Caratteristica: Panoramica

  • Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura

    Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Avviso — Nel 2017 la ferrata risultava chiusa per manutenzione e non risulta conferma di riapertura ufficiale. Due tratti possono presentare attrezzatura mancante o in manutenzione, cosa che innalza sensibilmente il grado di difficoltà. Verificare le condizioni aggiornate prima di partire: per procedere in sicurezza servono piede fermo e una corda per assicurare il compagno che sale.

    Il Sentiero Attrezzato Chiesa è una piacevole escursione che risale l’angusta Val Scura, vicino a Levico Terme, in provincia di Trento. La difficoltà è moderata e il fondo, a tratti instabile, richiede un minimo di esperienza di escursioni attrezzate. È un itinerario perfetto per le mezze stagioni, quando il Rio Bianco ha buona portata e si possono ammirare le numerose cascate lungo il percorso; lo proponiamo come anello con rientro dal Sentiero del Menador.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è nel comune di Levico (TN). Da Levico Terme si procede a sud in direzione Lochere fino a raggiungere l’Albergo Paoli, presso il quale si parcheggia (ampio spiazzo sulla sinistra), punto ideale per l’anello con rientro dal Sentiero del Menador (apri su Google Maps). Si risale la strada asfaltata fino al primo tornante: dove questa prosegue a destra in salita, un cartello e una targa rossa indicano l’ingresso nel bosco. Si sale su facile sentiero tenendo la sinistra orografica verso sud, con il Monte Pegolara a destra e il Monte Calmo a sinistra. Mano a mano che si sale si affrontano diversi guadi del Rio Bianco — sei in tutto prima dell’inizio della ferrata — mentre l’ambiente si fa sempre più bello, con pronunciate guglie rocciose ai lati. In breve si incontra il primo tratto attrezzato (850 m, 1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale un primo tratto di fune metallica per superare una sella; oltre, dopo una facile ma scivolosa cengia detritica, si scende una scaletta metallica perdendo un poco di quota verso il torrente e una guglia che sembra sbarrare la valle. Si riattraversa il torrente e si sale la seconda scala metallica, che aiuta a superare un macigno, seguita poco dopo da una terza scala. Si percorre quindi una cengia a bordo torrente, dove serve attenzione perché il cavo tende a spingere verso l’esterno e il fondo è scivoloso per l’umidità. Si risale una nuova scala e si prosegue su comodo sentiero con splendido panorama su monti, cascate e ruscelli; superato questo tratto facile, si affronta una salita più ripida su fondo terroso poco stabile fino a un punto panoramico sulla Valsugana. Comincia così la seconda parte: il primo tratto attrezzato è un traverso esposto ma non difficile, con staffe di sostegno; seguono una comoda cengia e una nuova scaletta. Si percorre quindi un tratto non attrezzato, si scende in un solco detritico e si risale quello che è probabilmente il passaggio più difficile della via, una parete inclinata composta da gradoni naturali su cui serve attenzione. Si superano due scalette metalliche e si prosegue fino a scendere un tratto detritico abbastanza impegnativo; si risale poi su fondo poco stabile ma non difficile, si supera la targa dedicata a Clemente Chiesa e si completa il tratto detritico. Passando accanto a una bella cascata si raggiunge una nuova cengia rocciosa, che si imbocca verso destra; la si completa, si sale una scaletta appoggiata a un masso e si scavalca il torrente presso alcuni massi rocciosi. Con un’ultima scaletta si conclude la parte attrezzata, in prossimità di un altopiano (1247 m, 1h45 dall’attacco, 2h45 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Per le difficoltà tecniche pure la via sarebbe da catalogare come facile, ma lo stato delle attrezzature ne ha innalzato il grado: con due tratti privi di protezione o in manutenzione, servono piede fermo e una corda per assicurare il compagno. L’ambiente è davvero suggestivo e, per la bassa altitudine, l’itinerario è assolutamente da visitare, specie nelle mezze stagioni.

    ⚠ Lungo il percorso si affrontano numerosi guadi del Rio Bianco e diverse cenge a bordo torrente con fondo scivoloso per l’umidità: attenzione al passo e alla tendenza del cavo a spingere verso l’esterno.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 1370 m): l’itinerario si presta bene alle mezze stagioni, quando il Rio Bianco ha buona portata e le cascate sono al meglio. Oltre a verificare lo stato delle attrezzature, è bene valutare la portata del torrente per i numerosi guadi.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si prosegue lungo il sentiero nel bosco che, verso sud, punta alla località Seghetta. Al primo bivio si tiene la sinistra in direzione della Baita Cangi, sul segnavia 201. Pur non essendo la via più rapida, proponiamo il rientro per il Sentiero del Menador nella Val Pisciavacca: al secondo bivio si tiene ancora la sinistra e si percorre un piacevole sentiero tra saliscendi, tratti un poco scivolosi su detrito, ponticelli e guadi, fino a tornare verso l’auto. Al termine del Sentiero del Menador (2h30 dal termine della ferrata) si tiene la sinistra lungo via delle Valli fino a riprendere la strada provinciale dell’andata; di nuovo a sinistra si raggiunge in breve il parcheggio di fronte all’albergo (5h30 complessive).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoValsugana – Vigolana
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata390 m
    • Dislivello itinerario828 m
    • Quota max1370 m
    • Lunghezza11,7 Km
  • Sentiero Attrezzato della Cengia Veronesi

