Caratteristica: Tratti esposti

  • Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta Charrà

    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta Charrà

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta Charrà
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Sul crinale che divide Italia e Francia sopra Bardonecchia, questo sentiero attrezzato collega il Passo della Mulattiera al Passo della Sanità, ai piedi di Punta Charrà. Lo sviluppo è quasi interamente orizzontale: le attrezzature servono soprattutto a mettere in sicurezza la progressione su terreno a tratti instabile e su cenge sottili, mentre i passaggi verticali sono praticamente assenti. Ne esce un itinerario lungo e di grande respiro escursionistico, da affrontare però con tempo stabile perché lungo il percorso non ci sono punti d’appoggio.

    ▲Avvicinamento

    Il punto d’appoggio consigliato è il Colletto del Colomion, raggiungibile con la funivia da Bardonecchia (Pian del Sole) e successiva risalita delle piste da sci, oppure direttamente in auto. Chi sale in macchina punti al piccolo abitato di Puys: si arriva prima a Beaulard, in Val di Susa, e — salendo da valle — poco prima di uscire dal paese si attraversa la ferrovia a sinistra imboccando via San Giusto; la si segue fino a un cartello azzurro che indica Puys a 3 km, su strada stretta ma asfaltata. Da Puys si prosegue su sterrato fino al Colletto del Colomion, dove conviene lasciare l’auto perché oltre il fondo diventa difficoltoso (apri su Google Maps). Dal parcheggio si cammina sulla sterrata in direzione del Passo della Mulattiera: il sentiero sale dapprima al margine del bosco in un bel vallone, poi taglia a mezzacosta fino al passo (2412 m, 1h15 dal parcheggio), dove sorge la Caserma degli Alpini XVI, abbandonata ma visitabile. Il Passo della Mulattiera è un crocevia ben segnalato: si tiene la sinistra verso Punta Charrà, che si ha di fronte con l’evidente intaglio nella roccia. Si evita la ripida cresta diretta e si taglia in diagonale il versante nord, su traccia e radi segni blu, fino all’inizio delle attrezzature (15′ dal passo, 1h30 dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il cavo prende avvio lungo una cengia, prima pianeggiante e poi via via più marcata. All’inizio la fune è datata e lasca, ma la facilità del terreno non crea problemi; più avanti la cengia si restringe e il fondo, fatto di ghiaino, dà poca sicurezza, così il cavo funge da prezioso corrimano. Si procede tra intagli e canalini da superare con cavo o catene, sempre alla propria destra, con esposizione che cresce ma difficoltà tecniche quasi nulle, salvo qualche punto per il fondo infido. Le attrezzature terminano al Passo della Sanità (2629 m, circa 1h dal Passo della Mulattiera). La salita facoltativa — ma consigliata — alla vetta segue l’evidente cresta: si guadagna prima un pendio erboso su facile traccia fino a un primo intaglio naturale, poi si sale con cautela tra sassi smossi, traversi, spuntoni e roccette, seguendo i numerosi ometti e i segni rossi; dove non si segue la dorsale si resta sul versante sud. Dopo un paio di saliscendi si tocca la cima di Punta Charrà (2843 m, 1h dal Passo della Sanità, 2h dal Passo della Mulattiera, circa 3h30 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Presa a sé, la parte attrezzata è facile e priva di vere difficoltà tecniche, sviluppandosi in prevalenza in orizzontale. Quello che impegna è l’ambiente d’alta montagna: l’escursione è lunga e richiede preparazione, esperienza e capacità di orientamento, soprattutto in caso di tempo incerto. Le attrezzature risultavano ammodernate e in buone condizioni al 2021.

    ⚠ Itinerario sconsigliato con meteo instabile: lungo il percorso mancano di fatto punti d’appoggio. Anche a inizio stagione estiva non è raro trovare canaloni innevati in tratti piuttosto esposti: piccozza consigliata.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, con quota massima a 2843 m in ambiente alpino di confine. Per la lunghezza dell’anello e l’esposizione di alcuni tratti servono passo fermo, allenamento per le 6h45 complessive e attenzione alle condizioni della neve residua nei canaloni.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si rientra a ritroso fino al Passo della Sanità (circa 45′). Da qui due possibilità. La prima è ripercorrere il Sentiero Attrezzato degli Alpini fino al Passo della Mulattiera e poi tornare al parcheggio sull’itinerario di salita. La seconda è chiudere un anello attorno a Punta Charrà scendendo in territorio francese nel vallone des Acles: si cala ripidamente a zig-zag su detrito fino al bosco, dove il sentiero si fa quasi pianeggiante, poi si taglia il versante sud fino a una spalla rocciosa oltre la quale compaiono le caserme diroccate dell’esercito francese sotto il Col des Acles; di lì si seguono le indicazioni che riportano in salita al Passo della Mulattiera (circa 1h30 dal Passo della Sanità, 2h30 dalla vetta). Dal passo si rientra al parcheggio a ritroso (circa 6h45 totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Cozie – Val di Susa
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)6:45 h
    • Dislivello ferrata217 m
    • Dislivello itinerario850 m
    • Quota max2843 m
    • Lunghezza14 Km
  • Sentiero Attrezzato Francesco e Giuditta Gatti al Mont de la Brenva

