Caratteristica: Itinerario lungo

  • Ferrata Ivano Dibona al Cristallo

    Ferrata Ivano Dibona al Cristallo

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Ivano Dibona al Cristallo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Avviso — La bidonvia che saliva a Forcella Staunies è stata smantellata (luglio 2017) ed è in attesa di ricostruzione a data da destinarsi; l’unico modo per raggiungere l’attacco è oggi risalire il ripido vallone detritico del Gran Staunies, su fondo ghiaioso instabile (almeno 2h dal termine della seggiovia). Anche il Rifugio Lorenzi, all’inizio della ferrata, risulta chiuso. È un itinerario lungo e impegnativo a prescindere: pianificare tempi e meteo con cura.

    La Ferrata Ivano Dibona è uno stupendo itinerario di cresta sul Gruppo del Cristallo. Da Forcella Staunies percorre tutta la cresta che scende al Col dei Stombi, in un percorso di grande interesse paesaggistico e ricco di tracce indelebili dei combattimenti della Grande Guerra. Le difficoltà tecniche non sono elevate, ma alcuni tratti sono esposti e soprattutto il dislivello complessivo richiede un ottimo allenamento.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio presso il Ristorante Rio Gere, da cui sale la seggiovia che collega Rio Gere (1700 m) con il Rifugio Son Forca (2215 m), lungo la strada del Passo delle Tre Croci che unisce Cortina d’Ampezzo ad Auronzo di Cadore, sul versante ampezzano (apri su Google Maps). L’attacco è a Forcella Staunies (2932 m): dal Rio Gere ci sono quasi 1250 m di dislivello, quindi è vivamente consigliato usare la seggiovia fino al Rifugio Son Forca. Da qui, smantellata la vecchia bidonvia che saliva alla forcella, l’unica soluzione è risalire il vallone detritico del Gran Staunies, un canale ripido e su fondo ghiaioso instabile da affrontare con prudenza, mettendo in conto almeno 2 ore dal termine della seggiovia.

    ▲Il percorso

    Raggiunta la Forcella Staunies si scorge la sagoma del Rifugio Lorenzi, in posizione stupenda ma chiuso; dietro di esso una scala metallica incastonata nella roccia dà inizio alla ferrata. Terminata la passerella metallica, una scaletta avvia la prima sezione, la più “ferrata” dell’intero itinerario: una cengia con un passaggio su passerella di legno, un breve traverso che aggira un risalto roccioso con un paio di saliscendi privi di difficoltà, alcune roccette verso una galleria bellica piuttosto breve che piega subito a sinistra (torcia non necessaria) e una comoda cengia con passerella di legno. Si salgono altre roccette e si prosegue poco sotto il filo di cresta, con passaggi ampi e passerelle in legno dove il terreno si restringe, fino al ponte sospeso di circa 30 metri, uno dei punti più iconici del percorso: voltandosi si vedono il Rifugio Lorenzi appena lasciato e l’inizio della Ferrata Bianchi, che procedeva in senso inverso (15′ dall’attacco al rifugio, 2h30 totali). Il ponte è molto ampio, costruito con traversine di legno (un paio non fisse). Oltre il ponte una lunga scala metallica, divisa in due sezioni, fa guadagnare quota e porta sulla lunga cresta che caratterizza questa parte del percorso, ottimamente attrezzata con fune nonostante sia quasi ovunque ampia. Dopo una leggera discesa verso la Forcella Grande si incontra un bivio (2980 m, 15′ dal ponte, 30′ dall’attacco): si può proseguire dritto sulla Dibona oppure prendere la deviazione facoltativa a sinistra per la Cima Cristallino, salendo a mezzacosta a un’insellatura e poi su uno spigolo non difficile alla base della vetta (2997 m, 10′ dal bivio); si sale preferibilmente dal versante ovest, con una breve cengia e un ultimo strappo verticale di una decina di metri attrezzato con staffe, fino alla cima del Cristallino (3008 m), rientrando per la variante est lungo un canalino attrezzato e poi a ritroso fino alla Dibona (deviazione per il Cristallino circa 40′ andata e ritorno). Ripresa in discesa la Dibona, si scende verso la Forcella Grande (2874 m), dove a destra si stacca il sentiero per la Ferrata Renè de Pol alla Punta del Forame e si incontrano alcuni resti di postazioni di cecchini della Grande Guerra; alla forcella si tiene la sinistra restando sulla Dibona. Sul versante sinistro si passa accanto al rudere di un ex ricovero militare italiano e si percorre, sotto la Cresta Bianca, un tratto in cui si alternano sentiero, cenge, facili traversi e camminamenti attrezzati a modesto dislivello, fino alla Forcella Padeon (2762 m, 2h dall’attacco inclusa la deviazione al Cristallino, 4h15 totali), dove sorge il Bivacco Buffa di Perrero, ex caserma di guerra ristrutturata e in posizione panoramica eccellente, ideale per una sosta. Si prosegue a mezzacosta sul versante sud del Vecio del Forame, con alcune esposte cenge a tratti non protette, fino a un canalone detritico che si scende sulla sinistra con un lungo tratto attrezzato, raggiungendo prima la Forcella Alta (2650 m) e poi un bivio (2490 m, 1h dal Bivacco Buffa di Perrero, 5h15 totali). Qui, mentre a sinistra il ripido canalino franoso della Val Padeon costituisce una via di fuga difficile e poco consigliabile, si prosegue dritti sul Sentiero Dibona fino alla Forcella Bassa (2450 m); si cammina poi a mezzacosta senza attrezzature lungo la Cresta dello Zurlon, si sale una scaletta che porta ad alcuni ruderi militari (2360 m, 40′ da Forcella Bassa, 6h totali) e, dopo un breve tratto in salita a una forcella, si scende un ripido canalone ghiaioso fino al Col dei Stombi (2017 m, 40′ dai ruderi dello Zurlon, 6h45 totali), dove finisce l’ambiente roccioso e iniziano pini e mughi. Dal Col dei Stombi si scende ripidamente, tra tornanti e serpentine, fino all’innesto sulla forestale (CAI 203, 1700 m, 30′ dal colle, 7h15 totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le difficoltà tecniche non sono elevate, ma l’itinerario è lungo e committente, con tratti esposti e alcune cenge non protette; il dislivello da affrontare è notevole e richiede ottimo allenamento. Storicamente è uno dei percorsi più affascinanti delle Dolomiti, disseminato di tracce della Grande Guerra.

    ⚠ Itinerario molto lungo (23 km, fino a 10h) e impegnativo, con tratti esposti e cenge a tratti non protette: partire presto, con meteo stabile, e tenere conto dell’accesso ora più faticoso (risalita del Gran Staunies).
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 3008 m al Cristallino). La lunghezza, l’esposizione e l’accesso impegnativo lo rendono adatto a escursionisti ben allenati e autonomi.