    Sentiero Attrezzato della Cengia Veronesi

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato della Cengia Veronesi
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Cengia Veronesi è un itinerario tecnicamente non difficile ma molto esposto, da non prendere alla leggera già per l’avvicinamento: per raggiungerla, infatti, occorre percorrere un tratto della difficile Ferrata Tomaselli. In cambio regala paesaggi magnifici nel cuore del gruppo del Fanis. Qui la descriviamo in direzione Cima Fanis – Forcella Lech, ma nulla vieta di percorrerla in senso inverso, in salita.

    ▲Avvicinamento

    Si deve arrivare sotto Cima Fanis Sud. Il modo più rapido coincide con l’avvicinamento della Ferrata Tomaselli: si raggiunge il Passo Falzarego (2105 m) — da Cortina d’Ampezzo, da San Cassiano in Val Badia o da Alleghe (Belluno) — si parcheggia nell’ampio piazzale presso la stazione a valle e si sale con la funivia al Rifugio Lagazuoi (apri su Google Maps). Da qui ci sono tre opzioni, in ordine crescente di impegno. La prima segue l’avvicinamento della Tomaselli sul versante orientale del Grande Lagazuoi, da Forcella Travenazes a Forcella Gasser Depot, poi su fino a sella Fanes; si presta poi la massima attenzione a una cengia che si stacca a sinistra (ometti), la si percorre e si arriva alla cengia da cui parte la via (2h dalla stazione a monte). La seconda raggiunge il Bivacco Chiesa sempre lungo la Tomaselli, ne percorre il primo difficile tratto — compreso il famoso traverso — e sbuca nella cengia di partenza (1h45 dalla stazione a monte): è l’opzione qui descritta per i tempi. La terza percorre l’intera difficile Ferrata Tomaselli (3h), ne scende la ferrata di discesa e individua un sentiero a mezzacosta che, con un primo tratto attrezzato, conduce al tunnel per la Cengia Veronesi (4h dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Dalla seconda cengia dopo l’attacco della Tomaselli si fa attenzione a un bivio dove la Tomaselli prosegue verso destra mentre la Cengia Veronesi va a sinistra, con segni purtroppo sbiaditi. Si comincia subito con un tratto di cengia esposta e non assicurata, seguito da un passaggio ancora più esposto e stretto, in leggera discesa ma protetto. Superato questo, si risale un canalino fino a una sella e si prosegue sempre verso sinistra fino a una grotta (punto d’incontro con l’avvicinamento 3): la si può attraversare per circa 100 metri con pila frontale, sbucando sul versante opposto di Cima Fanis. Imboccando invece la lunga cengia si segue la traccia che, tra modesti saliscendi su tratti esposti, conduce a uno spigolo che si aggira alternando brevi tratti attrezzati a lunghi tratti, anche molto esposti, del tutto privi di protezione. La cengia corre con un notevole precipizio sulla sinistra e richiede piede fermo, pur senza difficoltà tecniche di rilievo. Si procede fino a una prima forcella tra Cima Fanis e Piz Scottoni e poi, con esposizione minore, verso la Forcella Lech, dove l’itinerario termina (1h15 dalla deviazione dalla Tomaselli, 3h complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    È un percorso difficile da classificare: la cengia in sé è molto esposta e a tratti non attrezzata, ma per l’escursionista esperto con piede fermo non pone problemi, anzi diventa un’esperienza piacevolissima per i panorami. È l’esposizione costante, più che la tecnica, a poter mettere in difficoltà chi manca di esperienza.

    ⚠ In ogni variante l’accesso impone di percorrere un tratto della difficile Ferrata Tomaselli (compreso il celebre traverso): va valutato con onestà e non sottovalutato. Aggirarlo è possibile ma il sentiero è poco segnato e difficile da individuare. La cengia è molto esposta e in più punti priva di protezione, con precipizio a fianco: serve piede fermo assoluto. Per la grotta (100 m) è necessaria una pila frontale.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta montagna (quota massima 2843 m), da affrontare nella stagione estiva con tempo stabile. Riservato a escursionisti esperti, abituati all’esposizione e all’autonomia su terreno in parte non protetto.

