Gruppo: Catinaccio

  • Sentiero Attrezzato delle Scalette al Catinaccio (Larsec)

    Sentiero Attrezzato delle Scalette al Catinaccio (Larsec)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato delle Scalette al Catinaccio (Larsec)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato delle Scalette è la via più diretta che dal Rifugio Gardeccia conduce nelle austere valli del Larsec e della Laussa, nel cuore del Catinaccio. L’itinerario non presenta particolari difficoltà tecniche e può essere percorso anche da chi è alle prime esperienze sulle vie attrezzate; va però prestata grande attenzione al meteo se si decide di proseguire nelle due valli in quota.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Rifugio Gardeccia, nella Val del Vajolet (parallela alla Val di Fassa, TN) e interdetta al traffico privato. Per raggiungerlo ci sono varie opzioni: salire con la funivia da Vigo di Fassa al Rifugio Ciampedie e proseguire su comodo sentiero in circa 45′; usare il bus navetta da Pozza di Fassa (20′, conviene verificare punto e orari con l’ufficio turistico); oppure salire con la funivia da Pera di Fassa e raggiungere il rifugio a piedi (apri su Google Maps). Dal Rifugio Gardeccia (1949 m) si segue il CAI 583 che, a mezzacosta, passa sotto i dirupi del Larsec verso est, aggira le imponenti bastionate rocciose e prosegue verso nord in più marcata salita; a un certo punto una palina indica di tenere la sinistra su una nuova traccia, che sostituisce una vecchia via soggetta a una frana (1h dal Rifugio Gardeccia).

    ▲Il percorso

    Da qui in avanti si percorre l’effettivo Sentiero delle Scalette, che si inerpica in un canalone al termine del quale si raggiunge il Passo delle Scalette. I primi tratti attrezzati sono su un’esposta cengia, oltre la quale una serie di staffe metalliche permette di risalire un traverso; segue un tratto di erto sentiero senza attrezzature fino a un secondo tratto attrezzato, composto da roccette che si risalgono restando sul lato sinistro del canalone. Si supera un breve salto verticale, dove alcune nuove cambre metalliche danno sostegno, e si risale un ulteriore tratto di erto sentiero fino al Passo delle Scalette (2348 m, 1h dall’attacco, 2h dal Rifugio Gardeccia).

    ▲Carattere e difficoltà

    Il sentiero non presenta particolari difficoltà tecniche; l’impegno principale è il dislivello, che richiede un buono stato di forma. Merita una nota a parte l’eventuale proseguimento nelle detritiche valli del Larsec o di Laussa.

    ⚠ Le valli del Larsec e della Laussa sono prive di punti d’appoggio: proseguire l’escursione sotto un temporale può renderle molto più proibitive del normale. Pianificare l’itinerario con un occhio costante al meteo.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 2720 m sull’anello più lungo). Le difficoltà tecniche sono contenute, ma lo sviluppo e l’ambiente d’alta quota richiedono buona preparazione fisica e attenzione alle condizioni meteo.

    ▲Discesa

    Dal Passo delle Scalette si sceglie tra varie opzioni di rientro. La più battuta percorre la desolata Valle del Larsec fino al Passo Pope (2720 m), da cui si scende col ripido sentiero Don Guido al Rifugio Vajolet (2243 m) e, lungo la Valle del Vajolet, al Rifugio Gardeccia (1950 m, 5h30). L’opzione più lunga resta sul CAI 583 nella Valle di Laussa fino all’omonimo passo (2700 m), per scendere al Rifugio d’Antermoia (2497 m) presso il lago glaciale, oppure tenere la sinistra verso il Passo Principe; dal Rifugio Antermoia si può raggiungere il Passo Principe percorrendo la Ferrata al Catinaccio d’Antermoia, e dal Passo Principe scendere tutta la Valle del Vajolet fino al Gardeccia (5h30 senza raggiungere il Lago d’Antermoia e senza la ferrata, 8h includendoli). L’opzione più breve, ma meno appagante, è il rientro a ritroso lungo il percorso dell’andata (3h30 totali).

    ▲Da abbinare

    Il sentiero si presta a essere abbinato alla Ferrata al Catinaccio d’Antermoia — come descritto nel rientro — oppure alla Ferrata Bepo de Medil, preferibilmente in discesa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario761 m
    • Quota max2720 m
    • Lunghezza16 Km
  • Ferrata Roda di Vael (Catinaccio)

    Ferrata Roda di Vael (Catinaccio)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Roda di Vael (Catinaccio)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Roda di Vael porta all'imponente vetta omonima (2806 m) nel Gruppo del Catinaccio, con un itinerario di media difficoltà. La salita dal Passo del Vajolon è facile; la discesa verso la Torre Finestra presenta singoli passaggi più impegnativi. Si può concatenare con la Ferrata Masarè per un appagante giro ad anello.

