Caratteristica: Possibile neve tardiva

  • Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta Charrà

    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta Charrà

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta Charrà
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Sul crinale che divide Italia e Francia sopra Bardonecchia, questo sentiero attrezzato collega il Passo della Mulattiera al Passo della Sanità, ai piedi di Punta Charrà. Lo sviluppo è quasi interamente orizzontale: le attrezzature servono soprattutto a mettere in sicurezza la progressione su terreno a tratti instabile e su cenge sottili, mentre i passaggi verticali sono praticamente assenti. Ne esce un itinerario lungo e di grande respiro escursionistico, da affrontare però con tempo stabile perché lungo il percorso non ci sono punti d’appoggio.

    ▲Avvicinamento

    Il punto d’appoggio consigliato è il Colletto del Colomion, raggiungibile con la funivia da Bardonecchia (Pian del Sole) e successiva risalita delle piste da sci, oppure direttamente in auto. Chi sale in macchina punti al piccolo abitato di Puys: si arriva prima a Beaulard, in Val di Susa, e — salendo da valle — poco prima di uscire dal paese si attraversa la ferrovia a sinistra imboccando via San Giusto; la si segue fino a un cartello azzurro che indica Puys a 3 km, su strada stretta ma asfaltata. Da Puys si prosegue su sterrato fino al Colletto del Colomion, dove conviene lasciare l’auto perché oltre il fondo diventa difficoltoso (apri su Google Maps). Dal parcheggio si cammina sulla sterrata in direzione del Passo della Mulattiera: il sentiero sale dapprima al margine del bosco in un bel vallone, poi taglia a mezzacosta fino al passo (2412 m, 1h15 dal parcheggio), dove sorge la Caserma degli Alpini XVI, abbandonata ma visitabile. Il Passo della Mulattiera è un crocevia ben segnalato: si tiene la sinistra verso Punta Charrà, che si ha di fronte con l’evidente intaglio nella roccia. Si evita la ripida cresta diretta e si taglia in diagonale il versante nord, su traccia e radi segni blu, fino all’inizio delle attrezzature (15′ dal passo, 1h30 dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il cavo prende avvio lungo una cengia, prima pianeggiante e poi via via più marcata. All’inizio la fune è datata e lasca, ma la facilità del terreno non crea problemi; più avanti la cengia si restringe e il fondo, fatto di ghiaino, dà poca sicurezza, così il cavo funge da prezioso corrimano. Si procede tra intagli e canalini da superare con cavo o catene, sempre alla propria destra, con esposizione che cresce ma difficoltà tecniche quasi nulle, salvo qualche punto per il fondo infido. Le attrezzature terminano al Passo della Sanità (2629 m, circa 1h dal Passo della Mulattiera). La salita facoltativa — ma consigliata — alla vetta segue l’evidente cresta: si guadagna prima un pendio erboso su facile traccia fino a un primo intaglio naturale, poi si sale con cautela tra sassi smossi, traversi, spuntoni e roccette, seguendo i numerosi ometti e i segni rossi; dove non si segue la dorsale si resta sul versante sud. Dopo un paio di saliscendi si tocca la cima di Punta Charrà (2843 m, 1h dal Passo della Sanità, 2h dal Passo della Mulattiera, circa 3h30 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Presa a sé, la parte attrezzata è facile e priva di vere difficoltà tecniche, sviluppandosi in prevalenza in orizzontale. Quello che impegna è l’ambiente d’alta montagna: l’escursione è lunga e richiede preparazione, esperienza e capacità di orientamento, soprattutto in caso di tempo incerto. Le attrezzature risultavano ammodernate e in buone condizioni al 2021.