    ▲Discesa

    Raggiunta la forestale si tiene la sinistra sul sentiero 203, ignorando tutte le deviazioni, fino al Passo Son Forcia (2109 m, 1h45 dall’innesto sulla forestale, 8h totali). Da qui si può salire al Rifugio Son Forca per prendere la seggiovia che scende al Rio Gere (attenzione agli orari di apertura impianti), oppure tenere la destra sul 203 fino alla deviazione a sinistra per il CAI 206 (1948 m, 20′ dal Passo Son Forcia), in direzione di Malga Lareto; si scende sul 206 fino a individuare un’esile traccia non segnata che scende al Rio Gere (30′ dall’innesto sul 206, 2h45 dal termine della ferrata, 10h complessive).

    ▲Da abbinare

    Dalla Forcella Grande si stacca la Ferrata Renè de Pol alla Punta del Forame, naturale prosecuzione per chi ha ancora energie.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoCristallo
    • Avvicinamento2:15 h
    • Ferrata5:00 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata1300 m
    • Dislivello itinerario1300 m
    • Quota max3008 m
    • Lunghezza23 Km
  • Sentiero Attrezzato del Vofrede (Ferrata dello Sperone)

    Sentiero Attrezzato del Vofrede (Ferrata dello Sperone)

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Sentiero Attrezzato del Vofrede (Ferrata dello Sperone)

    Il Sentiero Attrezzato del Vofrede — chiamato da alcuni Ferrata dello Sperone — è un itinerario non difficile ma dai panorami mozzafiato, che risale il vallone della Cignana contornato da stupendi laghi alpini. Si arriva ai pressi del Colle di Vofrede con un rientro ad anello in un giro molto appagante, sotto lo sguardo del Cervino.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è lungo la strada che da Châtillon risale verso Breuil-Cervinia (AO). Si oltrepassa Valtournenche e si prosegue oltre la centrale idroelettrica di Perrères fino a vedere sulla sinistra un’area in cui si lavora la sabbia; lungo un rettilineo si nota una strada sterrata che scende in quella direzione e, prima di oltrepassare il ponte, si parcheggia a bordo strada. Se l’ingresso nella sterrata non fosse possibile per lavori, si prosegue per qualche metro sulla strada principale e si parcheggia a destra in uno spiazzo, allungando di poco l’escursione (apri su Google Maps). Dal parcheggio si supera il ponte sul torrente Marmore svoltando a destra in direzione del laghetto per la pesca sportiva; nei pressi del cartello di divieto di accesso si imbocca il largo sentiero che risale il vallone del torrente Creton, fino a una palina con i vari segnavia, dove si tiene il segnavia 9 (segni gialli). Dove il sentiero piega a sinistra si attraversa un torrente e si risale un tratto gradonato su roccia viva; su comodo sentiero si giunge a un bivio dove, mentre a sinistra si va verso il ghiacciaio di Vofrede, si tiene la destra proseguendo dritti lungo la morena e, dopo alcuni tornanti, si raggiunge l’attacco del Sentiero Attrezzato del Vofrede (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto si svolge su alcune brevi pareti, seguite da un traverso orizzontale esposto ma con abbondante posto per i piedi; si aggira uno spigolo poco marcato e si risalgono facili roccette. Le attrezzature terminano momentaneamente e si segue la traccia fino a una parete verticale, arrampicabile agevolmente assicurati dal cavo; si superano alcuni balzi di roccia non ripidi fino a un balcone affacciato sul ghiacciaio del Vofrede. Dal terrazzino si affronta una parete verticale di alcuni metri, non difficile, che porta a un secondo balcone panoramico, oltre il quale prosegue il tratto verticale; il sentiero attrezzato continua senza difficoltà fino ad attraversare una spaccatura nella roccia, ormai in prossimità del termine. Si percorrono le ultime decine di metri e, nel pianoro sotto il Castelletto Whymper, il sentiero attrezzato si conclude con una magnifica vista sul vicino Cervino (1h30 dall’attacco, 3h30 totali). Dal termine si prosegue verso ovest (sinistra) lungo la pietraia in direzione del Colle di Vofrede (3130 m, punto più alto dell’escursione, 4h totali), seguendo i segni gialli e gli ometti.

    ▲Carattere e difficoltà

    L’itinerario non è difficile tecnicamente, ma è lungo: giunti al Colle di Vofrede si è a meno di metà escursione, quindi va valutata bene la lunghezza complessiva, soprattutto per il rientro.

    ⚠ Il rientro, pur non difficile, si svolge in una zona remota con sentiero non sempre ben segnato: può avere senso portare una traccia GPS, in particolare in caso di annuvolamenti o nebbia con difficoltà di orientamento.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 3130 m), in ambiente selvaggio e di grande bellezza. Lo sviluppo lungo e la lontananza da punti d’appoggio richiedono buona autonomia e attenzione al meteo.

    ▲Discesa

    Dal Colle di Vofrede si scende verso ovest in direzione del Gran Lago, seguendo la traccia labile del sentiero e poi gli sfasciumi fino al lato orientale del bacino; si percorre il muro di contenimento verso valle fino a un piccolo rudere dal tetto sfondato, da cui un sentiero si connette poco dopo a uno più ampio che risale alla parete dove sorge il Rifugio Perucca Vuillermoz. Dal rifugio si segue il sentiero 6 – Alta Via 3 verso il bivacco Manenti, a tornanti, fino al bordo del lago di Balanselmo; si prosegue con un lungo tratto a mezzacosta all’Alpe di Chevalley, poi su una sterrata fino a una selletta da cui si prende il sentiero 107, tenendo la sinistra verso il rifugio La Riondè e proseguendo verso l’ormai visibile cava di sabbia e quindi al parcheggio (3h30 dal termine del sentiero attrezzato, 7h30 complessive).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoCervino – Valtournenche
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario1200 m
    • Quota max3130 m
    • Lunghezza14,9 Km
  • Sentiero Attrezzato delle Scalette al Catinaccio (Larsec)

    Sentiero Attrezzato delle Scalette al Catinaccio (Larsec)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato delle Scalette al Catinaccio (Larsec)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato delle Scalette è la via più diretta che dal Rifugio Gardeccia conduce nelle austere valli del Larsec e della Laussa, nel cuore del Catinaccio. L’itinerario non presenta particolari difficoltà tecniche e può essere percorso anche da chi è alle prime esperienze sulle vie attrezzate; va però prestata grande attenzione al meteo se si decide di proseguire nelle due valli in quota.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Rifugio Gardeccia, nella Val del Vajolet (parallela alla Val di Fassa, TN) e interdetta al traffico privato. Per raggiungerlo ci sono varie opzioni: salire con la funivia da Vigo di Fassa al Rifugio Ciampedie e proseguire su comodo sentiero in circa 45′; usare il bus navetta da Pozza di Fassa (20′, conviene verificare punto e orari con l’ufficio turistico); oppure salire con la funivia da Pera di Fassa e raggiungere il rifugio a piedi (apri su Google Maps). Dal Rifugio Gardeccia (1949 m) si segue il CAI 583 che, a mezzacosta, passa sotto i dirupi del Larsec verso est, aggira le imponenti bastionate rocciose e prosegue verso nord in più marcata salita; a un certo punto una palina indica di tenere la sinistra su una nuova traccia, che sostituisce una vecchia via soggetta a una frana (1h dal Rifugio Gardeccia).

