Paese: Italia

  • Ferrata Attilio Sieff

    Ferrata Attilio Sieff

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Attilio Sieff
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Breve via attrezzata che da Ziano di Fiemme sale alla soprastante Punta Polsa. La ferrata vera e propria dura una mezz’ora e si percorre sia in salita sia al rientro: sviluppandosi a bassa quota, e adatta a tutte le stagioni e rappresenta un buon gradino intermedio per chi vuole passare dalle ferrate per principianti a qualcosa di piu impegnativo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da via Coronella, a Ziano di Fiemme. Dall’autostrada del Brennero si esce al casello di Ora e si sale verso est in Val di Fiemme; superati Cavalese, Tesero e Panchia si arriva a Ziano. Attraversato il Torrente Avisio si entra in paese e si sale a sinistra per via Coronella, dove un parcheggio sulla sinistra e un cartello CAI bianco-rosso indicano la direzione per Punta Polsa. Il sentiero sale nel bosco tra tornanti e tratti ripidi e in circa un’ora porta all’attacco. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    La ferrata risale un ampio canalone, dapprima su fondo erboso e poi tenendone il lato destro su terreno piu roccioso. Lo si attraversa quindi in orizzontale per passare sul versante opposto; dove il canalone si stringe se ne risale il lato sinistro fino a un grosso masso incastrato che forma un curioso anfratto, dove conviene fare attenzione con zaini voluminosi. Usciti dal passaggio si sale verso uno spiazzo sovrastato da una parete verticale attrezzata con pioli; un ultimo tratto di sentiero conduce alla croce di vetta (1439 m), circa 30 minuti dall’attacco e un’ora e mezza dal parcheggio, con vista su Ziano, sulla Val di Fiemme e sulla Catena del Lagorai.

    ▲Carattere e difficolta

    Via corta con un paio di passaggi piu impegnativi, l’uscita dall’anfratto e la paretina verticale, che aggiungono un pizzico di adrenalina a un’escursione tutto sommato facile. E particolarmente indicata nelle mezze stagioni, quando le ferrate di alta quota della zona possono essere ancora innevate.

    ⚠ La discesa, che ripercorre la via di salita, risulta leggermente piu delicata della salita pur restando su difficolta moderate.
    ▲Discesa

    Si scende lungo lo stesso itinerario di salita, percorrendo il ripido sentiero nel bosco fino al parcheggio, per un totale di circa 3 ore.

    ▲Da abbinare

    Si trova all’ingresso di un vero paradiso per gli amanti delle vie attrezzate, tra Pale di San Martino e Val di Fassa. Restando in Val di Fiemme, la Ferrata ai Campanili del Latemar e tra le meno difficili in un ambiente maestoso; salendo verso la Val di Fassa, presso Moena, si incontra il Sentiero Attrezzato del Gronton. Tornando verso la Val d’Adige, nei pressi di Mezzocorona, ci sono la Ferrata di Favogna, la Ferrata Rio Secco e il Sentiero Attrezzato al Burrone Giovanelli.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Fiemme
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario450 m
    • Quota max1439 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata Arenazzo

    Ferrata Arenazzo

    Vie Ferrate › Basilicata › Potenza
    Ferrata Arenazzo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Una ferrata breve e divertente nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, incassata nella stretta valle scavata dal torrente Arenazzo. Le difficolta tecniche restano contenute: il vero protagonista e il lungo ponte tibetano finale, che da solo vale la salita.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza e l’abitato di Sasso di Castalda, in provincia di Potenza. Dal paese ci si porta nei pressi del Ponte alla Luna, dove la segnaletica e abbondante, e si imboccano i segnavia blu “Ferrata Arenazzo” che scendono verso il torrente. Bastano circa 15 minuti per raggiungere l’attacco. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    Si parte percorrendo in discesa un facile sentiero attrezzato che conduce al primo ponte tibetano, teso su 3 corde, lungo 15 metri e alto circa 8. Superato il ponte si affronta un breve tratto verticale, dove alcune staffe agevolano la progressione in diagonale. Segue un traverso con saliscendi mai impegnativi. Dopo questa sezione si scende una placchetta fino al secondo ponte tibetano, quello decisivo: 40 metri di lunghezza, 20 di altezza, teso su 4 corde. Proprio con la sua traversata si chiude la ferrata, a circa 40 minuti dall’attacco.

    ▲Carattere e difficolta

    Tecnicamente e una via alla portata anche di chi ha poca esperienza, ma il passaggio chiave resta il lungo ponte tibetano finale, che oscilla naturalmente durante l’attraversamento.

    ⚠ Il ponte da 40 metri richiede passo fermo e totale assenza di vertigini: valutatelo con onesta prima di impegnarvi nella traversata.
    ▲Discesa

    Terminato il ponte si rientra comodamente in paese lungo un sentiero senza difficolta, per un totale di circa 1 ora e 15 minuti sull’intero anello.

    ▲Da abbinare

    In zona si combina alla perfezione con la Ferrata Belvedere (indicazioni in loco) e con la traversata del celebre Ponte alla Luna. Sempre nel Potentino si trovano la Ferrata Marcirosa e la Ferrata Salemm; lungo la costa tirrenica la panoramica Ferrata al Cristo Redentore di Maratea; in Campania, a Volturara Irpina, la recente Ferrata Maroia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneBasilicata
    • GruppoAppenino Lucano
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata0:40 h
    • Itinerario (a/r)1:15 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario300 m
    • Quota max975 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata Anita Goitan al Jof Fuart

    Ferrata Anita Goitan al Jof Fuart

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Anita Goitan al Jof Fuart
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Anita Goitan (o Sentiero Attrezzato Goitan) è un lungo e panoramico itinerario ad anello nelle Alpi Giulie (provincia di Udine), con partenza da Sella Nevea, appoggio al Rifugio Corsi e traversata da est a ovest dell’anfiteatro del Jof Fuart, di cui è possibile salire la vetta (2666 m). Itinerario esposto ma mai tecnicamente difficile, salvo un paio di passaggi in discesa presso la Madre dei Camosci; molto lungo e con forte dislivello, conviene spezzarlo in due giorni pernottando al Rifugio Corsi.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Sella Nevea, raggiungibile da Chiusaforte (uscita A23 Carnia-Tolmezzo, poi 20 km verso est): si lascia l’auto nell’ampio parcheggio con paline CAI (circa 1200 m; apri il punto di partenza su Google Maps – 46.395039, 13.477250). Si seguono in salita i segnavia CAI 625 nel bosco fino alla Casera di Cregnedul; si prosegue piegando a destra per aggirare il Monte La Plagnota, tagliandone a mezzacosta il versante sud-est verso il Passo degli Scalini (2022 m). Oltre il passo si taglia un vallone fino a un bivio dove a sinistra scende il sentiero 626 dalla Forcella Lavinal dell’Orso (sarà il rientro); si prosegue dritti, perdendo un po’ di quota, ignorando a destra il 628 per Malga Grantagar, e si aggira lo spallone del Campanile di Villico (postazioni della Grande Guerra scavate nella roccia) fino alla conca del Rifugio Guido Corsi (1874 m, 2h 30′ dal parcheggio).

