Difficoltà: Molto Difficile

  • Ferrata Zucco Pesciola

    Ferrata Zucco Pesciola

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata Zucco Pesciola

    La Ferrata Zucco Pesciola è una bella, impegnativa e panoramica via delle Orobie sopra i Piani di Bobbio. Mette alla prova tra camini, diedri, pareti arrampicabili e tratti di cresta; la sua variante difficile è tra i tratti più duri del panorama ferratistico italiano e va affrontata solo con ottimo allenamento.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia dei Piani di Bobbio (da Lecco a Barzio, poi agli impianti). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si sale lungo le piste verso il Rifugio Lecco, poi a destra il sentiero 30 (che diventa Sentiero Attrezzato degli Stradini) verso la Bocchetta di Pesciola, fino a un masso con l'indicazione dell'attacco poco fuori sentiero (45' dalla stazione a monte). In alternativa si può arrivare dai Piani d'Artavaggio per il Sentiero degli Stradini.

    ▲Il percorso

    Si inizia risalendo un torrione: roccette a sinistra, poi balzi e placche verticali su buona roccia fino a un traverso esposto che ne chiude la cima. Un breve tratto di discesa attrezzato porta alla seconda parte: una parete con fessura e poi un diedro strapiombante dove la catena scorre a destra e gli appigli sono a sinistra (si procede in spaccata, con una seconda catena e una maniglia nel punto più sporgente). Seguono cresta, un breve camino (4 m), un traverso atletico in diagonale su staffe e un impegnativo diedro con traverso a destra. Si arriva a un bivio: a destra la via facile (un canalino arrampicabile in spaccata fino a una scaletta), in verticale la variante estremamente difficile (parete strapiombante povera di appigli, catena lasca, occhielli per sostare con un rinvio). Le due varianti si ricongiungono; un ultimo tratto verticale, una sporgenza e un camino con cambio moschettone portano a un breve sentiero di cresta. Dopo un tratto pianeggiante e l'ultima parete appoggiata si raggiunge la madonnina di vetta (1h 45' dall'attacco, 2h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via difficile con molti passaggi impegnativi: diedri e camini in cui è consigliato, se non obbligatorio, procedere arrampicando per non affaticarsi troppo. La catena è a tratti lasca (il moschettone scorre male) ma moschettonabile quasi ovunque per fare sosta. Ripercorre quasi integralmente la storica ferrata dedicata a Domenico Rebuzzini. Dislivello in ferrata 190 m, complessivo 426 m, quota massima 2161 m, sviluppo 6 km.

    ⚠ Lungo la via si incontrano molti detriti: attenzione a non smuoverli. La variante difficile è estremamente difficile, strapiombante e povera di appigli: valutare attentamente le proprie condizioni al bivio.
    ▲Discesa

    Verso i Piani di Bobbio si va a est per evidente traccia fino a una bocchetta, dove a sinistra si imbocca il ripido Canale Madonna che porta nella Valle dei Camosci; da qui si scende a ovest verso il Rifugio Lecco (1h dal termine della ferrata).

    ⚠ Il canale di rientro è esposto a nord e spesso resta innevato fino a stagione inoltrata: può essere pericoloso, attrezzarsi di conseguenza.
    ▲Da abbinare

    Per escursionisti esperti, dalla vetta si può raggiungere lo Zuccone Campelli e scendere lungo la Ferrata Mario Minonzio.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoOrobie
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata190 m
    • Dislivello itinerario426 m
    • Quota max2161 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata Cesco Tomaselli a Cima Fanes

    Ferrata Cesco Tomaselli a Cima Fanes

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Cesco Tomaselli a Cima Fanes

    La Ferrata Cesco Tomaselli sale la parete ovest della Punta di Fanes Sud: una via verticale, impegnativa, con passaggi esposti e tecnicamente difficili. È breve ma molto intensa, con una serie di passaggi atletici che richiedono esperienza e forza; dalla vetta il panorama spazia sulle Tofane e sulle Dolomiti di Badia.

    ▲Avvicinamento

    Il modo più rapido è salire al Passo Falzarego (2105 m) e prendere la funivia per il Rifugio Lagazuoi. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla stazione a monte (2752 m) si scende a nord col sentiero 401 verso la Forcella Lagazuoi (2573 m, 15'); si tiene la sinistra sul sentiero 20 in falsopiano, poi a destra il 20B a mezzacosta sulla parete ovest del Grande Lagazuoi fino al sito dell'ex Bivacco della Chiesa (2655 m, 1h dal rifugio), oggi smantellato. Da qui, già visibile l'attacco, una traccia verso nord conduce sotto la parete all'attacco (1h 15' totali).

    ▲Il percorso

    Il passaggio chiave è subito all'attacco: dopo i primi metri facili si affronta un traverso che sale diagonale su parete levigata, poi obbliga a scendere 2-3 metri molto esposti, un traverso orizzontale su roccia liscia e una risalita di 4-5 metri; tratti selettivi e poveri di appigli, da percorrere decisi per non affaticare le braccia. A un terrazzino si recupera fiato e si sale una parete verticale ed esposta di una ventina di metri, più appigliata in alto, fino a un terrazzo detritico. Un tratto di sentiero esposto e non protetto e una cengia con saliscendi portano all'inizio della seconda sezione attrezzata: cengia orizzontale, roccette gradonate, un'altra cengia esposta verso destra, si aggira uno spigolo e si raggiunge la terza sezione (attenzione a non seguire a sinistra la Ferrata alla Cengia Veronesi). Si sale una placca appigliata, poi passaggi verticali a volte assistiti da pioli, fino al caratteristico lungo diedro attrezzato lungo una profonda fessura: i primi metri verticali e poveri di appigli si superano trazionando sul cavo, poi la fune attraversa il diedro (utile una comoda staffa a destra) e prosegue aerea fino a un pulpito in forcella. Due placche molto esposte, prima verticali poi diagonali, e un breve crinale portano in vetta a Cima Fanes Sud (2960 m, 1h 45' dall'attacco, 3h dal Lagazuoi), con panorama a 360°.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via verticale ed esposta, atletica, con roccia spesso levigata: il traverso iniziale e il lungo diedro sono i tratti più selettivi. Dislivello in ferrata 326 m, quota massima 2980 m, sviluppo 7,5 km.

