Caratteristica: Ghiacciaio

  • Ferrata Terzulli all’Adamello

    Ferrata Terzulli all'Adamello

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Terzulli all'Adamello

    La Ferrata Terzulli collega la Val Miller con il Passo dell'Adamello ed è di norma inserita nella salita all'Adamello. Le attrezzature in sé sono di difficoltà contenuta, ma l'itinerario si svolge in un ambiente d'alta montagna dal forte carattere alpinistico: è quindi riservata a chi ha esperienza di ferrate e di alta quota, con tempo stabile.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dallo spiazzo presso il ponte sul torrente Remulo, lungo la strada per la Val Malga (1528 m). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Oltre il ponte si segue la sterrata fino a Malga Premassone, poi il sentiero 23 oltre Malga Frino (1698 m) e si risale la Val Miller superando le caratteristiche Scale Miller (gradini rocciosi con brevi tratti attrezzati, 2050 m). Si raggiunge il Rifugio Gnutti (2166 m, 1h 30' dal parcheggio); si prosegue sul 23 costeggiando il Lago Miller e attraversando il «Pantano Miller», su terreno sempre più roccioso e con possibili lingue di neve, fino all'attacco (2930 m, 2h dal Gnutti, 3h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La via è attrezzata con catena a tratti. Si inizia su un breve spigolo; a un primo terrazzino si cambiano i moschettoni su una nuova catena e si sale verticali su roccia compatta ma levigata. Terminata la catena, un sentierino esposto e roccette portano a un tratto diagonale a sinistra e poi a una salita più ripida ma senza difficoltà tecniche. Dove le attrezzature finiscono si seguono segni bianco-rossi e ometti fino a una placca inclinata dove le catene riprendono: la si risale in linea retta e poi a destra, si percorre una cengia terrosa e un traverso esposto attrezzato, quindi una breve placca chiude le attrezzature poco sotto il Passo dell'Adamello (3240 m, 1h dall'attacco, 4h 30' totali). Da qui l'itinerario prosegue in ambiente glaciale: si scende sul bordo sinistro del Ghiacciaio dell'Adamello (Bivacco Ugolini e Cima del Laghetto a sinistra), poi si risalgono gli ultimi ~300 m su roccette di I grado fino alla cresta ovest e, per il filo con piccoli balzi esposti, alla croce di vetta dell'Adamello (3539 m, 1h 30' dal Passo, 6h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente la ferrata non è difficile per chi ha già buona esperienza; la roccia è buona ma non sempre ricca di appigli. Le vere difficoltà sono l'ambiente, la lunghezza, il dislivello (oltre 2000 m complessivi) e l'altitudine. Sviluppo 22 km, quota massima 3539 m.

    ⚠ Itinerario d'alta montagna: necessari ramponi e piccozza per il Pian di Neve, valutazione delle condizioni del ghiacciaio sul posto e meteo stabile. La discesa è lunga, estenuante e a tratti ripida ed esposta (in particolare la cresta dalla vetta al ghiacciaio). Consigliabile spezzare l'itinerario in due giorni pernottando al Rifugio Gnutti.
    ▲Discesa

    La discesa ripercorre l'intero itinerario di salita, disarrampicando anche la Ferrata Terzulli (la via normale è un itinerario diverso che richiederebbe un pernottamento). Si rientra al Rifugio Gnutti in circa 3h 30' dalla vetta, badando ai tratti ripidi ed esposti; dal rifugio restano le Scale Miller e gli ultimi chilometri fino all'auto (1h 30' dal rifugio, 5h dalla vetta, 11h totali).

    ▲Da abbinare

    Restando nell'alta Val Camonica si possono percorrere, più a sud, l'impegnativa Ferrata al Corno di Grevo e la Ferrata al Pizzo Badile Camuno; verso il Passo del Tonale la Ferrata del Sentiero dei Fiori e, sul versante trentino, la Ferrata Monte Nero.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAdamello
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)11:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario2011 m
    • Quota max3539 m
    • Lunghezza22 Km
  • Ferrata Grasselli al Picco di Carnizza e Monte Canin

    Ferrata Grasselli al Picco di Carnizza e Monte Canin

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Grasselli al Picco di Carnizza e Monte Canin

