Caratteristica: Ponti sospesi

  • Ferrata Tridentina al Pisciadù

    Ferrata Tridentina al Pisciadù

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Tridentina al Pisciadù

    La Ferrata Tridentina al Pisciadù è una delle vie attrezzate più amate delle Dolomiti: sale il versante nord del Gruppo Sella, in provincia di Bolzano, e conduce alla Cima Pisciadù con difficoltà tecniche contenute ma un dislivello tutt’altro che banale. L’avvicinamento brevissimo, il celebre ponte sospeso sulla Torre Exner e il finale al Rifugio Cavazza ne fanno un itinerario classico, percorribile da chi ha già una minima esperienza di ferrate ed è in buona forma fisica.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza si trova lungo la strada che dal Passo Gardena scende verso Colfosco, sul versante della Val Badia: in corrispondenza del sesto tornante, sulla destra, un ampio parcheggio presso una cava segna l’inizio dell’itinerario (apri il punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si guardano a sud le pareti del Gruppo Sella; si ignorano i segnavia 650 che collegano il Passo Gardena con Colfosco e si seguono le indicazioni che, verso sinistra in direzione est, portano su un sentiero in falsopiano fino alle prime attrezzature metalliche, raggiunte in circa 15 minuti.

    ▲Il percorso

    La prima sezione attrezzata apre con un traverso ben appigliato verso sinistra, seguito da una serie di staffe che fanno guadagnare una parete appoggiata. Si prosegue ancora a sinistra lungo un traverso esposto ma solido, quindi si affrontano alcuni metri di parete verticale e un diedro umido attrezzato in alto con staffe metalliche. All’uscita si incrocia il sentiero che scende a mezzacosta dal Passo Gardena, utile come via di fuga in caso di maltempo. Da qui un sentiero in direzione est, con sali-scendi e un caratteristico passaggio in una fenditura, conduce alle attrezzature poste poco sopra la targa che segna l’attacco vero e proprio della Tridentina (2070 m, circa 40 minuti dal parcheggio).

    Si sale ora in diagonale sotto un’imponente parete, sempre ben appigliata e mai troppo esposta. Dopo i primi infissi metallici la progressione si fa più verticale su roccia ben gradonata, con staffe e infissi dove la parete è più liscia. Una successione di belle pareti verticali porta progressivamente in quota fino ai passaggi che si avvicinano alla cascata del Rio Pisciadù; si aggira uno spigolo con un passaggio aereo, poi si percorrono roccette più comode e un traverso su pioli, esposto ma ben attrezzato, fino a una via di fuga. Chi prosegue affronta il tratto più impegnativo, quello che risale la Torre Exner: una parete verticale poco appigliata, una serie di staffe e un diedro appoggiato con il cavo a destra e le staffe a sinistra (arrampicabile cercando gli appigli, poco evidenti, sul lato destro). Si esce a destra con un facile traverso, si sale una scala metallica e, dopo aver aggirato uno spallone roccioso, si raggiunge l’iconico ponte sospeso tra la Torre Exner e l’ultimo tratto: stabile ma sospeso su un abisso di alcune centinaia di metri. Superata la passerella, un’ultima parete verticale immette sul sentiero che porta al Rifugio Cavazza al Pisciadù (2587 m), dove la ferrata termina dopo circa 3 ore complessive.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD), la Tridentina deve la sua popolarità proprio alle difficoltà tecniche medio-basse unite a un avvicinamento corto. Sul piano della complessità pesano soprattutto l’impegno fisico e l’esposizione (entrambi 3/5), mentre la componente tecnica resta più contenuta (2/5). L’equipaggiamento da ferrata è obbligatorio: imbracatura, kit da via ferrata omologato e casco.