    ⚠ Itinerario sconsigliato con meteo instabile: lungo il percorso mancano di fatto punti d’appoggio. Anche a inizio stagione estiva non è raro trovare canaloni innevati in tratti piuttosto esposti: piccozza consigliata.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, con quota massima a 2843 m in ambiente alpino di confine. Per la lunghezza dell’anello e l’esposizione di alcuni tratti servono passo fermo, allenamento per le 6h45 complessive e attenzione alle condizioni della neve residua nei canaloni.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si rientra a ritroso fino al Passo della Sanità (circa 45′). Da qui due possibilità. La prima è ripercorrere il Sentiero Attrezzato degli Alpini fino al Passo della Mulattiera e poi tornare al parcheggio sull’itinerario di salita. La seconda è chiudere un anello attorno a Punta Charrà scendendo in territorio francese nel vallone des Acles: si cala ripidamente a zig-zag su detrito fino al bosco, dove il sentiero si fa quasi pianeggiante, poi si taglia il versante sud fino a una spalla rocciosa oltre la quale compaiono le caserme diroccate dell’esercito francese sotto il Col des Acles; di lì si seguono le indicazioni che riportano in salita al Passo della Mulattiera (circa 1h30 dal Passo della Sanità, 2h30 dalla vetta). Dal passo si rientra al parcheggio a ritroso (circa 6h45 totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Cozie – Val di Susa
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)6:45 h
    • Dislivello ferrata217 m
    • Dislivello itinerario850 m
    • Quota max2843 m
    • Lunghezza14 Km
  • Sentiero Attrezzato Amalio da Prà al Monte Ciareido

    Sentiero Attrezzato Amalio da Prà al Monte Ciareido

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato Amalio da Prà al Monte Ciareido
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato Amalio da Prà aggira il Monte Ciareido nelle Marmarole, un gruppo dolomitico molto meno frequentato dei vicini e per questo selvaggio e sorprendente. È un anello di media difficoltà: un paio di passaggi attrezzati impegnativi e, soprattutto, tratti esposti e non protetti che alzano l'impegno complessivo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Parco alla Memoria di Pian dei Buoi, sopra Lozzo di Cadore. Poco prima dell'incrocio tra la SS52 e la SS51 una strada sulla sinistra, con indicazioni per il Ciareido e le Marmarole, sale per diversi chilometri ed è stretta: in alta stagione vige il senso unico alternato a orari (verificare sul sito del Comune). Si arriva all'ultimo parcheggio (100 posti), non lontano dal Rifugio Ciareido. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si prosegue sulla sterrata fino al Rifugio Ciareido (1969 m, 15' dal parcheggio); poco oltre, a un bivio, si tiene la destra sul CAI 272 verso nord, restando in piano fino a un bivio dove a sinistra un sentiero con segni rossi sale rapidamente verso l'evidente forcella tra il Ciareido e un gendarme roccioso; si risale il ghiaione fino alla forcella dove inizia il sentiero attrezzato (circa 1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dalla forcella si scende verso sinistra incontrando presto le attrezzature: il cavo funge da corrimano in discesa per aggirare prima la Torre Pian dei Buoi e poi il versante est del Ciareido; caratteristico un passaggio dove il cavo corre lungo un canale scavato in diagonale nella parete. Il sentiero scende ripido e piega a sinistra incontrando alcune cenge quasi sempre protette. Inizia il tratto più interessante: si scende qualche metro in disarrampicata sulle pareti est del Ciareido, si percorre un tratto di sentiero esposto e attrezzato e si risale una parete verticale attrezzata – il punto più difficile del tracciato, comunque su livelli moderati. Un ultimo canalino con alcuni balzi chiude le attrezzature; si prosegue a mezzacosta seguendo gli abbondanti segni fino alla forcella sul versante sud del Ciareido, dove il sentiero attrezzato termina (1h 30' dall'attacco, 2h 30' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le parti attrezzate sono piuttosto facili, salvo il tratto in discesa e la parete verticale da risalire, non banali. L'impegno maggiore sta nei tratti non protetti ed esposti, dove servono piede fermo e attenzione: nessun passaggio eccessivamente difficile, ma da non sottovalutare.

    ⚠ Alcuni tratti restano spesso innevati anche a stagione inoltrata: è prudente portare piccozza e ramponi. Massima attenzione nei passaggi esposti e non attrezzati.