    ▲Avvicinamento

    Base il Rifugio Paolina (2125 m), raggiungibile con la Funivia Paolina da Carezza, presso il Passo di Costalunga; ampio parcheggio agli impianti. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal Paolina si va verso nord/sinistra sul CAI 552, in leggera salita verso la parete ovest della Roda di Vael, poi sul CAI 549 e in direzione del Passo del Vajolon; superato un primo tratto attrezzato con fune e scaletta, lungo la traccia detritica si raggiunge il Passo del Vajolon (2565 m, 1h dal Rifugio Paolina). In alternativa si parte dalla Val di Fassa: da Vigo, funivia al Rifugio Ciampedie e sentieri CAI 541 poi 551 al Passo Vajolon (2h dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Dal passo si risale in linea logica il filo di cresta dello spigolo della Roda di Vael seguendo le attrezzature: la salita non presenta particolari difficoltà e alterna tratti attrezzati medio-facili a roccette non attrezzate, con bella vista sulla valle detritica dietro il Catinaccio. Per sentiero di cresta attrezzato e qualche facile balzo si arriva in vetta alla Roda di Vael (2806 m), con la croce metallica (45' dal Passo del Vajolon / 1h 45' totali). Si scende quindi sul versante opposto su ampio sentiero, attrezzato nei tratti più ripidi: alcune roccette e una scala portano verso la Forcella delle Rode (si ignorano le funi che scendono ripide nel canalino e si prosegue in quota). Raggiunta la forcella si affronta il passaggio chiave: una parete verticale e molto esposta, con pochi appigli naturali, da risalire in diagonale verso sinistra; le numerose staffe sostengono la progressione e si esce al Pian del Diaol (2625 m, 1h 15' dall'attacco / 2h 15' totali). Si passa sotto la Torre Finestra (la fessura con la croce al centro) fino a un bivio: a destra sale la Ferrata Masarè (2h), a sinistra si scende per un tratto angusto con una scala in un anfratto roccioso e un paio di altri tratti attrezzati che chiudono la ferrata (45' dal bivio / 3h 15' totali). In entrambi i casi si scende al Rifugio Roda di Vael (2283 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà media in ambiente d'alta quota. Il punto più impegnativo è la parete diagonale di Pian del Diaol, esposta e capace di mettere in difficoltà i meno esperti, pur senza difficoltà tecniche rilevanti grazie alle ottime attrezzature.

    ⚠ Possibile presenza di neve anche in stagione inoltrata nel tratto verso il Passo del Vajolon. Attenzione al materiale detritico che si smuove nel tratto di discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, a roccia asciutta e senza nevai residui. Quota massima 2806 m.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Roda di Vael si rientra al Rifugio Paolina per comodo sentiero a mezzacosta CAI 549 poi 539, passando per il Monumento a Christomannos, fino alla stazione a monte della funivia (1h dal Rifugio Roda di Vael; senza Ferrata Masarè 4h 15' totali, con la Masarè 6h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    Prosecuzione naturale è la Ferrata Masarè. Nel Catinaccio anche la facile Ferrata Santner, la Ferrata Bepo de Medil, la Ferrata al Catinaccio d'Antermoia, la Ferrata Laurenzi e l'esposta Ferrata Maximilian.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata246 m
    • Dislivello itinerario681 m
    • Quota max2806 m
    • Lunghezza13,1 Km
  • Ferrata al Passo Santner