    Itinerario impegnativo e alpinistico nelle Alpi Giulie: la Ferrata Grasselli sale il Picco di Carnizza, poi una lunga cresta collega al Monte Canin (2587 m) e la discesa avviene dalla Ferrata Julia fino al Ghiacciaio del Canin. Via molto varia, con tratti esposti sia in cresta sia in discesa, da affrontare solo con esperienza e tempo stabile.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia che da Sella Nevea sale al Rifugio Gilberti-Soravito. Da Chiusaforte (20' dall'uscita Carnia-Tolmezzo sull'A23) si seguono le indicazioni per Sella Nevea verso est, si supera il ponte e si guida per circa 20 km fino agli impianti. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal rifugio (1850 m) si prende a destra il sentiero 632 verso la Sella Bila Pec (ruderi di una caserma), poi a mezzacosta verso la Sella Grubia e il Bivacco Marussich, risalendo ghiaioni verso ovest con il Montasio alle spalle, fino al Bivacco Marussich (2040 m, 1h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Dal bivacco si sale su traccia per prati e rocce verso l'evidente spigolo dove la targa segna l'inizio della Ferrata Grasselli (20' dal bivacco). Spostandosi un paio di metri a destra della targa e seguendo i triangoli rossi, si risale una prima parete verticale ben appigliata ma impegnativa (qualche piolo aiuta); si guadagna quota ed esposizione fino a una parete con fessura, che si supera restando a destra su staffe metalliche. Un breve tratto di collegamento e una traccia esposta a sinistra portano su un tratto di cresta attrezzata: roccette esposte ma senza difficoltà sostanziali e alcuni canalini concludono il primo tratto ferrato. Per sentiero ripido tra sfasciumi si raggiunge l'ampia cresta che porta al Picco di Carnizza (2441 m, 1h dall'attacco / circa 3h totali). Inizia la seconda parte verso il Canin: si perde quota e si percorre una cresta che alterna sentiero e placche inclinate (attenzione col bagnato), con notevole precipizio a nord verso il Ghiacciaio del Canin. Seguendo i bolli rossi (triangoli dell'Alta Via Resiniana) si aggira una cengia erbosa, si risalgono balzi attrezzati lungo un canalino e si raggiunge lo spigolo ovest del Canin; alternando tratti su sentiero, placche e roccette si sale fino ai resti della croce del Monte Canin (2587 m, 2h 30' dall'attacco / circa 4h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario bello e appagante ma impegnativo, esposto e in più tratti difficile: sia la Grasselli sia la Julia in discesa richiedono buona esperienza, discreta tecnica e nessun problema con l'esposizione. Installata nel 1995 dal CAI di Tricesimo, è intitolata a Rosalba Grasselli.

    ⚠ Da evitare con tempo instabile: tra il Picco di Carnizza, il Canin e la discesa dalla Julia non ci sono vie di fuga. Attenzione all'innevamento a inizio stagione sul versante nord del Picco di Carnizza.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota (2587 m): piena estate con condizioni stabili. Per la discesa sul ghiacciaio sono consigliati i ramponi.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Canin si scende per la via normale (versante est) e in 10-15' si raggiunge il bivio a sinistra per la Ferrata Julia (media difficoltà, in discesa richiede attenzione; roccia ben appigliata salvo l'ultima placchetta, più faticosa per le braccia ma di pochi metri). La ferrata termina sul Ghiacciaio del Canin (1h 30' dalla vetta / 6h totali). La discesa del ghiacciaio richiede molta attenzione e i ramponi sono decisamente consigliati (di norma senza grossi crepacci); individuata la traccia si prosegue verso sud, alla Sella Bila Pec e alla stazione a monte della funivia (1h 15' dal termine della Julia / circa 7h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Nelle Alpi Giulie: sul Jof Montasio la Via Amalia; verso la Val Dogna la lunga Ferrata Norina al Monte Cavallo; sul Jof Fuart la Ferrata Anita Goitan; verso il Mangart la Ferrata della Vita.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata547 m
    • Dislivello itinerario737 m
    • Quota max2587 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Monte Nero (Presanella)

    Ferrata Monte Nero (Presanella)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Monte Nero (Presanella)

    La recente Ferrata Monte Nero è solo una parte — breve (95 m di dislivello attrezzato) ma centrale — di un lungo e impegnativo itinerario di alta montagna che, dalla Val d'Amola e dal Rifugio Segantini, conduce alla vetta della Presanella (3558 m), il punto più alto interamente in territorio trentino. L'itinerario richiede l'attraversamento di una vedretta con ramponi.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio presso il ponte sul torrente Sarca, in Val d'Amola (Malga Vallina d'Amola, 2006 m). Dalla SS239 Pinzolo–Madonna di Campiglio, a Pinemonte Basso si imbocca la strada per la Val Nambrone; oltre il Rifugio Nambrone si sale su carrabile fino a un bivio dove si prosegue a sinistra (a destra il Rifugio Cornisello) fino al parcheggio. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue verso ovest il segnavia 211, poi al bivio si tiene la destra sul 211 «Oscar Collini» che, ripido ma senza difficoltà, porta al Rifugio Segantini (2373 m, 1h dal parcheggio). Dietro il rifugio si seguono le indicazioni per la Presanella verso nord-ovest, puntando alla morena e tenendo come riferimento il Monte Nero; si raggiunge la vedretta (ghiaccio vivo o neve secondo stagione: necessari i ramponi, attenzione alle scariche di sassi) e la si taglia in diagonale fino alla roccia, salita con passaggi di I superiore fino all'attacco (3070 m, 1h 30' dal Segantini, 2h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Cavo metallico nuovo e numerosi infissi aiutano sui passaggi di roccia levigata. Si sale su placche appoggiate con qualche staffa, poi un traverso esposto ma non impegnativo affacciato sull'itinerario percorso. La ferrata non è continua: in alcuni tratti il cavo lascia spazio a roccette e facili balzi. Si supera una stretta cengia attrezzata con passerella in legno, quindi si alternano placche e balzi e un'esposta rampa inclinata verso destra fino al punto più alto della via in cresta (3165 m). Il cavo porta poi sul versante opposto scendendo per circa 50 m verso la Vedretta di Nardis Orientale con disarrampicata non difficile e una lunga serie di infissi, dove la ferrata termina (30' dall'attacco). Su questa vedretta, a stagione inoltrata, i ramponi in genere non servono; la difficoltà principale è l'orientamento con scarsa visibilità (pochi ometti e bolli). Si prosegue verso nord-ovest risalendo la valle fino al pianoro sopra la vedretta, da cui si individua il Bivacco Orobica: per raggiungerlo un paio di passaggi delicati (un tratto attrezzato in discesa e una traversata esposta su fondo friabile con assi di legno). Dal bivacco (3382 m, 1h 30' dal termine della ferrata) si segue la traccia sul lato sinistro della cresta fino alla vetta della Presanella (3558 m, 45' dal bivacco, 5h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario lungo, con dislivello significativo e carattere alpinistico. La ferrata in sé è difficile ma breve; l'impegno maggiore è ambientale. Nel tratto tra la Vedretta di Nardis e il Bivacco Orobica sono presenti chiodi con moschettoni utili per una sicura con corda.

