Gruppo: Adamello

  • Ferrata Terzulli all’Adamello

    Ferrata Terzulli all'Adamello

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Terzulli all'Adamello

    La Ferrata Terzulli collega la Val Miller con il Passo dell'Adamello ed è di norma inserita nella salita all'Adamello. Le attrezzature in sé sono di difficoltà contenuta, ma l'itinerario si svolge in un ambiente d'alta montagna dal forte carattere alpinistico: è quindi riservata a chi ha esperienza di ferrate e di alta quota, con tempo stabile.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dallo spiazzo presso il ponte sul torrente Remulo, lungo la strada per la Val Malga (1528 m). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Oltre il ponte si segue la sterrata fino a Malga Premassone, poi il sentiero 23 oltre Malga Frino (1698 m) e si risale la Val Miller superando le caratteristiche Scale Miller (gradini rocciosi con brevi tratti attrezzati, 2050 m). Si raggiunge il Rifugio Gnutti (2166 m, 1h 30' dal parcheggio); si prosegue sul 23 costeggiando il Lago Miller e attraversando il «Pantano Miller», su terreno sempre più roccioso e con possibili lingue di neve, fino all'attacco (2930 m, 2h dal Gnutti, 3h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La via è attrezzata con catena a tratti. Si inizia su un breve spigolo; a un primo terrazzino si cambiano i moschettoni su una nuova catena e si sale verticali su roccia compatta ma levigata. Terminata la catena, un sentierino esposto e roccette portano a un tratto diagonale a sinistra e poi a una salita più ripida ma senza difficoltà tecniche. Dove le attrezzature finiscono si seguono segni bianco-rossi e ometti fino a una placca inclinata dove le catene riprendono: la si risale in linea retta e poi a destra, si percorre una cengia terrosa e un traverso esposto attrezzato, quindi una breve placca chiude le attrezzature poco sotto il Passo dell'Adamello (3240 m, 1h dall'attacco, 4h 30' totali). Da qui l'itinerario prosegue in ambiente glaciale: si scende sul bordo sinistro del Ghiacciaio dell'Adamello (Bivacco Ugolini e Cima del Laghetto a sinistra), poi si risalgono gli ultimi ~300 m su roccette di I grado fino alla cresta ovest e, per il filo con piccoli balzi esposti, alla croce di vetta dell'Adamello (3539 m, 1h 30' dal Passo, 6h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente la ferrata non è difficile per chi ha già buona esperienza; la roccia è buona ma non sempre ricca di appigli. Le vere difficoltà sono l'ambiente, la lunghezza, il dislivello (oltre 2000 m complessivi) e l'altitudine. Sviluppo 22 km, quota massima 3539 m.

    ⚠ Itinerario d'alta montagna: necessari ramponi e piccozza per il Pian di Neve, valutazione delle condizioni del ghiacciaio sul posto e meteo stabile. La discesa è lunga, estenuante e a tratti ripida ed esposta (in particolare la cresta dalla vetta al ghiacciaio). Consigliabile spezzare l'itinerario in due giorni pernottando al Rifugio Gnutti.
    ▲Discesa

    La discesa ripercorre l'intero itinerario di salita, disarrampicando anche la Ferrata Terzulli (la via normale è un itinerario diverso che richiederebbe un pernottamento). Si rientra al Rifugio Gnutti in circa 3h 30' dalla vetta, badando ai tratti ripidi ed esposti; dal rifugio restano le Scale Miller e gli ultimi chilometri fino all'auto (1h 30' dal rifugio, 5h dalla vetta, 11h totali).

    ▲Da abbinare

    Restando nell'alta Val Camonica si possono percorrere, più a sud, l'impegnativa Ferrata al Corno di Grevo e la Ferrata al Pizzo Badile Camuno; verso il Passo del Tonale la Ferrata del Sentiero dei Fiori e, sul versante trentino, la Ferrata Monte Nero.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAdamello
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)11:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario2011 m
    • Quota max3539 m
    • Lunghezza22 Km
  • Ferrata al Pizzo Badile Camuno

