Caratteristica: Resti della Grande Guerra

  • Ferrata Ivano Dibona al Cristallo

    Ferrata Ivano Dibona al Cristallo

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Ivano Dibona al Cristallo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Avviso — La bidonvia che saliva a Forcella Staunies è stata smantellata (luglio 2017) ed è in attesa di ricostruzione a data da destinarsi; l’unico modo per raggiungere l’attacco è oggi risalire il ripido vallone detritico del Gran Staunies, su fondo ghiaioso instabile (almeno 2h dal termine della seggiovia). Anche il Rifugio Lorenzi, all’inizio della ferrata, risulta chiuso. È un itinerario lungo e impegnativo a prescindere: pianificare tempi e meteo con cura.

    La Ferrata Ivano Dibona è uno stupendo itinerario di cresta sul Gruppo del Cristallo. Da Forcella Staunies percorre tutta la cresta che scende al Col dei Stombi, in un percorso di grande interesse paesaggistico e ricco di tracce indelebili dei combattimenti della Grande Guerra. Le difficoltà tecniche non sono elevate, ma alcuni tratti sono esposti e soprattutto il dislivello complessivo richiede un ottimo allenamento.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio presso il Ristorante Rio Gere, da cui sale la seggiovia che collega Rio Gere (1700 m) con il Rifugio Son Forca (2215 m), lungo la strada del Passo delle Tre Croci che unisce Cortina d’Ampezzo ad Auronzo di Cadore, sul versante ampezzano (apri su Google Maps). L’attacco è a Forcella Staunies (2932 m): dal Rio Gere ci sono quasi 1250 m di dislivello, quindi è vivamente consigliato usare la seggiovia fino al Rifugio Son Forca. Da qui, smantellata la vecchia bidonvia che saliva alla forcella, l’unica soluzione è risalire il vallone detritico del Gran Staunies, un canale ripido e su fondo ghiaioso instabile da affrontare con prudenza, mettendo in conto almeno 2 ore dal termine della seggiovia.

    ▲Il percorso

    Raggiunta la Forcella Staunies si scorge la sagoma del Rifugio Lorenzi, in posizione stupenda ma chiuso; dietro di esso una scala metallica incastonata nella roccia dà inizio alla ferrata. Terminata la passerella metallica, una scaletta avvia la prima sezione, la più “ferrata” dell’intero itinerario: una cengia con un passaggio su passerella di legno, un breve traverso che aggira un risalto roccioso con un paio di saliscendi privi di difficoltà, alcune roccette verso una galleria bellica piuttosto breve che piega subito a sinistra (torcia non necessaria) e una comoda cengia con passerella di legno. Si salgono altre roccette e si prosegue poco sotto il filo di cresta, con passaggi ampi e passerelle in legno dove il terreno si restringe, fino al ponte sospeso di circa 30 metri, uno dei punti più iconici del percorso: voltandosi si vedono il Rifugio Lorenzi appena lasciato e l’inizio della Ferrata Bianchi, che procedeva in senso inverso (15′ dall’attacco al rifugio, 2h30 totali). Il ponte è molto ampio, costruito con traversine di legno (un paio non fisse). Oltre il ponte una lunga scala metallica, divisa in due sezioni, fa guadagnare quota e porta sulla lunga cresta che caratterizza questa parte del percorso, ottimamente attrezzata con fune nonostante sia quasi ovunque ampia. Dopo una leggera discesa verso la Forcella Grande si incontra un bivio (2980 m, 15′ dal ponte, 30′ dall’attacco): si può proseguire dritto sulla Dibona oppure prendere la deviazione facoltativa a sinistra per la Cima Cristallino, salendo a mezzacosta a un’insellatura e poi su uno spigolo non difficile alla base della vetta (2997 m, 10′ dal bivio); si sale preferibilmente dal versante ovest, con una breve cengia e un ultimo strappo verticale di una decina di metri attrezzato con staffe, fino alla cima del Cristallino (3008 m), rientrando per la variante est lungo un canalino attrezzato e poi a ritroso fino alla Dibona (deviazione per il Cristallino circa 40′ andata e ritorno). Ripresa in discesa la Dibona, si scende verso la Forcella Grande (2874 m), dove a destra si stacca il sentiero per la Ferrata Renè de Pol alla Punta del Forame e si incontrano alcuni resti di postazioni di cecchini della Grande Guerra; alla forcella si tiene la sinistra restando sulla Dibona. Sul versante sinistro si passa accanto al rudere di un ex ricovero militare italiano e si percorre, sotto la Cresta Bianca, un tratto in cui si alternano sentiero, cenge, facili traversi e camminamenti attrezzati a modesto dislivello, fino alla Forcella Padeon (2762 m, 2h dall’attacco inclusa la deviazione al Cristallino, 4h15 totali), dove sorge il Bivacco Buffa di Perrero, ex caserma di guerra ristrutturata e in posizione panoramica eccellente, ideale per una sosta. Si prosegue a mezzacosta sul versante sud del Vecio del Forame, con alcune esposte cenge a tratti non protette, fino a un canalone detritico che si scende sulla sinistra con un lungo tratto attrezzato, raggiungendo prima la Forcella Alta (2650 m) e poi un bivio (2490 m, 1h dal Bivacco Buffa di Perrero, 5h15 totali). Qui, mentre a sinistra il ripido canalino franoso della Val Padeon costituisce una via di fuga difficile e poco consigliabile, si prosegue dritti sul Sentiero Dibona fino alla Forcella Bassa (2450 m); si cammina poi a mezzacosta senza attrezzature lungo la Cresta dello Zurlon, si sale una scaletta che porta ad alcuni ruderi militari (2360 m, 40′ da Forcella Bassa, 6h totali) e, dopo un breve tratto in salita a una forcella, si scende un ripido canalone ghiaioso fino al Col dei Stombi (2017 m, 40′ dai ruderi dello Zurlon, 6h45 totali), dove finisce l’ambiente roccioso e iniziano pini e mughi. Dal Col dei Stombi si scende ripidamente, tra tornanti e serpentine, fino all’innesto sulla forestale (CAI 203, 1700 m, 30′ dal colle, 7h15 totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le difficoltà tecniche non sono elevate, ma l’itinerario è lungo e committente, con tratti esposti e alcune cenge non protette; il dislivello da affrontare è notevole e richiede ottimo allenamento. Storicamente è uno dei percorsi più affascinanti delle Dolomiti, disseminato di tracce della Grande Guerra.

