Caratteristica: Tratti non protetti

  • Sentiero Attrezzato degli Eroi al Monte Peurna

    Sentiero Attrezzato degli Eroi al Monte Peurna

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato degli Eroi al Monte Peurna

    Il Sentiero Attrezzato degli Eroi sale al Monte Peurna, in Val Schievenin. รˆ facile nei brevi tratti attrezzati, ma ostico nei lunghi tratti non protetti su fondo instabile; l’itinerario non รจ soggetto a manutenzione puntuale e a volte risulta difficile da individuare. Corre in una zona ricca di testimonianze della Grande Guerra.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge la Valle di Schievenin, in provincia di Belluno: dalla valle del Piave, in prossimitร  di Quero, si procede verso est seguendo le indicazioni per Schievenin; arrivati in paese ci si addentra nella valle su strada stretta ma asfaltata fino a un parcheggio, oltre il quale c’รจ divieto di transito (attenzione ad alcuni colatoi e buche che possono danneggiare le auto basse) (apri su Google Maps). Dal parcheggio (515 m) si cammina lungo la strada interdetta al traffico verso nord, su sterrata con segnavia 848, seguendo per Forcella Bassa; in prossimitร  di una curva una traccia si stacca a sinistra nel bosco, senza palina e segnalata solo da un piccolo cartello (15′ dal parcheggio). Il sentiero 848 sale lungo la Valle dell’Inferno fino a Forcella Bassa: un tratto che al 2017 risultava piuttosto mal tenuto, con alberi divelti, traccia a volte difficile da individuare e passaggi a mezzacosta su fondo scivoloso ed esposto sul lato sinistro. Raggiunta Forcella Bassa (1044 m, 1h dal bivio), si tiene la sinistra innestandosi nel piรน lungo Sentiero degli Eroi (cartelli AV8), di cui si percorre solo un tratto; verso sud, sul versante orientale del Peurna, il sentiero presenta tratti su erba e terriccio insidiosi e non protetti. Aggirata la parete est, sul versante sud-orientale si raggiunge il primo tratto attrezzato (1h15 da Forcella Bassa, 2h30 totali).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto attrezzato si sviluppa in cresta, con il cavo alla destra: si scende lungo questo tratto fino a una facile e ampia cengia attrezzata. Si prosegue sul sentiero verso sud fino al secondo tratto attrezzato, dove si risale un passaggio molto ripido su fondo scivoloso, protetto per sicurezza. Oltre questo punto terminano le attrezzature e con esse la parte attrezzata del Sentiero degli Eroi (30′ dall’attacco, 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltร 

    Dove protetto, l’itinerario non presenta difficoltร  tecniche; le principali difficoltร  sono dovute ai numerosi tratti di sentiero su fondo insidioso e non protetto. รˆ inoltre facile perdere la traccia: sia in avvicinamento sia al rientro ci sono punti con alberi caduti e tratti invasi da ortiche ed erbe alte.

    ⚠ Itinerario poco mantenuto e a tratti difficile da individuare, con lunghi tratti non protetti su fondo instabile, scivoloso ed esposto. Sono consigliati pantaloni lunghi e bastoncini telescopici; valutare con cura meteo e capacitร  di orientamento.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 1207 m): l’itinerario รจ percorribile in buona parte della stagione escursionistica, ma le condizioni del fondo e la vegetazione possono renderlo faticoso. La cura nell’orientamento รจ il fattore di sicurezza principale.

    ▲Discesa

    Si prosegue in leggera discesa fino a intersecare il sentiero 843, si tiene la sinistra e poco dopo ancora la sinistra seguendo il segnavia 839 che riporta a Schievenin. Raggiunta l’asfaltata percorsa all’andata, ci si ritrova a valle rispetto al parcheggio, quindi si risale la strada fino al punto di partenza (2h dal termine delle attrezzature, 5h complessive).

    ▲Da abbinare

    Verso sud, in direzione di Bassano del Grappa, si trovano due ferrate che salgono alla zona sacra del Grappa, la Ferrata Sass Brusai e la Ferrata Guzzella; per qualcosa di piรน impegnativo, seppur breve, la Ferrata Santa Felicitร . Verso nord si raggiunge il Lagorai con la Ferrata Gabrielli a Cima d’Asta, mentre verso le Dolomiti Feltrine si trova la Ferrata al Monte Coppolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Facile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti Feltrine – Val Schievenin
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario785 m
    • Quota max1207 m
    • Lunghezza9,1 Km
  • Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana

    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana

    Il Sentiero Attrezzato degli Alpini a Forcella Jau Tana, nel Gruppo delle Marmarole, รจ un itinerario impegnativo: elevato dislivello, ambiente selvaggio e poco battuto. I tratti attrezzati sono di difficoltร  medio-bassa, ma i lunghi tratti non protetti sono difficili e vanno evitati assolutamente con il maltempo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla localitร  Stua, vicino a Calalzo di Cadore (BL). A Calalzo si seguono le indicazioni per Pian dei Buoi, su strada stretta ma asfaltata, addentrandosi nel bosco verso la Val d’Oten fino a un bivio a 2,5 km dal centro, dove si prende a destra e si prosegue per altri 2,5 km nel bosco fino al parcheggio (apri su Google Maps). Da Stua (1555 m) si segue il sentiero 261, che sale ripido nel bosco a tornanti verso il Rifugio Chiggiato: si oltrepassa la localitร  Costapiana (1337 m, 30′ dal parcheggio) e la localitร  La Serra, riconoscibile per un cippo che ricorda il passaggio di Papa Giovanni Paolo II, fino al Rifugio Chiggiato (1911 m, 2h dal parcheggio). Dal rifugio si va verso nord lungo l’alta via 5, segnavia 260/262, fino alla Forcella Sacu, dove si incontra un primo facile passaggio attrezzato (1914 m, 15′ dal rifugio, 2h15 totali). Da qui il sentiero cambia carattere e comincia a inerpicarsi verso nord-est, tagliando in diagonale le pareti sud del Cimon della Froppa con un susseguirsi di strette cenge esposte; in alto, dritto davanti, si nota l’intaglio della Forcella Jau Tana, la meta. Attraversato un vallone detritico si incontrano le prime attrezzature metalliche (1h da Forcella Sacu, 3h15 totali).