    ▲Discesa

    Da Forcella Lech (2486 m) si scende un ripido canalone detritico che fa perdere rapidamente quota in direzione del Lago di Lagazuoi. Prima di raggiungere il lago, a un bivio, conviene tenere la sinistra senza scendere troppo, per innestarsi più avanti sul sentiero 20 che sale a Forcella Lagazuoi; da qui, a ritroso, si torna alla stazione a monte della funivia e quindi al parcheggio (2h da Forcella Lech, 5h complessive).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento naturale è proprio con la Ferrata Tomaselli, di cui la Cengia Veronesi costituisce spesso una variante o un prolungamento.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti d'Ampezzo – Fanis
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario370 m
    • Quota max2843 m
    • Lunghezza7,8 Km
  • Sentiero Attrezzato Cecilia alla Grigna Meridionale

    Sentiero Attrezzato Cecilia alla Grigna Meridionale

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Sentiero Attrezzato Cecilia alla Grigna Meridionale
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato Cecilia collega il Rifugio Rosalba al sentiero della Cresta Cermenati, che sale in vetta alla Grigna Meridionale (Grignetta). Non è un percorso prettamente verticale: serve piuttosto a tagliare, fra continui saliscendi, la parete rocciosa che corre sotto la Cresta Segantini. Un itinerario lungo e impegnativo nelle gambe, in uno degli angoli più amati delle Grigne.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dai Piani dei Resinelli, in provincia di Lecco, raggiunti da Ballabio risalendo i tornanti. Arrivati alla frazione si cerca parcheggio nei pressi dell’ex rifugio Alippi (apri su Google Maps). Da qui si sale al Rifugio Rosalba seguendo il sentiero 9, noto come Sentiero Attrezzato delle Foppe (1h45 dal parcheggio). In alternativa, lungo la salita si può scegliere la variante del Sentiero Attrezzato dei Morti, più ripida, che fa risparmiare una quindicina di minuti e porta comunque al rifugio (1h30 dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal Rifugio Rosalba si imbocca il sentiero 10, che entra in un anfiteatro roccioso e in una decina di minuti, con le prime attrezzature metalliche, porta al Colle Garibaldi (1824 m). Si prosegue ora sul versante della Val Scarettone, incontrando alcuni tratti attrezzati, fino al Colle Valsecchi (1898 m), dove il Sentiero della Direttissima si innesta nel Cecilia. Poco dopo si ignora la deviazione a sinistra per il Sentiero Attrezzato della Val Scarettone e si continua tra saliscendi sotto la Cresta Segantini. Si affronta un lungo traverso in diagonale con catene sotto il Pilone Centrale, alternando tratti di sentiero comodo a roccette, traversi e cenge, a volte attrezzati con catene a volte no. Si risalgono alcune pareti esposte ma ben appigliate fino a raggiungere il sentiero 7 della Cresta Cermenati: da qui le difficoltà calano nettamente e, con ancora pochi passaggi attrezzati con catena, si guadagna la cima della Grigna Meridionale (1h30 dal Rifugio Rosalba, 3h15 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente non è un itinerario estremo, ma chiede attenzione costante per i numerosi tratti esposti su cenge e traversi, alcuni dei quali non protetti, e per lo sviluppo lungo e faticoso. Lungo la via occorre seguire con cura la segnaletica (cerchi blu-rossi), che in qualche tratto non è immediata.

    ⚠ Per buona parte del percorso si cammina lungo traversi posti sotto l’alta Cresta Segantini, un itinerario alpinistico: il casco è vivamente consigliato per tutto il tracciato, per il rischio di scariche di sassi dall’alto.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna nelle Grigne (quota massima 2184 m). Lo sviluppo di 14 km e i tratti esposti richiedono buona preparazione fisica, passo fermo e attenzione all’orientamento.

    ▲Discesa

    Dalla cima della Grignetta si può scendere in più modi. Tornando a ritroso si percorre il Sentiero Attrezzato Cecilia oppure il Sentiero Attrezzato della Val Scarettone (impegnativo in discesa) fino al Rifugio Rosalba, e di lì il Sentiero delle Foppe o la variante dei Morti (circa 2h30 dalla vetta, 5h30 complessive). In alternativa si scende il versante sud lungo la Cresta Cermenati fino al Rifugio Carlo Porta e quindi al parcheggio, oppure si affronta la più complicata Cresta Sinigaglia, con il suo sentiero attrezzato, sempre verso il Rifugio Carlo Porta: in quest’ultimo caso si chiude un lungo e bellissimo anello di circa 7 ore complessive.

