi. Si raggiunge un camino non troppo impegnativo, risalito con la fune sul lato destro e buoni appigli al centro; usciti dal camino, dopo un breve tratto verticale attrezzato, si percorre un tratto di collegamento (segnato con bolli rossi) da cui, a sinistra, si scorge in lontananza la meta finale dell’escursione, la stazione a monte della funivia del Col Rosetta. Ripreso il cavo, si sale in diagonale aggirando un paio di sassi prima a destra poi a sinistra, fino a una bella parete verticale ben appigliata che si arrampica sfruttando le naturali debolezze della roccia; segue un traverso orizzontale esposto ma ricco di appoggi e poi una seconda parete verticale, piu’ impegnativa. Si affronta quindi un tratto vario: a destra su gradoni, poi un tratto verticale fino a un pulpito panoramico; si sale una placchetta sul lato sinistro di uno speroncino e ci si porta sotto una parete dove si incontra la prima staffa della via, prima di una salita a zigzag. La parte alta porta a sinistra su un traverso orizzontale, da cui si riparte verticali in forte esposizione verso sinistra. Si sale in diagonale e poi su brevi tratti verticali fino a una parete che parte sul lato destro di una fessura, attrezzata con solide staffe metalliche, seguita da un tratto verticale su roccia piu’ povera di appigli. La sezione resta impegnativa: un diedro con la fune a destra, poi uno stretto canalino (fune a destra, buoni appigli) da cui si esce senza eccessive difficolta’; si aggira un aereo spigolo e si supera un passaggio piuttosto impegnativo e leggermente strapiombante, poi un diedro appoggiato dove conviene cercare appoggi anche sul lato opposto alla fune, e infine una placca appoggiata. Nell’ultima sezione, intorno ai 3000 m, la fatica e l’altitudine si fanno sentire, ma il panorama sulle slanciate Beppine accompagna gli ultimi metri. Si prosegue su un tratto gradonato verso un’evidente forcellina che si oltrepassa: sul versante opposto appaiono il Bivacco Fiamme Gialle e un panorama del tutto nuovo. Un breve tratto di cresta attrezzata verso sinistra, poi a destra, e una traccia evidente conduce al Bivacco Fiamme Gialle (3005 m, 2h dall’attacco, 4h totali).

    ▲Carattere e difficolta’

    La via fu costruita dalle Aquile di San Martino e inaugurata nel 1970, lungo la storica Via Higusi del 1921 (aperta dagli alpinisti Hilde, Sigur e Langes); e’ intitolata a Bolver Lugli, notaio di Mestre, e l’ultima ristrutturazione risale al 2016. Tecnicamente e’ Difficile, con passaggi verticali ed esposti e una sezione centrale sostenuta, ma l’impegno maggiore e’ dato dall’insieme: lungo avvicinamento, alta quota e un rientro articolato tra nevai. E’ un itinerario per chi ha gia’ buona esperienza di vie ferrate e di ambiente alpino.

    ⚠ A inizio stagione si attraversano molti nevai: uno ripido sotto l’attacco, uno prima del bivacco e uno decisamente ripido tra il bivacco e il Passo del Travignolo, oltre ad altri verso il Passo Bettega. Portare sempre ramponi e bastoncini, valutandone l’uso in loco. Attenzione a non perdere i bolli rossi, soprattutto tra la targhetta e l’attacco e nella salita a Cima Vezzana. Partire presto per fare l’avvicinamento all’ombra e rientrare prima della chiusura degli impianti.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota oltre i 3000 m: la stagione utile va dall’estate inoltrata, quando i nevai si riducono, all’inizio autunno. Oltre al set da ferrata (imbracatura, kit, casco) sono necessari ramponi e bastoncini, abbigliamento da alta montagna e scorta d’acqua e cibo per una giornata che puo’ arrivare a 9 ore. Verificare meteo e condizioni dei nevai, e organizzare l’uscita in base agli orari della funivia.

    ▲Discesa

    Dal Bivacco Fiamme Gialle inizia il lungo rientro. Si raggiunge prima il Passo del Travignolo (2985 m), che divide il Cimon della Pala a sud e la Cima Vezzana a nord, tagliando a mezzacosta in discesa dal bivacco (15′, attenzione a tratti innevati). Al passo si sceglie se salire a Cima Vezzana o scendere subito per la Val dei Cantoni. Per la vetta si segue il sentiero 716 verso nord fino alla forcella tra Cima Vezzana e Cima Nuvolo, poi un tratto di cresta e una conca spesso innevata anche in stagione inoltrata, fino all’anticima e alla cima di Cima Vezzana (3192 m, 1h dal bivacco). Da qui si puo’ tornare al Passo del Travignolo (40′) e scendere la Val dei Cantoni, oppure percorrere in discesa la Ferrata Gabitta Ignoti e scendere la Val Strutt; entrambe sono impegnative e attraversano nevai (la seconda e’ piu’ lunga, con il Sentiero delle Farangole e il solo Bivacco Brunner come appoggio). Seguendo la prima opzione, dal Passo del Travignolo si scende ripidi nel vallone generalmente innevato (i crepacci sono di solito nella parte inferiore): dopo circa 20 minuti, presso un grosso sasso al centro della valle, una freccia indica di spostarsi sul lato destro verso la roccia per evitare un tratto molto ripido, con alcuni passaggi attrezzati. Si prosegue nel vallone, affrontando con attenzione un paio di attraversamenti su neve esposti; terminato il vallone (circa 1h dal bivacco) si segue a destra il sentiero 716 che taglia a mezzacosta in salita verso il Passo Bettega (2658 m). Al passo si ignora la traccia a sinistra e si scende fino a un bivio: a destra si scende ripidi su roccette verso Col Verde, a sinistra si va senza difficolta’ verso il Rifugio Pedrotti-Rosetta (2581 m) e si risale alla stazione a monte presso il Rifugio Rosetta (2678 m; 2h dal termine del vallone, 3h dal bivacco, circa 7h totali senza la salita a Cima Vezzana, 9h con la vetta). La discesa a destra verso Col Verde lungo il 716 presenta tratti esposti con attrezzature non in buone condizioni: meglio salire al rifugio e usare la cabinovia.