    ▲Il percorso

    Si salgono una ventina di metri di roccette senza particolari difficoltร  e si raggiunge una prima scala metallica appoggiata; le funi aiutano poi a risalire il canalone, addentrandosi nella gola che porta alla forcella. Superata una seconda scaletta si aggira uno spigolo e si sale verso la forcella, con tratti attrezzati in genere facili che si alternano a tratti di sentiero non protetti e piuttosto esposti, da affrontare con cautela. Nella parte alta del vallone si sale sul versante destro senza attraversarlo, con poche attrezzature, fino a raggiungere la forcella dopo una lunga e costante salita (1h dall’attacco, 4h15 totali). L’ambiente รจ selvaggio e imponente, con il Cimon della Froppa che spicca a destra. L’itinerario piega ora a destra verso la Forcella delle Marmarole, dove inizierร  la discesa: si taglia a mezzacosta i ghiaioni sommitali, con attenzione al fondo non sempre stabile, fino alla Forcella delle Foppe (2790 m), poi un tratto di discesa a tratti attrezzato conduce alla Forcella Marmarole (2661 m, 1h15 da Forcella Jau Tana), con davanti la Cresta degli Invalidi. Le difficoltร  perรฒ non sono finite: la discesa prosegue lungo il Vallon del Froppa, un ripido canalone dal fondo instabile, attrezzato nei primi metri e seguito da circa 20 minuti su fondo infido ed esposto da percorrere con grande attenzione. Al termine del ghiaione ci si innesta sul sentiero 262, dove le difficoltร  โ€” e con esse il sentiero attrezzato โ€” terminano (1h da Forcella Marmarole, 6h30 totali).

    ▲Carattere e difficoltร 

    I tratti attrezzati non presentano difficoltร  tecniche di rilievo: le vere difficoltร  sono i lunghi tratti non protetti su fondo instabile, in particolare il tratto di collegamento in quota e la discesa nel Vallon del Froppa. รˆ un itinerario fisicamente molto impegnativo, in un ambiente selvaggio e poco frequentato.

    ⚠ Lunghi tratti non protetti su fondo instabile e infido, esposti, da evitare assolutamente con il maltempo. Lo sviluppo (17 km, 1498 m di dislivello, 8h15) richiede ottima preparazione fisica, esperienza e meteo stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 2790 m), riservato a escursionisti allenati ed esperti, autonomi su terreno instabile e non protetto. Il fondo detritico e l’esposizione impongono prudenza costante.

    ▲Discesa

    Si segue in discesa il sentiero 262 verso sud (destra) fino alla Forcella Sacu e quindi a ritroso, lungo il sentiero di avvicinamento, al Rifugio Chiggiato e infine al parcheggio (1h45 dall’innesto sul 262, 8h15 complessive).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMarmarole
    • Avvicinamento3:15 h
    • Ferrata3:15 h
    • Itinerario (a/r)8:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1498 m
    • Quota max2790 m
    • Lunghezza17 Km
  • Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura

    Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Avviso — Nel 2017 la ferrata risultava chiusa per manutenzione e non risulta conferma di riapertura ufficiale. Due tratti possono presentare attrezzatura mancante o in manutenzione, cosa che innalza sensibilmente il grado di difficoltร . Verificare le condizioni aggiornate prima di partire: per procedere in sicurezza servono piede fermo e una corda per assicurare il compagno che sale.

    Il Sentiero Attrezzato Chiesa รจ una piacevole escursione che risale l’angusta Val Scura, vicino a Levico Terme, in provincia di Trento. La difficoltร  รจ moderata e il fondo, a tratti instabile, richiede un minimo di esperienza di escursioni attrezzate. รˆ un itinerario perfetto per le mezze stagioni, quando il Rio Bianco ha buona portata e si possono ammirare le numerose cascate lungo il percorso; lo proponiamo come anello con rientro dal Sentiero del Menador.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza รจ nel comune di Levico (TN). Da Levico Terme si procede a sud in direzione Lochere fino a raggiungere l’Albergo Paoli, presso il quale si parcheggia (ampio spiazzo sulla sinistra), punto ideale per l’anello con rientro dal Sentiero del Menador (apri su Google Maps). Si risale la strada asfaltata fino al primo tornante: dove questa prosegue a destra in salita, un cartello e una targa rossa indicano l’ingresso nel bosco. Si sale su facile sentiero tenendo la sinistra orografica verso sud, con il Monte Pegolara a destra e il Monte Calmo a sinistra. Mano a mano che si sale si affrontano diversi guadi del Rio Bianco โ€” sei in tutto prima dell’inizio della ferrata โ€” mentre l’ambiente si fa sempre piรน bello, con pronunciate guglie rocciose ai lati. In breve si incontra il primo tratto attrezzato (850 m, 1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale un primo tratto di fune metallica per superare una sella; oltre, dopo una facile ma scivolosa cengia detritica, si scende una scaletta metallica perdendo un poco di quota verso il torrente e una guglia che sembra sbarrare la valle. Si riattraversa il torrente e si sale la seconda scala metallica, che aiuta a superare un macigno, seguita poco dopo da una terza scala. Si percorre quindi una cengia a bordo torrente, dove serve attenzione perchรฉ il cavo tende a spingere verso l’esterno e il fondo รจ scivoloso per l’umiditร . Si risale una nuova scala e si prosegue su comodo sentiero con splendido panorama su monti, cascate e ruscelli; superato questo tratto facile, si affronta una salita piรน ripida su fondo terroso poco stabile fino a un punto panoramico sulla Valsugana. Comincia cosรฌ la seconda parte: il primo tratto attrezzato รจ un traverso esposto ma non difficile, con staffe di sostegno; seguono una comoda cengia e una nuova scaletta. Si percorre quindi un tratto non attrezzato, si scende in un solco detritico e si risale quello che รจ probabilmente il passaggio piรน difficile della via, una parete inclinata composta da gradoni naturali su cui serve attenzione. Si superano due scalette metalliche e si prosegue fino a scendere un tratto detritico abbastanza impegnativo; si risale poi su fondo poco stabile ma non difficile, si supera la targa dedicata a Clemente Chiesa e si completa il tratto detritico. Passando accanto a una bella cascata si raggiunge una nuova cengia rocciosa, che si imbocca verso destra; la si completa, si sale una scaletta appoggiata a un masso e si scavalca il torrente presso alcuni massi rocciosi. Con un’ultima scaletta si conclude la parte attrezzata, in prossimitร  di un altopiano (1247 m, 1h45 dall’attacco, 2h45 complessive).

    ▲Carattere e difficoltร 

    Per le difficoltร  tecniche pure la via sarebbe da catalogare come facile, ma lo stato delle attrezzature ne ha innalzato il grado: con due tratti privi di protezione o in manutenzione, servono piede fermo e una corda per assicurare il compagno. L’ambiente รจ davvero suggestivo e, per la bassa altitudine, l’itinerario รจ assolutamente da visitare, specie nelle mezze stagioni.

