Gruppo: Prealpi Gardesane

  • Sentiero Attrezzato Foletti

    Sentiero Attrezzato Foletti

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › TN
    Sentiero Attrezzato Foletti

    Il Sentiero Attrezzato Foletti è una via breve ma esposta che scende dal versante nord di Cima Capi verso Biacesa di Ledro, frequentemente abbinata come sentiero di discesa alla Ferrata Susatti.

    Come arrivare e avvicinamento

    Il paese di Biacesa si raggiunge da Riva del Garda percorrendo le gallerie in direzione della Val di Ledro; dopo la seconda galleria si è quasi subito a Biacesa. In paese si imbocca via dei Dazi sulla destra e, in fondo, si gira ancora a destra proseguendo brevemente fino a un parco giochi con ampio parcheggio, che costituisce la base dell’escursione. Chi intende percorrere il Foletti come sentiero di discesa dopo la Ferrata Susatti dovrà leggere la relazione di quella ferrata per il punto di partenza in quota. Per chi volesse invece risalire il Foletti dal basso, si raggiunge la Chiesa di San Giovanni per il Sentiero Attrezzato delle Laste (1 ora) oppure per il sentiero CAI 417 e poi CAI 460 da Biacesa (1 ora).

    Il percorso

    Le prime attrezzature metalliche guidano lungo un traverso esposto su placche inclinate, dove i punti d’appoggio per i piedi risultano buoni e le maniglie metalliche colmano i tratti mancanti. Segue un tratto verticale in salita e poi uno più impegnativo in discesa su parete. La progressione continua fino a una parete da percorrere in diagonale senza particolari difficoltà tecniche, fino alla targhetta che segna la fine del percorso attrezzato (circa 20 minuti dall’attacco).

    Carattere e difficoltà

    Percorso breve, privo di difficoltà tecniche marcate, ma da affrontare con attenzione soprattutto nel tratto in discesa che richiede coordinazione e passo sicuro. Il Foletti non esige esperienza avanzata di ferrata, ma l’esposizione di alcuni passaggi suggerisce di equipaggiarsi almeno con imbrago e longe. La bassa quota e la brevità lo rendono adatto come completamento naturale del giro con la Ferrata Susatti. Difficoltà: Difficile.

    Periodo e sicurezza

    Sconsigliato nelle giornate più calde dell’estate per l’esposizione solare del versante. La roccia calcarea dell’Alto Garda può risultare scivolosa in presenza di umidità. La bassa quota di Cima Capi (909m) permette la percorrenza in quasi tutte le stagioni, con maggiore cautela in inverno. Prestare particolare attenzione nel tratto in discesa.

    Discesa

    Al termine del Sentiero Foletti ci si trova nei pressi della Chiesa di San Giovanni. Da qui si scende a Biacesa seguendo il Sentiero Attrezzato delle Laste (circa 45 minuti dalla chiesa, 4 ore totali partendo da Biacesa con la Ferrata Susatti) oppure percorrendo il sentiero CAI 460 in connessione con il CAI 417.

    Da abbinare

    Il Foletti si abbina per definizione alla Ferrata Susatti per Cima Capi, di cui costituisce il classico sentiero di discesa. In zona si trovano inoltre numerose altre ferrate e sentieri attrezzati sulle Prealpi Gardesane, tra cui la Ferrata delle Laste.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPrealpi Gardesane
    • Avvicinamento2:45 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)4:00 h
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario490 m
    • Quota max909 m
    • Lunghezza8,1 Km
  • Ferrata del Somator (Monte Biaena)

    Ferrata del Somator (Monte Biaena)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata del Somator (Monte Biaena)