    ⚠ Necessari ramponi e piccozza. Massima attenzione nell'attraversamento della Vedretta di Monte Nero, anche per l'instabilità dei sassi. Partire presto: consigliato il pernottamento al Rifugio Segantini per raggiungere la vetta in mattinata. Meteo stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva con ghiacciaio in condizioni. Alta montagna: valutare neve, visibilità e meteo.

    ▲Discesa

    Il rientro avviene a ritroso per l'itinerario di andata (circa 5h fino all'auto, circa 10h totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoAdamello-Presanella
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata95 m
    • Dislivello itinerario1558 m
    • Quota max3558 m
    • Lunghezza15,5 Km
  • Ferrata Bolver Lugli

    Ferrata Bolver Lugli

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Bolver Lugli

    La Ferrata Bolver Lugli sale lo Spallone del Cimon della Pala, nelle Pale di San Martino: una via di media difficolta’ con alcuni passaggi impegnativi, ma soprattutto una grande escursione di alta montagna, con avvicinamento lungo e rientro altrettanto impegnativo verso la funivia. La ferrata e’ solo una parte della giornata: a fare la differenza sono il dislivello, l’ambiente alpino e i nevai. Va pianificata con attenzione al meteo e agli orari degli impianti.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza e’ la stazione della funivia Col Verde a San Martino di Castrozza (TN), raggiungibile dalla Val di Fiemme via Passo Rolle o dalla SS50 Bassano del Grappa-Passo Rolle; gli impianti si trovano poco prima di uscire dal paese verso il Passo Rolle, presso un tornante con ampio piazzale (punto di partenza su Google Maps). Se gli impianti sono chiusi si puo’ parcheggiare a un tornante successivo, da cui un sentiero sale a Malga Pala e poi alla stazione a monte. Vista la lunghezza dell’itinerario conviene salire con la funivia, risparmiando circa 500 m di dislivello. Dalla stazione a monte di Col Verde si prosegue in salita pochi minuti fino a una palina con la prima indicazione per la ferrata; si tiene la sinistra in salita seguendo il segnavia 706. La salita inizia gradevole nel bosco, dove si incontra un singolare cartello, poi attraversa pietraie esposte a sud che si scaldano in fretta. Si sale costantemente fino a incrociare il sentiero 712: ignorato il bivio, si prosegue verso nord verso le alte pareti sud-est del Cimon della Pala, raggiungendo la targhetta metallica della Bolver Lugli (circa 2300 m, 1h dalla stazione a monte), che pero’ e’ solo il preludio: l’attacco vero e’ 300 metri di dislivello piu’ in alto. Da qui, seguendo i segni rossi, si sale su roccette (massimo II-), tracce su sassi e tratti attrezzati, in ripida progressione su fondo detritico talvolta infido, fino all’attacco appoggiato della ferrata (1h dalla targa, 2h dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Si parte spostandosi in diagonale verso sinistra su roccette dentro un canalino, fino a uno spigolo che si aggira, poi altre roccette e facili balzi. Si raggiunge un camino non troppo impegnativo, risalito con la fune sul lato destro e buoni appigli al centro; usciti dal camino, dopo un breve tratto verticale attrezzato, si percorre un tratto di collegamento (segnato con bolli rossi) da cui, a sinistra, si scorge in lontananza la meta finale dell’escursione, la stazione a monte della funivia del Col Rosetta. Ripreso il cavo, si sale in diagonale aggirando un paio di sassi prima a destra poi a sinistra, fino a una bella parete verticale ben appigliata che si arrampica sfruttando le naturali debolezze della roccia; segue un traverso orizzontale esposto ma ricco di appoggi e poi una seconda parete verticale, piu’ impegnativa. Si affronta quindi un tratto vario: a destra su gradoni, poi un tratto verticale fino a un pulpito panoramico; si sale una placchetta sul lato sinistro di uno speroncino e ci si porta sotto una parete dove si incontra la prima staffa della via, prima di una salita a zigzag. La parte alta porta a sinistra su un traverso orizzontale, da cui si riparte verticali in forte esposizione verso sinistra. Si sale in diagonale e poi su brevi tratti verticali fino a una parete che parte sul lato destro di una fessura, attrezzata con solide staffe metalliche, seguita da un tratto verticale su roccia piu’ povera di appigli. La sezione resta impegnativa: un diedro con la fune a destra, poi uno stretto canalino (fune a destra, buoni appigli) da cui si esce senza eccessive difficolta’; si aggira un aereo spigolo e si supera un passaggio piuttosto impegnativo e leggermente strapiombante, poi un diedro appoggiato dove conviene cercare appoggi anche sul lato opposto alla fune, e infine una placca appoggiata. Nell’ultima sezione, intorno ai 3000 m, la fatica e l’altitudine si fanno sentire, ma il panorama sulle slanciate Beppine accompagna gli ultimi metri. Si prosegue su un tratto gradonato verso un’evidente forcellina che si oltrepassa: sul versante opposto appaiono il Bivacco Fiamme Gialle e un panorama del tutto nuovo. Un breve tratto di cresta attrezzata verso sinistra, poi a destra, e una traccia evidente conduce al Bivacco Fiamme Gialle (3005 m, 2h dall’attacco, 4h totali).