    ▲Da abbinare

    Il Cecilia è spesso affrontato dopo il Sentiero Attrezzato delle Foppe. Restando in zona Grigne si può pensare a un itinerario di più giorni che includa la Ferrata del CAI Mandello al Sasso Carbonari sul Grignone; scendendo verso il lago si trovano invece il Sentiero Attrezzato del Sileggio e il Sentiero Attrezzato del Fiume.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoGrigne
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata259 m
    • Dislivello itinerario850 m
    • Quota max2184 m
    • Lunghezza14 Km
  • Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta Charrà

    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta Charrà

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta Charrà
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Sul crinale che divide Italia e Francia sopra Bardonecchia, questo sentiero attrezzato collega il Passo della Mulattiera al Passo della Sanità, ai piedi di Punta Charrà. Lo sviluppo è quasi interamente orizzontale: le attrezzature servono soprattutto a mettere in sicurezza la progressione su terreno a tratti instabile e su cenge sottili, mentre i passaggi verticali sono praticamente assenti. Ne esce un itinerario lungo e di grande respiro escursionistico, da affrontare però con tempo stabile perché lungo il percorso non ci sono punti d’appoggio.

    ▲Avvicinamento

    Il punto d’appoggio consigliato è il Colletto del Colomion, raggiungibile con la funivia da Bardonecchia (Pian del Sole) e successiva risalita delle piste da sci, oppure direttamente in auto. Chi sale in macchina punti al piccolo abitato di Puys: si arriva prima a Beaulard, in Val di Susa, e — salendo da valle — poco prima di uscire dal paese si attraversa la ferrovia a sinistra imboccando via San Giusto; la si segue fino a un cartello azzurro che indica Puys a 3 km, su strada stretta ma asfaltata. Da Puys si prosegue su sterrato fino al Colletto del Colomion, dove conviene lasciare l’auto perché oltre il fondo diventa difficoltoso (apri su Google Maps). Dal parcheggio si cammina sulla sterrata in direzione del Passo della Mulattiera: il sentiero sale dapprima al margine del bosco in un bel vallone, poi taglia a mezzacosta fino al passo (2412 m, 1h15 dal parcheggio), dove sorge la Caserma degli Alpini XVI, abbandonata ma visitabile. Il Passo della Mulattiera è un crocevia ben segnalato: si tiene la sinistra verso Punta Charrà, che si ha di fronte con l’evidente intaglio nella roccia. Si evita la ripida cresta diretta e si taglia in diagonale il versante nord, su traccia e radi segni blu, fino all’inizio delle attrezzature (15′ dal passo, 1h30 dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il cavo prende avvio lungo una cengia, prima pianeggiante e poi via via più marcata. All’inizio la fune è datata e lasca, ma la facilità del terreno non crea problemi; più avanti la cengia si restringe e il fondo, fatto di ghiaino, dà poca sicurezza, così il cavo funge da prezioso corrimano. Si procede tra intagli e canalini da superare con cavo o catene, sempre alla propria destra, con esposizione che cresce ma difficoltà tecniche quasi nulle, salvo qualche punto per il fondo infido. Le attrezzature terminano al Passo della Sanità (2629 m, circa 1h dal Passo della Mulattiera). La salita facoltativa — ma consigliata — alla vetta segue l’evidente cresta: si guadagna prima un pendio erboso su facile traccia fino a un primo intaglio naturale, poi si sale con cautela tra sassi smossi, traversi, spuntoni e roccette, seguendo i numerosi ometti e i segni rossi; dove non si segue la dorsale si resta sul versante sud. Dopo un paio di saliscendi si tocca la cima di Punta Charrà (2843 m, 1h dal Passo della Sanità, 2h dal Passo della Mulattiera, circa 3h30 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Presa a sé, la parte attrezzata è facile e priva di vere difficoltà tecniche, sviluppandosi in prevalenza in orizzontale. Quello che impegna è l’ambiente d’alta montagna: l’escursione è lunga e richiede preparazione, esperienza e capacità di orientamento, soprattutto in caso di tempo incerto. Le attrezzature risultavano ammodernate e in buone condizioni al 2021.

    ⚠ Itinerario sconsigliato con meteo instabile: lungo il percorso mancano di fatto punti d’appoggio. Anche a inizio stagione estiva non è raro trovare canaloni innevati in tratti piuttosto esposti: piccozza consigliata.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, con quota massima a 2843 m in ambiente alpino di confine. Per la lunghezza dell’anello e l’esposizione di alcuni tratti servono passo fermo, allenamento per le 6h45 complessive e attenzione alle condizioni della neve residua nei canaloni.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si rientra a ritroso fino al Passo della Sanità (circa 45′). Da qui due possibilità. La prima è ripercorrere il Sentiero Attrezzato degli Alpini fino al Passo della Mulattiera e poi tornare al parcheggio sull’itinerario di salita. La seconda è chiudere un anello attorno a Punta Charrà scendendo in territorio francese nel vallone des Acles: si cala ripidamente a zig-zag su detrito fino al bosco, dove il sentiero si fa quasi pianeggiante, poi si taglia il versante sud fino a una spalla rocciosa oltre la quale compaiono le caserme diroccate dell’esercito francese sotto il Col des Acles; di lì si seguono le indicazioni che riportano in salita al Passo della Mulattiera (circa 1h30 dal Passo della Sanità, 2h30 dalla vetta). Dal passo si rientra al parcheggio a ritroso (circa 6h45 totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Cozie – Val di Susa
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)6:45 h
    • Dislivello ferrata217 m
    • Dislivello itinerario850 m
    • Quota max2843 m
    • Lunghezza14 Km
  • Sentiero Attrezzato Bozzetti al Monte Zeledria