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico e’ Bolver Lugli in salita, vetta di Cima Vezzana e discesa con la Ferrata Gabitta Ignoti. Facendo tappa al Rifugio Pedrotti si possono concatenare il Sentiero Attrezzato Gusella, la Ferrata del Porton e la Ferrata Velo, oltre alla Ferrata della Vecia in discesa; verso est si raggiungono il Sentiero Attrezzato del Cacciatore e la difficile Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo. Sul versante orientale delle Pale ci sono la Ferrata del Canalone e la Ferrata Fiamme Gialle (versante trentino), la Ferrata Stella Alpina e la Ferrata dell’Orsa (versante veneto). Abbinando la Gabitta Ignoti si puo’ infine proseguire verso il Passo delle Farangole e il Rifugio Mulaz, da cui scendere la Ferrata del Mulaz.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento2:00 h
    • Durata ferrata2:00 h
    • Itinerario totale9:00 h
    • Dislivello ferrata455 m
    • Dislivello itinerario1222 m
    • Altitudine massima3192 m
    • Lunghezza8,4 Km
    • Anno apertura1970
  • Ferrata Castiglioni

    Ferrata Castiglioni

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Castiglioni

    La Ferrata Castiglioni e’ un’esposta via d’alta quota che collega i Rifugi XII Apostoli e Agostini, nelle Dolomiti di Brenta meridionali. Risale una imponente bastionata con un uso abbondante di scale, per cui le difficolta’ tecniche restano contenute (Moderatamente Difficile); a rendere serio l’itinerario sono l’esposizione, la lunghezza e i nevai che si possono incontrare anche in stagione inoltrata. Per dislivello e durata si presta bene a un’escursione di piu’ giorni, con sosta in rifugio.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia che da Pinzolo sale al Doss del Sabion: arrivando a Pinzolo dalla SS239 da Trento, gli impianti sono sulla destra e un ampio parcheggio sulla sinistra (punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione a monte si segue lo stesso avvicinamento del Sentiero Attrezzato della Scala Santa, che conduce al Rifugio XII Apostoli (2489 m, 3h dalla stazione a monte della funivia). Dal XII Apostoli ci sono due modi di affrontare la Castiglioni: percorrerla in discesa verso il Rifugio Agostini (lungo la parete sud della Cima d’Agola, dalla Bocchetta dei Due Denti, 2859 m, fino al bivio per la Ferrata Brentari, 2500 m, da cui si scende 100 m al Rifugio Agostini tenendo la destra al bivio); oppure, piu’ facilmente, percorrerla in salita partendo dal Rifugio Agostini (2410 m) e raggiungendo il XII Apostoli. In quest’ultimo caso, dal XII Apostoli si prende il Sentiero Attrezzato dell’Ideale in direzione del Rifugio Agostini (2h30′ dal XII Apostoli, circa 6h totali); volendo, senza scendere all’Agostini, si tiene a destra il CAI 321 che porta direttamente alla ferrata (circa 5h30′ totali). La descrizione che segue presenta la via in salita.

    ▲Il percorso

    Imboccato il CAI 321 nei pressi del Rifugio Agostini, si sale seguendo i segni bianco-rossi e gli ometti sotto le imponenti pareti della Cima d’Agola, fino alla targhetta metallica che segna l’inizio della ferrata (30′ dal Rifugio Agostini). Si parte risalendo una cengia facile che si stacca a destra della targa; poco dopo due sezioni di gradini in acciaio continui superano un paio di risalti (un tempo attrezzati con scale). Si percorre quindi una cengia abbastanza comoda e ancora una sezione con tre scale, poi una cengia piu’ stretta porta a un terrazzino comodo per gli incroci. Terminata la cengia si sale una nuova scala; spostandosi leggermente a destra si affrontano due scale, la prima con un tratto di un paio di metri molto verticale e la seconda piu’ appoggiata. Il canalone si restringe avvicinandosi alla Bocca dei Due Denti: si risalgono le ultime due scale e si sbuca alla Bocca dei Due Denti (2859 m, 1h15′ dall’attacco), con una stupenda vista sulla Presanella. Da qui si scende lungo il vallone attraversando alcuni tratti di nevaio e facili tratti attrezzati di roccette, con un paio di brevi passaggi di discesa in libera (I grado) che non danno problemi a fondo asciutto, fino a raggiungere il Rifugio XII Apostoli (2h30′ dal Rifugio Agostini, 7h totali).

    ▲Carattere e difficolta’

    La via e’ esposta ma tecnicamente abbordabile grazie alle numerose scale, al punto da risultare a tratti ripetitiva; l’ambiente e il panorama dalla Bocca dei Due Denti ripagano ampiamente. L’aspetto piu’ delicato e’ l’innevamento in quota: e’ prudente informarsi presso i rifugi e portare l’attrezzatura da ghiacciaio, soprattutto se si percorre la variante che passa dal Sentiero Attrezzato dell’Ideale, dove si attraversano nevai perenni.

    ⚠ Possibili nevai anche in stagione inoltrata, in particolare lungo il Sentiero Attrezzato dell’Ideale: sentire i rifugi e valutare ramponi e piccozza. I brevi tratti di discesa in libera (I grado) vanno affrontati a fondo asciutto. Tenere conto degli orari degli impianti di risalita per il rientro a Pinzolo: per un itinerario cosi’ lungo conviene pernottare in rifugio.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione utile dall’estate inoltrata all’inizio autunno, quando i nevai si riducono. Set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco), eventuale attrezzatura da ghiacciaio, acqua e cibo per una lunga giornata. Verificare meteo e condizioni della neve presso i rifugi e organizzare l’uscita tenendo conto degli orari della funivia.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio XII Apostoli si rientra a Pinzolo lungo il Sentiero Attrezzato della Scala Santa percorso in avvicinamento (2h, circa 9h totali). Vista la lunghezza complessiva e gli orari degli impianti, e’ spesso conveniente dormire in uno dei rifugi della zona.

    ▲Da abbinare

    La Castiglioni si combina naturalmente con il facile Sentiero Attrezzato della Scala Santa e con il Sentiero Attrezzato dell’Ideale. Per un’uscita di piu’ giorni, dal Rifugio Agostini si puo’ puntare al Rifugio Pedrotti tramite la Ferrata Brentari o il piu’ facile Sentiero Attrezzato Apolloni; dal Pedrotti partono le Bocchette Alte, le Bocchette Centrali e la recente Ferrata Spellini. Spostandosi a nord si trovano il Sentiero Attrezzato SOSAT, la Ferrata Oliva Detassis, la Ferrata Benini e il Sentiero Attrezzato Vidi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:00 h
    • Durata ferrata2:30 h
    • Itinerario totale9:00 h
    • Dislivello ferrata370 m
    • Dislivello itinerario759 m
    • Altitudine massima2859 m
    • Lunghezza15 Km
  • Ferrata Piz da Lech