    ▲Carattere e difficolta’

    La via fu costruita dalle Aquile di San Martino e inaugurata nel 1970, lungo la storica Via Higusi del 1921 (aperta dagli alpinisti Hilde, Sigur e Langes); e’ intitolata a Bolver Lugli, notaio di Mestre, e l’ultima ristrutturazione risale al 2016. Tecnicamente e’ Difficile, con passaggi verticali ed esposti e una sezione centrale sostenuta, ma l’impegno maggiore e’ dato dall’insieme: lungo avvicinamento, alta quota e un rientro articolato tra nevai. E’ un itinerario per chi ha gia’ buona esperienza di vie ferrate e di ambiente alpino.

    ⚠ A inizio stagione si attraversano molti nevai: uno ripido sotto l’attacco, uno prima del bivacco e uno decisamente ripido tra il bivacco e il Passo del Travignolo, oltre ad altri verso il Passo Bettega. Portare sempre ramponi e bastoncini, valutandone l’uso in loco. Attenzione a non perdere i bolli rossi, soprattutto tra la targhetta e l’attacco e nella salita a Cima Vezzana. Partire presto per fare l’avvicinamento all’ombra e rientrare prima della chiusura degli impianti.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota oltre i 3000 m: la stagione utile va dall’estate inoltrata, quando i nevai si riducono, all’inizio autunno. Oltre al set da ferrata (imbracatura, kit, casco) sono necessari ramponi e bastoncini, abbigliamento da alta montagna e scorta d’acqua e cibo per una giornata che puo’ arrivare a 9 ore. Verificare meteo e condizioni dei nevai, e organizzare l’uscita in base agli orari della funivia.

    ▲Discesa

    Dal Bivacco Fiamme Gialle inizia il lungo rientro. Si raggiunge prima il Passo del Travignolo (2985 m), che divide il Cimon della Pala a sud e la Cima Vezzana a nord, tagliando a mezzacosta in discesa dal bivacco (15′, attenzione a tratti innevati). Al passo si sceglie se salire a Cima Vezzana o scendere subito per la Val dei Cantoni. Per la vetta si segue il sentiero 716 verso nord fino alla forcella tra Cima Vezzana e Cima Nuvolo, poi un tratto di cresta e una conca spesso innevata anche in stagione inoltrata, fino all’anticima e alla cima di Cima Vezzana (3192 m, 1h dal bivacco). Da qui si puo’ tornare al Passo del Travignolo (40′) e scendere la Val dei Cantoni, oppure percorrere in discesa la Ferrata Gabitta Ignoti e scendere la Val Strutt; entrambe sono impegnative e attraversano nevai (la seconda e’ piu’ lunga, con il Sentiero delle Farangole e il solo Bivacco Brunner come appoggio). Seguendo la prima opzione, dal Passo del Travignolo si scende ripidi nel vallone generalmente innevato (i crepacci sono di solito nella parte inferiore): dopo circa 20 minuti, presso un grosso sasso al centro della valle, una freccia indica di spostarsi sul lato destro verso la roccia per evitare un tratto molto ripido, con alcuni passaggi attrezzati. Si prosegue nel vallone, affrontando con attenzione un paio di attraversamenti su neve esposti; terminato il vallone (circa 1h dal bivacco) si segue a destra il sentiero 716 che taglia a mezzacosta in salita verso il Passo Bettega (2658 m). Al passo si ignora la traccia a sinistra e si scende fino a un bivio: a destra si scende ripidi su roccette verso Col Verde, a sinistra si va senza difficolta’ verso il Rifugio Pedrotti-Rosetta (2581 m) e si risale alla stazione a monte presso il Rifugio Rosetta (2678 m; 2h dal termine del vallone, 3h dal bivacco, circa 7h totali senza la salita a Cima Vezzana, 9h con la vetta). La discesa a destra verso Col Verde lungo il 716 presenta tratti esposti con attrezzature non in buone condizioni: meglio salire al rifugio e usare la cabinovia.