    Dietro il rifugio si segue il 625 per circa 15′ fino a un bivio: a destra prosegue il 625 verso la Forcella del Vallone, si tiene invece la sinistra sul 627. Dopo meno di 5′ un secondo bivio: a sinistra la via normale al Jof Fuart verso la Forcella Mosè, si prosegue a destra sul 627 verso la Forcella di Riofreddo. Si sale ripidi su misto di sassi e prato sotto l’anfiteatro (cengia, canalino roccioso) fino a un bivio (2165 m, 40′ dal rifugio): a destra il 627 al Rifugio Pellarini, si tiene la sinistra verso Goitan. Si sale piegando a sinistra tra roccia e prato, attenti ai segni rossi, per un canalino con roccette fino alla Forcella Riofreddo, dove è l’attacco (2240 m, 1h dal Rifugio Corsi, 3h 30′ dal parcheggio), con una Madonna e una targa commemorativa della Grande Guerra.

    ▲Il percorso

    Si attacca un ripido canalino roccioso non attrezzato con roccette nella parte alta; seguendo la traccia e i segni rossi si sale a sinistra verso un evidente intaglio (attenzione al fondo di ghiaina instabile), poi una cengia attrezzata a esposizione crescente verso sinistra. Se ne esce in salita a sinistra su roccette facili, si risale un canalino attrezzato e una nuova cengia fino alla base di un canalino che porta a una forcella affacciata sulla Conca di Valbruna. Dalla forcella, su tratti attrezzati non difficili, si sale una paretina verticale e poi una rampa a destra, aggirando uno spallone con in vista la Madre dei Camosci. Per raggiungerla si scendono due canalini attrezzati su fondo scivoloso (massima attenzione nella discesa di entrambi), separati da un breve tratto di collegamento, fino al canale che divide le due vette.

    Attraversato il canale si sale decisi verso la Madre dei Camosci: un tratto appoggiato, poi una placca verticale attrezzata con solide staffe e infine un tratto verticale molto arrampicabile. In cima si percorre un panoramico tratto di sentiero che aggira la Madre dei Camosci su un’ampia cengia (alcuni punti esposti sono attrezzati), con vista su guglie e pinnacoli – qui l’Ago dei Camosci – e sull’intera catena delle Giulie, con il Rifugio Corsi visibile in basso. Terminata la cengia, dopo un tratto di collegamento si raggiunge la via normale al Jof Fuart che sale dalla Forcella Mosè (2350 m, 1h 30′ dall’attacco, 5h totali).

    Salita al Jof Fuart (opzionale). Si tiene la destra in salita seguendo segni e ometti fino all’anticima con croce e Madonna e, poco oltre, al punto più alto del Jof Fuart (2666 m, 45′ dal bivio, 5h 45′ totali). Si rientra poi a ritroso al bivio.

    Per proseguire l’anello si tiene la destra verso sud-ovest: il sentiero taglia la montagna e scende per tratti ripidi, alcuni attrezzati (canalino, placca, cengia), fino alla Forcella Mosè (2271 m, 1h dalla vetta) col suo caratteristico gendarme – da qui è possibile scendere per la normale al Rifugio Corsi. Si prosegue invece in salita con brevi tratti attrezzati verso la Cima di Castrein, ricca di residui bellici (postazioni, ricoveri, scalinate e camminamenti); la breve ed esposta deviazione alla cima non viene qui considerata. Si scende quindi per ripidi pendii erbosi, su cui prestare molta attenzione, fino alla Forcella Lavinal dell’Orso (2138 m), dove la Goitan termina (4h 30′ dall’attacco inclusa la salita al Jof Fuart, 8h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile, con difficoltà tecniche 2/5, ambientali 3/5, esposizione 3/5 e impegno fisico 4/5. Non è mai tecnicamente dura, ma è esposta e soprattutto molto lunga (oltre 20 km, circa 1400 m di dislivello): richiede ottima autonomia. Attrezzatura in buono stato. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ I due canalini in discesa verso la Madre dei Camosci, su fondo scivoloso, sono i passaggi più delicati. Attenzione a camosci e stambecchi, numerosi lungo il percorso, che smuovono sassi. Al di sotto della Forcella Riofreddo, sul lato nord, il vecchio sentiero verso il Rifugio Pellarini (cavi arrugginiti) non è più agibile. Verifica inoltre l’apertura del Rifugio Corsi prima di programmare il pernottamento.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta montagna (fino a 2666 m) da percorrere in piena estate con meteo stabile e roccia asciutta. Data la lunghezza, conviene partire all’alba o, meglio, spezzarlo in due giorni con notte al Rifugio Corsi. Possibili nevai residui nei canalini a inizio stagione.

    ▲Discesa

    Dalla Forcella Lavinal dell’Orso si tiene la sinistra in discesa lungo il vallone, senza difficoltà, fino a innestarsi sul sentiero 625 dell’avvicinamento (15′ dal termine della ferrata). Si tiene la destra e si ripercorre a ritroso il sentiero già fatto: Passo degli Scalini, quindi discesa a Sella Nevea e al parcheggio (2h 30′ dal termine della ferrata, circa 11 ore totali).

    ▲Carattere storico

    La via è dedicata ad Anita Goitan, alpinista e sciatrice triestina, ed è stata completata nel 1973 dal CAI di Trieste. Tutto l’itinerario attraversa luoghi segnati dalla Grande Guerra, con postazioni e camminamenti ancora ben visibili.

    ▲Da abbinare

    Con un avvicinamento diverso si può salire il Sentiero Attrezzato Re di Sassonia. Sul vicino Jof di Montasio, in più giorni, la Ferrata Amalia, il Sentiero Attrezzato Leva e il Sentiero Ceria-Merlone. Sul versante della Val Dogna, il Monte Cavallo con la Ferrata Norina. Da Sella Nevea, sul versante del Canin, la Ferrata Julia e la Ferrata Grasselli; verso il confine, al Mangart, l’esposta Ferrata della Vita e la Ferrata delle Balze del Mangart.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:30 h
    • Durata ferrata4:30 h
    • Itinerario totale11:00 h
    • Dislivello ferrata223 m
    • Dislivello itinerario1406 m
    • Altitudine massima2666 m
    • Lunghezza20,2 Km
  • Ferrata degli Angeli (Tavolara – Punta Cannone)

    Ferrata degli Angeli (Tavolara - Punta Cannone)

    Vie Ferrate › Sardegna › Olbia-Tempio
    Ferrata degli Angeli (Tavolara – Punta Cannone)
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata degli Angeli è uno spettacolare itinerario che raggiunge la vetta dell’isola di Tavolara, sulla costa tirrenica della Sardegna di fronte a Olbia. Risale da Punta la Mandria e cavalca le creste del versante occidentale dell’isola, con vista mozzafiato sul mare: non è estremamente difficile ma è continuamente esposta e impegnativa sul piano fisico, con caratteristici tratti su tronchi e scalette di ginepro.

    ▲Avviso importante
    ⚠ Aggiornamento (agosto 2018): la Ferrata degli Angeli risulta smantellata nell’attacco originale e il percorso si svolge ora su un itinerario differente: occorre seguire le tracce in loco. Stato dell’itinerario da verificare: accertati delle condizioni reali e della presenza delle attrezzature prima di impegnarti nella salita.
    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge l’isola in battello da Porto San Paolo (verificare gli orari): si sbarca alla spiaggia dello Spalmatore e si segue l’evidente sentiero verso Punta la Mandria (apri il punto di partenza su Google Maps – 40.88053, 9.6369). Da Punta la Mandria si percorre un sentiero verso est che risale ripido le pareti; si supera un tratto ripido con l’aiuto di una corda (progressione in aderenza) fino alla targhetta che indica l’inizio della ferrata (20′ dall’arrivo in battello).