    Ferrata Piz da Lech

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Piz da Lech

    La Ferrata Piz da Lech sale una bastionata rocciosa nel versante orientale del Gruppo Sella fino alla vetta del Piz da Lech (2916 m), in provincia di Bolzano. È una via difficile, breve ma intensa, resa di avvicinamento brevissimo dagli impianti di Corvara: presenta alcuni passaggi atletici, due scale aeree e un breve ponte sospeso, in un ambiente d’alta montagna con panorama eccezionale dalla cima.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che da Corvara (Val Badia) sale prima al Crep de Mont e poi al Vallon (2537 m; apri il punto di partenza su Google Maps). In alternativa, dal Passo di Campolungo (tra Arabba e Corvara) si parcheggia presso l’Alberto Boè (1860 m) e si sale sul largo sentiero CAI 638 fino alla stazione a monte della seggiovia (1h 15′ dal passo). Scesi dalla seggiovia si ignorano le indicazioni per la via normale (646B) e si seguono i cartelli verso nord, in direzione di un vallone detritico dove si svolta a sinistra in salita fino all’attacco, sotto una caratteristica parete rocciosa giallo-nera (2560 m, 15 minuti dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    La ferrata apre con un balzo roccioso di media difficoltà e senza appigli evidenti, poi una facile cengia a sinistra e alcuni gradoni non difficili. Aggirato a sinistra uno spigolo con una cengia, si incontrano nuovi balzi sotto l’incombente bastionata nero-giallastra; si sale in verticale e ci si infila in un lungo canalino, tenendone il versante destro su gradoni rocciosi. Dove il canale si stringe si risalgono una quindicina di metri verticali, poi un breve ma esposto e impegnativo traverso verso destra aggira uno spigolo fino a una cengia. Segue il passaggio più impegnativo: un camino che sale prima sul versante destro e poi passa a sinistra con un balzo, complesso nella parte iniziale per la mancanza di appoggi, che aumentano gradualmente in alto. Alcune roccette esposte portano al punto più iconico della via: sotto la bastionata salgono due scale intervallate da un aereo passaggio su roccia con staffe; finita la seconda scala, un passaggio impegnativo aiutato da staffe. Nella sezione conclusiva si risalgono roccette esposte e una rampa fino alla cresta sommitale; dopo un tratto con le attrezzature a destra e un breve sentiero, si incontra un breve ponte sospeso (una scaletta orizzontale sopra uno stretto crepaccio), esposto ma non difficile. Una breve parete ben appigliata (spesso umida) e alcune roccette immettono sul sentiero finale, non attrezzato, che con attenzione porta alla croce di vetta del Piz da Lech (2916 m, 1h 45′ dall’attacco, 2 ore dalla stazione a monte), con vista magnifica sul Gruppo Sella, il Piz Boè e la Val de Mesdì.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile (D), con tutti i parametri di complessità sul 3/5: breve ma intensa, con un paio di passaggi atletici dove serve un buono spunto o una discreta tecnica di arrampicata (alcuni tratti di III-IV grado, comunque arrampicabili). Non è estremamente difficile, ma richiede buona preparazione ed esperienza. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ La cresta sommitale e lo spiazzo attorno alla croce non sono ampi e vanno percorsi con attenzione; il tratto finale e quello iniziale richiedono concentrazione. Il rientro lungo la via normale è ripido e comprende un paio di passaggi attrezzati in discesa: non togliere l’imbracatura al termine della ferrata. Una breve parete prima della vetta è spesso umida: prestare attenzione. Utile un frontalino se si parte tardi, perché tra salita e discesa la giornata può allungarsi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta quota, da percorrere con meteo stabile e roccia asciutta. Le attrezzature sono in ottimo stato, rinnovate di recente. Verificare l’apertura e gli orari di funivia e seggiovia (serve il biglietto andata e ritorno); chi sale a piedi dal Passo di Campolungo metta in conto un avvicinamento più lungo e faticoso.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende verso sud lungo la via normale, segnata dai bolli bianco-rossi del CAI 646, sui ghiaioni del versante sud; si superano in discesa un paio di passaggi attrezzati (una parete verticale di 6-8 metri con staffe e una breve serie di roccette). Si raggiunge un bivio col CAI 646B: a destra si scende un canalino franoso fino al sentiero d’avvicinamento e quindi alla seggiovia (45′ dalla vetta, 2h 45′ complessive); oppure si prosegue sul CAI 646 lungo una cresta sopra il Lago di Boè fino alla stazione a monte della funivia del Boè (2198 m, 1h 15′ dalla vetta, 3h 15′ complessive).

    ▲Da abbinare

    La Piz da Lech si abbina perfettamente alla vicina Ferrata del Vallon, eventualmente pernottando al Rifugio Kostner. Proseguendo a mezzacosta si raggiunge l’attacco dell’impegnativa Ferrata Piazzetta al Piz Boè. Sul Gruppo Sella anche la Ferrata Tridentina e la Ferrata delle Mesules. In Val Badia la Ferrata Sas dla Crusc e la Ferrata della Pace.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:15 h
    • Durata ferrata1:45 h
    • Itinerario totale4:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario371 m
    • Altitudine massima2911 m
    • Lunghezza2,2 Km
  • Ferrata del Vallon

    Ferrata del Vallon

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata del Vallon

    La Ferrata del Vallon sale la parete est del Gruppo Sella collegando il Rifugio Kostner alla zona del Piz Boè (provincia di Bolzano). È la via attrezzata meno conosciuta e tecnicamente meno impegnativa del Sella: per gran parte facile, ha un paio di passaggi più impegnativi nel tratto conclusivo dopo un suggestivo ponte sospeso accanto a una cascata. L’ambiente del circo glaciale del Vallon, contornato da imponenti pareti, è uno dei più belli e meno frequentati del gruppo.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che da Corvara (Val Badia) sale prima al Crep de Mont e poi al Vallon (2537 m; apri il punto di partenza su Google Maps). In alternativa, per evitare la funivia, dal Passo di Campolungo (tra Arabba e Corvara) si parcheggia presso l’Alberto Boè (1860 m) e si sale sul largo sentiero CAI 638 fino al bivio per la ferrata, poco prima del Rifugio Kostner (2500 m, 1h 30′ dal passo). Dalla stazione a monte si segue a destra il cartello per le Ferrate Piz da Lech e Vallon; in falsopiano si raggiunge una deviazione (a destra sale alla Ferrata Piz da Lech) e si prosegue a mezzacosta su pendio detritico, entrando nel Vallon sul versante destro fino all’attacco, segnato da grandi bolli rossi in fondo a un magnifico circo glaciale (45 minuti dalla stazione a monte). Si può anche seguire le indicazioni per il Rifugio Kostner e la Ferrata Piazzetta (CAI 638), facendo attenzione, prima del rifugio, ai segni e alla traccia che si addentrano nel circo.