    ▲Il percorso

    Da qui in avanti si percorre l’effettivo Sentiero delle Scalette, che si inerpica in un canalone al termine del quale si raggiunge il Passo delle Scalette. I primi tratti attrezzati sono su un’esposta cengia, oltre la quale una serie di staffe metalliche permette di risalire un traverso; segue un tratto di erto sentiero senza attrezzature fino a un secondo tratto attrezzato, composto da roccette che si risalgono restando sul lato sinistro del canalone. Si supera un breve salto verticale, dove alcune nuove cambre metalliche danno sostegno, e si risale un ulteriore tratto di erto sentiero fino al Passo delle Scalette (2348 m, 1h dall’attacco, 2h dal Rifugio Gardeccia).

    ▲Carattere e difficoltà

    Il sentiero non presenta particolari difficoltà tecniche; l’impegno principale è il dislivello, che richiede un buono stato di forma. Merita una nota a parte l’eventuale proseguimento nelle detritiche valli del Larsec o di Laussa.

    ⚠ Le valli del Larsec e della Laussa sono prive di punti d’appoggio: proseguire l’escursione sotto un temporale può renderle molto più proibitive del normale. Pianificare l’itinerario con un occhio costante al meteo.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 2720 m sull’anello più lungo). Le difficoltà tecniche sono contenute, ma lo sviluppo e l’ambiente d’alta quota richiedono buona preparazione fisica e attenzione alle condizioni meteo.

    ▲Discesa

    Dal Passo delle Scalette si sceglie tra varie opzioni di rientro. La più battuta percorre la desolata Valle del Larsec fino al Passo Pope (2720 m), da cui si scende col ripido sentiero Don Guido al Rifugio Vajolet (2243 m) e, lungo la Valle del Vajolet, al Rifugio Gardeccia (1950 m, 5h30). L’opzione più lunga resta sul CAI 583 nella Valle di Laussa fino all’omonimo passo (2700 m), per scendere al Rifugio d’Antermoia (2497 m) presso il lago glaciale, oppure tenere la sinistra verso il Passo Principe; dal Rifugio Antermoia si può raggiungere il Passo Principe percorrendo la Ferrata al Catinaccio d’Antermoia, e dal Passo Principe scendere tutta la Valle del Vajolet fino al Gardeccia (5h30 senza raggiungere il Lago d’Antermoia e senza la ferrata, 8h includendoli). L’opzione più breve, ma meno appagante, è il rientro a ritroso lungo il percorso dell’andata (3h30 totali).

    ▲Da abbinare

    Il sentiero si presta a essere abbinato alla Ferrata al Catinaccio d’Antermoia — come descritto nel rientro — oppure alla Ferrata Bepo de Medil, preferibilmente in discesa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario761 m
    • Quota max2720 m
    • Lunghezza16 Km
  • Sentiero Attrezzato del Cacciatore alla Cima Stanga

    Sentiero Attrezzato del Cacciatore alla Cima Stanga

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato del Cacciatore alla Cima Stanga
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato del Cacciatore risale la parete orientale del Sass Maor, nelle Pale di San Martino. È un itinerario con elevato dislivello e piuttosto lungo, ma non difficile dal punto di vista tecnico, immerso in uno degli ambienti più spettacolari delle Dolomiti.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è in Val Canali, nella località di Prati Fosne. Per raggiungere la Val Canali si percorre la SS 347 del Passo Duran: arrivando da Fiera di Primiero (TN) si prosegue per circa 5 km verso Agordo fino a un ampio tornante con chiare indicazioni per la Val Canali, quindi si risale la valle, si supera un ampio tornante a sinistra e si continua su strada stretta e a tratti sterrata fino all’Hotel Casera; all’incrocio nei pressi dell’hotel si tiene la destra in salita fino al parcheggio (apri su Google Maps). Il Cacciatore è spesso abbinato alla vicina Ferrata Buzzati come via di rientro; qui lo proponiamo in salita, con rientro lungo il Sentiero Attrezzato Depaoli passando per il Rifugio Velo della Madonna. Dalla località Fosne si segue lo stradello e in breve lo si abbandona per il segnavia 719, che sale a moderata pendenza, dapprima nel bosco; usciti dal bosco si procede verso nord risalendo la Val Pradidali in falsopiano fino al bivio in località Pedemonte (1h30 dal parcheggio): mentre dritti si salirebbe al Rifugio Pradidali, si tiene la sinistra sul segnavia 742, che con ripida salita su ghiaia porta sotto le pareti orientali del Sass Maor, all’attacco del Sentiero del Cacciatore, nei pressi di una frana caduta dal Sass Maor alcuni anni fa (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale con le attrezzature l’area interessata dalla frana fino all’attacco originale del sentiero; si aggira uno spigolo e si sale verso sinistra su una cengia a tratti esposta, che prosegue sotto le strapiombanti pareti del Sass Maor. La salita è piacevole e alterna tratti di cengia protetta a brevi roccette molto arrampicabili e prive di difficoltà, con alcune staffe metalliche nei passaggi più verticali: questi nuovi infissi, aggiunti nell’ultima manutenzione, hanno ridotto considerevolmente i tratti impegnativi di questo storico sentiero. Si prosegue su una lunga cengia dal fondo erboso, in costante esposizione, fino ad aggirare uno sperone ed entrare nel vallone che separa il Cimerlo dal Sass Maor; attraversato un tratto su fondo instabile si raggiunge quello che era il punto chiave della via, un impegnativo diedro che oggi si sale grazie a una lunga serie di cambre metalliche, che riducono se non azzerano le difficoltà originali. Usciti dal passaggio, in un vallone misto di sassi ed erba si seguono i segni biancorossi fino alla forcella (2410 m, 2h30 dall’attacco), raggiunta con salita faticosa ma non difficile, dove termina l’itinerario attrezzato.

    ▲Carattere e difficoltà

    L’itinerario è lungo e con un notevole dislivello, ma le difficoltà tecniche sono ridotte: serve soprattutto prudenza nei vari tratti non attrezzati. L’unico passaggio impegnativo del tracciato originario, il diedro, è ora attrezzato con molte staffe e dunque notevolmente facilitato.