    ▲Il percorso

    Dalla targa si segue la freccia rossa che aggira uno spigolo dove inizia l’attrezzatura. Si attacca una rampa obliqua gradonata, poi una parete verticale con alcuni appigli; in cima compare il primo tronco di legno – caratteristica della via – che fa da appoggio in un esposto traverso orizzontale. Si entra in un anfratto roccioso e si risale uno spigolo esposto con l’aiuto di un paio di infissi; segue un traverso dove di nuovo un tronco sostiene i piedi, poi il tratto più caratteristico: una scaletta di legno di ginepro che fa salire in piena esposizione una parete verticale, qui assicurata anche da una robusta catena. Terminata la scala si vira a sinistra su un traverso orizzontale dove, per i pochi appigli, è necessario trazionare sul cavo; si sale poi in diagonale su un tratto non difficile ma privo di appoggi per i piedi e infine una breve parete verticale chiude la prima sezione (i cavi terminano momentaneamente).

    Si segue il sentiero risalendo alcune roccette con segni rossi fino a riprendere il cavo per la seconda sezione, prevalentemente in cresta. Si sale una prima parete in diagonale con un traverso non difficile che porta sul filo; inizialmente ci si tiene sul lato destro, poco sotto la cresta, poi si prosegue tra sali e scendi sui risalti rocciosi, con panorama meraviglioso. Un diedro di alcuni metri, agevole, porta a un terrazzino: si gira a destra e si prosegue in diagonale su una rampa gradonata; il cavo termina e su roccette si raggiunge la croce sommitale (598 m), circa 2 ore dall’attacco. Non togliere l’imbraco: il rientro prevede tratti attrezzati.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile, con difficoltà tecniche 2/5, ambientali 3/5, esposizione 3/5 e impegno fisico 2/5. Magnifica dal punto di vista paesaggistico, ma da non sottovalutare: l’esposizione è continua e il dislivello richiede buono stato di forma. Nei tratti difficili aiutano le attrezzature e i singolari tronchi di ginepro; la corda è di piccolo diametro ma ben tesa e in un passaggio è affiancata da una robusta catena. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario di mare percorribile da primavera ad autunno; va evitato nelle ore più calde e con vento forte sulle creste. Dipende dagli orari del battello da Porto San Paolo: pianifica andata e ritorno con margine. Vista l’esposizione costante e lo stato «da verificare» delle attrezzature, valuta con attenzione le condizioni in loco.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si prosegue in cresta verso Punta Cannone (circa 30′); in prossimità di una selletta fra la Sella di Lucca e Punta Cannone si individua un sentiero attrezzato in discesa con segnavia rosso, che riporta alla spiaggia (1h 30′ dal termine della ferrata, circa 4 ore totali).

    ▲Da abbinare

    Su Tavolara non ci sono altre vie ferrate (ma belle vie lunghe d’arrampicata). Da Porto San Paolo si può puntare alla Ferrata di Badde Pentumas, alla Ferrata del Castello di Medusa, alla Ferrata di Giorrè, alla Ferrata Regina o alla Ferrata del Cabirol. Più a sud, in provincia di Carbonia-Iglesias, la Ferrata di Gutturu Xeu e la Ferrata del Pan di Zucchero.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:20 h
    • Durata ferrata2:00 h
    • Itinerario totale4:00 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario558 m
    • Altitudine massima598 m
    • Lunghezza6,7 Km
  • Ferrata dell’Amicizia alla Torre Clampil

    Ferrata dell'Amicizia alla Torre Clampil

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata dell'Amicizia alla Torre Clampil

    La Ferrata dell’Amicizia alla Torre Clampil è una via molto difficile, recente e dichiaratamente atletica, che sale in forte esposizione la parete nord della Torre Clampil, sulle Alpi Carniche al confine fra la provincia di Udine e l’Austria. È un crescendo di passaggi strapiombanti e aerei: una salita per ferratisti ben allenati, abituati all’esposizione e ai passaggi di forza.

    ▲Avviso importante
    ⚠ Via fortemente sconsigliata a chi non è ben allenato e non ha dimestichezza con vie ferrate, esposizione e passaggi atletici. La tracciatura cerca le placche più esposte: i fittoni che reggono il cavo sono piuttosto distanziati, il che peggiorerebbe le conseguenze di una caduta – massima attenzione. Consigliata una fettuccia con moschettoni per riposare in caso di stanchezza. In base alla stagione è facile trovare neve nel canalino d’accesso all’attacco: valutare i ramponi. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.
    ▲Avvicinamento

    Il parcheggio (1568 m) si trova poche centinaia di metri prima del Passo di Pramollo, accanto a una bianca caserma dismessa, nei pressi del penultimo tornante prima del passo (apri il punto di partenza su Google Maps – 46.55258, 13.27393). Dal versante italiano si esce dalla A23 a Pontebba e si sale tra tornanti per circa 12 km (20′). Si segue il segnavia 433 lungo una sterrata nel bosco, tra sali e scendi, fino a vedere la colorata baita Winkel (1470 m) oltre un ponticello sul Rio Winkel. Si resta sul 433, ignorando il bivio a sinistra per l’Alta Via CAI Pontebba verso la Sella della Pridola (possibile rientro), e si sale gradualmente verso le pareti di fondovalle; si oltrepassa il bivio a sinistra del Sentiero Alpinistico Schiavi e si prosegue dritti fino a un secondo bivio importante, segnalato su un sasso e da un cartello CAI: a sinistra la Ferrata Contin, a destra la Ferrata Torre Clampil. Si tiene la destra, tagliando in diagonale il pietrisco di un vallone seguendo evidenti segni arancioni, fino alla bastionata della Torre Clampil e all’attacco, indicato anche da un’immagine con i settori e le difficoltà della via (1h 30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata si divide in 3 settori a difficoltà crescente. Il primo, più appoggiato, è una rampa diagonale seguita da passaggi che portano gradualmente verso destra, sotto la verticale della Torre; si affronta una prima placca verticale con discreti appigli naturali e qualche infisso – conviene già qui arrampicare il più possibile per risparmiare le braccia. I tratti verticali, di difficoltà media, sono intervallati da terrazzini detritici dove sostare comodamente.

    Nel secondo settore si piega con decisione a destra salendo una placchetta in forte esposizione fino a un terrazzino; si risale una parete liscia seguita da un traverso diagonale verso destra che inizia a sollecitare le braccia, poi una placca liscia attrezzata con staffe chiude la sezione.

    Il terzo settore è la parte molto difficile: placca levigata, spesso strapiombante, fitta di staffe, maniglie e pioli. Si parte con un tratto molto impegnativo – il cavo, inizialmente a sinistra, sale verticale su un passaggio strapiombante dove cambre, maniglie e chiodi (non sempre ben posizionati) aiutano la risalita; poi il cavo si sposta a destra e si supera con fatica uno spanciamento della roccia. Segue una lunga fila di cambre metalliche in forte esposizione: attenzione a non «sbandierare» per la pendenza della roccia. Si continua atletici, appena troppo distanti da una fessura a sinistra che offrirebbe appigli naturali, usando invece le cambre e piegando gradualmente a sinistra; un altro passaggio strapiombante (da studiare bene prima di affrontarlo) introduce a un canalino abbondantemente attrezzato, all’uscita del quale la ferrata termina (1h dall’attacco, 2h 30′ totali).