    ⚠ Difficoltà contenute e avvicinamento breve rendono la via molto frequentata: a luglio e agosto è concreto il rischio di code e ingorghi sui passaggi attrezzati. Conviene partire molto presto. Il dislivello (400 m di ferrata, 626 m complessivi) non va sottovalutato, così come la quota oltre i 2500 m. In caso di temporale in arrivo si può ripiegare sulle vie di fuga che intercettano il sentiero dal Passo Gardena.
    ▲Periodo e sicurezza

    L’itinerario è estivo e va affrontato con meteo stabile, partendo nelle prime ore del mattino per evitare i temporali pomeridiani e l’affollamento. Verificare sempre il bollettino e le condizioni del sentiero, in particolare nei tratti di discesa che possono risentire di frane o residui di neve a inizio stagione. Un piccolo cenno di storia: la Ferrata Tridentina nacque il 10 luglio 1960 su intuizione della guida alpina Germano Kostner che, con l’aiuto degli Alpini della Tridentina (a cui è dedicata), attrezzò la Torre Exner per dare accesso diretto al Rifugio Pisciadù; il secondo tratto, con l’ardito ponte sospeso, fu aggiunto sette anni più tardi. Ogni 31 luglio le Guide Alpine della Val Badia illuminano di sera il tracciato, visibile dal centro di Corvara.

    ▲Discesa

    Dopo una sosta al Lago Pisciadù, il rientro segue l’Alta Via 2 lungo il sentiero CAI 66 in Val de Setus. La discesa è ripida e si svolge in un vallone detritico con alcuni tratti attrezzati, dove serve attenzione. Si scende fino a un bivio (a sinistra si risalirebbe al Passo Gardena) e si prosegue verso il basso seguendo il sentiero fino al parcheggio di partenza, in circa 1 ora e 15 minuti dal termine della ferrata (4 ore e 30 minuti complessivi).

    ▲Da abbinare

    Il Gruppo Sella offre molte altre vie attrezzate nei dintorni. Scendendo verso la Val Badia si possono percorrere la Ferrata del Vallon e la Ferrata Piz da Lech; verso la Val di Fassa, al Passo Sella, la Ferrata delle Mesules e, al Passo Pordoi, la Ferrata Piazzetta. Restando al Passo Gardena si trovano le due ferrate del Gruppo Cir, la Ferrata al Piccolo Cir e la Ferrata Gran Cir, entrambe medio-facili.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:30 h
    • Durata ferrata2:45 h
    • Itinerario totale4:30 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario626 m
    • Altitudine massima2586 m
    • Lunghezza7,5 Km
    • Anno apertura1960
  • Ferrata Adventure Climb al Clap Varmost

    Ferrata Adventure Climb al Clap Varmost

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Adventure Climb al Clap Varmost

    La Ferrata Adventure Climb al Clap Varmost è una via atletica e moderna sopra Forni di Sopra, nelle Prealpi Carniche (provincia di Udine). Costruita in stile francese, è ottimamente attrezzata e si divide in due sezioni: una prima di media difficoltà, con un ponte sospeso e una scala inclinata che attraversano una gola, e una seconda impegnativa e molto esposta, con due tetti strapiombanti. Avvicinamento brevissimo grazie alla funivia, ma via di grado difficile, non adatta a neofiti.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia Varmost di Forni di Sopra, raggiungibile dalla SS 52 Carnica (Tolmezzo–Lozzo di Cadore); ampio parcheggio sul lato sud della strada per arrivare a piedi alla stazione a valle (apri il punto di partenza su Google Maps). Se la funivia non è in funzione si può salire a piedi da Forni di Sopra lungo la stretta Via Chianeit (asfalto in condizioni non ottimali) fino al bivio dove finisce l’asfalto (spiazzo per 2-3 auto), tenendo poi la sinistra sul sentiero 207 fino alla stazione a monte. Dall’arrivo della funivia il Clap Varmost è ben visibile sulla destra con la sua parete verticale; una bacheca riporta le informazioni sulla via. Si scende sotto l’arrivo della funivia e, seguendo le indicazioni nel bosco e i cartelli verso destra, si cammina sotto le pareti fino all’attacco, segnalato da un cartello bianco (15 minuti dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Dall’attacco una facile cengia in leggera discesa porta all’ingresso di una fessura nella roccia, che si percorre su una passerella di legno. Ritrovate le attrezzature, si sale in diagonale a destra su roccette: sopra la testa appaiono un ponte sospeso e una scala inclinata che attraversa la gola. Una parete verticale abbondantemente attrezzata con pioli e staffe conduce alla scala, che si sale attraversando la gola fino a uno sperone roccioso; da qui, in forte esposizione e con l’aiuto di staffe, si raggiunge il ponte sospeso. Si attraversa il ponte uno per volta e ci si porta sulla parete del Clap Varmost; saliti un paio di metri, un traverso a sinistra su staffe (in salita, poi orizzontale, poi in leggera discesa) porta a un terrazzino, dove un tempo c’era una via di fuga, oggi smantellata. Da qui inizia la parte atletica e impegnativa.