    ⚠ Anche la discesa è una ferrata impegnativa, con balzi verticali, un traverso lievemente strapiombante e la discesa di un camino: va affrontata con attenzione. Riservata a ferratisti esperti e allenati.
    ▲Discesa

    Dalla vetta si prosegue a nord-est e si scende per una via ferrata di discesa impegnativa: balzi verticali da studiare, un traverso con breve passaggio strapiombante e la discesa di un camino (staffa provvidenziale a metà), poi una cengia e gli ultimi metri verticali fino al canalone che porta al Bivacco della Chiesa (45' dalla vetta, 3h 45' totali). Da qui, per la funivia, si torna a ritroso al Rifugio Lagazuoi (45', 4h 30' totali); in alternativa si tiene la sinistra del crinale verso la Forcella Travenanzes e si scende al Passo Falzarego tra i resti della Grande Guerra (1h 15' dal termine della discesa attrezzata, circa 5h totali).

    ▲Da abbinare

    Dal Falzarego e dal Lagazuoi: il Sentiero dei Kaiserjager, la Ferrata Fusetti al Sass de Stria, la Brigata Alpina al Col dei Bos; verso Cortina la Ferrata dell'Averau e sulla Tofana di Rozes la Ferrata Lipella.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoFanes
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata326 m
    • Dislivello itinerario326 m
    • Quota max2980 m
    • Lunghezza7,5 Km
  • Ferrata Tenente Ferrante di Ruffano

    Ferrata Tenente Ferrante di Ruffano

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Tenente Ferrante di Ruffano

    La Ferrata Tenente Ferrante di Ruffano è stata realizzata dagli Alpini vicino a Pontebba, in provincia di Udine. È una via verticale, impegnativa e atletica in molti passaggi, ideale come allenamento nei mesi in cui le quote alte non sono praticabili: non raggiunge alcuna vetta e si sviluppa a bassa quota a fianco di numerosi tiri di arrampicata.

    ▲Avvicinamento

    Dal casello autostradale di Pontebba si tiene la sinistra verso il centro; superato un ponte, sotto il viadotto dell'autostrada si svolta a destra su una stradina asfaltata che prosegue sotto l'autostrada verso la valle, diventa sterrata in buone condizioni e termina a uno spiazzo. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si prosegue verso la Falesia Rio degli Uccelli seguendo un cartello che indica l'attacco della ferrata (5' dall'auto), sul versante orografico destro del torrente, raggiunto con alcune corde fisse poco sopra il greto.

    ▲Il percorso

    Accanto alla targa commemorativa il cavo parte verticale e l'impostazione atletica è subito chiara. I primi metri salgono su roccia levigata e traversano a destra fino a un terrazzino con breve cengia; segue un impegnativo traverso orizzontale di 6-8 metri, dove la scarsità di appoggi per i piedi è la difficoltà principale: si scende un paio di metri e poi il cavo riparte verticale, agevolato da alcune cambre. Con l'aiuto di staffe si raggiunge un breve tratto di collegamento appoggiato (attenzione a non smuovere sassi su chi segue). Dopo una cengia a sinistra ci si porta verso un evidente diedro: lo si sale prima a destra, poi attraversandolo a sinistra senza difficoltà sostanziali grazie a numerose cambre, fino a un passo strapiombante da affrontare con decisione e rapidità (qui avviene il cambio di moschettone in pieno strapiombo). Si esce su una parete verticale molto esposta ma ricca di cambre, dove è possibile riposare; ci si sposta a sinistra su buona roccia e si sale una paretina e un bel diedro, quindi facili gradoni appoggiati. La via riparte verticale e impegnativa fino a un tratto di sentiero attrezzato tra i pini, da cui una deviazione raggiunge un pulpito. Riprende con un traverso a sinistra in leggera discesa (occhio ai sassi mobili) e uno in salita in lieve strapiombo, fino a uno spigolo da cui inizia un lungo tratto di discesa attrezzata su placca, non difficile ma che richiede attenzione nella ricerca degli appoggi. Si raggiunge così il termine della via (circa 1h 30' dall'attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata di bassa quota, allenante e verticale, fisica nei punti più difficili e con infissi nuovi in ottimo stato. Da non sottovalutare anche per il lungo tratto in discesa attrezzata. Dislivello in ferrata 130 m, complessivo 160 m, sviluppo 4 km.

    ⚠ Lungo i tratti verticali e strapiombanti vale la pena pianificare le soste; nel tratto di collegamento e nei traversi si smuovono facilmente sassi: massima prudenza per chi sta sotto.
    ▲Periodo e sicurezza

    Trattandosi di una via a bassa quota è percorribile in gran parte dell'anno, condizioni della roccia permettendo. Sono disponibili le tracce GPX e KMZ.