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico e’ Bolver Lugli in salita, vetta di Cima Vezzana e discesa con la Ferrata Gabitta Ignoti. Facendo tappa al Rifugio Pedrotti si possono concatenare il Sentiero Attrezzato Gusella, la Ferrata del Porton e la Ferrata Velo, oltre alla Ferrata della Vecia in discesa; verso est si raggiungono il Sentiero Attrezzato del Cacciatore e la difficile Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo. Sul versante orientale delle Pale ci sono la Ferrata del Canalone e la Ferrata Fiamme Gialle (versante trentino), la Ferrata Stella Alpina e la Ferrata dell’Orsa (versante veneto). Abbinando la Gabitta Ignoti si puo’ infine proseguire verso il Passo delle Farangole e il Rifugio Mulaz, da cui scendere la Ferrata del Mulaz.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento2:00 h
    • Durata ferrata2:00 h
    • Itinerario totale9:00 h
    • Dislivello ferrata455 m
    • Dislivello itinerario1222 m
    • Altitudine massima3192 m
    • Lunghezza8,4 Km
    • Anno apertura1970
  • Ferrata delle Bocchette Alte

    Ferrata delle Bocchette Alte

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata delle Bocchette Alte

    La Ferrata delle Bocchette Alte e’ una delle vie d’alta quota piu’ celebri dell’arco alpino: un itinerario grandioso nel cuore delle Dolomiti di Brenta, che tocca e supera i 3000 metri. I passaggi attrezzati non sono tecnicamente estremi, ma l’ambiente e’ di vera alta montagna, con lunghi tratti esposti (alcuni non protetti) e neve e ghiaccio persistenti presso la Vedretta di Tucket: e’ classificata Difficile soprattutto per esposizione, lunghezza e impegno fisico. Si presta a essere percorsa ad anello e ad essere concatenata con le Bocchette Centrali pernottando in rifugio.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio del Rifugio Vallesinella (1513 m), sopra Madonna di Campiglio: dalla rotonda all’ingresso del paese un cartello marrone indica la strada che in 4 km porta al parcheggio (punto di partenza su Google Maps). La via e’ percorribile in entrambi i sensi (Alimonta-Tucket o viceversa); qui si descrive l’anello che dal Vallesinella sale al Brentei, prosegue all’Alimonta dove inizia la ferrata e termina al Rifugio Tucket, da cui si rientra al Vallesinella. Dal Rifugio Vallesinella si sale per il CAI 317, ripido nel bosco, fino al Rifugio Casinei (1850 m, 45′). Dal Casinei si prosegue sul CAI 318 verso sud-est fino al Rifugio Brentei (2182 m): questo tratto, noto anche come Sentiero della Galleria Bogani, presenta alcuni passaggi esposti ma non difficili (2h15′ dal parcheggio). Dal Brentei si procede sul CAI 323 verso nord-est in direzione del Rifugio Alimonta, ignorando il bivio per la Ferrata Detassis, fino al rifugio dove inizia l’itinerario attrezzato (3h15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal Rifugio Alimonta si sale lungo il vallone detritico tra grossi massi fino a un bivio: a destra si va alla Bocca degli Armi (attacco delle Bocchette Centrali o, in discesa, della Ferrata Spellini), a sinistra verso l’attacco delle Bocchette Alte. Si percorre il versante sinistro del vallone con alcune cenge e roccette attrezzate, fino all’attacco vero e proprio, presso una scala accanto alla quale c’e’ una targhetta metallica (45′ dall’Alimonta, 4h totali). Inizia il tratto dedicato a Umberto Quintavalle, dove diverse scale salgono il versante settentrionale di Cima Molveno; si scende poi verso nord-ovest fino alla Bocca Bassa di Massodi (2790 m, 45′ dall’attacco, 4h45′ totali), dove a sinistra scende la Ferrata Oliva Detassis, utilizzabile anche come via di fuga verso l’Alimonta o il Brentei. La Bocca Bassa di Massodi e’ un tratto di una decina di metri particolarmente esposto, su neve o ghiaia, dove per gli inesperti puo’ servire uno spezzone di corda per procedere in conserva. Da qui parte il tratto dedicato a Mario Coggiola: una serie di scale intervallate da tratti attrezzati esposti ma non difficili porta alla cima pianeggiante dello Spallone di Massodi (2999 m), da cui si scende lungo l’iconica Scala degli Amici, lunga 30 metri, esposta e impegnativa per la pendenza. Seguono facili tratti attrezzati e scale fino alla Bocchetta Alta di Massodi (2950 m, 45′ dalla Bocca Bassa, 2h15′ dall’Alimonta). Si prosegue in salita oltre i 3000 metri nel tratto dedicato a Maria Foresti, caratterizzato non da salite e discese verticali ma da lunghe cenge esposte: pur sembrando meno arduo, i canalini eventualmente innevati richiedono concentrazione. Attraversati i canalini critici si raggiunge una nuova scala che sale passando dalla Spalla Nord della Cima Brenta; si scende poi senza difficolta’ nel tratto dedicato a Carlo Garbari e, dopo una serie di scale e gradini attrezzati, si arriva alla Bocca di Tucket (2648 m, 45′ dalla Spalla Nord della Cima Brenta, 5h dall’Alimonta). Dalla Bocca di Tucket si scende un nevaio non particolarmente agevole, dove serve buon piede (utili i bastoncini), e poi le tracce di sentiero conducono al Rifugio Tucket (30′ dalla Bocca di Tucket, 5h30′ dall’Alimonta).

