Regione: Lombardia

  • Ferrata al Sentiero dei Fiori

    Ferrata al Sentiero dei Fiori

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata al Sentiero dei Fiori

    La Ferrata al Sentiero dei Fiori e’ uno splendido itinerario di cresta d’alta quota, attorno ai 3000 metri, sul gruppo dell’Adamello: un percorso attrezzato dove necessario, preparato dai militari italiani che qui avevano il fronte durante la Prima guerra mondiale, con panorami magnifici sui ghiacciai del Presena e del Pisgana. La difficolta’ tecnica e’ nel complesso modesta, con poche eccezioni nei tratti finali, ma l’ambiente d’alta montagna e l’innevamento possono alzare molto l’impegno reale; la classifichiamo Difficile.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo del Tonale, al confine tra le province di Trento e Brescia, raggiungibile da Bolzano (2h) o Brescia (2h30′) sulla SS42 oppure dalla Valtellina con la SS39 (1h45′ da Sondrio); si parcheggia presso la Funivia al Passo Paradiso, sul versante lombardo del passo (punto di partenza su Google Maps). Si sale con la funivia al Passo Paradiso (2585 m); scesi, si aggira il piccolo lago seguendo il CAI 44 in salita verso il Passo del Castellaccio. A un bivio non segnalato, dove alcuni segni CAI si staccano a sinistra, si tira dritto verso il passo lungo un sentiero ben segnato, su terreno d’alta montagna con alcuni balzi rocciosi non difficili, fino al Passo del Castellaccio (2963 m, 1h15′ dalla stazione a monte della funivia). Qui si indossa l’imbrago, si lascia il CAI 44 che scende nel versante opposto (valle di Narcanello) e si inizia la ferrata.

    ▲Il percorso

    Dal passo si procede verso sud seguendo segni e tracce abbondanti. Il primo tratto attrezzato e’ una lunga cengia con una serie di saliscendi, senza particolari difficolta’, che porta a una serie di passerelle in legno. Su una di queste, a sinistra, una fila di staffe sale a una punta panoramica: e’ una deviazione consigliata (circa 10 minuti) che porta al cosiddetto nido dell’aquila, costruito a scopo militare nella Grande Guerra; si rientra poi a ritroso sulla via. Si raggiunge cosi’ il punto piu’ iconico del percorso, il Gendarme di Casamadre, avvicinato e superato da due lunghi ponti sospesi, stabili e ben costruiti, con un tratto di collegamento tra l’uno e l’altro; chi non volesse percorrere i ponti puo’ utilizzare una galleria scavata durante la guerra che li evita. Oltre il gendarme una cengia aggira uno spigolo e scende di alcuni metri, senza difficolta’ di rilievo per l’escursionista esperto. Si incontra poi un tratto dove puo’ esserci neve anche in stagione inoltrata: se il cavo e’ nascosto dalla neve diventa necessaria l’attrezzatura da ghiaccio (ramponi, piccozza, corda per conserva). Si prosegue su sentiero relativamente facile, segnato dagli interventi bellici che ne hanno moderato le difficolta’, fino a ritrovare le attrezzature presso una paretina e alcune roccette; poi, superati alcuni massi talvolta instabili, si raggiunge il Bivacco Amici della Montagna, in genere aperto e gestito d’estate (3160 m, 1h15′ dall’attacco, 2h30′ totali). Proseguendo si perde quota fino a una prima via di fuga: a sinistra si scende a Capanna Presena (1h, con tratti attrezzati) per prendere il secondo troncone della funivia. Continuando sul sentiero si affronta un tratto a mezzacosta tra massi e si scende lungo una trincea di guerra fino al Passo di Lagoscuro (2970 m, 30′ dal bivacco, 3h totali), dove sorge una cappella di legno. Da qui chi vuole prosegue verso sud in direzione di Cima Payer, su cenge e balzi rocciosi sul versante occidentale del filo di cresta, senza grandi difficolta’, fino alla croce di Cima Payer (3056 m). Oltre, verso Passo Payer (2978 m), la difficolta’ aumenta davvero (e’ il tratto che merita la classifica Difficile): si scendono balzi e placche a ritroso, il filo si assottiglia e si percorrono esposti traversi in discesa. L’ultima parte del Sentiero dei Fiori, da Passo Payer verso il Passo del Lago di Pisgana (2933 m), sale su roccette attrezzate alternate a placche granitiche appoggiate, difficili da arrampicare ma sostenute dalla catena, e percorre un’aerea cresta attrezzata da non sottovalutare fino a Punta Pisgana (3088 m), prima di scendere al Passo del Lago di Pisgana.