    ▲Discesa

    Dal termine si aggira la parete sud del Ciareido (lasciandosi alle spalle la guglia detta «Il Pupo») in un ambiente molto bello, scendendo verso il rifugio. A un bivio si può scendere a destra al Rifugio Baion-Boni (1828 m, 45' dal termine), oppure proseguire aggirando il Ciareido fino al Rifugio Ciareido dell'andata e quindi a ritroso al parcheggio (1h 15' dal termine, 3h 45' complessive).

    ▲Da abbinare

    Nelle vicinanze, impegnativo, il Sentiero Attrezzato degli Alpini che sale a Forcella Jau Tana: facile nei tratti attrezzati ma di forte carattere in quelli non protetti, da riservare a escursionisti esperti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • ProvinciaBelluno
    • GruppoMarmarole
    • Avvicinamento1h
    • Tratto attrezzato1h 30'
    • Itinerario ad anello4h
    • Dislivello attrezzato100 m
    • Dislivello itinerario550 m
    • Quota massima2298 m
    • Lunghezza8,7 km
  • Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta d’Albiolo

    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta d'Albiolo

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta d'Albiolo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato degli Alpini collega la Forcella del Montozzo al Passo dei Contrabbandieri, presso il Passo del Tonale (Brescia). Più che una via ferrata è un esposto sentiero attrezzato di modesta difficoltà: il cavo è utile soprattutto con fondo umido e in un paio di traversi esposti. La relazione è descritta dalla Forcella del Montozzo al Passo dei Contrabbandieri, ma il percorso si fa comunemente anche al contrario; la salita facoltativa a Punta d'Albiolo è consigliata.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Case di Viso (1754 m), in provincia di Brescia presso il Passo del Tonale. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si prende il sentiero n. 52 che in un'ora e mezza porta al Rifugio Bozzi (2478 m); allungando di una ventina di minuti si raggiunge ripidamente la Forcella del Montozzo (2613 m, 1h 45'), inizio del sentiero attrezzato. In alternativa si può salire dal versante trentino da Pejo (loc. Fontanino, sentieri 111/111b, circa 3h 50') oppure dal Passo del Tonale (Ospizio di San Bartolomeo, sentiero 111 per Malga Valbiolo, circa 2h 30' al Passo dei Contrabbandieri, percorrendo così l'itinerario al contrario).

    ▲Il percorso

    Dalla Forcella del Montozzo (2613 m) il sentiero parte sul versante che domina la valle del Montozzo e il Rifugio Bozzi, incontrando subito diverse gallerie e tunnel usati dagli Alpini nella Prima Guerra Mondiale. Il tracciato è molto ripido e a tratti esposto; dopo alcuni passaggi attrezzati si supera una piccola forcella che apre la vista sui laghetti di Albiolo. Seguono altre cenge e passaggi esposti fino a un cartello: a destra prosegue il Sentiero degli Alpini verso il Passo dei Contrabbandieri, a sinistra la deviazione per il Torrione di Albiolo. Prendendo la deviazione, in pochi minuti e semplici passaggi si arriva sotto l'Albiolino (piccola croce di vetta); proseguendo a sinistra si trova il Torrione di Albiolo (2976 m), con un cavo metallico che aiuta la salita alla croce (attenzione: tratto con pericolo di caduta). Tornati al cartello, si riprende il Sentiero degli Alpini che in circa mezz'ora porta al Passo dei Contrabbandieri (2679 m), dove sorge una capanna in totale abbandono (1h 30' dall'inizio del sentiero, circa 3h 30' complessive). Chi vuole può allungare in meno di mezz'ora alla Cima Casaiole (2779 m), splendido balcone panoramico con altri camminamenti e trincee della Grande Guerra.

    ▲Carattere e difficoltà

    Bel percorso di cengia sui camminamenti di guerra, di impegno tecnico contenuto ma con tratti esposti dove il cavo infonde sicurezza. La parte attrezzata è stata completamente ristrutturata nell'agosto 2019 ed è in ottime condizioni, salvo un paio di fittoni staccati ma non pericolosi.

