Difficoltà: Molto Difficile

  • Ferrata Ciardelli (Bourcet)

    Ferrata Ciardelli (Bourcet)

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata Ciardelli (Bourcet)

    La Ferrata Ciardelli sul Bourcet è molto atletica e fortemente esposta: tratti verticali, un ponte sospeso, traversi e infine un'imponente bastionata impegnativa ed emozionante. Si raccomanda un buon allenamento prima di percorrerla.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla frazione di Roreto, comune di Roure (Val Chisone, Torino), parcheggiando nella piazza del paese. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla piazza si segue la provinciale verso nord-est per circa 250 m, poi a sinistra un vicolo che conduce verso Bourcet; superato il ponte si arriva a una fontana in legno e si segue il sentiero di avvicinamento, ottimamente segnalato, che passa vicino alle falesie della zona e in breve porta all'attacco (30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca una parete verticale, con attrezzature dove necessario e comunque ben distanziate, che dà subito il tono atletico della via. In cima a questo tratto un traverso orizzontale verso destra porta al ponte tibetano (25 m) su tre corde, molto esposto e piuttosto ballerino. Oltre il ponte si risale una corta parete verticale senza staffe che immette in un singolare anfratto roccioso: qui termina la prima sezione, dopo una serie di passaggi belli e impegnativi, a tratti in strapiombo, con esposizione crescente. Si attraversa un boschetto e si raggiunge una cengia, di fronte all'ultima imponente parete: una placca verticale di circa 150 metri, la parte più difficile e impegnativa. Si sale sfruttando le staffe in un crescendo di sollecitazioni per braccia e schiena; le difficoltà tecniche non sono elevate, ma servono forza di braccia e assoluta assenza di vertigini per l'esposizione sempre maggiore. Terminata la bastionata, un breve collegamento porta in cima e conclude la ferrata (2h dall'attacco, 2h 20' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata atletica da non sottovalutare. L'attrezzatura di sostegno non è abbondante e abbastanza distanziata, cosa che può mettere in difficoltà chi è di bassa statura. È dedicata al capitano Nicola Ciardelli, morto nell'attentato di Nassiriya (2006); la via è stata inaugurata nel 2009.

    ⚠ Nel traverso e nell'ultima bastionata attenzione alla caduta di detriti dall'alto (alcune staffe risultano piegate). Il ponte è strutturato in modo non ottimale, con il cavo della longe esterno: in caso di caduta sarebbe difficile risalire sul ponte.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione da primavera ad autunno. Buon allenamento richiesto per l'impegno fisico continuo.

    ▲Discesa

    Due opzioni: i bollini blu o quelli rossi (verso sinistra). Il sentiero blu è molto scivoloso e in alcuni tratti franoso, quindi massima attenzione; il sentiero rosso è una carrareccia che riporta al fondovalle (45' dal termine della ferrata, circa 3h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    Nelle vicinanze la recente Ferrata Pra Catinat (circa 20' d'auto). Risalendo la valle, le ferrate di Claviere: la Ferrata del Bunker e la Ferrata della Batteria Bassa-Alta e Chaberton.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Cozie
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:15 h
    • Dislivello ferrata350 m
    • Dislivello itinerario470 m
    • Quota max1278 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata del Monte Emilius (Col Carrel)

    Ferrata del Monte Emilius (Col Carrel)

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata del Monte Emilius (Col Carrel)

    La Ferrata del Monte Emilius percorre la cresta nord e nord-ovest della cima (3551 m) dal Colle Carrel: per lunghezza, ambiente e dislivello va considerata fra le più impegnative. È un itinerario di alta montagna da non sottovalutare, oltre 16 km, che conviene spezzare in due giorni con pernottamento al Rifugio Arbolle o al Bivacco Federigo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte degli impianti Aosta-Pila, proseguendo per la stazione Chamolé (2300 m). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue il sentiero verso il Rifugio Arbolle (segnavia 19c poi 19a in salita, quindi un centinaio di metri di discesa nel vallone di Arbolle; 1h 30' dalla stazione a monte). Conviene pernottare al rifugio. Da lì si scende sul sentiero 14 (Vallone di Comboe) fino a un bivio dove si tiene la destra sui sentieri 16c e 16a fino allo spartano Bivacco Federigo (2907 m), sotto il Colle Carrel (1h 30' dal rifugio, 3h 45' totali). La ferrata inizia subito dietro il bivacco.

    ▲Il percorso

    Dal bivacco si seguono le tracce fino all'attacco; la via si svolge prevalentemente sul filo di cresta. Si risalgono roccette e diversi traversi esposti ma non difficili, fino a un punto dove si disarrampica verso un ponte sospeso molto esposto, con passerella in legno per i piedi. Oltre il ponte si raggiunge il Mont Ross, da cui si prosegue sul lato destro su placche inclinate ed esposte; qui una via di fuga (cartello) scende a destra verso il Lago Gelato. La ferrata alterna a lungo sentiero di cresta e passaggi verticali o esposti protetti da cavo e cambre, lungo belle placconate di granito, fino al Petit Emilius (3342 m). Tenendo sempre la destra del filo si superano gradoni e un tratto verticale con infissi metallici dove può esserci un nevaio anche a stagione inoltrata (meglio avere i ramponi). Un ultimo risalto roccioso porta alla cresta finale e, in una decina di minuti, alla madonnina di vetta (3551 m, 4h 30' dal bivacco, 7h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Attrezzature ottime e ben posizionate, ma è una ferrata da considerare come parte di un itinerario alpinistico lungo, impegnativo e appagante. Sul finire della via attenzione ad alcuni tratti non protetti su roccia non sempre stabile.