    ⚠ Itinerario molto lungo (23 km, fino a 10h) e impegnativo, con tratti esposti e cenge a tratti non protette: partire presto, con meteo stabile, e tenere conto dell’accesso ora più faticoso (risalita del Gran Staunies).
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 3008 m al Cristallino). La lunghezza, l’esposizione e l’accesso impegnativo lo rendono adatto a escursionisti ben allenati e autonomi.

    ▲Discesa

    Raggiunta la forestale si tiene la sinistra sul sentiero 203, ignorando tutte le deviazioni, fino al Passo Son Forcia (2109 m, 1h45 dall’innesto sulla forestale, 8h totali). Da qui si può salire al Rifugio Son Forca per prendere la seggiovia che scende al Rio Gere (attenzione agli orari di apertura impianti), oppure tenere la destra sul 203 fino alla deviazione a sinistra per il CAI 206 (1948 m, 20′ dal Passo Son Forcia), in direzione di Malga Lareto; si scende sul 206 fino a individuare un’esile traccia non segnata che scende al Rio Gere (30′ dall’innesto sul 206, 2h45 dal termine della ferrata, 10h complessive).

    ▲Da abbinare

    Dalla Forcella Grande si stacca la Ferrata Renè de Pol alla Punta del Forame, naturale prosecuzione per chi ha ancora energie.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoCristallo
    • Avvicinamento2:15 h
    • Ferrata5:00 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata1300 m
    • Dislivello itinerario1300 m
    • Quota max3008 m
    • Lunghezza23 Km
  • Sentiero Attrezzato del Gronton a Cima Bocche

    Sentiero Attrezzato del Gronton a Cima Bocche

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato del Gronton a Cima Bocche

    Il Sentiero Attrezzato del Gronton è un percorso attrezzato in quota che non presenta particolari difficoltà tecniche, ma la cui esposizione, costante lungo tutto l’itinerario, richiede una certa esperienza di montagna. Parte dal Passo Lusia, sale verso Cima Bocche e scende ai Laghi di Lusia, snodandosi su una linea di difesa austriaca della Grande Guerra.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Passo Lusia, raggiungibile tramite una strada sterrata che si stacca dalla statale del Passo San Pellegrino vicino a Moena (TN). Da Moena si procede verso il Passo San Pellegrino per pochi chilometri fino agli impianti di risalita Lusia, utilizzabili per raggiungere il rifugio; chi sale in auto imbocca la sterrata che risale subito dopo il passaggio sotto le piste e la percorre per alcuni chilometri fino al rifugio (apri su Google Maps). Dal Rifugio al Passo Lusia (2055 m) si procede verso sud sul CAI 633 in direzione di Cima Bocche, risalendo i prati a modesta pendenza fino alla Sella Lusia (2360 m), da cui si ha una vista ideale sull’intero giro: a sinistra la cresta del Gronton, dritto davanti Cima Bocche e in basso i Laghi, lungo i quali corre il rientro. Dalla sella si scende a mezzacosta fino al Bivacco Redolf (2335 m), dove a un bivio si lascia il 633 (che sarà il sentiero di rientro) e si tiene a sinistra il CAI 634 per l’attrezzata del Gronton, che inizia a Forcella Cajerin (2365 m, 1h30 dal Rifugio Lusia).