    ▲Carattere e difficolta’

    Per gran parte dello sviluppo le difficolta’ tecniche sono modeste: a fare la differenza sono la quota, l’esposizione di alcuni tratti finali e soprattutto l’innevamento. Il tratto tra Cima Payer e la zona di Cima Lago Ghiacciato e’ il piu’ esposto e impegnativo e alza di un grado l’impegno complessivo dell’intero giro. Nel 2022 il sentiero e’ stato riammodernato dopo un periodo di manutenzione; sono stati installati cartelli che suggeriscono di percorrerlo dalla seconda stazione dell’ovovia al Passo Presena verso il Passo del Castellaccio, cioe’ nel senso opposto a questa relazione: di conseguenza si incontrano spesso escursionisti che procedono in direzione contraria e occorre attenzione agli incroci.

    ⚠ Itinerario attorno ai 3000 m: l’innevamento puo’ coprire i cavi anche in stagione inoltrata e in quel caso servono ramponi, piccozza e corda per procedere in conserva. Tempo e quota possono cambiare rapidamente: portare attrezzatura adeguata all’alta montagna. Attenzione agli incroci dovuti al senso di percorrenza consigliato dai cartelli e all’aerea cresta attrezzata verso Punta Pisgana, da non sottovalutare.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione utile dall’estate inoltrata all’inizio autunno, in funzione dell’innevamento. Set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco) e, quando la neve e’ presente, attrezzatura da ghiaccio; abbigliamento da alta quota e scorta d’acqua e cibo per una giornata lunga. Organizzare l’uscita in base agli orari della funivia/ovovia del Passo Paradiso e del Passo Presena.

    ▲Discesa

    Il Sentiero dei Fiori puo’ essere interrotto in piu’ punti, tutti che riportano verso la Capanna Presena passando dal Passo di Maroccaro. Dal Passo di Lagoscuro (circa 2h dall’inizio del tratto attrezzato) si scende a sinistra verso il Lago Scuro, si risale al Passo di Maroccaro e si scende per nevaio del ghiacciaio Presena alla Capanna Presena (circa 2h dal passo). Dal Passo Payer (1h dal Passo di Lagoscuro) si scende verso il Rifugio Citta’ di Trento al Mandrone e, poco prima del rifugio, si prende a sinistra il CAI 209 fino al Passo di Maroccaro e quindi alla Capanna Presena (circa 2h30′ dal Passo Payer). Dal Passo del Lago di Pisgana si scende a sinistra al Rifugio Citta’ di Trento al Mandrone e si risale poi al Passo di Maroccaro per scendere alla Capanna Presena (circa 3h15′ dal passo). Dalla Capanna Presena si rientra a valle con la funivia. L’intero giro completo richiede circa 9h30′.

    ▲Da abbinare

    Sul versante nord del Passo del Tonale si trova il Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta d’Albiolo. Il gruppo dell’Adamello offre molte vie attrezzate, tra cui la Ferrata Terzulli all’Adamello, la molto difficile Ferrata al Corno del Grevo, la Ferrata al Pizzo Badile Camuno e, sul versante trentino, la Ferrata Monte Nero alla Presanella.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:15 h
    • Durata ferrata5:00 h
    • Itinerario totale9:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario490 m
    • Altitudine massima3088 m
    • Lunghezza15 Km
  • Ferrata Bellotti Agostino

    Ferrata Bellotti Agostino

    Vie Ferrate › Lombardia › Varese
    Ferrata Bellotti Agostino

    La Ferrata Bellotti Agostino, prima via ferrata della provincia di Varese (inaugurata il 13 ottobre 2024), si trova a Mesenzana. Breve ma impegnativa e atletica, risale con andamento prevalentemente in traverso le pareti di una falesia. Sviluppandosi a bassa quota e percorribile gran parte dell’anno, evitando pero l’estate quando puo diventare rovente.