    ⚠ Fino almeno a fine luglio portare ramponi e piccozza: non è inusuale trovare neve in quota, dove l'attrezzatura di sicurezza può risultare inutilizzabile. Meteo stabile indispensabile. La funivia chiude relativamente presto in estate: percorso proibitivo in una sola giornata, meglio in due.
    ▲Periodo e sicurezza

    Piena estate con neve assente o gestibile in quota. Alta montagna: valutare condizioni, orari impianti e meteo.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende tra sfasciumi lungo la via normale verso il Passo dei Tre Cappuccini, si costeggia il Lago Gelato e si prosegue fino al Rifugio Arbolle (2h 30' dalla vetta, 10h totali). Dal rifugio, a ritroso per il sentiero di avvicinamento verso la funivia (1h dal rifugio, 11h totali).

    ▲Da abbinare

    Pernottando ad Arbolle, al rientro si può percorrere il più semplice ma panoramico Sentiero Attrezzato Panorama. Altri itinerari in quota in Valle d'Aosta: Ferrata del Gran Paradiso, Ferrata al Bivacco Borelli e Ferrata delle Crete Seche.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoMonte Emilius
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata4:30 h
    • Itinerario (a/r)11:00 h
    • Dislivello ferrata750 m
    • Dislivello itinerario1250 m
    • Quota max3551 m
    • Lunghezza16,4 Km
  • Ferrata Monte Contrario

    Ferrata Monte Contrario

    Vie Ferrate › Toscana › Massa-Carrara
    Ferrata Monte Contrario

    Recente e tecnica, la Ferrata del Monte Contrario risale la parete sud dell'omonima cima fino in prossimità del Passo delle Pecore: è la ferrata tecnicamente più difficile delle Alpi Apuane, inserita in un itinerario lungo e faticoso sia in salita sia al rientro.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da località Biforco, presso Forno: dal casello di Massa (A12) si risale la via Bassa Tambura; a Biforco l'asfalto termina davanti a una sbarra, dove inizia la strada marmifera. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Da Biforco si imboccano in salita i sentieri CAI 167-168 lungo il Canal Fondone; dopo circa un chilometro si prende il CAI 167 verso la Valle degli Alberghi. Il sentiero sale ripido sotto l'imponente parete sud; superato un edificio abbandonato (ex dimora degli operai delle cave) si prosegue su traccia, ometti e pali di legno fino all'attacco, dopo un ultimo faticoso strappo (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia su una lunga lastra inclinata, da salire in aderenza sfruttando appigli naturali e, dove serve, la catena, fino a un terrazzino dove il cavo termina momentaneamente. Il secondo tratto aumenta pendenza ed esposizione lungo i circa 400 metri di dislivello: nella parte bassa non mancano buoni appigli naturali, mentre in alto la roccia si fa più liscia e, in assenza di buone doti di arrampicata, tornano comodi alcuni appigli artificiali. Si salgono le ultime pareti e la via termina dopo una rete paramassi (2h 30' dall'attacco, 4h 30' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    È la più difficile dal punto di vista tecnico fra le ferrate apuane: il livello non è proibitivo in salita, ma roccia ed esposizione impongono prudenza. Da affrontare con cautela nei mesi estivi: la quota non elevata e l'esposizione a sud possono rendere la salita molto calda.

    ⚠ Entrambe le opzioni di rientro sono impegnative, ripide ed esposte: da evitare in caso di maltempo. La discesa via Grondilice / Foce dei Rasori (CAI 168) è attualmente chiusa per ordinanza e indicata come inagibile dai cartelli del CAI; usare la discesa dei Pradacetti.
    ▲Periodo e sicurezza

    Meglio le mezze stagioni o giornate non torride. Tempo stabile indispensabile vista la ripidezza dei sentieri di rientro.

    ▲Discesa

    Al termine della ferrata si gira a sinistra verso il Grondilice. Opzione consigliata: in circa 20' si raggiunge la Sella dei Pradacetti, da cui un sentiero ripidissimo ed esposto scende in circa 2h 30' alla Valle degli Alberghi e, lungo il CAI 167, di nuovo a Biforco (3h 45' dal termine della ferrata, circa 8h 30' totali). La seconda opzione (CAI 186 alla Finestra del Grondilice, Foce dei Rasori e CAI 168 lungo il Canale del Fondone) è attualmente sconsigliata e chiusa per ordinanza.

    ▲Da abbinare

    La lunghezza dell'itinerario preclude concatenamenti in giornata. Una valida opzione è pernottare ai rifugi Orto di Donna o Donegani e affrontare un'altra escursione il giorno seguente.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneToscana
    • GruppoAlpi Apuane
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata587 m
    • Dislivello itinerario1270 m
    • Quota max1625 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Merlone ai Cadini di Misurina

    Ferrata Merlone ai Cadini di Misurina

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Merlone ai Cadini di Misurina

    La Ferrata Merlone raggiunge la cima più alta del sottogruppo dei Cadini di Misurina, nelle Dolomiti di Sesto: una linea verticale e fortemente aerea, celebre (e discussa) per le sue interminabili scalinate metalliche e per un traverso esposto che resta impresso. Itinerario lungo, con dislivello assoluto importante e un rientro che impone saliscendi e la risalita di forcelle.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla strada che collega il Lago di Misurina al Rifugio Auronzo. Poco prima del pedaggio, dopo una doppia curva, sulla destra si apre uno spiazzo in leggera discesa dove lasciare l'auto (posti limitati in alta stagione), riconoscibile da una palina biancorossa del CAI. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dallo spiazzo si imbocca la sterrata che sale verso est nel bosco di conifere seguendo il segnavia CAI 115; superato il Pian degli Spiriti (1895 m) la pendenza resta moderata fino al Rifugio Fonda Savio (2367 m, 1h 30' dal parcheggio), al Passo di Toce. Da qui si segue l'indicazione in ripida salita verso sud fino a un vallone detritico; una traccia con radi segni lo attraversa portando sul versante opposto, dove due lunghe scale metalliche — già visibili dal basso — annunciano l'attacco (30' dal rifugio, 2h totali dall'auto).