    La croce di vetta della Torre Clampil (2078 m) è pochi minuti più in alto, con bella vista sulla Creta di Aip a ovest e sul Monte Cavallo a sud (1h 15′ dall’attacco, 2h 45′ totali). Seguendo i segni verso la sella fra Torre Clampil e Torre Winkel – raggiungibile anche con la più facile Ferrata Contin – si salgono 3 brevi ma impegnativi tratti attrezzati fino alla vetta della Torre Winkel, segnata da un sasso colorato e da una targhetta (2041 m, 15′ dalla Torre Clampil, 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Molto Difficile, con difficoltà tecniche 4/5, ambientali 3/5, esposizione 5/5 e impegno fisico 4/5. Non è lunga, ma è un crescendo di passaggi atletici ed esposti: la tracciatura privilegia volutamente le placche più esposte e strapiombanti anziché le naturali debolezze della parete.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via d’alta quota da percorrere in estate con meteo stabile e roccia asciutta. Il canalino d’accesso può conservare neve anche a stagione avanzata (valutare i ramponi). Data l’esposizione e i tratti strapiombanti, è opportuna ottima forma fisica e padronanza delle tecniche di sosta su ferrata.

    ▲Discesa

    Dalla Torre Winkel si scende lungo la Ferrata Winkelturn, sul versante austriaco, verso il lago che ha accompagnato la salita: si segue il cavo verso nord-ovest, alternando facili tratti su roccia, erba e terra, perdendo i circa 200 m attrezzati senza grossi problemi (45′ dalla Torre Winkel). Si raggiunge il lago, lo si costeggia sulla destra fino al Passo di Madrizze (1919 m), quindi si segue il sentiero a destra che scende dolce tra bosco e mughi fino al sentiero 433 presso la Baita Winkel (1h dal lago); da qui, a ritroso lungo l’avvicinamento, si torna al parcheggio (2h 15′ dalla Torre Winkel, circa 6 ore totali). In alternativa si può rientrare sul versante italiano lungo la più facile Ferrata Contin.

    ▲Carattere storico

    Inaugurata nel 2007 dall’allora governatore del Friuli Venezia Giulia Illy e dal suo omologo della vicina Carinzia, fu battezzata Ferrata dell’Amicizia a testimoniare la vicinanza, non solo geografica, fra le due regioni ai lati del Passo di Pramollo.

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento naturale è con la vicina Ferrata Contin (in discesa). In zona, vicino al confine austriaco, le due ferrate alla Creta di Aip (Crete Rosse e Uiberlachersteig), il Sentiero Attrezzato Cuestalta, la Ferrata Senza Confini e la Steinbergerweg. Più a sud, verso le Alpi Giulie, la Ferrata Amalia, la Ferrata della Vita e la Ferrata delle Balze del Mangart.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:30 h
    • Durata ferrata1:30 h
    • Itinerario totale6:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario700 m
    • Altitudine massima2079 m
    • Lunghezza7 Km
  • Ferrata Alfonso Vandelli al Sorapiss

    Ferrata Alfonso Vandelli al Sorapiss

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Alfonso Vandelli al Sorapiss
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Alfonso Vandelli è una via piacevole e di media difficoltà che taglia in diagonale la parete orientale del Col del Fuoco, sul versante orientale del Gruppo del Sorapiss (Dolomiti Ampezzane, provincia di Belluno). Non raggiunge una vetta: collega il Rifugio Vandelli al Bivacco Comici. Spesso viene inserita nell’anello del Sorapiss insieme alla Ferrata Berti; questa relazione descrive la sola Vandelli con partenza e rientro a Federavecchia, senza bisogno di una seconda auto.

    ▲Avviso importante
    ⚠ Dal 2019 il Sentiero Attrezzato Osiride Brovedani (qui usato per il rientro) è interessato in alcuni punti da una frana ed è fortemente sconsigliato a chi non è esperto nel muoversi su terreno instabile. In alternativa si rientra a ritroso per l’itinerario d’andata oppure si percorre la Vandelli nel più lungo anello del Sorapiss che include la Ferrata Berti. Verifica sempre le condizioni aggiornate prima di partire.
    ▲Avvicinamento

    Si parte da Federavecchia (1368 m), lungo la strada che collega Misurina con Auronzo di Cadore sul versante nord del Sorapiss: si lascia l’auto nell’ampio spiazzo presso l’Hotel Cristallo (apri il punto di partenza su Google Maps – 46.546699, 12.248738). Si segue il sentiero CAI 217 / AV4, prima verso ovest poi verso sud-ovest: nel bosco la pendenza è modesta, poi la traccia si inerpica tra tornanti e strappi più marcati e, dopo quasi 600 m di dislivello, raggiunge il Rifugio Vandelli (1928 m) (1h 45′ dal parcheggio); vale la pena una deviazione al vicino Lago del Sorapiss, dalle caratteristiche acque turchesi. Dal rifugio si segue il segnavia 243, lasciando a destra l’aguzza sagoma del Dito di Dio e salendo deciso verso sud fino alla parete della ferrata, indicata da una targhetta metallica (45′ dal rifugio, 2h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via risale in diagonale la parete orientale del Col del Fuoco, tracciata molto bene per evitare i passaggi difficili. Si attacca con una breve scaletta, seguita da una rampa diagonale verso sinistra con facili balzi rocciosi, fino a un camino che si risale sul versante sinistro grazie a una serie di scalette. Usciti dal camino, sempre verso sinistra, si seguono alcune roccette e poi una cengia; questa termina presto e si sale una fessura appoggiata, da affrontare in spaccata sugli abbondanti appoggi. Termina così la prima sezione.

    La parte centrale è un susseguirsi di strette ed esposte cenge protette da fune metallica. Si prosegue verso sinistra fino a un breve diedro molto appigliato dove si scende di circa 4 metri, poi si continua su una cengia e quindi su un traverso orizzontale: il vuoto alle spalle è notevole – sotto si vedono il Rifugio Vandelli, il Lago del Sorapiss e, in lontananza, il parcheggio di Federavecchia. I traversi mantengono difficoltà moderata con ottimi appoggi per i piedi, ma conviene non temporeggiare per non affaticare le braccia. Tagliando trasversalmente la parete tra strette cenge e brevi traversi sempre esposti, ma privi di difficoltà tecniche sostanziali, si raggiunge l’ingresso di un canalone: ci si addentra prestando attenzione a eventuali residui di neve e sassi smossi, ci si sposta sul lato sinistro e si risalgono alcuni balzi verticali non difficili fino al punto più alto dell’escursione (2370 m). In breve si passa sul versante opposto, dove compaiono alcune indicazioni per chi percorre la via in discesa.