    ▲Avvicinamento

    Il parcheggio piu comodo e lungo Via San Martino: la strada, inizialmente asfaltata e stretta, sale con alcuni slarghi; l’ultimo posto utile e dove diventa sterrata. In alternativa si parcheggia in paese allungando l’escursione con il bell’anello del “Trekking delle tre penne nere” (circa 14 km). Dall’ultima piazzola si sale la mulattiera sterrata tra vari tornanti; dopo circa 25 minuti, a un bivio, un cartello arancione indica a sinistra la ferrata; dopo una breve discesa un altro cartello indica un sentiero a destra che porta in poco all’attacco, con bacheca. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    La via si svolge nel contesto di una palestra di arrampicata in allestimento, con un percorso ad arco prevalentemente in traverso e alcuni tratti verticali (attacco, finale e qualche passaggio intermedio). Le due estremita sono vicine sullo stesso sentiero ai piedi della parete e la via si puo percorrere in entrambi i sensi, ma e piu agevole in senso antiorario vista la difficolta dell’attacco verticale strapiombante; la descriviamo in questo senso. La prima sezione e il punto piu impegnativo: assicurati al cavo si parte in traverso ascendente e strapiombante verso destra con tre cambre, sollecitando subito le braccia, fino a un breve ma marcato strapiombo da superare con decisione grazie a tre staffe (utili ma non sufficienti). Senza comodi punti di sosta il cavo vira deciso a sinistra in un traverso impegnativo con pochi appoggi, da affrontare in aderenza salvo un paio di staffe, e termina con un breve tratto verticale che richiede un’importante trazione sul cavo. Si raggiunge un terrazzino dove respirare. Si prosegue in traversata a sinistra su terreno facile ma friabile fino a un altro passaggio delicato (molto meno dell’iniziale): un breve traverso discendente in aderenza che termina con la risalita di un breve diedro verticale aiutati da un paio di staffe. Dopo un tratto piu semplice, una breve traversata in piano e poi ascendente su roccette miste a terra ed erba porta all’ultimo tratto attrezzato: il cavo scende in diagonale a sinistra e poi vira in discesa verso un delicato passaggio verticale che diventa strapiombante, con i primi due metri in aderenza e trazione e una cambra ben posizionata dove inizia lo strapiombo; un ultimo traverso strapiombante in discesa a sinistra, che sollecita di nuovo le braccia, chiude il percorso.

    ▲Carattere e difficolta

    Via breve ma intensa e marcatamente atletica: le difficolta sono concentrate nei tratti strapiombanti, in particolare all’attacco, che sollecitano molto le braccia. Le attrezzature sono nuove e in ottimo stato.

    ⚠ Alcuni traversi corrono su terreno friabile e i passaggi strapiombanti sono vicini a terra: valutate con attenzione il senso di percorrenza e arrivate con una buona tenuta di braccia.
    ▲Discesa

    Il rientro avviene scendendo il sentiero sottostante, che in pochi istanti riporta al punto di partenza della ferrata e quindi a ritroso lungo l’avvicinamento.

    ▲Storia e da abbinare

    La via e intitolata al Sottotenente Bellotti Agostino, unico ufficiale originario di Mesenzana (divisione Alpina Julia) caduto nella Seconda Guerra Mondiale dopo la campagna di Russia e la prigionia in Germania. Essendo la prima ferrata del Varesotto, per altre vie ci si sposta verso il Lago di Como (Ferrata del Monte Grona, del Venticinquennale, del Sass Tavarac sul ramo lariano) o verso la Val d’Ossola (Ferrata dei Picasass e la Miccia, Ferrata di Montorfano, Ferrata Walserfall).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Varesine
    • Avvicinamento0:25 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:20 h
    • Dislivello ferrata50 m
    • Dislivello itinerario150 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata del 30° OSA al Corno Rat

    Ferrata del 30° OSA al Corno Rat

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata del 30° OSA al Corno Rat

    La Ferrata del 30° OSA al Corno Rat è un itinerario difficile che risale la bastionata calcarea sopra Valmadrera, nel cuore del Triangolo Lariano (provincia di Lecco, Prealpi Comasche). Via tecnica, atletica e a tratti molto esposta: dà il meglio a chi ha confidenza con l’arrampicata, perché in molti tratti si può progredire sulla roccia riducendo la trazione sulla catena. Si può concatenare con il sentiero attrezzato che porta in vetta al Corno Orientale di Canzo, per un anello attrezzato più lungo (circa 2 ore di solo tratto ferrato-attrezzato).