    ▲Discesa

    Dal termine della via si segue la traccia di sentiero usata per le vie di arrampicata vicine (circa 30', 2h totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata130 m
    • Dislivello itinerario160 m
    • Quota max726 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata Tabaretta

    Ferrata Tabaretta

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Tabaretta

    La Ferrata Tabaretta è una delle vie più severe delle Alpi italiane: risale l'imponente parete nord dell'Ortles, sotto Punta Tabaretta, in un ambiente di alta montagna oltre i 3000 metri. Difficoltà tecniche fino all'estremo si sommano a un impegno fisico e mentale notevole; la roccia è spesso povera di appigli e in molti tratti si avanza tirando sul cavo. Non esistono vie di fuga.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della seggiovia dell'Orso a Solda (2330 m); è la quota a cui scendere, senza proseguire oltre. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla stazione si segue il sentiero CAI 10 a mezza costa fino a un bivio, dove si tiene la sinistra sul CAI 4A; si procede verso ovest aggirando la parete nord dell'Ortles fino a innestarsi sul CAI 4 e, per alcuni tornanti, si raggiunge il Rifugio Tabaretta (2556 m, 45' dalla stazione a monte). Dietro il rifugio parte il sentiero segnalato «Ferrata – Parete Nord» che, a mezza costa verso sud-ovest, porta sotto la bastionata all'attacco (15' dal rifugio, 1h dalla stazione).

    ▲Il percorso

    Si inizia su roccette presso uno spigolo; salendolo si guadagna subito esposizione e si entra nella cifra della via, con pochi appigli che obbligano a tirare sul cavo. Dopo un terrazzo si scende un paio di metri e si rimonta un diedro molto esposto, quindi una placca diagonale conduce a un terrazzino. Dal 2019 l'attacco originale è stato sostituito da una variante più impegnativa: una parete di un centinaio di metri, verticale, esposta e avara di appoggi, che si innesta sullo stesso terrazzino. Si prosegue a destra su roccette e su una placca verticale, un breve traverso a destra e un angusto diedro; un tetto roccioso costringe a traversare a sinistra presso una fessura (primo tratto faticoso). Il cavo riparte verticale in un passaggio leggermente strapiombante e poco appigliato fino a un terrazzino panoramico sul Rifugio Tabaretta e sull'Ortles. Dopo alcuni metri verticali si piega in diagonale a destra nel traverso ascendente del Geelen Knott, il passaggio chiave: pochissimi appoggi per i piedi, da superare con rapidità e forza di braccia per non «bruciarsi» (utile un rinvio o una fettuccia). Si supera il tetto, si risale con una seconda fune a destra, si aggira uno spigolo e si raggiunge un largo terrazzino con breve cengia. Seguono una placca di una ventina di metri, facili roccette, una placca liscia da superare tirando sul cavo, un traverso a destra molto esposto e tratti più arrampicabili, fino a un tratto di cresta e al libro firme. L'ultima sezione sale su spigolo aereo, un traverso orizzontale esposto, una parete verticale con un piccolo tetto sporgente e un traverso ascendente a destra impegnativo ma appigliato, quindi un diedro difficile e aereo (appigli sul lato destro, non sufficienti per salire senza cavo). Si esce a sinistra, si superano placca, roccette e un breve camino e terminano le attrezzature. Per un sentiero di ghiaia ci si collega alla cresta che dal Rifugio Payer sale all'Ortles, punto più alto dell'itinerario (3076 m), e si scende al Rifugio Payer (3029 m, 2h dall'attacco, 3h 45' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via continua e senza tregua: la maggior parte dei tratti è di livello difficile e molto difficile, con punte estreme come il traverso del Geelen Knott. Valutazioni massime su tutti i fronti (tecnica, ambiente, esposizione, impegno fisico). L'attrezzatura è ottima ma non deve indurre a sottovalutare la via.

    ⚠ Nessuna via di fuga e ambiente d'alta montagna oltre i 3000 m: salita riservata a ferratisti molto allenati, con valutazione attenta del meteo e partenza presto. Dislivello in ferrata 500 m, complessivo 720 m, sviluppo 9,6 km.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d'alta quota, da affrontare con condizioni stabili e roccia asciutta. Sono disponibili le tracce GPX e KMZ. I rifugi Tabaretta e Payer offrono appoggio lungo il percorso.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Payer si segue il sentiero di cresta CAI 4, con tratti esposti e parzialmente attrezzati, fino alla Forcella dell'Orso (2871 m); da qui si scende ripidamente, poi più dolcemente, nella vallata di Solda al Rifugio Tabaretta (1h 30' dal Payer, 5h 15' totali). Si rientra infine a ritroso per il sentiero di avvicinamento alla stazione a monte della funivia dell'Orso (30', 5h 45' totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoOrtles
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)5:45 h
    • Dislivello ferrata500 m
    • Dislivello itinerario720 m
    • Quota max3076 m
    • Lunghezza9,6 Km
  • Ferrata Stella Alpina all’Agner

    Ferrata Stella Alpina all'Agner

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Stella Alpina all'Agner

    La Ferrata Stella Alpina è la via attrezzata che porta verso il Monte Agner, nelle Pale di San Martino. Il percorso completo è tra i più impegnativi del panorama italiano: oltre 10 ore, riservate a escursionisti molto esperti non solo di ferrate ma anche di alta montagna. Alla difficoltà del tratto attrezzato si sommano la lunga traversata delle Laste, la salita all'Agner e la difficile discesa lungo il Canalone.