    ▲Il percorso

    Si inizia con un facile traverso diagonale in salita, oltre il quale si affrontano balzi rocciosi ben gradonati con il cavo a sinistra (utilizzabile solo come autoassicurazione, dato che i passaggi sono arrampicabili). Si supera un facile camino, dove una fessura offre molti appigli per salire in spaccata, poi un tratto facile di sentiero attrezzato verso destra e sinistra in direzione della bastionata nero-giallastra che sormonta la valle. Sotto la parete, verso destra, si risalgono alcune roccette (cavo a sinistra) e un nuovo breve camino simile al precedente; la roccia ben appigliata permette di uscirne in spaccata. Si raggiunge così il punto più iconico dell’escursione: un ponte sospeso accanto a una cascata (il tracciato originale passava a sinistra della cascata, ora si sviluppa a destra; sono ancora visibili le vecchie attrezzature). Passato il ponte si entra nella seconda sezione, più impegnativa: una parete esposta e verticale di una ventina di metri. Si sale una prima pancia rocciosa, poi si piega leggermente a sinistra e a destra su buoni appigli per mani e piedi (chi ha dimestichezza con l’arrampicata può procedere senza trazionare il cavo); segue un tratto diagonale che richiama un diedro appoggiato e, dopo le ultime roccette, si raggiunge il terrazzino roccioso che domina il circo glaciale (45 minuti dall’attacco, 1h 30′ complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD): difficoltà tecniche, esposizione e impegno fisico contenuti (2/5), con complessità ambientale un po’ più alta (3/5) per la quota e l’ambiente d’alta montagna. È una buona prima ferrata per chi è già esperto di montagna e di percorsi in quota; la parete dopo il ponte, pur ben appigliata, è esposta e richiede un minimo di dimestichezza con l’arrampicata. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Le attrezzature sono state completamente rinnovate nel 2024, ma l’inverno può danneggiare qualche fittone rendendo il cavo lasco in alcuni punti: con cavo molle conviene appoggiarsi alla roccia e prestare più attenzione. A inizio stagione alcuni brevi tratti di cavo possono restare sepolti sotto la neve: utile avere bastoncini per affrontare in sicurezza i tratti su neve. La parete verticale dopo il ponte non va sottovalutata dai principianti vista l’esposizione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta quota, da percorrere con tempo stabile e roccia asciutta; nelle giornate limpide il panorama sul Gruppo Sella e le sue valli interne è eccezionale. Verificare l’apertura della funivia se la si usa per l’avvicinamento e l’eventuale presenza di neve a inizio stagione.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si seguono le tracce verso il già visibile Piz Boè, salendo a una sella. A un bivio si può scendere a sinistra lungo il Sentiero Lichtenfels, che cala su un pendio detritico e poi in una più ripida vallata con alcuni tratti attrezzati di bassa difficoltà fino al Rifugio Kostner (2517 m, 1 ora dal bivio, 2h 45′ complessive); oppure proseguire dritti in salita al Piz Boè (3152 m, 1 ora dal bivio) per il CAI 672 lungo la Cresta Stenta, a tratti attrezzata ed esposta, rientrando poi a ritroso al bivio (45′ dal Piz Boè) e scendendo per il Lichtenfels al Kostner (4h 30′ complessive). Dal Rifugio Kostner si seguono il CAI 638 e poi il 646B fino alla stazione a monte della seggiovia (20′ dal rifugio) e quindi a Corvara.

    ▲Da abbinare

    La Vallon si abbina facilmente alla vicina Ferrata del Piz da Lech e, in un itinerario di più giorni, all’impegnativa Ferrata Piazzetta al Piz Boè. Sul Gruppo Sella, in ordine crescente di difficoltà, la Ferrata Tridentina e la Ferrata delle Mesules. In Val Badia il Sentiero Tru Dolomieu e la Ferrata della Pace; verso Canazei la Ferrata dei Finanzieri al Colac e la Ferrata delle Trincee al Padon.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:45 h
    • Durata ferrata0:45 h
    • Itinerario totale3:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario263 m
    • Altitudine massima2800 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata Col Rodella

    Ferrata Col Rodella

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Col Rodella

    La Ferrata Col Rodella è una via breve sopra il Passo Sella, che collega la Val di Fassa con la Val Gardena (provincia di Bolzano). Avvicinamento e rientro corti la rendono una buona scelta nelle giornate di meteo incerto, quando è sconsigliato impegnarsi nei lunghi itinerari tipici delle ferrate dolomitiche della zona. Di difficoltà medio-bassa, ha però un paio di passaggi su roccia levigata che richiedono attenzione.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Passo Sella (tra Canazei e Selva di Val Gardena): al passo si imbocca la stradina che sale ripida sul versante della Val di Fassa verso i Rifugi Valentini e Salei, percorrendola in salita per un centinaio di metri e parcheggiando a bordo strada prima del divieto di transito (apri il punto di partenza su Google Maps). Dal Rifugio Valentini (2213 m) si segue la carrareccia, che coincide con il sentiero CAI 557, verso sud-ovest in direzione del Rifugio Salei (2222 m) e poi della stazione a monte della funivia che sale da Campitello di Fassa (in alternativa si può salire direttamente con la funivia). Dalla stazione a monte, proprio sotto i cavi della funivia, si stacca un sentiero privo di segnali per la ferrata: lo si segue aggirando la base del Col Rodella per circa 5 minuti fino a notare un ghiaione sulla destra, risalendo il quale si raggiunge il non evidente attacco (30 minuti dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Da un terrazzino terroso, dove indossare l’imbracatura, si sale una parete ben appigliata e una serie di roccette facilmente arrampicabili. Guadagnata quota si piega a sinistra verso un grosso masso, che si aggira in un tratto esposto; segue un camino non particolarmente impegnativo, da superare in spaccata, prima di una parete su roccia levigata che costringe a una certa trazione sul cavo. Si arriva poi sotto una parete attrezzata con una serie di solide staffe metalliche; risalite queste, un secondo passaggio impegnativo — una nuova parete levigata, breve, da superare con un po’ di trazione. Si prosegue su una parete esposta ma ottimamente appigliata, arrampicabile, fino a un traverso esposto che aggira uno spigolo; oltre lo spigolo, alcuni facili balzi rocciosi portano al termine della via, al Rifugio Col Rodella (2484 m, 40 minuti dall’attacco, 1h 30′ complessive), con notevole panorama sul Gruppo Sella e sulla Val di Fassa.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD): difficoltà tecniche ed esposizione attorno al 3/5, impegno fisico contenuto (2/5). È un buon “test” per chi passa dalle ferrate facili a quelle più difficili. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ La roccia è abbastanza levigata e in alcuni punti unta: è sconsigliato percorrere la via subito dopo scrosci di pioggia o con umidità. I due passaggi su roccia liscia richiedono una certa trazione sul cavo e non la rendono adatta ai neofiti assoluti, nonostante la brevità. Una targa commemora una persona deceduta per malore lungo la via nel 2020: un promemoria che in montagna nulla è mai banale. Verificare eventuali chiusure del sentiero d’avvicinamento per lavori, segnalate in passato.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo, ideale come “riscaldamento” a inizio vacanza o per le giornate dal meteo incerto vista la brevità e la presenza del rifugio all’arrivo. Affrontarla con roccia asciutta e verificare l’apertura della funivia se la si usa per l’avvicinamento.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Col Rodella si scende per comodo sentiero fino al bivio percorso all’andata e, a ritroso lungo il sentiero d’avvicinamento, si rientra all’auto (30 minuti dal Col Rodella, 2 ore complessive).