    ▲Il percorso

    Si risalgono alcune roccette instabili fino alla prima fune, che procede orizzontale per pochi metri prima di un balzo di un paio di metri dove si trova la targhetta dedicatoria. La prima sezione alterna roccette attrezzate e un paio di facili salti da arrampicare in libera (I grado, segni blu, roccia ben appigliata) e porta verso destra, in direzione delle lunghe scale. La prima parte da un terrazzino panoramico affacciato sulle Tre Cime di Lavaredo: inizia qui la salita di oltre 300 gradini, tecnicamente facile ma via via sempre più esposta. Un tratto diagonale verso destra, un breve diedro e una parete appoggiata conducono a nuove serie di scale in forte esposizione, a volte sorprendenti perché da verticali piegano bruscamente a destra o a sinistra. Si raggiunge un traverso esposto verso sinistra che porta a una passerella in legno; oltre la passerella il traverso si impenna nel passaggio chiave, molto aereo, fino a un'altra scaletta verticale. Questa termina sotto un masso, che si aggira a sinistra per riprendere a salire in verticale; segue un traverso ascendente verso destra che, presso un salto, piega a sinistra dove una delle poche staffe della via aiuta a superare un leggero spanciamento. Nel tratto conclusivo si sale una parete appigliata ma verticale ed esposta, quindi un sentiero e un ultimo dislivello di circa 70 m fino alla vetta Cadin di Nord Est (2788 m), segnalata da uno spartano cartello rosso (1h 30' di sola ferrata).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le scale — a tratti davvero troppe per i puristi dell'arrampicata — abbassano la difficoltà tecnica di una parete che, senza attrezzatura e su roccia spesso verticale e tendente all'unto, sarebbe molto difficile. Resta però la forte esposizione, costante, e un paio di passaggi più impegnativi nella seconda metà: di qui la valutazione complessiva Molto Difficile. Attenzione anche ai brevi tratti in libera (I grado), dove la sabbiolina può rendere insidiosi gli appoggi.

    ⚠ La via è percorsa nei due sensi: il caschetto è obbligatorio per il rischio di scariche di sassi smossi da chi sta sopra. Il vallone che precede l'attacco resta spesso innevato anche a stagione inoltrata; la pendenza è modesta (i ramponi sono in genere eccessivi), ma per le condizioni conviene sentire il Rifugio Fonda Savio.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, quando il vallone d'attacco è libero dalla neve. Verificare le condizioni al Rifugio Fonda Savio. Calma e prudenza nei tratti in libera e nei diagonali sabbiosi; la discesa è impegnativa per l'esposizione continua.

    ▲Discesa

    Si scende disarrampicando la stessa Ferrata Merlone fino al vallone detritico (1h 30' dalla vetta, 5h totali). Da qui tre opzioni: (1) verso sud, tenendosi sul versante destro del vallone, con brevi tratti attrezzati fino alla Forcella de la Neve (2471 m, 1h 30'), poi giù nel Ciadin de la Neve sul sentiero 118 fino alla deviazione a destra per il 115 e ritorno all'auto (1h 30', 8h totali); (2) tenere la destra fino al Rifugio Fonda Savio e prendere il sentiero 117 verso la Forcella del Diavolo (alcuni tratti attrezzati), scendendo poi nel Ciadin de la Neve come nell'opzione 1 (7h 30' totali); (3) a ritroso per il sentiero dell'andata (2h, 7h totali).

    ▲Da abbinare

    Con partenza all'alba la Merlone si concatena con il Sentiero Attrezzato Bonacossa. Nelle vicinanze, sulle Dolomiti di Sesto: Ferrata delle Scalette, Ferrata Cappellano Hosp alla Torre di Toblin e Ferrata Innerkofler al Monte Paterno; sul Cristallo la Ferrata Bianchi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoCadini di Misurina
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata438 m
    • Dislivello itinerario1036 m
    • Quota max2788 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata La Miccia

    Ferrata La Miccia

    Vie Ferrate › Piemonte › Verbano-Cusio-Ossola
    Ferrata La Miccia

    Inaugurata a Baveno nella tarda primavera del 2020, la Ferrata La Miccia sale parallela alla vicina Picasass e si ricongiunge a essa nella parte finale, verso il Monte Camoscio. Si sviluppa su ottimo granito compatto, con uso moderato di cambre e infissi salvo due placche strapiombanti, e alterna tratti facili a sezioni di crescente difficoltà tecnica e fisica.

    ▲Avvicinamento

    La partenza è a Baveno, sul versante piemontese del Lago Maggiore: in paese si seguono le indicazioni per il Campeggio La Tranquilla; dietro il campeggio si trova via alle Cave, dove inizia l'escursione, cercando parcheggio in via alle Cave o via Sesena (punto di partenza su Google Maps). L'avvicinamento coincide con quello della Ferrata Picasass: da via alle Cave si imbocca una stradina asfaltata in salita, con segni bianco-rossi e cartelli per entrambe le vie; si risale, poi su sterrata, si attraversa l'autostrada e si prosegue fino a un bivio dove si tiene la destra (cartello Picasass e La Miccia). Si sale senza forte pendenza fino all'attacco della Picasass (45' dal parcheggio) e, tenendo la destra, in 5 minuti si raggiunge l'attacco della Miccia (50' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dopo i primi metri appoggiati, la via mostra subito il suo carattere: si sale una parete che alterna tratti verticali a brevi traversi verso sinistra fino a un terrazzino, dosando le energie, con tratti di placca in aderenza che possono mettere a disagio chi non è abituato. Dal terrazzino conviene studiare i passaggi: si sale una parete verticale e alcuni balzi di moderata difficoltà fino alla prima parete strapiombante, con abbondanti staffe — a prima vista sembra facile ma risulta dispendiosa, soprattutto nei cambi di moschettone. In esposizione crescente si affrontano nuovi tratti impegnativi su placca e traverso fino a un'altra serie di passi strapiombanti con staffe, da percorrere rapidamente per non sollecitare troppo le braccia; questa sezione è molto esposta ed emozionante e, una volta terminata, segna di fatto la fine delle difficoltà. Si segue il cavo ora appoggiato, con begli scorci sul Lago Maggiore, fino al punto d'incontro con la Ferrata Picasass, poco prima di un ponte sospeso a tre cavi, ben teso e stabile; lo si attraversa e, con alcuni facili passaggi, si raggiunge il termine delle attrezzature (1h 30' dall'attacco, circa 2h 45' dal parcheggio), proseguendo su traccia fino alla vetta del Monte Camoscio (890 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via è concepita come variante impegnativa e atletica alla vicina Picasass.