    ▲Avviso importante
    ⚠ Nel 2021 la ferrata è stata interamente ristrutturata, con l’aggiunta di numerosi infissi: le difficoltà tecniche reali oggi sono inferiori a quelle storiche. La sequenza del percorso e i valori di complessità riportati qui sotto si riferiscono al vecchio tracciato: tienine conto nel pianificare l’uscita e verifica sempre le condizioni aggiornate prima di partire.
    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la frazione Belvedere, sopra Valmadrera (apri il punto di partenza su Google Maps – 45.85047, 9.35219). Raggiunto l’abitato isolato si lascia l’auto nei pressi dell’inizio di una stradina chiusa al traffico, da dove parte il sentiero. Si risale la strada acciottolata verso Belvedere, con la bianca bastionata del Corno Rat che incombe sopra la testa; la carrareccia si fa poi sterrata e passa accanto ad alcune aziende agricole fino a una palina fitta di segnavia. A questo bivio si tiene la destra, seguendo le indicazioni per l’itinerario attrezzato OSA. Si prosegue, si guada un torrente e al bivio successivo si tiene la sinistra, sempre nella direzione dell’itinerario attrezzato; il sentiero sale ripido nel bosco fino all’attacco della ferrata (50′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via attacca su una placca inclinata dai pochi appigli: si sale con la fune al proprio fianco, facendo attenzione a non essere spinti verso l’esterno – è uno dei passaggi più impegnativi e conviene pesare bene i piedi, sfruttando le pedivelle per non gravare troppo sulla catena. Dopo pochi metri il cavo piega e sale verticale, con alcune vecchie staffe a sostegno dei piedi; la roccia è molto solida, calcarea ma povera di appigli. Si raggiunge uno spigolo, risalito tenendo la catena a sinistra e la fune a destra con qualche staffa per i piedi; superato lo spigolo fune e catena si riuniscono e introducono in un angusto canalino, dove un primo passaggio è particolarmente ostico: si supera una sporgenza in cui è difficile non «mungere» la catena. Termina così la prima sezione, la risalita del Sasso OSA, in genere considerata la parte più dura della via.

    Si prosegue su sentiero verso sinistra con un paio di facili balzi rocciosi; attenzione a un bivio: si segue il sentiero di sinistra, perché quello di destra è la via alpinistica al Corno Rat. La seconda parete si percorre inizialmente in diagonale verso destra, sfruttando ottimi appigli naturali per i piedi, fino sotto una parete verticale più lunga di quanto sembri: si parte con alcune staffe su roccia coricata, poi si risale fino a un traverso verso sinistra che deposita su uno stretto e panoramico terrazzino, buono per riprendere fiato con la vista su Lecco e sul Resegone. Segue un tratto breve ma difficile: una frattura da superare in spaccata (lolotte, per chi arrampica) per guadagnare l’altezza utile a cambiare moschettone – passaggio disagevole soprattutto per le persone di bassa statura, quasi costrette a tirare sulla catena.

    Si esce sotto una nuova parete verticale che diventa un camino con buoni appigli per mani e piedi; si arriva sotto un masso che conviene risalire sul suo lato destro, anche se catena e fune corrono sul sinistro, più levigato. Si supera quindi l’esposta parete soprastante con l’aiuto di alcune staffe, fino a uno stretto terrazzino. Aggirato un poco marcato spigolo si riparte in salita su una parete di nuovo difficile, dalla roccia levigata, con un passaggio più ostico in prossimità di una sporgenza che richiede una trazione sulla catena per essere rimontata. Si aggira un altro spigolo e si risale una placca più coricata, lunga ma di difficoltà inferiore, fino a un ulteriore terrazzino. Un breve tratto di sentiero porta all’ultima parete verticale, più appoggiata e ricca di appigli rispetto alle precedenti – senza però abbassare la concentrazione dopo lo sforzo accumulato. Risalita questa parete si esce in vetta al Corno Rat e la ferrata ha termine (1h 15′ dall’attacco, circa 2 ore complessive dalla partenza).