    ⚠ Lungo il percorso si affrontano numerosi guadi del Rio Bianco e diverse cenge a bordo torrente con fondo scivoloso per l’umiditร : attenzione al passo e alla tendenza del cavo a spingere verso l’esterno.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 1370 m): l’itinerario si presta bene alle mezze stagioni, quando il Rio Bianco ha buona portata e le cascate sono al meglio. Oltre a verificare lo stato delle attrezzature, รจ bene valutare la portata del torrente per i numerosi guadi.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si prosegue lungo il sentiero nel bosco che, verso sud, punta alla localitร  Seghetta. Al primo bivio si tiene la sinistra in direzione della Baita Cangi, sul segnavia 201. Pur non essendo la via piรน rapida, proponiamo il rientro per il Sentiero del Menador nella Val Pisciavacca: al secondo bivio si tiene ancora la sinistra e si percorre un piacevole sentiero tra saliscendi, tratti un poco scivolosi su detrito, ponticelli e guadi, fino a tornare verso l’auto. Al termine del Sentiero del Menador (2h30 dal termine della ferrata) si tiene la sinistra lungo via delle Valli fino a riprendere la strada provinciale dell’andata; di nuovo a sinistra si raggiunge in breve il parcheggio di fronte all’albergo (5h30 complessive).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoValsugana – Vigolana
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata390 m
    • Dislivello itinerario828 m
    • Quota max1370 m
    • Lunghezza11,7 Km
  • Sentiero Attrezzato Ceria Merlone al Modeon del Buinz

    Sentiero Attrezzato Ceria Merlone al Modeon del Buinz

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Sentiero Attrezzato Ceria Merlone al Modeon del Buinz
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato Ceria Merlone รจ un lungo e panoramico itinerario delle Alpi Giulie, con partenza dall’Altopiano del Montasio. Dopo un lungo avvicinamento fino alla Forcella Lavinal dell’Orso, segue un magnifico percorso di cresta che chiude un grande anello in discesa al Rifugio Brazzร . Numerosi tratti non sono protetti, e in alcuni casi richiedono brevi passaggi di disarrampicata: un percorso superbo ma da affrontare con esperienza. La via รจ dedicata agli alpinisti triestini Celestino Ceria e Ruggero Merlone, ed รจ stata inaugurata nel 1971 dal Battaglione Alpini Cividale, a memoria della linea tenuta dagli Alpini su questa cresta durante la Grande Guerra.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da un ampio parcheggio lungo la strada che collega Malga Montasio con Sella Nevea, sull’Altopiano del Montasio (UD). Per arrivare a Sella Nevea si raggiunge Chiusaforte, a 20 minuti dall’uscita Carnia-Tolmezzo della A23; da lรฌ si seguono le indicazioni per Sella Nevea verso est, si supera il ponte e si guida per 20 km fino al paese, dove a un tornante un cartello marrone indica l’Altopiano del Montasio, da seguire fino al termine della strada (apri su Google Maps). L’itinerario รจ qui proposto da est (Forcella Lavinal dell’Orso) a ovest (Cima Terrarossa), verso in cui molti tratti attrezzati si percorrono in salita. Dal parcheggio (circa 1500 m) si sale su sterrata verso il Rifugio Brazzร ; dopo pochi minuti si incrocia una sterrata con segnavia 624 che taglia a destra in falsopiano. Perdendo un poco di quota si oltrepassano le Casere Parte di Mezzo e poi le Casere Larice (1479 m, 30′ dal parcheggio); ignorata una traccia a destra che scende a Sella Nevea, si raggiunge il Rifugio Casere Cregnedul di sopra (1515 m, 1h dal parcheggio). Ci si innesta sul sentiero 625 che sale da Sella Nevea, si tiene la sinistra in salita, prima nel bosco e poi puntando deciso a nord; usciti dal bosco si taglia a mezzacosta la parete sud del Cregnedul fino al Passo degli Scalini (2022 m, 1h dal Rifugio Casere Cregnedul, 2h totali). Oltrepassato il passo si apre un vallone: a sinistra in alto si notano la Forcella Lavinal dell’Orso e la cresta della Ferrata Goitan. Si taglia il vallone seguendo la traccia e, sul versante opposto, i segni bianco-rossi, salendo con un certo affanno verso la forcella; poco prima si segue una scritta su roccia e una traccia che si stacca a sinistra: comincia qui il Sentiero Attrezzato Ceria Merlone (30′ dal Passo degli Scalini, circa 2h30 totali).

    ▲Il percorso

    Il primo obiettivo รจ la Forcella Cregnedul, raggiunta guadagnando circa 200 metri attorno alle imponenti pareti di Punta Plagnis. Si sale su fondo ghiaioso fino a un primo tratto attrezzato che supera alcune roccette, una parete verticale e una placchetta inclinata; lasciata alle spalle la Forcella Lavinal dell’Orso, si prosegue in diagonale fino a un camino attrezzato e a una scaletta metallica a pioli appoggiata alla roccia, e in un alternarsi di passaggi a destra e a sinistra si chiude il primo tratto faticoso alla Forcella Cregnedul (2340 m, 1h15 dall’attacco). Si segue ora la traccia su un’ampia cengia non protetta che aggira le pareti sud di Punta Plagnis, passando dal versante est a quello ovest: i passaggi sono esposti ma generalmente ampi, salvo un paio di forcelle e roccette sul versante ovest dove il sentiero si stringe; i tratti piรน esposti hanno un cordino corrimano. Con un tratto attrezzato in discesa si scende di alcuni metri, poi si cammina su cenge ampie e comode fino alla Forca de la Val (2352 m, 1h15 da Forcella Cregnedul), che separa il Modeon del Buinz dalla Cima de la Puartate. Si salgono canalini attrezzati intervallati da ghiaione detritico, tenendosi a sud per evitare a nord la ripida parete, in un tratto ricco di esposte cenge protette; si raggiunge una forcellina incastonata e si comincia ad aggirare la parete meridionale del Modeon del Buinz verso la Sella di Buinz, con davanti il Foronon del Buinz e il suo bivacco poco sotto la vetta. Si aggira un’esposta cengia attrezzata, si sale un breve tratto sprotetto su fondo instabile, si percorre una cengia e ci si porta sulla parete ovest del Modeon; lungo un ampio crinale sul lato sud, in leggera salita, si superano tratti attrezzati di roccette e facili balzi rocciosi fino al nuovo e funzionale Bivacco Vuerich (2531 m, 1h15 da Forca de la Val, 3h45 dall’attacco). Dalla cima del Foronon del Buinz si segue l’ampio crinale, si percorre una passerella e si comincia a perdere quota con facili passaggi di disarrampicata, attrezzati nei casi piรน impegnativi; tenendosi sul lato sud si percorrono esposte cenge in genere non protette e si raggiunge un nuovo tratto verticale, con un canalino attrezzato ripido ma ben appigliato, seguito da alcune roccette, fino alla Forca de Lis Siens (2274 m, 1h dal Bivacco Vuerich). Dall’ampia sella il sentiero corre in falsopiano tra modesti saliscendi sul lato sud fino al bivio segnalato con scritta su sasso (2285 m, 15′ da Forca de Lis Siens, 5h dall’attacco) tra la salita a Cima Terrarossa e il Sentiero Ceria Merlone, dove la via attrezzata termina.

