Caratteristica: Tecnica e atletica

  • Ferrata Senza Confini (Cellon)

    Ferrata Senza Confini (Cellon)

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Senza Confini (Cellon)

    La Ferrata Senza Confini sale al Cellon (Creta di Collinetta), al Passo di Monte Croce Carnico, sul confine tra Italia e Austria. È una via molto impegnativa, verticale, esposta e fisica, da evitare se non ben allenati e abituati all'esposizione, ma di forte interesse storico: l'itinerario consente di percorrere anche una lunga galleria bellica della Prima Guerra Mondiale. La vetta della Creta di Collinetta tocca i 2241 m.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Passo di Monte Croce Carnico (1360 m), raggiungibile in circa 40' da Tolmezzo (Udine) per la SS 52b. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. L'itinerario inizia in territorio austriaco e rientra da quello italiano. Oltrepassata la dogana si imbocca, sul versante occidentale del passo, il sentiero CAI verso la Creta di Collinetta; si ignora un primo segno per la Senza Confini a sinistra proseguendo dritti verso la Galleria e il Canalone Steinbergerweg. Dopo circa 15' a un bivio si tiene la sinistra in ripida salita verso la Galleria Schulter; un primo tratto ripido attrezzato con fune porta agli insediamenti bellici e all'ingresso della Galleria del Cellon (1541 m, circa 30'). La galleria sale circa 110 m di dislivello su quasi 200 m di sviluppo: interno ripido, roccia umida e scivolosa, attrezzata con fune per tutta la lunghezza e con alcune staffe nei tratti più ripidi. Si esce in poco meno di 30' da una stretta fenditura, si percorre un tratto attrezzato e si raggiunge un contrafforte di guerra (1h dal parcheggio). Tenendo la destra verso la cima e, a un secondo bivio segnato su roccia, ancora la sinistra (a destra va alla Steinbergerweg), si prosegue tra erba, mughi e pietraia fino a un evidente diedro/fenditura diagonale dove inizia la ferrata, senza targhette (1h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'attacco è a circa 4 metri da terra e va raggiunto arrampicando in libera su passaggi appoggiati con buoni appigli. Presi il cavo, si salgono roccette appoggiate con qualche balzo facile, poi si piega a destra in un canalino al cui termine il cavo vira bruscamente in verticale alla base di un lungo, impegnativo e aereo diedro: la placca è povera di appigli naturali e attrezzata con staffe distanti tra loro, che obbligano a una certa trazione sul cavo; l'esposizione cresce rapidamente. Usciti dal diedro e spostatisi a sinistra su un passaggio impegnativo, si arriva sul filo di cresta, aereo, con vista sul passo. Seguono passaggi più facili che presto tornano su livelli medio-difficili: placche inclinate prima a sinistra poi a destra della cresta, uno spigolo esposto e alcune placche diagonali da affrontare in aderenza e con buona forza di braccia. Presso un masso incastrato c'è un primo passaggio strapiombante attrezzato solo con corda, che richiede agilità e forza; più avanti un secondo strapiombo, inizialmente con gradini metallici, poi un diedro e un camino ben gradonato, entrambi risaliti sul lato sinistro. Un tratto di cresta appoggiata con mughi invita a riposare; si riprende fedelmente il filo di cresta, aereo, fino al libro delle firme e a un ultimo diedro, oltre il quale terminano le attrezzature. Un sentiero di cresta conduce ad alcuni baraccamenti della Grande Guerra e a un crocevia (2103 m, 1h 30' dall'attacco); di qui si sale a vista alla vetta della Creta di Collinetta (2241 m, 20' dal termine della ferrata, circa 3h totali), con croce metallica e targa commemorativa.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via atletica e difficile che mette alla prova: poco arrampicabile per lunghi tratti, con singoli passaggi di livello elevato che inducono a una decisa trazione sul cavo. Corre in parte parallela a una storica via d'arrampicata friulana (Mazzilis e De Infanti).

    ⚠ Adatta solo a escursionisti allenati, con forza di braccia e che non soffrano di vertigini: un paio di passaggi sono molto esposti. Per la galleria del Cellon è indispensabile una pila frontale, perché la prima sezione è completamente buia; la roccia interna è umida e scivolosa.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina delle Alpi Carniche Centrali. Le diciture «Creta di Collinetta» e «Cellon» sono usate indistintamente.