    ▲Il percorso

    Dalla Forcella Cajerin il sentiero attrezzato si sviluppa generalmente poco sotto il filo di cresta, tranne nel tratto conclusivo, ed è protetto nei punti più esposti. Poco dopo l’inizio si incontra una cengia esposta con la fune alla destra, oltre la quale si susseguono passaggi su grossi blocchi di roccia alternati a tratti gradonati, residui delle attività militari di un secolo fa. Si raggiunge una nuova cengia con un innocuo ponte sospeso a funi, che porta verso una forcella ben visibile; superata la forcella, si perde leggermente quota lungo una cengia esposta e attrezzata. La salita, non particolarmente ripida, conduce alla cresta, da cui si vedono il percorso appena fatto e i sottostanti Laghi di Lusia; si percorre quindi il tratto più scenografico, un’esposta cengia che aggira uno sperone roccioso, e un ultimo tratto di cresta fino a un bivio: a destra si scende verso la Forcella delle Bocche, a sinistra si sale a Cima Gronton (1h andata e ritorno, con altri resti bellici). L’escursione prosegue scendendo verso la Forcella delle Bocche (2543 m, 1h dall’attacco, 2h30 totali); poco prima, sulla sinistra, un bivio consente di salire a Cima Bocche (2745 m, 1h andata e ritorno, salita consigliata, 3h30 totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Non presenta difficoltà tecniche né situazioni di arrampicata verticale; è un’escursione piacevole, interessante dal punto di vista storico e paesaggistico e meno battuta di tante altre delle valli vicine. L’unica vera nota di impegno è l’esposizione, presente lungo tutto il percorso e non indifferente.

    ⚠ L’esposizione accompagna l’intero itinerario, pur con protezioni nei tratti più critici: servono esperienza di montagna e passo fermo.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 2622 m). L’ambiente attorno ai Laghi di Lusia è molto caratteristico; più che la tecnica, è l’esposizione a richiedere attenzione.

    ▲Discesa

    Dalla Forcella delle Bocche si rientra lungo il sentiero 633, che scende nella vallata dei Laghi di Lusia — non è raro incontrare cavalli allo stato brado — fino alla Forcella Lusia e quindi al Rifugio al Passo Lusia (2h da Forcella Bocche; 4h30 totali senza la salita a Cima Bocche, 5h30 con la salita).

    ▲Da abbinare

    Sul versante opposto della valle che porta al Passo San Pellegrino si trovano due itinerari ben più impegnativi: l’Alta Via Bepi Zac e l’Alta Via Bruno Federspiel.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoLagorai – Catena di Bocche
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata256 m
    • Dislivello itinerario567 m
    • Quota max2622 m
    • Lunghezza13,4 Km
  • Sentiero Attrezzato al Cuestalta (Hoher Trieb)

    Sentiero Attrezzato al Cuestalta (Hoher Trieb)

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Sentiero Attrezzato al Cuestalta (Hoher Trieb)

    Il Sentiero Attrezzato al Cuestalta sale all’omonimo monte (Hoher Trieb in tedesco), posto sul confine tra Italia e Austria. È un itinerario lungo ma mai eccessivamente impegnativo, con un tratto in cresta attrezzato nei punti più esposti e verticali, in un ambiente carnico ricchissimo di storia della Grande Guerra.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Malga Pramosio, nel comune di Paluzza (UD), raggiungibile su una sterrata in buone condizioni dal paese di Claulis, lungo la statale che da Tolmezzo sale al Passo di Monte Croce Carnico; all’ingresso del paese un chiaro cartello indica la Foresta di Pramosio, e si segue la strada fino al termine presso la malga, che offre anche possibilità di pernottamento (apri su Google Maps). Dalla Casera di Pramosio (1521 m) si segue il sentiero 407 verso est; si ignora subito il bivio del 404 e si oltrepassano la Sella di Cercevesa e i ruderi dell’omonima casera. A un nuovo bivio (1h15 dal parcheggio) si lascia il 407 che scende a destra e si resta sul sentiero 448, indicato come esposto, che taglia a mezzacosta la cresta del Cuestalta (attenzione al fondo in caso di abbondanti piogge). A un bivio successivo, dove a sinistra il 448 sale alla via normale italiana, si prosegue a mezzacosta sul 448a verso il Rifugio Fabiani; il sentiero piega verso la Creta Rossa, raggiunta dopo un tratto di cresta un po’ esposto ma non difficile (1770 m, 1h dal bivio del 407, 2h15 totali), e da qui si scende ripidamente al Rifugio Fabiani (1539 m, 2h40 totali). Dal rifugio il sentiero 454 sale al Passo Pecol di Chiaula (1797 m, 3h totali), confine di Stato tra Italia e Austria, con numerose testimonianze della Grande Guerra: gallerie, trincee e baraccamenti. Si scende ora in territorio austriaco verso un rifugio con cappella; dopo alcuni minuti, ignorate le tracce a sinistra, conviene scendere fino a un bivio segnalato e seguire a sinistra il cartello per il Kleiner Trieb (sentiero 421) salendo verso Cima Medatte; ripidi, si raggiunge la croce di Punta Medatte (2095 m, 1h dal Passo Pecol di Chiaula, 4h totali).