    ⚠ Si incontrano un paio di punti strapiombanti dove servono braccia e spunto atletico, e almeno tre passaggi tecnici dove la roccia è levigata e priva di staffe o cambre: occorre cercare i pochi appoggi disponibili e procedere in aderenza. Utile una longe. Sconsigliata nei mesi estivi per la bassa quota.

    ▲Discesa

    Dal termine si segue il sentiero ben segnato M3 fino al bivio lasciato nell'avvicinamento, poi a ritroso per il sentiero d'andata fino all'auto (45' dal termine, circa 3h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Pur non percorribile ad anello, in mezza giornata si può abbinare alla Ferrata del Picasass. Verso nord, in territorio italiano, si trova la lunga escursione al Sonningpass con la Ferrata del Lago presso il Pizzo d'Andolla; a ovest le ferrate Falconera e del Partusac nel Vercellese; verso Varese la Ferrata Bellotti presso Mesenzana.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Lepontine
    • Avvicinamento0:50 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario600 m
    • Quota max890 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata Kaiserjager al Col Ombert

    Ferrata Kaiserjager al Col Ombert

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Kaiserjager al Col Ombert

    La Ferrata Kaiserjager al Col Ombert si sviluppa in un ambiente stupendo della Val San Nicolò, valle secondaria della Val di Fassa. È una via piacevole e in gran parte arrampicabile, relativamente breve ma inserita in un itinerario lungo; il panorama dalla vetta abbraccia Cima Uomo, la Marmolada e i gruppi dolomitici circostanti.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Baita Ciampiè, in Val San Nicolò, raggiungibile da Pozza di Fassa verso sud: ignorate le indicazioni per la Val Monzoni, si prosegue sulla stretta asfaltata fino a un ampio parcheggio a destra (in bassa stagione si può proseguire fino a Baita Ciampiè, in alta stagione è obbligatorio il parcheggio a pagamento) (punto di partenza su Google Maps). Si risale la strada fino a Baita Ciampiè (20'), con il Col Ombert ben visibile, e si resta sulla sterrata (CAI 608) verso il Passo San Nicolò. A un bivio segnalato (1960 m, 30' dal parcheggio) si tiene la sinistra su un sentiero a pendenza costante che porta a Pociace (2260 m, 1h) e a Cima Pre de Contrin (2365 m, 1h 15'), dove si incontra il CAI 613; tenendo la destra, a mezzacosta sulla Val de Contrin, si raggiungono il Rifugio al Passo San Nicolò (2340 m, 1h 30' dal parcheggio) e quindi, in una ventina di minuti seguendo le chiare indicazioni, una caverna della Prima Guerra Mondiale con targa commemorativa, dove conviene indossare l'imbrago prima di iniziare la ferrata (circa 2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via attacca con un difficile camino, ostico ma ben gradonato, che si risale con pazienza cercando gli appigli per gli scarponi. Un breve traverso a sinistra porta al passaggio chiave: un tratto strapiombante con una pancia da superare, risolvibile con buona tecnica d'arrampicata o con un secco passaggio di braccia. Si entra in un tratto più tranquillo, con panorama verso il Passo San Nicolò, salendo roccette tra la fune metallica da un lato e le vecchie attrezzature dall'altro; a uno sperone roccioso si resta sul versante sinistro, su roccia abbastanza arrampicabile, fino a una lunga rampa priva di difficoltà con un'antica scala a metà percorso. Al termine della rampa la pendenza aumenta e, con un certo zig-zag, si raggiunge un'esposta cengia con le vecchie attrezzature sul lato esterno; oltre la cengia si risale una parete verticale e un po' atletica, dove i meno preparati dovranno trazionare sulla corda, fino a un terzo passaggio impegnativo con un leggero strapiombo, da affrontare preferibilmente sul versante destro. Nel tratto conclusivo si salgono alcuni facili balzi rocciosi e si raggiunge un sentiero non protetto che in pochi minuti porta alla croce di vetta (1h dall'attacco, 3h totali), circondati dal panorama su Cima Uomo, Marmolada e Val San Nicolò.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via davvero piacevole e paesaggisticamente stupenda, difficile in tre o quattro passaggi che richiedono buona preparazione atletica, ma per il resto arrampicabile e scorrevole; il lungo avvicinamento e il lungo rientro la rendono meno battuta delle vie vicine.

    ⚠ Il fondo è abbastanza sporco ed è facile smuovere sassi che, vista la linea di salita, rischiano di cadere su chi sta salendo: massima attenzione a questo aspetto.

    ▲Discesa

    Dalla vetta (2670 m) si rientra sul versante opposto alla salita, scendendo un ripido sentiero (attenzione se bagnato) e poi, sulla parete est, un canalone a ripidi tornanti fino al CAI 609. Da qui due opzioni: tenendo la sinistra si scende fino a una traccia che aggira la parete nord-ovest del Col Ombert e, su ghiaione a mezzacosta, porta al CAI 608 proveniente dalla Val Contrin, da cui si risale al Rifugio Passo San Nicolò (2340 m, 1h 15' dalla vetta); si riprende per pochi metri il sentiero dell'avvicinamento fino a un'ampia mulattiera che scende alla Baita delle Cascate (2011 m, 1h 45' dalla vetta) e quindi, sulla sterrata e lungo la carrareccia, al parcheggio (2h 15' dalla vetta, 5h 15' totali). In alternativa, dal bivio si può tenere la destra verso il Pas Paschè (2500 m), perdendo meno dislivello, e scendere col CAI 609 alla Baita delle Cascate (1h 15' dalla vetta) e quindi al parcheggio (4h 45' totali); nel 2017 è però stata segnalata una frana che rende più problematica questa deviazione.

