Gruppo: Gruppo Sella

  • Ferrata Piz da Lech

    Ferrata Piz da Lech

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Piz da Lech

    La Ferrata Piz da Lech sale una bastionata rocciosa nel versante orientale del Gruppo Sella fino alla vetta del Piz da Lech (2916 m), in provincia di Bolzano. È una via difficile, breve ma intensa, resa di avvicinamento brevissimo dagli impianti di Corvara: presenta alcuni passaggi atletici, due scale aeree e un breve ponte sospeso, in un ambiente d’alta montagna con panorama eccezionale dalla cima.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che da Corvara (Val Badia) sale prima al Crep de Mont e poi al Vallon (2537 m; apri il punto di partenza su Google Maps). In alternativa, dal Passo di Campolungo (tra Arabba e Corvara) si parcheggia presso l’Alberto Boè (1860 m) e si sale sul largo sentiero CAI 638 fino alla stazione a monte della seggiovia (1h 15′ dal passo). Scesi dalla seggiovia si ignorano le indicazioni per la via normale (646B) e si seguono i cartelli verso nord, in direzione di un vallone detritico dove si svolta a sinistra in salita fino all’attacco, sotto una caratteristica parete rocciosa giallo-nera (2560 m, 15 minuti dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    La ferrata apre con un balzo roccioso di media difficoltà e senza appigli evidenti, poi una facile cengia a sinistra e alcuni gradoni non difficili. Aggirato a sinistra uno spigolo con una cengia, si incontrano nuovi balzi sotto l’incombente bastionata nero-giallastra; si sale in verticale e ci si infila in un lungo canalino, tenendone il versante destro su gradoni rocciosi. Dove il canale si stringe si risalgono una quindicina di metri verticali, poi un breve ma esposto e impegnativo traverso verso destra aggira uno spigolo fino a una cengia. Segue il passaggio più impegnativo: un camino che sale prima sul versante destro e poi passa a sinistra con un balzo, complesso nella parte iniziale per la mancanza di appoggi, che aumentano gradualmente in alto. Alcune roccette esposte portano al punto più iconico della via: sotto la bastionata salgono due scale intervallate da un aereo passaggio su roccia con staffe; finita la seconda scala, un passaggio impegnativo aiutato da staffe. Nella sezione conclusiva si risalgono roccette esposte e una rampa fino alla cresta sommitale; dopo un tratto con le attrezzature a destra e un breve sentiero, si incontra un breve ponte sospeso (una scaletta orizzontale sopra uno stretto crepaccio), esposto ma non difficile. Una breve parete ben appigliata (spesso umida) e alcune roccette immettono sul sentiero finale, non attrezzato, che con attenzione porta alla croce di vetta del Piz da Lech (2916 m, 1h 45′ dall’attacco, 2 ore dalla stazione a monte), con vista magnifica sul Gruppo Sella, il Piz Boè e la Val de Mesdì.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile (D), con tutti i parametri di complessità sul 3/5: breve ma intensa, con un paio di passaggi atletici dove serve un buono spunto o una discreta tecnica di arrampicata (alcuni tratti di III-IV grado, comunque arrampicabili). Non è estremamente difficile, ma richiede buona preparazione ed esperienza. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ La cresta sommitale e lo spiazzo attorno alla croce non sono ampi e vanno percorsi con attenzione; il tratto finale e quello iniziale richiedono concentrazione. Il rientro lungo la via normale è ripido e comprende un paio di passaggi attrezzati in discesa: non togliere l’imbracatura al termine della ferrata. Una breve parete prima della vetta è spesso umida: prestare attenzione. Utile un frontalino se si parte tardi, perché tra salita e discesa la giornata può allungarsi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta quota, da percorrere con meteo stabile e roccia asciutta. Le attrezzature sono in ottimo stato, rinnovate di recente. Verificare l’apertura e gli orari di funivia e seggiovia (serve il biglietto andata e ritorno); chi sale a piedi dal Passo di Campolungo metta in conto un avvicinamento più lungo e faticoso.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende verso sud lungo la via normale, segnata dai bolli bianco-rossi del CAI 646, sui ghiaioni del versante sud; si superano in discesa un paio di passaggi attrezzati (una parete verticale di 6-8 metri con staffe e una breve serie di roccette). Si raggiunge un bivio col CAI 646B: a destra si scende un canalino franoso fino al sentiero d’avvicinamento e quindi alla seggiovia (45′ dalla vetta, 2h 45′ complessive); oppure si prosegue sul CAI 646 lungo una cresta sopra il Lago di Boè fino alla stazione a monte della funivia del Boè (2198 m, 1h 15′ dalla vetta, 3h 15′ complessive).