    ⚠ Itinerario lungo e con forte dislivello (1370 m, 8h30): servono resistenza e attenzione costante nei tratti non attrezzati ed esposti, su fondo a tratti instabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 2550 m). Lo sviluppo impegnativo e l’esposizione di alcune cenge richiedono buona preparazione fisica e passo fermo.

    ▲Discesa

    Dalla forcella si hanno due opzioni: a sinistra, lungo l’iniziale sentiero di cresta con segnavia 747 e poi per tratti attrezzati (descritti nella relazione della Ferrata Buzzati), si raggiunge lo spallone orientale del Cimerlo e si può salire in vetta (1h dal bivio); a destra, sul segnavia 742, si sale al Passo della Stanga (2530 m) e si scende al Rifugio Velo della Madonna (2358 m, 30′ dal bivio, 5h totali). Seguendo questa seconda opzione, dal rifugio si imbocca il segnavia 734 del Sentiero Attrezzato Depaoli, che riporta al parcheggio costeggiando le pareti occidentali prima dello Stanga e poi del Cimerlo: si affrontano alcuni tratti attrezzati non difficili — un canalino, alcune cenge, un facile camino — fino al termine delle attrezzature, poi si taglia a mezzacosta con bei panorami, perdendo gradualmente quota fino a Fosne (3h dal Rifugio Velo della Madonna, 8h30 complessive).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico è con la Ferrata Buzzati al Cimerlo, spesso usata come via di rientro. Nella stessa zona si trova anche la Ferrata del Velo della Madonna.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)8:30 h
    • Dislivello ferrata650 m
    • Dislivello itinerario1370 m
    • Quota max2550 m
    • Lunghezza14,2 Km
  • Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana

    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana

    Il Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana, nel Gruppo delle Marmarole, è un itinerario impegnativo: elevato dislivello, ambiente selvaggio e poco battuto. I tratti attrezzati sono di difficoltà medio-bassa, ma i lunghi tratti non protetti sono difficili e vanno evitati assolutamente con il maltempo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla località Stua, vicino a Calalzo di Cadore (BL). A Calalzo si seguono le indicazioni per Pian dei Buoi, su strada stretta ma asfaltata, addentrandosi nel bosco verso la Val d’Oten fino a un bivio a 2,5 km dal centro, dove si prende a destra e si prosegue per altri 2,5 km nel bosco fino al parcheggio (apri su Google Maps). Da Stua (1555 m) si segue il sentiero 261, che sale ripido nel bosco a tornanti verso il Rifugio Chiggiato: si oltrepassa la località Costapiana (1337 m, 30′ dal parcheggio) e la località La Serra, riconoscibile per un cippo che ricorda il passaggio di Papa Giovanni Paolo II, fino al Rifugio Chiggiato (1911 m, 2h dal parcheggio). Dal rifugio si va verso nord lungo l’alta via 5, segnavia 260/262, fino alla Forcella Sacu, dove si incontra un primo facile passaggio attrezzato (1914 m, 15′ dal rifugio, 2h15 totali). Da qui il sentiero cambia carattere e comincia a inerpicarsi verso nord-est, tagliando in diagonale le pareti sud del Cimon della Froppa con un susseguirsi di strette cenge esposte; in alto, dritto davanti, si nota l’intaglio della Forcella Jau Tana, la meta. Attraversato un vallone detritico si incontrano le prime attrezzature metalliche (1h da Forcella Sacu, 3h15 totali).

    ▲Il percorso

    Si salgono una ventina di metri di roccette senza particolari difficoltà e si raggiunge una prima scala metallica appoggiata; le funi aiutano poi a risalire il canalone, addentrandosi nella gola che porta alla forcella. Superata una seconda scaletta si aggira uno spigolo e si sale verso la forcella, con tratti attrezzati in genere facili che si alternano a tratti di sentiero non protetti e piuttosto esposti, da affrontare con cautela. Nella parte alta del vallone si sale sul versante destro senza attraversarlo, con poche attrezzature, fino a raggiungere la forcella dopo una lunga e costante salita (1h dall’attacco, 4h15 totali). L’ambiente è selvaggio e imponente, con il Cimon della Froppa che spicca a destra. L’itinerario piega ora a destra verso la Forcella delle Marmarole, dove inizierà la discesa: si taglia a mezzacosta i ghiaioni sommitali, con attenzione al fondo non sempre stabile, fino alla Forcella delle Foppe (2790 m), poi un tratto di discesa a tratti attrezzato conduce alla Forcella Marmarole (2661 m, 1h15 da Forcella Jau Tana), con davanti la Cresta degli Invalidi. Le difficoltà però non sono finite: la discesa prosegue lungo il Vallon del Froppa, un ripido canalone dal fondo instabile, attrezzato nei primi metri e seguito da circa 20 minuti su fondo infido ed esposto da percorrere con grande attenzione. Al termine del ghiaione ci si innesta sul sentiero 262, dove le difficoltà — e con esse il sentiero attrezzato — terminano (1h da Forcella Marmarole, 6h30 totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    I tratti attrezzati non presentano difficoltà tecniche di rilievo: le vere difficoltà sono i lunghi tratti non protetti su fondo instabile, in particolare il tratto di collegamento in quota e la discesa nel Vallon del Froppa. È un itinerario fisicamente molto impegnativo, in un ambiente selvaggio e poco frequentato.

    ⚠ Lunghi tratti non protetti su fondo instabile e infido, esposti, da evitare assolutamente con il maltempo. Lo sviluppo (17 km, 1498 m di dislivello, 8h15) richiede ottima preparazione fisica, esperienza e meteo stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 2790 m), riservato a escursionisti allenati ed esperti, autonomi su terreno instabile e non protetto. Il fondo detritico e l’esposizione impongono prudenza costante.

    ▲Discesa

    Si segue in discesa il sentiero 262 verso sud (destra) fino alla Forcella Sacu e quindi a ritroso, lungo il sentiero di avvicinamento, al Rifugio Chiggiato e infine al parcheggio (1h45 dall’innesto sul 262, 8h15 complessive).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMarmarole
    • Avvicinamento3:15 h
    • Ferrata3:15 h
    • Itinerario (a/r)8:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1498 m
    • Quota max2790 m
    • Lunghezza17 Km
  • Sentiero Attrezzato al Cuestalta (Hoher Trieb)

    Sentiero Attrezzato al Cuestalta (Hoher Trieb)

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Sentiero Attrezzato al Cuestalta (Hoher Trieb)