    Il primo passaggio impegnativo è un tetto strapiombante, preceduto da una lunga serie di staffe ravvicinate, da superare con un misto di agilità e forza di braccia senza temporeggiare; oltre il balzo si prosegue in verticale spostandosi prima a sinistra e poi a destra. Un aereo traverso a sinistra su pioli conduce al passaggio chiave: un secondo tetto strapiombante, più impegnativo, al bordo di uno spigolo esposto (ben attrezzato con staffe, ma di impegno superiore alla media della via). Superato il passaggio in forte esposizione, si piega a destra su un diedro attrezzato con pioli e si affronta un aereo traverso a destra verso uno spigolo — il tratto più adrenalinico. Aggirato lo spigolo, un nuovo traverso diagonale a sinistra su pioli precede l’ultimo tratto di parete verticale attrezzata, fino al termine della sezione verticale. Inizia quindi l’ultima parte, su roccette e sentiero attrezzato di difficoltà contenute, su terreno misto di erba e rocce; superata una passerella in legno si raggiunge la croce in vetta al Clap Varmost (2073 m, 1h 15′ dall’attacco, 1h 30′ dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile (D): difficoltà tecniche medie (3/5) ma esposizione elevata (4/5) e carattere atletico. È una ferrata “alla francese”, poco arrampicabile, che si progredisce quasi ovunque su infissi metallici (in ottimo stato); il cavo è grosso e infonde sicurezza. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco; non è adatta a neofiti, che tendono ad affaticare troppo le braccia.

    ⚠ Nei tetti strapiombanti il cavo è disposto in modo difficile da trazionare: conviene salire usando le staffe. Può essere molto utile portare una fettuccia o un rinvio per sostare e riposare le braccia in caso di affaticamento. I passaggi del cavo nei fittoni sono “alla francese” e il cavo, spesso lasco, tende a inserirsi nella traiettoria di salita: conviene cambiare i moschettoni appena il fittone successivo arriva all’altezza degli occhi, per non lasciarli indietro. La via è breve ma molto esposta: richiede forza e testa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario percorribile in stagione estiva con meteo stabile; il breve sviluppo lo rende ideale per una mezza giornata. Conviene scegliere una giornata ventilata e non troppo calda, vista la natura atletica della via. Verificare gli orari della funivia se la si utilizza per avvicinamento e rientro.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si segue la traccia che, in leggera salita, porta alla stazione a monte del secondo troncone della funivia, oppure si scende per sentiero lungo le piste da sci, passando a fianco di un bacino artificiale, fino alla stazione della funivia utilizzata in avvicinamento (40 minuti dal termine della ferrata).

    ▲Da abbinare

    Sempre da Forni di Sopra si può raggiungere il Passo del Mus, con lungo avvicinamento, per l’impegnativa Ferrata Cassiopea al Torrione Comici; verso il Passo Rest, la Ferrata Tramuntin al Monte Rest. In provincia di Udine, più a nord, la Ferrata Cinquanta del Clap, la Ferrata al Monte Coglians, la Ferrata Sartor e la Ferrata del Chiadenis.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:15 h
    • Durata ferrata1:15 h
    • Itinerario totale2:30 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario250 m
    • Altitudine massima2073 m
    • Lunghezza2,5 Km
  • Ferrata Anelli delle Anguane

    Ferrata Anelli delle Anguane

    Vie Ferrate › Veneto › Vicenza
    Ferrata Anelli delle Anguane
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Gli Anelli delle Anguane sono un vero parco di vie ferrate sopra San Pietro Valdastico, sulle bastionate del Sojo di Mezzogiorno: un intreccio di anelli, ponti sospesi, scale metalliche e varianti che si possono combinare in itinerari di difficoltà molto diversa, dalla media fino a sezioni estreme. La quota bassa li rende percorribili gran parte dell’anno, anche d’inverno.