    ▲Carattere e difficolta’

    Le difficolta’ tecniche sono moderate: la via e’ un continuo saliscendi di scale, cenge e tratti attrezzati, ma classificato Difficile per l’esposizione e per alcuni passaggi non protetti, su tutti la Bocca Bassa di Massodi. Serve buona dimestichezza nel disarrampicare i tratti attrezzati e un buon allenamento, perche’ l’itinerario e’ lungo e dispendioso, in ambiente di alta montagna. Le attrezzature sono in buono stato e le scale, anche se non recenti, sono stabili e ben costruite. Nel 2025 e’ stato installato un nuovo ponte sospeso nel canale sud della Cima Brenta, stabile e ben costruito, che evita un tratto insidioso famoso per le scariche di detriti e neve.

    ⚠ Il tratto Garbari e i canalini in quota possono essere innevati anche in stagione inoltrata: portare ramponi e piccozza nel caso le attrezzature risultino inagibili per la neve. La Bocca Bassa di Massodi e’ esposta e non protetta. Attenzione anche all’affollamento di luglio e agosto nei punti piu’ esposti: conviene partire presto.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota: la stagione utile e’ l’estate inoltrata e l’inizio autunno, quando neve e ghiaccio presso la Vedretta di Tucket si riducono. Oltre al set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco) sono raccomandati ramponi e piccozza, abbigliamento adeguato all’alta montagna e scorta d’acqua e cibo per una giornata di circa 10 ore. Verificare meteo e condizioni dei nevai presso i rifugi prima di partire.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Tucket (2272 m), dove termina la ferrata, la discesa al Rifugio Vallesinella avviene lungo il CAI 317, un lungo sentiero senza difficolta’ che in direzione nord-ovest porta prima nei pressi del Rifugio Casinei e poi giu’ al Vallesinella (1h30′ dal Rifugio Tucket, circa 10h totali per l’intero anello).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento naturale e’ con la Ferrata delle Bocchette Centrali, di cui le Bocchette Alte sono il proseguimento: in questo caso conviene pernottare al Rifugio Pedrotti. La Ferrata Oliva Detassis e’ una variante nel tratto da Bocca d’Armi a Cima Molveno. Proseguendo si puo’ concatenare la Ferrata Benini fino al Passo del Groste’, da cui partono altri itinerari (Sentiero Attrezzato Vidi, Ferrata della Val Gelada, Sentiero Attrezzato delle Palete). In avvicinamento si puo’ usare il Sentiero Attrezzato Violi verso il Brentei, mentre a sud meritano la Ferrata Brentari, la Ferrata Castiglioni, il Sentiero Attrezzato dell’Ideale e il Sentiero Attrezzato Apolloni.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:15 h
    • Durata ferrata5:30 h
    • Itinerario totale10:00 h
    • Dislivello ferrata438 m
    • Dislivello itinerario1500 m
    • Altitudine massima3011 m
    • Lunghezza19 Km
  • Ferrata Tissi al Civetta