    Da qui l’obiettivo è scendere al Bivacco Comici: la discesa avviene per tratti di sentiero, cenge e alcune roccette attrezzate da percorrere in discesa, senza difficoltà significative ma con attenzione alla roccia non sempre stabile e alla fune metallica, non tesa e quindi di scarso aiuto. Si scende fino al Bivacco Comici (2000 m), dove la ferrata ha termine (2h dall’attacco, circa 4h 15′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile, con difficoltà tecniche 2/5, ambientali 3/5, esposizione 3/5 e impegno fisico 4/5 (per la lunghezza notevole dell’itinerario, oltre 15 km e quasi 1200 m di dislivello). È una via molto ben tracciata che sfrutta le naturali debolezze della parete: non richiede di trazionare sul cavo e nei tratti verticali si può quasi sempre arrampicare. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Tratto centrale molto esposto sulle cenge; nel canalone attenzione a neve residua e sassi smossi; in più punti le scalette e il cavo non sono in condizioni ottimali e la fune spesso non è tesa. Ricorda l’avviso sul Sentiero Brovedani in discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via d’alta montagna (fino a 2370 m) da percorrere in piena estate con meteo stabile e roccia asciutta; il canalone può conservare neve a inizio stagione. L’itinerario è lungo: parti presto e valuta le energie, anche in vista del rientro.

    ▲Discesa

    Il rientro al parcheggio descritto avviene lungo il Sentiero Attrezzato Osiride Brovedani (vedi l’avviso frana 2019: non togliere l’imbraco, vista la presenza di tratti attrezzati anche verticali). Dal Bivacco Comici si scende verso il vallone detritico Busa del Banco, seguendo la traccia verso nord-est e ignorando il sentiero che si stacca verso sud (Sentiero Attrezzato Minazio). Dopo circa 15′ si incontra un primo tratto attrezzato in discesa; seguono altri tratti attrezzati che aiutano nei passaggi ripidi e in un paio di salti verticali più da ferrata che da sentiero. Si scende ripidi tra i mughi, con nuovi salti, un traverso e tratti dal fondo instabile dove l’attrezzatura funge da corrimano; poi, su terreno non più attrezzato, si scende l’ultimo canalone facendo attenzione al fondo erboso scivoloso. Una bacheca segna la fine del Brovedani: ci si innesta sul 226, in falso piano verso est; per tornare all’auto si tiene la sinistra risalendo circa 200 m lungo il sentiero che costeggia il Fiume Ansiei, fino al parcheggio (2h 30′ dal Bivacco Comici, circa 6h 45′ totali).

    ▲Carattere storico

    La ferrata – come l’omonimo rifugio – è intitolata ad Alfonso Vandelli, presidente del CAI di Venezia e celebre alpinista dell’epoca, che si adoperò attivamente e finanziariamente alla costruzione del rifugio e della via. La Vandelli completava l’anello del Sorapiss insieme alla Ferrata Berti e al Sentiero Attrezzato Minazio.

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico è l’anello del Sorapiss con la Ferrata Berti sul versante orientale. In zona Cadore spicca la vicina Ferrata al Ghiacciaio dell’Antelao; a sud la nuova Ferrata dei Caprioli a San Vito di Cadore. Verso le Dolomiti di Sesto, la Cengia Gabriella, la Zandonella e la Strada degli Alpini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento2:15 h
    • Durata ferrata2:00 h
    • Itinerario totale6:45 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario1195 m
    • Altitudine massima2370 m
    • Lunghezza15,6 Km
  • Ferrata Aldo Roghel alla Forcella delle Guglie

    Ferrata Aldo Roghel alla Forcella delle Guglie

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Aldo Roghel alla Forcella delle Guglie

    La Ferrata Aldo Roghel sale alla Forcella delle Guglie (2565 m) sul versante occidentale del Vallon de Popera, fra i Campanili di Popera e Stallata, nelle Dolomiti di Sesto (versante veneto, provincia di Belluno). Itinerario di buon dislivello e difficoltà tecniche medie, con un tratto intermedio difficile e atletico: è l’ingresso a un giro d’alta montagna lungo e impegnativo, da affrontare con esperienza e con tempo stabile.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Rifugio Lunelli (1950 m), raggiungibile dal versante bellunese del Passo Monte Croce di Comelico, che separa Sesto (Bolzano) da Comelico Superiore in Cadore (Belluno): scendendo dal passo si imbocca a destra Via Valgrande, seguendola fino al termine, presso il rifugio (apri il punto di partenza su Google Maps – 46.63348, 12.41906). Lasciata l’auto al Lunelli si prende il sentiero 101, che dapprima verso ovest e poi sempre più verso sud sale ripido in direzione del Rifugio Berti (1h dal parcheggio). Dopo una lunga serie di tornanti si raggiunge un torrente, dove si tiene la sinistra seguendo il cartello per i sentieri 109 e 110 e lasciando la traccia per il Rifugio Berti. Si prosegue verso ovest e a un bivio si tiene ancora la sinistra (cartelli), salendo i ripidi pendii a tratti franosi del Canalone dei Fulmini fino all’attacco della ferrata (2350 m, 2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via attacca con un traverso ascendente verso destra, segnalato da frecce rosse sulla roccia, che conduce a un intaglio. Si raggiunge uno spigolo e, aggiratolo, si sale una parete verticale ben appigliata; si superano un paio di balzi rocciosi e si procede senza particolari difficoltà, grazie ai buoni appigli, verso il canalone alla destra. Si percorre una cengia verso destra fino a un caminetto, da risalire sfruttando bene gli appigli per mani e piedi; un’altra cengia verso destra porta alla parte più impegnativa della via, dove le pareti si restringono e la verticalità aumenta nettamente.

    Si risale ora un canalone verticale tenendo il lato destro: prima alcuni metri di parete verticale, poi una rampa verso destra e alcune roccette, prima di scendere leggermente verso la base del canalone (spesso innevato anche a stagione inoltrata). Qui è il passaggio chiave: una parete di una ventina di metri, generalmente umida e in un tratto strapiombante, dove alcune staffe aiutano una progressione che resta comunque impegnativa. Superato il tratto, dopo una breve cengia si sale verso destra su un passaggio non difficile ma con scarse possibilità di arrampicare, che tende ad affaticare le braccia. Si raggiunge un terrazzino sopra un grosso masso e si affronta l’ultima salita: si sale dritti per pochi metri, poi in diagonale fino all’intaglio della Forcella delle Guglie (2565 m), dove terminano le attrezzature (1h dall’attacco, circa 3 ore dalla partenza).

    Dalla forcella inizia un tratto di discesa attrezzato su un ripido canale: non ci sono singoli passaggi estremi, ma non va sottovalutato. Si piega a destra verso il vallone detritico sottostante, perdendo rapidamente quota lungo la ripida parete; percorsi gli ultimi tratti attrezzati si traversa a mezzacosta nel vallone fino a un bivio, dove l’itinerario ferrato vero e proprio si conclude (45′ dalla Forcella delle Guglie, circa 3h 45′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile, con difficoltà tecniche 3/5, ambientali 4/5, esposizione 3/5 e impegno fisico 3/5. La via in sé ha difficoltà medie, ma il canalone intermedio – verticale, spesso umido e con un tratto strapiombante – la rende localmente atletica; l’ambiente d’alta montagna e la lunghezza complessiva del giro alzano l’impegno. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Raggiunta la Forcella delle Guglie valuta con onestà le energie residue: la discesa verso il Rifugio Carducci o verso Giralba rende l’escursione lunga e con elevato dislivello. In mancanza di forze conviene tornare a ritroso lungo la Ferrata Roghel. Il passaggio chiave è spesso umido e la base del canalone può essere innevata anche d’estate. Itinerario da percorrere solo con tempo stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via d’alta montagna (fino a 2565 m) da percorrere in piena stagione estiva, con meteo stabile e roccia asciutta. La base del canalone-chiave può conservare neve fino a tarda estate: in tal caso servono prudenza ed eventualmente attrezzatura adeguata. Lunghezza e dislivello del giro completo richiedono partenza mattutina e buona autonomia.