    Il Sentiero Attrezzato al Cuestalta sale all’omonimo monte (Hoher Trieb in tedesco), posto sul confine tra Italia e Austria. È un itinerario lungo ma mai eccessivamente impegnativo, con un tratto in cresta attrezzato nei punti più esposti e verticali, in un ambiente carnico ricchissimo di storia della Grande Guerra.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Malga Pramosio, nel comune di Paluzza (UD), raggiungibile su una sterrata in buone condizioni dal paese di Claulis, lungo la statale che da Tolmezzo sale al Passo di Monte Croce Carnico; all’ingresso del paese un chiaro cartello indica la Foresta di Pramosio, e si segue la strada fino al termine presso la malga, che offre anche possibilità di pernottamento (apri su Google Maps). Dalla Casera di Pramosio (1521 m) si segue il sentiero 407 verso est; si ignora subito il bivio del 404 e si oltrepassano la Sella di Cercevesa e i ruderi dell’omonima casera. A un nuovo bivio (1h15 dal parcheggio) si lascia il 407 che scende a destra e si resta sul sentiero 448, indicato come esposto, che taglia a mezzacosta la cresta del Cuestalta (attenzione al fondo in caso di abbondanti piogge). A un bivio successivo, dove a sinistra il 448 sale alla via normale italiana, si prosegue a mezzacosta sul 448a verso il Rifugio Fabiani; il sentiero piega verso la Creta Rossa, raggiunta dopo un tratto di cresta un po’ esposto ma non difficile (1770 m, 1h dal bivio del 407, 2h15 totali), e da qui si scende ripidamente al Rifugio Fabiani (1539 m, 2h40 totali). Dal rifugio il sentiero 454 sale al Passo Pecol di Chiaula (1797 m, 3h totali), confine di Stato tra Italia e Austria, con numerose testimonianze della Grande Guerra: gallerie, trincee e baraccamenti. Si scende ora in territorio austriaco verso un rifugio con cappella; dopo alcuni minuti, ignorate le tracce a sinistra, conviene scendere fino a un bivio segnalato e seguire a sinistra il cartello per il Kleiner Trieb (sentiero 421) salendo verso Cima Medatte; ripidi, si raggiunge la croce di Punta Medatte (2095 m, 1h dal Passo Pecol di Chiaula, 4h totali).

    ▲Il percorso

    Inizia qui il tratto di cresta con i passaggi attrezzati. Punta Medatte (Kleiner Trieb) è separata dalla vicina Cuestalta (Hoher Trieb) da una sella: si scende lungo il crinale, attrezzato con cavo corrimano nei punti esposti. Dalla sella (10′ da Punta Medatte) parte la breve ferrata che sale al Cuestalta: si superano alcune roccette non protette fino a incontrare il cavo, che guida prima su roccette e poi, da sinistra verso destra, su una paretina. La ferrata, di livello facile, sale su una cresta molto ben appigliata, piacevole da arrampicare; essendo un percorso di cresta è esposta, ma mai eccessivamente. La salita, molto logica, deposita poco sotto la cima del Cuestalta, segnalata da una croce metallica che si raggiunge per sentiero (2199 m, 20′ dalla sella, 30′ da Punta Medatte, 4h30 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    È un bell’itinerario che taglia un pezzo del crinale di confine italo-austriaco, lungo ma non eccessivamente impegnativo: la parte attrezzata serve soltanto a salire la cresta nei tratti più verticali ed esposti. Il contesto storico, con le testimonianze della Grande Guerra, è uno dei suoi punti di forza.

    ⚠ Itinerario lungo (13 km, 6h15) in ambiente di montagna di confine: attenzione al fondo dei tratti a mezzacosta in caso di abbondanti piogge.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, quota massima 2199 m. Pur senza difficoltà rilevanti, lo sviluppo lungo richiede buona gestione dei tempi e attenzione al meteo, dato l’ambiente di alta montagna.

    ▲Discesa

    Dalla cima del Cuestalta si scende affiancando, lungo i tratti ripidi, alcuni ruderi di trincee, fino al bivio tra il sentiero 448 (via normale italiana) e quello che prosegue in cresta verso il Passo Pramosio. Si resta su quest’ultimo, di cresta solo a tratti esposta e privo di arrampicata, passando vicino al Monte Scarniz (salibile con una breve deviazione), fino al Passo Pramosio (1785 m, 1h15 dal Cuestalta, 5h30 complessive). Dal passo, visibile alcune centinaia di metri più a valle, si raggiunge la Malga Pramosio con un tratto di sentiero e poi di strada sterrata (6h15 complessive).

    ▲Da abbinare

    Lungo questo tratto di confine si trovano altri itinerari attrezzati, in genere più difficili e atletici: in ordine crescente di impegno, relativamente vicine, la Ferrata Steinbergerweg al Cellon, la Ferrata al Coglians e la Ferrata Senza Confini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento4:00 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)6:15 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario678 m
    • Quota max2199 m
    • Lunghezza13 Km
  • Sentiero Attrezzato della Cresta Giumenta al Monte Magnodeno

    Sentiero Attrezzato della Cresta Giumenta al Monte Magnodeno

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Sentiero Attrezzato della Cresta Giumenta al Monte Magnodeno

    Il Sentiero Attrezzato della Cresta Giumenta è un panoramico itinerario di cresta che si snoda tra il Monte Magnodeno e il Passo Fò, sotto il Resegone. È molto panoramico e in alcuni tratti esposto, ma protetto con catene per l’autoassicurazione. Si può percorrere in entrambi i sensi: nel verso Magnodeno – Passo Fò risulta più semplice, perché i tratti più impegnativi si affrontano in salita.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall’ampio piazzale della funivia per i Piani d’Erna, a Lecco. Arrivati a Lecco dalla superstrada che collega la città con Ballabio e la Valtellina, all’uscita di una galleria si imbocca l’uscita con le chiare indicazioni per “Piani d’Erna” e si sale tra tornanti fino al piazzale (apri su Google Maps). Il sentiero collega il Passo Fò (bivacchi Alpinisti Monzesi/Ghislandi) al Monte Magnodeno (bivacco Magnodeno). Per partire dal Magnodeno, dal parcheggio si prende il sentiero 1 verso il Rifugio Stoppani: dopo circa 30 minuti, a un bivio dove a sinistra prosegue il sentiero 1 (Rifugio Stoppani), si tiene la destra verso il Rifugio Azzoni e Campo de Boi; più avanti, a un altro bivio dove a sinistra il sentiero 1 va a Erna e al Rifugio Azzoni, si prosegue dritto sul 25A per il Rifugio Magnodeno, si guada il Torrente Brione (c’è anche un ponticello in legno) e, ignorando i vari bivi, si sale al Rifugio Magnodeno (2h dal parcheggio), da cui parte il sentiero. In alternativa, per partire dal Passo Fò, lo si raggiunge dalla stazione a monte della funivia lungo il sentiero 5 (50′) oppure dal parcheggio seguendo il sentiero 1 fino al bivio con il 6 (1h30).