    ⚠ Itinerario lunghissimo (oltre 10 ore, dislivello quasi 1700 m, vetta 2872 m) ed estremamente serio. La traversata delle Laste è esposta, con segni spesso sbiaditi, e diventa proibitiva con la nebbia; con rocce bagnate è sconsigliata. La discesa lungo il Canalone è ripida, su fondo ghiaioso instabile, spesso con nevaio nella parte bassa: utili i ramponi e i bastoncini telescopici. Affrontarla solo in buono stato di allenamento e con meteo stabile; si consiglia di spezzarla in due giorni (Bivacco Biasin a Forcella Pizzon).
    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la località Frassanè (Belluno), alle pendici dell'Agner, raggiungibile da Agordo o da Fiera di Primiero. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. In paese, da via della Vittoria si prende via Domadore fino a una biforcazione coi segnavia CAI (a destra il 771, a sinistra il 772) e si parcheggia in uno spiazzo (1182 m). Si sale col 771 lungo la forestale, poi per prati lungo le piste da sci fino al Rifugio Scarpa (1735 m, 1h dal parcheggio). Dal rifugio, seguendo le indicazioni per la Ferrata e il Sentiero Miniussi, si raggiunge Malga Losch e si tiene la sinistra uscendo dal bosco; avvicinandosi alle bastionate dell'Agner, a un bivio (dove davanti si vede il nevaio del canalone di rientro) si segue a sinistra per l'attacco, al termine di una gola senza uscita, su roccette con bolli giallo-rossi e l'attraversamento di un canale fino al cartello romboidale (1955 m, 1h 45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La prima sezione supera un risalto roccioso, verticale ma appigliato, poi piega a destra su roccette e a sinistra; segue un tratto di collegamento su ghiaia, prato e roccia con vistosi bolli gialli. Si ritrovano le attrezzature presso un cartello che invita a non smuovere sassi: inizia la seconda e più impegnativa sezione. Dopo un tratto diagonale, il cavo sale verticale su una parete dagli appigli poco evidenti, poi traversa a destra verso il primo di una serie di camini, risalito in spaccata con l'aiuto di alcuni pioli. Si traversa a destra verso una stretta gola (attenzione agli zaini ingombranti), che si risale sul versante sinistro; seguono passaggi verticali in esposizione crescente, con il canalone innevato del rientro alle spalle. L'ultima sezione traversa a sinistra fino a un aereo spigolo con vista sul Rifugio Scarpa; si sale una parete verticale fino a un passaggio delicato e leggermente strapiombante lungo una fessura, da affrontare con agilità, poi il cavo piega a destra sotto il passaggio chiave: una placca verticale e liscia da risalire cercando i pochi appigli naturali e i pioli metallici. Gli ultimi metri esposti portano a «Le Laste» (2320 m, 1h 45' dall'attacco, 3h 30' totali). Inizia qui il lungo attraversamento delle Laste dell'Agner, su sentiero dapprima su sassi e prato poi su fondo roccioso, tutt'altro che banale (proibitivo con la nebbia): si seguono segni sbiaditi e ometti, fra roccette da arrampicare in libera e tratti attrezzati su placca e cengia, generalmente esposti e sconsigliati con roccia bagnata, fino al Bivacco Biasin a Forcella Pizzon (2645 m, 1h 45' dal termine della ferrata, 5h 15' totali). Per chi prosegue verso la vetta, si aggira la parete sud-occidentale dell'Agner su tratti attrezzati e un'esposta e aerea cengia, poi una rampa esposta ma non difficile e una traccia ripida fino alla croce sull'anticima dell'Agner (2872 m, 1h dal Bivacco Biasin, 6h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le difficoltà tecniche del solo tratto ferrato sono «molto difficili»; a queste si aggiungono le difficoltà oggettive delle Laste, la salita all'Agner e la difficile discesa lungo il Canalone, oltre a un lungo avvicinamento e rientro. Nel complesso è una delle escursioni attrezzate più impegnative d'Italia.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ). Dalla Forcella Pizzon è possibile rientrare evitando la salita alla vetta. Il Bivacco Biasin è in buone condizioni per l'eventuale pernottamento.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si torna a Forcella Pizzon e al Bivacco Biasin (45' dalla vetta), prestando attenzione al tratto tra cima e cengia per i pochi segni sbiaditi. Dal bivacco si scende ripidamente sul lato sinistro del canalone, su fondo sdrucciolevole con tratti attrezzati, fino a un bivio (segni sbiaditi su roccia): a destra il sentiero lungo il Canalone (qui descritto), a sinistra la via normale con segni gialli. Il Canalone scende a ripidi tornanti su ghiaione instabile, con nevaio nella parte bassa, fino in vista del Rifugio Scarpa e al bivio dell'attacco (1820 m, 1h 30' dal bivacco, 8h 30' totali); poi a ritroso fino al Rifugio Scarpa e, per il 771, al parcheggio (circa 10h totali).

    ▲Da abbinare

    Itinerario che da solo impegna comodamente due giorni. Restando nelle Pale di San Martino si possono raggiungere la Ferrata dell'Orsa in Val San Lucano o, in Val Canali, la Ferrata Buzzati, il Sentiero del Cacciatore e la Ferrata del Canalone; verso il Civetta la Fiamme Gialle, l'estenuante Costantini, la Tissi e l'Alleghesi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata346 m
    • Dislivello itinerario1692 m
    • Quota max2872 m
    • Lunghezza14,4 Km
  • Ferrata Senza Confini (Cellon)

    Ferrata Senza Confini (Cellon)

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Senza Confini (Cellon)