    Sentiero Attrezzato Francesco e Giuditta Gatti al Mont de la Brenva

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Sentiero Attrezzato Francesco e Giuditta Gatti al Mont de la Brenva
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato Francesco e Giuditta Gatti al Mont de la Brenva è una via attrezzata di media difficoltà in ambiente alpino, alle pendici del gruppo del Monte Bianco. Conduce a un pianoro panoramico – il Belvedere – con una vista tra le più belle di tutte le Alpi Occidentali.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia di La Palud (Courmayeur, Aosta). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si scende alla prima fermata della tratta «La Palud–Punta Helbronner» e si segue il sentiero in leggera salita a fianco del giardino botanico Saussurea; al primo bivio si tiene la sinistra su sentiero ben tracciato che attraversa a mezzacosta i pendii erbosi verso la morena del ghiacciaio del Toula. Un breve tratto attrezzato con catena supera alcune rocce e si raggiunge un'area panoramica con panchina, dove inizia il tratto attrezzato (30' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    La parte attrezzata inizia scendendo lungo la scarpata orientale del Mont de la Brenva, con tratti scoscesi in cui la corda dà sicurezza; un tratto in discesa di III grado, non difficile, è sostenuto dalla catena. Si prosegue a mezzacosta con salite e discese, assistiti da catena e staffe sul lato destro, e si attraversa una pietraia (segni gialli); al termine un sentiero risale ripido verso le rocce della Brenva fino al Belvedere (2300 m, 1h 30' dall'inizio del tratto attrezzato), con vista su Ghiacciaio della Brenva, Monte Bianco, Mont Blanc de Courmayeur, Aiguille Blanche, Aiguille Noire e Dames Anglaises.

    ▲Carattere e difficoltà

    Sentiero attrezzato non lungo e non difficile, ma in ambiente alpino e con tratti esposti dove le protezioni sono essenziali; il panorama dal Belvedere è da solo un ottimo motivo per percorrerlo.

    ⚠ Ambiente d'alta montagna su morena e pietraia: casco raccomandato e attenzione al fondo. Valutare meteo e orari della funivia per il rientro.

    ▲Discesa

    La discesa avviene sullo stesso itinerario di salita (1h 30' dal Belvedere, 3h 45' complessive).

    ▲Da abbinare

    Partendo presto, si può connettere alla Ferrata Casimiro (circa 1h d'auto). In zona anche il Sentiero al Rifugio Dalmazzi, il Sentiero al Bivacco Boccalatte e la Ferrata al Rifugio Monzino.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • ProvinciaAosta
    • GruppoMonte Bianco
    • Avvicinamento30 min
    • Tratto attrezzato1h 30'
    • Itinerario completo (a/r)3h 45'
    • Dislivello attrezzato130 m
    • Dislivello itinerario322 m
    • Quota massima2300 m
  • Ferrata di Valimpach

    Ferrata di Valimpach

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata di Valimpach
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero attrezzato di Valimpach costeggia la valle del Centa, sulla destra orografica del torrente, sopra Caldonazzo in Valsugana (Trento). Non è molto faticoso, ma richiede attenzione per l'esposizione di alcune sezioni, qualche punto più impegnativo e una roccia spesso umida e muschiata per buona parte del percorso.

    ▲Avvicinamento

    Giunti a Caldonazzo si imbocca la SP108, si supera il ristorante Speckstube sulla sinistra e si raggiunge il parcheggio n. 3, appena sotto la frazione Valle in direzione Centa San Nicolò, sempre sulla sinistra. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Chi vuole può partire dai parcheggi n. 1 o n. 2 (sempre sulla SP108) per allungare il percorso e ammirare paesaggio e cascate sul Centa. Dal parcheggio si scende per la stradina o per lo sterrato un po' ripido che lo affianca, sul sentiero che costeggia il torrente Centa verso sud, fino a un ponte che lo attraversa, a lato del quale si vedono le rovine dell'ex mulino Polentoni. Subito dietro il cartello di sentiero attrezzato segna l'inizio del ripido sentiero a brevi tornanti, a tratti esposto, che porta all'attacco della ferrata (circa 20-30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto è il più esposto: una scaletta seguita dal cavo sotto una cengia, da cui si vede sull'altro versante il paese di Centa San Nicolò. Si prosegue su diversi balzi rocciosi muniti di cambre metalliche, circondati da pini mughi; salendo si iniziano a intravedere la cascata di Valimpach e la valle sottostante. Superati questi facili balzi, un tratto nel bosco privo di difficoltà, in lieve discesa, costeggia le cascate fino alle loro sorgenti. Si continua nel vallone seguendo la traccia sui massi e ci si addentra nella gola rocciosa, dove di tanto in tanto cavi e cambre agevolano la progressione: è un ambiente umido, con rocce spesso scivolose e muschio, dove prestare attenzione anche all'eventuale caduta di sassi dalle pareti laterali. Seguendo le tracce si arriva sotto il ponte di Valimpach (926 m); oltrepassatolo da sotto si gira a destra e in pochi metri si raggiunge la ex «Strada della Val Caréta» (ex sentiero 219), dove la ferrata termina (circa 1h 15' dall'inizio delle attrezzature, 1h 45' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario vario ma di impegno contenuto, con un primo tratto esposto e passaggi su balzi attrezzati. La qualità della roccia non è sempre ottima e l'umidità della vicina cascata richiede prudenza.

    ⚠ Nei tratti finali, poco prima del ponte, alcune attrezzature metalliche risultano un po' molli: attenzione soprattutto per i neofiti. Roccia infida per muschio e umidità; possibile caduta sassi nella gola.

    ▲Discesa

    Dal ponte si continua sull'antica strada in direzione della Chiesa di Lavarone; dopo circa 15 minuti, al bivio con il Sentiero del Lanzino (itinerario 217), si scende nella Valle del Centa. Si supera il capitello votivo di Sant'Antonio e si arriva ad alcuni ruderi circondati da un ghiaione; con attenzione si guada il torrente e si raggiunge il sentiero di fondovalle che, costeggiando il Centa sulla sinistra orografica, riporta al parcheggio di partenza (circa 3h complessive).