    Prosecuzione al Corno Orientale (facoltativa). Dalla vetta, al bivio si prosegue verso destra su sentiero segnato da cartelli e bolli a tratti rossi e a tratti giallo-rossi, con alcuni passaggi un po’ esposti assicurati da catena. Dopo circa 30′ si risale una placca inclinata, con la parete verticale alla sinistra, salendo in aderenza con gli scarponi e cercando gli appigli nelle fessure. Si alternano poi tratti di sentiero, roccette e facili passaggi di I grado fino a un bivio: a sinistra si raggiunge il Rifugio SEV, a destra si sale l’ultimo tratto attrezzato. Tenendo la destra si percorre una bella placca arrampicabile, si aggira uno spigolo e si sale una paretina appoggiata con esposizione crescente fino al termine della catena; su roccette si raggiunge infine la croce del Corno Orientale di Canzo (1h dal termine della ferrata, circa 3 ore complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile, è una via tecnica e atletica con valori di complessità alti su difficoltà tecniche (4/5) ed esposizione (4/5), impegno fisico 3/5 e difficoltà ambientali 2/5. Sono presenti sia la catena sia la fune metallica: conviene agganciare i moschettoni alla fune e, all’occorrenza, usare la catena per trazionare. La via vive di un doppio approccio: chi sa arrampicare (eventualmente con scarpette), riducendo la trazione, la trova impegnativa ma piacevole; chi non ha dimestichezza con l’arrampicata finisce per usare molto la catena in più tratti, con il rischio concreto di affaticarsi e rendere la salita molto atletica.

    ⚠ Via esposta in molti punti che richiede esperienza, ottimo allenamento e idealmente confidenza con l’arrampicata. Attenzione alla roccia unta in alcuni passaggi. Al bivio dopo il Sasso OSA seguire il sentiero di sinistra: quello di destra è la via alpinistica. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario prealpino a quota contenuta (vetta a 1232 m), percorribile in gran parte dell’anno con roccia asciutta e meteo stabile; va evitato con roccia bagnata o ghiacciata, vista l’esposizione e la roccia levigata. L’avvicinamento è breve ma molto ripido. Si ricorda che il tracciato è stato ristrutturato nel 2021: verificare sempre le condizioni e le attrezzature aggiornate.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Corno Rat si può chiudere subito l’escursione scendendo lungo il sentiero segnato «San Tommaso – Valmadrera» e tornando a ritroso al parcheggio (45′ dal termine della ferrata, 2h 45′ complessive). Se invece si è proseguito fino al Corno Orientale, si scende lungo il sentiero segnalato fino al crocevia fra Corno Centrale e Corno Orientale, quindi si seguono le indicazioni per San Tommaso e Valmadrera verso sinistra fino al punto in cui si era deviati per l’attacco; da lì a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino all’auto (1h dalla vetta del Corno Orientale, circa 4 ore complessive).

    ▲Da abbinare

    La 30° OSA è logisticamente vicina alla Ferrata del Venticinquennale al Corno Occidentale (Ferrata di Canzo): salendo al Corno Orientale e proseguendo verso il Rifugio SEV e il Rifugio Terz’Alpe se ne raggiunge l’attacco, per un grande anello dei Corni di Canzo da 7-8 ore. Nelle vicinanze, sul versante del Moregallo, anche il Sentiero Attrezzato del Moregallo e la Ferrata al Canalone Belasa; sopra Valmadrera, oltre San Tommaso, il Sentiero Attrezzato delle Vasche.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:40 h
    • Durata ferrata2:00 h
    • Itinerario totale5:00 h
    • Dislivello ferrata340 m
    • Dislivello itinerario966 m
    • Altitudine massima1232 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata al Canalone Belasa

    Ferrata al Canalone Belasa

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata al Canalone Belasa

    Il Canalone Belasa è una via attrezzata dal carattere alpinistico che risale un canalone selvaggio del Monte Moregallo, sopra Valmadrera. Non è una ferrata a cavo continuo: alterna tratti attrezzati a passaggi di arrampicata in libera fino al III grado, in un ambiente isolato e poco turistico. Richiede dimestichezza con la roccia ed è riservata a ferratisti esperti.