    Sentiero Attrezzato Bozzetti al Monte Zeledria

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato Bozzetti al Monte Zeledria

    Il Sentiero Attrezzato Bozzetti sale al Monte Zeledria sopra Madonna di Campiglio. È un facile itinerario attrezzato, adatto anche a principianti, in una zona di grande pregio paesaggistico: la vista sulle Dolomiti di Brenta e sui laghi sottostanti ripaga della salita. Si presta a un bell'anello tra i laghi della zona.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Cascina (Malga) Zeledria, nel comune di Madonna di Campiglio: in direzione Folgarida, all'altezza del Passo Campo Carlo Magno (1682 m), si imbocca a sinistra Via Zeledria salendo fino alla malga. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si sale sul CAI 265 verso il Rifugio Viviani al Lago di Pradalago (40'); restando sul 265 si scende leggermente verso il Lago delle Malghette e l'omonimo rifugio (1890 m, 1h 30'). Costeggiato il lago e aggiratolo da nord, si seguono il CAI 201 a sinistra e poi il CAI 267 verso i 3 Laghi: prima il Lago Alto, poi i 3 Laghi (2282 m) con il Lago Medio e il Lago Inferiore (1h dal Lago delle Malghette, 2h 30'). Su un tratto di cresta, ignorato il sentiero che scende verso il Lago Scuro, si raggiunge l'attacco, segnalato da una targa metallica (2h 45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si prosegue verso sud fino ad alcuni sfasciumi a sinistra; a destra c'è il bivio per il CAI 226/B verso il Lago di Seredoli, ma si tiene la destra e si risale la cresta che collega il Monte Zeledria al Monte Nambino, guadagnando 150 metri di dislivello. Il tratto è un po' faticoso e in alcuni punti aiutato da cordini metallici e una scala, fino alla vetta (segnata da una bandiera italiana), con vista magnifica sul Brenta e sui laghi. Inizia poi la parte in discesa del Bozzetti, sul versante orientale: alcuni tratti attrezzati con scale e funi proteggono il ripido costone meridionale che scende verso il Lago di Nambino. Terminate le attrezzature (cartello rosso per chi sale in senso inverso), si scende a destra su facili roccette fino al Lago di Pradalago, dove il sentiero termina (1h 30' dalla targa, 4h 15' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario senza particolari difficoltà: i pochi punti esposti sono ben protetti. Ottimo per avvicinare neofiti e chi ha poca esperienza, in un anello paesaggisticamente molto interessante.

    ⚠ Pur facile, è una via attrezzata d'alta montagna: casco e set da ferrata raccomandati. L'itinerario ad anello è lungo (circa 11 km): calcolare bene tempi e meteo.

    ▲Discesa

    Dal termine del sentiero attrezzato si ripercorre il tratto dell'avvicinamento tra il Lago di Pradalago e Cascina Zeledria in discesa fino al parcheggio (30' dal termine, 4h 45' complessive).

    ▲Da abbinare

    Nella stessa zona dell'Adamello-Presanella e del Brenta si trovano numerosi itinerari attrezzati; spostandosi a sud, sopra Pinzolo e in Val Rendena, la via delle Bocchette e le classiche del Brenta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoAdamello-Presanella
    • Avvicinamento2h 45'
    • Tratto attrezzato1h 30'
    • Itinerario ad anello4h 45'
    • Dislivello attrezzato70 m
    • Dislivello itinerario646 m
    • Quota massima2426 m
    • Lunghezza11 km
  • Ferrata Zucco Pesciola

    Ferrata Zucco Pesciola

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata Zucco Pesciola

    La Ferrata Zucco Pesciola è una bella, impegnativa e panoramica via delle Orobie sopra i Piani di Bobbio. Mette alla prova tra camini, diedri, pareti arrampicabili e tratti di cresta; la sua variante difficile è tra i tratti più duri del panorama ferratistico italiano e va affrontata solo con ottimo allenamento.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia dei Piani di Bobbio (da Lecco a Barzio, poi agli impianti). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si sale lungo le piste verso il Rifugio Lecco, poi a destra il sentiero 30 (che diventa Sentiero Attrezzato degli Stradini) verso la Bocchetta di Pesciola, fino a un masso con l'indicazione dell'attacco poco fuori sentiero (45' dalla stazione a monte). In alternativa si può arrivare dai Piani d'Artavaggio per il Sentiero degli Stradini.