    ▲Il percorso

    Descriviamo il senso Monte Magnodeno – Passo Fò. Dalla vetta del Magnodeno si scende di pochi metri aiutandosi con alcune catene fino a un primo bivio per la Capanna Alpinisti Monzesi; si prosegue brevemente in quella direzione fino a una fontana con panchina, dove un bivio segnalato indica a sinistra la Cresta di Giumenta. Usciti dal bosco con un tratto a mezzacosta si raggiunge il cartello d’inizio della parte attrezzata. Si comincia con un tratto in discesa su rocce scivolose, poi un secondo tratto attrezzato in saliscendi; quindi un lungo tratto di cresta, non difficile ma esposto, con la catena presente quasi ovunque. Risalito un torrione, la cresta porta al tratto più impegnativo e appagante: una serie di torrioni che conducono alla Cima del Fò, in parte risaliti e in parte aggirati con l’aiuto della catena e, in alcuni casi, della fune con guaina; spiccano un paio di paretine, brevi ma più arrampicabili del resto. Al termine di un esposto torrione si torna in cresta fino a un primo canalino tecnicamente più difficile; un saliscendi tra torrioni e sellette impegna per 10-15 minuti fino alla Cima Fò con la sua croce (1348 m), da cui è ben visibile il Rifugio Azzoni in vetta al Resegone. Dalla cima si scende a una selletta dove, a destra, parte una via di fuga che evita gli ultimi tratti difficili, mentre a sinistra prosegue l’attrezzato; restando in cresta si arriva al passaggio chiave, un canalino che salendo prende le sembianze di un camino, da risalire per una decina di metri. Si superano infine alcuni brevi pilastrini rocciosi fino al monumento ai Caduti della Montagna e quindi al Passo Fò (1284 m, 1h30 dall’attacco, 3h30 complessive), sotto la bastionata su cui salgono la Ferrata del Centenario e il Sentiero Attrezzato del Caminetto, naturali prosecuzioni dell’itinerario.

    ▲Carattere e difficoltà

    Pur non essendo difficile, alcuni tratti sono esposti e, se percorsi in discesa, richiedono attenzione: per questo conviene il senso Magnodeno – Passo Fò, che affronta in salita i passaggi più impegnativi. La catena, presente lungo quasi tutto il percorso, consente una comoda autoassicurazione; i punti più tecnici sono un canalino e il camino del passaggio chiave.

    ⚠ Cresta panoramica ma esposta, con qualche tratto su roccia scivolosa: piede fermo e attenzione, soprattutto nei passaggi affrontati in discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario per la stagione escursionistica (quota massima 1348 m). Lo sviluppo è lungo e di cresta: serve buona gestione del passo nei tratti esposti e un minimo di abitudine alle escursioni attrezzate.

    ▲Discesa

    La discesa dipende dal verso scelto: si può usare l’altra delle due opzioni di avvicinamento come via di rientro al termine del sentiero, riducendo il tempo necessario di un 20% indicativo.

    ▲Da abbinare

    Al Passo Fò il sentiero si collega naturalmente alla bastionata del Resegone, dove salgono la Ferrata del Centenario e il Sentiero Attrezzato del Caminetto, sue ideali prosecuzioni.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoResegone
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario850 m
    • Quota max1348 m
    • Lunghezza9,8 Km
  • Sentiero Attrezzato Ceria Merlone al Modeon del Buinz

    Sentiero Attrezzato Ceria Merlone al Modeon del Buinz

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Sentiero Attrezzato Ceria Merlone al Modeon del Buinz
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato Ceria Merlone è un lungo e panoramico itinerario delle Alpi Giulie, con partenza dall’Altopiano del Montasio. Dopo un lungo avvicinamento fino alla Forcella Lavinal dell’Orso, segue un magnifico percorso di cresta che chiude un grande anello in discesa al Rifugio Brazzà. Numerosi tratti non sono protetti, e in alcuni casi richiedono brevi passaggi di disarrampicata: un percorso superbo ma da affrontare con esperienza. La via è dedicata agli alpinisti triestini Celestino Ceria e Ruggero Merlone, ed è stata inaugurata nel 1971 dal Battaglione Alpini Cividale, a memoria della linea tenuta dagli Alpini su questa cresta durante la Grande Guerra.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da un ampio parcheggio lungo la strada che collega Malga Montasio con Sella Nevea, sull’Altopiano del Montasio (UD). Per arrivare a Sella Nevea si raggiunge Chiusaforte, a 20 minuti dall’uscita Carnia-Tolmezzo della A23; da lì si seguono le indicazioni per Sella Nevea verso est, si supera il ponte e si guida per 20 km fino al paese, dove a un tornante un cartello marrone indica l’Altopiano del Montasio, da seguire fino al termine della strada (apri su Google Maps). L’itinerario è qui proposto da est (Forcella Lavinal dell’Orso) a ovest (Cima Terrarossa), verso in cui molti tratti attrezzati si percorrono in salita. Dal parcheggio (circa 1500 m) si sale su sterrata verso il Rifugio Brazzà; dopo pochi minuti si incrocia una sterrata con segnavia 624 che taglia a destra in falsopiano. Perdendo un poco di quota si oltrepassano le Casere Parte di Mezzo e poi le Casere Larice (1479 m, 30′ dal parcheggio); ignorata una traccia a destra che scende a Sella Nevea, si raggiunge il Rifugio Casere Cregnedul di sopra (1515 m, 1h dal parcheggio). Ci si innesta sul sentiero 625 che sale da Sella Nevea, si tiene la sinistra in salita, prima nel bosco e poi puntando deciso a nord; usciti dal bosco si taglia a mezzacosta la parete sud del Cregnedul fino al Passo degli Scalini (2022 m, 1h dal Rifugio Casere Cregnedul, 2h totali). Oltrepassato il passo si apre un vallone: a sinistra in alto si notano la Forcella Lavinal dell’Orso e la cresta della Ferrata Goitan. Si taglia il vallone seguendo la traccia e, sul versante opposto, i segni bianco-rossi, salendo con un certo affanno verso la forcella; poco prima si segue una scritta su roccia e una traccia che si stacca a sinistra: comincia qui il Sentiero Attrezzato Ceria Merlone (30′ dal Passo degli Scalini, circa 2h30 totali).