    ⚠ Da affrontare solo in assenza di neve (idealmente da giugno a settembre): il suolo bagnato è insidioso, soprattutto nei passaggi privi di catena. Casco e set da ferrata raccomandati.

    ▲Discesa

    Dal Passo dei Contrabbandieri il rientro più rapido scende verso nord al Rifugio Bozzi (20-30') e da qui a Case di Viso (circa 1h 15'), per un totale di quasi 5h.

    ▲Da abbinare

    Il naturale proseguimento in cresta è la Ferrata degli Austriaci, che da Punta d'Albiolo conduce al Tonale Orientale (ambiente simile, difficoltà leggermente superiore). Nella zona di Ponte di Legno è consigliatissimo il Sentiero dei Fiori; scendendo in Val Camonica ci sono la Ferrata al Corno del Grevo, la Ferrata al Pizzo Badile Camuno e il Parco delle Fucine di Casto.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • ProvinciaBrescia
    • GruppoAdamello-Presanella
    • Avvicinamento1h 45'
    • Tratto attrezzato1h 30'
    • Itinerario completo4h 45'
    • Dislivello itinerario1250 m
    • Quota massima2970 m
    • Lunghezza11 km
  • Sentiero Attrezzato Bonacossa

    Sentiero Attrezzato Bonacossa

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato Bonacossa
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Avviso — Dal 2017 la Forcella di Misurina è interessata da una frana che ne ha reso impraticabile l'attraversamento: quel tratto del sentiero risulta tuttora chiuso. È possibile percorrere l'itinerario salendo dal Ciadin de la Neve. Verifica sempre le condizioni aggiornate presso i rifugi della zona prima di partire.

    Il Sentiero Attrezzato Bonacossa è un itinerario lungo e bellissimo, in parte attrezzato, che taglia in direzione sud-nord il Gruppo dei Cadini di Misurina (Dolomiti di Sesto). Sale diverse forcelle, con un dislivello complessivo molto maggiore di quello assoluto per i continui saliscendi. I tratti attrezzati non sono difficili, ma l'escursione richiede buon allenamento e piede fermo, soprattutto da Forcella de Rinbianco in poi.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte degli impianti del Col de Varda, sul versante orientale del Lago di Misurina. Si parcheggia presso il versante sud del lago, vicino all'hotel Alpenrose, e si raggiungono gli impianti. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Con la seggiovia non c'è avvicinamento; in alternativa si sale in 45' dal Lago di Misurina (1756 m) al Rifugio Col de Varda (2115 m) per il ripido segnavia 120.

    ▲Il percorso

    Dalla stazione a monte (Rifugio Col de Varda) la targa metallica segna l'inizio del segnavia 117 verso nord. Seguendo radi bolli rossi si sale, prima a mezzacosta poi più ripidi, verso la Forcella di Misurina (2395 m, 45' dalla stazione), risalendo un canalino detritico sul versante destro a tratti attrezzato con fune (salita ripida e faticosa, con infissi di legno a sostegno del fondo). NB: questo tratto è quello interessato dalla frana del 2017 (vedi avviso). Dalla forcella si scende ripidamente lo stretto intaglio in un canalino detritico, aiutati da corde metalliche su un paio di balzi verticali e un traverso a destra, e si attraversa un foro nella roccia attrezzato con fune e gradini artificiali, fino al Ciadin della Neve (2250 m, 1h 30' dalla stazione), dove si incrocia il sentiero 118. Restando sul 117 si risale ripidi verso nord-est: due scalette metalliche superano due salti rocciosi, poi si piega a destra salendo la parte alta del canalino, instabile negli ultimi metri, fino alla Forcella del Diavolo (2380 m, circa 2h 15'). Si scende ripidi sulla destra di un ghiaione (possibile neve a stagione inoltrata) fino al Rifugio Fonda Savio (2367 m, circa 3h), crocevia dei Cadini da cui parte verso sud l'attacco dell'aerea Ferrata Merlone. Dal rifugio il 117 prosegue a nord: un tratto ripido con passaggi attrezzati, un canalino attrezzato e una cengia con passerella in legno riportano verso il Ciadin della Neve; ignorata la deviazione per Forcella Sabbiosa (sentiero 112) si raggiunge Forcella de Rinbianco (2176 m, 3h 30'), dove si tiene la destra verso il Rifugio Auronzo. Segue una cengia panoramica, a tratti esposta e attrezzata ma non difficile, sopra la Val de le Cianpedele; superata una passerella e alcuni resti della Grande Guerra, a un bivio si lascia il Sentiero Durissini e si resta sul 117 a sinistra in salita. Si aggira la parete orientale del Ciadin delle Bisse con roccette, una rampa diagonale (cavo a sinistra) e una scaletta appoggiata; i passaggi non sono difficili ma il fondo è spesso umido, quindi conviene assicurarsi. Una serie di cenge e brevi canalini franosi, sempre attrezzati nei punti più esposti, costituisce il tratto più adrenalinico fino a una forcella (2300 m, 4h 30') che scavalca dal versante est a quello ovest, con le Tre Cime di Lavaredo di fronte. Dopo l'ingresso di una galleria (facoltativa, aggirabile per sentiero) si raggiunge il Rifugio Auronzo (2320 m, 5h 15').