    ▲Discesa

    Al bivio finale si incrociano il sentiero 109 (che scende verso Giralba) e il sentiero 110 (che arriva dal Rifugio Carducci lungo la Cengia Gabriella). Le opzioni principali sono due. 1) Scendere lungo il ghiaione verso il Bivacco Battaglione Cadore (2250 m) e, da qui, lungo il sentiero 109 (inizialmente un canalino esposto non banale) verso Giralba, in cresta sopra la Val Stralata, poi a Pian de le Selere e quindi a Giralba (3h dal termine della ferrata, circa 6h 45′ totali); per rientrare al rifugio occorre poi raggiungere Auronzo di Cadore in corriera e risalire al passo – se si sceglie questa via conviene lasciare l’auto direttamente al passo e avvicinarsi dal Rifugio Berti (sentieri 15, 124, 122). 2) In un itinerario di più giorni, proseguire a mezzacosta verso l’attacco della Ferrata Cengia Gabriella, che porta al Rifugio Carducci (2297 m) in circa 4h 30′ dall’attacco. Esiste infine la terza opzione di rientrare a ritroso percorrendo la Ferrata Roghel in senso inverso.

    ▲Da abbinare

    Le Dolomiti di Sesto sono un reticolo di sentieri e ferrate. L’opzione lunga concatena la Ferrata Cengia Gabriella e, dal Rifugio Carducci, la Ferrata Strada degli Alpini. Su più giorni si possono aggiungere la Ferrata Severino Casara alla Forcella dei Toni e la salita alla Croda Rossa di Sesto dalla Ferrata Zandonella o dalla Ferrata dei Costoni. Dal Rifugio Lunelli, sul versante del Comelico, anche la recente Ferrata Bepi Martini al Colle di Colesei.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento2:00 h
    • Durata ferrata1:45 h
    • Itinerario totale7:00 h
    • Dislivello ferrata240 m
    • Dislivello itinerario997 m
    • Altitudine massima2565 m
    • Lunghezza3,9 Km
  • Ferrata Adolfo Ferrari al Monte Roncalla

    Ferrata Adolfo Ferrari al Monte Roncalla

    Vie Ferrate › Emilia-Romagna › Piacenza
    Ferrata Adolfo Ferrari al Monte Roncalla

    La Ferrata Adolfo Ferrari al Monte Roncalla, inaugurata nel 2004, risale una panoramica cresta di balze e gendarmi fino alla vetta del Monte Roncalla (1683 m), nell’Appennino Ligure al confine fra Liguria ed Emilia. È una via facile e divertente, adatta sia ai neofiti sia ai ferratisti esperti che vogliono salirla in arrampicata usando il cavo solo come autoassicurazione; le difficoltà non sono mai sostenute, ma l’itinerario completo è lungo e impegnativo sul piano fisico.

    ▲Avvicinamento

    La cresta si può raggiungere da due versanti: da quello ligure, da Rocca d’Aveto (1280 m), oppure da quello piacentino, dal Rifugio Vincenzo Stoto presso il Passo Crociglia (1468 m, dove conviene parcheggiare se si sale da qui). Questa relazione descrive la salita dal versante ligure. Si raggiunge Santo Stefano d’Aveto e, oltrepassato il paese, si imbocca la strada che sale ripida a Rocca d’Aveto: si parcheggia presso il piazzale di partenza della seggiovia (apri il punto di partenza su Google Maps – 44.58562, 9.46976) e si imbocca una stradina asfaltata sulla sinistra. L’asfalto termina presto e, superato un cancello, si prosegue verso la Valle Tribolata, passando sotto le pareti del Groppo Rosso fino a incontrare i segnavia gialli triangolari. Prima della frana della Valle Tribolata compaiono le prime indicazioni per la ferrata; la traccia di salita è incerta e richiede attenzione. Dopo alcuni minuti si raggiungono le prime roccette, da affrontare in libera, fino all’attacco della ferrata (1h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata attacca rimontando uno sperone roccioso in cui si alternano tratti facili e di difficoltà moderata, che conviene affrontare arrampicando e usando il cavo solo come autoassicurazione. Segue un camino, leggermente più impegnativo nella parte iniziale; poi alcune attrezzature metalliche facilitano la progressione e conducono, tra roccette e selle, alla base di una placca ricca di appigli e fessure, ideale da arrampicare. Al termine della placca si arriva all’ultimo gendarme roccioso, che offre due opzioni: aggirarlo a sinistra lungo una traccia assicurata, oppure salire dritti l’esposto diedro (il passaggio chiave della via). Superato quest’ultimo risalto si prosegue sui prati che in breve portano in vetta al Monte Roncalla (40′ dall’attacco, circa 2 ore dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Facile, ha difficoltà tecniche e ambientali contenute (1/5), esposizione moderata (3/5) ma impegno fisico elevato (5/5) per la lunghezza complessiva dell’itinerario (circa 12 km e 1000 m di dislivello, soprattutto se concatenata con la vicina Ferrata Mazzocchi). È un’ottima via per iniziare o per divertirsi arrampicando in libera; non presenta mai difficoltà sostenute.

    ⚠ La traccia di avvicinamento è incerta e va seguita con attenzione; prima dell’attacco si superano alcune roccette in libera. Il passaggio chiave è l’esposto diedro dell’ultimo gendarme, evitabile a sinistra lungo la traccia assicurata. Restano obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario appenninico percorribile nella bella stagione con roccia asciutta e meteo stabile; in caso di pioggia o nebbia l’orientamento sull’avvicinamento e in cresta si complica. Va valutata la durata complessiva: la sola ferrata è breve, ma il giro completo è lungo. Si ricordi che si tratta di una montagna a quota media (1683 m), spesso ventosa e con possibili nevai a inizio stagione.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Roncalla ci sono due possibilità. La più rapida per rientrare a Rocca d’Aveto scende verso il vicino Groppo Rosso, prosegue al Prato della Cipolla e quindi a Rocca d’Aveto (1h 15′ dal termine della ferrata, 3h 15′ dal parcheggio). La seconda, più lunga ma molto più appagante, include la Ferrata Mazzocchi: subito a destra si scende nella faggeta ignorando i bivi per Prato Cipolla e Monte Bue; al primo bivio si tiene ancora la destra e al successivo la sinistra, sempre in discesa, verso il Passo Roncalla (45′ dal termine della ferrata), dove si svolta a sinistra in direzione Lago Nero e Fontana Gelata. Si scende fino alla confluenza di due ruscelli e si segue il sentiero 007 verso il Bivacco Sacchi; dal bivacco si seguono le indicazioni per la Ferrata Mazzocchi, più difficile della Ferrari (1h 30′ dal termine della Ferrari, 3h 30′ dal parcheggio). La Mazzocchi risale la parete nord del Groppo delle Ali (45′ dall’attacco); dalla cima si scende per tracce fino alla pista da sci che porta al Rifugio Prato Cipolla, poi si tiene la destra scendendo a Rocca d’Aveto (1h 15′ dal Groppo delle Ali, circa 5h 30′ totali).