    ▲Da abbinare

    La Piz da Lech si abbina perfettamente alla vicina Ferrata del Vallon, eventualmente pernottando al Rifugio Kostner. Proseguendo a mezzacosta si raggiunge l’attacco dell’impegnativa Ferrata Piazzetta al Piz Boè. Sul Gruppo Sella anche la Ferrata Tridentina e la Ferrata delle Mesules. In Val Badia la Ferrata Sas dla Crusc e la Ferrata della Pace.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:15 h
    • Durata ferrata1:45 h
    • Itinerario totale4:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario371 m
    • Altitudine massima2911 m
    • Lunghezza2,2 Km
  • Ferrata del Vallon

    Ferrata del Vallon

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata del Vallon

    La Ferrata del Vallon sale la parete est del Gruppo Sella collegando il Rifugio Kostner alla zona del Piz Boè (provincia di Bolzano). È la via attrezzata meno conosciuta e tecnicamente meno impegnativa del Sella: per gran parte facile, ha un paio di passaggi più impegnativi nel tratto conclusivo dopo un suggestivo ponte sospeso accanto a una cascata. L’ambiente del circo glaciale del Vallon, contornato da imponenti pareti, è uno dei più belli e meno frequentati del gruppo.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che da Corvara (Val Badia) sale prima al Crep de Mont e poi al Vallon (2537 m; apri il punto di partenza su Google Maps). In alternativa, per evitare la funivia, dal Passo di Campolungo (tra Arabba e Corvara) si parcheggia presso l’Alberto Boè (1860 m) e si sale sul largo sentiero CAI 638 fino al bivio per la ferrata, poco prima del Rifugio Kostner (2500 m, 1h 30′ dal passo). Dalla stazione a monte si segue a destra il cartello per le Ferrate Piz da Lech e Vallon; in falsopiano si raggiunge una deviazione (a destra sale alla Ferrata Piz da Lech) e si prosegue a mezzacosta su pendio detritico, entrando nel Vallon sul versante destro fino all’attacco, segnato da grandi bolli rossi in fondo a un magnifico circo glaciale (45 minuti dalla stazione a monte). Si può anche seguire le indicazioni per il Rifugio Kostner e la Ferrata Piazzetta (CAI 638), facendo attenzione, prima del rifugio, ai segni e alla traccia che si addentrano nel circo.