    La Ferrata Senza Confini sale al Cellon (Creta di Collinetta), al Passo di Monte Croce Carnico, sul confine tra Italia e Austria. È una via molto impegnativa, verticale, esposta e fisica, da evitare se non ben allenati e abituati all'esposizione, ma di forte interesse storico: l'itinerario consente di percorrere anche una lunga galleria bellica della Prima Guerra Mondiale. La vetta della Creta di Collinetta tocca i 2241 m.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Passo di Monte Croce Carnico (1360 m), raggiungibile in circa 40' da Tolmezzo (Udine) per la SS 52b. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. L'itinerario inizia in territorio austriaco e rientra da quello italiano. Oltrepassata la dogana si imbocca, sul versante occidentale del passo, il sentiero CAI verso la Creta di Collinetta; si ignora un primo segno per la Senza Confini a sinistra proseguendo dritti verso la Galleria e il Canalone Steinbergerweg. Dopo circa 15' a un bivio si tiene la sinistra in ripida salita verso la Galleria Schulter; un primo tratto ripido attrezzato con fune porta agli insediamenti bellici e all'ingresso della Galleria del Cellon (1541 m, circa 30'). La galleria sale circa 110 m di dislivello su quasi 200 m di sviluppo: interno ripido, roccia umida e scivolosa, attrezzata con fune per tutta la lunghezza e con alcune staffe nei tratti più ripidi. Si esce in poco meno di 30' da una stretta fenditura, si percorre un tratto attrezzato e si raggiunge un contrafforte di guerra (1h dal parcheggio). Tenendo la destra verso la cima e, a un secondo bivio segnato su roccia, ancora la sinistra (a destra va alla Steinbergerweg), si prosegue tra erba, mughi e pietraia fino a un evidente diedro/fenditura diagonale dove inizia la ferrata, senza targhette (1h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'attacco è a circa 4 metri da terra e va raggiunto arrampicando in libera su passaggi appoggiati con buoni appigli. Presi il cavo, si salgono roccette appoggiate con qualche balzo facile, poi si piega a destra in un canalino al cui termine il cavo vira bruscamente in verticale alla base di un lungo, impegnativo e aereo diedro: la placca è povera di appigli naturali e attrezzata con staffe distanti tra loro, che obbligano a una certa trazione sul cavo; l'esposizione cresce rapidamente. Usciti dal diedro e spostatisi a sinistra su un passaggio impegnativo, si arriva sul filo di cresta, aereo, con vista sul passo. Seguono passaggi più facili che presto tornano su livelli medio-difficili: placche inclinate prima a sinistra poi a destra della cresta, uno spigolo esposto e alcune placche diagonali da affrontare in aderenza e con buona forza di braccia. Presso un masso incastrato c'è un primo passaggio strapiombante attrezzato solo con corda, che richiede agilità e forza; più avanti un secondo strapiombo, inizialmente con gradini metallici, poi un diedro e un camino ben gradonato, entrambi risaliti sul lato sinistro. Un tratto di cresta appoggiata con mughi invita a riposare; si riprende fedelmente il filo di cresta, aereo, fino al libro delle firme e a un ultimo diedro, oltre il quale terminano le attrezzature. Un sentiero di cresta conduce ad alcuni baraccamenti della Grande Guerra e a un crocevia (2103 m, 1h 30' dall'attacco); di qui si sale a vista alla vetta della Creta di Collinetta (2241 m, 20' dal termine della ferrata, circa 3h totali), con croce metallica e targa commemorativa.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via atletica e difficile che mette alla prova: poco arrampicabile per lunghi tratti, con singoli passaggi di livello elevato che inducono a una decisa trazione sul cavo. Corre in parte parallela a una storica via d'arrampicata friulana (Mazzilis e De Infanti).

    ⚠ Adatta solo a escursionisti allenati, con forza di braccia e che non soffrano di vertigini: un paio di passaggi sono molto esposti. Per la galleria del Cellon è indispensabile una pila frontale, perché la prima sezione è completamente buia; la roccia interna è umida e scivolosa.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina delle Alpi Carniche Centrali. Le diciture «Creta di Collinetta» e «Cellon» sono usate indistintamente.

    ▲Discesa

    Si rientra al crocevia raggiunto al termine della ferrata e si scende a destra sul sentiero 147, versante italiano, tagliando in orizzontale; poi lungo la mulattiera ci si ricongiunge al sentiero dell'avvicinamento e si torna al parcheggio (1h 30' dalla vetta, 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    L'itinerario condivide avvicinamento e rientro con la vicina Ferrata Steinbergerweg, valutabile come opzione in discesa per escursionisti esperti. In Carnia, più a sud del passo, il Sentiero Attrezzato Cuestalta e, raggiungibile via Rifugio Romanin, la Ferrata del Coglians; più a sud, in provincia di Udine, la Cassiopea al Torrione Comici, la 50° del Clap e la Ferrata al Clap Varmost.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata50
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata408 m
    • Dislivello itinerario868 m
    • Quota max2228 m
    • Lunghezza6,8 Km
  • Ferrata Sci Club 18 (Monte Faloria)

    Ferrata Sci Club 18 (Monte Faloria)

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Sci Club 18 (Monte Faloria)