    ▲Carattere e difficoltร 

    Non presenta particolari difficoltร  tecniche, nรฉ nei tratti attrezzati nรฉ in quelli non protetti; merita perรฒ grande attenzione per i numerosi passaggi esposti lungo cenge e canalini. Si sviluppa interamente in quota, con il Bivacco Vuerich a metร  percorso in ottime condizioni, ma con solo due vie di fuga, entrambe non segnate.

    ⚠ Itinerario molto lungo (9h, 16 km) in ambiente d’alta montagna, con molti tratti esposti e non protetti e brevi passaggi di disarrampicata. Le sole due vie di fuga โ€” a Forca de la Val verso la Conca di Casera Cregnedul e a Punta Plagnis per la Plagnota โ€” sono ripide e non segnate, da usare solo in emergenza. Partire presto, con meteo stabile e buona autonomia.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna nelle Alpi Giulie (quota massima 2531 m). Le attrezzature e la segnaletica sono in buone condizioni, ma lo sviluppo, l’esposizione e la scarsitร  di vie di fuga richiedono esperienza, allenamento e attenzione al meteo.

    ▲Discesa

    Dal bivio finale (2285 m) la discesa piรน rapida รจ a sinistra, in direzione dell’Altopiano del Montasio; volendo si puรฒ salire alla vicina Cima Terrarossa (2420 m, 45′ andata e ritorno). Tenendo la destra e scendendo verso l’altopiano si raggiunge il Rifugio Brazzร  (1660 m, 1h15 dal termine della ferrata) e quindi il parcheggio (circa 1h30 dal termine, 9h complessive).

    ▲Da abbinare

    L’ambiente si presta a itinerari di piรน giorni: si puรฒ salire al Jof di Montasio per la Ferrata Amalia e usare il Ceria Merlone per rientrare sul versante nord, oppure abbinarlo al Sentiero Attrezzato Leva pernottando in rifugio o bivacco. Dalla Forcella Lavinal dell’Orso si puรฒ intraprendere la Ferrata Goitan verso il Jof Fuart. Restando nelle Alpi Giulie segnaliamo anche la Ferrata Julia al Canin e la Ferrata della Vita al Mangart.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata5:00 h
    • Itinerario (a/r)9:00 h
    • Dislivello ferrata257 m
    • Dislivello itinerario1031 m
    • Quota max2531 m
    • Lunghezza16 Km
  • Sentiero Attrezzato della Cengia Veronesi

    Sentiero Attrezzato della Cengia Veronesi

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato della Cengia Veronesi
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Cengia Veronesi รจ un itinerario tecnicamente non difficile ma molto esposto, da non prendere alla leggera giร  per l’avvicinamento: per raggiungerla, infatti, occorre percorrere un tratto della difficile Ferrata Tomaselli. In cambio regala paesaggi magnifici nel cuore del gruppo del Fanis. Qui la descriviamo in direzione Cima Fanis – Forcella Lech, ma nulla vieta di percorrerla in senso inverso, in salita.

    ▲Avvicinamento

    Si deve arrivare sotto Cima Fanis Sud. Il modo piรน rapido coincide con l’avvicinamento della Ferrata Tomaselli: si raggiunge il Passo Falzarego (2105 m) โ€” da Cortina d’Ampezzo, da San Cassiano in Val Badia o da Alleghe (Belluno) โ€” si parcheggia nell’ampio piazzale presso la stazione a valle e si sale con la funivia al Rifugio Lagazuoi (apri su Google Maps). Da qui ci sono tre opzioni, in ordine crescente di impegno. La prima segue l’avvicinamento della Tomaselli sul versante orientale del Grande Lagazuoi, da Forcella Travenazes a Forcella Gasser Depot, poi su fino a sella Fanes; si presta poi la massima attenzione a una cengia che si stacca a sinistra (ometti), la si percorre e si arriva alla cengia da cui parte la via (2h dalla stazione a monte). La seconda raggiunge il Bivacco Chiesa sempre lungo la Tomaselli, ne percorre il primo difficile tratto โ€” compreso il famoso traverso โ€” e sbuca nella cengia di partenza (1h45 dalla stazione a monte): รจ l’opzione qui descritta per i tempi. La terza percorre l’intera difficile Ferrata Tomaselli (3h), ne scende la ferrata di discesa e individua un sentiero a mezzacosta che, con un primo tratto attrezzato, conduce al tunnel per la Cengia Veronesi (4h dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Dalla seconda cengia dopo l’attacco della Tomaselli si fa attenzione a un bivio dove la Tomaselli prosegue verso destra mentre la Cengia Veronesi va a sinistra, con segni purtroppo sbiaditi. Si comincia subito con un tratto di cengia esposta e non assicurata, seguito da un passaggio ancora piรน esposto e stretto, in leggera discesa ma protetto. Superato questo, si risale un canalino fino a una sella e si prosegue sempre verso sinistra fino a una grotta (punto d’incontro con l’avvicinamento 3): la si puรฒ attraversare per circa 100 metri con pila frontale, sbucando sul versante opposto di Cima Fanis. Imboccando invece la lunga cengia si segue la traccia che, tra modesti saliscendi su tratti esposti, conduce a uno spigolo che si aggira alternando brevi tratti attrezzati a lunghi tratti, anche molto esposti, del tutto privi di protezione. La cengia corre con un notevole precipizio sulla sinistra e richiede piede fermo, pur senza difficoltร  tecniche di rilievo. Si procede fino a una prima forcella tra Cima Fanis e Piz Scottoni e poi, con esposizione minore, verso la Forcella Lech, dove l’itinerario termina (1h15 dalla deviazione dalla Tomaselli, 3h complessive).

    ▲Carattere e difficoltร 

    รˆ un percorso difficile da classificare: la cengia in sรฉ รจ molto esposta e a tratti non attrezzata, ma per l’escursionista esperto con piede fermo non pone problemi, anzi diventa un’esperienza piacevolissima per i panorami. รˆ l’esposizione costante, piรน che la tecnica, a poter mettere in difficoltร  chi manca di esperienza.

    ⚠ In ogni variante l’accesso impone di percorrere un tratto della difficile Ferrata Tomaselli (compreso il celebre traverso): va valutato con onestร  e non sottovalutato. Aggirarlo รจ possibile ma il sentiero รจ poco segnato e difficile da individuare. La cengia รจ molto esposta e in piรน punti priva di protezione, con precipizio a fianco: serve piede fermo assoluto. Per la grotta (100 m) รจ necessaria una pila frontale.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta montagna (quota massima 2843 m), da affrontare nella stagione estiva con tempo stabile. Riservato a escursionisti esperti, abituati all’esposizione e all’autonomia su terreno in parte non protetto.