    ▲Il percorso

    Inizia qui il tratto di cresta con i passaggi attrezzati. Punta Medatte (Kleiner Trieb) è separata dalla vicina Cuestalta (Hoher Trieb) da una sella: si scende lungo il crinale, attrezzato con cavo corrimano nei punti esposti. Dalla sella (10′ da Punta Medatte) parte la breve ferrata che sale al Cuestalta: si superano alcune roccette non protette fino a incontrare il cavo, che guida prima su roccette e poi, da sinistra verso destra, su una paretina. La ferrata, di livello facile, sale su una cresta molto ben appigliata, piacevole da arrampicare; essendo un percorso di cresta è esposta, ma mai eccessivamente. La salita, molto logica, deposita poco sotto la cima del Cuestalta, segnalata da una croce metallica che si raggiunge per sentiero (2199 m, 20′ dalla sella, 30′ da Punta Medatte, 4h30 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    È un bell’itinerario che taglia un pezzo del crinale di confine italo-austriaco, lungo ma non eccessivamente impegnativo: la parte attrezzata serve soltanto a salire la cresta nei tratti più verticali ed esposti. Il contesto storico, con le testimonianze della Grande Guerra, è uno dei suoi punti di forza.

    ⚠ Itinerario lungo (13 km, 6h15) in ambiente di montagna di confine: attenzione al fondo dei tratti a mezzacosta in caso di abbondanti piogge.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, quota massima 2199 m. Pur senza difficoltà rilevanti, lo sviluppo lungo richiede buona gestione dei tempi e attenzione al meteo, dato l’ambiente di alta montagna.

    ▲Discesa

    Dalla cima del Cuestalta si scende affiancando, lungo i tratti ripidi, alcuni ruderi di trincee, fino al bivio tra il sentiero 448 (via normale italiana) e quello che prosegue in cresta verso il Passo Pramosio. Si resta su quest’ultimo, di cresta solo a tratti esposta e privo di arrampicata, passando vicino al Monte Scarniz (salibile con una breve deviazione), fino al Passo Pramosio (1785 m, 1h15 dal Cuestalta, 5h30 complessive). Dal passo, visibile alcune centinaia di metri più a valle, si raggiunge la Malga Pramosio con un tratto di sentiero e poi di strada sterrata (6h15 complessive).

    ▲Da abbinare

    Lungo questo tratto di confine si trovano altri itinerari attrezzati, in genere più difficili e atletici: in ordine crescente di impegno, relativamente vicine, la Ferrata Steinbergerweg al Cellon, la Ferrata al Coglians e la Ferrata Senza Confini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento4:00 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)6:15 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario678 m
    • Quota max2199 m
    • Lunghezza13 Km
  • Sentiero Attrezzato Bertotti alla Croce del Chegul

    Sentiero Attrezzato Bertotti alla Croce del Chegul

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato Bertotti alla Croce del Chegul

    Il Sentiero Attrezzato Bertotti è un piacevole itinerario di bassa difficoltà che sale alla Croce del Chegul, sulle montagne a est di Trento. Non presenta difficoltà tecniche ed è adatto anche a neofiti o a chi ha poca esperienza di ferrate; dalla cima il panorama è a 360 gradi.

    ▲Avvicinamento

    Dal Passo del Cimirlo (733 m), raggiunto da Trento, si prende a destra la strada con indicazioni per Maranza; dopo circa 1,5 km, stretti ma asfaltati, si nota a sinistra il segnavia CAI 418 del Sentiero Attrezzato Bertotti. Si parcheggia a bordo strada. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal cartello (850 m) si sale ripidi nel bosco tra tornanti, gradoni rocciosi e massi sotto le pareti del Chegul, poi a destra su un pendio fino a una cengia sotto la cresta; con brevi tratti attrezzati si raggiunge il libro delle firme, dove una targa segna l'inizio del sentiero attrezzato (1115 m, 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale un canalone nel bosco fino al suo punto più alto, dove si passa tra due rocce; si affronta poi una parete verticale attrezzata con larghe cambre. Il sentiero prosegue facile e privo di attrezzature per alcuni minuti, fino ad alcune roccette e a una lunga scala metallica di 20 metri; superata la scala, una serie di gradoni attrezzati conduce senza problemi alla Croce del Chegul (1263 m), con ottima vista su Trento e sul Bondone (30' dal libro delle firme, 1h complessiva).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario non difficile: i due tratti verticali sono facilitati da una scala e da una serie di staffe; il dislivello è superato con tratti attrezzati nei punti più esposti, ma la difficoltà resta modesta. Molto bello invece il panorama dalla cima.

    ⚠ Pur facile, resta una via attrezzata: casco e set da ferrata sono raccomandati, soprattutto per i neofiti che vi si avvicinano.