    Ferrata Tissi al Civetta

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Tissi al Civetta

    La Ferrata Tissi sale il versante sud-est del Monte Civetta, nelle Dolomiti di Zoldo, ed e’ un itinerario impegnativo (Difficile): non tanto per i passaggi attrezzati, quanto per la lunghezza, il dislivello e soprattutto i nevai spesso perenni che ne attraversano il percorso e richiedono vera esperienza di montagna. La via porta al Rifugio Torrani (2984 m), da dove si puo’ salire in vetta al Civetta (3220 m) e rientrare lungo la via normale. E’ la salita classicamente abbinata alla Ferrata degli Alleghesi, che si sviluppa sul versante opposto.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza e’ Malga Grava: risalendo la Val Agordina, all’altezza dell’abitato di Chiesa si imbocca a sinistra Via Grava fino al suo termine, presso una malga circondata da ampi prati (punto di partenza su Google Maps). Dalla Casera di Grava (1627 m) si segue verso nord-ovest l’ampio sentiero 557 in dolce salita fino alla Forcella del Pecol/Grava (1784 m). Si prosegue sullo stesso 557, il cosiddetto Sentiero Tivan che si percorrera’ soprattutto al ritorno, fino a un bivio in corrispondenza della Forcella della Grava. Qui si tiene la sinistra sul sentiero 558 in direzione del Rifugio Vazzoler, ignorando a destra le indicazioni per la Ferrata degli Alleghesi. Il sentiero piega dapprima verso sud, poi torna a destra verso ovest mostrando il primo obiettivo proprio davanti: la Forcella delle Sasse (2475 m). La salita alla forcella e’ faticosa, con circa 600 m di dislivello su fondo ghiaioso a pendenza decisa; in circa 2 ore dalla partenza si raggiunge la Forcella delle Sasse. Si prosegue ignorando la traccia che si stacca a sinistra e si aggirano le alte pareti est del Civetta: la traccia perde quota e poi risale lungo un canalone ghiaioso poco stabile fino all’attacco della Ferrata Tissi, segnalato da una scritta ormai sbiadita su un masso, sotto le imponenti bastionate sud-est del Civetta (45′ dalla Forcella delle Sasse, 2h45′ totali).

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia con un tratto diagonale verso sinistra senza particolari difficolta’, seguito da una parete verticale ma appoggiata con buoni appigli. Si percorre poi una stretta cengia non protetta verso sinistra, dove alcuni bolli rossi indicano la direzione: in questo punto puo’ esserci neve anche in alta stagione, quindi serve attenzione. Dopo la cengia si risale una parete inclinata, non troppo difficile, con il cavo sulla destra e roccia frastagliata ricca di appigli; in una ventina di metri si raggiunge una rampa inclinata che sale a sinistra, forse il passaggio piu’ caratteristico della via: pur restando abbastanza larga e dotata di pioli d’appoggio per i piedi, sulla sinistra si accumula una notevole esposizione. Superati gli ultimi metri piu’ stretti della rampa, la via aggira un piccolo tetto roccioso. Si sale quindi un tratto verticale esposto ma non eccessivamente difficile sfruttando i buoni appoggi per i piedi, poi si piega a destra aggirando un piccolo sperone e si affronta un camino, restando sul lato sinistro dove alcuni pioli aiutano la progressione. Seguono roccette appoggiate che attenuano l’esposizione fino a un breve balzo verticale di circa 4 metri, vinto grazie ad alcuni infissi metallici. Si entra ora nel tratto che spesso risulta umido per l’acqua che scende dai nevai sovrastanti: prima una placca inclinata da superare in aderenza, poi una cengia attrezzata verso sinistra, un breve tratto verticale e un traverso a sinistra corto ma reso insidioso dalla parete scivolosa. Si susseguono brevi tratti di cengia alternati a balzi verticali, fino a un’ultima lunga e ampia cengia verso sinistra; un ultimo balzo verticale chiude la ferrata nel cosiddetto Pian della Tenda (1h15′ dall’attacco, 4h totali). Per completare l’itinerario si sale al Rifugio Torrani, posto a monte del Pian della Tenda: spesso e’ presente un nevaio da risalire, piu’ ostico in caso di nebbia, da affrontare lungo la linea di massima pendenza restando al centro. Poco dopo si incontra il bivio di discesa della via normale; proseguendo ancora pochi minuti in salita si raggiunge il Rifugio Torrani (2984 m, 1h30′ dall’attacco, circa 4h15′ totali).

    ▲Carattere e difficolta’

    La Tissi e’ valutata Difficile soprattutto per le difficolta’ ambientali: il versante sud-est resta in larghi tratti all’ombra e tre punti della salita risultano spesso innevati anche in stagione inoltrata, ovvero prima dell’attacco, poco dopo l’attacco e al termine della via, nei pressi del Rifugio Torrani. Tecnicamente i passaggi sono sostenuti ma ben appigliati; e’ la combinazione di esposizione, roccia a tratti scivolosa e neve residua a richiedere esperienza. La via e’ una delle ferrate storiche delle Dolomiti orientali, realizzata nel 1938 e dedicata ad Attilio Tissi, alpinista, politico e partigiano agordino, forte arrampicatore del suo tempo, scomparso a 59 anni durante una discesa in montagna.

    ⚠ Nevai spesso perenni in tre punti del percorso: valutare di portare i ramponi, in particolare per il passo subito dopo l’attacco, dove la neve ghiacciata puo’ rendere pericoloso il traverso. Attenzione alla cengia non protetta prima della parete inclinata, alle placche umide e scivolose nella parte alta e all’instabilita’ del canalone ghiaioso in avvicinamento. La discesa per la via normale e’ impegnativa e va affrontata con piede fermo.
    ▲Periodo e sicurezza

    Essendo un itinerario d’alta quota che culmina oltre i 2900 m, e con neve che persiste a lungo, la stagione ideale e’ la piena estate e l’inizio autunno. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco, con scorta d’acqua e cibo adeguata a una giornata lunga; consigliati i ramponi nei periodi con maggiore innevamento. Partire presto, verificare il bollettino meteo e rinunciare in caso di maltempo o nevai ghiacciati.