    ▲Avvicinamento

    Dal parcheggio di San Pietro Valdastico un sentiero sale verso le bastionate fino a una bacheca con la mappa dei percorsi; si seguono i sentieri S1 e poi S2 fino all’attacco, raggiunto in 20-25 minuti. Indicazioni stradali →

    ▲Il percorso

    L’itinerario base alterna paretine verticali ricche di cambre, traversi su roccia compatta, tratti di sentiero attrezzato nel bosco e canalini. Il pezzo forte è il ponte sospeso a quattro corde (circa 25 m), seguito da salite diagonali e brevi strapiombi attrezzati; lunghe cenge esposte collegano i vari anelli. Chi cerca difficoltà maggiori può inserire le varianti estreme: il “Salto delle Anguane” con scale metalliche mobili e tratti strapiombanti, le lunghe scale sospese “Scala Bruna” (40 m) e “Scala Grazia” (70 m), e il “Tetto dei Salbanei”, un tetto roccioso da superare in piena esposizione.

    ⚠ Caschetto obbligatorio: i percorsi si intrecciano e ci possono essere escursionisti sopra, con possibili scariche di sassi segnalate da cartelli. Le varianti estreme (Salto delle Anguane, Tetto dei Salbanei) alzano nettamente difficoltà ed esposizione: affrontale solo se esperti, valutando una longe per le soste. I tempi sono indicativi e dipendono dalla combinazione di anelli scelta.
    ▲Discesa

    Il rientro avviene a ritroso lungo i sentieri di avvicinamento, a seconda degli anelli percorsi.

    ▲Da abbinare

    Nelle vicinanze, tra Grappa e Pasubio, si trovano la Ferrata Sass Brusai, la Ferrata di Santa Felicita e la Ferrata Carlo Campalani al Carega.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • ProvinciaVicenza
    • ZonaVal d'Astico
    • Avvicinamento0:25 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario totale4:30 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Altitudine max750 m
    • Lunghezza5,5 km
    • Apertura2018
  • Ferrata alla Forcella del Sassolungo

    Ferrata alla Forcella del Sassolungo, gruppo del Sassolungo, Dolomiti

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata alla Forcella del Sassolungo
    Moderatamente Difficile
    ● Aperta
    Caratteristiche
    Complessità
    📍 Maps

    Galleria

    Inaugurata nel 2022, la ferrata che sale alla Forcella del Sassolungo è un itinerario attrezzato moderno, vario e molto arrampicabile che dal Passo Sella porta al Rifugio Toni Demetz, nel cuore del gruppo Sassolungo–Sassopiatto, tra la Val Gardena e la Val di Fassa. È una via di media difficoltà (MD) che, pur non raggiungendo una vetta, regala una progressione divertente, qualche tratto aereo e un panorama d’eccezione sui gruppi dolomitici attorno al Passo Sella. La quota non è elevata e l’avvicinamento è breve, il che la rende un’ottima ferrata d’inizio stagione o da abbinare ad altri itinerari della zona.

    ▲Partenza e avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a valle della funivia che dal Passo Sella (2180 m) sale al Rifugio Demetz. Il passo si raggiunge in auto sia da Canazei, salendo dalla Val di Fassa, sia da Selva, dalla Val Gardena. Qui le indicazioni stradali e il parcheggio su Google Maps →

    Ci sono due modi per arrivare all’attacco. Il primo è tutto a piedi: dal parcheggio si segue il sentiero CAI 525 e, dopo circa 45–60 minuti, si individuano sulla sinistra i cartelli che indicano l’inizio della via attrezzata. Il secondo sfrutta la funivia Passo Sella → Demetz: una volta in quota si perde un po’ di dislivello scendendo lungo il 525 fino al bivio per l’attacco, risparmiando circa un’ora di cammino. La salita a piedi resta la scelta più appagante e completa.

    ▲Il percorso, tratto per tratto

    La ferrata non concede riscaldamento: i primi metri sono i più impegnativi di tutta la via. Si attacca un breve diedro verticale di roccia scura con un passo iniziale in leggero strapiombo per staccarsi da terra; pioli e staffe metalliche aiutano nei primissimi metri, poi si traversa a destra e si comincia a guadagnare quota. Superato questo primo balzo si aggira uno spigolo e si percorre una stretta cengia verso sinistra, fino a una bella paretina verticale.