    ▲Da abbinare

    Il percorso attrezzato più vicino è il Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura. Verso la Val d'Astico si trova la Ferrata degli Anelli delle Anguane; in Val d'Adige il Sentiero Attrezzato Bertotti e il Sentiero Attrezzato de le Stel. Non lontano da Trento, l'impegnativa Ferrata Segata al Bondone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoValsugana
    • Avvicinamento25 min
    • Ferrata1h 15'
    • Itinerario completo (a/r)3h
    • Dislivello ferrata350 m
    • Dislivello itinerario415 m
    • Quota massima1003 m
    • Lunghezza5 km
  • Ferrata Strada degli Alpini

    Ferrata Strada degli Alpini

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Strada degli Alpini
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Strada degli Alpini percorre uno splendido itinerario nelle Dolomiti di Sesto, risalendo il versante orientale della Val Fiscalina Alta dal Rifugio Comici fino a Forcella Undici lungo la storica Cengia della Salvezza della Grande Guerra. Per larghi tratti non presenta particolari difficoltà, pur essendo esposta; è un anello molto lungo e con elevato dislivello, da preparare con cura e da percorrere solo se ben allenati.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l'albergo Dolomitenhof in Val Fiscalina (1454 m), raggiungibile da Moso in Val Pusteria. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue la carrareccia 102 verso sud fino al Rifugio al Fondo Valle (1548 m, 30'), poi sempre il 102 verso sud-ovest e a un bivio si tiene la sinistra sul sentiero 103 verso il Rifugio Comici, salendo lungo la sinistra orografica della Val Fiscalina Bassa (sul versante opposto si vede la cresta della Strada degli Alpini) fino al Rifugio Comici (2224 m, 2h 30' dal parcheggio). Dal rifugio si prosegue sul 103 verso sud, in discesa e poi in salita a sinistra verso Forcella Giralba, sul versante sinistro della Croda dei Toni; prima della forcella si incontra a sinistra il sentiero 101 verso il Monte Popera. Salendo verso una forcella e scendendo pochi metri, a un bivio (a destra la normale al Popera) si prosegue verso nord a mezzacosta fino alla cengia dell'attacco (1h dal Rifugio Comici).

    ▲Il percorso

    Il tratto iniziale supera facili roccette e si sviluppa poi lungo la panoramica Cengia della Salvezza, scavata nella roccia durante la Grande Guerra. Si percorre dapprima una cengia molto ampia, a tratti non attrezzata, fino al punto più iconico: la cengia svolta bruscamente in una rientranza della roccia e la si aggira dall'interno, con la caratteristica vista che richiama una «spada». Usciti sul versante opposto, dopo alcune roccette, la cengia prosegue tra modesti saliscendi lungo la parete ovest delle propaggini di Cima Undici, con stupendi panorami su Cima Dodici e la Val Fiscalina: generalmente larga, si percorre senza problemi nonostante il precipizio a sinistra. Presso un tetto roccioso ci si abbassa su una passerella di legno; più avanti, in una rientranza, una cascata e, secondo la stagione, un nevaio. La cengia prosegue ora senza protezione, in salita su fondo detritico, supera un nuovo nevaio e raggiunge un vecchio muretto militare dove si conclude il primo tratto (1h 45' dall'attacco, 5h 15' totali). Si continua su cengia non protetta, in falsopiano, fino a Forcella Undici, dove termina la ferrata con un panorama a 360° su Croda Rossa di Sesto, Cima Undici, Cima Dodici e Cima Uno (2h 30' dall'attacco, 6h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Per i primi due terzi la via non presenta passaggi tecnicamente impegnativi: si sviluppa soprattutto su cenge esposte ma ben attrezzate. I tratti più verticali e medio-difficili si incontrano in discesa, soprattutto verso il Passo della Sentinella.

    ⚠ Alcuni passaggi non protetti sono esposti e richiedono piede fermo. L'escursione è lunga e dopo il Rifugio Comici non si incontrano altri punti d'appoggio fino al rientro: svolgendosi poco sotto i 3000 m va percorsa solo con tempo stabile. Può essere utile avere con sé i ramponi se i nevai sono ancora presenti, spesso con neve dura.

    ▲Periodo e sicurezza

    Per questa via non è disponibile una traccia GPS ufficiale. Per la cartografia è utile la cartina delle Dolomiti di Sesto di 4Land.

    ▲Storia

    La Strada degli Alpini affonda le radici nella Grande Guerra, quando la «Cengia della Salvezza» — in origine cengia naturale, poi allargata dagli alpini — collegava Forcella Giralba alla terrazza ovest di Cima Undici per raggiungere e fortificare le postazioni in vista dell'attacco al Passo della Sentinella, allora confine italo-austriaco. Dopo la guerra Francesco Meneghello (CAI) riportò alla luce l'itinerario e nel 1932 il CAI di Padova lo attrezzò con corde metalliche e scalette; il tratto da Forcella Undici al Passo della Sentinella fu invece attrezzato dal CAI di Padova negli anni Settanta.

    ▲Discesa

    Da Forcella Undici due opzioni. La prima segue il segnavia 124 che, aggirando l'Elferschartespitze, scende in Val Fiscalina con un traverso attrezzato e un paio di canalini franosi, poi un vallone detritico con la Croda Rossa a destra, fino al parcheggio (1h 30' da Forcella Undici, 6h 45' totali). La seconda scende al Passo della Sentinella (anche detta Ferrata del Passo Sentinella): cenge, una scaletta, l'attraversamento di un canale, una lunga passerella di legno e balzi verticali in forte esposizione fino al passo (2717 m, 1h da Forcella Undici), ricco di resti bellici; si scende poi a sinistra nel Vallon Sentinella, dapprima molto ripido e attrezzato, fino al bivio con il sentiero 124 che riporta in Val Fiscalina e al parcheggio (8h totali).