    ▲Il percorso

    Si inizia con un facile traverso diagonale in salita, oltre il quale si affrontano balzi rocciosi ben gradonati con il cavo a sinistra (utilizzabile solo come autoassicurazione, dato che i passaggi sono arrampicabili). Si supera un facile camino, dove una fessura offre molti appigli per salire in spaccata, poi un tratto facile di sentiero attrezzato verso destra e sinistra in direzione della bastionata nero-giallastra che sormonta la valle. Sotto la parete, verso destra, si risalgono alcune roccette (cavo a sinistra) e un nuovo breve camino simile al precedente; la roccia ben appigliata permette di uscirne in spaccata. Si raggiunge così il punto più iconico dell’escursione: un ponte sospeso accanto a una cascata (il tracciato originale passava a sinistra della cascata, ora si sviluppa a destra; sono ancora visibili le vecchie attrezzature). Passato il ponte si entra nella seconda sezione, più impegnativa: una parete esposta e verticale di una ventina di metri. Si sale una prima pancia rocciosa, poi si piega leggermente a sinistra e a destra su buoni appigli per mani e piedi (chi ha dimestichezza con l’arrampicata può procedere senza trazionare il cavo); segue un tratto diagonale che richiama un diedro appoggiato e, dopo le ultime roccette, si raggiunge il terrazzino roccioso che domina il circo glaciale (45 minuti dall’attacco, 1h 30′ complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD): difficoltà tecniche, esposizione e impegno fisico contenuti (2/5), con complessità ambientale un po’ più alta (3/5) per la quota e l’ambiente d’alta montagna. È una buona prima ferrata per chi è già esperto di montagna e di percorsi in quota; la parete dopo il ponte, pur ben appigliata, è esposta e richiede un minimo di dimestichezza con l’arrampicata. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Le attrezzature sono state completamente rinnovate nel 2024, ma l’inverno può danneggiare qualche fittone rendendo il cavo lasco in alcuni punti: con cavo molle conviene appoggiarsi alla roccia e prestare più attenzione. A inizio stagione alcuni brevi tratti di cavo possono restare sepolti sotto la neve: utile avere bastoncini per affrontare in sicurezza i tratti su neve. La parete verticale dopo il ponte non va sottovalutata dai principianti vista l’esposizione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta quota, da percorrere con tempo stabile e roccia asciutta; nelle giornate limpide il panorama sul Gruppo Sella e le sue valli interne è eccezionale. Verificare l’apertura della funivia se la si usa per l’avvicinamento e l’eventuale presenza di neve a inizio stagione.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si seguono le tracce verso il già visibile Piz Boè, salendo a una sella. A un bivio si può scendere a sinistra lungo il Sentiero Lichtenfels, che cala su un pendio detritico e poi in una più ripida vallata con alcuni tratti attrezzati di bassa difficoltà fino al Rifugio Kostner (2517 m, 1 ora dal bivio, 2h 45′ complessive); oppure proseguire dritti in salita al Piz Boè (3152 m, 1 ora dal bivio) per il CAI 672 lungo la Cresta Stenta, a tratti attrezzata ed esposta, rientrando poi a ritroso al bivio (45′ dal Piz Boè) e scendendo per il Lichtenfels al Kostner (4h 30′ complessive). Dal Rifugio Kostner si seguono il CAI 638 e poi il 646B fino alla stazione a monte della seggiovia (20′ dal rifugio) e quindi a Corvara.

    ▲Da abbinare

    La Vallon si abbina facilmente alla vicina Ferrata del Piz da Lech e, in un itinerario di più giorni, all’impegnativa Ferrata Piazzetta al Piz Boè. Sul Gruppo Sella, in ordine crescente di difficoltà, la Ferrata Tridentina e la Ferrata delle Mesules. In Val Badia il Sentiero Tru Dolomieu e la Ferrata della Pace; verso Canazei la Ferrata dei Finanzieri al Colac e la Ferrata delle Trincee al Padon.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:45 h
    • Durata ferrata0:45 h
    • Itinerario totale3:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario263 m
    • Altitudine massima2800 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata Tridentina al Pisciadù

    Ferrata Tridentina al Pisciadù

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Tridentina al Pisciadù

    La Ferrata Tridentina al Pisciadù è una delle vie attrezzate più amate delle Dolomiti: sale il versante nord del Gruppo Sella, in provincia di Bolzano, e conduce alla Cima Pisciadù con difficoltà tecniche contenute ma un dislivello tutt’altro che banale. L’avvicinamento brevissimo, il celebre ponte sospeso sulla Torre Exner e il finale al Rifugio Cavazza ne fanno un itinerario classico, percorribile da chi ha già una minima esperienza di ferrate ed è in buona forma fisica.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza si trova lungo la strada che dal Passo Gardena scende verso Colfosco, sul versante della Val Badia: in corrispondenza del sesto tornante, sulla destra, un ampio parcheggio presso una cava segna l’inizio dell’itinerario (apri il punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si guardano a sud le pareti del Gruppo Sella; si ignorano i segnavia 650 che collegano il Passo Gardena con Colfosco e si seguono le indicazioni che, verso sinistra in direzione est, portano su un sentiero in falsopiano fino alle prime attrezzature metalliche, raggiunte in circa 15 minuti.

    ▲Il percorso

    La prima sezione attrezzata apre con un traverso ben appigliato verso sinistra, seguito da una serie di staffe che fanno guadagnare una parete appoggiata. Si prosegue ancora a sinistra lungo un traverso esposto ma solido, quindi si affrontano alcuni metri di parete verticale e un diedro umido attrezzato in alto con staffe metalliche. All’uscita si incrocia il sentiero che scende a mezzacosta dal Passo Gardena, utile come via di fuga in caso di maltempo. Da qui un sentiero in direzione est, con sali-scendi e un caratteristico passaggio in una fenditura, conduce alle attrezzature poste poco sopra la targa che segna l’attacco vero e proprio della Tridentina (2070 m, circa 40 minuti dal parcheggio).