    Ferrata al Passo Santner

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata al Passo Santner
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata al Passo Santner risale la parete ovest del Catinaccio, dal Rifugio Fronza al Passo Santner, per poi scendere nella Valle del Vajolet. Itinerario di grande interesse paesaggistico, percorribile in entrambi i sensi; qui è proposto con partenza dalla funivia Re Laurino (Bolzano). Il punto chiave è un canalino in quota spesso innevato.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dalla stazione a monte della funivia Re Laurino, che parte dalla strada tra il Passo di Costalunga e il Passo Nigra (Bolzano), con ampio parcheggio agli impianti. Punto di partenza su Google Maps. Dietro il Rifugio Fronza, a un bivio si lascia il CAI 550 (a destra, per il Passo delle Coronelle) e si prende a sinistra il CAI 542 che, dopo qualche facile tratto attrezzato, prosegue a mezzacosta verso nord sotto le strapiombanti pareti del Catinaccio (segni rossi a forma di S). Si risale fino a roccette non protette su canalini e anfratti — non difficili ma con piede fermo — e quindi alle prime attrezzature, dove inizia la ferrata (30' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Si risalgono facili balzi rocciosi, cenge e traversi, poi un paio di camini potenzialmente difficili ma facilitati da scalette e cambre. Si raggiunge una stretta forcella che taglia la parete presso l'imponente Ago di Schroffenengger e si passa sul versante opposto, scendendo a un canalino generalmente coperto di neve: è il passaggio chiave, con difficoltà proporzionali all'innevamento. Se innevato conviene attraversarlo subito e risalirlo sul lato sinistro con gli infissi artificiali; a neve sciolta lo si attraversa più comodamente in diagonale. Il canale non è proibitivo, ma un'eventuale caduta potrebbe essere fatale, perché poco più in basso si interrompe con un salto di alcune centinaia di metri; di recente è stato attrezzato meglio, riducendo i rischi. Risalito il canalino con una parete di media difficoltà si raggiunge un facile camino e una forcella; l'ultimo tratto, aereo ma non difficile, conduce al Passo Santner, riconoscibile dalla croce metallica tra il Catinaccio e la Croda di Re Laurino, con il piccolo Rifugio Santner (2734 m) poco oltre (1h 45' dall'attacco, 2h 15' dal Rifugio Fronza). Dal rifugio, vista sulle Torri del Vajolet e sulla conca del Gartl, si scende al Rifugio Alberto I (2621 m) e quindi lungo il vallone detritico fino ai Rifugi Vajolet e Preuss (2243 m, 3h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà complessivamente moderate: alcuni passaggi iniziali sono sprotetti e si salgono in libera su facili roccette, dove conta soprattutto l'esposizione (peraltro modesta). Itinerario molto frequentato in entrambi i sensi: attenzione ai detriti smossi dagli altri escursionisti.

    ⚠ Il canalino innevato della parte alta è il vero punto critico: non difficile a secco, ma potenzialmente pericoloso con neve o ghiaccio. A inizio stagione può essere prudente avere i ramponi, nel caso le funi siano ostruite dalla neve.
    ▲Discesa

    Dal Rifugio Vajolet si resta sul lato destro della valle, poi a destra sul CAI 541 verso il Passo delle Coronelle, su pendii erbosi e detrito; a un bivio si lascia il 550 (a sinistra per il Rifugio Gardeccia) e il 541 (dritto) tenendo a sinistra il CAI 550, che sale ripido al Passo delle Coronelle, riconoscibile da una singolare panchina di legno (1h 30' dal Vajolet, 4h 45' totali). Dal passo si scende ripidi (ma non difficili) sul versante ovest, su canalino detritico attrezzato con gradoni in legno e infissi metallici, fino al Rifugio Fronza e alla funivia (1h dal passo, circa 6h totali).

    ▲Da abbinare

    Il Catinaccio è ricco di vie attrezzate di difficoltà crescente. Dalla Valle del Vajolet si può salire la Ferrata del Catinaccio d'Antermoia (con il Sentiero delle Scalette per un anello) o, più difficili, la Maximilian e la Laurenzi; verso sud la Ferrata Masarè.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario404 m
    • Quota max2741 m
    • Lunghezza8,2 Km
  • Ferrata Maximilian ai Denti di Terrarossa

    Ferrata Maximilian ai Denti di Terrarossa

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Maximilian ai Denti di Terrarossa

    La Ferrata Maximilian è un ardito percorso di cresta lungo la costola che collega i Denti di Terrarossa con la Cima di Terrarossa, presso l'Alpe di Tires (Bolzano). È difficile e per certi aspetti più vicina a un itinerario alpinistico che a una classica ferrata verticale: i tratti attrezzati sono di difficoltà medio-bassa, ma i numerosi passaggi non protetti (I e talvolta II grado) richiedono attenzione e piede fermo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Lavinia Bianca (Bolzano), raggiungibile da Prato Isarco tenendo verso Tires; si parcheggia gratis al Centro Visite del Parco Naturale (1200 m). Punto di partenza su Google Maps. In alternativa, partenza da Siusi con funivia al Compaccio.