    ▲Da abbinare

    Itinerario ideale da inserire in giri di più giorni: un classico abbina la Ferrata Roghel e la Cengia Gabriella verso i Rifugi Berti e Carducci, usando poi la Strada degli Alpini per rientrare al Berti dalla Val Popera; oppure la salita alla Croda Rossa di Sesto per la Ferrata Zandonella e la discesa per i Costoni di Croda Rossa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata337 m
    • Dislivello itinerario1200 m
    • Quota max2717 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Steinbergerweg

    Ferrata Steinbergerweg

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Steinbergerweg
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Steinbergerweg ripercorre la storica via di salita sulla parete nord-orientale della Creta di Collinetta (Cellon), aperta durante la Grande Guerra da una spedizione militare austriaca guidata dal maggiore Steinberger. Sale senza eccessive difficoltà lungo gole e colatoi, ed è di grande interesse storico per le numerose testimonianze dei combattimenti. Difficoltà medio-bassa nei tratti attrezzati.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Passo di Monte Croce Carnico (1360 m), sul confine Italia-Austria, raggiungibile in circa 40' da Tolmezzo (Udine) per la SS 52b. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si può salire dal versante austriaco (con l'opzione di percorrere la galleria bellica del Cellon, descritta nella scheda della Ferrata Senza Confini) o da quello italiano, qui descritto: più lungo ma meno impegnativo. Dal parcheggio si seguono i segnavia 146 su comoda mulattiera sul versante meridionale del crinale, fino a incrociare il sentiero 147 per il Cellon (proveniente dal Rifugio Marinelli); preso il 147 a destra si sale più decisi lungo una mulattiera di guerra con cenge esposte e brevi gallerie fino al Contrafforte di Schulter (1736 m). Si prosegue su rocce e mughi, prestando attenzione a non perdere la traccia, fino a un bivio segnato su roccia (a sinistra la Senza Confini, a destra la Steinbergerweg): tenendo la destra, su ghiaione e poi tagliando in quota la parete nord-orientale, si raggiunge l'attacco, con una targa di marmo in tedesco (1870 m, 1h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via ricalca il percorso seguito dai soldati austriaci. Si sale un colatoio e gradualmente si traversa a sinistra su roccette ed erba in discreta esposizione (attenzione al fondo e alle rocce instabili; il cavo è invece stato rinnovato di recente). Ci si sposta poi in una gola rocciosa dove si affrontano molti tratti gradonati attrezzati, con qualche passaggio di arrampicata libera (massimo I+) e sassi instabili. Si ritrova il cavo sul lato sinistro salendo ripidi passaggi verso una breve cresta, quindi si risale un ultimo colatoio con l'ausilio della fune fino a una sella erbosa dove terminano i cavi e si uniscono i sentieri dalla Senza Confini e dal versante italiano (2103 m, 1h dall'attacco, 2h 30' totali). Su evidente traccia si sale all'anticima est e, fra numerosi resti della Grande Guerra, alla vetta della Creta di Collinetta (2241 m, 20' dal termine della ferrata, circa 3h totali), con croce metallica e targa commemorativa.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata piacevole, di medio-bassa difficoltà e molto arrampicabile: a parte l'esposto traverso iniziale e un paio di passaggi più verticali, è priva di difficoltà oggettive.

    ⚠ Attenzione ai pochi passaggi non protetti dove si arrampica e ai sassi instabili lungo gole e colatoi. Le diciture «Creta di Collinetta» e «Cellon» sono usate indistintamente.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina delle Alpi Carniche Centrali.

    ▲Discesa

    Si rientra al crocevia raggiunto al termine della ferrata e si scende a destra sul sentiero 147, versante italiano, tagliando in orizzontale; lungo la mulattiera ci si ricongiunge al sentiero dell'avvicinamento fino al parcheggio (1h 30' dalla vetta, 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Condivide gran parte di avvicinamento e rientro con la più impegnativa Ferrata Senza Confini. Dal vicino Rifugio Marinelli si raggiunge l'attacco della difficile Ferrata alla parete nord del Coglians; a valle del passo il Sentiero Attrezzato Cuestalta. Più a sud, nelle Prealpi Carniche, la Cassiopea, la Ferrata al Clap Varmost e la dei 50 del Clap.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata358 m
    • Dislivello itinerario868 m
    • Quota max2228 m
    • Lunghezza8,2 Km
  • Ferrata Severino Casara (Croda dei Toni)

    Ferrata Severino Casara (Croda dei Toni)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Severino Casara (Croda dei Toni)

    La Ferrata Severino Casara (sentiero 107) collega il versante orientale con quello occidentale sotto Cima Dodici (Croda dei Toni), nelle Dolomiti di Sesto. È un itinerario d'alta montagna molto impegnativo e faticoso se percorso in giornata (circa 19 km, 10 ore, dislivello 1350 m), esposto ma senza difficoltà tecniche di rilievo nei tratti attrezzati, in un ambiente spettacolare al cospetto di alcune fra le cime dolomitiche più ardite.

    ⚠ Avviso: Una grossa frana staccatasi dalla Torre Witzenmann nel 2017 ha colpito gli ultimi metri di ferrata verso la Forcella de l'Agnel, rendendo la via formalmente inagibile. Il tratto è stato messo solo parzialmente in sicurezza con corde alpinistiche: la deviazione è difficile e richiede esperienza, da non sottovalutare. Prima di partire verificare l'effettiva percorribilità contattando i Rifugi Comici e Carducci.
    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l'albergo Dolomitenhof in Val Fiscalina (1454 m), raggiungibile da Moso in Val Pusteria. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue la carrareccia 102 verso sud fino al Rifugio al Fondo Valle (1548 m, 30'); si prosegue sul 102 verso sud-ovest e a un bivio si tiene la sinistra sul sentiero 103 verso il Rifugio Comici, salendo costantemente lungo la sinistra orografica della Val Fiscalina Bassa (sul versante opposto si nota la cresta della Strada degli Alpini) fino al Rifugio Comici (2224 m, 2h 30' dal parcheggio). Si continua sul 103 verso sud, con la parete nord della Croda dei Toni davanti, fino a Forcella Giralba (2431 m); si scende per vallone detritico al Rifugio Carducci (2297 m, 3h 30' totali), inizio del sentiero 107 «Sentiero Attrezzato Severino Casara».