    ▲Discesa

    L’itinerario attrezzato termina al Rifugio Torrani; da qui, volendo, si puo’ salire in vetta al Civetta (3220 m) per sentiero sul pendio est, senza particolari difficolta’ (circa 45′ dal rifugio). La discesa avviene comunque per la via normale al Civetta: dal rifugio si torna al bivio segnalato incontrato in salita. La via normale e’ un rapido susseguirsi di tratti esposti non protetti e di tratti attrezzati tutt’altro che banali, da percorrere in disarrampicata con la massima attenzione (per il dettaglio di questa discesa rimandiamo alla relazione della Ferrata degli Alleghesi). Terminate le attrezzature ci si trova davanti a un ghiaione e a un bivio sul sentiero 557: a sinistra si andrebbe verso il Rifugio Coldai e l’attacco della Ferrata degli Alleghesi, mentre noi proseguiamo dritti in discesa sul ghiaione seguendo per il Pecol/Grava, da cui si scende a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino alla Casera di Grava (2h30′ dal Rifugio Torrani; circa 6h45′ totali senza la salita al Civetta, circa 8h con la salita in vetta).

    ▲Da abbinare

    La Tissi e’ l’abbinamento naturale della Ferrata degli Alleghesi, percorsa di solito in discesa perche’ piu’ breve pur essendo tecnicamente piu’ impegnativa. Nella zona meritano la Ferrata Gianni Costantini alla Moiazza e la Ferrata Fiamme Gialle alla Palazza Alta, che ha nel Rifugio Vazzoler il suo punto d’arrivo. Per itinerari piu’ semplici ci sono la Ferrata Sora El Sass a Forni di Zoldo e, verso le Cinque Torri, le ferrate dell’Averau e Ra Gusela; spostandosi verso Agordo si raggiunge l’attacco dell’impegnativa Ferrata Stella Alpina all’Agner.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento2:45 h
    • Durata ferrata1:30 h
    • Itinerario totale6:45 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario1436 m
    • Altitudine massima3220 m
    • Lunghezza11 Km
    • Anno apertura1938
  • Ferrata al Gran Paradiso

    Ferrata al Gran Paradiso

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata al Gran Paradiso

    Il Gran Paradiso (4061 m) è l’unico quattromila interamente in territorio italiano, e la sua via attrezzata ne fa una delle salite alpinistiche più ambite delle Alpi. Non è una ferrata sportiva: è un itinerario di alta montagna su ghiacciaio in cui il tratto con cavo è solo una parte di una lunga salita tra morene, nevai e crepacci fino alla celebre madonnina di vetta. Richiede esperienza alpinistica e attrezzatura da ghiacciaio.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla località Pont, in fondo alla Valsavarenche (~1960 m). Un sentiero evidente sale al pianoro del Rifugio Vittorio Emanuele II (2732 m) in circa 2h30 (~745 m di dislivello). La salita di vetta si affronta di norma il giorno seguente, partendo dal rifugio prima dell’alba. Indicazioni stradali per Pont →

    ▲Il percorso

    Dal rifugio si seguono le tracce della via normale; in una ventina di minuti si attraversa un torrente glaciale e si risale l’affilata morena fino alla parete, aggirata a destra su roccette con ometti, dove un cartello multilingue segnala l’inizio del tratto attrezzato. La ferrata corre su una costa rocciosa con funi metalliche: traversi esposti, brevi pareti verticali, passaggi sul filo di cresta, placche attrezzate e un traverso orizzontale sotto un tetto. Si esce sulla “schiena d’asino”, dove confluiscono le vie dai rifugi Chabod e Vittorio Emanuele, e si prosegue su pendii nevosi fino al circo glaciale di vetta. Superato l’ultimo crepaccio, una cresta sommitale di roccette molto esposte e una stretta cengia sul Ghiacciaio della Tribolazione conducono alla madonnina (4061 m).

    ⚠ Salita di alta montagna a carattere alpinistico — il cartello iniziale la classifica come “Estremamente Difficile”. Servono attrezzatura da ghiacciaio completa (ramponi, piccozza, corda) e capacità di muoversi su ghiacciaio crepacciato in conserva. A stagione inoltrata fune e staffe possono essere sepolte da neve dura. Da affrontare solo con esperienza adeguata o con una guida alpina; i tempi sono molto variabili in base alle condizioni del ghiaccio.
    ▲Discesa

    La discesa avviene per la via normale, ripercorrendo a ritroso ghiacciaio e tratto attrezzato fino al rifugio, e da lì a valle.

    ▲Da abbinare

    In Valle d’Aosta si trovano altre vie attrezzate come la Ferrata Casimiro, la Ferrata Marguerettaz e la Ferrata al Mont Chetif.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • ProvinciaAosta
    • GruppoGran Paradiso
    • Avvicinamento al rifugio2:30 h
    • Itinerario totale~8:00 h
    • Dislivello itinerario2110 m
    • Altitudine max4061 m
    • Lunghezza22 km
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