    La via si può percorrere in entrambi i versi; qui la descriviamo nel verso Rifugio Bolzano → Rifugio Alpe di Tires, meno difficile. Dal parcheggio si segue il sentiero 2 ripido nel bosco, si risale il Canalone Barengalle e, fra passerelle in legno, si raggiunge la Sella Cavaccio; per il sentiero 2 (o 9 e 1) si arriva al Rifugio Bolzano (2450 m, 3h 15' dal parcheggio). Si prosegue sul sentiero 4 sull'altopiano dello Sciliar fino al bivio dove si tiene a sinistra il CAI 4B verso la ferrata (2560 m, 4h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale ripidamente per ometti i circa 100 m fino alla Cima di Terrarossa (2655 m, 20' dal bivio), con piccola croce. Si scende un facile sentiero di cresta, aereo ma non difficile, fino alla targhetta che segna l'inizio dei tratti attrezzati: un primo tratto di discesa attrezzata ripida ed esposta, poi una discesa in libera più difficile aggirando un tratto affilato sul versante destro, e una rampa obliqua attrezzata. Si raggiunge una sella terrosa con l'unica via di fuga a destra verso il sentiero 4 (40' dalla Cima).

    Si percorrono roccette instabili, un tratto verticale attrezzato e cresta esposta su entrambi i lati, poi si risale uno stretto camino (più agevole in questo verso). Dopo sali-scendi aerei e una parete verticale arrampicabile si raggiunge l'iconico arco naturale di roccia, da cui si scende (fondo detritico instabile). Cresta affilata e attrezzature in discesa portano a una forcella; si scende a destra un ripido canalone verso sud, in parte attrezzato e in parte no, con fondo detritico, fino al Rifugio Alpe di Tires (2440 m, 1h dall'arco, 2h 30' dal bivio 4B, 7h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Spesso fraintesa: i tratti attrezzati sono di difficoltà medio-bassa (tranne la discesa dal Dente di Terrarossa, da fare con attenzione), ma l'itinerario è molto esposto e con vari passaggi in libera (I grado, con un II). Ha carattere alpinistico e, in quel contesto, difficoltà medio-facile.

    ⚠ La zona offre una sola via di fuga: chi parte deve aver calcolato di completare l'itinerario, perché in alcuni tratti il rientro sarebbe più difficile del proseguire. Vista la lunghezza e il dislivello, si può valutare di spezzare l'escursione in due giorni pernottando in quota.
    ▲Periodo e sicurezza

    Alta montagna fino a 2655 m con lunghi tratti esposti e in libera: richiede piede fermo e meteo stabile. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Fassa o di Sciliar-Catinaccio-Latemar.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Alpe di Tires l'itinerario più corto verso il parcheggio è il sentiero 3 verso ovest fino a un bivio dove si tiene la sinistra scendendo il tratto ripido e attrezzato del «Buco dell'Orso»; restando sul sentiero 3 si scende la valle del Ciamin fino a Lavinia Bianca e al parcheggio (2h 15' dal rifugio, 9h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    Ottimo trampolino per il Catinaccio: le vicine Ferrata Laurenzi e la ferrata al Catinaccio d'Antermoia, oppure, scendendo la Valle del Vajolet, la ferrata al Passo Santner o la più impegnativa Ferrata Bepo de Medil; nei pressi anche la Ferrata Masarè.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento4:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)9:15 h
    • Dislivello ferrata214 m
    • Quota max2655 m
    • Lunghezza20,2 Km
    • Anno1969
  • Ferrata Masarè

    Ferrata Masarè

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Masarè
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Masarè è uno splendido itinerario di cresta lungo il versante sud fra Punta Masarè e la Roda di Vael, nel gruppo del Catinaccio. La proposta parte dal Rifugio Paolina, raggiungibile da Carezza (Bolzano) con comoda funivia. La difficoltà è media, ma alcuni punti richiedono attenzione e impegno quando percorsi in discesa.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Paolina (2125 m), raggiungibile con la Funivia Paolina da Carezza, presso il Passo di Costalunga (Bolzano), dove si parcheggia nell'ampio piazzale degli impianti. Punto di partenza su Google Maps.