    ▲Discesa

    Si può scendere al parcheggio per lo stesso itinerario (45', 1h 45' complessive) oppure compiere un più lungo anello: oltrepassato un ponticello si sale allo Spiaz delle Patate (1310 m), poi verso sud sul CAI 411 verso il Monte La Marzola, superando vecchie postazioni di guerra; a un bivio (1541 m) si può salire a La Marzola (1738 m) col CAI 411A oppure proseguire sul CAI 411/412 fino al Bivacco Bailoni (1632 m). Dal bivacco, in ripida discesa col CAI 412 verso ovest, si raggiunge il Rifugio Maranza (1072 m) e infine, sui CAI 426 e 413, l'auto (circa 5h complessive).

    ▲Da abbinare

    Percorrendolo nella variante breve restano tempo ed energie per un'altra via: in Val d'Adige la Ferrata Rio Secco e la Ferrata di Favogna, o il Burrone Giovannelli; verso il Garda la Ferrata Che Guevara e la Sentiero de le Stel.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoValsugana
    • Avvicinamento30 min
    • Tratto attrezzato30 min
    • Itinerario ad anello5h
    • Dislivello attrezzato150 m
    • Dislivello itinerario886 m
    • Quota massima1737 m
    • Lunghezza14,7 km
  • Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta d’Albiolo

    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta d'Albiolo

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta d'Albiolo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato degli Alpini collega la Forcella del Montozzo al Passo dei Contrabbandieri, presso il Passo del Tonale (Brescia). Più che una via ferrata è un esposto sentiero attrezzato di modesta difficoltà: il cavo è utile soprattutto con fondo umido e in un paio di traversi esposti. La relazione è descritta dalla Forcella del Montozzo al Passo dei Contrabbandieri, ma il percorso si fa comunemente anche al contrario; la salita facoltativa a Punta d'Albiolo è consigliata.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Case di Viso (1754 m), in provincia di Brescia presso il Passo del Tonale. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si prende il sentiero n. 52 che in un'ora e mezza porta al Rifugio Bozzi (2478 m); allungando di una ventina di minuti si raggiunge ripidamente la Forcella del Montozzo (2613 m, 1h 45'), inizio del sentiero attrezzato. In alternativa si può salire dal versante trentino da Pejo (loc. Fontanino, sentieri 111/111b, circa 3h 50') oppure dal Passo del Tonale (Ospizio di San Bartolomeo, sentiero 111 per Malga Valbiolo, circa 2h 30' al Passo dei Contrabbandieri, percorrendo così l'itinerario al contrario).

    ▲Il percorso

    Dalla Forcella del Montozzo (2613 m) il sentiero parte sul versante che domina la valle del Montozzo e il Rifugio Bozzi, incontrando subito diverse gallerie e tunnel usati dagli Alpini nella Prima Guerra Mondiale. Il tracciato è molto ripido e a tratti esposto; dopo alcuni passaggi attrezzati si supera una piccola forcella che apre la vista sui laghetti di Albiolo. Seguono altre cenge e passaggi esposti fino a un cartello: a destra prosegue il Sentiero degli Alpini verso il Passo dei Contrabbandieri, a sinistra la deviazione per il Torrione di Albiolo. Prendendo la deviazione, in pochi minuti e semplici passaggi si arriva sotto l'Albiolino (piccola croce di vetta); proseguendo a sinistra si trova il Torrione di Albiolo (2976 m), con un cavo metallico che aiuta la salita alla croce (attenzione: tratto con pericolo di caduta). Tornati al cartello, si riprende il Sentiero degli Alpini che in circa mezz'ora porta al Passo dei Contrabbandieri (2679 m), dove sorge una capanna in totale abbandono (1h 30' dall'inizio del sentiero, circa 3h 30' complessive). Chi vuole può allungare in meno di mezz'ora alla Cima Casaiole (2779 m), splendido balcone panoramico con altri camminamenti e trincee della Grande Guerra.

    ▲Carattere e difficoltà

    Bel percorso di cengia sui camminamenti di guerra, di impegno tecnico contenuto ma con tratti esposti dove il cavo infonde sicurezza. La parte attrezzata è stata completamente ristrutturata nell'agosto 2019 ed è in ottime condizioni, salvo un paio di fittoni staccati ma non pericolosi.

    ⚠ Da affrontare solo in assenza di neve (idealmente da giugno a settembre): il suolo bagnato è insidioso, soprattutto nei passaggi privi di catena. Casco e set da ferrata raccomandati.

    ▲Discesa

    Dal Passo dei Contrabbandieri il rientro più rapido scende verso nord al Rifugio Bozzi (20-30') e da qui a Case di Viso (circa 1h 15'), per un totale di quasi 5h.