    ▲Discesa

    Da Forcella Lech (2486 m) si scende un ripido canalone detritico che fa perdere rapidamente quota in direzione del Lago di Lagazuoi. Prima di raggiungere il lago, a un bivio, conviene tenere la sinistra senza scendere troppo, per innestarsi piรน avanti sul sentiero 20 che sale a Forcella Lagazuoi; da qui, a ritroso, si torna alla stazione a monte della funivia e quindi al parcheggio (2h da Forcella Lech, 5h complessive).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento naturale รจ proprio con la Ferrata Tomaselli, di cui la Cengia Veronesi costituisce spesso una variante o un prolungamento.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti d'Ampezzo – Fanis
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario370 m
    • Quota max2843 m
    • Lunghezza7,8 Km
  • Sentiero Attrezzato Cecilia alla Grigna Meridionale

    Sentiero Attrezzato Cecilia alla Grigna Meridionale

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Sentiero Attrezzato Cecilia alla Grigna Meridionale
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato Cecilia collega il Rifugio Rosalba al sentiero della Cresta Cermenati, che sale in vetta alla Grigna Meridionale (Grignetta). Non รจ un percorso prettamente verticale: serve piuttosto a tagliare, fra continui saliscendi, la parete rocciosa che corre sotto la Cresta Segantini. Un itinerario lungo e impegnativo nelle gambe, in uno degli angoli piรน amati delle Grigne.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dai Piani dei Resinelli, in provincia di Lecco, raggiunti da Ballabio risalendo i tornanti. Arrivati alla frazione si cerca parcheggio nei pressi dell’ex rifugio Alippi (apri su Google Maps). Da qui si sale al Rifugio Rosalba seguendo il sentiero 9, noto come Sentiero Attrezzato delle Foppe (1h45 dal parcheggio). In alternativa, lungo la salita si puรฒ scegliere la variante del Sentiero Attrezzato dei Morti, piรน ripida, che fa risparmiare una quindicina di minuti e porta comunque al rifugio (1h30 dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal Rifugio Rosalba si imbocca il sentiero 10, che entra in un anfiteatro roccioso e in una decina di minuti, con le prime attrezzature metalliche, porta al Colle Garibaldi (1824 m). Si prosegue ora sul versante della Val Scarettone, incontrando alcuni tratti attrezzati, fino al Colle Valsecchi (1898 m), dove il Sentiero della Direttissima si innesta nel Cecilia. Poco dopo si ignora la deviazione a sinistra per il Sentiero Attrezzato della Val Scarettone e si continua tra saliscendi sotto la Cresta Segantini. Si affronta un lungo traverso in diagonale con catene sotto il Pilone Centrale, alternando tratti di sentiero comodo a roccette, traversi e cenge, a volte attrezzati con catene a volte no. Si risalgono alcune pareti esposte ma ben appigliate fino a raggiungere il sentiero 7 della Cresta Cermenati: da qui le difficoltร  calano nettamente e, con ancora pochi passaggi attrezzati con catena, si guadagna la cima della Grigna Meridionale (1h30 dal Rifugio Rosalba, 3h15 complessive).

    ▲Carattere e difficoltร 

    Tecnicamente non รจ un itinerario estremo, ma chiede attenzione costante per i numerosi tratti esposti su cenge e traversi, alcuni dei quali non protetti, e per lo sviluppo lungo e faticoso. Lungo la via occorre seguire con cura la segnaletica (cerchi blu-rossi), che in qualche tratto non รจ immediata.

    ⚠ Per buona parte del percorso si cammina lungo traversi posti sotto l’alta Cresta Segantini, un itinerario alpinistico: il casco รจ vivamente consigliato per tutto il tracciato, per il rischio di scariche di sassi dall’alto.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna nelle Grigne (quota massima 2184 m). Lo sviluppo di 14 km e i tratti esposti richiedono buona preparazione fisica, passo fermo e attenzione all’orientamento.

    ▲Discesa

    Dalla cima della Grignetta si puรฒ scendere in piรน modi. Tornando a ritroso si percorre il Sentiero Attrezzato Cecilia oppure il Sentiero Attrezzato della Val Scarettone (impegnativo in discesa) fino al Rifugio Rosalba, e di lรฌ il Sentiero delle Foppe o la variante dei Morti (circa 2h30 dalla vetta, 5h30 complessive). In alternativa si scende il versante sud lungo la Cresta Cermenati fino al Rifugio Carlo Porta e quindi al parcheggio, oppure si affronta la piรน complicata Cresta Sinigaglia, con il suo sentiero attrezzato, sempre verso il Rifugio Carlo Porta: in quest’ultimo caso si chiude un lungo e bellissimo anello di circa 7 ore complessive.

    ▲Da abbinare

    Il Cecilia รจ spesso affrontato dopo il Sentiero Attrezzato delle Foppe. Restando in zona Grigne si puรฒ pensare a un itinerario di piรน giorni che includa la Ferrata del CAI Mandello al Sasso Carbonari sul Grignone; scendendo verso il lago si trovano invece il Sentiero Attrezzato del Sileggio e il Sentiero Attrezzato del Fiume.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoGrigne
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata259 m
    • Dislivello itinerario850 m
    • Quota max2184 m
    • Lunghezza14 Km
  • Ferrata Sasso della Croce e Sasso delle Dieci

    Ferrata Sasso della Croce e Sasso delle Dieci

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Sasso della Croce e Sasso delle Dieci
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    L'abbinamento delle ferrate al Sass dla Crusc (Sasso della Croce) e a Cima Dieci è un grande itinerario di alta montagna con partenza da Badia, in Val Badia. I tratti attrezzati sono di media difficoltà, ma il percorso è lungo (oltre 16 km, quasi 1000 m di dislivello) e per ampi tratti corre su sentiero esposto e non protetto: va affrontato con buona preparazione e tempo stabile. In cambio regala panorami spettacolari su Val Badia, Sassolungo, Gruppo Sella e le cime dolomitiche di Cortina, con la vetta a 3026 m.