    La Ferrata Sci Club 18 sale dal Monte Faloria, sopra Cortina d'Ampezzo, con un itinerario ripido, atletico e molto difficile. La via è verticale, esposta per tutto il tracciato e con passaggi impegnativi che obbligano spesso a trazionare sul cavo: è riservata a escursionisti allenati e con buona esperienza. Il rientro è possibile anche con la funivia.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla località Sompiei, sopra Cortina: dal centro si prende la Strada Regionale delle Dolomiti verso Misurina/Auronzo e, dopo meno di un chilometro, prima del cartello «Alverà», una strada sulla destra; poco prima della funivia una sterrata si stacca a sinistra e porta al parcheggio (attenzione alle aree private). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si sale verso est in direzione della stazione a monte della funivia fino alla stazione intermedia di Mandres; da qui il sentiero 206, in leggera salita, esce dal bosco e sale ripido verso la parete del Faloria. Seguendo gli abbondanti cartelli si lascia il 206 tenendo la destra fino all'attacco della Sci Club 18, segnalato da una targhetta metallica con la data di costruzione (1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'attacco è subito verticale: i primi due metri richiedono una trazione, poi compaiono appoggi per i piedi. Superato il primo balzo, ci si trova sotto una parete liscia sbarrata da un tetto roccioso, che si aggira piegando a destra con solide staffe; si continua a guadagnare quota alternando staffe e appoggi su un tratto leggermente strapiombante, poi si piega a destra in una cengia fino a uno spigolo. Aggirato lo spigolo si risale una lunga parete liscia dove in più punti, mancando appigli, si sale trazionando sul cavo (circa 20 m di placca) fino a un terrazzino di sosta. Seguono un breve tratto appoggiato e un traverso ascendente verso destra su roccia levigata, un nuovo spigolo dopo un'esile cengia, e un tratto verticale; in alto la fune piega a destra su un traverso esposto sostenuto da staffe, fino a una cengia panoramica proprio sotto la funivia del Faloria. Si affronta poi un tratto verticale più appigliato, si scende a un canalino dal fondo instabile e, oltre una cengia, si risale uno spigolo che porta a una placca verticale decisamente impegnativa: le staffe sono distanti e la roccia molto levigata, rendendo i passaggi atletici. Si supera un tetto con una breve scaletta, un terrazzino, altri metri verticali impegnativi, poi un camino arrampicabile in spaccata e una fessura da risalire in spaccata fino a un ampio balcone panoramico sulle Tofane. L'ultima sezione percorre una cengia in salita verso sinistra fino a un imponente spigolo a forma di diedro, fittamente attrezzato di staffe su entrambi i lati; si esce sul lato destro in forte esposizione, si supera un tetto roccioso più atletico con una staffa, poi cenge, un salto verticale attrezzato, un canalino detritico non protetto e una forcellina; dalla forcellina un tratto verticale con staffe porta alla cresta, che si percorre fra brevi tratti attrezzati fino al termine della via (2h dall'attacco, 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata atipica per le Dolomiti: non porta su una vetta vera e propria, ha attrezzatura recente con cavo ben teso e staffe abbondanti ma non eccessive, e coni sui fittoni che aumentano la sicurezza — importante su una via così verticale, dove un eventuale fattore di caduta può avere serie conseguenze. È talvolta criticata per la ricerca della difficoltà che sollecita molto le braccia obbligando a trazionare sul cavo.

    ⚠ Via molto difficile, verticale ed esposta lungo tutto il tracciato, atletica e faticosa per le braccia: solo per ferratisti esperti e allenati. Non è percorribile in discesa.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina di Cortina e delle Dolomiti d'Ampezzo di 4Land.

    ▲Discesa

    Dal termine si è in vista del Rifugio Faloria, dove arriva la funivia da Cortina. Due opzioni: scendere a piedi tenendo al bivio il sentiero 212 verso destra in direzione Mandres (dapprima ripido poi più dolce) fino al bivio dell'andata presso la stazione intermedia, quindi a ritroso (1h 30' dal termine, 4h 30' totali); oppure prendere la funivia e scendere alla stazione intermedia, poi a ritroso per il sentiero di avvicinamento (20' dalla stazione intermedia).

    ▲Da abbinare

    Itinerario impegnativo che difficilmente lascia energie per una seconda via in giornata. Da Cortina partono comunque molti itinerari: verso Auronzo la Bianchi e la Dibona al Cristallo; verso Dobbiaco la Terza Cengia del Pomagagnon, la Bovero, la Strobel, il Sentiero alle Cascate di Fanes e la Renè de Pol; a sud la Ferrata dei Caprioli a San Vito di Cadore.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoFaloria
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata340 m
    • Dislivello itinerario673 m
    • Quota max2123 m
    • Lunghezza6,5 Km
  • Ferrata Pursteinwand