    ▲Da abbinare

    Dal Passo Sella si possono affrontare, ben più impegnative, la Ferrata Schuster al Sassopiatto e la Ferrata delle Mesules al Gruppo Sella. Verso Canazei e il Passo Pordoi: la difficile Ferrata Piazzetta al Piz Boè, la Ferrata delle Trincee al Padon e la Ferrata dei Finanzieri al Colac. Verso la Val Gardena, la Ferrata Tridentina e la Ferrata Sass Rigais.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:30 h
    • Durata ferrata0:40 h
    • Itinerario totale2:00 h
    • Dislivello ferrata120 m
    • Dislivello itinerario260 m
    • Altitudine massima2485 m
    • Lunghezza4,9 Km
  • Ferrata Gianni Aglio alla Tofana di Mezzo

    Ferrata Gianni Aglio alla Tofana di Mezzo

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Gianni Aglio alla Tofana di Mezzo

    La Ferrata Gianni Aglio alla Tofana di Mezzo percorre il crinale che collega il Dos de Tofana alla vetta della Tofana di Mezzo (3244 m), nel cuore delle Dolomiti Ampezzane (provincia di Belluno). È una via difficile e molto lunga, in ambiente d’alta montagna, con passaggi tecnicamente di media difficoltà ma esposizione costante e panorami tra i più spettacolari delle Dolomiti. Itinerario impegnativo per dislivello e durata: da affrontare solo con tempo stabile e buona preparazione.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza di riferimento è il Rifugio Dibona (2083 m), raggiungibile per strada asfaltata che si stacca dalla via Cortina–Passo Falzarego (evitare il bivio per il Rifugio Duca d’Aosta; apri il punto di partenza su Google Maps). La ferrata vera e propria parte dal Dos de Tofana (2850 m), che dal Dibona si raggiunge con tre opzioni: 1) al Rifugio Pomedes (2303 m, 45′) per il sentiero 421, poi la Ferrata Olivieri a Punta Anna fino al Dos de Tofana (2h 45′ dal Dibona); 2) al Pomedes (421), poi il Sentiero Attrezzato Olivieri verso il Rifugio Ra Vales e su per il vallone detritico che scende dal Dos de Tofana (circa 3h 30′ dal Dibona); 3) dal Dibona verso ovest sul sentiero 403 nel vallone tra Tofana di Mezzo e Tofana di Rozes, in direzione del Rifugio Giussani; poco prima del rifugio una traccia a destra sale ripida ed esposta, in parte attrezzata, verso Punta Anna, dove si segue l’ultimo tratto della Ferrata Olivieri fino al Dos de Tofana (2h 45′ dal Dibona). In alternativa si può accorciare salendo in funivia da Cortina verso Ra Vales.

    ▲Il percorso

    Dal Dos de Tofana l’itinerario inizia senza targa né attrezzature: si sale verso destra una serie di tornanti fino al filo di cresta, con di fronte l’imponente parete sud della Tofana di Rozes. Sulla cresta i primi passaggi sono semplici, su rampa ben gradonata a zigzag, fino a un’ampia e panoramica cengia con precipizi su entrambi i lati. Si prosegue sul crinale, a tratti attrezzato ma facile, fino a un improvviso balzo dove la prima scala metallica aiuta a rimontarlo. Si percorre un secondo tratto di crinale detritico fino a un altro balzo roccioso, che si sale sul lato sinistro con passaggi verticali; alcune staffe agevolano il singolo passaggio più difficile (leggermente strapiombante). Attraverso un intaglio si torna su un tratto pianeggiante di cresta che si sposta sul versante occidentale; una cengia conduce verso un’evidente forcella, con di fronte la sagoma della Torre Aglio. La forcella (2920 m, 30′ dal Dos de Tofana) è attrezzata con uno spezzone di corda per l’attraversamento.

    Segue una sezione verticale: un diedro di quasi dieci metri (cavo a sinistra, alcune staffe), poi una piccola sella e una parete di una quindicina di metri dove il cavo sale in diagonale a destra, alternando buoni appoggi a singoli passaggi in cui occorre trazionare sul cavo. Una breve cengia e un facile traverso a destra portano a uno spigolo, che si aggira scendendo leggermente sotto la Torre Aglio. Da qui parte la salita alla Torre Aglio, probabilmente il passaggio più impegnativo dell’intera via: circa 30 metri su roccia povera di appigli, aerea, con passaggi difficili sia in salita sia in discesa (20′ andata e ritorno); l’itinerario principale prosegue invece dal bivio. Seguendo la scritta “Tofana” sulla roccia si scende un paio di metri aggirando lo spigolo con l’aiuto di alcuni pioli, e ci si trova davanti a un traverso orizzontale estremamente esposto e leggermente strapiombante: prosegue alcuni metri a destra sfruttando una rientranza per i piedi ed è bene non temporeggiare per non affaticare le braccia. Si esce su una cengia e si prosegue verso un intaglio tra la parete e un torrione.