    Dal Rifugio Paolina si segue verso sud-est il CAI 539, ci si innesta sul CAI 549 a mezza costa (si passa il monumento a Christomannos, con vista su Val di Fassa, Latemar e Marmolada) e si scende leggermente al Rifugio Roda di Vael (2283 m, 45' dal Paolina). Si prosegue a sinistra in salita seguendo le indicazioni per la Ferrata Masarè: a un primo bivio dritti in salita, a un secondo a sinistra (a destra si sale diretti alla Roda di Vael), fino all'attacco oltre una forcella (45' dal Roda di Vael, 1h 30' totali). In alternativa si può salire dalla Val di Fassa, da Vigo con funivia al Ciampedie e sentiero CAI 545.

    ▲Il percorso

    Si parte con facili passaggi sul versante ovest della cresta — roccette e pareti appoggiate — poi un tratto verticale ben attrezzato ma più impegnativo: un camino appoggiato e una serie di pareti e balzi resi agevoli dalle attrezzature. Si aggira uno spigolo, si percorre un tratto diagonale con buoni appigli e si chiude la prima salita. Segue una bella cengia panoramica e un paio di passaggi leggermente esposti e non attrezzati (fra cui un facile camino in discesa), da fare con attenzione se la roccia è umida.

    Si scende quindi un lungo camino attrezzato, che percorrendo la via in questo senso è il tratto tecnicamente più difficile: vanno sfruttati bene gli appigli negli spazi angusti. Dopo roccette attrezzate si raggiunge una forcella, si risale sul versante opposto, si alternano sentiero attrezzato e roccette e si scende un nuovo tratto verticale; una cengia, un traverso esposto e una serie di gradoni in discesa precedono due camini ben appigliati. Dopo un lungo tratto di cengia con cavo a corrimano si giunge a Torre Finestra (1h 30' dall'attacco), dove si sceglie come concludere.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via varia e impegnativa in alcuni passaggi: pur senza tratti proibitivi, si percorrono sezioni esposte e anguste in discesa che richiedono un minimo di esperienza. Abbinando la salita alla Roda di Vael si affrontano un paio di passaggi ulteriori di difficoltà sostenuta presso il Pian del Diaol.

    ⚠ Questa relazione percorre la cresta in senso orario: il primo tratto, se affrontato nel verso opposto, andrebbe disceso e risulterebbe più difficile. Il senso orario consente inoltre di abbinare comodamente la salita alla Roda di Vael in un anello.
    ▲Periodo e sicurezza

    Alta quota dolomitica (2537 m): valutare meteo e roccia umida nei tratti non attrezzati. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Fassa o di Sciliar-Catinaccio-Latemar.

    ▲Discesa

    Da Torre Finestra, in discesa: una facile cengia non protetta, una fessura angusta con scala e una parete verticale chiudono le attrezzature (2h dall'attacco, 3h 30' totali); per sentiero si torna al bivio dell'avvicinamento, al Rifugio Roda di Vael e infine al Paolina (5h totali). In alternativa, da Torre Finestra si sale la Ferrata Roda di Vael fino alla vetta (1h), si scende al Passo del Vajolon e quindi al Rifugio Paolina (5h 30' totali) con un anello.

    ▲Da abbinare

    Il proseguimento naturale è la Ferrata Roda di Vael ad anello; restando nel Catinaccio si può puntare alla ferrata del Passo Santner, al Catinaccio d'Antermoia o alle impegnative Ferrata Maximilian e Ferrata Laurenzi; nella parte centrale la Ferrata Bepo de Medil; verso il Passo San Pellegrino la Ferrata Bruno Federspiel.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata41 m
    • Dislivello itinerario420 m
    • Quota max2537 m
    • Lunghezza13 Km
  • Ferrata Laurenzi al Molignon

    Ferrata Laurenzi al Molignon

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Laurenzi al Molignon

    La Ferrata Laurenzi è un magnifico itinerario di cresta che si snoda in un angolo selvaggio del gruppo del Catinaccio, fra il Molignon di Dentro e il Molignon di Fuori. Richiede un lungo avvicinamento e un altrettanto lungo rientro, ed è percorribile in entrambi i sensi: qui la descriviamo nel verso Rifugio Antermoia → Rifugio Tires, con partenza da Mazzin in Val di Fassa (Trento).

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Mazzin in Val di Fassa: dalla statale si svolta nella Strada de Chiavacia fino a un restringimento con divieto di transito, dove si trovano pochi posti auto a bordo strada (altrimenti si parcheggia in paese). Punto di partenza su Google Maps.