    ▲Il percorso

    Poco sopra il Rifugio Carducci iniziano le attrezzature. Si percorre un'esile cengia su fondo detritico lungo la parete sud-est della Croda dei Toni, alternando tratti attrezzati e sentiero, fino al bivio di Forcella Maria (2351 m, 45' dal rifugio) tra il vecchio 107 (chiuso per frane) e la via ferrata. Un traverso esposto ma non difficile porta a un primo ponte sospeso (fune a sinistra, ampie traversine di legno); si prosegue in orizzontale aggirando uno spigolo su cengia, con qualche balzo attrezzato con staffe e cambre. Verso metà itinerario si aggira lo spigolo sud e si procede verso nord-ovest su cengie esposte sulla Val Gravasecca, alternate a tratti di sentiero anche non attrezzato su terreno friabile. Sotto un caratteristico tetto roccioso si trova il passaggio chiave: in forte esposizione si raggiunge un angusto passaggio da fare a carponi (Passo del Gatto), scomodo ma non difficile. Oltre il tetto, roccette e una nuova cengia; la ferrata svolta a destra risalendo roccette arrampicabili, poi entra in una gola fino a un secondo ponte sospeso, più esposto del primo, con un salto di un paio di centinaia di metri sotto. Si sale un breve salto con due pioli e si esce dalla gola su cengia; un tratto in discesa su fondo instabile porta verso il canalone. Qui il percorso compie attualmente una deviazione con corde alpinistiche verso l'alto per aggirare la frana del 2017: tratto difficile, da non sottovalutare. Risalito il ripido ghiaione, con radi segni bianco-rossi, si raggiunge il Bivacco De Toni e poco oltre la Forcella de l'Agnel (2490 m, 2h 30' dal Carducci, 6h totali). Per chiudere l'anello verso il Rifugio Comici si attraversa a mezzacosta la parete occidentale della Croda dei Toni: si scende un ripido canalone franoso, si prosegue a mezzacosta ignorando le tracce che scendono verso Giralba, fino a un'insellatura dove, secondo la stagione, è presente un nevaio assicurato da una fune; si risale la sella detritica e, per cengia e cresta, si raggiunge la Forcella dei Toni (2524 m, 1h da Forcella de l'Agnel, 7h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Attrezzatura recente e ben mantenuta. La via non offre passaggi tecnicamente difficili, ma l'ambiente di alta montagna, l'esposizione, la lunghezza e il dislivello la rendono molto impegnativa. Conviene percorrerla in questo verso per affrontare in salita il ripido e scivoloso tratto tra il termine della ferrata e la Forcella de l'Agnel.

    ⚠ Con nebbia o nuvole basse, attenzione a individuare l'attacco delle funi che aiutano a superare il nevaio tra Forcella de l'Agnel e Forcella dei Toni, presente anche a stagione inoltrata: la fune lo assicura, ma per maggiore sicurezza può convenire avere con sé i ramponi.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina delle Dolomiti di Sesto di 4Land. Verificare sempre lo stato della via con i Rifugi Comici e Carducci.

    ▲Storia

    La ferrata, che collega il Rifugio Carducci col Bivacco De Toni, è stata inaugurata nel 2015 ed è dedicata all'alpinista vicentino Severino Casara, figura controversa ma grandissimo alpinista del suo tempo: salì in cordata con Comici, aprì oltre 300 vie, fu scrittore e regista.

    ▲Discesa

    Da Forcella dei Toni inizia la lunga discesa: si scende sul ghiaione verso destra sotto la parete nord di Cima Dodici, si ignorano due tracce verso est, si passa sotto le bastionate del Collerena e, a mezzacosta, si raggiunge il Rifugio Comici; da qui a ritroso sul 103 fino al parcheggio (3h da Forcella dei Toni, 10h totali).

    ▲Da abbinare

    Dal Rifugio Carducci si può proseguire verso la Ferrata alla Cengia Gabriella e la Ferrata Roghel; più in là la Ferrata Zandonella al Croda Rossa di Sesto e i Costoni di Croda Rossa. Dal Rifugio Fondo Valle, lungo la Val Sasso Vecchio, si raggiungono la Ferrata Hosp alla Torre di Toblin e la Innerkofler al Monte Paterno.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata260 m
    • Dislivello itinerario1350 m
    • Quota max2556 m
    • Lunghezza19 Km
  • Ferrata Contessi al Monte Due Mani

    Ferrata Contessi al Monte Due Mani

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata Contessi al Monte Due Mani