    ▲Storia

    La via originaria è molto antica: la prima ferrata al Col Ombert fu costruita nel 1915, durante la Grande Guerra, per scopi militari — ne sono testimonianza i lunghi pioli metallici ancora presenti in salita — e fu poi ristrutturata e parzialmente modificata nel 1996 da Bernard e Corradi. Il nome richiama i Kaiserjager, reggimenti di fanteria dell'esercito austriaco molto attivi nel conflitto e sciolti al suo termine.

    ▲Da abbinare

    La Val San Nicolò offre la difficile Ferrata dei Magnifici 4, la Ferrata Gadotti e l'accesso alle ferrate Bepi Zac e Bruno Federspiel; verso la Val Contrin si trova la Ferrata dei Finanzieri al Colac, mentre verso il Catinaccio attendono la Ferrata Santner, la Ferrata al Catinaccio d'Antermoia, la Masarè e la Roda di Vael.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCostabella – Monzoni
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario936 m
    • Quota max2670 m
    • Lunghezza13 Km
  • Ferrata Ibex

    Ferrata Ibex

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Ibex

    Installata a Racines, non lontano da Vipiteno, la Ferrata Ibex riunisce quattro percorsi dalle caratteristiche simili ma a difficoltà crescente: il tratto iniziale è facile, il percorso principale obbliga almeno al Moderatamente Difficile e due varianti arrivano all'Estremamente Difficile. Non porta a una cima né a un rifugio: è un itinerario atletico di media quota, ideale per le mezze stagioni, su una roccia stratificata e ruvida dal grip elevatissimo.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è a Racines di Dentro, con parcheggio presso il Maso Pulvererhof, gli ultimi 100 metri su strada sterrata transitabile (1380 m, punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si prosegue oltre la baita in legno verso l'evidente parete rocciosa: un sentiero conduce in pochi passi all'attacco, già visibile per la grande insegna in ferro (1390 m, 1' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via si compone di quattro itinerari. Il Percorso 1 (principianti) attacca subito dall'avvicinamento con difficoltà tra il facile e il moderatamente difficile, mai troppo esposto, su facili roccette, piccoli balzi e tracce di sentiero, con qualche infisso e cambra dove serve; prosegue poi pianeggiante e in leggera discesa, concludendosi senza bisogno di rientro in 10-15 minuti, adatto anche a bambini. Il Percorso 2 (principale) si imbocca al termine del primo o direttamente alla base del bosco, spostandosi a sinistra dell'accesso (cartello IBEX e panchina): è una ferrata articolata, dal Moderatamente Difficile in crescente esposizione fino al Difficile, lunga oltre 300 m, che alterna placche, diedri, traversi e piccoli strapiombi ben ammanigliati su roccia dall'ottimo grip. Si parte con il cordino che zigzaga tra roccette, piccoli diedri e balzi; dopo una decina di minuti un cartello rosso indica a sinistra una via d'uscita per chi non se la sentisse. Si prosegue su roccette e rampe, uno spigolo, balzi e gradoni senza esposizione significativa, fino a un lungo tratto che fa guadagnare quota più in fretta: prima agile su roccia e qualche staffa, poi su paretine e brevi placche più verticali dove per le mani occorre affidarsi al cordino — è il tratto più impegnativo del percorso principale, da considerarsi "difficile". Dopo un respiro tra gli alberi si affronta un lungo traverso orizzontale esposto ("Difficile"), con ottimi appoggi in aderenza ma senza una vera cengia, fino a una panchina panoramica a circa metà via (1h dall'attacco). Si riprende in traverso a destra, con un punto curioso in cui il cordino passa sotto il terreno e una grossa radice, poi su sentiero attrezzato erboso fino a un secondo lungo traverso sotto la roccia, leggermente discendente e più facile, da percorrere chinando la testa. Si perde quota e si aggira uno spigolo impegnativo che apre l'ambiente verso un enorme diedro, dove una parete nerastra e una bianca si incontrano sotto l'insegna in ferro "RACINES" e il cartello della prima variante; oltrepassato il diedro con buona esposizione verticale, si prosegue sul percorso principale fino alla panchina con il libro firme (1620 m). Conviene non togliere l'imbrago, perché il rientro sarà per metà una ferrata in discesa (circa 1h 40' dall'attacco del Percorso 1). Il Percorso 3 (variante "Molto Difficile") si stacca lungo la ferrata di rientro, a un bivio con cartello "Variante E": una grande placca quasi verticale e apparentemente liscia, ma dalla roccia ruvida con ottimo grip, si supera con buona dose di forza nelle braccia trazionando il cordino; il passaggio chiave è lo scavalcamento di uno spigolo ascendente, forse "Estremamente difficile", oltre il quale gli ultimi metri tornano facili (circa 30' dall'inizio della variante). Il Percorso 4 (variante "Estremamente Difficile"), nella parte alta della via principale, è fisico e atletico ma molto breve: un grande diedro a parete verticale liscia, poi il passaggio chiave su una paretina con breve strapiombo, una serie di diedri e un traverso ascendente, fino a reimmettersi nel percorso finale (circa 15' dall'inizio della variante).

    ▲Carattere e difficoltà

    Di recente costruzione, ha attrezzatura ottima e cordino ben tensionato, con uso limitato di cambre e staffe; la particolarità è la roccia stratificata e ruvida, simile al granito, dal grip elevatissimo.

    ⚠ Esposta a est/sud-est, è sconsigliata nelle mattine calde d'estate e da valutare d'inverno se coperta da neve o ghiaccio, essendo tecnica e a tratti esposta anche nella versione normale. Per le due varianti estreme si consigliano scarpe da trekking/avvicinamento o da ferrata, non scarponi rigidi: le varianti sono leggermente meno dure del passaggio "Gelen Knott" della Tabaretta e simili alla prima variante della Stuller.