    La Ferrata del Somator è un piacevole itinerario ad anello al Monte Biaena, nelle Prealpi Gardesane tra Rovereto e Riva del Garda. È una via facile: alcuni risalti rocciosi elementari sono attrezzati con staffe e cambre per agevolare gli escursionisti, e l'ambiente con vista sul lago la rende una meta ideale per le famiglie.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il parcheggio del Ristorante Pizzeria La Baita, tra Ronzo-Chienis e Castellano (Trento). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si seguono i segnavia CAI 671 su strada asfaltata verso est; si ignora il primo bivio a sinistra per il Sentiero Attrezzato de le Laste (che sarà il rientro) e, fra le tracce che si staccano a destra, ci si innesta dopo alcuni minuti sul sentiero 673, dove inizia di fatto il Sentiero del Somator (30' dall'auto); volendo, una breve deviazione sul 642 raggiunge il Rifugio Malga Somator.

    ▲Il percorso

    Il sentiero resta sempre piuttosto facile, con alcuni tratti che si restringono e diventano attrezzati, un paio di facili balzi verticali e un canalino. Superati i tratti attrezzati si prosegue in vista del Monte Biaena, con bella visuale sul lago (1617 m, 1h 30' dall'auto).

    ▲Carattere e difficoltà

    Pur conosciuta come «ferrata», la salita al Monte Biaena è un itinerario facile, adatto a neofiti e famiglie.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina dell'Alto Garda e Valle di Ledro oppure quella del Pasubio e Vallagarina di 4Land.

    ▲Discesa

    Per il rientro si scende sul versante est seguendo la traccia 671; dopo circa 10' si ignora a sinistra il sentiero 678 e si prosegue nel bosco con alcuni facili tratti attrezzati fino a una carrareccia e al bivio dell'andata, tornando all'auto (circa 2h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Il Garda offre molti itinerari simili: la Ferrata Rio Sallagoni a Castel Drena, la Ferrata Colodri ad Arco; sul versante occidentale la Susatti a Cima Capi e l'Amicizia a Cima Sat; per un grado più alto la Marangoni a Mori.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPrealpi Gardesane
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario315 m
    • Quota max1617 m
    • Lunghezza4,5 Km
  • Ferrata Signora delle Acque

    Ferrata Signora delle Acque

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Signora delle Acque

    La Ferrata Signora delle Acque accompagna fino a un tratto panoramico della spettacolare Cascata del Rio Ruzza, sopra Ballino. Inaugurata nel 2019, alterna una prima sezione facile a una seconda decisamente piu impegnativa, dove il cavo distante obbliga ad arrampicare. Due ponti sospesi e l’ambiente bagnato dalla cascata ne fanno un itinerario suggestivo ma da non sottovalutare.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Ballino, frazione di Fiave, nelle Valli Giudicarie. Arrivando dal Lago di Garda si gira a sinistra nella piccola piazza del paese e si tiene la sinistra su via Ballino, dove poco dopo si trova un parcheggio. A piedi si segue la strada asfaltata verso ovest-sudovest, sul sentiero CAI 420 in direzione delle cascate del Rio Ruzza; finito l’asfalto, a un bivio si resta sul CAI 420 girando a destra verso nord fino al Rio Ruzza, dove la segnaletica conduce al cartello rosso di inizio della ferrata (circa 30 minuti dal parcheggio). Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    La prima parete verticale e assistita da numerose, forse fin troppo abbondanti, cambre metalliche di nuova posa. Segue un traverso a sinistra su due funi metalliche con pedane per i piedi, poi il cavo riparte verticale per alcuni metri fino a un ponte sospeso ben attrezzato, con due funi per i piedi munite di pedane e due funi per le mani, che permette di attraversare il torrente tra due salti della cascata. Seguendo le attrezzature si arriva sotto un anfiteatro roccioso dominato dalla cascata principale: qui si chiude la prima parte (circa 15 minuti dall’attacco). Inizia la seconda sezione, piu verticale e impegnativa: il cavo corre spesso molto a destra, costringendo a cercare gli appigli sulla roccia, sempre presenti, e alcuni passaggi sono in strapiombo, con esposizione marcata. Dopo una paretina attrezzata prima con cambre e poi con una scala a pioli si raggiunge un secondo ponte tibetano, particolare perche compie un angolo retto sopra il salto d’acqua. Si superano alcune roccette e una parete con passaggi diagonali e poi verticali fino a un altro ponte sospeso; un’ultima parete verticale, povera di appigli artificiali e da affrontare arrampicando, precede gli ultimi metri su fondo terroso dove la via termina (circa 45 minuti dall’inizio della ferrata, 1 ora e 15 dal parcheggio alla fine delle attrezzature).