    Ferrata al Pizzo Badile Camuno

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata al Pizzo Badile Camuno

    La Ferrata al Pizzo Badile Camuno è una grande escursione su una delle vette meridionali del Gruppo dell'Adamello, in alta Val Camonica (Brescia). L'itinerario è impegnativo per il lungo avvicinamento e il dislivello, mentre il tratto attrezzato vero e proprio non presenta difficoltà tecniche di rilievo; la vista dalla cima ripaga ampiamente la fatica.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è presso Cimbergo, in alta Val Camonica. Giunti in paese, sulla destra si imbocca la strada con le indicazioni per Volano e Redole; inizialmente in buone condizioni, va seguita ignorando i bivi secondari finché diventa sterrata, dove si può lasciare l'auto (volendo si prosegue fino allo slargo successivo, ma il fondo è più dissestato). Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio si percorre la sterrata, che coincide col sentiero CAI 16, fino al Rifugio De Marie; qui si lascia il 16 e si prende a destra il sentiero CAI 77, ben segnalato. Il sentiero sale ripido nel bosco e dopo circa 30' porta ai primi tratti attrezzati: una placca appoggiata con catena lasca, poi tratti di ripido sentiero con roccette seguendo i segni bianco-rossi, alcuni massi da superare con l'ausilio di staffe e l'uscita dal bosco. Si raggiunge un secondo tratto attrezzato con catena, una parete appoggiata di 30-40 metri non banale (appigli scarsi, catena lasca in più punti); poco oltre si passa nei pressi di un bivacco, da cui un sentiero esposto a tratti attrezzato conduce, tra passaggi aerei ma facili, all'attacco della ferrata (2h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia risalendo una parete appoggiata, arrampicabile quasi ovunque: la salita è piacevole e logica, col cavo che fa spesso da corrimano. Dopo un primo tratto lineare si piega leggermente a destra su una cengia ascendente, comoda e panoramica; da questo pulpito il cavo riprende più verticale, prima a destra poi a sinistra, su roccia molto stabile e in prevalenza in diagonale. Si guadagna un altro terrazzino, poi la pendenza aumenta: si superano un paio di pareti appoggiate ma più ripide e quindi una parete verticale che risale un canalino poco marcato. Piegando a destra si rimontano in cresta alcune roccette, oltre le quali finiscono le attrezzature; lungo l'ampia cresta si raggiunge la Madonnina poco sotto la vetta (2435 m), dove la via si conclude (30' dall'attacco, 3h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    È una ferrata di tipo tradizionale: pochi sostegni metallici, salita logica, l'obiettivo di raggiungere una cima più che cercare il grado. Pur con quota relativamente bassa, l'insieme ha il carattere di un'escursione alpina difficile.

    ⚠ L'impegno vero sta nell'avvicinamento e nel rientro: tratti esposti e alcuni passaggi di I grado in arrampicata e disarrampicata nel bosco. Va messa in conto la fatica della lunga discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo: la lunghezza e i tratti rocciosi del sentiero richiedono giornata stabile e buona gestione delle energie.

    ▲Discesa

    Si rientra per lo stesso itinerario dell'andata. Massima attenzione alla disarrampicata della ferrata e dei tratti rocciosi percorsi in salita; la discesa è impegnativa e va considerata nel bilancio della giornata (2h 45' dalla vetta, 6h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Itinerario lungo che difficilmente si concatena in giornata, ma le alte valli bresciane offrono molte attrezzate. Risalendo la Val Camonica: la Ferrata Arosio al Corno del Grevo, la Ferrata Terzulli e, al Passo del Tonale, il Sentiero dei Fiori; verso la Valtellina la facile Ferrata del Cuore alla Croce del Monte Palabione.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAdamello
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)6:30 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1385 m
    • Quota max2435 m
    • Lunghezza10 Km
  • Ferrata al Corno del Grevo (Erminio Arosio)

    Ferrata al Corno del Grevo (Erminio Arosio)

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata al Corno del Grevo (Erminio Arosio)

    La Ferrata al Corno del Grevo (Erminio Arosio) è una delle vie attrezzate più impegnative dell’arco alpino. Risale da ovest la frastagliata cresta del Corno del Grevo, in Val Camonica, con esposizione fortissima e continua, poca attrezzatura artificiale e passaggi vari e difficili. Ambiente severo e poco battuto: itinerario da riservare a escursionisti molto esperti e in ottima forma.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è il parcheggio presso Malga Licino. Si risale la Val Camonica (BS) fino a Cedegolo, si prende a destra per Valle (15 km) e, all’uscita del paese, si seguono diritti i cartelli marroni per le località Rasega e Forami; si continua sulla stretta strada fino alla fine dell’asfalto presso un ponte, dove si parcheggia (punto di partenza su Google Maps). Si segue il sentiero CAI 15 fino alle Scale di Adamè e quindi al Rifugio Lissone (2000 m, 45′ dal parcheggio). Dietro il rifugio una traccia sale tra i mughi verso sudest (CAI 24) in direzione del Passo di Forcella Rossa; salendo ripidi, a sinistra compaiono il Corno di Grevo e la cresta ovest della ferrata. A un bivio segnato su una roccia si tiene la sinistra (a destra il CAI 24 prosegue verso la forcella e la via normale) e si raggiunge l’attacco, con targa bianca accanto a una ex galleria militare (1h dal rifugio, 1h 45′ totali).