    ▲Discesa

    Dalla panchina con il libro firme si prosegue con le attrezzature in un tratto tutto in discesa, anche con staffe metalliche, senza particolari difficoltà, fino a un sentiero: dritti si continua il rientro, a destra si riprende la "Variante E" (Percorso 3). Il sentiero nel bosco riporta al parcheggio (circa 30' dal libro firme; circa 2h 40' per il solo percorso principale, circa 3h 30' percorrendo anche le due varianti).

    ▲Storia

    La Ferrata Ibex è stata inaugurata nell'agosto 2024 a cura dell'Ufficio Turismo del comprensorio di Racines, con il co-finanziamento di fondi europei.

    ▲Da abbinare

    Nella parte settentrionale dell'Alto Adige si segnalano la Ferrata delle Cascate di Stuller (simile per caratteristiche), la Ferrata Lampskopf, la Ferrata Bergkristall e la Ferrata Olberg; spostandosi a sud si percorrono le varie vie della Val Venosta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal Racines
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata375 m
    • Quota max1.525 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata Hans Kammerlander

    Ferrata Hans Kammerlander

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Hans Kammerlander

    Tracciata sopra Acereto, in Valle Aurina, la recente Ferrata Hans Kammerlander è un itinerario moderno e impegnativo: non raggiunge una cima, ma cerca le difficoltà della parete con notevole esposizione e una grande varietà di passaggi. Avvicinamento e rientro brevi ne fanno un'ottima meta per una mezza giornata.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Acereto, tra Campo Tures e Riva di Tures, in provincia di Bolzano. Giunti a Campo Tures si seguono le indicazioni per la SP48 verso Riva di Tures; dopo qualche minuto, sulla sinistra, le indicazioni per Acereto portano a un ampio spiazzo ghiaioso sulla destra, presso una fermata dell'autobus, dove conviene parcheggiare perché l'itinerario è ad anello (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si sale sul bordo destro della strada e si imbocca la Hintergasse in leggera discesa, seguendola per circa 1 km fino a un tornante più marcato; pochi metri oltre, una traccia a sinistra scende nel bosco e, seguendo i cartelli, in pochi minuti porta all'attacco (circa 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dalla nicchia di partenza si sale una breve scala metallica e si affronta una prima serie di traversi verso destra, già impegnativi per la scarsità di appoggi e per la roccia scivolosa e coperta di muschio; conducono al primo ponte sospeso, reso un po' ballerino dal fatto che gli appoggi per i piedi sono separati dalla struttura. Oltre il ponte, alcuni passaggi più semplici con comode staffe portano a una cengia erbosa dove conviene studiare il seguito, perché la difficoltà aumenta nettamente e si mantiene alta quasi fino alla fine. Si attacca un impegnativo traverso a destra su roccia via via strapiombante, con appoggi sfuggenti e umidi che riducono le possibilità di arrampicare e impongono l'uso del cavo; si sale poi un bel diedro a roccia levigata fino a un punto di riposo, con una panchina in legno a sinistra, sotto una lunga scala "marinara" meno stabile, da salire con equilibrio e decisione. Segue il passo chiave, breve ma intenso: un traverso a sinistra in forte esposizione per aggirare uno spigolo e salire una breve paretina levigata, con possibilità di arrampicare ridotte. Usciti dal passaggio si riposa su un tratto orizzontale e si riprende su una paretina verticale ricca di cambre metalliche per i piedi, poi un paio di paretine intervallate da facili traversi fino a due panchine in legno con il libro firme, a circa metà via, con vista su Campo Tures. La seconda parte attacca una paretina con staffe e un traverso orizzontale che supera un breve strapiombo; si prosegue a destra tra balzi e traversi fino a un passaggio difficile, sotto un pronunciato tetto da aggirare a sinistra usando un tronco d'albero sospeso come appoggio per i piedi attorno a uno spigolo marcato, con un traverso esposto e atletico ma breve. Raggiunto e superato il secondo ponte sospeso, si traversa a sinistra in grande esposizione, con buoni appoggi, fino a un diedro appoggiato dove le difficoltà calano. Nel tratto finale si sale verso sinistra al terzo e ultimo ponte, dagli ampi appoggi per i piedi ma con una sola fune come corrimano; oltre il ponte, gli ultimi dieci metri verso destra chiudono la via (circa 3h dall'attacco, 3h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    È una ferrata di stile moderno, con modeste possibilità di arrampicare sulla roccia, che concentra strapiombi, traversi, passaggi espostissimi, scale e ponti in un itinerario bello e vario.

    ⚠ Un paio di passaggi, brevi, sono estremi pur senza essere mai continui: è importante affrontare la via in buono stato di forma. Si consiglia di portare una longe per potersi fermare e riposare nei tratti più impegnativi.

    ▲Discesa

    Pochi metri oltre il termine si raggiunge una strada che si segue verso sinistra, in salita, per qualche minuto; il rientro si può abbreviare imboccando a sinistra alcune tracce che tagliano nel bosco verso il paese. In circa 30 minuti si è di nuovo in paese e quindi al parcheggio (circa 4h totali).

    ▲Storia

    La via è dedicata al fortissimo alpinista Hans Kammerlander, nato proprio ad Acereto: ha salito dodici dei quattordici Ottomila, sette dei quali con Reinhold Messner. La ferrata è stata inaugurata nel 2022.

    ▲Da abbinare

    A Campo Tures si trova la più breve ma altrettanto impegnativa Ferrata Pursteinwand. Salendo verso nord lungo la Valle Aurina si raggiunge il lungo itinerario che include la Ferrata al Sasso Nero e la più facile Ferrata di Speikboden; scendendo verso sud si arriva alle ferrate della Val Pusteria, tra cui la recente Ferrata del Piz de Peres.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoValle Aurina
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)4:00 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario340 m
    • Quota max1566 m
    • Lunghezza5,8 Km
  • Ferrata Gamma 2

    Ferrata Gamma 2

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata Gamma 2

    La Gamma 2, che sale al Dente del Resegone, è una delle vie attrezzate più tecniche e impegnative del panorama italiano. La prima metà è nettamente più facile della seconda: conviene dosare con cura le energie, prediligendo l'arrampicata all'abuso della catena, perché i passaggi più duri sono concentrati nella parte alta. Non è un itinerario per neofiti o per chi è in cattiva forma. La ristrutturazione del 2020 ha aggiunto cavo d'acciaio e infissi che ne hanno ridotto le difficoltà, facendola passare da "Estremamente Difficile" a "Molto Difficile" (relazione e foto sono però anteriori a quei lavori).