    ▲Carattere e difficolta

    L’ambiente, con la cascata che scroscia a fianco, e splendido e l’attrezzatura e nuova e in ottimo stato. Proprio per l’avvicinamento rapido e la bellezza del luogo la ferrata e molto frequentata e le sue reali difficolta spesso sottostimate: non e una via estrema, ma e decisamente esposta e alcuni tratti richiedono tecnica e forza.

    ⚠ Attenzione al secondo ponte sospeso: la fune di sicurezza e piuttosto alta e distante dai piedi. Le persone non molto alte dovranno usare una prolunga o agganciare i moschettoni alle funi laterali. Affrontate la via con un minimo di esperienza e in buona forma.
    ▲Discesa

    Si segue verso destra il sentiero che porta alla base della cascata e quindi, a ritroso, l’itinerario di avvicinamento fino al parcheggio di Ballino (circa 30 minuti dal termine, 1 ora e 45 sull’intero giro).

    ▲Da abbinare

    La zona dell’Alto Garda offre moltissime vie attrezzate. Tra le piu facili: il Sentiero Attrezzato delle Cavre, la Ferrata Colodri e la Ferrata Rio Sallagoni; di media difficolta la Ferrata Artpinistica e la Ferrata Che Guevara; per salire decisamente di grado la Ferrata Pisetta o la Ferrata Segata al Bondone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaDifficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoPrealpi Gardesane
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata140 m
    • Dislivello itinerario390 m
    • Quota max1062 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata Susatti a Cima Capi

    Ferrata Susatti a Cima Capi

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Susatti a Cima Capi

    La Ferrata Susatti a Cima Capi è una via facile e molto panoramica sopra il Lago di Garda, in Valle di Ledro (provincia di Trento). Senza difficoltà tecniche di rilievo ma con buona esposizione, è l’ideale per chi ha già esperienza di montagna ma vuole avvicinarsi ai sentieri attrezzati. L’ambiente, affacciato sul lago e ricco di tracce della Grande Guerra, la rende un itinerario di grande interesse anche storico.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il paese di Biacesa, a 4 km da Riva del Garda: da Riva si seguono le gallerie verso la Val di Ledro e, usciti dalla seconda, si raggiunge Biacesa; si prende via dei Dazi a destra e, a fine strada, ancora a destra. L’escursione inizia presso il parco giochi di Biacesa, dove però non è più consentito parcheggiare ai non residenti: occorre cercare un posteggio consentito nelle vicinanze (apri il punto di partenza su Google Maps). Da Biacesa si segue il sentiero CAI 470 (Sentiero dei Bech) a mezzacosta verso est lungo la Valle del Gec, ignorando la deviazione a sinistra per il Sentiero Attrezzato delle Laste (utile come rientro). Tra saliscendi e vegetazione mediterranea (allori, olivi) e alcune facili roccette si arriva a un bivio dove si ignora il CAI 405 (scende a Riva) e si sale verso l’attacco, raggiunto dopo un facile camino (1h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Presso la targa rossa si risalgono alcune roccette non attrezzate, oltre le quali la fune metallica aiuta a superare alcuni salti rocciosi in un camino. Usciti in cresta si sale con crescente esposizione, ma senza difficoltà, su placche ben gradonate dove è possibile procedere in arrampicata senza affidarsi continuamente al cavo. Una placca con un paio di staffe porta al filo di cresta: si prosegue sul versante destro in forte esposizione, sempre senza passaggi impegnativi, risalendo massi e piccole pareti attrezzate, con il Lago di Garda alle spalle. L’unico passaggio di media difficoltà consiste nell’aggirare un grosso masso su un traverso esposto, cercando l’appiglio oltre lo spigolo; superato questo tratto, un facile camino e alcuni brevi passaggi verticali immettono sul sentiero che porta alla vetta di Cima Capi (909 m, 1h 15′ dall’attacco, 2h 30′ complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Facile (F), con tutti i parametri di complessità sul 2/5: la progressione è semplice ma l’esposizione è buona, ottima per prendere confidenza con l’ambiente attrezzato. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Bassa quota ed esposizione prevalente a sud-est: nei mesi estivi può fare molto caldo, conviene partire presto. La zona è ricca di gallerie e trincee della Grande Guerra visitabili lungo i sentieri: portare una torcia frontale. Al termine della ferrata conviene non togliere il set, perché si incontrano altri tratti attrezzati lungo qualsiasi opzione di rientro.
    ▲Periodo e sicurezza