    Un nuovo tratto di cresta, con un tratto in discesa di sentiero e roccette, porta a un’insellatura sopra il Bus de Tofana (2900 m, 1h 45′ dal Dos de Tofana), dove sulla sella una via di fuga a destra consente (dopo un tratto attrezzato) il rientro per il ghiaione fino al Rifugio Ra Vales. Seguendo la scritta “Cima” si perde un po’ di quota su un lungo tratto quasi orizzontale di cenge e brevi salti; si aggira uno spigolo (freccia) salendo una placca attrezzata con staffe, poi una lunga placca inclinata fino a un camino molto impegnativo, reso più abbordabile da numerose staffe: si sale sul lato sinistro e si esce a destra su un esposto traverso orizzontale con staffe; il cavo riprende poi bruscamente in verticale, aereo ed esposto ma non difficile, grazie a molte staffe. Una cengia a destra porta verso il più piccolo Bus de Tofana; sul versante orientale due scale e un tratto verticale molto esposto, con parete levigata e staffe, conducono alla cresta soprastante. Si percorre l’ampio crinale, una cengia e, oltre alcune reti paravalanghe, una placca appoggiata seguendo le funi verso destra; due scalette metalliche fanno guadagnare ancora quota fino al crinale finale. Tenendo il versante destro si risalgono un paio di balzi e l’ultima scaletta; gli ultimi metri, privi di attrezzature, portano alla croce di vetta della Tofana di Mezzo (3244 m, 3 ore dal Dos de Tofana).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile (D): tecnicamente è piuttosto “assistita” (molte scale e staffe), tanto che la vicina Ferrata Olivieri risulta più impegnativa sul piano tecnico (difficoltà tecniche 2/5). La Aglio mantiene però un grado elevato per l’ambiente d’alta montagna, il dislivello, la lunghezza e l’esposizione costante: complessità ambientale, esposizione e impegno fisico sono tutti 4/5. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Itinerario lungo e d’alta quota (vetta a 3244 m): da percorrere solo con meteo stabile, partendo molto presto. L’esposizione è continua e il traverso strapiombante prima del Bus de Tofana è intenso: gestire le energie e non sostare inutilmente sui passaggi aerei. La via è molto frequentata in alta stagione, con rischio di code nelle tarde ore della mattina. Verificare sempre l’apertura degli impianti di risalita usati per avvicinamento e rientro: se la funivia dalla vetta non è in servizio, occorre programmare il rientro dal Bus de Tofana o verso la Tofana di Dentro, allungando notevolmente l’itinerario.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta montagna, da affrontare in piena stagione con tempo stabile e assenza di neve sui passaggi. Data la lunghezza (8h 30′ o più complessivi) è indispensabile una buona preparazione fisica, scorta d’acqua e abbigliamento adeguato alle rapide variazioni meteo in quota. Pianificare con attenzione gli orari degli impianti per non restare bloccati a fine giornata.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende in direzione nord verso la stazione a monte della funivia, fino a un bivio. 1) Tenendo la destra si raggiunge il Rifugio Cima Tofana (3190 m, 10′ dalla vetta) e si prende la funivia in discesa: lasciata l’auto al Dibona, si scende alla stazione intermedia di Ra Vales (2470 m), si risale brevemente il pendio detritico fino a un bivio e, a sinistra, si percorre in discesa il Sentiero Attrezzato Olivieri verso il Rifugio Pomedes e quindi il Dibona (circa 8h 45’–9h 30′ complessivi a seconda dell’avvicinamento). 2) Dal bivio si scende invece verso la Tofana di Dentro lungo il crinale che porta alla Forcella di Tofana (3085 m, 40′ dalla vetta) — primo tratto, attrezzato, della Ferrata del Formenton; quindi a sinistra su un sentiero esposto a mezzacosta sulla parete occidentale fino alla Forcella del Vallon, da cui si scende per ripido ghiaione al Rifugio Giussani (1h 30′ dalla vetta) e infine, sull’ampio sentiero, al Rifugio Dibona (1h dal Giussani, 2h 30′ dalla vetta).

    ▲Da abbinare

    La Tofana di Mezzo permette molti concatenamenti. L’itinerario classico unisce la Ferrata Olivieri, la Ferrata Aglio e il Sentiero Attrezzato Olivieri; salendo direttamente la Aglio si può abbinare la Ferrata del Formenton alla Tofana di Dentro. In più giorni: le ferrate alla Tofana di Rozes (Lipella e Scala del Menighel) e il facile Sentiero Astaldi tra Pomedes e Dibona. Verso il Passo Falzarego, la Ferrata Tomaselli, la Ferrata al Col dei Bos e la Ferrata Averau.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento2:45 h
    • Durata ferrata3:00 h
    • Itinerario totale8:30 h
    • Dislivello ferrata594 m
    • Dislivello itinerario944 m
    • Altitudine massima3244 m
    • Lunghezza3,2 Km
  • Ferrata Averau

    Ferrata Averau

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Averau

    La Ferrata Averau sale la cima più alta del Gruppo del Nuvolau, nelle Dolomiti Ampezzane (provincia di Belluno). È un percorso attrezzato molto breve, di grado moderatamente difficile, con passaggi nel complesso facili a eccezione di un punto chiave dove la roccia è levigata e priva di appigli. Si raggiunge in pochi minuti dal Rifugio Averau e si abbina con naturalezza alla vicina Ferrata Ra Gusela, regalando dalla vetta un panorama eccezionale su Tofane e Cinque Torri.

    ▲Avvicinamento

    La via si può affrontare dal versante sud (Passo Giau) o nord (Passo Falzarego); in entrambi i casi si deve raggiungere il Rifugio Averau (2413 m). L’opzione più rapida parte dal Passo Giau: scendendo verso Selva di Cadore per circa 3 km (5 minuti d’auto), presso un tornante, si trovano il parcheggio del Rifugio Fedare e gli impianti di risalita che portano direttamente al Rifugio Averau (apri il punto di partenza su Google Maps). Dal Passo Falzarego, invece, si parcheggia al passo (2105 m) e si seguono i sentieri 441 e poi 419 fino alla Forcella Averau (2435 m, 1h 30′); aggirando il monte si raggiunge comodamente il rifugio (15′ dalla forcella, 1h 45′ dal Falzarego). Dal Rifugio Averau un comodo sentiero verso nord-nordest porta all’attacco della ferrata in circa 15 minuti.

    ▲Il percorso

    Dall’attacco si vede l’intera prima sezione. Si inizia con un traverso di una decina di metri in diagonale verso sinistra, reso facile dai buoni appigli; seguono alcuni metri verticali su una parete levigata e povera di appigli, che costituiscono il passaggio chiave della via. Si raggiunge un bivio: a sinistra si entra in uno stretto camino dove alcune staffe agevolano la salita, a destra si supera un passaggio di circa 6 metri su placca verticale ma non difficile. Si prosegue su una cengia fino al secondo tratto verticale, un canalino attrezzato: dopo un primo balzo le difficoltà restano modeste, cercando gli abbondanti appoggi per i piedi. Uscendo dal canalino terminano le attrezzature (15′ dall’attacco). Restano da aggirare le pareti sommitali per la croce di vetta: si sale seguendo alcuni ometti, tenendo il versante destro per evitare alcune roccette, fino alla cima dell’Averau (2649 m, 15′ dal termine delle attrezzature, 45′ dal rifugio), con vista magnifica sulle Tofane e sulle Cinque Torri.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD) soprattutto per via della brevità, ha tutti i parametri di complessità attorno al 2/5. È spesso ritenuta facile, ma il punto chiave senza appigli richiede una certa trazione e l’intera via va percorsa anche in discesa. La roccia, molto frequentata, è in alcuni tratti liscia e unta. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Aggiornamento importante: la ferrata è stata sdoppiata e segnalata con frecce rosse โ€” un percorso per la salita (a sinistra guardando la parete) e uno parallelo, a pochi metri, per la discesa (a destra). Questo riduce gli ingorghi, ormai molto frequenti vista la brevità dell’avvicinamento, ma la discesa resta più impegnativa della salita, con un paio di punti in cui gli appoggi per i piedi sono scarsi e poco visibili. Attenzione alle scariche di sassi e a non smuovere pietre su chi sta sotto. Non adatta a principianti del tutto inesperti se non accompagnati.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota, da percorrere in estate e inizio autunno con meteo stabile. Per evitare il forte affollamento conviene partire nelle ore meno frequentate o nei periodi di bassa stagione. Verificare l’apertura degli impianti se si sale dal Passo Giau e il bollettino meteo prima della partenza.