    ▲Da abbinare

    Il naturale proseguimento in cresta è la Ferrata degli Austriaci, che da Punta d'Albiolo conduce al Tonale Orientale (ambiente simile, difficoltà leggermente superiore). Nella zona di Ponte di Legno è consigliatissimo il Sentiero dei Fiori; scendendo in Val Camonica ci sono la Ferrata al Corno del Grevo, la Ferrata al Pizzo Badile Camuno e il Parco delle Fucine di Casto.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • ProvinciaBrescia
    • GruppoAdamello-Presanella
    • Avvicinamento1h 45'
    • Tratto attrezzato1h 30'
    • Itinerario completo4h 45'
    • Dislivello itinerario1250 m
    • Quota massima2970 m
    • Lunghezza11 km
  • Sentiero Attrezzato Bonacossa

    Sentiero Attrezzato Bonacossa

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato Bonacossa
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Avviso — Dal 2017 la Forcella di Misurina è interessata da una frana che ne ha reso impraticabile l'attraversamento: quel tratto del sentiero risulta tuttora chiuso. È possibile percorrere l'itinerario salendo dal Ciadin de la Neve. Verifica sempre le condizioni aggiornate presso i rifugi della zona prima di partire.

    Il Sentiero Attrezzato Bonacossa è un itinerario lungo e bellissimo, in parte attrezzato, che taglia in direzione sud-nord il Gruppo dei Cadini di Misurina (Dolomiti di Sesto). Sale diverse forcelle, con un dislivello complessivo molto maggiore di quello assoluto per i continui saliscendi. I tratti attrezzati non sono difficili, ma l'escursione richiede buon allenamento e piede fermo, soprattutto da Forcella de Rinbianco in poi.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte degli impianti del Col de Varda, sul versante orientale del Lago di Misurina. Si parcheggia presso il versante sud del lago, vicino all'hotel Alpenrose, e si raggiungono gli impianti. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Con la seggiovia non c'è avvicinamento; in alternativa si sale in 45' dal Lago di Misurina (1756 m) al Rifugio Col de Varda (2115 m) per il ripido segnavia 120.

    ▲Il percorso

    Dalla stazione a monte (Rifugio Col de Varda) la targa metallica segna l'inizio del segnavia 117 verso nord. Seguendo radi bolli rossi si sale, prima a mezzacosta poi più ripidi, verso la Forcella di Misurina (2395 m, 45' dalla stazione), risalendo un canalino detritico sul versante destro a tratti attrezzato con fune (salita ripida e faticosa, con infissi di legno a sostegno del fondo). NB: questo tratto è quello interessato dalla frana del 2017 (vedi avviso). Dalla forcella si scende ripidamente lo stretto intaglio in un canalino detritico, aiutati da corde metalliche su un paio di balzi verticali e un traverso a destra, e si attraversa un foro nella roccia attrezzato con fune e gradini artificiali, fino al Ciadin della Neve (2250 m, 1h 30' dalla stazione), dove si incrocia il sentiero 118. Restando sul 117 si risale ripidi verso nord-est: due scalette metalliche superano due salti rocciosi, poi si piega a destra salendo la parte alta del canalino, instabile negli ultimi metri, fino alla Forcella del Diavolo (2380 m, circa 2h 15'). Si scende ripidi sulla destra di un ghiaione (possibile neve a stagione inoltrata) fino al Rifugio Fonda Savio (2367 m, circa 3h), crocevia dei Cadini da cui parte verso sud l'attacco dell'aerea Ferrata Merlone. Dal rifugio il 117 prosegue a nord: un tratto ripido con passaggi attrezzati, un canalino attrezzato e una cengia con passerella in legno riportano verso il Ciadin della Neve; ignorata la deviazione per Forcella Sabbiosa (sentiero 112) si raggiunge Forcella de Rinbianco (2176 m, 3h 30'), dove si tiene la destra verso il Rifugio Auronzo. Segue una cengia panoramica, a tratti esposta e attrezzata ma non difficile, sopra la Val de le Cianpedele; superata una passerella e alcuni resti della Grande Guerra, a un bivio si lascia il Sentiero Durissini e si resta sul 117 a sinistra in salita. Si aggira la parete orientale del Ciadin delle Bisse con roccette, una rampa diagonale (cavo a sinistra) e una scaletta appoggiata; i passaggi non sono difficili ma il fondo è spesso umido, quindi conviene assicurarsi. Una serie di cenge e brevi canalini franosi, sempre attrezzati nei punti più esposti, costituisce il tratto più adrenalinico fino a una forcella (2300 m, 4h 30') che scavalca dal versante est a quello ovest, con le Tre Cime di Lavaredo di fronte. Dopo l'ingresso di una galleria (facoltativa, aggirabile per sentiero) si raggiunge il Rifugio Auronzo (2320 m, 5h 15').

    ▲Carattere e difficoltà

    I tratti attrezzati sono privi di difficoltà tecniche e per lo più utili come corrimano; le insidie sono la lunghezza, i numerosi saliscendi e alcuni tratti esposti (specie da Forcella de Rinbianco), comunque sempre ben attrezzati. Itinerario dedicato ad Alberto Bonacossa, poliedrica figura sportiva e militare della prima metà del Novecento.

    ⚠ Attenzione ai nevai presenti anche in stagione inoltrata, in particolare nei valloni; il fondo umido delle cenge richiede prudenza. Ricorda la chiusura del tratto di Forcella di Misurina (frana 2017).