    Ferrata Pursteinwand

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Pursteinwand

    La recente e atletica Ferrata Pursteinwand risale una ripida placconata sul versante orientale della Valle Aurina, sopra Campo Tures. È un itinerario breve ma da non sottovalutare, che richiede forza e tecnica e non porta a una vetta ma a un punto panoramico sulla valle. Per stile — roccia levigata e abbondanti attrezzature metalliche — ricorda più le ferrate francesi delle Alpi Occidentali che le classiche vie dolomitiche.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Campo Tures, in Valle Aurina, raggiungibile da Brunico; poco prima del paese, in una zona industriale, si parcheggia presso l'ultimo edificio. Punto di partenza su Google Maps. Si seguono i segni per la ferrata e la palestra di roccia verso la parete, ben visibile dal parcheggio; si passa sotto la parete in piano, poi a destra si prende la deviazione segnalata. A un cartello di caduta sassi si tiene la destra salendo un pendio sassoso fino al cartello d'attacco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'attacco è sotto una lunga placconata nerastra inclinata. Si risalgono i primi metri, verticali e spesso umidi, con un paio di staffe, poi si piega a sinistra prima di un difficile traverso obliquo verso destra: subito si nota la cifra della via, una roccia compatta e levigata che, in mancanza di appigli naturali, obbliga a usare molto il cavo. Si sale verticali su strette staffe fino a un balzo impegnativo con una pancia strapiombante, da superare con buona forza di braccia; in diagonale a sinistra e poi su un esposto e difficile traverso a destra si guadagna un terrazzino panoramico sulla Valle Aurina. Un paio di strappi verticali e diagonali fanno guadagnare quota ed esposizione prima di un lungo traverso, meno impegnativo ma impegnativo per la distanza tra le staffe; si esce su uno spigolo esposto dove il cavo cambia direzione di 90° e sale a destra fino a uno dei punti più iconici della via, un tavolo con due panche ancorato alla roccia, con i piedi quasi nel vuoto. L'ultima parte è la più verticale: una parete levigata con molte staffe, un breve traverso obliquo a destra, un tratto strapiombante decisamente atletico presso uno spigolo, il passaggio sotto un tetto con una prima scala metallica da superare di slancio, poi il cavo piega a sinistra sotto un evidente tetto roccioso. In forte esposizione si risale un nuovo verticale e un traverso a destra (provvidenziali staffe quando le energie calano), quindi un balzo strapiombante con una seconda scala metallica nella parte bassa, la cui uscita resta molto impegnativa e richiede buona tecnica o trazione sul cavo; gli ultimi metri sono un traverso a destra privo di appigli e alcuni passaggi verticali che chiudono la via (1h 30' dall'attacco, 1h 45' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata atletica e anomala per il panorama altoatesino, che va volutamente a cercare difficoltà tecniche e passaggi strapiombanti su roccia levigata; varia, con molti traversi orizzontali e obliqui che mettono alla prova anche i ferratisti esperti. Attrezzatura recente e in ottimo stato.

    ⚠ Richiede forza, tecnica e assenza di vertigini. Utile portare una fettuccia o un rinvio per sostare nei tratti più impegnativi. Itinerario breve, ideale nelle giornate di tempo incerto in cui una lunga escursione è sconsigliata.
    ▲Discesa

    Dal termine si segue la traccia nel bosco che porta in breve a una stradina; si tiene la destra in discesa e, seguendo le indicazioni (cartello 27A), si scende a Campo Tures e su asfalto si torna verso sud al parcheggio (30' dal termine, 2h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    In Valle Aurina, più a nord, il lungo e impegnativo itinerario d'alta montagna della Ferrata del Ghiacciaio-Camino al Sasso Nero; vicino a Campo Tures la difficile Ferrata Hans Kammerlander (2022). Più a sud la Ferrata di Valdaora e, verso le Alpi di Sesto, la Ferrata dei Costoni di Croda Rossa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoValle Aurina
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)2:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario380 m
    • Quota max1125 m
    • Lunghezza3,4 Km
  • Ferrata di Pietra Nera

    Ferrata di Pietra Nera

    Vie Ferrate › Emilia-Romagna › Parma
    Ferrata di Pietra Nera

    La Ferrata di Pietra Nera risale una curiosa montagnetta di roccia ofiolitica scura tra le colline parmensi, a pochi chilometri da Salsomaggiore Terme. È un itinerario breve ma sorprendentemente vario, diviso in tre sezioni dal carattere completamente diverso; la quota modesta (vetta a 677 m) la rende percorribile praticamente tutto l'anno.

    ▲Avvicinamento

    Da Salsomaggiore Terme si imbocca la SP359 in direzione di Bardi e si svolta a destra al bivio per la borgata di Grotta (circa 40' dal casello A1 di Salsomaggiore-Fidenza). Attraversato il paese, poco prima della deviazione per Case di Pietra Nera, si lascia l'auto nelle piazzole lungo la strada; sul lato opposto, oltre una sbarra, parte un sentiero CAI non numerato segnato in bianco-rosso — non esiste alcun cartello per la ferrata. Punto di partenza su Google Maps. Si segue il sentiero nel bosco e, aggirati alcuni risalti rocciosi, in una decina di minuti si raggiunge l'attacco.

    ▲Il percorso

    La via si articola in tre sezioni nette. La prima è ferrata vera e propria: si sale un diedro iniziale non banale, poi una placca più appoggiata; segue un liscio traverso orizzontale da percorrere in aderenza, si scavalca uno spigolo e si arriva al passaggio chiave, un traverso con la catena bassa, da affrontare con scioltezza e da chiudere rapidamente (15' dall'attacco, 25' dal parcheggio). La seconda sezione non è attrezzata: è un tratto da salire in arrampicata libera su balzi rocciosi di difficoltà crescente, protetti da spit — prima alcune roccette di I grado, poi uno sperone di II e infine un diedro di III (10', 35' dal parcheggio). La terza torna ferrata: si aggira uno spigolo, si sale una facile rampa diagonale e si arriva a una lama di roccia, dove si può scegliere — a sinistra la linea facile, con alcune staffe metalliche, che porta in vetta senza problemi; a destra la variante difficile, che affronta la lama senza appigli artificiali e richiede buona tecnica perché la catena tende a spingere in fuori. Le due linee si ricongiungono oltre uno spigolo e in pochi minuti si chiude la breve via (5', 40' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Pur corta e di quota bassa, non va presa sottogamba. Tre passaggi tecnici, se affrontati senza appoggiarsi alla catena, richiedono buona tecnica d'arrampicata, e la sezione centrale va salita in libera (I-III) su spit.

    ⚠ Itinerario tecnico nonostante la brevità: casco, set da ferrata e dimestichezza con la roccia sono indispensabili. Sconsigliata con roccia bagnata, che rende infidi i traversi in aderenza e la lama finale.
    ▲Periodo e sicurezza

    A 677 m di quota è praticabile quasi tutto l'anno, comprese le belle giornate invernali; da evitare dopo la pioggia.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Monte Pietra Nera (677 m) si scende in due modi: a destra lungo il crinaletto fino alla strada provinciale e di nuovo a destra giù all'auto (15', 1h dal parcheggio); oppure a sinistra per il sentiero CAI fino alla sella tra Pietra Nera e Monte Canate, poi a destra su una mulattiera fino alla macchina (15').