    Grazie alla quota modesta è percorribile gran parte dell’anno ed è particolarmente piacevole nelle mezze stagioni. La segnaletica dei sentieri è ottima. Verificare il meteo e, in estate, evitare le ore più calde data l’esposizione al sole.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende sul versante opposto a quello di salita, lungo un facile sentiero di crinale presso trincee della Grande Guerra e una piazzola per elicotteri; in 15 minuti si raggiunge un bivio. A sinistra prosegue il Sentiero Attrezzato Foletti, che conduce al Bivacco Arcioni, alla Chiesa di San Giovanni e quindi a Biacesa (1h 30′ da Cima Capi, 4 ore complessive); dal Bivacco Arcioni si può in alternativa scendere il più difficile Sentiero delle Laste, che si innesta sul CAI 470 percorso all’andata. Dritto prosegue il Sentiero Attrezzato Susatti fino a Bocca d’Enzima (circa 1 ora), con tratti attrezzati non difficili; da qui il CAI 404 verso Rocchetta Giochello e poi il CAI 417 riportano a Biacesa con un lungo anello (3 ore da Cima Capi, 5h 30′ complessive).

    ▲Da abbinare

    Si possono abbinare il Sentiero Attrezzato Foletti e il Sentiero delle Laste in discesa; dal Bivacco Arcioni, energie permettendo, la salita a Cima Rocca con la facile ferrata. Nelle vicinanze la Ferrata dell’Amicizia a Cima Sat; risalendo verso Trento la Ferrata a Castel Drena e i facili Colodri e Sentiero delle Cavre.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:15 h
    • Durata ferrata1:15 h
    • Itinerario totale4:00 h
    • Dislivello ferrata315 m
    • Dislivello itinerario490 m
    • Altitudine massima907 m
    • Lunghezza8,1 Km
  • Ferrata Rio Sallagoni

    Ferrata Rio Sallagoni

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Rio Sallagoni

    La Ferrata Rio Sallagoni si svolge lungo la forra dell’omonimo torrente, ai piedi di Castel Drena, in provincia di Trento. È una via facile ma decisamente spettacolare: traversi su roccia sopra l’acqua che scorre, una gola stretta e suggestiva e due ponti sospesi rendono questo breve itinerario uno dei più scenografici dell’Alto Garda. Proprio per la bassa difficoltà e il fascino dell’ambiente è molto frequentato in estate.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza si trova sulla strada che collega Dro a Drena. Arrivando da Riva del Garda, prima dell’abitato di Dro si seguono le indicazioni a destra per salire a Drena; dopo pochi minuti e un tornante, sulla sinistra si incontra un ampio parcheggio e poco dopo, sulla destra, un campo da tamburello (apri il punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si scende verso il tornante percorso in auto: sul lato sinistro della strada una palina con segni CAI indica la discesa verso la forra del Rio Sallagoni, dove la ferrata ha subito inizio (circa 10 minuti dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata attacca sul lato sinistro della gola. Si salgono un paio di metri con la fune, poi un breve traverso verso destra su staffe per i piedi, quindi alcuni metri in diagonale e in verticale: un tratto esposto e molto bello, con il fiume che scorre proprio sotto i piedi. Si prosegue nel traverso e si incontra il passaggio probabilmente più impegnativo della via, leggermente a strapiombo, che obbliga a una leggera trazione sul cavo per mantenere l’equilibrio. Superato questo punto si passa sotto un sasso incastrato e si incrocia una via di fuga verticale. Continuando nella forra il traverso prosegue verso destra; la gola si stringe e, nei pressi di un grosso masso incastrato, si passa sul lato destro affrontando un solo passaggio più impegnativo dovuto a una sporgenza rocciosa. In breve le attrezzature terminano e ci si trova in un anfiteatro roccioso con cascate.