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Auronzo il rientro a Misurina avviene con l'autobus di linea oppure seguendo il turistico sentiero 101, in costante e mai eccessiva pendenza, fino al Lago di Misurina in 1h 30' (circa 7h complessive).

    ▲Da abbinare

    Dal Rifugio Fonda Savio si può deviare a sud per la Ferrata Merlone. Dal Rifugio Auronzo si sale al Monte Paterno per la Ferrata Innerkofler-De Luca, o alla Torre di Toblin per la Ferrata delle Scalette e la Ferrata Hosp. Dal Lago di Misurina si raggiungono gli itinerari del Cristallo, tra cui la Ferrata René De Pol e la Ferrata Capitano Bilgeri al Monte Piano.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • ProvinciaBelluno
    • GruppoCadini di Misurina
    • Avvicinamento5 min (con seggiovia)
    • Tratti attrezzati5h 15'
    • Itinerario completo7h
    • Dislivello attrezzato100 m
    • Dislivello itinerario624 m
    • Quota massima2495 m
    • Lunghezza17,5 km
  • Ferrata delle Scalette alla Torre di Toblin

    Ferrata delle Scalette alla Torre di Toblin

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata delle Scalette alla Torre di Toblin

    La Ferrata delle Scalette risale la parete nord-ovest della Torre di Toblin, nelle Dolomiti di Sesto, in uno degli scenari più celebri delle Dolomiti (Tre Cime, Croda dei Toni, Monte Paterno). È breve ed esposta, fatta in gran parte di scalette metalliche ma con tre passaggi che ne alzano sensibilmente il grado; si sale dalle Scalette e si scende dalla vicina Ferrata Cappellano Hosp, in un anello logico molto frequentato.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Rifugio Auronzo (2320 m), raggiungibile in auto da Misurina lungo la strada panoramica a pedaggio (7 km); Misurina è accessibile da Cortina/Auronzo (SR48, SP49) o da Dobbiaco (SS51, SP49) (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si segue il sentiero panoramico 101 fino al Rifugio Lavaredo (2344 m, circa 30′) e quindi a Forcella Lavaredo (2454 m, 45′), dove si apre il panorama su Croda di Passaporto, Monte Paterno, Sasso di Sesto e Torre di Toblin. Si continua in discesa sul 101, ignorando le tracce che si staccano a sinistra, fino al Rifugio Locatelli (2450 m, 1h 15′ dal parcheggio). Da qui si seguono i triangoli rossi verso nord, aggirando il Sasso di Sesto e restando sul lato sinistro della Torre di Toblin, oltre un vecchio rifugio della Grande Guerra, fino a una caratteristica croce metallica; le indicazioni rosse sulla roccia portano all’attacco (20′ dal Locatelli, circa 1h 30′ totali).

    ▲Il percorso

    Alcune frecce rosse conducono su facili roccette, prima a sinistra poi a destra, fino a una targa in marmo che ricorda l’origine bellica della via. La ferrata parte verticale in un diedro ben appigliato, con il cavo a sinistra: passaggio impegnativo ma con buoni appoggi per i piedi. Si piega a destra entrando in una fessura ben gradinata, poi a sinistra in diagonale fino alla prima scaletta; seguono facili balzi e il primo tratto decisamente esposto, dove si sale uno spigolo presso una vecchia asse di legno e due scalette in piena esposizione. Una cengia verso destra sotto un tetto introduce al tratto centrale, il più caratteristico: si risale un lungo camino con varie scale (le prime due verticali, la terza obliqua che taglia il camino sul versante opposto). Si arriva al passaggio più impegnativo: per raggiungere la scala e il cavo sul lato sinistro del camino occorre procedere in spaccata, perché la parete sinistra, spesso umida, è priva di appoggi; lo sforzo è nei primi due passi, poi cercando con cura gli appoggi si guadagna la scaletta. Usciti dal camino, dopo alcune roccette a sinistra si percorre un esposto traverso con staffe per i piedi e si arriva all’ultimo camino, di nuovo ricco di scalette: due nella fessura, poi a sinistra in completa esposizione un’altra scala. Si sale infine l’esposto spigolo ben appigliato e, piegando a destra, un’ultima scaletta accanto a resti della Grande Guerra porta al piano sommitale con la Croce di Vetta della Torre di Toblin (2617 m, 45′ dall’attacco, 2h 15′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Spesso considerata facile per via della brevità, in realtà merita il grado Difficile: pur essendo in larga parte costituita da scalette, presenta tre passaggi più severi (il diedro iniziale, il passaggio in spaccata nel camino, lo spigolo finale) e un’esposizione costante. Per il ferratista allenato i singoli tratti sono moderatamente difficili, ma nel complesso la via va affrontata con rispetto.