    ▲Avvicinamento

    Il punto d'appoggio è il Rifugio Santa Croce, sul versante orientale della Val Badia all'altezza di Badia, raggiungibile con le seggiovie «La Crusc 1» e «La Crusc 2» oppure a piedi per il comodo sentiero 7 da Badia (circa 1h 30'). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla stazione a monte (2045 m) si ha di fronte l'imponente bastionata del Sass dla Crusc, prima meta della giornata. Si seguono i segnavia 7 passando accanto a una chiesetta bianca; il sentiero sale poi a destra verso sud, dapprima dolce tra i mughi e quindi più deciso fuori dal bosco, verso la parete. Ci si incammina sotto la roccia lungo una cengia che si fa via via più stretta ed esposta: qui inizia il primo tratto attrezzato (1h dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Il primo cavo aiuta su una cengia esposta seguita da un salto verticale; si prosegue alternando sentiero a mezzacosta esposto a brevi tratti attrezzati. Si risale una rampa inclinata con il cavo a sinistra e si percorre l'esposto sentiero che aggira la parete sud-ovest del Sass dla Crusc; dopo un tratto di roccette non attrezzato se ne incontra uno attrezzato con due staffe metalliche e un facile traverso. Una lunga cengia, più stretta delle precedenti, è protetta da una fune di autoassicurazione; si volge quindi a sud per l'ultimo tratto di sentiero, parzialmente attrezzato dove entra in un ripido canalino franoso, fino alla Forcella dla Crusc (2h 30' in totale). Alla forcella, crocevia di sentieri, si tiene la sinistra per restare sull'altopiano. Si cammina tra sassi e ghiaioni un po' scivolosi ma non difficili fino al Piz Zuber, quindi al bivio per il Sass dla Crusc (2907 m, deviazione opzionale ma consigliata), e si prosegue lungo la cresta panoramica verso Cima Dieci. Qui inizia il secondo tratto ferrato: breve ma molto esposto, risale lo spigolo sud per una cinquantina di metri di balzi rocciosi verticali. Dopo i primi metri appoggiati si affronta una serie di salti più marcati con il cavo a sinistra; da un balconcino panoramico si sale in forte esposizione su due tratti impegnativi, poi si aggira lo spigolo sul versante orientale e si vede, a una quindicina di metri, la croce di legno. Qualche passo in orizzontale immette in un camino che si risale in spaccata, passando dal lato destro a quello sinistro; le ultime roccette portano al pianoro sommitale e alla croce di Cima Dieci, con vista a 360° (2h dalla Forcella, 4h 30' in totale). La cresta che si stacca verso Cima Nove è percorsa dalla relativa ferrata.

    ▲Carattere e difficoltà

    La prima ferrata, quella che porta alla Forcella dla Crusc, è nel complesso facile: presenta tre tratti verticali brevi e senza difficoltà tecniche, mentre gli altri cavi servono soprattutto a proteggere sentieri esposti. La ferrata di Cima Dieci è invece breve ma intensa, molto esposta e con la prima metà verticale e impegnativa.

    ⚠ Itinerario di alta montagna, lungo e con dislivello importante: richiede buona forma fisica. Diversi tratti di sentiero prima della Forcella sono esposti e non protetti, sconsigliati a chi non ha esperienza di montagna o piede fermo. Cima Dieci richiede assenza di vertigini. La stabilità del meteo è fondamentale: non ci sono veri punti d'appoggio e si trovano tratti attrezzati sia all'inizio sia alla fine del giro, da evitare con tempo instabile.

    ▲Storia

    Il Sasso della Croce è legato alla storia dell'alpinismo per via di Reinhold Messner: nel luglio 1968, salendo il Pilastro di Mezzo con il fratello Günther, si trovò davanti a una placca liscia di quattro metri da cui non poteva né salire né scendere. La superò, come racconta nel suo celebre «Settimo Grado», e le attribuì una valutazione di VIII grado, fino ad allora mai usata; va ricordato che la affrontò con scarponi a suola rigida.

    ▲Periodo e sicurezza

    Per questa via sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ) scaricabili dalla scheda; per la zona è utile la cartina della Val Badia di 4Land.

    ▲Discesa

    La discesa avviene lungo lo stesso sentiero dell'andata; i due tratti attrezzati richiedono particolare attenzione perché percorsi in discesa (3h dalla vetta, 7h 30' complessive).

    ▲Da abbinare

    Difficilmente questo giro lascia energie per una seconda ferrata in giornata, ma su più giorni dalla Forcella dla Crusc si può salire al Piz de Lavarella e scendere verso il Sentiero Attrezzato Tru Dolomieu. In Val Badia c'è la Ferrata della Pace; da Corvara, sul Gruppo Sella, la Ferrata al Piz de Lech e quella del Vallon; verso il Passo Gardena la Ferrata al Gran Cir e, verso il Passo della Furcia, la nuova Ferrata al Piz de Peres.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoSasso della Croce
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata75 m
    • Dislivello itinerario979 m
    • Quota max3026 m
    • Lunghezza16,1 Km
  • Ferrata di Giorrรจ

    Ferrata di Giorrรจ

    Vie Ferrate › Sardegna › Sassari
    Ferrata di Giorrรจ
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Giorrรจ corre lungo le alte pareti che delimitano l’altopiano di Giorrรจ, presso Cargeghe, nell’entroterra a sud di Sassari. รˆ un percorso sorprendente fatto di cenge, traversi e brevi tratti verticali molto esposti, sviluppato come un lungo ‘8’ tra una Cengia Bassa e una Cengia Alta.

    ▲Avvicinamento

    L’attacco รจ appena fuori Cargeghe: si parcheggia lungo la provinciale che da Cargeghe porta a Florinas, dove una stradina si stacca dal lato destro; conviene fermarsi circa 200 metri oltre, in direzione Florinas, a bordo strada (punto di partenza su Google Maps). Venendo da Cargeghe, con il paese alle spalle, si imbocca la prima stradina asfaltata in salita seguendo il cartello ‘Magola – Giorrรจ’; il sentiero รจ obbligato fino a una bacheca con la mappa, poi si sale seguendo gli ometti al bordo della macchia fino a un bivio segnato dove si tiene la sinistra, arrivando in breve all’attacco della Cengia Bassa (45′ dall’auto). Il rientro avverrร  dalla Cengia Alta.

    ▲Il percorso

    Si attacca su un’ampia cengia verso sinistra, si aggira uno spigolo e si prosegue su cengia ampia ma non protetta; ci si stacca dal cavo scendendo alcuni metri su sentiero ripido, poi a destra si raggiunge una parete che si percorre in diagonale presso uno spigolo e quindi in verticale con alcune staffe, non difficile ma molto esposta. Un traverso orizzontale chiude la prima parte; segue un lungo alternarsi di strette cenge protette e brevi traversi fino al punto piรน iconico: un esposto traverso con staffe per i piedi che raggiunge un diedro, che non si risale ma si aggira a sinistra con un tratto di discesa facile ma molto esposto; si prosegue sul traverso e si supera un esposto spigolo con un passaggio in leggero strapiombo. Le attrezzature cessano momentaneamente su un’ampia cengia; dove si stringe, il cavo aiuta nei passaggi. Dopo un traverso che supera un canalino detritico e un altro traverso con staffe si arriva alla via di fuga: a destra sale verso la Cengia Alta (uscita anticipata), a sinistra prosegue la Cengia Bassa. Tenendo la sinistra, dopo un tratto di sentiero si ritrova il cavo che aggira uno spigolo; si prosegue lungo la cengia con un tratto di discesa e una sezione non protetta che si stringe presso il libro delle firme, poi una placchetta verticale con cambre e un sentiero piรน ampio oltre un piccolo pinnacolo. L’ultima parte della Cengia Bassa attraversa un esposto spigolo, un traverso su staffe in leggera discesa, una cengia non protetta piuttosto infida e un ultimo traverso esposto a sinistra, fino a uscire su sentiero al segnavia che indica a destra il rientro per la Cengia Alta. La Cengia Alta inizia non protetta (massima attenzione), poi le attrezzature proteggono la cengia, non difficile; superato l’incrocio della via di fuga, la seconda parte della Cengia Alta รจ quasi sempre in falsopiano fino ad aggirare uno spigolo e arrivare sotto i tetti rocciosi al termine della ferrata (1h 30′ dall’attacco, circa 2h totali).