    ▲Il percorso

    Si parte su una bella placca verticale ben appigliata che porta subito sullo spigolo che caratterizza tutta la salita: si procede lungo l’esposto filo di cresta con il cavo (non sempre teso) sul lato sinistro, alternando i due versanti a seconda della convenienza, tra forcelline, brevi cenge e un singolare pilastro usato come appoggio. Si incontra un primo balzo difficoltoso (il cavo passa quasi sopra la testa, scarso aiuto: si rimonta con le gambe), poi si risale il filo sul versante destro, un tratto verticale, una placca ascendente con pochi appigli dove si traziona il cavo, alcune fessure e un tratto di discesa su placca inclinata fino a una forcellina erbosa. La cresta riparte ripida ed esposta: roccia frastagliata ma non sempre facile da arrampicare, da superare aiutandosi col cavo; seguono tratti pianeggianti, una breve parete inclinata, una verticale insidiosa con pochi appigli e poi un camino, affrontato prima come diedro e poi attraversato letteralmente quando la fessura si allarga (attenzione agli zaini ingombranti). Si esce in forte esposizione e si affronta un tratto diagonale, un breve diedro e una cengia ascendente molto esposta; aggirato uno spigolo arriva un traverso molto esposto, la cui parte chiave rimonta verso destra una parete liscia con alcune staffe, dove serve forza (cavo a tratti lasco). Dopo un terrazzino erboso si sale un lungo diedro fisico (a tratti in arrampicata, a tratti tirando il cavo), poi placche e tratti aerei a cavallo dello spigolo levigato. Seguono una cengia mista, una forcellina (maniglia per rimontare una sporgenza), una breve parete con pochi appigli e di nuovo il filo di cresta in fortissima esposizione; un terrazzino, uno sperone da salire e poi scendere, un diedro brevissimo ma poverissimo di appigli (gambe e una provvidenziale maniglia), un secondo diedro più appigliato, una fessura tra cresta e pilastro e una lama sporgente da aggirare a sinistra. Si rimonta l’ultima parete verticale, si scavalca la cresta sul versante destro e, salito l’ultimo balzo, si esce sul prato sommitale dove, lungo una cresta sassosa non difficile, terminano le attrezzature presso la croce di vetta del Corno del Grevo (2827 m, 3h 30′ dall’attacco, 5h 15′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di altissimo impegno, tra le più difficili delle Alpi. La roccia granitica è solida e ruvida, ma spesso povera di appigli evidenti: alcuni tratti si percorrono in aderenza tirando il cavo. Sono presenti un difficile traverso, un paio di diedri impegnativi e molti tratti verticali, ma soprattutto un’esposizione costante dall’inizio alla fine.

    ⚠ Via per espertissimi, ben allenati e con buona arrampicata: NON ha vie di fuga, quindi va affrontata solo in ottime condizioni fisiche, psicologiche e meteo. I fittoni sono distanti tra loro e il cavo resta mobile: valutare un cordino con nodo Prusik e un rinvio aggiuntivo per maggiore sicurezza; utili le scarpette d’arrampicata per l’aderenza. Nell’avvicinamento la deviazione per l’attacco è dipinta su un sasso: con nebbia o nevischio è facile non vederla.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima circa 2869 m), in ambiente severo e poco frequentato. Il cavo è stato ammodernato nel 2017. Cartografia: carta delle Giudicarie, Val di Daone e Valle del Chiese, oppure carta dell’Adamello & Presanella (4Land).

    ▲Discesa

    La discesa inizia poco oltre il termine delle attrezzature, sul versante sud: si scende a tratti con fune e catena, poi su roccette, alternando brevi salite e discese (fino al II grado in salita), alcune difficili e da affrontare con attenzione (segnavia biancorossi 24). In circa 40′ si raggiunge il Passo del Forcellino Rosso, dove si tiene la destra verso il Rifugio Lissone scendendo un lungo canalino franoso che richiede molta prudenza (consigliati i bastoncini); raggiunto il bivio dell’avvicinamento si torna a ritroso al rifugio e al parcheggio (3h dalla vetta, 8h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Via lunga e difficile che difficilmente lascia energie per un secondo itinerario in giornata; in zona, comunque, la Ferrata Terzulli all’Adamello (alpinistica) e la Ferrata al Pizzo Badile Camuno. Verso il Lago d’Idro l’atletica Ferrata del Fregio e la Ferrata delle Ginestre o la Ferrata Crench; verso il Tonale il Sentiero dei Fiori e il Sentiero degli Alpini a Punta d’Albiolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAdamello
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerario (a/r)8:30 h
    • Dislivello ferrata500 m
    • Dislivello itinerario1200 m
    • Quota max2869 m
    • Lunghezza11 Km
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