    ▲Carattere storico

    La via è intitolata ad Adolfo (Alfo) Ferrari, originario della provincia di Cremona, campione del mondo di ciclismo nel 1947.

    ▲Da abbinare

    Il concatenamento naturale è con la Ferrata Mazzocchi al Groppo delle Ali, per un anello di circa 6 ore (soste incluse), vario e appagante. Più distanti per viabilità, ma abbinabili su più giorni, la Ferrata Deanna Orlandini e la Ferrata alla Pietra Nera.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:15 h
    • Durata ferrata0:50 h
    • Itinerario totale4:15 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario1000 m
    • Altitudine massima1689 m
    • Lunghezza12,2 Km
  • Ferrata del 30° OSA al Corno Rat

    Ferrata del 30° OSA al Corno Rat

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata del 30° OSA al Corno Rat

    La Ferrata del 30° OSA al Corno Rat è un itinerario difficile che risale la bastionata calcarea sopra Valmadrera, nel cuore del Triangolo Lariano (provincia di Lecco, Prealpi Comasche). Via tecnica, atletica e a tratti molto esposta: dà il meglio a chi ha confidenza con l’arrampicata, perché in molti tratti si può progredire sulla roccia riducendo la trazione sulla catena. Si può concatenare con il sentiero attrezzato che porta in vetta al Corno Orientale di Canzo, per un anello attrezzato più lungo (circa 2 ore di solo tratto ferrato-attrezzato).

    ▲Avviso importante
    ⚠ Nel 2021 la ferrata è stata interamente ristrutturata, con l’aggiunta di numerosi infissi: le difficoltà tecniche reali oggi sono inferiori a quelle storiche. La sequenza del percorso e i valori di complessità riportati qui sotto si riferiscono al vecchio tracciato: tienine conto nel pianificare l’uscita e verifica sempre le condizioni aggiornate prima di partire.
    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la frazione Belvedere, sopra Valmadrera (apri il punto di partenza su Google Maps – 45.85047, 9.35219). Raggiunto l’abitato isolato si lascia l’auto nei pressi dell’inizio di una stradina chiusa al traffico, da dove parte il sentiero. Si risale la strada acciottolata verso Belvedere, con la bianca bastionata del Corno Rat che incombe sopra la testa; la carrareccia si fa poi sterrata e passa accanto ad alcune aziende agricole fino a una palina fitta di segnavia. A questo bivio si tiene la destra, seguendo le indicazioni per l’itinerario attrezzato OSA. Si prosegue, si guada un torrente e al bivio successivo si tiene la sinistra, sempre nella direzione dell’itinerario attrezzato; il sentiero sale ripido nel bosco fino all’attacco della ferrata (50′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via attacca su una placca inclinata dai pochi appigli: si sale con la fune al proprio fianco, facendo attenzione a non essere spinti verso l’esterno – è uno dei passaggi più impegnativi e conviene pesare bene i piedi, sfruttando le pedivelle per non gravare troppo sulla catena. Dopo pochi metri il cavo piega e sale verticale, con alcune vecchie staffe a sostegno dei piedi; la roccia è molto solida, calcarea ma povera di appigli. Si raggiunge uno spigolo, risalito tenendo la catena a sinistra e la fune a destra con qualche staffa per i piedi; superato lo spigolo fune e catena si riuniscono e introducono in un angusto canalino, dove un primo passaggio è particolarmente ostico: si supera una sporgenza in cui è difficile non «mungere» la catena. Termina così la prima sezione, la risalita del Sasso OSA, in genere considerata la parte più dura della via.

    Si prosegue su sentiero verso sinistra con un paio di facili balzi rocciosi; attenzione a un bivio: si segue il sentiero di sinistra, perché quello di destra è la via alpinistica al Corno Rat. La seconda parete si percorre inizialmente in diagonale verso destra, sfruttando ottimi appigli naturali per i piedi, fino sotto una parete verticale più lunga di quanto sembri: si parte con alcune staffe su roccia coricata, poi si risale fino a un traverso verso sinistra che deposita su uno stretto e panoramico terrazzino, buono per riprendere fiato con la vista su Lecco e sul Resegone. Segue un tratto breve ma difficile: una frattura da superare in spaccata (lolotte, per chi arrampica) per guadagnare l’altezza utile a cambiare moschettone – passaggio disagevole soprattutto per le persone di bassa statura, quasi costrette a tirare sulla catena.

    Si esce sotto una nuova parete verticale che diventa un camino con buoni appigli per mani e piedi; si arriva sotto un masso che conviene risalire sul suo lato destro, anche se catena e fune corrono sul sinistro, più levigato. Si supera quindi l’esposta parete soprastante con l’aiuto di alcune staffe, fino a uno stretto terrazzino. Aggirato un poco marcato spigolo si riparte in salita su una parete di nuovo difficile, dalla roccia levigata, con un passaggio più ostico in prossimità di una sporgenza che richiede una trazione sulla catena per essere rimontata. Si aggira un altro spigolo e si risale una placca più coricata, lunga ma di difficoltà inferiore, fino a un ulteriore terrazzino. Un breve tratto di sentiero porta all’ultima parete verticale, più appoggiata e ricca di appigli rispetto alle precedenti – senza però abbassare la concentrazione dopo lo sforzo accumulato. Risalita questa parete si esce in vetta al Corno Rat e la ferrata ha termine (1h 15′ dall’attacco, circa 2 ore complessive dalla partenza).

    Prosecuzione al Corno Orientale (facoltativa). Dalla vetta, al bivio si prosegue verso destra su sentiero segnato da cartelli e bolli a tratti rossi e a tratti giallo-rossi, con alcuni passaggi un po’ esposti assicurati da catena. Dopo circa 30′ si risale una placca inclinata, con la parete verticale alla sinistra, salendo in aderenza con gli scarponi e cercando gli appigli nelle fessure. Si alternano poi tratti di sentiero, roccette e facili passaggi di I grado fino a un bivio: a sinistra si raggiunge il Rifugio SEV, a destra si sale l’ultimo tratto attrezzato. Tenendo la destra si percorre una bella placca arrampicabile, si aggira uno spigolo e si sale una paretina appoggiata con esposizione crescente fino al termine della catena; su roccette si raggiunge infine la croce del Corno Orientale di Canzo (1h dal termine della ferrata, circa 3 ore complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile, è una via tecnica e atletica con valori di complessità alti su difficoltà tecniche (4/5) ed esposizione (4/5), impegno fisico 3/5 e difficoltà ambientali 2/5. Sono presenti sia la catena sia la fune metallica: conviene agganciare i moschettoni alla fune e, all’occorrenza, usare la catena per trazionare. La via vive di un doppio approccio: chi sa arrampicare (eventualmente con scarpette), riducendo la trazione, la trova impegnativa ma piacevole; chi non ha dimestichezza con l’arrampicata finisce per usare molto la catena in più tratti, con il rischio concreto di affaticarsi e rendere la salita molto atletica.