    Inizia la seconda parte: dal sentiero di sinistra si raggiunge il primo ponte sospeso a tre corde, lungo una quindicina di metri e abbastanza stabile. Si prosegue sul lato destro del torrente, su sentiero attrezzato e facili balzi rocciosi, poi si passa sul versante sinistro per l’unico vero tratto verticale della via, verso destra: alcuni passaggi richiedono un po’ di impegno, ma su difficoltà complessivamente basse. Si arriva quindi al secondo ponte sospeso, più corto del primo ma meno stabile, dove termina la Ferrata di Castel Drena (40 minuti dall’attacco, 50 complessivi). Si attraversa un ponticello di legno, si torna sul lato destro del torrente e si sale su sentiero fino a uscire nei pressi del castello (10 minuti dal termine della ferrata, 1 ora complessiva). A fine 2024 è stata aggiunta una variante opzionale finale dedicata ai Caduti di Nassirya: invece di attraversare il Rio Sallagoni si resta sulla sponda orografica sinistra, risalendo su tratti attrezzati facili (salvo una rampa a volte umida e scivolosa) con lunghi traversi su cambre molto vicini al greto, fino a Casteldrena; calcolare circa 30 minuti in più.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Facile (F), ha difficoltà tecniche, ambientali ed esposizione attorno al 2/5 e impegno fisico minimo (1/5). È adatta anche a chi ha poca esperienza, purché a proprio agio con l’esposizione sopra l’acqua. Indispensabile l’attrezzatura completa: imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Itinerario molto battuto, soprattutto in estate, da numerose comitive: concreto il rischio di restare imbottigliati nella gola. Conviene percorrerlo la mattina presto o nel tardo pomeriggio, evitando le ore più calde e affollate. Se si percorre la variante dei Caduti di Nassirya, prestare la massima attenzione ai guadi, che in primavera o dopo abbondanti precipitazioni possono diventare difficoltosi: utili un paio di bastoncini telescopici.
    ▲Periodo e sicurezza

    La quota bassa rende la via ideale nelle mezze stagioni. Da evitare con torrente in piena o dopo forti piogge, sia per i guadi della variante sia per il livello dell’acqua nella forra. Verificare sempre il meteo e le condizioni del rio prima di scendere nella gola.

    ▲Discesa

    Dal castello si segue in discesa la strada asfaltata; sulla sinistra si stacca un sentiero che, in ripida discesa con alcuni tornanti, riporta al campo da tamburello presso il parcheggio (20 minuti dal castello, 1 ora e 20 minuti complessivi).