    ⚠ Itinerario molto frequentato in estate: per evitare ingorghi (e gli incroci pericolosi sulle scalette) conviene percorrerlo a inizio mattinata o nella seconda metà del pomeriggio. Si sale dalle Scalette e si scende dalla Hosp: non invertire il senso.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la stagione estiva (vetta 2617 m). Cartografia consigliata: carta delle Dolomiti di Sesto (4Land). Cenni storici: durante la Prima Guerra Mondiale la Torre di Toblin era al confine tra Italia e Impero austro-ungarico; le truppe austriache vi piazzarono un mortaio per controllare il Sasso di Sesto e le linee italiane.

    ▲Discesa

    Dalla vetta entrambe le opzioni di discesa sono attrezzate, ma quella consigliata è scendere per la Ferrata Cappellano Hosp (30′ dalla vetta, 2h 45′ totali), tecnicamente più facile delle Scalette. Scesi a valle si riprende a ritroso il sentiero dell’avvicinamento fino al Rifugio Locatelli, a Forcella Lavaredo e quindi al Rifugio Auronzo (1h 45′ dalla vetta, 4h totali).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento naturale è la Ferrata Cappellano Hosp in discesa; nelle vicinanze la Ferrata Innerkofler al Monte Paterno (anello dal Locatelli), la Ferrata Severino Casara alla Croda dei Toni e, alla Croda Rossa di Sesto, la Ferrata dei Costoni e la Ferrata Zandonella. Verso Misurina il Sentiero Bonacossa, la Ferrata Capitano Bilgeri al Monte Piano e la Ferrata Merlone ai Cadini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)4:00 h
    • Dislivello ferrata115 m
    • Dislivello itinerario317 m
    • Quota max2617 m
    • Lunghezza10,9 Km
  • Ferrata Cappellano Hosp alla Torre di Toblin

    Ferrata Cappellano Hosp alla Torre di Toblin

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Cappellano Hosp alla Torre di Toblin
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Cappellano Hosp risale la parete nord-est della Torre di Toblin, nel cuore delle Dolomiti di Sesto sopra il Rifugio Locatelli. È una via di moderata difficoltà, ben arrampicabile e mai eccessivamente esposta, spesso utilizzata come comoda discesa per chi sale la più impegnativa Ferrata delle Scalette.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Auronzo (2.320 m), raggiungibile in auto da Misurina lungo la strada panoramica a pedaggio di 7 km (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si prosegue verso il Rifugio Lavaredo e la Forcella Lavaredo; si scende dalla forcella e si risale al Rifugio Locatelli (2.450 m, 1h 15′), quindi, seguendo verso nord i triangoli rossi, si raggiunge la base della Torre di Toblin. Qui due opzioni: salire per la Ferrata delle Scalette e scendere per la Hosp (consigliato) dirigendosi a nord-ovest, oppure salire e ridiscendere per la sola Hosp dirigendosi a nord-est all’attacco (1h 30′ complessiva dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L’attacco è presso una postazione di guerra con feritoia. Si parte con un facile traverso a destra, poi un primo salto verticale di circa 6 metri; si piega a destra salendo prima su sentiero senza funi e poi su bei balzi rocciosi verticali ma ottimamente appigliati. Un breve tratto di sentiero, con una curva a sinistra, porta sotto il passaggio più fisico: uno spigolo esposto con buoni appigli, oltre il quale si risale una lunga serie di roccette su fondo detritico poco stabile. Si supera un salto più pronunciato e una cengia diagonale a destra, quindi una serie di balzi arrampicabili che spostano prima a sinistra poi a destra. Un lungo tratto ascendente verso sinistra porta alla cresta sommitale, anch’essa attrezzata, che si percorre verso destra fino alla croce di vetta della Torre di Toblin (2.617 m, 30′ dall’attacco, circa 2h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via caratterizzata da facili balzi verticali e roccette, in molti tratti arrampicabile senza particolari difficoltà tecniche; adatta anche a chi ha relativamente poca esperienza. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ Se usata come discesa (l’uso più comune, in combinata con la Ferrata delle Scalette), il senso di percorrenza in discesa risulta più impegnativo: procedere con attenzione. Attenzione al fondo detritico poco stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Alta quota dolomitica (max 2.617 m): stagione estiva con roccia asciutta. Cartografia consigliata: carta delle Dolomiti di Sesto di 4Land.

    ▲Discesa

    La discesa consigliata è a ritroso per la stessa Ferrata Hosp; scesi alla base si rientra a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino al Rifugio Auronzo (4h totali).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico è con la Ferrata delle Scalette, in anello con salita alla Torre di Toblin. Dal Rifugio Locatelli si può proseguire verso il Monte Paterno con la Ferrata Innerkofler-De Luca. Verso Misurina il Sentiero Bonacossa e la Ferrata Merlone; verso Sesto la Ferrata Capitano Bilgeri al Monte Piano, la Ferrata dei Costoni di Croda Rossa e la Ferrata Strada degli Alpini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata115 m
    • Dislivello itinerario317 m
    • Quota max2617 m
    • Lunghezza10,9 Km
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