    ▲Il percorso

    Si inizia risalendo un torrione: roccette a sinistra, poi balzi e placche verticali su buona roccia fino a un traverso esposto che ne chiude la cima. Un breve tratto di discesa attrezzato porta alla seconda parte: una parete con fessura e poi un diedro strapiombante dove la catena scorre a destra e gli appigli sono a sinistra (si procede in spaccata, con una seconda catena e una maniglia nel punto più sporgente). Seguono cresta, un breve camino (4 m), un traverso atletico in diagonale su staffe e un impegnativo diedro con traverso a destra. Si arriva a un bivio: a destra la via facile (un canalino arrampicabile in spaccata fino a una scaletta), in verticale la variante estremamente difficile (parete strapiombante povera di appigli, catena lasca, occhielli per sostare con un rinvio). Le due varianti si ricongiungono; un ultimo tratto verticale, una sporgenza e un camino con cambio moschettone portano a un breve sentiero di cresta. Dopo un tratto pianeggiante e l'ultima parete appoggiata si raggiunge la madonnina di vetta (1h 45' dall'attacco, 2h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via difficile con molti passaggi impegnativi: diedri e camini in cui è consigliato, se non obbligatorio, procedere arrampicando per non affaticarsi troppo. La catena è a tratti lasca (il moschettone scorre male) ma moschettonabile quasi ovunque per fare sosta. Ripercorre quasi integralmente la storica ferrata dedicata a Domenico Rebuzzini. Dislivello in ferrata 190 m, complessivo 426 m, quota massima 2161 m, sviluppo 6 km.

    ⚠ Lungo la via si incontrano molti detriti: attenzione a non smuoverli. La variante difficile è estremamente difficile, strapiombante e povera di appigli: valutare attentamente le proprie condizioni al bivio.
    ▲Discesa

    Verso i Piani di Bobbio si va a est per evidente traccia fino a una bocchetta, dove a sinistra si imbocca il ripido Canale Madonna che porta nella Valle dei Camosci; da qui si scende a ovest verso il Rifugio Lecco (1h dal termine della ferrata).

    ⚠ Il canale di rientro è esposto a nord e spesso resta innevato fino a stagione inoltrata: può essere pericoloso, attrezzarsi di conseguenza.
    ▲Da abbinare

    Per escursionisti esperti, dalla vetta si può raggiungere lo Zuccone Campelli e scendere lungo la Ferrata Mario Minonzio.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoOrobie
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata190 m
    • Dislivello itinerario426 m
    • Quota max2161 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata Ziel (Rio di Tel)

    Ferrata Ziel (Rio di Tel)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Ziel (Rio di Tel)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Ziel (o Ferrata Rio di Tel), di media difficoltà, risale la valle Zieltal seguendo il fragoroso Rio di Tel, non lontano dalla cascata di Parcines, fino al panoramico Gingglegg (1891 m) nel Parco Naturale Gruppo di Tessa. È stata aperta a metà agosto 2020.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a valle della funivia Texel a Rablà, frazione di Parcines, all'inizio della Val Venosta (raggiungibile da Merano anche con i mezzi pubblici). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla stazione a monte si segue il sentiero 24 Alta Via di Merano fino al Rifugio Nasereit (1523 m, 45'); a fianco del rifugio si attraversa il ponte sul torrente e, subito dopo, a sinistra si seguono i punti rossi lungo il rio fino all'attacco (15' dal rifugio, 1h totali), con la cima Gingglegg ben visibile sopra.

    ▲Il percorso

    La via, lunga circa 530 metri, è divisa in 10 tratti di fune numerati e ben ancorati; le difficoltà si concentrano nella parte centrale (alcuni passaggi moderatamente difficili e uno abbastanza difficile). La prima parte sale una placca appoggiata con cambre e maniglie sul lato destro della gola fino a un gradino accanto alla prima cascata; dopo un tratto facile si attraversa il torrente con due opzioni: un ponte sospeso non perfettamente stabile, con piastre disposte in senso longitudinale, oppure due tirolienne (Flying Fox). Si prosegue di fronte a una condotta idrica, si sale aiutati da larghe cambre verso un tetto roccioso che si tiene sul lato destro su placca, poi si traversa a sinistra sopra il tetto; staffe strette portano a una parete verticale e a una placca esposta a destra (qui una via di fuga riporta ai ponti). Si seguono la fune su blocchi erbosi e una scaletta di legno fino al sentiero 8, con panchina per togliere l'attrezzatura (1h 30' dall'attacco, circa 2h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario vario e divertente in ambiente di forra, con l'attrattiva del ponte sospeso e delle tirolienne. Dislivello in ferrata 450 m, complessivo 510 m, quota massima 1891 m, sviluppo 7,5 km.