    ▲Da abbinare

    Vista la brevità, la Rio Sallagoni lascia tempo ed energie per un secondo itinerario in giornata. Restando sul facile si possono percorrere la Ferrata Colodri o il Sentiero Attrezzato delle Cavre, entrambi verso Riva del Garda. A circa 45 minuti d’auto ci sono la Ferrata Marangoni a Mori, la Ferrata di Ballino e la Ferrata Artpinistica a Preore. Per escursionisti molto esperti, a circa 30 minuti, la difficile Ferrata Rino Pisetta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:10 h
    • Durata ferrata0:40 h
    • Itinerario totale1:20 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario200 m
    • Altitudine massima365 m
    • Lunghezza3 Km
  • Ferrata Colodri

    Ferrata Colodri

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Colodri

    La Ferrata Colodri sale le pareti orientali del Monte Colodri, che domina la cittadina di Arco in provincia di Trento, a due passi dal Lago di Garda. È una via facile, ottimamente attrezzata e priva di difficoltà tecniche rilevanti: per questo è una delle mete più gettonate per chi vuole avvicinarsi al mondo delle vie ferrate. Si svolge accanto a pareti note per l’arrampicata libera e regala dalla cima un bel panorama su Arco, la valle del Sarca e il lago.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Arco. Si oltrepassa il fiume Sarca sul ponte e si prende a destra via Maini, proseguendo dritti fino all’ingresso di un campeggio sulla destra; subito dopo, sulla sinistra una bacheca e sulla destra uno slargo permettono di parcheggiare poche auto (apri il punto di partenza su Google Maps; in alternativa è segnalato l’ampio parcheggio gratuito presso le piscine). Entrati nel parco si seguono i segnavia bianco-rossi del CAI per Cima Colodri e per la ferrata, raggiunta in breve a una targa bianca, circa 10 minuti dal parcheggio.

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia su una rampa gradonata, arrampicabile comodamente anche senza usare il cavo. Saliti i primi gradoni si percorre un facile traverso verso destra e si prosegue su un’altra rampa gradonata, dove il cavo funge da corrimano. Si piega a destra su una larga cengia che porta a un primo tratto verticale ma appoggiato, con ottimi appigli; superato questo breve passaggio si volge a sinistra salendo in obliquo tra piccoli balzi rocciosi, cenge e tratti di sentiero. Lo sviluppo prosegue in prevalente falsopiano, su una cengia liscia ma priva di difficoltà tecniche, verso sinistra. Si risalgono un paio di placche inclinate attrezzate con cambre e staffe, alcuni tratti diagonali e una facile fessura, fino all’ultimo tratto: un diedro di una decina di metri dove le cambre annullano di fatto le difficoltà dove gli appigli naturali sono meno evidenti. Percorsa l’ultima placca appoggiata terminano le attrezzature; un breve sentiero conduce a Cima Colodri (400 m), con la sua croce e la caratteristica madonnina, in circa 30 minuti dall’attacco (40 minuti complessivi).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Facile (F), è un itinerario molto elementare, con tutti i parametri di complessità al minimo (1/5): ideale come prima ferrata, adatta anche a chi accompagna persone alle prime armi. Resta comunque indispensabile l’attrezzatura completa: imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Pericolo di scariche di materiale detritico dall’alto: indossare il casco già durante l’avvicinamento, non solo all’attacco. Sulla via si sono verificati incidenti gravi, anche mortali. Il terreno in alcuni punti è smosso e c’è il rischio di far cadere sassi su chi sta sotto, per cui è importante prestare attenzione, soprattutto quando la via è affollata. La parete è esposta a est ed è in pieno sole al mattino: in estate conviene partire nel pomeriggio per trovare ombra.
    ▲Periodo e sicurezza

    Grazie alla quota modesta e all’esposizione soleggiata, è percorribile in gran parte dell’anno ed è particolarmente indicata nelle mezze stagioni. La roccia, levigata dalle innumerevoli ripetizioni, può risultare scivolosa: meglio evitarla bagnata. Vista l’elevata frequentazione, mantenere ordine sui passaggi ed evitare di creare ingorghi. Portare acqua e verificare il bollettino meteo prima di partire.