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal piazzale della funivia per i Piani d'Erna, a Lecco, raggiungibile dalla superstrada Lecco–Ballabio seguendo le indicazioni per "Piani d'Erna" e salendo tra i tornanti (punto di partenza su Google Maps). Come per molte vie sui versanti sud ed est del Resegone, conviene salire in funivia ai Piani d'Erna risparmiando circa 1h 30' di sentiero. Da qui si segue il sentiero 5 verso il Rifugio Azzoni fino al bivio con il sentiero 1: si imbocca il sentiero 1 in salita verso sinistra fino a una palina, poi facili roccette portano all'attacco della Gamma 2 (40' dalla funivia). A piedi si sale invece dal lato destro del parcheggio per il sentiero 1, oltre il Rifugio Stoppani, ignorando il bivio con il sentiero 5 e proseguendo come sopra. La variante più dura è salire prima la Gamma 1 e poi raggiungere l'attacco della Gamma 2 in circa 4h 15' dal parcheggio: in tal caso va calcolato bene lo sforzo, perché la seconda ferrata è assai più impegnativa.

    ▲Il percorso

    La via attacca una prima parete verticale con ottime maniglie naturali e buoni appoggi, da iniziare arrampicando; un sentierino porta a una seconda paretina analoga e quindi a un primo camino da salire in spaccata sfruttando alcune staffe. Dopo un breve sentiero e un paio di risalti si arriva sotto un secondo camino, più impegnativo: la catena corre sul lato destro e due staffe (una per lato) aiutano l'avvio in spaccata; stabilizzati i piedi conviene tenere il lato destro, attenti alla solidità della roccia, risalendo lo spigolo che delimita il camino e uscendone in alto. Già qui si intuisce il livello tecnico della via. Si superano poi alcune pareti ben appigliate, con la catena spesso davanti che consente di arrampicare, fino a un sentiero con catena corrimano verso destra che chiude il primo tratto. La seconda sezione apre con due metri verticali e un diedro: la catena scorre a sinistra ma anche a destra si trovano appigli, seppur stretti; si risale il diedro, non senza affanno, fino a uno stretto terrazzino, poi altri cinque metri ne completano la prima parte. La seconda parte del diedro ha roccia molto levigata nei primi metri, che costringe a tirare sulla catena prima di trovare un paio di staffe e qualche appiglio naturale. Un breve tratto attrezzato porta a una parete verticale esposta che, salendo, diventa un diedro con fessura pronunciata (catena a destra, buoni appigli a sinistra); usciti dal diedro si piega a sinistra su una parete esposta di una decina di metri con rocce sporgenti come appoggio. Una cengia conduce a destra al primo passaggio chiave: un esposto traverso diagonale verso sinistra su roccia molto levigata che obbliga di fatto all'uso della catena, fino a uno spigolo esposto da risalire sui pochi appigli presenti — serve forza di braccia, assenza di vertigini e pazienza. Risalito il pilone si percorre una cresta attrezzata e un sentierino fino all'ultima parte. Questa apre con elevata difficoltà: una parete verticale dapprima quasi priva di appigli, poi alcune staffe metalliche e, in alto, una spaccata sfruttando un masso a destra. Si aggira poi un canalone, si percorre una cengia e si arrampicano alcuni balzi, fino al secondo passaggio chiave. È un lungo camino di circa 30 metri, di assoluta difficoltà, che richiede un buon mix di tecnica, forza e agilità: prima di affrontarlo conviene recuperare tutte le energie, perché un'eventuale ritirata sarebbe estremamente difficile e pericolosa. Si attacca sul lato sinistro con un paio di maniglie metalliche, poi torna comodo il lato destro per la spaccata; la catena attraversa il camino e si risale a destra una parete verticale esposta fino a una provvidenziale maniglia, poi la catena rientra nel camino sul lato sinistro (attenzione a non incastrarsi). Dopo un punto tecnico in spaccata si guadagna un tratto più largo dove appoggiare entrambi i piedi e, con un ultimo tratto verticale liscio attrezzato con staffe, si esce su un terrazzino panoramico. Gli ultimi dieci metri portano fuori dal camino e, risalito l'ultimo pendio, al termine della salita (2h 30' dall'attacco, 3h 15' dalla stazione a monte della funivia), con la croce del Resegone e Lecco sulla destra.

    ▲Carattere e difficoltà

    A differenza di altre vie estreme, la Gamma 2 è modesta nella primissima parte e cresce regolarmente fino all'apice nell'esposto traverso diagonale e nel lungo camino finale da risalire in spaccata, dove saper arrampicare aiuta moltissimo.

    ⚠ In molti punti la catena è posizionata per trattenere la caduta, non per favorire la progressione: tirarla in eccesso stanca rapidamente le braccia. In alcuni tratti (ad esempio al termine del diedro) i fittoni sono molto distanziati, con il rischio di voli lunghi e conseguenze serie in caso di caduta. Può essere utile portare rinvii o fettucce per creare soste mobili nei passaggi più duri.

    ▲Discesa

    La via di rientro più comoda passa dal Rifugio Azzoni: dal termine si prosegue verso destra (ovest-nord-ovest) tra alcuni saliscendi fino al rifugio (15'), poi si scende per il sentiero 1 fino al bivio con il sentiero 5. Qui si sceglie se raggiungere la funivia (sentiero 5 a destra fino ai Piani d'Erna, 1h 45' dal termine, circa 5h totali) oppure scendere a piedi ignorando il bivio fino al Rifugio Stoppani e quindi al parcheggio (2h 15' dal termine, circa 5h 30' totali). In alternativa, dal termine ci si può dirigere a nord (sinistra) fino al canale Bobbio e scendere il Sentiero Attrezzato Carlo Villa.