    ⚠ In caso di pioggia o anche solo di umidità la ferrata può risultare non completamente agibile per via delle numerose placche. Mancano indicazioni sul corretto uso delle tirolienne: se non si è pratici, meglio informarsi prima o usare il ponte sospeso.
    ▲Discesa

    Dall'uscita si scende lungo il sentiero 8, si passa il Kaserstein (piccola baita presso un masso) e si arriva al Rifugio Nasereit (45' dal termine); dal rifugio, a ritroso sul sentiero 24 Alta Via di Merano, si torna alla stazione a monte della funivia Texel (circa 1h dal rifugio, 4h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    La Val Venosta e i dintorni offrono molte ferrate: verso Solda la Ferrata Tabaretta, la Ferrata di Trafoi e la Croda di Cengles; a Naturno la Hoachwool e la Knott; presso Merano la Heini Holzer, in Val Passiria la Cascate di Stuller e in Val Senales la Larix.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoGruppo di Tessa
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario510 m
    • Quota max1891 m
    • Lunghezza7,5 Km
  • Ferrata del Venticinquennale al Corno Occidentale di Canzo

    Ferrata del Venticinquennale al Corno Occidentale di Canzo

    Vie Ferrate › Lombardia › Como
    Ferrata del Venticinquennale al Corno Occidentale di Canzo

    La Ferrata del Venticinquennale al Corno Occidentale di Canzo, nel comasco, è una via impegnativa con avvicinamento piuttosto lungo. Si sviluppa su una parete che fa scarso uso di staffe: per non sforzare inutilmente le braccia sulla catena conviene saper arrampicare, sfruttando gli ottimi appigli naturali.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalle Sorgenti di Gajum, a Canzo (Como), dove a fine di via Gajum c'è uno spiazzo per parcheggiare. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Da Gajum si raggiunge il Rifugio Terz'Alpe (sentiero lungo il torrente Ravella oppure per Prim'Alpe e Second'Alpe); dal rifugio si sale ripidi a nord verso la Colma di Pianezzo e, poco prima della croce, si segue a destra una traccia che per un ghiaione porta all'attacco (1h 45' da Gajum).

    ▲Il percorso

    Si attacca su una breve placca appoggiata a destra, poi a sinistra in diagonale su parete ben appigliata fino a una lunga placca liscia, in origine senza staffe e oggi con alcuni appigli artificiali: conviene arrampicare. Si vira a destra in un canalino angusto con due staffe, si aggira un albero e si affronta un lungo traverso a destra con buoni appoggi ma appigli non sempre facili (utile la catena per equilibrarsi, senza indugiare nei tratti in leggero strapiombo). Segue un diedro non banale, alcune roccette, una parete verticale di media difficoltà e una scala metallica di circa 20 metri; dopo una pancia e roccette con piccoli infissi si raggiunge un sentierino attrezzato e l'ultimo pilastro, che richiede buona tecnica su placchette lisce (alcune staffe presenti). Terminate le pareti, si seguono i bolli rossi a destra, si scende la sella e si risale alla vetta del Corno Occidentale (1h 30' dall'attacco, 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via non lunga ma con numerosi passaggi tecnici, sconsigliata ai principianti. La corda è spesso affiancata o sostituita da una catena grossa che a volte impedisce al moschettone di scorrere. Dislivello in ferrata 250 m, complessivo 900 m, quota massima 1373 m, sviluppo 11 km.

    ⚠ Attenzione al Passo della Vacca, da affrontare almeno una volta a fine ferrata in direzione della vetta: passaggio non difficile ma esposto, da non sottovalutare proprio quando ci si rilassa dopo lo sforzo.
    ▲Discesa

    Due opzioni. Per un ripido canalino (passaggi di I grado, scivoloso se bagnato) si seguono i bolli rossi a nord fino alla forcella dei Due Corni, poi al Rifugio Pianezzo e a Gajum (1h 45' dal termine, 4h 45' totali). In alternativa si ripercorre a ritroso il sentiero dalla sella verso la cresta fino a un canalino meno ripido, scendendo presso la croce dell'avvicinamento e quindi al Rifugio Pianezzo e a Gajum (2h dal termine, 5h totali).

    ▲Da abbinare

    Gli escursionisti più allenati possono combinarla in un lungo anello con la Ferrata al Corno Rat, partendo da Valmadrera.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoTriangolo Lariano
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata250 m
    • Dislivello itinerario900 m
    • Quota max1373 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Ventricini al Corno Piccolo

    Ferrata Ventricini al Corno Piccolo

    Vie Ferrate › Abruzzo › Teramo
    Ferrata Ventricini al Corno Piccolo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Ventricini, da poco riattrezzato con funi e scale nuove, aggira la parete ovest del Corno Piccolo nel Gran Sasso. È un itinerario interessante e mai difficile, in larga parte assimilabile a un sentiero attrezzato impegnativo: adatto anche a chi non ha ancora maturato esperienza su vie ferrate complesse.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge Prati di Tivo (Teramo), alle pendici del Gran Sasso (uscita A24 S. Gabriele – Colledara, poi SS del Gran Sasso). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla stazione a monte dell'ovovia (località la Madonnina) si segue il sentiero 103 verso il Rifugio Franchetti; dopo circa 10' si tiene il bivio a destra e, a mezzacosta sul fianco nord del Corno Piccolo, si raggiunge la targa d'inizio della ferrata (45' dall'ovovia).