    ▲Discesa

    Si rientra al crocevia raggiunto al termine della ferrata e si scende a destra sul sentiero 147, versante italiano, tagliando in orizzontale; poi lungo la mulattiera ci si ricongiunge al sentiero dell'avvicinamento e si torna al parcheggio (1h 30' dalla vetta, 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    L'itinerario condivide avvicinamento e rientro con la vicina Ferrata Steinbergerweg, valutabile come opzione in discesa per escursionisti esperti. In Carnia, più a sud del passo, il Sentiero Attrezzato Cuestalta e, raggiungibile via Rifugio Romanin, la Ferrata del Coglians; più a sud, in provincia di Udine, la Cassiopea al Torrione Comici, la 50° del Clap e la Ferrata al Clap Varmost.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata50
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata408 m
    • Dislivello itinerario868 m
    • Quota max2228 m
    • Lunghezza6,8 Km
  • Ferrata Sci Club 18 (Monte Faloria)

    Ferrata Sci Club 18 (Monte Faloria)

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Sci Club 18 (Monte Faloria)

    La Ferrata Sci Club 18 sale dal Monte Faloria, sopra Cortina d'Ampezzo, con un itinerario ripido, atletico e molto difficile. La via è verticale, esposta per tutto il tracciato e con passaggi impegnativi che obbligano spesso a trazionare sul cavo: è riservata a escursionisti allenati e con buona esperienza. Il rientro è possibile anche con la funivia.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla località Sompiei, sopra Cortina: dal centro si prende la Strada Regionale delle Dolomiti verso Misurina/Auronzo e, dopo meno di un chilometro, prima del cartello «Alverà», una strada sulla destra; poco prima della funivia una sterrata si stacca a sinistra e porta al parcheggio (attenzione alle aree private). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si sale verso est in direzione della stazione a monte della funivia fino alla stazione intermedia di Mandres; da qui il sentiero 206, in leggera salita, esce dal bosco e sale ripido verso la parete del Faloria. Seguendo gli abbondanti cartelli si lascia il 206 tenendo la destra fino all'attacco della Sci Club 18, segnalato da una targhetta metallica con la data di costruzione (1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'attacco è subito verticale: i primi due metri richiedono una trazione, poi compaiono appoggi per i piedi. Superato il primo balzo, ci si trova sotto una parete liscia sbarrata da un tetto roccioso, che si aggira piegando a destra con solide staffe; si continua a guadagnare quota alternando staffe e appoggi su un tratto leggermente strapiombante, poi si piega a destra in una cengia fino a uno spigolo. Aggirato lo spigolo si risale una lunga parete liscia dove in più punti, mancando appigli, si sale trazionando sul cavo (circa 20 m di placca) fino a un terrazzino di sosta. Seguono un breve tratto appoggiato e un traverso ascendente verso destra su roccia levigata, un nuovo spigolo dopo un'esile cengia, e un tratto verticale; in alto la fune piega a destra su un traverso esposto sostenuto da staffe, fino a una cengia panoramica proprio sotto la funivia del Faloria. Si affronta poi un tratto verticale più appigliato, si scende a un canalino dal fondo instabile e, oltre una cengia, si risale uno spigolo che porta a una placca verticale decisamente impegnativa: le staffe sono distanti e la roccia molto levigata, rendendo i passaggi atletici. Si supera un tetto con una breve scaletta, un terrazzino, altri metri verticali impegnativi, poi un camino arrampicabile in spaccata e una fessura da risalire in spaccata fino a un ampio balcone panoramico sulle Tofane. L'ultima sezione percorre una cengia in salita verso sinistra fino a un imponente spigolo a forma di diedro, fittamente attrezzato di staffe su entrambi i lati; si esce sul lato destro in forte esposizione, si supera un tetto roccioso più atletico con una staffa, poi cenge, un salto verticale attrezzato, un canalino detritico non protetto e una forcellina; dalla forcellina un tratto verticale con staffe porta alla cresta, che si percorre fra brevi tratti attrezzati fino al termine della via (2h dall'attacco, 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata atipica per le Dolomiti: non porta su una vetta vera e propria, ha attrezzatura recente con cavo ben teso e staffe abbondanti ma non eccessive, e coni sui fittoni che aumentano la sicurezza — importante su una via così verticale, dove un eventuale fattore di caduta può avere serie conseguenze. È talvolta criticata per la ricerca della difficoltà che sollecita molto le braccia obbligando a trazionare sul cavo.

    ⚠ Via molto difficile, verticale ed esposta lungo tutto il tracciato, atletica e faticosa per le braccia: solo per ferratisti esperti e allenati. Non è percorribile in discesa.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina di Cortina e delle Dolomiti d'Ampezzo di 4Land.

    ▲Discesa

    Dal termine si è in vista del Rifugio Faloria, dove arriva la funivia da Cortina. Due opzioni: scendere a piedi tenendo al bivio il sentiero 212 verso destra in direzione Mandres (dapprima ripido poi più dolce) fino al bivio dell'andata presso la stazione intermedia, quindi a ritroso (1h 30' dal termine, 4h 30' totali); oppure prendere la funivia e scendere alla stazione intermedia, poi a ritroso per il sentiero di avvicinamento (20' dalla stazione intermedia).