    ▲Da abbinare

    Per chi ha ancora energie, la discesa può avvenire lungo il Sentiero Attrezzato del Canale Bobbio o, dal lungo rientro per il sentiero 1, lungo il Sentiero Attrezzato del Buco della Carlotta. In salita verso il Resegone si possono scegliere le meno difficili Ferrata del Centenario e Ferrata Silvano de Franco, oppure la più abbordabile Ferrata Gamma 1.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoResegone
    • Avvicinamento0:40 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata424 m
    • Dislivello itinerario624 m
    • Quota max1875 m
    • Lunghezza6,7 Km
  • Ferrata Gamma 1

    Ferrata Gamma 1

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata Gamma 1

    Tracciata sulla grande bastionata rocciosa del Pizzo d'Erna, sopra Lecco, la Gamma 1 è una delle ferrate più battute delle Prealpi lombarde. La sua firma sono le numerose scale metalliche che risalgono buona parte della prima e dell'ultima sezione: le difficoltà tecniche restano contenute — con un paio di passaggi appena più impegnativi ma brevi — mentre l'esposizione è spesso notevole. A metà tracciato una via di fuga consente di rientrare senza completare l'itinerario.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'ampio piazzale della funivia per i Piani d'Erna, a Lecco. Arrivando dalla superstrada che collega Lecco a Ballabio e alla Valtellina, all'uscita di una galleria si seguono le chiare indicazioni per "Piani d'Erna" e si sale tra i tornanti fino al piazzale (punto di partenza su Google Maps). Dal lato destro del parcheggio rispetto agli impianti parte in discesa il sentiero 1, diretto al Rifugio Stoppani: lo si segue in saliscendi per una ventina di minuti fino a un bivio con cartello, dove si abbandona la traccia principale per un ripido sentiero che sale a sinistra e in una decina di minuti porta all'attacco (25' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    I primi metri di catena aiutano a superare un breve camino molto appigliato; si piega a destra per un paio di metri e si sale una paretina con buoni appigli e qualche staffa metallica, prestando attenzione alla roccia a tratti sporca. Ancora a destra si guadagna quota rapidamente fino a una placchetta, dove un traverso diagonale verso sinistra su roccia levigata sfrutta vecchie staffe come appoggio per i piedi, e si raggiunge la prima lunga scala. Sopra di essa si traversa a destra su buoni appoggi e si segue una cengia attrezzata fino a una parete esposta che, con l'aiuto di alcune staffe, risale una fessura sboccando su un pulpito da cui parte un'altra scala. Da qui la via è un susseguirsi di scale che fanno salire in fretta, intervallate da facili paretine e da un diedro con fessura arrampicabile su appigli naturali e artificiali. Usciti dal diedro, alcuni balzi verso sinistra portano a una nuova lunga scala che si termina in forte esposizione; si supera una placca attrezzata con staffe e, piegando a destra, si raggiunge un'ulteriore lunga scala con un breve tratto di collegamento. Segue un esposto traverso a sinistra protetto da due catene, poi un'altra serie di scale, sempre molto esposte, chiude la prima sezione. A questo punto si può imboccare la via di fuga verso il Rifugio Stoppani oppure tenere la sinistra lungo un sentiero di collegamento che porta alla seconda sezione. Si risale qualche roccetta, prima a destra poi a sinistra, fino al passaggio chiave: una parete più povera di appigli con un leggero strapiombo, breve ma più impegnativo della media. Superato il pulpito roccioso aggirandolo da destra, si arriva al primo ponte delle scimmie (due funi, circa 8 metri, evitabile con una comoda traccia); due scalette e alcune roccette piacevoli conducono in cresta al secondo ponte, una solida passerella metallica. Si prosegue in cresta alternando tratti attrezzati, brevi scalette e sentiero fino all'ultimo torrione, che si risale con una serie di scale ravvicinate sboccando sulla crestina sommitale presso la grande croce del Pizzo d'Erna (1375 m — 3h dall'attacco, circa 3h 30' dal parcheggio). Il panorama spazia su Lecco, sul Lago di Como e sulla pianura; con cielo terso si scorge perfino il lontano Cervino.

    ▲Carattere e difficoltà

    La prima parte combina forte esposizione e moltissime scale con difficoltà tecniche modeste; lo sviluppo in altezza è però notevole e può risultare faticoso per chi è poco allenato. La seconda parte ha un unico punto tecnicamente più difficile, comunque non ostico, e un ponte sospeso breve e non troppo esposto.

    ⚠ Attenzione ad alcuni tratti in cui i fittoni che reggono la pesante catena sono piuttosto distanziati: in caso di caduta il fattore di caduta può farsi elevato. A metà percorso un tratto di sentiero permette la via di fuga verso il Rifugio Stoppani.

    ▲Discesa

    Dalla croce si scende in breve alle costruzioni dei Piani d'Erna, dove sorge un rifugio. Da qui due opzioni: la funivia, che in pochi minuti riporta al parcheggio, oppure il sentiero che dai Piani d'Erna scende sul versante nord verso il Rifugio Stoppani e prosegue fino al parcheggio (1h 30' dai Piani d'Erna, circa 5h complessive).

    ▲Da abbinare

    I Piani d'Erna sono un crocevia di itinerari attrezzati sui versanti sud e sud-est del Resegone. In ordine crescente di difficoltà si possono concatenare il Sentiero Attrezzato del Buco della Carlotta, il Sentiero Attrezzato del Canale Bobbio, la Ferrata del Centenario, la Ferrata Silvano de Franco e infine la ben più dura Ferrata Gamma 2, che portano in vetta al Resegone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoResegone
    • Avvicinamento0:25 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata600 m
    • Dislivello itinerario700 m
    • Quota max1375 m
    • Lunghezza6,5 Km
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