    ▲Il percorso

    La parte iniziale è in discesa per alcuni metri lungo i bolli bianco-rossi, fino a un tratto attrezzato che risale verticale con cavo e scale mai difficili. Si giunge alla parete ovest del Corno Piccolo e si prosegue tra saliscendi, cenge e facili passaggi talvolta non protetti, fino a un passaggio incastrato tra due massi dove, impossibile passare con lo zaino in spalla, conviene appenderlo all'imbrago con un rinvio o una fettuccia. Poco dopo la ferrata termina (1h 20' dall'attacco, 2h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via tecnicamente facile, ottima per prendere confidenza con l'ambiente del Gran Sasso e per costruire itinerari ad anello. Dislivello in ferrata 250 m, complessivo 550 m, quota massima 2575 m, sviluppo 7 km.

    ⚠ L'accesso dipende dall'apertura dell'ovovia di Prati di Tivo: verificare orari ed eventuali chiusure dell'impianto prima di partire, valutando in alternativa la salita a piedi dal rifugio Cima Alta.
    ▲Discesa

    Dal termine si può salire a sinistra la via normale al Corno Piccolo (passaggi di I grado, 1h) e poi rientrare a ritroso lungo il Ventricini fino all'ovovia (5h 30' totali); oppure proseguire fino alla Sella dei Due Corni e scendere al Rifugio Franchetti, da cui per la Ventricini si torna all'ovovia (1h 30' dal termine, 4h 45' totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneAbruzzo
    • GruppoGran Sasso
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:20 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata250 m
    • Dislivello itinerario550 m
    • Quota max2575 m
    • Lunghezza7 Km
  • Ferrata di Volturara Irpina (Maroia)

    Ferrata di Volturara Irpina (Maroia)

    Vie Ferrate › Campania › Avellino
    Ferrata di Volturara Irpina (Maroia)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Volturara Irpina (o Ferrata di Maroia) è la prima via ferrata certificata in Campania, installata nel 2019 sulla parete ovest del Monte Costa. Offre tre percorsi di difficoltà crescente – un tracciato base facile, una variante moderatamente difficile e una variante estremamente difficile con strapiombi – in un contesto bello e fuori dalle solite mete.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal centro di Volturara Irpina (Avellino), con la parete ben visibile a sud-est. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dall'incrocio tra Via Sibilla, Via Candragone e Via Pasquale de Feo una stradina punta alla parete: si seguono i cartelli, ignorando a sinistra le vie multipitch, e in pochi metri si raggiunge l'attacco della ferrata (10' dal centro).

    ▲Il percorso

    La via ha un primo tratto obbligato comune, poi si articola in tre tracciati con una via di fuga dopo il primo tratto. Il percorso azzurro (facile) sale una rampa a destra e uno spigolo frastagliato in arrampicata, poi scende un paio di metri a sinistra su un traverso esposto e panoramico; prosegue a sinistra su sentiero nel bosco (qui la via di fuga) e termina con cenge e facili balzi sulla crestina sommitale. Il percorso rosso (la Ferrata Maroia vera e propria, moderatamente difficile) tiene la destra su un'ampia cengia, supera un traverso diagonale impegnativo, uno strapiombo con passo atletico e bella esposizione, fino a ricongiungersi al percorso azzurro. Il percorso nero (Variante del Mulo, estremamente difficile) è breve ma molto atletico: dopo un avvio facile sale pareti impegnative fino a un netto strapiombo verticale privo di appigli, da superare rapidi, prima di ricongiungersi al percorso rosso.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via recente con attrezzatura in ottimo stato e la possibilità di scegliere il livello adatto alla propria preparazione. Dislivello in ferrata 150 m, complessivo 180 m, quota massima 800 m, sviluppo 4 km.

    ⚠ Le varianti rosso e soprattutto nero presentano strapiombi atletici: valutare onestamente le proprie condizioni prima di impegnarle e sfruttare la via di fuga dopo il primo tratto se necessario.
    ▲Discesa

    Dal termine si seguono i segni CAI 145 e 145a che in circa 20' riportano in centro al paese: a sinistra (nord) si scende nel bosco fino alla cengia dell'attacco, a destra (sud) si raggiungono i vicoli del paese (2h totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneCampania
    • GruppoMonti Picentini
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario180 m
    • Quota max800 m
    • Lunghezza4 Km
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