    ▲Carattere e difficoltà

    I tratti attrezzati sono privi di difficoltà tecniche e per lo più utili come corrimano; le insidie sono la lunghezza, i numerosi saliscendi e alcuni tratti esposti (specie da Forcella de Rinbianco), comunque sempre ben attrezzati. Itinerario dedicato ad Alberto Bonacossa, poliedrica figura sportiva e militare della prima metà del Novecento.

    ⚠ Attenzione ai nevai presenti anche in stagione inoltrata, in particolare nei valloni; il fondo umido delle cenge richiede prudenza. Ricorda la chiusura del tratto di Forcella di Misurina (frana 2017).

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Auronzo il rientro a Misurina avviene con l'autobus di linea oppure seguendo il turistico sentiero 101, in costante e mai eccessiva pendenza, fino al Lago di Misurina in 1h 30' (circa 7h complessive).

    ▲Da abbinare

    Dal Rifugio Fonda Savio si può deviare a sud per la Ferrata Merlone. Dal Rifugio Auronzo si sale al Monte Paterno per la Ferrata Innerkofler-De Luca, o alla Torre di Toblin per la Ferrata delle Scalette e la Ferrata Hosp. Dal Lago di Misurina si raggiungono gli itinerari del Cristallo, tra cui la Ferrata René De Pol e la Ferrata Capitano Bilgeri al Monte Piano.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • ProvinciaBelluno
    • GruppoCadini di Misurina
    • Avvicinamento5 min (con seggiovia)
    • Tratti attrezzati5h 15'
    • Itinerario completo7h
    • Dislivello attrezzato100 m
    • Dislivello itinerario624 m
    • Quota massima2495 m
    • Lunghezza17,5 km
  • Ferrata della Val Gelada

    Ferrata della Val Gelada

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata della Val Gelada
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata della Val Gelada fa parte di un itinerario che risale la ripida omonima valle sotto il Corno di Flavona, nelle Dolomiti di Brenta settentrionali (Trento). I tratti attrezzati non presentano particolari difficoltà tecniche, ma l'ambiente severo, l'elevato dislivello e diversi passaggi esposti la riservano a escursionisti allenati ed esperti.