    La Ferrata Simone Contessi sale lungo i torrioni rocciosi della cresta del Monte Due Mani, in provincia di Lecco. È una via impegnativa e molto varia, con pareti verticali, traversi e una decina di torrioni, e regala una splendida vista su Grigne, Resegone e lago. Un sentiero costeggia la ferrata e permette di aggirare i singoli torrioni, offrendo numerose vie di fuga.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza lungo la strada che collega Ballabio a Morterone (Lecco): da Ballabio si percorre per quasi 5 km la tortuosa strada per Morterone, si oltrepassa una galleria e, dopo pochi tornanti, si individua a sinistra uno slargo con un paio di posti auto e un cartello (altri parcheggi poco oltre). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio un ripido sentiero nel bosco porta in breve alla targhetta d'attacco (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è scandita da una serie di torrioni, ciascuno aggirabile dal sentiero. Si parte con la catena che piega a sinistra su roccette, aggira un risalto e poi a destra porta sotto una prima parete con pochi appigli (una staffa aiuta il piede); segue una parete più lunga con appigli naturali e staffe e un traverso diagonale a sinistra verso uno spigolo, che chiude la prima sezione. La seconda sezione, all'apparenza più dura di quanto sia, si sale con un traverso a sinistra, una paretina verticale con buoni appoggi e roccette. La terza, impegnativa, alterna un breve traverso a destra, un traverso diagonale esposto a sinistra e un diedro verticale. Il quarto torrione, più facile, risale uno spigolo e scende sul versante opposto; il quinto presenta una ripida parete verticale, un traverso esposto e un ultimo tratto verticale, seguiti da un sentiero di cresta attrezzato. Il sesto è una breve placca, il settimo il più facile. L'ottava sezione — il Torrione della Discordia — è di livello molto difficile: una stretta cengia sotto un tetto, una paretina decisamente strapiombante con staffe, catena e cavo, un breve traverso diagonale e altri 5-6 metri strapiombanti, poi un lungo traverso diagonale in aderenza su roccia povera d'appigli e un ultimo strappo verticale, in forte esposizione, con un paio di staffe; essendo aggirabile per sentiero, non determina però il grado complessivo della via. La nona sezione è una bella placca verticale, dapprima apparentemente liscia poi più appigliata a sinistra, di una decina di metri (1h 30' dall'attacco). Segue una cresta con tratti attrezzati e sentiero (circa 1h 15') fino a un ultimo bivio: la decima e breve sezione risale uno sperone e scende dal lato opposto, altrimenti aggirabile, fino alla croce di vetta col bivacco senza posti letto (3h dall'attacco, 3h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Roccia calcarea che consente di arrampicare in molti tratti. Nel complesso la via resta difficile, pur con il Torrione della Discordia di livello molto difficile ma aggirabile.

    ⚠ La catena moschettonabile è in alcuni tratti lasca, con fittoni piuttosto distanziati: procedere con cautela. Itinerario lungo e con dislivello importante; un paio di bastoncini telescopici sono utili in discesa.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina delle Grigne, Resegone e Valsassina. La ferrata è dedicata al giovane alpinista Simone Contessi, del gruppo Malnatt di Lecco, scomparso in un incidente.

    ▲Discesa

    Si può scendere per la via normale: raggiunta la strada asfaltata a monte dell'auto, tenere la sinistra in discesa e imboccare a destra l'antica strada comunale di Morterone nel bosco fino al parcheggio. In alternativa si scende per il ripido sentiero che costeggia i torrioni, fino all'attacco e all'auto (1h 45' dalla vetta, 5h totali).

    ▲Da abbinare

    Zona ricca di itinerari: in ordine crescente di difficoltà il Sentiero del Fiume, la Galleria di Morcate, la Gamma 1 ai Piani d'Erna, la Ferrata al Corno Medale e la 30° OSA al Corno Rat; per i più preparati la Gamma 2 o la Ferrata del Monte Ocone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Lecchesi
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata30
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata756 m
    • Dislivello itinerario756 m
    • Quota max1656 m
    • Lunghezza9,9 Km
  • Ferrata Silvano de Franco (Resegone)

    Ferrata Silvano de Franco (Resegone)

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata Silvano de Franco (Resegone)

    La Ferrata Silvano de Franco è un percorso alternativo alle vie più battute per la vetta del Resegone, la montagna che domina Lecco. È un itinerario corto ma impegnativo, lungo la cresta sud-ovest, in elevata esposizione e con alcune placchette difficili; l'avvicinamento è piuttosto lungo, motivo per cui viene spesso concatenata con altri percorsi attrezzati che risalgono al Pian Serrada.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l'ampio piazzale della funivia per i Piani d'Erna a Lecco. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Ci sono più alternative, a seconda che si usi la funivia e che si voglia inserire un altro sentiero attrezzato. La più diretta: dalla stazione a monte si segue il sentiero 5 verso il Rifugio Azzoni; al bivio col sentiero 1 lo si imbocca a sinistra in salita, si supera il Passo della Zibretta (1h 15' dalla funivia) e, prestando attenzione a un'esile traccia a sinistra verso una palina, si scende leggermente fino all'attacco (1h 30' dalla funivia). In alternativa si può salire a piedi dal parcheggio per il sentiero 1 oltre il Rifugio Stoppani (circa 3h all'attacco) oppure inserire prima la Ferrata del Centenario o il Sentiero del Caminetto passando dal Passo Fò e dal Pian Serrada.

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia con un breve balzo dove la catena passa in una fessura della roccia; seguono roccette ricche di appigli naturali e un secondo tratto più lungo, con roccia frastagliata, dove la pendenza cresce e la catena corre in un canalino con un piccolo balzo più difficile (utile la catena). Dal pulpito di questo tratto si vede un secondo settore verticale, preceduto da un breve sentiero di cresta su esile traccia attrezzata sul lato destro del filo. Il secondo torrione attacca con un diedro di 4 metri dagli appigli poco evidenti (conviene salire coi piedi a sinistra, pur scorrendo la catena a destra); si aggira una sporgenza a destra, si rimontano un paio di risalti — uno più faticoso — fino a un terrazzino, oltre il quale c'è un tratto di discesa attrezzata. Seguendo la traccia si raggiunge un nuovo tratto che parte sotto un basso tetto, difficile da iniziare senza trazionare sulla catena, poi più appigliato; una breve cengia a sinistra porta a una parete con fessura a sinistra e paretina a destra. Si stacca un attimo dai moschettoni e si riattacca su un risalto; un esposto tratto verticale, ben appigliato dopo i primi metri, rimonta uno spigolo sul lato destro fino a un tratto di cresta tra balzi e roccette, meno impegnativo ma molto esposto. Oltre un'esposta selletta si attacca l'ultima sezione su un pilastro (lato sinistro), poi roccette e risalti più marcati sul filo destro della cresta; si esce sul sentiero di cresta, non difficile ma da fare con attenzione dopo le piogge, con la croce di Punta Cermenati in vista. Alcuni saliscendi, l'aggiramento in discesa di un masso e si arriva alla croce (1h dall'attacco, 2h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata non lunga ma con alcuni passaggi difficili da non sottovalutare, meno battuta di altri itinerari della zona del Resegone.