    ▲Carattere e difficoltร 

    Via Moderatamente Difficile caratterizzata da forte esposizione ma difficoltร  tecnica contenuta: una serie di cenge e traversi piรน o meno esposti con un paio di tratti verticali mai difficili grazie alle abbondanti staffe; richiede perรฒ piede fermo e testa per i tratti non protetti.

    ⚠ La via รจ in parte chiusa (ma comunque percorribile) tra il 1ยฐ marzo e il 15 giugno di ogni anno per tutelare la nidificazione della fauna: verificare il periodo. Diversi tratti di cengia non sono protetti dal cavo e sono esposti: attenzione costante.

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (massimo circa 513 m): percorribile gran parte dell’anno, preferibilmente fuori dalle ore e dai mesi piรน caldi e rispettando la finestra di tutela della fauna. Ambiente carsico e mediterraneo.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata il rientro รจ intuitivo: si raggiunge il sentiero di avvicinamento e lo si ripercorre a ritroso fino all’auto (circa 3h totali).

    ▲Da abbinare

    In provincia di Sassari, vicine, la Ferrata di Cabriol e la Ferrata della Regina; verso Olbia la spettacolare Ferrata degli Angeli a Tavolara; nel Nuorese la Ferrata di Badde Pentumas, nell’Oristanese la Ferrata del Castello di Medusa; nel Sulcis-Iglesiente la Ferrata di Gutturu Xeu e la magnifica Ferrata Pan di Zucchero.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneSardegna
    • GruppoAltopiano di Giorrรจ
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata130 m
    • Dislivello itinerario170 m
    • Quota max513 m
    • Lunghezza4,2 Km
  • Ferrata Bepo de Medil

    Ferrata Bepo de Medil

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Bepo de Medil
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ ATTENZIONE: itinerario DA VERIFICARE. Il sentiero e di fatto chiuso (indicazioni rimosse e un muretto di sassi all’imbocco) e le attrezzature sono datate e in piu punti lasche, tanto da poter non reggere in caso di caduta: vanno considerate un sostegno solo psicologico. La gola e instabile, con tratti franati, ed e possibile trovare neve anche a stagione inoltrata. Caschetto obbligatorio. Adatto solo a escursionisti molto esperti, con passo fermo e assenza di vertigini.

    L’antica Ferrata Bepo de Medil (1930) e una via poco frequentata e in scarso stato di manutenzione, che risale una stretta gola dalla Valle del Vajolet fino alla Pala di Mesdi e alla Valle del Larsec, nel gruppo del Catinaccio. L’ambiente e austero e affascinante, con panorami stupendi dalla parte alta, ma l’itinerario e riservato a chi ha solida esperienza.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Rifugio Gardeccia (1949 m), in Val del Vajolet, interdetta al traffico privato: la si raggiunge con la funivia da Vigo di Fassa fino a Ciampedie e poi 45 minuti di sentiero, oppure con la funivia da Pera di Fassa (il bus navetta da Pozza non e piu in funzione dal 2019). Dal Gardeccia ci sono due opzioni per la gola della ferrata. La prima: verso nord-est si scende il greto del torrente secco e si risale sulla sinistra orografica con le indicazioni del “sentiero panoramico”; la traccia, dapprima debole, diventa evidente a un cartello per il Rifugio Vajolet e sale superando una frana fino a una palina (1 ora dal Gardeccia). La seconda, piu semplice ma piu lunga: si raggiunge il Rifugio Vajolet (2243 m) per il sentiero di valle e poi una traccia a destra verso est, a mezzacosta sotto i dirupi del Larsec, per circa mezz’ora fino a una palina (1 ora e 30 dal Gardeccia). Da li, verso nord-est, si stacca un sentiero non segnalato e apparentemente ostruito da un muretto di sassi: con alcuni sporadici bolli rossi inizia la ferrata. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    Dopo la palina, un tratto di sentiero in salita aggira uno spallone e apre la vista sulla gola. La parte iniziale e ampia ma franata, senza traccia: serve molta attenzione a rimontare la frana, a tratti decisamente instabile. Superata, alcuni segni rossi datati indicano la stretta gola dove iniziano le funi metalliche, dapprima sul lato destro. Si sale fino al passaggio piu ostico: un grosso masso ostruisce la via e occorre superare un balzo di un paio di metri sfruttando l’unica staffa della via, scomoda sul lato sinistro, con un po’ di agilita e forza. Si prosegue nell’angusta gola senza particolari difficolta tecniche fino a un diedro verticale ma ben appigliato, uscendo dalla gola (30 minuti dall’attacco, 1 ora e 45 totali). In un paesaggio brullo si segue un’esile traccia su detrito verso nord-est, verso la Pala di Mesdi, con due passaggi non protetti da segnalare: la discesa in un intaglio poco stabile con risalita sul versante opposto (attenzione al fondo detritico) e un tratto di cresta esposta. Si arriva a una forcella (20 minuti dal termine delle attrezzature, circa 2 ore totali) dove si puo scegliere se salire a destra la Pala di Mesdi su cresta ghiaiosa e rientrare (1 ora e 15 a/r) oppure concludere qui.

    ▲Carattere e difficolta

    Le difficolta tecniche dei tratti attrezzati non sono elevate, ma l’impegno complessivo si: gola instabile, attrezzature datate e lasche, passaggi non protetti. Il passaggio non protetto presso un canalino franoso, dopo l’uscita dalla gola, e probabilmente il piu esposto e pericoloso dell’intera escursione.