    ▲Discesa

    Dalla croce di vetta si scende a ritroso lungo l’itinerario di salita (ora sulla corsia dedicata alla discesa). Tornati all’attacco, a seconda del punto di partenza si valuta se rientrare al Rifugio Averau per prendere la seggiovia verso il Passo Giau, oppure proseguire verso il Rifugio Scoiattoli e quindi il sentiero 440 in direzione del Passo Falzarego.

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico è con la Ferrata Ra Gusela al Nuvolau, in un bell’anello attorno alle Cinque Torri. La zona del Passo Falzarego è ricchissima: il Sentiero Kaiserjager al Lagazuoi, la Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos e le ferrate delle Tofane (Aglio, Olivieri, Lipella, Astaldi). Verso sud, al Civetta, la Ferrata degli Alleghesi, la Ferrata Tissi e la Ferrata Costantini alla Moiazza.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:15 h
    • Durata ferrata0:15 h
    • Itinerario totale2:30 h
    • Dislivello ferrata60 m
    • Dislivello itinerario234 m
    • Altitudine massima2647 m
    • Lunghezza3,8 Km
  • Ferrata Alfredo Benini

    Ferrata Alfredo Benini

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Alfredo Benini

    La Ferrata Alfredo Benini è il tratto più settentrionale e recente della celebre Via delle Bocchette, nel cuore delle Dolomiti di Brenta (provincia di Trento). Collega il Passo Grostè alla Bocca di Tucket, naturale prosecuzione verso nord della Ferrata delle Bocchette Alte. Di grado moderatamente difficile, è un itinerario lungo fatto di sali-scendi ed esposte cenge con panorami mozzafiato; le difficoltà tecniche sono medie e la via si può percorrere in entrambe le direzioni.

    ▲Avvicinamento

    La via si svolge tra il Passo Grostè e la Bocca di Tucket; questa relazione la descrive dal Grostè verso Tucket, con discesa al Rifugio Tucket e rientro al Grostè. Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che collega Campo Carlo Magno con il Passo Grostè: da Madonna di Campiglio si prosegue verso Folgarida fino all’ampio parcheggio delle funivie sulla sinistra (apri il punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione a monte (presso il Rifugio Stoppani) si sale in moderata pendenza verso nord-est al Passo Grostè seguendo i segnavia CAI 305; si svolta a sud verso Cima Grostè e, a un bivio (CAI 311 che a est scende al Rifugio Graffer, 30′ dalla funivia), si prosegue in salita ignorando la normale a Cima Grostè. Si aggira la parete est di Cima Grostè verso una bocchetta e, dopo un ultimo tratto ripido con bolli rossi, si raggiunge il cartello d’inizio della Ferrata Benini (1 ora dalla funivia). Senza funivia si può salire dal sentiero 301 (2 ore, 600 m di dislivello da Campo Carlo Magno).

    ▲Il percorso

    Si comincia aggirando la parete di Cima Grostè con un primo tratto attrezzato che supera uno spigolo esposto, poi una cengia senza difficoltà verso la Bocca dei Camosci, dove un tratto attrezzato scende più ripido. Inizia una lunga cengia ascendente, dapprima stretta e poi via via più ampia (la fune resta come corrimano), in direzione di Cima Falkner; a tratti la cengia si assottiglia accentuando l’esposizione, ma senza aumenti sostanziali di difficoltà, salvo sporadiche sporgenze rocciose dove conviene abbassarsi. Si supera la deviazione per la via normale a Cima Falkner (40′ andata e ritorno, passaggi di I grado) e si segue la cengia che volge a sud verso il Campanile di Vallesinella e il ghiacciaio di Cima Brenta. Qui inizia un tratto di disarrampicata attrezzata, il più tecnico ed esposto della via (1h 30′ dall’attacco, 2h 30′ complessive).

    Persi un centinaio di metri, si prosegue su una cengia che costeggia la base del Campanile di Vallesinella, con larghezza ed esposizione variabili. Aggirato uno spigolo si attraversa un canalone, si risalgono alcuni facili infissi metallici e, lungo una cengia con il lago di Molveno di fronte, si raggiunge la Bocca Alta di Vallesinella (2897 m), dove si passa dal versante orientale a quello occidentale sotto Cima Sella. Si scende quindi su un tratto di nevaio poco pendente, con magnifica vista sul ghiacciaio di Cima Brenta, seguendo gli ometti (attenzione in caso di nebbia) fino al bivio per il Sentiero Dallagiacoma (2h 15′ dall’attacco), variante più rapida per il Rifugio Tucket (1 ora). Ignorando la deviazione si affronta l’ultimo tratto, il più impegnativo: si aggira la parete occidentale di Cima Sella e, vedendo dall’alto la Bocca di Tucket, si scende per tratti attrezzati fino a un intaglio nella roccia. Segue un passaggio adrenalinico con 5 scale metalliche in discesa e alcune cenge di collegamento, fino a un ultimo breve traverso in salita che porta alla Bocca di Tucket (2647 m), dove la ferrata termina (3 ore dall’attacco, 4 ore dalla funivia).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD): si sviluppa prevalentemente su cenge, con difficoltà tecniche medie (2/5) ed esposizione contenuta (2/5) ma complessità ambientale e impegno fisico più alti (3/5) per la lunghezza e l’ambiente d’alta quota. I due tratti più verticali sono quelli del Campanile di Vallesinella (disarrampicata) e della discesa alla Bocca di Tucket. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Itinerario lungo (oltre 6 ore complessive): da affrontare con meteo stabile, partendo presto e portando molta acqua. La nebbia è frequente in questo settore del Brenta e rende insidioso l’orientamento nel tratto che aggira Cima Sella, segnato soprattutto da ometti di pietra. La discesa dalla Bocca di Tucket si svolge su vedretta/nevaio che, a seconda dell’innevamento e del ghiaccio, può essere insidiosa: si consigliano ramponi e piccozza, e attenzione ai crepacci nel tratto inferiore (uscire dal nevaio in corrispondenza dei due ometti sulla destra).
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta quota, da percorrere a stagione inoltrata con condizioni stabili e nevai ridotti. Verificare l’apertura della funivia del Grostè per avvicinamento e rientro. Dato lo sviluppo e la possibilità di concatenarla con le altre Bocchette, valutare con attenzione tempi, scorta d’acqua e meteo.