    ▲Da abbinare

    A soli 40' dall'uscita autostradale, è perfetta come tappa di passaggio. Nei dintorni dell'Appennino tra Emilia e Liguria: Ferrata Mazzocchi e Ferrata Adolfo Ferrari al confine tra Piacenza e Genova, la Ferrata Deanna Orlandini, la Ferrata del Barranco del Dolo, la Ferrata Monte Penna e le vie della Pietra di Bismantova.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneEmilia-Romagna
    • GruppoAppennino Parmense
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)1:00
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario150 m
    • Quota max677 m
    • Lunghezza1,7 Km
  • Ferrata Perona-Saglia alla Rocca di Clarì

    Ferrata Perona-Saglia alla Rocca di Clarì

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata Perona-Saglia alla Rocca di Clarì

    La Ferrata Perona-Saglia alla Rocca di Clarì, in alta Val di Susa, è tra le più impegnative e belle del Piemonte. Atletica ma anche molto varia, alterna pareti verticali (attrezzate e non), tratti arrampicabili, passaggi aerei, traversi e brevi disarrampicate lungo il filo di uno spigolo in salita. Non è adatta ai neofiti e richiede buon allenamento e assenza di vertigini.

    ▲Avvicinamento

    Partenza da Claviere (Torino). Due opzioni: parcheggiare lungo il rettilineo tra Claviere e Cesana Torinese, in un piazzale sterrato prima della galleria, oppure presso il campeggio di Claviere, dove inizia il sentiero per il ponte tibetano «Sergio Bompard». Punto di partenza su Google Maps. Dalla prima si scende un sentiero verso la Gorge di San Gervasio, si risale il fiume e, attraversatolo su un ponte, si sale sulla destra orografica fino all'attacco (15'); dalla seconda si scende ripidi al torrente, lo si attraversa e si sale a destra fino al cartello della ferrata, che attacca pochi metri sopra il sentiero (15').

    ▲Il percorso

    La via è suddivisa in 15 settori, ciascuno con il proprio nome. Si attacca in parete verticale («La Lama»), con staffe e passaggi arrampicabili, guadagnando subito quota sul torrente; dentro un canalone e dopo un traverso a destra si risale una lama verticale sulle staffe, poi una crestina rocciosa con appigli naturali. Si aggira uno spuntone su stretta cengia («Far West Crossing»), si attraversa il «Canale della Bomba» e si raggiunge il gendarme del «Fungo Magico», risalito sulle staffe, aggirato e attraversato lungo una stretta ed esposta lama. Dopo la sosta del «Pian della Birra» si supera la gola franosa della «Via dei Camosci» e si arriva al tratto più arrampicabile, «Le Taniche», su bei passaggi gradonati. Seguono la «Cengia Super Calcaire» e il «Costone della Pineta», poi «El Paso Doble», un traverso a sinistra in leggero strapiombo, breve ma molto esposto. Dopo il «Terrazzo del Generatore» restano tre belle sezioni: il «Gran Pilastro», con il cavo sullo spigolo e un'uscita al centro della parete in forte esposizione; «La Crepa», parete verticale e liscia resa accessibile da abbondanti staffe; e infine la «Scala Bionica», una ripida parete verticale su staffe, aerea ed esposta, con uscita atletica leggermente strapiombante a sinistra. Si esce in cima alla Rocca di Clarì (2045 m), presso la «Terrazza del Cippo» con la bandiera italiana (3h dall'attacco, 3h 15' totali), con vista su Chaberton, Claviere e Cesana.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ottimamente attrezzata, con staffe posizionate in modo intelligente e non invasivo. Il cavo nero inguainato forma un anello presso i fittoni: ottimo in caso di caduta (evita lo scontro moschettone-fittone), ma poco teso, quindi conviene arrampicare sfruttando appigli e appoggi naturali e artificiali. Richiede buona forma ed esperienza.

    ⚠ Itinerario lungo, atletico e molto esposto, non adatto ai principianti: serve allenamento specifico e assenza di vertigini. È possibile noleggiare l'attrezzatura alla biglietteria del ponte tibetano.
    ▲Storia

    La via è dedicata a Mario Perona, Guida Alpina, e ad Aldo Saglia, pilota di elicottero, molto apprezzati in Val di Susa, morti nella Pasqua 2003 in un tragico incidente d'elicottero. L'idea della ferrata fu proprio di Perona; la costruzione risale al 2010.

    ▲Discesa

    Si scende a ovest su traccia evidente sopra la sommità fino ad alcune postazioni militari dismesse, poi su sterrata verso La Coche (impianti da sci) e ancora in discesa verso Claviere. Poco prima del paese si gira a destra, si attraversa uno skilift e si imbocca il sentiero verso le Gorge di San Gervasio fino sotto il ponte tibetano; da l', a seconda del parcheggio, si torna all'auto a ritroso (1h 30' dall'attacco in discesa, 4h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Si combina con la Ferrata del Bunker (dei Militari) sul versante opposto del ponte tibetano; sempre da Claviere la Ferrata della Batteria Bassa e la Ferrata dello Chaberton. Più in basso la valle offre la Ferrata dell'Orrido di Foresto e la Ferrata dell'Orrido di Chianocco.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal di Susa
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata315 m
    • Dislivello itinerario550 m
    • Quota max2045 m
    • Lunghezza8 Km
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