    ▲Avvicinamento

    L'anello qui descritto è il modo più corto e semplice di percorrere la ferrata e parte dal Lago di Tovel. Si raggiunge Tuenno, sul versante orientale del Brenta, e a un incrocio sulla sinistra si seguono le indicazioni per il Lago di Tovel lungo circa 11 km di strada asfaltata; al termine, sulla destra, c'è un primo parcheggio, poi si prosegue sulla sterrata di fronte seguendo le indicazioni per lo Chalet (circa 2 km). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal Lago di Tovel si imbocca sul versante occidentale il largo sentiero CAI 314 in direzione di Malga Tuenna; si sale comodi su carrareccia fino a incrociare il CAI 312 (Sentiero della Dena), ripido verso ovest. Ignorato un primo bivio a destra, si prosegue seguendo le indicazioni per Malga Tuenna e poi per il Passo della Val Gelada (CAI 380), superando un primo tratto attrezzato. Usciti dal bosco si raggiunge l'incrocio con il CAI 306 (Sentiero Attrezzato delle Palete): lo si ignora e si tira dritti verso ovest fino al bivio del Passo della Val Gelada (2171 m, circa 2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si prende dritti il CAI 380 che risale la Val Gelada: il tratto è decisamente faticoso e guadagna quasi 500 m di dislivello. Addentrandosi verso la parte interna della valle si nota una bastionata rocciosa dove alcuni tratti attrezzati dentro un canalino permettono di superarla senza eccessive difficoltà, contornati dalle imponenti pareti di Cima Paradiso, Cima Sassara e Sasso Alto a destra e dal Gran de Formenton a sinistra. Un ultimo tratto attrezzato porta al Passo di Val Gelada (2686 m, circa 4h dal parcheggio), crocevia con il Sentiero Alpinistico Costanzi (CAI 336). Qui si tiene la sinistra verso la Bocchetta dei Tre Sassi: alcuni tratti verticali attrezzati con fune e scale, poi un tratto di sentiero non particolarmente difficile, conducono alla Bocchetta dei Tre Sassi (2613 m, 45' dal Passo, 4h 45' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    I due tratti ferrati aiutano a superare salti che oltrepassano il primo grado, ma le maggiori insidie sono il carattere alpino dell'escursione, la lunghezza e l'esposizione. Sono presenti anche un paio di tratti di arrampicata di I grado non protetti. La Val Gelada è tra gli angoli più selvaggi e meno frequentati del Brenta.

    ⚠ Sia la Val Gelada sia la Val delle Giare possono presentare tratti innevati anche a stagione avanzata: portare ramponi e piccozza per evitare situazioni pericolose. L'itinerario è lungo e con forte dislivello: bastoncini telescopici molto consigliati. I pochi tratti attrezzati non devono far abbassare la guardia sul carattere alpino dell'uscita.

    ▲Discesa

    Dalla Bocchetta dei Tre Sassi si prende il CAI 334, dapprima in falso piano verso sud e poi in discesa nella Val delle Giare lungo un vallone detritico, fino a incrociare il CAI 306 (Sentiero delle Palete) con un paio di tratti attrezzati e una scaletta da scendere; lo si ignora e si continua a scendere fino al CAI 314, che si prende a sinistra verso il Rio Tresenga riportando comodamente al Lago di Tovel e al parcheggio (2h 30' dalla Bocchetta, 7h 30' complessive).

    ▲Da abbinare

    L'anello può essere composto in modi diversi: spesso si abbina al Sentiero Attrezzato delle Palete o al Sentiero Alpinistico Costanzi (entrambi molto difficili, per esperti), magari proseguendo verso il Sentiero Attrezzato Vidi. Puntando al Passo Grostè per il pernottamento si può poi proseguire a sud verso la Ferrata Benini e le Bocchette Alte.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoDolomiti di Brenta
    • Avvicinamento2h
    • Tratti attrezzati3h
    • Itinerario ad anello7h 30'
    • Dislivello attrezzato100 m
    • Dislivello itinerario1508 m
    • Quota massima2686 m
    • Lunghezza21 km
  • Ferrata Ricci al Corno Grande Orientale