    ⚠ La catena, presente lungo tutto il percorso, è moschettonabile ma piuttosto ingombrante: a volte d'impaccio nella progressione, e i moschettoni tendono a impigliarsi.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina delle Grigne, Resegone e Valsassina.

    ▲Discesa

    Dalla croce si vede il Rifugio Azzoni; raggiuntolo si scende sul sentiero 1 fino al bivio col 5, da cui si può tenere il 5 a destra verso i Piani d'Erna e la funivia (1h 15' dal termine, 3h 45' totali) oppure restare sul sentiero 1 verso il Rifugio Stoppani e il parcheggio (2h dal termine, 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Spesso si concatena con uno dei sentieri attrezzati che risalgono dietro il Passo Fò, oppure salendo la Ferrata Gamma 1 dai Piani d'Erna. Sul Resegone si possono percorrere anche la Ferrata Gamma 2 e la Cresta della Giumenta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoResegone
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)3:45 h
    • Dislivello ferrata180 m
    • Dislivello itinerario485 m
    • Quota max1860 m
    • Lunghezza8 Km
  • Ferrata Selvaggio Verde (Val Grande)

    Ferrata Selvaggio Verde (Val Grande)

    Vie Ferrate › Piemonte › Verbano-Cusio-Ossola
    Ferrata Selvaggio Verde (Val Grande)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Inaugurata nel 2022, la Ferrata Selvaggio Verde percorre la lunga forra del Rio Val Grande collegando con molti tratti attrezzati «In la Piana» e «Ponte Velina». Non è né una ferrata moderna né una via di stampo dolomitico, ma un lungo itinerario «selvaggio» nel cuore di uno dei parchi più belli delle Alpi Centrali. Difficilmente percorribile in giornata, conviene spezzarlo in due giorni usando i punti d'appoggio lungo il percorso. La classificazione «moderatamente difficile» vale solo per i tratti attrezzati: a renderlo davvero impegnativo sono la lunghezza e la distanza, per escursionisti esperti e ben allenati.

    ▲Avvicinamento

    L'itinerario si può affrontare da più punti; qui si considera la partenza dal paese di Cicogna (VB) verso In La Piana e poi in discesa verso la Valle Loana. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Il percorso non è ad anello: l'ideale è disporre di due automobili. Presso il cimitero di Cicogna si segue una strada sterrata per una quindicina di minuti in falsopiano, oltre baite e alpeggi, finché diventa sentiero che si addentra nel parco della Val Grande con una serie di saliscendi tra ruderi e vecchie baite (alcuni tratti già attrezzati per sicurezza). Si guada il torrente Velina, si raggiunge l'alpeggio di Velina e quindi il Ponte Velina (circa 3h dal parcheggio), dove inizia il vero e proprio itinerario.

    ▲Il percorso

    Il tratto attrezzato vero e proprio si svolge tra Ponte Velina (478 m) e Alpe In La Piana (895 m), seguendo fedelmente il Rio Val Grande in un ambiente isolato e selvaggio. La distanza è di circa 11 km per circa 450 m di dislivello, ma fra i continui saliscendi il dislivello reale è ben maggiore. Il sentiero attrezzato è segnato P50 e alterna tratti esposti protetti ad altri esposti non protetti, con 2 ponti sospesi, diverse passerelle in legno piuttosto vecchie (da verificarne la tenuta in loco), scalette e lunghi tratti di sentiero. A circa un terzo del percorso, dopo 2h 30' da Ponte Velina, si incontra un bivacco in pietra in località Orfalecchio (590 m); poco prima una possibile via di rientro verso Ompio e Sciellina, a sinistra, evita la forra e i tratti attrezzati. La via prosegue risalendo la valle tra pareti verdissime, dirupi ed esposti sentieri, con i ponti sospesi e un paio di guadi; occorre seguire i bolli rossi e una traccia a tratti nascosta dall'erba alta. Dopo circa 7-8 ore dall'inizio del tratto attrezzato si giunge ad Alpe In La Piana, dove si può bivaccare (circa 10h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Più che una ferrata, è un lungo trekking selvaggio con numerosi tratti attrezzati, esposti e a tratti scivolosi.

    ⚠ Itinerario lungo e isolato: i punti d'appoggio non sono gestiti, quindi servono cibo, sacco a pelo e l'occorrente per il bivacco (le baite hanno in genere stufa, tavoli e tavolati). I cellulari non hanno copertura su tutto il percorso. Diverse passerelle in legno sono vecchie: verificarne la tenuta sul posto. La zona è un'area tutelata (un tratto ricade nella Riserva Integrale del Monte Pedum, in ZSC e ZPS della Rete Natura 2000): non lasciare rifiuti.

    ▲Periodo e sicurezza

    Vista l'assenza di punti d'appoggio gestiti è vivamente consigliato portare una cartina della zona per orientarsi (per la cartografia, cartina della Val Grande). Punti di partenza alternativi: Bignugno, Ruspesso o Sciellina; rientri alternativi verso Premosello o Mottac. L'itinerario può essere percorso anche in senso opposto. Per questa via non è disponibile una traccia GPS ufficiale.