    ▲Discesa

    Da Cima Colodri si scende sul versante opposto (ovest) fino a un bivio con il sentiero CAI 431. Per il rientro più breve si prosegue a sinistra in direzione di Santa Maria di Laghel, quindi si prende la stradina a sinistra che scende verso Arco; dal centro si ripercorre la strada asfaltata fino al parcheggio (1 ora dal termine della ferrata, 1 ora e 45 minuti complessivi). In alternativa è possibile un lungo itinerario ad anello: al bivio si tiene la destra sul CAI 431 fino al Monte Colt e alla Croce di Colt, si scende verso il Sentiero Attrezzato degli Scaloni (parte del Sentiero delle Cavre, circa 2 ore dal termine della ferrata), lo si percorre e, tenendo poi la sinistra sul CAI 408, si rientra nei pressi di Santa Maria di Laghel e quindi ad Arco (circa 4 ore dalla ferrata, circa 5 ore complessive).

    ▲Da abbinare

    Arco e l’Alto Garda sono ricchissimi di vie attrezzate per ogni livello. Nella zona di Cima Capi si trovano la Ferrata Susatti e la Ferrata di Cima Rocca; vicino a Riva del Garda la Ferrata dell’Amicizia a Cima Sat. Per chi cerca più difficoltà, l’esposta Ferrata Marangoni a Mori o la molto impegnativa Ferrata Pisetta a Sarche. Verso nord, la Ferrata alla Cascata del Rio Ruzza e la Ferrata Artpinistica a Preore.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:10 h
    • Durata ferrata0:30 h
    • Itinerario totale1:30 h
    • Dislivello ferrata280 m
    • Dislivello itinerario300 m
    • Altitudine massima398 m
    • Lunghezza4,5 Km
  • Ferrata dell’Amicizia a Cima Sat

    Ferrata dell'Amicizia a Cima Sat

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata dell'Amicizia a Cima Sat

    La Ferrata dell’Amicizia a Cima Sat è un itinerario lungo e faticoso che risale dalle sponde del Lago di Garda, sopra Riva del Garda (provincia di Trento), fino all’evidente vetta di Cima Sat. Di grado moderatamente difficile, è celebre per la serie di lunghe scale metalliche che superano i tratti più verticali e strapiombanti delle pareti della Rocchetta. Via molto aerea ed esposta, con dislivello importante: richiede buona preparazione fisica.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Riva del Garda. Ci si porta sulla strada gardesana occidentale che da Riva conduce a Limone: nei pressi del parcheggio a pagamento Monte Oro un cartello CAI indica il sentiero in salita; si cerca posto in zona e ci si dirige a piedi verso la palina CAI (apri il punto di partenza su Google Maps). La palina indica il sentiero CAI 404 in salita; dopo alcuni tornanti si incrocia un altro sentiero e si tiene la sinistra verso una piccola fortezza veneziana. Poco prima della fortezza, sulla destra, riparte il CAI 404 che porta a una forestale, da imboccare verso sinistra; si prosegue fino a un bivio dove a destra si sale a Capanna Santa Barbara (560 m). Da qui, verso sud, si segue il sentiero fino a una deviazione sulla sinistra per il CAI 404B, che conduce in breve all’attacco della ferrata (1 ora e 15 minuti dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Sotto la targa d’inizio, l’attrezzatura metallica conduce in diagonale verso sinistra e poi su facile parete gradonata fino a un sentierino sassoso da cui è già visibile Cima Sat. Si superano alcuni balzi rocciosi e una parete appoggiata verso sinistra; le attrezzature si interrompono più volte alternandosi a tratti di sentiero e a roccette ben gradonate. Dopo un terrazzino la salita prosegue a zig-zag, con brevi cenge e passaggi verticali assistiti da staffe, fino a uno dei tratti più caratteristici: una lunga scala metallica di oltre 40 metri che supera una parete leggermente strapiombante; in cima si percorrono due metri in orizzontale su una barra metallica e si sale una seconda scala. Si raggiunge un pianoro sassoso panoramico, davanti al quale si vedono i tratti successivi con altre lunghe scale.