    ▲Discesa

    Dalla Bocca di Tucket si scende lungo la vedretta in direzione del Rifugio Tucket (2272 m, 45′ dalla bocca), con la cautela descritta per il nevaio. Sul sentiero si incontrano, a sinistra, il bivio per il Sentiero Attrezzato Sosat e poco dopo l’innesto del Sentiero Dallagiacoma; tenendo il lato destro del vallone si raggiunge il rifugio. Per tornare alla stazione a monte della funivia del Grostè si segue il sentiero CAI 316 verso nord, senza particolari difficoltà (1h 30′ dal Rifugio Tucket, 2h 15′ dal termine della ferrata, 6h 15′ complessive).

    ▲Da abbinare

    La Benini è l’ultimo tratto della Via delle Bocchette e si concatena con la Ferrata delle Bocchette Alte, la Ferrata delle Bocchette Centrali, la Ferrata Brentari e il Sentiero dell’Ideale: percorrere l’intera traversata in più giorni, dormendo nei rifugi in quota, è una delle alte vie più belle dell’arco alpino. Restando attorno al Grostè: il Sentiero Vidi, il Sentiero delle Palete e la Ferrata della Val Gelada. Tra le altre vie del Brenta, la Ferrata Castiglioni.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:00 h
    • Durata ferrata3:00 h
    • Itinerario totale6:15 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario530 m
    • Altitudine massima2910 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Adventure Climb al Clap Varmost

    Ferrata Adventure Climb al Clap Varmost

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Adventure Climb al Clap Varmost

    La Ferrata Adventure Climb al Clap Varmost è una via atletica e moderna sopra Forni di Sopra, nelle Prealpi Carniche (provincia di Udine). Costruita in stile francese, è ottimamente attrezzata e si divide in due sezioni: una prima di media difficoltà, con un ponte sospeso e una scala inclinata che attraversano una gola, e una seconda impegnativa e molto esposta, con due tetti strapiombanti. Avvicinamento brevissimo grazie alla funivia, ma via di grado difficile, non adatta a neofiti.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia Varmost di Forni di Sopra, raggiungibile dalla SS 52 Carnica (Tolmezzo–Lozzo di Cadore); ampio parcheggio sul lato sud della strada per arrivare a piedi alla stazione a valle (apri il punto di partenza su Google Maps). Se la funivia non è in funzione si può salire a piedi da Forni di Sopra lungo la stretta Via Chianeit (asfalto in condizioni non ottimali) fino al bivio dove finisce l’asfalto (spiazzo per 2-3 auto), tenendo poi la sinistra sul sentiero 207 fino alla stazione a monte. Dall’arrivo della funivia il Clap Varmost è ben visibile sulla destra con la sua parete verticale; una bacheca riporta le informazioni sulla via. Si scende sotto l’arrivo della funivia e, seguendo le indicazioni nel bosco e i cartelli verso destra, si cammina sotto le pareti fino all’attacco, segnalato da un cartello bianco (15 minuti dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Dall’attacco una facile cengia in leggera discesa porta all’ingresso di una fessura nella roccia, che si percorre su una passerella di legno. Ritrovate le attrezzature, si sale in diagonale a destra su roccette: sopra la testa appaiono un ponte sospeso e una scala inclinata che attraversa la gola. Una parete verticale abbondantemente attrezzata con pioli e staffe conduce alla scala, che si sale attraversando la gola fino a uno sperone roccioso; da qui, in forte esposizione e con l’aiuto di staffe, si raggiunge il ponte sospeso. Si attraversa il ponte uno per volta e ci si porta sulla parete del Clap Varmost; saliti un paio di metri, un traverso a sinistra su staffe (in salita, poi orizzontale, poi in leggera discesa) porta a un terrazzino, dove un tempo c’era una via di fuga, oggi smantellata. Da qui inizia la parte atletica e impegnativa.

    Il primo passaggio impegnativo è un tetto strapiombante, preceduto da una lunga serie di staffe ravvicinate, da superare con un misto di agilità e forza di braccia senza temporeggiare; oltre il balzo si prosegue in verticale spostandosi prima a sinistra e poi a destra. Un aereo traverso a sinistra su pioli conduce al passaggio chiave: un secondo tetto strapiombante, più impegnativo, al bordo di uno spigolo esposto (ben attrezzato con staffe, ma di impegno superiore alla media della via). Superato il passaggio in forte esposizione, si piega a destra su un diedro attrezzato con pioli e si affronta un aereo traverso a destra verso uno spigolo — il tratto più adrenalinico. Aggirato lo spigolo, un nuovo traverso diagonale a sinistra su pioli precede l’ultimo tratto di parete verticale attrezzata, fino al termine della sezione verticale. Inizia quindi l’ultima parte, su roccette e sentiero attrezzato di difficoltà contenute, su terreno misto di erba e rocce; superata una passerella in legno si raggiunge la croce in vetta al Clap Varmost (2073 m, 1h 15′ dall’attacco, 1h 30′ dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile (D): difficoltà tecniche medie (3/5) ma esposizione elevata (4/5) e carattere atletico. È una ferrata “alla francese”, poco arrampicabile, che si progredisce quasi ovunque su infissi metallici (in ottimo stato); il cavo è grosso e infonde sicurezza. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco; non è adatta a neofiti, che tendono ad affaticare troppo le braccia.

    ⚠ Nei tetti strapiombanti il cavo è disposto in modo difficile da trazionare: conviene salire usando le staffe. Può essere molto utile portare una fettuccia o un rinvio per sostare e riposare le braccia in caso di affaticamento. I passaggi del cavo nei fittoni sono “alla francese” e il cavo, spesso lasco, tende a inserirsi nella traiettoria di salita: conviene cambiare i moschettoni appena il fittone successivo arriva all’altezza degli occhi, per non lasciarli indietro. La via è breve ma molto esposta: richiede forza e testa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario percorribile in stagione estiva con meteo stabile; il breve sviluppo lo rende ideale per una mezza giornata. Conviene scegliere una giornata ventilata e non troppo calda, vista la natura atletica della via. Verificare gli orari della funivia se la si utilizza per avvicinamento e rientro.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si segue la traccia che, in leggera salita, porta alla stazione a monte del secondo troncone della funivia, oppure si scende per sentiero lungo le piste da sci, passando a fianco di un bacino artificiale, fino alla stazione della funivia utilizzata in avvicinamento (40 minuti dal termine della ferrata).

    ▲Da abbinare

    Sempre da Forni di Sopra si può raggiungere il Passo del Mus, con lungo avvicinamento, per l’impegnativa Ferrata Cassiopea al Torrione Comici; verso il Passo Rest, la Ferrata Tramuntin al Monte Rest. In provincia di Udine, più a nord, la Ferrata Cinquanta del Clap, la Ferrata al Monte Coglians, la Ferrata Sartor e la Ferrata del Chiadenis.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:15 h
    • Durata ferrata1:15 h
    • Itinerario totale2:30 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario250 m
    • Altitudine massima2073 m
    • Lunghezza2,5 Km
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