    ▲Discesa

    Da Alpe In La Piana, per raggiungere il parcheggio in Valle Loana si calcolano circa 4h: si segue il sentiero P30 verso Alpe Scaredi e poi l'M14 verso Fondo Li Gabbi, dapprima in salita toccando Alpe Portaiola (1288 m, ruderi), Alpe Scaredi (1842 m) e Alpe Cortenuovo (1793 m), quindi in discesa (circa 14-15h complessive).

    ▲Da abbinare

    In Val Grande non ci sono vere ferrate; volendo, tra le vie del Verbano e dell'Ossola si segnalano la nuova Ferrata di Montorfano e la Ferrata Walserfall non lontane da Cicogna; più a nord la lunga salita della Ferrata al Pizzo d'Andolla; sul Lago Maggiore la Picasass e la Miccia vicino a Baveno.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal Grande
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata8:00 h
    • Itinerario (a/r)15:30 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario1500 m
    • Quota max1842 m
  • Ferrata Sasso delle Nove (Cima Nove)

    Ferrata Sasso delle Nove (Cima Nove)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Sasso delle Nove (Cima Nove)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata a Cima Nove (Sasso delle Nove) è un breve tratto attrezzato — gli ultimi 100 metri prima della croce — posto al termine di un lungo e impegnativo itinerario di alta montagna in Val Badia. Tecnicamente non è proibitiva, ma corre lungo una parete molto esposta, soprattutto sulla caratteristica placconata sud, in un ambiente solitario e austero con alcuni passaggi esposti e non protetti. La vetta tocca i 2968 m.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Pederù (1548 m), raggiungibile da San Vigilio di Marebbe seguendo le indicazioni «Pederù» già in paese, su strada asfaltata fino all'ampio parcheggio. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal rifugio si segue l'ampio sentiero turistico 7 verso sud nel Vallone di Fanes, toccando in rapida successione il Rifugio Pices Fanes (2007 m), il Rifugio Fanes (2060 m, breve deviazione opzionale) e il Rifugio Lavarella (2050 m, 1h 30' dalla partenza). Da qui si prende il segnavia 13 verso nord, a destra, sul Piano delle Sarenes, salendo costantemente fino al Passo di Sant'Antonio (Ju de Sant'Antone, 2466 m, 2h 30' totali). Si lascia il 13 e, seguendo il cartello, si sale verso est su un ripido ghiaione con alcuni bolli rossi e facili roccette fino a una sella prativa con vista su Cima Dieci e Cima Nove; qui i segni finiscono ma si segue a vista la cresta verso nord-ovest, fra precipizi su entrambi i lati, fino all'attacco delle attrezzature (2800 m, 3h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La ferrata supera circa 100 metri. I primi tratti assicurano una cresta ben gradonata vicino al precipizio della parete nord, più simile a un sentiero attrezzato; poi ci si sposta sul versante sud, più esposto, dove il cavo prosegue ancora senza difficoltà tecniche su moderata pendenza fino a un sasso dove il cavo si interrompe e riprende due metri più avanti. Inizia qui il tratto più interessante: un lungo e aereo traverso verso sinistra su una liscia placconata da percorrere in aderenza. Il cavo risale poi più verticale verso un tratto di spigolo molto aereo, in forte esposizione, fino a un camino di media difficoltà — il passaggio probabilmente più tecnico, però abbastanza appoggiato. Un'ultima placca inclinata e alcune esposte roccette sommitali chiudono le attrezzature (45' dall'attacco). Si prosegue su pendio ghiaioso fino alla croce di Cima Nove (2968 m, 15' dal termine delle attrezzature, 4h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via non presenta difficoltà tecniche di rilievo ma si sviluppa su una parete molto esposta, con placche lisce e verticali che possono mettere in difficoltà chi ha poca esperienza o piede non fermo; i passaggi attrezzati si alternano comunque a tratti senza difficoltà.

    ⚠ Il rientro avviene ripercorrendo la ferrata in discesa, da affrontare con grande attenzione data l'esposizione. L'escursione è lunga e, dopo i primi rifugi, abbastanza isolata: percorrerla solo con tempo stabile. In discesa, sul pianoro sommitale, con nebbia o nuvole basse fare attenzione a individuare il canalino dove corrono le attrezzature.

    ▲Periodo e sicurezza

    In alternativa al Rifugio Pederù si può partire dalla località Spescia (1549 m) in Val Badia salendo ripidamente per il sentiero 13 lungo la Val di Fanes fino al Ju de Sant'Antone: più breve come distanza ma più faticosa e ripida (circa 7h a/r). Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina della Val Badia di 4Land.

    ▲Storia

    Il Sasso delle Nove è una montagna particolare: la sua lunga placconata appoggiata della parete sud fu salita dai fratelli Messner con tre itinerari di pura aderenza (Direttissima, Heidi, Placche), alla fine degli anni Sessanta veri banchi di prova, per giunta affrontati con scarponi rigidi. La più ripetuta è oggi la Direttissima Messner.

    ▲Discesa

    Il rientro avviene a ritroso lungo l'itinerario di salita, ferrata compresa (3h 30' dalla vetta, 8h totali).

    ▲Da abbinare

    Cima Nove è la vetta settentrionale del Gruppo del Sasso della Croce, dove si trova anche la spesso abbinata ferrata al Sasso della Croce e a Cima Dieci. Più a sud sul gruppo corrono il Sentiero Attrezzato Tru Dolomieu e la lunga Ferrata della Pace; verso il Lago di Braies la facile Ferrata di Valdaora alla Cima dei Colli Alti e, al Passo Furcia, la Ferrata al Piz de Peres.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoSasso della Croce
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata110 m
    • Dislivello itinerario1424 m
    • Quota max2968 m
    • Lunghezza19 Km
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