    ⚠ Affidatevi alla vostra capacita di muovervi su terreno instabile e non alle vecchie funi. Caschetto indispensabile per la caduta sassi; valutate le condizioni di innevamento, che possono persistere a lungo.
    ▲Discesa

    Dalla forcella si scende a est verso la valle del Larsec, su traccia detritica instabile (utili i bastoncini telescopici). Raggiunta la valle si hanno due opzioni: tenendo la destra in discesa verso il Passo delle Scalette e l’omonimo sentiero attrezzato fino alla Valle del Vajolet e al Gardeccia (5 ore totali), oppure a sinistra in salita al Passo Pope e giu per il sentiero Don Guido fino al Rifugio Vajolet e quindi al Gardeccia (5 ore totali).

    ▲Storia e da abbinare

    La via e dedicata a Giuseppe De Silvestro, detto Bepo de Medil, storico fondatore e gestore del Rifugio Gardeccia, che la attrezzo intorno al 1930. Si puo abbinare al Sentiero Attrezzato delle Scalette; dal Passo Pope si puo proseguire verso il Catinaccio d’Antermoia e la sua ferrata, oppure verso la Ferrata Laurenzi o la Ferrata Maximilian (con pernottamento). Scendendo nella Valle del Vajolet ci sono vie piu semplici (Passo Santner, Masare, Roda di Vael); in un’altra giornata, verso il Passo San Pellegrino, la Ferrata Bruno Federspiel e la Ferrata Bepi Zac.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Fassa
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata260 m
    • Dislivello itinerario808 m
    • Quota max2758 m
    • Lunghezza9,2 Km
  • Sentiero Attrezzato del Canalino della Balza Forata

    Sentiero Attrezzato del Canalino della Balza Forata

    Vie Ferrate › Marche › Pesaro-Urbino
    Sentiero Attrezzato del Canalino della Balza Forata
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato del Canalino della Balza Forata sale, tra cenge e tratti verticali, fino alla spettacolare apertura naturale a forma di finestra che da il nome alla parete, nella suggestiva cornice della Valle dell’Abisso e dell’Infernaccio del Monte Nerone. Non e una ferrata in senso stretto ma un itinerario alpinistico reso piu accessibile da corde fisse: difficolta tecniche moderate, ma ambiente serio con tratti sprotetti. Consigliato a chi ha gia esperienza.

    ▲Avvicinamento

    Sono possibili due avvicinamenti. Avvicinamento 1 (consigliato per l’anello con la sola Balza Forata): si parte dal Santuario di Santa Maria in Val d’Abisso (380 m), dove si parcheggia. Oltrepassata la chiesa tenendola a sinistra, si imbocca il sentiero 201 che attraversa la Val d’Abisso per circa 40 minuti, supera un vecchio mulino dove si tiene la sinistra restando sul 201; si oltrepassa il torrente, poco dopo si tiene la destra in salita e a un bivio successivo ancora a destra (ignorando il sentiero a mezzacosta). Raggiunta la cava di travertino, con un ampio piazzale e una panchina sotto le pareti bianche di Punta Anna, si segue a sinistra il sentiero a bolli rossi fino a superare l’acquedotto col pannello solare; sulla sinistra un grosso masso segna l’attacco (cavetto metallico e corda gialla), circa 1 ora dal parcheggio. Avvicinamento 2 (consigliato in discesa se si vogliono fare entrambi gli itinerari): si raggiunge in auto il secondo tornante che si affaccia sulla valle dell’Infernaccio (1101 m) e si parcheggia; si scende per il sentiero 204 seguendo ometti e segni rossi fino al sentiero 201, poi a un bivio si scende a destra alla base della parete della Balza Forata, la si aggira a destra fino alla ferrata e si scende a sinistra fino al grosso masso dell’attacco (678 m), circa 1 ora. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    Dall’attacco la via attrezzata alterna sezioni verticali a tratti piu agevoli, con alcuni passaggi impegnativi dove alcune cambre metalliche aiutano pur richiedendo passi di forza. Seguendo la parete fino all’entrata del canalino sulla sinistra (alcuni vecchi chiodi indicano la via), si risale il canalino detritico con catene e corde fisse fino a un primo tratto verticale piu attrezzato. Superato il muretto con gli scalini in ferro, si segue il cavo a sinistra lungo il canalone alternando fondo terroso e tratti verticali fino in cima a Punta Anna. Si arriva a un “grottino”: un tratto scivoloso attrezzato con gradini in ferro e fune d’acciaio, da affrontare con la massima attenzione perche il terreno e pieno di sassi. Raggiunto il “Grottone”, si prende una bella cengia leggermente esposta; svoltando a sinistra si supera un breve tratto con scalini e corda, si percorre un’altra cengia e infine l’ultimo tratto attrezzato che conduce all’interno della Balza Forata, dove la via termina (circa 1 ora dall’attacco, 2 ore dal parcheggio). Volendo, oltre la finestra si puo proseguire sul nuovo Canalino Vampa (circa 40 minuti), itinerario verticale ed esposto che costeggia lo strapiombo dell’Infernaccio.

    ▲Carattere e difficolta

    Le difficolta tecniche restano moderate, ma vanno distinte dall’impegno complessivo: l’itinerario presenta tratti sprotetti e si svolge in un ambiente che richiede attenzione ed esperienza. Il cavo e nel complesso in ottimo stato; qualche gradino in ferro e meno saldo ma non pericoloso, e in alcuni punti il cavo non e molto teso.

    ⚠ Forte rischio di caduta sassi: caschetto obbligatorio e, se si va in compagnia, mantenere ampia distanza. Dove il cavo e poco teso non restare vicini. Usate le corde fisse come corrimano e sicurezza, evitando di appendervisi: e un itinerario per escursionisti gia esperti.
    ▲Discesa

    Con l’avvicinamento 1 si oltrepassa la Balza Forata tenendo la sinistra fino a un ghiaione in discesa che si attraversa per immettersi nel sentiero 201, chiudendo l’anello fino alla cava di travertino e quindi a ritroso fino al Santuario. Con l’avvicinamento 2, dopo l’eventuale Canalino Vampa si rientra risalendo il sentiero 204 (e poi il 201), circa dieci minuti fino al tornante.

    ▲Storia e dintorni

    Il canalino fu percorso da alpinisti marchigiani a fine anni Sessanta; il progetto di attrezzarlo a sentiero attrezzato e iniziato nel 2015 e completato nel 2020, mentre il Canalino Vampa e stato trasformato in via attrezzata da alcuni volontari nel maggio 2026. La Balza Forata, con il sole che filtra dalla finestra naturale, regala un colpo d’occhio davvero scenografico (relazione a cura di Cristian Manduchi). In zona si possono abbinare il trekking dell’Orrido dei Cupi di Fiamma e le cascate di Pian dell’Acqua. Per quanto riguarda le vie ferrate, nelle Marche l’unica altra opzione al momento e la Ferrata dei Piceni a Pioraco, piuttosto lontana.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneMarche
    • GruppoAppennino Marchigiano
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario560 m
    • Quota max880 m
    • Lunghezza6,2 Km
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