    ▲Da abbinare

    Itinerario impegnativo che difficilmente lascia energie per una seconda via in giornata. Da Cortina partono comunque molti itinerari: verso Auronzo la Bianchi e la Dibona al Cristallo; verso Dobbiaco la Terza Cengia del Pomagagnon, la Bovero, la Strobel, il Sentiero alle Cascate di Fanes e la Renè de Pol; a sud la Ferrata dei Caprioli a San Vito di Cadore.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoFaloria
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata340 m
    • Dislivello itinerario673 m
    • Quota max2123 m
    • Lunghezza6,5 Km
  • Ferrata Sass del Tavarac

    Ferrata Sass del Tavarac

    Vie Ferrate › Lombardia › Como
    Ferrata Sass del Tavarac

    La Ferrata Sass del Tavarac è una via difficile e atletica sopra Erba, in provincia di Como. È di tipo tradizionale, con attrezzature ridotte al minimo e senza infissi a sostegno della salita: si rivolge a escursionisti esperti, ben allenati e con buona forza di braccia. La roccia offre quasi ovunque buona arrampicabilità e, nonostante la bassa quota (749 m), sa farsi apprezzare anche dagli arrampicatori più esigenti.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'abitato di Crevenna (comune di Erba), in direzione dell'Eremo di San Salvatore. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. La strada che porta all'Eremo è privata e in teoria non percorribile (chi la usa rischia la multa, ma risparmia 30'); in alternativa si risale parzialmente via San Giorgio fino a uno slargo sterrato sulla destra dove parcheggiare. Da qui due opzioni: imboccare la strada asfaltata e poi salire dal sentiero nel bosco, tagliando vari tornanti (ingresso «ufficiale» segnalato da due gradini in pietra; 30-35' dal parcheggio); oppure prendere il sentiero che parte dall'Eremo, seguendo i segnavia per la ferrata e la vicina falesia con bolli rossi, fino a cercare l'attacco alla destra della falesia (30' dall'Eremo, 1h dallo slargo di via San Giorgio).

    ▲Il percorso

    La via si divide in tre sezioni a difficoltà decrescente. La prima è la più selettiva: si arrampica subito una parete con caratteristiche di diedro non marcato, circa 30 metri molto impegnativi e con pochi appigli; in cima un traverso con catene verso sinistra, esposto e faticoso, con i piedi in aderenza, porta a un canalino da risalire in arrampicata, fino a un bivio (a destra la seconda sezione, a sinistra una via d'uscita). La seconda attacca con un sentiero attrezzato lungo una rampa e gradoni rocciosi ed erbosi fino a una seconda parete verticale, meno dura della prima ma con roccia meno solida: la si risale per una quindicina di metri, poi un traverso più facile chiude la sezione (qui si incontra la catena del sentiero di discesa, utilizzabile come via di fuga). La terza sezione parte su rocce abbastanza coricate fino a una parete bianco-giallastra di difficoltà simile alla seconda ma con roccia meno sicura, su cui prestare attenzione a mani e piedi ricordando che sotto c'è la falesia; gli ultimi balzi chiudono la ferrata (45' dall'attacco, circa 2h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata corta ma impegnativa e tecnicamente difficile, con attrezzature metalliche ridotte al minimo (in buone condizioni): favorisce chi padroneggia la tecnica d'arrampicata.

    ⚠ Il primo tratto è molto selettivo: può tornare utile un paio di scarpette d'arrampicata. In più punti, soprattutto nella seconda e terza sezione, la roccia è meno sicura e la via si sviluppa sopra una falesia. Se si parcheggia all'Eremo, rientrare entro le 19 perché poi viene chiusa la sbarra all'imbocco di via San Giorgio.

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota, quindi percorribile in gran parte dell'anno con buone condizioni di roccia. Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ).

    ▲Discesa

    Due alternative: al termine della ferrata seguire subito a destra la traccia con catena, che scende presso la parete di salita — a tratti esposta, instabile e attrezzata con catena piuttosto lasca, con un paio di brevi disarrampicate — fino all'attacco e poi a ritroso (45' dal termine, 2h 45' totali); oppure salire leggermente nel bosco fino a una mulattiera, imboccarla a sinistra in discesa passando accanto ai settori d'arrampicata Sasso San Salvatore e Sasso d'Erba, ignorando i bivi, fino all'Eremo e all'auto (1h dal termine, 3h totali).