    ▲Il percorso

    Il primo obiettivo è la Forcella Cregnedul, raggiunta guadagnando circa 200 metri attorno alle imponenti pareti di Punta Plagnis. Si sale su fondo ghiaioso fino a un primo tratto attrezzato che supera alcune roccette, una parete verticale e una placchetta inclinata; lasciata alle spalle la Forcella Lavinal dell’Orso, si prosegue in diagonale fino a un camino attrezzato e a una scaletta metallica a pioli appoggiata alla roccia, e in un alternarsi di passaggi a destra e a sinistra si chiude il primo tratto faticoso alla Forcella Cregnedul (2340 m, 1h15 dall’attacco). Si segue ora la traccia su un’ampia cengia non protetta che aggira le pareti sud di Punta Plagnis, passando dal versante est a quello ovest: i passaggi sono esposti ma generalmente ampi, salvo un paio di forcelle e roccette sul versante ovest dove il sentiero si stringe; i tratti più esposti hanno un cordino corrimano. Con un tratto attrezzato in discesa si scende di alcuni metri, poi si cammina su cenge ampie e comode fino alla Forca de la Val (2352 m, 1h15 da Forcella Cregnedul), che separa il Modeon del Buinz dalla Cima de la Puartate. Si salgono canalini attrezzati intervallati da ghiaione detritico, tenendosi a sud per evitare a nord la ripida parete, in un tratto ricco di esposte cenge protette; si raggiunge una forcellina incastonata e si comincia ad aggirare la parete meridionale del Modeon del Buinz verso la Sella di Buinz, con davanti il Foronon del Buinz e il suo bivacco poco sotto la vetta. Si aggira un’esposta cengia attrezzata, si sale un breve tratto sprotetto su fondo instabile, si percorre una cengia e ci si porta sulla parete ovest del Modeon; lungo un ampio crinale sul lato sud, in leggera salita, si superano tratti attrezzati di roccette e facili balzi rocciosi fino al nuovo e funzionale Bivacco Vuerich (2531 m, 1h15 da Forca de la Val, 3h45 dall’attacco). Dalla cima del Foronon del Buinz si segue l’ampio crinale, si percorre una passerella e si comincia a perdere quota con facili passaggi di disarrampicata, attrezzati nei casi più impegnativi; tenendosi sul lato sud si percorrono esposte cenge in genere non protette e si raggiunge un nuovo tratto verticale, con un canalino attrezzato ripido ma ben appigliato, seguito da alcune roccette, fino alla Forca de Lis Siens (2274 m, 1h dal Bivacco Vuerich). Dall’ampia sella il sentiero corre in falsopiano tra modesti saliscendi sul lato sud fino al bivio segnalato con scritta su sasso (2285 m, 15′ da Forca de Lis Siens, 5h dall’attacco) tra la salita a Cima Terrarossa e il Sentiero Ceria Merlone, dove la via attrezzata termina.

    ▲Carattere e difficoltà

    Non presenta particolari difficoltà tecniche, né nei tratti attrezzati né in quelli non protetti; merita però grande attenzione per i numerosi passaggi esposti lungo cenge e canalini. Si sviluppa interamente in quota, con il Bivacco Vuerich a metà percorso in ottime condizioni, ma con solo due vie di fuga, entrambe non segnate.

    ⚠ Itinerario molto lungo (9h, 16 km) in ambiente d’alta montagna, con molti tratti esposti e non protetti e brevi passaggi di disarrampicata. Le sole due vie di fuga — a Forca de la Val verso la Conca di Casera Cregnedul e a Punta Plagnis per la Plagnota — sono ripide e non segnate, da usare solo in emergenza. Partire presto, con meteo stabile e buona autonomia.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna nelle Alpi Giulie (quota massima 2531 m). Le attrezzature e la segnaletica sono in buone condizioni, ma lo sviluppo, l’esposizione e la scarsità di vie di fuga richiedono esperienza, allenamento e attenzione al meteo.

    ▲Discesa

    Dal bivio finale (2285 m) la discesa più rapida è a sinistra, in direzione dell’Altopiano del Montasio; volendo si può salire alla vicina Cima Terrarossa (2420 m, 45′ andata e ritorno). Tenendo la destra e scendendo verso l’altopiano si raggiunge il Rifugio Brazzà (1660 m, 1h15 dal termine della ferrata) e quindi il parcheggio (circa 1h30 dal termine, 9h complessive).

    ▲Da abbinare

    L’ambiente si presta a itinerari di più giorni: si può salire al Jof di Montasio per la Ferrata Amalia e usare il Ceria Merlone per rientrare sul versante nord, oppure abbinarlo al Sentiero Attrezzato Leva pernottando in rifugio o bivacco. Dalla Forcella Lavinal dell’Orso si può intraprendere la Ferrata Goitan verso il Jof Fuart. Restando nelle Alpi Giulie segnaliamo anche la Ferrata Julia al Canin e la Ferrata della Vita al Mangart.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata5:00 h
    • Itinerario (a/r)9:00 h
    • Dislivello ferrata257 m
    • Dislivello itinerario1031 m
    • Quota max2531 m
    • Lunghezza16 Km
  • Sentiero Attrezzato Cecilia alla Grigna Meridionale

    Sentiero Attrezzato Cecilia alla Grigna Meridionale

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Sentiero Attrezzato Cecilia alla Grigna Meridionale
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato Cecilia collega il Rifugio Rosalba al sentiero della Cresta Cermenati, che sale in vetta alla Grigna Meridionale (Grignetta). Non è un percorso prettamente verticale: serve piuttosto a tagliare, fra continui saliscendi, la parete rocciosa che corre sotto la Cresta Segantini. Un itinerario lungo e impegnativo nelle gambe, in uno degli angoli più amati delle Grigne.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dai Piani dei Resinelli, in provincia di Lecco, raggiunti da Ballabio risalendo i tornanti. Arrivati alla frazione si cerca parcheggio nei pressi dell’ex rifugio Alippi (apri su Google Maps). Da qui si sale al Rifugio Rosalba seguendo il sentiero 9, noto come Sentiero Attrezzato delle Foppe (1h45 dal parcheggio). In alternativa, lungo la salita si può scegliere la variante del Sentiero Attrezzato dei Morti, più ripida, che fa risparmiare una quindicina di minuti e porta comunque al rifugio (1h30 dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal Rifugio Rosalba si imbocca il sentiero 10, che entra in un anfiteatro roccioso e in una decina di minuti, con le prime attrezzature metalliche, porta al Colle Garibaldi (1824 m). Si prosegue ora sul versante della Val Scarettone, incontrando alcuni tratti attrezzati, fino al Colle Valsecchi (1898 m), dove il Sentiero della Direttissima si innesta nel Cecilia. Poco dopo si ignora la deviazione a sinistra per il Sentiero Attrezzato della Val Scarettone e si continua tra saliscendi sotto la Cresta Segantini. Si affronta un lungo traverso in diagonale con catene sotto il Pilone Centrale, alternando tratti di sentiero comodo a roccette, traversi e cenge, a volte attrezzati con catene a volte no. Si risalgono alcune pareti esposte ma ben appigliate fino a raggiungere il sentiero 7 della Cresta Cermenati: da qui le difficoltà calano nettamente e, con ancora pochi passaggi attrezzati con catena, si guadagna la cima della Grigna Meridionale (1h30 dal Rifugio Rosalba, 3h15 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente non è un itinerario estremo, ma chiede attenzione costante per i numerosi tratti esposti su cenge e traversi, alcuni dei quali non protetti, e per lo sviluppo lungo e faticoso. Lungo la via occorre seguire con cura la segnaletica (cerchi blu-rossi), che in qualche tratto non è immediata.