    Qui la roccia è molto ammanigliata e conviene arrampicare cercando gli appigli naturali invece di trazionare sul cavo: è uno dei tratti più piacevoli. Si raggiunge il bordo di un canalino, lo si attraversa e si prosegue su cengia verso destra; aggirato un altro spigolo ci si trova sotto un balzo nei pressi di un diedro, dove alcune staffe facilitano la risalita di un passaggio logico e divertente. Poco sopra si sbuca su un piccolo pianoro erboso.

    Si riparte verso sinistra su una cengia che si assottiglia fino a diventare un traverso, raggiungendo un classico canale dolomitico. Il cavo guida in salita diagonale, con buoni appoggi per i piedi ma un impegno costante, fino a un breve passo strapiombante: anche qui le staffe riducono la difficoltà, ma serve uno spunto deciso per affrontarlo. All’uscita dal camino le guglie del Sassolungo e del Sassopiatto si ergono imponenti sopra la testa. Si arriva così alla cassetta con il libro di vetta e a una panchina panoramica, circa 30–40 minuti dopo l’attacco: il punto ideale per una sosta.

    Da qui la via risale qualche roccetta, supera uno spigolo e con un traverso a destra svela il Rifugio Demetz, meta dell’itinerario. Si guadagna il filo di cresta, facile ma esposto, lo si percorre tra brevi sali-scendi e un caratteristico ponte sospeso, poi si disarrampica un tratto verticale fino a una forcellina. Oltre la forcella il cavo riparte in verticale e, per roccette più facili, conduce a una bella placconata giallastra: un primo passo impegnativo, quindi ancora salita verticale fino a un diedro lavorato. Gli ultimi cinquanta metri si mantengono belli e continui, riportando sul filo di cresta con uno stretto camino, prima della breve discesa attrezzata che chiude la via proprio sopra il rifugio (circa 1h 30′ dall’attacco, 2h 30′ dal Passo Sella).

    Numerose vie di fuga attrezzate permettono di rientrare sul sentiero 525 senza completare l’intera ferrata: utile in caso di affollamento o di meteo in peggioramento.

    ▲Carattere e difficoltà

    Nonostante la classificazione di media difficoltà (MD), la Forcella del Sassolungo non è una via per principianti assoluti. È continuamente attrezzata e quindi sempre sicura, ma si sviluppa spesso in verticale e in esposizione, con tre o quattro passaggi che richiedono buona forza di braccia e dimestichezza con la roccia. Dove la progressione si fa più dura intervengono pioli e staffe artificiali che abbassano la difficoltà tecnica, ma l’attacco iniziale e i passi strapiombanti restano impegnativi. È perfetta per chi ha già qualche ferrata nelle gambe e vuole arrampicare divertendosi; sconsigliata a chi soffre il vuoto o è alla primissima esperienza.

    ▲Periodo, attrezzatura e discesa

    Periodo consigliato: da inizio estate all’autunno, neve permettendo; la quota contenuta la rende percorribile anche a stagione non ancora matura. Attrezzatura: kit da ferrata omologato, imbragatura e casco obbligatorio — trattandosi di una via di apertura recente, la roccia può presentare tratti ancora friabili, quindi attenzione ai sassi mobili, soprattutto in partenza e con altre cordate sopra. Discesa: dal termine dei cavi si scende per traccia al vicino Rifugio Demetz (2685 m, circa 10 minuti); da qui si rientra con la funivia al Passo Sella oppure a piedi sul sentiero 525 (circa 1h 15′), per un giro complessivo di circa 4 ore.

    ▲Da abbinare

    Il proseguimento naturale dal Demetz è la vetta del Sassopiatto con la Ferrata Oskar Schuster: chi parte presto e è ben allenato può concatenare le due vie in un anello impegnativo. Dal Passo Sella sono inoltre raggiungibili la breve Ferrata al Col Rodella e l’impegnativa Ferrata delle Mesules nel Gruppo di Sella; scendendo in Val Gardena si trovano la Tridentina, il Piccolo e il Gran Cir.

    ▲Galleria

    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaBolzano
    • GruppoSassolungo
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario totale4:00 h
    • Dislivello ferrata~200 m
    • Dislivello itinerario440 m
    • Altitudine max2685 m
    • Lunghezza~5 km
    • Apertura2022
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