    Dopo un breve tratto di gradoni si arriva a una placchetta verticale che sale a sinistra con alcune staffe; sul lato sinistro inizia la terza scala, che risale un diedro. Si traversa a destra e si riprende la salita verticale su roccia ben appigliata; un facile traverso a destra precede un balzo di 3 metri con staffe. Si giunge quindi alla quarta lunga scala (70 metri), che risale una liscia parete: non difficile ma decisamente esposta. Da un terrazzino panoramico si prende a sinistra una stretta cengia fino a un facile camino, agile nella prima parte e più impegnativo in alto, dove si procede in diagonale verso sinistra con l’aiuto di alcune staffe. Si aggira un masso su una cengia, si affronta un breve tratto di discesa esposta ma non difficile e, dopo un’altra cengia attrezzata, un paio di scale e un ultimo balzo roccioso, si raggiunge la caratteristica bandiera di vetta di Cima Sat (1260 m), in 1 ora e 45 minuti dall’attacco (circa 3 ore complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD): tecnicamente non presenta tratti duri (l’unico passaggio di media difficoltà è l’ultimo camino prima della vetta), ma l’esposizione è elevata (4/5) e l’impegno fisico notevole (3/5) per il forte dislivello e il lungo rientro. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Itinerario lungo e molto aereo: la successione di scale, alcune oltre i 40-70 metri, è spettacolare ma richiede testa salda e assenza di vertigini. È stato segnalato che le scale possono risultare abbastanza mobili e dare un’impressione di scarsa stabilità, pur senza essere pericolose: procedere con attenzione. Il dislivello (610 m di ferrata, 1150 m complessivi) e i tempi lunghi impongono buona preparazione fisica e partenza presto. In piena estate il caldo può diventare torrido: meglio le mezze stagioni.
    ▲Periodo e sicurezza

    Grazie alla quota bassa è percorribile in quasi tutte le stagioni, ma se ne sconsiglia la frequentazione nelle giornate più calde d’estate. Un cenno di storia: la via fu costruita su iniziativa del Gruppo Rocciatori di Riva del Garda (G.R.A.M.) e inaugurata nel 1972 per il centenario della fondazione della SAT (Società Alpinisti Tridentini); è una delle ferrate più frequentate dell’arco alpino. Portare acqua in abbondanza e verificare il meteo prima di partire.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende verso ovest fino a un breve tratto attrezzato e a una piazzola di atterraggio per elicotteri; si prosegue fino a un bivio con due opzioni. A destra (nord) si scende lungo il CAI 418 che, con molti tornanti, porta a una forestale (CAI 402); si tiene la destra in discesa fino a ritrovare, poco sopra Riva del Garda, il sentiero dell’andata e quindi il parcheggio (circa 2 ore dalla cima, 5 ore complessive). A sinistra (sud) si sale a un bivio dove si tiene la sinistra sul CAI 404, ignorando la deviazione per la Bocchetta dei Concoli e, più avanti, il CAI 404A verso Cima Capi; si prosegue a mezzacosta, anche con una lunga scala, fino alla Chiesa di Santa Barbara e quindi al bivio dell’andata, da cui si rientra a ritroso (circa 3 ore dalla vetta, 6 ore complessive).

    ▲Da abbinare

    Vista la lunghezza, difficilmente si aggiungerà un secondo itinerario nella stessa giornata, ma l’Alto Garda è ricco di alternative. Nella zona di Cima Capi ci sono la Ferrata Susatti e la Ferrata di Cima Rocca. Salendo verso Trento, i facili Colodri e Sentiero delle Cavre, o la Ferrata Rio Sallagoni a Castel Drena. Per i più preparati, la difficile Ferrata Pisetta in Val di Sarche.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:15 h
    • Durata ferrata1:45 h
    • Itinerario totale5:00 h
    • Dislivello ferrata610 m
    • Dislivello itinerario1150 m
    • Altitudine massima1246 m
    • Lunghezza9,5 Km
    • Anno apertura1972
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