    Dal parcheggio si sale lungo la carrareccia che coincide con il sentiero CAI 580: si ignora il bivio a sinistra per il più impegnativo Sentiero Paola e si prosegue in salita lungo la Val de Udai. All'incrocio fra il 580 e il CAI 577 si tiene la sinistra rimanendo sul 580, che poco dopo incrocia il CAI 578; di nuovo a sinistra sul 578, che sale ripido a tornanti fra il Sas de Dona (a destra) e il Mantel (a sinistra) fino al Pass de Dona (2516 m). Da qui, in leggera discesa, si raggiunge il Rifugio d'Antermoia (2496 m, 3h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal rifugio si prosegue verso ovest sul sentiero 584, che costeggia il Lago d'Antermoia tenendolo alla propria destra. Superato il lago si avanza in falsopiano e, circa 5' oltre il termine dello specchio d'acqua, si individua una traccia non segnalata che si stacca a destra verso un canalone ghiaioso in direzione nord. Lo si risale interamente tenendo il ramo di sinistra fino a incontrare, sulla destra, il caratteristico cartello rosso che segna l'attacco (30' dal Rifugio Antermoia, 4h totali).

    Si sale subito una parete verticale e povera di appigli, dove la roccia aiuta poco: prima alcuni zigzag, poi un tratto più appoggiato e infine roccette esposte ma non difficili che immettono su un sentiero a mezzacosta (volgendosi si vedono il rifugio e il lago). Si superano alcuni balzi rocciosi, oggi attrezzati e meno insidiosi rispetto al passato, fino all'ometto di vetta del Molignon di Dentro (2852 m, 45' dall'attacco), con ampia vista sul Sassopiatto. Inizia ora il tratto più aereo: si percorre la cresta su fondo sdrucciolevole prestando massima attenzione, si scende un breve tratto, si rimonta un salto e si cala in un canalino franoso fino al libro delle firme. Si risale verso una forcella (2730 m), oltre la quale un tratto verticale molto esposto, con discreti appigli, conduce nuovamente in cresta; si procede in forte esposizione un paio di metri a fianco del filo fino a uno spigolo e a un'ulteriore parete verticale. Seguono traversi e gradoni di media difficoltà e infine una ripida salita al Molignon di Fuori (2779 m, 1h 30' dal Molignon di Dentro), affacciato sul Catinaccio d'Antermoia, sul Sassopiatto e sulla cresta dei Denti di Terrarossa.

    Si scende verso nord-ovest seguendo traccia e ometti fino a ritrovare le attrezzature, che senza particolari difficoltà portano alle ultime roccette e al termine della ferrata, segnalato da un cartello rosso presso il Passo di Molignon (in tutto circa 3h di ferrata dal Rifugio Antermoia, 7h 30' complessive). Poco oltre, una palina indica a destra il Rifugio Alpe di Tires e a sinistra il Rifugio Passo Principe.

    ▲Carattere e difficoltà

    Pur classificata come ferrata a tutti gli effetti dopo la ristrutturazione, la Laurenzi è impegnativa per esposizione e continuità: lo sviluppo è quasi sempre in cresta, con la roccia che nel primo tratto offre pochi appigli.

    ⚠ Non esistono vie di fuga e l'ambiente è selvaggio e isolato: l'itinerario richiede buona preparazione fisica e un'attenta programmazione, vista la lunghezza complessiva (fino a 14h con il rientro per l'avvicinamento).
    ▲Periodo e sicurezza

    La via si sviluppa oltre i 2800 m in alta montagna; valutare con cura meteo, condizioni della cresta e residui di neve a inizio stagione. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Fassa o quella di Sciliar-Catinaccio-Latemar.

    ▲Discesa

    Data la lunghezza conviene spezzare il tour pernottando in uno dei rifugi vicini (Alpe di Tires, Bergamo o Passo Principe). Dal Rifugio Passo Principe (1h dal termine), per i sentieri 3A e poi 11, si può salire la ferrata al Catinaccio d'Antermoia, scendere sul versante opposto fino al Lago e al Rifugio d'Antermoia (2h 30' dal Passo Principe, 11h totali) e infine rientrare per l'avvicinamento (14h totali), con un itinerario di due giorni.

    ▲Da abbinare

    Partendo da Mazzin, la Laurenzi si combina bene con la Ferrata Maximilian sopra il Rifugio Tires; per un anello più lungo si può scendere la Valle del Vajolet e percorrere la ferrata al Passo Santner o la Ferrata Bepo de Medil, eventualmente con il Sentiero delle Scalette in discesa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)14:00 h
    • Dislivello ferrata250 m
    • Dislivello itinerario1452 m
    • Quota max2852 m
    • Lunghezza25 Km
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