    Si sale ora in diagonale sotto un’imponente parete, sempre ben appigliata e mai troppo esposta. Dopo i primi infissi metallici la progressione si fa più verticale su roccia ben gradonata, con staffe e infissi dove la parete è più liscia. Una successione di belle pareti verticali porta progressivamente in quota fino ai passaggi che si avvicinano alla cascata del Rio Pisciadù; si aggira uno spigolo con un passaggio aereo, poi si percorrono roccette più comode e un traverso su pioli, esposto ma ben attrezzato, fino a una via di fuga. Chi prosegue affronta il tratto più impegnativo, quello che risale la Torre Exner: una parete verticale poco appigliata, una serie di staffe e un diedro appoggiato con il cavo a destra e le staffe a sinistra (arrampicabile cercando gli appigli, poco evidenti, sul lato destro). Si esce a destra con un facile traverso, si sale una scala metallica e, dopo aver aggirato uno spallone roccioso, si raggiunge l’iconico ponte sospeso tra la Torre Exner e l’ultimo tratto: stabile ma sospeso su un abisso di alcune centinaia di metri. Superata la passerella, un’ultima parete verticale immette sul sentiero che porta al Rifugio Cavazza al Pisciadù (2587 m), dove la ferrata termina dopo circa 3 ore complessive.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD), la Tridentina deve la sua popolarità proprio alle difficoltà tecniche medio-basse unite a un avvicinamento corto. Sul piano della complessità pesano soprattutto l’impegno fisico e l’esposizione (entrambi 3/5), mentre la componente tecnica resta più contenuta (2/5). L’equipaggiamento da ferrata è obbligatorio: imbracatura, kit da via ferrata omologato e casco.

    ⚠ Difficoltà contenute e avvicinamento breve rendono la via molto frequentata: a luglio e agosto è concreto il rischio di code e ingorghi sui passaggi attrezzati. Conviene partire molto presto. Il dislivello (400 m di ferrata, 626 m complessivi) non va sottovalutato, così come la quota oltre i 2500 m. In caso di temporale in arrivo si può ripiegare sulle vie di fuga che intercettano il sentiero dal Passo Gardena.
    ▲Periodo e sicurezza

    L’itinerario è estivo e va affrontato con meteo stabile, partendo nelle prime ore del mattino per evitare i temporali pomeridiani e l’affollamento. Verificare sempre il bollettino e le condizioni del sentiero, in particolare nei tratti di discesa che possono risentire di frane o residui di neve a inizio stagione. Un piccolo cenno di storia: la Ferrata Tridentina nacque il 10 luglio 1960 su intuizione della guida alpina Germano Kostner che, con l’aiuto degli Alpini della Tridentina (a cui è dedicata), attrezzò la Torre Exner per dare accesso diretto al Rifugio Pisciadù; il secondo tratto, con l’ardito ponte sospeso, fu aggiunto sette anni più tardi. Ogni 31 luglio le Guide Alpine della Val Badia illuminano di sera il tracciato, visibile dal centro di Corvara.

    ▲Discesa

    Dopo una sosta al Lago Pisciadù, il rientro segue l’Alta Via 2 lungo il sentiero CAI 66 in Val de Setus. La discesa è ripida e si svolge in un vallone detritico con alcuni tratti attrezzati, dove serve attenzione. Si scende fino a un bivio (a sinistra si risalirebbe al Passo Gardena) e si prosegue verso il basso seguendo il sentiero fino al parcheggio di partenza, in circa 1 ora e 15 minuti dal termine della ferrata (4 ore e 30 minuti complessivi).

    ▲Da abbinare

    Il Gruppo Sella offre molte altre vie attrezzate nei dintorni. Scendendo verso la Val Badia si possono percorrere la Ferrata del Vallon e la Ferrata Piz da Lech; verso la Val di Fassa, al Passo Sella, la Ferrata delle Mesules e, al Passo Pordoi, la Ferrata Piazzetta. Restando al Passo Gardena si trovano le due ferrate del Gruppo Cir, la Ferrata al Piccolo Cir e la Ferrata Gran Cir, entrambe medio-facili.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:30 h
    • Durata ferrata2:45 h
    • Itinerario totale4:30 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario626 m
    • Altitudine massima2586 m
    • Lunghezza7,5 Km
    • Anno apertura1960
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