    Ferrata Ricci al Corno Grande Orientale

    Vie Ferrate › Abruzzo › Teramo
    Ferrata Ricci al Corno Grande Orientale
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Ricci porta al Corno Orientale del Corno Grande, sul Gran Sasso: una vetta solo 9 metri più bassa del Corno Occidentale ma forse la più suggestiva, affacciata sull’imponente Paretona est che precipita per quasi 1500 metri sulla valle. Via di media difficoltà in ambiente d’alta montagna severo.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza consigliato è Prati di Tivo (TE), raggiungibile dall’A24 (uscita San Gabriele – Colledara) seguendo per la SS del Gran Sasso e poi per Prati di Tivo (punto di partenza su Google Maps). In estate è comoda l’ovovia che porta in località Madonnina; in sua assenza si può proseguire circa 4 km verso il rifugio Cima Alta, dove ci sono parcheggi, e salire a piedi alla Madonnina. Dalla Madonnina si prende il sentiero 103 verso la cresta est del Corno Piccolo; a un bivio presso alcuni terrapieni si tiene la sinistra per il Rifugio Franchetti, salendo (tratti attrezzati dove esposto) per circa un’ora fino al rifugio, dopo un esposto vallone. Dal rifugio una chiara traccia scende a sinistra nel vallone delle Cornacchie fino all’attacco della Ferrata Ricci, su pendio detritico (1h 15′ dall’ovovia).

    ▲Il percorso

    Si attacca su una placca diagonale non difficile fino a una forcella dove il cavo termina momentaneamente; si devia a sinistra lungo una breve cengia e un tratto detritico dove riprendono le attrezzature. Si risale una parete inclinata, faticosa ma non difficile, che porta al tratto più suggestivo: un esposto balcone sulla Paretona est del Gran Sasso, 1300 metri di parete di rara imponenza. Si costeggia questo orlo fino a riattaccare la salita lungo un esposto spigolo di circa 30 metri (passaggio chiave), molto aereo ma con buoni appigli che favoriscono l’arrampicata; pochi metri sopra il cavo termina sull’anticima nord (2700 m, 1h 15′ dall’attacco). Si prosegue su pareti esposte ma mai difficili fino a incrociare la via normale al Corno Orientale, si attraversa un’esposta forcella e si risalgono alcune roccette di I grado fino in vetta al Corno Orientale (30′ dal termine della ferrata, 1h 45′ dall’attacco, 3h dall’ovovia).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Moderatamente Difficile, con un esposto spigolo come passaggio chiave; le difficoltà tecniche restano contenute, ma l’ambiente è d’alta montagna e impegnativo.

    ⚠ Non è raro trovare neve anche in stagione avanzata: in tal caso la difficoltà cambia radicalmente e l’itinerario è da riservare a escursionisti esperti e attrezzati. La discesa per la via normale richiede particolare attenzione nei tratti non attrezzati in disarrampicata. Verificare l’apertura dell’ovovia di Prati di Tivo prima di partire.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2903 m). Cartografia: carta del Gran Sasso d’Italia.

    ▲Discesa

    Due opzioni: ripercorrere a ritroso l’intero itinerario inclusa la Ferrata Ricci (più sicuro), oppure scendere per la via normale, più breve ma tecnicamente più complessa. Per la via normale, dalla vetta si torna al bivio con la ferrata e si seguono i segnavia tondi biancorossi: prima roccette di I grado, poi un esposto e insidioso camino con passaggi di II grado in disarrampicata; quindi un facile sentiero porta alla parte terminale del Ghiacciaio del Calderone, al bivio per il Corno Occidentale e alla Sella dei Due Corni, da cui si scende al Rifugio Franchetti (1h 15′ dal termine della ferrata, 4h 15′ totali) e poi all’ovovia (5h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    La Ricci si concatena facilmente con le vicine Ferrata Danesi e Ferrata Ventricini al Corno Piccolo (anello lungo, consigliato il pernottamento al Franchetti); dalla Sella dei Due Corni si raggiungono la Ferrata Brizio e il Bivacco Bafile con l’omonima ferrata. Sul versante sud il Sentiero del Centenario e la Ferrata Famigliari; a nord la Ferrata Bertona.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneAbruzzo
    • GruppoGran Sasso
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata470 m
    • Dislivello itinerario900 m
    • Quota max2903
    • Lunghezza8,4 Km
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