    ▲Da abbinare

    Zona ricca di ferrate di difficoltà analoga: la 30° OSA al Corno Rat, la del Venticinquennale al Corno Occidentale, la Ferrata al Corno Medale e la Contessi al Monte Due Mani; verso il Varesotto la Ferrata Bellotti presso Mesenzana.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoTriangolo Lariano
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata30
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata170 m
    • Dislivello itinerario350 m
    • Quota max749 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boè

    Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boè

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boè

    La Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boè è una delle vie attrezzate più famose e severe delle Dolomiti. Deve la sua fama al contesto magnifico del Gruppo del Sella e a un primo tratto di difficoltà estrema, su roccia levigata e priva di appoggi; superato il ponte sospeso il livello cala, ma la stanchezza accumulata impone concentrazione fino in vetta. Da affrontare solo se ben allenati e abituati alle ferrate impegnative.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Pordoi (2239 m), che collega Canazei (Trento) e Arabba (Belluno), parcheggiando in uno degli spiazzi del passo (punto di partenza su Google Maps). Si percorre la stretta strada asfaltata tra i prati fino all’Ossario del Pordoi (2229 m, 20′ dal passo), tenendosi sul versante est del Gruppo Sella; da qui un sentiero via via più ripido risale un canalone ghiaioso fino a innestarsi sul CAI 626, che corre a mezzacosta sotto le pareti del Sella. Seguendo il 626 verso destra si raggiunge la targa metallica dell’attacco, sotto una liscia parete giallastra (2630 m, 1h 15′ dal Passo Pordoi).

    ▲Il percorso

    L’avvio e i primi 30 metri — una placca e un traverso — sono di estrema difficoltà, tra i tratti più duri del panorama ferratistico italiano per roccia levigata, assenza di appoggi e intensità: meritano la qualifica di Estremamente Difficile, mentre il resto della via si attesta su Molto Difficile. Saliti 8-10 metri verticali, il cavo piega a sinistra in un traverso aereo e severo (può servire un rinvio o una fettuccia per sostare); oltre un terrazzino una breve cengia consente di riprendere fiato, con la Marmolada e il suo ghiacciaio di fronte. Si supera un salto verticale aiutati da due singolari staffe metalliche, poi la salita resta difficile su roccia liscia e spesso unta, costringendo a usare molto il cavo. Dopo una cengia a destra si risale una fessura verticale attrezzata con due cavi (uno per lato) e qualche chiodo, una scaletta metallica e una parete liscia, fino a un traverso a sinistra; si aggira uno spigolo e si sale a un’ampia cengia sabbiosa, ideale per una sosta panoramica. Segue il passaggio in un camino stretto entro una fessura: con zaini voluminosi conviene assicurare lo zaino all’imbrago e tenerlo sotto i piedi. Risalita la fessura e aggirata una spalla rocciosa si arriva al ponte sospeso (40′ dall’attacco, circa 2h totali). Oltre il ponte le difficoltà scendono al livello difficile: roccette più appigliate, una cengia a sinistra, un ultimo traverso impegnativo a sinistra e una cengia a destra che aggira una parete; poi balzi rocciosi e tratti che alternano arrampicata libera (max I grado) e attrezzature, fino al termine del cavo (1h 30′ dall’attacco) presso una caratteristica «porta naturale» di massi incastrati. Si sale infine il ghiaione dell’altopiano, si incontra il CAI 638 che sale da Corvara e con facili balzi si raggiunge il Rifugio Capanna Fassa, sopra il quale è la vetta del Piz Boè (3152 m, 45′ dal termine delle attrezzature, 2h 15′ dall’attacco, 3h 30′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via tecnica e atletica, con un avvio estremo e un seguito comunque sostenuto: 190 m di dislivello attrezzato in un contesto d’alta quota tra i più scenografici delle Dolomiti. Difficoltà complessiva Molto Difficile (primo tratto Estremamente Difficile).

    ⚠ I primi 30 metri selezionano subito: roccia levigata e unta, niente appoggi, forza di braccia indispensabile. La fessura/camino è ostica con zaini ingombranti — assicurarlo all’imbrago. Quota elevata (3152 m): attenzione a meteo e temperatura.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente di alta montagna (massimo 3152 m): stagione estiva, con roccia asciutta. La roccia spesso unta dal passaggio rende il primo tratto ancora più insidioso con umidità. Dislivello complessivo 910 m, sviluppo 8,6 km.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende sul sentiero CAI 638 verso la Forcella Pordoi; i primi metri sotto il Piz Boè sono ripidi e attrezzati nei punti più impegnativi. Dalla Forcella Pordoi si rientra al Passo Pordoi a piedi lungo il sentiero, oppure utilizzando la funivia del Sass Pordoi.

    ▲Da abbinare

    Restando nel Gruppo del Sella si possono combinare le altre vie del massiccio: la Ferrata Tridentina al Pisciadù, la Ferrata del Vallon e la Ferrata Gran Cir.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoGruppo del Sella
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata190 m
    • Dislivello itinerario910 m
    • Quota max3152 m
    • Lunghezza8,6 Km
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