    ⚠ Per buona parte del percorso si cammina lungo traversi posti sotto l’alta Cresta Segantini, un itinerario alpinistico: il casco è vivamente consigliato per tutto il tracciato, per il rischio di scariche di sassi dall’alto.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna nelle Grigne (quota massima 2184 m). Lo sviluppo di 14 km e i tratti esposti richiedono buona preparazione fisica, passo fermo e attenzione all’orientamento.

    ▲Discesa

    Dalla cima della Grignetta si può scendere in più modi. Tornando a ritroso si percorre il Sentiero Attrezzato Cecilia oppure il Sentiero Attrezzato della Val Scarettone (impegnativo in discesa) fino al Rifugio Rosalba, e di lì il Sentiero delle Foppe o la variante dei Morti (circa 2h30 dalla vetta, 5h30 complessive). In alternativa si scende il versante sud lungo la Cresta Cermenati fino al Rifugio Carlo Porta e quindi al parcheggio, oppure si affronta la più complicata Cresta Sinigaglia, con il suo sentiero attrezzato, sempre verso il Rifugio Carlo Porta: in quest’ultimo caso si chiude un lungo e bellissimo anello di circa 7 ore complessive.

    ▲Da abbinare

    Il Cecilia è spesso affrontato dopo il Sentiero Attrezzato delle Foppe. Restando in zona Grigne si può pensare a un itinerario di più giorni che includa la Ferrata del CAI Mandello al Sasso Carbonari sul Grignone; scendendo verso il lago si trovano invece il Sentiero Attrezzato del Sileggio e il Sentiero Attrezzato del Fiume.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoGrigne
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata259 m
    • Dislivello itinerario850 m
    • Quota max2184 m
    • Lunghezza14 Km
  • Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta Charrà

    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta Charrà

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta Charrà
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Sul crinale che divide Italia e Francia sopra Bardonecchia, questo sentiero attrezzato collega il Passo della Mulattiera al Passo della Sanità, ai piedi di Punta Charrà. Lo sviluppo è quasi interamente orizzontale: le attrezzature servono soprattutto a mettere in sicurezza la progressione su terreno a tratti instabile e su cenge sottili, mentre i passaggi verticali sono praticamente assenti. Ne esce un itinerario lungo e di grande respiro escursionistico, da affrontare però con tempo stabile perché lungo il percorso non ci sono punti d’appoggio.

    ▲Avvicinamento

    Il punto d’appoggio consigliato è il Colletto del Colomion, raggiungibile con la funivia da Bardonecchia (Pian del Sole) e successiva risalita delle piste da sci, oppure direttamente in auto. Chi sale in macchina punti al piccolo abitato di Puys: si arriva prima a Beaulard, in Val di Susa, e — salendo da valle — poco prima di uscire dal paese si attraversa la ferrovia a sinistra imboccando via San Giusto; la si segue fino a un cartello azzurro che indica Puys a 3 km, su strada stretta ma asfaltata. Da Puys si prosegue su sterrato fino al Colletto del Colomion, dove conviene lasciare l’auto perché oltre il fondo diventa difficoltoso (apri su Google Maps). Dal parcheggio si cammina sulla sterrata in direzione del Passo della Mulattiera: il sentiero sale dapprima al margine del bosco in un bel vallone, poi taglia a mezzacosta fino al passo (2412 m, 1h15 dal parcheggio), dove sorge la Caserma degli Alpini XVI, abbandonata ma visitabile. Il Passo della Mulattiera è un crocevia ben segnalato: si tiene la sinistra verso Punta Charrà, che si ha di fronte con l’evidente intaglio nella roccia. Si evita la ripida cresta diretta e si taglia in diagonale il versante nord, su traccia e radi segni blu, fino all’inizio delle attrezzature (15′ dal passo, 1h30 dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il cavo prende avvio lungo una cengia, prima pianeggiante e poi via via più marcata. All’inizio la fune è datata e lasca, ma la facilità del terreno non crea problemi; più avanti la cengia si restringe e il fondo, fatto di ghiaino, dà poca sicurezza, così il cavo funge da prezioso corrimano. Si procede tra intagli e canalini da superare con cavo o catene, sempre alla propria destra, con esposizione che cresce ma difficoltà tecniche quasi nulle, salvo qualche punto per il fondo infido. Le attrezzature terminano al Passo della Sanità (2629 m, circa 1h dal Passo della Mulattiera). La salita facoltativa — ma consigliata — alla vetta segue l’evidente cresta: si guadagna prima un pendio erboso su facile traccia fino a un primo intaglio naturale, poi si sale con cautela tra sassi smossi, traversi, spuntoni e roccette, seguendo i numerosi ometti e i segni rossi; dove non si segue la dorsale si resta sul versante sud. Dopo un paio di saliscendi si tocca la cima di Punta Charrà (2843 m, 1h dal Passo della Sanità, 2h dal Passo della Mulattiera, circa 3h30 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Presa a sé, la parte attrezzata è facile e priva di vere difficoltà tecniche, sviluppandosi in prevalenza in orizzontale. Quello che impegna è l’ambiente d’alta montagna: l’escursione è lunga e richiede preparazione, esperienza e capacità di orientamento, soprattutto in caso di tempo incerto. Le attrezzature risultavano ammodernate e in buone condizioni al 2021.

    ⚠ Itinerario sconsigliato con meteo instabile: lungo il percorso mancano di fatto punti d’appoggio. Anche a inizio stagione estiva non è raro trovare canaloni innevati in tratti piuttosto esposti: piccozza consigliata.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, con quota massima a 2843 m in ambiente alpino di confine. Per la lunghezza dell’anello e l’esposizione di alcuni tratti servono passo fermo, allenamento per le 6h45 complessive e attenzione alle condizioni della neve residua nei canaloni.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si rientra a ritroso fino al Passo della Sanità (circa 45′). Da qui due possibilità. La prima è ripercorrere il Sentiero Attrezzato degli Alpini fino al Passo della Mulattiera e poi tornare al parcheggio sull’itinerario di salita. La seconda è chiudere un anello attorno a Punta Charrà scendendo in territorio francese nel vallone des Acles: si cala ripidamente a zig-zag su detrito fino al bosco, dove il sentiero si fa quasi pianeggiante, poi si taglia il versante sud fino a una spalla rocciosa oltre la quale compaiono le caserme diroccate dell’esercito francese sotto il Col des Acles; di lì si seguono le indicazioni che riportano in salita al Passo della Mulattiera (circa 1h30 dal Passo della Sanità, 2h30 dalla vetta). Dal passo si rientra al parcheggio a ritroso (circa 6h45 totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Cozie – Val di Susa
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)6:45 h
    • Dislivello ferrata217 m
    • Dislivello itinerario850 m
    • Quota max2843 m
    • Lunghezza14 Km
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