    ▲Avvicinamento

    Dalla frazione Belvedere di Valmadrera si parcheggia all’inizio di una strada chiusa al traffico; la si percorre fino a una cappella con palina, poi si segue il sentiero 7 verso la sorgente di Sambrosera e, ai cartelli, il Sentiero EE del Canalone Belasa (circa 1h15 dal parcheggio). Indicazioni stradali →

    ▲Il percorso

    L’inizio del canalone è segnato dalla prima catena su una placca coricata. Si sale alternando brevi tratti di sentiero a balzi rocciosi, alcuni attrezzati altri da arrampicare in libera. I due passaggi chiave sono una paretina verticale di circa 10 metri e un camino con catena e uscita leggermente strapiombante su roccia liscia. La parte terminale propone ancora due brevi passaggi verticali su appigli naturali, poi il canalone finisce e si raggiunge la vetta del Monte Moregallo (1276 m) per cresta.

    ⚠ Via per esperti: i passaggi in libera arrivano al III grado e l’ambiente è isolato. Il caschetto è fortemente consigliato per la caduta sassi nel canalone. Il prato sommitale e il canale erboso sono molto ripidi e pericolosi se l’erba è umida: da evitare dopo le piogge.
    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende verso est (Bocchetta di Sambrosera / Sentiero Paolo ed Eliana) o verso ovest, rientrando poi per l’avvicinamento (circa 1h30 dalla vetta, 4h15 totali).

    ▲Da abbinare

    Sul Moregallo e dintorni si trovano il Sentiero Attrezzato al Moregallo e la Ferrata 30° OSA al Corno Rat.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • ProvinciaLecco
    • GruppoMonte Moregallo
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario totale4:15 h
    • Dislivello ferrata~400 m
    • Dislivello itinerario1025 m
    • Altitudine max1276 m
    • Lunghezza9,8 km
  • Ferrata al Medale

    Ferrata al Medale

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata al Medale

    La ferrata Gruppo Alpini al Corno Medale è una delle vie attrezzate più verticali e atletiche delle Prealpi lecchesi: 414 metri di dislivello attrezzato su roccia calcarea levigata, a picco sopra Lecco. È impegnativa ed esposta, soprattutto nella prima metà, e non è adatta a principianti. È stata riaperta nel 2022 dopo la manutenzione, con il vecchio sistema di catene sostituito da cavo metallico.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio sopra Rancio Alto, oltre la sbarra a fine stradina. Si segue la stradina cementata fino a un tornante, poi le indicazioni costeggiando le reti paramassi fino al bivio dove si lascia il CAI 52 per il ripido CAI 58 nel bosco; un sentiero a mezzacosta tra i sassi (bolli rossi) porta all’attacco in circa 40 minuti. Indicazioni stradali →

    ▲Il percorso

    L’attacco è subito verticale, su roccia con appigli naturali ma levigata. Dopo un breve traverso a destra si sale in diagonale a sinistra fino al passaggio chiave: un traverso esposto a destra che aggira uno spigolo con l’aiuto di staffe. La via si impenna allora in verticale, molto aerea, alternando placche, diedri e spigoli; a metà di una lunga placca un terrazzino con madonnina precede un diedro appoggiato impegnativo. Superata la prima sezione difficile (circa 1h15 dall’attacco), un tratto pianeggiante introduce la seconda parte, meno verticale, con roccette inclinate e brevi paretine, fino al sentiero sommitale attrezzato e alla croce di vetta (1029 m, circa 2h dall’attacco).

    ⚠ Via verticale ed esposta, sconsigliata a inesperti o poco allenati. Non ci sono fonti d’acqua lungo il percorso e la quota è bassa: con il caldo estivo conviene percorrerla nelle ore fresche o nei mesi freddi. La discesa per il Sentiero Attrezzato del Medale è ripida e scivolosa — utili i bastoncini.
    ▲Discesa

    Dalla croce si scende verso nord per pochi minuti a una selletta con palina (Coltiglione/San Martino), quindi a destra sul Sentiero Attrezzato del Medale fino a Rancio (circa 1h dalla vetta).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • ProvinciaLecco
    • GruppoCorno Medale
    • Avvicinamento0:40 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario totale3:45 h
    • Dislivello ferrata414 m
    • Dislivello itinerario632 m
    • Altitudine max1029 m
    • Lunghezza4 km
    • Riaperta2022
Serve aiuto? Scrivici!