    ⚠ Via esposta in molti punti che richiede esperienza, ottimo allenamento e idealmente confidenza con l’arrampicata. Attenzione alla roccia unta in alcuni passaggi. Al bivio dopo il Sasso OSA seguire il sentiero di sinistra: quello di destra è la via alpinistica. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario prealpino a quota contenuta (vetta a 1232 m), percorribile in gran parte dell’anno con roccia asciutta e meteo stabile; va evitato con roccia bagnata o ghiacciata, vista l’esposizione e la roccia levigata. L’avvicinamento è breve ma molto ripido. Si ricorda che il tracciato è stato ristrutturato nel 2021: verificare sempre le condizioni e le attrezzature aggiornate.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Corno Rat si può chiudere subito l’escursione scendendo lungo il sentiero segnato «San Tommaso – Valmadrera» e tornando a ritroso al parcheggio (45′ dal termine della ferrata, 2h 45′ complessive). Se invece si è proseguito fino al Corno Orientale, si scende lungo il sentiero segnalato fino al crocevia fra Corno Centrale e Corno Orientale, quindi si seguono le indicazioni per San Tommaso e Valmadrera verso sinistra fino al punto in cui si era deviati per l’attacco; da lì a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino all’auto (1h dalla vetta del Corno Orientale, circa 4 ore complessive).

    ▲Da abbinare

    La 30° OSA è logisticamente vicina alla Ferrata del Venticinquennale al Corno Occidentale (Ferrata di Canzo): salendo al Corno Orientale e proseguendo verso il Rifugio SEV e il Rifugio Terz’Alpe se ne raggiunge l’attacco, per un grande anello dei Corni di Canzo da 7-8 ore. Nelle vicinanze, sul versante del Moregallo, anche il Sentiero Attrezzato del Moregallo e la Ferrata al Canalone Belasa; sopra Valmadrera, oltre San Tommaso, il Sentiero Attrezzato delle Vasche.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:40 h
    • Durata ferrata2:00 h
    • Itinerario totale5:00 h
    • Dislivello ferrata340 m
    • Dislivello itinerario966 m
    • Altitudine massima1232 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata Piz da Lech

    Ferrata Piz da Lech

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Piz da Lech

    La Ferrata Piz da Lech sale una bastionata rocciosa nel versante orientale del Gruppo Sella fino alla vetta del Piz da Lech (2916 m), in provincia di Bolzano. È una via difficile, breve ma intensa, resa di avvicinamento brevissimo dagli impianti di Corvara: presenta alcuni passaggi atletici, due scale aeree e un breve ponte sospeso, in un ambiente d’alta montagna con panorama eccezionale dalla cima.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che da Corvara (Val Badia) sale prima al Crep de Mont e poi al Vallon (2537 m; apri il punto di partenza su Google Maps). In alternativa, dal Passo di Campolungo (tra Arabba e Corvara) si parcheggia presso l’Alberto Boè (1860 m) e si sale sul largo sentiero CAI 638 fino alla stazione a monte della seggiovia (1h 15′ dal passo). Scesi dalla seggiovia si ignorano le indicazioni per la via normale (646B) e si seguono i cartelli verso nord, in direzione di un vallone detritico dove si svolta a sinistra in salita fino all’attacco, sotto una caratteristica parete rocciosa giallo-nera (2560 m, 15 minuti dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    La ferrata apre con un balzo roccioso di media difficoltà e senza appigli evidenti, poi una facile cengia a sinistra e alcuni gradoni non difficili. Aggirato a sinistra uno spigolo con una cengia, si incontrano nuovi balzi sotto l’incombente bastionata nero-giallastra; si sale in verticale e ci si infila in un lungo canalino, tenendone il versante destro su gradoni rocciosi. Dove il canale si stringe si risalgono una quindicina di metri verticali, poi un breve ma esposto e impegnativo traverso verso destra aggira uno spigolo fino a una cengia. Segue il passaggio più impegnativo: un camino che sale prima sul versante destro e poi passa a sinistra con un balzo, complesso nella parte iniziale per la mancanza di appoggi, che aumentano gradualmente in alto. Alcune roccette esposte portano al punto più iconico della via: sotto la bastionata salgono due scale intervallate da un aereo passaggio su roccia con staffe; finita la seconda scala, un passaggio impegnativo aiutato da staffe. Nella sezione conclusiva si risalgono roccette esposte e una rampa fino alla cresta sommitale; dopo un tratto con le attrezzature a destra e un breve sentiero, si incontra un breve ponte sospeso (una scaletta orizzontale sopra uno stretto crepaccio), esposto ma non difficile. Una breve parete ben appigliata (spesso umida) e alcune roccette immettono sul sentiero finale, non attrezzato, che con attenzione porta alla croce di vetta del Piz da Lech (2916 m, 1h 45′ dall’attacco, 2 ore dalla stazione a monte), con vista magnifica sul Gruppo Sella, il Piz Boè e la Val de Mesdì.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile (D), con tutti i parametri di complessità sul 3/5: breve ma intensa, con un paio di passaggi atletici dove serve un buono spunto o una discreta tecnica di arrampicata (alcuni tratti di III-IV grado, comunque arrampicabili). Non è estremamente difficile, ma richiede buona preparazione ed esperienza. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ La cresta sommitale e lo spiazzo attorno alla croce non sono ampi e vanno percorsi con attenzione; il tratto finale e quello iniziale richiedono concentrazione. Il rientro lungo la via normale è ripido e comprende un paio di passaggi attrezzati in discesa: non togliere l’imbracatura al termine della ferrata. Una breve parete prima della vetta è spesso umida: prestare attenzione. Utile un frontalino se si parte tardi, perché tra salita e discesa la giornata può allungarsi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta quota, da percorrere con meteo stabile e roccia asciutta. Le attrezzature sono in ottimo stato, rinnovate di recente. Verificare l’apertura e gli orari di funivia e seggiovia (serve il biglietto andata e ritorno); chi sale a piedi dal Passo di Campolungo metta in conto un avvicinamento più lungo e faticoso.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende verso sud lungo la via normale, segnata dai bolli bianco-rossi del CAI 646, sui ghiaioni del versante sud; si superano in discesa un paio di passaggi attrezzati (una parete verticale di 6-8 metri con staffe e una breve serie di roccette). Si raggiunge un bivio col CAI 646B: a destra si scende un canalino franoso fino al sentiero d’avvicinamento e quindi alla seggiovia (45′ dalla vetta, 2h 45′ complessive); oppure si prosegue sul CAI 646 lungo una cresta sopra il Lago di Boè fino alla stazione a monte della funivia del Boè (2198 m, 1h 15′ dalla vetta, 3h 15′ complessive).

    ▲Da abbinare

    La Piz da Lech si abbina perfettamente alla vicina Ferrata del Vallon, eventualmente pernottando al Rifugio Kostner. Proseguendo a mezzacosta si raggiunge l’attacco dell’impegnativa Ferrata Piazzetta al Piz Boè. Sul Gruppo Sella anche la Ferrata Tridentina e la Ferrata delle Mesules. In Val Badia la Ferrata Sas dla Crusc e la Ferrata della Pace.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:15 h
    • Durata ferrata1:45 h
    • Itinerario totale4:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario371 m
    • Altitudine massima2911 m
    • Lunghezza2,2 Km
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